Comunicati

La nostra solidarietà a Paola Villa

Riteniamo doveroso esprimere la nostra solidarietà all’ex sindaca ed attuale consigliera comunale di Formia Paola VILLA, fatta oggetto da Angelo Bardellino di attacchi gratuiti e concettualmente volgari in quanto rea, a suo dire, di attuare una vera e propria persecuzione ai danni di una famiglia, la sua, che il Bardellino non ha remore a definire “per bene”.

Vale ricordare che i Bardellino vengono citata dalla Direzione Investigativa Antimafia, nella 1^ Relazione Semestrale 2021; infatti nell’illustrare la situazione della provincia di Latina viene specificato che “in questa provincia risultano attivi anche esponenti del gruppo dei CASALESI, storicamente rappresentati dai BARDELLINO ….”.

Ce ne vorrebbero di più di esponenti delle istituzioni come Paola Villa, e ne abbiamo sentito fortemente la mancanza nell’audizione presso la I Commissione permanente della Regione Lazio, memori del prezioso contributo fornito nella precedente audizione svoltasi sullo stesso tema. Un gigante davanti agli assordanti silenzi e alle rumorose assenze dei Sindaci dell’area pontina che nell’audizione del 5 luglio u.s. il massimo che sono riusciti a dire (quando hanno parlato) è stato illustrare le azioni condotte per incrementare la videosorveglianza sui territori di propria competenza.

Nulla sul forte radicamento delle consorterie mafiose sul territorio pontino, testimoniato dalle numerose operazioni poste in essere dalla Magistratura e forze dell’ordine negli ultimi due anni, come peraltro ben illustrato dal Presidente Cioffredi; nulla sulla collusione delle stesse con importanti settori della politica e dell’imprenditoria. Non una parola sugli inquietanti fenomeni di riciclaggio, di infiltrazione nelle amministrazioni, sulle decine di arresti, sequestri avvenuti negli ultimi mesi.

Nessuna preoccupazione in relazione al fatto che importanti fette di specifici settori economici, quale il commercio, con particolare riferimento a quello ittico, la ristorazione, l’edilizia, il movimento terra, la gestione rifiuti, la logistica sono in mano ai clan o a imprenditori ad essi vicini, quando non vere e proprie “teste di legno”, con importanti sostegni, ed a volte vere e proprie partecipazioni alla compagine societaria, di parte della classe politica locale.

E nessuna reazione nemmeno quando nel nostro intervento abbiamo evidenziato, anche con una certa verve, tali aspetti, chiedendone conto ai primi cittadini.

Unico intervento che non si è occupato di videosorveglianza è stato quello del Consigliere Simeone che si è preoccupato, invece, di evidenziare come il rilascio della residenza ai Bardellino, cosi come accaduto per altri componenti della criminalità organizzata, fu una scelta obbligata dalla magistratura.

Bene ha fatto quindi Paola Villa ad evidenziare che, invece, fu l’esatto contrario e che la residenza fu rilasciata NONOSTANTE l’informativa delle forze dell’ordine e che gli fu concesso di investire in diverse attività economiche del territorio grazie all’ignavia di una classe politica che ha ignorato i ripetuti allarmi contenuti nelle diverse relazioni della DIA.

Se oggi Bardellino osa rispondere con tale arroganza è proprio grazie a quell’ignavia e a quell’ambiguità ampiamente diffuse sul territorio, che hanno consentito che l’area pontina si trasformasse “nella provincia di Casal di Principe”.

Noi siamo con Paola Villa e con quanti intendono riportare la legalità nel territorio pontino denunciando prontamente non solo ogni illegalità individuata, ma anche e soprattutto le collusioni che tali illegalità rendono possibili.

Per l’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”

La Segretaria Nazionale

Simona Ricotti

 

Terracina – Nota sul provvedimento del riesame in merito all’inchiesta denominata Free Beach

Abbiamo avuto modo di leggere, in questi giorni, interpretazioni interessate e artatamente mistificate sulle risultanze dei provvedimenti assunti dal Tribunale del Riesame rispetto alle diverse persone oggetto dei provvedimenti restrittivi assunti dal GIP della Procura della Repubblica di Latina in merito all’inchiesta denominata Free Beach che ha coinvolto Dirigenti e Funzionari del Comune di Terracina, imprenditori locali ed esponenti politici del territorio fra i quali l’ex sindaco e ora deputato europeo Nicola Procaccini, la Sindaca Roberta Ludovica Tintari, e il Presidente del Consiglio Comunale Gianni Percoco.

Ci preme sottolineare, in prima istanza, che ad oggi non sono note ad alcuno le reali motivazioni sulla base delle quali il Tribunale del Riesame, nel pronunciarsi, ha trasformato la misura della custodia cautelare domiciliare  in obbligo di firma, che, vale evidenziare è comunque una misura cautelare coercitiva finalizzata ad evitare il rischio di fuga.

Come noto compito dei Giudici del  Tribunale del Riesame,  è la verifica della sussistenza delle esigenze cautelari  e non certo l’analisi dell’impianto accusatorio, sul quale, ad inchiesta conclusa, spetta alla Magistratura ordinaria  pronunciarsi e che, quindi, ad oggi, resta in piedi nella sua interezza per tutte le 59 persone coinvolte.

Ipotizziamo che ruolo importante nelle decisioni del Tribunale del Riesame abbiano avuto le dimissioni rassegnate dalla Sindaca e il conseguente scioglimento del Consiglio Comunale; eventi che hanno allontanato per i diversi imputati il rischio di inquinamento delle prove e quello dell’eventuale reiterazione del reato.

In tale contesto, però, leggere titoli di noti quotidiani locali e nazionali quali “Spallata all’inchiesta free beach, (Latina Oggi) – Fallito il primo assalto dei PM a FDI (Libero)” o sentir affermare da esponenti politici che dovrebbero avere a cuore la giustizia, che il sistema di malagestione emerso era solo un “evento pre elettorale” (Guido Crosetto) oltre a gettare discredito sulla Magistratura, rappresenta un grave atto di irresponsabilità che, per meschini giochi elettorali, genera solo confusione e qualunquismo tra i cittadini determinando l’affermarsi di posizioni qualunquiste e di rifiuto delle regole della democrazia in un momento particolarmente delicato per la vita civile del paese.

Chi veramente ha a cuore la democrazia, la legalità e il rispetto delle regole di convivenza civile, dovrebbe invece ringraziare la Magistratura, anche mettendosi a disposizione ed auspicando che quanto prima venga fatta piena luce su quello che è stato definito “il Sistema Terracina” e che purtroppo, per quanto ci risulta, non si limita a quanto emerso fino ad ora..

