Lazio

La forte denuncia, di FRANCA DECANDIA

Qui è possibile ascoltarla, in diretta cliccando su  Facebook LIVE

C’era una volta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina

La caserma dei carabinieri a Latina

C’era una volta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina… Sembra lontano secoli eppure quanto Carmine Schiavone raccontò il 13 marzo del 1996, quasi venti anni fa, resta più che mai attuale. Se, infatti, gli uomini e i fatti descritti in quell’occasione, quando era già riconosciuto collaboratore di giustizia, fossero stati valutati diversamente, probabilmente la storia di questa provincia e delle sue infiltrazioni criminali sarebbe cambiata con un anticipo fino a dieci anni delle indagini che poi, più volte, la hanno scossa nelle fondamenta.

Ma erano altri anni si dirà, “la camorra in provincia non c’è”, raccontavano i politici di allora, spesso gli stessi di oggi, “solo un po’ di criminalità in più durante l’estate ma il tessuto è sano”. E invece no, da quell’interrogatorio già noto ma che riproponiamo integralmente, emerge che la criminalità, quella vera e in tutte le sue diramazioni, c’era e i suoi protagonisti erano già ben noti a chi sin da allora li avrebbe potuti fermare e, invece, ha permesso si affermassero. Non evidentemente i carabinieri che trascrissero quegli interrogatori ma chi sopra di loro lesse i verbali e, per colpa o dolo, non li valutò con la giusta attenzione. Schiavone è morto il 22 febbraio 2015 a Viterbo ma le sue dichiarazioni sono ancora lì con tutto il loro carico di drammaticità.

H24

Natale in carcere per Giovanni Lubello, ex marito di Katia Bidognetti. ‘Catturato’ stamattina a Formia. FORMIA,GAETA,ITRI,FONDI,SPERLONGA ,L’AREA DI TUTTO I BOSS E LORO SEGUACI  E SODALI,COMPRESI QUELLI IN GIACCA E CRAVATTA.

Natale in carcere per Giovanni Lubello, ex marito di Katia Bidognetti. ‘Catturato’ stamattina a Formia

CASAL DI PRINCIPE – L’ordinanza del 2 febbraio scorso che portò all’arresto, tra gli altri anche di Katia e Teresa Bidognetti, cioè delle due figlie del boss Francesco Bidognetti, produce ancora conseguenze visto che oggi è divenuto esecutivo il titolare cautelare dell’arresto eseguito dagli uomii della guardia di fiannza a Formia luogo in cui Giovanni Lubello, ex marito di Katia Bidognetti, risiede. Il gip a suo tempo rigettò nel febbraio scorso la richiesta di arresto in carcere formulata dal pubblico ministero della dda Alessandro D’Alessio che ricorse naturalmente al tribunale del Riesame, disponendo solo la detenzione domiciliare.

Ora l’iter si è chiuso con il definitivo e decisivo pronunciamento della Corte di Cassazione che ha ritenute fondate le ragioni, espresse dalla direzione distrettuale antimafia, a supporto della richiesta di detenzione in cella di Lubello.

L’ordinanza del febbraio riguardava anche episodi di presunta estorsione. Secondo l’accusa Lubello e Katia Bidognetti avrebbero costretto i titolati di Mama Casa di Campagna di Cellole, a comprare, come scrivemmo in più articoli di approfondimento pubblicati tra il febbraio e l’intera scorsa primavera, una partita di vini con un prezzo imposto di 15mila euro.

22 Dicembre 2017

fonte:https://www.casertace.net/

  ALLA DOMANDA CHE CI FANNO DOVUNQUE ” COSA FA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO ” ECCO LA NOSTRA RISPOSTA:
venerdì 22 dicembre 2017
Interramenti e traffico illecito dei rifiuti. La gravissima situazione della tutela della salute pubblica
Comunicato stampa
Su richiesta dell’Associazione Caponnetto ieri il suo iscritto On. Cristian Iannuzzi ha inteso presentare un’articolata Interrogazione Al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri dell’Ambiente e la tutela del territorio, al Ministro della Salute, al Ministro dell’interno, al Ministro della Giustizia riguardo il preoccupante problema degli interramenti e del traffico illecito dei rifiuti e la gravissima situazione della tutela della salute pubblica dovuta all’impennata di malattie tumorali nelle regioni di Campania Lazio e Molise
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Da premettere che L’Associazione Nazionale contro le illegalità e mafie Antonino Caponnetto ha presentato ultimamente diversi esposti diretti: alla Procura Nazionale Antimafia , e le varie procure delle Province di Napoli e Caserta, alla procura di Cassino ed alla DDA di Campobasso, richiedendo di indagare rispettivamente;
Alle Procure di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata, Nola, S.M. Capua Vetere:
per i reati di strage art.422 c.p., omicidio art.575 c.p, in conseguenza del reato di disastro ambientale, in merito all’ ubicazione degli interramenti rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi- nel territorio della Regione Campania (Province Napoli e Caserta denominata Terra dei Fuochi, o l’Inferno di Gomorra. Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica. Si parla oramai di una vera e propria strage di bambini e persone adulte, colpiti da patologie tumorali che hanno una stretta correlazione con le sostanze tossiche interrate in quel territorio;
Alla Procura della Repubblica di Cassino competente per una vasta area del Frusinate e Basso Lazio per il reato di Disastro Ambientale e quant’altri ipotizzabili dai fatti con richiesta di accertamenti in merito a sostanze tossiche e/o radioattive interrate in particolare nella discarica ubicata in località NOCIONE, oltre che in altre località sotto la competenza di codesta A.G. situate nel Basso Lazio, compreso il tratto tra Presenzano – S. Vittore – Cassino nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Autostrada del Sole e della TAV; richiesta di accertamento dell’ identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desecretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferite alle Province di Latina e Frosinone e, se utili, alle indagini delle altre province,
Alla Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso
denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla Legge13 Agosto 2010 n.136 di competenza delle DDA. Traffici, che da una dichiarazione fatta alla Stampa dal Prefetto di Isernia dott. Guida vedrebbe coinvolti mezzi appartenenti a ditte collegare alla criminalità organizzata.-
L’Associazione Caponnetto non mollerà l’osso, chi ha commesso questi crimini deve pagare
La segreteria
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/12969
Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 901 del 20/12/2017
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO Data firma: 20/12/2017
Destinatari
Ministero destinatario:
•PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
•MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
•MINISTERO DELLA SALUTE
•MINISTERO DELL’INTERNO
•MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 20/12/2017
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-12969
presentato da
IANNUZZI Cristian
testo di
Mercoledì 20 dicembre 2017, seduta n. 901
  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da tempo, gli abitanti di Roma est, terra di cave mai bonificate e discariche abusive vecchie e nuove, denunciano l’aumento di patologie tumorali: nel 2012 il dipartimento epidemiologia della regione Lazio assegnò a questa zona il primato di mortalità per tumori maligni nella popolazione maschile;
la relazione del direttore del servizio di igiene e sanità pubblica, Fabrizio Magrelli, sulla ex asl Roma B, datata 2015 ma «ancora attuale» traccia un quadro agghiacciante dei rischi ambientali sul territorio: roghi tossici, presenza di rifiuti pericolosi interrati, sversamenti fuori controllo da parte degli insediamenti industriali, possibile presenza di solventi nei pozzi, controlli ambientali carenti, monitoraggi parziali e autorizzazioni integrate non complete;
il Ministro Minniti, il 19 settembre 2017, dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie paventava l’intervento dell’esercito in supporto alle operazioni fin qui vane del comune di Roma e della regione Lazio;
la stessa commissione nel report presentato il 19 dicembre 2017 «ha sollecitato l’adozione di misure normative che potrebbero trovare riferimento nella legislazione introdotta sul tema Terra dei fuochi in Campania»;
il 1° novembre 2013 la Camera ha deciso di desecretare l’audizione resa dal pentito Carmine Schiavone che ha fatto luce sul traffico illegale delle scorie pericolose, i fusti tossici interrati nelle cave, le coperture politiche e massoniche presagendo la vasta mortalità per tumori nella provincia di Napoli e Caserta la cui impennata effettivamente è stata registrata dal Cnr e dal Ministero della salute;
da decenni ormai, sussiste una emergenza legata alla criminalità dedita al traffico illegale di rifiuti e conseguente inquinamento ambientale, che sembra sfuggire al controllo delle autorità preposte e che sta creando una preoccupante inquietudine nella popolazione sia per la salute pubblica, dovuta all’impennata di malattie tumorali che per l’impunità di cui godono i criminali dell’ambiente;
a questo preoccupante quadro vanno aggiunti i sospetti roghi (tossici) che colpiscono i centri di raccolta, smistamento e trattamento di rifiuti differenziati in tutta Italia (oltre 200) e che aggravano ulteriormente la situazione ambientale e sanitaria: un metodo criminale che consente di distruggere materiali non riciclabili, antieconomici da smaltire;
nell’ultima relazione della direzione nazionale antimafia si legge: «se prima le strutture dedite alla criminalità ambientale per aver luoghi dove smaltire illegalmente si rivolgevano alla camorra, adesso quelle stesse strutture dispongono di discariche legali dove operare illegalmente» e «di quanto occorra per farlo» alludendo alla falsificazione dei codici che classificano i rifiuti e al ricorso al sistema del «girobolla»;
l’Associazione nazionale contro le illegalità e mafie Antonino Caponnetto ha presentato diversi esposti richiedendo di indagare sugli interramenti di rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi rispettivamente nel territorio della regione Campania, nella discarica ubicata in località Nocione e nel tratto tra Presenzano-S.Vittore-Cassino e sul presunto traffico illecito dei residui di incenerimento tramite combustione che sarebbe avvenuto tra l’inceneritore Herambiente di Pozzilli e il cementificio Colacem nella Piana di Venafro –:
se il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza e anche per il tramite dell’Istituto superiore di sanità un’indagine epidemiologica per valutare lo stato dei danni provocati alla salute dei cittadini coinvolti;
di quali informazioni il Governo disponga in ordine alla infiltrazione della criminalità organizzata nel settore della gestione dei rifiuti, in particolare nelle regioni Campania, Lazio, Molise e se emergano collusioni con la criminalità industriale;
se il Ministro dell’interno intenda assumere iniziative affinché le prefetture coinvolte per competenza territoriale attivino i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica;
se si intendano assumere le iniziative di competenza per rafforzare l’attività di contrasto al traffico di sostanze tossico nocive.
(5-12969)

CHE SORPRESA H AH AH AH AH !!!!!!!…………………….SCOPRONO L’ACQUA CALDA!!!!

CHE SORPRESA H AH AH AH AH !!!!!!!…………………….SCOPRONO L’ACQUA CALDA!!!! ED ORA SOTTO AD INDAGARE CHI SAPEVA ED HA COPERTO TUTTO,I COLLEGAMENTI FRA CAMORRA E POLITICI,CHI NON HA VOLUTO INTERROGARE GLI AUTISTI ED I PROPRIETARI DEI CAMION DEI QUALI CARMINE SCHIAONE HA FORNITO LE TARGHE,CHI E PERCHE’ HANNO UCCISO DON BOSCHIN,.CHI HA BLOCCATO LE INDAGINI DELL’ISPETTORE DELLA MOBILE DI LATINA …..E TUTTO IL RESTO…

……..
Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

 

 

L’Espresso

 

Ecomafia

Le mani di Gomorra sulla discarica laziale di Borgo Montello

La relazione appena approvata dalla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti descrive uno scenario inquietante. Veleni industriali sversati con la complicità del clan dei casalesi, della politica e delle aziende. Ognuno con un ruolo ben definito

di Giovanni Tizian

20 dicembre 2017

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«Sulla discarica di Borgo Montello aleggia da anni il sospetto di un utilizzo illecito per lo sversamento di rifiuti industriali pericolosi, sotto forma di fusti o di fanghi». Basterebbe questo passaggio per comprendere quanto questo luogo sia da sempre stato al centro di interessi trasversali e milionari.

«Dalle indagini e acquisizioni della Commissione risulta che nell’area di Borgo Montello sono stati stoccati – extra ordinem e, in alcuni casi, illegalmente – rifiuti speciali pericolosi, tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90».

Di questo grande immondezaio se ne è occupata la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. E nella relazione sul Lazio approvata il 20 dicembre 2017 dedica un’intero capitolo alla questione, sviscerando storie e intrecci rimasti nell’ombra per decenni. Si parla di veleni, certo. Ma anche di presunte complicità ad altissimi livelli tra inquinatori seriali dell’ambiente, spesso legati alle cosche, e politici.

Un segreto ben custodito per almeno 20 anni. Che ora torna a galla e che con cui qualcuno dovrà fare i conti. In realtà nella lunga vita della discarica di Borgo Montello, in provincia di Latina, molti aspetti restano avvolti da una nebulosa narrazione ufficiale. Narrazione che contrasta, però, con le nuove testimonianze raccolte dalla commissione e i riscontri effettuati dalla stessa. Il lavoro di inchiesta dei parlamentari permette di aggiungere un pezzo di verità in più alla misteriosa vicenda della discarica del basso Lazio. Inanzitutto è utile ricordare l’architettura societaria su cui si fonda la gestione dell’invaso.

