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Un contributo dell’amico Roberto Fallerino sull’esistenza dello spazio per l’economia legale in Italia

L’AMICO   ROBERTO  FALLERINI,IMPRENDITORE  ISCRITTO  ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,HA  ELABORATO QUESTO INTERESSANTE CONTRIBUTO  CHE PUO’ ESSERE ASSUNTO  COME BASE  PER UN PROFICUO  DIBATTITO FRA TUTTI  COLORO CHE CI SEGUONO.

  

SI  FA  TROPPO  POCO  O  BASTEREBBE  POCO  ?

Esiste ancora lo spazio per l’ economia legale in Italia ?

Esiste lo spazio per recuperare l’ evasione e, quella illegale in particolare ?

In un periodo di grande caos, di perdita di punti di riferimento, di ingarbugliamento della vita di ognuno di noi, registriamo un disagio e uno stato confusionale di difficile comprensione. Non solo, si percepisce e si tocca con mano una pericolosa deriva illegale quasi ineluttabile nelle sue forme più o meno aggressive e, tutto ciò ci lascia attoniti attori in una realtà di meccanismi illegali di distorsione della libera concorrenza che mai, mai avremmo pensato di poter vivere nella nostra quotidianità.

Mi riferisco qui al fattore “c”: convivenza, connivenza, convenienza, le 3 parole chiave che declinano l’ evoluzione di questo patto criminale che ha falciato e continua a falciare tante vittime in Italia. Uccide il mercato, assassina la possibilità di concorrenza e libera impresa favorendo l’ evasione. Poi su questa tomba si creano nuove regole, alimentando assunzioni pilotate e legalizzando capitali sporchi di sangue che diventano sfarzo, ma spesso anche nuove imprese. Un circuito viziosissimo, che in 20 anni ha avvelenato l’ economia meridionale e contagiato quella settentrionale. Fino a creare una realtà bifronte che è radicalmente cambiata : le armi e i soldi, la violenza e gli affari. Le mafie oggi si presentano sulla scena imprenditoriale e soprattutto come un service : offrono servizi, efficienti, rapidi e poco costosi. Mettono a disposizione capitali cash con tassi spesso inferiori a quelli delle banche : pacchi di banconote pronta cassa. Garantiscono manodopera disciplinata e qualificata con costi ridotti e nessuna rivendicazione sindacale. Tengono lontani ladri e ricattatori con una giustizia inesorabile e dirimono qualunque controversia con i fornitori senza bisogno di finire nel labirinto dei Tribunali civili più lenti d’ Europa. Aprono le porte della burocrazia sbloccando rapidamente pratiche comunali e regionali incagliate da tempi biblici : licenze e autorizzazioni spuntano dai cassetti come per magia, vanificando ogni ostacolo. Chi può offrire di più ?

E come può l’ impresa legale, che non gode di questi privilegi, competere in queste condizioni ?

E come è possibile che nessun legislatore sia a conoscenza di tali meccanismi di distorsione della concorrenza e della messa in discussione delle tenuta della civile convivenza nel nostro Paese ?

Ma l’ Italia è ancora un Paese civile ?

Un Paese che consente di aprire presso la CCIAA e tenere aperta una partita iva senza nessun controllo, senza che ci sia l’ obbligo di presentare bilanci o documenti in grado di giustificare un giro di affari di milioni di euro. Un Paese che consente agli stessi titolari di PI di chiuderla dopo 2 anni e aprirne un’ altra, anche qui senza nessun controllo, senza aver verificato se sono stati pagati i tributi  e le imposte dovute in precedenza, senza nessuna verifica sui requisiti patrimoniali necessari per avviare un’ attività che fattura milioni di euro.

Un Paese dove anche le banche aprono conti correnti a soggetti “border line“ senza nessun ripensamento e o controllo, soggetti “border line” magari già più volte falliti e con procedimenti penali e civili a loro carico in corso e, tutto questo come se ci trovassimo in un contesto di normalità.

Ma allora si fa troppo poco o si fa niente contro il riciclaggio ?

Si fa troppo poco o niente nei confronti di chi evade centinaia di milioni di euro di imposte con fallimenti o chiusure di attività ad arte studiate ?

Si fa troppo poco o niente nei confronti dei Comuni che controllano le licenze commerciali, gli appalti, l’ edilizia e quindi le nuove case ?

Si fa troppo poco o niente nei confronti dei Consorzi Industriali e delle autorizzazioni che questi Enti rilasciano ?

Si fa troppo poco o niente nei periodi di commissariamento dei Comuni e, perché il periodo dai 18 a 24 mesi che dovrebbe consentire alla macchina burocratica e amministrativa di depurarsi delle scorie mafiose (nei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose), molto spesso questo periodo altro non è che un momento di totale immobilismo ?

Si fa troppo poco o niente per recuperare questa enorme evasione ?

E il potere legislativo, il Parlamento che è a conoscenza di queste problematiche come interviene o pensa di intervenire, per riportare legalità ed equità contributiva tra i cittadini in una situazione assurda ed inquietante come quella sopra descritta ?

Basterebbe per esempio imporre per legge ai Comuni un Regolamento comunale dove in base al numeri di abitanti e al reddito pro-capite si consente o meno la concessione di autorizzazioni commerciali,  per ridurre il fenomeno di questo abnorme numero di autorizzazioni rilasciate dal- l’ Ente, autorizzazioni che spesso nascondono solo corruzione, riciclaggio di denaro sporco, spaccio di sostanze stupefacenti e tutto mascherato da pseudo “attività legali” … .

Basterebbe imporre alla CCIAA il controllo dei bilanci e dei pagamenti delle imposte dovute, per cancellare immediatamente un’ impresa non in regola e segnalare i suoi amministratori ;

Basterebbe impedire la stipula di contratti di locazione commerciale a chi non presenta i bilanci degli ultimi tre anni o le dovute garanzie patrimoniali e civili (certificato carichi pendenti) per poter svolgere un’ attività commerciale.

Si fa troppo poco o basterebbe poco per riportare legalità ed equità in Italia ?

12 ottobre 2020                                                                                                        Roberto Fallerini

                                                                                                                                (Romano Farinelli)

Fonti :

I Gattopardi di Raffaele Cantone e Gianluca De Feo ed. Oscar Mondadori ;

Censis Impresa e criminalità nel Mezzogiorno Studi e Ricerche Fondazione BNC ed. Gangemi.

Opere pubbliche: ma perché in Italia ci vogliono 14 anni per costruire un cavalcavia?  BELLA DOMANDA !!!!!!!!!!!

Opere pubbliche: ma perché in Italia ci vogliono 14 anni per costruire un cavalcavia?  BELLA DOMANDA !!!!!!!!!!!

di Milena Gabanelli e Andrea Marinell

Qualunque infrastruttura, grande o piccola, prima dei benefici porta disagio, e i cittadini lo sanno. Il problema è che non si sa mai quanto durerà questo disagio, e nemmeno quanto, alla fine, verrà a costare quel tratto di strada o cavalcavia. Intanto, nel nostro Paese, i tempi medi per ultimare un’opera pubblica sono di 4 anni e mezzo: 2 anni e 6 mesi se ne vanno in progettazione, 6 mesi per l’affidamento dei lavori e 1 anno e 4 mesi per realizzazione e collaudo. Naturalmente tutto poi dipende dalle dimensioni dell’opera. Per quelle che superano i 100 milioni di euro — come dighe, viadotti, ponti o lotti autostradali — si arriva fino a 14 anni e 6 mesi; per quelle fra 50 e 100 milioni ci vogliono 11 anni e 6 mesi; fra 20 e 50 milioni si scende a 10 anni e 2 mesi e così via, fino ai quasi 3 anni delle opere inferiori ai 100.000 euro. Queste ultime, le più piccole, sono anche le più numerose, quindi alla fine abbassano la media. Secondo i conti di Uver — il Nucleo tecnico di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, che nel 2014 ha analizzato i tempi relativi a 35.000 opere, equivalenti a un finanziamento di 100 miliardi — le durate più lunghe, in media, sono quelle dei trasporti ferroviari, marittimi, aerei, e fluviali. Questo tipo di opere, rispetto al 2011, ha subito un allungamento dei tempi addirittura superiore al 30%.

Perché tanto tempo?

Ma perché ci vuole tutto questo tempo? Cominciamo dall’inizio: l’iter per una media o grande opera prevede che il Ministero delle Infrastrutture, senza portafoglio, faccia la programmazione e che poi si chieda il finanziamento al Ministero dell’Economia. Quindi il Cipe verifica il rapporto costi e benefici: questa fase può durare anni, fino a quando il progetto non viene portato al Consiglio dei Ministri per l’approvazione. A questo punto l’opera è coperta finanziariamente e si procede con la gara per l’affidamento dei lavori. E qui, non di rado, succede che l’impresa arrivata seconda contesti la gara, così si ferma tutto e il cantiere non parte. Ovviamente, più il bando è complesso o fatto male, più le ditte che non vincono hanno gioco facile con i cavilli. Quando poi finalmente il cantiere si apre, possono intervenire «imprevisti» che richiedono varianti in corso d’opera, e allora si ritorna di nuovo all’iter di approvazione.

 

Nuova Romea: i soldi ci sono, ma è tutto fermo

Un caso esemplare è quello della Nuova Romea, la strada che dovrebbe unire Civitavecchia a Mestre passando per Orte e Cesena. La prima delibera del Cipe, nel 2001, indicava una data di fine lavori ipotetica (5 anni) sulla base di uno studio di fattibilità. Ma non c’era ancora il progetto, il rapporto costo-benifici, la valutazione di impatto ambientale e tantomeno la copertura finanziaria (allora stimata in 929 milioni di euro). Da quella prima delibera, si passa a quella del 2013: nel frattempo si modifica il progetto e i costi lievitano a 10 miliardi e 65 milioni. La totale copertura finanziaria arriva con la delibera del 2016. Ora i soldi ci sono, la fine dei lavori è prevista per il 2025, ma ancora non si è mossa una pietra.

Tre anni per pubblicare cinque delibere

Un caso analogo è quello del Megalotto 3 della Strada Statale Jonica, che unisce Reggio Calabria e Taranto: ci sono voluti più di 3 anni soltanto per la pubblicazione delle cinque delibere di approvazioni dei progetti. Idem per il raddoppio della statale Maglie-Leuca, in Puglia, che doveva collegare il Salento. Sono passati circa 24 anni dalla prima ideazione e 14 anni dall’approvazione del progetto preliminare, ma è tutto fermo, nonostante sia stato inserito da anni fra le priorità. Gli enti locali hanno litigato sul tracciato e le imprese che non hanno vinto l’appalto hanno fatto ricorso al Tar, che ha annullato la gara. Intanto, su una strada perennemente ingolfata, si viaggia su una sola corsia e si registra un tasso di mortalità elevatissimo.

I tempi morti

A pesare sui tempi biblici ci sono quelli che Uver definisce «i tempi di attraversamento tra una fase e l’altra». Sono imputabili ad adempimenti amministrativi e allungano del 42% il tempo di realizzazione di un’opera pubblica. Un esempio, spiega Ance, riguarda Roma, dove non si riescono a riunire le commissioni di gara per aggiudicare i lavori di manutenzione stradale: in pratica, non si trovano i commissari di gara che scelgono chi dovrebbe aggiustare le buche. Secondo il rapporto Uver, i problemi attraversano tutte le fasi, a partire dalle carenze nella progettazione, dalla complessità degli iter autorizzativi e dalle incertezze finanziarie (negli ultimi 10 anni le risorse per le infrastrutture sono calate del 36%). I governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno recuperato fondi con il decreto Sblocca Italia aggirando il Patto di Stabilità, ma questi soldi sono stati bloccati, a loro volta, dai tempi morti e dal Codice degli appalti. C’è poi la generale debolezza della governance del soggetto attuatore. Tutti fattori che «(…) hanno assunto un carattere sistemico», scrive Uver. In altre parole: non se ne esce.

La corruzione e il nuovo Codice degli applati

Nel nostro Paese la corruzione si annida proprio negli appalti di opere pubbliche. La buona notizia è che, nel 2016, è entrato in vigore il nuovo Codice degli appalti, con lo scopo di rendere le procedure più selettive e trasparenti. La cattiva notizia è che il nuovo regolamento sta contribuendo a dilatare ulteriormente i tempi del 50%. Parliamo delle procedure per il controllo delle offerte economicamente più vantaggiose, il controllo obbligatorio delle offerte anche nel caso di ribassi minimi, i limiti ai subappalti per lavori, servizi e forniture e l’obbligo di verifica dei costi della manodopera. Tutte norme sensate che però si innestano, ancora una volta, su un corpo burocratico malato.

 

19 Giugno 2018

fonte:www.corriere.it

 

Spiegatelo alla gente,urlatelo.La mafia non é quello che ci indicano,ma ben altra

SPIEGATELO BENE ALLA GENTE,GRIDATELO,URLATELO PERCHE’ TUTTI SENTANO ED IMPARINO.

LA MAFIA NON E’ QUELLA CHE CI FANNO VEDERE,CI RACCONTANO E CI INSEGNANO::

QUELLA E’ DELINQUENZA COMUNE.

LA MAFIA,QUELLA VERA,E’ COSTITUITA DA PERSONE CHE MAGARI IO STESSO O TU O CHIUNQUE ALTRO DI NOI POTREBBE AVER VOTATO E VOTARE,LA MAFIA NON E’ A NAPOLI,REGGIO CALABRIA O PALERMO,MA A ROMA,NELLA CAPITALE E DOVUNQUE C’E’ IL POTERE.

” I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di fondo… Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante. È un problema di vertici e di gestione della nazione, è un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale definitivo l’Italia”

(Giuseppe Fava)

Cerco la Giustizia .Dpv’è la Giustizia ?  Una nota sconsolata di Franca Decandia,fondatrice e Presidente onoraria dell’Associazione delle Vittime di Usura ed estorsione

INCREDIBILE !!!!!!!

SE COSI’ STANNO LE COSE PER QUESTO PAESE NON C’E’ PIU’ SPERANZA.

C’E’ SOLO DA FAR FAGOTTO E SCAPPARE IN MASSA DALL’ITALIA.

26 ANNI E ANCORA NON C’E’ GIUSTIZIA!!!!!

SUCCEDE AD AVEZZANO,IN PROVINCIA DE L’AQUILA.

MA IL CSM,IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA,LA PROCURA GENERALE ????????????????

DOV’E’ PIU’ LO STATO DI DIRITTO ? DOV’E’ ???????

TANTE LOTTE,TANTI SACRIFICI,TANTO SANGUE !

PER NIENTE,ZERO ASSOLUTO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

LA DISPERAZIONE!

FRANCA ,TI SIAMO VICINI.AFFETTUOSAMENTE VICINI!

Franca Decandia triste.

È proprio vero, l’ amministrazione dell’ INGIUSTIZIA, è sempre nelle mani giuste, certo non avevo bisogno di conferme per quanto mi riguardava, però ne ho avuto altra prova, peggio dei criminali coloro che usano la Giustizia in maniera discrezionale,cioe’ se non hai niente, non hai diritti, questo ho capito, ma io ho vinto i processi, io sono la vittima. Ecco appunto Io, e chi sono io per sperare di avere Giustizia Giusta? Io e il mio avvocato, da soli, bravo avvocato ha vinto tutto, fino in Cassazione, venti anni di processi, penale, civile, tutto, ma nonostante sia rimasto loro un solo bene, perché gli gli altri negli anni sono stati venduti con la complicità dei Magistrati, quel bene che dovrebbe pagarmi in parte, vale un quinto di quanto dovrebbero darmi, è diventato abusivo così, all’improvviso dopo trent’anni, bene allora lo butteranno giù, oppure ci penserò io, fosse l’ ultima cosa dovessi fare, è una questione appunto di Giustizia, e dopo quasi 26 Anni, credo ne abbia tutti i diritti. Casa abusiva, ma regolarmente abitata, per assegnarla a me è abusiva, per i criminali è una delle tante abitazioni. Bravi i Giudici, i funzionari comunali, bravo il Sindaco, bravi tutti, bè finirà la pacchia anche per voi, e…

Sentirete parlare di me, perché vedete l’ unica cosa che non ho più sono la paura,e …..la paura..Nessuna paura, non potrete farmi più niente, ora sarò io a fare, contro tutti coloro che mi hanno tradita, in primis quella dea bendata, erroneamente chiamata GIUSTIZIA.

