Interrogazioni

L’INTERROGAZIONE DEI SENATORI LANNUTTI,CORRADO ED ABATE SULLA CRIMINITA’ A TERRACINA ED IN TUTTA LA PROVINCIA DI LATINA

L’INTERROGAZIONE DEI SENATORI LANNUTTI,CORRADO ED ABATE PRESENTATA IERI 24 MARZO E CHE NOI PUBBLICHIAMO SOTTO PROPONE I N TUTTA LA SUA DRAMMATICITA’ LA SITUAZIONE CRIMINALE ESISTENTE A TERRACINA ED IN TUTTA LA PROVINCIA DI LATINA.

UNA DRAMMATICITA’ DOVUTA ANCHE ,SE NON SOPRATTUTTO,,A DUE ELEMENTI FONDAMENTALI CHE SONO :

1) LA COLLUSIONE DA TEMPO EVIDENTE FRA LA CRIMINALITA’ MAFIOSA E PEZZI IMPORTANTI DELLA POLITICA E LE ISTITUZIONI ;

2) LA LUNGA INERZIA DELLE ISTITUZIONI ED I SUOI APPARATI INVESTIGATIVI E GIUDIZIARI DI QUELLA PROVINCIA DI FRONTE AD U N FENOMENO,QUELLO SOPRAINDICATO,ORMAI INCANCRENITO E CHE HA PRODOTTO UN A VERA E PROPRIA OCCUPAZIONE E DEVASTAZIONE DI TERRITORI UNA VOLTA FRA I PIU’ BELLI E RICCHI D’ITALIA DIVENTATI ORA,CON RILEVANTI DANNI PER LO STATO,FRA I PIU’ DEGRADATI E POVERI.

HANNO FATTO QUINDI BENE I TRE SENATORI A RICHIEDERE UN’ISPEZIONE MINISTERIALE SULLE OMISSIONI E QUANT’ALTRO ANCORA CON EVENTUALI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI A CARICO DEI RESPONSABILI.

LEGGIAMO DAI DOCUMENTI DEL SENATO DELLA REPUBBLICA LA SEGUENTE INTERROGAZIONE DEL SEN.ELIO LANNUTTI + ALTRI DUE :

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05151

Atto n. 4-05151

Pubblicato il 24 marzo 2021, nella seduta n. 307

LANNUTTI , CORRADO , ABATE – Ai Ministri dell’interno, della giustizia e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

secondo la Direzione investigativa antimafia (DIA) il Lazio è diventato una sorta di “laboratorio criminale” dove le mafie tradizionali “interagiscono, in equilibrio e secondo una logica di spartizione degli interessi, con associazioni criminali autoctone, con la prospettiva di sviluppare affari condivisi per il controllo del territorio”, grazie anche a “una progressiva integrazione, conseguente ad una coesistenza ultradecennale tra le varie forme di criminalità”. In particolare, il sud pontino e? caratterizzato dalla presenza di esponenti delle ‘ndrine calabresi ed elementi dei clan camorristici. Ma anche da famiglie di sinti stanziali, come i Di Silvio, protagonisti di un salto di qualità criminale che ha permesso agli inquirenti di contestare loro l’associazione mafiosa;

Terracina ha “scoperto” le infiltrazioni mafiose il 23 agosto 2012, in occasione dell’omicidio del camorrista Gaetano Marino, all’epoca marito di Tina Rispoli (salita recentemente agli onori delle cronache per il matrimonio con il cantante neomelodico Tony Colombo). Quell’efferato assassinio rappresenta infatti la cartina di tornasole di quanto avviene ormai da decenni nel basso Lazio, e in particolare a Terracina, dove ‘ndrangheta e camorra controllano tutto, con l’ausilio di clan autoctoni. Il 19 febbraio 2021, i due killer di Marino, Arcangelo Abbinante e di Giuseppe Montanera, sono stati condannati all’ergastolo. Dal processo è emerso il ruolo preponderante dei basisti, che ha permesso di aprire uno squarcio sulla fitta rete di connivenze garantite da persone del luogo, e che conferma il ruolo di Terracina come comodo rifugio dei clan. In numerosi processi, poi, sarebbe comprovata la contiguità dei clan alla politica. Operazioni come “Alba Pontina” hanno infatti accertato il ruolo dei Di Silvio nella “gestione” della campagna elettorale alle amministrative del 2016 a Terracina, in favore dell’ex consigliera regionale del Pdl Gina Cetrone, provvedendo all’affissione dei manifesti elettorali e condizionando le preferenze degli elettori. Illeciti per cui sono finiti a processo, tra gli altri, sia Cetrone sia tre appartenenti al clan Di Silvio, Armando detto Lallà e i figli Samuele e Gianluca. Tutti accusati, a vario titolo, anche di estorsione e violenza privata, aggravate dal metodo mafioso, per un’altra vicenda: la Cetrone e l’ex marito Umberto Pagliaroli 5 anni fa avrebbero ingaggiato i Di Silvio per compiere estorsioni ai danni di un imprenditore. Episodi, questi, che sarebbe solo la punta dell’iceberg: per diversi pentiti i Di Silvio avrebbero dialogato in questi anni con parti della politica e del calcio locale. Così sotto la lente degli investigatori sarebbero finite, oltre alle amministrative 2016 a Terracina, anche le politiche del 2013, le amministrative a Latina del 2011 e del 2016, e vicende che riguardano minacce ad amministratori locali;

considerato, inoltre, che, per quanto risulta agli interroganti:

nei giorni scorsi a Terracina è stato sequestrato l’ennesimo stabilimento balneare. Si tratta del “Piccola Oasi”, in viale Circe XXIV Traversa, ed è una delle unità locali della Gimava S.r.l. che, a quanto risulta, al mese di ottobre 2020, l’avrebbe ceduta in affitto nel mese di giugno 2020 al gestore “Oasi Sea Park srls”. Come per analoghe indagini, risulterebbero carenti i titoli edilizi e demaniali e i presupposti di legge per la loro emissione, soprattutto in relazione all’aumento delle superfici coperte e delle volumetrie, in contrasto con il piano di utilizzazione degli arenili (PUA) e in violazione dei piani paesaggistici e di tutte le norme poste a tutela del paesaggio e dell’ambiente marino e costiero. L’inchiesta ha evidenziato come tali abusi non siano casi isolati. Anzi. Il 23 dicembre 2020, ad esempio, sono stati apposti i sigilli allo stabilimento balneare “La Vela”, in viale Circe, e il 31 dicembre 2020 al cantiere dove era in corso la costruzione di un nuovo lido costituito da due fabbricati di 5 piani, area edificabile di 4.000 metri quadrati e volumetria pari a 13.000 metri cubi, mediante un’operazione di demolizione e ricostruzione, con un ampliamento volumetrico di oltre l’800 per cento, e cambio di destinazione d’uso di un immobile di proprietà della ex onlus “Fondazione Società Romana Pro-Infantia”, acquistato dalla “Residenze Circe srl”. Al vaglio degli inquirenti sarebbe finita, in particolare, la “variante di Natale”, una variante urbanistica adottata dal Comune proprio durante le festività natalizie, per mezzo della quale sarebbero stati ceduti alla nuova proprietà della ex “Pro-Infantia” aree destinate al verde e parcheggi per consentire la realizzazione del nuovo faraonico progetto. A preoccupare gli inquirenti sarebbero state anche le ennesime proroghe fino al 2033 delle concessioni demaniali, e si sta cercando di stabilire se le stesse siano legittime a fronte delle numerose licenze suppletive e autorizzazioni di destagionalizzazione che il Comune di Terracina ha emesso alla luce della nuova procedura di infrazione avviata dall’Europa contro l’Italia e in assenza del PUA, datato 2003, non ancora uniformato e adeguato alla vigente legislazione regionale. In poche parole, il Comune di Terracina avrebbe potuto rilasciare solo autorizzazioni relative agli interventi di manutenzione, conformemente alle “norme di salvaguardia” stabilite dalla legge regionale n. 24 del 1998. Per questa vicenda hanno protestato anche le associazioni ambientaliste locali. Di tutta risposta, il 25 gennaio 2021, durante un intervento in Consiglio comunale, anziché mantenere equilibrio e terzietà rispetto al caso che coinvolge anche gli Uffici comunali, il vicesindaco ha attaccato, a distanza, un esponente di Legambiente;

il comando provinciale della Guardia di finanza di Latina, tra il 2014 e il 2016 ha effettuato 48 accertamenti nel territorio pontino, stimando un danno erariale alle casse dello Stato di 100 milioni di euro. Sotto osservazione è finito anche il settore dei pubblici appalti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Terracina, dove preliminari accertamenti istruttori ha consentito di acclarare reati di frode in pubblica fornitura, truffa ai danni dello Stato, nonché violazioni in materia ambientale, segnalati alla competente Procura della Repubblica. A quanto risulta, sarebbero stati conteggiati camion di rifiuti vuoti, gestiti dalla “Servizi Industriali”, addebitando al Comune di Terracina lo smaltimento mai avvenuto. Benché la documentazione su questa vicenda del 2013 sia stata inviata alla Procura di Latina, a otto anni di distanza non si conosce ancora l’esito dell’indagine,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite sulle vicende, a soccorso di un territorio dove la criminalità organizzata ha raggiunto picchi inquietanti e, nel contempo, cresce il livello di sfiducia verso le istituzioni da parte della popolazione locale;

se ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’esistenza o meno sul territorio di Terracina, e più in generale del basso Lazio, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare anche l’attività istituzionale;

se si ritengano sufficienti gli organici di forze dell’ordine, polizia giudiziaria, Guardia di finanza e magistrati per fare fronte e tentare di sconfiggere nei territori in oggetto quel radicato sistema criminale, il quale, analogamente alla gramigna, sembra difficile da estirpare;

se il Ministro della giustizia ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso la Procura della Repubblica di Latina, al fine di verificarne il modus operandi che appare tardivo, trattandosi di fatti che hanno procurato un danno erariale importante allo Stato, come già valutato dalla Guardia di finanza

LEGGIAMO  DAI DOCUMENTI DEL SENATO DELLA REPUBBLICA LA SEGUENTE INTERROGAZIONE DEL SEN.ELIO LANNUTTI + ALTRI DUE

LEGGIAMO  DAI DOCUMENTI DEL SENATO DELLA REPUBBLICA LA SEGUENTE INTERROGAZIONE DEL SEN.ELIO LANNUTTI + ALTRI DUE :

 

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05151

Atto n. 4-05151

Pubblicato il 24 marzo 2021, nella seduta n. 307

LANNUTTI , CORRADO , ABATE – Ai Ministri dell’interno, della giustizia e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

 

secondo la Direzione investigativa antimafia (DIA) il Lazio è diventato una sorta di “laboratorio criminale” dove le mafie tradizionali “interagiscono, in equilibrio e secondo una logica di spartizione degli interessi, con associazioni criminali autoctone, con la prospettiva di sviluppare affari condivisi per il controllo del territorio”, grazie anche a “una progressiva integrazione, conseguente ad una coesistenza ultradecennale tra le varie forme di criminalità”. In particolare, il sud pontino e? caratterizzato dalla presenza di esponenti delle ‘ndrine calabresi ed elementi dei clan camorristici. Ma anche da famiglie di sinti stanziali, come i Di Silvio, protagonisti di un salto di qualità criminale che ha permesso agli inquirenti di contestare loro l’associazione mafiosa;

 

Terracina ha “scoperto” le infiltrazioni mafiose il 23 agosto 2012, in occasione dell’omicidio del camorrista Gaetano Marino, all’epoca marito di Tina Rispoli (salita recentemente agli onori delle cronache per il matrimonio con il cantante neomelodico Tony Colombo). Quell’efferato assassinio rappresenta infatti la cartina di tornasole di quanto avviene ormai da decenni nel basso Lazio, e in particolare a Terracina, dove ‘ndrangheta e camorra controllano tutto, con l’ausilio di clan autoctoni. Il 19 febbraio 2021, i due killer di Marino, Arcangelo Abbinante e di Giuseppe Montanera, sono stati condannati all’ergastolo. Dal processo è emerso il ruolo preponderante dei basisti, che ha permesso di aprire uno squarcio sulla fitta rete di connivenze garantite da persone del luogo, e che conferma il ruolo di Terracina come comodo rifugio dei clan. In numerosi processi, poi, sarebbe comprovata la contiguità dei clan alla politica. Operazioni come “Alba Pontina” hanno infatti accertato il ruolo dei Di Silvio nella “gestione” della campagna elettorale alle amministrative del 2016 a Terracina, in favore dell’ex consigliera regionale del Pdl Gina Cetrone, provvedendo all’affissione dei manifesti elettorali e condizionando le preferenze degli elettori. Illeciti per cui sono finiti a processo, tra gli altri, sia Cetrone sia tre appartenenti al clan Di Silvio, Armando detto Lallà e i figli Samuele e Gianluca. Tutti accusati, a vario titolo, anche di estorsione e violenza privata, aggravate dal metodo mafioso, per un’altra vicenda: la Cetrone e l’ex marito Umberto Pagliaroli 5 anni fa avrebbero ingaggiato i Di Silvio per compiere estorsioni ai danni di un imprenditore. Episodi, questi, che sarebbe solo la punta dell’iceberg: per diversi pentiti i Di Silvio avrebbero dialogato in questi anni con parti della politica e del calcio locale. Così sotto la lente degli investigatori sarebbero finite, oltre alle amministrative 2016 a Terracina, anche le politiche del 2013, le amministrative a Latina del 2011 e del 2016, e vicende che riguardano minacce ad amministratori locali;

 

considerato, inoltre, che, per quanto risulta agli interroganti:

 

nei giorni scorsi a Terracina è stato sequestrato l’ennesimo stabilimento balneare. Si tratta del “Piccola Oasi”, in viale Circe XXIV Traversa, ed è una delle unità locali della Gimava S.r.l. che, a quanto risulta, al mese di ottobre 2020, l’avrebbe ceduta in affitto nel mese di giugno 2020 al gestore “Oasi Sea Park srls”. Come per analoghe indagini, risulterebbero carenti i titoli edilizi e demaniali e i presupposti di legge per la loro emissione, soprattutto in relazione all’aumento delle superfici coperte e delle volumetrie, in contrasto con il piano di utilizzazione degli arenili (PUA) e in violazione dei piani paesaggistici e di tutte le norme poste a tutela del paesaggio e dell’ambiente marino e costiero. L’inchiesta ha evidenziato come tali abusi non siano casi isolati. Anzi. Il 23 dicembre 2020, ad esempio, sono stati apposti i sigilli allo stabilimento balneare “La Vela”, in viale Circe, e il 31 dicembre 2020 al cantiere dove era in corso la costruzione di un nuovo lido costituito da due fabbricati di 5 piani, area edificabile di 4.000 metri quadrati e volumetria pari a 13.000 metri cubi, mediante un’operazione di demolizione e ricostruzione, con un ampliamento volumetrico di oltre l’800 per cento, e cambio di destinazione d’uso di un immobile di proprietà della ex onlus “Fondazione Società Romana Pro-Infantia”, acquistato dalla “Residenze Circe srl”. Al vaglio degli inquirenti sarebbe finita, in particolare, la “variante di Natale”, una variante urbanistica adottata dal Comune proprio durante le festività natalizie, per mezzo della quale sarebbero stati ceduti alla nuova proprietà della ex “Pro-Infantia” aree destinate al verde e parcheggi per consentire la realizzazione del nuovo faraonico progetto. A preoccupare gli inquirenti sarebbero state anche le ennesime proroghe fino al 2033 delle concessioni demaniali, e si sta cercando di stabilire se le stesse siano legittime a fronte delle numerose licenze suppletive e autorizzazioni di destagionalizzazione che il Comune di Terracina ha emesso alla luce della nuova procedura di infrazione avviata dall’Europa contro l’Italia e in assenza del PUA, datato 2003, non ancora uniformato e adeguato alla vigente legislazione regionale. In poche parole, il Comune di Terracina avrebbe potuto rilasciare solo autorizzazioni relative agli interventi di manutenzione, conformemente alle “norme di salvaguardia” stabilite dalla legge regionale n. 24 del 1998. Per questa vicenda hanno protestato anche le associazioni ambientaliste locali. Di tutta risposta, il 25 gennaio 2021, durante un intervento in Consiglio comunale, anziché mantenere equilibrio e terzietà rispetto al caso che coinvolge anche gli Uffici comunali, il vicesindaco ha attaccato, a distanza, un esponente di Legambiente;

 

il comando provinciale della Guardia di finanza di Latina, tra il 2014 e il 2016 ha effettuato 48 accertamenti nel territorio pontino, stimando un danno erariale alle casse dello Stato di 100 milioni di euro. Sotto osservazione è finito anche il settore dei pubblici appalti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Terracina, dove preliminari accertamenti istruttori ha consentito di acclarare reati di frode in pubblica fornitura, truffa ai danni dello Stato, nonché violazioni in materia ambientale, segnalati alla competente Procura della Repubblica. A quanto risulta, sarebbero stati conteggiati camion di rifiuti vuoti, gestiti dalla “Servizi Industriali”, addebitando al Comune di Terracina lo smaltimento mai avvenuto. Benché la documentazione su questa vicenda del 2013 sia stata inviata alla Procura di Latina, a otto anni di distanza non si conosce ancora l’esito dell’indagine,

 

si chiede di sapere:

 

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

 

se intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite sulle vicende, a soccorso di un territorio dove la criminalità organizzata ha raggiunto picchi inquietanti e, nel contempo, cresce il livello di sfiducia verso le istituzioni da parte della popolazione locale;

 

se ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’esistenza o meno sul territorio di Terracina, e più in generale del basso Lazio, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare anche l’attività istituzionale;

 

se si ritengano sufficienti gli organici di forze dell’ordine, polizia giudiziaria, Guardia di finanza e magistrati per fare fronte e tentare di sconfiggere nei territori in oggetto quel radicato sistema criminale, il quale, analogamente alla gramigna, sembra difficile da estirpare;

 

se il Ministro della giustizia ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso la Procura della Repubblica di Latina, al fine di verificarne il modus operandi che appare tardivo, trattandosi di fatti che hanno procurato un danno erariale importante allo Stato, come già valutato dalla Guardia di finanza.