È considerata la quarta in Italia per estensione e per volume di rifiuti abbancati. Incamera rifiuti solidi urbani dal 1971 e si estenda su un’area di circa 50 ettari. Divisi tra due società, la Ind.Eco S.r.l., riconducibile al gruppo Green Holding di Milano e la Ecoambiente S.r.l., con quote divise tra Latina Ambiente (gestore del servizio di raccolta del comune di Latina, partecipata al 51 per cento dall’ente locale e al 49 per cento da società riconducibile alla famiglia Colucci) e società della holding Cerroni.

Nella relazione si legge: «Oggi la discarica è ferma per l’esaurimento delle volumetrie (fino ad oggi sono stati sversati negli anni più di 6 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, secondo stime conservative). In un caso, l’area gestita dalla Ind.Eco, il sito è stato sottoposto a sequestro preventivo da parte dell’autorità giudiziaria; l’altro gestore, Ecoambiente, ha operato e opera su terreni confiscati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti dell’imprenditore De Pierro, accusato di riciclaggio. Una situazione complessa, che si è sviluppata su un’area compromessa dal punto di vista ambientale, come documentato dagli studi ARPA e ISPRA».

Terreni dei clan
Il primo dato inquietante è la proprietà di alcuni terreni poi diventati discarica. Appartenevano a Michele Coppola, parente di Carmine Schiavone, il padrino perntito di Gomorra. Lo stesso che dirà ai magistrati molte cose sulla discarica del basso Lazio e sul business della monezza. Terreni acquistati da una delle società per l’ampliamento del sito di smaltimento rifiuti.

«Per quanto riguarda la presenza criminale nell’area, di particolare rilievo è la figura di Michele Coppola, soggetto già indicato nel 1996 dal collaboratore di giustizia del clan dei casalesi Carmine Schiavone come contiguo al gruppo criminale di Casal di Principe. Coppola fin dal 1988-1989 ha vissuto a ridosso della discarica di Borgo Montello. Parte delle proprietà a lui affidate dal clan – secondo quanto ricostruito dallo Schiavone – sono poi state vendute ad uno dei gestori della discarica, la società Indeco. Coppola poteva disporre di diverse armi, come verificato dalla Commissione. Nel dicembre del 1995 venne arrestato nell’ambito del procedimento penale contro il clan Schiavone (processo “Spartacus”); sentenze successive, relative ad altri procedimenti, passate in giudicato, hanno dimostrato la sua appartenenza al clan», si legge nella relazione, che prosegue:

«Nel corso dell’inchiesta condotta da questa Commissione sul sito di Borgo Montello sono emersi dettagli significativi rispetto ai contatti stretti tra Coppola e lavoratori della discarica (uno dei testimoni ha raccontato di essere andato a Casal di Principe, dove avrebbe incontrato anche Carmine Schiavone, prima dell’inizio della sua collaborazione, quando, dunque, era pienamente operativo all’interno del clan, in posizione apicale), alcune testimonianze de relato hanno poi indicato punti di contatto tra Coppola ed esponenti politici e delle forze di polizia locali, che destano preoccupazione».

Per scavare ulteriormente sulle origini di questi terreni, la Commissione ha convocato i responsabili dell’azienda: il 9 giugno 2016 sono stati auditi Luca Giudetti, avvocato difensore di Ind.Eco S.r.l., l’avvocato Salvatore Pino, difensore della Green Holding S.p.A., e Paolo Titta, responsabile dell’area legale di Green Holding. Il legale di Green Holding – gruppo che controlla oggi Ind.eco. Srl – ha dichiarato: «Credo si tratti semplicemente di una circostanza (l’acquisto dei terreni della famiglia Schiavone per l’ampliamento della discarica, ndr) che era già oggettivamente esistente. Se c’è una questione da indagare, è quella di verificare come mai i terreni limitrofi alla zona destinata a discarica fossero già di proprietà degli Schiavone, credo del cugino dello Schiavone. La società si è limitata a dover prendere atto di questa circostanza, che se anche suona sinistra, non può certo suonare sinistra per la società: può suonare sinistra per il momento in cui questi terreni sono stati acquistati da questi signori, ma non per il momento in cui la società li va ad acquistare. Si tratta dei terreni limitrofi, quindi gli unici che potessero consentire un ampliamento dell’area, o comunque un ampliamento della zona di lavorazione».

Più che sinistri, gli eventi sembrano legati da una catena di intrecci criminali. Con sullo sfondo la presenza di uomini dello Stato al soldo del clan di Gomorra.

Veleni e omissioni
«Questa Squadra Mobile ha avviato specifiche attività info-investigative da cui è scaturito che in una specifica porzione dell’area- ove insiste la discarica di Borgo Montello, che questo ufficio è in grado di raggiungere seguendo indicazioni precise, gestita attualmente dalle società Ecoambiente srl, per quanto attiene agli invasi denominati S0, S1,S2 e S3, ed Indeco srl, per l’area contrassegnata dalle sigle S4, S5, S6 e B2- sono stati interrati, tra il 1987 ed il 1990, rifiuti altamente pericolosi, tali da inquinare le falde acquifere».

I detective della Mobile, dunque, sono certi della presenza di materiale altalemente inquinante e pericoloso. E individuano anche uno dei presunti responsabili, mai indagato. «L’interramento dei fusti contenti rifiuti pericolosi sarebbe avvenuto utilizzando la ditta di […], specializzata nel movimento terra. Il […] sarebbe stato ingaggiato, ricevendo per la sua opera ed il suo “silenzio” una cifra oscillante tra 60 ed 80 milioni del vecchio conio, da tale Proietto Andrea».

La Commissione sul punto precisa: «Va aggiunto che i nomi citati non risultano iscritti nel registro degli indagati nell’ambito del procedimento e che – a conclusione delle indagini – il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’archiviazione, accogliendo al richiesta della procura della Repubblica di Latina».

Secondo la commissione «il risultato dello sforzo investigativo della squadra mobile di Latina ha portato alla individuazione puntuale di almeno due invasi dove sono stati sversati rifiuti pericolosi. I due punti individuati corrispondono con l’invaso denominato “B2”, inserito nella parte della discarica attualmente gestito dalla società Indeco srl, e la zona compresa tra i siti S3 e S1, oggi gestita dalla società Ecoambiente srl. Nel primo caso (B2) vi è una certezza per tabulas rispetto allo sversamento di rifiuti speciali pericolosi, comprovata nel corso di un processo penale (il giudicato sulla declaratoria di prescrizione conferma l’accertamento che aveva portato alla condanna in primo grado dell’unico imputato); nel secondo caso (S1-S3) vi sono almeno due testimonianze dirette concordanti e una testimonianza de relato particolarmente attendibile. Dai documenti allegati all’informativa citata è possibile ricostruire la storia del sito denominato “B2” – gestito dalla società Ecotecna – e della serie di autorizzazioni, concesse tra il 1990 e il 1991, in regime di emergenza (attraverso ordinanze del presidentedella Giunta regionale), che hanno consentito lo smaltimento in discarica di rifiuti speciali, anche pericolosi».

Monnezza e potere
Ma chi è l’Andrea Proietto che per gli investigatori avrebbe guadagnato sugli sversamenti? È stato uno dei due soci della società Pro.Chi., azienda responsabile della gestione della discarica di Borgo Montello dall’inizio degli anni ’80 fino al 1989.

C’è una seconda informativa della polizia di Latina che spiegherebbe i contatti di Proietto. Si parla di appoggi istituzionali di un certo peso. I legami di tali rapporti con il potere politico vengono rintracciati nei collaboratori di un ex senatore, Maurizio Calvi, socialista e in passato vice presidente della commissione antimafia.

Calvi in un’intervista del 2014 descriveva Proietto con queste parole: «Lo conosco bene perché erano profughi della Tunisia, e quindi come socialista ho sempre guardato con attenzione ai profughi tunisini che sono entrati nel nostro terriotorio a piedi scalzi e poi sono diventati grossi imprenditori. E poi, i tunisini erano grandi amcici del partito socialista di Craxi. Dal punto di vista politico sono stato sempre attento al rapporto con questa comunità che ha fatto crescere l’economia locale».

La squadra mobile nei suoi atti investigativi descrive così la vicinanza tra Proietto e Calvi: «Da quanto descritto sono emersi univoci elementi informativi circa contiguità, non meglio specificate, se non per ciò che riguarda rapporti di lavoro di collaboratori del senatore Calvi (Giorgi e Fraulin) con società riconducibili alla famiglia Proietto. E’ plausibile ritenere che i predetti collaboratori fossero remunerati dalle società riconducibili ai Proietto. Altro particolare che rileva è il fatto che i Proietto nel periodo in cui hanno gestito la discarica avessero chiesto, ed ottenuto un ampliamento della stessa, da 5 a 42 ettari, da parte del presidente della regione Lazio. Il Presidente pro tempore è stato identificato in Santarelli Giulio, anch’egli esponente del partito socialista come il senatore Calvi».

A conferma di questa contiguità tra Proietto e i collaboratori di Calvi, la squadra mobile riporta alcuni fatti: l’utilizzo da parte del segretario dell’ex senatore di una utenza telefonica intestata a un’azienda di Proietto; l’indirizzo usato come segreteria politica acquistato dal figlio di Proietto; l’automobile su cui per un periodo ha viaggiato Calvi era intestata a un’azienda sempre di Proietto.

Alle osservazioni dei detective seguno quelle della Commissione, che specifica: «Il citato Giulio Santarelli aveva preceduto nella guida della regione Lazio Bruno Landi, politico dello stesso partito. Fu lo stesso Landi ad autorizzare l’utilizzo dell’invaso ex 2B di Borgo Montello per accogliere i rifiuti pericolosi; durante il suo mandato la Pro.Chi. della famiglia Proietto ha poi visto ampliare il volume d’affari, fino alla cessione delle quote alla famiglia Maruca(sponsorizzata invece dall Democrazia Cristiana andreottiana). Bruno Landi alla fine degli anni ’90 entrerà nel management del gruppo Cerroni, fino ad arrivare alla nomina di amministratore delegato della Ecoambiente S.r.l., uno dei due attuali gestori».

I testimoni segreti della commissione
Tra i primi a raccontare di sversamenti criminali all’interno della discarica c’è il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone: ha parlato di collegamenti tra il clan dei Casalesi e la discarica di Latina, indicando – nel 1996 interrogato dai pm e poi, poco prima della sua morte, in interviste a diverse testate giornalistiche – nomi e circostanze riconducibili a gravi illeciti nell’area della discarica.

L’indagine della Commissione, però, non si è limitata a raccogliere vecchie voci di anziani padrini scomparsi. È andata avanti, scoprendo dettagli destinati a pesare sulle scelte future che la politica dovrà compiere sul quel sito. Nel 2008 gli investimenti della famiglia Schiavone nell’area di Borgo Montello vengono dismessi. E l’area di diciassette ettari nella via adiacente la discarica viene ceduta a favore della società Indeco. Tuttavia i misteri non svaniscono da quell’area.

Agli atti della commissione, infatti, ci sono quattro nuove testimonianze. Addetti ai lavori che in alcuni casi sono stati spettatori degli sversamenti. Per proteggere la loro identità la commissione li ha soprannominati A, B, C e D.

Il primo dei testi auditi ha spiegato che «i fusti indicati nella zona compresa tra gli invasi S1 e S3, in realtà, erano stati sversati negli anni ’90 da autocarri di cui lui (il testimone B ndr) vedeva e firmava le bolle di ingresso nella discarica e mi riferiva che in realtà erano contenitori di plastica di forma cubica». Inoltre, A ha riferito che B «faceva dei viaggi fino a Treviso dove cambiavano le bolle e tornavano con lo stesso materiale per poi sversarlo a Borgo Montello o in altri posti». Ma l’ignoto A riferirà anche dei rapporti di B con il clan dei casalesi.

E il testimone B che cosa ha detto? Ha confermato o negato? Ha ammesso di aver conosciuto l’uomo del clan di Gomorra, mentre sull’interramento dei fusti ha risposto che non gli risulta. Ma ciò che ha colpito di più i commissari è che B «si è rifiutato di firmare il verbale di sommarie informazioni, mostrando alla fine dell’interrogatorio un evidente stato di agitazione e paura».

A seguire la commissione ha convocato l’ignoto C, che ha chiesto di restare anonimo per paura di perdere il posto di lavoro. Ecco quel che ha rivelato: «In quel periodo tutti quello che abitavano o lavoravano in zona sapevano che i mezzi entravano in discarica e scaricavano dei fusti (bidoni da 200 litri in lamiera e altri fusti in plastica) in mezzo ai rifiuti e che questi fusti venivano mescolati e interrati con i mezzi della discarica. Questa operazione all’interno della discarica la faceva soprattutto in quanto aveva accesso alle ruspe e faceva lavori di spargimento di rifiuti per riempire gli invasi S3 e S1. In pratica i fusti venivano buttati in mezzo ai rifiuti normali e con le ruspe venivano compattati in mezzo agli altri rifiuti. Le voci dell’epoca dicevano che venivano dal nord Italia, Grosseto, Perugia, Rieti ed erano fusti normalmente utilizzati per raccogliere rifiuti industriali e non di certo rifiuti domestici».