Le parole di Franca Decandia – una vittima di racket – una vera “eroina” che ha speso una vita a combattere il malaffare ed i delinquenti e che ha fondato L’ANVU

DOCUMENTI.Le parole di Franca Decandia- una vittima di racket – una vera “eroina” che ha speso una vita a combattere il malaffare ed i delinquenti e che ha fondato L’ANVU della quale é stata fino ad ieri la Presidente e della quale é oggi la Presidente Onoraria- sono dure come pietre.Quelle parole aprono uno squarcio in un mondo,quello dell’antiracket e dell’antimafia,che é sconosciuto ai più e che presenta molti interrogativi alla cui risposta potrebbero apparire realtà molto antipatiche. Il primo di tali interrogativi:

COME MAI,CONTRARIAMENTE A QUANTO PREVEDE LA LEGGE CHE FISSA COME PERENTORIA LA PERMANENZA DEI SOGGETTI NEL COMITATO DI SOLIDARIETA’ PER LE VITTIME DI ANTIUSURA ED ANTIRACKET PER DUE ANNI,I SOGGETTI CHE LO COMPONGONO SONO SEMPRE I SOLITI TRE-QUATTRO DA BEN 22 ANNI,CIOE’ DAL 1997 ????????????? PERCHE’ NON SI E’ PROVVEDUTO E NON SI PROVVEDE ALLA ROTAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI FRA LE CENTINAIA ISCRITTE AL MINISTERO DELL’INTERNO ???????? PERCHE’ ????????????

POI AFFRONTEREMO ALTRI PROBLEMI CHE RIGUARDANO SEMPRE LA STESSA MATERIA ,FACENDO SEMPRE RIFERIMENTO A QUESTA GRANDE DONNA CHE HA DATO AL PAESE UN ESEMPIO DI ONESTA’ E DI CORAGGIO ESTREMO.

DUE SUOI PASSAGGI DI INTERVENTI DA LEI PUBBLICATI SUL SITO DI ANVU:

 

ANVU Associazione Nazionale Vittime Usura Estorsione e Racket ha condiviso un post.

 

 

Finalmente si sono accorti, avessero preservato l’antimafia non di ELITE, non HOLDING SPA, Antimafia che monopolizza Pon sicurezza, comitato solidarietà,politica, prefetture, forze dell’ordine e magistratura amica, stampa, ecco fino a che non smonteranno questi legami, l’antimafia sarà salvo rare eccezioni che fortunatamente ci sono, solo un mestiere, Un vero e proprio BUSINNESS per i cosidetti esperti, compresa qualche vittima che da ventanni prende soldi per tutto, lo pr…ovano le nostre comunicazioni, audizioni, lettere a governi, ministri, sottosegretari, meglio tardi che mai, pare avessimo ragione, soltanto che il ns essere contro questo strapotere non ci ha fatto amare molto da certe Istituzioni, bene significa che abbiamo sempre lavorato solo per le vittime, senza farne un businnes ma col volontariato, rispettando le leggi. FRANCA DECANDIA, RESIDENTE ONORARIO ANVU..

 

 ANVU Associazione Nazionale Vittime Usura Estorsione e Racket

 

22 anni fa dopo tanti morti, tanto sangue, tante tragedie, nasceva finalmente la LEGGE ANTIUSURA 7 MARZO I996, LEGGE 108/96, orgogliosa di aver contribuito a far cambiare qualcosa, non avevamo fino a quel giorno neppure lo status di vittime, la facemmo fare a camere sciolte, mi chiedo oggi dove fossero quei terribili giorni, coloro che ora vorrebbero essere i padri di questa legge, i padri sono state le vittime che si suicidavano a decine, l’aiuto di due persone allora molto vicine alle vittime, e io non dimentico il male, ma neppure il bene, LINO BUSA’ E TANO GRASSO, Ma i regolamenti attuativi sono arrivati il 7 marzo 97, grazie a ulteriore ns sciopero della fame, per quindici gg davanti a PALAZZO CHIGI, giorno e notte all’addiaccio, eravamo solo dieci vittime,tutti i giorni in qualche Palazzo, tutti i giorni a chiedere a PRODI di firmare i regolamenti di attuazione, senza i quali la legge era inutile, lo abbiamo distrutto, insultato, e finalmente firmarono, con qualche modifica da noi chiesta, Ecco vorrei dire a tutte le vittime che dovrebbero ricordarsi, quando pensano che a loro tutto è dovuto, quella legge è nata dal sangue e grazie a vittime che avevano denunciato per dovere civile, senza nulla in cambio, se non il disprezzo degli altri e persino il fastidio di certi graduati che dicevano che denunciare sarebbe stato inutile, rischiando davvero, nessuno ci proteggeva, nessuno,. ricordatelo sempre questo, LUIGI RIVIECCIO, CONIUGI GADDI, CENTINAIA DI MORTI IN DUE ANNI, dite grazie a loro e a noi, io Italo Santarelli, Ennio Pesce, Pia Calabrini,e altre vittime. Non avete preso i soldi per caso, non siete stati aiutati per caso, no grazie a vittime che pensavano a tutti gli altri, cosa che le vittime di adesso non fanno, a posto loro a posto tutti, pochi sono i ns in Associazione le vittime che fanno volontariato, eppure ne abbiamo aiutate centinaia, continuiamo, anzi continuano i miei colleghi a farlo, ma le vittime dopo aver presi i soldi, bè non pensano certo a seguire altre vittime. Grazie a coloro che lo fanno, che aiutano il Presidente Monica Nassisi, pochi, Luigi Leonardi, Giuseppe Alonzi, gli altri? Fanno gli imprenditori, giusto così, con amarezza a volte penso avrei dovuto fare così anche io, ma poi realizzom che aver aiutato tante persone,mi ha reso povera economicamente, ma tanto ricca di altri valori, per qualcuno non lo farei più, non ci perderei il sonno, non litigherei con Prefetture e Ministero, creditori, per altri lo rifarei, ora ho finito, devo aiutare me stessa, ANVU è in buone mani, e continua sula strada dell’aiuto e della legalità. Grazie sopratutto ALL’ avv Nassisi, non fosse stato per lei, ANVU, avrebbe chiuso, GRAZIE, hai preso la mia creatura, amandola, come ho fatto io, grazie a chi continuerà a collaborare con te seriamente, ecco 22 anni di vita, sono passati dando tutto di me agli altri, ora devo pensare molto a FRANCA DECANDIA, ne ha proprio bisogno, un abbraccio a tutti..

 

MATERIE PER IL NUOVO PARLAMENTO E PER LA MAGISTRATURA

 

Non é facile fare antimafia come l’intendiamo noi,ma questa é antimafia.

NON E’ FACILE FARE ANTIMAFIA COME L’INTENDIAMO NOI.NON SOLO DEVI OCCUPARTI DELLE ATTIVITA’ TUE MA SOPRATTUTTO DI QUELLE CHE DEBBONO SVOLGERE I SOGGETTI ISTITUZIONALI PREPOSTI.

DEVI SEGUIRE,CIOE’,SE I REPARTI INVESTIGATIVI SONO PRESENTI ED ATTIVI OPPURE NO,SE I TRIBUNALI FUNZIONANO COME E’ NECESSARIO O NO,SE I PREFETTI FANNO PREVENZIONE ANTIMAFIA O NO.

E,POI,DEVI STARE ATTENTO AI SOGGETTI CON I QUALI TI RAPPORTI,SE SONO AFFIDABILI E PREPARATI OPPURE NO,AI PARLAMENTARI CON I QUALI PUOI O NON PUOI RAPPORTARTI E MILLE ALTRE COSE ANCORA.

STIAMO SEGUENDO,AD ESEMPIO,FRA LE TANTE ALTRE COSE IN VARIE PARTI D’ITALIA,LA SITUAZIONE CRITICA DI LATINA E DEL BASSO LAZIO,UN’AREA ORMAI SOTTO IL TALLONE DELLE MAFIE ITALIANE E STRANIERE,

L’AREA CHE LA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA HA DEFINITO ” LA LAS VEGAS. DELLA CAMORRA ” E CHE PER DECENNI E’ STATA TRASCURATA,.FRA QUALCHE MESE ANDREMO DAL NUOVO MINISTRO DELL’INTERNO PER AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA RISTRUTTURAZIONE DELL’INTERO IMPIANTO INVESTIGATIVO PONTINO CHE,COSI’ COM’E’,NON CI PIACE PROPRIO PERCHE’ NON FUNZIONA PER NIENTE..PER TUTTE LE INCHIESTE IMPORTANTI E LE OPERAZIONI SIGNICATIVE DEBBONO ARRIVARE I REPARTI DA FUORI PROViNCIA SE NON DA ALTRE REGIONI. E LOR SIGNORI ANZICHE’ CORRERE AI RIPARI E QUALIFlCARE E RAZIONALIZZARE LE FORZE E LE RISORSE IN CAMPO,LE RIDUCONO ANCHE.

SONO ANNI CHE STIAMO,INFATTI,GRIDANDO ,PER RITORNARE AL DISCORSO DEL BASSO LAZIO,CHE VA ISTITUITO UN SUPERCOMMISSARIATO DELLA POLIZIA DI STATO CON SQUADRA MOBILE E VA RAFFORZATO IL NUCLEO ADDETTO ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA DELLE FIAMME GIALLE DI FORMIA E NON SOLO NON E’ STATO FATTO E NON SI FA NIENTE,MA OGGI ADDIRITTURA CI E’ GIUNTA UNA VOCE,LA CUI FONDATEZZA PERO’ NON ABBIAMO ANCORA VERIFICATA,SECONDO LA QUALE FRA POCO VERREBBERO RIDOTTI GLI STRAORDINARI E LE INDENNITA’, A FAVORE DEL PERSONALE NON OPERATIVO DI MARE,AI FINANZIERI DEI REPARTI OPERATIVI. SEMPRE DI FORMIA.

SE RISULTASSE VERA QUESTA VOCE,FAREMMO SUCCEDERE LA FINE DEL MONDO PERCHE’,MENTRE DA UNA PARTE SI DICE CHE LA SITUAZIONE E’ GRAVE,ANZI GRAVISSIMA,DALL’ALTRA SI SMOBILITA QUEL POCO CHE C’E!!!!!

DOCUMENTI.Non basta………………..

NON BASTA DIRE “SONO STATI CAMBIATI TUTTI I VERTICI,DAL PREFETTO AL QUESTORE,AI COMANDANTI PROVINCIALI DEI CARABINIERI E DELLA GUARDIA DI FINANZA” SE,POI,GLI APPARATI DI BASE RESTANO QUELLI DI PRIMA.E’ UN PO’,MUTATIS MUTANDIS,COME NEL CASO DELLO SCIOGLIMENTO DEI COMUNI,QUANDO ,MANDATI A CASA IL SINDACO ,GLI ASSESSORI ED IL CONSIGLIO,RESTANO FUNZIONARI ,DIRIGENTI ED IMPIEGATI CORROTTI.

IL PREFETTO,IL QUESTORE ED I COMANDANTI PROVINCIALI DELL’ARMA E DELLE FIAMME GIALLE STANNO UN PAIO DI ANNI E POI VENGONO TRASFERITI E NON HANNO IL TEMPO,AMMESSO CHE LO VOGLIANO E POSSANO,NEMMENO DI MODIFICARE LA SITUAZIONE IN UNA COMPAGNIA,IN UN COMMISSARIATO O IN UNA STAZIONE.

IN PROVINCIA DI LATINA E NON SOLO C’E’ BISOGNO,PER NON FARE SOLO OPEPAZIONI DI FACCIATA , DI UNA VERA RIVOLUZIONE ALLA BASE DEGLI APPARATI CON UN CAMBIAMENTO RADICALE NELLE COMPAGNIE,NELLE TENENZE,NEI COMMISSARIATI ED ANCHE NELLE STAZIONI E NELLE BRIGATE.

CI SONO DIRIGENTI DI COMMISSARIATI DA 30 ANNI,COMANDANTI DI STAZIONI DA 20 E COSI’ VIA.

VIA TUTTI,SE SI VUOLE IL CAMBIAMENTO,CON LA LORO SOSTITUZIONE CON PERSONALE NUOVO,,MOTIVATO E PREPARATO.

SE NON SI FA QUESTO,E’ TUTTA ARIA FRITTA,FUFFA.

I PREFETTI,POI,DEBBONO TIRARE FUORI DAI CASSETTI IMPOLVERATI DELLE PREFETTURE,UNA VECCHIA CIRCOLARE,MAI DISDETTA E QUINDI VALIDA ANCORA,DI NAPOLITANO QUANDO ERA MINISTRO DELL’INTERNO CHE LI OBBLIGAVA AD INTEGRARE I COMITATI PROVINCIALI PER LA SICUREZZA E L’ORDINE PUBBLICO CON IL MAGISTRATO DELLA DDA..

FINO AD OGGI CI STA SOLO IL PROCURATORE TERRITORIALE,IL QUALE NON AVENDO COMPETENZA PER I REATI DI MAFIA,DI QUESTA NON CI CAPISCE NIENTE E NON E’ INFORMATO SULLA SITUAZIONE DEL SUO TERRITORIO.

CIO’ COMPORTA CONSEGUENZE GRAVISSIME ,A COMINCIARE DALLE STATISTICHE SULLA SITUAZIONE CRIMINALE DEL TERRITORIO CHE FINISCONO PER RISULTARE EDULCORATE ED INCOMPLETE.

IERI ,MARTEDI’ 6 FEBBRAIO,NELL’INCONTRO CON IL PREFETTO DI LATINA DOTTORESSA TRIO,l’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO HA FATTO ALCUNE RICHIESTE ,CHE REITERA’ FRA DUE MESI AI MINISTRI DELL’INTERNO,DELLA GIUSTIZIA E DELLE FINANZE DEL NUOVO GOVERNO,FINALIZZATE A MIGLIORARE GLI APPARATI INVESTIGATIVI E GIUDIZIARI.

ECCOLE :

Vogliamo sistemare la “questione Latina “ ? Ecco come si sistema.Le richieste dell’Associazione Caponnetto.Ora vediamo che rispondono il Ministro dell’Interno,quello della Giustizia ed il Prefetto di Latina

· 5 FEBBRAIO 2018

La “vicenda Fondi “, con la rimozione del Prefetto Frattasi, il “caso Sperlonga” ed i loro strascichi sono quelli che hanno messo a nudo una situazione inquietante della quale gia’ in nuce si avvertivano da tempo le avvisaglie.

Già le dichiarazioni di alcuni pentiti di camorra,riportate ampiamente da alcuni organi di stampa campani e confermate in sede di Commissioni Parlamentari ed inchieste giudiziarie,quali la “Formia Connection” e le “Damasco “,avevano evidenziato l’esistenza di rapporti e “trattative ” torbidi fra elementi dello Stato ed individui collegati alle organizzazioni criminali ingenerando la sensazione che gli apparati pontini politici e delle istituzioni- o quanto meno parte di essi- fossero piegati ad interessi alquanto sospetti e niente affatto trasparenti.

Il fatto che per decenni si sia consentito – grazie alla …” disattenzione ” sistematica delle istituzioni e della politica pontine a fronte del fenomeno delle mafie che nel frattempo invadevano la provincia comprandone letteralmente parte dell’economia con miliardi di investimenti di capitali sulla cui origine non si é mai indagato- di creare un clima che fece dire ad un ex Presidente del TAR che “in provincia di Latina la legalità é un optional”,é la prova provata di un assoggettamento a volontà ed interessi che non possono non destare inquietudine in chi opera in questo territorio definito dall’ex pentito di camorra Carmine Schiavone “provincia di Casal di Principe”,zona,cioé,ad altissimo tasso di insediamento mafioso.

Il rifiuto,poi,di voler prendere atto di tale situazione da parte degli organi dello Stato,informati ripetutamente da questa Associazione a mezzo anche di interrogazioni parlamentari presentate da Deputati e Senatori amici,ha ingigantito l’inquietudine cui sopra abbiamo fatto cenno.

Infatti essi sono rimasti sordi,ad oggi,alle ripetute denunce e richieste di adottare provvedimenti atti a rendere l’azione investigativa e giudiziaria più incisiva ed adeguata ad una situazione che grado a grado si é andata negli anni sempre più aggravando.

La stessa Prefettura,l’organo territoriale del governo,cui e’ affidato per legge il compito della prevenzione antimafia,eccetto che per il periodo della gestione del Dr.Frattasi,non ha ottemperato,fino ad ieri,ai suoi obblighi.

