Appelli

APPELLO A TUTTI COLORO CHE CI LEGGONO E SEGUONO.

AMICI,L’ENNESIMA CALDA PREGHIERA.
LE PAGINE FACEBOOK DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO SONO LETTE ATTENTAMENTE DA MAGISTRATI ,FORZE DELL’ORDINE,MINISTERI,PREFETTURE E DA MOLTI ESPONENTI NAZIONALI DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI,OLTRECHE’ DA MAFIOSI E BOSS.
E DAI GIORNALISTI DEI PIU’ NOTI GIORNALI.

VOI TUTTI SAPETE BENISSIMO IL “TIPO” DI LAVORO CHE FA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO LA QUALE NON E’ COME TANTE ALTRE CHE FANNO RETORICA RACCONTANDO FATTI DI SCARSA RILEVANZA AI FINI DEL RAGGIUNGIMENTO DEI COMPITI CHE CI PROPONIAMO CHE SONO QUELLI ESCLUSIVAMENTE DI INDIVIDUARE E FAR COLPIRE MAFIOSI E LORO SODALI.
VEDIAMO,CON RAMMARICO,CHE TALUNI POSTANO SULLE NOSTRE PAGINE NOTIZIE IRRILEVANTI E TALVOLTA RIDICOLE O CHE,COMUNQUE,NON SONO COMPATIBILI CON I NOSTRI FINI.
A NOI INTERESSANO NOTIZIE,NOTIZIE,NOTIZIE,ATTUALI,SERIE E CHE POSSANO SERVIRE DA SPUNTI INVESTIGATIVI A NOI ED ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA PER SCOVARE E PRENDERE I MAFIOSI ED I LORO COMPARI.
NON CI INTERESSA ALTRO SE NON,APPUNTO,FATTI CHE HANNO ATTINENZA CON I NOSTRI COMPITI.
NON MANDATECI NOTIZIE DELLA PICCOLA RAPINA O ADDIRITTURA DELLA FONTANELLA CHE NON SCORRE.
NON SVILIAMO ED OFFENDIAMO IL GRANDE NOME CHE PORTIAMO.
PER FAVORE !
NON COSTRINGETECI AD ELIMINARVI DAI NOSTRI CONTATTI.

Un invito agli amici ed alle amiche di Sorrento , della penisola Sorrentina e di tutte le altre località turistiche della Campania

 

Carissimi amici,siamo fortemente preoccupati per la situazione esistente nei vostri territori .  Stiamo riuscendo,anche se lentamente e con molta fatica,a focalizzare l’attenzione generale su molte altre situazioni che riguardano altre  aree della Campania ,ma troviamo difficoltà nella creazione  di sensori altamente efficaci e che riescano a mettere in evidenza la particolarità di  territori come i vostri,a fortissima attrazione turistica e fortemente  civili,in cui la camorra  agisce in maniera sommersa e diversa dal suo modus operandi tradizionale basato su atti violenti ed eclatanti.
Le organizzazioni criminali si sono evolute acquisendo la capacità di mutare abito ,modalità di azione ed anche attori  a seconda degli ambienti in cui si trovano ad operare.
Talchè esse si presentano con il volto del boss o del sicario rozzi e violenti nelle località degradate e con quello della persona civile,apparentemente pacifica  ed abituata ai salotti buoni in quelle, come le vostre ,dove é d’obbligo sostituire l’uso della pistola con il riciclaggio di fiumi di denaro di origine sporca.,
Paolo Borsellino diceva una cosa che noi dell’Associazione Caponnetto abbiamo sposato appieno ed assunto come base del nostro modo di pensare ed operare .Egli sosteneva che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie possa e debba gravare sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
Da sole non ce la fanno,considerato anche il forte dilagare della corruzione nella politica e nelle stesse istituzioni; bisogna perciò aiutarle ed il cittadino che dovesse rifiutare di farlo assumerebbe la tremenda responsabilità di diventare  un complice della mafia,un sodale.
E’ sempre più evidente ed urgente,pertanto,la necessità della nascita  di un gruppo di amici,anche se non collegati fra di essi e che agiscano ognuno per conto proprio e senza che ognuno sappia dell’altro,che annotino tutto quanto avviene nei loro  territori e che possa dare adito a sospetti  di natura  mafiosa ( l’acquisto di un terreno,di un fabbricato,di un albergo,di un ristorante,di una sala giochi o di scommesse,di un compra-oro,l’aggiudicazione  di un’asta giudiziaria,una variante urbanistica,il rilascio di una licenza o di una concessione ,il mancato assolvimento ai propri doveri da parte di un pubblico funzionario a vantaggio di gruppi o soggetti malavitosi ecc) e che ci segnali ogni cosa,facendoci nomi e cognomi e fornendoci possibilmente  della documentazione , in modo da darci la possibilità di girarli a chi di dovere. La nostra email,che troverete anche sul sito dell’  Associazione Caponnetto,é  :
Ecco,solo facendo così potrete metterci nelle condizioni di svolgere appieno i nostri compiti e di non essere uno dei tanti altri soggetti che  parlano magari di legalità e di giustizia ma che non fanno nulla di concreto,con la denuncia e l’aiuto alla  magistratura,per realizzarle.
                                                                                                         LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
                                                                                                          www.comitato-antimafia-lt.org

Cantone : “La mafia oggi va combattuta con la repressione fiscale”

Cantone: mafia non è più quella che spara, ma che gestisce soldi

Modo più efficace per contrastare sistema è repressione fiscale

Napoli, 25 mag. (askanews) – “Le organizzazioni mafiose non sono solo quelle che sparano, ma sono ormai soprattutto quelle che gestiscono attività economiche lecite”. A ribadirlo è il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffale Cantone, intervenendo a Napoli alla lezione “La corruzione e lo sviluppo delle aziende criminali” organizzata dall’università Federico II. “Imprenditore criminale è quello che – ha aggiunto il numero uno dell’Anac – gestisce gli appalti per i clan. Il mafioso, come lo intendiamo tradizionalmente, può gestire anche dal 41bis i suoi affari, grazie a prestanome. Il modo più efficace per contrastare questo sistema è la repressione fiscale”. Cantone si è poi soffermato sul tema dell’economia e dei beni confiscati alle organizzazioni criminali chiarendo come occorra intervenire sulle disponibilità economiche delle mafie. “Lo Stato, ad oggi, ha incamerato tantissimi beni confiscati alle mafie, ma se non vengono riutilizzati si fa un danno alla lotta alla mafia”. “La battaglia alla corruzione e alle mafie deve essere una battaglia culturale – ha concluso – Senza il concreto aiuto dei professionisti non ce la potremmo mai fare. Bisogna includere la parte migliore dei cittadini”.

Su Avaaz . A Venezia stanno per dare inizio ad un disastro ambientale

Cari avaaziani,

Sto scrivendo questa email in fretta e furia. Prima possibile devo essere a Venezia.

Non ci credevo quando gli attivisti locali hanno chiamato dicendo che stanno per dare il via libera allo scavo di un altro mega-canale in laguna per altre mega-navi da crociera. Ho pensato che questa volta sarà la fine non solo per Venezia ma in fondo per la speranza che in Italia qualcosa possa cambiare.

Sembra non si ricordino che due anni fa una di queste navi quasi causò un disastro, fermandosi a pochi metri da Piazza San Marco. Non si ricordano del *MILIARDO* bruciato in tangenti e consulenze per l’inutile Mose.

Ma sto partendo perché questa volta lottiamo fino in fondo.

E se Domenica Renzi sarà a Venezia per il suo comizio elettorale, ci saremo anche noi. Al fianco degli attivisti locali e con oltre 100mila firme (firmate subito e condividete!), con cui dobbiamo invadere tutti i giornali locali. E forzare i candidati a Sindaco e Presidente Regione che saranno con Renzi sul palco, a fare un’unica richiesta: che ritiri subito l’appoggio allo scavo del Canale Contorta. Per Salvare Venezia. Firma ora e condividi con tutti:

https://secure.avaaz.org/it/italy_save_venice_3_2/?bPiwkeb&v=57572

Pochi giorni fa l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha dato parere negativo allo scavo del canale Contortà che permetterebbe l’accesso a queste giganti navi da crociera. La comunità scientifica è unanime nel sostenere che la laguna, l’unica cosa che difende Venezia dalla furia del mare, semplicemente non esisterà più il progetto verrà approvato.