L’Ignoto C ha specificato di occuparsi ancora oggi di raccolta rifiuti e di avere il patentino per rifiuti speciali e «di essere quindi in grado di “capire la differenza tra tipi di rifiuti… Ha specificato, inoltre che fino a quando la discarica è stata gestita da Andrea Proietto [il 1989] il flusso di rifiuti industriali gettati negli invasi raggiungeva la quantità di 300-400 fusti al mese».

INTERROGAZIONI. ON.MINNITI,SI VUOLE SVEGLIARE O NO ?

INTERROGAZIONI. ON.MINNITI,SI VUOLE SVEGLIARE O NO ?  COSA STA ASPETTANDO PER ADOTTARE SUBITO I PROVVEDIMENTI  PREVISTI DALLA LEGGE IN SITUAZIONI QUALI QUELLE DESCRITTE QUI DI SEGUITO AD ANZIO,ALLE PORTE DELLA CAPITALE D’ITALIA ? NON RIUSCIAMO A CAPIRE  LE RAGIONI DELLA SUA INERZIA .

Appalti, un affare di famiglia: l’amministrazione di Anzio tra intimidazioni e inchieste

Il fratello del boss Perronace siede in giunta e durante il suo mandato il nipote ha avuto sei affidamenti diretti

di FEDERICA ANGELI

2 luglio 2017

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Appalti affidati sempre e solo a società e cooperative legate a politici e consiglieri comunali. Proiettili recapitati in busta, incendi a furgoni, negozi e lidi, sparatorie e assessori in odore di mafia. La radiografia della giunta comunale del centrodestra che governa il comune di Anzio mostra un reticolo di intrecci degno della trama di un film. Il confine tra le dinamiche della mala e del mondo di sopra sembra non esserci. Qui il braccio armato della criminalità organizzata calabrese ha avuto la strada spianata per poter piazzare uomini al potere. E forse la genesi della scalata politica del rampollo della ‘ndrangheta si intravede nelle parole dell’ex sindaco anziate democristiano Pietro Marigliani che candidamente ammette: «Ai Perronace ho fatto una sacco di piccole cortesie quando ero sindaco. Insomma quello che potevo fare per loro l’ho fatto».

Il capolavoro politico della ‘ndrina dei Perronace è stato quello di avere un suo punto di riferimento nella giunta comunale di Anzio praticamente da sempre. Dall’85 Pasquale Perronace è stato ininterrottamente consigliere comunale prima con la Dc, poi col Psdi infine con Forza Italia. Ma alle penultime elezioni ha conquistato un pezzo di potere in più: assessore alle Attività produttive e ora consigliere di maggioranza. Fratello di Nicola, deceduto, imputato nel processo contro il clan Gallace che si concluse con condanne per 190 anni di carcere per 416bis, e cugino degli esponenti di spicco della ‘ndrangheta catanzarese Agazio e Vincenzo Gallace, entrambi condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso nei due processi, Appia e Mithos, Pasquale ha un peso importante nella giunta.

Sarà un caso ma il nipote, Domenico, amministratore unico della Csi srl (Centro servizi immobiliari) ha avuto dal 2012 a oggi 6 lavori affidati per manutenzioni stradali e ferroviarie, del parco cittadino, per lo stadio e per la pulizia dell’arenile “Grotte di Nerone”. Affidamenti diretti per lo più. L’ultima determina in favore di Domenico Perronace è datata 16 giugno 2017 e nell’oggetto si legge: «Affidamento incarico servizio pulizia arenili libera fruizione stagione balneare 2017 alla Centro servizi immobiliari srl». «Rilevata – si legge nel documento – l’esigenza di avviare con urgenza il servizio, al fine di garantire la pulizia e uno stato di decoro degli arenili a libera fruizione e ritenuto opportuno affidare l’incarico alla Centro servizi immobiliari per un importo di € 19.900,00 + iva», si determina l’affidamento. E così tra una gara da 60mila, una da 100mila e una da 20mila ecco che i Perronace, oltre che nella ristorazione di Anzio, hanno la strada spianata anche nei lavori pagati dal Comune.

Ma la composizione della giunta di centrodestra anziate merita uno sguardo ad ampio spettro. L’assessore all’Ambiente dal 2008 è Patrizio Placidi: coinvolto nell’inchiesta della Dda romana “Caro estinto” in cui sono coinvolti i proprietari della ditta funebre Taffo, vicini alla famiglia Primavera, padrona dello spaccio di San Basilio e in affari da sempre coi Gallace. Ad Anzio sembra una costante, perché la ‘ndrangheta spunta spesso. Quando nel settembre del 2014 l’assessore Placidi fu denunciato per voto di scambio da un ex dipendente delle cooperative che lavoravano nel settore ambiente della zona, la guardia di finanza bussò alla sua porta in cerca di documenti e dati sulle modalità di assunzione dei dipendenti. Fu indagato per abuso d’ufficio.
Roberta Cafà, assessore ai Servizi Sociali, invece vanta nel suo curriculum uno scambio di auguri con Roberto Madonna detto “Pecorino”. E sul personaggio vale la pena soffermarsi. Pecorino, 45 anni di Anzio, fu arrestato nell’ambito della maxi inchiesta Mala Suerte, indagine nata dagli spari esplosi sulle finestre dell’attività commerciale di un fisioterapista della zona che ha denunciato una serie di estorsioni ai danni di commercianti e titolari di imprese. Gli arresti nel maggio 2016 furono 14 ma Roberto Madonna è l’unico che è riuscito ad ottenere, per motivi di salute, i domiciliari. La sua ossessione per i social lo porta quasi quotidianamente a postare lo stato di avanzamento lavori del suo lussuoso appartamento in ristrutturazione. Grande sostenitore dell’attuale sindaco, Luciano Bruschini, nell’emiciclo dell’aula consiliare lui e il fratello Raffaele erano di casa. Lo raccontano le intercettazioni di Mala Suerte quando rispondendo al telefono Raffaele diceva «sto a piscià a Villa Sarsina », ovvero la sede del Municipio.
Basta salire un altro gradino e si arriva al numero due del Comune. «Mai fatto promesse non mantenute per questo sono convinto si tratti di un attacco interno», una frase chiara che il vicesindaco anziate Giorgio Zucchini – dopo aver ricevuto nel gennaio del 2017 due proiettili a casa e a cui nel 2016 bruciarono la Mercedes lasciando sul cofano una bottiglia incendiaria – si affretta a dire all’indomani dell’attentato. Non specifica quale sia “l’interno” capace di mandare messaggi neanche troppo velati ma certo non nasconde la sua antipatia per l’assessore della sua stessa giunta Placidi (“ha ambizioni personali”) anche lui destinatario di una raffica di proiettili sparati contro il suo cancello di casa.
Eletto con Forza Italia, Zucchini è stato sentito come teste sempre in Mala Suerte, chiamato in causa da un’imprenditrice che pagò il pizzo per eliminare la concorrenza di una cooperativa che faceva la sua stessa attività (Neroniani, della Giva, ovvero la cooperativa gestita dalla consigliera comunale Valentina Salsedo, che col vicesindaco ha sempre lavorato in tandem). Il pizzo, accertarono gli inquirenti, era il sostentamento ai familiari del boss di camorra Raffaele Letizia, detenuto. Nel corso di quel processo, il pubblico ministero Giuseppe Travaglini chiese gli atti relativi a Letizia e di fronte all’opposizione dei difensori degli imputati rispose: «Presidente se parliamo di camorra ad Anzio questa è la dimostrazione che alcune persone sono vicine ai camorristi ». Infine l’assessore ai Lavori Pubblici Alberto Alessandroni (sempre FI),concessionario da anni del campo del Falasche calcio, società che ha presieduto: finì in un’indagine delle fiamme gialle per fatture gonfiate della sua società. Nel 2015 hanno sparato sul portone di casa sua mentre era in vacanza con la famiglia.
Dal 2011 si rincorrono interrogazione parlamentari: il Pd, Sinistra Italiana, infine il 5Stelle. Tutte le forze politiche di opposizione hanno chiesto l’invio di una commissione di accesso agli atti «per verificare, ai sensi della normativa vigente, la presenza di condizionamenti da parte della criminalità organizzata ». Tra le righe, già nel 2011 c’era il nome dell’attuale vicesindaco:

«nell’ambito dell’inchiesta a carico del pregiudicato Franco D’Agapiti ed altri coordinata dalla procura di Velletri nel 2005 risultarono contatti tra lo stesso D’Agapiti e l’allora direttore del Comune Giorgio Zucchini».
Sette anni di interrogazioni parlamentari in cui i nomi sono sempre gli stessi. Tutto caduto nel vuoto. E anche per quello ad Anzio non si distingue più dove finisce la politica e inizia la criminalità.

All.n.2

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14032

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo presentato

Mercoledì 3 agosto 2016

modificato

Giovedì 4 agosto 2016, seduta n. 667

  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel territorio di Anzio, in provincia di Roma, si registra la presenza di noti gruppi criminali, come testimoniato dal processo «Appia», conclusosi innanzi al tribunale di Velletri con condanne per associazione a delinquere di tipo mafioso;
in particolare, secondo le relazioni della direzione nazionale antimafia 2012, 2013 e 2014, in tale territorio, opera il clan ‘ndrangherista Gallace. Figura importante di questo clan risultava essere Nicola Perronace, fratello di Pasquale Perronace, attuale consigliere comunale di maggioranza ad Anzio;
nel comune risulta attivo anche il clan dei Casalesi, come attestano le indagini della direzione distrettuale antimafia di Roma, nonché numerose sentenze, anche passate in giudicato, emesse dall’autorità giudiziaria a carico di Pasquale Noviello ed altri, per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico al tentato omicidio;
il 5 marzo 2012, alle ore 15 circa, ignoti esplodevano numerosi colpi di pistola all’indirizzo della villa dell’assessore Patrizio Placidi;
la notte del 14 febbraio 2015, venivano sparati numerosi colpi di arma da fuoco contro l’abitazione dell’assessore ai lavori pubblici di Anzio, Alberto Alessandroni;
risulterebbe essere stato richiesto il rinvio a giudizio secondo quanto risulta agli interroganti, per vari reati, nei confronti di amministratori e consiglieri comunali di Anzio, in particolare nei confronti dell’assessore per l’ambiente Patrizio Placidi, del consigliere comunale Valentina Salsedo, di suo marito Ernesto Parziale, nonché del dottor Walter Dell’Accio, dirigente dell’ufficio ambiente;
nell’ambito del procedimento penale denominato «Mala Suerte», nel maggio 2016, venivano tratti in arresto diversi pregiudicati di Anzio, tra i quali spiccano Roberto Madonna e Angelo Pellecchia, arrestati per estorsione aggravata, giusta ordinanza di custodia emessa dal giudice per le indagini preliminari di Velletri Zsusa Mendola;
nell’ambito del procedimento, sarebbe emerso che la cooperativa Supercar, che gestisce ad Anzio i parcheggi per la sosta delle vetture dei turisti diretti a Ponza, avrebbe versato somme agli indagati Madonna e Pellecchia;
in particolare, riferirebbe alla polizia l’amministratrice della ditta citata: «nel 2012, però, al porto iniziò ad operare un’altra cooperativa denominata I Neroniani il cui rappresentante era Ernesto Speziale, titolare della pizzeria Antico grottino di Anzio. A nome della cooperativa operavano certi personaggi di origine campana tra cui tale Angelo Pellecchia, che attualmente gestisce un bar in via Roma di Anzio e tale Letizia Raffaele, di circa 50 anni, che per sentito dire, faceva parte della camorra e che Pellecchia Angelo chiamava Schiavone. Per questo motivo mi rivolsi dapprima al Comando dei vigili urbani e poi all’Ufficio commercio del Comune per avere chiarimenti, ricevendo assicurazioni di un fattivo interessamento. Non avendo avuto riscontro, decisi di rivolgermi ad un personaggio politico di Anzio, […] il quale mi lasciò intendere di lasciar perdere, vista la reputazione dei personaggi ed in virtù del fatto che la cooperativa era sponsorizzata da Giorgio Zucchini (…) Evidentemente Giorgio Zucchini venuto a conoscenza delle mie lamentele, nell’inverno del 2013, mi chiese di avere un incontro con lui e con Parziale Ernesto per chiarire la situazione. Entrambi si presentarono nel mio ufficio […] mio malgrado fui costretta ad accettare la collaborazione della cooperativa che avrebbe avuto il 30 per cento del ricavato;
nell’ambito delle attività d’indagine, sarebbero emerse numerose intercettazioni telefoniche in cui il cennato Madonna avrebbe minacciato gravemente De Bernardinis e di mettere una bomba sotto la vettura dell’amministratore della Supercar;
i legami sopra descritti tra esponenti della malavita organizzata e membri dell’amministrazione comunale di Anzio rendono opportuno l’intervento del Governo quantomeno ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali;
come noto, in base ai suddetti articoli, in presenza di atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico si può procedere allo scioglimento del consiglio comunale oppure alla rimozione del sindaco o dei singoli componenti del consiglio o della giunta;
a parere dell’interrogante i fatti sopra riportati impongono al Governo di verificare l’opportunità di adottare i provvedimenti in questione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti illustrati in premessa e se non ritenga di assumere le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-14032)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 28 aprile 2017
nell’allegato B della seduta n. 786
4-14032
presentata da
IANNUZZI Cristian