La prova di ciò l’ha fornita l’ex Prefetto Faloni,il quale ha dichiarato in audizione alla Commissione Parlamentare Antimafia di non aver fatto alcuna interdittiva antimafia,avvalorando,in tal modo,il convincimento che in questa provincia NON si é fatta e non si fa alcuna attività preventiva di contrasto alle mafie e si agevola,così facendo,oggettivamente l’occupazione completa del territorio da parte delle organizzazione criminali.

Una situazione,insomma,da brivido e che inquieta,alla quale é necessario far fronte adottando urgentemente misure risolutive e definitive senza delle quali é inutile e solamente retorico parlare più di lotta alle mafie perché queste ormai le abbiamo dentro casa e stanno finendo di impossessarsi di tutto.

Cosa chiede l’Associazione Caponnetto agli Organi competenti dello Stato?

Sul piano giudiziario.

Il quotidiano “Latina Oggi” del 2 settembre 2009,nell’articolo dal titolo “Le sviste sulle cosche locali” ,a firma di Alessandro Pani ed a proposito delle inchieste su Fondi,scrisse:

“………Nella stragrande maggioranza dei casi -hanno scritto i sostituti procuratori della DDA di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio-si é proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto,rubricando la massa dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso,in fatti di criminalità comune.” Una presa di posizione dura e una presa di distanze insidiosa nei confronti dei colleghi pontini.Una dichiarazione che se letta alla luce degli accadimenti successivi ai primi arresti per usura ed alla pubblicazione del “caso Fondi” offre un quadro ed uno spaccata inquietanti “,

Basterebbero quanto scritto da “Latina Oggi” in tale caso,le dichiarazioni dell’ex Prefetto Faloni in Commissione Parlamentare Antimafia sulla mancata emissione di interdittive antimafia e quelle dell’ex Presidente del TAR secondo il quale “la legalità in provincia di Latina é un optional” a delineare un quadro di questa provincia fosco e da brivido.

Se,poi,aggiungiamo a tutto ciò quanto dichiarato da un Ispettore della Mobile di Latina a “Il Fatto Quotidiano” in un video del quale trascriviamo il link qui di seguito perdiamo tutti vita natural durante il sonno:

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

Per fare in modo che tali situazioni e fatti non si ripetano più,l’Associazione Caponnetto già in passato,con note e durante convegni da essa promossi,ha proposto la codelega da parte della Procura Generale alle Procure di Latina e Cassino,.competenti per il territorio della provincia di Latina,per la trattazione dei reati di mafia.

Bisogna,inoltre ,fare in modo che questi vengano rubricati,appena pervengono le informative da parte delle forze dell’ordine alle Procure ordinarie,in modo consono e giusto e non come reati ordinari assemblando,peraltro,i vari casi in un unicum e non frammentandoli in maniera da non poter cogliere la visione unitaria e l’eventuale reato associativo ,come,ad esempio,sembra che stia succedendo nel “caso Sperlonga ” per il quale si starebbe procedendo su vari filoni di indagine ,pur trovandosi di fronte ,più o meno,ad uno stesso gruppo di persone sottoposte all’attenzione degli investigatori.

Ed a proposito del “caso Sperlonga” dove un sindaco,pur essendo ritornato a casa dopo l’arresto,non partecipa che raramente alle sedute del consiglio comunale,l’Associazione Caponnetto chiede al Prefetto di Latina di ricorrere,per ovviare ad una situazione paradossale ,all’applicazione dell’art.143 della legge 26/7/2000 che recita:

Al fine di verificare la sussistenza di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario comunale o provinciale,al direttore generale,ai dirigenti ed ai dipendenti dell’ente locale,il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento,di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato.

In tal caso il prefetto nomina una commissione d’indagine,composta da tre funzionari della pubblica amministrazione,attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui é titolare per delega del Ministro dell’Interno ai sensi dell’art.2,comma 2 quater del decreto legge 29 ottobre 1991 n.345,convertito,con modificazioni ,dalla legge 30 dicembre 1991…..”.

Tale articolo é applicato nel caso di reiterate anomalie o atti illegittimi e di elementi sintomatici di possibili condizionamenti da parte della criminalità organizzata in maniera preventiva.

E nel sud pontino,com’é noto, di sospetti – e non solo sospetti – di presenze mafiose che potrebbero anche condizionare la vita politica ce ne sono ad iosa,come provato dalle inchieste giudiziarie fatte e probabilmente anche in corso.

SUL PIANO INVESTIGATIVO

Altro tasto dolente,considerati il numero e la qualità delle inchieste fatte dalle forze dell’ordine pontine in materia di mafia.

Se non fossero,infatti,intervenute forze di altri regioni e specializzate,come la DIA,il Gico,il ROS e così via,a quest’ora saremmo ancora quasi all’era della pietra.

Ciò,sia per l’assenza di precisi indirizzi da parte del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico,che per la carenza di personale specializzato ed anche per le ragioni esposte dal Procuratore Aggiunto e coordinatore della DDA di Roma dr.Prestipino e riportate da ” Il Fatto Quotidiano” nel famoso articolo del 13 dicembre 2014 a firma di Andrea Palladino dal titolo “Mafia capitale e la palude pontina,tra omertà e minacce indagare non si può”.

Un disastro ed una vera palude.

Che fare per ovviare a tutto ciò?

A fronte di un tessuto tutto o quasi omertoso che vede la gente non collaborare,con la politica che é quella che é,l’Associazione Caponnetto chiede al Governo e a chi lo rappresenta in terra pontina di disporre:

1) l’istituzione di una sezione staccata della DIA,composta da una trentina di persone,da allocare negli ambienti spaziosi e sufficientemente accoglienti o della Caserma della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi o in quelli della Stazione dei Carabinieri di Sperlonga;

2) il potenziamento del gruppo addetto alla “criminalità organizzata” delle Fiamme Gialle sia presso il Comando Provinciale che,soprattutto,al Comando Gruppo della Guardia di Finanza a Formia dove attualmente sono impegnate pochissime persone che debbono ottemperare agli incarichi derivanti dalle deleghe conferite dalle DDA di Roma,di Napoli e non solo.

Roba da far venire i brividi con un lavoro che grava su sole 3-4 persone;

3) l’istituzione a Formia di un Supercommissariato della Polizia di Stato diretto da un 1° Dirigente e dotato di una Sezione della Squadra Mobile composta da almeno una trentina di persone.

L’Associazione Caponnetto sta richiedendo da un decennio e più l’adozione di tali provvedimenti trovando,però, fino ad oggi ,orecchie da mercante a tutti i livelli.

Una situazione davvero inquietante che apre le porte al sospetto che operino in provincia di Latina e fuori gruppi di soggetti impegnati a mantenere lo statu quo a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali con le quali si parla di un “patto”,secondo quanto riferito all’inizio,che sarebbe intervenuto in quel di Gaeta fra pezzi deviati dello Stato e camorra.

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org

info@comitato-antimafia-lt.org ass.caponnetto@pec.it

Tel. 3470515527

Vogliamo sistemare la “questione Latina “ ? Ecco come si sistema.Le richieste dell’Associazione Caponnetto.Ora vediamo che rispondono il Ministro dell’Interno,quello della Giustizia ed il Prefetto di Latina

La  “vicenda Fondi “, con la rimozione del Prefetto  Frattasi, il “caso Sperlonga” ed  i loro strascichi  sono quelli che hanno messo a nudo una situazione inquietante  della quale gia’ in nuce si avvertivano da tempo le avvisaglie.

Già  le dichiarazioni di alcuni pentiti di camorra,riportate ampiamente  da alcuni organi di stampa campani e confermate in sede di Commissioni Parlamentari ed inchieste giudiziarie,quali  la “Formia Connection” e le “Damasco “,avevano evidenziato l’esistenza di rapporti e “trattative ” torbidi fra elementi dello Stato ed individui collegati alle organizzazioni criminali ingenerando la sensazione che  gli apparati pontini politici  e delle istituzioni- o quanto meno parte di essi- fossero piegati ad interessi alquanto  sospetti e niente affatto trasparenti.

Il fatto che per decenni si sia consentito – grazie  alla …” disattenzione ” sistematica  delle istituzioni e della politica pontine a fronte del  fenomeno  delle mafie che nel frattempo invadevano la provincia  comprandone letteralmente parte dell’economia con miliardi di investimenti di capitali sulla cui origine non si é mai indagato- di creare  un clima che  fece dire ad un ex Presidente del TAR che “in provincia di Latina la legalità é un optional”,é la prova provata  di un assoggettamento a volontà ed interessi che non possono non destare  inquietudine in chi opera  in questo territorio definito dall’ex pentito di camorra Carmine Schiavone “provincia di Casal di Principe”,zona,cioé,ad altissimo tasso di insediamento mafioso.

Il  rifiuto,poi,di voler prendere atto  di tale situazione da parte degli organi dello Stato,informati ripetutamente da questa  Associazione a mezzo  anche di interrogazioni parlamentari presentate da  Deputati e Senatori amici,ha ingigantito  l’inquietudine  cui sopra abbiamo fatto cenno.

Infatti  essi sono rimasti sordi,ad oggi,alle ripetute  denunce e richieste di adottare provvedimenti atti a rendere l’azione investigativa e giudiziaria  più incisiva ed adeguata ad una situazione che grado a grado si é andata negli anni sempre più aggravando.

La  stessa  Prefettura,l’organo territoriale del governo,cui e’ affidato per legge il compito della  prevenzione antimafia,eccetto che per il periodo della gestione del Dr.Frattasi,non  ha ottemperato,fino ad ieri,ai suoi obblighi.

La prova  di ciò l’ha fornita  l’ex  Prefetto Faloni,il quale ha dichiarato in audizione  alla Commissione Parlamentare Antimafia di non aver fatto alcuna interdittiva antimafia,avvalorando,in tal modo,il convincimento che  in questa provincia  NON si é fatta e non si fa alcuna  attività preventiva di contrasto alle mafie e si agevola,così facendo,oggettivamente l’occupazione completa del territorio da  parte delle organizzazione criminali.

Una situazione,insomma,da brivido e che inquieta,alla quale é necessario far fronte adottando urgentemente  misure risolutive e definitive senza delle quali é inutile e solamente retorico parlare più di lotta alle mafie perché queste ormai le abbiamo dentro casa e stanno finendo di impossessarsi di tutto.

Cosa  chiede l’Associazione Caponnetto agli Organi competenti dello Stato?

Sul piano giudiziario.

Il quotidiano  “Latina Oggi” del 2 settembre 2009,nell’articolo dal titolo “Le sviste sulle cosche locali” ,a firma di  Alessandro Pani  ed a proposito delle inchieste su Fondi,scrisse:

“………Nella stragrande maggioranza dei casi -hanno scritto i sostituti procuratori  della DDA di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio-si é proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto,rubricando la massa dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso,in fatti di criminalità comune.” Una presa di posizione dura e una presa di distanze insidiosa nei confronti dei colleghi pontini.Una dichiarazione che se letta alla luce degli accadimenti successivi ai primi arresti per usura ed alla pubblicazione del “caso Fondi” offre un quadro ed uno spaccata inquietanti “,

Basterebbero quanto scritto da “Latina Oggi” in tale caso,le dichiarazioni dell’ex Prefetto  Faloni in Commissione  Parlamentare Antimafia  sulla mancata emissione di interdittive antimafia e quelle dell’ex Presidente del TAR  secondo il quale “la legalità in provincia di Latina é un optional” a delineare un quadro di questa provincia fosco e da brivido.

Se,poi,aggiungiamo a tutto ciò quanto dichiarato da un Ispettore della Mobile di Latina a “Il Fatto  Quotidiano” in un video del quale trascriviamo il link qui di seguito perdiamo tutti vita natural durante il sonno:

 

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

 

https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

 

 

Per fare in modo che tali situazioni e fatti non si ripetano più,l’Associazione  Caponnetto già in passato,con note e durante convegni da essa promossi,ha proposto la codelega da parte della Procura Generale alle Procure di Latina e Cassino,.competenti per il territorio della provincia di Latina,per la trattazione  dei reati di mafia.

Bisogna,inoltre ,fare in modo che questi vengano rubricati,appena pervengono le informative da parte delle forze dell’ordine alle Procure ordinarie,in modo consono e giusto  e non come reati ordinari assemblando,peraltro,i vari casi in un unicum e non frammentandoli in maniera da non poter cogliere la visione unitaria e l’eventuale reato associativo ,come,ad esempio,sembra che stia succedendo nel “caso Sperlonga ” per il quale si starebbe  procedendo su vari filoni di indagine ,pur trovandosi  di fronte ,più o meno,ad  uno  stesso gruppo  di persone sottoposte  all’attenzione  degli investigatori.

Ed a proposito del “caso Sperlonga” dove un sindaco,pur essendo ritornato a casa dopo l’arresto,non partecipa che raramente alle sedute del consiglio comunale,l’Associazione Caponnetto chiede al Prefetto di Latina di ricorrere,per ovviare ad una situazione paradossale ,all’applicazione dell’art.143 della legge 26/7/2000 che recita:

“Al fine di verificare la sussistenza di cui al comma 1  anche con riferimento al segretario comunale o provinciale,al direttore generale,ai dirigenti ed ai dipendenti dell’ente locale,il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento,di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato.

In tal caso il prefetto nomina una commissione d’indagine,composta da  tre funzionari della pubblica amministrazione,attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui é titolare per delega  del Ministro dell’Interno ai sensi dell’art.2,comma 2 quater del decreto legge 29 ottobre 1991 n.345,convertito,con modificazioni ,dalla legge 30 dicembre 1991…..”.

Tale articolo é applicato nel caso di reiterate anomalie o atti illegittimi e di elementi sintomatici di possibili  condizionamenti da parte della criminalità organizzata in maniera preventiva.

E nel sud pontino,com’é noto, di sospetti – e non solo sospetti – di presenze mafiose  che potrebbero anche condizionare la vita politica ce ne sono ad iosa,come provato dalle inchieste giudiziarie fatte e probabilmente anche in corso.

 

SUL PIANO INVESTIGATIVO

 

 

 Altro tasto dolente,considerati il numero e la qualità delle inchieste fatte dalle forze dell’ordine pontine in materia di mafia.

Se non fossero,infatti,intervenute forze di altri regioni e specializzate,come la DIA,il Gico,il ROS e così via,a quest’ora saremmo  ancora quasi all’era della pietra.

Ciò,sia per l’assenza di precisi indirizzi da parte del Comitato provinciale per la sicurezza e  l’ordine pubblico,che per la carenza di personale specializzato ed anche per le  ragioni esposte dal Procuratore  Aggiunto e coordinatore della  DDA  di Roma dr.Prestipino  e riportate  da ” Il Fatto Quotidiano” nel famoso articolo del 13 dicembre 2014 a firma di Andrea Palladino dal titolo “Mafia capitale e la palude pontina,tra omertà e minacce  indagare non si può”.

Un disastro ed una vera palude.

Che fare per ovviare a tutto ciò?

A fronte di un tessuto tutto o quasi omertoso che vede la gente non collaborare,con la politica che é quella che é,l’Associazione Caponnetto chiede al Governo e a chi lo rappresenta in terra pontina di disporre:

1) l’istituzione di una sezione staccata della DIA,composta da una trentina  di persone,da allocare negli ambienti spaziosi  e sufficientemente accoglienti o della Caserma della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi o in quelli della Stazione dei Carabinieri di Sperlonga;

2) il potenziamento del gruppo add

etto alla “criminalità organizzata” delle Fiamme Gialle sia presso il Comando Provinciale che,soprattutto,al Comando Gruppo della Guardia di Finanza a Formia dove attualmente sono impegnate pochissime persone che debbono ottemperare agli incarichi derivanti dalle deleghe  conferite dalle DDA di Roma,di Napoli e non solo.

Roba da far  venire i brividi  con  un lavoro che grava su sole 3-4 persone;

3) l’istituzione  a Formia di un Supercommissariato della Polizia di Stato diretto da un 1° Dirigente e  dotato di una Sezione della Squadra Mobile composta da almeno una trentina di persone.

L’Associazione Caponnetto sta richiedendo da un decennio e più l’adozione di tali provvedimenti trovando,però, fino ad oggi ,orecchie da mercante a tutti i livelli.

Una situazione davvero  inquietante  che apre le porte al sospetto che operino  in provincia di Latina  e  fuori gruppi di soggetti impegnati a mantenere lo statu quo a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali con le quali si parla di un “patto”,secondo quanto riferito all’inizio,che sarebbe intervenuto in quel di Gaeta fra pezzi deviati dello Stato e camorra.

