Latina

C’era una volta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina

La caserma dei carabinieri a Latina

C’era una volta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina… Sembra lontano secoli eppure quanto Carmine Schiavone raccontò il 13 marzo del 1996, quasi venti anni fa, resta più che mai attuale. Se, infatti, gli uomini e i fatti descritti in quell’occasione, quando era già riconosciuto collaboratore di giustizia, fossero stati valutati diversamente, probabilmente la storia di questa provincia e delle sue infiltrazioni criminali sarebbe cambiata con un anticipo fino a dieci anni delle indagini che poi, più volte, la hanno scossa nelle fondamenta.

Ma erano altri anni si dirà, “la camorra in provincia non c’è”, raccontavano i politici di allora, spesso gli stessi di oggi, “solo un po’ di criminalità in più durante l’estate ma il tessuto è sano”. E invece no, da quell’interrogatorio già noto ma che riproponiamo integralmente, emerge che la criminalità, quella vera e in tutte le sue diramazioni, c’era e i suoi protagonisti erano già ben noti a chi sin da allora li avrebbe potuti fermare e, invece, ha permesso si affermassero. Non evidentemente i carabinieri che trascrissero quegli interrogatori ma chi sopra di loro lesse i verbali e, per colpa o dolo, non li valutò con la giusta attenzione. Schiavone è morto il 22 febbraio 2015 a Viterbo ma le sue dichiarazioni sono ancora lì con tutto il loro carico di drammaticità.

H24

  Amnesia, dalla genesi dell’inchiesta dell’Antimafia al blitz dei carabinieri

Amnesia, dalla genesi dell’inchiesta dell’Antimafia al blitz dei carabinieri

20/12/2017

Diciannove misure cautelari, 44 indagati, 40 capi d’accusa. Questo il dettaglio dei numeri dell’inchiesta denominata “Amnesia”, che lunedì scorso ha portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Latina a notificare l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, Cinzia Parasporo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina, a 15 indagati. Un’indagine avviata nel 2014 dai militari dell’Arma, che hanno ricostruito un imponente traffico di cocaina, hashish, marijuana e amnesia sull’asse Roma-Latina, finalizzato a rifornire il mercato della capitale, di Latina, Roccagorga, Terracina, Monte San Biagio, Fondi e Sperlonga. E dai numerosi accertamenti, tra arresti, sequestri di sostanza stupefacente, pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, gli investigatori hanno appurato che il business del narcotraffico emerso con l’inchiesta “San Magno” non è stato azzerato, ma si è semplicemente modificato, e che attorno a un affare che ha il cuore pulsante nella Piana di Fondi emergono interessi anche della camorra e della ‘ndrangheta.

GLI INDAGATI

Il gip ha ordinato la misura della custodia cautelare in carcere per Pierpaolo Spagnolo, 39enne di Formia, già arrestato in diverse inchieste sullo spaccio di droga, il colombiano Stiven Leonare Bohorquez, 47 anni, Pasquale D’Alterio, 65 anni, di Fondi, fratello di Peppe ‘o marocchino, quest’ultimo già coinvolto in inchieste sul traffico di droga e ritenuto dall’Antimafia referente a Fondi dei Casalesi, Raffaele Silvestri, originario di Roma, 43 anni, Artur Malci, 46enne albanese, Angelo Di Gennaro, 50enne originario di Teramo, Christian Salvati, 43enne originario di Roma, Abdeljalil Ouhsaine, detto Roberto, 41enne marocchino, Mohammed Ouhsaine, 51 anni, Abderrahim Ohsaine, 48 anni, e Mirko Tucciarone, 32 anni, originario di Roma, già indagato in “San Magno”. Ai domiciliariEvasio Davide D’Onofrio, 37 anni, di Terracina. Disposti poi l’obbligo di dimora nelle province di Latina e Roma e di firma in caserma per Daniel Karoli, 36enne albanese, l’obbligo di firma per Davide Pernarella, 31enne originario di Sezze, l’obbligo di dimora a Fondi per l’autotrasportatore Felice Santino Saccoccio, 63 anni, l’obbligo di firma e di dimora a Latina per Mario Curigliano, 36 anni, l’obbligo di dimora a Roccagorga per Leonardo Nardacci, 30 anni, e l’obbligo di firma per Pierfrancesco Terracciano, 35anni, e Francesco Alessio Papagno, 35 anni. Indagati infine a piede libero Ludovico Canale, 44enne di Terracina, Andrea Marella, 43enne di Latina, Claudia Vicerè, 30 anni, Dante Di Giorgi, 51 anni, Onorato Fusco, 43enne di Fondi, Ilaria Bernardi, 37 anni, Vincenzo Castaldo, 47 anni, originario di Casal di Principe e residente a Fondi, Ana Teresa Zolofra, 37 anni, Katherine Dayana Marin Mendoza, 34enne colombiana, Alessandro Biferali, 37enne di Aprilia, Federica Nardacci, 34 anni, Mario Di Vito, 48 anni, originario di Villaricca e ritenuto dagli investigatori coinvolto nello spaccio a Terracina, Fondi e Sperlonga, Salvatore Larosa, 63 anni, originario di Rosarno e residente a Fondi, Massimo Meschino, 44enne di Formia, Abdelati Znaidi, 30enne marocchino, Kasper Cirwus, 29enne originario di Roma, Marcello Manganelli, 33 anni, Hasan Laci, 30enne albanese, Bledar Laci, 34enne albanese, Andrea Deiana, 35enne di Terracina, Luca Di Girolamo, 25enne terracinese, Domenico Danilo Fusco, 45enne di Formia, Leonardo Baldasseroni, 41 anni, Giacomo Fantera, 31 anni, e Pierpaolo Di Fonzo, 36 anni, di Formia.

LE ACCUSE

Secondo l’Antimafia 26 indagati, ovvero Spagnolo, Canale, Marella, Bohorquez, Castaldo, Zolofra, Marin Mendoza, Karoli, Biferali, D’Onofrio, D’Alterio, Saccoccio, Silvestri, Malci, Di Gennaro, gli Ouhsaine, Znaidi, Cyrwus, Manganelli, Deiana, Tucciarone, Terracciano e Papagno, avrebbero costituito un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, con capi, promotori e finanziatori Pierpaolo Spagnolo, Ludovico Canale, Pasquale D’Alterio e Alessandro Biferali, in grado di importare ingenti quantitativi di droga dalla Colombia, dall’Albania, dalla Spagna, nascondendo la sostanza stupefacente nei tir diretti al Mof di Fondi, e dal Marocco. Agli stessi indagati e agli altri sono poi contestati una serie di episodi di spaccio. Un’organizzazione su cui il gip Parasporo non ha però ritenuto sussistere i gravi indizi di colpevolezza, specificando che a suo avviso vi sono sicuramente quattro narcotrafficanti di spessore ma non vi sono grandi prove che si siano associati tra loro.

LA GENESI DELL’INDAGINE

I carabinieri hanno iniziato a indagare sospettando che, anche dopo “San Magno”, gli affari legati al narcotraffico dei fratelli Carlo e Alfiero Zizzo fossero andati avanti. Monitorando l’abitazione a Fondi di Alfiero Zizzo, dove hanno installato anche due telecamere nascoste, i militari hanno così pian piano ricostruito il traffico di “Amnesia”, eseguendo anche una serie di sequestri e arresti in flagranza di reato, a partire da quello del genero di Carlo Zizzo, Alessandro Biferali, bloccato il 3 settembre 2014, insieme ad altri, e trovato in possesso a Latina di oltre 13 chili di marijuana.

I PENTITI

Un ruolo importante nelle indagini lo hanno avuto anche i collaboratori di giustizia. Il 16 gennaio 2013, il “dichiarante” Aldo Castaldo ha riferito agli inquirenti informazioni ritenute importanti per dimostrare le attività legate al traffico di droga portate avanti da Spagnolo e Tucciarone. Castaldo: “A Fondi adesso coloro che spacciano la droga sono Ferri Alessio (già coinvolto nelle indagini Nitra e Damasco ndr), che spaccia circa un chilo di cocaina a settimana, Di Crocco, Franco Belardo, Tucciarone Mirko, Pierpaolo di cui non ricordo il cognome, Simeone, Alfredo del bar, Marcolino e Vincenzo forse D’Alterio, che ha un negozio di frutta e verdura. Quest’ultimo prende anche circa 50-60 chili di fumo, prima lo riforniva Del Vecchio Massimiliano ma adesso so che lo rifornisce Zizzo Alfiero”. Il 19 aprile 2012, il collaboratore di giustizia Angelo Riccardi aveva invece dichiarato: “Andrea Pannone era il braccio destro di Zizzo Carlo fino al momento in cui andò in carcere, forse perché aveva malmenato un poliziotto. Maurizio Macaro mi chiese di rivolgermi a Papallo Antonio per trovare qualcuno in grado di eliminare Pannone Andrea dietro pagamento. Questi rispose negativamente e Zizzo Carlo e Macaro Maurizio si rivolsero allora a Ludovico Canale, che abita al centro storico di Monte San Biagio, zona Castello, e che acquista grosse quantità di stupefacente da Zizzo Carlo. Canale inviò due suoi pusher di colore ma questi non riuscirono nel loro intento, perché spararono all’indirizzo di Pannone Andrea colpendolo in zone non vitali. Questi fu ricoverato all’ospedale di Fondi. Zizzo Alfiero e Del Vecchio Massimiliano allora picchiarono selvaggiamente Canale, arrivando a rompergli una gamba perché si era rifiutato di rendersi disponibile a portare a termine l’opera incompiuta. Dopo qualche tempo Pannone Andrea affrontò in pieno centro Zizzo Carlo minacciandolo ed inseguendolo per le vie di Fondi. Solo l’intervento di Castaldo Aldo che avvisò telefonicamente i carabinieri riuscì ad evitare grossi danni a Zizzo Carlo. I fatti sopra richiamati sono avvenuti nel 2009-2010”.

IL RITORNO DI LAROSA

Era dai tempi dell’inchiesta antimafia “Damasco”, quella che portò per due volte l’allora ministro dell’interno Roberto Maroni a chiedere lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Fondi, che il nome di Salvatore Larosa non balzava agli onori delle cronache. Il genero di Vincenzo Garruzzo, ritenuto dagli investigatori un soggetto pericoloso, legato alla cosca ‘ndranghetista Bellocco di Rossano Calabro, secondo l’Antimafia di Roma si sarebbe dedicato al narcotraffico, cercando di fare affari grazie a Pasquale D’Alterio, fratello di quel Giuseppe D’Alterio che sempre per l’Antimafia avrebbe cercato di monopolizzare i trasporti di ortofrutta al Mof legandosi a doppio filo al clan dei Casalesi. D’Alterio e Larosa sono stati visti incontrare Mohammed Ouhsaine a Roma e, per i carabinieri, stavano trattando l’acquisto di una grossa partita di hashish. Come evidenzia il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, considerando anche che la Dda aveva chiesto l’arresto anche di Larosa, non si conoscono però “ulteriori sviluppi della vicenda, per l’intervenuta interruzione delle attività tecniche in corso”. Dunque per le intercettazioni stoppate prima che fosse possibile far luce anche su tale presunto affare.

MOTIVAZIONI DEGLI ARRESTI

Il giudice Cinzia Parasporo ha accolto la richiesta della Dda di emettere misure cautelari solo per 19 indagati. Per quanto riguarda Spagnolo, secondo il gip, “evidente dalle contestazioni lo spessore criminale dell’indagato, narcotrafficante a suo stesso dire da 20 anni, impegnato nelle indagini su più fronti nella commercializzazione di sostanze di tipo diverso e pronto ad organizzare o comunque pianificare altre attività illecite del medesimo tipo, nel contempo utilizzando un disturbatore di frequenza per evitare la sua localizzazione ed ostacolare eventuali attività nei suoi confronti”. Il gip, evidenziando una conversazione intercettata di Marella, sostiene poi che l’indagato avrebbe un’indole violenta, avendo Marella appunto detto: Va in giro sempre con la pistola dietro questo…da paura…Ha spaccato la gamba a gente di Fondi perché loro vendevano e non voleva fa vende più a nessuno”. Bohorquez viene descritto come un trafficante “in contatto con organizzazioni fornitrici di stupefacenti stanziate all’estero. Per Tucciarone, sebbene incensurato, pesano le parole intercettate di Papagno, che ha parlato di un giro d’affari ancora non pagati di circa 170mila euro e della vendita di 4-5 chili di cocaina al mese, per l’importo di 200mila euro, e di 100 chili di hashish trattati alla volta. Anche D’Alterio è ritenuto trafficante da tempo, essendo stato intercettato mentre diceva: Sono venti anni che faccio questo lavoro”. Per gli Ouhsaine sottolineati i molti precedenti, Silvestri ritenuto dall’elevata “professionalità criminale nel settore del narcotraffico”, Di Gennaro dal “consolidato inserimento nel settore”, Salvati come dedito “allo spaccio per quantitativi consistenti, Malci come “personaggio di eminente spessore”. Ancora: D’Onofrio viene inquadrato dal gip come “socio” di Biferali, Karoli come fornitore di droga dal notevole spessore, Terracciano come uno stipendiato da Tucciarone, Papagno come un soggetto impegnato nel narcotraffico “con modalità professionali”, Pernarella come spacciatore con una “buona rete di clienti”. Nardacci, infine, viene ritenuto responsabile di un grave episodio per la vicenda che portò nel febbraio 2014 all’arresto a Roma della sorella e di Benedetto Persi, Saccoccio un corriere e Curigliano il finanziatore dell’importazione di amnesia.

Fonte:http://www.h24notizie.com/

Antimafia, Claudio Moscardelli (Pd): “Non si torna indietro”. 