Risposta. — Come riferito nell’interrogazione in esame, le indagini condotte dalle forze dell’ordine nel basso Lazio – prevalentemente nell’area pontina Ardea-Pomezia e in quella del litorale romano Anzio-Nettuno – hanno permesso di far luce su fatti di particolare rilevanza da interpretare come preoccupanti segnali di un escalation della criminalità organizzata in quei territori.
Al riguardo, occorre premettere che questo innalzamento del livello di criminalità (e del suo indice di penetrazione) affonda le sue radici nel processo di insediamento di alcuni personaggi mafiosi (soprattutto di origine campana) arrivati nel basso Lazio diversi anni fa in condizione di clandestinità e grazie al supporto di idonei dispositivi criminali.
In tale contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali che vanno inseriti anche alcuni atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale, tra cui gli episodi riferiti dall’interrogante, cioè l’attentato nei confronti di Patrizio Placidi, all’epoca vicesindaco e assessore all’ambiente del comune di Anzio, e quello in danno di Alberto Alessandroni, assessore ai lavori pubblici dello stesso comune.
Le indagini relative alle due vicende delittuose, a cura della compagnia dei carabinieri di Anzio, non hanno ancora portato all’individuazione dei responsabili né hanno potuto stabilire nessi tra quanto accaduto e l’attività politica della vittima.
Per completezza d’informazione, si informa che il 4 agosto 2016 è stata data alle fiamme l’auto di Giorgio Zucchini, vicesindaco e assessore al bilancio e al patrimonio del comune di Anzio. Sul luogo dell’accaduto, i carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro una bottiglia parzialmente combusta, già contenente liquido infiammabile.
In un quadro più generale riferito all’alta incidenza del fenomeno mafioso nei territori del basso Lazio, si rappresenta che le Forze dell’ordine sono fortemente impegnate nello smantellamento delle associazioni criminali, che sono attive soprattutto nel traffico di stupefacenti.
Occorre, infatti, tener presente che il litorale romano, unitamente a quello pontino, costituisce un’area di notevole interesse per i sodalizi criminali fin dagli anni ’50, quando l’esponente di spicco della criminalità organizzata Francesco Paolo Coppola trasferì il centro dei suoi affari criminali nella zona di Tor San Lorenzo, nei pressi di Anzio.
Le indagini più recenti hanno messo in evidenza la presenza di due importanti consorterie criminali nel territorio di Anzio, facenti capo alla famiglia ’ndranghetista dei Gallace di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, e a quella camorrista dei casalesi Schiavone-Noviello.
In merito alla prima di queste «famiglie», diverse operazioni hanno permesso di accertare al suo interno la presenza di una struttura organizzata come ’ndrina, distaccata nel territorio laziale soprattutto nei comuni di Anzio e Nettuno. Il clan è dedito prevalentemente al traffico di cocaina e le sue articolazioni arrivano fino in Lombardia e Germania. I «Gallace» si sono trasferiti nel Lazio all’inizio degli anni ’80 e a questo periodo risalgono i primi procedimenti di arresto nei confronti dei loro affiliati (in particolare, per detenzione di armi da fuoco clandestine).
Nel corso degli anni successivi, i Gallace sono risultati coinvolti in molte altre indagini (tra le più importanti, quelle denominate «Appia», «Mithos», «Venusia» e «Caracas»), tutte sfociate in numerosi arresti. Dalle inchieste di polizia sono inoltre emersi legami tra i Gallace e la famiglia malavitosa romana dei Romagnoli (attiva a sud della Capitale, in particolare nei quartieri Casilino, Torre Maura e San Basilio), con la quale risultano federati.
Oltre ai numerosi arresti, frutto delle risultanze investigative è il sequestro preventivo, emesso dalla direzione distrettuale antimafia, di diversi beni immobili riconducibili alla cosca Gallace-Romagnoli, per un valore approssimativo di circa 2 milioni di euro.
Anche i casalesi risultano attivi nel territorio in questione, dove sono arrivati alla fine degli anni ’90. Il loro capo è Pasquale Noviello, imparentato con la famiglia degli Schiavone e attualmente in regime di detenzione, poiché raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare scaturita da un’indagine della direzione distrettuale antimafia di Roma (dovendo rispondere del delitto di cui all’articolo 416-bis).
C’è da osservare che, nel giro di pochi anni, i casalesi e, più in generale, i clan di camorra insediatisi in quel territorio hanno rivolto i propri interessi in direzione della Capitale, stipulando una serie di accordi volti a disciplinare la reciproca coesistenza e a realizzare affari comuni. È con l’operazione «Sfinge» del 2012 che le autorità giudiziarie attestano per la prima volta la presenza di un’associazione camorristica nell’area del litorale romano.
In quell’occasione, il tribunale di Latina ha riconosciuto il clan Noviello-Schiavone come un’autonoma associazione di tipo camorristico, costola e alleata del «clan dei casales», capeggiata da Maria Rosaria Schiavone (nipote di Francesco Schiavone, detto Sandokan) e dal marito Pasquale Noviello. L’organizzazione opera con metodi violenti, riproponendo nei comuni di Anzio e Nettuno, oltreché in quelli di Aprilia e Latina, il modello criminale già attuato nel casertano.
Nell’area di Anzio è stato individuato anche l’insediamento di alcuni soggetti riconducibili ai clan camorristici napoletani Cozzolino, Contini, Abate, Veneruso e Anastasio. Come detto, con il tempo, le formazioni mafiose presenti nel basso Lazio hanno creato tra loro relazioni stabili, frutto di oculate strategie criminali, che hanno permesso loro di gestire non solo i traffici degli stupefacenti e delle estorsioni, ma anche attività apparentemente legali quali la grande distribuzione o la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli.
In tale contesto si inserisce la tematica degli eventuali condizionamenti criminali dell’attività amministrativa del comune di Anzio. Al riguardo, va osservato che, negli ultimi anni, la prefettura di Roma ha ricevuto numerosi esposti, regolarmente trasmessi agli organi di polizia per gli accertamenti del caso, con cui cittadini, comitati, associazioni o esponenti politici hanno evidenziato criticità riguardanti – di volta in volta – il degrado ambientale, lo smaltimento dei rifiuti, la speculazione edilizia, irregolarità relative al funzionamento dell’ente locale, la presenza della criminalità.
Nell’estate del 2016, in relazione ad alcune segnalazioni pervenute dal «Comitato antimafia Antonino Caponnetto» e dal «Comitato Lido delle Sirene di Anzio» concernenti l’insistenza sul territorio di interessi ed esponenti di sodalizi criminali, la prefettura ha avviato un’ulteriore ricognizione per verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata sull’ente locale.
Dall’analisi condotta dalle Forze di polizia e alla luce di diversi procedimenti penali ancora pendenti innanzi all’autorità giudiziaria a carico di amministratori e funzionari comunali (per la maggior parte inerenti all’affidamento di lavori e servizi in violazione della normativa di settore), sono emerse alcune criticità in ordine all’aggiudicazione di due appalti: quello relativo ai «servizi di igiene urbana e servizi accessori per la raccolta differenziata dei rifiuti cosiddetta raccolta dei rifiuti solidi urbani)» e quello relativo alla «manutenzione straordinaria del plesso scolastico Villa Claudia (viale Terreno)»; detti appalti sono stati affidati a due società destinatarie di provvedimenti interdittivi antimafia emessi, rispettivamente, dalle prefetture di Bari e Roma.
Occorre però precisare che in nessuno dei due casi menzionati possono essere mossi dei rilievi all’operato dell’amministrazione locale. Per la prima società, infatti, atteso che il provvedimento ostativo si fondava su criticità emerse in relazione solo ad alcune sedi operative in Calabria e Puglia, la Prefettura di Bari, con comunicazione a parte, ha dato indicazione alle stazioni appaltanti di non assumere al momento iniziative dirette all’interruzione del rapporto con l’impresa; per la seconda ditta, invece, l’interdittiva è stata adottata in data successiva al termine dei lavori.
D’altra parte, è stato rilevato che nel maggio 2016 il commissariato di pubblica sicurezza di Anzio-Nettuno, nell’ambito dell’attività di indagine denominata «Mala Suerte» e in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura della Repubblica di Velletri, ha tratto in arresto 14 persone, per lo più pregiudicati locali, per reati in materia di stupefacenti. Due degli arresti hanno riguardato persone indagate per estorsione in danno dell’impresa che da anni gestisce ad Anzio il servizio di parcheggio delle autovetture dei turisti diretti a Ponza.
In tale ambito, è stato rilevato come uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare riporti una dichiarazione della titolare della impresa che gestisce il citato parcheggio, relativa al ruolo che sarebbe stato giocato nella vicenda dal vicesindaco di Anzio Giorgio Zucchini. Al riguardo, va osservato comunque che, secondo quanto risulta agli atti istruttori, l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali.
Tanto riferito sulla rilevante presenza della criminalità organizzata lungo l’area sud del litorale della provincia – non solo nel Comune di Anzio –, la Prefettura capitolina ha rappresentato, tuttavia, che le Forze di polizia sono concordi nel ritenere, anche in forza di indagini condotte sotto la direzione di diverse Procure, che non emergono riscontri oggettivi idonei ad avvalorare l’ipotesi di infiltrazioni della criminalità organizzata medesima nella gestione del comune di Anzio.
Pertanto, pur riconoscendo la gravità di alcuni dei fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura medesima ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale.
Il Sottosegretario di Stato per l’interno:
Gianpiero

Sempre Latina in mezzo.

Mafia degli stabilimenti a Ostia, a Latina i soldi delle mazzette

Mafia degli stabilimenti a Ostia, a Latina i soldi delle mazzetteI soldi delle mazzette passavano tutti da Latina attraverso un fitto sistema di false fatturazioni che aveva nel capoluogo pontino la sua destinazione finale. Qui infatti giungevano importi tra i 40mila e i sessantamila euro destinati all’ex dirigente dell’Ufficio Tecnico del Municipio Mare di Ostia Aldo Papalini che, secondo le ipotesi della Dda di Roma, avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel favorire la famiglia Spada, legata ai Fasciani, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei pubblici appalti e concessione di alcuni stabilimenti balneari di Ostia.

All’alba di oggi il blitz di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia Costiera, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato a nove provvedimenti restrittivi emessi dal gip di Roma Alessandra Boffi a carico di altrettanti indagati, tra esponenti della criminalità di Ostia, imprenditori e pubblici ufficiali.

“Al centro dell’inchiesta – ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Prestipino – c’è l’illecito affidamento, proprio con metodi mafiosi, dello stabilimento balneare ‘Orsa Maggiore’, già in carico al Cral dell’Ente Poste, a una società denominata ‘Bludream Srl’ finita sotto il controllo di esponenti della famiglia Spada”.

I carcere sono finiti Aldo Papalini, nel 2012 direttore dell’Ufficio Tecnico del Municipio Mare, Armando Spada e Cosimo Appeso, sei invece le persone ai domiciliari: Giovanni Recchia, Antonio Amore, Damiano Falcioni, Ferdinando Colloca, Matilde Magni e Angelo Salzano.

A vario titolo le accuse nei loro confronti ruotano intorno all’abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica, concussione, corruzione, reati finanziari con l’aggravante del metodo mafioso ovvero l’ipotesi di aver favorito il clan Spada strettamente legato ai Fasciani.

Secondo le ipotesi investigative per acquisire il favore dell’ex dirigente di Ostia era stato messo in piedi un sistema di false fatturazioni verso una società con sede a Latina dove giungevano importi tra i 40mila e i sessantamila euro poi ritirati da un uomo di fiducia del dirigente. Quest’ultimo, violando ogni regola, e in concorso con Damiano Facioni, Ferdinando Colloca (fratello dell’allora consigliere Salvatore Colloca) e Matilde Magni nonché il luogotenente della Marina Cosimo Appeso e il socio di fatto della “Bluedream” Armando Spada “aveva dapprima disposto la revoca e la decadenza della concessione al Cral, per poi riaffidarla immediatamente ad un altro operatore attraverso una procedura ad asserita evidenza pubblica (consumatasi in un arco temporale di soli 5 giorni) alla società “Bluedream””.

Ostia, Fiumicino e Civitavecchia tra le località dove sono state effettuate 26 perquisizioni domiciliari.

Il coraggio della denuncia.La storia  di Franca Decandia,una donna eccezionale:la fondatrice dell’ANVU.Un esempio per tutti

Scritto da Gabriele Renzi

 

Su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia, la testimonianza di Franca De Candia, ex imprenditrice che nei primi anni ’90 finisce sotto usura per un prestito di 10 milioni di lire.
Trova il coraggio di denunciare i suoi aguzzini e a allora comincia un calvario fatto di ricatti, minacce e violenze che l’hanno portata fino al tentativo di togliersi la vita.
Da allora Franca ha speso la sua vita dedicandosi agli altri con l’Associazione Nazionale Vittime dell’Usura, di cui è fondatrice, un impegno per cui è stata premiata come “Eurodonna 1996 per il coraggio” e che le è valso nel 1998 la medagliaia d’argento in un premio internazionale antiusura (quella d’oro andrà a Papa Wojtyła).

