Appelli

Con la presente email si invita a diffondere il bando del Terzo Premio Nazionale Amato Lamberti sui temi della criminalità organizzata, dei traffici criminali, della corruzione e delle economie illegali. In allegato il comunicato stampa e il bando. Grazie, Amedeo Zeni Coordinatore Associazione Amato Lamberti

L’urgenza di un impegno concreto,operativo di tutte le persone oneste contro le mafie e la corruzione,Non bastano più le parole.Abbiamo bisogno del loro aiuto per continuare a combattere in una situazione del Paese che diventa sempre più grave,di un Paese che sta cadendo definitivamente sotto il dominio della mafia.

L’AMBIZIONE  DEL  VECCHIO COMBATTENTE  AL MOMENTO IN CUI VUOLE PREPARARSI AD ABBANDONARE LA TRINCEA  PER LASCIARLA IN MANI  MENO STANCHE E PIU’ FERME  PER IMBRACCIARE  LE ARMI…………..

 

C’è , al fronte,  l’esigenza di  rigenerare spesso le prime linee sostituendole,a scadenze ravvicinate, con truppe sempre più fresche, equipaggiate e meglio  addestrate.

Con personale nuovo ,possibilmente più motivato,carico,determinato,pronto in ogni momento  ad uscire dalla trincea per l’assalto alle  linee nemiche.

Senza avere paura delle raffiche di queste.

La paura,la codardia,l’indeterminatezza.la fellonia sono  i peggiori nemici di un esercito in guerra.

Il discorso della guerra e militare  può sembrare  esagerato,inappropriato nel caso nostro,ma non lo é perché noi tutti dobbiamo acquisire la consapevolezza di stare in guerra.Per le strade  si spara e si ammazza,Quasi tutti i giorni.E non é solo quello perché non tutte le guerre si fanno sparando ed ammazzando.Ci sono guerre,infatti,che si combattono e si vincono con altri mezzi ed in silenzio.Senza stragi apparenti,

Il problema  di fronte al quale ci troviamo é tutto qua:

nell’acquisizione di tale consapevolezza,nel far comprendere a tutti  la realtà.Quella vera.

E la guerra  contro un nemico potente,ben equipaggiato e dotato delle armi più moderne non si può affrontare con un esercito  sgangherato di antiche memorie  ,composto  da soldati  che hanno paura,pronti  al primo botto a scappare  buttando la divisa e l’armamento e girando le spalle al nemico.

Noi siamo in guerra  e anche fra di noi c’é gente che non riesce a rendersene conto.

Siamo in guerra contro un esercito potente  e ben armato che sta occupando il Paese piegandolo  tutto ,con la violenza o con le armi più subdole, quali sono quelle della corruzione e della barbarie morale e culturale di  un’informazione manipolata,servile e drogata,ai propri interessi ed ai propri voleri.

In ogni guerra  la storia ci ha insegnato che ci sono stati manipoli di traditori  che per soldi hanno aperto le porte  del Paese al nemico.

Oggi ci sono delle varianti rispetto alla storia passata:la prima riguarda la trasformazione dei vecchi manipoli in eserciti senza limiti,in armate e gruppi di armate;la seconda,la  constatazione che il nemico non é più esterno,ma interno.

Esso é già “dentro”.Non viene più “da fuori”i confini.

Esso sta “dentro” il Palazzo,”dentro” le nostre case.

A causa di ciò,sono cadute anche le”prime linee”,é caduto il fronte  ed ogni palazzo,ogni strada,ogni luogo sono un fronte ed una trincea.E’ guerriglia,ormai,dovunque  e comunque.24 ore su 24.

Altro che ………………”qua non c’é mafia;c’é solo riciclaggio”,come tempo fa ci diceva una persona che evidentemente non ha capito niente,niente di niente di quello che é successo e succede nel nostro Paese.

La mafia,cari amici,sta conquistando il Potere  e sta diventando  sempre più  “il” Potere.

Essa già controlla  militarmente ( ecco la necessità  di usare la terminologia militare) mezza Italia e ne sta occupando l’altra metà.

E ,forse,aveva ragione colui che parlava alcuni anni fa  di “pezzi deviati dello Stato” alludendo a chi,come noi,sta  dalla parte dello Stato-Stato,ormai minoritario rispetto allo stato-mafia che sta vincendo la sua guerra contro il primo.

Perché qua – diciamocelo chiaramente-noi  che stiamo con lo Stato-Stato ,con lo Stato vero,quello del diritto e della legalità,rischiamo di essere definiti “pezzi deviati dello stato” da chi é dall’altra parte,da quella dello Stato-mafia  che sta soppiantando lo Stato-Stato.

Lo stato-mafia che  sta diventando “lo ” Stato e,quindi,noi diventiamo “pezzi deviati” di questo nuovo stato,lo stato-mafia appunto.

Questa é la situazione in Italia.

Rischiamo,continuando così  ed agendo come un esercito alla  “franceschiello”,di reiterare  lo spettacolo  pietoso dell’orchestra che continuava a suonare  sulla nave che   affondava.

Quando noi diciamo,gridando o supplicando,che la guerra alla mafia non si fa con le sceneggiate e gli appelli,con le commemorazioni ed i racconti della nonnina,ma con le denunce,nomi e cognomi,aiutando  i magistrati inquirenti  nelle difficili battaglie che essi conducono minuto dopo minuto,lo facciamo per richiamare tutti alla realtà tragica nella quale si trovano il Paese e lo Stato di diritto.

Occorrono truppe  e comandanti freschi,motivati,convinti,determinati,gente seria  che ha il senso dello Stato,quello vero  e con la s maiuscola,non gente che sta alla finestra o,tutt’al più,dietro una tastiera a dirti “bravo”,”condivido” ma che non si scolla da essa ,pur di fronte agli esempi di coraggio e di onestà  datici dai vari Luigi Leonardi, Gennaro Ciliberto, Salvatore Barbagallo, Pino Grasso o Francesca Franzè e di  tutti gli altri che stanno soffrendo le  pene di un inferno  e rischiano la pelle per aver denunciato gli aguzzini  che ci stanno uccidendo tutti  e,quel che é peggio ancora,stanno uccidendo il Paese  e l’avvenire dei nostri figli.

Occorrono combattenti  da prima linea,non uomini e donne mezzi mezzi che non hanno capito niente della situazione italiana  e che magari vengono  pensando ,rimanendo inerti e senza darti il benchè minimo supporto,di acquisire una medaglietta da esibire ,poi,su tavoli politici o di altra natura.

Combattenti,combattenti.

L’Associazione Caponnetto DEVE  essere un’associazione di combattenti perché  di questi hanno bisogno il Paese e lo Stato e perché,peraltro,non possiamo  sporcare il Nome che portiamo e tradire le speranze di tanta gente onesta che guarda a noi con fiducia.

Ecco il senso della nostra chiamata alle armi alle persone  che mostrano di apprezzarci ma che,forse,non hanno ancora la piena consapevolezza  della gravità della situazione e dell’urgenza di venire in trincea .

Non ce la facciamo a stare eternamente  al fronte ,da soli ed in pochi,a combattere un nemico che ha un numero illimitato di mezzi,risorse e persone.

Abbiamo bisogno urgente  di ricambio,anche per riprendere un pò di energia stando nelle retrovie e per ritornare a combattere in prima linea.

Non continuate a lasciarci soli.

Il Paese delle persone oneste e lo Stato-Stato  hanno bisogno urgente di un vostro impegno sul campo.

Un accorato appello di un Testimone di Giustizia : Non reggo più ,chiedo Aiuto

Ogni giorno è una continua umiliazione, una sofferenza,diritti fatti passare per piaceri ,ricatti silenziosi che sono vergognosamente consumati sulla pelle di un uomo onesto che ha un unica colpa aver creduto nella giustizia e nelle promesse di uno Stato che per legge dovrebbe tutelare i testimoni.
Nessuno  che ha vissuto “l’esilio di stato”  ,nessuno che inserito in un programma di protezione potrà mai dire che questo è  un programma di protezione perché la mente del tutelato viene distrutta quotidianamente,si vive di frustrazione e negazioni,non c’è giorno in cui le “regole”  non cambino all’improvviso  come un Walzer i passa carte e i  scaricabarile” giocano “con la vita tua e dei tuoi cari ponendosi con quell’aria di saccenti e sfidando la tua resistenza mentale.
Forse  vi è un unico scopo ed è quello della resa poi c’è quel  logorante pensiero che ti mette faccia allo specchio e ti fa dire “perché l’ho fatto” perché ……perché. ..perché. …
…perche……perché ….
forse il messaggio è  incitare un uomo onesto a dire “Non Denunciate” lasciando campo libero alle mafie?
c’è  altra spiegazione plausibile se non questa?
Chi dovrebbe tutelarti ,chi dovrebbe applicare la legge,chi dovrebbe rendere la tua vita serena si impegna invece affinché sia un inferno,affinché la tua mente crolli.
Come Don Chisciotte si combatte una battaglia impari, con una burocrazia che e’ l’arma vincente del sistema.
Corpo e mente non reggono più  e l’idea di farla finita aumenta sempre giorno dopo giorno  ,cancellare la sofferenza perpetua in un istante per molti è atto di vigliaccheria,ma come si può resistere lo chiedo a Voi tutti uomini onesti, come si può vivere sapendo di essere un bersaglio,un bersaglio dato in pasto a chi ti vuole morto,la consapevolezza che la tua vita non vale nulla.
La Mafia  e i mafioso ridono nel vedere come vengono trattati i testimoni di come la loro sofferenza non trovi pace.
Ed è per questo che attendono la loro vendetta,vendetta che viene consumata nel tempo.
Non posso più resistere la mia mente abbandona l’idea di lottare,il vaso è  colmo e la colpa è  unica inequivocabile ha nomi e cognomi.
Se dovesse accadere qualsiasi atto di violenza nei miei confronti e di familiari prossimi la responsabilità è  del Servizio Centrale di Protezione e di coloro preposti alla sicurezza .

Invito dell’Associazione Caponnetto a Don Luigi Ciotti a desistere dal proposito di denunciare il coraggioso PM della DDA di Napoli Catello Maresca.