AVREMMO PREFERITO CHE IL SENATORE MOSCARDELLI FACESSE TALI AFFERMAZIONI NON ALLA VIGILIA DI UN’IMPORTANTE E DECISIVA COMPETIZIONE ELETTORALE MA IN UN PERIODO NORMALE.COMUNQUE,PER PROVARE LA NOSTRA ASSOLUTA BUONAFEDE E l’ASSENZA IN NOI DI  QUALSIASI SPIRITO PARTIGIANO,VOGLIAMO DARGLI CREDITO ANCHE SE E’ LA PRIMA VOLTA CHE LO VEDIAMO SCENDERE IN CAMPO COSI’ A GAMBA TESA SU UN ARGOMENTO,QUAL’E’ QUELLO DELLA PRESENZA MASSICCIA  DELLE MAFIE IN TERRA PONTINA,CHE DOVREBBE RAPPRESENTARE IL PRIMO TEMA DEL DIBATTITO POLITICO ED IL PRIMO PROBLEMA NEI PROGRAMMI ELETTORALI DI OGNUNO.CON LO SPIRITO DI CHI,BANDENDO OGNI SPIRITO POLEMICO NEI CONFRONTI DI UNA CLASSE POLITICA,DELLA QUALE E’ MEMBRO AUTOREVOLE IL SEN.MOSCARDELLI,CHE E’ LA VERA ED UNICA RESPONSABILE DELLA SITUAZIONE DRAMMATICA NELLA QUALE SI TROVA LA PROVINCIA DI LATINA PROPRIO A CAUSA DELLA PRESENZA INVASIVA DELLE MAFIE IN TUTTI I SETTORI ECONOMICI,POLITICI,SOCIALI PONTINI,VOGLIAMO  RICHIAMARE L’ATTENZIONE DEL SENATORE MOSCARDELLI E DEL SUO PARTITO SULLA NECESSITA’ DI NON RIPETERE  LA LOGICA DI CHI RITIENI CHE CON I NUMERI SI RISOLVONO I PROBLEMI.
AUMENTANDO DI 14 UNITA’ IL NUMERO DEGLI AGENTI DELLA SQUADRA MOBILE DI LATINA NON SI RISOLVONO I PROBLEMI ‘.
IL PROBLEMA NON E’ LA QUANTITA’ MA LA QUALITA’ E NON RIGUARDA SOLAMENTE LA POLIZIA DI STATO MA TUTTO l’APPARATO  INVESTIGATIVO ED ANCHE QUELLO GIUDIZIARIO.PER NON PARLARE,POI,DELLA CLASSE POLITICA .PERCHE’ IL NODO E’ PROPRIO QUA.A NOI PREOCCUPANO ED INSOSPETTISCONO  COLORO CHE DELEGANO LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA SICUREZZA E DELLA LOTTA ALLE MAFIE AI MAGISTRATI ED ALLE FORZE DELL’ORDINE PER POTERE SCARICARE SU DI ESSI OGNI RESPONSABILITA’  ED ESSERE COSI’ LIBERI DI CONTINUARE A FARE QUELLO CHE HANNO SEMPRE FATTO.CIOE’ UN CAZZO ! ( BELLO,CHIARO E PRECISO PERCHE’ QUANDO CI VUOLE CI VUOLE ).AL  SENATORE MOSCARDELLI NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO LANCIAMO UNA SFIDA: SE EGLI VUOLE PARLARE SERIAMENTE DI MAFIE IN PROVINCIA  DI LATINA E DI SOLUZIONE  DEL PROBLEMA,ANZICHE’ ANDARE A CHIUDERSI IN UNA SALA CON  ADDETTI AI LAVORI ALCUNI DEI QUALI SONO FRA I RESPONSABILI DELLA SITUAZIONE , E I MILITANTI O SIMPATIZZANTI DEL PD,VENGA A CONFRONTARSI CON NOI  IN UNA PUBBLICA PIAZZA O IN UN CINEMA APERTO A TUTTI  E GLI DIREMO NOI QUALI SONO LA SITUAZIONE E LE SOLUZIONI DA ADOTTARE.ASPETTIAMO  UNA SUA RISPOSTA.
ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
Antimafia, Claudio Moscardelli (Pd): “Non si torna indietro”

Dal 2013 a oggi molte cose sono cambiate e la presenza dello Stato e delle Forze dell’Ordine è tornata a farsi sentire sul territorio pontino

17 Dicembre 2017

L’incontro di venerdì sul bilancio della commissione Antimafia è stato un successo e il senatore del Pd Claudio Moscardelli riassume i punti salienti dell’iniziativa.

“L’incontro di venerdì organizzato insieme alla collega della Commissione Antimafia Rosaria Capacchione è stata l’occasione per fare un bilancio dell’attività della Commissione su Latina e provincia e per lanciare un segnale molto chiaro: non si torna indietro . Alla presenza del Prefetto, del Questore e dei vertici delle forze dell’ordine abbiamo confermato che l’attenzione dello Stato su Latina continua. L’organico della Squadra Mobile passerà da 36 a 50 unità. Il Lavoro investigativo e sul campo delle forze dell’ordine ha il massimo sostegno politico e gode oggi di una rinnovata fiducia dei cittadini .

All’insediamento della Commissione Antimafia nel 2013 la situazione era ben diversa. L’azione di contrasto alla criminalità organizzata praticamente inesistente e lo Stato a Latina aveva abdicato al suo ruolo.

C’era la necessità di rendere consapevoli i vertici nazionali delle istituzioni di ciò che avveniva a Latina ed era il presupposto indispensabile per la reazione . Alle prime audizioni in Antimafia nell’autunno 2013 abbiamo iniziato a sollecitare attenzione e acceso i riflettori su Latina e provincia. Il risultato è stato di scegliere e sostenere con forza persone ai vertici a Latina determinati a far valere la forza dello Stato. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno dato eccellente prova di capacità investigativa e di determinazione. A dicembre 2014 la missione della commissione Antimafia a Latina. Il Ministero dell’Interno ha sostenuto con uomini e mezzi straordinari l’attività delle forze dell’ordine. Le inchieste e i risultati prodotti. L’audizione a maggio del 2016 a Roma del Questore De Matteis che ha rappresentato una realtà complessa con radicamento di primissimo livello della camorra nel sud pontino, della n’drangheta a Fondi e a Latina, ad Aprilia il crocevia di varie organizzazioni criminali a confine e cerniera dell’area romana con quella del Lazio sud.

Infine Latina, già obiettivo della criminalità organizzata per il settore rifiuti e la discarica , si segnala per il clan Ciarelli Di Silvio, organizzazione criminale forte , feroce e con coperture politiche . Capace di resistere all’ingresso dei Casalesi e poi di accordarsi con loro. Usura, racket e spaccio di stupefacenti tra i principali affari oltre allla penetrazione nel tessuto economico, sociale ed istituzionale. L’enorme massa di denaro per i profitti dell’attività criminale sapientemente gestita è oggetto di esportazione. Lo Stato ha seguito il percorso di questo flusso di denaro ma attendiamo ancora le conclusioni su quanto consumato a Latina con tanto di scia di sangue .

Inquietante sempre in quella audizione l’emersione del ruolo di Melaragni, capo di Gabinetto del tempo del Sindaco di Latina, ex poliziotto ed ex funzionario Sisde, che era l’autore materiale di un’interrogazione parlamentare a firma Maietta intimidatoria con il Questore De Matteis sullo stadio di calcio. Dall’inchiesta Olimpia risulterà che il Melaragni aveva concordato con il deputato Maietta l’interrogazione. Il 30 maggio 2017 ancora la missione dell’Antimafia nel Lazio.

Insieme a Rosaria Capacchione e ad altri colleghi abbiamo prodotto varie interrogazioni parlamentari in supporto all’attività in Commissione .

Lo Stato c’è e continua ad esserci sostenuto dalla politica . Non si torna indietro e siamo rassicurati dalla qualità degli attuali vertici dello Stato a Latina e certi del loro attuale e costante impegno. Così come ci aspettiamo che tutto il lavoro delle forze dell’ordine venga valorizzato. Latina e provincia non sono come Palermo o Reggio Calabria o come la provincia di Caserta quanto a presenza di criminalità organizzata ma numeri e qualità delle organizzazioni criminali sono alti.

I segnali con cui si tenta di rialzare la testa non mancano. La forza della Camorra nel sud pontino è un problema pesante come a Fondi e ad Aprilia . Il clan Ciarelli Di Silvio a Latina ancora è una minaccia. Ha destato stupore la rivendicazione di amicizia con Cha Cha fatta dal Deputato Maietta recentemente.

Lo Stato e le istituzioni però non arretrano e proseguono con determinazione la loro azione.

 

La Redazione

 

Fonte:http://www.latinaoggi.eu

Lettera al Prefetto di Latina ed ai Ministri dell’Interno e della Giustizia. RIMASTA FINORA SENZA RISPOSTA ALCUNA

 

“Altro” ed “Alto”

 

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

ass.caponnetto@pec.it

 

Tel. 3470515527

 

Roma,27.11.2017

 

Al Prefetto di

LATINA

 

 

Al Ministro dell’Interno

ROMA

 

Al Ministro della Giustizia

ROMA

 

Signor Prefetto,Onorevoli Ministri,

i ripetuti fatti delittuosi che  caratterizzano in questi giorni la situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza nell’estremo sud della provincia di Latina si vanno ad aggiungere al lunghissimo elenco di eventi e situazioni che la scrivente Associazione va denunciando  da decenni a questa parte.

Fatto e situazioni ben evidenziati negli appunti sotto riportati ai quali va unito  il  persistente  rifiuto manifestato da codesti Organi centrali dello Stato a voler adottare efficaci e rapidi interventi atti a rimuovere gli elementi che li hanno determinati e li determinano.

Ci riferiamo in particolare al rifiuto di ristrutturare l’apparato investigativo pontino con l’istituzione di un  supercommissariato della Polizia di Stato dotato di una sezione distaccata della Squadra Mobile a Formia e di una sezione della DIA a Sperlonga o Fondi con competenza su tutto il Basso Lazio,oltre che di interventi tesi a rendere più  rapida ed efficace l’azione della magistratura locale la quale lamenta  ritardi davvero inconcepibili che danneggiano,oltre che l’immagine ed il ruolo dell’Istituzione e dello Stato,l’azione contro il crimine.

Vale,per tutti,citare il caso dell’inchiesta sul “Piano Integrato” di Sperlonga che,a distanza di un anno dalla data della fine delle indagini, ancora non vede l’inizio del processo a carico delle persone individuate come responsabili.

Una situazione che mina il prestigio e la credibilità dello Stato di diritto ed che apre porte e finestre della provincia di Latina ad ogni tipo di illegalità e del crimine,organizzato o comune.

Questa Associazione non può e non intende assistere inerte di fronte ad uno sfacelo che vede ormai la legalità ridotta ad un optional ed una provincia alle porte della Capitale del Paese letteralmente regalata alle orde mafiose provenienti da tutta Italia.

Dopo aver posto,con esito finora negativo, all’attenzione pubblica e delle Autorità competenti,con convegni,documenti,note,interrogazioni parlamentari e quant’altro,la drammaticità della situazione,essa,infatti,sta pensando all’organizzazione nei prossimi mesi di una postazione fissa davanti ai Palazzi del Viminale o Chigi ,al fine di richiamare l’attenzione del Paese sullo stato delle cose,così’ come ,solamente in parte, descritto qui di seguito:

 

“1)  Da Il Fatto  Quotidiano.it.

 

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose”

di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

 

 

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura diLatina improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua, sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto mai vedere.

 

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiuntoMichele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta diMafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati – gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del sud, ucciso nel carcere diPoggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali. Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è ungiudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aielli, e fu lei a presiedere la sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito “toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia. Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”. Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe prudenze assumono un certo peso.

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Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla commissione come sia difficile fareindagini antimafiada queste parti. “Vi racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente di non  secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie. Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma, chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza – ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Ddanon ne sapesse nulla. Alla fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”, mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in tanti. Forse troppi.

 

 

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

 

 

 

 

 

 

2 )  DA LATINA OGGI  del 2 settembre 2009 ,nell’articolo dal titolo  “Le sviste  sulle cosche locali”:

 

 

………..” Nella stragrande maggioranza dei casi – hanno scritto  i sostituti  procuratori della DDA di Roma Diana De Martino  e Francesco Curcio a proposito delle inchieste “Damasco” su Fondi -si é proceduto da parte  delle diverse autorità giudiziarie di  questo distretto,rubricando la massa  dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso ,in fatti di criminalità comune “.

 

 

 

 

3) Se dovessero risultare  fondate le accuse contenute in questo video,diteci  se non dobbiamo  essere preoccupati per quanto riguarda  l’efficacia dell’azione  che  verrebbe svolta in provincia di Latina contro le mafie .

 

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

 

 

 

 

 

Distinti saluti

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

 

 

 

 

Leggiamo sul sito della Camera

Leggiamo sul sito della Camera  http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4%2F18638&ramo=CAMERA&leg=17   questa interrogazione.Cos’é questa storia? Invitiamo il Comando Provinciale  della Guardia di Finanza di Latina a verificare lo stato delle cose.

 

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18638

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 891 del 27/11/2017

Firmatari

Primo firmatario: ROMANO PAOLO NICOLO’
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 27/11/2017

Elenco dei co-firmatari dell’atto

Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
LOMBARDI ROBERTA MOVIMENTO 5 STELLE 28/11/2017

 

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 27/11/2017

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL 28/11/2017

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18638

presentato da

ROMANO Paolo Nicolò

testo presentato

Lunedì 27 novembre 2017

modificato

Martedì 28 novembre 2017, seduta n. 892

PAOLO NICOLÒ ROMANO, LOMBARDI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

a Gaeta, comune della provincia di Latina, il vice segretario comunale Antonio Buttaro è stato per ben due volte condannato in via definitiva per danno erariale dalla magistratura contabile. Precisamente, con le sentenze della sezione III centrale d’appello n. 417 del 10 maggio 2011 e n. 747 del 16 novembre 2012, con annesso risarcimento di rispettivamente 75.000,00 euro e 55.000,00 euro;

in virtù dei suddetti procedimenti, il dirigente fu sospeso dal servizio, con delibera di giunta del 10 agosto 2009 n. 147, dall’allora amministrazione Raimondi; con il cambio dell’amministrazione comunale nel maggio 2012, Antonio Buttaro, con delibera di giunta n. 300 del 28 novembre 2012, veniva immediatamente reintegrato nella sua mansione, ottenendo anche la restituzione di parte degli emolumenti trattenuti dal 2009. Tale deliberazione è stata assunta senza fare nessun cenno alle sopra richiamate sentenze n. 417 e 747 di danno erariale eppure nel mese di luglio 2012, appena un mese dopo le elezioni amministrative, il neo eletto sindaco di Gaeta, Cosmo Mitrano, proprio su richiesta della Corte dei conti notificò al dirigente un atto di messa in mora per il danno erariale arrecato al comune di Gaeta;

come è emerso dalla stampa locale, quella che appariva un’incomprensibile decisione della nuova giunta comunale risulterebbe in realtà di una restituzione di favori essendo emersi nel frattempo conferme sul forte legame tra l’attuale sindaco di Gaeta, Cosmo Mitrano, e il dirigente condannato. Risulta infatti che nel 2000 il dirigente Antonio Buttaro fu il presidente della commissione esaminatrice per il concorso per un posto di «Istruttore Direttivo Amministrativo» del comune di Gaeta dove risultò vincitore proprio il dottor Cosmo Mitrano attuale sindaco di Gaeta. Ancora nel 2005, sempre il Buttaro fece parte della commissione esaminatrice per il concorso per «Dirigente del Settore Servizio alla Persona» del comune di Fondi e, sembra incredibile, anche in questo concorso risultò vincitore il dottor Cosmo Mitrano, attuale sindaco di Gaeta;

dopo la sua reintegra, la condotta illecita del dirigente Buttaro non solo non è mutata ma si è fortemente aggravata tant’è che l’anno successivo gli verrà comminata, con sentenza n. 913 del 24 dicembre 2013, una terza condanna per danno erariale con richiesta risarcitoria di 60.000,00 euro. Inoltre risulta istruito a suo carico, presso il tribunale di Cassino, un procedimento penale per violazione della legge n. 689 del 1981 per sanzioni comminate ad aziende commerciali (bar/ristoranti, e altro) non introitate con conseguente danno erariale;

a corollario di quanto sopra il 9 giugno 2017 la Corte dei conti, sezione giurisdizione Lazio, con sentenza n. 138 ha dichiarato che la riassunzione in servizio del dirigente, Antonio Buttaro, pluricondannato per le sue condotte illecite, ha causato al comune di Gaeta un danno erariale complessivo di 549.140,16 euro;

eppure anche a seguito di quest’ultima recente sentenza della magistratura contabile, nessuna iniziativa risulta ancora essere stata assunta contro il dirigente in parola dall’amministrazione direttamente interessata –:

se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra e se non ritenga, alla luce di quelle che appaiono gravi violazioni di legge commesse presso il comune di Gaeta, di valutare la sussistenza dei presupposto per assumere le iniziative di competenza, ai sensi dell’articolo 142, commi 1 e 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
(4-18638)