11 agosto 2022

 

Il Responsabile dell’Area Pontina                                                          La Segreteria Nazionale           

         Vittorio Marzullo                                                                                 Simona Ricotti  

Il nostro fondatore ed attuale Presidente Elvio Di Cesare ci ha lasciato

E’ con la morte nel cuore che comunichiamo che il nostro fondatore ed attuale Presidente Elvio Di Cesare ci ha lasciato.
Una perdita enorme, incolmabile, per la nostra Associazione, per la terra pontina che lui cosi profondamente amava e, più in generale, per il mondo della lotta alle illegalità, alla corruzione e alle mafie.
Un esempio di uomo retto, fedele agli ideali di giustizia e di equità sociale, un uomo con una fortissima impronta morale in cui l’etica non era astratta ma si concretizzava in un profondo senso del bene comune e di tutela dello stesso.
Elvio era la bandiera di un’antimafia reale, non parolaia, non retorica, vera, e ci teneva a ribadirlo in ogni circostanza.
Noi che abbiamo avuto il privilegio e il piacere di essergli vicino e di averlo come Maestro, abbiamo potuto apprezzare quella sua capacità unica di offrire i contributi più ricchi e preziosi con una disponibilità totale e una assoluta semplicita’ e quel suo incalzare costantemente la politica e le istituzioni, criticando senza sconti le povertà culturali, la meschinita’ di compromessi privi di sguardi sul futuro, pur trovandosi più volte a pagarne pesantemente il prezzo in termini personali, con una coerenza che è dote rara nel panorama politico/sociale odierno.
Con la sua scomparsa la lotta per la legalità e contro tutte le mafie, la speranza di un mondo migliore hanno perso un loro grande e valido sostenitore.
Con Elvio De Cesare se ne va un pezzo della nostra storia e della storia dell’Antimafia, un fulgido esempio di coerenza, coraggio e determinazione che è stato e sarà punto di riferimento per noi che, raccogliendo doverosamente il testimone dalle sue mani dove lo ha custodito sino alla fine, continueremo a portare avanti il suo sogno di giustizia e legalità ….perché Elvio non abbia sognato invano.
Ciao Presidente…..riposa in pace.

Ennesimo sequestro sul litorale pontino

Ennesimo sequestro sul litorale pontino. Ed anche questa volta coinvolti personaggi noti per aver più volte portato il territorio alla ribalta della cronaca nera e della Direzione Distrettuale Antimafia.

Nella fattispecie i nomi che ritornano sono quelli di Gianni (Johnny) Micalusi, noto come ristoratore, ma anche, e soprattutto, per le sue frequentazioni equivoche e per essere stato, in passato, accusato, e condannato in primo grado, per intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita e Bouzan Hassan coinvolto a suo tempo nell’operazione Damasco relativa alla città di Fondi.

Sconcerta che nonostante le innumerevoli operazioni portate avanti sul territorio dalle forze dell’ordine ed essendo ormai noto la promiscuità dei protagonisti, il non rispetto delle regole e, spesso, la dubbia la provenienza dei capitali investiti, in questo come in altri casi, si continuino a consentire, ed in alcuni casi addirittura a cantarne le magnifiche sorti e progressive, attività ed investimenti che drogano il tessuto economico locale.

Non sappiamo se tale atteggiamento sia dovuto ad ignavia o collusione, certo è che come Associazione che da sempre combatte le illegalità e le mafie, chiederemo agli organi competenti che venga fatta chiarezza anche su questo aspetto.

Riteniamo inoltre inderogabile che il comune di San Felice Circeo proceda al ritiro in autotutela della concessione in questione e chiediamo alle istituzioni TUTTE del litorale pontino di avviare un approfondita verifica sulla regolarità delle concessioni in essere.

Perché, è bene ribadirlo, la cultura della legalità e una concreta azione di contrasto alle mafie e alle “cricche” varie non possono che partire da una buona e trasparente pratica amministrativa. E di quest’ultima nell’area pontina sembra proprio essercene tanto bisogno.

 

La Segreteria Nazionale

 

L’ass.ne “ANTONINO CAPONNETTO vicina a Mario Granieri e alla sua famiglia

L’Associazione per la Lotta contro le Illegalità e le Mafie “ANTONINO CAPONNETTO”, ed in particolare il gruppo campano della stessa, intendono esprimere la loro piena solidarietà ed attiva vicinanza a Mario Granieri e alla sua famiglia, condannando gli eventi criminali subiti a danno sia personale che rivolti all’attività di famiglia, la pizzeria “MANNESI TERRA MIA”. Schierandosi al suo fianco L’Associazione si impegna a supportarne in pieno la lotta comune contro la violenza ed il sopruso, di cui è vittima non solo un’intera famiglia, ma quanti operano nelle attività commerciali del centro storico e di turismo vivono e tutto il territorio, di cui invece bisogna rivendicare la storia e la tradizione culturale che lo rende unico al mondo. La camorra, a cui le “paranze” e bulli vari, fanno capo, che tanto si vanta delle proprie origini, in realtà è nemica di questa terra, ne devasta le potenzialità e ne limita le possibilità, e quanto sta avvenendo ne è la piena dimostrazione. Ed è dalla consapevolezza di quanto tali criminosi avvenimenti danneggino l’immagine e l’economia di Napoli, che ci auguriamo che aumentino sempre più quegli anticorpi contro la criminalità che solo una società civile attenta e reattiva può mettere in campo. La nostra Associazione sarà al loro fianco.

Napoli, 30.05.2022

Il gruppo campano

La Segreteria Nazionale

Troppe morti sul lavoro: una piaga che si manifesta proprio dove le illegalità sono più presenti

Comunicato Stampa

Quella della sicurezza sul lavoro può sembrare un argomento non attinente agli scopi della ns. Associazione, ma ieri ci sono stati altri quattro morti sul lavoro e coloro che si occupano di cultura della legalità e di lotta al crimine nelle sue varie forme non possono ignorare tale dato.

Illegalità e sicurezza sul lavoro sono strettamente correlate tra loro.

Le leggi vigenti non sostengono in maniera reale chi applica le norme ed ha particolare sensibilità per questi aspetti del lavoro.

Il sistema economico diventa ogni giorno più spregiudicato, perseguendo solo obiettivi di profitto e prevaricazione sui diritti elementari di chi lavora. La sicurezza del lavoro ancora viene considerata una pratica burocratica ed un peso dalla gran parte degli operatori economici. In altre parole, in troppi contesti il valore del denaro viene anteposto a quella della vita umana.

