Appelli

Invito ai parlamentari di qualsiasi gruppo che non siano corrotti e vogliano seriamente fare qualcosa contro le mafie. Facciano modificare le norme che prevedono le interdittive antimafia. Renderemo pubblico l’elenco di coloro che risponderanno positivamente e si impegneranno seriamente per risolvere questo problema importante

UN APPELLO DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO A TUTTI I PARLAMENTARI ONESTI E CHE ABBIANO VOGLIA DI FARE QUALCOSA DI IMPORTANTE CONTRO LE MAFIE (VEDIAMO CHI RACCOGLIE L’INVITO E SI IMPEGNA FATTIVAMENTE!!! NE DAREMO CONTO PUBBLICAMENTE
In una sentenza emessa il 5.11.2014 dal TAR della Campania su un ricorso numero di registro generale 4740 del 2013 proposta da… , contro la Regione Campania, inorriditi, leggiamo, ad un certo punto, testualmente:
“… rilevato che l’art.140 del decreto legislativo 163 del 2006 è collocato dal codice dei contratti pubblici nel titolo 3° della parte 2°, titolo contenente disposizioni per i soli contratti relativi ai lavori pubblici;
ritenuto che la norma recata dal suddetto articolo, proprio perché riferita esclusivamente ai contratti relativi ai lavori pubblici e in quanto norma di stretta interpretazione non sia applicabile ai contratti aventi ad oggetto prestazioni diverse dalla esecuzione di lavori pubblici, con particolare riferimento ai contratti per forniture o per prestazioni di servizi;
ritenuto, pertanto, che la norma non possa disciplinare la fattispecie controversa, avente ad oggetto l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale;
ritenuto, inoltre, che nella fattispecie l’amministrazione resistente abbia legittimamente applicato il comma 3° dell’articolo 94 del decreto legislativo 159 del 2011 che consente di NON procedere alla revoca delle concessioni o al recesso dei contratti per forniture di beni e servizi con soggetti colpiti da interdittiva antimafia, qualora tali soggetti non siano sostituibili in tempi rapidi e la fornitura o il servizio siano essenziali per il perseguimento dell’interesse pubblico… “.
Tale sentenza ci ha lasciati sconcertati in quanto mette in evidenza l’inutilità delle interdittive antimafia quando vengono emesse a carico delle imprese che forniscono “BENI e SERVIZI” alle amministrazioni pubbliche e che, quindi, non rientrano nella casistica di quelle che effettuano “lavori pubblici”.
Tutti sanno che i contratti che stipulano i Comuni con soggetti privati riguardano per lo più la fornitura di “beni e servizi” (appalti di pulizia, di gestione della nettezza
urbana, servizi sanitari, farmacie comunali, trasporto locale, trasporto scolastico ecc. ecc. ). Ne deriva che, escludendo la legge la possibilità di applicare la procedura delle interdittive antimafia a tale settore (“beni e servizi”), si ingenera una gran confusione e si dà, conseguentemente, la possibilità a moltissime imprese (hai il “caso” dell’impresa che gestisce a Gaeta ed in tanti altri comuni della Campania e del Lazio il servizio della nettezza urbana, la quale è stata colpita da interdettiva antimafia da parte di ben due Prefetture -Caserta e Roma- e che, purttuttavia, continua a gestire il servizio in attesa che si pronunci il TAR Lazio al quale si è rivolto altra impresa che la seguiva in graduatoria. ) di continuare tranquillamente a gestire il servizio all’infinito, fregandosene dello Stato, considerati, soprattutto, i tempi biblici della giustizia amministrativa (prima il TAR e poi il Consiglio di Stato).
L’interdittiva antimafia, così, rischia di apparire una burla che non serve a niente.
Noi pensiamo, a questo punto, che il legislatore debba farsi carico del problema apportando subito le necessarie modifiche e integrazioni e facendo in modo, peraltro, che la legge che prevede le interdittive antimafia debba essere applicabile a TUTTI i soggetti, nessuno escluso, senza se e senza ma ed a qualunque settore essi appartengano e IMMEDIATAMENTE.

 

Salviamo La Voce delle Voci, coraggiosa testata antimafia scampata alle minacce della camorra ma oggi massacrata da una sconcertante vicenda giudiziaria in Abruzzo
Avrebbe compiuto ad aprile 2014 trent’anni di giornalismo investigativo vissuto sfidando a viso aperto le connection della malavita organizzata con i poteri forti e gli affari, facendo nomi e cognomi e anticipando spesso il lavoro delle Direzioni Distrettuali ed Investigative Antimafia, con cui ha sempre intrattenuto una intensa collaborazione, tanto da essere spesso l’organo di stampa più seguito da coloro che sono impegnati in prima linea per prevenire e contrastare le mafie ad ogni livello.
Da quasi dieci anni, a testimonianza di tutto questo, i giornalisti de La Voce delle Voci sono parte viva della Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, con cui hanno organizzato fra l’altro decine di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di una ampia e fattiva partecipazione della società civile per un efficace contrasto alle mafie sui territori.
A maggio scorso presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici l’Associazione Caponnetto e La Voce delle Voci hanno avuto l’onore di ospitare come relatore il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, il capocentro della Dia partenopea Giuseppe Linares ed altri magistrati di punta delle Dda italiane.
Ma dallo scorso mese di marzo la Voce delle Voci è stata costretta ad interrompere le pubblicazioni a causa delle ripetute e violente esecuzioni forzate scaturite da una sconcertante vicenda giudiziaria che nei prossimi giorni approderà nuovamente dinanzi alla Corte d’Appello de L’Aquila. Sono stati privati di un importante strumento di informazione ed aggregazione i tanti lettori italiani che da trent’anni mensilmente si ritrovavano sulle pagine del giornale per contribuire, ciascuno con le proprie possibilità, alla affermazione della legalità sul crimine organizzato, grazie anche alla presenza costante sul giornale di articoli scritti da opinionisti come i magistrati Ferdinando Imposimato ed Enzo Albano, o da personalità come Giulietto Chiesa, Jacopo Fo, Elio Lannutti, Sandro Provvisionato, Luciano Scateni ed Elio Veltri.
A distruggere trent’anni di giornalismo investigativo antimafia (premiato nel 2007 al Quirinale dal capo dello Stato Giorgio Napolitano) non è stata infatti la crisi economica, bensì una sentenza pronunciata nel 2013 in sede civile del Tribunale di Sulmona a favore di una
esponente dell’ Italia dei Valori che denunciava di essere stata “turbata” da un articolo scritto nel 2008 da un giornalista Rai sulla Voce.
Il Tribunale di Sulmona nel 2013 ha condannato la piccola cooperativa editrice e il direttore della Voce Andrea Cinquegrani ad un risarcimento danni da quasi centomila euro con una sentenza provvisoriamente esecutiva, in forza della quale la Voce è stata da allora letteralmente bombardata di pignoramenti: ben quattro esecuzioni forzate (con notifiche a tutto il sistema bancario italiano), compreso quello dei già esigui contributi del Dipartimento editoria (che servivano a pagare la stampa del giornale) e compreso soprattutto il pignoramento della testata, della quale nel luglio scorso è stata addirittura chiesta al giudice la vendita da parte dei legali della denunciante.
Dove non era finora arrivata la malavita organizzata, che negli anni scorsi aveva rivolto ai giornalisti della Voce minacce ed intimidazioni di stampo camorristico (come documentato, fra l’altro, nel docu-film ‘O Sistema, o nel programma Rai La Grande Storia, con la supervisione del giudice Franco Roberti) sembra essere ora riuscita la sentenza di Sulmona. E possiamo già immaginare quali possano essere in Campania i personaggi o i gruppi interessati ad “acquistare” una testata che ha contribuito nel corso degli anni a far sgominare – per fare un solo esempio – un vasto giro di estorsioni a Napoli.
Una vicenda grave non solo per la Campania, ma per l’intero Paese, tanto che lo stesso Capo dello Stato Napolitano nel mese di giugno, rispondendo ad una lettera rivoltagli dai giornalisti della Voce, ha comunicato di aver trasmesso la segnalazione al Consiglio Superiore della Magistratura.
Il 13 settembre prossimo la Corte d’Appello de L’Aquila dovrà decidere sulla richiesta avanzata dalla Voce di sospendere l’esecutività della sentenza di primo grado.
L’Associazione Antimafia Caponnetto, nel ribadire il proprio sostegno a tutte le forze sane della Magistratura italiana, rivolge un accorato appello affinché la Voce delle Voci sia messa in grado di riprendere le pubblicazioni e di continuare ad esercitare il giornalismo antimafia come ha fatto in questi ultimi trent’anni. Sarebbe assurdo per una comunità che si dice “civile” esercitare una sorta di “censura giudiziaria”, cancellando di colpo una simile esperienza, fatta di sacrificio personale e di coraggio, sempre dalla parte degli “ultimi” e della legalità.
Ai giornalisti della Voce è arrivata la solidarietà della Federazione Nazionale Stampa Italiana ed in particolare di Ossigeno per l’informazione, testata di punta per l’impegno civile guidata dal giornalista-simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Spampinato. Ma oggi noi della Associazione Antimafia Caponnetto andiamo oltre e chiediamo a tutti coloro che pagano prezzi anche altissimi per liberare questo Paese dal cancro della malavita organizzata di mobilitarsi e di unirsi al nostro appello per salvare la Voce delle Voci in vista della importante, decisiva udienza del prossimo 13 settembre dinanzi alla Corte d’Appello de L’Aquila.
Roma, 10 settembre 2014