Ma se formalmente la decisione è in mano alla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, tutti sanno che la decisione è politica, e spetta al Governo. L’Autorità portuale addirittura aveva già annunciato, nonostante i noti problemi per l’ambiente, di essere sicura dell’approvazione finale grazie all’appoggio dell’ex ministro Lupi. Ma con le sue dimissioni torna tutto in gioco. E domenica li possiamo fermare.

C’è chi sostiene che il progetto dello scavo del canale della sia fondamentale per il turismo a Venezia. Ma quello che non dicono è che esistono 2 progetti alternativi, che consentirebbero di coniugare ambiente e turismo, facendo fermare le enormi navi da crociera fuori dalla laguna e poi trasportando i turisti su imbarcazioni più piccole.

La questione ormai va avanti da anni, e la campagna elettorale in corso è finalmente il momento che aspettavamo: semplicemente ci dovranno ascoltare se non vorranno perdere i loro elettori. Firma subito e condividi con tutti:

https://secure.avaaz.org/it/italy_save_venice_3_2/?bPiwkeb&v=57572

Stiamo distruggendo le meraviglie del nostro paese, (non solo Venezia, pensate ai numerosi crolli a Pompei di questi anni) per l’incuria dei politici, gli interessi degli speculatori, ma anche per il nostro silenzio. Ora abbiamo l’occasione per riscattarci e difendere la nostra storia, il nostro territorio, il nostro ambiente.

Forza!

Luca e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI

Canale Contorta bocciato da Ispra, le associazioni: “Disastro lagunare” (Venezia Today)
http://www.veneziatoday.it/cronaca/canale-contorta-parere-negativo-ispra.html

Il canale che minaccia Venezia (La Repubblica)
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/10/07/news/grandi_navi_venezia-97545935/

Il premier Renzi sarà a Venezia il 3 maggio (La Nuova Venezia)
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/04/22/news/il-premier-renzi-sara-a-venezia-il-3-…

Venezia, nave da crociera sfiora piazza San Marco: il pericoloso inchino dello scorso agosto (Il Messaggero)
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/venezia_nave_da_crociera_sfiora_piazza_san_marco_pericoloso_inchino/notizie/350896.shtml

“Mose, un miliardo bruciato in tangenti e consulenze” (Repubblica)
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/06/07/news/mose_tangenti_e_sprechi_per_un_miliardo-88272959/

Appello ad iscriversi all’Associazione Caponnetto

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   tel 3470515527

 

                                     

 

LA BATTAGLIA DELL’

” ORGOGLIO DELL ‘ANTIMAFIA SOCIALE “

UN NUOVO “MODELLO” DI ANTIMAFIA

 

 

Di fronte all’involuzione di uno Stato che appare sempre più tentennante,debole,fragile,non determinato nella lotta contro le mafie e ad un modello di un’antimafia sociale che  sembra inadeguato,declamatorio,retorico,politicizzato,piegato più sul passato che non sull’attualità e sul futuro,é sempre più evidente la necessità di impegnarci a fondo perché si affermi sempre di più  un nuovo ” modello”  di fare antimafia.

Un’antimafia più aggressiva,incisiva,significativa,convinta,determinata,non condizionata da finalità politiche,di interesse,di business,di protagonismo personale.

Un’antimafia tutta basata sull’INDAGINE,sulla DENUNCIA,sulla PROPOSTA.

E fatta non per interesse personale e soprattutto in maniera GRATUITA.

Oggi sono poche,purtroppo, le  Associazioni  in Italia che hanno alla loro base  questi principi.

Una  parte notevole di esse non é riuscita  a sottrarsi alle sirene ed ai condizionamenti di quella fetta cospicua della politica e delle istituzioni che,con i sovvenzionamenti,i benefici,i privilegi,ha fatto sì  di ridimensionarne  o addirittura modificarne il ruolo,l’identità,l’efficacia dell’azione.

Non si può servire al contempo Dio e mammona.

Non si possono  combattere le mafie – militari,politiche,economiche -   servendo,al contempo,chi le incoraggia,le sostiene,le avalla e se ne serve e ne é alleato.

O di qua o di là.

Tertium non datur.

Ecco perché noi siamo stati e siamo molto cauti e diffidenti nei confronti di quanti  hanno cercato e cercano di strumentalizzare l’Associazione Caponnetto a fini politici o altre finalità.

La situazione nel Paese é gravissima,mai quanto ora.

Le mafie hanno raggiunto livelli inquietanti di penetrazione nei partiti e nelle istituzioni,oltre che nell’economia e nella società, e,perciò,urge un impegno,da parte di chi veramente crede nei valori della democrazia e dello Stato di diritto,un impegno TOTALE,ESCLUSIVO,PRIORITARIO ,non residuale.

Noi abbiamo un nome ed una storia così impegnativi e nobili che non possiamo permetterci di appiattirci su un modello di antimafia opaco e pieno di ombre,oltre che inefficace e poco significativo.

Dobbiamo,pertanto,essere sempre più la punta avanzata di un’antimafia che punta a colpire al cuore le mafie,sia quelle rozze,violente e poco acculturate,sia,soprattutto,quelle annidate nelle istituzioni ,nella politica,nell’economia e nella società – i cosiddetti colletti bianchi – che,con la corruzione,stanno corrodendo le basi dello Stato di diritto con l’obiettivo di trasformarlo irrimediabilmente  in uno Stato-mafia,in uno stato criminale.

Dobbiamo essere sempre più  l’Associazione dell’INDAGINE,della DENUNCIA,della PROPOSTA.

Non basta invocare il nome di Paolo Borsellino senza dare un senso,una concretezza alle sue parole quando invocava un impegno diretto sul campo :” é un errore imperdonabile pensare di addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle delle forze dell’ordine e della magistratura”.

Da sole non ce la fanno.     Bisogna aiutarle a sconfiggere il mostro.

Ed aiutarle,per chi conosce meccanismi e realtà,significa DENUNCIA,non chiacchiere ed analisi sociologiche,racconti di  fatti passati e lontani nel tempo.

Nomi ,cognomi e circostanze.

Un’antimafia operativa,di fatti,di segnalazioni continue da fare,peraltro,ad uffici e persone affidabili e credibili.

Questo DEVE fare un’Associazione antimafia seria quale noi siamo e vogliamo essere sempre di più.

Non ci servono,quindi,parolai o persone che vogliono venire nella nostra Associazione per altri scopi,siano essi politici,di protagonismo ,economici.

Ci servono COMBATTENTI,persone  preoccupate dell’avvenire del Paese  e  di quello dei nostri figli e nipoti e che vogliono combattere nell’Associazione scovando uno per uno i mafiosi,i corrotti e tutti coloro che tramano per uccidere la democrazia e la civiltà dell’Italia.

Ci scrivono da tutta Italia- cittadini onesti,Testimoni  e Collaboratori sinceri di Giustizia,persone pensose del bene collettivo- che ci chiedono consigli,ci segnalano  ingiustizie,illegalità di ogni genere.

Vogliono che noi interveniamo.

Purtroppo il più delle volte non siamo in grado di soddisfare le richieste in quanto in molti territori non ci siamo e non sappiamo,quindi,come fare,a chi rivolgerci per segnalare quanto ci viene riferito.

E’ assolutamente necessario,pertanto,che in ogni angolo del Paese si formi una trincea dell’Associazione Caponnetto,fatta di persone attente,disinteressate,combattive,determinate,persone che parlino il meno possibile ma che ,al contrario,guardino,osservino,annotino e segnalano all’Associazione.

Un “modello ” nuovo di antimafia,di FATTI  e non parole,

Di fatti che riguardino reati di natura mafiosa  e non di generiche illegalità di natura politica ed amministrativa.