 

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”

www.comitato-antimafia-lt.org

info@comitato-antimafia-lt.org ass.caponnetto@pec.it

Tel. 3470515527

La frammentazione delle inchieste e la qualità delle indagini.Associazione sì  associazione no.

LA FRAMMENTAZIONE DELLE INCHIESTE E LA QUALITA’ DELLE INCHIESTE

SE MI TROVO DI FRONTE PIU’ O MENO ALLO STESSO GRUPPO DI PERSONE DA INDAGARE PER VARI CASI E FRAMMENTO LE INCHIESTE IN TANTI FASCICOLI PER QUANTO E’ IL NUMERO DEI CASI, NON COGLIERO’ MAI IL REATO ASSOCIATIVO.

CI CAPITO’ PER LA PRIMA VOLTA TANTI ANNI FA CORRENDO APPRESSO AD UN PROBLEMA DI LOTTIZZAZIONI IN UN COMUNE SEMPRE DELLA PROVINCIA DI LATINA DOVE C’ERA STATO UN FENOMENO DI SFRENATA CEMENTIFICAZIONE. CENTINAIA DI LOTTI PER I QUALI UN FASCICOLO ERA STATO AFFIDATO AD UN PM,ALTRI 10 AD UN ALTRO,ALTRI 30 AD UN ALTRO ANCORA E TUTTI NON SI ACCORGEVANO CHE I COSTRUTTORI DI TUTTO ERANO GLI STESSI 3-4,I FORNITORI DI MATERIALI GLI STESSI 3-4,I PROGETTISTI GLI STESSI 2-3 -E QUASI TUTTI PROVENIENTI,ECCETTO I PROGETTISTI,DA OLTRE IL FIUME GARIGLIANO,CIOE’ DALLA CAMPANIA.

SE PER OGNI CASO SI PROCEDE A SE STANTE,MAGARI CON PIU’ PM,CON RUBRICAZIONE AUTONOMA E SINGOLA,VIENE MENO LA VISIONE DI INSIEME E NON EMERGERA’ MAI IL REATO DELL’ASSOCIAZIONE E TUTTO VERRA’ RUBRICATO COME UN EVENTUALE REATO DI EDILIZIA.CON TUTTI GLI SVILUPPI PREVEDIBILI PERCHE’ FRA RICORSI,APPELLI E TUTTO L’ITER FINIRA’ TUTTO A TARALLUCCI E VINO.

EVVIVA LA GIUSTIZIA,EVVIVA LA LEGALITA’.

UN ALTRO GROSSO PROBLEMA DA AFFRONTARE.

ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

CASO SPERLONGA

Ma come fa il Prefetto di Latina a tollerare una situazione paradossale qual è quella di Sperlonga dove il Sindaco é stato arrestato e,pur essendo ora in libertà,non si presenta che raramente in consiglio comunale ?

il Prefetto potrebbe applicare, invece del commissariamento, l’art.143 della legge 267/2000 che recita “Al fine di verificare la sussistenza la sussistenza di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti ed ai dipendenti dell’ente locale, il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato. In tal caso, il prefetto nomina una commissione d’indagine, composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del Ministro dell’Interno ai sensi dell’art.2, comma 2 quater, del decreto legge 29 ottobre 1991, n.345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 Dicembre 1991……. “

In alcuni casi detto articolo è stato applicato in presenza di reiterate anomalie o atti illegittimi e in presenza di elementi sintomatici di possibili condizionamenti da parte della criminalità organizzata in maniera preventiva.

Che aspetta il nuovo Prefetto di Latina ?

Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”

Lunedì prossimo il V.Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Legnini a Latina.Speriamo che si cominci a vedere anche  in provincia di Latina qualcosa di concreto contro la criminalità organizzata

IL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA LEGNINI A LATINA . SPERIAMO CHE SI COMINCI A VEDERE QUALCOSA DI CONCRETO ANCHE IN PROVINCIA DI LATINA PER QUANTO RIGUARDA LA LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA.

FINO AD ORA LA SITUAZIONE E’ COSI’ COME SOTTO DESCRITTA.

———————————————————–

E’ MAFIA A GO GO  MA NESSUNO DICE DI VEDERLA! VEDIAMO  SE LA VEDE  LA PREFETTA ARRIVATA A LATINA IN QUESTI GIORNI.

SIAMO PREOCCUPATI E DIFFIDENTI!

FINO A QUANDO NON AVREMO OTTENUTO DEI CHIARIMENTI  APPROFONDITI E DEFINITIVI  SUL PERCHE’ E SUL COME POSSANO ESSERSI   VERIFICATI FATTI DEL GENERE,NON POTREMO MAI  CAPIRE SE C’E’ O MENO  UNA REALE VOLONTA’ DI COMBATTERE LE MAFIE NEL BASSO LAZIO.CI SONO,INOLTRE,DA COMPRENDERE LE RAGIONI PER LE QUALI ,MALGRADO  TUTTI SOSTENGANO  ORMAI CHE IL TERRITORIO  E’ GRAVATO DA UNA PRESENZA ASFISSIANTE DI TUTTE LE MAFIE CHE VI HANNO INVESTITO MONTAGNE DI CAPITALI,NESSUNO PROVVEDE A METTERE IN PIEDI UN APPARATO  INVESTIGATIVO DI PRIM’ORDINE FATTO DI GENTE COMPETENTE ED ALTAMENTE ESPERTA IN MATERIA DI INDAGINI PATRIMONIALI E FINANZIARIE.

IL PROBLEMA NON E’ LA MAGISTRATURA PERCHE’ QUESTA,ALMENO A LIVELLO DELLE DDA,FA IL SUO DOVERE.

MA, SE SULLE SCRIVANIE DEI MAGISTRATI INQUIRENTI,NON ARRIVANO, DA PARTE DELLE SQUADRE DI POLIZIA GIUDIZIARIA,LE INFORMATIVE,NON SI POSSONO PRETENDERE DAI MAGISTRATI I MIRACOLI.   DOBBIAMO,PERTANTO, CREDERE,SECONDO VOI,ALLE ASSICURAZIONI CHE  IN PROVINCIA DI LATINA E  NEL BASSO LAZIO LE COSE STAREBBERO CAMBIANDO E CHE SI STAREBBE FINALMENTE FACENDO QUALCOSA  CONTRO LE MAFIE ??????

 ABBIAMO TORTO NELL’ESSERE PREOCCUPATI  E DIFFIDENTI ?

 

 

1)  Da Il Fatto  Quotidiano.it.

 

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose”

di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

         

        

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura diLatina improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua, sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto mai vedere.

 

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiuntoMichele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta diMafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati – gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del sud, ucciso nel carcere diPoggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali. Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è ungiudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aielli, e fu lei a presiedere la sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito “toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia. Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”. Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe prudenze assumono un certo peso.

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Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla commissione come sia difficile fareindagini antimafia da queste parti. “Vi racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente di non  secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie. Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma, chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza – ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Ddanon ne sapesse nulla. Alla fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”, mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in tanti. Forse troppi.

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

 

2 )  DA LATINA OGGI  del 2 settembre 2009 ,nell’articolo dal titolo  “Le sviste  sulle cosche locali”:

………..” Nella stragrande maggioranza dei casi – hanno scritto  i sostituti  procuratori della DDA di Roma Diana De Martino  e Francesco Curcio a proposito delle inchieste “Damasco” su Fondi -si é proceduto da parte  delle diverse autorità giudiziarie di  questo distretto,rubricando la massa  dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso ,in fatti di criminalità comune “.

3) Se dovessero risultare  fondate le accuse contenute in questo video,diteci  se non dobbiamo  essere preoccupati per quanto riguarda  l’efficacia dell’azione  che  verrebbe svolta in provincia di Latina contro le mafie .

 

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

 

Chiarezza,chiarezza,vogliamo chiarezza.L’Associazione Caponnetto chiede chiarezza !!!!!!

Gli assi del programma

http://www.interno.gov.it/it/notizie/parte-nuovo-pon-sicurezza-337-milioni-legalita

Esigiamo chiarimenti  esaustivi e definitivi

FINO A QUANDO NON AVREMO CHIARIMENTI ESAUSTIVI E DEFINITIVI SU QUANTO DENUNCIATO DALL’ISPETTORE DELLA MOBILE DI LATINA IN QUESTO VIDEO LO PUBBLICHEREMO UN MILIONE DI VOLTE .
NOI VOGLIAMO L’ASSOLUTA CERTEZZA DI UNA CORRETTA ,CIVILE E DEMOCRATICA AGIBILITA’ DELLE ISTITUZIONI PONTINE,DEL LAZIO ED ITALIANE IN QUANTO SE MANCA TALE CERTEZZA TUTTO DIVENTA VAGO,FUMOSO,MISTERIOSO ED E’ INUTILE PARLARE PIU’ DI LEGALITA’ E DI STATO DI DIRITTO.
IN TAL CASO SAREBBE PALESEMENTE ED UFFICIALMENTE STATO -MAFIA,STATO CRIMINALE.
VOGLIAMO SAPERE CHI AVREBBE BLOCCATO LE INDAGINI,IL NOME O I NOMI DEGLI AUTORI E QUALI PROVVEDIMENTI SAREBBERO STATI ADOTTATI A LORO CARICO.
UNA VICENDA COSI’ GRAVE CHE MINA LA CREDIBILITA’,L’IMMAGINE,LA FUNZIONE DELLE ISTITUZIONI NON PUO’ ESSERE CHIUSA A TARALLUCCI E VINO..
DELLE DUE UNA : O L’ISPETTORE HA DICHIARATO IL FALSO ED ANDREBBE IN TAL CASO PERSEGUITO PER CALUNNIA O ,AL CONTRARIO,HA DETTO LA VERITA’ ED ESIGIAMO LA PUNIZIONE SEVERA CON ANCHE IL LICENZIAMENTO DALL’AMMINISTRAZIONE DI CHI LO AVREBBE BLOCCATO.
MINISTRO MINNITI E PREFETTO DI LATINA VI TORMENTEREMO FINO A QUANDO NON CI FORNIRETE I CHIARIMENTI CHE NOI ESIGIAMO.

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”



Il Senatore Francesco de Notaris, Vice Segretario nazionale dell’Associazione Caponnetto operò proposte precise per quanto riguardava la composizione, il ruolo e le funzioni dei Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico

Accanto ai generali, ai questori , ai magistrati e a coloro che già sono inseriti in tali Comitati vanno posti i rappresentanti dei mondi vitali, delle Forze sociali e culturali, sindacali e imprenditoriali, delle Forze dell’economia, degli Ordini e delle Associazioni di categoria, delle Agenzie educative e quindi degli esponenti della scuola, dell’Università, della comunità religiosa, del volontariato e di genitori residenti nelle Città e così via. Ieri a Napoli è andata in scena ciò che appare l’ultima opera teatrale di un sistema che ripete stancamente riti, presentando le solite misure proposte alla presenza del Ministro dell’Interno con l’unica, ridicola ed insufficiente risoluzione che è stata individuata ,che è quella di inviare a Napoli un nugolo di poliziotti. Questa sarebbe la risoluzione per i problemi di una terra ,Napoli e di tutto il sud,devastati da malaffare,massoneria e mafie ?

Se si vuole dare una risposta corale , coinvolgente e saggia occorre lavorare con metodo, in tempi giusti, in modo organico ed integrato, senza improvvisazioni e non con logiche emergenziali. Già nel 1993 la Commissione parlamentare antimafia scriveva tra l’altro: “il degrado in Campania ha assunto i caratteri di degenerazione sistemica”.

L’intervento deve tenere conto di tale valutazione ripetuta negli anni ed agire di conseguenza. Occorre costruire una politica in funzione dello sviluppo e di una società giusta.

L’Associazione “Antonino Caponnetto” invita le Amministrazioni pubbliche a porre particolare attenzione, sul piano istituzionale, alla condizione e formazione dei giovani e ad una attenta lettura dell’universo giovanile, che non è un mondo separato dalla società in cui siamo.

E’ necessario che vi siano in ogni Comune Assessori capaci di intervenire in modo intelligente , che sappiano proporre progetti per dare un senso alla vita, evitando eventi futili, manifestazioni improduttive, iniziative occasionali.

SENATO

 

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 12

Seduta di annuncio: 310 del 02/05/1996

Firmatari

Primo firmatario: DE NOTARIS FRANCESCO
Gruppo: MISTO
Data firma: 02/05/1996

 

Destinatari

Ministero destinatario:

·         PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

·         MINISTERO DELL’INTERNO

·         MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

PRESENTATO IL 02/05/1996

– Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri
dell’interno e del lavoro e della previdenza sociale. –

Premesso:

  • che il 30 aprile ultimo scorso in Castellammare di Stabia, nel centro della città, in villa comunale, verso le 18,30, veniva ucciso Giuseppe Riccardi e ferito Erminio
    Taddeo in un agguato che è stato definito “regolamento di conti”;
  • che anche il giornalaio Stanislao Apicella, che ha la rivendita in villa, è stato colpito da un proiettile e, come lui, altri cittadini hanno rischiato di rimanere vittime dell’episodio di vendetta comorristica;

considerato:

  • che anche in altri comuni vesuviani si nota, dopo un periodo di relativa quiete, una ripresa dell’attività assassina della criminalità che continua a svolgere i suoi affari nell’usura, nel racket, nel traffico della droga, nell’intimidazione verso i piccoli commercianti e così via;
  • che quell’area è considerata a rischio ed è oggetto di futuri interventi del Governo tesi a ridare spinta alla produzione ed alla occupazione e che, per motivi comprensibili, per tutto ciò anche la camorra intravede vantaggi; 
  • che in tempi recenti alcune delle amministrazioni comunali della zona sono state sciolte per infiltrazioni comorristiche e malavitose ed in altre incombono elezioni amministrative e già sono state sperimentate e sopravvivono alleanze tra soggetti dediti agli affari sporchi, sia nelle amministrazioni pubbliche che nella politica, con inevitabili intrecci con il crimine organizzato;

visto:


che nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, della magistratura e dei settori più avvertiti della società, non si riesce a porre termine ad un fenomeno che frena lo sviluppo, l’impresa, l’occupazione, il turismo, la crescita culturale;
che lo stato di crisi ed anche il basso tasso di formazione scolastica e culturale permangono e le occasioni di maturazione complessiva della coscienza civile, gli spazi di elevazione spirituale attraverso l’arte, la cultura diventano limitati e spingono gli anziani a rifugiarsi nel privato, i giovani a perdere la speranza nel futuro o a tentare di andar via dalla propria terra o ad adeguarsi ai livelli minimi di vivibilità, se non addirittura a lasciarsi tentare dalla illegalità, si chiede di sapere:

  • se non si ritenga necessario programmare una politica complessiva che non si fondi sui soliti “summit” delle forze dell’ordine, che operano con mezzi e logiche che vanno integrati e coordinati da altri strumenti che devono essere offerti dalle forze sindacali ed imprenditoriali, dalle categorie e dalle professioni, dai vertici delle istituzioni formative e scolastiche, dagli amministratori pubblici e dai rappresentanti dei cittadini in Parlamento, da forze che in modo volontario e organizzato lavorano seriamente per lo sviluppo;
  • se non si ritenga di dover rivedere, con i sindaci di quei comuni, con i rappresentanti delle forze dell’ordine insieme al prefetto, la dislocazione e le necessità degli uomini e del territorio interessato in ordine alla attività investigativa per prevenire il crimine e per evitare la nascita delle organizzazioni criminali;
    se non sia il caso di aggiornare nella composizione il comitato per l’ordine pubblico prevedendo la presenza di rappresentanti di categorie chiamate a ricomporre il tessuto sociale attraverso un forte richiamo alla responsabilità ed all’impegno della società; 
  • se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover operare in unità di intenti, realizzando anche sul piano istituzionale momenti di incontro e di decisione per
    realizzare un programma nel quale la prevenzione del crimine si attui insieme all’impegno concreto per l’occupazione, alla vigilanza sulla frequenza scolastica,
    all’attenzione all’industria culturale, alla conclusione di opere che restituiscano ai cittadini le ricchezze culturali, ambientali in vista del turismo e dello sviluppo, per rendere operativo, attraverso il concorso di tanti, il controllo vero ed il governo del territorio.

(4-08594)

Classificazione EUROVOC:

CONCETTUALE:

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, FORZE DI POLIZIA, MAFIA E CAMORRA, OMICIDIO, ORDINE PUBBLICO, PREVENZIONE DEL CRIMINE

SIGLA O DENOMINAZIONE:

GEO-POLITICO:

CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI+ CAMPANIA+)

 

 

Lo Stato in terra di camorra.

di Francesco de Notaris, 22 Settembre 2008

 

Occorre far sentire la presenza dello Stato

Sembra l’incipit della solita litania.