 

 

.Alloggi pubblici e spaccio, la nuova radiografia della relazione sulla criminalità.LATINA,LA PROVINCIA INVASA DALLE MAFIE

Alloggi pubblici e spaccio, la nuova radiografia della relazione sulla criminalità

La Commissione ha approvato la nota annuale: le case occupate nel capoluogo e i pusher di Scauri

02/12/2017

La nuova relazione della commissione regionale contro i fenomeni criminali è stata approvata due giorni fa con una sostanziale conferma della mappa dei gruppi che operano in provincia di Latina ma con due novità importanti rispetto alle precedenti.
La prima riguarda il patrimonio in affitto dell’Ater di Latina (l’Azienda regionale delle case popolari) che nel Comune capoluogo ha visto (fino al 2015) l’occupazione abusiva di alcuni alloggi ad opera di affiliati al clan Ciarelli-Di Silvio. Il fenomeno è emerso in seguito ad operazioni di polizia di settembre 2015, quando la squadra mobile nella ricerca di un latitante scoprì che questi aveva preso possesso di alloggi senza titolo. E la vicenda è stata oggetto di audizione all’inizio di quest’anno quando, appunto, la Commissione regionale presieduta da Baldassarre Favara, ha ascoltato la relazione del direttore dell’Ater della provincia di Latina.
Dunque il documento conclusivo della Commissione parla di interessi della criminalità organizzata sul patrimonio edilizio dell’Ater, riferendosi ai casi di occupazione abusiva posti in essere da esponenti di diversi clan a Latina, Frosinone e Roma. Per quanto riguarda Latina si fa riferimento appunto alla vicenda di via Nervi scoperta nel 2015. Quella storia in realtà fu un pezzo della brutta verità afferente la gestione di molti beni pubblici a Latina, come gli impianti sportivi (vedi Campo Boario) e altri appartamenti pubblici, ma del Comune (casa dei papà). Restano invece oggetto di indagine penale, senza essere entrati nella relazione della Commissione, i casi delle occupazioni di via Bruxelles (uffici Inpdap) e quello di via Inghilterra ad Aprilia (dove gli immobili sono ex uffici del Comune).
La seconda nota nuova nella relazione riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti a Scauri. In audizione, il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli ha detto, tra le altre cose, che i nuovi pusher violenti che occupano le «piazze» di Scauri vengono direttamente, in squadre, da Scampia mettendo in atto gli stessi metodi di controllo del territorio. Una modifica del mercato della droga che, secondo la relazione, richiede maggiore attenzione sia per il controllo che per l’impatto sociale. Una parte determinante della relazione riguarda la scia di attentati che si sono registrati tra Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano negli ultimi due anni, sui quali sono in corso le indagini della Procura e che sono stati altresì oggetto di audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.

fonte:http://www.latinaoggi.eu

Sulla questione criminalita’  e rapine nel sud pontino partono i parlamentari del M5S.Noi stiamo mettendo a punto la nostra strategia.

MINNITI

“Quella che il territorio del sud pontino sta vivendo è una vera e propria emergenza”. E’ quanto sostengono gli attivisti del meetup 5 Stelle di Formia che riflettendo sull’impennata senza precedenti di furti e reati contro il patrimonio verificatisi in quest’ultimo periodo, hanno immediatamente interessato i portavoce 5 Stelle in Parlamento con una interrogazione a risposta scritta per chiedere al ministro Minniti, massimo organo istituzionale in tema di sicurezza e criminalità, un intervento affinché invii con urgenza uomini e mezzi per garantire l’incolumità dei cittadini.

La nostra preoccupazione – sottolineano gli attivisti formiani -, è che il fenomeno possa perdurare e dare inizio ad una escalation incontrollabile, soprattutto da parte di cittadini giustamente esasperati ed impauriti, cosi come è successo nella notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi nel territorio di Santi Cosma e Damiano quando si è rischiato il linciaggio di alcuni presunti ladri che nella maggior parte dei casi trovano un’agevole fuga verso la vicina Campania”.

Aggiungono dal meetup 5 Stelle: “Dopo i numerosi appelli diretti sia alle istituzioni che agli organi investigativi, sollecitati anche dall’associazione Antimafia Antonino Caponnetto per un intervento urgente in tema di criminalità organizzata, non appare più possibile posticipare o nascondere sotto il tappeto i problemi cronici di questi territori.

Nella situazione attuale è oltremodo necessario che i cittadini riprendano fiducia nello Stato e nelle istituzioni, la cui presenza è scarsamente percepita tra le popolazioni tanto da averli fatti ricorrere alle cosiddette “ronde”, e questo può avvenire soltanto con una maggiore presenza di forze investigative e operative sul territorio”.

Il Tavolo di lavoro “Legalità e Sicurezza” Meet Up 5 Stelle Formia

STAFF COMUNICAZIONE MEET UP FORMIA 5 STELLE.

Di seguito la bozza dell’interrogazione parlamentare.
———————————————-
Al ministro dell’interno, PER SAPERE PREMESSO CHE:

– Si sono verificati a partire dalla fine del periodo estivo, su tutto il sud pontino e in particolare nei comuni di Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Minturno e Formia un incremento di furti in appartamento;
– Tale situazione ha costretto i residenti ad organizzarsi in ronde notturne per tentare di scoraggiare i malviventi ad entrare nelle proprie abitazioni;
– La notte tra il 25 e il 26 novembre alcuni presunti ladri hanno rischiato il linciaggio da parte dei residenti e solo il pronto intervento delle forze dell’ordine ha evitato il peggio.
– Secondo un rapporto aggiornato ad Aprile 2016 ed elaborato su dati ISTAT, i furti in abitazione in Italia nell’arco di 10 anni sono più che raddoppiati con un incremento dal 8,5% del 2004 al 17,9% del 2013 per poi stabilizzarsi nello stesso anno.
– Uno studio condotto dal centro studi universitario Trascrime, ha evidenziato come i furti in abitazione siano più frequento tra le 18 e le 21, con la seconda fascia più a rischio tra le 9 e le 12 del mattino, un andamento considerato simile a quello delle rapine.
– Il dato dei furti in abitazione vede le regioni del centro sud tra le più colpite, in particolare il sud della Regione Lazio in cui il fenomeno ha avuto una pericolosa impennata con l’intero territorio preso di mira da bande di ladri di appartamento che hanno causato non poca preoccupazione, con una percezione sempre maggiore di un totale abbandono da parte delle istituzioni nei confronti della popolazione;

CONSIDERATO CHE

– Il 18 maggio 2016 In audizione parlamentare antimafia sul tema sicurezza e criminalità, il vice questore De Matteis ha dichiarato “Per me quella del Sud Pontino è un’emergenza. Ho già fatto la proposta al dipartimento della pubblica sicurezza di creare una sezione distaccata della squadra mobile. Quello che è richiesto in quelle realtà, soprattutto a Formia è Gaeta, è la creazione di un apposito organismo investigativo, di questo c’è bisogno. Non c’è bisogno né di ‘superpoliziotti’ né di grosse strutture, ma di risorse investigative su quel territorio, che è un po’ lontano da tutto”;

CHEDE

Se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tale situazione e in che modo intenda contrastare la diffusa criminalità organizzata, il preoccupante aumento di reati da furti in appartamento e se ritenga urgente dislocare in quelle zone ulteriori forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei cittadini.

NESSUNA  azione preventiva contro i clan e le ndrine.

Nel resoconto stenografico  di questa seduta della Commissione parlamentare appare in tutta la sua drammaticità  tutta l’inerzia e la irresponsabilità  di una parvenza di stato( lo scriviamo di proposito con la s minuscola ) che ha alzato bandiera bianca di fronte alle mafie e che ha di conseguenza assunto le vesti di stato-mafia.Ripetiamo,di fronte a tale scandalosa situazione,quanto abbiamo detto  mercoledì 22 novembre scorso,nel nostro intervento al Convegno sulla legalità indetto a Sperlonga dal M5S con la partecipazione del Sen.Maro Michele Giarrusso della Commissione Parlamentare Antimafia:”Fossimo stati noi dell’Associazione Caponnetto presenti in quella riunione,dopo  le parole del Prefetto  di Latina  che ha dichiarato che quella Prefettura non ha fatto “NESSUNA “ interdittiva antimafia e,quindi,NESSUNA  azione preventiva contro i clan e le ndrine,avremmo chiesto alla Presidente l’interruzione immediata  della seduta  e la telefonata al Ministro dell’Interno,seduta stante,per chiedergli la rimozione entro 24 ore di quel Prefetto  e di quel Questore e la loro messa a disposizione al Ministero.Cosa che,invece,non é stata fatta”.Ed anche questo,secondo noi,é scandaloso!

 

 

 

 

XVII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

Resoconto stenografico

 

Seduta n. 153 di Mercoledì 4 maggio 2016

Bozza non corretta

INDICE

Comunicazioni della presidente:
Bindi Rosy , Presidente … 2

Sulla pubblicità dei lavori:
Bindi Rosy , Presidente … 2

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni:
Bindi Rosy , Presidente … 2 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 3 ,
Bindi Rosy , Presidente … 8 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 8 ,
Bindi Rosy , Presidente … 12 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 12 ,
Bindi Rosy , Presidente … 12 ,
Moscardelli Claudio  … 12 ,
Capacchione Rosaria  … 14 ,
Fava Claudio (SI-SEL)  … 15 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 15 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 16 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 16 ,
Gaetti Luigi  … 17 ,
Mattiello Davide (PD)  … 17 ,
Bindi Rosy , Presidente … 18 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 18 ,
Bindi Rosy , Presidente … 18 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 18 ,
Fava Claudio (SI-SEL)  … 20 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 20 ,
D’Uva Francesco (M5S)  … 20 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 21 ,
Mattiello Davide (PD)  … 21 ,
Faloni Pier Luigi , Prefetto di Latina … 21 ,
Bindi Rosy , Presidente … 21

Testo del resoconto stenografico

Pag. 2

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

La seduta comincia alle 14.45.

Comunicazioni della presidente.

PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

(Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

Audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del prefetto di Latina, Pier Luigi Faloni, il accompagnato dal capo di gabinetto, il viceprefetto Monica Perna, dal viceprefetto vicario Luigi Scipioni e dal viceprefetto Domenico Talani. L’audizione è dedicata a un aggiornamento sulla situazione dell’ordine pubblico in provincia di Latina a un anno e mezzo dalla missione ivi svolta dalla Commissione l’11 dicembre 2014. Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme libere dell’audizione libera e che, ove necessario, i lavori potranno proseguire in forma segreta. Ringrazio il prefetto Faloni, che si è reso immediatamente disponibile, in pochissimi giorni, a riferire in Commissione. Anche se avevamo da tempo previsto quest’audizione, il prefetto è stato informato solo di recente, quindi voglio ringraziarlo per questa sua disponibilità. Si è resa Pag. 3necessaria con una certa urgenza, perché stiamo completando la nostra relazione su Roma, anche in vista delle prossime elezioni, quindi per noi acquisire le notizie sulla situazione di Latina e del basso Lazio è particolarmente importante. Cedo la parola al prefetto Faloni e lo ringrazio ancora una volta.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Signora presidente, signore e signori componenti della Commissione, la presente relazione sulla criminalità organizzata di stampo mafioso nella provincia di Latina è stata redatta a sintesi degli elementi di conoscenza e delle informazioni acquisite dalle forze di polizia territoriale e dalla direzione investigativa antimafia (DIA) nonché dalle risultanze processuali dei numerosi procedimenti penali, alcuni dei quali giunti a sentenza definitiva, altri ancora pendenti nei confronti di diversi sodalizi criminali operanti sul territorio. Nell’ultimo censimento generale del 2011, la provincia di Latina ha fatto registrare una popolazione di 550 mila abitanti, con un incremento rispetto al 2010 del 10 per cento. La popolazione è composta nel 2015 da 46 mila stranieri regolari, circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Così Latina rappresenta, dunque, la seconda provincia del Lazio dopo Roma anche per numero di cittadini immigrati. È da evidenziare, però, che nel periodo che va da maggio a ottobre si registra un consistente aumento della popolazione, che raggiunge picchi di circa 2,5 milioni di persone, dato confermato da alcune stime degli operatori turistici nonché sulla base di dati oggettivi, come i consumi di energia elettrica e di conferimento dei rifiuti. I settori trainanti per l’economia locale sono rappresentati dal distretto chimico-farmaceutico, che nel 2015 ha ottenuto valori di assoluta eccellenza, con il primo posto in Italia per fatturato, 4 miliardi di euro. Il secondo, l’agroalimentare, con 135 milioni rappresenta il 2,48 per cento delle esportazioni pontine. C’è poi il settore turistico ricettivo. In tale Pag. 4contesto, la situazione economica del 2015 fa registrate segnali di ripresa sia pur lieve in diversi settori produttivi, anche se alcuni settori denunciano uno stato di difficoltà, come quello del commercio. Nel 2015, i movimenti demografici del registro delle imprese camerale in provincia di Latina mostrano uno stock di imprese pari a 57.657 unità, con un saldo positivo di 96 unità rispetto all’anno precedente. Per il comparto turistico, il dato 2015 riporta un saldo positivo di 98 imprese. Sotto il profilo della criminalità cosiddetta comune o diffusa, nel 2015 la provincia pontina ha visto una flessione di reati pari al 9,79 per cento rispetto al 2014, con 21 mila delitti denunciati contro i 23 mila del 2014. In particolare, si è registrata una diminuzione significativa delle rapine, –8 per cento, meno rilevante quella dei furti, –6 per cento. La continuità con il territorio romano e con quello campano favorisce, inoltre, l’incursione di pregiudicati, cosiddetti trasferisti, dediti prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio e lo spaccio di stupefacenti. Nel 2015, sono stati commessi quattro omicidi, di cui nessuno riconducibile alla criminalità organizzata. Gli autori sono stati identificati e arrestati. Tra questi, si evidenzia quello dell’avvocato Mario Piccolino, autore di un blog di denuncia contro la criminalità organizzata nel sud pontino. Quest’uccisione si è verificata nel maggio 2015 a Formia e ha suscitato tra la popolazione veramente una grande reazione, a significare quanto sia sentita la portanza del fenomeno criminale sul nostro territorio. Quanto agli altri reati di particolare evidenza sotto il profilo oggetto della presente analisi, i cosiddetti reati spia, si evidenzia che gli indicatori statistici relativi alle denunce per usura presentate nell’intera provincia, 8 nel 2014 e 5 nel 2015, farebbero pensare a una realtà in cui il fenomeno usurario dovrebbe considerarsi marginale. Si tratta, tuttavia, di dati che non rispecchiano l’entità del fenomeno, che Pag. 5conosce ampie zone di sommerso a causa anche della resistenza delle vittime a presentare denuncia. In realtà, il problema ha ben altre proporzioni e coinvolge prevalentemente le piccole e medie imprese, commercianti e artigiani locali. Nell’attuale periodo di difficile congiuntura economica anche le famiglie rischiano di entrare nella spirale dell’usura in relazione a esigenze di consumo, a improvvise necessità familiari o per inadeguata capacità di gestione delle proprie risorse e di debiti che si assumono. Quanto evidenziato è altresì confermato da dati relativi alle istanze di accesso al fondo di solidarietà per le vittime all’usura e all’estorsione, di cui la prefettura cura l’istruttoria per il commissariato per il coordinamento delle iniziative antiracket. Nel biennio 2014-2015, infatti, risultano essere state presentate alla prefettura di Latina complessivamente 57 domande di accesso al fondo, di cui solo 6 hanno riguardato ipotesi di reato di usura, mentre per le restanti 51 istanze si è trattato di domande legate a denunce per usura bancaria. Di queste ultime, ben 14 sono state inoltrate da un unico soggetto. Negli ultimi anni poi, per quanto riguarda le denunce di estorsione, sono state 79 nel 2014 e 69 nel 2015. Per quanto concerne gli altri fenomeni criminosi, quali gli incendi e i danneggiamenti, questi sono stati nel corso del 2015, rispettivamente, 282 e 1.817, contro i 221 e i 1.952 dell’anno precedente. Al riguardo, si evidenzia che, con riferimento agli episodi nei confronti di attività commerciali, quelli verificatisi in particolare nel sud pontino negli ultimi anni – 2014, 2015 e 2016 – sono consistiti in episodi incendiari ai danni di esercizi commerciali o macchinari, danneggiamenti dei veicoli, in esplosioni di colpi di arma da fuoco contro le serrande di negozi e locali: in particolare, 8 a Santi Cosma e Damiano, 4 a Castelforte e uno Minturno. In relazione, invece, alla presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso, si evidenzia che, Pag. 6secondo le risultanze investigative e processuali svolte al riguardo nel tempo, la provincia di Latina si è caratterizzata per la compresenza di esponenti di vari tipi di organizzazione criminale quali quelle mafiose, come camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra, e quelle di tipo autoctono. Il territorio pontino, infatti, ha rappresentato da tempo un bacino geo-economico appetibile per le organizzazioni criminali grazie alla sua peculiare dislocazione geografica. La vicinanza a realtà significative per dimensioni e consistenza criminale come quella casertana e napoletana nonché la presenza sin dagli anni Sessanta e Settanta di pregiudicati campani e calabresi inviati nella provincia in soggiorno obbligato perché colpiti da altre misure di prevenzione personali ha favorito l’incursione di propri affiliati per il riciclaggio di proventi illeciti in attività imprenditoriali apparentemente lecite, sfruttando tra l’altro l’elevata vocazione agricola, la presenza del mercato ortofrutticolo di Fondi (MOF) e i settori dell’edilizia, della logistica, del turismo, del commercio all’ingrosso e di quello al dettaglio. In particolare, tali sodalizi sono stati attratti soprattutto per la possibilità di reinvestire in modo più sicuro i loro ingenti proventi illeciti considerata la posizione geografica centrale e la sua vicinanza con Roma e la Campania; la presenza in zona di numerose e diversificate attività commerciali, che consentivano una più facile mimetizzazione delle risorse impiegate; l’assenza di un’organizzazione criminale dominante locale a fronte di una realtà relativamente tranquilla, che favoriva la possibilità di affermazione delle varie organizzazioni nel territorio; una più facile mimetizzazione rispetto ai territori d’origine; la possibilità di investire sull’acquisto di grandi appezzamenti terrieri al fine di intraprendere redditizie attività economiche sia commerciali sia immobiliari. A partire dagli anni Ottanta si è, quindi, assistito a un graduale ingresso di diversi sodalizi Pag. 7mafiosi nei settori agroalimentare, commerciale, immobiliare, turistico e balneare, soprattutto attraverso la costituzione o l’acquisto di quote sociali per mezzo di prestanome di fiducia. A differenza di quanto accaduto nelle regioni d’origine, dove tendono ad assumere un controllo del territorio di tipo militare, in questa provincia le organizzazioni criminali non sembrano aver posto in essere comportamenti manifestamente e continuativamente violenti, ma hanno cercato di realizzare una forma di inserimento attraverso l’instaurazione di relazioni con imprenditori, commercianti, professionisti e operatori del mondo finanziario.
Uno dei settori maggiormente interessati al fenomeno è stato quello dell’edilizia, che ha coinvolto anche le attività collaterali del trasporto delle cave, dell’estrazione di materiali inerti, dello smaltimento dei rifiuti. Parallelamente, si sono registrate nel tempo anche quelle manifestazioni criminali tipiche di tali sodalizi, come dimostrano varie indagini susseguitesi negli anni, che hanno riguardato il traffico di sostanze stupefacenti, l’usura, l’estorsione, la ricettazione, il riciclaggio e il trasferimento fraudolento di valori. Allo stato attuale, comunque, pur evidenziandosi il tentativo di radicamento di attività illecite connesse agli interessi delle organizzazioni criminali di tipo mafioso, si può ritenere che le stesse non abbiano interesse a una forma di controllo militarizzato del territorio, ma siano più interessate a sviluppare una coesistenza e convivenza con le altre realtà presenti, realizzando una commistione tra lecito e illecito e confondendosi sempre più nella società civile e legale. La complessità ad attestare questa strisciante infiltrazione a livello sia investigativo sia giudiziario deriva dalla già accennata minore frequenza del ricorso a manifestazioni criminali violente, antitetiche rispetto ad attività di riciclaggio, a cui è funzionale la minimizzazione nel contesto socio economico. Le Pag. 8proiezioni delle organizzazioni criminali nell’area in esame risultano, infatti, sino a oggi essere prevalentemente di natura economico-finanziaria, legate all’attività di riciclaggio di proventi illeciti, poste in essere da soggetti congiunti ai consessi criminali. L’analisi delle evidenze investigative sul territorio pontino, alcune delle quali trasfuse in provvedimenti patrimoniali giudiziari, hanno evidenziato che gli investimenti si concentrano nelle costruzioni e nel commercio all’ingrosso nonché in quello al dettaglio, in particolare di autovetture, nell’attività di bar e ristorazione, nell’attività di onoranze funebri. I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali si svolgono prevalentemente su un piano paritario di accettazione e di convivenza, che non fa escludere la possibilità di una fattiva collaborazione. Tale dato costituisce un tratto del tutto peculiare, che contraddistingue la realtà del sud pontino rispetto ai territori di origine, caratterizzati invece dalla prevalenza di un’organizzazione sulle altre e da frequenti scontri per la conquista di una posizione di egemonia sul piano locale.

PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

(Così rimane stabilito. La Commissione procede in seduta segreta, indi riprende in seduta pubblica).

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Vengo ora al fenomeno migratorio. La vocazione agricola del territorio pontino fa registrare una massiccia presenza di cittadini stranieri dediti al lavoro stagionale in agricoltura. Al 1° gennaio 2015, ultimo dato ufficiale disponibile, risultano presenti 45.749 stranieri regolari, che costituiscono circa l’8 per cento del totale degli abitanti. Latina rappresenta così la seconda provincia del Lazio dopo Roma per numero di cittadini immigrati. La prima collettività straniera è rappresentata dai cittadini romeni, con Pag. 919 mila presenze, quasi il 41 per cento del totale degli stranieri residenti sul territorio. La principale nazionalità non comunitaria è quella indiana di religione sikh, proveniente dal Punjab, che sono 9.138, con una presenza pari al 20 per cento del totale degli immigrati pontini. Comunità storicamente presenti in provincia sono anche quelle albanese, 2.118, ucraina, magrebina, impegnate prevalentemente in manodopera nel settore edile e nella collaborazione domestica, dove è specificatamente prevista la presenza di lavoratori moldavi, ucraini e filippini. Un’attenzione particolare occorre porre alla comunità indiana. I cittadini indiani regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2015 sono 147.815, rappresentanti il 2,9 per cento degli stranieri residenti. Ben il 60 per cento di questi indiani residenti in Italia sono uomini, un dato questo che differisce molto dalla situazione nazionale, ben oltre 12 punti percentuali sopra la media. Si tratta prevalentemente di giovani in età lavorativa dai 19 ai 30 anni. Anche la comunità indiana stanziata nella provincia di Latina ricalca queste caratteristiche, 9.138 sono i cittadini indiani registrati al 1° gennaio 2015, il 6 per cento del totale della nazione, prevalentemente uomini dai 19 ai 26 anni, stanziati per la maggior parte nei comuni del sud pontino poiché impegnati nel settore agricolo. La comunità pontina è tra le più numerose in Italia. La città di Terracina è al terzo posto in Italia per valore assoluto di cittadini indiani residenti con 1.774 unità. Per valore assoluto, prima di Terracina troviamo solamente Roma, 9 mila unità, e Brescia con 2.200 unità. Per le tematiche attinenti ai lavoratori indiani, presso la prefettura è stato istituito una task forcea cui partecipano 22 componenti rappresentanti: la regione Lazio, la provincia, il comune di Sabaudia, le forze di polizia, gli uffici statali interessati (INAIL, INPS, DTL, ASL), la camera di commercio, le associazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL), datoriali (CIA, Pag. 10Confagricoltura, Coldiretti) e del volontariato (AIIL e InMigrazione).
Questa task force è stata istituita l’8 settembre 2014 e al suo interno ha costituito due sottogruppi. Il primo è costituito da rappresentanti della regione Lazio, dalle associazioni sindacali, da quelle datoriali e del volontariato, per la prevenzione del lavoro irregolare. Il secondo è composto dalle forze di polizia, dalla DTL, dall’INPS e dall’ASL per il contrasto al caporalato e ai controlli nelle aziende. Il primo si è già riunito sei volte, cinque nel 2015 e una nel 2016. Nel corso delle riunioni si è svolto un lavoro di analisi sulla consistenza delle imprese del comparto agricolo, sulla normativa vigente per le assunzioni in agricoltura, sul funzionamento dei centri per l’impiego, e sono state avviate due iniziative particolarmente condivise dalle organizzazioni sindacali: l’elaborazione di una proposta di legge regionale e l’attivazione di un servizio di collocamento sulla scorta delle liste di disoccupazione fornite dai cinque centri per l’impiego, per facilitare attraverso una maggiore capillarità degli sportelli sul territorio l’assunzione da parte dei datori di lavoro. È da evidenziare che nel corso delle riunioni uno dei punti fondamentali oggetto di confronto è stata la necessità di denunciare la situazione di sfruttamento di chiunque fosse a conoscenza. Al riguardo, in data 6 maggio 2015 è stato sottoscritto uno specifico protocollo d’intesa tra la questura di Latina e i sindacati CGIL CISL e UIL, che prevede canali privilegiati per la denuncia e l’accertamento dei casi di sfruttamento. Dalla data di sottoscrizione del predetto protocollo il signor questore ha rappresentato che non è stata sporta ancora alcuna denuncia. Il secondo gruppo ha di fatto da subito avviato l’azione di controllo e contrasto del lavoro irregolare. Nel corso del 2015 sono stati effettuati i seguenti controlli: l’Arma dei carabinieri, nell’ambito delle specifiche attività svolte dal nucleo Pag. 11 carabinieri ispettorato del lavoro, ha eseguito 92 ispezioni, rilevando in 34 aziende 67 lavoratori irregolari e 74 in nero, comminando sanzioni per 280 mila euro, ammende per 78 mila euro. Sono state, inoltre, deferite all’autorità giudiziaria 14 persone e adottati 22 provvedimenti di sospensione dell’attività. La direzione territoriale del lavoro ha eseguito 84 ispezioni nel settore agricolo, rilevando in 48 aziende 128 posizioni lavorative irregolari, 102 in nero. Sono state sospese 27 attività e comminate sanzioni pecuniarie per 41 mila euro. Nel primo trimestre 2016, il citato ufficio ha espletato 20 controlli rilevando in 15 aziende 41 posizioni lavorative irregolari. Sono state comminate sanzioni per altri 34 mila euro. La Guardia di finanza, nell’ambito di attività di contrasto all’evasione fiscale e del lavoro sommerso svolta, ha riscontrato in riferimento al settore agricolo la presenza di 19 lavoratori irregolari nel 2015 e di altri 43 lavoratori in nero nel corso di quest’anno. Per quanto concerne il contrasto al radicalismo islamico, si segnala l’espulsione con decreto del Ministero dell’interno del cittadino tunisino Triki Mohamed. Vengo all’attività della prefettura. Intensa è l’attività di coordinamento espletata dalla prefettura di Latina in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e riunioni tecniche di coordinamento al fine di una concreta azione di contrasto posta in essere dalle Forze di polizia. In particolare, nel corso del 2015 si sono tenute trenta riunioni, di cui cinque del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e venticinque riunioni tecniche di coordinamento, nel corso delle quali è stata messa in atto una nuova strategia di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata attraverso la sperimentazione di forme di controllo del territorio interforze anche con l’ausilio delle polizie locali nonché con l’impiego dei reparti territoriali crimine della Polizia di Stato, delle compagnie di intervento operativo dell’Arma Pag. 12 dei carabinieri e del pronto impiego della Guardia di finanza. Ciò ha consentito l’aumento di tutti i servizi, sia di quelli a carattere generale sia di quelli mirati alla prevenzione e al contrasto di determinati fenomeni criminali, come i reati di carattere predatorio, elevando altresì il livello di percezione della sicurezza mediante la massima visibilità delle Forze di polizia nei servizi stessi.
In particolare, nel corso del 2015 sono stati effettuati 76 mila servizi, contro i 70 mila del 2014, con incremento pari al 7 per cento, per un totale di 120 mila uomini impiegati rispetto ai 113 mila del 2014. I servizi mirati sono stati 5.500, contro i 4.800 del periodo precedente, con un incremento del 14 per cento, per un numero complessivo sul piano delle attività poste in essere di 62 mila posti di controllo effettuato, contro i 58 mila del 2014, 287 mila persone identificate, contro le 274 mila sempre relative al precedente anno, 228 mila mezzi controllati, a fronte dei precedenti 224 mila. Per quanto riguarda l’attività dell’ufficio antimafia, si evidenzia che nel corso del 2014 sono state rilasciate 1.893 certificazioni antimafia e, nel 2015, 2.056. Per quanto concerne i beni confiscati alla criminalità organizzata, risultano confiscati nell’ambito provinciale 45 immobili.

