Comunicati

Comunicato Stampa Associazione Caponnetto di vicinanza al Testimone di Giustizia Francesco Dipalo.

COMUNICATO    STAMPA

Non conosciamo,al momento,le modalità  e le cause
immediate dell’evento,ma conosciamo le ragioni dello stato
di esasperazione che hanno indotto il Testimone di
Giustizia Francesco Dipalo a darsi fuoco davanti ad un
ufficio istituzionale a Monza.
Dipalo,con una serie di comunicazioni indirizzate a varie
Autorità centrali,da tempo aveva manifestato  il suo
profondo sconcerto  di fronte a comportamenti da lui
ritenuti ingiusti da parte di alcune di quelle Autorità.
Purtroppo,egli ha dato concretezza ai suoi propositi.
L’Associazione Caponnetto ha più volte inteso rendere note
le sue perplessità ed il suo rammarico per il “come”
vengono trattati da soggetti dello Stato molti Testimoni di
Giustizia ed esprime al Testimone di Giustizia
Dipalo,ricoverato presso l’Ospedale Niguarda di Milano, la
sua affettuosa vicinanza.
IL SEGRETARIO

.Un messaggio drammatico che non avremmo mai voluto ricevere.Il Testimone di Giustizia Francesco Dipalo si é dato fuoco sotto la Prefettura di Monza.Ce lo comunica la moglie.

Ieri  mio marito si è  dato  fuoco  sotto la prefettura  di monza  e ha

 ustioni su varie parti del corpo sta molto male. Me lo stanno ammazzando

Il Testimone di Giustizia Francesco Dipalo si é dato fuoco.Ce l’ha comunicato la moglie.Aspettiamo notizie.

IL TESTIMONE DI GIUSTIZIA FRANCESCO
DIPALO SI E’ DATO FUOCO !!!!!!!!!!!

Una notizia giuntaci dalla  Signora Laura Lo
Russo,moglie del Testimone di Giustizia Francesco
Dipalo,ci ha lasciati sconvolti.
“Mio marito si é dato fuoco di fronte alla Prefettura di
Monza.Sta male”.
Un atto preannunciatoci da decine di mail mandate ad
Alfano,a Bubbico,alla Bindi,a tutto il mondo ed anche
a noi dell’Associazione Caponnetto ,ma al quale
abbiamo voluto fino a qualche giorno fa  non credere.
Al punto che avevamo sconsigliato l’interessato di
farlo anche se abbiamo compreso le ragioni che lo
hanno portato a compierlo.
Abbiamo scritto alla Signora Lo Russo di farci avere
notizie urgenti sulle condizioni di salute del marito ed
aspettiamo risposta.
Di fronte a fatti del genere,chi ha un pò di sensibilit
deve solo chiudersi nel silenzio e pregare perché non
avvenga il peggio.
Ma,scusateci tutti se noi azzardiamo qualche  giudizio
e rivolgiamo una calda preghiera a tutto il mondo del
web che si interessa di mafia ed antimafia di
interrompere per alcune ore quell’invio di materiale da
pattumiera che non dà  minimamente il senso della
gravità ,della drammaticità della situazione nella quale
ci troviamo e che vede i Testimoni di Giustizia in
Italia tratti come vengono trattati.

Una vergogna !
E’ l’ora del SILENZIO  e della RIFLESSIONE,non del
bla bla.
E’ l’ora  della PREGHIERA,sia essa civile o religiosa.
Francesco Dipalo e la Signora Russo hanno spiegato
in decine di mail ragioni e situazioni.
Mail mandate a tutti,da Alfano,a Renzi,alla Bindi e
così via.
Ed anche a noi dell’Associazione Caponnetto  e ad un
Centro Impastato.
Noi ci siamo interessati sul sito ufficiale
dell’Associazione più volte  di questa situazione
invocando,pregando,supplicando  coloro che hanno
ricevuto i suoi messaggi di fare qualcosa.
Nessuno é intervenuto e tutti se ne sono fregati fino a
determinare questa vera e propria tragedia.
Responsabili morali della quale sono tutti,nessuno
escluso!!!!!!!!
Ora non possiamo fare altro che aspettare notizie e
pregare perché Francesco Dipalo si ristabilisca.
Ma,se dovesse succedere qualcosa di
doloroso,scateneremo il finimondo nell’accusare
coloro che noi riteniamo i responsabili di quanto é
successo.