Un fenomeno ancor più grave se si considerano feriti e decessi sconosciuti di lavoratori irregolari, veri e propri fantasmi della nostra società. Questi lavoratori rappresentano certamente grandi fonti di guadagno indiretto per imprese, nella maggior parte dei casi in odore di mafia, che li sfruttano.

La penetrazione del malaffare in tutti i settori dell’economia sta avendo un grande effetto negativo sulla qualità e sulla morale corrente.

Ci sono imprese border line che stanno acquisendo lavori per cifre notevoli.

Il sistema delle interdittive è praticamente fermo ed anzi, per effetto del Decreto-Legge 6 novembre 2021, n. 152 (convertito con modificazioni in Legge 233/2021) alcuni effetti delle stesse, grazie ad un procedimento molto più gravoso, sono stati neutralizzati. Ed è ovvio che con la riaffermazione sul mercato delle imprese in odore di mafia, il fenomeno delle morti sul lavoro possa amplificarsi.

Le stazioni appaltanti sono spesso colluse, gli ispettori del lavoro sono pochi e spesso verificano solo gli aspetti formali , affinché “le carte siano a posto”.

È quindi necessario che le istituzioni comprendano che la lotta alle mafie e all’illegalità e la sicurezza sul lavoro sono temi strettamente connessi e che in tale ottica andrebbero affrontati.

Le lacrime di coccodrillo davanti ai troppi morti sul lavoro da parte di chi sostiene semplificazioni burocratiche che piuttosto che essere tali, come denunciato dal Procuratore Gratteri, rappresentano un allargamento delle maglie nella lotta al crimine, rappresentano un offesa alle vittime di mafia e del lavoro.

https://www.rainews.it/articoli/2022/04/tre-morti-sul-lavoro-in-un-giorno-e40088c4-04ac-4508-b822-4e55aae442e6.html

la segretaria nazionale

Simona Ricotti

Mancata erogazione ai comuni di Caivano, Frattamaggiore e Frattaminore dei fondi risorse per dotarsi di impianti di videosorveglianza; una contraddizione inaccettabile che le istituzioni devono risolvere in tempi brevissimi.

Comunicato Stampa

Il parco verde di Caivano è considerato, dalle forza dell’ordine, una piazza di spaccio tra le più grandi e pericolose d’Italia . Un luogo dove si consumano crimini di ogni genere, dal traffico di stupefacenti al traffico di rifiuti, come sta denunciando, ormai da diversi anni il parroco di quel rione, Don Patriciello . Un luogo dove nessuno è al sicuro e dove è stato reiteratamente minacciato lo stesso Parroco, al verosimile scopo di impedirgli di continuare a denunciare e lottare contro le diffuse illegalità che si consumano quotidianamente in quel luogo.

Fiumi di parole di solidarietà sono state versate da parte delle varie autorità al Parroco minacciato, ma quando dalle parole si è dovuti passare ai fatti, il nulla.

L’Associazione contro le illegalità e le mafie “A. Caponnetto” esprime pertanto la propria profonda indignazione in ordine alla mancata erogazione ai comuni di Caivano, Frattamaggiore e Frattaminore delle risorse per provvedere a dotare i territori di competenza di impianti di videosorveglianza. La risposta del Ministero dell’Interno di non aver disposto i fondi, a causa di problemi burocratici, come riportato dalla stampa, rappresenta una inaccettabile ed assurda contraddizione che auspichiamo venga chiarita, e risolta, dai competenti organi in tempi estremamente stretti.

Davanti alle emergenze, da sempre, si pongono in essere deroghe che consentono, in tempi estremamente brevi, di far fronte alle problematiche riscontrate. E pare palese che la situazione dell’area tra Caivano, Frattamaggiore e Frattaminore costituisca una vera e propria emergenza. Non intervenire sarebbe un indiretto lasciare libero il campo alle mafie che riteniamo lo Stato non possa e non debba permettersi.

Il Gruppo Campano

e

La Segretaria Nazionale

Simona RICOTTI

Università Agraria: impudenza ed offesa del concetto di legalità.

Comunicato stampa

La vicenda dell’Università Agraria di Civitavecchia ha del paradossale e oltre rendere evidente l’inadeguatezza e i gravi limiti della legge n.168 del 20 novembre 2017, pone in risalto come mediocri personaggi in cerca di autore, manovrati, a nostro avviso, da sapienti burattinai, possano, con impudenza snaturare gli scopi e modificare gli obiettivi di un ente che, per la funzione istituzionale conferitagli di gestore di beni collettivi, dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’intera collettività.

Lungo è l’elenco delle irregolarità riscontrate che hanno causato, nel tempo, le dimissioni di ben cinque consiglieri e la presentazione di esposti da parte di decine di soci e cittadini e, finanche, dell’intera Amministrazione Comunale.

Mancato rispetto delle normative in materia di funzionamento dell’U.A. con particolare riferimento a quelle che avrebbero garantito la collegialità e il controllo sulle decisioni assunte.

Malagestio contabile e depauperamento delle risorse economiche dell’ente tramite, tra l’altro, l’illegittimo utilizzo delle somme derivanti dalla vendita dei BTP in violazione dell’art 8/bis Legge Regione Lazio n 6/2005 ss.mm.ii.

Imposizione sul territorio d’inesistenti vincoli di uso civico che ha causato la presentazione di circa 1200 controversie presso il Commissario e una serie di sentenze che danno ragione ai cittadini ricorrenti, ma trovano la continua opposizione legale dell’UA, nonostante la ormai acclarata allodialità dei terreni in questione.

Lo scempio ambientale attuato nelle terre di competenza, in alcuni casi in assenza di autorizzazione, che hanno determinato l’intervento della Regione e la sollevazione dell’intera comunità cittadina.

Blocco delle iscrizioni e l’inaccettabile posticipo dell’indizione delle elezioni per il rinnovo del CdA, attualmente in regime di autoprorogatio.

Ed infine i reati di presunta rilevanza penale che hanno determinato prima l’arresto e, successivamente, l’interdizione del Presidente De Paolis.

Ma è indubbio si sia raggiunto l’inverosimile con la recente convocazione del consiglio di amministrazione che, oltre ad essere in autoprorogatio, essendo il presidente interdetto dal proprio ufficio giusta ordinanza del Tribunale del Riesame proc. N. 585/22, non ha più il numero legale minimo per poter essere considerato valido e continuare ad esercitare le proprie funzioni.

Nel rispetto dei criteri di legalità e trasparenza ci saremmo aspettati che, con uno scatto di dignità, i membri del CdA, rimettessero i propri incarichi.