PRESIDENTE. Quante interdittive?

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Non ne abbiamo fatte, signor presidente.

PRESIDENTE. Ringrazio il prefetto. Do ora la parola agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

CLAUDIO MOSCARDELLI. Ringrazio il prefetto per la relazione, che ha affrontato tutte le criticità della provincia di Latina. Emerge un quadro per cui, se volessimo fare una sintesi Pag. 13della condizione di difficoltà della provincia, potremmo dire che è una provincia che ha un volume di arresti all’anno pari a quello della provincia di Caserta. Questo dà l’idea del livello di radicamento, oltre l’infiltrazione, di una serie di organizzazioni criminali. A distanza di un anno e mezzo dalla missione della Commissione antimafia a Latina, sono accaduti alcuni eventi importanti nell’azione di contrasto alla criminalità. In particolare, vorrei centrare l’attenzione sulla città di Latina, che da un punto di vista del fenomeno criminale rappresenta una realtà meno conosciuta, sebbene negli ultimi anni sia stato acceso un faro, un’attenzione che ha portato risultati sul piano anche di provvedimenti definitivi a livello giurisdizionale. In questa città opera il clan Ciarelli Di Silvio, collegato anche per legami di parentela ai Casamonica a Roma. Rispetto anche alla mancata infiltrazione dei casalesi a Latina, va detto che questo clan ha poi raggiunto un accordo con i casalesi, e quindi opera anche per conto loro nella realtà di Latina. Si tratta di un clan che ha una forza particolare, stimata in mille adepti, quindi sostanzialmente una capacità anche di controllo e presenza sul territorio molto forte. Questo clan nel corso degli ultimi vent’anni ha avuto una crescita esponenziale. Accanto alle attività classiche che ha sempre svolto, di usura, racket, spaccio di stupefacenti e così via, ha visto aumentare in maniera esponenziale la propria presenza e infiltrazione sul territorio anche attraverso l’acquisizione di molti esercizi commerciali e aziende. C’è stata una sua crescita anche da un punto di vista «politico». Nel senso che, proprio per questa massa enorme di cui dispone, il clan è risultato avere grande facilità di accesso presso alcune istituzioni, come il comune di Latina, ad esempio per tutta la vicenda relativa alla gestione degli alloggi di case popolari o di sussidi ed emolumenti erogati a decine e decine, se non centinaia, di esponenti di questo clan sotto forma di aiuti Pag. 14economici perché giudicati in condizioni disagiate. C’è stata anche l’occupazione indisturbata di vaste aree e terreni comunali, che hanno utilizzato come fossero proprio terreni per loro attività, fino addirittura all’emersione di rapporti con la società di calcio e di vicende legate allo stadio per questioni urbanistiche. Vorrei chiederle, prefetto, la sua valutazione su come questo fenomeno possa essere riuscito a crescere in maniera sempre più forte. C’è stata, secondo lei, una sottovalutazione o addirittura possiamo parlare anche di copertura di questa capacità di crescita? Vorrei anche chiederle, relativamente alla facilità di movimento che ha su tutto il territorio comunale sul piano economico, ma anche alla facilità di rapporti nelle istituzioni per le vicende che stanno emergendo e che ho prima citato, come giudica i rapporti di questo clan con il livello politico. Vorrei citare ancora una vicenda, come quella di un’interrogazione apparsa e poi ritirata dal deputato Maietta contro il questore di Latina sulla vicenda stadio: può essersi configurato, secondo lei, un atto intimidatorio proprio nella fase più calda di azione di contrasto delle forze di polizia, del prefetto, degli organi dello Stato, che hanno indubbiamente operato in questi due anni un salto di qualità nell’azione di contrasto? Un’ultima domanda è relativa alla questione dei lavoratori immigrati nel settore agricolo: lei definirebbe questa situazione di fenomeno diffuso di lavoro nero o possiamo, invece, configurarla ancora di più come una vicenda di sfruttamento/schiavitù di lavoratori che nella nostra provincia vengono impiegati in questo settore?

ROSARIA CAPACCHIONE. Vorrei proseguire su quanto anticipato dal collega Moscardelli. Mi è sembrato da tutta la relazione che ci fosse molto sullo sfondo, per dire forse anche un po’ ignorato, il ruolo della politica in combutta con le varie organizzazioni criminali che operano sul territorio, a partire Pag. 15dal basso Lazio, cui ha fatto riferimento, quindi con l’infiltrazione della famiglia Bardellino, lì da venticinque anni, con il controllo sull’amministrazione comunale, con il clan Moccia, con il clan Mallardo, con la famiglia Bidognetti, che opera sempre nel basso Lazio, col gruppo Zagaria, che opera nella zona di Castelforte andando verso Cassino, via via fino alla città capoluogo. Poi c’è Fondi, il mercato ortofrutticolo. Fondi è stata al centro di una grossa polemica nella passata legislatura proprio su una relazione di un suo collega che aveva chiesto lo scioglimento di quell’amministrazione comunale. Mi sembra dalla sua relazione che tutto questo sia sparito nel nulla. Non c’è più nulla di attuale, a suo giudizio, o invece questi rapporti con la politica permangono e persistono? E quali sono i rapporti, per esempio, se sono stati documentati, tra la famiglia Ciarelli Di Silvio e uomini dell’amministrazione comunale del capoluogo?

CLAUDIO FAVA. Prefetto, la collega ha già anticipato la mia domanda. La mia domanda è una battuta ed è sulla capacità di condizionamento oggi delle organizzazioni criminali nei confronti della politica, la capacità concreta, non astratta. Fondi non fu sciolta perché si dimise il consiglio comunale all’ultimo momento utile, abbiamo un’inchiesta a Formia per voto di scambio, Latina viene considerata un hub delle mafie. La sensazione è che non si limitino soltanto a un controllo criminale del territorio, ma che questo controllo sociale abbia a che fare anche con la politica e con la capacità di forte, diretto condizionamento dell’attività dell’amministrazione. Vorremmo sapere se lei avverte questo rischio e ha qualcosa, anche eventualmente in segreta, da poterci dire.

FRANCESCO D’UVA. Vorrei ricollegarmi a un’audizione che abbiamo svolto della DDA di Roma. In particolare, l’aggiunto Pag. 16Prestipino ci parlò di un problema relativo alle intercettazioni nel territorio di Latina. Non so se la presidente ha memoria di questa vicenda in cui c’erano queste intercettazioni che dovevano essere secretate ed erano in mano a soggetti esterni, persone che evidentemente avevano contatti con la ditta esterna che esegue le intercettazioni. A seguito di quell’audizione, di quella notizia stampa – non era secretata e avevamo fatto anche delle dichiarazioni al riguardo – è stato fatto qualcosa? È possibile fare qualcosa per evitare che intercettazioni delicate possano finire nelle mani di estranei, soggetti esterni alla società di intercettazioni stessa? Si è fatto ordine o è possibile farlo in questo campo? Riguardo al comune di Sperlonga, mi risulta che il sindaco sia stato rimosso, se non sbaglio, in base alla legge Severino e che consiglieri comunali abbiano subìto minacce e intimidazioni: qual è la situazione a Sperlonga? È il caso di indagare ulteriormente su questa realtà? Anche se una commissione d’accesso forse è un po’ forte, la prefettura ha valutato qualcosa al riguardo? Lo stesso vale per il comune di Formia. Mi risulta ci sia appunto il processo «sistema Formia»: al di là del lavoro dell’autorità giudiziaria, la prefettura può fare qualcosa per mettere al riguardo? È stata già posta la domanda sul basso Lazio, in generale è già stato detto. Secondo notizie di stampa ho anche sentito parlare di lobby deviata: è possibile qualche chiarimento riguardo i legami tra criminalità organizzata e politica? Ancora, nel luglio 2015 i carabinieri, su disposizione della procura di Latina, sequestravano una lottizzazione abusiva effettuata da società di Marcianise e Parete. Considerata la pressione della camorra in provincia di Latina, dietro la vicenda della lottizzazione vi sono interessi della criminalità organizzata?

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Lottizzazioni dove?

FRANCESCO D’UVA. A Sperlonga.

Pag. 17

LUIGI GAETTI. Vorrei tornare un po’ sul rapporto con la città di Latina, nel senso di quest’intreccio tra la politica e alcune associazioni criminali. Vorrei anche chiedere come si comporta la società civile. Sappiamo che lì c’è stato un grosso problema nell’ambito del tribunale con arresti, che ha coinvolto anche numerosi professionisti, sia commercialisti sia architetti per la valutazione. Questo ha comportato il fallimento di molte società, soprattutto quelle capitalizzate, per cui sono state vendute poi probabilmente a gruppi di persone che si sono arricchite in maniera indebita. Su questo ho avuto numerose segnalazioni. È strano, peraltro, che nonostante si sia evidenziata questo criticità, le vendite per incanto stiano andando avanti, e queste sono persone che chiaramente sono state truffate da una sistema che, oltretutto, purtroppo è un’istituzione. Queste persone sono state vittime due volte, per mano sia di professionisti corrotti sia dell’istituzione, che non è stata in grado di tutelarle: è stato fatto qualcosa? Queste persone sono state aiutate? Si sta cercando di porre rimedio? Soprattutto, in relazione ai professionisti, si è svolta un’attività nei confronti degli ordini per sensibilizzarli, per spiegare al meglio queste criticità?

DAVIDE MATTIELLO. Prefetto, ha fatto riferimento al gruppo di lavoro permanente dedicato ai lavoratori immigrati, allo sportello aperto se non ho capito male un anno fa, nel maggio 2015, lo sportello che avrebbe dovuto favorire le denunce. Parlando della task force ha parlato dello sportello aperto presso la questura. Se ho sentito male, però, ha detto che a oggi non è arrivata alcuna denuncia. Vorrei chiederle una valutazione di questo dato negativo. Che cosa significa, che la modalità di funzionamento dello sportello non è adeguata o che un certo allarme rispetto alla situazione è stato in realtà una sopravvalutazione?

Pag. 18

PRESIDENTE. Ho una domanda anch’io, che riguarda in particolare Ciarelli, che dovrebbe essere agli arresti domiciliari a Venafro, in Molise, nonostante sia stato condannato a vent’anni per reati di associazione mafiosa.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. A noi risulta ancora agli arresti domiciliari a Rieti.

PRESIDENTE. Va bene. Do la parola al prefetto per la replica.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. L’attenzione viene rivolta, se è possibile riunire un po’ gli argomenti, sui rapporti tra criminalità e politica. Io sono lì da un anno e vedo nella realtà del comune di Latina una provincia nella quale sono vissute insieme sin da piccole persone che oggi condividono professionalità e atteggiamenti diversi. Molte di queste persone sono andate a scuola insieme e hanno convissuto sulla stessa realtà insieme. Alcuni sono andati sulla retta via, altri non sono andati sulla retta via. Questo non vuol dire che chi continua ad avere rapporti con uno che ha avuto nella sua attività un momento di défaillance o ce l’ha ancora. Nel momento in cui è libera, una persona onesta che frequenta o prende un caffè con un delinquente non deve essere delinquente anche lei. Questa premessa è per dire che un prefetto deve essere attento alla realtà che vive e nel contempo considerare quello che vede come il presupposto che poi lo fa agire nella sua azione quotidiana. Io sono da un anno a Latina e quello che mi preme sottolineare è che la percezione di sicurezza è cambiata, perlomeno così mi si dice, e forse l’ha confermato il senatore Moscardelli nella sua domanda. In prefettura abbiamo aperto le porte e abbiamo ricevuto tutti coloro che volessero essere assieme alle istituzioni utilizzando come metro di comportamento Pag. 19 esclusivamente la legalità e il rispetto delle regole. Non mi sono dimenticato dei politici nella relazione. Prima di leggere la relazione ho premesso quattro righe dicendo che la mia analisi era esclusivamente fatta sulle evidenze info-operative delle forze di polizia e dei risultati di sentenze della magistratura, definite o in corso di definizione. Attualmente, quindi, ci sono procedimenti in atto importanti. Come ha evidenziato il senatore Moscardelli, le indicazioni della possibilità che ci sia un momento di congiunzione relativamente a quanto poc’anzi affermavate sono sotto esame della magistratura. Io posso dire quello che le carte mi dicono o con le sensazioni che percepisco indirizzare la mia azione di prevenzione e controllo. Il prefetto non svolge l’attività di repressione del magistrato. Io devo prevenire e controllare. In un anno di attività la prevenzione e il controllo su questo territorio c’è stata, perché c’è stato un decremento di tutti i reati. Non solo, ma c’è una percezione di sicurezza nella città maggiore di prima. Non solo, si sono aperti più procedimenti di prima. Non solo, si sono rotte situazioni che sembravano impossibili da toccare. Lo abbiamo fatto attraverso una riunione continua con le forze di polizia. Con i magistrati il mio rapporto è quello che, se mi chiamano e mi chiedono quello che so, io riferisco, ma la magistratura è un organo che agisce autonomamente, dando poi a uno la determinazione di imputato o testimone o altro. È palese che nella provincia di Latina, dal nord al sud, sono presenti organizzazioni criminali o nella loro struttura o tramite persone a esse affiliate o collegate, che sono nel territorio pontino magari per un solo affare. Ad esempio, i Crupi hanno commercializzato 370 tonnellate di cioccolato. Si parlava di droga, ma ci sono anche altre situazioni. La corruzione c’è anche a Latina. Adesso bisogna dimostrarla attraverso il procedimento, che conosciamo, democratico di un processo. Questa Pag. 20 relazione è stata fatta sulle cose che adesso sono certe nelle carte. Se avessi dovuto parlare di tutti i procedimenti, la relazione non sarebbe stata di venti pagine, ma di molte di più. Quello che mi interessa dirvi in questo momento– non so se sono stato compiuto nella mia risposta – è che stiamo lavorando, stiamo lavorando bene, senza mettere da parte nessuna attenzione. Da qui, però, a chiedere a un prefetto notizie che debbono essere chieste a un tribunale, per esempio che cosa si sta facendo sulla successione di Lollo. Questo non attiene a un prefetto, ma a un tribunale. Perché non è stato cambiato il magistrato e non è stato messo un altro magistrato? Se vuole, posso chiederlo e riferire, ma non posso conoscere le determinazioni di un altro organo istituzionale. Io rispondo per la mia attività. Sono d’accordo con lei, quindi, onorevole, condivido, ma…

CLAUDIO FAVA. Io non le chiedo di condividere, ma solo di rispondere. La mia domanda non è se siano in corso indagini. Ci sono, lo sappiamo, e gli atti giudiziari sono nella nostra disponibilità come nella sua. Le chiedevo una cosa diversa, e cioè una valutazione dal suo punto di vista, un punto di vista che utilizza evidenze giudiziarie, ma anche evidenze sociali d’altro tipo. Dal suo punto di vista, il rischio, come è accaduto in passato, che ci sia un condizionamento di alcune amministrazioni del territorio di Latina, è attuale o no? Non è un fatto giudiziario, ma la valutazione del prefetto di Latina.