.Ci arriva in questo momento il seguente messaggio della moglie del Testimone di Giustizia Dipalo.

Ci arriva in questo momento il seguente messaggio della moglie del Testimone di Giustizia  Dipalo.

Restiamo senza parole per lo stato in cui i nostri governanti tengono questa nobile categoria di persone:
15 minuti fa

Mio marito ieri sera si è dato fuoco solo la prefettura di monza. Ha ustioni su mani brocca collo. Sta male

Coerenza e rispetto nei confronti dei Testimoni di Giustizia il bluff della legge assunzione Tdg.

Coerenza e rispetto nei confronti dei Testimoni di Giustizia il bluff della legge assunzione Tdg.Mercoledì prossimo dalle ore 10 in poi,tutti davanti a Palazzo Chigi a Roma.

Troppi anni di silenzio,  mortificazioni e dolore, nei confronti dei Tdg  tante promesse . Poco più di 80 in Italia ma tutti sono in difficoltà e vivono emarginati, solo per aver denunciato e reso un servizio allo Stato.
Nel 2013 il Ministro D’Alia annunciava una legge e sembrava quasi risolto un primo problema,poi seguivano i vari proclami del Vice Ministro Bubbico che  aveva dato speranza  e certezza ai  tdg, il poter ritornare a vivere, il poter lavorare era un giusto riconoscimento a questi uomini e donne onesti.
Ma nulla solo un ennesimo bluff….
Infatti poi tutto ciò è rimasto solo un miraggio, era il 2013 ma poi solo rinvii e promesse che hanno contribuito ad aumentare la sofferenza dei tdg.
La situazione col passare dei mesi è divenuta sempre più tragica e molti dei tdg versano in condizioni al limite della dignità umana, ridotti ad elemosinare per poter mangiare,senza una dimora e bersagli della criminalità, restano  invisibili ad uno Stato ingrato.
Il governo Renzi non può non vedere, non può non essere sensibile, la lotta alle mafie è anche non abbandonare chi ha fatto condannare i mafiosi.
Mercoledì 4 Febbraio 2015 una parte dei tdg giungerà nei piazzale di palazzo Ghigi sede del Premier per un sit in ad oltranza, con un solo ed unico obiettivo il decreto attuativo e la reale assunzione dei Tdg nella P.A. .

Parteciperà l’Associazione Caponnetto

Un Gruppo di Testimoni di Giustizia

Renzi chiedi scusa.

L’UNICA RISPOSTA DI RENZI AI
MAGISTRATI CHE HANNO SOLLEVATO
UN PROBLEMA SERIO  E’ STATA UN
INSULTO :
“SIAMO IN UNO STATO DI DIRITTO NON
DI FERIE”.
PRIMA DI RISPONDERE AI MAGISTRATI -
CHE SONO PERSONE CHE RISCHIANO
OGNI MOMENTO LA VITA PER DIFENDERE
LO STATO DI DIRITTO E LA VITA DI NOI
TUTTI -   DOBBIAMO LAVARCI TUTTI LA
BOCCA.
RENZI,VERGOGNATI E CHIEDI SCUSA
!!!!!!!
La politica aiuta o boicotta i giudici nel reprimere
la corruzione? Questo dovrebbe chiedersi Renzi
domenica, 25 gennaio 2015
SCRITTO DA
Gad BIO
Mi spiace che fra le molte cose dette ieri nelle cerimonie inaugurali dell’anno giudiziario
2015, al presidente del consiglio sia rimasta impressa solo la protesta contro il taglio delle
ferie dei magistrati.
Ieri ci hanno detto che le mafie si sono radicate nel Nord Italia. Che la criminalit
organizzata detiene posizioni di potere significative nel mondo del calcio. Che stante il
decreto Ilva appena varato non sarà possibile recuperare i 2 miliardi della famiglia Riva
depositati in Svizzera. Che la corruzione è diffusa ai massimi livelli della nostra pubblica
amministrazione.
La prima domanda che dovrebbe porsi il capo del governo di un paese in cui tutte queste
cose accadono, a mio modesto parere, è la seguente: la politica fin qui ha aiutato o
ostacolato l’azione della giustizia contro i crimini commessi dai colletti bianchi, ovvero da
personalità insediate nella classe dirigente? E se finora, nonostante i proclami che lasciano
il tempo che trovano, la politica ha guardato con paura e fastidio all’azione della

magistratura, cercando di boicottarla, quale facilitazione immediata si può attuare per
invertire la rotta?