Interrogazione sulla questione DELLA SICUREZZA E DELL’ORDINE PUBBLICO NEL NAPOLETANO

QUESTA INTERROGAZIONE DI UN GRUPPO DI SENATORI DEL M5S ARRIVA A CICCIA IN QUANTO AFFRONTA UN PROBLEMA –QUELLO DELLA SICUREZZA E DELL’ORDINE PUBBLICO NEL NAPOLETANO – CHE RAPPRESENTA UN ASSILLO DI NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.

L’ANNO SCORSO,DURANTE LA GESTIONE SALVINI AL MINISTERO DELL’INTERNO,NOI INVIAMMO AL MINISTRO UN PIANO DETTAGLIATO SULLA RISTRUTTURAZIONE NEL COMPARTO.

IN QUEL PIANO PREVEDEVAMO ANCHE UNA SERIE DI PROPOSTE RELATIVE A TALUNI PROBLEMI DI NATURA SOCIO-ECONOMICA CHE A NOSTRO MODO DI VEDERE ERANO E SONO CORRELATI CON L’ARGOMENTO.

SALVINI NON SOLO NON ADERI’ ALLA NOSTRA RICHIESTA DI UN INCONTRO AL RIGUARDO’ ,MA SI COMPORTO’ IN MODO COSI INADEGUATO –METTIAMOLA COSI’ -CHE CREO’’ UN TERREMOTO SUL PIANO DEI RAPPORTI FRA NOI DELLA CAPONNETTO E LE AUTORITA’ LOCALI E PROVINCIALI NAPOLETANE.IL NOSTRO CONVEGNO A CALVIZZANO,MALGRADO LA PRESENZA DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO GAETTI,SEGNO’ LA DISERZIONE IN MASSA DI QUELLE AUTORITA’ COME UN’EVIDENTE REAZIONE ALLA NOSTRA INIZIATIVA.

VA BENE COSI’ PERCHE’ IN TAL MODO ABBIAMO AVUTO LA POSSIBILITA’ DI CONOSCERE COME INTENDONO GOVERNARE SALVINI I E LA LEGA.

OGGI ARRIVA L’INTERROGAZIONE DEI SENATORI DEL M5S.

Senato della Repubblica Italiana

Legislatura 18 Atto di Sindacato

Ispettivo n° 3-01659

Attiva riferimenti normativi

Atto n. 3-01659

Pubblicato il 9 giugno 2020, nella seduta n. 226

GIANNUZZI , PRESUTTO , MORRA , CASTELLONE , MAUTONE , ANGRISANI , LA MURA , SANTILLO , DE LUCIA , DI MICCO , GAUDIANO , RICCIARDI , VACCARO , PUGLIA , LANNUTTI , BOTTO , TRENTACOSTE , LICHERI , VANIN , ROMANO – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che il commissariato di polizia di Acerra (Napoli) esercita la propria giurisdizione su sei comuni della città metropolitana di Napoli: Acerra, Casalnuovo, Castello di Cisterna, Mariglianella, Brusciano e Pomigliano d’Arco. Acerra, con più di 58.000 abitanti, è il terzo comune della Campania per estensione dopo Napoli e Giugliano e il territorio di competenza del commissariato conta, complessivamente, una popolazione di 200.000 abitanti;

considerato che:

a partire dagli anni Duemila, il commissariato ha subìto un forte depotenziamento del personale. È passato,  infatti, da un totale di 75 operatori a 59, di cui 57 tra ispettori, sovrintendenti, agenti e assistenti, più un direttivo e un dirigente vicequestore. A causa del numero esiguo di risorse, il commissariato il più delle volte non riesce a garantire il presidio di più di una volante per tutto il perimetro dei sei comuni;

considerato altresì che:

la densità demografica nell’area metropolitana di Napoli è in continuo aumento, anche per via del più basso costo della vita rispetto a quello in città. Dagli ultimi dati ISTAT emerge, infatti, che la curva dell’andamento demografico dei comuni ha mantenuto un trend di crescita costante dal 2001 al 2018, fatta eccezione per Casalnuovo di Napoli e Pomigliano d’Arco, che registrano dati più variabili. Il territorio dei sei comuni, così come tutta l’area metropolitana di Napoli, è interessato dal fenomeno della criminalità organizzata che, provocando frequenti problemi di sicurezza e di ordine pubblico, rende necessaria una presenza massiccia e costante delle forze dell’ordine. Qualche giorno fa il presidente del Consiglio comunale di Acerra ha convocato per domenica 31 maggio la Conferenza dei  presidenti dei gruppi consiliari con all’ordine del giorno la convocazione di un  Consiglio comunale straordinario e urgente proprio sull’emergenza legata alla  criminalità organizzata e alla camorra,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta;

se non ritenga che, visti l’ampiezza territoriale dell’area dei sei comuni, il trend demografico in costante crescita e gli innumerevoli problemi legati alla criminalità organizzata, non sia il caso di provvedere al potenziamento del personale del commissariato di Acerra.

Interrogazione su uno scarico illegale di liquami fognari nel comune di Pettoranello del Molise

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02820

Pubblicato il 30 gennaio 2020, nella seduta n. 186

LANNUTTI – Ai Ministri della giustizia e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. –

Premesso che:

l’associazione antimafia A. Caponnetto svolge una meritoria opera di volontariato che, tra le sue attività, raccoglie anche segnalazioni con richieste di intervento contro l’inquinamento finalizzato alla difesa dell’ambiente;

risultano segnalazioni di cittadini provenienti dal Comune di Pettoranello del Molise, in provincia di Isernia, dove sarebbe presente uno scarico illegale di liquami fognari in località Cacchieto Mulino, reato permanente dovuto all’assenza, a valle del paese, di un sito di depurazione, ad oggi ancora in costruzione, in violazione delle direttive dell’Unione europea che dal 2005 impone a tutta l’area Ue la presenza di idonei impianti di depurazione in tutti i paesi del territorio nazionale, tanto che, il Governo italiano, inadempiente, è stato deferito più volte alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ricevendo sanzioni;

dopo le segnalazioni alla Procura di Isernia da parte dell’associazione Caponnetto, che indicava contestualmente anche la presenza di una discarica con rifiuti speciali e pericolosi come l’amianto, veniva avviato il procedimento penale n. 1055/2017 ed iscritto al mod. 44 (registro delle notizie di reato a carico di persone ignote), e non al mod. 21 (registro delle notizie di reato a carico di persone note);

l’associazione faceva rilevare che, in realtà, non risultava difficile l’identificazione delle responsabilità, sia riguardo allo sversamento di liquami non depurati, che la legge inquadra come reato permanente fino a quanto non cessa tale illegale, sia riguardo alla discarica di rifiuti speciali e pericolosi derivanti da materiale edile tutt’oggi non rimossi ed esistenti sul foglio n.8 part.lla n. 61 del catasto terreni del citato Comune;

dopo 2 anni, il pubblico ministero, benché di fronte a un reato in essere dal carattere permanente dovuto alla mancanza di un impianto di depurazione, richiedeva l’archiviazione con notifica all’associazione Caponnetto denunziante e p.o., che promuoveva opposizione all’archiviazione depositando atto in Procura;

a distanza di mesi, i volontari dell’associazione chiedevano delucidazioni presso l’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Isernia, il quale rispondeva che il fascicolo penale identificato con il n. 1055/2017 non era mai pervenuto a quell’ufficio. Quindi la Procura faceva sapere che il pubblico ministero aveva ritirato la richiesta di archiviazione, ma senza esercitare l’azione penale. Una decisione a giudizio dell’interrogante irragionevole, se si considera che si è in presenza del reato di sversamento di reflui fognari non depurati dal carattere permanente, e di una discarica abusiva non bonificata;

da una nota rilasciata a firma del nuovo pubblico ministero, titolare del fascicolo, ai responsabili dell’associazione Caponnetto dal procuratore generale presso la Corte di Appello di Campobasso n. 66/2019 a seguito di istanza di avocazione, il procedimento penale n. 1055/17 risulta alla data odierna ancora fermo, e si evidenziano una serie di invettive volte a demonizzare l’azione meritoria di volontariato svolta dal 2013 dall’associazione Caponnetto nella Regione Molise, che tendono ad estrometterla dal riconoscimento di parte offesa nel procedimento penale suddetto;

in passato, l’associazione Caponnetto è stata invece ammessa nel processo denominato “sistema Iorio” (p.p. r.g.n.r. 1414/12 Trib. n. 453/16 R.G.) dal Tribunale di Campobasso, riconoscendone di fatto la preziosa operatività sul territorio Molisano (anno 2016), come già rilevato nell’interrogazione 4-00353;

tali invettive contro l’associazione antimafia vengono lanciate, forse non casualmente, dopo che la stessa associazione ha pubblicizzato sui social della Regione Molise l’interrogazione 4-00353, e l’ha inviata alla Procura di Bari, competente per materia, come invito a prestare attenzione all’operato dei magistrati della Procura di Isernia circa eventuali incompatibilità e gravi anomalie procedurali riguardanti importanti procedimenti. L’interrogazione non ha ricevuto ancora una risposta da parte del Ministro della giustizia;

considerato, infine, che:

su segnalazione dell’associazione Caponnetto, il fiume Carpino è diventato una fognatura a cielo aperto a causa degli sversamenti illeciti provocati dall’abitato di Carpinone e dal nucleo industriale presente, che ancora oggi è privo di un impianto di depurazione, in quanto il depuratore esistente nella piana, costato ben 7,5 miliardi di lire, oltre ad essere stato oggetto di un traffico illegale di rifiuti negli anni 2003-2004, non è più funzionante da anni, fatti di cui la Procura di Isernia è a conoscenza viste le numerose denunce presentate negli anni;

nel territorio della piana di Venafro vi è una prolungata esposizione della popolazione alle polveri sottili e ultrasottili, dovuti a continui sforamenti di pm 10 e 2,5, in quanto si annovera la presenza di ben tre impianti impattanti esistenti nel giro di qualche chilometro. Da anni non si effettuano controlli sulla qualità dell’aria e sulla popolazione da parte delle autorità regionali. Pertanto sono aumentati a dismisura le malattie tumorali nella zona,

si chiede di sapere:

se il Ministro della giustizia, nell’ambito dei suoi poteri, non intenda disporre un’ispezione presso la Procura di Isernia per i fatti descritti e per le anomalie tecniche già oggetto dell’interrogazione 4-00353, oltre che per il tentativo di mettere in discussione l’operato di un’associazione antimafia;

se il Ministro dell’ambiente non reputi impellente avviare verifiche tramite l’invio di personale del Nucleo Operativo Ecologico alle dipendenze del Ministero, sul territorio del Comune di Pettoranello del Molise, al fine di rilevare la presenza in località Cacchieto Mulino di scarico di liquami fognari illegale, l’assenza di macchinari di depurazione, oltreché la presenza di una vistosa e non bonificata discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi, esistente al foglio n.8 part.lla n.61 del catasto terreni del citato Comune;

se il Ministro non ritenga di estendere i controlli al fiume Carpino;

se il Ministro non ritenga di dover estendere i controlli anche alla Piana di Venafro.

 

Interrogazione parlamentare 4-00894 LANNUTTI – Sen. Lannutti Elio

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00894

link

Atto n. 4-00894

 

Pubblicato il 21 novembre 2018, nella seduta n. 61

 

LANNUTTI , PESCO , DI NICOLA , ROMAGNOLI , GRANATO , ROMANO , PIRRO , DE BONIS , LUCIDI , EVANGELISTA , L’ABBATE , TRENTACOSTE – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, dell’interno e della giustizia. –

Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

 

l’Associazione nazionale illegalità e mafie “Antonino Caponnetto” ha presentato negli ultimi mesi diversi esposti alla Procura nazionale antimafia, alle procure delle province di Napoli e Caserta, di Cassino ed alla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso, richiedendo di indagare rispettivamente;

 

alle procure di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata, Nola, Santa Maria Capua Vetere: per i reati di strage (art. 422 del codice penale), omicidio (art. 575 del codice penale), in conseguenza del reato di disastro ambientale, in merito all’ubicazione degli interramenti rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi nel territorio della Regione Campania (Province Napoli e Caserta) denominata Terra dei Fuochi, o l’Inferno di Gomorra. Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica. Si parla oramai di una vera e propria strage di bambini e persone adulte, colpiti da patologie tumorali che hanno una stretta correlazione con le sostanze tossiche interrate in quel territorio;

 

alla Procura di Cassino, competente per una vasta area del Frusinate e Basso Lazio, per il reato di disastro ambientale e quant’altri ipotizzabili dai fatti, con richiesta di accertamenti in merito a sostanze tossiche e/o radioattive interrate, in particolare nella discarica ubicata in località Nocione, oltre che in altre località sotto la competenza della Procura, compreso il tratto tra Presenzano – S. Vittore – Cassino nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Autostrada del Sole e della TAV; richiesta di accertamento dell’identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desecretati, che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferite alle Province di Latina e Frosinone e, se utili, alle indagini delle altre province; gli elenchi dei mezzi di trasporto con indicato il numero di targa e relativo intestatario;

 

alla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso è stata prodotta una denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione, che sarebbe avvenuto tra l’inceneritore di Pozzilli, di proprietà di Herambiente, e il cementificio della società Colacem nella Piana di Venafro (ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla legge 13 agosto 2010, n. 136) di competenza delle Direzione distrettuale antimafia. Traffico di ceneri che da una dichiarazione fatta alla stampa dal prefetto di Isernia, dottor Guida, sarebbe avvenuto con mezzi appartenenti a ditte collegate con la criminalità organizzata;

 

dal quadro illustrato, tratto dai citati dettagliati esposti, si evidenzia che oramai nelle Province del centro Italia sussiste una emergenza criminalità dedita al traffico illegale di rifiuti e conseguente inquinamento ambientale, che sembra sfuggire al controllo delle autorità preposte, che sta creando una preoccupante inquietudine nella popolazione, sia per la salute pubblica, dovuta all’impennata di malattie tumorali, che per l’impunità di cui godono i criminali dell’ambiente. A questo preoccupante quadro vanno aggiunti gli ulteriori atti criminali derivanti dalla miriade di sospetti roghi (tossici) che hanno colpito negli ultimi due – tre anni i centri di raccolta, smistamento e trattamento di rifiuti differenziati in tutta Italia, oltre 200, con un preoccupante aggravamento della situazione ambientale e sanitaria;

 

si tratterebbe di un metodo diffuso tra le aziende, che farebbe ipotizzare un sistema criminale per distruggere con l’incendio, materiali non riciclabili, antieconomici da smaltire. Metodo criminale che dovrebbe essere maggiormente approfondito nelle indagini pur rilevanti degli investigatori e delle Direzioni distrettuali antimafia competenti per territorio,

 

si chiede di sapere:

 

se il Governo intenda, per quanto di sua competenza, promuovere un’indagine epidemiologica per valutare nell’insieme il reale stato dei danni provocati alla salute dei cittadini coinvolti;

 

se disponga di maggiori informazioni in ordine alla infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti, in particolare nelle regioni Campania, Lazio, Molise e se emergano collusioni con la criminalità industriale;

 

se il Ministro dell’interno intenda sollecitare le prefetture coinvolte per competenza territoriale, affinché vengano attivati i comitati di sicurezza pubblica per i conseguenti provvedimenti;

 

se il Ministro della giustizia intenda avviare approfonditi accertamenti, anche tramite l’utilizzo dei propri poteri ispettivi, per verificare se a quella che agli interroganti appare come una forma di inattività e di sottovalutazione dei descritti fenomeni criminali da parte dell’autorità preposta, corrispondano mancanze di propria competenza.