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. La valutazione è che attualmente le forze di polizia sono ben attente a evidenziare i fatti di questo genere.

FRANCESCO D’UVA. (fuori microfono) Quanto a Sperlonga e alle intercettazioni?

Pag. 21

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Delle intercettazioni, mi scusi, non sono a conoscenza, quindi non posso risponderle su cose che non conosco. Per quanto riguarda Sperlonga, c’è stato da parte del Corpo forestale dello Stato un sequestro non indifferente. È un procedimento in itinere. C’è un secondo sequestro anche da parte dei Carabinieri, ancora in itinere, che ha visto una grossissima lottizzazione. Vi è, quindi, certezza di questo.

DAVIDE MATTIELLO. (fuori microfono) Sulle denunce che mancano…

PIER LUIGI FALONI, Prefetto di Latina. Questo è importante. Specialmente in questi giorni è evidenziata, come avete visto su tutti i giornali, la situazione dei sikh. Dalle analisi investigative attualmente non si evidenzia per noi uno sfruttamento in schiavitù, ma un’irregolarità nella contrattualistica e per il lavoro nero. Questo è sicuramente importante. Tutte le autorità coinvolte nell’investigazione hanno trovato persone senza permessi o che hanno permessi di soggiorno ma che sono sfruttate. Sotto quest’aspetto, devo rassicurarla che stanno procedendo. Dall’altra parte – purtroppo, questo è un dato di fatto – a noi denunce effettive non sono state mai presentate. Io stesso ho chiamato in prefettura i rappresentanti datoriali, ai quali ho chiesto cortesemente, atteso che le denunce sarebbero nei confronti di chi in questo caso è imprenditore, e quindi responsabile di un’azienda, di essere parte attiva nella denuncia o perlomeno a farci conoscere posizioni di irregolarità, anche nel loro interesse.

PRESIDENTE. Ringraziamo il prefetto.
Dichiaro conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 15.50.

Richiesta  Associazione Caponnetto al Prefetto di Latina sull’occupazione mafiosa della provincia

Richiesta  Associazione Caponnetto al Prefetto di Latina sull’occupazione mafiosa della provincia e,poi,avanti con un presidio mobile di protesta pacifica davanti al Viminale e a Palazzo Chigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

 

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

ass.caponnetto@pec.it

 

Tel. 3470515527

 

Roma,27.11.2017

 

Al Prefetto di

LATINA

 

 

Al Ministro dell’Interno

ROMA

 

Al Ministro della Giustizia

ROMA

 

 

Signor Prefetto,Onorevoli Ministri,

i ripetuti fatti delittuosi che  caratterizzano in questi giorni la situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza nell’estremo sud della provincia di Latina si vanno ad aggiungere al lunghissimo elenco di eventi e situazioni che la scrivente Associazione va denunciando  da decenni a questa parte.

Fatti e situazioni ben evidenziati negli appunti sotto riportati ai quali va unito  il  persistente  rifiuto manifestato da codesti Organi centrali dello Stato a voler adottare efficaci e rapidi interventi atti a rimuovere gli elementi che li hanno determinati e li determinano.

Ci riferiamo in particolare al rifiuto di ristrutturare l’apparato investigativo pontino con l’istituzione di un  supercommissariato della Polizia di Stato dotato di una sezione distaccata della Squadra Mobile a Formia e di una sezione della DIA a Sperlonga o Fondi con competenza su tutto il Basso Lazio,oltre che di interventi tesi a rendere più  rapida ed efficace l’azione della magistratura locale la quale lamenta  ritardi davvero inconcepibili che danneggiano,oltre che l’immagine ed il ruolo dell’Istituzione e dello Stato,l’azione contro il crimine.

Vale,per tutti,citare il caso dell’inchiesta sul “Piano Integrato” di Sperlonga che,a distanza di un anno dalla data della fine delle indagini, ancora non vede l’inizio del processo a carico delle persone individuate come responsabili.

Una situazione che mina il prestigio e la credibilità dello Stato di diritto e che apre porte e finestre della provincia di Latina ad ogni tipo di illegalità e del crimine,organizzato o comune.

Questa Associazione non può e non intende assistere inerte di fronte ad uno sfacelo che vede ormai la legalità ridotta ad un optional ed una provincia alle porte della Capitale del Paese letteralmente regalata alle orde mafiose provenienti da tutta Italia.

Dopo aver posto,con esito finora negativo, all’attenzione pubblica e delle Autorità competenti,con convegni,documenti,note,interrogazioni parlamentari e quant’altro,la drammaticità della situazione,essa,infatti,sta pensando all’organizzazione nei prossimi mesi di una postazione fissa davanti ai Palazzi del Viminale o Chigi ,al fine di richiamare l’attenzione del Paese sullo stato delle cose,così’ come ,solamente in parte, descritto qui di seguito:

 

“1)  Da Il Fatto  Quotidiano.it.

 

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose”

di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

 

 

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura diLatina improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua, sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto mai vedere.

 

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiuntoMichele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta diMafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati – gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del sud, ucciso nel carcere diPoggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali. Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è ungiudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aielli, e fu lei a presiedere la sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito “toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia. Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”. Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe prudenze assumono un certo peso.

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Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla commissione come sia difficile fareindagini antimafia da queste parti. “Vi racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente di non  secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie. Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma, chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza – ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Ddanon ne sapesse nulla. Alla fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”, mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in tanti. Forse troppi.

 

 

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

 

 

 

 

 

 

2 )  DA LATINA OGGI  del 2 settembre 2009 ,nell’articolo dal titolo  “Le sviste  sulle cosche locali”:

 

 

………..” Nella stragrande maggioranza dei casi – hanno scritto  i sostituti  procuratori della DDA di Roma Diana De Martino  e Francesco Curcio a proposito delle inchieste “Damasco” su Fondi -si é proceduto da parte  delle diverse autorità giudiziarie di  questo distretto,rubricando la massa  dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso ,in fatti di criminalità comune “.

 

 

 

 

3) Se dovessero risultare  fondate le accuse contenute in questo video,diteci  se non dobbiamo  essere preoccupati per quanto riguarda  l’efficacia dell’azione  che  verrebbe svolta in provincia di Latina contro le mafie .

 

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

 

 

 

 

Distinti saluti

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Dr.Elvio Di Cesare

 

 

 

 

ORA BASTA !!!!!

ORA BASTA !!!!! PRONTI AD INSTALLARE UNA POSTAZIONE FISSA DAVANTI AL VIMINALE  O A PALAZZO CHIGI PER ESIGERE UN INTERVENTO DEL GOVERNO SULLA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLA PROVINCIA DI LATINA ORMAI NELLE MORSA DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA E COMUNE.LA SETTIMANA PROSSIMA PARTE LA RICHIESTA DI UN INCONTRO CON IL NUOVO PREFETTO DI LATINA E,POI,PARTE TUTTO IL RESTO.

VEDIAMO SE LA SPUNTANO   LA CAPONNETTO O LE VARIE CUPOLE CHE REMAMO CONTRO……..

LA SITUAZIONE DELL’ORDINE PUBBLICO ,DELLA SICUREZZA E DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA IN PROVINCIA DI LATINA E’ SEMPRE PIU’ INSOSTENIBILE A CAUSA DELL’ASSENZA VERGOGNOSA DELLO STATO.

PARTIREMO LA SETTIMANA PROSSIMA CON UNA RICHIESTA D’iNCONTRO CON IL NUOVO PREFETTO DI LATINA PER VEDERE COSA INTENDE FARE AL RIGUARDO ED ABBIAMO GIA’ PRONTA LA NOSTRA DELEGAZIONE CHE SARA’ COMPOSTA DAI SEGUENTI AMICI: ELVIO DI CESARE,MAURO POLLIO,PAOLO COSTA,BRUNO FIORE E L’ON.CRISTIAN IANNUZZI,

DOPO TALE INCONTRO ABBIAMO GIA’ UN’IDEA CIRCA UN CRESCENDO DI INIZIATIVE CHE METTEREMO IN CAMPO,A COMINCIARE DA UNA POSTAZIONE FISSA DAVANTI AL VIMINALE O A PALAZZO CHIGI ALLA QUALE CHIAMEREMO A PRENDERE PARTE PARLAMENTARI,STAMPA E CITTADINI.GIA’ ABBIAMO LA DISPONIBILITA’ DI PARECCHI PARLAMMENTARI.

ORA BASTA !!!!!!!

 

 

Dicono che combattono la mafia ……….Dicono

ECCO,ONOREVOLE MINNITI,COME SI COMBATTE LA MAFIA IN ITALIA !!!
E’ SUCCESSO A LATINA,ALLE PORTE DELLA CAPITALE,VICINO AL SUO MINISTERO. E VOILA’ !!!!!

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”
https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

Quando l’asino non vuole bere é inutile che fischi.

Quando l’asino non vuole bere é inutile che fischi.Ad  Itri  per arrestare un camorrista  della cui presenza nessuno sapeva niente  arrivano i Cacciatori della Calabria ed i Carabinieri da Napoli.In provincia di Latina le  indagini e gli interventi contro i mafiosi li fanno i reparti ed i presidi di fuori provincia e fuori regione.Eppure é piena di mafia  e di mafiosi.

.Da H24 Notzie. Associazione Antimafia Caponnetto: “Quando si indagherà su Itri?”

Associazione Antimafia Caponnetto: “Quando si indagherà su Itri?”

Sabato 19 novembre 2016

“Il problema Itri… e nessuno sembra che voglia indagare come si dovrebbe. Presenze sospette, investimenti di montagne di capitali di origine per lo più campana di dubbia origine, acquisti e costruzioni di fabbricati e terreni, attività commerciali nelle mani di gente di oltre Garigliano. Vogliamo cominciare ad indagare seriamente o no?”

E’ quanto si legge in una nota dell’Associazione Antimafia Caponnetto inoltrataci oggi che ricorda una “richiesta di acquisizione elenchi concessioni edilizie – nuove residenze ed attività commerciali – turistiche periodo 1990 – 2011 – Contrasto infiltrazioni malavitose nel Basso Lazio ed in particolare nel territorio itrano” di Elvio Di Cesare e Romano De Luca, rispettivamente Segretario e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione.

“C’è un vecchio detto – si legge – che recita testualmente: ‘Quando l’asino non vuole bere, hai voglia a fischiare’. Orbene, con tutto il rispetto nei confronti delle Forze dell’Ordine, abbiamo riesumato, scartabellando fra le nostre vecchie carte, una nota che quando l’Associazione Caponnetto non era ancora Nazionale ma Regionale inviammo alla DIA di Roma, alla Questura e al Comando Gruppo Carabinieri di Latina relativa alla situazione criminale di Itri, in provincia di Latina, una cittadina collocata al centro del “quadrilatero di fuoco” Formia – Gaeta – Sperlonga – Fondi del sud pontino. A Itri abbiamo la presenza di membri di famiglie pericolosissime della camorra campana e pontina come i Bidognetti ed altri ancora alcuni dei quali si sono mostrati attivi anche in occasione delle campagne elettorali amministrative sostenendo dei candidati locali per caldeggiarne l’elezione. In più va detto che decine di appezzamenti di terreni, negozi, attività varie sono stati acquisiti e vengono gestiti da tutta gente che viene dalla Campania e fra la quale potrebbero esserci elementi e capitali in odor di mafia.

Nel recente passato sono state compiute operazioni urbanistiche denunciate pubblicamente anche da un defunto Consigliere comunale e ci fu anche un incendio che interessò l’Ufficio Urbanistico del Comune evidentemente per distruggere le prove di azioni probabilmente illegali. Recentemente ci stiamo interessando ad alcune situazioni, sempre nel campo urbanistico, per le quali ci siamo visti costretti per talune presunte anomalie a rivolgerci alla Magistratura inquirente. Insomma ,tutto un quadro inquietante che avrebbe dovuto determinare quell’attenzione da parte degli organi inquirenti della provincia di Latina che mai c’è stata e che sembra che nemmeno attualmente, malgrado appelli, denunce, interrogazioni parlamentari, ci sia. Stiamo monitorando con attenzione alcune realtà locali della provincia di Latina, fra le quali in particolare quelle del sud pontino e di Aprilia, per aggiornare i nostri archivi ed essere in grado quanto prima di avviare altre azioni ai livelli centrali ma quello che al momento ci teniamo a dire – e questo, francamente, ci provoca sofferenza in quanto noi abbiamo un profondo senso dello Stato e non siamo degli “sfasciacarrozze” – è che le forze dell’ordine in provincia di Latina non hanno funzionato di fronte al problema “mafie” e continuano a non funzionare come si dovrebbe. C’è solo da capirne la ragione

LA NOTA INVIATA DALL’ASSOCIAZIONE QUANDO ERA REGIONALE

Alla Direzione investigativa Antimafia

ROMA

Al Sig. Questore della Provincia di

LATINA

Al Comando Gruppo CC. di

LATINA

Associazione Antimafia Caponnetto

Lazio

Oggetto: Comune di Itri: Richiesta di acquisizione elenchi concessioni edilizie – nuove residenze ed attività commerciali – turistiche periodo 1990 – 2011 – Contrasto infiltrazioni malavitose nel Basso Lazio ed in particolare nel territorio itrano.-

I sottoscritti, Elvio Di Cesare e De Luca Romano, rispettivamente Segretario e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Antimafia A.Caponnetto, rilevato

che anche il territorio del Comune di Itri non risulta immune da sequestri preventivi operati ultimamente in continue ed articolate operazioni anticamorra,
che negli ultimi venti anni quel territorio è stato interessato da un’anomala speculazione edilizia soprattutto nelle zone agricole, anche con presunte penetrazioni di soggetti estranei al tessuto socio imprenditoriale locale con indiscutibile disponibilità finanziarie;
che già nel lontano 2000, consapevoli dei segnali preoccupanti della situazione del Basso Lazio esposta alle infiltrazioni di organizzazioni affaristico– malavitose provenienti dalla vicina Campania interessate a partecipazioni economiche e speculazioni nel settore edile e turistico – commerciale, interessammo il Senatore del P.R.C Giovanni Russo Spena, membro della Commissione Antimafia che presentò in data 18.07.2000 una articolata interrogazione al Ministro dell’Interno e dell’Ambiente;
che certamente infelice fu la risposta del Ministro dell’Interno ( Testuale: “Si sottolinea infine che nello svolgimento delle attività di istituto le Forze dell’Ordine non hanno finora riscontrato infiltrazioni di soggetti riferibili ad Organizzazioni affaristico – malavitose provenienti dalla vicina Campania ne alla Criminalità Organizzata” per il Ministro – Lavagnini).
Ritenuto che al fine di salvaguardare quel territorio ed il mondo imprenditoriale locale chiedono che vengano acquisiti gli elenchi:

A) Delle Concessioni Edilizie complete di titolo di proprietà e generalità della ditta costruttrice riferite al periodo 1990 – 2011;
B) Delle nuove Residenze richieste al Comune complete della Relazione redatta dai Vigili Urbani sempre relative al medesimo periodo;
C) Elenco delle attività turistico – commerciali di proprietà di persone estranee al tessuto socio imprenditoriale locale.
Per opportuna conoscenza si rende noto che all’epoca la minoranza di Centro Sinistra richiese con istanza del 06/09/2000 al Sindaco di Itri la convocazione del C.C. con all’o.d.g. un solo punto: discussione sull’interrogazione del Sen. Russo Spena. Poi nulla accadde se non che, il primo cittadino, si risentì molto della risonanza nazionale negativa assunta dall’Amministrazione Comunale di Itri a seguito di quella interrogazione parlamentare”

fonte: H24 Notizie

Situazione criminalità  mafiosa e comune in provincia di Latina.