Cominciamo ripercorrendo brevemente la sua la sua storia. Cosa le è successo?
È successo tutto attraverso una banca, perché dietro ogni storia di usura c’è una banca.
Cominciò tutto con una fideiussione che il mio compagno di allora diede a un suo ex socio, ma lui non sapeva di aver firmato una fideiussione senza limiti e da 70 milioni (di lire ndr) che era fecero arrivare a 500 milioni, tutto a nostra insaputa.
Non avevamo comunque problemi, si lavorava e con cinque negozi, avevamo un incasso giornaliero di circa 30 milioni al giorno.
Quello che ha bloccato tutto è stata la guerra del Golfo perché il giorno dopo lo scoppio della guerra gli acquisti nei negozi di abbigliamento si fermarono, si compravano soltanto generi alimentari.
Allora avevamo 13 dipendenti, si passò ad un incasso di 700-800 al giorno e le banche chiusero totalmente il credito.
Avevo un assegno che mi sarebbe arrivato il giorno successivo, andai in banca a versare 30 milioni e il nuovo direttore dopo aver fatto il versamento mi disse: “Signora questi li trattengo perché deve rientrare del fido immediatamente” e mi consegnò una raccomandata a mano.
Io rientrai nel mio negozio piangente, disperata, perché il protesto purtroppo per un imprenditore è la morte, la morte totale.
Una mia amica, o pseudo tale, una persona che veniva tutti i giorni al negozio, una cliente abituale, mi seguì in ufficio, mi chiese cosa fosse successo e io le raccontai questa cosa dicendole di avere un po’ di soldi, ma che non ce l’avrei fatta per l’indomani a coprire l’assegno.
Mi chiese quanto mi mancava e le dissi: “10 milioni, ma dove li trovo da oggi a domattina?” e lei mi disse: “Io non posso farlo però lo può fare una mia amica”.
Dal mio stesso ufficio chiamò questa amica la quale senza nessun tipo di problematica mi disse: “Ha una casa signora?” le risposi: “Sì, ho un casale umbro intestato a mia figlia” “Ecco, magari allora venga con sua figlia e con l’atto di casa”.
Cominciò tutto da qui.

Lei chiese quindi un prestito di 10 milioni di lire. Quanto è stata costretta poi a pagare nel corso del tempo?
Quando mi diede 10 milioni volle un assegno, non mio, ma di mia figlia, di 12 milioni datato 31 ottobre, eravamo nel mese di settembre. Io a metà ottobre avevo già racimolato 6-7 milioni e la chiamai per restituirglieli facendo un cambio di assegno anche perché mi sembrava giusto e lei mi disse: “Ma no signora, li usi per lavorare stia tranquilla. A me mandi pure 2 milioni al mese non ci sono problemi”, peraltro i 2 milioni lei mi aveva lasciato intendere che me li avrebbe dati in un secondo tempo, non mi ha parlato di interessi nella maniera più assoluta.
Quando dopo sei mesi finii di pagare i 12 milioni ho anche detto vabbè non sono poi tanti, è un interesse quasi normale però non è usura, insomma non avevo capito che fossi finita in mano a un’usuraia.
Pagati i 12 milioni ho chiamato questa persona gentilissima e le ho detto: “Guardi, oggi le ho mandato l’ultimo vaglia quindi vengo a prendere l’assegno di mia figlia” e lei cambiò decisamente voce e con una voce stridula, in maniera scurrile mi rispose: “Non hai capito un … tu mi hai pagato gli interessi, ma il capitale resta” e da lì la testa ti parte, non ragioni più.

Lei da quel momento ha cominciato a girare da usuraio a usuraio
Praticamente non più c’era più un limite per pagarla, c’era questa spada di Damocle.
Parlava sempre al plurale “io e i miei soci” diceva tranquillamente “l’assegno è di tua figlia quindi andiamo a chiederli a lei”. Mia figlia faceva l’università, il primo anno di università, per cui io ero disperata perché viveva da sola e c’era questa questo tipo di minaccia.
Ho parlato con dei colleghi che mi hanno indicato un altro usuraio per procurarmi i soldi dell’interesse che io non avevo preventivato e che intanto era diventato più alto perché avevo superato il giorno in cui dovevo pagare.
Sono andata da un altro usuraio e poi da lì è partito l’incubo perché a lei dovevo pagare il 20 o il 30%, dipendeva un po’ da quando pagavo, poi quell’altro me li prestava al 30% al mese, poi sono finita da altri che me li prestavano al 40 e per restituirli sono andata da un altro ancora ed è diventato un girone infernale.
La notte non dormivo, mi alzavo la mattina soltanto per chiedere soldi, ovunque mi prestavano soldi io andavo e il buco si allargava a dismisura, ma sempre per una causa iniziale e comunque chi mi minacciava quando ritardavo anche di un solo giorno era sempre la prima usuraia.

Dopo quanto tempo ha scelto di denunciare?
Già dopo sei mesi avevo capito che non ne sarei uscita in altro modo se non denunciando.
Andai in questura a Terni per fare la denuncia e un ispettore mi disse “Signora ma cosa dencia; l’usura è un reato molto difficile da provare, se li metterà soltanto contro. Tenti di sanare la situazione e uscirne così”.
Appena uscita, dopo dieci minuti ricevetti la telefonata della strozzina che mi disse “Mi volevi denunciare? Ti hanno visto uscire dalla questura” in effetti a Terni c’era chi la informava di tutti i miei movimenti, nonché di quelli dia mia figlia.
Ho denunciato quindi dopo un anno e mezzo, a febbraio del ‘93. Ho denunciato in procura ad Avezzano, dove lei viveva, incastrandola con una telefonata dalla procura. Ho avuto il coraggio della disperazione, perché non è coraggio, o questo o mi sarei uccisa, peraltro si erano appena suicidati una mamma e tre figli, si erano gettati da un ponte vicino a L’Aquila, si erano ammazzati i coniugi Gaddi, era un periodo in cui tutti si ammazzavano e io stesso era arrivata a questo perché nel frattempo si era aggravata la situazione dei negozi.
Io non lavoravo, non ragionavo neppure più perché la mente è persa devi soltanto procurarti i soldi da dare a loro.

Cosa è successo dopo la denuncia?
È partito dal giudice l’ordine di perquisizione e arresto e mentre facevano la perquisizione lei mi fece una chiamata e mi disse: “Mi hai denunciato, sicuramente sei stata tu, la pagherai cara”.
Trovarono diversi assegni e scoprirono che questa persona riceveva circa 50 milioni al giorno da tutta Italia, era già stata arrestata per usura ed estorsione quindi era proprio questo il suo lavoro.
Mi minacciò nonostante fosse quasi in stato di arresto, poi fu liberata e da lì cominciarono le minacce vere perché ritirassi la denuncia.
Arrivavano telefonate come: “Sai, l’Umbria è bella, ad Agosto ti vengono a trovare i miei avvocati” e io dicevo “Magari venissero gli avvocati così veramente si fanno i conti di quanto ho pagato e di quanto mi ha dato”. Non vivevo più perché arrivavano telefonate alle tre, quattro di notte.
Quando cominciò a minacciarmi resi pubblica la cosa, lo dissi a dei giornalisti umbri che lo scrissero sui giornali e quindi era ancora più arrabbiata; non avevo fatto il suo nome, però lei aveva capito che si trattava di lei.
Non avevo invece denunciato tutti gli altri perché per me era lei quella pericolosa per mia figlia mentre con gli altri me la dovevo vedere io. Gli altri comunque riuscivo a pagarli perché mi chiedevano una certa cifra e quella rimaneva, mentre per lei la cifra cambiava sempre.

Dopo 20 anni
Nel ’95, a due anni dalla denuncia, venni violentata, stuprata da due persone, era il 14 agosto del ‘95.
La mia vita da allora chiaramente è cambiata, tentai il suicidio e finìì in rianimazione.
All’uscita dalla rianimazione il prefetto mi disse: “Non l’hanno voluta lassù perché probabilmente lei ha molto da fare qui”. Allora capii il male che avevo fatto alle mie figlie tentando il suicidio: io me ne sarei andata da vigliacca lasciandole comunque nelle mani di queste persone.
Dello stupro però non ho accusato lei, non potevo farlo perché non mento mai, non è mia abitudine. Sono stata violentata da persone di cui purtroppo non si conosce il mandante, chiaramente io ero stata minacciata di una visita in Umbria però questo poco è contato.
C’è stato un processo (per usura ndr) e sono riuscita ad arrivare a un rinvio a giudizio dopo 9 anni, dopo 12 anni la sentenza di primo grado, dopo 14 l’appello e dopo 19 la cassazione.
Quindi io dopo 25 anni, perché il 17 febbraio saranno 25 anni, mi ritrovo ad aver perso tutto perché per il mio giro di usura da 10 milioni iniziali mi è stato portato via tutto, anche dagli altri: ho perso due case, 5 negozi, le macchine, un cavallo e dico il cavallo non tanto per il valore, ma perché credo che una parte di mia figlia sia morta quando ce l’hanno portato via.
Ho perso tutto, ma soprattutto ho perso me stessa perché la violenza è stata psicologica, ma anche fisica. Io non sono più quella di prima: avevo 39 anni quando sono andata sotto usura, quando sono stata violentata ne avevo 42 e da allora non sono più una donna, non sono più nessuno.
Ho lottato per 20 anni con l’associazione aiutando gli altri e devo dire che mi ha salvato questo perché io mi colpevolizzo ancora di quello che mi è accaduto, non colpevolizzo la banca, non colpevolizzo gli usurai, non colpevolizzo nessuno pur avendo un odio incredibile nei confronti di quelli che mi hanno fatto del male. Ho perso tutto, ma ho riacquistato quantomeno la voglia di vivere nell’aiuto agli altri, nell’aiutarli a denunciare e ho fatto fare tante, tante, tante denunce e ne ho fatti arrestare tantissimi.
Non si deve andare mai dall’usuraio. A volte mi dicono: “Devo pagare Equitalia vado dall’usuraio”. No piuttosto fatti portare via la casa, fallisci, vai protestato, non importa perché tanto se vai dall’usuraio muori, l’usuraio ti porta via l’anima, il sangue, ti succhia via la vita e tu perdi tutto comunque.

Oggi ci sono gli strumenti giusti per aiutare le persone in difficoltà?
C’è una legge, ma viene utilizzata male, non viene applicata come dovrebbe perché dovrebbe seguire l’iter che è quello di massimo un anno per liquidare la vittima dei suoi danni, mentre a volte si fanno passare anche 6-7 anni e le vittime nel frattempo in attesa dei soldi del fondo di solidarietà perdono tutto e addirittura falliscono.
La legge va usata per aiutare le vittime, ma c’è anche da parte di chi la applica, quindi ministero dell’interno e prefetture, una certa ritrosia ad aiutare le vittime, soprattutto quelle di usura. Non siamo amati. La legge è stata fatta, ma purtroppo le associazioni devono battere i pugni sul tavolo e denunciare.
C’è anche una cosa peggiore: c’è un monopolio sull’antiusura per cui determinate associazioni riescono ad ottenere con facilità per i loro assistiti e altre associazioni purtroppo no.
Lo strumento iniziale rimane comunque la denuncia e ancor prima non andarci dall’usuraio.
Io oggi piuttosto andrei subito sotto un ponte, in una casa diroccata, ovunque, ma non andrei più dall’usuraio; rifarei quello che ho fatto, la denuncia, il mio impegno, tutto, ma non l’usura.
L’usura è morte, è la morte dell’individuo perché ti cancella la famiglia, gli affetti, tutto, non hai più niente.
Quando sei sotto usura vivi di usura, le mie figlie mi dicono: “Mamma tu ci hai fatto vivere per anni con pane e usura” e questo purtroppo vale per tutte le vittime.

E VOILA’!!!