L’”operazione tesseramento 2015 “  deve rappresentare un’occasione irripetibile per rigenerare,rivitalizzare,potenziare il nostro stesso organismo per renderlo sempre più attivo ed efficace e,al contempo,per attrarre e mobilitare quelle tante  brave persone che vogliono impegnarsi nella lotta contro le mafie e che non hanno saputo finora a chi rivolgersi.

L’Italia non é  fatta tutta di gente insensibile,corrotta,collusa.

Ci sono tanti giovani,adulti,uomini e donne,che sentono forte un’ansia di cambiamento e vogliono impegnarsi.

Ecco,l’Associazione Caponnetto  deve diventare il punto di riferimento di tutte queste persone per essere sempre più il pugnale nel fianco dei mafiosi.

Attenti,però,a chi si tessera all’Associazione Caponnetto perché possono verificarsi  tentativi di infiltrazione da parte di mafiosi e gente sospetta.

L’Associazione Caponnetto é ritenuta da questi,per il nome ed il  prestigio che essa ha saputo conquistarsi,fra le più “pericolose”,se non la più pericolosa,in Italia ed é ,quindi,prevedibile che ci siano tentativi di infiltrazioni per destabilizzarla dall’interno.    Massima attenzione,quindi,prima di accettare una richiesta di iscrizione!!!!!!!!!!!!!

Buon lavoro ed un cordiale saluto a tutti

 

                                             LA SEGRETERIA

ALLA LUCE DI QUANTO SI E’ SCOPERTO IN ORDINE ALL’INCHIESTA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DEL SINDACO PD DI ISCHIA ED ALLE RESPONSABILITA’ DI QUALCHE PREFETTURA,RITENIAMO UTILE RIPUBBLICARE PER l’ENNESIMA VOLTA UNA NOSTRA NOTA CIRCA GLI OBBLIGHI DEI PREFETTI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE. QUELLA DI FAR SOTTRARRE ALLE PREFETTURE I COMPITI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE DEVE ESSERE DA OGGI IN AVANTI LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE DI TUTTA l’ANTIMAFIA SOCIALE. LE PREFETTURE NON ASSOLVONO QUASI PER NIENTE A TALI COMPITI E QUALCHE PREFETTO,CHE VUOLE RISPETTARE LA LEGGE,COME NEL CASO DELL’EX PREFETTO DI LATINA BRUNO FRATTASI,VIENE SUBITO TRASFERITO.

 

Il ruolo dei Prefetti nella lotta alle mafie. Qualche sepolcro imbiancato  potrà anche accusarci di essere ossessivi,ma questo non ci interessa perché un’Associazione seria ,operativa e non asservita al “sistema” qual’é la nostra ha il DOVERE  di far capire alla gente  il “perché” ci siamo ridotti nello stato in cui si é ridotto il Paese ormai nelle grinfie delle mafie a causa soprattutto dell’inosservanza di norme,leggi e regolamenti,che  disciplinano la condotta di soggetti ed apparati dello Stato.Qualcuno si é arrabbiato e ci ha rimproverato di attaccare le Istituzioni.Non é vero,noi difendiamo le Istituzioni ed i nostri attacchi riguardano le persone ,non le Istituzioni che,invece,vogliamo difendere salvaguardandone immagine e ruolo.

Chi é infedele e disapplica le norme deve vergognarsi ,non noi che diciamo la verità e denunciamo chi non fa il proprio dovere.

Una quindicina di anni fa,appena nati,qualcuno ci avvicinò consigliandoci di…………………..non fare allarmismi ,”per evitare,ci disse ,che imprenditori e turisti,spaventati,abbandonassero il territorio”!

E’ la frase classica che abbiamo sentito ripetere milioni di volte da parte di chi ha l’ordine e l’interesse di mantenere le cose come stanno,lo statu quo.

Fortunatamente quella volta abbiamo avuto la prontezza di rispondere che…….. i turisti e gli imprenditori seri erano scappati da quel dì incalzati da affaristi,mafiosi e loro sodali,alcuni dei quali con seguito di mignotte e quant’altro del genere.

Noi abbiamo il dovere di far capire alla gente onesta “perché “la lotta alle mafie non funziona o funziona poco,malgrado lo sforzo generoso  di magistrati  ed altre poche persone che spesso ci rimettono la pelle,carriere e così via.

E,in quest’ottica ripubblichiamo per l’ennesima volta – e ripubblicheremo per un altro miiione di volte,fino alla noia-una nostra nota sul ruolo e sui doveri dei Prefetti per quanto riguarda il contrasto delle mafie.

Ruolo e doveri che non vengono assolti,fatta qualche rarissima eccezione,talchè il. risultato é sotto gli occhi di tutti.

Noi siamo determinati a scatenare il putiferio su questo argomento,ma avvertiamo  sin da ora le persone che non ci aspettiamo chissà cosa in quanto ,ad oggi,non abbiamo trovato un’associazione o un parlamentare disposti a darci una mano.

Il “sistema” è sistema e pochi sono disposti a mettersi contro.

Un’amica ci ha scritto stamane dicendoci che molti vice Prefetti resteranno tali senza mai essere promossi perché hanno rifiutato e rifiutano di diventare parte integrante del “sistema”.

Conosciamo persone,storie e condizioni di molti di costoro e da persone esperte,vecchie e con lunghissime esperienze alle spalle di vita pubblica e di militanza politica,non ci meravigliamo!

Nel gergo politichese,nei circoli ristretti di chi comanda,persone del genere vengono definite “INAFFIDABILI”!!!!!

Chi non si piega al sistema e rifiuta lo statu quo per tentare di migliorare le cose,nei vertici viene bollato con la dicitura di “INAFFIDABILE” e subito emarginato ed inchiodato a vita al suo grado,senza più possibilità di far carriera.

Lo schifo che abbiamo visto a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo ,a Roma con Mafia Capitale ,dove a centinaia di imprese mafiose é stato consentito di accaparrarsi appalti e subappalti milionari,avrebbe dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi sulle responsabilità dei Prefetti i quali sono chiamati dalla legge a svolgere un ruolo di vigilanza e di prevenzione,ruolo che rarissimamente viene svolto da qualcuno.

Qui,di seguito,la nota che riguarda i loro DOVERI   DEI PREFETTO in materia,doveri,ovviamente,per lo più inosservati:

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

Pubblicato 27 Dicembre 2014 | Da admin3

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2. L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE. Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tuto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

La camorra di Poggiomarino arriva in Toscana: è alleata con i Casalesi per appalti e estorsioni

La camorra di Poggiomarino arriva in Toscana: è alleata con i Casalesi per appalti e estorsioni

 

I Fabbrocino e la sua costola del clan poggiomarinese dei Giugliano stanno provano ad “attaccare” la Toscana e particolarmente partendo dalla zona di Arezzo, dopo che l’influenza della cosca è già giunta in maniera ufficiale in aree come l’Umbria. Nella relazione ultima della prima Commissione (Affari istituzionali, programmazione e bilancio) del Consiglio regionale della Toscana, emergono infatti particolari che vanno oltre i fatti già noti.

E si parte proprio dall’arresto avvenuto nel 2010 del cognato di “’O Savariello”, Paolo Orlanducci catturato dai carabinieri a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, dopo essere sfuggito ad un blitz appena un anno prima. Nella relazione, infatti, si legge che il clan Giugliano gestisce per conto dei Fabbrocino il settore degli appalti e delle estorsioni, risultando addirittura alleata con i potenti Casalesi. «Per quanto riguarda Arezzo, a Arezzo i Casalesi controllano – scrive la commissione, che poi fa riferimento proprio a Orlanducci – è importante l’accenno alla normativa nuova che è stata approvata ora, con il decreto anticorruzione, sulla white list in tema di appalti. I Casalesi sono forti nella zona di Altopascio e nella zona di Arezzo e di San Giovanni Valdarno, perché? Perché sono riusciti ad acquisire un parziale controllo dell’attività edilizia: ecco perché vanno lì».