Lo Stato, ma che cosa è lo Stato?

Lo Stato sono io affermava Luigi XIV il Re Sole interpretando la figura del monarca.

Oggi siamo in democrazia e il potere riceve legittimazione dai cittadini.

Lo Stato siamo noi, tutti noi.

Lo Stato è presente autorevolmente se ognuno di noi vive pienamente una vita da cittadino virtuoso.

Lasciamo a casa le grandi questioni, quelle proprie dei Maestri del Diritto.

In terra di camorra Noi-Stato c’è?

E i diritti e i doveri degli uomini, in terra di camorra, sono rispettati e vissuti?

Se c’è la camorra nè i diritti, nè i doveri hanno cittadinanza.

Vige la forza delle armi e della violenza, dell’intimidazione, dell’oppressione, della negazione dell’umanità, a cominciare da chi si definisce camorrista.

Montesquieu vuole che ” il Governo sia tale che un cittadino non possa temere un altro cittadino”.

E come estirpare la camorra in terra di camorra, laddove anche la terra è intrisa di sangue e produce frutti?

E in terra di camorra governa la camorra o è la camorra al governo?

Come potrebbe governare la camorra se non fosse al governo?

E la camorra potrebbe sopravvivere se al governo non vi fosse la camorra?

Ed ecco lo Stato.

I ministri della Difesa urlano. “Ci vuole lo Stato; mandiamo l’esercito!”

I Ministri degli Interni sbraitano. “Ci vuole lo Stato; mandiamo la polizia!”

I Ministri del Bilancio promettono: “Ci vuole lo Stato; mandiamo soldi per costruire caserme e…mettere i cancelli ai Commissariati!”

I Ministri della Giustizia severi: “Ci vuole lo Stato; facciamo leggi severe e carceri e recinti di ogni tipo!”

Mai sentiti i Ministri della Scuola che costruiscono scuole.

Mai sentiti i Ministri della Cultura che vogliono costruire Teatri, Cinema.

Mai sentiti i Ministri dello Sport che decidono per lo sport per i nostri giovani.

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i Ministri dell’Edilizia che vogliono ricostruire un patrimonio edilizio per dare case dignitose ai cittadini.

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i Ministri della Salute che dicono di avere a cuore la salute, diritto costituzionale.

Ci vuole lo Stato.

In terra di camorra i Ministri della salute costruiscono inceneritori e negano ogni inquinamento e malattie connesse!

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i Ministri del Lavoro che costruiscono occupazione, vigilano sul lavoro, si battono per la sicurezza del lavoro e non a chiacchiere.

Mai sentiti i Ministri che lavorano per evitare che i nostri giovani vadano via, sia che siano laureati, diplomati o analfabeti.

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i ministri della Funzione Pubblica che mettono mano a leggi che limitino la corruzione, le mazzette…,l’arbitrio di qualsiasi funzionario o sciacquino ( si dice così di chiunque abbia un berrettino in testa e pensi di essere l’imperatore del Giappone!). E così via.

Ci vuole lo Stato.

Oggi occorre comunque dura repressione e vanno arrestati i picciotti e i boss.

In tal modo parleranno i boss anche sul conto di chi, ovunque sia, non ha evitato il loro arresto e non può più proteggerli.

Ci vogliono lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune, il Consiglio di quartiere.

Il Titolo V della Costituzione! Lo conosciamo?

Ci vogliono Parlamentari, Consiglieri comunali, provinciali, regionali, Presidenti di ordini professionali, Professori, e professionisti, Imprenditori e industriali…operai…che non strizzino l’occhio alla camorra.

Ci vuole lo Stato. In terra di camorra la camorra è lo stato e il proprio bilancio è bilancio da Stato.

Ci vuole lo Stato.

E dove ci sono i soldi potrebbe accade che anche gli uomini dello Stato cambiano stato.

E accade. E talvolta chi grida : Stato, Stato,  è…dell’altro stato!!

Divertente ascoltare qualche bel discorso di uomini di Sato che chiedono ai cittadini…dove eravate quando gli uomini della camorra costruivano la camorra?

E non potremmo noi cittadini chiedere agli uomini dello Stato, che nel rivolgere la domanda dimostrano di sapere che la camorra cresceva, ripeto. chiedere…e voi uomini dello Stato dove eravate? Eravate a celebrare il 2 Giugno, la Liberazione, il santo Patrono al suono dell’Inno e di …vogliam dio…che è nostro Padre…’

Noi cittadini abbiamo il diritto di chiedere a queste nostre Forze ‘armate e no…’ …voi dove eravate e dove siete?

E’ inutile mandar soldi dove c’è camorra, dove lo sviluppo per l’uomo è impossibile.

E’ inutile favorire cattedrali nel deserto, finte industrie, imprenditori truffatori e anche conosciuti da sempre.

Se non si bonifica la terra di camorra da ogni parassita da scranno o da marciapiedi nulla di virtuoso sarà possibile.

Il denaro che nasce da esigenze emergenziali volute e programmate ingrassa ogni camorra trasversale e no, la camorra che spara con le armi da fuoco e l’altra con le armi del potere distorto.

 

La provincia di Latina ed il Basso Lazio ? Mafie a go go,Vasta con le chiacchiere !!!!!!

E’ MAFIA A GO GO MA NESSUNO DICE DI VEDERLA! VEDIAMO SE LA VEDE LA PREFETTA ARRIVATA A LATINA IN QUESTI GIORNI.

SIAMO PREOCCUPATI E DIFFIDENTI!

FINO A QUANDO NON AVREMO OTTENUTO DEI CHIARIMENTI APPROFONDITI E DEFINITIVI SUL PERCHE’ E SUL COME POSSANO ESSERSI   VERIFICATI FATTI DEL GENERE,NON POTREMO MAI   CAPIRE SE C’E’ O MENO UNA REALE VOLONTA’ DI COMBATTERE LE MAFIE NEL BASSO LAZIO.CI SONO,INOLTRE,DA COMPRENDERE LE RAGIONI PER LE QUALI ,MALGRADO TUTTI SOSTENGANO ORMAI CHE IL TERRITORIO E’ GRAVATO DA UNA PRESENZA ASFISSIANTE DI TUTTE LE MAFIE CHE VI HANNO INVESTITO MONTAGNE DI CAPITALI,NESSUNO PROVVEDE A METTERE IN PIEDI UN APPARATO   INVESTIGATIVO DI PRIM’ORDINE FATTO DI GENTE COMPETENTE ED ALTAMENTE ESPERTA IN MATERIA DI INDAGINI PATRIMONIALI E FINANZIARIE.

IL PROBLEMA NON E’ LA MAGISTRATURA PERCHE’ QUESTA,ALMENO A LIVELLO DELLE DDA,FA IL SUO DOVERE.

MA, SE SULLE SCRIVANIE DEI MAGISTRATI INQUIRENTI,NON ARRIVANO, DA PARTE DELLE SQUADRE DI POLIZIA GIUDIZIARIA,LE INFORMATIVE,NON SI POSSONO PRETENDERE DAI MAGISTRATI I MIRACOLI.   DOBBIAMO,PERTANTO, CREDERE,SECONDO VOI,ALLE ASSICURAZIONI CHE IN PROVINCIA DI LATINA E NEL BASSO LAZIO LE COSE STAREBBERO CAMBIANDO E CHE SI STAREBBE FINALMENTE FACENDO QUALCOSA CONTRO LE MAFIE ??????

ABBIAMO TORTO NELL’ESSERE PREOCCUPATI E DIFFIDENTI ?

 

 

1) Da Il Fatto Quotidiano.it.

 

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose”

di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura diLatina improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua, sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto mai vedere.

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiuntoMichele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta diMafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati – gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del sud, ucciso nel carcere diPoggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali. Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è ungiudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aielli, e fu lei a presiedere la sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito “toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia. Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”. Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe prudenze assumono un certo peso.

Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla commissione come sia difficile fare indagini antimafia da queste parti. “Vi racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente di non  secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie. Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma, chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza – ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Ddanon ne sapesse nulla. Alla fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”, mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in tanti. Forse troppi.

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

2 )   DA LATINA OGGI del 2 settembre 2009 ,nell’articolo dal titolo   “Le sviste sulle cosche locali”:

………..” Nella stragrande maggioranza dei casi – hanno scritto i sostituti procuratori della DDA di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio a proposito delle inchieste “Damasco” su Fondi -si é proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto,rubricando la massa dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso ,in fatti di criminalità comune ”

3) Se dovessero risultare fondate le accuse contenute in questo video,diteci se non dobbiamo essere preoccupati per quanto riguarda l’efficacia dell’azione che verrebbe svolta in provincia di Latina contro le mafie .

 

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

 

 

NAPOLI PRECIPITA NEL DEGRADO E NEL SANGUE E LA CLASSE POLITICA CONTINUA A DISINTERESSARSENE

NAPOLI PRECIPITA NEL DEGRADO E NEL SANGUE E LA CLASSE POLITICA CONTINUA A DISINTERESSARSENE

Mozioni,appelli,preghiere non sono serviti ad oggi a destare l’attenzione di una classe politica cieca ed egoista su una situazione che si va aggravando giorno dopo giorno.
Napoli,la capitale del sud,con l’intera Campania ,sono abbandonate al loro triste destino,quello di vivere sotto il tallone della camorra sempre più aggressiva ed invasiva.
Si spara nella strade,si uccide,si minaccia,si strozza la gente onesta che vuole avviare una qualsiasi pur piccola attività per sbarcare il lunario.
Si esce la mattina di casa e non si sa se vi si potrà ritornare più e quando.
Una situazione da brivido che avrebbe dovuto mobilitare l’intero Paese per la sua soluzione e che,invece,é stata affrontata solamente ed in parte con misure militari e con un’ottica da ordine pubblico,quando,invece,il problema é tutto di natura economica ,sociale e culturale.
Lavoro e scuole,scuole e lavoro.
Solo con il lavoro e le scuole si può e si deve combattere la camorra e sottrarre ad essa la possibilità di arruolare eserciti di affamati e disperati.
L’Associazione Caponnetto lo sta gridando da anni,in convegni,documenti,note,incontri privati,ma ,purtroppo,ha sempre trovato,ad oggi,muri di gomma da parte di tutti,neri,rossi,bianchi,turchini.
A voce tutti le danno ragione,ma,poi,concretamente,nulla cambia ed,anzi,peggiora.
Fra…….corruzione,voto di scambio e ….fritture di pesce,il buongoverno se n’é andato a farsi benedire per sempre.
Colpa,ovviamente,anche della gente che vota questa classe dirigente!!!!………
Ed intanto il popolo,la parte onesta di esso,soffre e continua a sopravvivere in un clima di terrore e di illegalità diventate sistema.
Oltre un anno fa dedicammo un’intera Assemblea alla discussione dei problemi di Napoli e del Sud del Paese con la speranza di smuovere le coscienze dei vari Renzi,Alfano,De Luca e compagni ,ma ,purtroppo,dobbiamo constatare che le nostre sono state e restano parole al vento.
La situazione,infatti,resta quella di prima ed ,anzi,peggiore.
Sempre di più.
Una resa quella nostra ?
MAI !!!!

Ma ora spetta ai napoletani,quelli perbene che sono la maggioranza,assumersi le proprie responsabilità.

Al via ciclo audizioni sindaci Sud Pontino in commissione criminalità

Al via ciclo audizioni sindaci Sud Pontino in commissione criminalità [09/03/2017]……..AH AH AH AH AH AH AH .E CHE LI ASCOLTATE A FARE ???????? TUTTO VA BENE MADAMA LA MARCHESA!  SI TRATTA SOLAMENTE DI BANDE DI DELINQUENTI COMUNI!!!!!….LA MAFIA ? E CHE COS’E’???? DA NOI NON C’E’.GENERALE FAVARA, ASCOLTI UN CONSIGLIO:
CARO GENERALE FAVARA,OLTRE AI SINDACI ED AI COMANDANTI,SE VUOLE LA FOTOGRAFIA REALE DELLA SITUAZIONE DRAMMATICA NELLA QUALE SI TROVA IL LAZIO,CONSULTI COLORO CHE QUOTIDIANAMENTE SI TROVANO FACCIA A FACCIA CON I MAFIOSI ED I LORO SODALI IN GIACCA E CRAVATTA E SI FACCIA DIRE DA LORO QUALI SONO LA REALTA’ VERA E LE CAUSE CHE L’HANNO DETERMINATA E LA DETERMINANO.C’E’ UNA CIRCOLARE VECCHIA, AD ESEMPIO, DI UN MINISTRO DELL’INTERNO ,RIMASTA INAPPLICATA NEI CASSETTI POLVEROSI DELLE PREFETTURE,CHE OBBLIGAVA QUESTE AD INTEGRARE NEI COMITATI PROVINCIALI PER LA SICUREZZA E L’ORDINE PUBBLICO,OLTRE CHE CON I PROCURATORI ORDINARI,ANCHE QUELLI DELLE DDA ,I QUALI SONO GLI UNICI CHE CONOSCONO LA REALTA’.FATE IN MODO CHE QUELLA CIRCOLARE VENGA TIRATA FUORI E CHE VENGA APPLICATA. E,POI, BATTETEVI PERCHE’ VENGA REALIZZATO IL COORDINAMENTO FRA LE PROCURE ORDINARIE FRA DI LORO E FRA QUESTE E LE DDA E,A SEGUIRE,FRA QUESTE E LA DNA,OLTRE A QUELLO FRA LE FORZE DI POLIZIA,LE LE INDICHIAMO SOLO QUESTI TRE PUNTI.POI,SE VUOLE,GLIENE INDICHEREMO ALTRI. ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Al via ciclo audizioni sindaci Sud Pontino in commissione criminalità

Indagine conoscitiva per valutare eventuali infiltrazioni mafiose nel territorio meridionale della provincia di Latina e per creare sinergia istituzionale con le amministrazioni comunali.

09/03/2017 – Con i sindaci di Minturno, Santi Cosma e Damiano e Castelforte, ha preso il via un ciclo di audizioni, annunciato oggi dal presidente Baldassarre Favara, della commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata, che riguarderà alcuni comuni del Sud Pontino. Fatti salvi alcuni distinguo, Gerardo Stefanelli (Minturno), Giancarlo Cardillo (Castelforte) e Vincenzo Di Siena (Santi Cosma e Damiano), hanno riferito che i fatti riportati dagli organi di stampa negli ultimi mesi, per quanto a loro noto, non sono ascrivibili a fenomeni di criminalità organizzata. Però – hanno specificato alla commissione – in qualche caso più recente risultano in corso accertamenti in tal senso da parte delle forze dell’ordine.

Tutti e tre i sindaci hanno garantito che esiste una costante e proficua collaborazione con la prefettura di Latina e i presìdi territoriali delle forze dell’ordine, ma hanno lamentato la carenza di personale preposto alla sicurezza pubblica, soprattutto con riferimento alla polizia municipale, dove le risorse disponibili per aumentare gli organici sono vincolate al blocco del turnover e al patto di stabilità che al momento non consentono assunzioni.

L’audizione si è svolta in forma dialettica con i consiglieri presenti, che da un lato hanno chiesto chiarimenti su alcune questioni e dall’altro hanno manifestato massima disponibilità a collaborare con le amministrazioni locali per creare una sinergia istituzionale contro i rischi di infiltrazioni criminali in quei territori. In tal senso, la vicepresidente, Marta Bonafoni (Si-Sel), ha ricordato che, all’indomani dell’incontro che la commissione ha avuto con il prefetto di Latina, il suo gruppo consiliare ha depositato una mozione in Consiglio per chiedere di rafforzare i presìdi delle forze dell’ordine e della direzione nazionale antimafia nella provincia, auspicando un rapido inserimento all’ordine del giorno dei lavori d’Aula. Piero Petrassi (Cd) ha invitato i sindaci a promuovere attività culturali e formative, rivolte soprattutto ai giovani, per rafforzare la prevenzione ed elevare il grado di attenzione contro i fenomeni criminali, anche con l’aiuto della Regione. Giuseppe Simeone (FI) ha ribadito quanto detto dai sindaci a proposito della virtuosità del tessuto socio-economico del territorio oggetto dell’audizione, che – anche a suo avviso – al momento non mostra segni di infiltrazione mafiosa o di bande organizzate ma solo episodi di criminalità sui quali occorre tuttavia mantenere alto il livello di attenzione. Di tutt’altro avviso la posizione di Gaia Pernarella (M5s), che invece ha criticato la sottovalutazione dei recenti episodi di intimidazioni e minacce, soprattutto perché – ha spiegato – alcuni di questi hanno riguardato aziende che operano in settori delicati come l’edilizia e lo smaltimento dei rifiuti.