Situazione criminalità  mafiosa e comune in provincia di Latina sempre più drammatica.L’Associazione Caponnetto pronta ad incontrare il nuovo Prefetto di Latina e nuovo intervento dei parlamentari 5 Stelle

 

 

 

 

 

 

IL  PROBLEMA CRIMINALITA’  MAFIOSA IN PROVINCIA DI LATINA NUOVAMENTE ALL’ATTENZIONE DEL GOVERNO  A SEGUITO DI UN’  ENNESIMA INTERROGAZIONE  PRESENTATA DA PARLAMENTARI DI CINQUE STELLE .

UNA SITUAZIONE INSOSTENIBILE DOVUTA AD APPARATI  INVESTIGATIVI  E GIUDIZIARI  LOCALI CHE PER DECENNI SONO STATI  INERTI  E DISATTENTI.

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO DA OLTRE 10 ANNI  STA ALZANDO LA VOCE  PER CHIEDERE UN MINIMO DI RIQUALIFICAZIONE DI TALI ATTIVITA’,MA,PURTROPPO,AD OGGI,NESSUNO  HA INTESO ASCOLTARLA.

A COMINCIARE DALLA PREFETTURA DI LATINA CHE HA RAGGIUNTO IL TOP DELL’INEFFICIENZA CON  IL PREFETTO  OR ORA TRASFERITO ,IL QUALE  HA  AVUTO,SENZA CHE NESSUNO ABBIA PROVVEDUTO A RIMUOVERLO IMMEDIATAMENTE, LA SPUDORATEZZA  DI  AFFERMARE, IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA ,CHE QUELLA PREFETTURA NON HA FATTO  ……”NESSUNA ”  INTERDITTIVA ANTIMAFIA.

LA CONFERMA,QUESTA,CHE IN PROVINCIA DI LATINA NON SI E’ FATTA E NON SI FA ALCUNA PREVENZIONE ANTIMAFIA,NESSUNA INDAGINE CONTRO LE MAFIE.

VERGOGNA !!!!

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  CHIEDERA’ A BREVE AL NUOVO PREFETTO DI LATINA UN INCONTRO PER TRATTARE TUTTE LE TEMATICHE RELATIVE AL RUOLO DI TALI APPARATI E AI PROBLEMI DELLA SICUREZZA.

 

———————————————————————–

 

ECCO l’INTERROGAZIONE ULTIMA DEI  DEPUTATI DI 5 STELLE:

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18498

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 886 del 15/11/2017

Firmatari

Primo firmatario: D’UVA FRANCESCO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 15/11/2017

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
LOMBARDI ROBERTA MOVIMENTO 5 STELLE 15/11/2017
DADONE FABIANA MOVIMENTO 5 STELLE 15/11/2017
SARTI GIULIA MOVIMENTO 5 STELLE 15/11/2017
DI BATTISTA ALESSANDRO MOVIMENTO 5 STELLE 15/11/2017

 

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 15/11/2017

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18498

presentato da

D’UVA Francesco

testo di

Mercoledì 15 novembre 2017, seduta n. 886

D’UVA, LOMBARDI, DADONE, SARTI e DI BATTISTA. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia.— Per sapere – premesso che:

nella Seduta n. 1 di mercoledì 18 maggio 2016 della commissione parlamentare d’inchiesta le meno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, il questore pro tempore di Latina, dottor Giuseppe De Matteis, suggerendo un ordine di priorità nell’attività di contrasto alla criminalità nel territorio di sua competenza, ha dichiarato «La terza delle priorità è, secondo me, l’area nord, di cui obiettivamente si sa poco per una serie di motivi. Tenete presente che l’area nord vanta il quarto centro del Lazio per popolazione, la città di Aprilia, città che ha avuto una sovraesposizione demografica davvero importante, e conseguentemente ha dovuto anche supportare logisticamente quest’espansione demografica. Quest’area di Aprilia e Cisterna è stata interessata, quindi, da una forte speculazione edilizia, da un forte investimento di capitali di provenienza soprattutto illecita nel settore edilizio, con tutto quello che ne consegue, come cambi di destinazione d’uso, piani regolatori generali approvati in un certo modo e così via. Insiste in quest’area nord una serie di organizzazioni criminali riferibili essenzialmente alla ’ndrangheta. Anche in questo caso si parla di ’ndrangheta di serie A.»;

la presenza di organizzazioni criminali nella città di Aprilia sembra confermata da numerosi inquietanti episodi accaduti nella città laziale negli ultimi anni;

il 16 settembre 2011 è stata verosimilmente data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia, dottor Fabio Biolcati Rinaldi, nonché il garage del direttore del personale della stessa azienda, dottor Ilvo Silvi;

il 20 dicembre del 2013 sono stati rinvenuti n. 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune di Aprilia, dottor Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto, già il 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso;

il 20 maggio 2016, alle ore 14, due uomini armati a bordo di uno scooter hanno esploso diversi colpi di pistola calibro 9 contro l’automobile del responsabile tecnologico del comune di Aprilia, dottor Corrado Costantino;

oltre alle suddette gravi intimidazioni, nel pomeriggio del 31 ottobre 2017 ignoti hanno esploso diversi colpi di pistola contro il pregiudicato Luca Palli, dipendente della Multiservizi del comune di Aprilia, uccidendolo; dalle prime ricostruzioni degli eventi riportata nel quotidiano «Latina Oggi» pubblicato in data 1° novembre 2017, si tratterebbe «di un omicidio brutale, una vera e propria esecuzione con mano ferma»;

a ciò si aggiunga l’inconsueta decisione da comune di Aprilia di affiggere nei muri della città delle epigrafi ufficiali per manifestare vicinanza alla famiglia del Palli, decisione mai assunta in precedenza, come rilevato dall’articolo pubblicato sul quotidiano «Il Messaggero» dell’8 novembre 2017, che ha destato incredulità e necessità di chiarimenti da parte delle istituzioni –:

quali iniziative abbiano avviato o intendano avviare i Ministri interrogati per contrastare il radicamento delle organizzazioni criminali di tipo mafioso presenti nel territorio del comune di Aprilia;

se i Ministri interrogati non ritengano opportuno assumere le iniziative di competenza per potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia.
(4-18498)

Mafia a go go.A Latina però nessuno vuole vederla

“provincia di Casale “ di Principe

 

 

E’ MAFIA A GO GO  MA NESSUNO DICE DI VEDERLA! VEDIAMO  SE LA VEDE  LA PREFETTA ARRIVATA A LATINA IN QUESTI GIORNI.

 

SIAMO PREOCCUPATI E DIFFIDENTI!

 

 

FINO A QUANDO NON AVREMO OTTENUTO DEI CHIARIMENTI  APPROFONDITI E DEFINITIVI  SUL PERCHE’ E SUL COME POSSANO ESSERSI   VERIFICATI FATTI DEL GENERE,NON POTREMO MAI  CAPIRE SE C’E’ O MENO  UNA REALE VOLONTA’ DI COMBATTERE LE MAFIE NEL BASSO LAZIO.CI SONO,INOLTRE,DA COMPRENDERE LE RAGIONI PER LE QUALI ,MALGRADO  TUTTI SOSTENGANO  ORMAI CHE IL TERRITORIO  E’ GRAVATO DA UNA PRESENZA ASFISSIANTE DI TUTTE LE MAFIE CHE VI HANNO INVESTITO MONTAGNE DI CAPITALI,NESSUNO PROVVEDE A METTERE IN PIEDI UN APPARATO  INVESTIGATIVO DI PRIM’ORDINE FATTO DI GENTE COMPETENTE ED ALTAMENTE ESPERTA IN MATERIA DI INDAGINI PATRIMONIALI E FINANZIARIE.

IL PROBLEMA NON E’ LA MAGISTRATURA PERCHE’ QUESTA,ALMENO A LIVELLO DELLE DDA,FA IL SUO DOVERE.

MA, SE SULLE SCRIVANIE DEI MAGISTRATI INQUIRENTI,NON ARRIVANO, DA PARTE DELLE SQUADRE DI POLIZIA GIUDIZIARIA,LE INFORMATIVE,NON SI POSSONO PRETENDERE DAI MAGISTRATI I MIRACOLI.   DOBBIAMO,PERTANTO, CREDERE,SECONDO VOI,ALLE ASSICURAZIONI CHE  IN PROVINCIA DI LATINA E  NEL BASSO LAZIO LE COSE STAREBBERO CAMBIANDO E CHE SI STAREBBE FINALMENTE FACENDO QUALCOSA  CONTRO LE MAFIE ??????

ABBIAMO TORTO NELL’ESSERE PREOCCUPATI  E DIFFIDENTI ?

 

 

1)  Da Il Fatto  Quotidiano.it.

 

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle organizzazioni mafiose”

di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

 

 

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura diLatina improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua, sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto mai vedere.

 

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiuntoMichele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta diMafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati – gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del sud, ucciso nel carcere diPoggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali. Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è ungiudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aielli, e fu lei a presiedere la sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito “toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia. Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”. Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe prudenze assumono un certo peso.

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Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla commissione come sia difficile fareindagini antimafia da queste parti. “Vi racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente di non  secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie. Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma, chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza – ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Ddanon ne sapesse nulla. Alla fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”, mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in tanti. Forse troppi.

 

 

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

 

 

 

 

 

 

2 )  DA LATINA OGGI  del 2 settembre 2009 ,nell’articolo dal titolo  “Le sviste  sulle cosche locali”:

 

 

………..” Nella stragrande maggioranza dei casi – hanno scritto  i sostituti  procuratori della DDA di Roma Diana De Martino  e Francesco Curcio a proposito delle inchieste “Damasco” su Fondi -si é proceduto da parte  delle diverse autorità giudiziarie di  questo distretto,rubricando la massa  dei fatti di oggetto di indagine,in realtà di stampo mafioso ,in fatti di criminalità comune “.

 

 

 

 

3) Se dovessero risultare  fondate le accuse contenute in questo video,diteci  se non dobbiamo  essere preoccupati per quanto riguarda  l’efficacia dell’azione  che  verrebbe svolta in provincia di Latina contro le mafie .

 

Latina, l’ex super-poliziotto: “Bloccato quando ho toccato livelli politico-istituzionali”

 

https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

 

https://youtu.be/lRcPak0J8Ag

Omicidio Marino a Terracina, M5S: “Gomorra qui da anni, pericoloso negazionismo dal sindaco”

Omicidio Marino a Terracina, M5S: “Gomorra qui da anni, pericoloso negazionismo dal sindaco”.AH AH AH AH AH AH AH AH.FOSSERO SOLO IL SINDACO E LE CLASSI DIRIGENTI A NEGARE L’EVIDENZA,GIA’ SAREBBE UN SUCCESSO.A NEGARLA,A TERRACINA COME NEL RESTO DELLA PROVINCIA DI LATINA,E’ PER PRIMO IL POPOLO.FATTA QUALCHE RARISSIMA ECCEZIONE.CIECO IL POPOLO,CIECHI COLORO CHE LO RAPPRESENTANO .NON E’ UNA NOVITA’ !

Omicidio Marino a Terracina, M5S: “Gomorra qui da anni, pericoloso negazionismo dal sindaco”

19/11/2017

Dopo l’individuazione e l’arresto dei responsabili dell’omicidio del boss Gaetano Marino sul lungomare di Terracina, il Movimento cinque stelle ha commentato l’indagine con la seguente nota.

Amm’arrivà fin o’ bass Lazio” non è un’intercettazione dall’ultima indagine sul clan dei casalesi in terra pontina ma quanto pronuncia il boss del clan nella prima stagione di Gomorra, la fortunata serie televisiva che da venerdì ha ripreso, per il terzo anno, ad affascinare malamente grandi e piccoli. Seguita da tutta Italia come è noto racconta le faide napoletane e come anche tutto il territorio della provincia di Latina sia in mano ai clan: Minturno, Fondi, Latina e Terracina sono i set naturali che il pubblico nazionale, non bastassero i sottotitoli, ormai riconosce a prima vista e dove la fantasia si mescola alla cruda realtà. Nella seconda serie, infatti, molti lo ricorderanno, veniva raccontato l’omicidio di un boss sul lungomare di Terracina, tale e quale a quanto era accaduto nel 2012 a Gaetano Marino “McKay”, boss del clan degli Scissionisti di Secondigliano – Scampia.

Qualche giorno fa quell’omicidio, grazie al lavoro ininterrotto e sotto traccia degli investigatori dello Stato, ha trovato una sua soluzione con l’arresto di quattro persone, due delle quali la Procura ha individuato dimorare stabilmente nella nostra città: la prova provata di quanto, a dispetto degli insulti che ricevemmo dal Primo Cittadino, affermavamo cinque anni fa. Chi faceva parte del commando che ha ucciso il boss della camorra Marino, raccontano le indagini, addirittura parcheggiò l’auto utilizzata nell’agguato in totale tranquillità e sotto casa. Senza temere che alcuno, magari dopo averla notata sul lungomare, potesse segnalarne la presenza. Quando argomentammo che non era casuale la scelta della nostra città per il compimento di questo feroce omicidio, il partito del Primo Cittadino, quei Fratelli d’Italia che in provincia hanno già dato tanto da scrivere alle cronache, fummo in modo becero tacciati di commemorare un camorrista: il tempo è stato galantuomo, purtroppo perché a dispetto di quanto credono o raccontano questi signori non siamo affatto felici di avere ragione.