 

Orlanducci, ritenuto tra gli elementi più pericolosi della compagine camorristica dei Giugliano, è quindi ritenuto responsabile della gestione affaristica del clan nel settore degli appalti e delle estorsioni. Motivo per cui sarebbe stato inviato dal cognato e boss Antonio Giugliano nella zona aretina, per conto dei Fabbrocino che a loro volta avevano questo “patto” con i Casalesi.

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Ciminnisi scrive a Mattarella: “Noi vittime di mafia discriminate”

12 Febbraio 2015, L’ORA

Ciminnisi scrive a Mattarella:
“Noi vittime di mafia discriminate”

Nella missiva inviata al neo-presidente della Repubblica si sottolinea “l’iniquità delle norme che non prevedono l’equiparazione delle vittime di mafia a quelle del terrorismo mafioso, generando di fatto differenze e discriminazioni che ci fanno sentire cittadini di serie B”

di Alessia Rotolo

12 febbraio 2015
Ciminnisi scrive a Mattarella: <br>“Noi vittime di mafia discriminate”Suo padre Michele fu ucciso da una raffica di proiettili mentre si trovava al bar a giocare a carte, colpito per errore durante una sparatoria che aveva come obiettivo il boss Gigino Pizzuto il 29 settembre 1981, nella strage di San Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento. Ora Giuseppe Ciminnisi, vicepresidente dell’Associazione nazionale familiari delle vittime di mafia, scrive al nuovo capo dello Stato per chiedere l’equiparazione dei trattamenti economici tra i familiari dei caduti per mano di Cosa nostra e quelli del terrorismo mafioso. ”L’elezione di Sergio Mattarella – dice – ci riempie di speranza- perché anche lui ha vissuto la perdita di un familiare assassinato dai killer mafiosi, per la prima volta siamo sicuri che le nostre problematiche saranno comprese fino in fondo”.

Ciminnisi, che aveva 13 anni al momento della strage, da anni porta avanti la sua battaglia perché siano abbattute le differenze tra quelle che definisce ”vittime di serie A  e vittime di serie B”, nella galassia delle famiglie squassate dal lutto e poi tartassate dalle spese per seguire avvocati e processi. Eppure lo Stato riconosce diritti differenti, la burocrazia separa e differenzia caso da caso, famiglia da famiglia, a volte anche tra vittime dello stesso evento criminoso, ”come se non si trattasse di innocenti sacrificati alla stessa violenza criminale”. Per questo, i vertici dell’Associazione dei parenti delle vittime lo ripetono da anni: non si tratta di una rivendicazione meramente economica, è una questione di dignità: le pallottole sono tutte uguali.

Nella sua lettera al Quirinale, Ciminnisi sottolinea che  “la storia personale e familiare del capo dello Stato ci accomuna nella sofferenza e nelle emozioni” e ricorda a Mattarella “la situazione di sofferenza e di abbandono in cui versano molti di noi a seguito degli eventi luttuosi subiti, e di iniquità delle norme che non prevedono l’equiparazione delle vittime di mafia a quelle del terrorismo mafioso, generando di fatto differenze e discriminazioni che ci fanno sentire cittadini di serie B”.

“Lo sgomento e il dolore, causato dalla lunga scia di sangue innocente versato nelle strade e nelle piazza del nostro Paese  – scrive ancora – non sono solo una pagina di storia da raccontare o atti giudiziari da leggere, sono una realtà viva e ancora dolente che vogliamo si trasformi in memoria collettiva e lezione di vita per le nuove generazioni affinché possano costruire un futuro e un Paese migliore”.

”Per questo – conclude – chiediamo sostegno e vicinanza perché le vittime innocenti vengano considerate tutte alla stessa maniera e vengano riconosciuti loro uguali diritti, senza discriminazione alcuna, perché uguale è il dolore delle famiglie”.

“Napolitano non ci ha mai voluto ascoltare”, racconta Ciminnisi. “Nel 2013 siamo stati ricevuti da Filippo Bubbico (viceministro dell’Interno, ndr), ma non ha fatto nulla. È assurdo che ci siano queste differenze tra vittime. Nel 2007 abbiamo dato vita ad una protesta, che è durata un mese, davanti alla procura di Palermo. Dopo una serie di manifestazioni e richieste, lo Stato ci ha concesso l’equiparazione solo in alcune parti, ad esempio il vitalizio, ma noi chiediamo che spariscano tutte le differenze di trattamento”.  E conclude: ”Un’assurdità ad esempio riguarda le vittime delle stragi di Falcone e Borsellino: mentre per i due giudici è stato riconosciuto l’attentato terroristico, lo stesso non è stato fatto per gli uomini della scorta”.

l’ANTIMAFIA DI CARTONE MENTRE LA MAFIA SI IMPADRONISCE DI TUTTO.

Un appello accorato a tutti.La mafia si sta impossessando di tutto e non si può restare a guardare facendo solo chiacchiere.Va aiutata la Magistratura,ma con azioni concrete,nomi e cognomi.

L’”ANTIMAFIA”  DI CARTONE MENTRE LA MAFIA SI

IMPADRONISCE DI TUTTO

 

AMICI,QUA PIU’ PASSA TEMPO E PIU’ APPARE EVIDENTE

ANCHE  AI CIECHI CHE  IL DISCORSO SULLA MAFIA E

SULL’”ANTIMAFIA ” E’ ECLUSIVAMENTE  ” POLITICO”!!!!!!

 

 

Il ruolo dei Prefetti e di chi li gestisce!

Ce ne sono pochi in Italia di quelli che applicano le leggi e

fanno quello che sono obbligati a fare.

E   quei pochi vengono subito emarginati e rimossi,come

Mosca  a Roma,Frattasi a Latina e qualche altro.

Ma dov’é il ruolo di vigilanza e di prevenzione che

dovrebbero svolgere i Prefetti ?

Venezia,Milano,Roma e tante altre province d’Italia.

Invase dalle mafie che si accaparrano

appalti,subappalti,forniture di servizi , di materiale e di

interdittive se ne sono  viste e se ne  vedono poche e

niente,mentre nessuno lo denuncia.

Addirittura nella Capitale abbiamo dovuto leggere

dichiarazioni che  la qualificano come

“la città più sicura d’Italia “!!!!!!!!!!!!!!………………

Una vergogna!!!!!!!!!!!

E nessuno ha protestato,nessuno ha chiesto o adottato un

provvedimento di rimozione immediata della persona che

ha pronunciato quelle parole!!!!!!!!!

Ma che razza di “antimafia” si é abituati  a fare e si vuole

fare ?

Un’”antimafia” di chiacchiere,di parole vuote,di cose non

vere ,di falsità ,ignorando di domandarsi il “perché” le

mafie stanno prendendo il sopravvento e stanno

spazzando lo Stato-Stato,quello Stato di diritto che

autorizza o meno a definirsi una nazione civile e

democratica.

Si é indebolita la legislazione,si priva la magistratura della

possibilità   di   svolgere un’azione efficace ed “alta” contro

le vere mafie,mentre si  autorizzano implicitamente gli

apparati dello Stato a non fare quello che dovrebbero fare.

E tutti zitti,a parlare solamente di cose passate,di

sociologia,di politica spicciola,favorendo chi  NON  parla

dei problemi reali,di omissioni,di eventuali collusioni,

……chi “non rompe le scatole”,non denuncia,nomi e

cognomi.

La situazione ,amici,é grave ,gravissima e non c’é più

tempo da perdere.

Le chiacchiere non servono a niente .

Non si può continuare a gravare tutto sulle sole spalle dei

Magistrati.

Bisogna aiutarli con azioni concrete.

La mafia é nello Stato,nei partiti ed a ognuno di noi,di voi,si

impone il  DOVERE morale,civile,giuridico di fare delle

scelte definitive.

Chi non denuncia fatti concreti,nomi e cognomi ed aiuta

concretamente la Magistratura inquirente non fa

antimafia.

Fa altre cose.

Sbrighiamoci tutti  perché si sta correndo il rischio di

diventare tutti complici dell’avvento definitivo e totale

delle mafie.

L’Italia si sta trasformando sempre di più in un paese

criminale.

Per colpa di ognuno di noi !

 

ASL Viterbo.