 

A cura dell’Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

 

fonte:www.consiglio.regione.lazio..

.Apriamo un dibattito sull’uso dei beni confiscati alla mafia dopo  gli interventi dei Parlamentari del M5S e dell’On.Cristian Iannuzzi

 

 

 

 

 

 

APRIAMO UN DIBATTITO

 

 

 

AVANTI  CON UN DIBATTITO SU UNO DEI TEMI  PIU’ IMPORTANTI  DEL  PAESE .

UNA SOLA RACCOMANDAZIONE:

CHE ESSO SIA IL PIU’ CORRETTO E NON OFFENSIVO  NEI  CONFRONTI  DI  QUALSIASI  PERSONA.

ELIMINEREMO  OGNI  COMMENTO  CHE NON   DOVESSE  ESSERLO.

DIMOSTRIAMO  LA NOSTRA SERIETA’ ED ANDIAMO AI CONTENUTI  E NON ALLE FORME.

 

 

 

 

 

Elvio Di Cesare ha condiviso il post di Cristian Veg Iannuzzi.

  • 4 h

CRISTIAN, QUESTA QUESTIONE DELLE GESTIONE DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA VA REGOLAMENTATA DA CIMA A FONDO,A NOI STA BENE CHE VENGANO ASSEGNAT,MA NON IN LOCAZIONE ,MA MAGARI A COSTI CONTENUTI AL MINIMO, A DIPENDENTI DELLE FORZE DI POLIZIA E DEI VIGILI DEL FUOCO,OLTRE CHE A FAMIGLIE DISAGIATE,SFRATTATE E DI LAVORATORI DISOCCUPATI ED ALLE VITTIME DI MAFIA PERCHE’ DEVE FINIRE……. TUTTO QUESTO BAILAMME ( STAVO PER SCRIVERE ALTRO …) DI FIGLI DI…….BUONA DONNA ( METTIAMOLA COSI ‘)

 

Cristian Veg Iannuzzi

27 settembre

questo è un emendamento – a prime firme Sarti, Di Maio – respinto pochi minuti fa in aula alla Camera, alla proposta di legge che modifica il codice antimafia. in sistesi la proposta è che i beni confiscati alla malavita possano essere assegnati (in locazione) ai dipendenti della polizia di Stato, polizia penitenziaria e vigili del fuoco.
a voi le aventuali considerazioni.

11 Franca Decandia

Commenti

Franca Decandia Chiedo scusa se mi intrometto, lo faccio non da membro di associazione antimafia e.antiracket ma.da vittima di estorsione. Questa legge voluta da Associazioni.legate da sempre a una sinistra, quella delle coop rosse per interderci , non a caso porta il nome di un uomo di Libera, Mattiello, questa legge porterà i.beni.dove sempre sono andati, da chi ha.il monopolio dell’antimafia, parolaia, ma fa niente, andranno a Libera, e associati, a coloro che a detta della stessa Giudice Silvana Saguto, ora a processo, dicevano a lei a chi dovevano andare e chi doveva essere il custode dei beni. Detto questo i beni.dovrebbero andare alle vittime.denuncianti, coloro che a rischio della loro incolumità e quella della loro famiglia hanno denunciato i criminali ma perso tutto, casa e azienda, poi tutte le aziende vanno date a chi ha perso il lavoro, e e chi non.è ancora riuscito a cominciare a.lavorare, ai lavoratori che gia’ lavoravano innocentemente in.aziende confiscate, i.beni immobili, abitazioni civili vanno.dati a coloro che hanno.perso casa, a pensionati che un.affitto non.possono permetterselo , magari con neanche 500 euro di pensione al mese, le associazioni serie che da anni.combattono la criminalità dovrebbero essere.coinvolte dalle Istituzioni per decidere insieme.cone.sia meglio impiegare questi beni, non accaparrarseli per trarne profitto per l’associazione, no, devono aiutare a dare case e lavoro, sono.migliaia di beni, non.può essere che una masseria confiscata venga data a un’associazione e questa la affitti a un cuoco di grido, no non può e non deve funzionare così,.come non può essere che una vittima a cui.la mafia ha portato via casa e azienda, denunci, e finito il processo penale con pesanti condanne, al civile si.trovi di fronte a nullatenenti, in quanto tutto è stato loro confiscato, e in quel tutto vi, sono i beni della vittima, che non potrà mai riaverli. Basta i beni a cosidetti eroi, eroi erano sacerdoti veri come Don Diana, Don Puglisi, morti davvero per la Legalità, eroina usata Lea Garofalo, a cui è stato fatto un finto funerale a Milano per vendere magliette e bandiere, a cui è stata dedicata una fiction fasulla, non.voluta dai famigliari, i Sacerdoti dovrebbero amare le vittime vive, invece qualcuno ama solo quelle morte, o meglio le usa, rendono di.più, basta.con le finzioni, finte cooperative, finti aiuti finto tutto,.ora si è fatto cartello proprio in forza di questa legge, CGL, CISL, UIL,.LEGAMBIENTE, AVVISO PUBBLICO, ARCI, ma a voi risulta che queste sigle abbiano mai e dico mai combattuto la criminalità mafiosa, non mi pare, sarebbero migliaia di posti di lavoro, migliaia di famiglie con un tetto sulla testa, rifugi.per donne e bambini maltrattati, caserme? Non lo so, mancassero in avamposti con.criminalita lo capirei ma perché caserme? Prima le.vittime,.poi i cittadini senza casa e.lavoro,.senza contare che vi sono beni confiscati anche in Regioni colpite dal terremoto, è inutile dire a chi dovrebbero andare, ma sono discorsi inutili, tutto sarà come prima, peggio di prima, visto con quanto clamore è stata assegnata da Zingaretti la villa faraonica dei Casamonica a don Ciotti,? Che ci ha fatto? La sua residenza romana? È inutile illudermi che possa cambiare, avrò tante critiche, lui è forte, nediatico, ha un seguito di adepti, tra politici, giornalisti, gente comune, e vittime, che sanno benissimo lui non ama, le vittime per lui sono potenzialmente persone psicologicamente labili, e allora via, a Ostia al raduno dei giornalisti per la Legalità, via a vedere i beni che a breve sa verranno confiscati e quindi suoi,possiamo parlare fino a domani,.ma fino.a quando tutti faranno finta che tutto va bene, il monopolio, le lobby associazionistiche finte.antimafia, avranno beni, milioni di euro di Pon Sicurezza, si ogni tanto qualcuno va in galera, in maniera soft però,.la mafia, la criminalità il dramma di molti, il.BUSINESS di finti buoni, mi scuso Elvio, credo sia una sterile polemica tra.noi, se caserme o case, niente di tutto questo, arriverà Libera & company e farà piazza pulita, mi.scuso di aver usato la tua pagina, mi assumo.la responsabilità di quanto scritto, sono abituata a fare nomi e cognomi, chiedo scusa per gli errori,.ma ho la febbre alta, perdonatemi, non potevo esimermi dall’intervenire, grazie e scusate.

 

 

 

 

Elvio Di Cesare Franca,tu hai un patrimonio di idee,di conoscenze,di esperienza e di saggezza superiore a chiunque altro nel Paese ed hai diritto a parlare più di tutti noi..Inoltre sei la vittima fra le più eccellenti di un sistema massonico-mafioso che sta uccidendo l’Italia..Hai pagato prezzi altissimi e,purttuttavia,continui a combattere dopo aver creato l’ANVU che é fra le più serie Associazioni della vittime di mafia.Io adoro le persone come te e mi inchino davanti ad esse e,quindi,davanti a te e sono onorato dei tuoi interventi che illuminano sempre il nostro cammino e quello degli altri che fanno il lavoro che facciamo noi.Il tema che hanno posto i parlamentari del M5S è dei più importanti e vitali per la vita del Paese ed io credo che su di esso ed intorno ad esso si debba sviluppare un confronto che coinvolga te,me e tutto il restante mondo dell’antimafia e dell’antiracket e tutte le persone oneste che sostengono la necessità di tenersi fuori in maniera rigorosa da tutto ciò che non sia in linea con i nostri principi ed i nostrii obiettivi che sono la lotta al crimine ed ai criminali.Ti assicuro che io sto soffrendo non dico quanto te,che hai le ferite in prima persona e sul tuo corpo e sulla tua anima da questi criminali,ma appena dopo te.Irrompi quanto e quando vuoi nel dibattito che dobbiamo avviare insieme nel Paese.Sei sempre la benvenuuta ed io ne sono onorato.Io di questo problema ho già accennato ad alcuni parlamentari del M5S e ho ricevuto un consenso di massima.Appena ti sarai ristabilita riprenderemo il discorso insieme perché questo dovrà essere un problema fra i principali fra quelli da affrontare e risoilvere con la nuova legislatura,La nostra,cara Franca,é una battaglia per la legalità,quella legalità per la quale tu hai dato tre quarti di vita.Grazie,Franca,mi commuovi e ti voglio bene.Facciamo in modo di dare la parola a tutte le vittime di mafia e facciamo in modo che ognuno possa dire,tramite te,io,l’ANVU e l’Associazione Caponnetto,il proprio pensiero  e rendere note le nostre grandi sofferenze.

NESSUNA  azione preventiva contro i clan e le ndrine.

Nel resoconto stenografico  di questa seduta della Commissione parlamentare appare in tutta la sua drammaticità  tutta l’inerzia e la irresponsabilità  di una parvenza di stato( lo scriviamo di proposito con la s minuscola ) che ha alzato bandiera bianca di fronte alle mafie e che ha di conseguenza assunto le vesti di stato-mafia.Ripetiamo,di fronte a tale scandalosa situazione,quanto abbiamo detto  mercoledì 22 novembre scorso,nel nostro intervento al Convegno sulla legalità indetto a Sperlonga dal M5S con la partecipazione del Sen.Maro Michele Giarrusso della Commissione Parlamentare Antimafia:”Fossimo stati noi dell’Associazione Caponnetto presenti in quella riunione,dopo  le parole del Prefetto  di Latina  che ha dichiarato che quella Prefettura non ha fatto “NESSUNA “ interdittiva antimafia e,quindi,NESSUNA  azione preventiva contro i clan e le ndrine,avremmo chiesto alla Presidente l’interruzione immediata  della seduta  e la telefonata al Ministro dell’Interno,seduta stante,per chiedergli la rimozione entro 24 ore di quel Prefetto  e di quel Questore e la loro messa a disposizione al Ministero.Cosa che,invece,non é stata fatta”.Ed anche questo,secondo noi,é scandaloso!

 

 

 

 

XVII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

Resoconto stenografico

 

Seduta n. 153 di Mercoledì 4 maggio 2016

Bozza non corretta

INDICE

Comunicazioni della presidente:
Bindi Rosy , Presidente … 2

Sulla pubblicità dei lavori:
Bindi Rosy , Presidente … 2

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni:
Bindi Rosy , Presidente … 2 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 3 ,
Bindi Rosy , Presidente … 8 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 8 ,
Bindi Rosy , Presidente … 12 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 12 ,
Bindi Rosy , Presidente … 12 ,
Moscardelli Claudio  … 12 ,
Capacchione Rosaria  … 14 ,
Fava Claudio (SI-SEL)  … 15 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 15 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 16 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 16 ,
Gaetti Luigi  … 17 ,
Mattiello Davide (PD)  … 17 ,
Bindi Rosy , Presidente … 18 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 18 ,
Bindi Rosy , Presidente … 18 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 18 ,
Fava Claudio (SI-SEL)  … 20 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 20 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 20 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 21 ,
Mattiello Davide (PD)  … 21 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 21 ,
Bindi Rosy , Presidente … 21

Testo del resoconto stenografico

Pag. 2

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

La seduta comincia alle 14.45.

Comunicazioni della presidente.

PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

(Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni, il accompagnato dal capo di gabinetto, il viceprefetto Monica Perna, dal viceprefetto vicario Luigi Scipioni e dal viceprefetto Domenico Talani. L’audizione è dedicata a un aggiornamento sulla situazione dell’ordine pubblico in provincia di Latina a un anno e mezzo dalla missione ivi svolta dalla Commissione l’11 dicembre 2014. Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme libere dell’audizione libera e che, ove necessario, i lavori potranno proseguire in forma segreta. Ringrazio il prefetto Faloni, che si è reso immediatamente disponibile, in pochissimi giorni, a riferire in Commissione. Anche se avevamo da tempo previsto quest’audizione, il prefetto è stato informato solo di recente, quindi voglio ringraziarlo per questa sua disponibilità. Si è resa Pag. 3necessaria con una certa urgenza, perché stiamo completando la nostra relazione su Roma, anche in vista delle prossime elezioni, quindi per noi acquisire le notizie sulla situazione di Latina e del basso Lazio è particolarmente importante. Cedo la parola al prefetto Faloni e lo ringrazio ancora una volta.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Signora presidente, signore e signori componenti della Commissione, la presente relazione sulla criminalità organizzata di stampo mafioso nella provincia di Latina è stata redatta a sintesi degli elementi di conoscenza e delle informazioni acquisite dalle forze di polizia territoriale e dalla direzione investigativa antimafia (DIA) nonché dalle risultanze processuali dei numerosi procedimenti penali, alcuni dei quali giunti a sentenza definitiva, altri ancora pendenti nei confronti di diversi sodalizi criminali operanti sul territorio. Nell’ultimo censimento generale del 2011, la provincia di Latina ha fatto registrare una popolazione di 550 mila abitanti, con un incremento rispetto al 2010 del 10 per cento. La popolazione è composta nel 2015 da 46 mila stranieri regolari, circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Così Latina rappresenta, dunque, la seconda provincia del Lazio dopo Roma anche per numero di cittadini immigrati. È da evidenziare, però, che nel periodo che va da maggio a ottobre si registra un consistente aumento della popolazione, che raggiunge picchi di circa 2,5 milioni di persone, dato confermato da alcune stime degli operatori turistici nonché sulla base di dati oggettivi, come i consumi di energia elettrica e di conferimento dei rifiuti. I settori trainanti per l’economia locale sono rappresentati dal distretto chimico-farmaceutico, che nel 2015 ha ottenuto valori di assoluta eccellenza, con il primo posto in Italia per fatturato, 4 miliardi di euro. Il secondo, l’agroalimentare, con 135 milioni rappresenta il 2,48 per cento delle esportazioni pontine. C’è poi il settore turistico ricettivo. In tale Pag. 4contesto, la situazione economica del 2015 fa registrate segnali di ripresa sia pur lieve in diversi settori produttivi, anche se alcuni settori denunciano uno stato di difficoltà, come quello del commercio. Nel 2015, i movimenti demografici del registro delle imprese camerale in provincia di Latina mostrano uno stock di imprese pari a 57.657 unità, con un saldo positivo di 96 unità rispetto all’anno precedente. Per il comparto turistico, il dato 2015 riporta un saldo positivo di 98 imprese. Sotto il profilo della criminalità cosiddetta comune o diffusa, nel 2015 la provincia pontina ha visto una flessione di reati pari al 9,79 per cento rispetto al 2014, con 21 mila delitti denunciati contro i 23 mila del 2014. In particolare, si è registrata una diminuzione significativa delle rapine, –8 per cento, meno rilevante quella dei furti, –6 per cento. La continuità con il territorio romano e con quello campano favorisce, inoltre, l’incursione di pregiudicati, cosiddetti trasferisti, dediti prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio e lo spaccio di stupefacenti. Nel 2015, sono stati commessi quattro omicidi, di cui nessuno riconducibile alla criminalità organizzata. Gli autori sono stati identificati e arrestati. Tra questi, si evidenzia quello dell’avvocato Mario Piccolino, autore di un blog di denuncia contro la criminalità organizzata nel sud pontino. Quest’uccisione si è verificata nel maggio 2015 a Formia e ha suscitato tra la popolazione veramente una grande reazione, a significare quanto sia sentita la portanza del fenomeno criminale sul nostro territorio. Quanto agli altri reati di particolare evidenza sotto il profilo oggetto della presente analisi, i cosiddetti reati spia, si evidenzia che gli indicatori statistici relativi alle denunce per usura presentate nell’intera provincia, 8 nel 2014 e 5 nel 2015, farebbero pensare a una realtà in cui il fenomeno usurario dovrebbe considerarsi marginale. Si tratta, tuttavia, di dati che non rispecchiano l’entità del fenomeno, che Pag. 5conosce ampie zone di sommerso a causa anche della resistenza delle vittime a presentare denuncia. In realtà, il problema ha ben altre proporzioni e coinvolge prevalentemente le piccole e medie imprese, commercianti e artigiani locali. Nell’attuale periodo di difficile congiuntura economica anche le famiglie rischiano di entrare nella spirale dell’usura in relazione a esigenze di consumo, a improvvise necessità familiari o per inadeguata capacità di gestione delle proprie risorse e di debiti che si assumono. Quanto evidenziato è altresì confermato da dati relativi alle istanze di accesso al fondo di solidarietà per le vittime all’usura e all’estorsione, di cui la prefettura cura l’istruttoria per il commissariato per il coordinamento delle iniziative antiracket. Nel biennio 2014-2015, infatti, risultano essere state presentate alla prefettura di Latina complessivamente 57 domande di accesso al fondo, di cui solo 6 hanno riguardato ipotesi di reato di usura, mentre per le restanti 51 istanze si è trattato di domande legate a denunce per usura bancaria. Di queste ultime, ben 14 sono state inoltrate da un unico soggetto. Negli ultimi anni poi, per quanto riguarda le denunce di estorsione, sono state 79 nel 2014 e 69 nel 2015. Per quanto concerne gli altri fenomeni criminosi, quali gli incendi e i danneggiamenti, questi sono stati nel corso del 2015, rispettivamente, 282 e 1.817, contro i 221 e i 1.952 dell’anno precedente. Al riguardo, si evidenzia che, con riferimento agli episodi nei confronti di attività commerciali, quelli verificatisi in particolare nel sud pontino negli ultimi anni – 2014, 2015 e 2016 – sono consistiti in episodi incendiari ai danni di esercizi commerciali o macchinari, danneggiamenti dei veicoli, in esplosioni di colpi di arma da fuoco contro le serrande di negozi e locali: in particolare, 8 a Santi Cosma e Damiano, 4 a Castelforte e uno Minturno. In relazione, invece, alla presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso, si evidenzia che, Pag. 6secondo le risultanze investigative e processuali svolte al riguardo nel tempo, la provincia di Latina si è caratterizzata per la compresenza di esponenti di vari tipi di organizzazione criminale quali quelle mafiose, come camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra, e quelle di tipo autoctono. Il territorio pontino, infatti, ha rappresentato da tempo un bacino geo-economico appetibile per le organizzazioni criminali grazie alla sua peculiare dislocazione geografica. La vicinanza a realtà significative per dimensioni e consistenza criminale come quella casertana e napoletana nonché la presenza sin dagli anni Sessanta e Settanta di pregiudicati campani e calabresi inviati nella provincia in soggiorno obbligato perché colpiti da altre misure di prevenzione personali ha favorito l’incursione di propri affiliati per il riciclaggio di proventi illeciti in attività imprenditoriali apparentemente lecite, sfruttando tra l’altro l’elevata vocazione agricola, la presenza del mercato ortofrutticolo di Fondi (MOF) e i settori dell’edilizia, della logistica, del turismo, del commercio all’ingrosso e di quello al dettaglio. In particolare, tali sodalizi sono stati attratti soprattutto per la possibilità di reinvestire in modo più sicuro i loro ingenti proventi illeciti considerata la posizione geografica centrale e la sua vicinanza con Roma e la Campania; la presenza in zona di numerose e diversificate attività commerciali, che consentivano una più facile mimetizzazione delle risorse impiegate; l’assenza di un’organizzazione criminale dominante locale a fronte di una realtà relativamente tranquilla, che favoriva la possibilità di affermazione delle varie organizzazioni nel territorio; una più facile mimetizzazione rispetto ai territori d’origine; la possibilità di investire sull’acquisto di grandi appezzamenti terrieri al fine di intraprendere redditizie attività economiche sia commerciali sia immobiliari. A partire dagli anni Ottanta si è, quindi, assistito a un graduale ingresso di diversi sodalizi Pag. 7mafiosi nei settori agroalimentare, commerciale, immobiliare, turistico e balneare, soprattutto attraverso la costituzione o l’acquisto di quote sociali per mezzo di prestanome di fiducia. A differenza di quanto accaduto nelle regioni d’origine, dove tendono ad assumere un controllo del territorio di tipo militare, in questa provincia le organizzazioni criminali non sembrano aver posto in essere comportamenti manifestamente e continuativamente violenti, ma hanno cercato di realizzare una forma di inserimento attraverso l’instaurazione di relazioni con imprenditori, commercianti, professionisti e operatori del mondo finanziario.
Uno dei settori maggiormente interessati al fenomeno è stato quello dell’edilizia, che ha coinvolto anche le attività collaterali del trasporto delle cave, dell’estrazione di materiali inerti, dello smaltimento dei rifiuti. Parallelamente, si sono registrate nel tempo anche quelle manifestazioni criminali tipiche di tali sodalizi, come dimostrano varie indagini susseguitesi negli anni, che hanno riguardato il traffico di sostanze stupefacenti, l’usura, l’estorsione, la ricettazione, il riciclaggio e il trasferimento fraudolento di valori. Allo stato attuale, comunque, pur evidenziandosi il tentativo di radicamento di attività illecite connesse agli interessi delle organizzazioni criminali di tipo mafioso, si può ritenere che le stesse non abbiano interesse a una forma di controllo militarizzato del territorio, ma siano più interessate a sviluppare una coesistenza e convivenza con le altre realtà presenti, realizzando una commistione tra lecito e illecito e confondendosi sempre più nella società civile e legale. La complessità ad attestare questa strisciante infiltrazione a livello sia investigativo sia giudiziario deriva dalla già accennata minore frequenza del ricorso a manifestazioni criminali violente, antitetiche rispetto ad attività di riciclaggio, a cui è funzionale la minimizzazione nel contesto socio economico. Le Pag. 8proiezioni delle organizzazioni criminali nell’area in esame risultano, infatti, sino a oggi essere prevalentemente di natura economico-finanziaria, legate all’attività di riciclaggio di proventi illeciti, poste in essere da soggetti congiunti ai consessi criminali. L’analisi delle evidenze investigative sul territorio pontino, alcune delle quali trasfuse in provvedimenti patrimoniali giudiziari, hanno evidenziato che gli investimenti si concentrano nelle costruzioni e nel commercio all’ingrosso nonché in quello al dettaglio, in particolare di autovetture, nell’attività di bar e ristorazione, nell’attività di onoranze funebri. I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali si svolgono prevalentemente su un piano paritario di accettazione e di convivenza, che non fa escludere la possibilità di una fattiva collaborazione. Tale dato costituisce un tratto del tutto peculiare, che contraddistingue la realtà del sud pontino rispetto ai territori di origine, caratterizzati invece dalla prevalenza di un’organizzazione sulle altre e da frequenti scontri per la conquista di una posizione di egemonia sul piano locale.

PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

(Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Vengo ora al fenomeno migratorio. La vocazione agricola del territorio pontino fa registrare una massiccia presenza di cittadini stranieri dediti al lavoro stagionale in agricoltura. Al 1° gennaio 2015, ultimo dato ufficiale disponibile, risultano presenti 45.749 stranieri regolari, che costituiscono circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Latina rappresenta così la seconda provincia del Lazio dopo Roma per numero di cittadini immigrati. La prima collettività straniera è rappresentata dai cittadini romeni, con Pag. 919 mila presenze, quasi il 41 per cento del totale degli stranieri residenti sul territorio. La principale nazionalità non comunitaria è quella indiana di religione sikh, proveniente dal Punjab, che sono 9.138, con una presenza pari al 20 per cento del totale degli immigrati pontini. Comunità storicamente presenti in provincia sono anche quelle albanese, 2.118, ucraina, magrebina, impegnate prevalentemente in manodopera nel settore edile e nella collaborazione domestica, dove è specificatamente prevista la presenza di lavoratori moldavi, ucraini e filippini. Un’attenzione particolare occorre porre alla comunità indiana. I cittadini indiani regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2015 sono 147.815, rappresentanti il 2,9 per cento degli stranieri residenti. Ben il 60 per cento di questi indiani residenti in Italia sono uomini, un dato questo che differisce molto dalla situazione nazionale, ben oltre 12 punti percentuali sopra la media. Si tratta prevalentemente di giovani in età lavorativa dai 19 ai 30 anni. Anche la comunità indiana stanziata nella provincia di Latina ricalca queste caratteristiche, 9.138 sono i cittadini indiani registrati al 1° gennaio 2015, il 6 per cento del totale della nazione, prevalentemente uomini dai 19 ai 26 anni, stanziati per la maggior parte nei comuni del sud pontino poiché impegnati nel settore agricolo. La comunità pontina è tra le più numerose in Italia. La città di Terracina è al terzo posto in Italia per valore assoluto di cittadini indiani residenti con 1.774 unità. Per valore assoluto, prima di Terracina troviamo solamente Roma, 9 mila unità, e Brescia con 2.200 unità. Per le tematiche attinenti ai lavoratori indiani, presso la prefettura è stato istituito una task forcea cui partecipano 22 componenti rappresentanti: la regione Lazio, la provincia, il comune di Sabaudia, le forze di polizia, gli uffici statali interessati (INAIL, INPS, DTL, ASL), la camera di commercio, le associazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL), datoriali (CIA, Pag. 10Confagricoltura, Coldiretti) e del volontariato (AIIL e InMigrazione).
Questa task force è stata istituita l’8 settembre 2014 e al suo interno ha costituito due sottogruppi. Il primo è costituito da rappresentanti della regione Lazio, dalle associazioni sindacali, da quelle datoriali e del volontariato, per la prevenzione del lavoro irregolare. Il secondo è composto dalle forze di polizia, dalla DTL, dall’INPS e dall’ASL per il contrasto al caporalato e ai controlli nelle aziende. Il primo si è già riunito sei volte, cinque nel 2015 e una nel 2016. Nel corso delle riunioni si è svolto un lavoro di analisi sulla consistenza delle imprese del comparto agricolo, sulla normativa vigente per le assunzioni in agricoltura, sul funzionamento dei centri per l’impiego, e sono state avviate due iniziative particolarmente condivise dalle organizzazioni sindacali: l’elaborazione di una proposta di legge regionale e l’attivazione di un servizio di collocamento sulla scorta delle liste di disoccupazione fornite dai cinque centri per l’impiego, per facilitare attraverso una maggiore capillarità degli sportelli sul territorio l’assunzione da parte dei datori di lavoro. È da evidenziare che nel corso delle riunioni uno dei punti fondamentali oggetto di confronto è stata la necessità di denunciare la situazione di sfruttamento di chiunque fosse a conoscenza. Al riguardo, in data 6 maggio 2015 è stato sottoscritto uno specifico protocollo d’intesa tra la questura di Latina e i sindacati CGIL CISL e UIL, che prevede canali privilegiati per la denuncia e l’accertamento dei casi di sfruttamento. Dalla data di sottoscrizione del predetto protocollo il signor questore ha rappresentato che non è stata sporta ancora alcuna denuncia. Il secondo gruppo ha di fatto da subito avviato l’azione di controllo e contrasto del lavoro irregolare. Nel corso del 2015 sono stati effettuati i seguenti controlli: l’Arma dei carabinieri, nell’ambito delle specifiche attività svolte dal nucleo Pag. 11 carabinieri ispettorato del lavoro, ha eseguito 92 ispezioni, rilevando in 34 aziende 67 lavoratori irregolari e 74 in nero, comminando sanzioni per 280 mila euro, ammende per 78 mila euro. Sono state, inoltre, deferite all’autorità giudiziaria 14 persone e adottati 22 provvedimenti di sospensione dell’attività. La direzione territoriale del lavoro ha eseguito 84 ispezioni nel settore agricolo, rilevando in 48 aziende 128 posizioni lavorative irregolari, 102 in nero. Sono state sospese 27 attività e comminate sanzioni pecuniarie per 41 mila euro. Nel primo trimestre 2016, il citato ufficio ha espletato 20 controlli rilevando in 15 aziende 41 posizioni lavorative irregolari. Sono state comminate sanzioni per altri 34 mila euro. La Guardia di finanza, nell’ambito di attività di contrasto all’evasione fiscale e del lavoro sommerso svolta, ha riscontrato in riferimento al settore agricolo la presenza di 19 lavoratori irregolari nel 2015 e di altri 43 lavoratori in nero nel corso di quest’anno. Per quanto concerne il contrasto al radicalismo islamico, si segnala l’espulsione con decreto del Ministero dell’interno del cittadino tunisino Triki Mohamed. Vengo all’attività della prefettura. Intensa è l’attività di coordinamento espletata dalla prefettura di Latina in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e riunioni tecniche di coordinamento al fine di una concreta azione di contrasto posta in essere dalle Forze di polizia. In particolare, nel corso del 2015 si sono tenute trenta riunioni, di cui cinque del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e venticinque riunioni tecniche di coordinamento, nel corso delle quali è stata messa in atto una nuova strategia di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata attraverso la sperimentazione di forme di controllo del territorio interforze anche con l’ausilio delle polizie locali nonché con l’impiego dei reparti territoriali crimine della Polizia di Stato, delle compagnie di intervento operativo dell’Arma Pag. 12 dei carabinieri e del pronto impiego della Guardia di finanza. Ciò ha consentito l’aumento di tutti i servizi, sia di quelli a carattere generale sia di quelli mirati alla prevenzione e al contrasto di determinati fenomeni criminali, come i reati di carattere predatorio, elevando altresì il livello di percezione della sicurezza mediante la massima visibilità delle Forze di polizia nei servizi stessi.
In particolare, nel corso del 2015 sono stati effettuati 76 mila servizi, contro i 70 mila del 2014, con incremento pari al 7 per cento, per un totale di 120 mila uomini impiegati rispetto ai 113 mila del 2014. I servizi mirati sono stati 5.500, contro i 4.800 del periodo precedente, con un incremento del 14 per cento, per un numero complessivo sul piano delle attività poste in essere di 62 mila posti di controllo effettuato, contro i 58 mila del 2014, 287 mila persone identificate, contro le 274 mila sempre relative al precedente anno, 228 mila mezzi controllati, a fronte dei precedenti 224 mila. Per quanto riguarda l’attività dell’ufficio antimafia, si evidenzia che nel corso del 2014 sono state rilasciate 1.893 certificazioni antimafia e, nel 2015, 2.056. Per quanto concerne i beni confiscati alla criminalità organizzata, risultano confiscati nell’ambito provinciale 45 immobili.

PRESIDENTE. Quante interdittive?

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Non ne abbiamo fatte, signor presidente.