 

 

Interrogazione parlamentare sul caso di un falso poliziotto che per tre mesi ha frequentato gli uffici del commissariato di polizia «Due Torri San Francesco» di Bologna

il caso di un falso poliziotto, tal Roberto Scandurra,  che per tre mesi aveva frequentato gli uffici del commissariato di polizia «Due Torri San Francesco» di Bologna – l’associazione antimafia a. Caponnetto ringrazia l’on Testamento m 5 stelle ed il suo staff per l’interessamento e l’impegno profuso per la presentazione dell’interrogazione – Grazie

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03037

DATI DI PRESENTAZIONE DELL’ATTO

Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 186 del 07/06/2019

FIRMATARI

Primo firmatario: TESTAMENTO ROSA ALBA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 07/06/2019
Elenco dei co-firmatari dell’attoNominativo co-firmatarioGruppoData firmaGRIPPA CARMELAMOVIMENTO 5 STELLE07/06/2019MARIANI FELICEMOVIMENTO 5 STELLE07/06/2019NAPPI SILVANAMOVIMENTO 5 STELLE07/06/2019

DESTINATARI

Ministero destinatario:MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 07/06/2019

STATO ITER:

IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03037presentato daTESTAMENTO Rosa Albatesto diVenerdì 7 giugno 2019, seduta n. 186

TESTAMENTO, GRIPPA, MARIANI e NAPPI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

nel 2015 molte testate giornalistiche riportarono il caso di un falso poliziotto, tal Roberto Scandurra, pregiudicato, che per tre mesi aveva frequentato gli uffici del commissariato di polizia «Due Torri San Francesco» di Bologna spacciandosi per un ispettore del servizio centrale operativo di Roma. Il personaggio, nella realtà risultato gestore del parcheggio dell’aeroporto di Chieti, era stato introdotto nei suddetti uffici da un vero poliziotto, tal Antonio Moggi, che originario di Augusta, si trovò a operare per alcuni mesi nel commissariato Due Torri come agente «aggregato». Dopo la scoperta dell’imbroglio, il vero poliziotto (Moggi) e il falso poliziotto (Scandurra) finirono sotto inchiesta e successivamente condannati, in primo grado, dal tribunale di Bologna: il primo a due anni di reclusione, con annessa interdizione dai pubblici uffici e riduzione del 50 per cento dello stipendio, e il secondo a sei mesi e venti giorni di pena detentiva per i reati di accesso abusivo a sistemi informatici, usurpazioni di funzioni pubbliche, sostituzione di persona e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Entrambi sono stati inoltre condannati a risarcire con 5000 euro il Ministero dell’interno e per tutti e due c’è stata la sospensione condizionale della pena. Inoltre, Moggi veniva interdetto per due anni dai pubblici uffici. Attualmente si attende la sentenza di appello;

oltre ai risvolti penali della vicenda, appunto tuttora in corso, quattro anni fa, immediatamente dopo la diffusione della notizia a mezzo stampa, l’allora questore di Bologna Ignazio Coccia annunciò l’avvio di una rigorosa indagine interna finalizzata ad accertare eventuali responsabilità, ma ancora oggi delle risultanze di quella indagine non si sa nulla;

a testimonianza dell’opportunità di avviare l’indagine interna di cui sopra non si può non richiamare l’attenzione su un comunicato stampa del Sindacato italiano appartenenti polizia (Siap), ripreso dal quotidiano «Libero» del 1° maggio 2015, in cui si parlava di «un’attività di indagine delicata e coperta da segreto investigativo»;

la vicenda di cui sopra è stata anche oggetto di attenzione da parte di alcune associazioni per la legalità, tra queste l’Associazione «Antonino Caponnetto» che ha chiesto si faccia finalmente chiarezza sulla vicenda e si rendano pubbliche le risultanze dell’indagine interna;

a destare ulteriori preoccupazioni circa il livello di sicurezza interna del commissariato «Due Torri» di Bologna, risulta agli interroganti che nel medesimo commissariato sia tuttora operativo un poliziotto, Giuseppe Rizzieri di Castel Volturno, già condannato in primo grado per aver svolto un servizio di scorta a favore di un esponente di un clan mafioso ma recentemente assolto in appello –:

se il Ministro interrogato non ritenga doveroso porre in essere tutte le iniziative di competenza utili a verificare il livello di sicurezza attualmente esistente all’interno del commissariato di polizia «Due Torri»;

se il Ministro interrogato, in relazione ai fatti esposti, non ritenga opportuno esercitare i poteri ispettivi che l’ordinamento gli riconosce, al fine di accertare lo stato dell’indagine interna annunciata dall’ex questore Coccia, ovvero se la stessa sia stata ultimata e con quali risultanze.
(4-03037)

CLASSIFICAZIONE EUROVOC:EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):sindacato reato questore

Interrogazione sulle infiltrazioni mafiose nei territori del basso Lazi

Senato della Repubblica Italiana

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01840 Attiva riferimenti normativi Copia questo link Atto n. 4-01840 Pubblicato il 26 giugno 2019, nella seduta n. 126

LANNUTTI , LEONE , DONNO – Al Ministro della giustizia. – Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nei territori del basso Lazio, in particolare a Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Fondi, Terracina, Sperlonga, la camorra domina incontrastata con la presenza dei clan Bardellino, Esposito-Giuliano, Mallardo, Moccia, Bidognetti, Fabbrocino, Gaglione, Ascione, Nuvoletta, Zagaria, Maiale. Già nell’udienza del 3 marzo 2003 del processo “Spartacus”, il boss di Mondragone, Augusto La Torre, confermò la presenza criminale nei territori sud-pontini: “Nella zona di Formia, oltre a Guido Coppola, il clan dei casalesi poteva utilizzare Gennaro De Angelis e Armando Puoti. Che in passato aveva appoggiato il clan Bardellino”. L’appartenenza al clan dei Casalesi degli operanti nel basso Lazio era stata già confermata da Carmine Schiavone nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero Luigi De Ficchy il 22 marzo 1996 presso la Direzione nazionale antimafia a Roma; come riporta diffusamente un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 27 aprile 2019, l’illegalità è presente anche nel Comune di Sperlonga. Il sindaco Cusani, plurinquisito per gravi reati, già arrestato, è stato coinvolto nella nuova operazione “Tiberio 2” del settembre 2018, che coinvolge gli imprenditori Pietro Ruggeri ed il figlio Francesco, titolari della società “Dr Costruzioni”, che è riuscita a vincere numerosi appalti pubblici corrompendo un tecnico comunale. Il sindaco Cusani, nonostante i precedenti, risulta essere tuttora al suo posto. L’associazione nazionale antimafia “A. Caponnetto” ha denunciato il profilarsi di un nuovo caso “Fondi bis”. In particolare, un’informativa dei Carabinieri di Latina inviata nel 2016 alla Direzione distrettuale antimafia di Roma, a seguito di un esposto dell’associazione, dimostrerebbe come la Direzione distrettuale antimafia ritenga evidente l’interesse speculativo nel “piano integrato” della cittadina da parte di soggetti collegati alla criminalità organizzata campana. Informativa che la Procura di Latina ha chiesto di depositare agli atti del processo in corso contro Cusani + 2 per lottizzazione abusiva (proc. n. 3529/15). Nell’informativa risulterebbero decine di nomi di imprenditori, alcuni collegati al boss Carmine Alfieri, altre legate a Gabriele Brusciano, legato al pluripregiudicato Giuseppe Setola, affiliato al clan dei Casalesi o società direttamente legate al clan Moccia. La criminalità organizzata ha beneficiato dei collegamenti locali con l’imprenditore immobiliare Pierluigi Faiola, che realizzava e commerciava immobili nell’ambito del piano integrato, in affari con l’imprenditore Gaetano Salzillo, vicino al clan “Belforte”. L’infiltrazione criminale si è avvalsa anche di Nicola Pagano, personaggio accostato al clan Zagaria, che tramite la società “Kronos Srl” ed altre campane è riuscito ad acquistare preventivamente terreni necessari per realizzare la speculazione edilizia. L’operazione ha visto impegnati i vertici della Banca popolare di Fondi con investimenti di 60 milioni di euro, mentre le indagini della Procura di Latina si sono concentrate sui reati edilizi, trascurando eventuali collusioni di politici, affaristi e speculatori locali, ovvero la sussistenza di reati associativi (ordinanza del giudice per le indagini preliminari Mattioli del 4 maggio 2018 proc. n. 288/16 mod. 44 gip n. 1814/17 R.G.), benché l’informativa della Direzione distrettuale antimafia faccia emergere un disegno criminale attorno al piano integrato, con una conseguente ipotesi di riciclaggio dei proventi illeciti dei clan campani; anche il Comune di Gaeta desta seria preoccupazione, con politici, funzionari, tecnici locali attualmente sotto la lente della magistratura, e con la presenza della criminalità organizzata campana, nel settore dei rifiuti dove opera la società Ecocar colpita da interdittive antimafia. La Direzione distrettuale antimafia di Roma, dopo un esposto dell’associazione Caponnetto, ha aperto il procedimento penale n. 56190/14/21 RGNR, trasferito per competenza alla Procura di Cassino, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere, a concussione, corruzione, turbativa d’asta. Si adombra la presenza della criminalità organizzata anche nello scandalo delle sanatorie edilizie, con 11 persone indagate tra politici, amministratori, funzionari e personaggi accostati o sospettati di essere prestanomi del clan dei Casalesi nel basso Lazio. Un caso esplicito, riportato dall’associazione “Caponnetto” sul sito “comitato-antimafia”, ha riguardato la realizzazione di una struttura edilizia da parte dell’imprenditore Arcangelo Purgato, titolare della A&PP Group Srl; azienda con sede a Itri, paese in cui Purgato vanterebbe amicizia con un graduato dei Carabinieri del locale comando, che risulterebbe imparentato con l’ingegnere di Casapesenna, Antonio Magliulo, finito in inchieste di camorra, perché considerato organico agli interessi del boss Zagaria; l’infiltrazione malavitosa non ha risparmiato il Comune di Formia, come riporta un articolo di “Temporale.info” del 5 dicembre 2018, dove la gestione di appalti e consulenze sono finiti nel mirino della Procura di Cassino che, tramite la Direzione investigativa antimafia, ha acquisito documenti e delibere riguardanti tre sospetti incarichi avvenuti tra il 24 dicembre 2015 ed il 27 novembre 2017, per l’approvazione dei progetti d’incarico e determine di liquidazione, relative sia a un appalto vinto nel giugno 2005 dalla ditta casertana “Garofalo costruzioni” di Casapesenna per il rifacimento della pubblica illuminazione, sia per la consulenza attribuita nel 2016 alla società “Prometeo Srl” di Fondi per realizzare “smart city”, finanziato dalla Regione Lazio, denominato “Plus Appia via del mare”. L’accertamento della DIA di Roma è proseguita negli uffici Anas di Roma con l’acquisizione di documenti su un altro progetto per la realizzazione della Pedemontana, presentato dal Comune di Formia. Si sospetta che dietro all’opera possano esserci interessi della malavita campana, poiché risulterebbe coinvolto anche l’ex sindaco di un paese del casertano, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa; nel Comune di Itri si adombra la presenza di appartenenti al clan camorristico del salernitano Maiale, attivo nei settori dei rifiuti e lattiero-caseario, che, tramite emissari e prestanomi, sarebbe riuscito ad instaurare rapporti d’affari con imprenditori locali. Relazione comprovata da un’operazione della Guardia di finanza di Salerno, nelle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia salernitana, con sequestro di beni per 40 milioni di euro. Nell’inchiesta denominata “Amorzinha” figurerebbe quale prestanome un imprenditore di Itri per ipotesi di associazione a delinquere e intestazione fittizia di beni, intestatario di fabbricati e terreni acquisiti anche ricorrendo a pagamenti in nero; nel mirino della magistratura è finito anche il Comune di Fondi. Si ipotizza, secondo quanto riportato da un articolo di “H24 Notizie” del 6 luglio 2018, che l’agriturismo “Tenuta Vento di Mare” si sia “allargato” grazie a lottizzazioni abusive. Nel giugno 2018 sono stati notificati avvisi di deferimenti all’autorità giudiziaria a carico di sei persone, tra cui il geometra che ha svolto i lavori e l’architetto Martino Di Marco, in quiescenza dal 30 aprile 2018 dal ruolo di dirigente del comparto urbanistica del Comune di Fondi, ruolo per il quale ha ricevuto l’accusa di abuso di ufficio per aver concesso autorizzazioni edilizie illegittime. L’agriturismo sarebbe stato polo di frequentazione di politici, generali e magistrati, con la presenza di personaggi appartenenti al clan Gaglione di Frattamaggiore; i Comuni che risultano più infiltrati dal malaffare, come Gaeta e Sperlonga, minacciano le vie legali per danno di immagine contro giornalisti, associazioni ed un deputato del M5S, Raffaele Trano, che ha presentato un’interrogazione alla Camera dei deputati (4-02679) chiedendo lo scioglimento per infiltrazioni dei due Comuni, si chiede di sapere: se il Ministro dell’interno sia a conoscenza di fatti descritti e se ritenga utile disporre con urgenza verifiche sugli atti dei Comuni di Sperlonga e Gaeta, e quali controlli intenda avviare, anche patrimoniali, in relazione alle vicende segnalate, compreso l’anomalo investimento di circa 60 milioni di euro operato dalla Banca popolare di Fondi nel piano integrato di Sperlonga; se il Ministro della giustizia intenda disporre le verifiche ispettive di propria competenza sugli uffici giudiziari coinvolti che hanno agito, ad avviso degli interroganti, in maniera inconsueta nelle vicende indicate.

LOTTA ALLA MAFIA:ZERO,ZERO ASSOLUTO!!!!!!

QUANDO DICIAMO CHE  IL DISCORSO ” MAFIA ” E’ TUTTO E SOLO POLITICO PERCHE’ E’  LA POLITICA,GRAN PARTE DELLA POLITICA,CHE SOSTIENE E VUOLE LA MAFIA.

QUESTA E’ UN’INTERROGAZIONE CHE  L’EX SENATORE FRANCESCO DE NOTARIS,ORA VICE SEGRETARIO NAZIONALE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,PRESENTO’ NEL  1996 RELATIVAMENTE A FATTI E SITUAZIONI A CASTELLAMMARE DI STABIA E NELL’AREA VESUVIANA.

RISULTATO ???

ZERO,ZERO ASSOLUTO!!!!!!

QUA SI PONE UN ALTRO DISCORSO :

 QUELLO CHE RIGUARDA IL POPOLO CHE VOTA,SENZA RIFLETTERE,ANCHE DELINQUENTI E MAFIOSI,!!!! E CI FERMIAMO QUA

 

 

 

 

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 12

Seduta di annuncio: 310 del 02/05/1996

Firmatari

Primo firmatario: DE NOTARIS FRANCESCO
Gruppo: MISTO
Data firma: 02/05/1996

 

Destinatari

Ministero destinatario:

·         PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

·         MINISTERO DELL’INTERNO

·         MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

PRESENTATO IL 02/05/1996

– Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri
dell’interno e del lavoro e della previdenza sociale. –
Premesso:
che il 30 aprile ultimo scorso in Castellammare di
Stabia, nel centro della città, in villa comunale, verso le
18,30, veniva ucciso Giuseppe Riccardi e ferito Erminio
Taddeo in un agguato che è stato definito “regolamento di
conti”;
che anche il giornalaio Stanislao Apicella, che ha la
rivendita in villa, è stato colpito da un proiettile e,
come lui, altri cittadini hanno rischiato di rimanere
vittime dell’episodio di vendetta comorristica;
considerato:
che anche in altri comuni vesuviani si nota, dopo un
periodo di relativa quiete, una ripresa dell’attività
assassina della criminalità che continua a svolgere i suoi
affari nell’usura, nel racket, nel traffico della droga,
nell’intimidazione verso i piccoli commercianti e così via;
che quell’area è considerata a rischio ed è oggetto
di futuri interventi del Governo tesi a ridare spinta alla
produzione ed alla occupazione e che, per motivi
comprensibili, per tutto ciò anche la camorra intravede
vantaggi;
che in tempi recenti alcune delle amministrazioni
comunali della zona sono state sciolte per infiltrazioni
camorristiche e malavitose ed in altre incombono elezioni
amministrative e già sono state sperimentate e sopravvivono
alleanze tra soggetti dediti agli affari sporchi, sia nelle
amministrazioni pubbliche che nella politica, con
inevitabili intrecci con il crimine organizzato;
visto:
che nonostante l’impegno delle forze dell’ordine,
della magistratura e dei settori più avvertiti della
società, non si riesce a porre termine ad un fenomeno che
frena lo sviluppo, l’impresa, l’occupazione, il turismo, la
crescita culturale;
che lo stato di crisi ed anche il basso tasso di
formazione scolastica e culturale permangono e le occasioni
di maturazione complessiva della coscienza civile, gli
spazi di elevazione spirituale attraverso l’arte, la
cultura diventano limitati e spingono gli anziani a
rifugiarsi nel privato, i giovani a perdere la speranza nel
futuro o a tentare di andar via dalla propria terra o ad
adeguarsi ai livelli minimi di vivibilità, se non
addirittura a lasciarsi tentare dalla illegalità,
si chiede di sapere:
se non si ritenga necessario programmare una politica
complessiva che non si fondi sui soliti “summit” delle
forze dell’ordine, che operano con mezzi e logiche che
vanno integrati e coordinati da altri strumenti che devono
essere offerti dalle forze sindacali ed imprenditoriali,
dalle categorie e dalle professioni, dai vertici delle
istituzioni formative e scolastiche, dagli amministratori
pubblici e dai rappresentanti dei cittadini in Parlamento,
da forze che in modo volontario e organizzato lavorano
seriamente per lo sviluppo;
se non si ritenga di dover rivedere, con i sindaci di
quei comuni, con i rappresentanti delle forze dell’ordine
insieme al prefetto, la dislocazione e le necessità degli
uomini e del territorio interessato in ordine alla attività
investigativa per prevenire il crimine e per evitare la
nascita delle organizzazioni criminali;
se non sia il caso di aggiornare nella composizione
il comitato per l’ordine pubblico prevedendo la presenza di
rappresentanti di categorie chiamate a ricomporre il
tessuto sociale attraverso un forte richiamo alla
responsabilità ed all’impegno della società;
se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover
operare in unità di intenti, realizzando anche sul piano
istituzionale momenti di incontro e di decisione per
realizzare un programma nel quale la prevenzione del
crimine si attui insieme all’impegno concreto per
l’occupazione, alla vigilanza sulla frequenza scolastica,
all’attenzione all’industria culturale, alla conclusione di
opere che restituiscano ai cittadini le ricchezze
culturali, ambientali in vista del turismo e dello
sviluppo, per rendere operativo, attraverso il concorso di
tanti, il controllo vero ed il governo del territorio.
(4-08594)

