Amnesia, dalla genesi dell’inchiesta dell’Antimafia al blitz dei carabinieri

Amnesia, dalla genesi dell’inchiesta dell’Antimafia al blitz dei carabinieri

20/12/2017

Diciannove misure cautelari, 44 indagati, 40 capi d’accusa. Questo il dettaglio dei numeri dell’inchiesta denominata “Amnesia”, che lunedì scorso ha portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Latina a notificare l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, Cinzia Parasporo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina, a 15 indagati. Un’indagine avviata nel 2014 dai militari dell’Arma, che hanno ricostruito un imponente traffico di cocaina, hashish, marijuana e amnesia sull’asse Roma-Latina, finalizzato a rifornire il mercato della capitale, di Latina, Roccagorga, Terracina, Monte San Biagio, Fondi e Sperlonga. E dai numerosi accertamenti, tra arresti, sequestri di sostanza stupefacente, pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, gli investigatori hanno appurato che il business del narcotraffico emerso con l’inchiesta “San Magno” non è stato azzerato, ma si è semplicemente modificato, e che attorno a un affare che ha il cuore pulsante nella Piana di Fondi emergono interessi anche della camorra e della ‘ndrangheta.

GLI INDAGATI

Il gip ha ordinato la misura della custodia cautelare in carcere per Pierpaolo Spagnolo, 39enne di Formia, già arrestato in diverse inchieste sullo spaccio di droga, il colombiano Stiven Leonare Bohorquez, 47 anni, Pasquale D’Alterio, 65 anni, di Fondi, fratello di Peppe ‘o marocchino, quest’ultimo già coinvolto in inchieste sul traffico di droga e ritenuto dall’Antimafia referente a Fondi dei Casalesi, Raffaele Silvestri, originario di Roma, 43 anni, Artur Malci, 46enne albanese, Angelo Di Gennaro, 50enne originario di Teramo, Christian Salvati, 43enne originario di Roma, Abdeljalil Ouhsaine, detto Roberto, 41enne marocchino, Mohammed Ouhsaine, 51 anni, Abderrahim Ohsaine, 48 anni, e Mirko Tucciarone, 32 anni, originario di Roma, già indagato in “San Magno”. Ai domiciliariEvasio Davide D’Onofrio, 37 anni, di Terracina. Disposti poi l’obbligo di dimora nelle province di Latina e Roma e di firma in caserma per Daniel Karoli, 36enne albanese, l’obbligo di firma per Davide Pernarella, 31enne originario di Sezze, l’obbligo di dimora a Fondi per l’autotrasportatore Felice Santino Saccoccio, 63 anni, l’obbligo di firma e di dimora a Latina per Mario Curigliano, 36 anni, l’obbligo di dimora a Roccagorga per Leonardo Nardacci, 30 anni, e l’obbligo di firma per Pierfrancesco Terracciano, 35anni, e Francesco Alessio Papagno, 35 anni. Indagati infine a piede libero Ludovico Canale, 44enne di Terracina, Andrea Marella, 43enne di Latina, Claudia Vicerè, 30 anni, Dante Di Giorgi, 51 anni, Onorato Fusco, 43enne di Fondi, Ilaria Bernardi, 37 anni, Vincenzo Castaldo, 47 anni, originario di Casal di Principe e residente a Fondi, Ana Teresa Zolofra, 37 anni, Katherine Dayana Marin Mendoza, 34enne colombiana, Alessandro Biferali, 37enne di Aprilia, Federica Nardacci, 34 anni, Mario Di Vito, 48 anni, originario di Villaricca e ritenuto dagli investigatori coinvolto nello spaccio a Terracina, Fondi e Sperlonga, Salvatore Larosa, 63 anni, originario di Rosarno e residente a Fondi, Massimo Meschino, 44enne di Formia, Abdelati Znaidi, 30enne marocchino, Kasper Cirwus, 29enne originario di Roma, Marcello Manganelli, 33 anni, Hasan Laci, 30enne albanese, Bledar Laci, 34enne albanese, Andrea Deiana, 35enne di Terracina, Luca Di Girolamo, 25enne terracinese, Domenico Danilo Fusco, 45enne di Formia, Leonardo Baldasseroni, 41 anni, Giacomo Fantera, 31 anni, e Pierpaolo Di Fonzo, 36 anni, di Formia.