Le mafie stanno vincendo. Non continuare a stare alla finestra. Scendi in campo. E’ in gioco anche l’avvenire dei tuoi figli e di tutti i giovani

E’ GIUSTO RICORDARE E COMMEMORARE COLORO CHE SONO STATI UCCISI DALLE MAFIE, MA E’ ALTRETTANTO GIUSTO E NECESSARIO CHE SI FACCIA IN MODO CHE NON CI SIANO ALTRI ASSASSINI.
SE L’ANTIMAFIA NON SI DECIDE A FARE UN SALTO DI QUALITA’ PASSANDO DALLA RETORICA ALLA DENUNCIA, DI MORTI CE NE SARANNO TANTI ALTRI E, ALLA FINE, OLTRE ALLA VITA DI MOLTI, PERDEREMO ANCHE LA LIBERTA’ NOSTRA E DEI NOSTRI FIGLI.
IMPEGNATI ANCHE TU! SCENDI IN CAMPO E NON CONTINUARE A STARE ALLA FINESTRA.

Operazione tesseramento 2015 all’Associazione Caponnetto. La necessità di un “nuovo modello” di fare antimafia. Gratuito, operativo, non declamatorio e retorico, non politicizzato, basato tutto su INDAGINE, DENUNCIA, PROPOSTA

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tel 3470515527
LA BATTAGLIA DELL’
” ORGOGLIO DELL ‘ANTIMAFIA SOCIALE ”
UN NUOVO “MODELLO” DI ANTIMAFIA
Di fronte all’involuzione di uno Stato che appare sempre più tentennante, debole, fragile, non determinato nella lotta contro le mafie e ad un modello di un’antimafia sociale che sembra inadeguato, declamatorio, retorico, politicizzato, piegato più sul passato che non sull’attualità e sul futuro, è sempre più evidente la necessità di impegnarci a fondo perché si affermi sempre di più un nuovo ” modello” di fare antimafia.
Un’antimafia più aggressiva, incisiva, significativa, convinta, determinata, non condizionata da finalità politiche, di interesse, di business, di protagonismo personale.
Un’antimafia tutta basata sull’INDAGINE, sulla DENUNCIA, sulla PROPOSTA.
E fatta non per interesse personale e soprattutto in maniera GRATUITA.
Oggi sono poche, purtroppo, le Associazioni in Italia che hanno alla loro base questi principi.
Una parte notevole di esse non è riuscita a sottrarsi alle sirene ed ai condizionamenti di quella fetta cospicua della politica e delle istituzioni che, con i sovvenzionamenti, i benefici, i privilegi, ha fatto sì di ridimensionarne o addirittura modificarne il ruolo, l’identità, l’efficacia dell’azione.
Non si può servire al contempo Dio e mammona.
Non si possono combattere le mafie – militari, politiche, economiche – servendo, al contempo, chi le incoraggia, le sostiene, le avalla e se ne serve e ne è alleato.
O di qua o di là.
Tertium non datur.
Ecco perché noi siamo stati e siamo molto cauti e diffidenti nei confronti di quanti hanno cercato e cercano di strumentalizzare l’Associazione Caponnetto a fini politici o altre finalità.
La situazione nel Paese è gravissima, mai quanto ora.
Le mafie hanno raggiunto livelli inquietanti di penetrazione nei partiti e nelle istituzioni, oltre che nell’economia e nella società, e, perciò, urge un impegno, da parte di chi veramente crede nei valori della democrazia e dello Stato di diritto, un impegno TOTALE, ESCLUSIVO, PRIORITARIO, non residuale.
Noi abbiamo un nome ed una storia così impegnativi e nobili che non possiamo permetterci di appiattirci su un modello di antimafia opaco e pieno di ombre, oltre che inefficace e poco significativo.
Dobbiamo, pertanto, essere sempre più la punta avanzata di un’antimafia che punta a colpire al cuore le mafie, sia quelle rozze, violente e poco acculturate, sia, soprattutto, quelle annidate nelle istituzioni, nella politica, nell’economia e nella società – i cosiddetti colletti bianchi – che, con la corruzione, stanno corrodendo le basi dello Stato di diritto con l’obiettivo di trasformarlo irrimediabilmente in uno Stato-mafia, in uno stato criminale.
Dobbiamo essere sempre più l’Associazione dell’INDAGINE, della DENUNCIA, della PROPOSTA.
Non basta invocare il nome di Paolo Borsellino senza dare un senso, una concretezza alle sue parole quando invocava un impegno diretto sul campo: ” è un errore imperdonabile pensare di addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle delle forze dell’ordine e della magistratura”.
Da sole non ce la fanno. Bisogna aiutarle a sconfiggere il mostro.
Ed aiutarle, per chi conosce meccanismi e realtà, significa DENUNCIA, non chiacchiere ed analisi sociologiche, racconti di fatti passati e lontani nel tempo.
Nomi, cognomi e circostanze.
Un’antimafia operativa, di fatti, di segnalazioni continue da fare, peraltro, ad uffici e persone affidabili e credibili.
Questo DEVE fare un’Associazione antimafia seria quale noi siamo e vogliamo essere sempre di più.
Non ci servono, quindi, parolai o persone che vogliono venire nella nostra Associazione per altri scopi, siano essi politici, di protagonismo, economici.
Ci servono COMBATTENTI, persone preoccupate dell’avvenire del Paese e di quello dei nostri figli e nipoti e che vogliono combattere nell’Associazione scovando uno
per uno i mafiosi, i corrotti e tutti coloro che tramano per uccidere la democrazia e la civiltà dell’Italia.
Ci scrivono da tutta Italia- cittadini onesti, Testimoni e Collaboratori sinceri di Giustizia, persone pensose del bene collettivo- che ci chiedono consigli, ci segnalano ingiustizie, illegalità di ogni genere.
Vogliono che noi interveniamo.
Purtroppo il più delle volte non siamo in grado di soddisfare le richieste in quanto in molti territori non ci siamo e non sappiamo, quindi, come fare, a chi rivolgerci per segnalare quanto ci viene riferito.
E’ assolutamente necessario, pertanto, che in ogni angolo del Paese si formi una trincea dell’Associazione Caponnetto, fatta di persone attente, disinteressate, combattive, determinate, persone che parlino il meno possibile ma che, al contrario, guardino, osservino, annotino e segnalano all’Associazione.
Un “modello ” nuovo di antimafia, di FATTI e non parole,
Di fatti che riguardino reati di natura mafiosa e non di generiche illegalità di natura politica ed amministrativa.
L’”operazione tesseramento 2015 ” deve rappresentare un’occasione irripetibile per rigenerare, rivitalizzare, potenziare il nostro stesso organismo per renderlo sempre più attivo ed efficace e, al contempo, per attrarre e mobilitare quelle tante brave persone che vogliono impegnarsi nella lotta contro le mafie e che non hanno saputo finora a chi rivolgersi.
L’Italia non è fatta tutta di gente insensibile, corrotta, collusa.
Ci sono tanti giovani, adulti, uomini e donne, che sentono forte un’ansia di cambiamento e vogliono impegnarsi.
Ecco, l’Associazione Caponnetto deve diventare il punto di riferimento di tutte queste persone per essere sempre più il pugnale nel fianco dei mafiosi.
Attenti, però, a chi si tessera all’Associazione Caponnetto perché possono verificarsi tentativi di infiltrazione da parte di mafiosi e gente sospetta.
L’Associazione Caponnetto è ritenuta da questi, per il nome ed il prestigio che essa ha saputo conquistarsi, fra le più “pericolose”, se non la più pericolosa, in Italia ed è, quindi, prevedibile che ci siano tentativi di infiltrazioni per destabilizzarla dall’interno. Massima attenzione, quindi, prima di accettare una richiesta di iscrizione!!!
Buon lavoro ed un cordiale saluto a tutti.

