Esposti

CONTRO I ROGHI TOSSICI IN CAMPANIA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO HA CHIESTO L’INTERVENTO DEL GOVERNO

Al Signor Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio

Al Signor Ministro dell’Interno

Al Signor Ministro della Difesa

Al Signor Ministro della Giustizia

OGGETTO : roghi tossici in Campania

Signori Ministri,

iniziata l’estate,sono iniziati anche,com’è ormai una disgraziata consuetudine di tutti gli anni,i roghi tossici in una delle più belle ma sfortunate regioni d’Italia qual’è la Campania.

Una regione stupenda ma devastata,purtroppo,dalla presenza asfissiante della camorra ,presenza alla quale si aggiungono spesso l’inefficienza ,l’insipienza e l’insensibilità di soggetti ed apparati istituzionali collusi con l’organizzazione criminale.

Questa Associazione più volte si è fatta portavoce,con convegni,segnalazioni,esposti a varie Autorità Giudiziarie,del grido di allarme e della richiesta di aiuto da parte di una popolazione che sta morendo a causa della patologie tumorali conseguenti a tale stato di cose,non ottenendo ad oggi ,però,riscontro alcuno.

L’ultima volta lo ha fatto nei confronti dell’ex Ministro dell’Interno Salvini, al quale si chiedeva una maggiore attenzione. ed un migliore coordinamento delle forze in campo,ma per poco non si è finiti da accusatori in accusati per lesa maestà.

Dietro tutta la dolorosa vicenda non è difficile intravvedere l’ombra della camorra la quale si serve ,per il perseguimento dei suoi interessi criminali,di soggetti disperati e senza scrupoli per appiccare gli incendi e provocare così un vero e proprio genocidio di un popolo.

Lo Stato non può e non deve continuare ad assistere inerte a tale sterminio del popolo della Campania e delle regioni confinanti ed ha il dovere di intervenire con rapidità e senza ulteriori indugi e con tutte l’autorevolezza e le risorse di uomini e mezzi necessari.

L’appello che la scrivente Associazione rivolge alle SS:LL. mira ad ottenere tre cose:

a)l’approntamento ad horas di un apparato di vigilanza 24 su 24,anche con l’impiego dell’Esercito e di un sistema di videosorveglianza, di tutte le discariche e dei luoghi di raccolta ,autorizzati e non ,dei rifiuti campani;

b)un coordinamento fra tutte le forze dell’ordine,polizia municipale compresa, con una centrale unica d’intervento in modo che ognuna di queste possa rapidamente interagire con le altre tre;

c) una più decisa e veloce azione delle Procure della Repubblica per l’individuazione e la punizione dei soggetti autori di tali atti criminali.

Ovviamente a tutto ciò si aggiunge la richiesta di una bonifica radicale di tutti i siti inquinati.

Si confida nella sensibilità di ognuna delle SS.LL. e,in attesa di cortesi riscontri, distintamente si saluta

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

Esposto denunzia – DISCARICHE ABUSIVE: L’OMBRA DEI CLAN SUL BASSO MOLISE

Roma li, 15/04/20120                                       

Alla Direzione Distrettuale Antimafia Campobasso

prot.procura.campobasso@giustiziacert.it

 

Alla Direzione Distrettuale Antimafia nBari

cnr.procura.bari@giustiziacert.it

Alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Foggia

prot.procura.foggia@giustiziacert.it 

 

Oggetto: esposto denunzia – DISCARICHE ABUSIVE: L’OMBRA DEI CLAN SUL BASSO MOLISE –  Analogie con il traffico di rifiuti scoperto con l’operazione Black –Land dalla dda di Bari nel 2014 .- richiesta di accertamenti circa la sussistenza di reati  di cui agli Artt. 255, 256,259,260 D. L. vo 152/2006  (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti) – aggravato da  ipotesi di cui all’art 7 D.L. 152/1991

Il sottoscritto Elvio DI CESARE, Segretario Nazionale dell’Associazione Antimafia A. Caponnetto, con sede in Roma alla Via Germanico n. 197, presso lo studio legale dell’Avv. Prof Alfredo GALASSO in cui si domicilia per il presente atto, per tutte le incombenze e valutazioni di Vostra pertinenza e competenza, espone quanto segue:

Di recente Carabinieri Forestali della Compagnia di Termoli hanno messo sotto sequestro tre discariche abusive di rifiuti, probabilmente industriali. Il primo ritrovamento risale a mercoledì 1° aprile, a ridosso della Strada Statale Bifernina, non lontano dal comune di Guglionesi; la mole dei rifiuti era tale che si è ipotizzato che, per il suo trasporto, si siano resi necessari fino a otto camion. Il giorno seguente è arrivato il secondo rinvenimento, nel mezzo della Statale 87: due camion di rifiuti speciali. Infine, il 3 aprile, nei pressi del confine pugliese, la scoperta dell’ultimo cumulo.
Il forte sospetto che si tratti di scarti industriali, fa temere che quanto accaduto abbia come responsabili i clan della criminalità organizzata campana.

Sarebbero diverse,anche nella odierna vicenda di traffico illecito di rifiuti, le analogie  riscontrate con l’operazione black-Land condotta dalla DDA di Bari nel 2014 che svelò un imponente traffico illecito di rifiuti Essi, venivano illecitamente sversati in aree diversificate ricadenti nelle regioni di Puglia, Campania, Basilicata e Molise, talvolta anche nei pressi di zone lacustri e corsi d’acqua di  grande rilevanza paesaggistica e faunistica, protette. In taluni casi i rifiuti venivano incendiati subito dopo lo sversamento. Pertanto si chiede alle A.G. in indirizzo che siano avviate penetranti indagini volte a scoprire se dietro questo traffico illecito di rifiuti, che sta creando allarme sociale ed ambientale nelle terre del Basso Molise al confine con la Puglia, si nasconda una organizzazione criminale dedita proprio al ciclo illegale dei rifiuti che annovera quasi sempre la presenza di infiltrazioni mafiose nelle ditte coinvolte

Tutto ciò premesso

nella qualità di soggetto giuridico da ritenersi persona offesa alla luce dei fatti esposti e dei propri fini statutari, riconosciuto come tale da diverse Procure e Tribunali, compreso il Tribunale di Campobasso (processo sistema Iorio), l’esponente, legale rappresentante della predetta Associazione chiede di essere informato n.q. ai sensi dell’art. 408 comma 2 c.p.p., nonché ai sensi dell’art.406 c.p.p.

Con riguardo

 Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie A. Caponnetto”

Il Segretario Nazionale Elvio Di Cesare

Invio alla Procura della Repubblica di Perugia di copia di interrogazione presentata dal Sen.Elio Lannutti ed altri

Alla Procura della Repubblica di Perugia ed all’Ufficio GIP del Tribunale di Perugia.

Si fa seguito alla nota di pari data per trasmettere per opportuna conoscenza copia di interrogazione presentata dal Sen.Elio Lannutti ed altri.

La Segreteria nazionale

Ass.A.Caponnetto

 Elio Lannutti

Pubblicato il 10 settembre 2019, nella seduta n. 148

LANNUTTI , LEONE , PRESUTTO , PAVANELLI – Ai Ministri dell’interno e della giustizia. –
Premesso che:
nei territori del basso Lazio, in particolare a Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Fondi, Terracina e Sperlonga, la camorra domina incontrastata, con la presenza dei clan Bardellino, Esposito-Giuliano, Mallardo, Moccia, Bidognetti, Fabbrocino, Gaglione, Ascione, Nuvoletta, Zagaria, Maiale. Già nell’udienza del 3 marzo 2003 del processo “Spartacus”, il boss di Mondragone, Augusto La Torre, confermò la presenza criminale nei territori sud-pontini: “Nella zona di Formia, oltre a Guido Coppola, il clan dei casalesi poteva utilizzare Gennaro De Angelis e Armando Puoti. Che in passato aveva appoggiato il clan Bardellino”. L’appartenenza al clan dei Casalesi degli operanti nel basso Lazio era stata già confermata da Carmine Schiavone nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero Luigi De Ficchy il 22 marzo 1996 presso la Direzione nazionale antimafia a Roma;
come riporta diffusamente un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 27 aprile 2019, l’illegalità è presente anche nel Comune di Sperlonga;
come riportato nell’atto di sindacato ispettivo 4-01840, la criminalità organizzata ha beneficiato dei collegamenti locali con l’imprenditore immobiliare Pierluigi Faiola, che realizzava e commerciava immobili nell’ambito del piano integrato, in affari con l’imprenditore Gaetano Salzillo, vicino al clan “Belforte”. L’infiltrazione criminale si è avvalsa anche di Nicola Pagano, personaggio accostato al clan Zagaria, che tramite la società “Kronos Srl” ed altre campane è riuscito ad acquistare preventivamente terreni necessari per realizzare la speculazione edilizia. L’operazione ha visto impegnati i vertici della Banca popolare di Fondi con investimenti di 60 milioni di euro, mentre le indagini della Procura di Latina si sono concentrate sui reati edilizi e non eventuali collusioni di politici, affaristi e speculatori locali, ovvero la sussistenza di reati associativi (ordinanza del giudice per le indagini preliminari Mattioli del 4 maggio 2018 proc. n. 288/16 mod. 44 gip n. 1814/17 R.G.), benché l’informativa della Direzione distrettuale antimafia faccia emergere un disegno criminale attorno al piano integrato, con una conseguente ipotesi di riciclaggio dei proventi illeciti dei clan campani;
per quanto risulta agli interroganti, a seguito della sentenza in primo grado n. 845 del 2 luglio 2012, che condannava il sindaco di Sperlonga Armando Cusani alla pena di due anni di reclusione ed alla pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata della pena, gli imputati, come loro diritto, impugnarono la sentenza e presentarono appello. Tuttavia, il tempo passava ma la data del processo d’appello non veniva fissata. I consiglieri di minoranza dell’epoca, nella loro qualità di parte civile nel processo, scoprirono il motivo di tale ritardo: il fascicolo della causa non era stato inviato alla Corte di appello di Roma. Così gli stessi consiglieri di minoranza, in data 29 novembre 2013, chiesero al procuratore della Repubblica di Latina di svolgere accurate indagini al fine di individuare i responsabili di tale mancanza e di comminare le dovute sanzioni nei confronti degli ignoti funzionari, che inspiegabilmente non avevano provveduto alla trasmissione del fascicolo. Fatto sta che, in conseguenza di tale ritardo, la Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 0678/2014, dichiarava prescritto il reato di abuso di atti d’ufficio, condannando comunque, Armando Cusani e Aldo Erasmo Chinappi (suocero di Cusani e comproprietario dell’hotel “Grotta di Tiberio”) ad una pena di un anno e tre mesi per il solo reato di abuso edilizio;
a giudizio degli interroganti, se non ci fosse stato il ritardo da parte del Tribunale di Latina, pari a quasi un anno e mezzo, nell’invio del fascicolo della causa alla Corte di appello di Roma, certamente il reato di abuso di ufficio non sarebbe andato in prescrizione e la condanna sarebbe stata più pesante. Così come il dirigente dello sportello unico per l’edilizia dell’epoca non sarebbe stato assolto per prescrizione dei termini;
la segreteria nazionale dell’associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, nei giorni scorsi, ha reso noto che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha fissato per il mese di ottobre l’udienza di dissenso a seguito di opposizione della stessa associazione contro la richiesta di archiviazione del pubblico ministero riguardante la sparizione di un esposto del 2014 sul piano integrato di Sperlonga a firma di Elvio Di Cesare e Benito Di Fazio indirizzato alla Procura di Latina e presentato presso i Carabinieri di Sperlonga;
a giudizio degli interroganti non è “fisiologico” trattenere, come nel caso di specie, per quasi 18 mesi, i fascicoli delle sentenze appellate da parte di Tribunali alle Corti di appello;
a giudizio degli interroganti sarebbe opportuno appurare se si sia trattato di dimenticanza, mera negligenza oppure di collusioni di ordine “ambientale”,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell’interno sia a conoscenza di fatti descritti e se ritenga utile disporre con urgenza verifiche sugli atti dei Comuni di Sperlonga e Gaeta, e quali controlli intenda avviare, anche patrimoniali, in relazione alle vicende richiamate, compreso l’anomalo investimento di circa 60 milioni di euro operato dalla Banca popolare di Fondi nel piano integrato di Sperlonga;
se il Ministro della giustizia intenda disporre le verifiche ispettive di propria competenza sugli uffici giudiziari coinvolti, che hanno agito, ad avviso degli interroganti, in maniera inconsueta.

    

ESPOSTO-DENUNCIA ASSOCIAZIONE CAPONNETTO DISCARICA ABUSIVA CALABRETTO NEL COMUNE DI ITRI IN PROVINCIA DI LATINA

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie <“Antonino Caponnetto” ODV – “Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org

info@comitato-antimafia-lt.org

ass.caponnetto@pec.it

00192 ROMA-via Germanico 197

Tel.3470515527

Roma, 28.08. 2019

Alla Procura di Cassino

All’attenzione del Procuratore Capo – prot.procura.cassino@giustiziacert.it

e.p.c. Ministro della giustizia – gabinetto.ministro@giustiziacert.it

Al Consiglio Superiore della Magistratura – protocollo.csm@giustiziacert.it

Alla Procura Generale c/o la Corte di Appello di Roma

Alla DDA presso la Procura della Repubblica di Roma – prot.procura.roma@giustiziacert.it

Al Ministro dell’Ambiente della tutela del territorio e del mare – segreteria.ministro@pec.minambiente.it

All’On. Raffaele Trano – trano_r@camera.it

Oggetto: Richiesta urgente di sequestro del perimetro del territorio interessato dalla pericolosa discarica sita in località Calabretto nel Comune di Itri su appezzamenti di terreni i cui proprietari, ben noti, sono stati oggetto di ordinanza sindacale.- Gravissimo pericolo per la popolazione residente soggetta da oltre 40 giorni a respirare i miasmi tossici che si sprigionano dalle fumaiole della discarica che a breve per possibili piogge, queste sostanze tossiche, potrebbero ritrovarsi, tramite il torrente Pontone, nella vicina spiaggia di Vindicio nel Comune di Formia.- Richiesta urgente al Gip di accertamento peritale tramite incidente probatorio.

Il sottoscritto Elvio Di Cesare Segretario Nazionale dell’Associazione Antimafia A. Caponnetto, con sede legale in Via Germanico 197 a Roma presso lo studio legale del Presidente della citata associazione, Avv. Prof. Alfredo Galasso che nomina suo legale per il presente atto, espone:

Sono passati alcuni mesi da quando la pericolosa discarica di c.da Calabretto sita nel Comune di Itri ha cominciato a fumare emettendo nell’aria odori nauseabondi e aromatici certamente,altamente tossici. Tali miasmi, che si percepiscono nel raggio di qualche chilomtro, rendono questa parte di territorio inospitale, fatto che sta sottoponendo la popolazione locale a malori continui, che in alcuni casi hanno richiesto per i malcapitati il trasporto presso il P.S. dell’Ospedale di Formia. Visto che la situazione peggiora anche a causa del caldo intenso e ultimamente da interventi inopportuni fai da te, tramite mezzi meccanici, che hanno rimosso il terreno nel tentativo vano di coprire le fumaiole, certamente aggravando la situazione.- Quindi visto anche che questa Procura è stata investita da numerosi esposti denunzia nel corso di questi mesi, da parte di cittadini, associazioni, parlamentari, senza aver sottoposto a sequestro l’aria interessata a tutela della sicurezza delle persone, che anche per curiosità, giornalmente si avvicinano al luogo delle emissioni tossiche per riprendere le oramai famose fumaiole, Tutto ciò premesso, si chiede che la S.V. voglia disporre l’immediato sequestro dell’area interessata dalle esalazione tossiche, nonché, richiedere al Gip, tramite incidente probatorio i relativi impellenti accertamenti peritali al fine di evidenziare la natura e la tossicità dei materiali presenti nella discarica che oramai bruciano da quasi due mesi. Si chiede di essere avvisati di eventuali richieste di archiviazione ai sensi dell’art. 408 comma 2 del c.p.p., nonché di eventuali proroghe delle indagini ai sensi dell’art. 406 c.p.p.

Il Segretario Nazionale dell’Associazione A. Caponnetto

Dott. Elvio Di Cesare

“GEYSER” TOSSICI E AMIANTO. ITRI DIVENTA UN CASO PER IL SUD PONTINO. AGRESTI: “SI BARATTA LA SALUTE CON I FAVORI AGLI AMICI”

Published on inCronaca di Bernardo Bassoli

Eternit sbriciolato, vernici, materiali catramosi, fusti, le acque del Pontone che avrebbero portato i veleni sino al mare di Formia e Gaeta e una donna finita in ospedale solo ieri per via degli effluvi maleodoranti scaturiti dalle cosiddette fumarole che, come dei piccoli geyser, fuoriescono in alcuni punti dalle viscere del terreno dell’ormai famigerata discarica di Calabretto a Itri dove, con grande probabilità, sono stati interrati negli anni rifiuti di ogni genere.

C’è tutto questo e di più nell’ennesimo video denuncia del consigliere d’opposizione di Itri Osvaldo Agresti che, stamane, si è recato ad un incontro con uno dei rappresentanti del Comitato di Calabretto nei pressi dell’area e ha filmato internamente la zona dei veleni posta sotto sequestro (vedi video sotto) nella quale, peraltro, ci sarebbero anche delle piccole coltivazioni.

Oltre a denunciare lo stato delle cose, Agresti ha rivolto le sue due critiche al Sindaco di Itri Antonio Fargiorgionon c’è più tempo per giochi e trucchetti“, invitandolo ad agire in quanto responsabile della salute pubblica e scrivendo vieppiù che “ quando si baratta la salute dei nostri figli con favori e rapporti di amicizia o di parentela, quando si è omertosi sulla pelle di in intero paese, magari per coprire una casa abusiva, non si è solo complici, si è merde, senza se e senza ma. Vergogniamoci tutti“.

Una storia dai contorni sempre più seri e gravi, con qualche propaggine nell’opacità come, ad esempio, le ordinanze con i nomi dei responsabili rimossi dall’atto pubblico o la scarsa chiarezza sui modi e i tempi della messa in sicurezza/bonifica. E, a quanto riportato da Agresti, un occultamento delle vicende della discarica da parte dei giornali cartacei dove, secondo il consigliere, gli articoli sarebbero commissionati dall’amministrazione e dal sindaco Antonio Fargiorgio.

Ad ogni modo, Agresti e il Comitato di Calabretto fanno sul serio e stasera si riuniranno per decidere i prossimi passi da compiere. Tra le idee, al netto delle azioni di denuncia pubblica e formale, c’è anche quella di una grande manifestazione sull’Appia

ESPOSTO-DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER I ROGHI E LE ESALAZIONI NOCIVE A GIUGLIANO DI NAPOLI E CIRCONDARIO

ESPOSTO-DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER I ROGHI E LE ESALAZIONI NOCIVE A GIUGLIANO DI NAPOLI E CIRCONDARIO. SPEDITO VIA PEC ALLE ORE 11,07 DEL GIORNO 7.08.2019

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA –  NAPOLI

AL MINISTRO DELL’INTERNO – ROMA

AL MINISTRO DELL’AMBIENTE – ROMA

AL COMANDO GENERALE CARABINIERI NOE – ROMA

OGGETTO: ROGHI ED ESALAZIONI NOCIVE COMUNE DI GIUGLIANO DI NAPOLI – RICHIESTA DI INTERVENTO URGENTE

Altri roghi ed altre esalazioni nocive a Giugliano di Napoli,in piena Terra dei Fuochi e nel circondario.

I cittadini non riescono a respirare e continuano ad ammalarsi ed a morire.

Questa Associazione si rivolge alla Procura di Napoli per chiedere un intervento sollecito e teso ad individuare ed a punire gli autori di questi atti criminali e,al contempo,ai Ministri dell’Interno e dell’Ambiente perché dispongano con urgenza l’intervento dei Carabinieri del NOE e dell’Esercito con poteri di polizia giudiziaria.

In un recente passato le indagini condotte dalla DDA di Napoli hanno posto in luce come in questi deleteri fenomeni si annidassero anche interessi della criminalità organizzata e,pertanto ,l’Associazione Caponnetto non può escludere l’ipotesi che i fatti denunciati siano riferibili alla regia di sodalizi malavitosi.

Il sottoscritto Segretario nazionale dell’Ass.Caponnetto,con sede in Roma in via Germanico 197, nomina come difensore l’Avv.Prof.Alfredo Galasso con studio allo stesso indirizzo e chiede di essere avvisato,nel caso di eventuale richiesta di archiviazione,ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p.