E VOILA’!!! E IL CLAN MAIALE ARRIVA ANCHE AD ITRI,IN PROVINCIA DI LATINA ? FONTI ANONIME  CI COMUNICANO CHE ELEMENTI DI QUESTO CLAN SAREBBERO  GIUNTI AD ITRI. SE FOSSE FONDATA QUESTA NOTIZIA,ITRI SI RIVELEREBBE COME  UNA SORTA DI PASCOLO PER TUTTI,DAGLI UOMINI  DI ZAGARIA DEI CASALESI FINO AI MAIALE.CHI HA IL COMPITO DI VERIFICARE VADA A VERIFICARE E  INFORMI LE DDA DI COMPETENZA.ECCO  DA UN ARTICOLO DI 2 ANNI FA CHI E’ IL CLAN MAIALE:

Salerno – Camorra, sequestrati beni a imprenditore vicino al clan Maiale -live- (16.07.15)

Pubblicato il 16 lug 2015

http://www.pupia.tv – Salerno – Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Salerno, nell’ambito delle indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura della Repubblica, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Meluzio Morgan, imprenditore di Battipaglia, e il sequestro di beni e disponibilità per oltre 40 milioni di euro, su aziende e società prevalentemente operanti nei settori lattiero-caseario e della raccolta e smaltimento di rifiuti. I reati contestati con l’avviso di conclusione delle indagini, notificato anche nei confronti di altri 18 soggetti, sono quelli di associazione per delinquere, intestazione fittizia di beni, tentata truffa aggravata ed emissione di fatture false. Il provvedimento adottato dal giudice per le indagini preliminari di Salerno si basa su approfondite indagini svolte dal Gruppo investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza, che hanno consentito di ricostruire il complesso intreccio di interessi economici e societari riconducibili ai componenti della famiglia Meluzio, i cui capostipiti, Antonio e Angelo, sono risultati storicamente legati alla famiglia camorristica dei Maiale, come giudiziariamente accertato. In particolare, è stato rilevato che, nel corso degli anni, al fine di mettere al sicuro il patrimonio di famiglia, i cui esponenti erano stati colpiti da più provvedimenti giudiziari, tra cui una condanna per associazione di tipo mafioso e diverse misure di prevenzione personali e reali, gli indagati hanno fatto sistematicamente ricorso a fittizie intestazioni di beni a favore di prestanome consapevoli e compiacenti, legati da vincoli di parentela e/o da risalente collaborazione, assicurandosi anche la riacquisizione di attività loro sottratte ai sensi della normativa antimafia. Con la stessa metodologia del ricorso alle fittizie intestazioni di beni, gli investimenti del gruppo, con particolare riguardo al settore dei rifiuti, si sono estesi anche in Bulgaria, dove attraverso la creazioni di società ad hoc Meluzio Morgan ha tentato di ottenere alcune commesse pubbliche. Dalle indagini è emersa la particolare propensione all’illecito e l’estrema spregiudicatezza criminale dimostrata dagli indagati, protagonisti di una molteplicità di illeciti nella gestione societaria. Tutta l’attività d’indagine ha consentito di delineare l’esistenza di un’articolata associazione per delinquere, ben strutturata e con diversi livelli gerarchici. Oltre a Meluzio Morgan, con ruolo di preminenza e funzioni di capo o promotore, sono coinvolti nelle indagini Meluzio Antonio, Meluzio Dario, Toriello Francesco, Botta Raffaele, Lamonica Vito, Lucia Raffaele, Lorito Renato, Ricciardi Francesco, Meluzio Michela, Meluzio Giovanni, Bruscolotti Primo, Capasso Angela, Petruzzelli Rosita, Ziccardo Angelo, Ziccardo Ottavio, Manzi Salvatore, Busillo Daniela e Vignes Luciano. Le contestazioni penali, che vanno dall’associazione per delinquere a carico di Meluzio Antonio, Meluzio Morgan, Meluzio Dario, Toriello Francesco, Botta Raffaele, Lorito Renato e Ricciardi Francesco, alla commissione di una pluralità di fittizie intestazioni per gli altri indagati, riguardano anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 900mila euro ed una ipotesi di tentata truffa aggravata per conseguire il pagamento di un credito in danno dell’amministrazione giudiziaria. Congiuntamente all’esecuzione del provvedimento cautelare personale, la Procura ha disposto il sequestro d’urgenza di 11 complessi aziendali con sedi a Battipaglia, Eboli, Agropoli, Altavilla Silentina e nelle province di Roma, Campobasso e Potenza, nonché in Bulgaria, 25 quote societarie, 6 tra immobili e terreni, 5 veicoli di grossa e media cilindrata e 2 grosse imbarcazioni da diporto; patrimonio che risultava nella libera disponibilità degli indagati e del tutto sproporzionato rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati. Disposto anche il sequestro di numerosi rapporti bancari presso più di 40 istituti di credito. (16.07.15)

Al via ciclo audizioni sindaci Sud Pontino in commissione criminalità

Al via ciclo audizioni sindaci Sud Pontino in commissione criminalità [09/03/2017]……..AH AH AH AH AH AH AH .E CHE LI ASCOLTATE A FARE ???????? TUTTO VA BENE MADAMA LA MARCHESA!  SI TRATTA SOLAMENTE DI BANDE DI DELINQUENTI COMUNI!!!!!….LA MAFIA ? E CHE COS’E’???? DA NOI NON C’E’.GENERALE FAVARA, ASCOLTI UN CONSIGLIO:
CARO GENERALE FAVARA,OLTRE AI SINDACI ED AI COMANDANTI,SE VUOLE LA FOTOGRAFIA REALE DELLA SITUAZIONE DRAMMATICA NELLA QUALE SI TROVA IL LAZIO,CONSULTI COLORO CHE QUOTIDIANAMENTE SI TROVANO FACCIA A FACCIA CON I MAFIOSI ED I LORO SODALI IN GIACCA E CRAVATTA E SI FACCIA DIRE DA LORO QUALI SONO LA REALTA’ VERA E LE CAUSE CHE L’HANNO DETERMINATA E LA DETERMINANO.C’E’ UNA CIRCOLARE VECCHIA, AD ESEMPIO, DI UN MINISTRO DELL’INTERNO ,RIMASTA INAPPLICATA NEI CASSETTI POLVEROSI DELLE PREFETTURE,CHE OBBLIGAVA QUESTE AD INTEGRARE NEI COMITATI PROVINCIALI PER LA SICUREZZA E L’ORDINE PUBBLICO,OLTRE CHE CON I PROCURATORI ORDINARI,ANCHE QUELLI DELLE DDA ,I QUALI SONO GLI UNICI CHE CONOSCONO LA REALTA’.FATE IN MODO CHE QUELLA CIRCOLARE VENGA TIRATA FUORI E CHE VENGA APPLICATA. E,POI, BATTETEVI PERCHE’ VENGA REALIZZATO IL COORDINAMENTO FRA LE PROCURE ORDINARIE FRA DI LORO E FRA QUESTE E LE DDA E,A SEGUIRE,FRA QUESTE E LA DNA,OLTRE A QUELLO FRA LE FORZE DI POLIZIA,LE LE INDICHIAMO SOLO QUESTI TRE PUNTI.POI,SE VUOLE,GLIENE INDICHEREMO ALTRI. ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Al via ciclo audizioni sindaci Sud Pontino in commissione criminalità

Indagine conoscitiva per valutare eventuali infiltrazioni mafiose nel territorio meridionale della provincia di Latina e per creare sinergia istituzionale con le amministrazioni comunali.

09/03/2017 – Con i sindaci di Minturno, Santi Cosma e Damiano e Castelforte, ha preso il via un ciclo di audizioni, annunciato oggi dal presidente Baldassarre Favara, della commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata, che riguarderà alcuni comuni del Sud Pontino. Fatti salvi alcuni distinguo, Gerardo Stefanelli (Minturno), Giancarlo Cardillo (Castelforte) e Vincenzo Di Siena (Santi Cosma e Damiano), hanno riferito che i fatti riportati dagli organi di stampa negli ultimi mesi, per quanto a loro noto, non sono ascrivibili a fenomeni di criminalità organizzata. Però – hanno specificato alla commissione – in qualche caso più recente risultano in corso accertamenti in tal senso da parte delle forze dell’ordine.

Tutti e tre i sindaci hanno garantito che esiste una costante e proficua collaborazione con la prefettura di Latina e i presìdi territoriali delle forze dell’ordine, ma hanno lamentato la carenza di personale preposto alla sicurezza pubblica, soprattutto con riferimento alla polizia municipale, dove le risorse disponibili per aumentare gli organici sono vincolate al blocco del turnover e al patto di stabilità che al momento non consentono assunzioni.

L’audizione si è svolta in forma dialettica con i consiglieri presenti, che da un lato hanno chiesto chiarimenti su alcune questioni e dall’altro hanno manifestato massima disponibilità a collaborare con le amministrazioni locali per creare una sinergia istituzionale contro i rischi di infiltrazioni criminali in quei territori. In tal senso, la vicepresidente, Marta Bonafoni (Si-Sel), ha ricordato che, all’indomani dell’incontro che la commissione ha avuto con il prefetto di Latina, il suo gruppo consiliare ha depositato una mozione in Consiglio per chiedere di rafforzare i presìdi delle forze dell’ordine e della direzione nazionale antimafia nella provincia, auspicando un rapido inserimento all’ordine del giorno dei lavori d’Aula. Piero Petrassi (Cd) ha invitato i sindaci a promuovere attività culturali e formative, rivolte soprattutto ai giovani, per rafforzare la prevenzione ed elevare il grado di attenzione contro i fenomeni criminali, anche con l’aiuto della Regione. Giuseppe Simeone (FI) ha ribadito quanto detto dai sindaci a proposito della virtuosità del tessuto socio-economico del territorio oggetto dell’audizione, che – anche a suo avviso – al momento non mostra segni di infiltrazione mafiosa o di bande organizzate ma solo episodi di criminalità sui quali occorre tuttavia mantenere alto il livello di attenzione. Di tutt’altro avviso la posizione di Gaia Pernarella (M5s), che invece ha criticato la sottovalutazione dei recenti episodi di intimidazioni e minacce, soprattutto perché – ha spiegato – alcuni di questi hanno riguardato aziende che operano in settori delicati come l’edilizia e lo smaltimento dei rifiuti.

 

A cura dell’Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

 

fonte:www.consiglio.regione.lazio..

Nel sud pontino situazione sempre più drammatica sul versante della criminalità

Nel sud pontino situazione sempre più drammatica sul versante della criminalità.Latina,una provincia nella morsa delle mafie.I cittadini si cominciano ad organizzare per difendersi da soli,vista l’inefficienza dello Stato:Ronde cittadine per le strade.Ennesimo allarme dei parlamentari del M5S: “Minniti,intervieni subito”

 

 

 

 

/ CRIMINALITÀ E LADRI DI APPARTAMENTO : INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEL MEET UP FORMIA 5 STELLE.

CRIMINALITÀ E LADRI DI APPARTAMENTO : INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEL MEET UP FORMIA .

“Quella che il territorio del sud pontino sta vivendo è una vera e propria emergenza”. E’ quanto sostengono gli attivisti del meetup 5 Stelle di Formia che riflettendo sull’impennata senza precedenti di furti e reati contro il patrimonio verificatisi in quest’ultimo periodo, hanno immediatamente interessato i portavoce 5 Stelle in Parlamento con una interrogazione a risposta scritta per chiedere al ministro Minniti, massimo organo istituzionale in tema di sicurezza e criminalità, un intervento affinché invii con urgenza uomini e mezzi per garantire l’incolumità dei cittadini.

La nostra preoccupazione – sottolineano gli attivisti formiani -, è che il fenomeno possa perdurare e dare inizio ad una escalation incontrollabile, soprattutto da parte di cittadini giustamente esasperati ed impauriti, cosi come è successo nella notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi nel territorio di Santi Cosma e Damiano quando si è rischiato il linciaggio di alcuni presunti ladri che nella maggior parte dei casi trovano un’agevole fuga verso la vicina Campania”.

Aggiungono dal meetup 5 Stelle: “Dopo i numerosi appelli diretti sia alle istituzioni che agli organi investigativi, sollecitati anche dall’associazione Antimafia Antonino Caponnetto per un intervento urgente in tema di criminalità organizzata, non appare più possibile posticipare o nascondere sotto il tappeto i problemi cronici di questi territori.

Nella situazione attuale è oltremodo necessario che i cittadini riprendano fiducia nello Stato e nelle istituzioni, la cui presenza è scarsamente percepita tra le popolazioni tanto da averli fatti ricorrere alle cosiddette “ronde”, e questo può avvenire soltanto con una maggiore presenza di forze investigative e operative sul territorio”.

Il Tavolo di lavoro “Legalità e Sicurezza” Meet Up 5 Stelle Formia

STAFF COMUNICAZIONE MEET UP FORMIA 5 STELLE.

Di seguito la bozza dell’interrogazione parlamentare.
———————————————-
Al ministro dell’interno, PER SAPERE PREMESSO CHE:

– Si sono verificati a partire dalla fine del periodo estivo, su tutto il sud pontino e in particolare nei comuni di Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Minturno e Formia un incremento di furti in appartamento;
– Tale situazione ha costretto i residenti ad organizzarsi in ronde notturne per tentare di scoraggiare i malviventi ad entrare nelle proprie abitazioni;
– La notte tra il 25 e il 26 novembre alcuni presunti ladri hanno rischiato il linciaggio da parte dei residenti e solo il pronto intervento delle forze dell’ordine ha evitato il peggio.
– Secondo un rapporto aggiornato ad Aprile 2016 ed elaborato su dati ISTAT, i furti in abitazione in Italia nell’arco di 10 anni sono più che raddoppiati con un incremento dal 8,5% del 2004 al 17,9% del 2013 per poi stabilizzarsi nello stesso anno.
– Uno studio condotto dal centro studi universitario Trascrime, ha evidenziato come i furti in abitazione siano più frequento tra le 18 e le 21, con la seconda fascia più a rischio tra le 9 e le 12 del mattino, un andamento considerato simile a quello delle rapine.
– Il dato dei furti in abitazione vede le regioni del centro sud tra le più colpite, in particolare il sud della Regione Lazio in cui il fenomeno ha avuto una pericolosa impennata con l’intero territorio preso di mira da bande di ladri di appartamento che hanno causato non poca preoccupazione, con una percezione sempre maggiore di un totale abbandono da parte delle istituzioni nei confronti della popolazione;

CONSIDERATO CHE

– Il 18 maggio 2016 In audizione parlamentare antimafia sul tema sicurezza e criminalità, il vice questore De Matteis ha dichiarato “Per me quella del Sud Pontino è un’emergenza. Ho già fatto la proposta al dipartimento della pubblica sicurezza di creare una sezione distaccata della squadra mobile. Quello che è richiesto in quelle realtà, soprattutto a Formia è Gaeta, è la creazione di un apposito organismo investigativo, di questo c’è bisogno. Non c’è bisogno né di ‘superpoliziotti’ né di grosse strutture, ma di risorse investigative su quel territorio, che è un po’ lontano da tutto”;

CHEDE

Se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tale situazione e in che modo intenda contrastare la diffusa criminalità organizzata, il preoccupante aumento di reati da furti in appartamento e se ritenga urgente dislocare in quelle zone ulteriori forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei cittadini.