Al Presidente della Repubblica On. Giorgio NAPOLITANO: Giornata Nazionale Testimoni di Giustizia

Leggi sull’aggiornamento “Al Popolo Onesto” qui sotto e unisciti a me nel supportare questa campagna firmando la petizione!

https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-on-giorgio-napolitano-giornata-nazionale-testimoni-di-giustizia/u/8578014?recruiter=173252039&utm_source=share_update&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

Nervi saldi, senso di responsabilità e di rispetto dei diritti delle persone. Cosa sono queste manganellate agli operai in lotta per i propri diritti e queste provocazioni ai sindacati?

ATTENTI.
SI STA RISCHIANDO LA SPACCATURA DEL PAESE CON TUTTE LE CONSEGUENZE IMMAGINABILI ED INIMMAGINABILI.
IN MOMENTI DELICATI E CRITICI QUALI SONO QUELLI CHE STIAMO VIVENDO SPACCARE IL PAESE SIGNIFICA ESSERE IRRESPONSABILI PERCHE’ SI RISCHIA DI PRECIPITARE NEL BARATRO DEGLI ODI E DELLA RABBIA
E QUANDO UN POPOLO, OLTRE AD ESSERE AFFAMATO, E’ ANCHE ARRABBIATO, PUO’ ESSERE LA FINE DELLA DEMOCRAZIA.
NERVI SALDI E TANTO, TANTO SENSO DI RESPONSABILITA’ E DI RISPETTO DEI DIRITTI DELLE PERSONE!!!

Egregio onorevole Pina Picierno, gli operai manganellati stamattina a Roma lavorano l’acciaio a Terni, sono i discendenti poveri di quegli operai che difesero le loro fabbriche dai nazisti, alcuni di loro aandarono in montagna e, mi creda, non per un week-end. Fanno un lavoro duro, hanno un posto fisso (maledetti), guadagnano poco, ma tanto poco che la sua fantasia e quella delle sue amiche e amici ministri e ministre, deputate e deputati, senatori e senatrici, giocatori di borsa e “marchionni” vari, salumieri di alto bordo etc, non riesce neppure ad immaginare. Eppure quel poco che hanno vogliono conservarlo. Sono dei conservatori, roba vecchia, attaccati al posto fisso, semmai pretendono pure una pensione, poveracci che si ostinano a non vedere i miracoli della modernità in stile fiorentino. In tasca hanno la tessera di un sindacato, molti quella della Fiom (ci pensi una ruota dentata, cosacce d’altri tempi), tanti quella della Fim e della Uilm. Sindacati, strumenti che in democrazia servono a tutelare i più deboli. Una volta funzionava così anche in Italia. Il sindacato è un po’ come la Giustizia (la legge è uguale per tutti) insieme servono a difendere i diritti di chi è nato senza diritti. Onorevole, sono tessere vere quelle che i padri di famiglia in tuta blu picchiati stamattina da altri padri di famiglia, di blu vestiti pure loro e pure loro malpagati, hanno in tasca. Si sono pagati il viaggio da Terni a Roma e si sono portati un panino per mangiare, volevano lavoro e democrazia, hanno trovato porte chiuse e manganelli. Onorevole, ma a Lei cosa importa? Voi guardate all’Italia del futuro, voi avete finanzieri e salumieri al vostro fianco, insieme a loro continuerete a spaccare l’Italia, a mettere i figli contro i padri, chi ha un lavoro contro chi lo cerca disperatamente, il precario contro il pensionato. Questo è il Paese che state costruendo e che declamate ogni giorno, ad ogni ora, in compiacenti talk-show. Certo,
l’audience schizza quando Lei, la Pina d’assalto, parla di tessere false e bus pagati, così, tanto per disprezzare un milioncino di persone venute a Roma, ma mi lasci dire che i suoi artifizi (potrei dire ma non lo dico, poi invece lo dice) mi ricordano quei vecchi comizianti di paese. La gente ascoltava, batteva le mani. Rideva. L’Italia affondava.

Mafie nell’area di Sorrento, Castellammare di Stabia… ecc

Tempo fa abbiamo pubblicato sul sito web dell’Associazione Caponnetto un articolo con il quale intendevamo lanciare un nostro grido di allarme sulle attività della criminalità organizzata sul territorio di Sorrento e dell’intera area ad essa circostante e richiamare, inoltre, una particolare attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine su quell’area per eventualmente aiutarle e non lasciarle sole a combattere contro una criminalità imprenditrice che si nasconde indossando… abiti puliti e firmati.
Un amico ci ha descritto quel territorio come una sorta della “cuccia del cane che, dormendo sul posto, va a defecare fuori dal posto dove dorme”.
In sostanza egli ha voluto dire che i clan stanno a Sorrento, ma, un pò come il cane che va a fare i suoi bisogni fuori dalla sua cuccia, vanno a commettere le violenze altrove.
A Sorrento non fanno chiasso ed investono solamente montagne di capitali, comprando tutto.
Una camorra che assume il volto dell’imprenditore e che non spara.
Una camorra che si impossessa di quasi tutto, in tutti i settori economici, da quello alberghiero a quello della ristorazione e dei bar, da quello balneare a quello del gioco e del tempo libero o dell’abbigliamento firmato.
Magari- anzi sicuramente- utilizzando “facce pulite”, prestanome e mai uno appartenente notoriamente ai clan che dominano il territorio, i D’Alessandro, i Cesarano ecc.
Sorrento e il suo territorio distano poco più di una decina di chilometri da paesi e città come Castellammare di Stabia, Gragnano, Pimonte, Santa Maria la Carità, S. Antonio
Abate, dove la camorra è padrona anche dell’aria che respiri ed esercita il suo dominio assoluto con tutti i mezzi, anche sparando.
Ed e’ assurdo pensare che essa abbia lasciato indenne un’area – quella della penisola sorrentina- che, distando dieci o poco più chilometri, rappresenta un enclave dove poter investire i suoi miliardari proventi illeciti.
In passato c’è stato da parte della società civile qualche tentativo di reazione a questo stato di cose.
Lo prova, appunto, questo vecchio articolo che sotto riportiamo.