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

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00192 ROMA-via Germanico 197

Tel.3470515527

Roma,7.08.2019

Comunicato stampa sul film prodotto da elementi della famiglia Bardellino

IN DATA ODIERNA LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO, IN RELAZIONE ALLA NOTIZIA DELLA PROIEZIONE DI UN FILM PRODOTTO DA ELEMENTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA BARDELLINO ,PROIEZIONE SOSPESA DAL VIMINALE DOPO LA MISSIVA DI IERI, HA INVIATO UN NUOVO DETTAGLIATO ESPOSTO ALLA PROCURA DI CASSINO ED ALLA DDA DELLA PROCURA DI ROMA INVOCANDO URGENTI INDAGINI ANCHE DI NATURA PATRIMONIALE.

ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA A. CAPONNETTO

LA SEGRETERIA NAZIONALE

APPALTO PROGETTAZIONE “ LOTTO ZERO ” S.S. 17 COLLEGAMENTO BIVIO DI PESCHE – LOTTO 1 S.S. ISERNIA CASTEL DI SANGRO. ENTE ATTUATORE 1 COMUNE DI ISERNIA. CONFERENZA DEI SERVIZI DEL 15 aprile 2016 E SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE ANAS DI ROMA . IPOTESI DI ILLEGITTIMITA’ PER OMESSA IDONEA CONSIDERAZIONE E/O RISCONTRO DEI VIZI DI LEGITTIMITA’ .

Con l’esposto che abbiamo prodotto come Associazione ci prefiggiamo di raggiungere un duplice scopo:

  1. a) far riaprire l’inchiesta sulla vicenda dalle Procure di Roma e Campobasso, chiedendo nuovi approfondimenti investigativi su una serie di atti e/o decisioni adottate dagli organi che si sono interessati del caso L’inchiesta sarà seguita dal Legale dell’Associazione l’Avv. Prof. Alfredo Galasso
  2. b) portare la vicenda all’attenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed del titolare del Ministero competente dott.Toninelli, al fine di renderli edotti sulla questione di fondo da noi posta a sotto il profilo della assoluta inesistenza della utilità pubblica di questa mega opera nonché della sua dannosità, sia sotto il profilo ambientale, paesaggistico, del consumo del suolo, del verde e degli alberi, della interferenza con le importanti “sorgenti di San Martino”, sia sotto il profilo erariale, atteso che il costo – ad oggi – già si attesta a circa 4 milioni di euro per la sola progettazione e circa 170 milioni di euro per l’opera, il tutto al

fine di collegare un tratto di soli 5 Km, peraltro già collegato, tra il bivio di Pesche e quello di Miranda, con ben sette-otto viadotti e due gallerie.

Un costo, spropositato dunque, di circa 34,8 milioni di euro a Km. per ora, oltrechè, della “giustificazione” formalmente addotta dall’ANAS che sarebbe quella di velocizzare il collegamento tra Isernia e Castel Di Sangro” nonché di decongestionare ” il traffico su Isernia Nord. Ovviamente non poniamo in dubbio la bontà e l’utilità pubblica di queste finalità: il punto è che esse non hanno nulla a che fare con il predetto “Lotto Zero” e vengono dunque utilizzate in modo fuorviante proprio per creare il fumus di un interesse pubblico di fatto inesistente.

La Segreteria Nazionale

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” “Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org

info@comitato-antimafia-lt.org ass.caponnetto@pec.it

Roma li 18.03.2019

Comunicato stampa

 

Inquinamento fiume Volturno, esposto-denuncia dell’Associazione Caponnetto alla Procura della Repubblica di S.M. Capua Vetere

Inquinamento fiume Volturno, esposto-denuncia dell’Associazione Caponnetto alla Procura della Repubblica di S.M. Capua Vetere

Da Redazione – 6 dicembre 2018

L’Associazione Caponnetto ha inteso presentare un esposto-denuncia, alla Procura della Repubblica di S.M. Capua Vetere, per l’ipotesi di Disastro Ambientale e inquinamento del fiume Volturno.

Questo il post condiviso nella mattinata di oggi sul profilio dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”

Alla Procura della Repubblica
c/o il Tribunale di S.M. Capua Vetere
prot.procura.santamariacapuavetere@giustiziacert.it

Oggetto: esposto – denunzia per ipotesi di Disastro Ambientale – inquinamento fiume Volturno, sversamento liquidi nocivi ed immissione in acque superficiali di rifiuti incontrollati – con concorso e/o incidenza sulla qualità delle acque del fiume Volturno dovuto anche ad affluenti o corpi idrici della Provincia di Isernia quali fiumi Rava e Carpino con continuo sversamento di inquinanti e reflui fognari per mancata depurazione.-

fonte:https://futuromolise.com/

Integrazione esposto Procura di Cassino per avvelenamenti

 

Roma,22.02.2018 

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

Cassino

Oggetto: ESPOSTO – DENUNZIA. – per verifica circa la sussistenza dell’ipotesi di reato di cui all’art.422 c.p e/o 575 c.p.,art. 439 c,p conseguenza del reato di Disastro Ambientale doloso e quant’altro ipotizzabile dai fatti sotto esposti riguardo traffico illecito ed infiltrazioni criminali riferiti alla discarica località Nocione ed altri luoghi oggetto di interramenti di rifiuti tossici del Cassinate –Integrazione esposto – denunzia datata 15.05.2017.

 

Il sottoscritto Elvio Di Cesare, nella sua qualità di Segretario Nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A. Caponnetto”,

ad integrazione del precedente esposto-denunzia trascrive qui di seguito::

2 articoli di stampa del giornale “il Tempo” che denunziano scenari inquietanti per la salute dei cittadini abitanti nei pressi della discarica oggetto dell’inchiesta;

Foto di un sito inquinato del Comune di Sant’Elia Fiume Rapido scattate da Fare Verde Cassino in merito a cui si chiedono approfondimenti investigativi;

Si chiede a codesta A.G. che siano attivate tutte le consulenze tecno-scientifiche al fine di evidenziare quanto denunziato dai cittadini che stanno pagando da decenni sulla propria pelle le cause di questo disastro ambientale doloso.

Si rinnova l’invito ad essere informato n.q. ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. confermando a tale scopo e per ogni altra eventuale incombenza quale proprio legale l’avv. prof. Alfredo Galasso, alfredogalasso@pecavvpa.it presso il cui studio in Roma, via Germanico 197 elegge domicilio.-

Il Segretario  Nazionale

Dr.Elvio Di Cesare

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http://www.iltempo.it/

Boom di tumori, trovati i veleni nascosti a Cassino

Scoperti i fusti di botulino interrati vicino a un canale. I racconti degli operai: scavavamo le buche di notte, poi i camion sversavano GLI ABITANTI «Tutti noi colpiti dalla stessa malattia»

29 Febbraio 2016

Boom di tumori, trovati i veleni nascosti a CassinoB1__WEB

Boom di tumori, trovati i veleni nascosti a CassinoB1_A_WEB

Boom di tumori, trovati i veleni nascosti a CassinoB1__WEB

Boom di tumori, trovati i veleni nascosti a CassinoB1_A_WEB

Fusti di Botulino provenienti da un laboratorio di Sierologia del nord Italia e seppelliti a venti metri di profondità in un terreno poi adibito a pascolo. Un’indagine senza precedenti quella che da alcuni anni stanno portando avanti la Procura di Cassino e Guardia di Finanza del Gruppo di Cassino e che ha fatto emergere uno spaccato di «terra dei fuochi» tutto laziale.

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I militari del colonnello Roberto Piccinini, comandante provinciale delle Fiamme Gialle, coordinati dal tenente colonnello Massimiliano Fortino e sotto le direttive del Procuratore Capo Luciano D’Emmanuele, hanno ricostruito venti anni di scellerato smaltimento di rifiuti tossici provenienti dalla Lombardia. Nei verbali di interrogatorio si leggono dichiarazioni sconcertanti rilasciate da coloro che, per convenienza e per interesse, hanno partecipato all’interramento senza all’epoca proferir parola. «Abbiamo scavato di notte buche profonde anche trenta metri. Qui poi arrivavano i camion e gettavano tutto. Scarti ospedalieri, protesi di gambe e braccia rimosse dal corpo dei pazienti, cromo esausto e poi del siero, tanto siero scaduto e proveniente da Milano dove c’era un laboratorio che doveva smaltire senza pagare cifre astronomiche».

Gli operai parlano di connivenze tra amministratori, colletti bianchi e alcuni imprenditori del settore rifiuti. La scelta del terreno non è stata casuale: è di proprietà di anziani emigranti che vivono in Scozia. I primi sospetti sulle nefandezze compiute su quella zona a danno degli ignari residenti sono iniziati ad emergere quando gli animali da cortile hanno iniziato a morire in pochi istanti e dopo aver bevuto l’acqua di un canale. A chiarire ogni cosa sono ancora una volta le testimonianze raccolte dalla Guardia di Finanza. Questa volta a parlare è un’anziana contadina del posto: «Era una giornata calda, d’agosto e tutti avevamo sete, persino gli animali. Da alcuni giorni il canale qui accanto, Nocione, era particolarmente maleodorante e soprattutto era divenuto color ruggine. Nei giorni precedenti avevamo visto uno strano movimento notturno di camion e avevamo sentito degli escavatori in funzione. Alla richiesta di spiegazioni ci hanno risposto che stavano compiendo dei lavori di bonifica di un terreno. Tornando a quel giorno di mezza estate, all’improvviso dal pollaio della mia vicina sono scappati una trentina di animali tra galline e pulcini. Quelle povere bestie per sbaglio sono finite nel fosso. Sono morte in meno di cinque minuti. Da quel momento in poi abbiamo smesso di coltivare l’orto. Abbiamo fatto analizzare l’acqua e i dati dell’Arpa ci hanno segnalato la presenza di cromo, sia nel terreno che nell’acqua. Da quel giorno non viviamo più bene. Sempre con il pensiero fisso a quell’appezzamento di terra coperto di erba e rovi».

Prima gli animali. Poi gli uomini. Sono iniziate le malattie. Una per tutte la sindrome di Hodgkin che ha “infettato” il sangue di dodici residenti. Una piccola strada di campagna con un numero così alto di residenti affetti da un cancro al sistema linfatico ed immunitario. Un’anomalia che ha indotto un medico romano a segnalare la cosa alla Dia e appunto alla Guardia di Finanza. Contemporaneamente sono arrivati gli esposti degli ambientalisti corredati di fotografie che attestano il rinvenimento, durante i lavori di scavo per l’ampliamento di un pozzo, di resti umani e scarti di sala operatoria. Nelle viscere di quell’appezzamento, che nel corso degli anni ha cambiato diversi proprietari, sono stati quindi smaltiti i rifiuti provenienti da ambienti sanitari. Non solo fusti di Botulino quindi ma anche medicinali scaduti e lastre sono emersi durante lo sbancamento. L’assessore all’Ambiente al comune di Cassino, Riccardo Consales è intervenuto parlando di «una situazione che, come ambientalista, ho denunciato per anni. Sono contento che finalmente la verità stia per venire alla luce». L’Amministrazione di cui è componente l’assessore ha emesso un’ordinanza che vieta l’uso dei pozzi e il pascolo degli animali. Un deterrente inutile e tardivo: per venti anni a Nocione si sono viste pecore bruciare e piante d’insalata crescere color vermiglio. Tutto è finito sulle tavole di coloro che vivono in zona.

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Tutti noi colpiti dalla stessa malattia. E viviamo l’uno accanto all’altro»

Parlano gli abitanti di via Nocione che hanno contratto il linfoma di Hodkin. Qualcuno è morto, gli altri combattono ancora

29 Febbraio 2016

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«In dodici siamo stati colpiti dalla stessa malattia. Viviamo tutti nella stessa strada, a poche decine di metri l’uno dall’altro. Qualcuno è morto, qualcun altro combatte. Io spero di guarire». Antonio è uno dei residenti di via Nocione ed è stato lui a fare da apripista all’indagine.

Ha spiegato agli investigatori della Dia di Roma prima e della Guardia di Finanza poi, quanto accaduto nella contrada una ventina di anni fa. Dichiarazioni che sono state tutte messe a verbale e che oggi sono ritenute di fondamentale importanza per il buon esito dell’inchiesta. Il magistrato Maria Beatrice Siravo, della Procura di Cassino, ha deciso di verificare quanto quell’uomo, malato e disperato, raccontò alla Dia. Gli investigatori furono, infatti, interpellati da un oncologo capitolino che ritenne anomala la diffusione del Linfoma di Hodgkin tra persone che residenti a poche decine di metri di distanza l’una dall’altra. Il luminare decise di chiedere spiegazioni ai pazienti. Si fece spiegare la conformazione geologica dell’area in cui risiedevano. Tutti confermarono che, poco lontano dalle loro case, erano stati interrati dei rifiuti. La Finanza di Cassino sta verificando se tra quelle malattie, alcune con esito mortale, e quei rifiuti seppelliti, possano esserci dei legami. «Non potrò mai dimenticare – ci spiega una donna che da anni vive in zona – quando ad una vicina scapparono le galline e i pulcini dal pollaio. Quelle povere bestie finirono nel canale Nocione, sempre coperto da una patina rossa, e dopo qualche ora morirono tutte. Da allora abbiamo smesso di coltivare l’orto. Abbiamo fatto analizzare l’acqua e i dati dell’Arpa ci hanno segnalato la presenza di cromo, sia nel terreno che nell’acqua. Da quel giorno non viviamo più bene. Sempre con il pensiero fisso a quell’appezzamento coperto di erba e rovi». Fondamentale anche il racconto di alcuni dipendenti di una ditta di smaltimento che parlano di «buche profonde venti metri nelle quali gettavano rifiuti con una ruspa e poi immediatamente venivano coperte con materiale da risulta e terra. Per fare questo lavoro eravamo costretti ad indossare mascherine. Abbiamo seppellito soprattutto scarti sanitari e ospedalieri».

L’inquinamento delle falde è stato accertato dagli ispettori dell’Arpa che hanno parlato di presenza di cromo nell’acqua. Lo stesso colore del fondo del canale Nocione, che è perennemente rosso, ha confermato i sospetti che due ambientalisti, Edoardo Grossi e Giuseppe Martini, avevano vergato in una denuncia in Procura.

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Edoardo Grossi ha aggiunto 26 nuove foto — con Fare Verde Cassino e altre 3 persone.

27 gennaio alle ore 15:52 ·

SANT’ELIA FIUMERAPIDO: LA CATASTROFE DIMENTICATA

Si allarga l’area contaminata dalle acque rosse. Il fango, inquietante, corre intenso e denso tra i terreni, verso Cassino, nell’indifferenza di tutti.
Rinvenuto un altro fusto di vernice in una palude di acqua, probabilmente ce ne saranno altri sul fondo del “lago” d’acqua.

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie

Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

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esposto borgo Montello

Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”
 
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ass.caponnetto@pec.it
Tel. 3470515527
Roma 12 gennaio 2018

Direzione Distrettuale Antimafia
ROMA
Alla Direzione Nazionale Antimafia
ROMA

Oggetto: ESPOSTO – DENUNZIA. – per verifica circa la sussistenza dell’ipotesi di reato di cui all’art.422 c.p e/o 575 c.p. ,art. 439 c,p conseguenza del reato di Disastro Ambientale e quant’altro
ipotizzabile dai fatti sotto esposti riguardo illeciti ed infiltrazioni criminali riferiti alla discarica di Borgo Montello –Latina. – acquisizione della Relazione Parlamentare di inchiesta sul ciclo dei
rifiuti 2017 – capitolo riservato ai fatti attinenti la discarica di Borgo Montello – seguito esposto datato 3 gennaio 2014.-
1. a) – richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi- . Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici,
imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto con trollare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica;
2. b) richiesta di accertamento dell’identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desegretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferiti alle Province di Latina, Frosinone Roma e se necessari delle altre province (Caserta,
Napoli,Foggia) ;
3. c) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali;
4. d) richiesta di acquisizione di tutti i documenti desegretati forniti all’epoca alle Autorità dallo Schiavone compresi gli elenchi dei mezzi di trasporto con indicato il numero di targa e relativo intestatario;
5. e) eventuali responsabilità dei componenti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti che nel 1997 sentì Carmine Schiavone e che ne segretò incomprensibilmente le dichiarazioni e la relativa documentazione, cosa che ha determinato
nel tempo trascorso certamente un aggravio della problematica con ripercussioni molto gravi per la salute pubblica della popolazione coinvolta, lasciata inconsapevolmente edincredibilmente all’esposizione degli agenti nocivi e tossici ( con aumento esponenziale di casi di tumori nell’area interessata);
6. f) richiesta di accertamenti/approfondimenti tecnici che medico legali al fine di stabilire se vi sia un nesso di causalità tra i picchi anomali di patologie tumorali con la presenza in queste aree interessate con l’interramento di rifiuti tossici e cause di degrado ambientale
connesse denunziato,
.
Il sottoscritto Elvio Di Cesare, nella sua qualità di Segretario nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A. Caponnetto” con sede legale alla Via Germanico n.197 Roma, facendo seguito all’esposto presentato a codesta DDA datato 3 gennaio 2014, espone quanto appresso:
La relazione conclusiva approvata di recente dal Parlamento della Commissione bilaterale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti si sofferma anche sulla Provincia di Latina ed in particolare sulla discarica di Borgo Montello. Da un’ articolo edito dal LatinaQuotidiano.it datato 20 dicembre 2017 a firma della giornalista Silvia Colasanti si legge, testuale:” Nelle 450 pagine del documento si parla di presenze criminali nella parte meridionale della regione Lazio, considerato un territorio
“particolarmente sensibile”. In questo senso la commissione ha esercitato il potere di indagine soprattutto sul caso della discarica di Borgo Montello approfondendo la storia degli sversamenti illeciti di rifiuti di origine industriale. “Vicende che trovano all’interno della relazione sul Lazio una importante ricostruzione, resa possibile dall’acquisizione di numerosi atti giudiziari e dalle
testimonianze raccolte dalla Commissione. L’esame di illeciti nel Basso Lazio da parte della Commissione lega situazioni storiche di presenza della criminalità ambientale all’attualità di una situazione nella quale potrebbe esserci l’offerta, da parte di realtà criminali, di “servizi” ambientali illeciti, operativamente contigui ai settori dell’edilizia o del movimento terra. Un contesto in cui il rischio di infiltrazioni di realtà criminali attente alle opportunità offerte dal ciclo dei rifiuti, impone la massima attenzione di tutti i soggetti pubblici. La commissione ha inoltre ascoltato con i poteri dell’autorità giudiziaria alcuni testimoni di fatti illeciti, relativi a sversamenti di rifiuti industriali nel sud del Lazio. “Con questa ampia relazione – ha commentato la presidente della Commissione Chiara Braga – intendiamo fornire al Parlamento un quadro obiettivo di una situazione complessa. L’attualità delle esigenze e dei rischi per la legalità e per l’ambiente impone ai soggetti pubblici una programmazione del ciclo dei rifiuti legittima, ambientalmente sostenibile e concretamente praticabile nell’immediato”.
Tra le righe si leggono i problemi che da più parti vengono da tempo denunciati: la situazione riguardante il ciclo dei rifiuti nella regione Lazio e a Roma si “associa a vicende politicoamministrative e giudiziarie che hanno portato alla luce criticità derivanti da scelte compiute –
o omesse – per diversi lustri”. Certamente, vanno riconosciuti alla Commissione Parlamentare dei meriti per il lavoro svolto, ma si
rimane non paghi di codesto lavoro, in quanto, rimangono zone d’ombra e responsabilità da chiarire, insomma, pesanti interrogativi sull’operato istituzionale del passato, che ci porta a porci una domanda: ma questa catastrofe era evitabile?, Quindi, vanno rivisitate e nuovamente analizzate, alla luce di quanto contenuto nella relazione della Commissione, a proposito della discarica di Borgo Montello, le dichiarazioni rese nel marzo del 1996 dal collaboratore di giustizia Carmine Schiavone nel comando Carabinieri di Latina riguardo le infiltrazioni e gli interessi economici della camorra Casalese nel Basso Lazio e nella zona di Latina. Schiavone parla di camorristi retribuiti
mensilmente dal clan tramite i capizona dell’area nord di Latina Salzillo Antonio nipote dei Bardellino e Gennaro De Angelis capozona dell’area sud del Basso Lazio “Formia, Gaeta Terracina” che, organici al gruppo criminale percepivano uno stipendio mensile di circa 3 milioni di lire. La somma totale mensile elargita dal clan dei Casalesi a questi due capizona ammontava all’incirca sui cento sessanta milioni per stipendiare i “soldati” del clan. Facendo una semplice divisione e cioè, 160 ml di lire diviso per 3 ml di lire (paga mensile di un soldato), vuol dire che nella provincia di latina operavano oltre una cinquantina di soggetti organici al clan dei Casalesi.
Domanda: chi erano questi soggetti? Sono stati mai identificati? Sono state fatte indagini in tal senso? Quali? Potrebbero essere ancora oggi operativi? – Sono risposte insieme a tutti i misteri dei traffici di rifiuti nocivi della discarica di Borgo Montello che andrebbero indagati. Come
andrebbero indagati tutti i camionisti proprietari dei camion indicati nella lunga lista fornita da Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’inchiesta dell’epoca e rimasti segretati incomprensibilmente per oltre un ventennio nelle scartoffie parlamentari. Camionisti, originari di ben sei Province: Roma, Latina, Frosinone, Caserta, Napoli, Foggia in quanto corresponsabili del
disastro ambientale e/o anche di concorso in strage e/o omicidio sia riferito agli scarichi effettuati nella discarica di Borgo Montello che in altre realtà della penisola e delle morti incolpevoli per le gravi malattie che questo immane disastro ambientale ha di conseguenza generato. Con le stesse ipotesi di reato devono essere sottoposti ed indagati quelle imprese criminali che consapevoli e complici dello scempio ambientale doloso che si andava profilando derivante dal loro insano e criminale comportamento, scaturito dal loro accordo con soggetti della criminalità organizzata o suoi adepti, al fine di trarne solo un vantaggio economico (sostanzioso risparmio economico sullo smaltimento controllato), affidavano consapevolmente a trasportatori senza scrupoli partecipi e/o
correi a questa Associazione a Delinquere, sostanze altamente tossiche di cui avevano per legge l’obbligo e la responsabilità di assicurarsi sul corretto smaltimento.
Per quanto di competenza, giova sottolineare che, a quel che risulta, i proprietari dei camion non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:
 CHI, o tramite CHI, li ha arruolati; chi li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento;
dove essi caricavano il materiale;
se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se, invece, essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata.