Il non averlo fatto, unitamente al minuetto di firme posto in essere con un consigliere che viene nominato del tutto irregolarmente presidente da un CdA illegale in quanto composto da meno della metà dei membri previsti dalla legge e un vice-presidente che si dimette, entrambi indagati unitamente al De Paolis, oltre ad essere una violazione statutaria, è il massimo esempio di impudenza e di concezione proprietaria ed arrogante dell’ente. Per questo interverremo, in linea con quanto già fatto dalla Magistratura, su ogni ente sovraordinato chiedendo che si metta fine a questa vera e propria offesa del concetto di legalità, e si provveda alla nomina di un Commissario che porti, in tempi strettissimi, all’indizione delle elezioni, affinché l’università Agraria venga restituita alla collettività da cui è demandata a gestire i beni comuni.

E ci aspettiamo che il primo Cittadino faccia altrettanto.

14 aprile 2022

La Segretaria Nazionale

Simona Ricotti

Solidarietà alla giornalista Marilena Natale per l’affitto negato a Formia

Grave e sconcertante la denuncia di Marilena Natale, la giornalista sotto scorta che, per questo motivo, non riesce a trovare una casa in affitto a Formia.

Amara la sua chiosa finale :”… a Formia sono ben accetti i Bardellino, i Giuliano, gli Esposito, i Bidognetti i Mallardo ma non Marilena Natale tirate voi le somme!

Un affermazione grave, che attesta come le mafie si siano ormai impossessate del territorio, compenetrandone il tessuto economico, sociale e culturale, determinando una vera e propria mafiosizzazione della società, nel silenzio delle istituzioni e nell’assenza dello Stato.

Un silenzio e un’ assenza a cui non c’è giustificazione alcuna, tanto più che la situazione è nota da anni. Basterebbe ricordare che era l’ormai lontano 2014 quando il pentito Carmine Schiavone definì la provincia di Latina, provincia di Casal del Principe, concetto peraltro ribadito dalla DIA che nella sua ultima Relazione “ sottolinea come la vicinanza geografica al sud pontino renda l’area una sorta di “periferia campana”.

Nell’esprimere tutta la nostra vicinanza a Marilena Di Natale chiediamo al Prefetto, al Ministro degli Interni, a quello della Giustizia e a quanti hanno responsabilità di governo del territorio, di assumere provvedimenti straordinari per far fronte alla ormai gravissima situazione dell’Area Pontina primo fra tutti, come da anni andiamo ormai chiedendo, l’istituzione di un dipartimento distaccato della DIA a Latina che supporti e fornisca di ulteriori e più idonei strumenti le forze del ordine del territorio, mettendole in condizione di fare fronte con maggiore efficacia alla complessità della situazione.

Ma è anche necessario che la società civile, le forze sane del territorio, nel prendere atto che fatti come quello accaduto a Marilena Natale, seppur non costituiscono reato, rappresentano quell’humus criminogeno che consentono il radicamento delle consorterie mafiose e il controllo del territorio da parte delle stesse, si facciano promotrici di uno scatto che consenta alla collettività di acquisire la consapevolezza che solo un’azione sociale di rigetto di tali atteggiamenti criminogeni possono costituire i reali anticorpi con cui una società può rigettare ed impedire la “mafiosizzazione” del proprio territorio.

Se certi fatti accadono, è perché si lasciano accadere e non suscitano la necessaria riprovazione sociale generale che invece dovrebbe circondarli. Ed in questo ognuno per la propria parte e il proprio ruolo, da rappresentante istituzionale, politico, sindacale o da cittadino, ne porta la responsabilità.

La Segretaria Nazionale

Simona RICOTTI

Sequestro Sombrero: alcune riflessioni

Sequestro Sombrero: alcune riflessioni


Il sequestro del lido Sombrero, disposto dal GIP di Latina Pierpaolo Bortone su richiesta del Sostituto
Procuratore Dott. Giuseppe Miliano, fa seguito ai due precedenti sequestri, ormai risolti sebbene in attesa
di definizione delle rispettive procedure giudiziali, e all’ormai annoso e rumoroso sequestro del complesso
Pro Infantia per il quale, stante l’evidenza delle prove, è stato chiesta l’emissione del Decreto di giudizio
immediato.
Secondo gli inquirenti, sarebbero state poste in essere diverse violazioni degli strumenti urbanistici, in
contrasto con il Piano di Utilizzazione degli Arenili, abusi edilizi compiuti entro la fascia di rispetto dei
trecento metri dalla battigia, area sottoposta a vincolo paesaggistico.
Un minimo comune denominatore sembra emergere dall’iniziativa delle autorità inquirenti e cioè il nome
del Geom. Giuseppe Zappone, che risulta tecnico dello stabilimento La Vela, tecnico nel cantiere ex Pro
Infantia e tecnico dello stabilimento Sombrero.
Vale evidenziare questo tecnico è il figlio dell’ex sindaco di Terracina nonché Presidente del Consiglio
Comunale durante la prima consiliatura Procaccini, Giovanni Zappone, e fratello dell’attuale assessore della
giunta Tintari, Emanuela Zappone.
Nel merito della vicenda Sombrero, le autorità inquirenti affermano che sin dal 2019 il settore attività
produttive del Comune aveva rilasciato parere negativo al progetto presentato dal geometra Zappone,
successivamente fu il Mibac, con varie prescrizioni, a dare il via libera al progetto, sulla base, però, di
prospettazioni fittizie sempre del geom. Zappone.
Queste, in estrema sintesi, le motivazioni alla base del sequestro da parte della Procura della Repubblica di
Latina.
Il litorale terracinese, ed in generale tutta l’area demaniale (vedi arresto Suffer per area Luna Park), per
troppo tempo è stato considerato un far west, lasciato a se stesso, al suo destino ed alla merce’ del più
forte. La sensazione è che ci sia una sorte di sistema che pensa di poter utilizzare il territorio a proprio uso e
consumo grazie ad importanti coperture.
Basterebbe ricordare, come facilmente desumibile con una semplice ricerca su internet, come il Sombrero
sia stato punto di raccolta elettorale e luogo di frequentazione previlegiato di importanti quanto discussi
esponenti politici.
Vogliamo augurarci che le lodevoli quanto doverose iniziative della Magistratura e della Guardia Costiera in
particolare, possano non solo ristabilire un minimo di legalità, ma aiutino la collettività terracinese a
riappropriarsi dei propri luoghi, della loro bellezza e della loro vocazione turistica a favore di tutti e non di
pochi privilegiati. L’Associazione Caponnetto, come sempre, sarà al loro fianco.