Eccolo: “A Sorrento e nella penisola sorrentina è necessario ed urgente dar vita ad un particolare apparato di vigilanza. Su un territorio così ricco la camorra è fortemente interessata e, ovviamente, presente ed attiva Pubblicato 26 Agosto 2014 | Da admin2 SORRENTO – Le rivelazioni degli investimenti della camorra stabiese in penisola sorrentina arrivano dal pentimento del braccio destro di Enzo D’Alessandro. E’… a raccontare come le scommesse e i videopoker sono i principali settori di interessi per il riciclaggio dei soldi sporchi. LE REAZIONI «Onestamente è come se fosse stata scoperta l’acqua calda. In effetti è da anni che si sente il fiato sul collo della malavita. La penisola sorrentina è una terra florida, invidiata ovunque. Ma che attira interessi criminali a cui bisogna contrapporre un’energica e furiosa rivolta per far sì che qui si evitino pericoli scongiurando il rischio che l’isola felice di una volta non torni mai più e diventi uno sbiadito ricordo da conservare nei libri di storia». È il commento, secco e preciso, del presidente della commissione Trasparenza del Comune di Sorrento, Rosario Fiorentino. Che interviene a piedi uniti nell’ampio dibattito politico riscoppiato negli ultimi giorni dopo le nuove rivelazioni sui rapporti fra la criminalità e la penisola sorrentina. C’è il timore che le cose possano peggiorare, il… , ha rilanciato l’appello ai sindaci: ovvero vigilare e combattere di più le attività illecite. Proprio loro, i primi cittadini, nelle scorse settimane rispedirono al mittente il disegno secondo il quale Sorrento e la penisola fossero accerchiate dalla camorra. Ma le ultime notizie vanno in senso opposto. Qui, dunque, serve un cambio di marcia. «Perché – sottolinea Fiorentino – più passa il tempo e più si peggiora. Serve arginare la costiera in tutti i modi dagli interessi della malavita. Non è
semplice, ma è necessario scendere in campo con più vigore. Qui non possiamo continuare a vivere con la presunzione che la penisola sorrentina sia una realtà completamente distaccata da un circondario in cui la criminalità ha messo radici per poi espandersi lì dove è possibile reinvestire con riscontri i propri proventi illeciti. Bisogna aprire un capitolo di indagini sulla questione riciclo. Qui in penisola sorrentina mi pare che tale tematica sia di prioritaria importanza. Siamo accerchiati. Le rivelazioni sull’espansione dei clan a Sorrento sono decisive perché sconfessano le certezze dei sindaci confermando quel che dicevamo da tempo: c’è un problema, grosso, da affrontare. In penisola la malavita si presenta sotto forme diverse da quelle “abituali” in realtà così vicine. Occhio alle transazioni, alle operazioni immobiliari, all’arrivo di capitali di dubbia matrice. Gli investimenti sono una valvola di sfogo con cui la criminalit

Bruciano le aziende in terra di camorra???!!! Lettera aperta dell’Associazione Caponnetto al Prefetto ed al Questore di Napoli. La prevenzione come arma principale della legalità

In solo due giorni due incendi hanno distrutto due attività, l ‘ una poco distante dall altra: la prima una nota torrefazione a Boscoreale e la seconda una concessionaria di auto in Poggiomarino.

Bisogna essere cauti sulle cause, poiché ci sono indagini in corso, ma non ci stupirebbe la pista dolosa, un gesto punitivo della camorra che cerca altre vittime di estorsione.
Una camorra sempre più spietata e con i vertici decapitati dagli ultimi arresti, ma certo un modus operandi che ci fa riflettere su come una nuova generazione criminale stia prendendo piede.

L’ Associazione Caponnetto chiede al Prefetto ed al Questore di Napoli di non abbassare la guardia e di essere vicini a chi denuncia. La prevenzione deve essere la vera arma della legalità.

Appello dell’Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” a tutte le persone oneste e coraggiose d’Italia

OPERAZIONE TESSERAMENTO 2015 ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Fra poco daremo inizio all’operazione “tesseramento 2015″ all’Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie ” A. Caponnetto”.
Quindici anni di azioni costanti, ininterrotte, dure, incisive di osservazione, indagini, denunce, accompagnate da una serie infinita di convegni, riunioni, incontri tesi tutti a stimolare le persone a praticare uno stile di antimafia non parolaia e retorica, ma, al contrario, tutta caratterizzata da un modello di combattere le mafie attraverso l’INDAGINE, la DENUNCIA e la PROPOSTA, ci danno titolo per rivolgerci a tutte le persone oneste e coraggiose del Paese per invitarle ad iscriversi per fare in modo che in ogni angolo possibile del Paese si possa aprire una trincea per combattere il crimine.
Ci rivolgiamo anche a coloro che. eventualmente scoraggiati e delusi per non aver incontrato finora soggetti coerenti con le finalità esposte nei loro Statuti che non hanno contribuito a dare un’immagine corretta a tutto il fronte dell’antimafia sociale, sono rimasti finora alla finestra.
Troppa politica e troppa retorica, con una scarsa, scarsissima attività di indagine e di denuncia e, talvolta, anche affarismo e protagonismo.
Attività di INDAGINE E di DENUNCIA che deve essere, invece, il fulcro dell’azione di una vera Associazione antimafia.
L’Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” non ha MAI chiesto ed ottenuto soldi o privilegi di qualsiasi natura da Comuni, Province, Regioni, Stato centrale – se si escludono quelle due-tre migliaia di euro del 5 x mille che ci pervengono dalle persone che ci stimano -, nè ha consentito ad alcuno di utilizzare la sua sigla per attività di natura politica di qualsiasi stampo.
E, quando per i convegni -che non vedono mai un politico fra i relatori, ma solo magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e giornalisti d’inchiesta – e per le centinaia di “visure camerali”che chiediamo per scovare le ditte mafiose, quei pochi soldi che ci arrivano attraverso il Tesseramento – che è molto selettivo, ad evitare infiltrazioni di malavitosi e di gente che vorrebbe entrare per tentare di strumentalizzare politicamente l’Associazione- ed il 5 x mille, non bastano, qualcuno di noi mette mani alle proprie tasche.
Vorremmo, questo sì, essere di più ad operare, ma, purtroppo, di gente onesta e coraggiosa se ne trova poca.
Ecco perché questa volta facciamo appello a tutte quelle persone, sparse nel paese, pulite intellettualmente e moralmente e desiderose di dare un loro contributo perché l’Italia non finisca di cadere nel baratro, perché vengano nella nostra Associazione a combattere contro la corruzione e le mafie.
Iscrivetevi all’Associazione Caponnetto e costituite in ogni angolo d’Italia un suo nucleo di combattimento.

Ass. Caponnetto

info@comitato-antimafia-lt.org
Tel 3470515527

Il problema del “Recupero crediti” e delle “aste giudiziarie” in provincia di Latina

Il PROBLEMA DEL “RECUPERO CREDITI” E DELLE “ASTE GIUDIZIARIE”.
UN APPPELLO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO AI PROCURATORI CAPO DELLE DDA DI ROMA E DI NAPOLI, AL NUOVO QUESTORE DE MATTEIS ED AL COMANDANTE PROVINCIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA COLONNELLO RECCIA DI LATINA
Un problema complesso che richiede competenze specifiche ed intorno al quale potrebbero muoversi interessi colossali.
E diffusi.
Ci venimmo a contatto quando ci furono le grandi manifestazioni di qualche anno fa indette dall’organizzazione di Danilo Calvani a Latina e non solo nel mondo contadino e, dopo aver raccolto una serie di notizie sulla crisi gravissima che colpisce molte aziende agricole, lo sottoponemmo all’attenzione di chi di dovere.
Sappiamo che è stata avviata un’indagine da parte della Questura di Latina, ma non ne conosciamo, ad oggi, l’esito.
Nè sappiamo se essa è ancora in corso.
Le voci erano tante e si parlava di possibili mani della camorra su alcune aziende dell’agro pontino cadute in gravi difficoltà economiche e perciò costrette a rivolgersi al sistema creditizio di banche o privati.
Un terreno scivoloso, questo, nel quale non riesci mai ad addentrarti come si deve per assenza di informazioni complete a causa dell’omertà della gente che ha paura di parlare e di denunciare.
Ci guidano, pertanto, le sensazioni, oltre le quali non riusciamo ad andare per due motivi:
il primo, perché non spetta a noi svolgere un’azione sostitutiva rispetto alle istituzioni preposte;
il secondo, perché, pur volendolo fare, non abbiamo gli strumenti ed i mezzi necessari.
Ma certo è che le “voci” che raccogliamo e le parole a mezza bocca che ci pervengono sono tante e ci inquietano.
Qualcuno parla di ” professionisti ” insospettabili che opererebbero in rete fra di essi nell’area bancaria e del recupero crediti e che svolgerebbero un’azione che tenderebbe a sottrarre ai proprietari le aziende in crisi.
Non siamo in grado di andare oltre in quanto non ci è stato possibile, ad oggi, raccogliere nomi e riscontri.
Certo, però, è che, se si volesse, non sarebbe difficile risalire al bandolo della matassa acquisendo presso le ” sezioni fallimentari” dei Tribunali di Latina, Cassino ecc. e gli uffici che si occupano del “recupero crediti” che operano per conto del sistema bancario gli elenchi delle aziende in crisi, di quelle già passate di mano e di quelle che stanno passando di mano, convocando vecchi e nuovi proprietari ed interrogandoli.
Un lavoro delicato e meticoloso, ma, ripetiamo, non difficile, che potrebbe aprire scenari davvero inquietanti in quanto potrebbe far luce sulla “provenienza” di quella massa enorme di capitali che da decenni si stanno investendo in provincia di Latina e nel Basso Lazio e di cui ne hanno parlato anche l’altro giorno a Formia, durante un convegno organizzato per la presentazione di un libro che tratta delle attività mafiose, il Dr. Conzo della DDA di Napoli e l’ex Procuratore Capo, sempre di Napoli, Dr. Lepore.
Un lavoro – forse questo è l’aspetto più importante – che potrebbe, peraltro e finalmente, disvelare le dimensioni e le attività di
quella “quinta mafia”, costituita da soggetti locali che operano sinergicamente con le organizzazioni storiche, camorra e ndrangheta soprattutto..