Conclusioni
Si chiede alla Procura della Repubblica in indirizzo, per quanto di propria competenza, di avviare tutti gli accertamenti volti ad evidenziare eventuali responsabilità penalmente rilevanti riguardo:
a)ricercare la sussistenza, anche tramite l’affidamento di specifiche consulenze tecniche, della sussistenza del reato di cui articoli 422 c.p., 575 c.p.,439 c.p. come conseguente del reato di disastro ambientale, disastro, pagato amaramente dalla popolazione con la morte per patologie legate all’inquinamento ambientale portato all’estrema conseguenza da soggetti criminali votati alla
distruzione del territorio al solo fine del business ma con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica;
1. b) ricercare eventuali responsabilità in merito a ritardi ingiustificati nelle bonifiche non fatte che hanno determinato anche l’aggravarsi di patologie tumorali che hanno determinato ulteriori lutti tra la popolazione
Il sottoscritto, Segretario e legale rappresentante dell’Associazione Elvio Di Cesare, chiede di essere informato n. q. ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. per il procedimento di cui in epigrafe, con richiesta di ricevere copia/e dei decreti di citazione in giudizio onde poter esercitare i diritti quale persona offesa dal reato per l’eventuale costituzione di parte civile nel dibattimento. Nomina a tale scopo e per ogni altra eventuale incombenza quale proprio legale l’Avv. Prof. Alfredo
Galasso presso il cui studio in Roma, Via Germanico 197 elegge domicilio

Il segretario Nazionale
Dott. Elvio Di Cesare
Si allegano articoli di stampa
C’era una volta al Comando dei Carabinieri di Latina…
scritto daredazioneil 05/10/2015 alle ore 14:05, inAprilia,Area Centro,Area Nord,Area Sud //
Isole,Cisterna di Latina,Cronaca,Fondi,Formia,Gaeta,H24
Report,Latina,Minturno,Sabaudia,Terracina
La caserma dei carabinieri a Latina
C’era una volta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina… Sembra lontano secoli
eppure quanto Carmine Schiavone raccontò il 13 marzo del 1996, quasi venti anni fa, resta
più che mai attuale. Se, infatti, gli uomini e i fatti descritti in quell’occasione, quando era già
riconosciuto collaboratore di giustizia, fossero stati valutati diversamente, probabilmente la
storia di questa provincia e delle sue infiltrazioni criminali sarebbe cambiata con un anticipo
fino a dieci anni delle indagini che poi, più volte, la hanno scossa nelle fondamenta.
Ma erano altri anni si dirà, “la camorra in provincia non c’è”, raccontavano i politici di
allora, spesso gli stessi di oggi, “solo un po’ di criminalità in più durante l’estate ma il tessuto
è sano”. E invece no, da quell’interrogatorio già noto ma che riproponiamo integralmente,
emerge che la criminalità, quella vera e in tutte le sue diramazioni, c’era e i suoi protagonisti
erano già ben noti a chi sin da allora li avrebbe potuti fermare e, invece, ha permesso si
affermassero. Non evidentemente i carabinieri che trascrissero quegli interrogatori ma chi
sopra di loro lesse i verbali e, per colpa o dolo, non li valutò con la giusta attenzione.
Schiavone è morto il 22 febbraio 2015 a Viterbo ma le sue dichiarazioni sono ancora lì con
tutto il loro carico di drammaticità.
A PAGINA 2 “E’ IL 13 MARZO 1996” E “L’ORGANIZZAZIONE DEL CLAN IN
PROVINCIA”
A PAGINA 3 “DOPO LA ROTTURA CON I BARDELLINO” E “IL CONTROLLO NEL
SUD DELLA PROVINCIA”
A PAGINA 4 “FORMIA E IL SEVEN UP” E “L’ATTENTATO (CHE NON CI FU) A
ERNESTO BARDELLINO”
A PAGINA 5 “L’OMICIDIO PICCOLO”
A PAGINA 6 “FONDI, I TRIPODO E LA ‘NDRANGHETA” E “IL TRAFFICO DI
STUPEFACENTI E I RAPPORTI TRA TRIPODO, LA TORRE E CASALESI”
A PAGINA 7 “UNA NAVE IN OLANDA” E “TERRACINA”
A PAGINA 8 “L’AVVOCATO CIPRIANO CHIANESE” E “LO SMALTIMENTO DEI
RIFIUTI IN PROVINCIA”
A PAGINA 9 “I MALVENTI”, “ANCORA TRIPODO… E I RAPPORTI CON GLI ABATE”
E “ALTRE RIVELAZIONI”
A PAGINA 10 “I BALDASCINI”, “I SORRENTINO DI MONDRAGONE”, “MOCCIA E
MAGLIULO” E “L’AZIENDA A BORGO MONTELLO”
A PAGINA 11 “ANCORA SULL’OMICIDIO PICCOLO E LA GUERRA CON I
BARDELLINO”
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L’ESPRESSO
 ATTUALITÀ>
 Le mani di Gomorra sulla discarica…
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ECOMAFIA
Le mani di Gomorra sulla discarica laziale di Borgo Montello
La relazione appena approvata dalla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti descrive uno
scenario inquietante. Veleni industriali sversati con la complicità del clan dei casalesi, della politica
e delle aziende. Ognuno con un ruolo ben definito
DI GIOVANNI TIZIAN
20 dicembre 2017
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«Sulla discarica di Borgo Montelloaleggia da anni il sospetto di un utilizzo illecito per lo
sversamento di rifiuti industriali pericolosi, sotto forma di fusti o di fanghi». Basterebbe questo
passaggio per comprendere quanto questo luogo sia da sempre stato al centro di interessi
trasversali e milionari.
«Dalle indagini e acquisizioni della Commissione risulta che nell’area di Borgo Montello sono stati
stoccati – extra ordinem e, in alcuni casi, illegalmente – rifiuti speciali pericolosi, tra la fine degli
anni ’80 e i primi anni ’90».
Di questo grande immondezaio se ne è occupata la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo
dei rifiuti. E nella relazione sul Lazio approvata il 20 dicembre 2017 dedica un’intero capitolo alla
questione, sviscerando storie e intrecci rimasti nell’ombra per decenni. Si parla di veleni, certo. Ma
anche di presunte complicità ad altissimi livelli tra inquinatori seriali dell’ambiente, spesso legati
alle cosche, e politici.
Un segreto ben custodito per almeno 20 anni. Che ora torna a galla e che con cui qualcuno dovrà
fare i conti. In realtà nella lunga vita della discarica di Borgo Montello, in provincia di Latina, molti
aspetti restano avvolti da una nebulosa narrazione ufficiale. Narrazione che contrasta, però, con le
nuove testimonianze raccolte dalla commissione e i riscontri effettuati dalla stessa. Il lavoro di
inchiesta dei parlamentari permette di aggiungere un pezzo di verità in più alla misteriosa vicenda
della discarica del basso Lazio. Inanzitutto è utile ricordare l’architettura societaria su cui si fonda la
gestione dell’invaso.
VEDI ANCHE:
Chi lucra sulla monnezza di Roma
La commissione sul ciclo dei rifiuti svela nella sua relazione tutti problemi del Lazio e della
Capitale. Caos e disfunzioni che portano all’emergenza perenne e a una situazione che favorisce
illegalità e monopolisti
È considerata la quarta in Italia per estensione e per volume di rifiuti abbancati. Incamera rifiuti
solidi urbani dal 1971 e si estenda su un’area di circa 50 ettari. Divisi tra due società, la Ind.Eco
S.r.l., riconducibile al gruppo Green Holding di Milano e la Ecoambiente S.r.l., con quote divise tra
Latina Ambiente (gestore del servizio di raccolta del comune di Latina, partecipata al 51 per cento
dall’ente locale e al 49 per cento da società riconducibile alla famiglia Colucci) e società della
holding Cerroni.
Nella relazione si legge: «Oggi la discarica è ferma per l’esaurimento delle volumetrie (fino ad
oggi sono stati sversati negli anni più di 6 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, secondo
stime conservative). In un caso, l’area gestita dalla Ind.Eco, il sito è stato sottoposto a sequestro
preventivo da parte dell’autorità giudiziaria; l’altro gestore, Ecoambiente, ha operato e opera su
terreni confiscati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, nell’ambito di un
procedimento penale nei confronti dell’imprenditore De Pierro, accusato di riciclaggio. Una
situazione complessa, che si è sviluppata su un’area compromessa dal punto di vista ambientale,
come documentato dagli studi ARPA e ISPRA».
Terreni dei clan
Il primo dato inquietante è la proprietà di alcuni terreni poi diventati discarica. Appartenevano
a Michele Coppola, parente di Carmine Schiavone, il padrino perntito di Gomorra. Lo stesso che
dirà ai magistrati molte cose sulla discarica del basso Lazio e sul business della monezza. Terreni
acquistati da una delle società per l’ampliamento del sito di smaltimento rifiuti.
«Per quanto riguarda la presenza criminale nell’area, di particolare rilievo è la figura di Michele
Coppola, soggetto già indicato nel 1996 dal collaboratore di giustizia del clan dei casalesi Carmine
Schiavone come contiguo al gruppo criminale di Casal di Principe. Coppola fin dal 1988-1989 ha
vissuto a ridosso della discarica di Borgo Montello. Parte delle proprietà a lui affidate dal clan –
secondo quanto ricostruito dallo Schiavone – sono poi state vendute ad uno dei gestori della
discarica, la società Indeco. Coppola poteva disporre di diverse armi, come verificato dalla
Commissione. Nel dicembre del 1995 venne arrestato nell’ambito del procedimento penale contro il
clan Schiavone (processo “Spartacus”); sentenze successive, relative ad altri procedimenti, passate
in giudicato, hanno dimostrato la sua appartenenza al clan», si legge nella relazione, che prosegue:
«Nel corso dell’inchiesta condotta da questa Commissione sul sito di Borgo Montello sono emersi
dettagli significativi rispetto ai contatti stretti tra Coppola e lavoratori della discarica (uno dei
testimoni ha raccontato di essere andato a Casal di Principe, dove avrebbe incontrato anche
Carmine Schiavone, prima dell’inizio della sua collaborazione, quando, dunque, era pienamente
operativo all’interno del clan, in posizione apicale), alcune testimonianze de relato hanno poi
indicato punti di contatto tra Coppola ed esponenti politici e delle forze di polizia locali, che
destano preoccupazione».
Per scavare ulteriormente sulle origini di questi terreni, la Commissione ha convocato i responsabili
dell’azienda: il 9 giugno 2016 sono stati auditi Luca Giudetti, avvocato difensore di Ind.Eco S.r.l.,
l’avvocato Salvatore Pino, difensore della Green Holding S.p.A., e Paolo Titta, responsabile
dell’area legale di Green Holding. Il legale di Green Holding – gruppo che controlla oggi Ind.eco.
Srl – ha dichiarato: «Credo si tratti semplicemente di una circostanza (l’acquisto dei terreni della
famiglia Schiavone per l’ampliamento della discarica, ndr) che era già oggettivamente esistente. Se
c’è una questione da indagare, è quella di verificare come mai i terreni limitrofi alla zona destinata a
discarica fossero già di proprietà degli Schiavone, credo del cugino dello Schiavone. La società si è
limitata a dover prendere atto di questa circostanza, che se anche suona sinistra, non può certo
suonare sinistra per la società: può suonare sinistra per il momento in cui questi terreni sono stati
acquistati da questi signori, ma non per il momento in cui la società li va ad acquistare. Si tratta dei
terreni limitrofi, quindi gli unici che potessero consentire un ampliamento dell’area, o comunque un
ampliamento della zona di lavorazione».
Più che sinistri, gli eventi sembrano legati da una catena di intrecci criminali. Con sullo sfondo la
presenza di uomini dello Stato al soldo del clan di Gomorra.
Veleni e omissioni
«Questa Squadra Mobile ha avviato specifiche attività info-investigative da cui è scaturito che in
una specifica porzione dell’area- ove insiste la discarica di Borgo Montello, che questo ufficio è in
grado di raggiungere seguendo indicazioni precise, gestita attualmente dalle società Ecoambiente
srl, per quanto attiene agli invasi denominati S0, S1,S2 e S3, ed Indeco srl, per l’area contrassegnata
dalle sigle S4, S5, S6 e B2- sono stati interrati, tra il 1987 ed il 1990, rifiuti altamente pericolosi,
tali da inquinare le falde acquifere».
I detective della Mobile, dunque, sono certi della presenza di materiale altalemente inquinante e
pericoloso. E individuano anche uno dei presunti responsabili, mai indagato. «L’interramento dei
fusti contenti rifiuti pericolosi sarebbe avvenuto utilizzando la ditta di […], specializzata nel
movimento terra. Il […] sarebbe stato ingaggiato, ricevendo per la sua opera ed il suo “silenzio” una
cifra oscillante tra 60 ed 80 milioni del vecchio conio, da tale Proietto Andrea».
La Commissione sul punto precisa: «Va aggiunto che i nomi citati non risultano iscritti nel registro
degli indagati nell’ambito del procedimento e che – a conclusione delle indagini – il giudice per le
indagini preliminari ha disposto l’archiviazione, accogliendo al richiesta della procura della
Repubblica di Latina».
Secondo la commissione «il risultato dello sforzo investigativo della squadra mobile di Latina ha
portato alla individuazione puntuale di almeno due invasi dove sono stati sversati rifiuti pericolosi. I
due punti individuati corrispondono con l’invaso denominato “B2”, inserito nella parte della
discarica attualmente gestito dalla società Indeco srl, e la zona compresa tra i siti S3 e S1, oggi
gestita dalla società Ecoambiente srl. Nel primo caso (B2) vi è una certezza per tabulas rispetto allo
sversamento di rifiuti speciali pericolosi, comprovata nel corso di un processo penale (il giudicato
sulla declaratoria di prescrizione conferma l’accertamento che aveva portato alla condanna in primo
grado dell’unico imputato); nel secondo caso (S1-S3) vi sono almeno due testimonianze dirette
concordanti e una testimonianza de relato particolarmente attendibile. Dai documenti allegati
all’informativa citata è possibile ricostruire la storia del sito denominato “B2” – gestito dalla società
Ecotecna – e della serie di autorizzazioni, concesse tra il 1990 e il 1991, in regime di emergenza
(attraverso ordinanze del presidentedella Giunta regionale), che hanno consentito lo smaltimento in
discarica di rifiuti speciali, anche pericolosi».
Monnezza e potere
Ma chi è l’Andrea Proietto che per gli investigatori avrebbe guadagnato sugli sversamenti? È stato
uno dei due soci della società Pro.Chi., azienda responsabile della gestione della discarica di Borgo
Montello dall’inizio degli anni ’80 fino al 1989.
C’è una seconda informativa della polizia di Latina che spiegherebbe i contatti di Proietto. Si parla
di appoggi istituzionali di un certo peso. I legami di tali rapporti con il potere politico vengono
rintracciati nei collaboratori di un ex senatore, Maurizio Calvi, socialista e in passato vice
presidente della commissione antimafia.
Calvi in un’intervista del 2014 descriveva Proietto con queste parole: «Lo conosco bene perché
erano profughi della Tunisia, e quindi come socialista ho sempre guardato con attenzione ai
profughi tunisini che sono entrati nel nostro terriotorio a piedi scalzi e poi sono diventati grossi
imprenditori. E poi, i tunisini erano grandi amcici del partito socialista di Craxi. Dal punto di vista
politico sono stato sempre attento al rapporto con questa comunità che ha fatto crescere l’economia
locale».
La squadra mobile nei suoi atti investigativi descrive così la vicinanza tra Proietto e Calvi: «Da
quanto descritto sono emersi univoci elementi informativi circa contiguità, non meglio specificate,
se non per ciò che riguarda rapporti di lavoro di collaboratori del senatore Calvi (Giorgi e Fraulin)
con società riconducibili alla famiglia Proietto. E’ plausibile ritenere che i predetti collaboratori
fossero remunerati dalle società riconducibili ai Proietto. Altro particolare che rileva è il fatto che i
Proietto nel periodo in cui hanno gestito la discarica avessero chiesto, ed ottenuto un ampliamento
della stessa, da 5 a 42 ettari, da parte del presidente della regione Lazio. Il Presidente pro tempore è
stato identificato in Santarelli Giulio, anch’egli esponente del partito socialista come il senatore
Calvi».
A conferma di questa contiguità tra Proietto e i collaboratori di Calvi, la squadra mobile riporta
alcuni fatti: l’utilizzo da parte del segretario dell’ex senatore di una utenza telefonica intestata a
un’azienda di Proietto; l’indirizzo usato come segreteria politica acquistato dal figlio di Proietto;
l’automobile su cui per un periodo ha viaggiato Calvi era intestata a un’azienda sempre di Proietto.
Alle osservazioni dei detective seguno quelle della Commissione, che specifica: «Il citato Giulio
Santarelli aveva preceduto nella guida della regione Lazio Bruno Landi, politico dello stesso partito.
Fu lo stesso Landi ad autorizzare l’utilizzo dell’invaso ex 2B di Borgo Montello per accogliere i
rifiuti pericolosi; durante il suo mandato la Pro.Chi. della famiglia Proietto ha poi visto ampliare il
volume d’affari, fino alla cessione delle quote alla famiglia Maruca(sponsorizzata invece dall
Democrazia Cristiana andreottiana). Bruno Landi alla fine degli anni ’90 entrerà nel management
del gruppo Cerroni, fino ad arrivare alla nomina di amministratore delegato della Ecoambiente
S.r.l., uno dei due attuali gestori».
I testimoni segreti della commissione
Tra i primi a raccontare di sversamenti criminali all’interno della discarica c’è il collaboratore di
giustizia Carmine Schiavone: ha parlato di collegamenti tra il clan dei Casalesi e la discarica di
Latina, indicando – nel 1996 interrogato dai pm e poi, poco prima della sua morte, in interviste a
diverse testate giornalistiche – nomi e circostanze riconducibili a gravi illeciti nell’area della
discarica.
L’indagine della Commissione, però, non si è limitata a raccogliere vecchie voci di anziani padrini
scomparsi. È andata avanti, scoprendo dettagli destinati a pesare sulle scelte future che la politica
dovrà compiere sul quel sito. Nel 2008 gli investimenti della famiglia Schiavone nell’area di Borgo
Montello vengono dismessi. E l’area di diciassette ettari nella via adiacente la discarica viene ceduta
a favore della società Indeco. Tuttavia i misteri non svaniscono da quell’area.
Agli atti della commissione, infatti, ci sono quattro nuove testimonianze. Addetti ai lavori che in
alcuni casi sono stati spettatori degli sversamenti. Per proteggere la loro identità la commissione li
ha soprannominati A, B, C e D.
Il primo dei testi auditi ha spiegato che «i fusti indicati nella zona compresa tra gli invasi S1 e S3, in
realtà, erano stati sversati negli anni ’90 da autocarri di cui lui (il testimone B ndr) vedeva e firmava
le bolle di ingresso nella discarica e mi riferiva che in realtà erano contenitori di plastica di forma
cubica». Inoltre, A ha riferito che B «faceva dei viaggi fino a Treviso dove cambiavano le bolle e
tornavano con lo stesso materiale per poi sversarlo a Borgo Montello o in altri posti». Ma l’ignoto A
riferirà anche dei rapporti di B con il clan dei casalesi.
E il testimone B che cosa ha detto? Ha confermato o negato? Ha ammesso di aver conosciuto
l’uomo del clan di Gomorra, mentre sull’interramento dei fusti ha risposto che non gli risulta. Ma ciò
che ha colpito di più i commissari è che B «si è rifiutato di firmare il verbale di sommarie
informazioni, mostrando alla fine dell’interrogatorio un evidente stato di agitazione e paura».
A seguire la commissione ha convocato l’ignoto C, che ha chiesto di restare anonimo per paura di
perdere il posto di lavoro. Ecco quel che ha rivelato: «In quel periodo tutti quello che abitavano o
lavoravano in zona sapevano che i mezzi entravano in discarica e scaricavano dei fusti (bidoni da
200 litri in lamiera e altri fusti in plastica) in mezzo ai rifiuti e che questi fusti venivano mescolati e
interrati con i mezzi della discarica. Questa operazione all’interno della discarica la faceva
soprattutto in quanto aveva accesso alle ruspe e faceva lavori di spargimento di rifiuti per riempire
gli invasi S3 e S1. In pratica i fusti venivano buttati in mezzo ai rifiuti normali e con le ruspe
venivano compattati in mezzo agli altri rifiuti. Le voci dell’epoca dicevano che venivano dal nord
Italia, Grosseto, Perugia, Rieti ed erano fusti normalmente utilizzati per raccogliere rifiuti industriali
e non di certo rifiuti domestici».
L’Ignoto C ha specificato di occuparsi ancora oggi di raccolta rifiuti e di avere il patentino per rifiuti
speciali e «di essere quindi in grado di “capire la differenza tra tipi di rifiuti… Ha specificato, inoltre
che fino a quando la discarica è stata gestita da Andrea Proietto [il 1989] il flusso di rifiuti
industriali gettati negli invasi raggiungeva la quantità di 300-400 fusti al mese».
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 In evidenza / Inchieste
Ecco come la camorra avvelena l’acqua e
la terra di Latina e del sudpontino
Autore Adriano Pagano · 31/12/2017 14:01
Traffici internazionali di rifiuti dal porto di Gaeta, le morti sospette di Ilaria Alpi e
don Cesare Moschin, l’interramento di rifiuti speciali pericolosi a Borgo Montello,
l’avvelenamento delle falde acquifere e del fiume Astura a Latina, gli affari d’oro
nel business della monnezza del clan dei Casalesi tra Formia, Terracina e Latina
prima coi Bardellino e poi con gli Schiavone, la politica corrotta e le istituzioni
compiacenti. La gestione dei rifiuti nel Lazio e in particolare nella Provincia di
Latina è una bomba che rischia di esplodere a causa di un passato criminale,
inquietante, ancora oscuro, dove non sono mancate – e non mancano – le
responsabilità e le coperture politiche e addirittura la collusione tra la criminalità e
le forze dell’ordine. A disegnare questo incredibile scenario è la relazione
pubblicata il 20 dicembre scorso dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulle
“attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ed esse correlati”.
In particolare nelle quasi 500 pagine della Relazione sul ciclo dei rifiuti di Roma
Capitale e fenomeni illeciti nel territorio del Lazio, ci soffermiamo sulle circa 50 che
riguardano una lunga storia criminale che riguarda la Provincia di Latina e il basso
Lazio, che raccontanto di un territorio avvelenato nel silenzio, nella minaccia e nel
favore politico e istituzionale all’espansione dei Casalesi.