Caro Don Luigi, abbiamo letto  sulla stampa del tuo proposito di sporgere querela  nei riguardi  del PM della DDA di Napoli.Non vogliamo credere  a tale notizia e vogliamo  pensare che essa sia nata da una cattiva interpretazione  da parte di qualche giornalista.Ma ,ove essa fosse fondata,consentici di esternarti tutto il nostro dolore  in quanto  il Dr.Maresca  é uno dei migliori e più coraggiosi  magistrati della DDA di Napoli.Sai come noi quanto sia importante non far sentire  mai solo chi combatte in prima linea contro le mafie e quanto dal canto loro queste puntino ad isolare,per colpirli,i loro nemici.Se insorgono dei malintesi  fra coloro che stanno sullo stesso fronte contro la criminalità organizzata si  ricorre ai chiarimenti,mai alle querele in quanto  con queste indirettamente si  fa un piacere alle mafie.
Ti preghiamo,pertanto,sempre che la notizia sia fondata,di voler desistere  dal proposito di  denunciare questo coraggioso e valido Magistrato.
Ci contiamo.
Un cordiale saluto
                                                       Associazione A.Caponnetto

Don Luigi Ciotti denuncerà per diffamazione il pm Catello Maresca, il quale in una intervista accusa l’associazione “Libera” di albergare “persone senza scrupoli” e di aver acquisito “interessi di natura economica” simili agli interessi della mafia: “Registro e osservo che associazioni nate per combattere la mafia hanno acquisito l’attrezzatura mentale dell’organizzazione criminale e tendono a farsi mafiose loro stesse”.
Parole pesanti che il fondatore di Libera non intende lasciar passare senza un intervento forte. “Noi questo signore lo denunciamo domani mattina, abbiamo deciso di farlo”, dichiara don Ciotti, non nuovo a profonde critiche all’associazione antimafia. “Uno tace una volta, due volte, tre volte, ma poi si pensa che siamo nel torto. Quando viene distrutta la dignità di migliaia di giovani è dovere ripristinare verità e chiarezza”.
Le parole di Maresca, sostituto procuratore della Repubblica di Napoli che coordinò le indagini e la cattura di un superboss del clan dei Casalesi come Michele Zagaria, sono affidate a una intervista in edicola giovedì sul settimanale Panorama:
“Se un’associazione, come Libera, diventa troppo grande, se acquisisce interessi che sono anche di natura economica, e il denaro spesso contribuisce a inquinare l’iniziale intento positivo, ci si possono inserire persone senza scrupoli che approfittando del suo nome per fare i propri interessi”.

“Libera gestisce i beni attraverso cooperative non sempre affidabili. Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale”, dichiara Maresca.
“Llibera è stata un’importante associazione antimafia. Ma oggi mi sembra un partito che si è auto-attribuito un ruolo diverso. Gestisce i beni sequestrati alle mafie in regime di monopolio e in maniera anticoncorrenziale. Personalmente sono contrario alla sua gestione: la ritengo pericolosa”, continua il pm.
“Oggi, aggiunge Maresca, per combattere la mafia è necessario smascherare gli “estremisti dell’antimafia”, i monopolisti di valori, le false cooperative con il bollino, le multinazionali del bene sequestrato. “Registro e osservo – continua il pm – che associazioni nate per combattere la mafia hanno acquisito l’attrezzatura mentale dell’organizzazione criminale e tendono a farsi mafiose loro stesse”.
Il magistrato insiste: “Purtroppo queste associazioni hanno esasperato il sistema. Sfruttano beni che non sono di loro proprietà, utilizzano risorse e denaro di tutti. Vedo insomma l’estremismo dei settaristi e non di un’associazione ogni qual volta sento dire che ‘si deve fare sempre cosi”.
“Oggi è in atto una semplificazione per demolire il percorso di Libera con la menzogna”, ha detto don Luigi Ciotti davanti alla Commissione parlamentare antimafia. “Ci possono essere degli errori, si può criticare, ma non può essere calpestata la verità. Libera gode di buona salute, il movimento giovanile chiede, partecipa, c’è un fermento impressionante di ragazzi che cercano punti di riferimento veri e credibili. Io rappresento un noi non un io”.
“Il tema dell’infiltrazione è reale – ha proseguito don Ciotti, rispondendo alle domande del senatore Lumia Pd e del vicepresidente della Commissione Antimafia Fava (Sinistra Italiana) – le nostre rogne sono iniziate con i 17 processi in cui siamo parte civile, lì ci sono situazioni complesse e questo ci ha creato qualche problema. Altri problemi vengono dalle cooperative, cammin facendo abbiamo scoperto che delle situazioni erano mutate. Di fatto noi siamo dovuti intervenire, abbiamo avuto anche processi di lavoro che sono stati vinti da noi. Ogni 6 mesi chiediamo la verifica ma qualche tentativo di infiltrazione c’e’ ed è trasversale a molte realtà. Libera è 1600 associazioni e qualche tentativo, qualche ammiccamento c’è stato. Abbiamo allontanato dal consorzio Libero Mediterraneo delle realtà che non avevano piu i requisiti e queste realtà gettano il fango, sono le prime a farlo. Chiediamo di darci una mano alle autorità“.
“Alcune situazioni creano sconcerto: io non ho rilasciato alcuna intervista, neppure quella che mi è stata attribuita tempo fa su Repubblica”, ha concluso don Ciotti.
A difendere don Ciotti è intervenuta Rosy Bindi: le affermazioni del pm Maresca “sono offensive ed era giusto far replicare don Luigi Ciotti. Sono affermazioni che non mi sento minimamente di condividere, accuse assolutamente gratuite e infondate”, ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia.
Nemmeno Claudio Fava (Si) ha apprezzato le parole del magistrato: “affermazioni calunniose e ingenerose: c’è una falsificazione di ciò che viene descritto in quanto Libera non gestisce i beni. Ma c’è anche un elemento di ingenerosità: va ricordato che in questi 20 anni Libera ha avuto il compito di anticipare scelte che la politica non ha avuto il coraggio di fare”.
“Per la gestione dei beni confiscati Libera non riceve contributi pubblici, le convenzioni vengono stipulate solo per lo svolgimento delle attività statutarie” ha specificato il fondatore di Libera contro le mafie. “Tanto fango fa il gioco dei mafiosi”, ha aggiunto, anche riferendosi alle parole del pm napoletano antimafia Maresca.
E ancora: “Libera non riceve nessun bene, che viene dato ai comuni e da questi affidato alle cooperative”. “C’è un equivoco: qualcuno vuole attribuire a don Ciotti la capacità di concentrare beni e poteri economici. Non è assolutamente così: ci sono pochissime cose assegnate direttamente a Libera. Libera è un coordinamento di 1600 associazioni che opera con oltre 5 mila scuole e ha protocolli con 64 facoltà universitarie”.
“L’antimafia non può essere una carta di identità che uno tira fuori a secondo delle circostanze, è un problema di coscienza”, ha aggiunto don Ciotti. “Le trappole dell’antimafia sono davanti agli occhi, mai come oggi. Si deve togliere anche questa parola Antimafia, rischiamo di essere travolti”, ha aggiunto, dopo aver ricordato gli allarmi lanciati da Libera sui rischi di infiltrazioni mafiose subito dopo la riapertura del “Caffè de Paris” a Roma nel 2011.
“Quando abbiamo avuto elementi, siamo andati dai magistrati a consegnarli: se alcuni processi sono in atto è anche perché abbiamo fornito noi elementi per istruirli”, ha concluso, riferendosi anche alle critiche arrivate da alcuni ambienti che li hanno accusati “di non essere intervenuti per tempo e di aver taciuto sulla situazione a Roma”.

La DENUNCIA ,ELEMENTO FONDAMENTALE PER LA LOTTA ALLE MAFIE . SENZA DENUNCIA LA COSIDDETTA “ANTIMAFIA” E’ UNA PAROLA SENZA SENSO !

Senza la DENUNCIA,nomi e cognomi, la  parola “antimafia” non ha alcun senso.
Stiamo tentando di far capire a tutti che  la DENUNCIA è l’elemento fondamentale ,l’arma insostituibile ,senza i quali  il parlare di mafia e di “antimafia”  é pura retorica.
Che non serve a niente.
La mafia va combattuta sul campo,prima che si insedi e che  provochi i disastri che tutti conosciamo.
Questo é il senso profondo del Convegno dell’Associazione Caponnetto domani venerdì 18 dicembre a Caivano,in provincia di Napoli.

E’ aperto il tesseramento per l’anno 2016 all’Associazione Caponnetto

Il lavoro più difficile e duro che ci siamo  trovati   ad affrontare  é stato quello di  scremarla  dal gravame  costituito da tutta  una serie di  persone   venute o che intendevano  venire  con l’intento  di utilizzare il suo nome ed il suo prestigio   per ben altri scopi  che non fossero esclusivamente quelli della lotta  alle mafie  ed alla corruzione.

Scopi di natura  economica  , politica  o,più  semplicemente ,di prestigio personale .

Scopi,comunque,  estranei  alle finalità di un ‘Associazione antimafia  di altissimo  profilo morale  e combattiva,  qual’é,appunto,l’Associazione Caponnetto.

Un’Associazione,fra le pochissime in Italia,che non ha mai voluto prendere un solo euro  di finanziamento pubblico o privato,eccetto quello costituito dalle  poche migliaia di euro che  le provengono dal 5 x mille, e che,quindi,é  libera  da tutto e da tutti,istituzioni e partiti politici.

La sua forza!

Da  taluni  la possibilità di poter  vantare  un’appartenenza  all’Associazione  Caponnetto é stata vista ed é vista ,oltre che uno strumento  di vanto, soprattutto come  un titolo di merito per il perseguimento di altri  scopi che nulla hanno a che fare  con quelli  da noi perseguiti.

Ci siamo dovuti difendere da tentativi di infiltrazione addirittura da parte di  soggetti appartenenti a notissime famiglie camorristiche,le più note in Italia, come pure  da parte di   esponenti politici appartenenti  ad amministrazioni  comunali sciolte per mafia ,i quali  evidentemente vedevano nell’iscrizione  all’Associazione Caponnetto lo strumento per  crearsi  una nuova immagine  e ripulirsi da quella vecchia 

E  quale immagine più  prestigiosa di quella dell’Associazione Caponnetto,essi hanno sicuramente pensato  ?