Asl – Appalti informatici – L’ex dg dovrà pagare 115mila euro, cifre
inferiori per gli altri – Sentenza fotocopia di quella di primo grado
Corte dei conti, Aloisio & c. condannati in
appello
di Stefania Moretti

Viterbo – Dovranno pagare. Solo la Cassazione
può salvarli. Altrimenti gli appalti informatici
all’Italbyte costeranno cari a parte dell’ex
dirigenza Asl, targata Aloisio.
La mannaia della Corte dei conti è tornata in
appello, con una sentenza implacabile nelle sue
motivazioni, che non sposta di una virgola le
condanne in primo grado.
115mila 680 euro l’ex dg Giuseppe Aloisio.
96mila 240 euro l’ex direttore amministrativo
Alfredo Tognarini. 49mila 210 euro Andrea
Bianchini (direttore dell’unità operativa
complessa approvvigionamento e logistica) e
Anselmo Chiricotto (funzionario responsabile
del procedimento). 2mila e 400 euro il
presidente del collegio dei revisori dei conti
Claudio Ubertini.
Tanto dovranno versare gli imputati per il danno
erariale da 600mila euro causato
dall’affidamento di forniture informatiche dalla
Asl all’Italbyte. E’ solo uno dei tanti appalti finiti
negli anni anche sotto la lente dei pm di Viterbo
Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma. Assistenza full
risk su hardware e software ai computer della
Asl. Una fornitura triennale da oltre 768mila
euro, tra il 2004 e il 2007, rinnovata con una
nuova delibera fino al 2010. Risparmio: 666mila
euro, se solo fosse stata indetta una gara a
evidenza pubblica. Ancora di più, con le
convenzioni Consip.
Pazienza. Gli imputati hanno scelto la trattativa
privata. Ne pagheranno le conseguenze. A meno
che non vada in porto l’operazione ricorso in
Cassazione, per motivi formali.
I giudici d’appello si sono mossi nel solco
tracciato dai colleghi di primo grado. “Ampiamente violate” sarebbero “le regole dell’evidenza
pubblica”. Ma anche “quelle sulla trattativa privata, che richiede comunque almeno una gara
informale sia pure con un limitato numero di imprese”.
Niente di tutto ciò. E a poco serve gettare la croce su altri imputati del maxiprocesso penale
viterbese o fare gli scaricabarili. I magistrati contabili lo dicono a chiare lettere all’avvocato di

Giuseppe Maria Aloisio

Andrea Bianchini

Claudio Ubertini

Aloisio, Alessandro Diddi, definendo le sue affermazioni “quantomeno singolari”. Secondo il
collegio dei giudici, come si legge nelle motivazioni, “non può sfuggire al dg la violazione
delle norme sull’evidenza pubblica, essendo egli responsabile dell’andamento gestionale
complessivo dell’azienda di cui gli è stata affidata la direzione generale”. Aloisio, in parole
povere, era un manager. “Quasi un imprenditore”. ”Non poteva, non doveva sfuggire al
direttore generale – e agli altri, ciascuno per le proprie competenze – l’illegittimità delle
procedure”.
Se per la difesa la carente preparazione giuridica di Aloisio è una scusante, per i giudici è la
sua peggiore mancanza. “Non si poteva dire meglio in ordine alla responsabilità in capo al
dg”, continuano le motivazioni. “L’affermazione che il dottor Aloisio, in quanto medico, era a
digiuno di conoscenze giuridiche vale affermazione di colpa grave, per avere l’Aloisio assunto
consapevolmente il compimento di un’attività per la quale non possedeva la necessaria
esperienza e preparazione”.
Confermata l’assoluzione dell’ex direttore sanitario Alessandro Compagnoni e delle altre
posizioni per prescrizione (Bruno Cisbani, ex dg; Antonio Della Gatta, ex direttore
amministrativo; Claudio Caruso, ex presidente del collegio dei revisori dei conti).
“In appello avremo ampi margini di difesa”, dichiarava l’avvocato Diddi ai tempi della
pronuncia di primo grado. Niente da fare: “Gli appelli devono essere respinti – conclude il
collegio – e la sentenza impugnata dev’essere integralmente confermata”.
Stefania Moretti

Processo a Monza per la Passerella.

Lunedì 26 gennaio 2015 inizia a Monza il processo per lo scandalo della passarella ciclo pedonale ss 36 .

Non  lasciamo solo il Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto!!!!!!

Trasparenza ed anticorruzione : una delle imprese citate nella relazione del generale Nistri ha vinto ad Isernia una gara indetta dal Comune. Il prefetto che doveva controllare i trascorsi della società dov’era ? e’ questo il controllo anticorruzione?

      • ROMA C’è un gruppo di imprese che continua a spartirsi gli appalti per i restauri di Pompei. Ditte che in passato si erano aggiudicate alcuni lavori ed evidentemente continuano a godere di una corsia privilegiata, soprattutto potendo contare su una conoscenza delle procedure e dei luoghi che consente loro di presentare offerte al massimo ribasso. La denuncia è contenuta nella relazione trasmessa dal direttore generale del «Grande Progetto» al prefetto di Napoli.

Nessun reato viene contestato, ma il generale Giovanni Nistri – alto ufficiale dei carabinieri nominato nel dicembre 2013 dall’allora ministro Massimo Bray proprio per evitare commissariamenti e gestire in maniera nuova l’emergenza – sottolinea come «relativamente al contributo all’attuazione al protocollo di legalità, si è ritenuto opportuno ricapitolare la situazione delle aggiudicazioni definitive» stabilite dalle commissioni. Anche per verificare se – al di là delle certificazioni rilasciate – ci siano motivi per valutare l’opportunità di mantenere nell’elenco alcune ditte. E tenendo conto che nei mesi scorsi pure la Guardia di Finanza ha avviato accertamenti su delega della Procura di Torre Annunziata. Non a caso Nistri e il suo staff avevano predisposto un elenco di aziende di tutta Italia che avrebbero potuto ottenere alcuni incarichi, ma il “suggerimento” è rimasto inascoltato.

Invito ai parlamentari di qualsiasi gruppo che non siano corrotti e vogliano seriamente fare qualcosa contro le mafie. Facciano modificare le norme che prevedono le interdittive antimafia. Renderemo pubblico l’elenco di coloro che risponderanno positivamente e si impegneranno seriamente per risolvere questo problema importante