Classificazione EUROVOC:

CONCETTUALE:

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, FORZE DI POLIZIA, MAFIA E CAMORRA, OMICIDIO, ORDINE PUBBLICO, PREVENZIONE DEL CRIMINE

SIGLA O DENOMINAZIONE:

GEO-POLITICO:

CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI+ CAMPANIA+)

 

Interrogazione sul CONI del senatore Lannutti ed  altri del M5S

Senatodella Repubblica Italiana

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00018
Attiva riferimenti normativi

Atto n.2-00018 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 4 dicembre 2018, nella seduta n. 66

LANNUTTI , PESCO , DI NICOLA , RICCARDI , CORRADO , EVANGELISTA , ANGRISANI , NOCERINO , MARINELLO , VANIN , ANASTASI , GALLICCHIO , DI MARZIO , MATRISCIANO , MAIORINO , PRESUTTO , GIANNUZZI , LEONE , DI PIAZZA , CAMPAGNA , FEDE , MORRA , ROMANO , BUCCARELLA , SILERI , PUGLIA , LOMUTI , LUPO , BOTTO , CASTELLONE , FENU , LANZI , MARTELLI , ACCOTO , PELLEGRINI Marco , GIARRUSSO – Al Presidente del Consiglio dei ministri. –
Premesso che per quanto risulta agli interpellanti;

l’attesa riforma del Governo del cambiamento M5S-Lega sullo sport, inserita nel disegno di legge di bilancio per il 2019, prevede la sostituzione della Coni Servizi (“braccio operativo” del Comitato olimpico nazionale italiano) con una nuova società denominata “Sport e Salute”, i cui vertici non saranno più designati dal Coni, ma decisi dal Ministero dell’economia su indicazione “dell’autorità di Governo competente in materia di Sport”;

il finanziamento del Coni e della “Sport e Salute” secondo la bozza della legge di bilancio viene parametrato al 32 per cento delle entrate effettivamente incassate dal bilancio delle Stato (per una misura comunque non inferiore a 410 milioni di euro) derivanti dalle imposte pagate dal settore: di queste, 40 milioni vanno al Coni e 370milioni a Sport e Salute, alla quale spetta il finanziamento delle federazioni sportive nazionali per un importo non inferiore a 260milioni di euro;

per contrastare la riforma dello sport firmata dal Governo Lega-CinqueStelle, il presidente del Coni Giovanni Malagò ha usato la suggestione più forte che potesse trovare: “Nemmeno sotto il fascismo ci si è spinti a tanto”, accusando il Governo di aver cancellato con quattro righe una storia ultracentenaria. Al centro della scomposta reazione di Malagò la gestione di 410 milioni di euro, fondi pubblici destinati per legge allo sport dal Coni a una nuova società governativa con il compito di suddividerle tra federazioni e realtà sportive. Al Coni resterebbero 40 milioni perla preparazione olimpica. Per Malagò si tratta di un inaccettabile svuotamento di strumenti e funzioni (“Ci vogliono ridurre a un’agenzia di viaggio”) un’occupazione manu militari da parte della politica;

nell’ultimo numero di “Panorama”, del 28 novembre 2018, è stata pubblicata la prima autobiografia non autorizzata di Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, una lodevole inchiesta di Giacomo Amadori e Simone Di Meo, che raccontano la “vita spericolata”di Malagò e del suo passato con alcuni eventi mai del tutto chiariti: un incidente stradale mortale dove investì due ragazzi a bordo di un’auto sportiva; una casa in Svizzera pagata parzialmente in nero; tre esami universitari falsificati. Soprannominato “il Grande Gatsby di Roma nord” per via delle numerose feste organizzate nella sua abitazione nel quartiere Parioli, il servizio giornalistico gli attribuisce numerose relazioni, soffermandosi anche su avvenimenti recenti come il contrasto con il Governo Conte, chiedendosi se questa controversia gli consentirà di arrivare alla fine del suo mandato come presidente del Coni, atteso per il 2021;

considerato che:

la procura del Lazio della Corte dei conti a fine 2016 aveva aperto un fascicolo sul bilancio del comitato promotore di “Roma 2024”,affidato al pubblico ministero Bruno Tridico, per accertare se effettivamente ci fosse stato danno erariale per i tanti milioni d ieuro di soldi pubblici spesi a sostegno del progetto olimpico, poi naufragato per la bocciatura della Giunta capitolina;

per lavorare in house a Coni Servizi SpA (la vera cassa dello sport italiano), non era mai stato costituito un vero e proprio comitato promotore autonomo, ma soltanto una “unità operativa”della società, senza un bilancio completo; rovistando fra i conti del Coni, il “fatto quotidiano” online aveva ricostruito una parte delle spese sostenute nei due anni di candidatura: viaggi e campagne promozionali, nuovi uffici e convegni, appalti, contratti e consulenze d’oro anche da 200.000 euro all’anno per circa 10 milioni di euro. A colpire l’attenzione i costi del personale. La coordinatrice Diana Bianche di (…), ha firmato un contratto biennale dal valore di 190.000 euro (l’anno, ovviamente), a cui bisogna aggiungere altri 38.000 euro di quota variabile. Per il direttore della Comunicazione Fabio Guadagnini, volto noto di Sky e Fox Sports,previsti 200.000 euro, più 40.000 di possibili premi; 90.000 euro per Roberto Daneo, advisor del dossier che aveva già svolto lo stesso incarico per Expo 2015; 100.000 euro per il planning manager Simone Perillo, 45.000 euro per il programma multimediale di valorizzazione artistico/sportiva della città. Ma anche 40.000 euro per chi ha curato il progetto del bacino remiero, o 25.000 euro per quello delle gare di vela (…). Alcuni di questi contratti erano a progetto, altri (…) stipulati fino al 31 dicembre 2017. (…) Dal punto di vista tecnico, funziona più o meno così: il Governo stanzia dei fondi, il Comitato promotore di Roma 2024 spende quei soldi attraverso la Coni Servizi. E quest’ultima al termine delle operazioni si fa riaddebitare dall’Ente i costi sostenuti. Il tutto al di fuori del contratto di servizio, che valeva da solo 124 milioni di euro di contributi pubblici l’anno. Nel bilancio 2015, (…) silegge che lo scorso anno sono stati spesi 2,2 milioni di euro per le attività di Roma 2024. La voce più alta è tutt’altro che definita nel dettaglio: 785mila euro di “altri costi per servizi”;(…) 450mila euro di supporto tecnico legale, 485mila euro di collaborazioni e prestazioni professionali, 150mila euro di viaggi edi trasferte, più altre uscite minori riconducibili a catering,convegni, materiali, merci. Solo un anticipo delle spese ben più consistenti del 2016: (…) 7,5 milioni di euro di costi previsti»;Nell’esposto alla Corte dei conti, l’associazione Adusbef chiedeva di verificare se le condotte del comitato promotore di Roma 2024 nella scelta dei beneficiari dei contratti di consulenza, spese per il personale, collaborazioni e prestazioni professionali, siano state effettuate secondo le vigenti normative volte alla trasparenza e dalla pubblica evidenza,

si chiede di sapere:

se la gestione di Coni Servizi da parte del presidente Malagò non possa evidenziare, come nel caso di specie di “Roma 24″, uno sperpero di fondi pubblici, nella scelta dei soggetti beneficati con contratti di consulenza, spese per il personale, altri costi per servizi, collaborazioni e prestazioni professionali, viaggi e trasferte, che non appaiono effettuati secondo le vigenti normative volte a trasparenza e pubblica evidenza, ma volti ad acquisire il”consenso”, con assunzioni apparentemente clientelari di amici degli amici, arrecando grave nocumento al pubblico erario ed ai membri della collettività;

se la Corte dei conti, che aveva aperto un’indagine per danno erariale,abbia concluso le indagini e quale sia stato l’esito, a giudizio degli interpellanti data l’irragionevole prassi di non informare l’associazione esponente, che pur avrebbe il diritto di essere messa a conoscenza, quanto meno per farla partecipare al procedimento con ulteriori documenti, testimonianze, audizioni;

se le dichiarazioni del presidente del Coni Malagò, che ha accusato il Governo M5S-Lega di fascismo, siano compatibili con la sua permanenza alla guida del comitato olimpico, e, in caso di sue mancate dimissioni, non occorra provvedere ad una sua urgente destituzione,mediante il conseguente commissariamento;

se gli ultimi bilanci di gestione di Coni Servizi e della società satelliti che ricadono sotto l’influenza del Coni, almeno a partire dal 2014, siano compatibili con i principi contabili che derivano dal passaggio agli IAS/IFRS, nel rigoroso rispetto dei paradigmi contabili ed i criteri di valutazione previsti dai principi contabili internazionali;

se la mancata pubblicità sul proprio sito dei compensi ai vertici diConi Servizi non rappresenti una grave omissione, quali siano i compensi effettivamente erogati pro capite ed il totale corrisposto nell’ultimo triennio;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento,per fugare qualsiasi ombra nella gestione dello sport italiano e del Coni, certamente bisognosi di nuovi manager e di un ricambio gestionale, in grado di supportare il “vento” di maggiore trasparenza.

Richiesta di una Commissione di accesso per il comune di Arzano

La Sindaca del Comune di Arzano, in Campania, ci aveva promesso l’invio di una nota  con la descrizione della situazione esistente in quel territorio relativamente alle attività criminali. Promessa,però,non mantenuta e di questo ci dispiace immensamente. Ma quello che ci preoccupa maggiormente sono alcune notizie che abbiamo acquisito direttamente. Riteniamo che ci siano tutti gli elementi per richiedere al Ministero dell’Interno, dopo le decisioni di scioglimento di pregresse amministrazioni la nomina di una Commissione di accesso.   

DOPO IL LUNGO INCONTRO  DI UNA SETTIMANA FA FRA NOI E ROMOLO RIZZOLI,NUMERO UNO PER 24 ANNI  A LIVELLO NAZIONALE E INTERNAZIONALE DELLA FEDERAZIONE BOCCE ADERENTE AL CONI, ECCO L’INTERROGAZIONE DI LANNUTTI ED ALTRI.

DOPO IL LUNGO INCONTRO  DI UNA SETTIMANA FA FRA NOI E ROMOLO RIZZOLI,NUMERO UNO PER 24 ANNI  A LIVELLO NAZIONALE E INTERNAZIONALE DELLA FEDERAZIONE BOCCE ADERENTE AL CONI, ECCO L’INTERROGAZIONE DI LANNUTTI ED ALTRI.

CI  STIAMO  PREPARANDO A  CHIEDERE AL COMUNE DI ROMA CHIARIMENTI SULLA LOCAZIONE E GESTIONE DELLA BOCCIOFILA FLAMINIA APPENA  ROMOLO RIZZOLI CI DARA’ LE CARTE.

 

 

 

Senato della Repubblica Italiana – Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00018 Attiva riferimenti normativi Copia questo link Atto n. 2-00018 (procedura abbreviata) Pubblicato il 4 dicembre 2018, nella seduta n. 66 LANNUTTI , PESCO , DI NICOLA , RICCARDI , CORRADO , EVANGELISTA , ANGRISANI , NOCERINO , MARINELLO , VANIN , ANASTASI , GALLICCHIO , DI MARZIO , MATRISCIANO , MAIORINO , PRESUTTO , GIANNUZZI , LEONE , DI PIAZZA , CAMPAGNA , FEDE , MORRA , ROMANO , BUCCARELLA , SILERI , PUGLIA , LOMUTI , LUPO , BOTTO , CASTELLONE , FENU , LANZI , MARTELLI , ACCOTO , PELLEGRINI Marco , GIARRUSSO – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Premesso che per quanto risulta agli interpellanti; l’attesa riforma del Governo del cambiamento M5S-Lega sullo sport, inserita nel disegno di legge di bilancio per il 2019, prevede la sostituzione della Coni Servizi (“braccio operativo” del Comitato olimpico nazionale italiano) con una nuova società denominata “Sport e Salute”, i cui vertici non saranno più designati dal Coni, ma decisi dal Ministero dell’economia su indicazione “dell’autorità di Governo competente in materia di Sport”; il finanziamento del Coni e della “Sport e Salute” secondo la bozza della legge di bilancio viene parametrato al 32 per cento delle entrate effettivamente incassate dal bilancio delle Stato (per una misura comunque non inferiore a 410 milioni di euro) derivanti dalle imposte pagate dal settore: di queste, 40 milioni vanno al Coni e 370 milioni a Sport e Salute, alla quale spetta il finanziamento delle federazioni sportive nazionali per un importo non inferiore a 260 milioni di euro; per contrastare la riforma dello sport firmata dal Governo Lega-Cinque Stelle, il presidente del Coni Giovanni Malagò ha usato la suggestione più forte che potesse trovare: “Nemmeno sotto il fascismo ci si è spinti a tanto”, accusando il Governo di aver cancellato con quattro righe una storia ultracentenaria. Al centro della scomposta reazione di Malagò la gestione di 410 milioni di euro, fondi pubblici destinati per legge allo sport dal Coni a una nuova società governativa con il compito di suddividerle tra federazioni e realtà sportive. Al Coni resterebbero 40 milioni per la preparazione olimpica. Per Malagò si tratta di un inaccettabile svuotamento di strumenti e funzioni (“Ci vogliono ridurre a un’agenzia di viaggio”) un’occupazione manu militari da parte della politica; nell’ultimo numero di “Panorama”, del 28 novembre 2018, è stata pubblicata la prima autobiografia non autorizzata di Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, una lodevole inchiesta di Giacomo Amadori e Simone Di Meo, che raccontano la “vita spericolata” di Malagò e del suo passato con alcuni eventi mai del tutto chiariti: un incidente stradale mortale dove investì due ragazzi a bordo di un’auto sportiva; una casa in Svizzera pagata parzialmente in nero; tre esami universitari falsificati. Soprannominato “il Grande Gatsby di Roma nord” per via delle numerose feste organizzate nella sua abitazione nel quartiere Parioli, il servizio giornalistico gli attribuisce numerose relazioni, soffermandosi anche su avvenimenti recenti come il contrasto con il Governo Conte, chiedendosi se questa controversia gli consentirà di arrivare alla fine del suo mandato come presidente del Coni, atteso per il 2021; considerato che: la procura del Lazio della Corte dei conti a fine 2016 aveva aperto un fascicolo sul bilancio del comitato promotore di “Roma 2024”, affidato al pubblico ministero Bruno Tridico, per accertare se effettivamente ci fosse stato danno erariale per i tanti milioni di euro di soldi pubblici spesi a sostegno del progetto olimpico, poi naufragato per la bocciatura della Giunta capitolina; per lavorare in house a Coni Servizi SpA (la vera cassa dello sport italiano), non era mai stato costituito un vero e proprio comitato promotore autonomo, ma soltanto una “unità operativa” della società, senza un bilancio completo; rovistando fra i conti del Coni, il “fattoquotidiano” online aveva ricostruito una parte delle spese sostenute nei due anni di candidatura: viaggi e campagne promozionali, nuovi uffici e convegni, appalti, contratti e consulenze d’oro anche da 200.000 euro all’anno per circa 10 milioni di euro. A colpire l’attenzione i costi del personale. La coordinatrice Diana Bianchedi (…), ha firmato un contratto biennale dal valore di 190.000 euro (l’anno, ovviamente), a cui bisogna aggiungere altri 38.000 euro di quota variabile. Per il direttore della Comunicazione Fabio Guadagnini, volto noto di Sky e Fox Sports, previsti 200.000 euro, più 40.000 di possibili premi; 90.000 euro per Roberto Daneo, advisor del dossier che aveva già svolto lo stesso incarico per Expo 2015; 100.000 euro per il planning manager Simone Perillo, 45.000 euro per il programma multimediale di valorizzazione artistico/sportiva della città. Ma anche 40.000 euro per chi ha curato il progetto del bacino remiero, o 25.000 euro per quello delle gare di vela (…). Alcuni di questi contratti erano a progetto, altri (…) stipulati fino al 31 dicembre 2017. (…) Dal punto di vista tecnico, funziona più o meno così: il Governo stanzia dei fondi, il Comitato promotore di Roma 2024 spende quei soldi attraverso la Coni Servizi. E quest’ultima al termine delle operazioni si fa riaddebitare dall’Ente i costi sostenuti. Il tutto al di fuori del contratto di servizio, che valeva da solo 124 milioni di euro di contributi pubblici l’anno. Nel bilancio 2015, (…) si legge che lo scorso anno sono stati spesi 2,2 milioni di euro per le attività di Roma 2024. La voce più alta è tutt’altro che definita nel dettaglio: 785mila euro di “altri costi per servizi”; (…) 450mila euro di supporto tecnico legale, 485mila euro di collaborazioni e prestazioni professionali, 150mila euro di viaggi e di trasferte, più altre uscite minori riconducibili a catering, convegni, materiali, merci. Solo un anticipo delle spese ben più consistenti del 2016: (…) 7,5 milioni di euro di costi previsti»; Nell’esposto alla Corte dei conti, l’associazione Adusbef chiedeva di verificare se le condotte del comitato promotore di Roma 2024 nella scelta dei beneficiari dei contratti di consulenza, spese per il personale, collaborazioni e prestazioni professionali, siano state effettuate secondo le vigenti normative volte alla trasparenza ed alla pubblica evidenza, si chiede di sapere: se la gestione di Coni Servizi da parte del presidente Malagò non possa evidenziare, come nel caso di specie di “Roma 24”, uno sperpero di fondi pubblici, nella scelta dei soggetti beneficati con contratti di consulenza, spese per il personale, altri costi per servizi, collaborazioni e prestazioni professionali, viaggi e trasferte, che non appaiono effettuati secondo le vigenti normative volte a trasparenza e pubblica evidenza, ma volti ad acquisire il “consenso”, con assunzioni apparentemente clientelari di amici degli amici, arrecando grave nocumento al pubblico erario ed ai membri della collettività; se la Corte dei conti, che aveva aperto un’indagine per danno erariale, abbia concluso le indagini e quale sia stato l’esito, a giudizio degli interpellanti data l’irragionevole prassi di non informare l’associazione esponente, che pur avrebbe il diritto di essere messa a conoscenza, quanto meno per farla partecipare al procedimento con ulteriori documenti, testimonianze, audizioni; se le dichiarazioni del presidente del Coni Malagò, che ha accusato il Governo M5S-Lega di fascismo, siano compatibili con la sua permanenza alla guida del comitato olimpico, e, in caso di sue mancate dimissioni, non occorra provvedere ad una sua urgente destituzione, mediante il conseguente commissariamento; se gli ultimi bilanci di gestione di Coni Servizi e della società satelliti che ricadono sotto l’influenza del Coni, almeno a partire dal 2014, siano compatibili con i principi contabili che derivano dal passaggio agli IAS/IFRS, nel rigoroso rispetto dei paradigmi contabili ed i criteri di valutazione previsti dai principi contabili internazionali; se la mancata pubblicità sul proprio sito dei compensi ai vertici di Coni Servizi non rappresenti una grave omissione, quali siano i compensi effettivamente erogati pro capite ed il totale corrisposto nell’ultimo triennio; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento, per fugare qualsiasi ombra nella gestione dello sport italiano e del Coni, certamente bisognosi di nuovi manager e di un ricambio gestionale, in grado di supportare il “vento” di maggiore trasparenza.