A PAGINA 2 “LE MANI DELLA CAMORRA SU BORGO MONTELLO”
A PAGINA 3 “DALLA VIGNA AI RIFIUTI, DAI BARDELLINO AGLI
SCHIAVONE”
A PAGINA 4 “LA GUERRA TRA BARDELLINO E SCHIAVONE, GOMORRA
SI SPACCA A TERRACINA”
A PAGINA 5 “DAI RIFIUTI DI PENITRO AI TRAFFICI DEL GOLFO DI
GAETA: PERCHE’ FU UCCISA ILARIA ALPI?”
A PAGINA 6 “L’AVVELENAMENTO DELLE ACQUE DI FALDA DI BORGO
MONTELLO”
A PAGINA 7 “I FUSTI ‘INVISIBILI’”
A PAGINA 8 “POLITICA, FORZE DELL’ORDINE, ORGANISMI SANITARI:
CITTADINI AVVELENATI DA INQUIETANTI COLLUSIONI E GRAVI
NEGLIGENZE”
A PAGINA 9 “L’OMICIDIO DI DON CESARE BOSCHIN”
A PAGINA 10 “ORGANIZZAZIONI CRIMINALI, POLITICI CORROTTI E LA
BOMBA RIFIUTI PRONTA AD ESPLODERE. IL PRESENTE E’ PURE
PEGGIO”

Omicidio e strage ed altri eventuali reati conseguenti al disastro ambientale.Esposto dell’Associazione Caponnetto a 6 Procure

Omicidio e strage ed altri eventuali reati conseguenti al disastro ambientale.Esposto dell’Associazione Caponnetto a 6 Procure della Repubblica ed alla Procura Nazionale Antimafia.L’Associazione ci va giù dura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

 

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

ass.caponnetto@pec.it

 

Tel. 3470515527

 

Roma,9.12.2017

 

 

 

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

Napoli

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

Napoli Nord

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

S.M. Capua Vetere

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

Nola

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

Torre Annunziata

Alla Procura Nazionale Antimafia

Roma

 

 

OGGETTO: ESPOSTO – DENUNZIA. – per verifica circa la sussistenza dell’ipotesi di reato di cui all’art.422 c.p e/o 575 c.p, conseguenza del reato di Disastro Ambientale e quant’altro ipotizzabile dai fatti sotto esposti.

  1. a) – richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi- nel territorio della Regione Campania (Province Napoli e Caserta denominata Terra dei Fuochi, o l’Inferno di Gomorra). Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica;
  2. b) richiesta di accertamento dell’identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desegretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferiti alle Province di Caserta e Napoli nonché Latina, Frosinone (confinanti con la Campania) , e se utili alle indagini, delle altre province (Foggia e Roma);;
  3. c) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali;
  4. d) richiesta di acquisizione di tutti i documenti desegretati forniti all’epoca alle Autorità dallo Schiavone compresi gli elenchi dei mezzi di trasporto con indicato il numero di targa e relativo intestatario;
  5. e) eventuali responsabilità dei componenti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti che nel 1997 sentì Carmine Schiavone e che ne segretò incomprensibilmente le dichiarazioni e la relativa documentazione, cosa che ha determinato nel tempo trascorso certamente un aggravio della problematica con ripercussioni molto gravi per la salute pubblica della popolazione coinvolta, lasciata inconsapevolmente ed incredibilmente all’esposizione degli agenti nocivi e tossici ( con aumento esponenziale di casi di tumori nell’area interessata);
  6. f) richiesta di accertamenti/approfondimenti medico legali al fine di stabilire se vi sia un nesso di causalità tra i picchi anomali di patologie tumorali che sta falcidiando moltissimi bambini e altre persone con la presenza in queste aree interessate con l’interramento di rifiuti tossici e cause di degrado ambientale connesse denunziato, dalle mamme aderenti al “Comitato vittime della Terra dei fuochi”, con estrema dignità e compostezza, manifestano la loro disperazione di fronte a quella che va assumendo le proporzioni di una vera e propria strage di bambini, colpiti da patologie tumorali che hanno una stretta correlazione con le sostanze tossiche interrate in quel territorio..

Il sottoscritto Elvio Di Cesare, nella sua qualità di Segretario Nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A. Caponnetto”, espone quanto appresso: La Terra dei Fuochi è stata giustamente definita «Il più grande avvelenamento di massa di un Paese occidentale, la più grande catastrofe ambientale a ‘partecipazione pubblica’»

E certamente le dichiarazioni di Schiavone hanno confermato i tanti sospetti e l’ampiezza del fenomeno che già gravavano sullo smaltimento di rifiuti nocivi sulla direttrice nord-sud del Paese ad opera di camionisti prezzolati con ipotesi di interramenti non solo lungo il tratto autostradale ma anche interessando ampie zone coltivate, fosse, cave, fornaci, discariche e quant’altro della Campania ma interessando anche alcune zone del Basso Lazio Molise Puglia.

Analizzando i numeri delle targhe dei camion che, a detta di Schiavone, avrebbero trasportato i rifiuti tossici e nocivi, (forniti in copia alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta e rimasti segretati per circa 20 anni – sic…..) si rileva che i proprietari erano residenti in 6 province: Roma, Latina, Frosinone, Caserta, Napoli e Foggia .

Per quanto di competenza delle Procure in indirizzo, giova sottolineare che, a quel che risulta, i proprietari dei camion non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:

  • CHI, o tramite CHI, li ha arruolati;
  • chi li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
  • se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento;
  • dove essi caricavano il materiale;
  • se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
  • cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
  • dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se, invece, essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata.

Per meglio delineare la gravissima situazione esistente in questi martoriati territori, anche in relazione alla complessità della vicenda, si rende indispensabile citare ed allegare vari articoli di stampa:

 

La Cernobyl Italiana

SONO STATE RESE PUBBLICHE SOLO ORA GRAZIE A UN’OPERAZIONE VERITA’ VOLUTA DALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA BOLDRINI

«Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro». Non è la profezia di qualche cartomante da quattro soldi, ma quanto affermava nel 1997 Carmine Schiavone, cugino di Francesco «Sandokan» Schiavone, personaggi di spicco del clan dei Casalesi che ha trasformato la Campania in una Cernobyl italiana e in una terra del malaffare sporca di sangue. Carmine Schiavone, pentitosi, raccontò tutto alla Commissione parlamentare sulle Ecomafie. Disse dove e cosa avevano sotterrato i tanti fusti tossici, perfino rifiuti radioattivi provenienti dalla Germania. Ma le sue dichiarazioni furono segretate dal Parlamento. Dunque la politica ha compiuto un duplice omicidio di Stato. Collaborando a livello locale con classe imprenditoriale e malavitosi, e occultando la verità a livello nazionale. Avendo così sulla coscienza le centinaia di morti per cancro. Solo ora, grazie all’impegno del Presidente della Camera Laura Boldrini, se ne sa qualcosa. (Fonte: Corriere della sera)

Certamente, quindi, anche i componenti di questa Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno delle Ecomafie dovrebbero essere chiamati a chiarire il perché di tale comportamento, ed i motivi di tale decisione che ha lasciato questo grave problema principalmente riguardante l’area a cavallo tra le Province di Napoli e Caserta simbolo e paradigma del traffico illecito di rifiuti e dell’estrema pericolosità dell’ecomafia irrisolto e sottovalutato dagli organismi Istituzionali competenti con le conseguenze nefaste a cui oggi assistiamo per la popolazione interessata (progetti di bonifica assenti, nessun risanamento delle falde acquifere e dati epidemiologici preoccupanti)

 

La Gestione Commissariale e le Responsabilità

La gestione commissariale è stata caratterizzata, per molti versi, da una finalità di “uso” del problema rifiuti, e non di soluzione dello stesso. L’uso è consistito nel controllo degli spazi occupazionali e decisionali per finalità di agevolazione di soggetti titolari di interessi privati, in totale spregio dell’interesse pubblico. Queste parole sono tratte dal documento della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al Ciclo dei Rifiuti, presieduta da Gaetano Pecorella, che, dopo tre anni di audizioni, studi e dossier, ha certificato in 772 pagine la catastrofe ambientale tra Napoli e Caserta. Giovanni Balestri, geologo che ha curato la perizia per conto della Procura di Napoli, ha spiegato che nel 2064 si raggiungerà l’apice dell’incidenza negativa: si realizzerà in pieno la precipitazione nella falda acquifera del percolato e di altre sostanze tossiche derivanti dalle migliaia di tonnellate di rifiuti.

 

LA MALEDIZIONE DEL CANCRO – «Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro», affermò Schiavone, con un tono profetico che purtroppo è stato confermato dai fatti. Le ricerche del Cnr e del Pascale, fatte proprie dal ministero della Salute, descrivono un’impennata della mortalità per tumori nelle province di Napoli e Caserta. Riferendosi al traffico illegale di rifiuti nocivi, Schiavone spiegò che divenne un business «autorizzato» per il clan dei Casalesi nel 1990. «Tuttavia – riferì il pentito – quel traffico veniva già attuato in precedenza. Gli abitanti rischiano tutti di morire di cancro entro 20 anni; non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita».

 

Allarmante situazione Sanitaria

Biocidio e tumori Denunce, mobilitazioni, commissioni di inchiesta, indagini e processi non sono bastati a fermare il “biocidio”:  in Campania il disastro ambientale si accompagna al più alto tasso di mortalità per tumore in tutta Italia. Sul tasso di mortalità il disastro è stato confermato anche dal Ministero della Salute: «Per quanto riguarda i tumori maligni nel loro complesso, la mortalità in Campania tra gli uomini è superiore ai valori dell’intera Italia per il contributo delle province di Caserta e Napoli». Secondo il Ministero, però, il dato dipende interamente dallo stile di vita della popolazione locale (!). Antonio Marfella, ricercatore di medici per l’ambiente, sostiene che «In Campania non è stato accertato scientificamente il collegamento tra inquinamento e patologie correlate perché, ad oggi, nessun’istituzione lo vuole cercare». La Commissione Sanità del Senato ha aperto intanto un’indagine per verificare questa connessione. [se non riesci a visualizzare il video clicca qui: Rifiuti tossici choc per bambini nati deformi o autistici] In ogni caso, uno studio commissionato dalla Protezione Civile nel 2004 aveva già individuato questa correlazione: L’analisi statistica ha permesso di rilevare un’associazione tra la presenza di siti inquinati e alcune criticità sanitarie. Nell’interpretazione dei risultati vanno tenute in considerazione alcune limitazioni di completezza, accuratezza e risoluzione spaziale dei dati. In ogni caso, le associazioni osservate, la loro consistenza e coerenza, suggeriscono che le esposizioni legate alla presenza di siti di smaltimento incontrollato/illegale di rifiuti, subite dalla popolazione nei decenni precedenti al 2002 (ultimo anno di disponibilità dei dati), giochino un ruolo importante fra i determinanti della salute nelle Province di Napoli e Caserta. Sulla correlazione tra rifiuti combusti – quello dei roghi è un altro fenomeno gravissimo correlato alla crisi dei rifiuti – e patologie tumorali segnalo l’intervista a Pietro Comba, responsabile del dipartimento Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore della Sanità. La situazione è drammatica e insostenibile sul piano della salute. Ogni giorno vengono smaltite non meno di 30mila tonnellate di rifiuti tossici industriali, gran parte di queste attraverso roghi. Per ogni borsa prodotta in nero e venduta in strada a Napoli o a Caserta c’è mezzo chilo di rifiuto smaltito e nessuno sa come. La “terra dei fuochi” è la più grande industria in regime di evasione fiscale che il mondo possa immaginare. (Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs “Fondazione G. Pascale” di Napoli e referente di Medici per l’Ambiente – Roghi tossici, Campania come Taranto: 32 associazioni citano Regione, Provincia e 32 Comuni 14/10/2012) A proposito di roghi tossici, l’ultimo rapporto di Legambiente – presentato il 18 settembre 2013 e preparato in base ai dati dei Vigili del Fuoco incaricati dal viceprefetto Donato Cafagna, l’uomo del Ministero dell’Interno che da novembre lavora sulla Terra dei Fuochi – denuncia oltre 6.034 roghi di rifiuti tra Napoli e Caserta. Dal 2001 ad oggi ci sono state 33 inchieste per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti condotte dalle Procure attive delle due province (Napoli, Nola, Torre Annunziata e Santa Maria Capua Vetere). Si tratta di più del 15% di quelle svolte in tutto il Paese che hanno portato i magistrati ad emettere «311 ordinanze di custodia cautelare, con 448 persone denunciate e 116 aziende coinvolte». Il Ministro Orlando in questi giorni ha parlato di roghi tossici arginati, dichiarazione contestata da Ferrillo che continua a documentare un fenomeno tutt’altro che arginato raccogliendo video, foto e segnalazioni dei cittadini sulla pagina facebook della Terra dei Fuochi. La cronaca degli ultimi giorni Dalla discarica Resit, nel giuglianese, gestita da un prestanome dei casalesi, oltre 57mila tonnellate di percolato, formatosi negli anni dalla decomposizione di 806.590 tonnellate di rifiuti stipati in invasi non impermeabilizzati, sarebbero finite nel sottosuolo e poi nelle falde acquifere, in una zona dove l’agricoltura è ancora ampiamente praticamente, unica fonte di reddito per i locali. I magistrati puntano il dito anche contro alcuni agricoltori che sapevano, e che anzi avevano affittato i loro terreni «per accogliere codesti veleni», si legge in un’informativa della Dia. Il riferimento è all’ennesimo ritrovamento di rifiuti tossici in diversi campi coltivati. (La mappa dei veleni – Avvenire 11/9/2013) Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità. I dati dell’ultimo studio pubblicato risalgono ai primi di settembre. Non esiste ancora un piano di caratterizzazione. Ma analizzando l’area tra l’ex Resit e le discariche sotto sequestro a Giugliano si parla di 220 ettari avvelenati. La falda acquifera risulta contaminata da sostanze cancerogene volatili anche nei 2mila ettari circostanti. 20 chilometri quadrati irrecuperabili. Inutile anche parlare di bonifica. Eppure, assicura Mario De Biase, commissario di Governo, «nonostante quest’emergenza i prodotti ortofrutticoli allo stato attuale non risultano avvelenati. Io sono pronto a mangiarli, raccogliendo l’invito di movimenti ed associazioni».

fonte: http://www.valigiablu.it/rifiuti-in-campania-e-terra-dei-fuochi-il-piu-grande-avvelenamento-di-massa-in-un-paese-occidentale/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

 

l’emergenza sanitaria in Campania

19/10/2012 09:16 CEST | Aggiornato 18/12/2012 11:12 CET

  • Antonio Musella

Nelle ultime ore sta suscitando ansie e preoccupazioni la diffusione dei dati delle mortalità per tumore della città di Napoli. Il Comune ha presentato i dati relativi al periodo 2001-2010. La città di Napoli, già al centro insieme alla provincia di Caserta, di numerosi studi che la definiscono un laboratorio di cancerogenesi a cielo aperto, fa ora i conti con i dati sui tumori in ogni quartiere. Il trend è spaventoso.

La Campania è già al di sopra della media nazionale per patologie oncologiche e la città di Napoli si ritrova con un trend che vede l’aumento di mortalità per tumore di circa il 2 percento ogni anno. I quartieri più colpiti sono le zone della settima e della ottava Municipalità. In assoluto la zona della periferia nord della città sembra essere più esposta alla malattia ed ai decessi. Il quartiere di Chiaiano, già noto per le battaglie contro la discarica – chiusa dopo una lotta di quasi quattro anni nel dicembre del 2011 – è il quartiere con più morti per tumore dell’intera città di Napoli. Chiaiano si trova nella VIII Municipalità, che comprende anche i quartieri di Scampia e Piscinola-Marianella. Una zona che negli ultimi nove anni registra 2233 decessi per patologie oncologiche su una popolazione di 92.616 abitanti.

I dati della città ci dicono che due morti su dieci sono a causa delle neoplasie. Un dato shock, che sta richiamando nuovamente alla mobilitazione tutte quelle forze sociali ed ambientaliste che proprio sull’emergenza sanitaria già da anni stanno lanciando l’allarme. E’ il caso dei comitati territoriali, come quelli di Chiaiano, di alcuni giornalisti ed operatori dell’informazione e di medici indipendenti come quelli dell’Associazione Isde – Medici per l’Ambiente. Ma perchè i napoletani si ammalano così tanto di tumore?

Secondo lo studio del prof. Antonio Giordano e del prof. Giulio Tarro il nesso è da ricercare nello sversamento di rifiuti di ogni tipo e sull’impatto degli agenti patogeni – metalli, diossine, furani – sul territorio della città di Napoli e della provincia di Caserta. Secondo lo studio dei due scienziati, esiste una vera e propria emergenza sanitaria a Napoli. Giordano è un medico napoletano che negli Stati Uniti ha costruito una carriera brillante. Presidente dello Sbarro Institute di Philadelphia, docente di oncologia presso l’Università di Siena ed alla Temple University di Philadelphia ed allievo del premio Nobel Watson.