Per la sezione di Terracina

Vittorio Marzullo

Per la Segreteria Nazionale
Il Responsabile La Segretaria
Simona Ricotti

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO HA ADERITO AL COMITATO PER LA LIBERAZIONE DALLA CAMORRA DELL’AREA NORD DI NAPOLI

L’Associazione contro le Illegalità e le mafie A. Caponnetto, lette le motivazioni che hanno portato associazioni, rappresentanti politici, religiosi e della società civile a dare vita al Comitato di Liberazione dalla camorra – Area Nord di Napoli, condividendone le analisi, gli obiettivi e le metodologie di azione, aderisce convintamente nell’intento di fornire il proprio modesto contributo in quella che si prefigura come una vera e propria guerra alla criminalità organizzata finalizzata a restituire intere porzioni di territorio alla cultura e alla pratica della legalità.

Quale Referente dell’Associazione per riunioni, iniziative mobilitazioni e quant’altro si renderà necessario si indica l’Ing. Antonio Limatola di cui di seguito sono indicati i riferimenti. 

Ringraziandovi per aver dato vita a questa iniziativa quanto mai necessaria e per quanto finora avete già fatto, colgo l’occasione per inviarvi i miei più cordiali saluti.

Per l’Associazione contro le illegalità e le mafie A. Caponnetto

La Segretaria Nazionale Simona Ricotti

Per contatti: Ing. Antonio Limatola – tel. 335 625 3192 – Mail: antonio.limatola1953@gmail.com

Terracina – Comunicato Stampa dell’ass.ne Caponnetto sulla vicenda Pro Infantia,

Abbiamo appreso dagli atti della Procura della Repubblica di Latina, del rinvio a giudizio di sei indagati per la vicenda Pro Infantia, tra cui il vice sindaco di Terracina, geometra Pierpaolo Marcuzzi, e dell’individuazione, quali parti offese la Regione Lazio ed il Comune di Terracina.

Nonostante la prima udienza sia prevista per il prossimo 11 gennaio ad oggi, pur essendo ormai a ridosso della data d’inizio del processo, non si ha notizia alcuna circa la decisione, da parte degli enti individuati quale parte offesa, di costituirsi parte civile.

L’Associazione contro le Illegalità e le Mafie A. Caponnetto ritiene opportuno, che in tempi estremamente stretti, la Regione Lazio e il Comune di Terracina facciano immediatamente chiarezza sulle loro reali intenzioni.

Riteniamo che non siano accettabili difese corporative ed antidemocratiche ed atteggiamenti autoassolutori da parte di chi ha la responsabilità di gestione ed amministrazione della cosa pubblica, anche quando, come in questo caso, tanto eclatanti sembrano essere i danni arrecati alla collettività.

Ci aspettiamo quindi uno scatto di dignità da parte dei rappresentanti istituzionali di Comune e Regione, indipendentemente dai loro ruoli, affinché si riapproprino del ruolo di garanti della legalità e si pongano a tutela degli interessi collettivi, costituendosi parte civile in un processo che li individua quali parti offese.

Sottrarsi a tale dovere rappresenterebbe una grave, ed inaccettabile, lesione alla cultura del buon governo e della legalità e costringerebbe i cittadini ad avviare un azione sostitutiva a tutela della propria collettività.

La Segretaria nazionale

Simona Ricotti

Latina, la re-intestatazione ad Arnaldo Mussolini del parco Falcone e Borsellino

l’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” apprende con vivo disappunto che un sito di Latina intitolato a due martiri della giustizia e della democrazia possa essere re- intestato ad Arnaldo Mussolini.

La proposta appare, infatti, priva di qualsiasi attuale giustificazione, quindi chiaramente propagandistica.

Se nulla a suo tempo imponeva di modificare la precedente intestazione, intitolando a Falcone e Borsellino, l’uno di ispirazione di sinistra, l’altro di ispirazione di destra, un diverso e distinto sito cittadino, ben a maggior ragione oggi nulla spiegherebbe questo postumo ripensamento, se non una totale indifferenza verso gli attuali intestatari.

Riteniamo che tale sia l’opinione della maggior parte dei cittadini e delle cittadine di Latina, a qualsiasi orientamento politico facciano riferimento.

Simona Ricotti

l.r.

associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”.

Istruzioni per l’iscrizione all’associazione A.Caponnetto

asscaponnettocv@gmail.com  E’ L’EMAIL CUI INVIARE LE DOMANDE DI ISCRIZIONE PER COLORO  CHE VOGLIONO ISCRIVERSI PER LA PRIMA VOLTA ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.

LE DOMANDE DOVRANNO ESSERE COMPLETE DI TUTTI I DATI ANAGRAFICI,RESIDENZA,INDIRIZZI,NUMERI DI TELEFONO,NUMERO DI CODICE FISCALE,PROFESSIONE E  NON , DOVRANNO ESSERE ACCOMPAGNATE DA ALCUN VERSAMENTO CHE POTRA’ ESSERE EFFETTUATO SOLAMENTE DOPO L’ESAME  DA PARTE DEL  DIRETTIVO E  IN CASO DI EVENTUALE  COMUNICAZIONE  DI ACCETTAZIONE.

I VECCHI ISCRITTI SONO INVITATI A REGOLARIZZARE LA LORO POSIZIONE PER L’ANNO 2021 PROVVEDENDO A RIMETTERE LA QUOTA SOCIALE ANNUALE DI 30 EURO TRAMITE ESCLUSIVAMENTE BOLLETTINO POSTALE  ASL CONTO N.86015211 INTESTATO ALL’ASSOCIAZIONE  CAPONNETTO.

NON SARANNO ACCETTATI VERSAMENTI A MANO,

LA SEGRETERIA NAZIONALE DELL’ASS,CAPONNETTO

TEL. 3287182629

SOLIDARIETA’ AL COMANDANTE MAIELLO DI POMIGLIANO MINACCIATO DI MORTE

SOLIDARIETA’ AL COMANDANTE MAIELLO DI POMIGLIANO MINACCIATO DI MORTE

di Francesco de Notaris – vice segretario nazionale – già Senatore della Repubblica

Esiste in Italia una categoria di vigliacchi ed insieme di criminali che immagina di potere fare ciò che vuole.

A Pomigliano D’Arco in provincia di Napoli c’è il Comandante dei Vigili Urbani Luigi Maiello che è un uomo di Stato ed è un pubblico dipendente che deve fare il proprio dovere perché opera in nome del popolo italiano e deve fare rispettare le leggi. Maiello ha ricevuto anonime minacce di morte perché opera secondo la legge.