MASSONI E DINTORNI.l’INCHIESTA DEL PROCURATORE CORDOVA

Senato della Repubblica Italiana
Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00606 Attiva riferimenti normativi Copia questo link Atto n. 4-00606 Pubblicato il 26 settembre 2018, nella seduta n. 40 LANNUTTI , GIARRUSSO , MORRA , DI NICOLA , PARAGONE , FENU , LOMUTI , DONNO , LANZI , PELLEGRINI Marco , PESCO , PIRRO , LEONE , PRESUTTO – Al Ministro della giustizia. – Premesso che: il 16 ottobre 1992 il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi Agostino Cordova iniziò il procedimento penale per i reati previsti dagli art. 416 del codice penale e 2 della legge n. 17 del 1982 (legge Anselmi) nei confronti della massoneria deviata, fatta intenzionalmente intendere contro tutta massoneria, in base alle dichiarazioni sui rapporti tra mafia e massoneria di 16 pentiti, di cui 4 nel 1992 alla Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, e di ancora più numerose persone informate sui fatti; la Procura di Palmi se ne occupò formalmente per un anno, fino al 5 ottobre 1993, allorquando il magistrato venne trasferito alla Procura di Napoli; quando Cordova lasciò Palmi, dette indagini erano ancora nella fase ricognitiva, trasmesse a Roma l’8 giugno 1994 ed archiviate nel luglio 2000 su richiesta dei pubblici ministeri del dicembre 1997; sia il Tribunale del riesame sia la Cassazione avevano confermato la competenza territoriale di Palmi ex art. 9, terzo comma, del codice di procedura penale, e, nei relativi provvedimenti, sia i pubblici ministeri che il giudice per le indagini preliminari di Roma si chiesero perché il procedimento fosse stato loro trasmesso nonostante nessun elemento nuovo fosse sopravvenuto, senza aver prima sollevato conflitto di competenza; comunque, il procedimento archiviato a Roma dal giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini riguardava 63 inquisiti. Ma per 48 di loro la motivazione era solo ed unicamente di 4 righe, e per tutti i 63 inquisiti i capi d’imputazione erano l’art. 416-bis del codice penale e l’art. 2 della legge Anselmi, ma senza l’indicazione dei fatti addebitati; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: in un’intervista rilasciata su un quotidiano nel 2010, il gran maestro aggiunto del Grande Oriente d’Italia Antonio Perfetti ha accusato Cordova di avere con le indagini sulla massoneria (deviata) perseguitato persone perbene, entrando senza permesso “nelle loro case”. Secondo Perfetti, nell’esercizio delle proprie funzioni Cordova avrebbe addirittura commesso i reati di abuso d’ufficio e di violazione di domicilio. Su querela di Cordova, Perfetti venne condannato per diffamazione in primo grado a Cosenza ed in appello a Catanzaro, ma la Corte di cassazione annullò con rinvio tale sentenza per difetto di motivazione sulla sussistenza o meno del diritto di critica; il 13 aprile 2017 veniva pubblicato dal quotidiano “Il Dubbio” un articolo a firma di Simona Musco dal titolo “Dopo 25 anni crolla il teorema Cordova”, in cui, con riferimento alle indagini sulla massoneria deviata, si accusava Cordova di avere messo i massoni “alla berlina” facendo una “caccia alle streghe”, che i massoni erano stati additati e perseguitati come mafiosi. Un’ennesima, indebita, accusa a Cordova, tacciato di avere abusato dei suoi poteri. Tale articolo riprendeva le dichiarazioni fatte il 7 aprile 2017 dal gran maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, e veniva riprodotto integralmente dalla massoneria su internet; considerato altresì che, per quanto risulta agli interroganti, sulla massoneria deviata, definita da Cordova “il tessuto connettivo per la gestione del potere”, nessuna concreta iniziativa sarebbe stata finora adottata, nel generale silenzio delle istituzioni. E nessuna concreta iniziativa è stata finora adottata a difesa di quel magistrato integerrimo (Cordova) che subisce ancora, a 82 anni, gli ingiustificati attacchi, non come privato cittadino ma come pubblico ufficiale, solo perché ha osato esercitare doverosamente le proprie funzioni. Magistrato che fu espulso dalla Procura di Napoli, allorquando segnalò un gran numero di anomalie in occasione dell’assorbimento della Procura pretorile da parte di quella presso il Tribunale. Eppure nel dicembre 1999 il Consiglio superiore della magistratura aveva dato atto che Cordova aveva portato la Procura di Napoli a un livello organizzativo mai raggiunto prima. Ed egli fu trasferito alla Cassazione ed assegnato alla sezione che si occupava principalmente di reati sessuali, e solo successivamente anche di droga, si chiede di sapere se il Governo a conoscenza dei fatti descritti e se intenda verificare, nell’ambito dei propri poteri ispettivi e di vigilanza, che non siano state compiute irregolarità nella vicenda che ha coinvolto il magistrato Agostino Cordova.

AI COMUNI DI GAETA E SPERLONGA NEL LAZIO NESSUNA COMMISSIONE DI ACCESSO ? SCANDALOSO! SI MUOVE ANCORA UNA VOLTA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

AI COMUNI DI GAETA E SPERLONGA NEL LAZIO NESSUNA COMMISSIONE DI ACCESSO ? SCANDALOSO! SI MUOVE ANCORA UNA VOLTA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  STA PREPARANDO UN’ULTERIORE RICHIESTA AL MINISTRO DELL’INTERNO DELLA NOMINA  DI UNA COMMISSIONE DI ACCESSO CHE VERIFICHI PRESSO IL COMUNE DI GAETA ,NEL LAZIO,L’ESISTENZA O MENO DI CONDIZIONAMENTI DI NATURA MAFIOSA.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CHE SOTTO PUBBLICHIAMO ,PRESENTATA DAI DEPUTATI FRUSONE E SIBILIA,RISALE ALLA PRECEDENTE LEGISLATURA.

LA SITUAZIONE  GIA’ DENUNCIATA IN ESSA,SITUAZIONE CHE RIGUARDA SEMPRE GAETA,E’ OGGI AGGRAVATA, COME SI EVINCE DALLE NOTIZIE RIPORTATE DALLA STAMPA,DALLE SERIE   VICENDE GIUDIZIARIE SUCCESSIVE ALLA DATA DELLA SUA PRESENTAZIONE.

VICENDE  CHE,COME QUELLE  CHE RIGUARDANO IL VICINO COMUNE DI SPERLONGA,IL CUI SINDACO E ‘ STATO ARRESTATO,AVREBBERO DOVUTO RICHIEDERE UN INTERVENTO  FERMO E CHIARO DA PARTE DEL PREFETTO DI LATINA,INTERVENTO CHE,INVECE,E’ MANCATO DEL TUTTO.

IN PROVINCIA DI LATINA,TERRITORIO A FORTE INSEDIAMENTO MAFIOSO,SUCCEDE DI TUTTO E DI PIU’

E NESSUNO VEDE MAI NIENTE.

 

ECCO L’INTERROGAZIONE FRUSONE-SIBILIA:

 

 

 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05150 CAMERA
Camera dei Deputati Legislatura 17
ATTO CAMERA Sindacato Ispettivo
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE : 5/05150
presentata da FRUSONE LUCA il 25/03/2015 nella seduta numero 399
Stato iter : IN CORSO
COFIRMATARIO GRUPPO DATA FIRMA
SIBILIA CARLO MOVIMENTO 5 STELLE 25/03/2015
Ministero destinatario :
MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale Delegato a rispondere :
MINISTERO DELL’INTERNO , data delega 25/03/2015

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05150 CAMERA
TESTO ATTO
Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-05150

presentato da
FRUSONE Luca testo di Mercoledì 25 marzo 2015, seduta n. 399
FRUSONE e SIBILIA. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
Fondi è un comune italiano di circa 38.000 abitanti della provincia di Latina ed è noto per ospitare il secondo mercato ortofrutticolo più grande d’Europa con oltre un milione di tonnellate di prodotti ortofrutticoli l’anno. Un grande giro d’affari che ha sempre interessato la criminalità organizzata;
l’8 settembre 2008, dopo una lunga serie di indagini e l’intervento di una commissione di accesso agli atti, viene presentata ufficialmente al Ministro dell’interno, una relazione di 507 pagine del prefetto di Latina, Bruno Frattasi, in cui si chiede di sciogliere il consiglio comunale di Fondi e si afferma espressamente, secondo quanto riferito sulla stampa locale, che «l’accesso, con evidenza documentale, ha consentito insomma di accertare che le diverse situazioni venute ad emergere, di per sé costituenti gravi, quando non gravissime, violazioni dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento, non corrispondono ad episodici quanto deprecabili casi di cattiva
amministrazione, ma presentano, anche per il fatto di riguardare ogni settore della vita amministrativa, il carattere della sistematicità. La qual cosa, unita all’oggettiva agevolazione di interessi economici di elementi contigui alla criminalità organizzata o da considerare ad essa affiliati, conferisce al quadro di insieme una pericolosità tale da dover essere fronteggiata con gli strumenti di rigore previsti dall’articolo 143 del testo unico»;
nell’ottobre 2009 le dimissioni del sindaco di Fondi e dei componenti della giunta e della maggioranza del consiglio comunale portarono allo scioglimento dell’amministrazione ed al ritorno alle elezioni;
il 26 aprile 2012, Andrea Palladino sul fattoquotidiano.it, nell’articolo «CITATO NELLA RICHIESTA DI SCIOGLIMENTO DI FONDI, IL PDL LO CANDIDA SINDACO DI GAETA» scrive: «Cosmo Mitrano era stato chiamato nel 2004 nel comune di Fondi come dirigente del settore mense scolastiche. La commissione di accesso inviata dal prefetto nel 2008 gli contestò formalmente la gestione di alcuni servizi: «Ha consentito alla società Vivenda con contratto scaduto nel 2007 di proseguire di fatto il servizio» per un periodo di sei mesi; una mancanza aggravata dal fatto che «il comune di Fondi non ha mai richiesto il rilascio della dovuta certificazione antimafia» alla società Vivenda. Una dimenticanza ? Forse, ma che non stupiva il candidato sindaco del Pdl al comune di Gaeta: «Il dottor Mitrano — spiegano gli ufficiali — ha fornito una dichiarazione nella quale afferma di non aver mai richiesto le certificazioni antimafia per gare o servizi da lui affidati per importi superiori alla soglia comunitaria» […]Le osservazioni non finiscono qui. Il candidato sindaco del PdL a Gaeta avrebbe poi affidato alla società interinale Ge.vi — che ha attirato l’attenzione degli ufficiali di poliziainviati dal prefetto a Fondi — la fornitura di personale per il comune; e ancora, avrebbe stanziato alcuni finanziamenti a una società sportiva di un consigliere comunale, nonostante questa fosse in debito con l’amministrazione. Peccati senza rilevanza penale, visto che nessun fascicolo è stato mai aperto nei suoi confronti; ma di certo una serie di fatti che mostrano il ritratto di un funzionario ben inserito nella macchina amministrativa del comune di Fondi, contestata poi dalla commissione di accesso voluta dall’ex prefetto Frattasi. Funzionario che oggi fa il salto verso la politica attiva, pronto a governare una delle città chiave del sud pontino, con grandi progetti di espansione del porto e un territorio che fa gola alle cosche ormai radicate nel Lazio»;
la società Vivenda è una delle controllate della cooperativa La Cascina che secondo fonti giornalistiche si trova al centro della vicenda di «Mafia Capitale» e presente nelle inchieste giudiziarie della procura Fiorentina;
il 13 maggio 2012, Andrea Cinquegrani su lavocedellevoci.it, nell’articolo «GAETA: IERI, OGGI E MITRANO» scrive «Ecco l’irresistibile ascesa di Mitrano: dirigente supplente del primo settore al comune di Fondi per il biennio 2004-2005, poi salto alla poltrona di dirigente del terzo settore, grazie ad un concorso. Organizzato e preparato da chi ? Ma da uno dei concorrenti (per tre posti) in persona, ossia lo stesso ubiquo Mitrano. Che quel concorso se lo taglia su misura, tanto da far rilevare agli sbigottiti componenti della commissione d’accesso che «ragioni di opportunità avrebbero potuto suggerire al sindaco Parisella di affidare l’incarico ad altri», considerato il fatto che Mitrano era lui stesso «interessato alla partecipazione agli eventuali concorsi per cui la contrattazione era stata avviata». Siamo solo all’inizio, perché a completare la frittata ci mettono in parecchi lo zampino: come il dirigente del primo settore e presidente della commissione per il concorso Tommasina Biondino e il segretario generale del comune, Celestina Labbadia, già al vertice dello stesso primo settore. Alle due dirigenti – ma anche ad altri – sfugge la circostanza che Mitrano ha bluffato sul «requisito dei 4 anni di servizio in posizione apicale», essenziale per aggiudicarsi quell’incarico.
Disattenzione, superficialità o cosa ? Fatto sta che, in soldoni, nessuno si è premurato di verificare alcunché di quanto autocertificato da Mitrano. Possibile mai ? Secondo i membri della commissione d’accesso sì, in un comune popolato da gente che non vede, non sente, non parla. E poi eccoci agli appalti, alle gare bandite dal comune. Tra i superfortunati nel registro dei mandati di pagamento spicca una sigla, la cooperativa Oescmi (Osservatorio economico per lo sviluppo della cultura manageriale d’impresa) che tra il 2003 e il 2007 ha provveduto a rastrellare ben 11 mandati per circa 60 mila euro (cui si aggiungono i pingui fondi europei e regionali erogati attraverso la Provincia per corsi di formazione professionale, e sui quali ha acceso i riflettori la magistratura). Fondata da Mitrano dodici anni fa, la cooperativa è oggi gestita dalla sorella, Maria Mitrano. Ma le sigle non finiscono certo qui e altre ne spuntano tra le pagine del ponderoso (e pesantissimo) dossier. Pensate sia mai possibile che una ditta indebitata con un comune, in tempi di vacche magre, possa addirittura ricevere dei soldi ? Sì, succede proprio a Fondi. La miracolata si chiama Olimpica 92 che, pur vantando debiti col comune per dei fitti non pagati (visto che svolgeva la sua attività di polisportiva in locali di proprietà comunale) nel giro di pochi anni – sotto due sindacature di Parisella ottiene ben 26 mandati per un totale che sfiora i 50 mila euro. La società fa capo a Pasquale Rega, più volte consigliere comunale. Fondi erogati dall’allegro terzo settore, che spesso e volentieri opera in sinergia con alcune commissioni di cui fa parte un altro ubiquo della story, proprio Rega (il quale, dal canto suo, è in ottimi rapporti con Carmelo Tripodo). E a proposito di rapporti a rischio, fanno capolino quelli con i titolari della società Vivenda, che per anni s’è vista aggiudicare l’appalto per la gestione delle mense scolastiche senza che il comune si sia mai preoccupato di chiederle il certificato antimafia. Infine, siamo alla Ge.Vi., che ha messo a segno – grazie alle magie di Mitrano