Un’opera difficilissima ,insomma,quella che abbiamo dovuto compiere e dobbiamo quotidianamente compiere  per filtrare le persone che chiedono di aderire all’associazione ,ad evitare l’ingresso di mafiosi,di opportunisti,di  affaristi ed anche di parolai.,di gente,insomma,non affidabile  e per questo pericolosa .

Sì,di parolai,perché non  sono pericolosi  solamente i mafiosi e coloro che  vorrebbero  utilizzare l’Associazione Caponnetto,sfruttando il prestigio di cui essa gode,per finalità  economiche o politiche,ma altrettanto lo sono – tenuto conto del fatto che  la nostra Associazione  basa tutta la sua identità,il suo ruolo,la sua  attività su tre elementi fondamentali ed  esclusivi 

l’INDAGINE,

la DENUNCIA,

la  PROPOSTA – i parolai,coloro ,cioè,che non ti fanno una segnalazione,non ti forniscono una notizia,un’indicazione  o  un semplice indizio  che possa  mettere gli organi  dell’Associazione  nelle condizioni di attivarsi per  attrarre l’attenzione dell’autorità giudiziaria  sulle azioni  della  criminalità organizzata  e dei settori politici ed istituzionali che le tengono bordone e la sostengono.

Gente che non serve all’Associazione Caponnetto e che non porta alcun contributo ad un sodalizio ed  una causa  che hanno  bisogno di COMBATTENTI per assolvere ai  quei doveri morali e civili al servizio del bene della collettività e della GIUSTIZIA, che si é proposto  un’Associazione antimafia,quella riconoscibile attraverso il NOME  che ci siamo dati ,un NOME -CAPONNETTO- che é il nostro biglietto da visita ed il nostro distintivo di riconoscimento.

MAFIOSI E POLITICI CORROTTI,LORO  ALLEATI E CONSANGUINEI,HANNO CAPITO  L’” UTILITA” , PER I LORO SCOPI PERVERSI,DI POTERSI FREGIARE DI TALE  DISTINTIVO,MENTRE  MOLTA GENTE COMUNE ,CHE PUR PARLA DI LEGALITA’  E DI LOTTA ALLE MAFIE,NON RIESCE O NON VUOLE COMPRENDERLA .

Sta tutta qua   la superiorità  intellettuale,anche se perversa.  dei mafiosi ,lo strumento vitale che  schiude ad essi le porte  del POTERE assoluto e definitivo.

Essi,purtroppo,hanno   saputo comprendere  quello che   la gente  comune  non é riuscita a capire o,peggio, non vuole capire !!!!

E non é di certo tramite lo strumento politico che oggi la mafia può essere combattuta, con la speranza di batterla, in quanto é proprio la politica ,in senso lato,che la sostiene  e se ne serve e,pertanto,non é credibile.

Sono ormai  15 anni che l’Associazione Caponnetto esiste in Italia e ,nata nel Lazio come una realtà regionale,essa ha saputo trasformarsi in nazionale ,attestandosi con una  significativa  e qualificata presenza  ed attività in altre regioni  importanti del Paese come la Sicilia,la Campania  ed il Molise , con  un’  appendice  in qualche altra  area  sia del Sud che del Nord  del Paese.

Il sogno dei suoi fondatori é quello,prima  di dar luogo, il più presto possibile , ad  un giusto avvicendamento gestionale,di vederla presente e soprattutto attiva nelle aree  non ancora coperte.

Grazie a Dio ,in 15 anni di lavoro durissimo fatto senza risorse economiche  e grazie allo spirito di sacrificio  di pochi ,pochissimi  volenterosi che hanno sopportato enormi sacrifici , rischi  e costi di ogni genere,essa é stata  capace di selezionare una classe dirigente di altissimo profilo e di grandi capacità  morali ed intellettuali ,al punto  di sapersi conquistare  il rispetto  e l’ammirazione  in ambienti  alti  della magistratura  ,delle forze dell’ordine  e delle professioni  che non disdegnano di manifestarle,  anche pubblicamente  ,attraverso la partecipazione ai suoi convegni ,il loro plauso e la loro stima  nei suoi confronti,dal  Procuratore  Nazionale Antimafia ,ai Procuratori  di molte Direzioni Distrettuali Antimafia di punta  quali  quelle di Roma,Napoli  ed altre ancora  , sempre presenti come relatori ai suoi convegni insieme ad  esponenti della DIA e di altre forze dell’ordine.

Non a caso essa  può vantarsi di aver avuto come suoi Presidenti onorari  fino ad ieri  un Presidente di una Sezione della Suprema Corte di Cassazione  e da poco uno  dei più rinomati  Avvocati  d’Italia  che ha rappresentato le parti civili nei più grandi processi italiani,dal maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra a quello Pecorelli contro Andreotti a Perugia e a tantissimi altri  ancora.

Le migliori menti italiane  nel settore della Giustizia  e nel mondo della legalità stimano ed amano  l’Associazione Caponnetto come questa  stima ed ama loro.

Questa é l’Associazione Caponnetto e questo  essa vuole essere sempre di più.

Ma,per essere all’altezza della situazione,essa  ha bisogno di  COMBATTENTI  e non di parolai,opportunisti,gente con un piede  di qua ed un altro di là,gente inattiva ,che vuole  e non vuole dare.

Gente che  vuole  utilizzare  il nome dell’Associazione Caponnetto  per altri scopi.

Il nostro nome é  pesante ed impegnativo e chi decide di  aderire  ed operare sotto la nostra bandiera  è  OBBLIGATO  ad esserne pienamente consapevole ed a comportarsi di conseguenza.

Non possiamo e non dobbiamo  infangare il NOME della PERSONA  ai cui valori  ci siamo ispirati  e vogliamo sempre più ispirarci.

All’Associazione Caponnetto si viene  per COMBATTERE LE MAFIE  ED I CORROTTI,non per chiacchierare o  per perseguire altre finalità che non ci interessano  e sono estranee ai nostri modelli di vita,di pensiero ed azione.

Punto.

Il tempo stringe,La mafia,già massicciamente  presente  ed attiva  in tutti gli interstizi del POTERE e la situazione drammatica  in cui si trova il Paese ,non consentono tentennamenti ,incertezze,pavidità,giochi sgradevoli  e sporchi  che sono sempre l’anticamera  di tradimenti e di ostacoli  tesiti con il fine di sabotarti..

L’Associazione Caponnetto  non ha bisogno ,per combatterli, di eserciti rumorosi  e  disordinati,fatti di gente raccogliticcia  e sempre pronta a disertare .Essa non  é per  l’installazione di bandierine  che cadono al primo vento,ma,al contrario,per la costruzione   di TRINCEE  che debbono essere  occupate da  COMBATTENTI  disponibili  e  determinati  ad assaltare il nemico.

Noi non siamo né vogliamo essere dei teatranti ,con tutto il rispetto che merita  questa  categoria,Noi siamo e vogliano essere  i figli ed i difensori dello Stato di diritto,della Democrazia,della Giustizia  e della solidarietà verso i deboli e le vittime dell’ingiustizia  e della violenza  mafiosa e  massonica.

Dobbiamo farlo  per il bene del Paese  e per quello ,soprattutto,dei nostri figli,dei nostri nipoti e per tutte le giovani generazioni ,costretti sempre più ad andare via dall’Italia  ,all’estero,per vivere  e  guadagnarsi il pane .

Dall’Italia stanno partendo per l’estero 50.000 ragazzi all’anno e tutto ciò per colpa nostra ,di noi tutti che non abbiamo saputo e voluto   combattere  per evitare che si verificasse questa immane tragedia.

L’”operazione tesseramento  2016 all’Associazione Caponnetto”,che oggi apriamo ,DEVE  servire appunto  a perseguire questi obiettivi,a creare,cioé,quelle TRINCEE,  dovunque sia possibile ed utile,di COMBATTENTI ,di persone  consapevoli,responsabili,serie,determinate ,oneste e che non hanno paura.

E che non coltivino altri interessi e non perseguano altri scopi.

Dobbiamo farlo  nell’interesse del Paese e delle giovani generazioni !

Iscrivetevi all’Associazione Caponnetto e costituite in ogni regione ,insieme ed intorno a voi  dove ancora non esista,la TRINCEA  di cui abbiamo parlato.

Solo così  si possono combattere  la mafia e la corruzione  in Italia.

 

 

LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE  A.CAPONNETTO

 

www.comitato-antimafia-lt.org

A Roma,a Roma ……………………C’é un “caso Latina” che va affrontato e risolto. Subito ed a tutti i costi.Le denunce del poliziotto coraggioso al quale non sarebbe stato consentito di svolgere certe indagini delicate rappresentano l’ennesimo campanello di allarme su un’”emergenza” investigativa quando si tratta di combattere le mafie che non si può più tollerare………………..(sulle pagine Facebook dell’Associazione Caponnetto si può ascoltare il video realizzato da IL FATTO QUOTIDIANO e diffuso da TZE TZE che riporta le dichiarazioni allarmanti del poliziotto.Ascoltatele.)