IMPORTANTISSIMO.

IMPORTANTISSIMO

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/1/7/15G00001/sg

Certificazione Antimafia.Batti e ribatti qualche raggio di luce si intravvede ogni tanto in fondo al tunnel .

È in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 ottobre scorso, concernente ulteriori disposizioni integrative al D.Lgs. 6 settembre 2011, n.159, recante il codice delle leggi antimafia.
Entrerà in vigore a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
Il nuovo atto normativo ha inteso introdurre nel Codice antimafia alcune semplificazioni delle procedure dirette al rilascio della documentazione antimafia ed a porre rimedio ad alcune carenze della precedente normativa manifestatesi nell’esperienza applicativa.
Si indicano di seguito le principali innovazioni.

Familiari conviventi
La verifica sui familiari conviventi, necessaria ai fini dell’informazione antimafia, viene limitata a quelli di maggiore età e che risiedono nel territorio dello Stato.
Inoltre, per acquisire i dati anagrafici dei familiari conviventi, si prevede un collegamento della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia con l’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Naturalmente gli effetti di tale disposizione sono subordinati all’emanazione del regolamento che attiverà la banca dati.

Utilizzabilità della documentazione antimafia
Viene stabilito che, fino all’attivazione della banca dati, la documentazione antimafia è utilizzabile e produce i suoi effetti anche in altri procedimenti, diversi da quello per il quale è stata acquisita. Si tratta di una semplificazione di notevole rilievo, considerando anche che la comunicazione ha una validità di sei mesi dalla acquisizione e l’informazione di dodici.

Competenza del prefetto
La competenza alle verifiche antimafia non spetta più al prefetto della provincia in cui hanno sede le amministrazioni richiedenti, bensì al prefetto della provincia in cui hanno sede le imprese.

Termini per il rilascio della documentazione antimafia
Vengono ridotti i termini a disposizione del prefetto per il rilascio della documentazione e vengono indicati gli effetti del mancato rispetto del termine anche nel caso della comunicazione.
Infatti, il termine per il rilascio della comunicazione è ridotto da 45 a 30 giorni e viene eliminata l’ipotesi di verifiche di particolare complessità che comportava un’ulteriore dilatazione dei termini (30 giorni). Inoltre viene estesa alla comunicazione la disposizione, già prevista per l’informazione, per cui, in caso di inutile decorso del termine, le amministrazioni procedono comunque, stipulando i contratti, o autorizzando i subcontratti sotto condizione risolutiva per l’ipotesi che venga successivamente emanata una comunicazione interdittiva. Ai fini della stipula del contratto o del rilascio dell’autorizzazione al sub-contratto, è necessaria una autocertificazione sull’assenza delle cause di divieto di cui all’art. 67.
Anche la procedura di rilascio dell’informazione viene semplificata e accelerata, nel senso che è previsto un termine di 30 giorni per il suo rilascio ed un successivo termine di 45 giorni quando le verifiche siano di particolare complessità (nella previgente normativa i termini erano invertiti). Tuttavia, la nuova disciplina prevede che, decorso il primo termine di 30 giorni, l’amministrazione proceda anche in assenza dell’informazione antimafia, stipulando i contratti, ovvero autorizzando i subcontratti, sotto condizione risolutiva. Nella precedente normativa l’obbligo di procedere era invece previsto allo scadere di entrambi i termini (30 più 45 giorni). Inoltre, nei casi di urgenza, l’obbligo di procedere è ora previsto “immediatamente”, laddove in vigenza della vecchia disciplina occorreva attendere quindici giorni.

Comunicazioni agli interessati
La comunicazione interdittiva e l’informazione interdittiva devono essere comunicate dal prefetto all’impresa interessata entro cinque giorni dalla adozione, con modalità che ne garantiscano la ricezione (lettera raccomandata con avviso di ricevimento; notificazione; posta elettronica certificata). Ciò consente l’eventuale tempestiva difesa dell’impresa stessa davanti al giudice amministrativo.