PRESIDENTE. Ringrazio il prefetto. Do ora la parola agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

CLAUDIO MOSCARDELLI. Ringrazio il prefetto per la relazione, che ha affrontato tutte le criticità della provincia di Latina. Emerge un quadro per cui, se volessimo fare una sintesi Pag. 13della condizione di difficoltà della provincia, potremmo dire che è una provincia che ha un volume di arresti all’anno pari a quello della provincia di Caserta. Questo dà l’idea del livello di radicamento, oltre l’infiltrazione, di una serie di organizzazioni criminali. A distanza di un anno e mezzo dalla missione della Commissione antimafia a Latina, sono accaduti alcuni eventi importanti nell’azione di contrasto alla criminalità. In particolare, vorrei centrare l’attenzione sulla città di Latina, che da un punto di vista del fenomeno criminale rappresenta una realtà meno conosciuta, sebbene negli ultimi anni sia stato acceso un faro, un’attenzione che ha portato risultati sul piano anche di provvedimenti definitivi a livello giurisdizionale. In questa città opera il clan Ciarelli Di Silvio, collegato anche per legami di parentela ai Casamonica a Roma. Rispetto anche alla mancata infiltrazione dei casalesi a Latina, va detto che questo clan ha poi raggiunto un accordo con i casalesi, e quindi opera anche per conto loro nella realtà di Latina. Si tratta di un clan che ha una forza particolare, stimata in mille adepti, quindi sostanzialmente una capacità anche di controllo e presenza sul territorio molto forte. Questo clan nel corso degli ultimi vent’anni ha avuto una crescita esponenziale. Accanto alle attività classiche che ha sempre svolto, di usura, racket, spaccio di stupefacenti e così via, ha visto aumentare in maniera esponenziale la propria presenza e infiltrazione sul territorio anche attraverso l’acquisizione di molti esercizi commerciali e aziende. C’è stata una sua crescita anche da un punto di vista «politico». Nel senso che, proprio per questa massa enorme di cui dispone, il clan è risultato avere grande facilità di accesso presso alcune istituzioni, come il comune di Latina, ad esempio per tutta la vicenda relativa alla gestione degli alloggi di case popolari o di sussidi ed emolumenti erogati a decine e decine, se non centinaia, di esponenti di questo clan sotto forma di aiuti Pag. 14economici perché giudicati in condizioni disagiate. C’è stata anche l’occupazione indisturbata di vaste aree e terreni comunali, che hanno utilizzato come fossero proprio terreni per loro attività, fino addirittura all’emersione di rapporti con la società di calcio e di vicende legate allo stadio per questioni urbanistiche. Vorrei chiederle, prefetto, la sua valutazione su come questo fenomeno possa essere riuscito a crescere in maniera sempre più forte. C’è stata, secondo lei, una sottovalutazione o addirittura possiamo parlare anche di copertura di questa capacità di crescita? Vorrei anche chiederle, relativamente alla facilità di movimento che ha su tutto il territorio comunale sul piano economico, ma anche alla facilità di rapporti nelle istituzioni per le vicende che stanno emergendo e che ho prima citato, come giudica i rapporti di questo clan con il livello politico. Vorrei citare ancora una vicenda, come quella di un’interrogazione apparsa e poi ritirata dal deputato Maietta contro il questore di Latina sulla vicenda stadio: può essersi configurato, secondo lei, un atto intimidatorio proprio nella fase più calda di azione di contrasto delle forze di polizia, del prefetto, degli organi dello Stato, che hanno indubbiamente operato in questi due anni un salto di qualità nell’azione di contrasto? Un’ultima domanda è relativa alla questione dei lavoratori immigrati nel settore agricolo: lei definirebbe questa situazione di fenomeno diffuso di lavoro nero o possiamo, invece, configurarla ancora di più come una vicenda di sfruttamento/schiavitù di lavoratori che nella nostra provincia vengono impiegati in questo settore?

ROSARIA CAPACCHIONE. Vorrei proseguire su quanto anticipato dal collega Moscardelli. Mi è sembrato da tutta la relazione che ci fosse molto sullo sfondo, per dire forse anche un po’ ignorato, il ruolo della politica in combutta con le varie organizzazioni criminali che operano sul territorio, a partire Pag. 15dal basso Lazio, cui ha fatto riferimento, quindi con l’infiltrazione della famiglia Bardellino, lì da venticinque anni, con il controllo sull’amministrazione comunale, con il clan Moccia, con il clan Mallardo, con la famiglia Bidognetti, che opera sempre nel basso Lazio, col gruppo Zagaria, che opera nella zona di Castelforte andando verso Cassino, via via fino alla città capoluogo. Poi c’è Fondi, il mercato ortofrutticolo. Fondi è stata al centro di una grossa polemica nella passata legislatura proprio su una relazione di un suo collega che aveva chiesto lo scioglimento di quell’amministrazione comunale. Mi sembra dalla sua relazione che tutto questo sia sparito nel nulla. Non c’è più nulla di attuale, a suo giudizio, o invece questi rapporti con la politica permangono e persistono? E quali sono i rapporti, per esempio, se sono stati documentati, tra la famiglia Ciarelli Di Silvio e uomini dell’amministrazione comunale del capoluogo?

CLAUDIO FAVA. Prefetto, la collega ha già anticipato la mia domanda. La mia domanda è una battuta ed è sulla capacità di condizionamento oggi delle organizzazioni criminali nei confronti della politica, la capacità concreta, non astratta. Fondi non fu sciolta perché si dimise il consiglio comunale all’ultimo momento utile, abbiamo un’inchiesta a Formia per voto di scambio, Latina viene considerata un hub delle mafie. La sensazione è che non si limitino soltanto a un controllo criminale del territorio, ma che questo controllo sociale abbia a che fare anche con la politica e con la capacità di forte, diretto condizionamento dell’attività dell’amministrazione. Vorremmo sapere se lei avverte questo rischio e ha qualcosa, anche eventualmente in segreta, da poterci dire.

FRANCESCO D’UVA. Vorrei ricollegarmi a un’audizione che abbiamo svolto della DDA di Roma. In particolare, l’aggiunto Pag. 16Prestipino ci parlò di un problema relativo alle intercettazioni nel territorio di Latina. Non so se la presidente ha memoria di questa vicenda in cui c’erano queste intercettazioni che dovevano essere secretate ed erano in mano a soggetti esterni, persone che evidentemente avevano contatti con la ditta esterna che esegue le intercettazioni. A seguito di quell’audizione, di quella notizia stampa – non era secretata e avevamo fatto anche delle dichiarazioni al riguardo – è stato fatto qualcosa? È possibile fare qualcosa per evitare che intercettazioni delicate possano finire nelle mani di estranei, soggetti esterni alla società di intercettazioni stessa? Si è fatto ordine o è possibile farlo in questo campo? Riguardo al comune di Sperlonga, mi risulta che il sindaco sia stato rimosso, se non sbaglio, in base alla legge Severino e che consiglieri comunali abbiano subìto minacce e intimidazioni: qual è la situazione a Sperlonga? È il caso di indagare ulteriormente su questa realtà? Anche se una commissione d’accesso forse è un po’ forte, la prefettura ha valutato qualcosa al riguardo? Lo stesso vale per il comune di Formia. Mi risulta ci sia appunto il processo «sistema Formia»: al di là del lavoro dell’autorità giudiziaria, la prefettura può fare qualcosa per mettere al riguardo? È stata già posta la domanda sul basso Lazio, in generale è già stato detto. Secondo notizie di stampa ho anche sentito parlare di lobby deviata: è possibile qualche chiarimento riguardo i legami tra criminalità organizzata e politica? Ancora, nel luglio 2015 i carabinieri, su disposizione della procura di Latina, sequestravano una lottizzazione abusiva effettuata da società di Marcianise e Parete. Considerata la pressione della camorra in provincia di Latina, dietro la vicenda della lottizzazione vi sono interessi della criminalità organizzata?

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Lottizzazioni dove?

FRANCESCO D’UVA. A Sperlonga.

Pag. 17

LUIGI GAETTI. Vorrei tornare un po’ sul rapporto con la città di Latina, nel senso di quest’intreccio tra la politica e alcune associazioni criminali. Vorrei anche chiedere come si comporta la società civile. Sappiamo che lì c’è stato un grosso problema nell’ambito del tribunale con arresti, che ha coinvolto anche numerosi professionisti, sia commercialisti sia architetti per la valutazione. Questo ha comportato il fallimento di molte società, soprattutto quelle capitalizzate, per cui sono state vendute poi probabilmente a gruppi di persone che si sono arricchite in maniera indebita. Su questo ho avuto numerose segnalazioni. È strano, peraltro, che nonostante si sia evidenziata questo criticità, le vendite per incanto stiano andando avanti, e queste sono persone che chiaramente sono state truffate da una sistema che, oltretutto, purtroppo è un’istituzione. Queste persone sono state vittime due volte, per mano sia di professionisti corrotti sia dell’istituzione, che non è stata in grado di tutelarle: è stato fatto qualcosa? Queste persone sono state aiutate? Si sta cercando di porre rimedio? Soprattutto, in relazione ai professionisti, si è svolta un’attività nei confronti degli ordini per sensibilizzarli, per spiegare al meglio queste criticità?

DAVIDE MATTIELLO. Prefetto, ha fatto riferimento al gruppo di lavoro permanente dedicato ai lavoratori immigrati, allo sportello aperto se non ho capito male un anno fa, nel maggio 2015, lo sportello che avrebbe dovuto favorire le denunce. Parlando della task force ha parlato dello sportello aperto presso la questura. Se ho sentito male, però, ha detto che a oggi non è arrivata alcuna denuncia. Vorrei chiederle una valutazione di questo dato negativo. Che cosa significa, che la modalità di funzionamento dello sportello non è adeguata o che un certo allarme rispetto alla situazione è stato in realtà una sopravvalutazione?

Pag. 18

PRESIDENTE. Ho una domanda anch’io, che riguarda in particolare Ciarelli, che dovrebbe essere agli arresti domiciliari a Venafro, in Molise, nonostante sia stato condannato a vent’anni per reati di associazione mafiosa.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. A noi risulta ancora agli arresti domiciliari a Rieti.

PRESIDENTE. Va bene. Do la parola al prefetto per la replica.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. L’attenzione viene rivolta, se è possibile riunire un po’ gli argomenti, sui rapporti tra criminalità e politica. Io sono lì da un anno e vedo nella realtà del comune di Latina una provincia nella quale sono vissute insieme sin da piccole persone che oggi condividono professionalità e atteggiamenti diversi. Molte di queste persone sono andate a scuola insieme e hanno convissuto sulla stessa realtà insieme. Alcuni sono andati sulla retta via, altri non sono andati sulla retta via. Questo non vuol dire che chi continua ad avere rapporti con uno che ha avuto nella sua attività un momento di défaillance o ce l’ha ancora. Nel momento in cui è libera, una persona onesta che frequenta o prende un caffè con un delinquente non deve essere delinquente anche lei. Questa premessa è per dire che un prefetto deve essere attento alla realtà che vive e nel contempo considerare quello che vede come il presupposto che poi lo fa agire nella sua azione quotidiana. Io sono da un anno a Latina e quello che mi preme sottolineare è che la percezione di sicurezza è cambiata, perlomeno così mi si dice, e forse l’ha confermato il senatore Moscardelli nella sua domanda. In prefettura abbiamo aperto le porte e abbiamo ricevuto tutti coloro che volessero essere assieme alle istituzioni utilizzando come metro di comportamento Pag. 19 esclusivamente la legalità e il rispetto delle regole. Non mi sono dimenticato dei politici nella relazione. Prima di leggere la relazione ho premesso quattro righe dicendo che la mia analisi era esclusivamente fatta sulle evidenze info-operative delle forze di polizia e dei risultati di sentenze della magistratura, definite o in corso di definizione. Attualmente, quindi, ci sono procedimenti in atto importanti. Come ha evidenziato il senatore Moscardelli, le indicazioni della possibilità che ci sia un momento di congiunzione relativamente a quanto poc’anzi affermavate sono sotto esame della magistratura. Io posso dire quello che le carte mi dicono o con le sensazioni che percepisco indirizzare la mia azione di prevenzione e controllo. Il prefetto non svolge l’attività di repressione del magistrato. Io devo prevenire e controllare. In un anno di attività la prevenzione e il controllo su questo territorio c’è stata, perché c’è stato un decremento di tutti i reati. Non solo, ma c’è una percezione di sicurezza nella città maggiore di prima. Non solo, si sono aperti più procedimenti di prima. Non solo, si sono rotte situazioni che sembravano impossibili da toccare. Lo abbiamo fatto attraverso una riunione continua con le forze di polizia. Con i magistrati il mio rapporto è quello che, se mi chiamano e mi chiedono quello che so, io riferisco, ma la magistratura è un organo che agisce autonomamente, dando poi a uno la determinazione di imputato o testimone o altro. È palese che nella provincia di Latina, dal nord al sud, sono presenti organizzazioni criminali o nella loro struttura o tramite persone a esse affiliate o collegate, che sono nel territorio pontino magari per un solo affare. Ad esempio, i Crupi hanno commercializzato 370 tonnellate di cioccolato. Si parlava di droga, ma ci sono anche altre situazioni. La corruzione c’è anche a Latina. Adesso bisogna dimostrarla attraverso il procedimento, che conosciamo, democratico di un processo. Questa Pag. 20 relazione è stata fatta sulle cose che adesso sono certe nelle carte. Se avessi dovuto parlare di tutti i procedimenti, la relazione non sarebbe stata di venti pagine, ma di molte di più. Quello che mi interessa dirvi in questo momento– non so se sono stato compiuto nella mia risposta – è che stiamo lavorando, stiamo lavorando bene, senza mettere da parte nessuna attenzione. Da qui, però, a chiedere a un prefetto notizie che debbono essere chieste a un tribunale, per esempio che cosa si sta facendo sulla successione di Lollo. Questo non attiene a un prefetto, ma a un tribunale. Perché non è stato cambiato il magistrato e non è stato messo un altro magistrato? Se vuole, posso chiederlo e riferire, ma non posso conoscere le determinazioni di un altro organo istituzionale. Io rispondo per la mia attività. Sono d’accordo con lei, quindi, onorevole, condivido, ma…

CLAUDIO FAVA. Io non le chiedo di condividere, ma solo di rispondere. La mia domanda non è se siano in corso indagini. Ci sono, lo sappiamo, e gli atti giudiziari sono nella nostra disponibilità come nella sua. Le chiedevo una cosa diversa, e cioè una valutazione dal suo punto di vista, un punto di vista che utilizza evidenze giudiziarie, ma anche evidenze sociali d’altro tipo. Dal suo punto di vista, il rischio, come è accaduto in passato, che ci sia un condizionamento di alcune amministrazioni del territorio di Latina, è attuale o no? Non è un fatto giudiziario, ma la valutazione del prefetto di Latina.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. La valutazione è che attualmente le forze di polizia sono ben attente a evidenziare i fatti di questo genere.

FRANCESCO D’UVA. (fuori microfono) Quanto a Sperlonga e alle intercettazioni?

Pag. 21

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Delle intercettazioni, mi scusi, non sono a conoscenza, quindi non posso risponderle su cose che non conosco. Per quanto riguarda Sperlonga, c’è stato da parte del Corpo forestale dello Stato un sequestro non indifferente. È un procedimento in itinere. C’è un secondo sequestro anche da parte dei Carabinieri, ancora in itinere, che ha visto una grossissima lottizzazione. Vi è, quindi, certezza di questo.

DAVIDE MATTIELLO. (fuori microfono) Sulle denunce che mancano…

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Questo è importante. Specialmente in questi giorni è evidenziata, come avete visto su tutti i giornali, la situazione dei sikh. Dalle analisi investigative attualmente non si evidenzia per noi uno sfruttamento in schiavitù, ma un’irregolarità nella contrattualistica e per il lavoro nero. Questo è sicuramente importante. Tutte le autorità coinvolte nell’investigazione hanno trovato persone senza permessi o che hanno permessi di soggiorno ma che sono sfruttate. Sotto quest’aspetto, devo rassicurarla che stanno procedendo. Dall’altra parte – purtroppo, questo è un dato di fatto – a noi denunce effettive non sono state mai presentate. Io stesso ho chiamato in prefettura i rappresentanti datoriali, ai quali ho chiesto cortesemente, atteso che le denunce sarebbero nei confronti di chi in questo caso è imprenditore, e quindi responsabile di un’azienda, di essere parte attiva nella denuncia o perlomeno a farci conoscere posizioni di irregolarità, anche nel loro interesse.

PRESIDENTE. Ringraziamo il prefetto.
Dichiaro conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 15.50.

La lotta alle mafie nel Lazio si é cominciata a fare solamente da quando sono  arrivati alla Procura di Roma Pignatone e Prestipino

La lotta alle mafie nel Lazio si é cominciata a fare solamente da quando sono  arrivati alla Procura di Roma Pignatone e Prestipino.Prima la mafia….non esistenza.Si negava l’evidenza

 

 

 

 

LA LOTTA ALLA MAFIA NEL LAZIO SI E’ COMINCIATA A FARE DA QUANDO SONO ARRIVATI ALLA PROCURA DI ROMA PIGNATONE , PRESTIPINO E GLI ALTRI NUOVI MAGISTRATI.PRIMA E’ STATO COME SE LA MAFIA NON FOSSE MAI ESISTITA,ANCHE LA BANDA DELLA MAGLIANA E’ STATA CONDANNATA PER LA SEMPLICE ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E NON MAFIOSA.QUESTA E’ LA TRAGICA REALTA’,NON POTREMO MAI DIMENTICARE LE LITI FURIBONDE CHE CI VEDEVAMO COSTRETTI A FARE CON ALCUNI PREFETTI CHE CI RIMPROVERAVANO DI FARE DEL….”TERRORISMO” E DI FAR SCAPPARE TURISTI ED INVESTITORI.NON PARLIAMO,POI,DELLA CLASSE POLITICA,A COMINCIARE DA QUELLA DEL PD E PER COME SIAMO STATI SEMPRE TRATTATI NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO CHE DENUNCIAMO QUESTE COSE DA SEMPRE.PREFERIAMO TACERE PERCHE’ MERITEREBBERO SOLAMENTE RANDELLATE SUI DENTI.

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