Con un finanziamento di appena 150 mila euro da parte del governo Usa ha finanziato il gruppo di studio che ha portato alla scoperta del legame indiscutibile tra sversamento dei rifiuti ed aumento dei tumori tra le province di Napoli e Caserta. I commenti, sullo studio di Giordano, sono stati davvero fastidiosi. Secondo il Ministro della Salute, Renato Balduzzi “i napoletani si ammalano troppo per i cattivi stili di vita”. In pratica perchè mangiano e fumano troppo. Una spiegazione senza alcun supporto scientifico e soprattutto senza alcun elemento di smentita strutturale delle verità dimostrate dallo studio di Giordano.

I dati forniti sulle mortalità nel Comune di Napoli rafforzano le tesi di Giordano e dei movimenti e comitati che lo supportano. Oltre a Chiaiano – interessata oltre che dalla discarica dai fenomeni di sversamento di rifiuti tossici nelle cave del Parco delle Colline che si sviluppa in una parte del quartiere – gli altri quartieri con il record di malattie tumorali sono quello di Bagnoli. Qui per decenni l’ex Italsider ha inquinato l’aria, la terra ed il mare, ed il quartiere di Pianura dove si trova la storica discarica della città di Napoli che per trent’anni, fino alla fine degli anni novanta, ha ospitato rifiuti di ogni tipo. Quando i tecnici della Regione Campania e delle Asl campane si recarono nel 2010 per effettuare i prelievi per lo studio sulla salute dei cittadini campani (Sebioec) a Pianura, dovettero constatare che in alcune zone non si potevano fare i rilievi.

Le sonde inserite nei piccoli crateri da cui fuoriescono delle fumarole nell’area della ex discarica, venivano liquefatte dalle alte temperature. Sempre nella ottava municipalità c’è il quartiere di Scampia, noto alle cronache per le guerre di camorra e lo spaccio di droga. Scampia, ed i comuni a nord di Napoli che confinano con il quartiere, sono vittime da diversi anni del fenomeno dei roghi tossici. Materiali di ogni tipo, rifiuti industriali, pellame, pneumatici e tanto altro che vengono accatastati sui bordi delle strade statali e provinciali ed alle prime luci dell’alba vengono incendiati. Su tutta la zona si disperdono i fumi tossici sprigionati da questi roghi. Un fenomeno quotidiano che solo negli ultimi mesi ha avuto l’attenzione del Ministro Corrado Clini.

 

La strage di bambini nella Terra dei fuochi

  • Oscar NicodemoGiornalista e copywriter

Cosiddetta “Terra dei fuochi”, otto bambini sono morti di tumore negli ultimi venti giorni. Avevano un’età compresa tra i 7 mesi e gli 11 anni. La loro sfortuna era quella di essere nati e abitare in un’area, che, negli anni, è stata interessata da un devastante sversamento illegale di rifiuti. Un’area di degrado, morte e sconforto, dove sono stati infossati residui tossici e nucleari provenienti dal nord Italia e dal nord Europa, provocando tra la popolazione che vi risiede un alto tasso di tumori, che hanno colpito soprattutto le donne giovani (al seno e alla tiroide) e i bambini.

Ancora una volta, le mamme aderenti al “Comitato vittime della Terra dei fuochi”, con estrema dignità e compostezza, manifestano la loro disperazione di fronte a quella che va assumendo le proporzioni di una vera e propria strage di bambini, colpiti da patologie tumorali che hanno una stretta correlazione con le sostanze tossiche interrate in quel territorio. Il loro lutto, la passione, l’affanno, costituiscono un inesorabile atto d’accusa per chi sta facendo troppo poco per quelle aree martoriate.

Queste donne, affrante e nello spasimo più trepidante per la sorte che ha riguardato il destino dei propri figli, che nella sua ineluttabile mestizia potrebbe ripetersi, chiedono, nel decoro di un dolore metabolizzato, una maggiore attenzione, da parte delle istituzioni, sulle tragiche condizioni in cui versano le zone distrutte dai roghi e rifiuti tossici.

Una giovane madre, con una figlia che combatte da due anni contro un cancro al cervello, si chiede dove siano le istituzioni e quando partiranno le bonifiche. Un’altra, nella disperazione lucida dell’accoramento, dice: “Questi bambini non riposeranno mai in pace, perché per loro non c’è giustizia”. Intanto, l’Istitituto Superiore di Sanità conferma che in tutti i comuni inclusi nell’area, detta “Terra dei fuochi”, la situazione epidemiologica è piuttosto allarmante.

Non a caso si registra un incremento significativo del numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per varie forme tumorali. Mentre, per le patologie oncologiche del sistema nervoso centrale la fascia di età è più ampia: tra 0 e 14 anni. Esiste, dunque, in quella terra, un’emergenza bambini. Quei roghi di rifiuti che, più di dieci anni fa, imperversavano ripetutamente, in una vasta area della Campania, oggi danno pienamente conto del danno procurato alla popolazione e all’ambiente, perpetrato in virtù di un affare losco e criminale che ha arricchito coscienze corrotte e ucciso anime innocenti.

Il patto con la politica secondo il pentito Gaetano Vassallo

Uno dei capitoli più importanti riguarda la società mista che curava la nettezza urbana a Mondragone e in altri centri del casertano. È lì che parla dei fratelli Michele e Sergio Orsi, imprenditori con forti agganci nei palazzi del potere: il primo è stato ammazzato a giugno. I due, arrestati nel 2006, si erano difesi descrivendo le pressioni di boss e di politici.

Ma Vassallo va molto oltre: “Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro… Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Nicola Cosentino e anche l’onorevole Mario Landoldi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto”.  Rapporti antichi, quelli con il politico che la scorsa settimana ha accompagnato Berlusconi nell’ultimo bagno di folla napoletano: “La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni ’80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che dovevamo organizzare un incontro elettorale per il Cosentino che era uno dei ‘nostri’ candidati ossia un candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio ‘lo zio’ a far arrivare questo messaggio”. Lo ‘zio’, spiega, è Francesco Bidognetti: condannato all’ergastolo in appello nel processo Spartacus e, su ordine del ministro Alfano, sottoposto allo stesso regime carcerario di Totò Riina e Bernardo Provenzano. L’elezione alla provincia di Caserta è stata invece il secondo gradino della carriera di Cosentino, l’avvocato di Casal di Principe oggi leader campano della Pdl e sottosegretario all’Economia. “Faccio presente che sono tesserato ‘Forza Italia’ e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa. Mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello, cene costose con centinaia di invitati. L’ho sostenuto nel 2001 e incontrato spesso dopo l’elezione in Parlamento”. Ma quando si presenta a chiedere un intervento per rientrare nel gioco grande della spazzatura, gli assetti criminali sono cambiati. Il progetto più importante è stato spostato nel territorio di ‘Sandokan’ Schiavone. Il parlamentare lo riceve a casa e può offrirgli solo una soluzione di ripiego: “Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte ‘a monte’ dai casalesi che avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell’affare e, di conseguenza, tenere fuori il gruppo Bidognetti e quindi anche me”. Vassallo non se la prende. È abituato a cadere e rialzarsi. Negli ultimi venti anni è stato arrestato tre volte. Dal 1993 in poi, ad ogni retata seguiva un periodo di stallo. Poi nel giro di due anni un’emergenza che gli riapriva le porte delle discariche. “Fui condannato in primo grado e prosciolto in appello. Ma io ero colpevole”. Una situazione paradossale: anche mentre sta confessando reati odiosi, ottiene dallo Stato un indennizzo di un milione 200 mila euro. E avverte: “Conviene che li blocchiate prima che i miei fratelli li facciano sparire

DI GIANLUCA DI FEO E EMILIANO FITTIPALDI

 

bonifiche

– per la Campania sono individuate le aree del litorale domitio, delle ex raffinerie della periferia est di Napoli, dell’area di Pianura – sono stati affidati alla società Sogesid, controllata dal Ministero dell’Ambiente, la bellezza di circa 450 milioni di euro nel periodo che va dal 2007 al 2011. Ebbene la Sogesid, che vede nel suo consiglio d’amministrazione l’avvocato Luigi Pelaggi, ex direttore del Ministero dell’Ambiente ed al centro di numerose inchieste non ultima quella sulle visite ‘pilotate’ delle commissioni del Ministero all’Ilva di Taranto, non ha svolto nessun tipo di bonifica. Per anni la Sogesid ha speso questi soldi in consulenze e studi senza bonificare nemmeno un fazzoletto di terra

 

Decreto legge “Terra dei Fuochi”, convertito poi in legge il 6 febbraio 2014

dall’entrata in vigore della legge sulla Terra dei Fuochi, troppi ritardi accumulati. Poche analisi fatte sui terreni, progetti di bonifica assenti, nessuno risanamento delle falde e dati epidemiologici preoccupanti. fonte Legambiente

Conclusioni

Si chiede alle Procure in   indirizzo, per quanto di propria competenza ,di avviare tutti gli accertamenti volti ad evidenziare eventuali responsabilità penalmente rilevanti riguardo:

a)ricercare la sussistenza, anche tramite l’affidamento di specifiche consulenze tecniche,  del reato di cui articoli 422 c.p. e/o 575 c.p. come conseguente del reato di disastro ambientale, disastro, pagato amaramente dalla popolazione con decine di morti per patologie legate all’inquinamento ambientale portato all’estrema conseguenza da soggetti criminali votati alla distruzione del territorio al solo fine del businness ma con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica;

  1. b) ricercare eventuali responsabilità in merito a ritardi ingiustificati nelle bonifiche non fatte che hanno determinato anche l’aggravarsi di patologie tumorali che hanno determinato ulteriori lutti tra la popolazione

Osserva

ci si permette di far rilevare, per evidenti esigenze di competenza e connessione tra varie procure, e al fine di evitare eventuali conflitti di attribuzione, l’opportunità di far avocare ogni accertamento alla DDA di Napoli

Il sottoscritto, Segretario e legale rappresentante dell’Associazione , chiede di essere informato n. q. ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. per il procedimento di cui in epigrafe, con richiesta di ricevere copia/e dei decreti di citazione in giudizio onde poter esercitare i diritti quale persona offesa dal reato per l’eventuale costituzione di parte civile nel dibattimento. Nomina a tale scopo e per ogni altra eventuale incombenza quale proprio legale l’Avv. Prof. Alfredo Galasso presso il cui studio in Roma, Via Germanico 197 elegge domicilio

Il segretario Nazionale

Dott. Elvio Di Cesare

Investite 6 Procure oltre quella Nazionale  antimafia.Ogni giorno muoiono decine di persone e lo Stato  non si muove.

 

QUESTA MATTINA COME ASSOCIAZIONE CAPONNETTO ABBIAMO PRESENTATO UN LUNGO ESPOSTO ALLE PROCURE CAMPANE IN RELAZIONE ALL’INQUINAMENTO DELLA TERRA DEI FUOCHI, I REA…TI IPOTIZZATI SU CUI ABBIAMO CHIESTO ALL’A.G. DI INDAGARE SONO STRAGE ART.422 C.P. ( REATO IMPRESCRIVIBILE ) E/O OMICIDIO 575 C.P. IN CONSEGUENZA DI ALTRO REATO DISASTRO AMBIENTALE. STIAMO APPRONTANDO ULTERIORE ESPOSTO PER LE PROCURE MOLISANE CON LA SUPERVISIONE DELL’AVV. ROBERTO D’ALOISIO. ANCHE NEL MOLISE BISOGNA INDAGARE SULLA CORRELAZIONE TRA MORTI SOSPETTE E INQUINAMENTO AMBIENTALE – ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

 

 

 

 

 

 

 

A  proposito dei rifiuti tossici interrati nel Lazio,in Campania ed in Molise

L’Associazione Caponnetto ha richiesto alla DDA di Roma la riapertura delle indagini sui traffici nel Porto di Gaeta anche in riferimento alla vicenda di Ilaria Alpi ed a quanto emerso durante il servizio televisivo di LazioTV

Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafiewww.comitato-antimafia-lt.org

“Antonino Caponnetto” “Antonino Caponnetto”

info@comitato-antimafia-lt.org

tel 3470515527

Latina, 3 gennaio 2014

Direzione Distrettuale Antimafia ROMA

OGGETTO:
1) richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici – ed eventualmente anche radioattivi- lungo il tratto tra Presenzano – Colleferro-Pastena nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Austrada del Sole e della TAV;
2) richiesta di accertamento dell’ identità e della posizione di tutti gli autotrasportatori indicati nei documenti

desecretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone;
3) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali.

Il sottoscritto Elvio Di Cesare,nella sua qualità di Segretario nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A.Caponnetto”,espone quanto appresso:
in data 19 dicembre del 2013 l’ex Collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone rilasciava l’ennesima intervista ad una delle tante emittenti locali -la TVI Molise di Venafro – sulle quali egli é apparso.
In tale intervista egli ha dichiarato che durante i lavori effettuati per la realizzazione del tratto Autostradale Roma- Napoli ( probabilmente con riferimento alla 3° corsia ) sarebbero stati operati interramenti di rifiuti tossici ad opera di ditte a suo dire appartenenti o/e controllate dal clan dei Casalesi.
Le dichiarazioni di Schiavone confermano i tanti sospetti che già gravavano su tali opere in relazione anche allo smaltimento di rifiuti nocivi sulla direttrice nord-sud del Paese ad opera di camionisti prezzolati con ipotesi di interramenti non solo lungo il tratto autostradale ma anche nelle immediate adiacenze di questo,in fosse ,cave,fornaci,discariche e quant’altro.

Il riferimento é – tanto per citare qualche esempio – a taluni cave o scavi ubicati nei territori dei comuni di San Vittore del Lazio,Cervaro ,San Pietro Infine,Cassino,Pastena,Roccasecca,Presenzano,compresa la piana di Venafro ecc,,per risalire l’autostrada fino a Colleferro.
Analizzando i numeri delle targhe dei camion che,a detta di Schiavone,avrebbero trasportato i rifiuti tossici e nocivi,si rileva che i proprietari sono residenti in 6 province : Roma,Latina,Frosinone,Caserta,Napoli e Foggia .
Per quanto di competenza di codesta DDA,giova sottolineare che,a quel che risulta,i proprietari dei camion appartenenti alla regione del Lazio non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:
1) CHI,o tramite CHI,li ha arruolati;
2) chi li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
3) se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento ;
4) dove essi caricavano il materiale;
5) se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
6) cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
7) dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se,invece,essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata;
8) la fondatezza o meno delle dichiarazioni dello stesso Schiavone secondo il quale tali rifiuti sarebbero stati caricati anche nel porto commerciale di Gaeta su navi in partenza per la Somalia di proprietà della Società Shifco e/o di altri armatori;

9) se il porto di Gaeta é stato utilizzato solo dagli autotrasportatori pontini o indifferentemente da tutti gli altri;
10) se risulta fondata la notizia secondo la quale fra tutti gli autotrasportatori arruolati per tali traffici ve ne sarebbero una decina di Itri (Latina) che trasportavano materiale per l’edilizia durante il viaggio di andata;
11) il motivo per il quale nessuna Autorità del Porto in questione non sarebbe mai intervenuta o ,comunque,non si sarebbe accorta di quanto sarebbe avvenuto;
12) il motivo per il quale una delle navi della predetta società Shifco rimase sequestrata per anni nelle acque del golfo di Gaeta su ordine -sembra – della Procura di Latina; 13) la destinazione di essa dopo il dissequestro.
14) se esistono collegamenti fra tali traffici di rifiuti in partenza dal Porto di Gaeta e la vicenda ancora misteriosa dell’assassinio della giornalista Ilaria Alpi e del suo cameramen.
E’ opportuno,al riguardo,che codesta Procura acquisisca agli atti dell’inchiesta anche la Relazione completa della Commissione Parlamentare Antimafia del 1995 a proposito delle infiltrazioni della camorra nei lavori dell’alta velocità sul tratto Roma-Napoli,Relazione della quale fu relatore l’ex Magistrato e Senatore Ferdinando Imposimato il quale ha tracciato,a seguito delle indagini dello SCO della Polizia di Stato,un quadro agghiacciante di corruzione e collusione con i Casalesi nonché uno sfruttamento illegale della cave esistenti nelle adiacenze della TAV,confermando, così,quanto raccontato da Carmine Schiavone.
Tutto ciò premesso,l’esponente chiede,oltre all’individuazione di tutti coloro che dovessero risultare responsabili diretti od indiretti dei fatti citati,la

convocazione come testi dell’ex collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone ( il quale,peraltro,durante un interrogatorio cui fu sottoposto nel 1996 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina parlò dell’esistenza nel Basso Lazio di una trentina di “soldati” al servizio dei Casalesi che venivano retribuiti a 3 milioni di lire al mese,”soldati” che,a quanto pare,nessuno ha mai identificato ed indagato) e dell’ex Sen.Ferdinando Imposimato,oltre che di tutti coloro che dovessero risultare in possesso di notizie utili a fornire una risposta ai tanti interrogativi posti.

Ove lo ritenga,codesta Direzione Distrettuale Antimafia potrà avvalersi ,per l’individuazione dei siti contaminati ,della collaborazione del Generale Sergio Costa,Comandante Provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato ed inventore di una tecnica tramite il geomagnetometro per la scoperta di rifiuti interrati fino ad alte profondità.

Il sottoscritto chiede di essere avvisato ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. dell’esito delle indagini.
Con osservanza

IL SEGRETARIO Dr.Elvio Di Cesare

Esposto Associazione Caponnetto al Ministro dell’Interno,al Prefetto ed al Procuratore Capo di Napoli:”arrestate immediatamente quei delinquenti”

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

 

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

ass.caponnetto@pec.it

tel.3470515527

 

Roma,3.11.2017

 

Al Ministro dell’Interno

ROMA

Al  Prefetto

NAPOLI

 

Al Procuratore Capo

Procura della Repubblica

NAPOLI

 

OGGETTO::gravissime minacce

proferite a Somma Vesuviana

all’indirizzo dei Carabinieri e di un Testimone di Giustizia

 

 

Minacce gravissime sono state proferite da alcuni delinquenti ,presumibilmente appartenenti ad organizzazioni camorristiche,  all’indirizzo di un Testimone di Giustizia e dei Carabinieri di scorta a Somma Vesuviana.

Nemmeno la presenza degli uomini dell’Arma ha  indotto  questi criminali ad  esimersi dal pronunciare parole che suonano minaccia anche  nei confronti dell’Arma e dello Stato,oltre che della persona del Testimone di Giustizia.

Minaccia,peraltro, talmente grave che avrebbe dovuto comportare l’arresto seduta stante.

 

 

 

Questa Associazione chiede alle SS.LL – e,in particolare,al Procuratore  Capo della Repubblica di Napoli – di emettere  immediatamente le misure restrittive previste dalla legge nei confronti di coloro che minacciano,oltre che singole persone,i rappresentanti delle legge medesima.

Con riguardo

 

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

 

https://www.cronachedellacampania.it/2017/11/con-il-kalashnikov-la-sfondiamo-la-blindata-minacce-choc-al-testimone-giustizia-sulla-tomba-della-mamma/

Esposto-denuncia Associazione Caponnetto alla Procura della Repubblica di Cassino per interramento e traffici rifiuti nel Bassa Lazio

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

 

                                                                                    Tel. 3470515527

                      

                                          Roma,15.05.2017

 

 

                                            Alla Procura della Repubblica

                                                c/o il Tribunale di 

                                                Cassino  

 

OGGETTO: ESPOSTO – DENUNCIA. – per ipotesi di reato di Disastro Ambientale e quant’altri ipotizzabili dai fatti sotto esposti.-

a) Richiesta di accertamenti in merito a sostanze nocive interrate;

– in particolare nella discarica ubicata in località NOCIONE,oltre che  in altre località sotto la competenza di codesta A.G.    nel  Basso Lazio;

b) – richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici   ed eventualmente anche radioattivi- lungo il tratto di territorio ubicato tra Presenzano – S. Vittore – Cassino nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Autostrada del Sole e della TAV;

c) richiesta di accertamento dell’ identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desecretati  che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferite alle Province di Latina e Frosinone e, se utili, alle indagini delle altre province;

d) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali;

e) Richiesta di acquisizione di tutti i documenti  desecretati forniti all’epoca alle Autorità dallo Schiavone compresi gli elenchi dei mezzi di trasporto con indicato il numero di targa e relativo intestatario.