Mancato funzionamento della banca dati nazionale
Infine, il decreto individua le soluzioni alternative per definire i procedimenti in corso nell’ipotesi in cui la banca dati non sia in grado di funzionare regolarmente a causa di eventi eccezionali. In tal caso la comunicazione è sostituita dall’autocertificazione, che consente di stipulare i contratti o autorizzare i subcontratti sotto condizione risolutiva; l’informazione è rilasciata a seguito di verifiche effettuate dal prefetto, fermo restando l’obbligo dell’amministrazione di procedere allo scadere del termine di trenta giorni sotto condizione risolutiva.

Corruzione: Di Matteo, premiare pentiti – Sicilia – ANSA.it.

Collaboratori e Testimoni di Giustizia vanno premiati e rispettati non maltrattati e scoraggiati come per lo più si fa.Irresponsabili !!!!!!!!!!

Corruzione: Di Matteo, premiare pentiti

Magistrato, utile inserire norme simili a quelle antimafia

 © ANSA

© ANSA

(ANSA) – PALERMO, 21 GEN – “Ritengo che vada rafforzato l’aspetto premiale per chi inizia a collaborare con la giustizia denunciando la corruzione, forse sarebbe utile inserire norme simili a quelle antimafia”. Così il pm Nino Di Matteo rispondendo ai cronisti dopo l’incontro con la commissione Antimafia dell’Ars. ”In Italia la corruzione è dilagante e il sistema repressivo è insufficiente”, ha aggiunto.

Testo Caponnetto.

L’assurda storia della vicenda giudiziaria che ha portato alla soppressione  di una delle poche voci libere in Italia,la “VOCE DELLE VOCI”.Le perplessità  ed il dolore dell’Associazione Caponnetto.

Il 26 gennaio p.v. presso il Tribunale di Roma il verdetto definitivo del Giudice per l’esecuzione.
Così muore la stampa libera in Italia ad opera,peraltro,di chi dice di difendere la libertà d’informazione.

Tra una settimana la Voce sarà nuovamente in tribunale. A Roma, davanti al giudice dell’esecuzione. Dove l’amica di Antonio Di Pietro Anita Zinni l’ha trascinata per vedere il giornale spogliato definitivamente di tutto: i quattro soldi che un anno fa erano ancora su un conto corrente della cooperativa (messi da parte per stampare un paio di numeri  successivi del giornale), i contributi – già ridotti all’osso – che il Dipartimento editoria della presidenza del Consiglio elargisce alle piccole testate storiche per assicurarne la sopravvivenza, e già che ci siamo anche la testata stessa, pignorata a Napoli nell’ambito dello stesso procedimento esecutivo azionato da Di Pietro e dai suoi accoliti, che ha letteralmente sbranato il giornale.

Numerosi articoli – pubblicati sul sito della Voce, ma anche da Ossigeno per l’informazione – riassumono l’allucinante vicenda che volge ora al termine: un pezzo scritto per la Voce nel 2008 dal giornalista Rai Alberico Giostra  due anni dopo aveva fatto risvegliare l’amica di famiglia di Di Pietro, la compaesana di Montenero di Bisaccia Annita Zinni. La quale il 9 aprile 2010, proprio mentre si accinge a spiccare il volo verso la segreteria provinciale di Italia dei Valori (cui assurgerà, dopo un aspro confronto con i rivali, il 7 luglio 2010) ci pensa su e decide che due anni prima quell’articolo, in fondo, l’aveva scocciata. Peggio, le aveva provocato un fastidioso turbamento.

Probabilmente dopo aver ricevuto l’affettuoso conforto di un’altra sua amica di lunga data, il procuratore capo facente funzioni a Sulmona Aura Scarsella, la Zinni spara allora dinanzi allo stesso Tribunale di Sulmona una citazione civile in cui chiede alla Voce un risarcimento danni “non inferiore a 40.000 euro”.  E le va di lusso, perche´ il 25 marzo 2013 il giudice di Sulmona Massimo Marasca, dopo aver ammesso ed ascoltato come teste a favore della Zinni anche la stessa sua collega Aura Scarsella (con la quale opera quotidianamente in veste di gip), condanna la Voce ad un risarcimento danni doppio rispetto alla già sbalorditiva e spropositata  richiesta della signora: quasi settantamila euro a parte interessi, rivalutazioni etc., lievitati oggi, due anni dopo, a circa 150mila euro. Da qui il bombardamento di pignoramenti a carico del direttore della Voce e della cooperativa (che era riuscita a reggere anche durante gli anni più duri della crisi economica, prima che l’affondassero Di Pietro e la Zinni), con una denigrazione permanente in tutte le sedi bancarie del Paese, nemmeno fossimo mafiosi colpiti da misure di prevenzione della Dda. Magicamente scomparso da ogni tipo di azione risarcitoria l’autore dell’articolo Alberico Giostra che, per quanto ne sappiamo da internet (visto che con noi è sparito), mantiene tranquillamente il suo posto in Rai e pare anzi aver ritrovato con Di Pietro l’intesa dei bei tempi andati.