LE ACCUSE

Secondo l’Antimafia 26 indagati, ovvero Spagnolo, Canale, Marella, Bohorquez, Castaldo, Zolofra, Marin Mendoza, Karoli, Biferali, D’Onofrio, D’Alterio, Saccoccio, Silvestri, Malci, Di Gennaro, gli Ouhsaine, Znaidi, Cyrwus, Manganelli, Deiana, Tucciarone, Terracciano e Papagno, avrebbero costituito un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, con capi, promotori e finanziatori Pierpaolo Spagnolo, Ludovico Canale, Pasquale D’Alterio e Alessandro Biferali, in grado di importare ingenti quantitativi di droga dalla Colombia, dall’Albania, dalla Spagna, nascondendo la sostanza stupefacente nei tir diretti al Mof di Fondi, e dal Marocco. Agli stessi indagati e agli altri sono poi contestati una serie di episodi di spaccio. Un’organizzazione su cui il gip Parasporo non ha però ritenuto sussistere i gravi indizi di colpevolezza, specificando che a suo avviso vi sono sicuramente quattro narcotrafficanti di spessore ma non vi sono grandi prove che si siano associati tra loro.

LA GENESI DELL’INDAGINE

I carabinieri hanno iniziato a indagare sospettando che, anche dopo “San Magno”, gli affari legati al narcotraffico dei fratelli Carlo e Alfiero Zizzo fossero andati avanti. Monitorando l’abitazione a Fondi di Alfiero Zizzo, dove hanno installato anche due telecamere nascoste, i militari hanno così pian piano ricostruito il traffico di “Amnesia”, eseguendo anche una serie di sequestri e arresti in flagranza di reato, a partire da quello del genero di Carlo Zizzo, Alessandro Biferali, bloccato il 3 settembre 2014, insieme ad altri, e trovato in possesso a Latina di oltre 13 chili di marijuana.

I PENTITI

Un ruolo importante nelle indagini lo hanno avuto anche i collaboratori di giustizia. Il 16 gennaio 2013, il “dichiarante” Aldo Castaldo ha riferito agli inquirenti informazioni ritenute importanti per dimostrare le attività legate al traffico di droga portate avanti da Spagnolo e Tucciarone. Castaldo: “A Fondi adesso coloro che spacciano la droga sono Ferri Alessio (già coinvolto nelle indagini Nitra e Damasco ndr), che spaccia circa un chilo di cocaina a settimana, Di Crocco, Franco Belardo, Tucciarone Mirko, Pierpaolo di cui non ricordo il cognome, Simeone, Alfredo del bar, Marcolino e Vincenzo forse D’Alterio, che ha un negozio di frutta e verdura. Quest’ultimo prende anche circa 50-60 chili di fumo, prima lo riforniva Del Vecchio Massimiliano ma adesso so che lo rifornisce Zizzo Alfiero”. Il 19 aprile 2012, il collaboratore di giustizia Angelo Riccardi aveva invece dichiarato: “Andrea Pannone era il braccio destro di Zizzo Carlo fino al momento in cui andò in carcere, forse perché aveva malmenato un poliziotto. Maurizio Macaro mi chiese di rivolgermi a Papallo Antonio per trovare qualcuno in grado di eliminare Pannone Andrea dietro pagamento. Questi rispose negativamente e Zizzo Carlo e Macaro Maurizio si rivolsero allora a Ludovico Canale, che abita al centro storico di Monte San Biagio, zona Castello, e che acquista grosse quantità di stupefacente da Zizzo Carlo. Canale inviò due suoi pusher di colore ma questi non riuscirono nel loro intento, perché spararono all’indirizzo di Pannone Andrea colpendolo in zone non vitali. Questi fu ricoverato all’ospedale di Fondi. Zizzo Alfiero e Del Vecchio Massimiliano allora picchiarono selvaggiamente Canale, arrivando a rompergli una gamba perché si era rifiutato di rendersi disponibile a portare a termine l’opera incompiuta. Dopo qualche tempo Pannone Andrea affrontò in pieno centro Zizzo Carlo minacciandolo ed inseguendolo per le vie di Fondi. Solo l’intervento di Castaldo Aldo che avvisò telefonicamente i carabinieri riuscì ad evitare grossi danni a Zizzo Carlo. I fatti sopra richiamati sono avvenuti nel 2009-2010”.