Quindi è una persona fedele ad un impegno preso e ad un mandato ricevuto.

Il Comandante riceve minacce di morte in forma anonima.

Chi minaccia si nasconde perché sa di sbagliare grandemente e non ha il coraggio di prendere iniziative assumendosene la responsabilità. Sa di sbagliare e di sbagliare due volte. E poi la minaccia di morte mostra il massimo della stupidità da parte del soggetto anonimo.

Anzitutto l’anonimo protesta, minacciando in quanto quasi certamente colpito perché ha subito una sanzione giusta per un motivo che non condivide. Avrà commesso un reato.

Poi minaccia di morte un cittadino che compie il dovere e che non ha motivo di assumere una iniziativa se non perché esecutore di ordini o perché ha assunto iniziative doverose in seguito a leggi dello Stato.

Se qualcuno incorre in sanzioni, in accertamenti ed è inquisito e poi rinviato in giudizio ed anche condannato è perché è autore di violazioni che ha compiuto.

Per tale motivo l’anonimo , anziché riconoscere di essere un border line rispetto alle leggi dello Stato o addirittura un malfattore, pretende che lo Stato di diritto chiuda un occhio e dovrebbe permettergli ciò che non è permesso ad altri.

E Lo Stato ed i rappresentanti dello Stato dovrebbero soggiacere all’arroganza di singoli o di gruppi che si ritengono ‘legibus soluti’ perché essi stessi si pongono ‘fuori’ dalla Costituzione? Pretesa folle!

E noi della Caponnetto solidarizziamo con il Comandante Maiello.

La nostra solidarietà non deve somigliare a un rito che ha momenti scontati: minaccia, sconcerto, solidarietà e tutto finisce con parole usuali pronunciate da Autorità, da Colleghi, da Associazioni e persone sensibili e, come nei Tg, voltiamo pagina. La nostra solidarietà deve educare. La solidarietà non è uno slogan.

Se la solidarietà attiva non è condivisa ed affermata dai Cittadini di Pomigliano, se non scatta una forma di dissenso visibile verso chi delinque, se non si modificano convincimenti e comportamenti addirittura la condizione di vita di una Città peggiora per tutti.

Ecco che la Caponnetto non si piega ad una liturgia che prevede solidarietà, marce, fiaccole e lenzuola. Tutto serve. Ma non basta.

Occorre essere esigenti verso i rappresentanti delle Comunità in cui avvengono tali episodi perché siano rispettosi della legalità non a parole ma sempre nella concreta attività dell’Amministrazione.

Occorre essere esigenti verso gli elettori che non possono votare i soliti personaggi propensi a fare promesse, a favorire, a preferire alcuni e a danneggiare altri, mostrando non il servizio ma il dominio e la discrezionalità del potere.

In alcuni Paesi della Campania costruzioni abusive, interi quartieri sono stati costruiti mentre gli Amministratori dormivano e non si accorgevano del movimento che accadeva intorno a loro. Ed i cittadini silenziosi ed impauriti da imprenditori che si arricchivano e vendevano appartamenti invendibili e che sono ingannatori e sono contro il popolo ed i legittimi interessi di chi ha diritto alla casa, diritto costituzionale.

L’Associazione Caponnetto si costituirà parte civile nei processi che riguardano attività tipiche della criminalità organizzata.

E la criminalità organizzata è all’origine dello sviluppo distorto, dell’usura, del lavoro nero; è contro la fruizione della scuola che educa i cittadini, è contro il lavoratore perché non vuole sicurezza nel lavoro ma precariato e instabilità.

La criminalità è contro il presente ed il futuro e anche gli affiliati sono carne da macello. I capi delle organizzazioni criminali usano gli altri per continuare ad avere un potere su di loro e per arricchirsi nei modi noti.

Luigi Maiello è un esempio anche per numerosi Colleghi e va incoraggiato non soltanto a continuare nel proprio lavoro ma va invogliato dagli Amministratori a tenere incontri nelle scuole, a partecipare ad incontri qualificati, ad essere soggetto attivo in scuole di formazione nelle quali non basta parlare ma occorre dimostrare di testimoniare.

Luigi Maiello non è un eroe. In questi tempi sembra che chi vive la normalità di un impegno debba essere additato come personalità eccezionale.

Il Comandante dei vigili di Pomigliano è una persona normale. E’ un Padre di famiglia, un lavoratore, un difensore dei diritti dei cittadini.

I miserabili sono coloro che minacciano. Speriamo che capiscano che non possono continuare a negare una umanità che pure hanno. Se non prendono coscienza anche costoro la società non migliora. E le generazioni future non devono soffrire perché i loro padri sono irresponsabili.

Dobbiamo convenire che viviamo tutti sulla stessa Terra e le conseguenze delle nostre imprese positive o negative ricadono su tutti noi.

La questione dei rifiuti insegna che le malattie ricadono su tutti.

arresto Tosini – comunicato stampa dell’associazione Caponetto

E’ ormai dato acclarato che il ciclo dei rifiuti sia un settore particolarmente delicato sia sotto l’aspetto ambientale, sia per l’interesse con cui viene guardato dalla criminalità organizzata che ormai da decenni ha compreso l’importante mole di denaro che ne può fruttare a fronte di un ampio margine di impunità rispetto ad altri settori criminali.

Ed è proprio sulla base di tali consapevolezze che ancor più grave appare quanto accaduto nel settore rifiuti della Regione Lazio con l’arresto dell’Ing. Flaminia Tosini, Dirigente della Direzione Regionale politiche ambientali e ciclo dei rifiuti e dell’imprenditore Valter Lozza.

Quello che appare dalle carte, oltre allo squallore dei personaggi, è un vero e proprio sistema, un “Meccanismo criminoso” come viene definito dal Gip. Annalisa Marzano “ben collaudato, estremamente pericoloso e pregiudizievole” per la “.. complessiva gestione degli interessi inerenti la gestione delle attività dedite allo smaltimento dei rifiuti e alla gestione delle discariche.”

Ed ancora : “L’intero dipartimento della Regione Lazio, cruciale per la salvaguardai dell’interesse ambientale del territorio laziale, a causa delle condotte illecite poste in essere dalla sua Dirigente, Tosini Flaminia,….è stato totalmente ripiegato sugli interessi privati di Lozza Valter.”

Affermazioni gravi che gettano una luce sinistra sull’intera istituzione regionale – la Tosini dirigeva ben 8 settori –, ne screditano il ruolo e minano fortemente l’autorevolezza dei provvedimenti assunti – si legge nell’ordinanza – “…in dispregio di ogni minima regola di trasparenza e imparzialità della Pubblica Amministrazione”.