UN APPELLO DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO A TUTTI I PARLAMENTARI ONESTI E CHE ABBIANO VOGLIA DI FARE QUALCOSA DI IMPORTANTE CONTRO LE MAFIE (VEDIAMO CHI RACCOGLIE L’INVITO E SI IMPEGNA FATTIVAMENTE!!! NE DAREMO CONTO PUBBLICAMENTE
In una sentenza emessa il 5.11.2014 dal TAR della Campania su un ricorso numero di registro generale 4740 del 2013 proposta da… , contro la Regione Campania, inorriditi, leggiamo, ad un certo punto, testualmente:
“… rilevato che l’art.140 del decreto legislativo 163 del 2006 è collocato dal codice dei contratti pubblici nel titolo 3° della parte 2°, titolo contenente disposizioni per i soli contratti relativi ai lavori pubblici;
ritenuto che la norma recata dal suddetto articolo, proprio perché riferita esclusivamente ai contratti relativi ai lavori pubblici e in quanto norma di stretta interpretazione non sia applicabile ai contratti aventi ad oggetto prestazioni diverse dalla esecuzione di lavori pubblici, con particolare riferimento ai contratti per forniture o per prestazioni di servizi;
ritenuto, pertanto, che la norma non possa disciplinare la fattispecie controversa, avente ad oggetto l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale;
ritenuto, inoltre, che nella fattispecie l’amministrazione resistente abbia legittimamente applicato il comma 3° dell’articolo 94 del decreto legislativo 159 del 2011 che consente di NON procedere alla revoca delle concessioni o al recesso dei contratti per forniture di beni e servizi con soggetti colpiti da interdittiva antimafia, qualora tali soggetti non siano sostituibili in tempi rapidi e la fornitura o il servizio siano essenziali per il perseguimento dell’interesse pubblico… “.
Tale sentenza ci ha lasciati sconcertati in quanto mette in evidenza l’inutilità delle interdittive antimafia quando vengono emesse a carico delle imprese che forniscono “BENI e SERVIZI” alle amministrazioni pubbliche e che, quindi, non rientrano nella casistica di quelle che effettuano “lavori pubblici”.
Tutti sanno che i contratti che stipulano i Comuni con soggetti privati riguardano per lo più la fornitura di “beni e servizi” (appalti di pulizia, di gestione della nettezza
urbana, servizi sanitari, farmacie comunali, trasporto locale, trasporto scolastico ecc. ecc. ). Ne deriva che, escludendo la legge la possibilità di applicare la procedura delle interdittive antimafia a tale settore (“beni e servizi”), si ingenera una gran confusione e si dà, conseguentemente, la possibilità a moltissime imprese (hai il “caso” dell’impresa che gestisce a Gaeta ed in tanti altri comuni della Campania e del Lazio il servizio della nettezza urbana, la quale è stata colpita da interdettiva antimafia da parte di ben due Prefetture -Caserta e Roma- e che, purttuttavia, continua a gestire il servizio in attesa che si pronunci il TAR Lazio al quale si è rivolto altra impresa che la seguiva in graduatoria. ) di continuare tranquillamente a gestire il servizio all’infinito, fregandosene dello Stato, considerati, soprattutto, i tempi biblici della giustizia amministrativa (prima il TAR e poi il Consiglio di Stato).
L’interdittiva antimafia, così, rischia di apparire una burla che non serve a niente.
Noi pensiamo, a questo punto, che il legislatore debba farsi carico del problema apportando subito le necessarie modifiche e integrazioni e facendo in modo, peraltro, che la legge che prevede le interdittive antimafia debba essere applicabile a TUTTI i soggetti, nessuno escluso, senza se e senza ma ed a qualunque settore essi appartengano e IMMEDIATAMENTE.

 

Salviamo La Voce delle Voci, coraggiosa testata antimafia scampata alle minacce della camorra ma oggi massacrata da una sconcertante vicenda giudiziaria in Abruzzo
Avrebbe compiuto ad aprile 2014 trent’anni di giornalismo investigativo vissuto sfidando a viso aperto le connection della malavita organizzata con i poteri forti e gli affari, facendo nomi e cognomi e anticipando spesso il lavoro delle Direzioni Distrettuali ed Investigative Antimafia, con cui ha sempre intrattenuto una intensa collaborazione, tanto da essere spesso l’organo di stampa più seguito da coloro che sono impegnati in prima linea per prevenire e contrastare le mafie ad ogni livello.
Da quasi dieci anni, a testimonianza di tutto questo, i giornalisti de La Voce delle Voci sono parte viva della Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, con cui hanno organizzato fra l’altro decine di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di una ampia e fattiva partecipazione della società civile per un efficace contrasto alle mafie sui territori.
A maggio scorso presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici l’Associazione Caponnetto e La Voce delle Voci hanno avuto l’onore di ospitare come relatore il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, il capocentro della Dia partenopea Giuseppe Linares ed altri magistrati di punta delle Dda italiane.
Ma dallo scorso mese di marzo la Voce delle Voci è stata costretta ad interrompere le pubblicazioni a causa delle ripetute e violente esecuzioni forzate scaturite da una sconcertante vicenda giudiziaria che nei prossimi giorni approderà nuovamente dinanzi alla Corte d’Appello de L’Aquila. Sono stati privati di un importante strumento di informazione ed aggregazione i tanti lettori italiani che da trent’anni mensilmente si ritrovavano sulle pagine del giornale per contribuire, ciascuno con le proprie possibilità, alla affermazione della legalità sul crimine organizzato, grazie anche alla presenza costante sul giornale di articoli scritti da opinionisti come i magistrati Ferdinando Imposimato ed Enzo Albano, o da personalità come Giulietto Chiesa, Jacopo Fo, Elio Lannutti, Sandro Provvisionato, Luciano Scateni ed Elio Veltri.
A distruggere trent’anni di giornalismo investigativo antimafia (premiato nel 2007 al Quirinale dal capo dello Stato Giorgio Napolitano) non è stata infatti la crisi economica, bensì una sentenza pronunciata nel 2013 in sede civile del Tribunale di Sulmona a favore di una
esponente dell’ Italia dei Valori che denunciava di essere stata “turbata” da un articolo scritto nel 2008 da un giornalista Rai sulla Voce.
Il Tribunale di Sulmona nel 2013 ha condannato la piccola cooperativa editrice e il direttore della Voce Andrea Cinquegrani ad un risarcimento danni da quasi centomila euro con una sentenza provvisoriamente esecutiva, in forza della quale la Voce è stata da allora letteralmente bombardata di pignoramenti: ben quattro esecuzioni forzate (con notifiche a tutto il sistema bancario italiano), compreso quello dei già esigui contributi del Dipartimento editoria (che servivano a pagare la stampa del giornale) e compreso soprattutto il pignoramento della testata, della quale nel luglio scorso è stata addirittura chiesta al giudice la vendita da parte dei legali della denunciante.
Dove non era finora arrivata la malavita organizzata, che negli anni scorsi aveva rivolto ai giornalisti della Voce minacce ed intimidazioni di stampo camorristico (come documentato, fra l’altro, nel docu-film ‘O Sistema, o nel programma Rai La Grande Storia, con la supervisione del giudice Franco Roberti) sembra essere ora riuscita la sentenza di Sulmona. E possiamo già immaginare quali possano essere in Campania i personaggi o i gruppi interessati ad “acquistare” una testata che ha contribuito nel corso degli anni a far sgominare – per fare un solo esempio – un vasto giro di estorsioni a Napoli.
Una vicenda grave non solo per la Campania, ma per l’intero Paese, tanto che lo stesso Capo dello Stato Napolitano nel mese di giugno, rispondendo ad una lettera rivoltagli dai giornalisti della Voce, ha comunicato di aver trasmesso la segnalazione al Consiglio Superiore della Magistratura.
Il 13 settembre prossimo la Corte d’Appello de L’Aquila dovrà decidere sulla richiesta avanzata dalla Voce di sospendere l’esecutività della sentenza di primo grado.
L’Associazione Antimafia Caponnetto, nel ribadire il proprio sostegno a tutte le forze sane della Magistratura italiana, rivolge un accorato appello affinché la Voce delle Voci sia messa in grado di riprendere le pubblicazioni e di continuare ad esercitare il giornalismo antimafia come ha fatto in questi ultimi trent’anni. Sarebbe assurdo per una comunità che si dice “civile” esercitare una sorta di “censura giudiziaria”, cancellando di colpo una simile esperienza, fatta di sacrificio personale e di coraggio, sempre dalla parte degli “ultimi” e della legalità.
Ai giornalisti della Voce è arrivata la solidarietà della Federazione Nazionale Stampa Italiana ed in particolare di Ossigeno per l’informazione, testata di punta per l’impegno civile guidata dal giornalista-simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Spampinato. Ma oggi noi della Associazione Antimafia Caponnetto andiamo oltre e chiediamo a tutti coloro che pagano prezzi anche altissimi per liberare questo Paese dal cancro della malavita organizzata di mobilitarsi e di unirsi al nostro appello per salvare la Voce delle Voci in vista della importante, decisiva udienza del prossimo 13 settembre dinanzi alla Corte d’Appello de L’Aquila.
Roma, 10 settembre 2014

Le mafie stanno vincendo. Non continuare a stare alla finestra. Scendi in campo. E’ in gioco anche l’avvenire dei tuoi figli e di tutti i giovani

E’ GIUSTO RICORDARE E COMMEMORARE COLORO CHE SONO STATI UCCISI DALLE MAFIE, MA E’ ALTRETTANTO GIUSTO E NECESSARIO CHE SI FACCIA IN MODO CHE NON CI SIANO ALTRI ASSASSINI.
SE L’ANTIMAFIA NON SI DECIDE A FARE UN SALTO DI QUALITA’ PASSANDO DALLA RETORICA ALLA DENUNCIA, DI MORTI CE NE SARANNO TANTI ALTRI E, ALLA FINE, OLTRE ALLA VITA DI MOLTI, PERDEREMO ANCHE LA LIBERTA’ NOSTRA E DEI NOSTRI FIGLI.
IMPEGNATI ANCHE TU! SCENDI IN CAMPO E NON CONTINUARE A STARE ALLA FINESTRA.