 

 

 

 

Il sottoscritto Elvio Di Cesare, nella sua qualità di Segretario Nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A. Caponnetto”, espone quanto appresso:
in data 19 dicembre del 2013 l’ex Collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone rilasciava l’ennesima intervista ad una delle tante emittenti locali -la TVI Molise di Venafro – sulle quali egli é apparso.
In tale intervista egli ha dichiarato che durante i lavori effettuati per la realizzazione del tratto Autostradale Roma- Napoli ( probabilmente con riferimento alla 3° corsia ) sarebbero stati operati interramenti di rifiuti tossici ad opera di ditte a suo dire appartenenti o/e controllate dal clan dei Casalesi, e quindi, anche nel tratto di territorio di competenza di codesta Procura.
Le dichiarazioni di Schiavone confermano i tanti sospetti che già gravavano su tali opere in relazione anche allo smaltimento di rifiuti nocivi sulla direttrice nord-sud del Paese ad opera di camionisti prezzolati con ipotesi di interramenti non solo lungo il tratto autostradale ma anche nelle immediate adiacenze di questo, in fosse ,cave, fornaci, discariche e quant’altro.

Il riferimento é – tanto per citare qualche esempio – a talune cave o scavi ubicati nei territori dei comuni di San Vittore del Lazio ,Cervaro ,San Pietro Infine, Cassino, fino a Presenzano, compresa la piana di Venafro ecc,,per risalire l’autostrada fino a Colleferro.
Analizzando i numeri delle targhe dei camion che, a detta di Schiavone ,avrebbero trasportato i rifiuti tossici e nocivi, si rileva che i proprietari sono residenti in 6 province : Roma, Latina ,Frosinone ,Caserta ,Napoli e Foggia .
Per quanto di competenza di codesta Procura, giova sottolineare che, a quel che risulta, i proprietari dei camion appartenenti alle Province di Latina e Frosinone non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:
1) CHI,  o tramite CHI ,li ha arruolati;
2) CHI  li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
3) se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento ;
4) dove essi caricavano il materiale;
5) se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
6) cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
7) dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se, invece, essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata;
8)la fondatezza o meno delle dichiarazioni dello stesso Schiavone secondo il quale tali rifiuti sarebbero stati caricati anche nel porto commerciale di Gaeta su navi in partenza per la Somalia di proprietà della Società Shifco e/o di altri armatori;

9) se il porto di Gaeta é stato utilizzato solo dagli autotrasportatori pontini o indifferentemente da tutti gli altri;
10) se risulta fondata la notizia secondo la quale fra tutti gli autotrasportatori arruolati per tali traffici ve ne sarebbero una decina di Itri (Latina) che trasportavano materiale per l’edilizia durante il viaggio di andata;
11) il motivo per il quale nessuna Autorità del Porto in questione  sarebbe mai intervenuta o ,comunque, non si sarebbe accorta di quanto sarebbe avvenuto.

E’ opportuno ,al riguardo ,che codesta Procura acquisisca agli atti dell’inchiesta anche la Relazione completa della Commissione Parlamentare Antimafia del 1995 a proposito delle infiltrazioni della camorra nei lavori dell’alta velocità sul tratto Roma-Napoli, Relazione della quale fu relatore l’ex Magistrato e Senatore Ferdinando Imposimato il quale ha tracciato   ,a seguito delle indagini dello SCO della Polizia di Stato, un quadro agghiacciante di corruzione e collusione con i Casalesi nonché uno sfruttamento illegale della cave esistenti nelle adiacenze della TAV, confermando, così, quanto raccontato da Carmine Schiavone.
Tutto ciò premesso, l’esponente chiede, oltre all’individuazione di tutti coloro che dovessero risultare responsabili diretti od indiretti dei fatti citati, la convocazione come teste ( se necessaria) dell’ex Sen. Ferdinando  Imposimato, oltre che di tutti coloro che dovessero risultare in possesso di notizie utili a fornire una risposta ai tanti interrogativi posti.

Nella qualità di soggetto giuridico da ritenersi persona offesa, alla luce dei fatti esposti e dei propri fini statutari, riconosciuto come tale da diverse Procure e Tribunali, il sottoscritto Segretario e legale rappresentante dell’Associazione chiede di essere informato n.q. ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. nominando a tale scopo e per ogni altra eventuale incombenza quale proprio legale l’avv. prof. Alfredo Galasso, presso il cui studio in Roma, via Germanico 197 elegge domicilio.-
Con osservanza

IL SEGRETARIO  NAZIONALE  

Dr.Elvio Di Cesare

A proposito delle sostanze nocive interrate nel territorio di Cassino ,nel Basso Lazio………………

 

L’Associazione Caponnetto ha richiesto alla DDA di Roma la riapertura delle indagini sui traffici nel Porto di Gaeta anche in riferimento alla vicenda di Ilaria Alpi ed a quanto emerso durante il servizio televisivo di LazioTV
Pubblicato 23 Dicembre 2016 | Da admin3
Pubblicato 17 Aprile 2014 | Da admin2
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3 gennaio 2014

Direzione Distrettuale Antimafia ROMA

OGGETTO:
1) richiesta verifica ubicazione interramenti rifiuti tossici – ed eventualmente anche radioattivi- lungo il tratto tra Presenzano – Colleferro-Pastena nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell’Austrada del Sole e della TAV;
2) richiesta di accertamento dell’ identità e della posizione di tutti gli autotrasportatori indicati nei documenti

desecretati che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone;
3) richiesta di acquisizione di tutte le interviste rilasciate dal citato Carmine Schiavone a giornali e televisioni nazionali e locali.

Il sottoscritto Elvio Di Cesare,nella sua qualità di Segretario nazionale dell’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “A.Caponnetto”,espone quanto appresso:
in data 19 dicembre del 2013 l’ex Collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone rilasciava l’ennesima intervista ad una delle tante emittenti locali -la TVI Molise di Venafro – sulle quali egli é apparso.
In tale intervista egli ha dichiarato che durante i lavori effettuati per la realizzazione del tratto Autostradale Roma- Napoli ( probabilmente con riferimento alla 3° corsia ) sarebbero stati operati interramenti di rifiuti tossici ad opera di ditte a suo dire appartenenti o/e controllate dal clan dei Casalesi.
Le dichiarazioni di Schiavone confermano i tanti sospetti che già gravavano su tali opere in relazione anche allo smaltimento di rifiuti nocivi sulla direttrice nord-sud del Paese ad opera di camionisti prezzolati con ipotesi di interramenti non solo lungo il tratto autostradale ma anche nelle immediate adiacenze di questo,in fosse ,cave,fornaci,discariche e quant’altro.

Il riferimento é – tanto per citare qualche esempio – a taluni cave o scavi ubicati nei territori dei comuni di San Vittore del Lazio,Cervaro ,San Pietro Infine,Cassino,Pastena,Roccasecca,Presenzano,compresa la piana di Venafro ecc,,per risalire l’autostrada fino a Colleferro.
Analizzando i numeri delle targhe dei camion che,a detta di Schiavone,avrebbero trasportato i rifiuti tossici e nocivi,si rileva che i proprietari sono residenti in 6 province : Roma,Latina,Frosinone,Caserta,Napoli e Foggia .
Per quanto di competenza di codesta DDA,giova sottolineare che,a quel che risulta,i proprietari dei camion appartenenti alla regione del Lazio non sono mai stati chiamati a chiarire la loro posizione per accertare:
1) CHI,o tramite CHI,li ha arruolati;
2) chi li retribuiva e se veniva rilasciata fattura;
3) se c’erano degli intermediari che operavano come collegamento ;
4) dove essi caricavano il materiale;
5) se essi erano a conoscenza del tipo di materiale che trasportavano;
6) cosa trasportavano e dove scaricavano nei viaggi di andata al nord e per conto di quali aziende;
7) dove dovevano scaricare in base ai documenti di viaggio al ritorno e se,invece,essi deviavano dal percorso e quindi dalla destinazione prefissata;
la fondatezza o meno delle dichiarazioni dello stesso Schiavone secondo il quale tali rifiuti sarebbero stati caricati anche nel porto commerciale di Gaeta su navi in partenza per la Somalia di proprietà della Società Shifco e/o di altri armatori;

9) se il porto di Gaeta é stato utilizzato solo dagli autotrasportatori pontini o indifferentemente da tutti gli altri;
10) se risulta fondata la notizia secondo la quale fra tutti gli autotrasportatori arruolati per tali traffici ve ne sarebbero una decina di Itri (Latina) che trasportavano materiale per l’edilizia durante il viaggio di andata;
11) il motivo per il quale nessuna Autorità del Porto in questione non sarebbe mai intervenuta o ,comunque,non si sarebbe accorta di quanto sarebbe avvenuto;
12) il motivo per il quale una delle navi della predetta società Shifco rimase sequestrata per anni nelle acque del golfo di Gaeta su ordine -sembra – della Procura di Latina; 13) la destinazione di essa dopo il dissequestro.
14) se esistono collegamenti fra tali traffici di rifiuti in partenza dal Porto di Gaeta e la vicenda ancora misteriosa dell’assassinio della giornalista Ilaria Alpi e del suo cameramen.
E’ opportuno,al riguardo,che codesta Procura acquisisca agli atti dell’inchiesta anche la Relazione completa della Commissione Parlamentare Antimafia del 1995 a proposito delle infiltrazioni della camorra nei lavori dell’alta velocità sul tratto Roma-Napoli,Relazione della quale fu relatore l’ex Magistrato e Senatore Ferdinando Imposimato il quale ha tracciato,a seguito delle indagini dello SCO della Polizia di Stato,un quadro agghiacciante di corruzione e collusione con i Casalesi nonché uno sfruttamento illegale della cave esistenti nelle adiacenze della TAV,confermando, così,quanto raccontato da Carmine Schiavone.
Tutto ciò premesso,l’esponente chiede,oltre all’individuazione di tutti coloro che dovessero risultare responsabili diretti od indiretti dei fatti citati,la

convocazione come testi dell’ex collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone ( il quale,peraltro,durante un interrogatorio cui fu sottoposto nel 1996 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina parlò dell’esistenza nel Basso Lazio di una trentina di “soldati” al servizio dei Casalesi che venivano retribuiti a 3 milioni di lire al mese,”soldati” che,a quanto pare,nessuno ha mai identificato ed indagato) e dell’ex Sen.Ferdinando Imposimato,oltre che di tutti coloro che dovessero risultare in possesso di notizie utili a fornire una risposta ai tanti interrogativi posti.

Ove lo ritenga,codesta Direzione Distrettuale Antimafia potrà avvalersi ,per l’individuazione dei siti contaminati ,della collaborazione del Generale Sergio Costa,Comandante Provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato ed inventore di una tecnica tramite il geomagnetometro per la scoperta di rifiuti interrati fino ad alte profondità.

Il sottoscritto chiede di essere avvisato ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p. dell’esito delle indagini.
Con osservanza

IL SEGRETARIO Dr.Elvio Di Cesare

. Richiesta dell’Associazione Caponnetto di intervento alla Procura di Salerno in relazione alla sentenza processo “Black Money” Vibo Valentia

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

                                                                                   tel.3470515527

 

                                                                                Roma,23.02.2017

 

Alla Procura della  Repubblica di

SALERNO

 

 

Illustrissimo Procuratore

a seguito dell’ eclatante  sentenza  del processo “Black  Money ” svoltosi presso il Tribunale di Vibo Valentia  nei confronti del clan MANCUSO con dispositivo letto in aula in data 17 Febbraio 2017 dal Presidente del collegio – sentenza   che ha creato sconcerto ed incredulità nell’opinione pubblica  non solo locale ma anche nazionale e,in particolare,fra  i  tre Testimoni di giustizia: Salvatore BARBAGALLO,Francesca FRANZE’ e Giuseppe GRASSO , da tempo vicini alla nostra Associazione  e  persone, che a  dispetto  della propria incolumità hanno prima denunziato il clan e poi si sono costituite   Parte Civile – le chiediamo di avviare una verifica  sulla vicenda al fine di accertare eventuali rilievi di  competenza del suo Ufficio.- 

Restiamo  in attesa  di comunicazioni circa  un’eventuale archiviazione  ai sensi dell’art. 408 comma 2 c.p.p..

Con osservanza

 

 

                                                                        IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                                       Dr.Elvio Di Cesare

Esposto-denuncia Associazione Caponnetto eventuale traffico illecito rifiuti speciali e pericolosi

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

 

                                                                                    Tel. 3470515527

 

                                                              Roma,20.01.2017

 

 

 

                                              Alla Procura della Repubblica

c/o Tribunale di 

Cassino

                                     

         

Oggetto: esposto – denunzia per accertare la sussistenza di un eventuale presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Richiesta di accertamenti in merito alla tracciabilità e all’inertizzazione di:

ceneri pesanti rifiuti non pericolosi  e successivo uso o smaltimento in discarica;

ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi se vengono  smaltite in discarica o eventuali altri usi.-

Accertamenti sulle ditte che trasportano questi tipi di rifiuti se sono in possesso dei requisiti di legge e se a loro carico risultino pendenze processuali per eventuali violazioni ambientati compreso interdittve antimafia;

 

Da un’ articolo del quotidiano Primo Piano Molise del 29 Dicembre 2016 si apprendeva che   I Carabinieri unitamente alla Forestale hanno fermato presso il cementificio Colacem si Sesto Campano (IS), due grossi mezzi provenienti dal termovalorizzatore Herambiente di Pozzilli (IS). I mezzi sono stati esaminati minuziosamente e il loro contenuto è stato inviato all’Arpa per essere esaminato. L’articolo segue “Le indiscrezioni riguardo l’esistenza di un’inchiesta sui trasporti di ceneri dall’ex Energonut di Pozzilli al cementificio di Sesto Campano hanno trovato conferma l’altra mattina: presso l’ex Conservificio di Venafro, infatti, i mezzi fermati nei giorni scorsi (e custoditi in un deposito giudiziario) sono stati analizzati accuratamente da tecnici ed esperti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Molise, che hanno eseguito pure una serie di prelievi. Sull’intera operazione vige il più stretto riserbo.

Quindi , da quanto si legge nell’articolo, risulterebbe un presunto traffico di ceneri da incenerimento.  Questo avviene nella zona del Venafrano, molto vicino in linea d’area al Comune S Vittore del Lazio, in merito, questa Associazione ha provveduto a presentare un esposto alla competente DDA di Campobasso. 

Per la funzionalità   dell’inceneritore di S. Vittore del Lazio sono state sollevate delle pesanti perplessità evidenziate nella interrogazione n.4-05304 a firma dell’On. Zolletti Alberto ed altri presentata nel Giugno 2014, fatti, che ci lasciano alquanto preoccupati, considerato che, tali osservazioni ), come si legge nell’interrogazione, sono evidenziate da un’ organo tecnico quale è l’Arpa(relazione redatta dall’ARPA LAZIO, Sezione Provinciale di Frosinone Direzione Sezione (Prot. n. 0065094 dell’8 agosto 2013 (All. 1).-

Certamente è preoccupante per la salute dei cittadini, osservare che in un territorio abbastanza piccolo situato al confine tra Molise Campania e Lazio esistano ben tre grossi impianti che bruciano Rifiuti , quali:

Inceneritore di S. Vittore del Lazio (FR)

Inceneritore di Pozzilli (IS)

Cementificio Colacem di Sesto Campano (IS)

Dopo i fatti anzi evidenziati, altro motivi di forte preoccupazione emergono dalla lettura dell’articolo qui sotto riportato del Fatto Quotidiano (All.n.2) a firma del dottor Antonio Marfella Oncologo, a proposto delle ceneri prodotte dalla combustione dell’inceneritore di Acerra (NA), che recita: 

L’incenerimento dei rifiuti, oltre alle emissioni tossiche gassose, produce residui solidi. Questi ultimi si differenziano in:

, costituite dal residuo non combustibile dei rifiuti,a) Scorie o ceneri pesantiresidui metallici e non metallici e da materiale organico incombusto, rappresentano la frazione più rilevante degli scarti prodotti dal processo di incenerimento (da 200 a 300 kg per ogni tonnellata di rifiuto, in funzione della composizione dello stesso). Sono rifiuti speciali non pericolosi;

b) Ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi e vengono generalmente smaltite in discarica (fonte Arpa Piemonte)”.

Quindi, si ritiene che bisogna fare i necessari accertamenti onde verificare la medesima proporzione anche per le ceneri prodotte dall’inceneritore di S. Vittore del Lazio – cioè, calcolare la quantità tra rifiuti bruciati e ceneri prodotte- ( Rifiuti Speciali e Rifiuti Pericolosi da smaltire in discarica);

E’ proprio su queste tipologie di ceneri – Pericolose e non Pericolose – quale risultato finale dell’incenerimento che come Associazione riteniamo che devono essere svolte approfondite indagini tecnico scientifiche, per verificare se la quantità finale delle ceneri dichiarate ufficialmente  dalla
Direzione dell’inceneritore di S. Vittore del Lazio  sia in linea con le quantità evidenziate in altri inceneritori da specifici studi tecnici di settore (fonte  Arpa Piemonte), oltre a verificare se risultano smaltite correttamente, dove, compreso eventuali usi finali delle ceneri.-

Certamente si chiede a questa A.G., dopo quanto di potenzialmente illecito registrato nella piana di Venafro, con due mezzi sequestrati, di accertare se anche nella zona di competenza di codesta Procura possano sussistere situazioni di illegalità simili.-

si apprende che il giorno 11 gennaio 2017 nel question – time trasmessa in diretta dalla Camera dei Deputati l’On. Salvatore Micillo ha interrogato il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti in merito alle ceneri prodotte dall’Inceneritore di Acerra circa  i dati non collimanti dichiarati dall’ISPRA sulle quantità  di ceneri prodotte e i luoghi di smaltimento.- Il ministro nella sua risposta ha poi rivelato che una parte di quelle ceneri viene trasferito in Ciociaria dove dovrebbero subire il trattamento per essere rese inerti. Una risposta abbastanza evasiva, se si pensa che – proprio avendo rilevato quella svista nei dati ufficiali – gli interroganti avevano chiesto espressamente al Ministro di comunicare quali fossero “gli impianti ove siano conferiti per trattamento e smaltimento finale le ceneri prodotte”. Quello che si è capito dalla risposta del ministro è che circa 17.000 tonnellate l’anno di ceneri leggere, catalogate secondo le direttive europee come rifiuti pericolosi, sono state spedite da qualche parte in Ciociaria. Si tratterebbe, essenzialmente, delle ceneri generate dall’abbattimento dei fumi che – secondo quanto spiega l’Arpa-Piemonte (richiamata sia nell’interrogazione che nell’articolo del Fatto) – “vengono generalmente smaltite in discarica.-  Quale e/o quali  i siti in Provincia di Frosinone che hanno ricevuto queste ceneri per lo smaltimento?   Risultano smaltite correttamente? Vi è stata riutilizzazione delle ceneri successiva all’inertizzazione? Dove?. Quale ditta è intervenuta per il trasporto? Risulta dai documenti la tracciabilità ?  (All.3 – 4).-

Per concludere si allega articolo di giornale relativo al termoconbustore di San Vittore dal titolo ” i conti non tornano sul combustibile smaltito per Maraone omesse 11 tonnellate”(all.n.5)

Tutto ciò premesso, si richiede a codesta Procura che siano svolte tutte le opportuni indagini su quanto anzi evidenziato 

                               N O M I N A

proprio difensore di fiducia, l’ Avv. Roberto d ‘ Aloisio del Foro di Larino (CB) con studio in Termoli (CB) alla Via Giappone n. 71  (tel e fax 0875/701830 – telefono portatile 330/746221 – indirizzo di posta elettronica : robertodaloisio@yahoo.it; indirizzo di posta elettronica certificata: avvrobertodaloisio@puntopec.it )

ELEGGE DOMICILIO

per eventuali notificazioni – afferenti al presente procedimento penale – presso e nello studio del nominato avvocato, in Termoli alla Via Giappone n. 71 (tel e fax 0875/701830 – telefono portatile 330/746221  indirizzo di posta elettronica : robertodaloisio@yahoo.it; indirizzo di posta elettronica certificata: avvrobertodaloisio@puntopec.it

 

                             chiede

 

 

di essere notiziato nell’ eletto domicilio ai sensi degli artt. 408 e 406 c.p.p. nella ipotesi di richiesta di archiviazione ovvero di proroga del termine per le indagini preliminari.