È veramente inquietante pensare che questa dirigente descritta come “donna totalmente indifferente ai risvolti pericolosi delle sue illecite determinazioni” e di cui viene delineato “lo spregevole tratto affaristico” con il quale ha governato l’ambito di sua competenza, sia lo stesso funzionario pubblico chiamato a rappresentare a Marzo dello scorso anno, proprio mentre architettava la propria strategia criminosa, la delicata situazione del settore rifiuti della Regione Lazio presso la Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e dei reati ambientali connessi”. E lascia basiti, alla luce di quanto avvenuto, la superficialità con la quale si è trovata a rispondere proprio sui temi che oggi ne hanno determinato l’arresto.

Non possiamo non pensare che quanto venuto alla luce sia solo un aspetto parziale di questa malagestione della cosa pubblica e che quello scoperto sia l’unico interesse privato favorito. Per questo riteniamo doveroso che Zingaretti e la sua giunta, non potendo certo sottrarsi alle responsabilità politiche di quanto svelato dall’indagine, procedano a sottoporre ad un attenta revisione i provvedimenti assunti dalla dirigente in questione nei propri campi di competenza ed auspichiamo che la Magistratura inquirente prosegua nel lavoro di approfondimento di quanto accaduto nel settore dal 2015, anno in cui la dirigente in questione ha assunto il proprio ruolo in Regione, ad oggi.

L’Associazione Caponnetto, dal suo canto, essendo venuta in possesso di documenti di probabile interesse nel procedimento, in ottemperanza al proprio ruolo di associazione contro le illegalità e le mafie e nel rispetto dei troppi territori avvelenati e devastati da una gestione criminale delle matrici ambientali, provvederà a depositarli presso i competenti magistrati.

Roma, 23.03.2021

La Segreteria

Simona Ricotti

Ci lasciano sorridere le prese di posizione di talune forze politiche sull’operazione denominata RESET

Dopo l’ennesima operazione della DIA di Roma, in collaborazione con la Procura e le forze dell’ordine di Latina, denominata RESET, che fa seguito alle operazioni denominate DON’T TOUCH, ARPALO, ALBA PONTINA ecc, non possiamo che congratularci con la Magistratura inquirente e con le Forze dell’ ordine, con tutte le donne e gli uomini che ne fanno parte, per gli ottimi risultati ottenuti con il loro instancabile lavoro.

Il colpo assestato con l’operazione RESET risulta senza dubbio decisivo per far intravedere l’epilogo del dominio della criminalità mafiosa a Latina e nel comprensorio; ma, nella purtroppo piena consapevolezza che molto ancora c’è da fare contro la criminalità organizzata e mafiosa nel territorio pontino, ci sentiamo, anche se siamo certi non ve ne sia bisogno, di affermare che è ora che le indagini inaugurino altri filoni, come quelli delle coperture e collaborazioni date a queste organizzazioni criminali dai colletti bianchi e dalla politica…..E cioè è necessario colpire ogni forma di copertura e di riferimento che questa delinquenza ha avuto sul territorio, come peraltro evidenziato da diversi pentiti, affinché non possa più rigenerarsi.

Sono anni che l’Associazione Caponnetto denuncia all’opinione pubblica e alla Magistratura le malefatto di questo sistema di potere, anche presenziando nelle aule giudiziarie come parte civile.

Per questo ci lasciano sorridere le prese di posizione di talune forze politiche, da sempre silenti su quanto accadeva nel territorio e nel tempo molto vicine a quanti coinvolti nelle citate operazioni, che oggi esultano per l’operato delle forze dell’ordine. Ma tant’è, vogliamo auspicare che queste prese di posizione preludano ad un reale repulisti nelle proprie organizzazioni da elementi contigui alla criminalità senza la necessità di interventi giudiziari, che pur auspichiamo.

Ne gioverebbe l’intero territorio pontino, la sua economia e il suo tessuto sociale, e, non da ultimo, il concetto stesso di politica.

La Segreteria

Comunicato Stampa sui rifiuti nella terra dei fuochi

La Procura della Repubblica di Napoli Nord ha sancito la relazione causale e concausale tra la presenza di siti di rifiuti incontrollati e l’eccesso di patologie tumorali nel territorio della cosiddetta Terra dei Fuochi, riconoscendo, quindi, la fondatezza delle numerose denunce inoltrate dall’Associazione A. Caponnetto a varie Procure d’Italia circa il nesso fra i veleni interrati dalla camorra e le migliaia di morti tumorali nei territori interessati. Stiamo lavorando affinché tutte le altre Procure, a cominciare da quella di Napoli Centrale, facciano la stessa cosa. Riteniamo che non si possa assistere inerti ed indifferenti di fronte allo spettacolo doloroso che sta vedendo morire tantissime persone, a migliaia, come profetizzò il pentito di camorra Carmine Schiavone che le quantificò in 5 milioni. Ringraziamo il Procuratore Capo Dr.Greco di Napoli Nord, ricordando, commossi per tanta solerzia, la telefonata fattaci da una sua collaboratrice, disperata che non trovava la copia della nostra denuncia e l’interrogazione del senatore Lannutti che, su nostra richiesta, aveva posto il problema in sede parlamentare e governativa, chiedendo l’intervento del Governo centrale. Roba che nessun altro ha fatto. Stiamo predisponendo gli atti per chiedere ai Procuratori Generali di Campania, Lazio, Molise ed Abruzzo l’avocazione dei fascicoli delle Procure rimaste finora inerti. Stanno morendo intere popolazioni e, come ha ben chiarito il Procuratore Greco, al quale rinnoviamo la nostra stima, non ci sono più alibi, bisogna assolutamente procedere con la bonifica, il risanamento del territorio e, ovviamente, con la ricerca dei responsabili ad ogni livello. Non agire significa rendersi complici di questa carneficina.

La Segreteria Simona Ricotti

rapporto ISS

ABBIAMO VINTO LA BATTAGLIA DEL RICONOSCIMENTO DA PARTE DELLA PROCURA DI NAPOLI NORD DEL NESSO ESISTENTE FRA MALATTIE TUMORALI E RIFIUTI TOSSICI

ABBIAMO VINTO LA BATTAGLIA DEL RICONOSCIMENTO DA PARTE DELLA PROCURA DI NAPOLI NORD DEL NESSO ESISTENTE FRA MALATTIE TUMORALI E RIFIUTI TOSSICI INTERRATI DALLA CAMORRA IN TUTTA L’AREA DELLA COSIDDETTA “TERRA DEI FUOCHI ” IN CAMPANIA.