Signori, comprendeteci, non possiamo…

SIGNORI, COMPRENDETECI, NON POSSIAMO…

Noi confidiamo nell’onestà intellettuale di coloro che ci seguono, ritenendo che essi siano persone le più intelligenti ed in grado di comprendere il senso ed il valore del nostro agire.
Ci pervengono in continuazione, oltre a richieste di aiuto in denaro, anche di pareri o prese di posizione di natura politica.
Molti, infatti, ci inviano documenti che implicano l’assunzione di una posizione su situazioni e comportamenti che si riferiscono a fatti politici.
In 15 anni di attività, l’associazione Caponnetto ha sempre rifiutato di schierarsi con questo o quel partito politico, con questo o quello schieramento di partiti ed è stata sempre rigida nel salvaguardare e difendere la sua autonomia da qualsiasi formazione partitica.
Pagando anche prezzi altissimi.
Il processo di degenerazione in corso nei partiti politici ci costringe a marcare la nostra distanza da tutto e da tutti.
Noi non siamo dei qualunquisti ed ognuno di noi ha la sua idea politica e vota, ma non vogliamo assolutamente sentirci subordinati o accumunati a e con tizio o caio in quanto la corruzione – stavamo per scrivere “la mafiosità” – che alligna sempre di più nel quadro politico del nostro Paese ci induce a marcare la distanza da tutto e da tutti, pur tenendo conto, a livello personale, delle diversità originarie di ogni formazione rispetto all’altra.
In parole povere, nessuno di noi è un qualunquista, ma ciò non deve indurre a pensare che noi siamo al servizio di tizio o caio perché la degenerazione in atto nelle burocrazie di tutti i partiti politici ci induce a marcare le distanze, come soggetto associativo, da tutto e da tutti.
Le mafie non hanno colore politico ed un’antimafia seria non può e non deve avere una posizione diversa.
Se vuole essere una vera “antimafia”!!!
Il tentativo di chi vuole tirarci per la giacca per vederci allineati con questo o con quello è, quindi, maldestro e non gradito.
Ognuno di noi conosce la storia e la genesi dei fenomeni sociali ed economici e, quindi, anche politici.
Ma ognuno di noi conosce, al contempo, le mutazioni e le degenerazioni di quei fenomeni.
Talché, senza alcuna presunzione, chi fa un’antimafia seria, sul campo e non asservita a poteri economici o politici, può a ben ragione definirsi ed essere definito come colui o colei che ha acquisito, senza schermature e forzature di sorta, quell’autonomia e quella maturità che gli/le consentono quella libertà di giudizio e, quindi, quella capacità di espressione personale, anche con il voto, delle sue preferenze.
Senza mai intaccare l’autonomia degli altri consociati.
Un’Associazione seria si comporta in questo modo!
Quindi, vi supplichiamo: non costringeteci ad esprimere giudizi impietosi e limitatevi ad accettarci per quello che siamo, con la nostra identità vera e per il nostro impegno quotidiano contro le mafie, soprattutto quelle politiche ed annidate nelle istituzioni.
Le vere mafie!!!

L’APPELLO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA “A. CAPONNETTO” PER SALVARE “LA VOCE DELLE VOCI”

Il prossimo 16 settembre la Corte d’Appello dell’Aquila dovrà decidere il destino della testata antimafia “La Voce delle Voci”.

Dopo trent’anni di battaglie contro le connection tra malavita organizzata e poteri deviati, la testata ha infatti dovuto sospendere le pubblicazioni a causa di una sentenza di condanna per presunta diffamazione pronunciata dal Tribunale di Sulmona.

A seguito della sentenza la denunciante, esponente sulmonese dell’IDV, ha pignorato la testata, chiedendone la vendita al migliore offerente.

Ora la Corte d’Appello dell’Aquila dovrà pronunciarsi sulla richiesta di sospensione della provvisoria esecuzione avanzata dagli avvocati della “Voce delle Voci” sulla base di nuovi elementi emersi alla Procura della Repubblica di Campobasso, competente per territorio su Sulmona, che ha iscritto nel registro degli indagati il giudice estensore della sentenza di primo grado, nell’ambito di una indagine penale in cui figurano come parti offese i giornalisti della Voce.

Una vicenda sconcertante, al punto da essere stata trasmessa al Consiglio Superiore della Magistratura dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Dalla decisione della Corte d’Appello dipenderà in buona parte il destino di questa storica testata, cui fino a marzo hanno regolarmente collaborato con i loro articoli personalità come, per fare solo alcuni nomi, Ferdinando Imposimato, Giulietto Chiesa, Jacopo Fo, Elio Lannutti, Sandro Provvisionato, Luciano Scateni, Elio Veltri.

Ma ” La Voce delle Voci” è stata soprattutto negli ultimi dieci anni testata di riferimento della Associazione Nazionale Antimafia “Antonino Caponnetto”, cui collaborano da volontari i suoi giornalisti. La “Caponnetto” e la “Voce” organizzano da anni incontri pubblici di sensibilizzazione ed informazione dei cittadini.

Migliaia di persone hanno avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con i magistrati di prima linea nel contrasto alle mafie, come avvenuto lo scorso 23 maggio a Napoli, quando è intervenuto il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti.

Proprio in nome di questo comune impegno teso a ripristinare condizioni di civiltà in un Paese devastato dalle mafie, l’Associazione Antimafia”A. Caponnetto” scende in campo al fianco de “La Voce delle Voci “e rivolge un appello affinché non vada dispersa una esperienza coraggiosa di giornalismo indipendente durata trent’anni, così privando gli italiani di uno strumento indispensabile d’informazione ed incontro per le forze sane del Paese.

Svegliatevi!!!