E’ così che la Voce si presenterà il prossimo lunedì 26 gennaio all’esecuzione.

L’ultima speranza dei condannati è riposta nella Procura della Repubblica di Campobasso. Che su quella assurda sentenza di Sulmona ha voluto vederci chiaro. E ha iscritto già da diversi mesi nel registro degli indagati il giudice che l’aveva pronunciata, Massimo Marasca, con le ipotesi di abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Parti offese da quei reati, come risulta nero su bianco dai certificati, sono il direttore della Voce Andrea Cinquegrani e il presidente della cooperativa editrice Rita Pennarola. Le indagini sono ancora in corso.

Un giudice c’è e ci sarà, a Berlino come a Campobasso. E ci sarà un giudice anche a Roma. Al quale lunedì chiederemo, prima di ogni cosa, se qualcuno può spiegarci perche´ sul fascicolo i giudici di Sulmona hanno apposto come motivazione non la scritta “diffamazione”, bensì “Lesione personale”. La stessa dicitura che, come abbiamo ricordato al presidente Napolitano (il quale su questa vicenda ha trasmesso gli atti al Csm per i dovuti accertamenti di carattere disciplinare), si applica nei casi di operai sfracellati al suolo cadendo da un’impalcatura. E questo non è, ne´ è mai stato il caso, della più che mai esuberante signora Annita Zinni.

Anzi, se verrà ad assistere all’esecuzione, lo chiederemo direttamente a lei.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere per 30 affiliati al clan Moccia fa Afragola e Casoria.

ANSA) – NAPOLI, 20 GEN – I Carabinieri della compagnia di Casoria (Napoli) stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei riguardi di 30 persone ritenute appartenenti al clan di camorra ‘Moccia’, attivo nei comuni napoletani di Afragola e Casoria.
Le accuse ipotizzate dai pm della Dda di Napoli, che hanno chiesto i provvedimenti sono di usura e tentativo di estorsione, con l’aggravante delle finalità mafiose. Dei 30 provvedimenti, 23 riguardano persone libere e sette già detenute.

Pantalone,cittadino sia prima sentinella.

Pantalone,cittadino sia prima sentinella – Campania – ANSA.it. E’ quello che diciamo noi! Ma il Prefetto deve ascoltare !!!!!!!!!!!!!!!!

  • Pantalone,cittadino sia prima sentinella

Pantalone,cittadino sia prima sentinella

Primo giorno nuovo prefetto Napoli,’aiuti lo Stato collaborando’

 © ANSA
© ANSA

(ANSA) – NAPOLI, 19 GEN – L’intento è quello non rimanere chiusa nel Palazzo, ma girare ”per avvicinare lo Stato a tutte le realtà della provincia affermando ovunque il principio di legalità”. Primo giorno da nuovo prefetto di Napoli per Gerarda Pantalone, e subito un’agenda ricca di impegni. Sicurezza, lavoro, allerta terrorismo e l’imminente visita del Papa le priorità: “La collaborazione dei cittadini è fondamentale. La sicurezza è un affare di tutti, i cittadini rappresentano la prima antenna sul territorio”.

COMUNICATO.

Avvertiamo gli amici dell’Associazione Caponnetto  di tutta Italia che,nel caso di fatti di corruzione e di illegalità che vedono come autrici pubbliche amministrazioni,oltre che all’Autorità Giudiziaria ,potranno rivolgersi anche  all’ANAC ,l’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Regolamento del 09 dicembre 2014

Regolamento in materia di attività di vigilanza e di accertamenti ispettivi

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 300, pagina 56, del 29/12/2014, in vigore dal 30 dicembre 2014.  