un colpo da record: aggiudicarsi gare ufficiose (e per più volte) per la fornitura di personale interinale.
«Ma cosa volete – ha spiegato Parisella ai commissari – era l’unica che mi presentava delle offerte vantaggiose…»;
Celestina Labbadia, prima segretario generale del comune di Fondi, ha rivestito fino a poco tempo fa l’incarico di segretario generale del comune di Gaeta;
di recente la società ECOCAR, che gestisce il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti per conto del comune di Gaeta il cui sindaco è, appunto, il dottor Mitrano, è stata gravata da interdittiva antimafia emessa dalle prefetture di Caserta e di Roma;
il Consiglio di Stato, sezione III, nella sentenza 6 marzo 2012 no 1266, in riferimento agli articoli 143 e ss, decreto legislativo n. 267 del 2000 ribadisce, che «Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non esige né la prova della commissione di reati da parte degli amministratori, né che i collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali risultino da prove inconfutabili; sono sufficienti, invece, semplici «elementi» (e quindi circostanze di fatto anche non assurgenti al rango di prova piena) di un collegamento e/o influenza tra l’amministrazione e i sodalizi criminali, ovvero è sufficiente che gli elementi raccolti e valutati siano «indicativi» di un condizionamento dell’attività degli organi amministrativi e che tale condizionamento sia riconducibile all’influenza e all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata» –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, valutare se sussistano i presupposti per l’invio di una commissione di accesso agli atti, per valutare, qualora, ci siano le condizioni, lo scioglimento del consiglio comunale di Gaeta di cui l’articolo 143, del Testo unico enti locali.

 

 

Interrogazione parlamentare per i reati di strage, omicidio , in conseguenza del reato di disastro ambientale,

Pubblicato il 21 novembre 2018, nella seduta n. 61 LANNUTTI , PESCO , DI NICOLA , ROMAGNOLI , GRANATO , ROMANO , PIRRO , DE BONIS , LUCIDI , EVANGELISTA , L’ABBATE , TRENTACOSTE – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, dell’interno e della giustizia. – Premesso che a quanto risulta agli interroganti: l’Associazione nazionale illegalità e mafie “Antonino Caponnetto” ha presentato negli ultimi mesi diversi esposti alla Procura nazionale antimafia, alle procure delle province di Napoli e Caserta, di Cassino ed alla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso, richiedendo di indagare rispettivamente; alle procure di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata, Nola, Santa Maria Capua Vetere: per i reati di strage (art. 422 del codice penale), omicidio (art. 575 del codice penale), in conseguenza del reato di disastro ambientale, in merito all’ubicazione degli interramenti rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi nel territorio della Regione Campania (Province Napoli e Caserta) denominata Terra dei Fuochi, o l’Inferno di Gomorra. Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica. Si parla oramai di una vera e propria strage di bambini e persone adulte, colpiti da patologie tumorali che hanno una stretta correlazione con le sostanze tossiche interrate in quel territorio; alla Procura di Cassino, competente per una vasta area del Frusinate e Basso Lazio, per il reato di disastro ambientale e quant’altri ipotizzabili dai fatti, con richiesta di accertamenti in merito a sostanze tossiche e/o radioattive interrate, in particolare nella discarica ubicata in località Nocione, oltre che in altre località sotto la competenza della Procura, compreso il tratto tra Presenzano – S. Vittore – Cassino nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Autostrada del Sole e della TAV; richiesta di accertamento dell’identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desecretati, che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferite alle Province di Latina e Frosinone e, se utili, alle indagini delle altre province; gli elenchi dei mezzi di trasporto con indicato il numero di targa e relativo intestatario; alla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso è stata prodotta una denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione, che sarebbe avvenuto tra l’inceneritore di Pozzilli, di proprietà di Herambiente, e il cementificio della società Colacem nella Piana di Venafro (ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla legge 13 agosto 2010, n. 136) di competenza delle Direzione distrettuale antimafia. Traffico di ceneri che da una dichiarazione fatta alla stampa dal prefetto di Isernia, dottor Guida, sarebbe avvenuto con mezzi appartenenti a ditte collegate con la criminalità organizzata; dal quadro illustrato, tratto dai citati dettagliati esposti, si evidenzia che oramai nelle Province del centro Italia sussiste una emergenza criminalità dedita al traffico illegale di rifiuti e conseguente inquinamento ambientale, che sembra sfuggire al controllo delle autorità preposte, che sta creando una preoccupante inquietudine nella popolazione, sia per la salute pubblica, dovuta all’impennata di malattie tumorali, che per l’impunità di cui godono i criminali dell’ambiente. A questo preoccupante quadro vanno aggiunti gli ulteriori atti criminali derivanti dalla miriade di sospetti roghi (tossici) che hanno colpito negli ultimi due – tre anni i centri di raccolta, smistamento e trattamento di rifiuti differenziati in tutta Italia, oltre 200, con un preoccupante aggravamento della situazione ambientale e sanitaria; si tratterebbe di un metodo diffuso tra le aziende, che farebbe ipotizzare un sistema criminale per distruggere con l’incendio, materiali non riciclabili, antieconomici da smaltire. Metodo criminale che dovrebbe essere maggiormente approfondito nelle indagini pur rilevanti degli investigatori e delle Direzioni distrettuali antimafia competenti per territorio, si chiede di sapere: se il Governo intenda, per quanto di sua competenza, promuovere un’indagine epidemiologica per valutare nell’insieme il reale stato dei danni provocati alla salute dei cittadini coinvolti; se disponga di maggiori informazioni in ordine alla infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti, in particolare nelle regioni Campania, Lazio, Molise e se emergano collusioni con la criminalità industriale; se il Ministro dell’interno intenda sollecitare le prefetture coinvolte per competenza territoriale, affinché vengano attivati i comitati di sicurezza pubblica per i conseguenti provvedimenti; se il Ministro della giustizia intenda avviare approfonditi accertamenti, anche tramite l’utilizzo dei propri poteri ispettivi, per verificare se a quella che agli interroganti appare come una forma di inattività e di sottovalutazione dei descritti fenomeni criminali da parte dell’autorità preposta, corrispondano mancanze di propria competenza.

 

SIAMO NEL 2013 E GIA’ COLLETTI  DEL M5S DENUNCIAVA LA SITUAZIONE ESPLOSIVA ESISTENTE IN PROVINCIA DI LATINA E PARTICOLARMENTE NELLA PARTE SUD INVASA DALLE MAFIE E DA TUTTI I CLAN

A COLLETTI HANNO FATTO SEGUITO NUMEROSI PARLAMENTARI,SEMPRE DEL M5S, COME IANNUZZI, SIMEONI, LANNUTTI, GIARRUSSO E TANTI ALTRI.PENSATE CHE CI SIA STATO UN CAMBIAMENTO?  AFFATTO,ANZI LA SITUAZIONE E’ PEGGIORATA  E LA MAFIA E’ PADRONA ORMAI ANCHE DELL’ARIA CHE SI RESPIRA.IL PATTO CAMORRA-STATO FATTO IN UNA VILLA DEI SERVIZI A GAETA RESO NOTO DA  FACCHI. !!!!!!!!

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da COLLETTI Andrea

testo di Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

 

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale; in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale; in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clan Cava/Schiavone a Sabaudia; si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita; l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti; sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procedure di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»); vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino; il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –: se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza; se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata; se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro; se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

 

IL SENATORE LANNUTTI CHIEDE L’INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SUL GRAVISSIMO CASO DI FRANCA DECANDIA

IL SENATORE LANNUTTI CHIEDE L’INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SUL GRAVISSIMO CASO DI FRANCA DECANDIA

Atto n. 4-00539

Pubblicato il 12 settembre 2018, nella seduta n. 35

LANNUTTI – Al Ministro della giustizia. –

Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:

presso l’Ufficio delle esecuzioni immobiliari del Tribunale civile di Avezzano pende la procedura esecutiva immobiliare n. 1/2014 contro D.R., essendo la stessa tenuta a restituire circa 400.000 euro alla vittima di gravi reati quali estorsione e usura;

pur avendo la vittima dei reati, F.D.C., richiesto la vendita dell’immobile pignorato alla condannata al valore di stima di 47.886 euro (al netto dei costi dell’eventuale sanatoria) oppure, in alternativa, l’assegnazione dell’immobile stesso al valore di stima di 67.886 euro, peraltro dichiarandosi disponibile a far fronte all’eventuale sanatoria, ove necessaria, il giudice dell’esecuzione, con un provvedimento che desta notevoli perplessità, avrebbe inopinatamente dichiarato inammissibile l’istanza di assegnazione, che avrebbe meglio tutelato le ragioni di tutte le parti in giudizio, evitando anche il tentativo di vendita al prezzo di stima, e disponendo invece la vendita al prezzo non già di stima, ma a quello irrisorio di soli 19.800 euro, così danneggiando tutte le parti in giudizio, in violazione dei principi giuridici che regolano l’espropriazione forzata, ed in particolare quello del massimo realizzo, omettendo di realizzare la migliore soddisfazione del credito, a tutela della stessa debitrice, la conseguente riduzione del suo debito, aprendo così la strada, con l’ordinanza di vendita a prezzo irrisorio ed inferiore a quello legittimamente realizzabile, alla possibilità che, dall’irragionevole applicazione dei principi che regolano la materia delle esecuzioni immobiliari possano avvantaggiarsi speculatori immobiliari senza scrupoli, a danno della vittima di gravi reati che fino ad ora, anche affrontando tutte le angosce derivanti dalla denuncia di usurai e pericolosi estorsori, vanamente, ha attivato tutte le procedure per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni;

per completezza si specifica che il giudice dell’esecuzione immobiliare di Avezzano apparirebbe essersi fatto carico delle anomalie emergenti dal procedimento, avendo, dapprima, disposto la vendita a prezzo vile, per poi sospendere il provvedimento medesimo, senza però revocarlo del tutto, limitandosi a convocare le parti, per chiarimenti, per l’udienza del 2 ottobre 2018,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere al riguardo, in particolare se non ritenga di attivare i propri poteri ispettivi previsti dall’ordinamento presso l’Ufficio delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Avezzano al fine di verificarne il corretto funzionamento.

 

interrogazione banco pop. di Fondi

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07335

Atto n. 4-07335

Pubblicato il 6 aprile 2017, nella seduta n. 803

GIARRUSSO,CAPPELLETTI,PAGLINI,BUCCARELLA,DONNO,PUGLIA,LEZZI,SANTANGELO,BOTTICI,MORONESE,MORRA,BERTOROTTA- Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno. –

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

il quotidiano “Latina oggi” del 2 aprile 2017 riporta la notizia della notifica di avvisi di garanzia diretti ai membri del consiglio di amministrazione e agli organi di controllo della Banca popolare di Fondi (Latina) per violazione delle norme civili che regolano il rapporto tra i rappresentanti delle banche e i contratti con la clientela, specie in relazione al credito;

tutto sarebbe partito dall’indagine della Procura di Latina, in merito al piano integrato di Sperlonga (Latina), da cui emerge che la Banca popolare di Fondi avrebbe contribuito con finanziamenti pari al 60 per cento del totale degli investimenti, autorizzando un mutuo ad uno dei membri del consiglio di amministrazione, che avrebbe rassegnato le dimissioni dopo poche settimane dal sequestro degli immobili del piano integrato;

in particolare, il quotidiano “la Repubblica” del 10 novembre 2015 ha pubblicato un articolo dal titolo “Ecco i clan che comandano a sud di Roma”, descrivendo la penetrazione deiclanlungo tutta la costa a sud di Roma, da Nettuno fino al sud pontino. L’articolo inoltre evidenzia, relativamente alla città di Sperlonga, una situazione gravissima, così descritta: “Dalle indagini non si è riusciti ancora a risalire all’origine dei finanziamenti alle imprese che per anni hanno lavorato mettendo in piedi, per il solo caso del piano integrato, opere per 100 milioni di euro e che al momento sono avvolte dai sigilli della giustizia. In città gira voce che potrebbero essere coinvolte le banche locali con mani e interessi nell’affare Sperlonga”;

inoltre, in un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Sole-24 ore” del 25 marzo 2017, dal titolo “Ecco le 114 banche italiane a rischio per le sofferenze”, si evidenzia che almeno 500 banche italiane sono in grave sofferenza, in particolare”secondo la certosina ricognizione sui bilanci bancari del sistema bancario italiano condotta dall’ufficio studi di Mediobanca emerge che sono ben 114 gli istituti di credito che in cui il peso dei crediti malati è tale da far accendere più di un semaforo rosso, quando lo stock dei crediti malati è troppo elevato le svalutazioni inevitabili finiscono in molti casi per mangiarsi tutti i ricavi. In quelle 114 banche i Npl (i prestiti non performanti) superano il valore netto tangibile. Quando si supera questo indice del 100% la banca scricchiola e bisogna intervenire pena grossi guai”;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti, nell’elenco delle 114 banche comparirebbe anche la Banca popolare di Fondi, con un debito deteriorato del 126 per cento. Difatti, nel citato articolo di “la Repubblica” si descriveva che nella città di Sperlonga anche le banche locali sarebbero state coinvolte soprattutto per interessi nel piano integrato; situazione che ha già visto la magistratura sequestrare beni immobili per un valore di circa 100 milioni di euro e iscrivere tra gli indagati per l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva il sindaco Armando Cusani, attualmente in custodia cautelare in carcere a seguito dell’operazione “Tiberio” per l’ipotesi di reato di corruzione e turbativa d’asta, il progettista Luca Conte e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Antonio Faiola, oggi vicesindaco di Sperlonga e attualmente indagato per le stesse ipotesi di reato ascritte al sindaco Cusani,

si chiede di sapere:

se, alla luce di quanto esposto e nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della Banca d’Italia, i Ministri in indirizzo non ritengano che sia necessario garantire ai risparmiatori elementi di trasparenza circa il valore delle azioni e sull’effettiva situazione debitoria, nonché verificare il reale coinvolgimento finanziario della Banca popolare di Fondi nel piano integrato di Sperlonga;

se, nell’ambito delle rispettive competenze, non intendano incrementare le attività ispettive e di controllo sull’operato degli istituti finanziari e sui Comuni, al fine di evitare il ripetersi di incresciose situazioni quali quella descritta.

Interrogazione shock al Senato sulla situazione drammatica delle attività mafiose a Fondi ed in provincia di Latina ma senza risposta

INTERROGAZIONI. Interrogazione shock al Senato sulla situazione drammatica delle attività mafiose a Fondi ed in provincia di Latina.Tale interrogazione,rimasta senza risposta da parte dei Ministri competenti,evidenzia,oltre alla drammaticità del fenomeno,carenze  anche da parte della Procura di Latina che ha  parcellizzato  le inchieste non cogliendo così il nesso fra i singoli fatti e,di conseguenza,il vincolo associativo di cui al 416/bis.Carenze che il Ministro della Giustizia avrebbe dovuto verificare ed indagare ma che non ha ,invece,fatto.