QUANDO NOI DICIAMO CHE MENTRE LE MAFIE SI SONO AMMODERNATE ED HANNO FATTO SUL PIANO DELLE TATTICHE E DELLE STRATEGIE DI CONQUISTA DEL POTERE ASSOLUTO E DELLA RICCHEZZA GLOBALE PROGRESSI ENORMI LA COSIDDETTA ” ANTIMAFIA ” E’ RIMASTA INDIETRO DI 5O ANNI FERMA A METODOLOGIE DI CONTRASTO OBSOLETE E RIDICOLE, AGLI APPELLI, ALLE COMMEMORAZIONI, ALLE FIACCOLATE, ALLE INVOCAZIONI, ALLE FIACCOLATE, AI FILM RAFFIGURANTI ANCORA IL ” PADRINO”, AI RACCONTI DELLA NONNINA.
Tutte cose ridicole ed innocue che non fanno nemmeno il solletico ai mafiosi i quali, intanto, hanno conquistato gran parte della ricchezza nazionale e mondiale ed un potere infinito tale da assoggettare larga parte della politica e delle istituzioni ai loro voleri, alle loro scelte.
Ci si illude di poter fare la guerra contro armate dotate di carri armati e missili con un esercito sgangherato di sprovveduti e di ragazzini e non raramente di affaristi che pensano di farsi gli affari propri approfittando della babele determinata da una Roma in fiamme.
Fino a quando si continuerà a ciurlare nel manico credendo e facendo credere agli sprovveduti che le mafie vanno identificate nei Totò Riina o nei Provenzano o negli Schiavone e in uomini rozzi ed analfabeti e non, invece, nel banchiere, nel ministro, nel deputato, nel senatore, nel sindaco, nell’assessore, nel generale, nell’imprenditore, nel commercialista, nel notaio, nell’avvocato e, talvolta, anche fra i magistrati, i carabinieri, i poliziotti, i finanzieri che sono venuti meno al giuramento di fedeltà allo Stato di diritto, non faremo molta strada ancora e diventeremo tutti complici del più orrendo delitto: quello di aver distrutto lo Stato di diritto e di aver consegnato il Paese nella mani di bande di criminali, compromettendo, così – la cosa piu’ grave – l’avvenire dei nostri figli e dei giovani.
Noi non ci stiamo e vogliamo lottare fino all’ultimo per conservare, se non altro, il diritto a poter guardare negli occhi, con la coscienza a
posto di aver fatto il nostro dovere di genitori e di cittadini, i nostri figli.
Svegliatevi!!!
Svegliatevi presto, in tempo per poter combattere seriamente la mafia che, oggi, non è più quella che, coscientemente o incoscientemente, ci viene raffigurata in maniera del tutto diversa da quella che effettivamente è:
la mafia-stato, la mafia diventata potere.
E con la mafia-stato e la mafia -potere non si fa la guerra con un esercito di ragazzini, di gente impreparata e sprovveduta che quando le indichi la luna, anziché guardare questa, guarda il dito con il quale gliela indichi o, peggio, con bande di affaristi che, con la scusa di fare la lotta alle mafie, approfitta per farsi gli affari propri, costi quello che costi e fregandosene delle sorti del Paese e dei cittadini perbene.
Falcone diceva (scomodiamolo una sola volta anche noi):
“Seguite il filone dei soldi e troverete la mafia”.
I soldi!
E chi ha i soldi ha il potere che, alla lunga, si trasforma nel Potere.
Quello assoluto che ti strozza e ti toglie anche l’aria per respirare.
Svegliatevi!!!

Aiutiamo Bennardo

E’ UN APPELLO ACCORATO CHE LANCIAMO A TUTTA ITALIA E CHE RIPETEREMO PIU’ VOLTE:
AIUTIAMO BENNARDO!!!
EGLI E’ UN ARTIGIANO STROZZATO A PALERMO DAGLI USURAI E CHE, DOPO AVERLI DENUNCIATI, PER SOPRAVVIVERE E CURARE UN FIGLIO AFFETTO DA UNA MALATTIA RARA SI VEDE COSTRETTO A VENDERE UN RENE.
LO SI PUO’ AIUTARE ORDINANDOGLI E FACENDOSI INVIARE PER CONTRASSEGNO LE SUE PRODUZIONI.

 

Chi è Bennardo Mario Raimondi

Il 19 Luglio 2011 durante la commemorazione della morte di Paolo Borsellino, alcune agende rosse hanno conosciuto un artigiano palermitano, che, vittima del racket e delle estorsioni, un giorno ha deciso di denunciare tutto. La sua vita da quel momento non è di certo migliorata. Fa difficoltà ad andare avanti, difficoltà economiche che si sommano al fatto di avere un figlio malato, che periodicamente dev’ essere portato a Roma perché affetto da una malattia rara. Per cercare di continuare a curare il figlio Bennardo si è visto costretto a vendere un rene. Scopo di questo blog è di creare una vetrina sui suoi prodotti, sperando che possa riprendere a lavorare regolarmente. Nel frattempo si può versare qualcosa sulla carta poste pay, le cui coordinate trovate nella colonna di destra. Nella sezione Prodotti una vetrina di ciò che produce e vende. Qualora foste interessati ad effettuare degli ordinativi o ad aiutarlo ad allestire degli stand con i suo prodotti, potete chiamarlo sul numero di cellulare: 3391327950

 

Appello agli iscritti ed ai simpatizzanti dell’Associazione Caponnetto

LETTERA APERTA AGLI ISCRITTI ED AI SIMPATIZZANTI
DELL’ASSOCIAZIONE “A. CAPONNETTO”
La specificità dell’Associazione Caponnetto sta nello sforzo quotidiano che essa compie per individuare tutti quegli atti che vengono compiuti per agevolare, direttamente od indirettamente, l’espansione del fenomeno mafioso nei vari territori.
L’Associazione Caponnetto non è un soggetto asservito a questo o quello schieramento politico, a questa o quella formazione politica, anche se essa guarda ai fatti della politica con un occhio favorevole a quelle forze politiche che dovessero eventualmente impegnarsi più delle altre nel contrastare le mafie e la corruzione.
Ma il suo compito esclusivo è quello di individuare i mafiosi e gli amici dei mafiosi, denunciarli, farli processare, condannare e far sottrarre ad essi i beni accumulati in maniera illecita.
A questo compito si accompagna un altro, non secondario, che riguarda il comportamento delle istituzioni nella lotta alle mafie ed alla corruzione, le omissioni, le opacità, le collusioni di pezzi di queste, la qualità delle prestazioni in materia di lotta alle illegalità ed il miglioramento/cambiamento di queste:
INDAGINE, DENUNCIA, PROPOSTA.
Niente di più, niente di meno.
E’ profondamente sbagliato sostenere che ci sono aree nel Paese in cui ” la mafia non c’è”.
LE MAFIE SONO DOVUNQUE.
ANZI E’ PROPRIO DOVE SEMBRA CHE NON CI SIANO CHE CI SONO DI PIU’ PERCHE’ VUOL DIRE CHE ESSE SONO RIUSCITE E RIESCONO A MIMETIZZARSI A TAL PUNTO DA NON APPARIRE..
La bravura e le capacità di un ognuno che voglia fare un’attività seria contro le mafie si misurano proprio dal suo saper individuare o meno i mafiosi, soprattutto quelli in giacca e cravatta, quell’”area grigia” di colletti bianchi che rappresenta l’ossatura delle mafie.
E’ un errore imperdonabile il continuare a raffigurare il mafioso nel “padrino” che estorce, spara e fa sparare.
Questa è una figura che appartiene al passato, ad un passato lontano.
Il mafioso, oggi, e’ il politico, l’uomo delle istituzioni, il prete, il poliziotto, il carabiniere, l’avvocato, l’ingegnere, il commercialista, il notaio, l’imprenditore, il deputato, l’uomo di governo, talvolta il magistrato, il direttore di banca, l’imprenditore, colui che frequenta i salotti buoni.
Sono questi i soggetti che un’Associazione antimafia seria DEVE saper individuare e DENUNCIARE.
Se non fa questo, essa non assolve ai suoi doveri.
Non è un’associazione che combatte le mafie.
Fa altra cosa.
Notiamo che non tutti hanno compreso e comprendono appieno il senso del nostro essere e del nostro agire.
In passato si sono avvicinate a noi, con l’intento evidentemente di strumentalizzare l’Associazione a fini politici – e qualcuno anche, forse, speculativi, – persone di ogni specie.
Il nome, il prestigio e la storia sono appetibili.
Orbene è opportuno che tutti sappiano che nell’Associazione Caponnetto non c’è spazio per quanti non siano disponibili ad impegnarsi UNICAMENTE per scoprire e denunciare i mafiosi ed i loro sodali.
In qualunque partito politico, ufficio o assise essi siano.
Punto.
Giova, a questo punto, ricordare a tutti che noi abbiamo approntato in anni ed anni di duro lavoro un database che ci consente di fare accurate ricerche su imprese e soggetti in odor di mafia.
Ciò ci è costato e ci costa enormi sacrifici e ci consente, però, di fare un’azione veramente incisiva di indagine e di denuncia, nomi e cognomi, dei mafiosi.
Invitiamo ancora una volta tutti gli iscritti e simpatizzanti ad inviarci tutte quelle notizie utili a farci individuare nei rispettivi territori presenze, insediamenti, atti, investimenti di capitali e quant’altro del genere di natura sospetta.
Senza di questo non si conduce alcuna azione significativa contro le mafie.