QUANTO DENUNCIATO IN QUESTO VIDEO DAL SOSTITUTO COMMISSARIO E SOPRATTUTTO QUANTO RIPORTATO DA ” LATINA OGGI” DEL 2 SETTEMBRE 2009 A PROPOSITO DELLE DICHIARAZIONI CHE AVREBBERO FATTO I PM DE MARTINO E CURCIO RELATIVAMENTE A ” COME ” VENGONO TRATTATE LE COSE NEL DISTRETTO GIUDIZIARIO DI LATINA IN MERITO ALL”AZIONE DI CONTRASTO ALLE MAFIE AVREBBERO DOVUTO ATTIRARE L’ATTENZIONE DEGLI ORGANI CENTRALI COMPETENTI E DI QUELLA PARTE DELLA POLITICA DELLA QUALE CI SI PUO’ ANCORA FIDARE ED INDURLI AD APRIRE UN ” CASO LATINA” ED ANDARE A VERIFICARE SE NON ESISTA UNA VERA E PROPRIA “EMERGENZA” NELL’IMPIANTO INVESTIGATIVO E GIUDIZIARIO.
UNA COSA DEL GENERE SAREBBE STATA ASSOLUTAMENTE NECESSARIA PER CAPIRE “COME” E “PERCHE” UNA PROVINCIA IMPORTANTE COM’E’ QUELLA DI LATINA – CHE STA AL CONFINE CON LA CAPITALE D’ITALIA E CHE QUINDI E’ LA PORTA DI ACCESSO A QUESTA – SI E’ TRASFORMATA IN UN TERRITORIO SOTTO IL TALLONE DELLE MAFIE E DOVE PERFINO UN PREFETTO DELLA REPUBBLICA,COME BRUNO FRATTASI,VIENE RIMOSSO SOLO PERCHE’ SI AZZARDA A METTERE IL NASO ,COME PRESCRIVE LA LEGGE.IN CERTE SITUAZIONI.
NON E’ SUCCESSO NIENTE ,NON SI E’ MOSSO NESSUNO E TUTTI SONO STATI ZITTI.
ALLORA E’ FACILE DEDURRE CHE QUA IL PROBLEMA E’ “ALTRO” ED “ALTO” E PIU’ CHE ALL’INTERNO DELLA MAFIA INTESA IN SENSO TRADIZIONALE E COME SEMPLICE ORGANIZZAZIONE CRIMINALE MILITARE O ANCHE ECONOMICA,BISOGNA ANDARE ALL’INTERNO STESSO DELLE ISTITUZIONI A VEDERE COSA NON VA E COSA,EVENTUALMENTE,POTREBBE CONFIGURARSI COME QUELLO STATO-MAFIA DI CUI SI PARLA TANTO ED E’ MATERIA DI DIBATTITO NELL’AMBITO DEL PROCESSO DI PALERMO.
IL PROBLEMA DI LATINA E’ COMPLESSO E QUESTA SUA COMPLESSITA’ CI SPIEGA PERCHE’ ,QUANDO SI PARLA DI MAFIA E DI ATTIVITA’ DELLA MAFIA – CHE ORMAI HA COMPRATO TUTTO ED E’ PADRONA DI TUTTO,PERFINO DELL’ARIA CHE SI RESPIRA- QUASI TUTTI SI GIRANO DALL’ALTRA PARTE E NON SI INDAGA COME SI DOVREBBE E CI SI VEDE COSTRETTI AD ASCOLTARE LE GRAVISSIME ACCUSE CHE QUALCHE POLIZIOTTO CORAGGIOSO (PECCATO CHE SE NE TROVINO POCHI,POCHISSIMI) FA PUBBLICAMENTE,COME IN QUESTO VIDEO REALIZZATO DA “IL FATTO QUOTIDIANO” E DIFFUSO DA TZE TEZ.
ORMAI LE TREMENDE DENUNCE SONO PBBLICHE AVENDOLE LETTE SU “LATINA OGGI” PRIMA E SU “IL FATTO QUOTIDIANO” POI E NESSUNO PUO’ ACCUSARE NOI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO DI ESSERE I SOLITI “CATASTROFISTI” E “SFASCIACARROZZE ” CHE VEDONO MAFIA DOVUNQUE..
QUA BISOGNA ANDARE A VEDERE “PERCHE’ ” DALLA PREFETTURA DI LATINA NON PARTE UNA SOLA INTERDITTIVA ANTIMAFIA,PERCHE’ A LATINA NON SI FANNO INDAGINI CONTRO LA MAFIA SE NON INTERVENGONO LA DDA DI ROMA O QUELLA DI NAPOLI,LA DIA DI ROMA O QUELLA DI NAPOLI ,”PERCHE’” DEL “CASO SPERLONGA”,DOPO TUTTO IL CAN CAN CHE ABBIAMO LETTO SUI GIORNALI,NON SI PARLA PIU’ E NON SI SA COME SONO ANDATE A FINIRE TUTTE LE INCHIESTE,”PERCHE” A GAETA,A FORMIA NON SI INDAGA E LA MAFIA PUO’ CONTINUARE A FARE IL BELLO ED IL CATTIVO TEMPO,”PERCHE”,”PERCHE’ “,”PERCHE’”………………..
QUA BISOGNA APRIRE A ROMA,IN PARLAMENTO ,SUI GIORNALI E NELLE PIAZZE UN “CASO LATINA” PRIMA CHE NON CI SIA PIU’ NIENTE DA FARE !!!!!!!
SUBITO,QUINDI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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ASCOLTATE BENE QUESTO VIDEO.
LEGGETE CON ATTENZIONE QUELLO CHE HANNO SCRITTO NEL 2009,A PROPOSITO DEL “CASO FONDI” ( VEDI “LATINA OGGI” DI MERCOLEDI’ 2 SETTEMBRE 2009 IN UN ARTICOLO DAL TITOLO “LE SVISTE SULLE COSCHE LOCALI”) I PM DIANA DE MARTINO E FRANCESCO CURCIO DELLA DNA:
“NELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CASI SI E’ PROCEDUTO DA PARTE DELLE DIVERSE AUTORITA’ GIUDIZIARIE DI QUESTO DISTRETTO ,RUBRICANDO LA MASSA DEI FATTI OGGETTO DI INDAGINE ,IN REALTA’ DI STAMPO MAFIOSO,IN FATTI DI CRIMINALITA’ COMUNE “.
LE CONCLUSIONI CIRCA LE CONDIZIONI IN CUI UN’ASSOCIAZIONE SERIA COME LA CAPONNETTO SI VEDE COSTRETTA AD OPERARE IN UNA PROVINCIA IMPORTANTE QUAL’E’ QUELLA DI LATINA ,LA PORTA DELLA CAPITALE D’ITALIA E NON UNA DEL SUD, LE LASCIAMO A VOI LETTORI !!!!!!!!!
E TUTTI ZITTI !!!!
ASSOCIAZIONE A.CAPONNETTO


Amici ,la storia é importante……………,ma attenti che essa non venga usata per portare avanti un processo della …………più grande “distrazione di massa” rispetto alla realtà criminale che sta trasformano l’Italia in un Paese da terzo mondo

Quel “salto di qualità” che noi invochiamo da sempre da parte di tutti coloro che dicono di voler combattere le mafie!!!!!!!
Non vorremmo  che ,mentre noi ci attardiamo nell’ esaltare il passato,distratti su quanto avviene giorno dopo giorno,secondo dopo secondo,le mafie  completino l’occupazione e la devastazione del nostro bel Paese.
Un Paese che  agli occhi del mondo intero sta apparendo  sempre di più come la “riserva” del crimine.
E non vorremmo ,parimenti ,che  ci sia qualcuno che usi la storia come lo strumento per portare avanti avanti quel processo di “distrazione di massa” rispetto alle realtà attuali.
Le commemorazioni,i ricordi,la memoria sono,sì,importanti,ma intanto  amministratori disonesti continuano a saccheggiare le risorse pubbliche,a devastare il Paese,a rubare i soldi dei cittadini,a piegare le istituzioni agli interessi sporchi di mafia e massoneria.
Chi opera nei territori  ,scontrandosi con le realtà e non limitandosi a stare davanti ad un computer, sa molto bene  quanto é difficile ed anche pericoloso combattere  per fare in modo che la legalità e la giustizia,quella con la G maiuscola,non vengano messe sotto i piedi ,ridotte a carta straccia.
Chi opera nei territori sa molto bene  quanto   e come molti comuni,molte amministrazioni pubbliche e molti altri presidi dello Stato  sono ridotti ormai a centri di malaffare e di ingiustizia.
Si violano sistematicamente le leggi, si dilapidano le risorse pubbliche,si ruba,si appaltano i lavori ai mafiosi,si lascia fare a questi i loro comodi ed interessi.
Non passa giorno senza  che noi leggiamo di magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine infedeli,  di sindaci,assessori,dirigenti  corrotti  che  appaltano lavori ad imprese mafiose,di Prefetti che non esercitano il  potere di prevenzione antimafia,di funzionari e politici che intascano mazzette ,di affidamenti  di opere pubbliche con il sistema della “somma urgenza”,il meccanismo diabolico,questo,per giustificare e far passare tutte le porcherie  ed  i favoritismi ai corrotti ed ai mafiosi.
Sono questi i problemi che un’associazione antimafia seria  DEVE  affrontare e tentare di risolvere e non limitarsi a raccontare il passato e quello che é già accaduto.
ESSA DEVE SAPER PREVENIRE I FATTI,CONTROLLANDO,VERIFICANDO GIORNO PER GIORNO,MINUTO PER MINUTO  E DENUNCIANDO,DENUNCIANDO,DENUNCIANDO ,ANCHE IL PREFETTO,IL MAGISTRATO,IL MARESCIALLO DEI CARABINIERI CHE EVENTUALMENTE NON FACCIANO IL LORO DOVERE.
Questo è il compito di una VERA   associazione antimafia e di chiunque altro voglia effettivamente combattere le mafie .
Tutto il resto é retorica,bla bla,aria fritta,che non servono a niente.
Anzi,meglio,servono  a “distrarre” la gente rispetto ai problemi reali ed alla situazione drammatica in cui  ci hanno portato………………
Quel processo della più grande “distrazione di massa” della storia infelice dell’Italia !!!!!!!!!!

L’Associazione Caponnetto invita il Vice Ministro Bubbico a far presenziare all’esposizione del Rapporto di cui parla tutti i Testimoni di Giustizia attualmente inseriti nel programma di protezione.Ci possiamo contare ?

 

Testimoni di giustizia: Bubbico, pronte proposte per riforma

Rapporto del gruppo di lavoro sarà presentato il 28/10 a Roma
12:35 – 08/10/2015

(ANSA) – ROMA, 8 OTT – Il rafforzamento dell’assistenza personale e psicologica dei testimoni di giustizia, ovvero coloro che denunciano mafie, criminalità e malaffare e una maggiore efficienza nell’uso delle risorse dedicate attraverso il sostegno mirato al reinserimento sociale e lavorativo delle persone protette: sono alcune delle misure previste dal Rapporto messo a punto dal gruppo di lavoro in materia di misure di protezione dei testimoni e collaboratori di giustizia, che ha appena portato a termine il proprio impegno. Il Rapporto “Per una nuova frontiera in materia di testimoni e collaboratori di giustizia” sarà presentato ufficialmente il prossimo 28 ottobre e contiene una serie di proposte di riforma in materia di testimoni e collaboratori di giustizia.