 

Mostra rif. normativi

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832


Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA – Ai Ministri dell’interno e della giustizia. –

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

 

 

 

Il Senatore Francesco de Notaris, Vice Segretario nazionale dell’Associazione Caponnetto operò proposte precise per quanto riguardava la composizione, il ruolo e le funzioni dei Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico

Accanto ai generali, ai questori , ai magistrati e a coloro che già sono inseriti in tali Comitati vanno posti i rappresentanti dei mondi vitali, delle Forze sociali e culturali, sindacali e imprenditoriali, delle Forze dell’economia, degli Ordini e delle Associazioni di categoria, delle Agenzie educative e quindi degli esponenti della scuola, dell’Università, della comunità religiosa, del volontariato e di genitori residenti nelle Città e così via. Ieri a Napoli è andata in scena ciò che appare l’ultima opera teatrale di un sistema che ripete stancamente riti, presentando le solite misure proposte alla presenza del Ministro dell’Interno con l’unica, ridicola ed insufficiente risoluzione che è stata individuata ,che è quella di inviare a Napoli un nugolo di poliziotti. Questa sarebbe la risoluzione per i problemi di una terra ,Napoli e di tutto il sud,devastati da malaffare,massoneria e mafie ?

Se si vuole dare una risposta corale , coinvolgente e saggia occorre lavorare con metodo, in tempi giusti, in modo organico ed integrato, senza improvvisazioni e non con logiche emergenziali. Già nel 1993 la Commissione parlamentare antimafia scriveva tra l’altro: “il degrado in Campania ha assunto i caratteri di degenerazione sistemica”.

L’intervento deve tenere conto di tale valutazione ripetuta negli anni ed agire di conseguenza. Occorre costruire una politica in funzione dello sviluppo e di una società giusta.

L’Associazione “Antonino Caponnetto” invita le Amministrazioni pubbliche a porre particolare attenzione, sul piano istituzionale, alla condizione e formazione dei giovani e ad una attenta lettura dell’universo giovanile, che non è un mondo separato dalla società in cui siamo.

E’ necessario che vi siano in ogni Comune Assessori capaci di intervenire in modo intelligente , che sappiano proporre progetti per dare un senso alla vita, evitando eventi futili, manifestazioni improduttive, iniziative occasionali.

SENATO

 

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 12

Seduta di annuncio: 310 del 02/05/1996

Firmatari

Primo firmatario: DE NOTARIS FRANCESCO
Gruppo: MISTO
Data firma: 02/05/1996

 

Destinatari

Ministero destinatario:

·         PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

·         MINISTERO DELL’INTERNO

·         MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

PRESENTATO IL 02/05/1996

– Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri
dell’interno e del lavoro e della previdenza sociale. –

Premesso:

  • che il 30 aprile ultimo scorso in Castellammare di Stabia, nel centro della città, in villa comunale, verso le 18,30, veniva ucciso Giuseppe Riccardi e ferito Erminio
    Taddeo in un agguato che è stato definito “regolamento di conti”;
  • che anche il giornalaio Stanislao Apicella, che ha la rivendita in villa, è stato colpito da un proiettile e, come lui, altri cittadini hanno rischiato di rimanere vittime dell’episodio di vendetta comorristica;

considerato:

  • che anche in altri comuni vesuviani si nota, dopo un periodo di relativa quiete, una ripresa dell’attività assassina della criminalità che continua a svolgere i suoi affari nell’usura, nel racket, nel traffico della droga, nell’intimidazione verso i piccoli commercianti e così via;
  • che quell’area è considerata a rischio ed è oggetto di futuri interventi del Governo tesi a ridare spinta alla produzione ed alla occupazione e che, per motivi comprensibili, per tutto ciò anche la camorra intravede vantaggi; 
  • che in tempi recenti alcune delle amministrazioni comunali della zona sono state sciolte per infiltrazioni comorristiche e malavitose ed in altre incombono elezioni amministrative e già sono state sperimentate e sopravvivono alleanze tra soggetti dediti agli affari sporchi, sia nelle amministrazioni pubbliche che nella politica, con inevitabili intrecci con il crimine organizzato;

visto:


che nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, della magistratura e dei settori più avvertiti della società, non si riesce a porre termine ad un fenomeno che frena lo sviluppo, l’impresa, l’occupazione, il turismo, la crescita culturale;
che lo stato di crisi ed anche il basso tasso di formazione scolastica e culturale permangono e le occasioni di maturazione complessiva della coscienza civile, gli spazi di elevazione spirituale attraverso l’arte, la cultura diventano limitati e spingono gli anziani a rifugiarsi nel privato, i giovani a perdere la speranza nel futuro o a tentare di andar via dalla propria terra o ad adeguarsi ai livelli minimi di vivibilità, se non addirittura a lasciarsi tentare dalla illegalità, si chiede di sapere:

  • se non si ritenga necessario programmare una politica complessiva che non si fondi sui soliti “summit” delle forze dell’ordine, che operano con mezzi e logiche che vanno integrati e coordinati da altri strumenti che devono essere offerti dalle forze sindacali ed imprenditoriali, dalle categorie e dalle professioni, dai vertici delle istituzioni formative e scolastiche, dagli amministratori pubblici e dai rappresentanti dei cittadini in Parlamento, da forze che in modo volontario e organizzato lavorano seriamente per lo sviluppo;
  • se non si ritenga di dover rivedere, con i sindaci di quei comuni, con i rappresentanti delle forze dell’ordine insieme al prefetto, la dislocazione e le necessità degli uomini e del territorio interessato in ordine alla attività investigativa per prevenire il crimine e per evitare la nascita delle organizzazioni criminali;
    se non sia il caso di aggiornare nella composizione il comitato per l’ordine pubblico prevedendo la presenza di rappresentanti di categorie chiamate a ricomporre il tessuto sociale attraverso un forte richiamo alla responsabilità ed all’impegno della società; 
  • se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover operare in unità di intenti, realizzando anche sul piano istituzionale momenti di incontro e di decisione per
    realizzare un programma nel quale la prevenzione del crimine si attui insieme all’impegno concreto per l’occupazione, alla vigilanza sulla frequenza scolastica,
    all’attenzione all’industria culturale, alla conclusione di opere che restituiscano ai cittadini le ricchezze culturali, ambientali in vista del turismo e dello sviluppo, per rendere operativo, attraverso il concorso di tanti, il controllo vero ed il governo del territorio.

(4-08594)

Classificazione EUROVOC:

CONCETTUALE:

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, FORZE DI POLIZIA, MAFIA E CAMORRA, OMICIDIO, ORDINE PUBBLICO, PREVENZIONE DEL CRIMINE

SIGLA O DENOMINAZIONE:

GEO-POLITICO:

CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI+ CAMPANIA+)

 

 

Lo Stato in terra di camorra.

di Francesco de Notaris, 22 Settembre 2008

 

Occorre far sentire la presenza dello Stato

Sembra l’incipit della solita litania.

Lo Stato, ma che cosa è lo Stato?

Lo Stato sono io affermava Luigi XIV il Re Sole interpretando la figura del monarca.

Oggi siamo in democrazia e il potere riceve legittimazione dai cittadini.

Lo Stato siamo noi, tutti noi.

Lo Stato è presente autorevolmente se ognuno di noi vive pienamente una vita da cittadino virtuoso.

Lasciamo a casa le grandi questioni, quelle proprie dei Maestri del Diritto.

In terra di camorra Noi-Stato c’è?

E i diritti e i doveri degli uomini, in terra di camorra, sono rispettati e vissuti?

Se c’è la camorra nè i diritti, nè i doveri hanno cittadinanza.

Vige la forza delle armi e della violenza, dell’intimidazione, dell’oppressione, della negazione dell’umanità, a cominciare da chi si definisce camorrista.

Montesquieu vuole che ” il Governo sia tale che un cittadino non possa temere un altro cittadino”.

E come estirpare la camorra in terra di camorra, laddove anche la terra è intrisa di sangue e produce frutti?

E in terra di camorra governa la camorra o è la camorra al governo?

Come potrebbe governare la camorra se non fosse al governo?

E la camorra potrebbe sopravvivere se al governo non vi fosse la camorra?

Ed ecco lo Stato.

I ministri della Difesa urlano. “Ci vuole lo Stato; mandiamo l’esercito!”

I Ministri degli Interni sbraitano. “Ci vuole lo Stato; mandiamo la polizia!”

I Ministri del Bilancio promettono: “Ci vuole lo Stato; mandiamo soldi per costruire caserme e…mettere i cancelli ai Commissariati!”

I Ministri della Giustizia severi: “Ci vuole lo Stato; facciamo leggi severe e carceri e recinti di ogni tipo!”

Mai sentiti i Ministri della Scuola che costruiscono scuole.

Mai sentiti i Ministri della Cultura che vogliono costruire Teatri, Cinema.

Mai sentiti i Ministri dello Sport che decidono per lo sport per i nostri giovani.

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i Ministri dell’Edilizia che vogliono ricostruire un patrimonio edilizio per dare case dignitose ai cittadini.

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i Ministri della Salute che dicono di avere a cuore la salute, diritto costituzionale.

Ci vuole lo Stato.

In terra di camorra i Ministri della salute costruiscono inceneritori e negano ogni inquinamento e malattie connesse!

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i Ministri del Lavoro che costruiscono occupazione, vigilano sul lavoro, si battono per la sicurezza del lavoro e non a chiacchiere.

Mai sentiti i Ministri che lavorano per evitare che i nostri giovani vadano via, sia che siano laureati, diplomati o analfabeti.

Ci vuole lo Stato.

Mai sentiti i ministri della Funzione Pubblica che mettono mano a leggi che limitino la corruzione, le mazzette…,l’arbitrio di qualsiasi funzionario o sciacquino ( si dice così di chiunque abbia un berrettino in testa e pensi di essere l’imperatore del Giappone!). E così via.

Ci vuole lo Stato.

Oggi occorre comunque dura repressione e vanno arrestati i picciotti e i boss.

In tal modo parleranno i boss anche sul conto di chi, ovunque sia, non ha evitato il loro arresto e non può più proteggerli.

Ci vogliono lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune, il Consiglio di quartiere.

Il Titolo V della Costituzione! Lo conosciamo?

Ci vogliono Parlamentari, Consiglieri comunali, provinciali, regionali, Presidenti di ordini professionali, Professori, e professionisti, Imprenditori e industriali…operai…che non strizzino l’occhio alla camorra.

Ci vuole lo Stato. In terra di camorra la camorra è lo stato e il proprio bilancio è bilancio da Stato.

Ci vuole lo Stato.

E dove ci sono i soldi potrebbe accade che anche gli uomini dello Stato cambiano stato.

E accade. E talvolta chi grida : Stato, Stato,  è…dell’altro stato!!

Divertente ascoltare qualche bel discorso di uomini di Sato che chiedono ai cittadini…dove eravate quando gli uomini della camorra costruivano la camorra?

E non potremmo noi cittadini chiedere agli uomini dello Stato, che nel rivolgere la domanda dimostrano di sapere che la camorra cresceva, ripeto. chiedere…e voi uomini dello Stato dove eravate? Eravate a celebrare il 2 Giugno, la Liberazione, il santo Patrono al suono dell’Inno e di …vogliam dio…che è nostro Padre…’

Noi cittadini abbiamo il diritto di chiedere a queste nostre Forze ‘armate e no…’ …voi dove eravate e dove siete?

E’ inutile mandar soldi dove c’è camorra, dove lo sviluppo per l’uomo è impossibile.

E’ inutile favorire cattedrali nel deserto, finte industrie, imprenditori truffatori e anche conosciuti da sempre.

Se non si bonifica la terra di camorra da ogni parassita da scranno o da marciapiedi nulla di virtuoso sarà possibile.

Il denaro che nasce da esigenze emergenziali volute e programmate ingrassa ogni camorra trasversale e no, la camorra che spara con le armi da fuoco e l’altra con le armi del potere distorto.

 

INTERROGAZIONI. ON.MINNITI,SI VUOLE SVEGLIARE O NO ?

INTERROGAZIONI. ON.MINNITI,SI VUOLE SVEGLIARE O NO ?  COSA STA ASPETTANDO PER ADOTTARE SUBITO I PROVVEDIMENTI  PREVISTI DALLA LEGGE IN SITUAZIONI QUALI QUELLE DESCRITTE QUI DI SEGUITO AD ANZIO,ALLE PORTE DELLA CAPITALE D’ITALIA ? NON RIUSCIAMO A CAPIRE  LE RAGIONI DELLA SUA INERZIA .

Appalti, un affare di famiglia: l’amministrazione di Anzio tra intimidazioni e inchieste

Il fratello del boss Perronace siede in giunta e durante il suo mandato il nipote ha avuto sei affidamenti diretti

di FEDERICA ANGELI

2 luglio 2017

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Appalti affidati sempre e solo a società e cooperative legate a politici e consiglieri comunali. Proiettili recapitati in busta, incendi a furgoni, negozi e lidi, sparatorie e assessori in odore di mafia. La radiografia della giunta comunale del centrodestra che governa il comune di Anzio mostra un reticolo di intrecci degno della trama di un film. Il confine tra le dinamiche della mala e del mondo di sopra sembra non esserci. Qui il braccio armato della criminalità organizzata calabrese ha avuto la strada spianata per poter piazzare uomini al potere. E forse la genesi della scalata politica del rampollo della ‘ndrangheta si intravede nelle parole dell’ex sindaco anziate democristiano Pietro Marigliani che candidamente ammette: «Ai Perronace ho fatto una sacco di piccole cortesie quando ero sindaco. Insomma quello che potevo fare per loro l’ho fatto».

Il capolavoro politico della ‘ndrina dei Perronace è stato quello di avere un suo punto di riferimento nella giunta comunale di Anzio praticamente da sempre. Dall’85 Pasquale Perronace è stato ininterrottamente consigliere comunale prima con la Dc, poi col Psdi infine con Forza Italia. Ma alle penultime elezioni ha conquistato un pezzo di potere in più: assessore alle Attività produttive e ora consigliere di maggioranza. Fratello di Nicola, deceduto, imputato nel processo contro il clan Gallace che si concluse con condanne per 190 anni di carcere per 416bis, e cugino degli esponenti di spicco della ‘ndrangheta catanzarese Agazio e Vincenzo Gallace, entrambi condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso nei due processi, Appia e Mithos, Pasquale ha un peso importante nella giunta.

Sarà un caso ma il nipote, Domenico, amministratore unico della Csi srl (Centro servizi immobiliari) ha avuto dal 2012 a oggi 6 lavori affidati per manutenzioni stradali e ferroviarie, del parco cittadino, per lo stadio e per la pulizia dell’arenile “Grotte di Nerone”. Affidamenti diretti per lo più. L’ultima determina in favore di Domenico Perronace è datata 16 giugno 2017 e nell’oggetto si legge: «Affidamento incarico servizio pulizia arenili libera fruizione stagione balneare 2017 alla Centro servizi immobiliari srl». «Rilevata – si legge nel documento – l’esigenza di avviare con urgenza il servizio, al fine di garantire la pulizia e uno stato di decoro degli arenili a libera fruizione e ritenuto opportuno affidare l’incarico alla Centro servizi immobiliari per un importo di € 19.900,00 + iva», si determina l’affidamento. E così tra una gara da 60mila, una da 100mila e una da 20mila ecco che i Perronace, oltre che nella ristorazione di Anzio, hanno la strada spianata anche nei lavori pagati dal Comune.