IL RITORNO DI LAROSA

Era dai tempi dell’inchiesta antimafia “Damasco”, quella che portò per due volte l’allora ministro dell’interno Roberto Maroni a chiedere lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Fondi, che il nome di Salvatore Larosa non balzava agli onori delle cronache. Il genero di Vincenzo Garruzzo, ritenuto dagli investigatori un soggetto pericoloso, legato alla cosca ‘ndranghetista Bellocco di Rossano Calabro, secondo l’Antimafia di Roma si sarebbe dedicato al narcotraffico, cercando di fare affari grazie a Pasquale D’Alterio, fratello di quel Giuseppe D’Alterio che sempre per l’Antimafia avrebbe cercato di monopolizzare i trasporti di ortofrutta al Mof legandosi a doppio filo al clan dei Casalesi. D’Alterio e Larosa sono stati visti incontrare Mohammed Ouhsaine a Roma e, per i carabinieri, stavano trattando l’acquisto di una grossa partita di hashish. Come evidenzia il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, considerando anche che la Dda aveva chiesto l’arresto anche di Larosa, non si conoscono però “ulteriori sviluppi della vicenda, per l’intervenuta interruzione delle attività tecniche in corso”. Dunque per le intercettazioni stoppate prima che fosse possibile far luce anche su tale presunto affare.

MOTIVAZIONI DEGLI ARRESTI

Il giudice Cinzia Parasporo ha accolto la richiesta della Dda di emettere misure cautelari solo per 19 indagati. Per quanto riguarda Spagnolo, secondo il gip, “evidente dalle contestazioni lo spessore criminale dell’indagato, narcotrafficante a suo stesso dire da 20 anni, impegnato nelle indagini su più fronti nella commercializzazione di sostanze di tipo diverso e pronto ad organizzare o comunque pianificare altre attività illecite del medesimo tipo, nel contempo utilizzando un disturbatore di frequenza per evitare la sua localizzazione ed ostacolare eventuali attività nei suoi confronti”. Il gip, evidenziando una conversazione intercettata di Marella, sostiene poi che l’indagato avrebbe un’indole violenta, avendo Marella appunto detto: Va in giro sempre con la pistola dietro questo…da paura…Ha spaccato la gamba a gente di Fondi perché loro vendevano e non voleva fa vende più a nessuno”. Bohorquez viene descritto come un trafficante “in contatto con organizzazioni fornitrici di stupefacenti stanziate all’estero. Per Tucciarone, sebbene incensurato, pesano le parole intercettate di Papagno, che ha parlato di un giro d’affari ancora non pagati di circa 170mila euro e della vendita di 4-5 chili di cocaina al mese, per l’importo di 200mila euro, e di 100 chili di hashish trattati alla volta. Anche D’Alterio è ritenuto trafficante da tempo, essendo stato intercettato mentre diceva: Sono venti anni che faccio questo lavoro”. Per gli Ouhsaine sottolineati i molti precedenti, Silvestri ritenuto dall’elevata “professionalità criminale nel settore del narcotraffico”, Di Gennaro dal “consolidato inserimento nel settore”, Salvati come dedito “allo spaccio per quantitativi consistenti, Malci come “personaggio di eminente spessore”. Ancora: D’Onofrio viene inquadrato dal gip come “socio” di Biferali, Karoli come fornitore di droga dal notevole spessore, Terracciano come uno stipendiato da Tucciarone, Papagno come un soggetto impegnato nel narcotraffico “con modalità professionali”, Pernarella come spacciatore con una “buona rete di clienti”. Nardacci, infine, viene ritenuto responsabile di un grave episodio per la vicenda che portò nel febbraio 2014 all’arresto a Roma della sorella e di Benedetto Persi, Saccoccio un corriere e Curigliano il finanziatore dell’importazione di amnesia.

Fonte:http://www.h24notizie.com/

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