Operazione tesseramento 2015 all’Associazione Caponnetto. La necessità di un “nuovo modello” di fare antimafia. Gratuito, operativo, non declamatorio e retorico, non politicizzato, basato tutto su INDAGINE, DENUNCIA, PROPOSTA

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tel 3470515527
LA BATTAGLIA DELL’
” ORGOGLIO DELL ‘ANTIMAFIA SOCIALE ”
UN NUOVO “MODELLO” DI ANTIMAFIA
Di fronte all’involuzione di uno Stato che appare sempre più tentennante, debole, fragile, non determinato nella lotta contro le mafie e ad un modello di un’antimafia sociale che sembra inadeguato, declamatorio, retorico, politicizzato, piegato più sul passato che non sull’attualità e sul futuro, è sempre più evidente la necessità di impegnarci a fondo perché si affermi sempre di più un nuovo ” modello” di fare antimafia.
Un’antimafia più aggressiva, incisiva, significativa, convinta, determinata, non condizionata da finalità politiche, di interesse, di business, di protagonismo personale.
Un’antimafia tutta basata sull’INDAGINE, sulla DENUNCIA, sulla PROPOSTA.
E fatta non per interesse personale e soprattutto in maniera GRATUITA.
Oggi sono poche, purtroppo, le Associazioni in Italia che hanno alla loro base questi principi.
Una parte notevole di esse non è riuscita a sottrarsi alle sirene ed ai condizionamenti di quella fetta cospicua della politica e delle istituzioni che, con i sovvenzionamenti, i benefici, i privilegi, ha fatto sì di ridimensionarne o addirittura modificarne il ruolo, l’identità, l’efficacia dell’azione.
Non si può servire al contempo Dio e mammona.
Non si possono combattere le mafie – militari, politiche, economiche – servendo, al contempo, chi le incoraggia, le sostiene, le avalla e se ne serve e ne è alleato.
O di qua o di là.
Tertium non datur.
Ecco perché noi siamo stati e siamo molto cauti e diffidenti nei confronti di quanti hanno cercato e cercano di strumentalizzare l’Associazione Caponnetto a fini politici o altre finalità.
La situazione nel Paese è gravissima, mai quanto ora.
Le mafie hanno raggiunto livelli inquietanti di penetrazione nei partiti e nelle istituzioni, oltre che nell’economia e nella società, e, perciò, urge un impegno, da parte di chi veramente crede nei valori della democrazia e dello Stato di diritto, un impegno TOTALE, ESCLUSIVO, PRIORITARIO, non residuale.
Noi abbiamo un nome ed una storia così impegnativi e nobili che non possiamo permetterci di appiattirci su un modello di antimafia opaco e pieno di ombre, oltre che inefficace e poco significativo.
Dobbiamo, pertanto, essere sempre più la punta avanzata di un’antimafia che punta a colpire al cuore le mafie, sia quelle rozze, violente e poco acculturate, sia, soprattutto, quelle annidate nelle istituzioni, nella politica, nell’economia e nella società – i cosiddetti colletti bianchi – che, con la corruzione, stanno corrodendo le basi dello Stato di diritto con l’obiettivo di trasformarlo irrimediabilmente in uno Stato-mafia, in uno stato criminale.
Dobbiamo essere sempre più l’Associazione dell’INDAGINE, della DENUNCIA, della PROPOSTA.
Non basta invocare il nome di Paolo Borsellino senza dare un senso, una concretezza alle sue parole quando invocava un impegno diretto sul campo: ” è un errore imperdonabile pensare di addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle delle forze dell’ordine e della magistratura”.
Da sole non ce la fanno. Bisogna aiutarle a sconfiggere il mostro.
Ed aiutarle, per chi conosce meccanismi e realtà, significa DENUNCIA, non chiacchiere ed analisi sociologiche, racconti di fatti passati e lontani nel tempo.
Nomi, cognomi e circostanze.
Un’antimafia operativa, di fatti, di segnalazioni continue da fare, peraltro, ad uffici e persone affidabili e credibili.
Questo DEVE fare un’Associazione antimafia seria quale noi siamo e vogliamo essere sempre di più.
Non ci servono, quindi, parolai o persone che vogliono venire nella nostra Associazione per altri scopi, siano essi politici, di protagonismo, economici.
Ci servono COMBATTENTI, persone preoccupate dell’avvenire del Paese e di quello dei nostri figli e nipoti e che vogliono combattere nell’Associazione scovando uno
per uno i mafiosi, i corrotti e tutti coloro che tramano per uccidere la democrazia e la civiltà dell’Italia.
Ci scrivono da tutta Italia- cittadini onesti, Testimoni e Collaboratori sinceri di Giustizia, persone pensose del bene collettivo- che ci chiedono consigli, ci segnalano ingiustizie, illegalità di ogni genere.
Vogliono che noi interveniamo.
Purtroppo il più delle volte non siamo in grado di soddisfare le richieste in quanto in molti territori non ci siamo e non sappiamo, quindi, come fare, a chi rivolgerci per segnalare quanto ci viene riferito.
E’ assolutamente necessario, pertanto, che in ogni angolo del Paese si formi una trincea dell’Associazione Caponnetto, fatta di persone attente, disinteressate, combattive, determinate, persone che parlino il meno possibile ma che, al contrario, guardino, osservino, annotino e segnalano all’Associazione.
Un “modello ” nuovo di antimafia, di FATTI e non parole,
Di fatti che riguardino reati di natura mafiosa e non di generiche illegalità di natura politica ed amministrativa.
L’”operazione tesseramento 2015 ” deve rappresentare un’occasione irripetibile per rigenerare, rivitalizzare, potenziare il nostro stesso organismo per renderlo sempre più attivo ed efficace e, al contempo, per attrarre e mobilitare quelle tante brave persone che vogliono impegnarsi nella lotta contro le mafie e che non hanno saputo finora a chi rivolgersi.
L’Italia non è fatta tutta di gente insensibile, corrotta, collusa.
Ci sono tanti giovani, adulti, uomini e donne, che sentono forte un’ansia di cambiamento e vogliono impegnarsi.
Ecco, l’Associazione Caponnetto deve diventare il punto di riferimento di tutte queste persone per essere sempre più il pugnale nel fianco dei mafiosi.
Attenti, però, a chi si tessera all’Associazione Caponnetto perché possono verificarsi tentativi di infiltrazione da parte di mafiosi e gente sospetta.
L’Associazione Caponnetto è ritenuta da questi, per il nome ed il prestigio che essa ha saputo conquistarsi, fra le più “pericolose”, se non la più pericolosa, in Italia ed è, quindi, prevedibile che ci siano tentativi di infiltrazioni per destabilizzarla dall’interno. Massima attenzione, quindi, prima di accettare una richiesta di iscrizione!!!
Buon lavoro ed un cordiale saluto a tutti.

Al Presidente della Repubblica On. Giorgio NAPOLITANO: Giornata Nazionale Testimoni di Giustizia

Leggi sull’aggiornamento “Al Popolo Onesto” qui sotto e unisciti a me nel supportare questa campagna firmando la petizione!

https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-on-giorgio-napolitano-giornata-nazionale-testimoni-di-giustizia/u/8578014?recruiter=173252039&utm_source=share_update&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

Nervi saldi, senso di responsabilità e di rispetto dei diritti delle persone. Cosa sono queste manganellate agli operai in lotta per i propri diritti e queste provocazioni ai sindacati?