“Si è trattato di un lavoro delicato e proficuo. Era necessario confrontarsi su questa materia che ha bisogno di essere adeguata ai cambiamenti intervenuti negli anni e di risposte nuove rispetto alle criticità evidenziate nell’applicazione”, spiega il viceministro all’Interno Filippo Bubbico che ha la delega sulla materia e ha istituito nei mesi scorsi il gruppo di lavoro.

Il rapporto sarà presentato il prossimo 28 ottobre a Roma in un seminario all’Accademia dei Lincei, alla presenza del ministro Alfano, del ministro Orlando, del presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi e del Procuratore Nazionale Antimafia Roberti. In Italia i testimoni di giustizia e i loro familiari sono un migliaio, i collaboratori e i loro familiari sono circa cinquemila.(ANSA).

.Stiamo vicini a Luigi Leonardi! Sta rischiando la vita e questo Stato se ne frega!Ministro Alfano e Vice Ministro Bubbico vergognatevi.Cosa state aspettando che la camorra lo uccida ?

Ora più che mai, ho bisogno di voi!

Ad ottobre inizia l’ultima fase del “mio” secondo processo, il N° 16210/08 RGNR a carico di Cataldo Domenico ed altri 8. 

Il… 6 Ottobre alle ore 9 presso il tribunale penale al Centro Direzionale ci sarà la requisitoria del Sostituto Procuratore dott. De Falco. Entro fine mese ci sarà la sentenza finale di primo grado.

Le accuse a questi soggetti, appartenenti ai clan degli scissionisti di Melito, dei Vanella-Grassi di Secondigliano, dei Mallardo di Giugliano e dei Russo di Cardito, vanno dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso, alla detenzione e porto abusivo di armi, fino alla violenza e sequestro di persona a mio carico.

Insieme all’avv. Giacinto Inzillo di Vibo Valentia, specializzato in testimoni di giustizia, abbiamo fatto la richiesta di ammissione al programma di protezione ex art. 11 D.L. n.8 del 1991. 

La domanda ancora non è stata ammessa, e purtroppo, la data della sentenza sta arrivando.

Ho richiesto protezione qua in Campania perché questa è la mia terra, ed è qui che voglio restare, è qui che voglio lavorare, è qui che voglio tornare a vivere e morire. 

Nel primo maxi processo che ho fatto, il n. 15304/08 RGNR, a carico di Aliperti + 81, arrivato a sentenza con oltre 700 anni di reclusione, ho fatto il mio dovere da imprenditore libero, ho confermato tutto, ho confermato le estorsioni, ed esattamente una settimana dopo, mi hanno incendiato il negozio.

Ora ho paura, perché se non dovessi essere ammesso al programma di protezione per i testimoni di giustizia, dopo la sentenza, divento carne da macello, e la camorra più che mai potrà fare quello che vuole, come ha gia fatto con me in passato. Solo che, a differenza del precedente processo, adesso i clan mi trovo a fronteggiare ben 4 clan.

Ora più che mai ho bisogno del vostro sostegno, del vostro aiuto, della vostra voce.

O io o loro!

Grazie
Luigi Leonardi.

APPELLO A TUTTI COLORO CHE CI LEGGONO E SEGUONO.

AMICI,L’ENNESIMA CALDA PREGHIERA.
LE PAGINE FACEBOOK DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO SONO LETTE ATTENTAMENTE DA MAGISTRATI ,FORZE DELL’ORDINE,MINISTERI,PREFETTURE E DA MOLTI ESPONENTI NAZIONALI DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI,OLTRECHE’ DA MAFIOSI E BOSS.
E DAI GIORNALISTI DEI PIU’ NOTI GIORNALI.

VOI TUTTI SAPETE BENISSIMO IL “TIPO” DI LAVORO CHE FA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO LA QUALE NON E’ COME TANTE ALTRE CHE FANNO RETORICA RACCONTANDO FATTI DI SCARSA RILEVANZA AI FINI DEL RAGGIUNGIMENTO DEI COMPITI CHE CI PROPONIAMO CHE SONO QUELLI ESCLUSIVAMENTE DI INDIVIDUARE E FAR COLPIRE MAFIOSI E LORO SODALI.
VEDIAMO,CON RAMMARICO,CHE TALUNI POSTANO SULLE NOSTRE PAGINE NOTIZIE IRRILEVANTI E TALVOLTA RIDICOLE O CHE,COMUNQUE,NON SONO COMPATIBILI CON I NOSTRI FINI.
A NOI INTERESSANO NOTIZIE,NOTIZIE,NOTIZIE,ATTUALI,SERIE E CHE POSSANO SERVIRE DA SPUNTI INVESTIGATIVI A NOI ED ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA PER SCOVARE E PRENDERE I MAFIOSI ED I LORO COMPARI.
NON CI INTERESSA ALTRO SE NON,APPUNTO,FATTI CHE HANNO ATTINENZA CON I NOSTRI COMPITI.
NON MANDATECI NOTIZIE DELLA PICCOLA RAPINA O ADDIRITTURA DELLA FONTANELLA CHE NON SCORRE.
NON SVILIAMO ED OFFENDIAMO IL GRANDE NOME CHE PORTIAMO.
PER FAVORE !
NON COSTRINGETECI AD ELIMINARVI DAI NOSTRI CONTATTI.

Un invito agli amici ed alle amiche di Sorrento , della penisola Sorrentina e di tutte le altre località turistiche della Campania

 

Carissimi amici,siamo fortemente preoccupati per la situazione esistente nei vostri territori .  Stiamo riuscendo,anche se lentamente e con molta fatica,a focalizzare l’attenzione generale su molte altre situazioni che riguardano altre  aree della Campania ,ma troviamo difficoltà nella creazione  di sensori altamente efficaci e che riescano a mettere in evidenza la particolarità di  territori come i vostri,a fortissima attrazione turistica e fortemente  civili,in cui la camorra  agisce in maniera sommersa e diversa dal suo modus operandi tradizionale basato su atti violenti ed eclatanti.
Le organizzazioni criminali si sono evolute acquisendo la capacità di mutare abito ,modalità di azione ed anche attori  a seconda degli ambienti in cui si trovano ad operare.
Talchè esse si presentano con il volto del boss o del sicario rozzi e violenti nelle località degradate e con quello della persona civile,apparentemente pacifica  ed abituata ai salotti buoni in quelle, come le vostre ,dove é d’obbligo sostituire l’uso della pistola con il riciclaggio di fiumi di denaro di origine sporca.,
Paolo Borsellino diceva una cosa che noi dell’Associazione Caponnetto abbiamo sposato appieno ed assunto come base del nostro modo di pensare ed operare .Egli sosteneva che é un errore imperdonabile il pensare che tutto il peso della lotta alle mafie possa e debba gravare sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine.
Da sole non ce la fanno,considerato anche il forte dilagare della corruzione nella politica e nelle stesse istituzioni; bisogna perciò aiutarle ed il cittadino che dovesse rifiutare di farlo assumerebbe la tremenda responsabilità di diventare  un complice della mafia,un sodale.
E’ sempre più evidente ed urgente,pertanto,la necessità della nascita  di un gruppo di amici,anche se non collegati fra di essi e che agiscano ognuno per conto proprio e senza che ognuno sappia dell’altro,che annotino tutto quanto avviene nei loro  territori e che possa dare adito a sospetti  di natura  mafiosa ( l’acquisto di un terreno,di un fabbricato,di un albergo,di un ristorante,di una sala giochi o di scommesse,di un compra-oro,l’aggiudicazione  di un’asta giudiziaria,una variante urbanistica,il rilascio di una licenza o di una concessione ,il mancato assolvimento ai propri doveri da parte di un pubblico funzionario a vantaggio di gruppi o soggetti malavitosi ecc) e che ci segnali ogni cosa,facendoci nomi e cognomi e fornendoci possibilmente  della documentazione , in modo da darci la possibilità di girarli a chi di dovere. La nostra email,che troverete anche sul sito dell’  Associazione Caponnetto,é  :
Ecco,solo facendo così potrete metterci nelle condizioni di svolgere appieno i nostri compiti e di non essere uno dei tanti altri soggetti che  parlano magari di legalità e di giustizia ma che non fanno nulla di concreto,con la denuncia e l’aiuto alla  magistratura,per realizzarle.
                                                                                                         LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
                                                                                                          www.comitato-antimafia-lt.org

Cantone : “La mafia oggi va combattuta con la repressione fiscale”

Cantone: mafia non è più quella che spara, ma che gestisce soldi

Modo più efficace per contrastare sistema è repressione fiscale

Napoli, 25 mag. (askanews) – “Le organizzazioni mafiose non sono solo quelle che sparano, ma sono ormai soprattutto quelle che gestiscono attività economiche lecite”. A ribadirlo è il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffale Cantone, intervenendo a Napoli alla lezione “La corruzione e lo sviluppo delle aziende criminali” organizzata dall’università Federico II. “Imprenditore criminale è quello che – ha aggiunto il numero uno dell’Anac – gestisce gli appalti per i clan. Il mafioso, come lo intendiamo tradizionalmente, può gestire anche dal 41bis i suoi affari, grazie a prestanome. Il modo più efficace per contrastare questo sistema è la repressione fiscale”. Cantone si è poi soffermato sul tema dell’economia e dei beni confiscati alle organizzazioni criminali chiarendo come occorra intervenire sulle disponibilità economiche delle mafie. “Lo Stato, ad oggi, ha incamerato tantissimi beni confiscati alle mafie, ma se non vengono riutilizzati si fa un danno alla lotta alla mafia”. “La battaglia alla corruzione e alle mafie deve essere una battaglia culturale – ha concluso – Senza il concreto aiuto dei professionisti non ce la potremmo mai fare. Bisogna includere la parte migliore dei cittadini”.

Su Avaaz . A Venezia stanno per dare inizio ad un disastro ambientale

Cari avaaziani,

Sto scrivendo questa email in fretta e furia. Prima possibile devo essere a Venezia.