Aiutiamo Bennardo Mario Raimondi, un artigiano palermitano ridotto alla miseria dagli usurai e che per curare un figlio affetto da una malattia rara si è visto costretto a vendersi un rene

E’ UN APPELLO ACCORATO CHE LANCIAMO A TUTTA ITALIA E CHE RIPETEREMO PIU’ VOLTE:
AIUTIAMO BENNARDO!!!
EGLI E’ UN ARTIGIANO STROZZATO A PALERMO DAGLI USURAI E CHE, DOPO AVERLI DENUNCIATI, PER SOPRAVVIVERE E CURARE UN FIGLIO AFFETTO DA UNA MALATTIA RARA SI E’ VISTO COSTRETTO A VENDERE UN RENE.
LO SI PUO’ AIUTARE ORDINANDOGLI E FACENDOSI INVIARE PER CONTRASSEGNO LE SUE PRODUZIONI.

Il 19 Luglio 2011 durante la commemorazione della morte di Paolo Borsellino, alcune agende rosse hanno conosciuto un artigiano palermitano , che, vittima del racket e delle estorsioni, un giorno ha deciso di denunciare tutto. La sua vita da quel momento non è di certo migliorata. Fa difficoltà ad andare avanti,difficoltà economiche che si sommano al fatto di avere un figlio malato, che periodicamente dev’ essere portato a Roma perchè affetto da una malattia rara. Per cercare di continuare a curare il figlio Bennardo si è visto costretto a vendere un rene. Scopo di questo blog è di creare una vetrina sui suoi prodotti, sperando che possa riprendere a lavorare regolarmente. Nel frattempo si può versare qualcosa sulla carta poste pay , le cui coordinate trovate nella colonna di destra. Nella sezione Prodotti una vetrina di ciò che produce e vende. Qualora foste interessati ad effettuare degli ordinativi o ad aiutarlo ad allestire degli stand con i suo prodotti,, nella sezione Contatti trovate il form per scrivergli,o se volete potete anche chiamarlo sul numero di cellulare : 3391327950

No alla discarica di Cupinoro

Cupinoro: lettera-petizione al Presidente del Consiglio dei Ministri

Riceviamo, aderiamo e pubblichiamo la lettera/petizione che verrà inviata domani, merc.9 luglio, a Renzi, in previsione della decisione del consiglio dei ministri sul futuro della discarica di Cupinoro e della Bracciano Ambiente. Si chiede a comitati e associazioni di sottoscriverla, dando il consenso corredato dal nome esatto da inserire e da un recapito. La lettera verrà inviata corredata delle firme, senza loghi e intestazioni, con “domicilio eletto del mittente” presso l’ass. Salviamo Bracciano e spedita con gli allegati.
Inviare adesioni a: salviamo.bracciano@gmail.com

LETTERA/PETIZIONE Al Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi

Aggiungiamo che:
- la politica dell’”emergenza” cui fanno solitamente ricorso i vari livelli di governo non è più accettabile. Sono anni che il cittadino vede calpestato il proprio diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente con questo tipo di risposta politica che di fatto ha favorito affaristi, catttivi amministratori e politici, malaffare. L’art.32 della Costituzione grida vendetta.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Quando vuole, la politica sa come affrettare tempi e interventi a suon di decreti fulminei, magari quelli a danno delle tasche e delle scelte di vita dei cittadini-sudditi. Trovi anche questa volta una soluzione rapida e drastica con un piano di gestione dei rifiuti degno della vera emergenza, l’EMERGENZA INQUINAMENTO, l’EMERGENZA CORRUZIONE e il GRAVE DEGRADO CULTURALE che questo paese sta ingiustamente patendo. Se i politici al governo non sanno come si fa, si rivolgano alle figure professionali di valore che hanno saputo resistere alle lusinghe di un sistema asservito a un modello economico lineare, ovvero alla proliferazione del rifiuto di tutti i tipi, all’esaurimento delle risorse rimaste, all’inquinamento sempre più diffuso, e infine… all’estinzione della specie, come ci ricorda l’epigenetica. Cupinoro è l’emblema di questa tendenza.
Grazie al pesante silenzio di Amministratori Locali e dei vari piani di governo, i cittadini, già gravemente penalizzati, per difendere il proprio diritto alla salute e a un ambiente salubre si trovano oltretutto costretti a mettersi le mani in tasca per fare ricorsi al TAR, a impegnare tutte le loro ore libere per informarsi e autoformarsi, quando c’è tutta una classe politica e amministrativa che non salta un solo stipendio e vive di privilegi. La buona politica è puro servizio.
Quindi, niente “emergenza”, ma duro impegno e onestà d’intenti per una svolta radicale nel ciclo di gestione dei rifiuti… senza centrali a biogas e tutte le altre diavolerie della cosiddetta “green economy”, nuova culla dei lobbisti trasmigrati da altri settori di affari.

Uniti per i nostri diritti di uomini e donne onesti che continueranno a combattere contro ogni forma di illegalità.

Tutti i processi di legalità richiedono un impegno, un sacrificio. Noi il ns lo abbiamo dato senza se e senza ma, oggi chiediamo solo che chi è preposto alla nostra sicurezza, chi deve essere garante della nostra rivincita sociale, faccia il proprio lavoro e non ci illuda. La sofferenza nostra e dei nostri cari non può più continuare, siamo ormai allo stremo, non dobbiamo chiedere nulla per piacere perché l’educazione è una delle nostre virtù.
Noi siamo e saremo sempre corretti e rispettosi delle leggi, delle regole; quel grande senso che ci lega alle istituzioni e’ parte del nostro dna e mai ci pentiremo di aver denunciato le mafie e la corruzione.
Mercoledì 11 giugno noi saremo davanti a Palazzo Chigi per chiedere che una volta per tutte il governo attuale mantenga gli impegni presi, che i Ministri diano la giusta priorità alle vicende dei tdg. Noi meritiamo rispetto e dobbiamo continuare ad essere esempi positivi in questa Italia che vuole risorgere da decenni di malaffare.

Oggi amici, vi chiedo un ultimo sforzo, un ultimo atto di coraggio e di speranza, dobbiamo essere uniti, mantenere la calma e volerci bene; anche chi non potra’ esserci mercoledi, sarà con noi, nel nostro cuore. Noi non vogliamo divisioni, incomprensioni ne’ liti.

Noi vogliamo l’ unione, il gruppo.

Il condividere la sofferenza ne allevia il dolore.
Lo Stato non è un nostro nemico, ma dobbiamo svegliare i dormienti e chiarire di chi sono le responsabilità di questo netto stato di abbandono.
Chiederemo a nome di tutti al presidente Renzi un atto di lealtà politica e morale e di farsi garante della costituzione della commissione centrale ex art.10 e del decreto attuativo.

Siamo certi che egli saprà essere leale ed impegnarsi concretamente affinché anni di promesse diventino realtà.
Mercoledì vi aspettiamo tutti numerosi insieme a quel popolo onesto che ci ha sempre sostenuto.

Saremo a Roma per gridare alle mafie che noi tdg siamo e resteremo esempi di legalità.

I Testimoni di Giustizia

Venite a manifestare con i Testimoni di Giustizia MERCOLEDI’ 11 giugno dalle ore 10 in poi vicino a Palazzo Chigi a Roma. La lotta alle mafie si fa difendendo chi le denuncia prima che venga ammazzato e NON DOPO!!!

LA LOTTA ALLE MAFIE SI FA DIFENDENDO CHI LE DENUNCIA E METTENDO A REPENTAGLIO LA PROPRIA VITA E QUELLA DEI SUOI FAMILIARI, NON CHIACCHIERANDO SOLAMENTE E PRIMA CHE EGLI VENGA AMMAZZATO E NON COMMEMORANDOLO DOPO LA MORTE. CHI ABITA A ROMA O, COMUNQUE, NEL LAZIO, O NON LONTANO, VENGA CON NOI A MANIFESTARE INSIEME AI TESTIMONI DI GIUSTIZIA MERCOLEDI’ 11 GIUGNO, DALLE ORE 10 IN POI, VICINO A PALAZZO CHIGI.

Un appello al quale l’Associazione Caponnetto risponde positivamente. Noi ci saremo come sempre

Cari amici,
forti anche del sostegno e della presenza garantitaci da don Luigi Ciotti, con la lettera in allegato siamo a chiederVi l’adesione alla iniziativa di protesta che abbiamo organizzato a partire da lunedì 19 maggio p. v. alle ore 10.30, al fine di richiedere con forza l’approvazione del decreto attuativo della legge n.125 del 30 ottobre 2013 (GU Serie Generale n.255 del 30-10-2013), in merito al tema dell’assunzione dei Testimoni di Giustizia all’interno della Pubblica Amministrazione. Vi preghiamo di diffondere il nostro appello anche attraverso il vostro sito internet e social network.