ATTENTI.
SI STA RISCHIANDO LA SPACCATURA DEL PAESE CON TUTTE LE CONSEGUENZE IMMAGINABILI ED INIMMAGINABILI.
IN MOMENTI DELICATI E CRITICI QUALI SONO QUELLI CHE STIAMO VIVENDO SPACCARE IL PAESE SIGNIFICA ESSERE IRRESPONSABILI PERCHE’ SI RISCHIA DI PRECIPITARE NEL BARATRO DEGLI ODI E DELLA RABBIA
E QUANDO UN POPOLO, OLTRE AD ESSERE AFFAMATO, E’ ANCHE ARRABBIATO, PUO’ ESSERE LA FINE DELLA DEMOCRAZIA.
NERVI SALDI E TANTO, TANTO SENSO DI RESPONSABILITA’ E DI RISPETTO DEI DIRITTI DELLE PERSONE!!!

Egregio onorevole Pina Picierno, gli operai manganellati stamattina a Roma lavorano l’acciaio a Terni, sono i discendenti poveri di quegli operai che difesero le loro fabbriche dai nazisti, alcuni di loro aandarono in montagna e, mi creda, non per un week-end. Fanno un lavoro duro, hanno un posto fisso (maledetti), guadagnano poco, ma tanto poco che la sua fantasia e quella delle sue amiche e amici ministri e ministre, deputate e deputati, senatori e senatrici, giocatori di borsa e “marchionni” vari, salumieri di alto bordo etc, non riesce neppure ad immaginare. Eppure quel poco che hanno vogliono conservarlo. Sono dei conservatori, roba vecchia, attaccati al posto fisso, semmai pretendono pure una pensione, poveracci che si ostinano a non vedere i miracoli della modernità in stile fiorentino. In tasca hanno la tessera di un sindacato, molti quella della Fiom (ci pensi una ruota dentata, cosacce d’altri tempi), tanti quella della Fim e della Uilm. Sindacati, strumenti che in democrazia servono a tutelare i più deboli. Una volta funzionava così anche in Italia. Il sindacato è un po’ come la Giustizia (la legge è uguale per tutti) insieme servono a difendere i diritti di chi è nato senza diritti. Onorevole, sono tessere vere quelle che i padri di famiglia in tuta blu picchiati stamattina da altri padri di famiglia, di blu vestiti pure loro e pure loro malpagati, hanno in tasca. Si sono pagati il viaggio da Terni a Roma e si sono portati un panino per mangiare, volevano lavoro e democrazia, hanno trovato porte chiuse e manganelli. Onorevole, ma a Lei cosa importa? Voi guardate all’Italia del futuro, voi avete finanzieri e salumieri al vostro fianco, insieme a loro continuerete a spaccare l’Italia, a mettere i figli contro i padri, chi ha un lavoro contro chi lo cerca disperatamente, il precario contro il pensionato. Questo è il Paese che state costruendo e che declamate ogni giorno, ad ogni ora, in compiacenti talk-show. Certo,
l’audience schizza quando Lei, la Pina d’assalto, parla di tessere false e bus pagati, così, tanto per disprezzare un milioncino di persone venute a Roma, ma mi lasci dire che i suoi artifizi (potrei dire ma non lo dico, poi invece lo dice) mi ricordano quei vecchi comizianti di paese. La gente ascoltava, batteva le mani. Rideva. L’Italia affondava.

Mafie nell’area di Sorrento, Castellammare di Stabia… ecc

Tempo fa abbiamo pubblicato sul sito web dell’Associazione Caponnetto un articolo con il quale intendevamo lanciare un nostro grido di allarme sulle attività della criminalità organizzata sul territorio di Sorrento e dell’intera area ad essa circostante e richiamare, inoltre, una particolare attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine su quell’area per eventualmente aiutarle e non lasciarle sole a combattere contro una criminalità imprenditrice che si nasconde indossando… abiti puliti e firmati.
Un amico ci ha descritto quel territorio come una sorta della “cuccia del cane che, dormendo sul posto, va a defecare fuori dal posto dove dorme”.
In sostanza egli ha voluto dire che i clan stanno a Sorrento, ma, un pò come il cane che va a fare i suoi bisogni fuori dalla sua cuccia, vanno a commettere le violenze altrove.
A Sorrento non fanno chiasso ed investono solamente montagne di capitali, comprando tutto.
Una camorra che assume il volto dell’imprenditore e che non spara.
Una camorra che si impossessa di quasi tutto, in tutti i settori economici, da quello alberghiero a quello della ristorazione e dei bar, da quello balneare a quello del gioco e del tempo libero o dell’abbigliamento firmato.
Magari- anzi sicuramente- utilizzando “facce pulite”, prestanome e mai uno appartenente notoriamente ai clan che dominano il territorio, i D’Alessandro, i Cesarano ecc.
Sorrento e il suo territorio distano poco più di una decina di chilometri da paesi e città come Castellammare di Stabia, Gragnano, Pimonte, Santa Maria la Carità, S. Antonio
Abate, dove la camorra è padrona anche dell’aria che respiri ed esercita il suo dominio assoluto con tutti i mezzi, anche sparando.
Ed e’ assurdo pensare che essa abbia lasciato indenne un’area – quella della penisola sorrentina- che, distando dieci o poco più chilometri, rappresenta un enclave dove poter investire i suoi miliardari proventi illeciti.
In passato c’è stato da parte della società civile qualche tentativo di reazione a questo stato di cose.
Lo prova, appunto, questo vecchio articolo che sotto riportiamo.

Eccolo: “A Sorrento e nella penisola sorrentina è necessario ed urgente dar vita ad un particolare apparato di vigilanza. Su un territorio così ricco la camorra è fortemente interessata e, ovviamente, presente ed attiva Pubblicato 26 Agosto 2014 | Da admin2 SORRENTO – Le rivelazioni degli investimenti della camorra stabiese in penisola sorrentina arrivano dal pentimento del braccio destro di Enzo D’Alessandro. E’… a raccontare come le scommesse e i videopoker sono i principali settori di interessi per il riciclaggio dei soldi sporchi. LE REAZIONI «Onestamente è come se fosse stata scoperta l’acqua calda. In effetti è da anni che si sente il fiato sul collo della malavita. La penisola sorrentina è una terra florida, invidiata ovunque. Ma che attira interessi criminali a cui bisogna contrapporre un’energica e furiosa rivolta per far sì che qui si evitino pericoli scongiurando il rischio che l’isola felice di una volta non torni mai più e diventi uno sbiadito ricordo da conservare nei libri di storia». È il commento, secco e preciso, del presidente della commissione Trasparenza del Comune di Sorrento, Rosario Fiorentino. Che interviene a piedi uniti nell’ampio dibattito politico riscoppiato negli ultimi giorni dopo le nuove rivelazioni sui rapporti fra la criminalità e la penisola sorrentina. C’è il timore che le cose possano peggiorare, il… , ha rilanciato l’appello ai sindaci: ovvero vigilare e combattere di più le attività illecite. Proprio loro, i primi cittadini, nelle scorse settimane rispedirono al mittente il disegno secondo il quale Sorrento e la penisola fossero accerchiate dalla camorra. Ma le ultime notizie vanno in senso opposto. Qui, dunque, serve un cambio di marcia. «Perché – sottolinea Fiorentino – più passa il tempo e più si peggiora. Serve arginare la costiera in tutti i modi dagli interessi della malavita. Non è
semplice, ma è necessario scendere in campo con più vigore. Qui non possiamo continuare a vivere con la presunzione che la penisola sorrentina sia una realtà completamente distaccata da un circondario in cui la criminalità ha messo radici per poi espandersi lì dove è possibile reinvestire con riscontri i propri proventi illeciti. Bisogna aprire un capitolo di indagini sulla questione riciclo. Qui in penisola sorrentina mi pare che tale tematica sia di prioritaria importanza. Siamo accerchiati. Le rivelazioni sull’espansione dei clan a Sorrento sono decisive perché sconfessano le certezze dei sindaci confermando quel che dicevamo da tempo: c’è un problema, grosso, da affrontare. In penisola la malavita si presenta sotto forme diverse da quelle “abituali” in realtà così vicine. Occhio alle transazioni, alle operazioni immobiliari, all’arrivo di capitali di dubbia matrice. Gli investimenti sono una valvola di sfogo con cui la criminalit

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