Per la storia dei furti e della rapine nel sud pontino  si attivino immediatamente la DDA e la DIA.Non é roba di Latina o di Cassino e delle forze dell’ordine locali.

 

 

 

LA STORIA DELL’ONDATA DEI FURTI E DELLE RAPINE A SS,COSMA E DAMIANO,CASTELFORTE,MINTURNO E NEL SUD PONTINO NON VA LETTA IN MANIERA SEMPLICISTICA E IN UN’OTTICA SOLAMENTE DI ORDINE PUBBLICO.SAREBBE RIDUTTIVO E DEVIANTE E NON SI ARRIVEREBBE A CAPO DEL PROBLEMA.

E’ UNA STORIA CHE HA ORIGINI LONTANE, DAI TEMPI,TANTO PER CITARE QUALCHE ESEMPIO,DELLE PALLOTTOLE CONTRO LO STABILIMENTO CIORRA,DEI PALLETTONI CONTRO IL CANCELLO DI QUALCHE AZIENDA DI LAVORAZIONE DEI RIFIUTI,DELLE MINACCE AGLI OPERAI DI UN CANTIERE E VIA DI SEGUITO.

NON SI VA IN UN TERRITORIO A FARE PER TANTO TEMPO AZIONI DI VIOLENZA SE DIETRO NON SI HANNO LE COPERTURE O QUANTO MENO L’ASSENSO DEI CLAN CHE DOMINANO.

CLAN CHE ,MESSI SOTTO PRESSIONE COME LO SONO OGGI,NON DISPONGONO DELLE RISORSE DELLE QUALI DISPONENVANO IERI E CHE HANNO URGENTE BISOGNO,PERTANTO,DI LIQUIDITA’ IMMEDIATA PER PAGARE LE FAMIGLIE E GLI AVVOCATI DI CAPI E SOLDATI CHE STANNO IN CARCERE ALLA VIGLIA DELLE FESTE NATALIZIE E DI FINE D’ANNO,C’E’,QUINDI,DA ASPETTARSI UNA RECRUDESCENZA DELLE RAPINE E DEI FURTI CHE NON SONO DI CERTO LE FORZE DELL’ORDINE LOCALI IN GRADO DI FRONTEGGIARE..PIU’ CHE DI QUANTITA’ BISOGNA ORA PARLARE DI QUALITA’ DELLE INDAGINI,DI UN LAVORO DI INTELLIGENCE PERCHE’ SE NON SI ARRIVA AI CAPI,ALLE MENTI,A COLORO CHE ORDINANO LE AZIONI ,SI FARA’ SEMPRE UN BUCO NELL’ACQUA.SE NE ARRESTANO 10 OGGI E NE SPUNTERANNO 20 DOMANI,40 DOPODOMANI,IN UN CRESCENDO CONTINUO FINO ALLA FINE DELL’ANNO.IL SUD PONTINO E’ TERRITORIO DI CAMORRA CONTROLLATO MILITARMENTE DALLA CAMORRA E DIETRO OGNI AZIONE VA VISTA LA CAMORRA.

LE FORZE DELL’ORDINE LOCALI NON SONO ATTREZZATE PER COMBATTERE LA MAFIA.

QUESTA E’ MATERIA NON DI PROCURE ORDINARIE E DI FORZE LOCALI,MA DI BEN ALTRO,PIU’ QUALIFICATO ED ESPERTO.

TANTO PER INTENDERCI MEGLIO,DI DDA,DIA E QUANT’ALTRO DEL GENERE.

SI SCONTANO DECENNI DI DISATTENZIONE E DI NEGAZIONISMO,PURTROPPO.

E,QUINDI,DI IGNORANZA E DI IMPREPARAZIONE.

QUALCHE FORZA POLITICA SENSIBILE AI PROBLEMI DELLA LEGALITA’ E DELLA LOTTA ALLE MAFIE SI COMINCI A MUOVERE,IN SEDE PARLAMENTARE E DI COMMISSIONE ANTIMAFIA,E COMINCI A CHIEDERE L’INTERVENTO IMMEDIATO DEL MINISTRO DELL’INTERNO.

LASCI LATINA E PENSI DIRETTAMENTE A ROMA.

AL RESTO CI PENSIAMO NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER QUANTO RIGUARDA I NOSTRI AMBITI.

 

ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Napoli, per ora la partita della movida l’ha vinta la criminalità:Il Questore:”«Noi forze dell’ordine dobbiamo fare di più e lo faremo, ma qui non funziona niente». 

Napoli, per ora la partita della movida l’ha vinta la criminalità:Il Questore:”«Noi forze dell’ordine dobbiamo fare di più e lo faremo, ma qui non funziona niente». 

Napoli, per ora la partita della movida l’ha vinta la criminalità

Per ora siamo alla polemica filologica tra Questura e sindaco di Napoli artefice di una vera e propria dichiarazione di impotenza: le ordinanze sperimentali

21 novembre 2017

di Carlo Franco

La polemica filologica

Non prendiamoci ancora in giro: la partita della movida, per ora almeno, l’ha vinta la criminalità che ha conquistato un altro “spazio” per le sue esibizioni. Ed ha alzato il tiro della sua presenza al rito macabro del sabato sera sfidandosi con le pistole date in dotazione ai figli più giovani e quindi, da far crescere. Utilizziamo di proposito un linguaggio crudo, che non ci appartiene, sperando che si capisca l’intento di far capire la gravità di un fenomeno che, a nostro avviso, non è stata percepita fino in fondo. Ci preoccupiamo sì, ma alla napoletana, cioè con superficialità.

La cartina di tornasole è la disputa terminologica sulla paternità delle spedizioni di guerra: a chi appartengono i soldatini delle baby gang, alla camorra o alla criminalità? Al vecchio cronista cadono le braccia e conclude: pensavo di aver detto tutto, ma mi tocca anche questo. A chi non è vecchio e non è cronista accade di peggio perché la disputa fa venire in mente il fiato che è stato sprecato per stabilire chi è nato prima, se l’uovo o la gallina. La polemica filologica vede contrapposti Comune e forze dell’ordine e finisce per fare il gioco delle bande che hanno scelto la movida come terreno di scontro: confusi tra la folla, si diranno, facciamo quello che vogliamo, ci prendiamo le nostre vendette e visto che abbia o campo libero possiamo anche tirare fuori le pistole e sparare senza preoccuparci più di tanto di quelli che lasciamo per terra.

Il questore

A interpretare correttamente la terribile svolta messa in campo nell’ultimo week-end è stato il questore Antonio De Iesu, poliziotto di antica scuola capace di leggere gli umori della criminalità, il quale ha fatto una affermazione che mette i brividi e chiude ogni disputa: «Noi forze dell’ordine dobbiamo fare di più e lo faremo, ma qui non funziona niente». È la verità, qui davvero non funziona niente, mancano le regole fondamentali e quando di tenta di stabilirle si avverte che neanche chi le ha formulate crede che siano valide.

Le ordinanze sperimentali

Ci riferiamo, si è capito, alle cosiddette ordinanze sperimentali. Questo termine – e la situazione di vaghezza operativa che finisce per proteggere – è una sorta di dichiarazione di impotenza: arrangiamoci con questo che passa il convento, poi ci regoleremo. Se il messaggio fosse diretto solo ai cittadini napoletani potrebbe anche bastare, ma visto che ad intercettarlo ci sono fior di organizzazioni criminali che allevano figli dodici e tredicenni e li mandano ad uccidere, diventa un boomerang micidiale.

Ci sono poi altri effetti collaterali che al nostro sindaco non dovrebbero essere sfuggisti: il caso-movida ha avuto una legittimazione nazionale ed è stato rilanciato dai giornali e dai media nazionali e stranieri. Il rischio è mortale: se non si interviene con la giusta fermezza perderemo i benefici della benefica congiuntura che ha portato a Napoli migliaia di turisti che l’avevano abbandonata. Non (ri)perdiamoli.

Fonte:https://www.ilnapolista.it

Mafiosi, fascisti e il senso delle parole che si perde.La mafia a Formia e Fondi

Mafiosi, fascisti e il senso delle parole che si perde

La cosa più sensata sulla vicenda della testata di Ostia l’ha detta il governatore campano Vincenzo De Luca

11 Novembre 2017

di Massimo Bordin

La cosa più sensata sulla vicenda della testata di Ostia l’ha detta il governatore campano Vincenzo De Luca, l’impresentabile rieletto trionfalmente malgrado la fatwa emessa dalla presidente Rosy Bindi. Molto più che da Ostia la mafia avanza verso la Capitale dal litorale laziale più a sud, dove i Bardellino comandano a Formia e dall’autostrada percorsa dai camion che portano frutta e verdura per la capitale dal mercato di Fondi rifornito dal giuglianese e controllato dai Mallardo. Eppure su queste vicende notissime non c’è grande pressione giudiziaria. Neanche giornalistica per la verità. Non si tratta di benaltrismo, piuttosto di senso delle proporzioni legato all’uso del termine mafia che sta diventando simile a quello della parola fascista, consumata a suo tempo con grande spreco dall’estremismo di sinistra più ignorante. Il risultato è che oggi si fatica a definire fascisti quelli di CasaPound, nuovi convitati ai talk de La7, e si largheggia nel qualificare mafiosi nelle sentenze della Cassazione quelli del racket del pullmino per la Moldavia.

Fonte:http://www.ilfoglio.it/

Mondo di Mezzo, i giudici alla procura: “Bisogna indagare sulle testimonianze di Zingaretti, Bubbico e Campana”

Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2017

Mondo di Mezzo, i giudici alla procura: “Bisogna indagare sulle testimonianze di Zingaretti, Bubbico e Campana”

La X sezione penale del tribunale capitolino ha chiesto alla Procura di Roma di vagliare i verbali di udienza del governatore del Lazio e dell’ex ministro dell’Interno. Perplessità anche sulla responsabile Pd nazionale del Welfare che in aula pronunciò per 39 volte la frase “non ricordo”. Il presidente della Regione: “Sono sereno”

di F. Q.

Ventisette testimoni del processo al Mondo di Mezzo rischiano la falsa testimonianza. I giudici della X sezione penale del tribunale capitolino, che il 20 luglio hanno emesso condanne per oltre 250 anni, hanno chiesto alla Procura di Roma di vagliare i loro verbali di udienza, inviati il 16 ottobre. Tra i nomi sui quali i giudici sollecitano di valutare una eventuale iscrizione nel registro degli indagati anche quelli del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dell’ex viceministro Filippo Bubbico, del responsabile Pd nazionale del Welfare Micaela Campana, del presidente del consiglio regionale del Lazio, Daniele Leodori, dell’ex braccio destro di Alemanno, Antonio Lucarelli e del dirigente della Regione Lazio, Elisabetta Longo.

Sono assolutamente sereno sui fatti, ma francamente scosso e amareggiato per quanto affermato dai giudici della X Sezione del tribunale di Roma – ha dichiarato Zingaretti – nella mia testimonianza ho riportato atti e conoscenze relative ad avvenimenti per i quali sono stato sotto indagine per oltre un anno. Ora attendo nuovamente le decisioni che la Procura di Roma riterrà di assumere”. In riferimento all’audizione del governatore, sentito su richiesta della difesa di Salvatore Buzzi il 21 marzo, i giudici nelle motivazioni della sentenza, depositate nelle scorse settimane, scrivono che “diede il sospetto” di essere “falsa e reticente”. Il presidente della Regione parlò, in particolare, dell’appalto Cup(centrale unica di prenotazioni delle prestazioni sanitarie), per il quale Zingaretti è stato indagato per corruzione e turbativa d’asta e poi archiviato, affermando di “non avere incontrato nessuno, che fosse del centrodestra o del centrosinistra”.

L’ex viceministro Bubbico venne ascoltato nell’udienza del 22 giugno 2016. Nell’aula bunker, l’allora numero due del Viminale, affermò di “non conoscere Buzzi” e di “non averlo mai incontrato. Incrocio tante persone ma il suo nome l’ho appurato solo leggendo i giornali dell’indagine sulla mafia a Roma”. L’ex viceministro dichiarò, inoltre, “di non avere mai conosciuto Luca Odevaine“, tra gli imputati del maxiprocesso. “Non ho mai conosciuto queste persone, nè ho ricevuto pressioni”, concluse Bubbico.