Quello che non ci fa dormire sonni tranquilli, e probabilmente anche ad altri ma per diverse ragioni, è infatti la dottrina del negazionismo che vige e pare spaventare più degli undici proiettili esplosi sul Lungomare. E a chi potrebbe ipotizzare che quell’episodio è frutto del mancato controllo del territorio da parte di chi è deputato a farlo, nonostante abbia dato prova di saper intercettare i flussi economico malavitosi come avvenuto per la ex Desco, noi rispondiamo che non crediamo sia così. E da qui traiamo le conseguenze: in una città oggipiù povera di cinque anni fa, con supermercati che chiudono e persone costrette a elemosinare lavori part time da dieci ore al giorno al potente di turno, il dato di fatto è che, come in altre città della provincia, ci si ostina a credere che non vedere fa sparire la realtà che è sotto gli occhi di ognuno di noi. E il silenzio assordante di tutta la comunità terracinese, e ancora peggio dalla politica locale, è forse il campanello d’allarme più grande di questo stato di cose, quello che suona da cinque anni e che ognuno fa finta di non sentire magari urlando più forte ma tacendo su investimenti frutto di spaccio, pizzo e usura.

Daltronde, anche ci si volesse voltare ancora una volta dall’altra parte, sarà sufficiente accendere la tv per rendersi conto che, al di là dei silenzi complici, fuori da Terracina il resto d’Italia sa benissimo che la nostra città è territorio di Gomorra.

 

Fonte:http://www.h25.tv

Un’altra fetecchia.A Latina come a Formia  ?

RIECCOCI!
MA E’ UNA FISSAZIONE CON QUESTE…….”COMMISSIONI “( O OSSERVATORI ? )!!!!!!
VOGLIAMO FINIRE NUOVAMENTE A FETECCHIE COME E’ GIA’ AVVENUTO A FORMIA ?
Il Sindaco annuncia: è in arrivo un ufficio ed una commissione antimafia
16 Novembre 2017
Nel consiglio comunale di ieri il Sindaco Damiano Coletta ha annunciato di voler predisporre un ufficio ed una commissione consiliare antimafia sul modello di Milano. La novità è venuta fuori durante un dibattito sollevato da alcuni consiglieri che chiedevano di far apporre il parere di conformità a leggi e regolamenti. Il punto è stato bocciato, ma è stata illustrata l’idea partorita proprio durante l’inaugurazione del parco Falcone e Borsellino per rafforzare il concetto di Latina come città della legalità.
Fonte Il Caffè

Attentati nel sud pontino, chiusa l’inchiesta

Attentati nel sud pontino, chiusa l’inchiesta

Latina Oggi, Giovedì 9 Novembre 2017

Attentati nel sud pontino, chiusa l’inchiesta

II sostituto procuratore Mattei ha inviato la relazione al gip di Roma dopo un anno e mezzo di verifiche Da settembre 2014 una scia di episodi aveva colpito aziende, negozi, cantieri e piccoli imprenditori del sud pontino

Arriva alla sua tappa più delicata e importante l’inchiesta sugli attentati avvenuti dal 2014 nel sud della provincia di Latina. Le verifiche sono durate più di un anno e mezzo, l’ultimo episodio è del settembre 2016, più di un anno fa.

Ma messi insieme hanno rappresentato la più lunga prova di forza tra criminalità ed economia legale dopo un’ondata assai simile che si era registrata negli anni 90 più o meno con le stesse modalità, ossia con spari e incendi dolosi.

Di GRAZIELLA DI MAMBRO

 

Tra settembre del 2014 e settembre del 2016 una serie di attentati di chiara origine dolosa ha praticamente stravolto l’assetto dell’ordine pubblico tra Minturno, Santi Cosma e Castelforte.

L’esito

Da qualche giorno è stata chiusa l’indagine condotta dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, nella sua qualità di applicato della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, e adesso gli esiti sono al vaglio del gip per eventuali provvedimenti. Questa indagine è stata tra le più lunghe e delicate degli ultimi anni anche se ha riguardato episodi le cui modalità erano assai simili e per certi versi mutuate dal passato, da un periodo egualmente buio che a metà degli anni 90 ha riguardato lo stesso territorio. In due anni si è ripetuta una serie di attentati consistiti per lo più in atti dolosi incendiari e spari contro attività commerciali e, in un caso, contro un palazzo in cui era ubicato uno studio professionale, in pieno centro a Minturno.

Il primo atto

Ad essere presa di mira, prima di tutti, è stata l’azienda di trattamento dei rifiuti di Enrico Giuliano; contro l’abitazione dei genitori furono esplosi alcuni colpi di fucile. La stessa famiglia dopo qualche mese subì un secondo attentato. Da quel momento una scia senza soluzione di continuità di atti simili: incendi nei cantieri, colpi di fucile contro le vetrine e un unico legame fra tutti di tipo economico. Di qui l’ipotesi di una serie di (almeno) tentate estorsioni in danno delle aziende colpite dagli attentati.

Le prove possibili

Le verifiche questa volta non sono state semplici sul fronte della collaborazione di eventuali testimoni, ciò che invece ha funzionato meglio sarebbero state le videocamere di sorveglianza nonché alcune tracce lasciate dagli autori degli episodi di intimidazione. La vicenda attentati al sud ha avuto anche una contaminazione politica, finora non supportata da ulteriori prove, perché uno dei fatti oggetto di indagine ha riguardato una palazzina che era anche sede professionale di un candidato alle elezioni comunali di Minturno del 2016.

Due audizioni

Del nuovo «caso sud pontino» si sono occupate sia la Commissione parlamentare antimafia che la Commissione regionale per la sicurezza e i fenomeni criminali della Regione Lazio, dove sono stati sentiti in audizione i sindaci di Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano che, tra le misure di contrasto proposte, hanno inserito un potenziamento degli impianti di videosorveglianza pubblica e la maggiore presenza di forze dell’ordine sul territorio.

La collaborazione

A latere degli interventi pubblici va detto che anche in questo caso la quasi totalità delle vittime di attentati avrebbe dichiarato agli inquirenti di non aver ricevuto minacce in precedenza né richieste di denaro a supporto del tentativo di estorsione. In due sole circostanze le aziende sono state colpite due volte e per entrambe si tratta di imprese che si occupano del servizio rifiuti, ossia la Csa di Castelforte e la Ecocar di Minturno (quest’ultima affidataria del servizio di nettezza urbana pubblico in quel Comune). Per tutti gli altri episodi si è trattato di singoli attentati poi non ripetuti nel tempo.

Una prima informativa degli accertamenti eseguiti dai carabinieri di Formia era stata inviata per competenza alla Procura di Cassino; in seguito c’è stato il trasferimento alla Dda di Roma con delega al sostituto Mattei.

Un’interrogazione del nostro iscritto On.Iannuzzi

Un’interrogazione del nostro iscritto On.Iannuzzi alla quale il Ministro Orlando ancora non risponde.Lo stato penoso della Giustizia a Latina

 

 

 

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/17202 Dati di presentazione dell’atto Legislatura: 17 Seduta di annuncio: 828 del 06/07/2017 Firmatari Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO Data firma: 06/07/2017 Destinatari Ministero destinatario: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/07/2017 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-17202 presentato da IANNUZZI Cristian testo di Giovedì 6 luglio 2017, seduta n. 828 CRISTIAN IANNUZZI.

— Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: il presidente facente funzioni del tribunale di Latina, Giuseppe D’Auria, ha inviato al Consiglio superiore della magistratura una missiva, denunciando la gravissima carenza di organico che ormai da anni affligge il tribunale di Latina; nel dettaglio, il presidente denuncia la completa inadeguatezza della pianta organica rispetto al flusso di affari che caratterizzano il Tribunale: su tutti i giudici del tribunale grava infatti un carico di lavoro pro capite nettamente superiore, anche il doppio, rispetto a quello mediamente assegnato ai giudici di altri tribunali del distretto; la già drammatica situazione del tribunale di Latina risulta ulteriormente aggravata dalle vacanze e dalle assenze, che coinvolgono 14 giudici su 40. Vi sono attualmente undici posti vacanti (tra cui quello del presidente del tribunale, un presidente di sezione e nuovi giudici) per un totale del 27,5 per cento in pianta organica, oltre a tre posti scoperti per prolungate assenze dal servizio, che determinano una scopertura totale del 35 per cento; a fronte della denunciata emergenza, il presidente lamenta che, nell’imminente pubblicazione del numero dei posti da ripartire tra i vari tribunali, sia previsto un solo posto per il tribunale di Latina, mentre, per altri tribunali in situazioni minori di disagio, sia previsto l’assegnazione di un numero maggiore di giudici; la situazione sembra, paradossalmente, destinata a peggiorare in considerazione della previsione della pubblicazione di ben 23 posti per il tribunale di Roma, verso il quale è plausibile ipotizzare un trasferimento di almeno quattro giudici da Latina, che hanno già fatto relativa domanda di trasferimento verso il tribunale romano –: se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa, e di quali dati aggiornati disponga sulla consistenza numerica di magistrati togati ed onorari, nonché di giudici di pace in ruolo, rispetto al numero previsto dalla pianta organica dei tribunali e degli uffici dei giudici di pace in Italia e, in particolare, presso il tribunale e ufficio del giudice di pace di Latina; se possa fornire dati ed informazioni relativamente a quante unità del personale della giustizia giudicante svolgano le proprie funzioni effettivamente presso il tribunale, quanti siano invece eventualmente assegnati ad altri compiti, in Italia e in particolare presso il tribunale e l’ufficio del giudice di pace di Latina; se e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda promuovere in merito alla necessità di garantire una effettiva ed efficiente organizzazione delle attività giudicanti presso i tribunali in Italia e, in particolare, presso il tribunale e l’ufficio del giudice di pace di Latina; se e quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, al fine d’incrementare l’organico del personale giudicante nei tribunali e negli uffici del giudice di pace italiani, in particolare a Latina, onde ovviare alla carenza d’organico venutasi a determinare. (4-17202)

Il Procuratore De Raho denuncia una situazione da brivido.

Il Procuratore De Raho denuncia una situazione da brivido.Non é che quella  da lui  disegnata per Reggio Calabria sia assimilabile a quella di Latina ? Rifletteteci un poco prima di rispondere.

 

 

 

 

CRONACA Reggio, De Raho ha dichiarato guerra ai pezzi deviati dello stato

 

“Nel territorio di Reggio Calabria le istituzioni sono fortemente isolate, da un lato perché vi è una popolazione totalmente soggiogata dalla forza di intimidazione della ‘ndrangheta, dall’altra perché c’è confusione, non si sa con chi ci si rapporta e questo determina distanza tra popolazione e istituzione”.

E’ solo una delle tante questioni denunciate dal procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, qualche mese fa davanti alla Commissione parlamentare antimafia. In questa occasione il magistrato è comparso insieme ai sostituti Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino.

Prima di approdare in Calabria, De Raho aveva contrastato il clan dei Casalesi, istruendo l’inchiesta poi sfociata nel processo Spartacus. Questa volta ha invece descritto i rapporti tra le cosche calabresi e la massoneria. Le numerose inchieste, l’ultima delle quali è Mammasantissima – ha continuato – sfociate in “arresti centellinati, perché siamo il primo giudice degli atti che compiamo”, hanno svelato una struttura polimorfa, che condiziona la vita sia pubblica che privata, come gli appalti e l’apertura di bar ed esercizi commerciali.

“Vi sono ‘ndranghetisti – ha aggiunto il procuratore – che hanno aderito alla massoneria, al Grande Oriente d’Italia” ma “è cosa diversa dalla componente segreta, riservata, qui individuata” la quale “è formata da componenti che restano occulti anche alla massoneria. Non si possono esporre in nessuna forma evidente quali potrebbero essere le associazioni massoniche”.

“Le indagini – ha dichiarato De Raho – evidenziano il rapporto tra ‘ndrangheta e una rete segreta, e come questa rete possa spingere sulle scelte che la città deve fare”. Non si tratta di massoneria, ha precisato, ma di “qualcosa di diverso e superiore”, che “lega professionisti, uomini della ‘ndrangheta di più alto livello e uomini delle istituzioni”. La procura, ha proseguito il magistrato, sta cercando di mettere a fuoco il legame, anche in passato, con “appartenenti alle istituzioni, alle forze dell’ordine, ai servizi segreti e magistrati”.

Ora basta

Ora basta.Il Ministro dell’ Interno sostituisca il Prefetto di Latina e mandi ai vertici della Prefettura e dei vari comandi provinciali persone esperte e competenti.Non é possibile che,mentre la Prefettura di Napoli emetta in appena 6 mesi,ben 30 interdittive antimafia,quella  di Latina ,come lo stesso Prefetto ha dichiarato in Commissione Parlamentare Antimafia,in un anno non ne abbia  emessa NESSUNA. Questo significa NON  fare alcuna azione preventiva antimafia come sono obbligate per legge a fare le Prefetture.A Latina c’é  “qualcosa” che non va e della quale bisogna venirne a capo.

 

 

 

 

 

 

Associazione Nazionale  per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

“Altro” ed “Alto”

 

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

ass.caponnetto@pec.it

 

Tel. 3470515527

 

Roma,2.10.2017

 

All’On.Ministro dell’Interno

ROMA

 

 

 

Signor Ministro,

sono anni che denunciamo  l’assoluta inadeguatezza delle strutture  pontine delegate all’azione di contrasto della criminalità  organizzata mafiosa  che occupa tutti gli spazi dell’economia e della società  .

Abbiamo avuto ieri notizia dell’emissione da parte della Prefettura di Napoli  di ben 30 interdittive antimafia in appena 6 mesi.

Questo dato contrasta nettamente con quello  della Prefettura di Latina,il cui Prefetto  ha dichiarato in  audizione  alla Commissione Parlamentare Antimafia che non ne ha fatto NESSUNA.

Ciò significa ,come lei sa,che NON  é stata fatta alcuna  indagine preventiva antimafia in una provincia,qual’é quella di Latina,letteralmente invasa ed occupata dalle mafie.

Tale situazione é a nostro avviso non  più tollerabile in quanto  si tratta di una vera e propria resa dello Stato alla mafia.

Le chiediamo,pertanto,di voler adottare con estrema urgenza tutti quei provvedimenti atti a rimuovere criticità non più giustificabili  assegnando ai vertici istituzionali della provincia di Latina persone attive ,esperte e competenti.

Distinti saluti

 

IL SEGRETARIO NAZIONALE

 

Dr.Elvio Di Cesare

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