Non ci credevo quando gli attivisti locali hanno chiamato dicendo che stanno per dare il via libera allo scavo di un altro mega-canale in laguna per altre mega-navi da crociera. Ho pensato che questa volta sarà la fine non solo per Venezia ma in fondo per la speranza che in Italia qualcosa possa cambiare.

Sembra non si ricordino che due anni fa una di queste navi quasi causò un disastro, fermandosi a pochi metri da Piazza San Marco. Non si ricordano del *MILIARDO* bruciato in tangenti e consulenze per l’inutile Mose.

Ma sto partendo perché questa volta lottiamo fino in fondo.

E se Domenica Renzi sarà a Venezia per il suo comizio elettorale, ci saremo anche noi. Al fianco degli attivisti locali e con oltre 100mila firme (firmate subito e condividete!), con cui dobbiamo invadere tutti i giornali locali. E forzare i candidati a Sindaco e Presidente Regione che saranno con Renzi sul palco, a fare un’unica richiesta: che ritiri subito l’appoggio allo scavo del Canale Contorta. Per Salvare Venezia. Firma ora e condividi con tutti:

https://secure.avaaz.org/it/italy_save_venice_3_2/?bPiwkeb&v=57572

Pochi giorni fa l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha dato parere negativo allo scavo del canale Contortà che permetterebbe l’accesso a queste giganti navi da crociera. La comunità scientifica è unanime nel sostenere che la laguna, l’unica cosa che difende Venezia dalla furia del mare, semplicemente non esisterà più il progetto verrà approvato.

Ma se formalmente la decisione è in mano alla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, tutti sanno che la decisione è politica, e spetta al Governo. L’Autorità portuale addirittura aveva già annunciato, nonostante i noti problemi per l’ambiente, di essere sicura dell’approvazione finale grazie all’appoggio dell’ex ministro Lupi. Ma con le sue dimissioni torna tutto in gioco. E domenica li possiamo fermare.

C’è chi sostiene che il progetto dello scavo del canale della sia fondamentale per il turismo a Venezia. Ma quello che non dicono è che esistono 2 progetti alternativi, che consentirebbero di coniugare ambiente e turismo, facendo fermare le enormi navi da crociera fuori dalla laguna e poi trasportando i turisti su imbarcazioni più piccole.

La questione ormai va avanti da anni, e la campagna elettorale in corso è finalmente il momento che aspettavamo: semplicemente ci dovranno ascoltare se non vorranno perdere i loro elettori. Firma subito e condividi con tutti:

https://secure.avaaz.org/it/italy_save_venice_3_2/?bPiwkeb&v=57572

Stiamo distruggendo le meraviglie del nostro paese, (non solo Venezia, pensate ai numerosi crolli a Pompei di questi anni) per l’incuria dei politici, gli interessi degli speculatori, ma anche per il nostro silenzio. Ora abbiamo l’occasione per riscattarci e difendere la nostra storia, il nostro territorio, il nostro ambiente.

Forza!

Luca e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI

Canale Contorta bocciato da Ispra, le associazioni: “Disastro lagunare” (Venezia Today)
http://www.veneziatoday.it/cronaca/canale-contorta-parere-negativo-ispra.html

Il canale che minaccia Venezia (La Repubblica)
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/10/07/news/grandi_navi_venezia-97545935/

Il premier Renzi sarà a Venezia il 3 maggio (La Nuova Venezia)
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/04/22/news/il-premier-renzi-sara-a-venezia-il-3-…

Venezia, nave da crociera sfiora piazza San Marco: il pericoloso inchino dello scorso agosto (Il Messaggero)
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/venezia_nave_da_crociera_sfiora_piazza_san_marco_pericoloso_inchino/notizie/350896.shtml

“Mose, un miliardo bruciato in tangenti e consulenze” (Repubblica)
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/06/07/news/mose_tangenti_e_sprechi_per_un_miliardo-88272959/

Appello ad iscriversi all’Associazione Caponnetto

www.comitato-antimafia-lt.org                                 info@comitato-antimafia-lt.org

                                                                                   tel 3470515527

 

                                     

 

LA BATTAGLIA DELL’

” ORGOGLIO DELL ‘ANTIMAFIA SOCIALE “

UN NUOVO “MODELLO” DI ANTIMAFIA

 

 

Di fronte all’involuzione di uno Stato che appare sempre più tentennante,debole,fragile,non determinato nella lotta contro le mafie e ad un modello di un’antimafia sociale che  sembra inadeguato,declamatorio,retorico,politicizzato,piegato più sul passato che non sull’attualità e sul futuro,é sempre più evidente la necessità di impegnarci a fondo perché si affermi sempre di più  un nuovo ” modello”  di fare antimafia.

Un’antimafia più aggressiva,incisiva,significativa,convinta,determinata,non condizionata da finalità politiche,di interesse,di business,di protagonismo personale.

Un’antimafia tutta basata sull’INDAGINE,sulla DENUNCIA,sulla PROPOSTA.

E fatta non per interesse personale e soprattutto in maniera GRATUITA.

Oggi sono poche,purtroppo, le  Associazioni  in Italia che hanno alla loro base  questi principi.

Una  parte notevole di esse non é riuscita  a sottrarsi alle sirene ed ai condizionamenti di quella fetta cospicua della politica e delle istituzioni che,con i sovvenzionamenti,i benefici,i privilegi,ha fatto sì  di ridimensionarne  o addirittura modificarne il ruolo,l’identità,l’efficacia dell’azione.

Non si può servire al contempo Dio e mammona.

Non si possono  combattere le mafie – militari,politiche,economiche -   servendo,al contempo,chi le incoraggia,le sostiene,le avalla e se ne serve e ne é alleato.

O di qua o di là.

Tertium non datur.

Ecco perché noi siamo stati e siamo molto cauti e diffidenti nei confronti di quanti  hanno cercato e cercano di strumentalizzare l’Associazione Caponnetto a fini politici o altre finalità.

La situazione nel Paese é gravissima,mai quanto ora.

Le mafie hanno raggiunto livelli inquietanti di penetrazione nei partiti e nelle istituzioni,oltre che nell’economia e nella società, e,perciò,urge un impegno,da parte di chi veramente crede nei valori della democrazia e dello Stato di diritto,un impegno TOTALE,ESCLUSIVO,PRIORITARIO ,non residuale.

Noi abbiamo un nome ed una storia così impegnativi e nobili che non possiamo permetterci di appiattirci su un modello di antimafia opaco e pieno di ombre,oltre che inefficace e poco significativo.

Dobbiamo,pertanto,essere sempre più la punta avanzata di un’antimafia che punta a colpire al cuore le mafie,sia quelle rozze,violente e poco acculturate,sia,soprattutto,quelle annidate nelle istituzioni ,nella politica,nell’economia e nella società – i cosiddetti colletti bianchi – che,con la corruzione,stanno corrodendo le basi dello Stato di diritto con l’obiettivo di trasformarlo irrimediabilmente  in uno Stato-mafia,in uno stato criminale.

Dobbiamo essere sempre più  l’Associazione dell’INDAGINE,della DENUNCIA,della PROPOSTA.

Non basta invocare il nome di Paolo Borsellino senza dare un senso,una concretezza alle sue parole quando invocava un impegno diretto sul campo :” é un errore imperdonabile pensare di addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle delle forze dell’ordine e della magistratura”.

Da sole non ce la fanno.     Bisogna aiutarle a sconfiggere il mostro.

Ed aiutarle,per chi conosce meccanismi e realtà,significa DENUNCIA,non chiacchiere ed analisi sociologiche,racconti di  fatti passati e lontani nel tempo.

Nomi ,cognomi e circostanze.

Un’antimafia operativa,di fatti,di segnalazioni continue da fare,peraltro,ad uffici e persone affidabili e credibili.

Questo DEVE fare un’Associazione antimafia seria quale noi siamo e vogliamo essere sempre di più.

Non ci servono,quindi,parolai o persone che vogliono venire nella nostra Associazione per altri scopi,siano essi politici,di protagonismo ,economici.

Ci servono COMBATTENTI,persone  preoccupate dell’avvenire del Paese  e  di quello dei nostri figli e nipoti e che vogliono combattere nell’Associazione scovando uno per uno i mafiosi,i corrotti e tutti coloro che tramano per uccidere la democrazia e la civiltà dell’Italia.

Ci scrivono da tutta Italia- cittadini onesti,Testimoni  e Collaboratori sinceri di Giustizia,persone pensose del bene collettivo- che ci chiedono consigli,ci segnalano  ingiustizie,illegalità di ogni genere.

Vogliono che noi interveniamo.

Purtroppo il più delle volte non siamo in grado di soddisfare le richieste in quanto in molti territori non ci siamo e non sappiamo,quindi,come fare,a chi rivolgerci per segnalare quanto ci viene riferito.

E’ assolutamente necessario,pertanto,che in ogni angolo del Paese si formi una trincea dell’Associazione Caponnetto,fatta di persone attente,disinteressate,combattive,determinate,persone che parlino il meno possibile ma che ,al contrario,guardino,osservino,annotino e segnalano all’Associazione.

Un “modello ” nuovo di antimafia,di FATTI  e non parole,

Di fatti che riguardino reati di natura mafiosa  e non di generiche illegalità di natura politica ed amministrativa.

L’”operazione tesseramento 2015 “  deve rappresentare un’occasione irripetibile per rigenerare,rivitalizzare,potenziare il nostro stesso organismo per renderlo sempre più attivo ed efficace e,al contempo,per attrarre e mobilitare quelle tante  brave persone che vogliono impegnarsi nella lotta contro le mafie e che non hanno saputo finora a chi rivolgersi.

L’Italia non é  fatta tutta di gente insensibile,corrotta,collusa.

Ci sono tanti giovani,adulti,uomini e donne,che sentono forte un’ansia di cambiamento e vogliono impegnarsi.

Ecco,l’Associazione Caponnetto  deve diventare il punto di riferimento di tutte queste persone per essere sempre più il pugnale nel fianco dei mafiosi.

Attenti,però,a chi si tessera all’Associazione Caponnetto perché possono verificarsi  tentativi di infiltrazione da parte di mafiosi e gente sospetta.