 

 

                                          IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                 Dr.Elvio Di Cesare

 

 All.n.1                            

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05304

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 253 del 26/06/2014

Firmatari

Primo firmatario: ZOLEZZI ALBERTO 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 26/06/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma

FRUSONE LUCA MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

DAGA FEDERICA MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

SEGONI SAMUELE MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

DE ROSA MASSIMO FELICE MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

MICILLO SALVATORE MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

TERZONI PATRIZIA MOVIMENTO 5 STELLE

26/06/2014

 

Destinatari

Ministero destinatario:

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 26/06/2014

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05304

presentato da

ZOLEZZI Alberto

testo di

Giovedì 26 giugno 2014, seduta n. 253

  ZOLEZZIFRUSONEDAGASEGONIDE ROSA,MICILLO e TERZONI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
l’impianto della Società A.R.I.A. S.r.l. (Acea Risorse e Impianti per l’Ambiente) sito in San Vittore del Lazio (FR) è un impianto di coincenerimento, ai sensi del decreto legislativo n. 133 del 2005, e non cogenerativo, costituito da 3 Linee di incenerimento per smaltimento rifiuti ciascuna delle quali ha una potenza termica installata superiore a 50 MWt (una di essa, la Linea 1, è ferma per lavori di ristrutturazione);
la Relazione tecnica relativa alle Attività di vigilanza, controllo e monitoraggio (Previsto ai sensi dall’articolo 29-deciescomma 3 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e smi) redatta dall’ARPA LAZIO, Sezione Provinciale di Frosinone, Direzione Sezione (Prot. n. 0065094 dell’8 agosto 2013), all’esito dell’attività di controllo relativa alla gestione dell’impianto per l’anno 2012, ha evidenziato rilevanti criticità. In particolare, nelle conclusioni della relazione (pagina 22), che di seguito si riportano per inciso, emergono numerose violazioni delle prescrizioni di cui al Decreto Commissariale n. 72/2007 «Autorizzazione Integrata Ambientale ex legge 59/05» e s.m.i. nonché della normativa vigente in base alla quale l’impianto è in esercizio:
Si evidenzia che le attività di controllo e vigilanza effettuate dalla scrivente sezione Provinciale di Arpa Lazio, Premesso e ritenuto pregiudiziale quanto già evidenziato nella nota Arpa Lazio prot. n. 25142 del 28 marzo 2013, hanno rilevato numerose violazioni delle prescrizioni di cui al Decreto Commissariale n.72/2007 e smi nonché della normativa vigente, evidenziate puntualmente in questa Relazione e riportate nell’elenco sottostante: Società EALL srl (dal 1osettembre 2011 fusa per incorporazione in ARIA srl) nell’anno 2011 ha classificato il rifiuto CER 190111* con CER 190112 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza del rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle di cui all’articolo 2 della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 190111;
società ARIA srl:
a) Non ha effettuato la caratterizzazione del CDR in ingresso all’impianto con le frequenze prescritte dal Decreto Commissariale n. 72 del 2007 e 2 del 2008;
b) ha classificato il rifiuto denominato «acque di buffer tank» con CER 160304 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle all’articolo 2 della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 160303*. Si ritiene inoltre errata l’attribuzione del codice CER 160303* «rifiuti inorganici, contenenti sostanze pericolose» /160304 «rifiuti inorganici, diversi da quelli di cui alla voce 160303]» al rifiuto di cui sopra, costituito dalle acque provenienti da «acque piovane dell’area tecnologica (l’area tecnologica ha una rete di raccolte acque piovane a parte rispetto alle acque di prima pioggia) (…). Si ritiene più appropriata l’attribuzione del codice CER 190106] «rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri liquidi acquosi»;
c) ha classificato il rifiuto denominato «acque di prima pioggia linea 2+3» con CER 160304 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle all’articolo della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 160303*;
d) ha classificato il rifiuto CER 190813* con CER 190814 in assenza di analisi esaustive atte ad escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose in concentrazioni superiori a quelle di cui all’articolo 2 della Decisione Europea 2001/118/CE e smi e di conseguenza ha gestito lo stesso senza rispettare le condizioni e le disposizioni a cui sarebbe stato soggetto se il suddetto rifiuto invece fosse stato classificato correttamente come pericoloso con CER 190813*;
e) ha violato le prescrizioni iii e ooo nel Decreto Commissariale n. 72/2007, in quanto è stata riscontrata l’assenza dell’identificazione delle aree destinate allo stoccaggio dei rifiuti e dei punti di prelievo (quali scarichi e piezometri) prevista;
f) non ha rispettato tutto quanto previsto nel Decreto Commissariale n. 72/2007 e smi relativamente al comparto emissioni in atmosfera in quanto dall’esame dei rapporti di prova (…) relativi alla linea 2 e (…) relativi alla linea 3 non risulta essere stato determinato il parametro Zinco come invece previsto nell’atto Autorizzativo e inoltre la Società effettua la determinazione dei parametri Diossine e Furani mensilmente ma su campioni prelevati in continuo nell’arco di quindici giorni e non su un campione prelevato in continuo nel lungo periodo stabilito in un mese («campionamento continuo mensile»), come prescritto;
g) è stata riscontrata sul punto di emissione della linea II una concentrazione del Parametro mercurio pari a 6 mg/Nm3, pari a 120 volte superiore al limite di legge di 0.05 mg/Nm3;
a tale Relazione tecnica fa seguito una lettera del Dipartimento di Caserta dell’ARPA Campania (del 14 gennaio 2014 Prot. n. 0001971/2014) indirizzato al direttore generale per l’ambiente e l’ecosistema della legione Campania, in cui l’Arpa stessa ritiene necessaria – nell’ottica della prevenzione ambientale e della tutela della salute pubblica, vista l’ubicazione al confine con la regione Campania dell’impianto di San Vittore (con particolare riguardo ai comuni di San Pietro Infine, Rocca d’Evandro e Mignano Montelungo) – la convocazione degli enti istituzionali deputati al rilascio delle prescritte autorizzazioni ambientali, nonché l’indizione di un tavolo tecnicoad hoc per conoscere i provvedimenti adottati dalla stessa regione Lazio a seguito del report della relazione tecnica dell’ARPA Lazio;
in virtù delle predette criticità segnalate dall’Arpa Lazio, il dipartimento di Caserta dell’Arpa Campania, Direzione generale, ha, inoltre, ritenuto opportuno provvedere ad effettuare un monitoraggio sul territorio di Rocca d’Evandro, con prelievo di top soil e di acque sotterranee, in aree agricole di possibile ricaduta degli inquinanti emessi dall’impianto di San Vittore del Lazio, il cui esito non è conosciuto;
della questione è stata investita anche la Commissione europea a seguito di una interrogazione parlamentare della deputata Europea Sonia Alfano, depositata in data 24 Aprile 2014, nella quale viene chiesto se la Commissione europea sia a conoscenza della situazione degli inceneritori di San Vittore del Lazio. In risposta a tale quesito il Commissario Europeo Janez Potočnik, il 13 giugno 2014, dichiara di non essere al corrente della situazione dell’inceneritore e che chiederà alle autorità italiane le informazioni necessarie a valutare se l’impianto di cui trattasi sia conforme ai requisiti stabiliti dalla legislazione UE e, in particolare, dalla direttiva 2010/75/UE;
si aggiunga che, da quanto riportato nell’interrogazione a risposta scritta 4-11106 del 2 marzo 2011 (in corso), depositata dall’onorevole Ermete Realacci, risulta che presso l’inceneritore di San Vittore del Lazio sia stato rinvenuto materiale radioattivo proveniente dall’impianto di Colfelice, così come affermato dall’ARPA LAZIO – sezione Frosinone 
�� nella nota n. 0025546 del 9 aprile 2010 indirizzata all’assessore all’ambiente della provincia di Frosinone. Al fine di verificare la presenza di materiale radioattivo conferito all’impianto di Colfelice, la regione Lazio, con determinazione dirigenziale n. C1628 del 15 luglio 2010 ha autorizzato la SAF spa a dotarsi di un contatore geiger. Il materiale radioattivo all’interno dell’impianto rappresenta un ulteriore pericolo per la salute dei cittadini, ai quali non potrà mai essere assicurata la completa neutralizzazione delle sostanze contaminanti –:
se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla luce delle numerose criticità riportate in premessa, dopo attenta valutazione del potenziale rischio di danno ambientale e di gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini, non ritenga che sia opportuno, disporre verifiche e controlli da parte del personale appartenente al Comando carabinieri tutela ambiente (C.C.T.A.), ai sensi dell’articolo 197, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sullo stato di inquinamento di tutte le matrici ambientali presenti in loco. (4-05304)

(ALL.n.2)

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AMBIENTE & VELENI

Terra dei Fuochi, ma dove sono finite le ceneri di Acerra?

di Antonio Marfella | 29 dicembre 2016

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Più informazioni su: AcerraCampaniaRifiutiTerra dei Fuochi

Antonio Marfella

Medico per l’ambiente, Napoli

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L’incenerimento dei rifiuti, oltre alle emissioni tossiche gassose, produce residui solidi. Questi ultimi si differenziano in:

, costituite dal residuo non combustibile dei rifiuti,a) Scorie o ceneri pesantiresidui metallici e non metallici e da materiale organico incombusto, rappresentano la frazione più rilevante degli scarti prodotti dal processo di incenerimento (da 200 a 300 kg per ogni tonnellata di rifiuto, in funzione della composizione dello stesso). Sono rifiuti speciali non pericolosi;

b) Ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi e vengono generalmente smaltite in discarica (fonte Arpa Piemonte).

Tutti gli inceneritori al mondo producono a loro volta rifiuti (ceneri pericolose e non pericolose), da smaltire dopo l’incenerimento. Il report sui rifiuti urbaniIspra 2016 è il documento ufficiale con il quale il governo italiano certifica attraverso tale organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, l’andamento della gestione dei rifiuti urbani. Tale report certifica quest’anno che i nove inceneritori riuniti in Acerra sono diventati per quantità di incenerimento il più grande impianto di Italia con 714mila tonnellate di rsu inceneriti nel 2015.

In base a quanto noto dalla scienza quindi, sono attese in uscita dai nove inceneritori riuniti in Acerra non meno di 150mila tonnellate l’anno di ceneri pesanti e non meno di 22mila tonnellate l’anno di ceneri leggere per un totale complessivo non inferiore alle 172mila tonnellate l’anno di sole ceneri da smaltire. Tale quantità attesa di ceneri, per dare una idea, è superiore alla quantità di rifiuto urbano incenerita dall’80% di tutti gli inceneritori di rifiuti urbani di Italia e necessita comunque a valle di impianti specifici di trattamento per rifiuti speciali che la Campania non ha.

Per smaltirle (in modo non tracciato e quindi non certo) si dice genericamente che vanno in impianti fuori regione per una cifra che, nei bilanci precedenti dei nove inceneritori riuniti in Acerra, e per non più di 130mila tonnellate di ceneri da smaltire, era ufficialmente una cifra superiore ai diciotto milioni di euro l’anno. Per smaltire via mare, compreso anche il trattamento ceneri, 200mila tonnellate di rifiuto Napoli ne ha spesi al massimo 20.

Ero curioso di conoscere la quantità di ceneri raggiunta dall’ormai più grande impianto insalubre di I classe di Italia e non nego il mio totale sbigottimento quando ho dovuto strabuzzare gli occhi nel rilevare che la quantità di ceneri prodotte ad Acerra non era superiore a 36mila tonnellate/anno di sole ceneri leggere pari al 5% del totale incenerito.

Una dichiarazione da premio Nobel: Acerra è il primo inceneritore al mondo che non produce ceneri. O da denunzia immediata alla Procura della Repubblica, per nove impianti insalubri riuniti in un unico comune in una Regione che non ha, e a quanto pare non vuole avere, impianti per smaltire correttamente i rifiuti speciali come le ceneri. Tertium non datur, a mio parere.

Tali impianti per smaltire le ceneri la regione Campania li vorrebbe pure fare, ma sempre e solo ad Acerra, magari affidandole a ditte trasparenti e affidabili come la Ditta Pellini (che ne ha fatto ufficiale richiesta) giàcondannata anche in secondo grado per smaltimento illecito di rifiuti tossici e specificamente ceneri provenienti dalle fonderie del Bergamasco (processo Carosello).

Ricordiamo che grazie al report Ispra oggi sappiamo che la Campania, con i nove inceneritori riuniti in Acerra, smaltisce oltre il 28% di tutti i propri rifiuti urbani tramite incenerimento rispetto a non più del 18.9% nazionale, con un incenerito pro/capite anno di circa 122 kg/cittadino/anno rispetto ai non più dei 90 di tutti gli altri cittadini di Italia.

Si dà però il caso che, di fatto, i nove inceneritori riuniti in Acerra incombano solo sui circa 60mila abitanti del Comune di Acerra, con un incenerito procapite anno reale che sale quindi a 11.9 tonnellate/anno, con una produzione di ceneri locali che dovrebbe essere stimata non inferiore a 3 tonnellate l’anno. L’organo ufficiale dello Stato Italiano certifica oggi che Acerra produce non più di 36mila tonnellate l’anno di ceneri!

E Acerra riceve quale compensazione per tanto grave danno ambientale non più di 5 euro a tonnellata rispetto ai dieci in media pagati da tutti gli altri inceneritori di Italia ai comuni danneggiati. Anche oggi si morirà di cancro in eccesso ad Acerra, e l’unica voce dissonante, il Vescovo Antonio Di Donna, urla nel deserto quando invoca, per i propri concittadini martiri, un minore massacro ambientale, almeno con maggiore trasparenza gestionale ed una minore quantità di incenerimento.

“Dio ricicla, il Diavolo brucia” (Monsignor Giovanni Rinaldi, Acerra). Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali scrive che il Diavolo come prima cosa vuole il silenzio: ed ecco quindi, per accontentarlo, che nella tabella ufficiale sugli inceneritori di Italia, le ceneri di Acerra spariscono proprio. Da molto tempo ormai, io ho smesso di credere agli errori in Terra dei Fuochi.

Rifiuti prodotti dagli impianti di incenerimento che hanno trattato rifiuti urbani, anno 2015. Fonte Ispra

(All.3)

 

Dalla Terra dei Fuochi alla Ciociaria. Da Acerra al Frusinate. Ecco dove erano finiti i rifiuti pericolosi ‘scomparsi’ dalla provincia di Napoli: ce li avevamo noi. Ma non lo sapevamo. Ieri, nell’emiciclo di palazzo Montecitorio, si è fatta chiarezza su un mistero che da alcune settimane aleggiava sulla Campania: che fine hanno fatto le ceneri pesanti e leggere, pericolose e non, prodotte dal termovalorizzatore di Acerra nel 2015? Il caso era scoppiato dopo che, lo scorso 29 dicembre, sul Fatto Quotidiano, Antonio Marfella, vicepresidente dell’associazione Medici per l’ambiente di Napoli, aveva posto un problema piuttosto serio: secondo i dati appena pubblicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il termovalorizzatore di Acerra ha bruciato nel 2015 quasi 715.000 tonnellate di rifiuti. Da una simile attività si sarebbero prodotte – dati tecnici alla mano – almeno 170.000 tonnellate di ceneri pesanti e leggere. Ma dai dati ufficiali diffusi dall’Ispra risulta che il mega impianto di Acerra (il più grande d’Italia) abbia originato solo 36.000 tonnellate di rifiuti derivanti dall’abbattimento dei fumi. Che fine hanno fatto le centomila tonnellate più di ceneri mancanti? La questione, abbastanza seria, è finita direttamente in un’interrogazione parlamentare promossa dal Movimento 5 Stelle (primo firmatario l’onorevole Salvatore Micillo) a cui, ieri pomeriggio, durante il question time del mercoledì, ha dato risposta direttamente il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che, per prima cosa, ha dovuto ammettere che l’Ispra – guarda caso – ha commesso un errore ed ha omesso di riportare in tabella circa 118.000 tonnellate di ceneri pericolose prodotte dall’impianto napoletano. Ma ha poi rivelato che una parte di quelle ceneri viene trasferito in Ciociaria dove dovrebbero subire il trattamento per essere rese inerti. Una risposta abbastanza evasiva, se si pensa che – proprio avendo rilevato quella svista nei dati ufficiali – gli interroganti avevano chiesto espressamente al Ministro di comunicare quali fossero “gli impianti ove siano conferiti per trattamento e smaltimento finale le ceneri prodotte”. Quello che si è capito dalla risposta del ministro è che circa 17.000 tonnellate l’anno di ceneri leggere, catalogate secondo le direttive europee come rifiuti pericolosi, sono state spedite da qualche parte in Ciociaria. Si tratterebbe, essenzialmente, delle ceneri generate dall’abbattimento dei fumi che – secondo quanto spiega l’Arpa-Piemonte (richiamata sia nell’interrogazione che nell’articolo del Fatto) – “vengono generalmente smaltite in discarica”. Questo accade perché in Campania non ci sono impianti idonei a trattare questo tipo di ceneri che vengono quindi portate fuori regione e gestite – come ha chiarito nella sua risposta lo stesso ministro Galletti – secondo le regole offerte dal «libero mercato nel rispetto dei principi di economicità e sostenibilità ambientale». Insomma, questi rifiuti pericolosi (rifiuti prodotti dallo smaltimento di rifiuti!) diventano oggetto di un nuovo business che fa gola a chi li riceve. A spiegarlo è lo stesso dottor Marfella che nel suo pezzo di denuncia aveva sottolineato: «Per smaltirle (in modo non tracciato e quindi non certo) si dice genericamente che vanno in impianti fuori regione per una cifra che, nei bilanci precedenti dei nove inceneritori riuniti in Acerra, e per non più di 130mila tonnellate di ceneri da smaltire, era ufficialmente superiore ai diciotto milioni di euro l’anno». Certo, in Ciociaria arriva circa un decimo (dati del 2015) di tali rifiuti pericolosi, ma fanno pur sempre un bel business.

Cesidio Vano
cvano@laprovinciaquotidiano.c.

(All.4)

16 ore fa · YouTube ·  

 

 

 

Micillo (M5S) sulle ceneri dell’inceneritore di Acerra

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(All.n.5)

Esposti dell’Associazione Caponnetto alle Procure di Campobasso e di Bari

PONTINIA ECOLOGIA E TERRITORIO
PONTINIA (LT) DALL’AMBIENTE, ALLA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI E SOCIALI, DALLA POLITICA ALLA TECNICA
MARTEDÌ 17 GENNAIO 2017
esposto – denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla Legge13 Agosto 2010 n.136 di competenza delle DDA.
Monica Di Filippo ha condiviso il post di Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro.
2 min
Postiamo l’esposto-denuncia e successiva integrazione prodotti dall’associazione Caponnetto ed inviati alla DDA di Campobasso, nonché l’esposto inviato alla Procura di Bari, con l’invito a leggere e condividere. Grazie.
Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus” Venafro
3 min
Postiamo l’esposto-denuncia e successiva integrazione prodotti dall’associazione Caponnetto ed inviati alla DDA di Campobasso, nonché l’esposto inviato alla Procura di Bari, con l’invito a leggere e condividere. Grazie.
Esposti dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”
Associazione Onlus che si occupa di tematiche ambientali, di inquinamento e di salute
Esposti dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 17 Gennaio 2017 16:45
Postiamo l’esposto-denuncia  e successiva integrazione prodotti dall’associazione Caponnetto ed inviati alla DDA  di Campobasso,  nonché l’esposto inviato alla Procura di Bari, con l’invito a leggere e condividere. Grazie.
Leggi esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi allegato 1 dell’esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi allegato 2 dell’esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi integrazione all’esposto-denuncia alla DDA di Campobasso
Leggi Esposto alla Procura di Bari
PUBBLICATO DA GIORGIO LIBRALATO

Esposto-denuncia Ass.Caponnetto alla DDA di Campobasso

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie 

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   ass.caponnetto@pec.it

 

                                                                                    Tel. 3470515527

 

 

 

                                                                                    Roma,4,1,2017

 

 

 

                                                        ALLA  PROCURA DELLE REPUBBLICA

 

                                                         DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

 

                                                                               CAMPOBASSO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggetto: esposto – denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti Speciali e Pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione – Ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla Legge13 Agosto 2010 n.136 di competenza delle DDA.

 

 

 

 

Da un  articolo del quotidiano Primo Piano Molise del 29 Dicembre 2016 si apprendeva che   I Carabinieri, unitamente alla Forestale, hanno fermato presso il cementificio Colacem due grossi mezzi provenienti dal termovalorizzatore Herambiente. I mezzi sono stati esaminati minuziosamente e il loro contenuto è stato inviato all’Arpa per essere esaminato. L’articolo segue “Le indiscrezioni riguardo l’esistenza di un’inchiesta sui trasporti di ceneri dall’ex Energonut di Pozzilli al cementificio di Sesto Campano hanno trovato conferma l’altra mattina: presso l’ex Conservificio di Venafro, infatti, i mezzi fermati nei giorni scorsi (e custoditi in un deposito giudiziario) sono stati analizzati accuratamente da tecnici ed esperti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Molise, che hanno eseguito pure una serie di prelievi. Sull’intera operazione vige il più stretto riserbo.”