Ma la composizione della giunta di centrodestra anziate merita uno sguardo ad ampio spettro. L’assessore all’Ambiente dal 2008 è Patrizio Placidi: coinvolto nell’inchiesta della Dda romana “Caro estinto” in cui sono coinvolti i proprietari della ditta funebre Taffo, vicini alla famiglia Primavera, padrona dello spaccio di San Basilio e in affari da sempre coi Gallace. Ad Anzio sembra una costante, perché la ‘ndrangheta spunta spesso. Quando nel settembre del 2014 l’assessore Placidi fu denunciato per voto di scambio da un ex dipendente delle cooperative che lavoravano nel settore ambiente della zona, la guardia di finanza bussò alla sua porta in cerca di documenti e dati sulle modalità di assunzione dei dipendenti. Fu indagato per abuso d’ufficio.
Roberta Cafà, assessore ai Servizi Sociali, invece vanta nel suo curriculum uno scambio di auguri con Roberto Madonna detto “Pecorino”. E sul personaggio vale la pena soffermarsi. Pecorino, 45 anni di Anzio, fu arrestato nell’ambito della maxi inchiesta Mala Suerte, indagine nata dagli spari esplosi sulle finestre dell’attività commerciale di un fisioterapista della zona che ha denunciato una serie di estorsioni ai danni di commercianti e titolari di imprese. Gli arresti nel maggio 2016 furono 14 ma Roberto Madonna è l’unico che è riuscito ad ottenere, per motivi di salute, i domiciliari. La sua ossessione per i social lo porta quasi quotidianamente a postare lo stato di avanzamento lavori del suo lussuoso appartamento in ristrutturazione. Grande sostenitore dell’attuale sindaco, Luciano Bruschini, nell’emiciclo dell’aula consiliare lui e il fratello Raffaele erano di casa. Lo raccontano le intercettazioni di Mala Suerte quando rispondendo al telefono Raffaele diceva «sto a piscià a Villa Sarsina », ovvero la sede del Municipio.
Basta salire un altro gradino e si arriva al numero due del Comune. «Mai fatto promesse non mantenute per questo sono convinto si tratti di un attacco interno», una frase chiara che il vicesindaco anziate Giorgio Zucchini – dopo aver ricevuto nel gennaio del 2017 due proiettili a casa e a cui nel 2016 bruciarono la Mercedes lasciando sul cofano una bottiglia incendiaria – si affretta a dire all’indomani dell’attentato. Non specifica quale sia “l’interno” capace di mandare messaggi neanche troppo velati ma certo non nasconde la sua antipatia per l’assessore della sua stessa giunta Placidi (“ha ambizioni personali”) anche lui destinatario di una raffica di proiettili sparati contro il suo cancello di casa.
Eletto con Forza Italia, Zucchini è stato sentito come teste sempre in Mala Suerte, chiamato in causa da un’imprenditrice che pagò il pizzo per eliminare la concorrenza di una cooperativa che faceva la sua stessa attività (Neroniani, della Giva, ovvero la cooperativa gestita dalla consigliera comunale Valentina Salsedo, che col vicesindaco ha sempre lavorato in tandem). Il pizzo, accertarono gli inquirenti, era il sostentamento ai familiari del boss di camorra Raffaele Letizia, detenuto. Nel corso di quel processo, il pubblico ministero Giuseppe Travaglini chiese gli atti relativi a Letizia e di fronte all’opposizione dei difensori degli imputati rispose: «Presidente se parliamo di camorra ad Anzio questa è la dimostrazione che alcune persone sono vicine ai camorristi ». Infine l’assessore ai Lavori Pubblici Alberto Alessandroni (sempre FI),concessionario da anni del campo del Falasche calcio, società che ha presieduto: finì in un’indagine delle fiamme gialle per fatture gonfiate della sua società. Nel 2015 hanno sparato sul portone di casa sua mentre era in vacanza con la famiglia.
Dal 2011 si rincorrono interrogazione parlamentari: il Pd, Sinistra Italiana, infine il 5Stelle. Tutte le forze politiche di opposizione hanno chiesto l’invio di una commissione di accesso agli atti «per verificare, ai sensi della normativa vigente, la presenza di condizionamenti da parte della criminalità organizzata ». Tra le righe, già nel 2011 c’era il nome dell’attuale vicesindaco:

«nell’ambito dell’inchiesta a carico del pregiudicato Franco D’Agapiti ed altri coordinata dalla procura di Velletri nel 2005 risultarono contatti tra lo stesso D’Agapiti e l’allora direttore del Comune Giorgio Zucchini».
Sette anni di interrogazioni parlamentari in cui i nomi sono sempre gli stessi. Tutto caduto nel vuoto. E anche per quello ad Anzio non si distingue più dove finisce la politica e inizia la criminalità.

All.n.2

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14032

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo presentato

Mercoledì 3 agosto 2016

modificato

Giovedì 4 agosto 2016, seduta n. 667

  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel territorio di Anzio, in provincia di Roma, si registra la presenza di noti gruppi criminali, come testimoniato dal processo «Appia», conclusosi innanzi al tribunale di Velletri con condanne per associazione a delinquere di tipo mafioso;
in particolare, secondo le relazioni della direzione nazionale antimafia 2012, 2013 e 2014, in tale territorio, opera il clan ‘ndrangherista Gallace. Figura importante di questo clan risultava essere Nicola Perronace, fratello di Pasquale Perronace, attuale consigliere comunale di maggioranza ad Anzio;
nel comune risulta attivo anche il clan dei Casalesi, come attestano le indagini della direzione distrettuale antimafia di Roma, nonché numerose sentenze, anche passate in giudicato, emesse dall’autorità giudiziaria a carico di Pasquale Noviello ed altri, per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico al tentato omicidio;
il 5 marzo 2012, alle ore 15 circa, ignoti esplodevano numerosi colpi di pistola all’indirizzo della villa dell’assessore Patrizio Placidi;
la notte del 14 febbraio 2015, venivano sparati numerosi colpi di arma da fuoco contro l’abitazione dell’assessore ai lavori pubblici di Anzio, Alberto Alessandroni;
risulterebbe essere stato richiesto il rinvio a giudizio secondo quanto risulta agli interroganti, per vari reati, nei confronti di amministratori e consiglieri comunali di Anzio, in particolare nei confronti dell’assessore per l’ambiente Patrizio Placidi, del consigliere comunale Valentina Salsedo, di suo marito Ernesto Parziale, nonché del dottor Walter Dell’Accio, dirigente dell’ufficio ambiente;
nell’ambito del procedimento penale denominato «Mala Suerte», nel maggio 2016, venivano tratti in arresto diversi pregiudicati di Anzio, tra i quali spiccano Roberto Madonna e Angelo Pellecchia, arrestati per estorsione aggravata, giusta ordinanza di custodia emessa dal giudice per le indagini preliminari di Velletri Zsusa Mendola;
nell’ambito del procedimento, sarebbe emerso che la cooperativa Supercar, che gestisce ad Anzio i parcheggi per la sosta delle vetture dei turisti diretti a Ponza, avrebbe versato somme agli indagati Madonna e Pellecchia;
in particolare, riferirebbe alla polizia l’amministratrice della ditta citata: «nel 2012, però, al porto iniziò ad operare un’altra cooperativa denominata I Neroniani il cui rappresentante era Ernesto Speziale, titolare della pizzeria Antico grottino di Anzio. A nome della cooperativa operavano certi personaggi di origine campana tra cui tale Angelo Pellecchia, che attualmente gestisce un bar in via Roma di Anzio e tale Letizia Raffaele, di circa 50 anni, che per sentito dire, faceva parte della camorra e che Pellecchia Angelo chiamava Schiavone. Per questo motivo mi rivolsi dapprima al Comando dei vigili urbani e poi all’Ufficio commercio del Comune per avere chiarimenti, ricevendo assicurazioni di un fattivo interessamento. Non avendo avuto riscontro, decisi di rivolgermi ad un personaggio politico di Anzio, […] il quale mi lasciò intendere di lasciar perdere, vista la reputazione dei personaggi ed in virtù del fatto che la cooperativa era sponsorizzata da Giorgio Zucchini (…) Evidentemente Giorgio Zucchini venuto a conoscenza delle mie lamentele, nell’inverno del 2013, mi chiese di avere un incontro con lui e con Parziale Ernesto per chiarire la situazione. Entrambi si presentarono nel mio ufficio […] mio malgrado fui costretta ad accettare la collaborazione della cooperativa che avrebbe avuto il 30 per cento del ricavato;
nell’ambito delle attività d’indagine, sarebbero emerse numerose intercettazioni telefoniche in cui il cennato Madonna avrebbe minacciato gravemente De Bernardinis e di mettere una bomba sotto la vettura dell’amministratore della Supercar;
i legami sopra descritti tra esponenti della malavita organizzata e membri dell’amministrazione comunale di Anzio rendono opportuno l’intervento del Governo quantomeno ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali;
come noto, in base ai suddetti articoli, in presenza di atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico si può procedere allo scioglimento del consiglio comunale oppure alla rimozione del sindaco o dei singoli componenti del consiglio o della giunta;
a parere dell’interrogante i fatti sopra riportati impongono al Governo di verificare l’opportunità di adottare i provvedimenti in questione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti illustrati in premessa e se non ritenga di assumere le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-14032)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 28 aprile 2017
nell’allegato B della seduta n. 786
4-14032
presentata da
IANNUZZI Cristian

Risposta. — Come riferito nell’interrogazione in esame, le indagini condotte dalle forze dell’ordine nel basso Lazio – prevalentemente nell’area pontina Ardea-Pomezia e in quella del litorale romano Anzio-Nettuno – hanno permesso di far luce su fatti di particolare rilevanza da interpretare come preoccupanti segnali di un escalation della criminalità organizzata in quei territori.
Al riguardo, occorre premettere che questo innalzamento del livello di criminalità (e del suo indice di penetrazione) affonda le sue radici nel processo di insediamento di alcuni personaggi mafiosi (soprattutto di origine campana) arrivati nel basso Lazio diversi anni fa in condizione di clandestinità e grazie al supporto di idonei dispositivi criminali.
In tale contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali che vanno inseriti anche alcuni atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale, tra cui gli episodi riferiti dall’interrogante, cioè l’attentato nei confronti di Patrizio Placidi, all’epoca vicesindaco e assessore all’ambiente del comune di Anzio, e quello in danno di Alberto Alessandroni, assessore ai lavori pubblici dello stesso comune.
Le indagini relative alle due vicende delittuose, a cura della compagnia dei carabinieri di Anzio, non hanno ancora portato all’individuazione dei responsabili né hanno potuto stabilire nessi tra quanto accaduto e l’attività politica della vittima.
Per completezza d’informazione, si informa che il 4 agosto 2016 è stata data alle fiamme l’auto di Giorgio Zucchini, vicesindaco e assessore al bilancio e al patrimonio del comune di Anzio. Sul luogo dell’accaduto, i carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro una bottiglia parzialmente combusta, già contenente liquido infiammabile.
In un quadro più generale riferito all’alta incidenza del fenomeno mafioso nei territori del basso Lazio, si rappresenta che le Forze dell’ordine sono fortemente impegnate nello smantellamento delle associazioni criminali, che sono attive soprattutto nel traffico di stupefacenti.
Occorre, infatti, tener presente che il litorale romano, unitamente a quello pontino, costituisce un’area di notevole interesse per i sodalizi criminali fin dagli anni ’50, quando l’esponente di spicco della criminalità organizzata Francesco Paolo Coppola trasferì il centro dei suoi affari criminali nella zona di Tor San Lorenzo, nei pressi di Anzio.
Le indagini più recenti hanno messo in evidenza la presenza di due importanti consorterie criminali nel territorio di Anzio, facenti capo alla famiglia ’ndranghetista dei Gallace di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, e a quella camorrista dei casalesi Schiavone-Noviello.
In merito alla prima di queste «famiglie», diverse operazioni hanno permesso di accertare al suo interno la presenza di una struttura organizzata come ’ndrina, distaccata nel territorio laziale soprattutto nei comuni di Anzio e Nettuno. Il clan è dedito prevalentemente al traffico di cocaina e le sue articolazioni arrivano fino in Lombardia e Germania. I «Gallace» si sono trasferiti nel Lazio all’inizio degli anni ’80 e a questo periodo risalgono i primi procedimenti di arresto nei confronti dei loro affiliati (in particolare, per detenzione di armi da fuoco clandestine).
Nel corso degli anni successivi, i Gallace sono risultati coinvolti in molte altre indagini (tra le più importanti, quelle denominate «Appia», «Mithos», «Venusia» e «Caracas»), tutte sfociate in numerosi arresti. Dalle inchieste di polizia sono inoltre emersi legami tra i Gallace e la famiglia malavitosa romana dei Romagnoli (attiva a sud della Capitale, in particolare nei quartieri Casilino, Torre Maura e San Basilio), con la quale risultano federati.
Oltre ai numerosi arresti, frutto delle risultanze investigative è il sequestro preventivo, emesso dalla direzione distrettuale antimafia, di diversi beni immobili riconducibili alla cosca Gallace-Romagnoli, per un valore approssimativo di circa 2 milioni di euro.
Anche i casalesi risultano attivi nel territorio in questione, dove sono arrivati alla fine degli anni ’90. Il loro capo è Pasquale Noviello, imparentato con la famiglia degli Schiavone e attualmente in regime di detenzione, poiché raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare scaturita da un’indagine della direzione distrettuale antimafia di Roma (dovendo rispondere del delitto di cui all’articolo 416-bis).
C’è da osservare che, nel giro di pochi anni, i casalesi e, più in generale, i clan di camorra insediatisi in quel territorio hanno rivolto i propri interessi in direzione della Capitale, stipulando una serie di accordi volti a disciplinare la reciproca coesistenza e a realizzare affari comuni. È con l’operazione «Sfinge» del 2012 che le autorità giudiziarie attestano per la prima volta la presenza di un’associazione camorristica nell’area del litorale romano.
In quell’occasione, il tribunale di Latina ha riconosciuto il clan Noviello-Schiavone come un’autonoma associazione di tipo camorristico, costola e alleata del «clan dei casales», capeggiata da Maria Rosaria Schiavone (nipote di Francesco Schiavone, detto Sandokan) e dal marito Pasquale Noviello. L’organizzazione opera con metodi violenti, riproponendo nei comuni di Anzio e Nettuno, oltreché in quelli di Aprilia e Latina, il modello criminale già attuato nel casertano.
Nell’area di Anzio è stato individuato anche l’insediamento di alcuni soggetti riconducibili ai clan camorristici napoletani Cozzolino, Contini, Abate, Veneruso e Anastasio. Come detto, con il tempo, le formazioni mafiose presenti nel basso Lazio hanno creato tra loro relazioni stabili, frutto di oculate strategie criminali, che hanno permesso loro di gestire non solo i traffici degli stupefacenti e delle estorsioni, ma anche attività apparentemente legali quali la grande distribuzione o la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli.
In tale contesto si inserisce la tematica degli eventuali condizionamenti criminali dell’attività amministrativa del comune di Anzio. Al riguardo, va osservato che, negli ultimi anni, la prefettura di Roma ha ricevuto numerosi esposti, regolarmente trasmessi agli organi di polizia per gli accertamenti del caso, con cui cittadini, comitati, associazioni o esponenti politici hanno evidenziato criticità riguardanti – di volta in volta – il degrado ambientale, lo smaltimento dei rifiuti, la speculazione edilizia, irregolarità relative al funzionamento dell’ente locale, la presenza della criminalità.
Nell’estate del 2016, in relazione ad alcune segnalazioni pervenute dal «Comitato antimafia Antonino Caponnetto» e dal «Comitato Lido delle Sirene di Anzio» concernenti l’insistenza sul territorio di interessi ed esponenti di sodalizi criminali, la prefettura ha avviato un’ulteriore ricognizione per verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata sull’ente locale.
Dall’analisi condotta dalle Forze di polizia e alla luce di diversi procedimenti penali ancora pendenti innanzi all’autorità giudiziaria a carico di amministratori e funzionari comunali (per la maggior parte inerenti all’affidamento di lavori e servizi in violazione della normativa di settore), sono emerse alcune criticità in ordine all’aggiudicazione di due appalti: quello relativo ai «servizi di igiene urbana e servizi accessori per la raccolta differenziata dei rifiuti cosiddetta raccolta dei rifiuti solidi urbani)» e quello relativo alla «manutenzione straordinaria del plesso scolastico Villa Claudia (viale Terreno)»; detti appalti sono stati affidati a due società destinatarie di provvedimenti interdittivi antimafia emessi, rispettivamente, dalle prefetture di Bari e Roma.
Occorre però precisare che in nessuno dei due casi menzionati possono essere mossi dei rilievi all’operato dell’amministrazione locale. Per la prima società, infatti, atteso che il provvedimento ostativo si fondava su criticità emerse in relazione solo ad alcune sedi operative in Calabria e Puglia, la Prefettura di Bari, con comunicazione a parte, ha dato indicazione alle stazioni appaltanti di non assumere al momento iniziative dirette all’interruzione del rapporto con l’impresa; per la seconda ditta, invece, l’interdittiva è stata adottata in data successiva al termine dei lavori.
D’altra parte, è stato rilevato che nel maggio 2016 il commissariato di pubblica sicurezza di Anzio-Nettuno, nell’ambito dell’attività di indagine denominata «Mala Suerte» e in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura della Repubblica di Velletri, ha tratto in arresto 14 persone, per lo più pregiudicati locali, per reati in materia di stupefacenti. Due degli arresti hanno riguardato persone indagate per estorsione in danno dell’impresa che da anni gestisce ad Anzio il servizio di parcheggio delle autovetture dei turisti diretti a Ponza.
In tale ambito, è stato rilevato come uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare riporti una dichiarazione della titolare della impresa che gestisce il citato parcheggio, relativa al ruolo che sarebbe stato giocato nella vicenda dal vicesindaco di Anzio Giorgio Zucchini. Al riguardo, va osservato comunque che, secondo quanto risulta agli atti istruttori, l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali.
Tanto riferito sulla rilevante presenza della criminalità organizzata lungo l’area sud del litorale della provincia – non solo nel Comune di Anzio –, la Prefettura capitolina ha rappresentato, tuttavia, che le Forze di polizia sono concordi nel ritenere, anche in forza di indagini condotte sotto la direzione di diverse Procure, che non emergono riscontri oggettivi idonei ad avvalorare l’ipotesi di infiltrazioni della criminalità organizzata medesima nella gestione del comune di Anzio.
Pertanto, pur riconoscendo la gravità di alcuni dei fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura medesima ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale.
Il Sottosegretario di Stato per l’interno:
Gianpiero

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