L’Associazione Caponnetto é ritenuta da questi,per il nome ed il  prestigio che essa ha saputo conquistarsi,fra le più “pericolose”,se non la più pericolosa,in Italia ed é ,quindi,prevedibile che ci siano tentativi di infiltrazioni per destabilizzarla dall’interno.    Massima attenzione,quindi,prima di accettare una richiesta di iscrizione!!!!!!!!!!!!!

Buon lavoro ed un cordiale saluto a tutti

 

                                             LA SEGRETERIA

ALLA LUCE DI QUANTO SI E’ SCOPERTO IN ORDINE ALL’INCHIESTA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DEL SINDACO PD DI ISCHIA ED ALLE RESPONSABILITA’ DI QUALCHE PREFETTURA,RITENIAMO UTILE RIPUBBLICARE PER l’ENNESIMA VOLTA UNA NOSTRA NOTA CIRCA GLI OBBLIGHI DEI PREFETTI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE. QUELLA DI FAR SOTTRARRE ALLE PREFETTURE I COMPITI IN MATERIA DI LOTTA ALLE MAFIE DEVE ESSERE DA OGGI IN AVANTI LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE DI TUTTA l’ANTIMAFIA SOCIALE. LE PREFETTURE NON ASSOLVONO QUASI PER NIENTE A TALI COMPITI E QUALCHE PREFETTO,CHE VUOLE RISPETTARE LA LEGGE,COME NEL CASO DELL’EX PREFETTO DI LATINA BRUNO FRATTASI,VIENE SUBITO TRASFERITO.

 

Il ruolo dei Prefetti nella lotta alle mafie. Qualche sepolcro imbiancato  potrà anche accusarci di essere ossessivi,ma questo non ci interessa perché un’Associazione seria ,operativa e non asservita al “sistema” qual’é la nostra ha il DOVERE  di far capire alla gente  il “perché” ci siamo ridotti nello stato in cui si é ridotto il Paese ormai nelle grinfie delle mafie a causa soprattutto dell’inosservanza di norme,leggi e regolamenti,che  disciplinano la condotta di soggetti ed apparati dello Stato.Qualcuno si é arrabbiato e ci ha rimproverato di attaccare le Istituzioni.Non é vero,noi difendiamo le Istituzioni ed i nostri attacchi riguardano le persone ,non le Istituzioni che,invece,vogliamo difendere salvaguardandone immagine e ruolo.

Chi é infedele e disapplica le norme deve vergognarsi ,non noi che diciamo la verità e denunciamo chi non fa il proprio dovere.

Una quindicina di anni fa,appena nati,qualcuno ci avvicinò consigliandoci di…………………..non fare allarmismi ,”per evitare,ci disse ,che imprenditori e turisti,spaventati,abbandonassero il territorio”!

E’ la frase classica che abbiamo sentito ripetere milioni di volte da parte di chi ha l’ordine e l’interesse di mantenere le cose come stanno,lo statu quo.

Fortunatamente quella volta abbiamo avuto la prontezza di rispondere che…….. i turisti e gli imprenditori seri erano scappati da quel dì incalzati da affaristi,mafiosi e loro sodali,alcuni dei quali con seguito di mignotte e quant’altro del genere.

Noi abbiamo il dovere di far capire alla gente onesta “perché “la lotta alle mafie non funziona o funziona poco,malgrado lo sforzo generoso  di magistrati  ed altre poche persone che spesso ci rimettono la pelle,carriere e così via.

E,in quest’ottica ripubblichiamo per l’ennesima volta – e ripubblicheremo per un altro miiione di volte,fino alla noia-una nostra nota sul ruolo e sui doveri dei Prefetti per quanto riguarda il contrasto delle mafie.

Ruolo e doveri che non vengono assolti,fatta qualche rarissima eccezione,talchè il. risultato é sotto gli occhi di tutti.

Noi siamo determinati a scatenare il putiferio su questo argomento,ma avvertiamo  sin da ora le persone che non ci aspettiamo chissà cosa in quanto ,ad oggi,non abbiamo trovato un’associazione o un parlamentare disposti a darci una mano.

Il “sistema” è sistema e pochi sono disposti a mettersi contro.

Un’amica ci ha scritto stamane dicendoci che molti vice Prefetti resteranno tali senza mai essere promossi perché hanno rifiutato e rifiutano di diventare parte integrante del “sistema”.

Conosciamo persone,storie e condizioni di molti di costoro e da persone esperte,vecchie e con lunghissime esperienze alle spalle di vita pubblica e di militanza politica,non ci meravigliamo!

Nel gergo politichese,nei circoli ristretti di chi comanda,persone del genere vengono definite “INAFFIDABILI”!!!!!

Chi non si piega al sistema e rifiuta lo statu quo per tentare di migliorare le cose,nei vertici viene bollato con la dicitura di “INAFFIDABILE” e subito emarginato ed inchiodato a vita al suo grado,senza più possibilità di far carriera.

Lo schifo che abbiamo visto a Venezia con il Mose,a Milano con l’Expo ,a Roma con Mafia Capitale ,dove a centinaia di imprese mafiose é stato consentito di accaparrarsi appalti e subappalti milionari,avrebbe dovuto far aprire gli occhi anche ai ciechi sulle responsabilità dei Prefetti i quali sono chiamati dalla legge a svolgere un ruolo di vigilanza e di prevenzione,ruolo che rarissimamente viene svolto da qualcuno.

Qui,di seguito,la nota che riguarda i loro DOVERI   DEI PREFETTO in materia,doveri,ovviamente,per lo più inosservati:

Il ruolo dei Prefetti. Urge cambiare la legge.

Pubblicato 27 Dicembre 2014 | Da admin3

INVITIAMO ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E NON SOLO A DEDICARE DA ORA IN AVANTI UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALL’AZIONE CHE I PREFETTI HANNO IL DOVERE DI SVOLGERE IN MATERIA DI LOTTA ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
RIPRODUCIAMO, PERTANTO, UN ARTICOLO PUBBLICATO TEMPO FA SUL SITO WEB E SULLE PAGINE FACEBOOK DELL’ ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PER RIPROPORRE ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI, SUGGERIMENTI ED ANCHE CRITICHE SUL RUOLO DEI PREFETTI NEL PAESE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI CAMBIARE LA LEGGE APPORTANDOVI QUELLE MODIFICHE E QUELLE INEGRAZIONI NECESSARIE PER RENDERE PIU’ EFFICACE ED INCISIVA L’AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE E LE MAFIE.
L’ENORME POTERE CONFERITO FINORA AI PREFETTI NON E’ BASTATO A COLMARE TUTTE QUELLE DEFICIENZE E QUELLE
STORTURE CHE SPESSO NON HANNO DATO PER NIENTE LUSTRO ALL’ISTITUZIONE.
FATTA QUALCHE ECCEZIONE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DEI PREFETTI HA MOSTRATO DI NON ESSERE – O, PEGGIO, DI NON VOLER ESSERE – IN GRADO DI ADEMPIERE APPIENO AI DOVERI CHE LA LEGGE IMPONE AD ESSI.
CI RIFERIAMO, IN PARTICOLARE, AL MANCATO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI DI VIGILANZA PREVENTIVA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’.
IL PREFETTO, COM’E’ NOTO, HA LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE PROVVEDIMENTI INTERDITTIVI SULLA BASE DI SEMPLICI INFORMATIVE DELLE FORZE DELL’ORDINE E SENZA ATTENDERE LE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA E DI IMPEDIRE, COSI’, PRIMA CHE ESSO AVVENGA, L’INSERIMENTO DELLA CRIMINALITA’ MAFIOSA NELL’ECONOMIA, NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA.
DITECI VOI QUANTE “INTERDITTIVE ANTIMAFIA” HANNO EMESSO ED EMETTONO I PREFETTI DELLE VOSTRE PROVINCE A CARICO DI IMPRESE SOSPETTE E QUALE AZIONE DI PREVENZIONE LA MAGGIOR PARTE DI ESSI ABBIANO SVOLTO SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE, COORDINANDO LE FORZE DELL’ORDINE, DANDO AD ESSE DEGLI INPUT IN MATERIA DI METODOLOGIE DI AZIONE, STIMOLANDOLE AD AGIRE PIU’ CHE
CON UN’OTTICA DA ” ORDINE PUBBLICO”, COME NORMALMENTE AVVIENE, CON UNA, INVECE, PIU’ MODERNA ED ADEGUATA ALLA REALTA’ ATTUALE CHE VEDE LA MAFIA COME UN SOGGETTO IMPRENDITORE.
LA RIPUBBLICAZIONE DI QUESTO NOSTRO DOCUMENTO DEVE SERVIRE AD INDURRE TUTTI I NOSTRI ISCRITTI ED I SIMPATIZZANTI – ED ANCHE ALTRI DI ALTRE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA- AD INCENTRARE LA LORO ATTENZIONE SUI TEMI REALI DELLA LOTTA ALLE MAFIE, REALIZZANDO UN SALTO DI QUALITA’ CON L’ABBANDONO DI QUELLA PRASSI CHE VEDE MOLTI PIU’ PROPENSI A PARLARE DI TEMI GENERICI, NARRATIVI, COMMEMORATIVI, CHE NON, COME E’ NECESSARIO, PRATICI, ATTUALI ED OPERATIVI.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali. Si deve cambiare subito la legge sul ruolo dei Prefetti Pubblicato 5 Agosto 2014 | Da admin2. L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO PUBBLICA QUESTA NOTA AL FINE DI AVVIARE NEL PAESE UN’ APPROFONDITA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PREFETTI SUL VERSANTE DELLA LOTTA ALLE MAFIE E SULL’URGENTE NECESSITA’ DI UNA MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA. NON E’ POSSIBILE PARLARE SERIAMENTE DI LOTTA ALLE MAFIE PERPETUANDO L’ATTUALE STATO DELLE COSE. Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali –Il degrado delle Istituzioni I recenti eventi giudiziari che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno (Scajola e Cancellieri) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti (Blasco, La Motta, Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti (Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati in primo grado) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata, devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata. Ovviamente occorre doverosamente sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra la presenza di una stragrande maggioranza di persone che dedicano la loro vita lavorativa e in molti casi anche personale, al servizio esclusivo dello Stato. Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica, le azioni istituzionali di contrasto al crimine organizzato, occorre capire quali siano state le cause che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali riferibili a politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi. Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come spesso le contestazioni formulate dalla Magistratura riguardino condotte volte a favorire uomini politici. Basta vedere la vicenda del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti al comune di Caserta per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di Nicola Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR, oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli, entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino. Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno con la politica nella quale ampi settori spesso sono contigui ad ambienti della criminalità organizzata (soprattutto nelle regioni meridionali). Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa? Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti. Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale. Il prefetto ha una posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni. L’art.2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t. u. l. p. s. ), concede un’amplissima facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica. Il Prefetto presiede i Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono le proposte al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, le misure di tutela da assegnare ai magistrati, ai cittadini minacciati, ecc. ecc. Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine a livello provinciale sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera, delle valutazioni da parte dei prefetti. Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza personale, dovendo il prefetto decidere se e a chi assegnare le misure di tutela (vigilanza, scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc) Ci si renderà conto che il Prefetto, stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate di ordine e sicurezza pubblica, deve svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art.97 della nostra carta costituzionale. Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni? Per poter rispondere è necessario capire come si articola la carriera prefettizia e come vengono nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali. La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti. Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri. Sono cioè nominati dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo. Quindi, come è agevole, comprendere, i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o quell’altra forza politica. Quindi, per esempio, ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti, coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi, per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie. Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo poi incriminato per concorso in associazione mafiosa. Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica assegnate ai prefetti. Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza dei cittadini e dei servitori dello stato alla magistratura. Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto, dalla politica a decidere se un magistrato (che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f. Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto. O peggio ancora, appare assurdo che debba essere il prefetto a decidere se e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è dello stesso partito politico che risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c. o.. (basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco, e di tanti altri comuni). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c. d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti, risulterà immune da problemi di antimafia (vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova. La politica sana e la società civile devono farsi carico di indicare le soluzioni. Occorre che in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che, per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che, come si diceva risente della presenza di ampi settori contigui alla criminalità organizzata. Le implicazioni con la vita politica napoletana costituiscano il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali Nel corso degli anni ottanta, infatti, In Campania tanto per citare un esempio, si è assistito all’espandersi ed al consolidarsi di un fenomeno sociale molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica” tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso. Il degrado delle Istituzioni a Napoli era tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale». La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno. Non vi e’ indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione collusiva nelle istituzioni. Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività e delle istituzioni statuali. In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente – o forse ha già conquistato – i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia. Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che “ I grandi camorristi stanno nell’ombra “. L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi Enti più di ogni altra istituzione risultano, in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge, a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura Il primo ed incisivo intervento, che il legislatore ha posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata si è avuto con l’approvazione della Legge 22.7.1991, n.221 che ha introdotto l’art.15 bis della L.55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art.143 del D. lgt.267/2000 E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale, in quanto a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione locale risulta evidentemente inquinata, al punto che nessun’altra misura, al di fuori dello scioglimento, potrebbe risultare idonea al recupero della legalità. Era presente nell’ordinamento un vuoto normativo, che consentiva di fronteggiare queste situazioni, e per riempirlo si era fatto ricorso ad un uso indiretto della potestà di scioglimento dei consigli comunali per motivi di ordine pubblico (si ricorda il caso del comune di Quindici, retto da un esponente apicale di una nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine pubblico dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La legislazione speciale antimafia in questione intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti. In particolare il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente. Particolarmente innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art.143 del D. lgt.267/2000 che prevede la possibilità che il prefetto, nella fase istruttoria del procedimento di scioglimento, acquisisca dal procuratore della repubblica notizie utili a motivare la decisione, in deroga all’art.329 del codice di procedura penale, superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma con riguardo alle esigenze del procedimento penale. Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n.410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione tipo mafioso nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali. Nel 2009 con la legge 94, l’art.143 del d. lgs.267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. Invero prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 le indagini venivano svolte da organi di polizia che stante le loro specifiche conoscenze e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P. A. dette attività di indagini. Ogni commento appare del tuto superfluo. Infatti precedentemente per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i prefetti si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D. I. A. , nonché da funzionari statali appartenenti ad amministrazioni che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano competenza e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge.