In attesa di una Vostra gentile risposta, Vi salutiamo cordialmente.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE TESTIMONI DI GIUSTIZIA

ASSOCIAZIONE NAZIONALE TESTIMONI DI GIUSTIZIA

Sede legale contrada San Leonardo, Bivona (AG)

www. associazionetestimonidigiustizia. jimdo. com

uff. stampa. antdg@hotmail. com

 

Cari amici,
come sapete la delicata questione dei Testimoni di Giustizia in Italia è lungi dall’essere risolta, nonostante nel corso della passata legislatura il legislatore abbia provveduto all’approvazione in via definitiva del ddl n.1015-B di conversione in legge del decreto legge 31 agosto 2013, n.101.
La nuova legge, n.125 del 30 ottobre 2013 (GU Serie Generale n.255 del 30-10-2013), recita all’articolo 7, al comma 1:
· alla lettera a), capoverso e-bis), dopo le parole: « ad accedere » sono inserite le seguenti: «, anche se non più sottoposti allo speciale programma di protezione, »;
· alla lettera b), capoverso 2-bis, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Con il medesimo decreto sono espressamente stabiliti i criteri di riconoscimento del diritto ai soggetti non più sottoposti allo speciale programma di protezione, anche in relazione alla qualità ed entità economica dei benefici già riconosciuti e alle cause e modalità della revoca del programma di protezione ».

Purtroppo, la legge è rimasta priva del necessario ed opportuno decreto attuativo. Pertanto, la norma che avrebbe quantomeno dovuto risolvere l’annosa questione del reinserimento lavorativo del TdG è di fatto una norma “fantasma”.
Nonostante l’impegno profuso dai componenti dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia e da don Luigi Ciotti, la cui solidarietà e sostegno a favore di noi Testimoni di Giustizia non è mai venuta meno – basti ricordare il suo intervento nell’ambito del convegno del 20/12/2013 presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana – da mesi la legge rimane inapplicata.
Non ultimo le recenti prese di posizione dei TdG attraverso i mass media nazionali (Presa Diretta) e locali e la recente costituzione in seno alla Commissione Parlamentare Antimafia del comitato d’inchiesta coordinato dal Deputato Davide Mattiello non hanno sortito l’esito sperato; anzi, nel corso della recente audizione in Commissione Parlamentare Antimafia del Viceministro Filippo Bubbico è apparso chiaro che la strada da percorrere per una reale e concreta risoluzione dei nostri problemi risulta tuttora piuttosto complessa ed articolata, lontana da una rapida soluzione.
Questa Associazione non ha mai perso la speranza di restituire la serenità alle proprie famiglie, ma con altrettanta consapevolezza non può non denunciare che ciò che è venuto meno è proprio la fiducia nelle Istituzioni dello Stato. Oggi, con rammarico, denunciamo che i TdG sono “prigionieri” di una politica resa sorda, muta e cieca da una burocrazia estranea alle reali esigenze dei cittadini onesti di questo paese. “La mafia uccide solo d’estate”, ma la burocrazia offende ogni giorno la nostra dignità di onesti cittadini dello Stato.
L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia fa pertanto appello a tutto il movimento antimafia a sostenere apertamente questa battaglia di civiltà, giuridica e sociale. Sentiamo il bisogno di chiedere umilmente di condividere con noi e con le nostre famiglie l’iniziativa che abbiamo organizzato per il 19/05 p. v. con lo spirito, anzi, in continuità con quella positiva esperienza che è stato Contromafienel 2006 e nel 2009.
L’iniziativa ha come scopo la richiesta dell’approvazione in tempi certi e ben definiti del decreto attuativo, nonché delle necessarie coperture economiche ivi incluso l’individuazione delle amministrazioni centrali e/o periferiche destinatarie del decreto di assunzione dei TdG. L’iniziativa proseguirà ad oltranza fino all’ottenimento di quanto sopra.
Per tutti coloro che lo vorranno, l’appuntamento è per il prossimo 19 maggio alle ore 10: 30 davanti al Ministero dell’Interno in Piazza del Viminale, 1 in Roma.
Da soli non si va da nessuna parte, da soli si corre il rischio di dare sfogo al proprio io. Sarebbe bello se arrivassimo a condividere con gioia, in previsione dell’evento di Contromafie del prossimo ottobre 2014, l’approvazione del decreto attuativo quale strumento privilegiato nella lotta contro la criminalità organizzata di stampo mafioso, a beneficio non solo dei diretti interessati, cioè i TdG, ma anche a vantaggio di tutti i cittadini onesti che vedranno così pienamente tutelato il diritto alla denuncia.
In attesa della Vostra cortese e sollecita risposta, Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Lotta alle mafie – progetto Ruotolo contro le mafie

Progetto “Rocco Ruotolo”contro il racket e l’usura.
Mi chiamo Rocco Ruotolo, sono un testimone di giustizia da qualche anno. La mia è stata ed è una battaglia di legalità e giustizia. Tale esperienza ha segnato la mia vita e quella della mia famiglia. In questi anni ho conosciuto altri testimoni di giustizia, tante persone finite nel giro dell’usura. L’azione dello stato è lenta, le persone purtroppo finiscono in un mondo senza speranza e sole. Mi sono chiesto spesso: “cosa si può fare per sconfiggere il racket e l’usura? Cosa posso fare io oggi? Voi cittadini cosa potreste fare?” Dopo attenta riflessione e con il sostegno della mia famiglia, ho deciso di condividere con voi cittadini, il seguente “progetto Rocco Ruotolo”: sono proprietario di un parco con sei ville da ultimare, le metto a disposizione della comunità per realizzare un centro attivo contro il racket e l’usura. Le ville sono da ultimare, per questo chiedo il sostegno a voi tutti. Il centro una volta ultimato, dovrebbe erogare servizi ai cittadini, alle aziende, a chiunque sia in difficoltà, possa trovare un sostegno concreto. Per ultimare i lavori chiedo aiuto a tutti: cittadini, fondazioni, associazioni, istituzioni, politica compresa. In un mondo sempre più difficile, dove lo Stato ha difficoltà e ritardi, i cittadini rimangono soli, spesso indifesi contro strutture mafiose, organizzate piramidalmente e militarmente. Oggi la mafia non è solo lupara. Le mafie sono un “stato” nello Stato. Si presentano con il volto sorridente e profumato, sono: avvocati, commercialisti, notai, uomini politici, imprenditori, giornalisti, gente qualunque che chiede “favori”. Sono titolari di imperi economici e hanno facile accesso al credito, spesso sono titolari di finanziarie che prestano soldi facilmente, sembra tutto legale, fino a quando non incastrano le persone e diventano loro prigioniere: devi cedergli tutto e diventare loro partner! Io mi sono ribellato. Se vogliamo una società migliore, solidale, meno violenta, dove chi è in difficoltà (non siamo santi e tutti possiamo commettere errori!) possa essere aiutato a rialzarsi in modo legale e riprendere la propria vita, iniziamo una collaborazione con un obiettivo ben preciso: “fare qualcosa di concreto per noi stessi, per i nostri figli, per una società migliore”. Iniziamo con un progetto concreto: “un parco con sei ville da destinare alla legalità, contro il racket e l’usura. Io metto a disposizione il parco con le ville, voi mi aiutate a terminare i lavori!”. Chi è interessato a sostenere tale progetto per la legalità può riempire il form con i dati e quale tipo di contributo intende offrire.
Se desiderate sostenere tale iniziative, riempite il form con vostri dati e quale tipo di aiuto intendete offrire. Se avete un’azienda edile potreste offrire personale per i lavori, se siete proprietari di una fabbrica di infissi potreste offrire infissi e così via, oppure contribuire offrendo un sostegno finanziario. E’ un progetto di speranza e per persone di buona volontà. Una volta ricevuto il form verrete ricontattati: per dirvi grazie e poi per passare alla fase pratica e attuativa.

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