CON QUESTO RICONOSCIMENTO DECINE DI MIGLIAIA DI VITTIME CHE CI HANNO RIMESSO LA VITA PER TALE ATTO CRIMINALE ( IL PENTITO DI CAMORRA CARMINE SCHIAVONE HA DICHIARATO AI MAGISTRATI CHE CI SARANNO 5 MILIONI DI MORTI ) OTTERRANNO FINALMENTE GIUSTIZIA.

ORA QUEL RICONOSCIMENTO APRIRA’ LE PORTE PER ALTRE AZIONI CHE GIA’ STIAMO PREPARANDO IN ALTRE AREE DEL PAESE,COME NELLA STESSA CAMPANIA,NEL LAZIO,NEL MOLISE,IN ABRUZZO ECC,- DOVUNQUE L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E’ PRESENTE -PER OTTENERE LO STESSO RISULTATO.

QUALCUNO ,COME IL PROF.MUSACCHIO DELL’OSSERVATORIO MOLISANO PER LA LEGALITA’,HA AVUTO L’ONESTA’ INTELLETTUALE DI SCRIVERE CHE IL MERITO DI TALE RICONOSCIUTO VA ATTRIBUITO ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E QUESTO E’ VERO PERCHE’ CI ABBIAMO SPESO ANNI A STENDERE DENUNCE,A VARIE PROCURE DEL LAZIO,DELLA CAMPANIA,DEL MOLISE,A CONSUMARCI NOTTATE PER FARLO,,A FARE CONVEGNI,AD INCONTRARE PERSONE DISPERATE,A TORMENTARE IL SENATORE ELIO LANNUTTI DEI 5 STELLE PER PREGARLO DI PRESENTARE VARIE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI,IL TUTTO IN UN OCEANO DI SILENZI,DI COMPLICITA’ ISTITUZIONALI ANCHE ALTE ED ANCHE A COSTO DI QUALCHE INSULTO A NOI CHE NE SIAMO STATI GLI AUTORI.

LA STESSA ONESTA’ INTELLETTUALE DEL PROF. MUSACCHIO SPINGE ME,ORA CHE DA UN PAIO DI MESI NON SONO PIU’ IL SEGRETARIO NAZIONALE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E CHE NON HO MAI NUTRITO FORME DI AUTOESALTAZIONE , A RENDERE NOTO CHE SE NON CI FOSSE STATO ROMANO DE LUCA NELL’ASSOCIAZIONE,A QUESTO RISULTATO NON CI SAREMMO MAI GIUNTI.

INFATTI E’ ROMANO.UN EX POLIZIOTTO CHE OGGI E’ LA COLONNA PIU’ VALIDA E ROBUSTA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,CHE HA RACCOLTO TUTTA LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA,L’AUTORE DI TUTTO,COMPRESI GLI ESPOSTI CHE IO HO SOLO FIRMATI NELLA VESTE DI RAPPRESENTANTE LEGALE E DI SEGRETARIO NAZIONALE.

IL MERITO E’ TUTTO E SOLO SUO .

LA POLIZIA DI STATO,OLTRE A POCHE PERSONE MARCE ,PARTORISCE QUESTE PERSONE DI ALTO SPESSORE MORALE E DI ALTA FEDELTA’ AGLI INTERESSI GENERALI DEL PAESE.

GRAZIE AD ESSA E A ROMANO IN PARTICOLARE !!!!

UN GRAZIE DI TUTTO CUORE.

ELVIO DI CESARE

TERRACINA IN CHIAROSCURO.L’ALLARME DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Comunicato Stampa

Abbiamo visto, con non poco sconcerto, la registrazione dello svolgimento del consiglio comunale di Terracina svoltosi lo scorso 25 gennaio.

Appare, infatti, estremamente grave che in una città dove si susseguono episodi criminosi, gravi atti intimidatori, dove è conclamata la presenza ingombrante degli imputati di importanti inchieste, come l’operazione DirtY Glass, i rappresentanti

delle Istituzioni, nell’ambito del Consiglio Comunale, massima assise cittadina per eccellenza, piuttosto che fornire risposte a chi pone domande e tranquillizzare la popolazione circa il proprio impegno a tutela della legalità, visti anche i recenti sequestri, incentrino le proprie energie a fornire dati sensibili di chi alcune operazioni attualmente oggetto di inchiesta ha denunciato, quasi a dar il senso che si sia attuato una qualche forma di dossieraggio nei loro confronti.

Altrettanto grave, e francamente inquietante, ci è parso il sollevare sospetti di illegittimità e anomalie, minacciandone la verifica della correttezza, come se il dovere di verifica del rispetto delle norme, precipuo compito di chi amministra la cosa pubblica, si possa utilizzare come strumento di pressione o, peggio ancora di intimidazione, piuttosto che come adempimento del proprio ruolo istituzionale.

Parimenti da stigmatizzare ci è parso il comportamento dell’intero Consiglio Comunale dove, nessuno, negli scarsi interventi, si è sentito in dovere di condannare l’atteggiamento minatorio del Vice Sindaco né, tantomeno, ha ritenuto di dover approfondire nel merito le ombre speculative che sempre più cupe incombono su un’area di pregio della città, posta a soli 50 metri lineari dalla battigia, o di chiarire in onore alla trasparenza che appare doverosa in questa fase in cui è stata accertata la presenza nel tessuto sociale e produttivo locale della malavita organizzata, chi si muova dietro lo strano gioco di

scatole cinesi nella composizione societaria degli investitori e quale tracciabilità abbiano i fondi che verranno investiti.

Riteniamo non siano queste le modalità per stimolare la crescita dei doverosi anticorpi che un tessuto sociale sano dovrebbe avere come reazione al reiterarsi di episodi criminali, né tantomeno che con questo atteggiamento si possa riuscire a diradare quel velo di sospetto, spesso, purtroppo, fondato, come i fatti attestano, che ormai avvolge ogni singola operazione economica sul territorio, foss’anche l’apertura di una nuova attività commerciale.

In tale contesto, davanti ad atteggiamenti che ricordano modalità molto diverse da quelle che dovrebbe avere un ente pubblico, che hanno avuto quale unico effetto quello di farci alzare il livello di guardia, vogliamo esprimere la nostra piena

solidarietà a quanti, forze ambientaliste, politiche e singoli/e cittadini/e, sono stati oggetto di tali inaccettabili condotte, spronandoli a rimanere vigili e ringraziandoli

per la loro pratica di cittadinanza attiva, che dovrebbe essere di esempio all’intera collettività.

La Segreteria Nazionale

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