La camorra di Poggiomarino arriva in Toscana: è alleata con i Casalesi per appalti e estorsioni

La camorra di Poggiomarino arriva in Toscana: è alleata con i Casalesi per appalti e estorsioni

 

I Fabbrocino e la sua costola del clan poggiomarinese dei Giugliano stanno provano ad “attaccare” la Toscana e particolarmente partendo dalla zona di Arezzo, dopo che l’influenza della cosca è già giunta in maniera ufficiale in aree come l’Umbria. Nella relazione ultima della prima Commissione (Affari istituzionali, programmazione e bilancio) del Consiglio regionale della Toscana, emergono infatti particolari che vanno oltre i fatti già noti.

E si parte proprio dall’arresto avvenuto nel 2010 del cognato di “’O Savariello”, Paolo Orlanducci catturato dai carabinieri a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, dopo essere sfuggito ad un blitz appena un anno prima. Nella relazione, infatti, si legge che il clan Giugliano gestisce per conto dei Fabbrocino il settore degli appalti e delle estorsioni, risultando addirittura alleata con i potenti Casalesi. «Per quanto riguarda Arezzo, a Arezzo i Casalesi controllano – scrive la commissione, che poi fa riferimento proprio a Orlanducci – è importante l’accenno alla normativa nuova che è stata approvata ora, con il decreto anticorruzione, sulla white list in tema di appalti. I Casalesi sono forti nella zona di Altopascio e nella zona di Arezzo e di San Giovanni Valdarno, perché? Perché sono riusciti ad acquisire un parziale controllo dell’attività edilizia: ecco perché vanno lì».

 

Orlanducci, ritenuto tra gli elementi più pericolosi della compagine camorristica dei Giugliano, è quindi ritenuto responsabile della gestione affaristica del clan nel settore degli appalti e delle estorsioni. Motivo per cui sarebbe stato inviato dal cognato e boss Antonio Giugliano nella zona aretina, per conto dei Fabbrocino che a loro volta avevano questo “patto” con i Casalesi.

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LA SEGRETERIA

Ciminnisi scrive a Mattarella: “Noi vittime di mafia discriminate”

12 Febbraio 2015, L’ORA

Ciminnisi scrive a Mattarella:
“Noi vittime di mafia discriminate”

Nella missiva inviata al neo-presidente della Repubblica si sottolinea “l’iniquità delle norme che non prevedono l’equiparazione delle vittime di mafia a quelle del terrorismo mafioso, generando di fatto differenze e discriminazioni che ci fanno sentire cittadini di serie B”

di Alessia Rotolo

12 febbraio 2015
Ciminnisi scrive a Mattarella: <br>“Noi vittime di mafia discriminate”Suo padre Michele fu ucciso da una raffica di proiettili mentre si trovava al bar a giocare a carte, colpito per errore durante una sparatoria che aveva come obiettivo il boss Gigino Pizzuto il 29 settembre 1981, nella strage di San Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento. Ora Giuseppe Ciminnisi, vicepresidente dell’Associazione nazionale familiari delle vittime di mafia, scrive al nuovo capo dello Stato per chiedere l’equiparazione dei trattamenti economici tra i familiari dei caduti per mano di Cosa nostra e quelli del terrorismo mafioso. ”L’elezione di Sergio Mattarella – dice – ci riempie di speranza- perché anche lui ha vissuto la perdita di un familiare assassinato dai killer mafiosi, per la prima volta siamo sicuri che le nostre problematiche saranno comprese fino in fondo”.

Ciminnisi, che aveva 13 anni al momento della strage, da anni porta avanti la sua battaglia perché siano abbattute le differenze tra quelle che definisce ”vittime di serie A  e vittime di serie B”, nella galassia delle famiglie squassate dal lutto e poi tartassate dalle spese per seguire avvocati e processi. Eppure lo Stato riconosce diritti differenti, la burocrazia separa e differenzia caso da caso, famiglia da famiglia, a volte anche tra vittime dello stesso evento criminoso, ”come se non si trattasse di innocenti sacrificati alla stessa violenza criminale”. Per questo, i vertici dell’Associazione dei parenti delle vittime lo ripetono da anni: non si tratta di una rivendicazione meramente economica, è una questione di dignità: le pallottole sono tutte uguali.

Nella sua lettera al Quirinale, Ciminnisi sottolinea che  “la storia personale e familiare del capo dello Stato ci accomuna nella sofferenza e nelle emozioni” e ricorda a Mattarella “la situazione di sofferenza e di abbandono in cui versano molti di noi a seguito degli eventi luttuosi subiti, e di iniquità delle norme che non prevedono l’equiparazione delle vittime di mafia a quelle del terrorismo mafioso, generando di fatto differenze e discriminazioni che ci fanno sentire cittadini di serie B”.

“Lo sgomento e il dolore, causato dalla lunga scia di sangue innocente versato nelle strade e nelle piazza del nostro Paese  – scrive ancora – non sono solo una pagina di storia da raccontare o atti giudiziari da leggere, sono una realtà viva e ancora dolente che vogliamo si trasformi in memoria collettiva e lezione di vita per le nuove generazioni affinché possano costruire un futuro e un Paese migliore”.

”Per questo – conclude – chiediamo sostegno e vicinanza perché le vittime innocenti vengano considerate tutte alla stessa maniera e vengano riconosciuti loro uguali diritti, senza discriminazione alcuna, perché uguale è il dolore delle famiglie”.

“Napolitano non ci ha mai voluto ascoltare”, racconta Ciminnisi. “Nel 2013 siamo stati ricevuti da Filippo Bubbico (viceministro dell’Interno, ndr), ma non ha fatto nulla. È assurdo che ci siano queste differenze tra vittime. Nel 2007 abbiamo dato vita ad una protesta, che è durata un mese, davanti alla procura di Palermo. Dopo una serie di manifestazioni e richieste, lo Stato ci ha concesso l’equiparazione solo in alcune parti, ad esempio il vitalizio, ma noi chiediamo che spariscano tutte le differenze di trattamento”.  E conclude: ”Un’assurdità ad esempio riguarda le vittime delle stragi di Falcone e Borsellino: mentre per i due giudici è stato riconosciuto l’attentato terroristico, lo stesso non è stato fatto per gli uomini della scorta”.

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