Oltre a ciò,nel Leggere l’articolo  sotto riportato del Fatto Quotidiano (all.n.1) del dottor Antonio Marfella Oncologo a proposto delle ceneri prodotto dalla combustione dell’inceneritore di Acerra (NA), si ritiene che bisogna fare  la medesima proporzione per le ceneri  dell’inceneritore di Pozzilli  cioè, calcolare  la quantità tra rifiuti bruciati e ceneri prodotte- ( Rifiuti Speciali e Rifiuti Pericolosi da smaltire in discarica);

E’ proprio su queste tipologie di ceneri – Pericolose e non Pericolose – quale risultato finale dell’incenerimento  questa  Associazione ritiene che debbono essere svolte approfondite  indagini tecnico scientifiche, per verificare se la quantità finale delle ceneri dichiarate  da Herambiente  sia in linea con le quantità evidenziate in altri inceneritori da specifici studi tecnici di settore, oltre a verificare se risultano smaltiti correttamente .

Si ritiene  utile per le indagini che si andranno e/o che si stanno svolgendo allegare anche l’interrogazione dell’On. Cristian Iannuzzi ed altri che tratta proprio la vicenda dell’inceneritore di Pozzilli.(all.n.2)

Tutto ciò premesso,si chiede  a codesta DDA che siano svolte le opportuni indagini su quanto evidenziato richiedendo di essere avvisati in caso di archiviazione ai sensi dell’art.408 comma 2 c.p.p.

                                                                   IL SEGRETARIO NAZIONALE

 

                                                                             Dr.Elvio Di Cesare

 

 

 

 

 

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  (All.n.1)         IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Antonio Marfella

AMBIENTE & VELENI

Terra dei Fuochi, ma dove sono finite le ceneri di Acerra?

di Antonio Marfella | 29 dicembre 2016

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Più informazioni su: AcerraCampaniaRifiutiTerra dei Fuochi

Antonio Marfella

Medico per l’ambiente, Napoli

Post | Articoli

L’incenerimento dei rifiuti, oltre alle emissioni tossiche gassose, produce residui solidi. Questi ultimi si differenziano in:

a) Scorie o ceneri pesanti, costituite dal residuo non combustibile dei rifiuti, residui metallici e non metallici e da materiale organico incombusto, rappresentano la frazione più rilevante degli scarti prodotti dal processo di incenerimento (da 200 a 300 kg per ogni tonnellata di rifiuto, in funzione della composizione dello stesso). Sono rifiuti speciali non pericolosi;

b) Ceneri leggere o volanti, che derivano dai trattamenti di depurazione dei reflui gassosi e ceneri di caldaia, costituite dai sali di metalli condensati sulle pareti della caldaia di recupero energia; sono prodotte in quantità variabili tra 30 e 60 kg per tonnellata di rifiuto, sono rifiuti pericolosi e vengono generalmente smaltite in discarica (fonte Arpa Piemonte).

Tutti gli inceneritori al mondo producono a loro volta rifiuti (ceneri pericolose e non pericolose), da smaltire dopo l’incenerimento. Il report sui rifiuti urbani Ispra 2016 è il documento ufficiale con il quale il governo italiano certifica attraverso tale organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, l’andamento della gestione dei rifiuti urbani. Tale report certifica quest’anno che i nove inceneritori riuniti in Acerra sono diventati per quantità di incenerimento il più grande impianto di Italia con 714mila tonnellate di rsu inceneriti nel 2015.

In base a quanto noto dalla scienza quindi, sono attese in uscita dai nove inceneritori riuniti in Acerra non meno di 150mila tonnellate l’anno di ceneri pesanti e non meno di 22mila tonnellate l’anno di ceneri leggere per un totale complessivo non inferiore alle 172mila tonnellate l’anno di sole ceneri da smaltire. Tale quantità attesa di ceneri, per dare una idea, è superiore alla quantità di rifiuto urbano incenerita dall’80% di tutti gli inceneritori di rifiuti urbani di Italia e necessita comunque a valle di impianti specifici di trattamento per rifiuti speciali che la Campania non ha.

Per smaltirle (in modo non tracciato e quindi non certo) si dice genericamente che vanno in impianti fuori regione per una cifra che, nei bilanci precedenti dei nove inceneritori riuniti in Acerra, e per non più di 130mila tonnellate di ceneri da smaltire, era ufficialmente una cifra superiore ai diciotto milioni di euro l’anno. Per smaltire via mare, compreso anche il trattamento ceneri, 200mila tonnellate di rifiuto Napoli ne ha spesi al massimo 20.

Ero curioso di conoscere la quantità di ceneri raggiunta dall’ormai più grande impianto insalubre di I classe di Italia e non nego il mio totale sbigottimento quando ho dovuto strabuzzare gli occhi nel rilevare che la quantità di ceneri prodotte ad Acerra non era superiore a 36mila tonnellate/anno di sole ceneri leggere pari al 5% del totale incenerito.

Una dichiarazione da premio Nobel: Acerra è il primo inceneritore al mondo che non produce ceneri. O da denunzia immediata alla Procura della Repubblica, per nove impianti insalubri riuniti in un unico comune in una Regione che non ha, e a quanto pare non vuole avere, impianti per smaltire correttamente i rifiuti speciali come le ceneri. Tertium non datur, a mio parere.

Tali impianti per smaltire le ceneri la regione Campania li vorrebbe pure fare, ma sempre e solo ad Acerra, magari affidandole a ditte trasparenti e affidabili come la Ditta Pellini (che ne ha fatto ufficiale richiesta) già condannata anche in secondo grado per smaltimento illecito di rifiuti tossici e specificamente ceneri provenienti dalle fonderie del Bergamasco (processo Carosello).

Ricordiamo che grazie al report Ispra oggi sappiamo che la Campania, con i nove inceneritori riuniti in Acerra, smaltisce oltre il 28% di tutti i propri rifiuti urbani tramite incenerimento rispetto a non più del 18.9% nazionale, con un incenerito pro/capite anno di circa 122 kg/cittadino/anno rispetto ai non più dei 90 di tutti gli altri cittadini di Italia.

Si dà però il caso che, di fatto, i nove inceneritori riuniti in Acerra incombano solo sui circa 60mila abitanti del Comune di Acerra, con un incenerito procapite anno reale che sale quindi a 11.9 tonnellate/anno, con una produzione di ceneri locali che dovrebbe essere stimata non inferiore a 3 tonnellate l’anno. L’organo ufficiale dello Stato Italiano certifica oggi che Acerra produce non più di 36mila tonnellate l’anno di ceneri!

E Acerra riceve quale compensazione per tanto grave danno ambientale non più di 5 euro a tonnellata rispetto ai dieci in media pagati da tutti gli altri inceneritori di Italia ai comuni danneggiati. Anche oggi si morirà di cancro in eccesso ad Acerra, e l’unica voce dissonante, il Vescovo Antonio Di Donna, urla nel deserto quando invoca, per i propri concittadini martiri, un minore massacro ambientale, almeno con maggiore trasparenza gestionale ed una minore quantità di incenerimento.

“Dio ricicla, il Diavolo brucia” (Monsignor Giovanni Rinaldi, Acerra). Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali scrive che il Diavolo come prima cosa vuole il silenzio: ed ecco quindi, per accontentarlo, che nella tabella ufficiale sugli inceneritori di Italia, le ceneri di Acerra spariscono proprio. Da molto tempo ormai, io ho smesso di credere agli errori in Terra dei Fuochi.

Rifiuti prodotti dagli impianti di incenerimento che hanno trattato rifiuti urbani, anno 2015. Fonte Ispra

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(All.n.2)    Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-12369
presentato da
IANNUZZI Cristian
testo di
Venerdì 4 marzo 2016, seduta n. 583
CRISTIAN IANNUZZI, BUSTO e SEGONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in provincia di Isernia, precisamente a Pozzilli, dal 1999, opera un inceneritore, gestito dalla società Hera Ambiente, nato come impianto a biomasse, autorizzato nel 2008 a bruciare da 20 mila a 100 mila tonnellate all’anno di CDR (combustibile derivato da rifiuto), senza AIA (autorizzazione integrata ambientale). Solo dopo una denuncia alla Comunità europea, l’impianto è stato obbligato ad effettuare l’AIA, autorizzazione che la società Hera Ambiente invece ottiene solo nel luglio 2015;
in Italia, il 33 per cento della popolazione è esposta a valori eccessivi di particolato grossolano, fine e ultrafine, contro una media dei paesi dell’Unione europea dell’11 per cento. L’Unione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti in dieci regioni e il Molise è tra di esse, solo per il limite del Pm10, visto che solo dal 2014 le centraline gestite dall’Arpa Molise effettuano il monitoraggio del Pm2,5, il cui valore limite annuo fissato in 25μg/m3 è vincolante dal 1o gennaio 2015, nonostante sia stato dichiarato valore obiettivo dal 2010 dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155;
all’inceneritore ufficiale di Pozzilli si aggiunge, a pochi chilometri di distanza, il cementificio di Sesto Campano che emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti in merito quali l’associazione «Mamme per la salute e l’ambiente onlus Venafro» e l’Isde Italia, durante un convegno in occasione delle «Giornate molisane ambiente e salute», tenutesi nell’aprile 2015, si esprimevano così: «Noi troviamo una matrice ambientale dove le emissioni di diossine ci sono e sono accertate perché abbiamo valori nell’ordine non lontano dal grammo, come emissione di Colacem, e di milligrammi, come emissioni annue di Hera. Tenendo presente che la diossina può durare nell’ambiente più di dieci anni, ogni anno si accumula l’anno precedente. Quindi abbiamo una situazione di vari grammi nell’ambiente e quando la pericolosità è a miliardesimi di milligrammo abbiamo miliardi di volte, sparsi nell’ambiente, quantità pericolose che possono accumularsi, attraverso la catena alimentare, nelle piante che diventano foraggio, negli animali e poi nell’uomo»;
in Italia, e di conseguenza anche in Molise, la politica nazionale ha scelto l’incentivazione dell’incenerimento, contrariamente a quanto avviene in altri Stati europei e in contrasto con le direttive europee: infatti, tra l’altro, è stata ammessa la riclassificazione degli impianti di incenerimento per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani D10 a impianti per il recupero di energia R1;
in particolare, l’articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, altrimenti detto «Sblocca Italia», prevede che tutti gli inceneritori vengano considerati «insediamenti strategici di preminente interesse nazionale»: di conseguenza, tali impianti possono incenerire i rifiuti urbani, i rifiuti speciali non pericolosi e i rifiuti speciali pericolosi a solo rischio sanitario, prodotti non soltanto localmente, ma nell’intero territorio nazionale fino a saturazione del carico termico, facendo così decadere i vincoli di bacino; il decreto stabilisce inoltre il dimezzamento dei tempi per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale, nonché la costruzione di nuovi impianti;
l’Italia, nel dicembre 2015, in occasione della XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici, a Parigi, ha sottoscritto un protocollo d’intesa che impegna, in maniera vincolante, le nazioni partecipanti a riduzioni significative delle emissioni di anidride carbonica, il primo gas responsabile dell’innalzamento della temperatura terrestre;
gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le sue caratteristiche peculiari restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, rappresentano, in peso il 30 per cento del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che, comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70 per cento del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse;
si apprende dall’articolo «Pozzilli e Venafro nuova grande pattumiera dell’Abruzzo e dell’Italia», sul giornale Mediamolise del 6 febbraio 2016, che sia stata raggiunta una prima intesa per far incenerire i rifiuti abruzzesi nell’impianto Hera di Pozzilli, la cui capacità sarebbe interamente saturata solo con i rifiuti molisani e abruzzesi;
secondo l’articolo «Accordo sull’inceneritore, a Pozzilli rifiuti tracciabili», pubblicato sul quotidiano primo piano Molise, il 10 febbraio 2016 la società Hera Ambiente è autorizzata a bruciare 93.800 tonnellate di Css (combustibile solido secondario), ma avrebbe chiesto di aumentare la capacità a circa 150 mila tonnellate e di poter trattare anche un tipo di Cdr di qualità inferiore, con una procedura che ha ottenuto un primo diniego dalla regione e verso la quale l’industria ha fatto ricorso al Tar Molise. Attualmente, meno del 10 per cento del prodotto termovalorizzato a Pozzilli è il residuo dei rifiuti del Molise, il restante 91 per cento proviene dall’Abruzzo (27,88 per cento equivalente a circa 27 mila tonnellate), dal Lazio (49,11 per cento), dalla Puglia (12,22 per cento), dalla Calabria (0,81 per cento) e dalla Campania (0,06);
durante un convegno in occasione delle «Giornate molisane ambiente e salute», tenutesi nell’aprile 2015, il professor Tamino, citando dati dell’Arpa Molise, ha evidenziato come «incenerire 1 kg di rifiuti comporta l’uso di 7 kg di aria e 1 kg di suolo». Quindi, il biologo ha messo in guardia sull’ossido di azoto (soprattutto smog delle auto ma non solo), che «incide pesantemente sull’insorgere di malattie». «Il livello di diossina nel Venafrano non è elevatissimo ma segnala un pericolo» … «il problema è che la diossina si accumula». Citando dati Arpa e Asrem, l’esperto ha scandito che «Hera Ambiente emette sostanze cancerogene nei limiti di legge ma è poi l’accumulo di queste sostanze (con emissioni provenienti anche da altri fattori ovviamente,) che fa male alla salute»;
la piana di Venafro è una zona nota per le criticità ambientali sia riguardo i continui sforamenti dell’inquinante Pm 10, che sanitarie, per l’alto indice di malattie tumorali e l’accertata presenza nel circondario di diossina nel latte materno di caprini e ovini;
già nel 2012, come riportano i giornali locali, l’ex consigliere regionale molisano, Massimo Romano, diffidò Michele Iorio e la regione Molise «ad adempiere al dettato legislativo del decreto-legge 155 del 2010». Decreto che doveva prevedere la bonifica dei territori inquinati e il rispetto delle direttive europee in materia di gestione dei rifiuti, oltre al rispetto della legge regionale n. 16 del 2011 per la tutela del territorio, che, in particolare, all’articolo 12, prevede la bonifica dell’area di Venafro, indicata dal collaboratore di giustizia Schiavone come cuore degli sversamenti illegali del basso Molise;
ancora prima, tra il 2010 e il 2011, esplosero gli scandali Open Gates e Dark Report: la procura di Larino scoprì che, nei terreni agricoli del Cosib, venivano sversati illecitamente rifiuti tossici;
da anni, alcune mamme del comune di Venafro, riunitesi in una onlus, si battono per difendere la salute della popolazione molisana interessata da un pericoloso aumento delle malattie tumorali e penalizzata anche da un progressivo indebolimento della sanità pubblica smantellata a favore di quella privata;
dal giornale Primo piano Molise del 15 aprile 2015 si apprende che i dati forniti dalla stessa Hera Ambiente e raccolti nel piano di sorveglianza e monitoraggio esterno mostrano una significativa alterazione dell’ambiente per il constatato accumulo sul terreno di metalli particolarmente nocivi come cadmio, piombo, mercurio;
oltre alla raccolta differenziata «spinta», pratica non ancora perseguita in Italia, esistono metodi alternativi quali il trattamento bio-meccanico dei rifiuti, attraverso cui il problema della parte bio-degradabile dei rifiuti viene risolta in modo naturale. I rifiuti vengono stoccati per una settimana in un grande container nel quale viene insufflata aria calda a 50-60o C. In questo modo vengono attivati i batteri aerobici che degradano la frazione biologica ancora presente nei materiali conferiti. Una volta risolto il problema della frazione bio-degradabile, la parte solida rimanente può essere agevolmente risposta in discarica o incenerita, minimizzando la produzione di liquami, odori e inquinanti. I costi del trattamento bio-meccanico sono pari ad un quinto del costo degli inceneritori e per la realizzazione di un impianto T.B.M si impiegano 2 anni rispetto ai 5 degli inceneritori;
a Mestre è già in funzione un impianto di trattamento bio-meccanico. La parte biodegradata è utilizzata come fertilizzante e le balle di materiale secco vanno ad alimentare la centrale elettrica di Fusina;
in Germania sono stati costruiti, negli ultimi 10 anni, parallelamente agli inceneritori esistenti, ben 64 impianti di trattamento bio-meccanico per circa 6.122.000 t/anno di MPC, contro i 17.500.000 di t/anno trattate dagli inceneritori;
lo smaltimento dei rifiuti spesso è legato al traffico illecito: il maxi-processo Spartacus e le rivelazioni di Carmine Schiavone hanno dimostrato che le regioni industriali italiane quando hanno esaurito le proprie discariche, inviano i prodotti di scarto del Mezzogiorno;
nel 2001, l’Ami (Azienda municipale imolese oggi ConAmi) acquistò per 9,3 milioni di euro dalla società Scr i terreni dell’area industriale ex Pozzi di Sparanise, in provincia di Caserta, zona che l’allora consigliere provinciale Nicola Cosentino definì «altamente inquinata». Poco dopo, l’Ami diventerà parte del Gruppo Hera. Nel giugno 2008, risulta che la Scr sia stata rappresentata nel consiglio di amministrazione di Hera Comm Med da Giovanni Cosentino, fratello del sottosegretario pro tempore Nicola Cosentino, allora indagato, nonché genero del boss Diana, oltre a Enrico Reccia, un allevatore di bufale, che fino al 2002 è stato presidente del collegio sindacale della Cooperativa Europa 2002, nella quale era sindaco anche l’imprenditore Salvatore Della Corte, arrestato nel 2006 dal Ros e condannato a due anni e 4 mesi perché accusato di aiutare il clan Zagaria nei suoi affari al Nord;
attualmente, il presidente di ConAmi Stefano Manara è in totale conflitto di interesse, in quanto è, da una parte proprietario-controllore della discarica (come presidente di ConAmi) e, dall’altra, siede nel consiglio di amministrazione di Hera, società controllata che ricava profitti dalla discarica;
il 27 febbraio 2016, l’assessore all’ambiente della regione Molise, Vittorino Facciolla, uno dei principali fautori dell’accordo per i rifiuti con l’Abruzzo, è stato nominato vicepresidente della giunta regionale: sembra che egli si trovi in conflitto di interessi per aver votato favorevolmente l’adozione del V.I.A. (delibera n. 62 del 21 febbraio 2014 della giunta regionale del Molise) riguardo ad un parco eolico nel comune di Montecilfone (Cb) ed aver in precedenza fornito una consulenza sullo stesso parco quale legale del comune di Montecilfone, incassando una fattura di oltre 4.000 euro dalla ditta interessata –:
quali iniziative il Governo, intenda adottare, urgentemente, contro l’inquinamento ambientale ed a protezione della salute, in particolare alla luce dei casi che riguardano i comuni di Pozzilli, Venafro, Roccaravindola già sottoposti a notevoli e molteplici criticità al fine di evitare il rischio di diffusione/contaminazione dovuto alla capacità dei venti di trasportare a grandi distanze le sostanze le polveri sottili emesse;
se il Ministro della salute intenda promuovere nella piana di Venafro-Pozzilli una indagine epidemiologica anche per il tramite dell’Istituto superiore di sanità, al fine di verificare, soprattutto nell’area circostante l’impianto di cui in premessa, gli accumuli di sostanze e metalli nocivi come diossina, cromo, cadmio piombo e altro;
se il Governo, per quanto di propria competenza, intenda avviare azioni di monitoraggio in termini di quantità, qualità e tracciabilità dei rifiuti al fine di non disincentivare la raccolta differenziata, in modo tale che non siano vanificati i comportamenti virtuosi dei cittadini nella pratica di questa attività;
se il Governo, alla luce dell’impegno vincolante preso con l’adesione del protocollo d’intesa in occasione della Conferenza di Parigi, non ritenga opportuno assumere iniziative normative, nell’ambito dell’attuazione della strategia nazionale ambientale ed energetica, per rivedere quanto disposto dall’articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 e per favorire una corretta gestione dei rifiuti che preveda la riduzione, il riuso, il riciclaggio e il recupero energetico dei rifiuti in altra forma che non sia la produzione di energia elettrica attraverso l’incenerimento, gestione che comporterebbe minori spese, vantaggi per l’ambiente e minori scarti da smaltire;
se siano state avviate indagini a carico di amministratori e funzionari che, nel corso degli anni, avrebbero omesso di riscontrare la diffida del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della legge 13 agosto 2010, n. 155 e successive modifiche, creando danni ingenti alla salute dei cittadini e all’ambiente;
quali iniziative si intendano adottare per il contrasto ai conflitti di interesse ed alle ecomafie, con particolare riguardo al ciclo illegale dei rifiuti e alla consolidata presenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese implicate nel traffico illegale dei rifiuti. (4-12369)

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