L’AUTORITA’

Visto il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;
Visto il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (di seguito Codice) e s.m.i. e, in particolare, gli articoli 2, 6 e 8, comma 3, del medesimo decreto;
Vista la delibera n. 143/2014 del 30 settembre 2014;
Visto l’atto di organizzazione delle aree e degli uffici dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (di seguito Autorità), adottato il 29 ottobre 2014 in attuazione della delibera n. 143/2014;
Vista la decisione del Consiglio del 9 dicembre 2014,

EMANA

il seguente Regolamento:

Articolo 1
Ambito di applicazione

  1. Il presente regolamento è adottato ai sensi dell’art. 8, comma 3, del codice e si applica ai procedimenti dell’Autorità avviati nell’eserciziodei poteri di vigilanza di cui all’art. 6 del codice e delle disposizioni di legge vigenti.

Articolo 2
Direttiva annuale

  1. L’attività di vigilanza avviata dalle Unità Organizzative competenti si conforma agli indirizzi, alle prescrizioni ed agli obiettivi indicati dal Consiglio dell’Autorità.
  2. A tal fine, entro il 31 gennaio di ogni anno il Consiglio approva una direttiva programmatica su proposta dell’Ufficio piani di vigilanza e vigilanze speciali, elaborata sulla base dell’indirizzo espresso dal Presidente e dal Consiglio dell’Autorità, nella quale può essere indicato anche un ordine di priorità nella trattazione degli esposti ricevuti.
  3. Il Consiglio, su proposta dell’Ufficio piani di vigilanza e vigilanze speciali, può integrare la direttiva di cui al comma 2, quando ritenga necessario indicare ulteriori obiettivi o interventi di vigilanza.

Articolo 3
Esposto per l’attivazione dei poteri di vigilanza

  1. Le indagini dell’Autorità sono attivate su iniziativa d’ufficio o su istanza motivata di chiunque ne abbia interesse, ivi incluse associazioni od organizzazioni rappresentative di interessi collettivi o diffusi.
  2. L’esposto di cui al comma 1puòessere presentato mediante la compilazione dell’apposito modulo disponibile sul sito web dell’Autorità. Il modulo deve essere compilato in ogni suo campo obbligatorio, corredato della prescritta documentazione, firmato e accompagnato da copia di un documento di identità o di altro documento valido del segnalante.
  3. Gli esposti anonimi sono archiviati dal dirigente dell’Unità Organizzativa competente per materia. Nei casi di denunce riguardanti fatti di particolare gravità, circostanziate e adeguatamente motivate, il dirigente può, comunque, trasmettere l’esposto privo di sottoscrizione all’Ufficio Ispettivo o all’Ufficio piani di vigilanza e vigilanze speciali per lo svolgimento delle attività di competenza.

Articolo 4
Vigilanza collaborativa

  1. Le stazioni appaltanti possono chiedere all’Autorità di svolgere un’attività di vigilanza, anche preventiva, finalizzata a verificare la conformità degli atti di gara alla normativa di settore, all’individuazione di clausole e condizioni idonee a prevenire tentativi di infiltrazione criminale, nonché al monitoraggio dello svolgimento della procedura di gara e dell’esecuzione dell’appalto.
  2. L’attività di vigilanza di cui al comma 1 può essere richiesta nei casi di:
    1. programmi straordinari di interventi in occasione di grandi eventi di carattere sportivo, religioso, culturale o a contenuto economico ovvero a seguito di calamità naturali;
    2. programmi di interventi realizzati mediante investimenti di fondi comunitari;
    3. contratti di lavori, servizi e forniture di notevole rilevanza economica e/o che abbiano impatto sull’intero territorio nazionale, nonché interventi di realizzazione di grandi infrastrutture strategiche;
    4. procedure di approvvigionamento di beni e servizi svolte da centrali di committenza o da altri soggetti aggregatori;
  3. L’attività di cui al comma 1 può essere richiesta dalle stazioni appaltanti anche nei casi in cui l’autorità  giudiziaria  proceda  per i delitti di cui all’art. 32 comma 1 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, ovvero, in  presenza  di rilevate situazioni  anomale  e,  comunque,  sintomatiche  di  condotte illecite o eventi criminali.
  4. Le richieste di vigilanza collaborativa sono sottoposte al Consiglio per l’approvazione. Le modalità di svolgimento possono essere definite in un Protocollo di azione predisposto dall’Ufficio su indicazione del Presidente che lo sottopone al Consiglio per l’approvazione.