La deputata dem Micaela Campana invece, ex moglie di uno degli imputati, Daniele Ozzimo, già assessore della giunta Marino, in aula negò una serie di circostanze emerse, soprattutto, nelle intercettazioni telefoniche. Come ad esempio quella di un’interrogazione parlamentare suggerita da Salvatore Buzzi ma mai presentata dalla deputata. Durante la deposizione in aula la parlamentare del Pd usò l’espressione “non ricordo” per 39 volte e la giudice le ricordò più volte che aveva l’obbligo di dire la verità essendo lì come testimone. Già nei giorni seguenti, la procura di Roma aveva lasciato trapelare il giudizio sulle parole della Campana contraddistinte “da una serie di bugie e reticenze – dissero da piazzale Clodio – smentite dal contenuto degli atti processuali”.

 

OSTIA, IL CLAN SPADA VOTERÀ PER CASAPOUND

OSTIA, IL CLAN SPADA VOTERÀ PER CASAPOUND

OSTIA, IL CLAN SPADA VOTERÀ PER CASAPOUND

30.10.2017

di Gianmichele Laino

C’è un filo sottile che unisce i Casamonica (emblema, per certi versi di quella che può essere definita la criminalità romana) e il movimento di Casapound. Almeno da un punto di vista elettorale. La famiglia sinti Spada, molto vicina al clan dei Casamonica, appunto, voterà per il movimento della tartaruga alle elezioni amministrative di Ostia del prossimo 5 novembre. Lo ha dichiarato un suo membro, Fabrizio, direttamente sulla sua pagina Facebook. E le sue parole suonano come un vero e proprio endorsement ai «fascisti del terzo millennio».

CLAN SPADA OSTIA, L’ENDORSEMENT SU FACEBOOK

«5 novembre si avvicina – si legge sul profilo Facebook di Fabrizio Spada – e sento dai cittadini quasi tutti la stessa cantilena ‘qua sto periodo se vedono tutti sti politici a raccontarci barzellette, mai visti prima, e dopo le votazioni risparirranno a guardarsi i cazzi propri…gli unici sempre presenti sempre esclusivamente Casapound’……..e questa la realtà o molti errano? Cosa hanno fatto le altre forze politiche in questi due anni?».

CLAN SPADA OSTIA, I LEGAMI CON CASAPOUND

Il legame tra il clan Spada e Casapound, in effetti, è di lunga durata. Lo stesso Roberto Spada è stato immortalato abbracciato al candidato Luca Marsella, nel corso della festa dell’Epifania del 2017. E – in base a quanto scritto da Repubblica – gli Spada sono stati soci dell’ex leader di Casapound Ferdinando Colloca nella gestione del lido «L’Orsa Maggiore».

CLAN SPADA OSTIA, LA DENUNCIA DI STEFANO ESPOSITO

Diversi i commenti al post di Fabrizio Spada e tutti mettono in evidenza toni entusiastici. Alcuni scrivono «Casapound presente» altri postano emoticons che ricordano il saluto romano, in tanti danno ragione all’esponente della famiglia sinti. Che risponde a tutti con un like con il pollice in su e il tirapugni sulle nocche. Il post, datato 26 ottobre, è stato notato dal senatore del Partito Democratico Stefano Esposito che, sui social, ha messo in guardia gli elettori: «Ad Ostia tra 1 settimana si vota. Non poteva mancare appello al voto della famiglia Spada. Loro voto sarà per #CasaPound», con tanto di hashtag #lamafianonesiste.

Formia, i fratelli Ascione violano gli obblighi di sorveglianza speciale: arrestati

Formia, i fratelli Ascione violano gli obblighi di sorveglianza speciale: arrestati

26/10/2017

Ieri, 25 ottobre, i carabinieri  della  locale aliquota operativa, traevano in arresto per  i reati di “violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno” e “violazione dell’obbligo di portare con se ed esibire ad ogni richiesta degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza la carta di permanenza”,  Michele Ascione 61enne, Luigi Ascione 59enne e Giuliano Ascione 63enne, tutti residenti a Formia e  sottoposti alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

I predetti  venivano notati colloquiare  con un dipendente di un’azienda nei confronti della quale  gli stessi  avevano ricevuto, da parte del tribunale di Latina, la prescrizione del non avvicinamento avendo  attuato ingerenze nell’attività della società, assoggettata a confisca di primo grado: l’autosalone di Vindicio.

Inoltre, il primo arrestato, risultava sprovvisto di documento di riconoscimento e della carta precettiva, mentre  il secondo sprovvisto della sola carta precettiva. Al termine delle formalità di rito i predetti venivano condotti  presso i rispettivi domicili, come disposto dall’autorità giudiziaria.

Fonte:www.h24notizie.com

Interrogazioni

Interrogazioni del vice segretario nazionale dell’Associazione Caponnetto Senatore Francesco De Notaris,della RETE,sulla presenza e le attività  della camorra in provincia di Latina.Siamo nel 1996 e già le denunciavamo e governi e partiti se ne sono sempre fregati,se non addirittura………Si vergognino,si vergognino tutti!.

 

 

ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08350

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 12

Seduta di annuncio: 305 del 28/02/1996

Firmatari

Primo firmatario: DE NOTARIS FRANCESCO
Gruppo: PROGRESSISTI-VERDI-RETE
Data firma: 28/02/1996

 

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

PRESENTATO IL 28/02/1996

– Al Ministro dell’interno. – Premesso che in sede di
inaugurazione dell’anno giudiziario l’Avvocatura dello
Stato affermava la presenza della camorra nell’area
Gaeta-Formia-Minturno;
considerato:
che già al sindaco di Minturno (Latina) era stato
rappresentato da alcuni cittadini, con lettera, il problema
della criminalità organizzata;
che nessuna risposta è giunta dal sindaco,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda
intervenire per porre in atto ogni iniziativa per reprimere
il fenomeno della criminalità e se il Governo intenda
operare per lo sviluppo e per l’occupazione in quell’area
del paese.
(4-08350)

 

 

 

 

 

ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03317

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 12

Seduta di annuncio: 122 del 21/02/1995

Firmatari

Primo firmatario: DE NOTARIS FRANCESCO
Gruppo: PROGRESSISTI-VERDI-RETE
Data firma: 21/02/1995

 

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

PRESENTATO IL 21/02/1995

– Ai Ministri dell’interno e di grazia e giustizia. –
Premesso:
che in data 26 maggio 1995 il dirigente della squadra
mobile della questura di Latina dottor Wolfango D’Ottavi è
stato rimosso dall’incarico con provvedimento del questore
dottor Gianni Carnevale e collocato in posizione
subordinata in altro ufficio della stessa questura;
che il predetto vice questore aggiunto dottor
D’Ottavi, insieme al personale della squadra mobile, si è
distinto, fra l’altro, nell’azione di repressione dei reati
contro la pubblica amministrazione, azione che per la
dimensione del fenomeno ha portato la magistratura di
Latina ad emettere finora oltre 40 provvedimenti cautelari
nei confronti di sindaci ed altri amministratori pubblici
della provincia di Latina;
che nel corso di tale azione di investigazione un
ispettore della polizia di Stato collaboratore del predetto
D’Ottavi il 21 aprile 1994 è stato fatto oggetto nel
giardino della sua abitazione di un gravissimo attentato
dinamitardo senza che a tutt’oggi siano stati individuati
esecutori e mandanti;
che la Commissione parlamentare antimafia da anni sta
richiamando l’attenzione sulla presenza e l’azione sempre
più massicce della malavita organizzata, la quale sta
penetrando nel tessuto socio-economico con possibilità di
penetrazione anche in quello politico della provincia di
Latina;
che le affermazioni che sarebbero state fatte dal
questore di Latina dottor Gianni Carnevale davanti al
predetto dottor D’Ottavi e ad altro personale della polizia
di Stato secondo cui “le indagini su personaggi politici
creano squilibri presso il Dipartimento della polizia di
Stato; dovete interessarvi di furti e di
micro-criminalità”, come se quelli perpetrati ai danni
della pubblica amministrazione non fossero tali, provocano
sconcerto nell’opinione pubblica in quanto ingenerano il
sospetto che non si voglia procedere nell’azione, appena
iniziata, di moralizzazione della vita pubblica;
che le ragioni di tale sospetto trovano alimento in
altre dichiarazioni fatte alla stampa dallo stesso questore
Carnevale il giorno dopo l’arresto del presidente
dell’amministrazione provinciale di Latina signor Severino
De Balzo, indagato per concussione; il dottor Carnevale
avrebbe detto in quell’occasione: “spero che il dottor De
Balzo riesca a dimostrare la sua estraneità ai fatti; avrei
comunque preferito arrestare un ladro o un rapinatore”,
si chiede di sapere:
quali interventi si intenda adottare per riportare
serenità nella questura di Latina;
quali provvedimenti si intenda adottare per
contrastare l’azione di penetrazione di organizzazioni
criminali nella provincia di Latina.
(4-03317)

 

 

 

Scacco al clan Contini

Scacco al clan Contini: il boss latitante catturato tra le montagne di Itri.VERGOGNA.SONO ALMENO 40 ANNI,GIA’ DAI TEMPI DELLA “RETE” CHE STIAMO DENUNCIANDO L’OCCUPAZIONE DELLA PROVINCIA DI LATINA DA PARTE DELLA CAMORRA E POLITICA ED ISTITUZIONI NON HANNO FATTO NIENTE  PER NON ARRIVARE A QUESTO  PUNTO.OGGI ME NE HA DATO CONFERMA IL SENATORE FRANCESCO DE NOTARIS,VICE SEGRETARIO NAZIONALE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,IL QUALE,COMMENTANDO CON ME LA NOTIZIA DELLA CATTURA  DI NICOLA “O NFAMONE”,MI HA DETTO :” MA TU GIA’ NELLA 12° LEGISLATURA MI HAI FATTO FARE UNA SFILZA DI INTERROGAZIONI SULLA CRIMINALITA’ CAMORRISTICA IN PROVINCIA DI LATINA.ADESSO TROVO LE INTERROGAZIONI E TE LE MANDO “.VERGOGNATEVI!!!! VERGOGNATEVI TUTTI.SIETE INDEGNI DI RAPPRESENTARE UN PAESE CIVILE.VERGOGNA.CRIMINALI E DELINQUENTI.E.E DOBBIAMO AGGIUNGERE ANCORA UN’ANNOTAZIONE IMPORTANTE: FORSE SE NON FOSSERO ARRIVATI I CARABINIERI DI NAPOLI ED I CACCIATORI DELLA CALABRIA A CATTURARLO QUESTO CRIMINALE CHISSA’ QUANTI ANNI ANCORA SAREBBE RIMASTO AD ITRI E NEL SUD PONTINO A GODERSI LA VITA.

Il Mattino, Giovedì 26 Ottobre 2017

Scacco al clan Contini: il boss latitante catturato tra le montagne di Itri

di Leandro Del Gaudio

Torna in cella Nicola Rullo, presunto boss della zona detta delle Case Nuove. Nei suoi confronti è diventata esecutiva una condanna a dieci anni di reclusione per una presunta estorsione.

I carabinieri del nucleo Investigativo di Napoli lo hanno catturato in una villa in collina di Itri (Latina) nella quale hanno fatto irruzione insieme ai «Cacciatori di Calabria», i carabinieri specialisti delle ricerche in zone impervie.

Rullo, 47 anni, già noto alle forze dell’ordine con il soprannome di Nicola ‘o ‘nfamone, ritenuto reggente dei Contini, il clan camorristico che insieme ai Licciardi e ai Mallardo ha costituito «l’alleanza di Secondigliano», era scomparso nel settembre scorso, quando aveva presagito l’esito sfavorevole del suo ricorso in Appello contro una condanna in primo grado per estorsione aggravata da finalità mafiose. ​Difeso dai penalisti Salvatore Pane e Saverio Senese, Rullo era stato assolto in primo grado, ma i giudici di appello hanno accolto il ricorso della Dda condannandolo a dieci anni di carcere.

I militari dell’Arma lo hanno individuato in una villa in collina di Itri (Latina) nella quale hanno fatto irruzione insieme ai «Cacciatori di Calabria», i carabinieri specialisti delle ricerche in zone impervie. Sorpresi mentre dormivano nelle stanze a piano terra, il ricercato e il suo uomo di fiducia Roberto Murano si sono lasciati ammanettare senza opporre resistenza. Al piano superiore c’era invece il nipote di Rullo, Davide Geldi, che nelle stanze e nelle immediate vicinanze aveva 100 grammi di droga, marijuana e hashish.

 

Catturato dai Carabinieri di Napoli e dai Cacciatori di Calabria ad Itri,in provincia di Latina,un pericoloso latitante del clan Contini ,certo Rullo,” u nfamone “.Itri sta ai confini di Gaeta,la San Luca del Lazio e dove nessuno sa mai niente,di Formia e di Sperlonga
  I soprannomi dicono tutto: “u nfamone “ ad Itri,”u malommo” a Gaeta e tanti altri ancora.
Che popolo  e che  autorità in provincia di Latina!!!! Nessuno sa mai niente,nessuno vede.Altro che San Luca e Corleone!!!!!!
E stiamo a quattro passi da Roma. E che prospettiva può avere mai quel territorio?

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