Articolo 5
Responsabile del procedimento

  1. Responsabile del procedimento è il dirigente dell’Unità Organizzativa competente per materia. Il dirigente individua il funzionario competente per lo svolgimento dell’istruttoria.
  2. Il dirigente, esaminati gli esposti, attribuisce agli stessi un ordine di priorità tenendo conto dell’urgenza e della rilevanza delle questioni prospettate. A parità di urgenza e/o rilevanza della segnalazione sarà data precedenza di trattazione agli esposti presentati con l’apposito modulo.
  3. Ogni 30 giorni, il dirigente competente invia al Consiglio l’elenco dei procedimenti avviati dall’Ufficio, con l’indicazione del funzionario responsabile dell’istruttoria.

Articolo 6
Archiviazione dell’esposto

  1. Il dirigente provvede all’archiviazione nei seguenti casi:
    1. esposto privo di elementi di fatto o di diritto adeguatamente circostanziati e motivati;
    2. esposto presentato secondo le modalità di cui all’art. 3, comma 2 del presente regolamento privo delle informazioni obbligatorie richieste;
    3. manifesta incompetenza  dell’Autorità;
    4. manifesta infondatezza dell’istanza;
    5. quando a seguito dell’istruttoria emergono elementi di fatto o di diritto che escludono l’intervento dell’Autorità.
  2. L’archiviazione è comunicata, anche a mezzo di posta elettronica non certificata, solo nel caso di espressa richiesta scritta dell’esponente ed è disposta di regola mediante l’utilizzo di modelli approvati dal Consiglio dell’Autorità, tenuto conto delle tipologie di segnalazione ricevute.
  3. L’esposto si intende archiviato comunque se l’Autorità non procede alla comunicazione di avvio del procedimento nei termini di cui all’art. 9, comma 1 del presente regolamento.
  4. E’ fatta salva l’attività di vigilanza, anche con riferimento ad esposti già oggetto di archiviazione di cui ai commi precedenti, in caso di sopravvenuti elementi di fatto o di diritto ovvero di diversa ed ulteriore valutazione dell’Autorità.
  5. Il dirigente competente informa il Consiglio, con cadenza mensile, delle segnalazioni archiviate ai sensi del presente articolo.

Articolo 7
Intervento senza il previo espletamento di un’istruttoria

  1. Il dirigente valuta l’esposto e, senza il previo espletamento di un’istruttoria, invia una comunicazione motivata alla stazione appaltante con l’invito al rispetto delle disposizioni violate, quando:
    1. in base a quanto riscontrato dalla documentazione inviata all’Autorità dal segnalante, o altrimenti acquisita, non sussistono dubbi interpretativi;
    2. è possibile applicare al caso di specie, anche in via analogica, una precedente pronuncia dell’Autorità.
  2. Il dirigente competente, con cadenza mensile, informa preventivamente il Consiglio delle segnalazioni che intende definire ai sensi del presente articolo.

Articolo 8
Trasmissione della segnalazione ad altro Ufficio dell’Autorità

  1. Il dirigente provvede tempestivamente alla trasmissione della segnalazione al competente Ufficio dell’Autorità nei seguenti casi:
    1. quando  sussistono i presupposti per l’esercizio della funzione di componimento delle controversie ai sensi dell’art. 6, comma 7, lett. n) del codice o quando la questione può essere risolta mediante l’adozione di un parere giuridico;
    2. quando ha carattere di generalità tale da giustificare l’emanazione di un atto a portata generale, ferma restando la possibilità di trattazione della segnalazione per i profili di competenza dell’Area vigilanza;
    3. quando sono segnalate questioni che rientrano nell’ambito di applicazione della legge 6 novembre 2012, n. 190 e dei decreti attuativi.
  2. Il dirigente comunica tempestivamente all’esponente la trasmissione della segnalazione ad altro Ufficio e ne informa il Consiglio.

Articolo 9
Termini del procedimento

  1. Il termine per l’avvio del procedimento è di 30 giorni decorrenti dalla data di ricevimento dell’esposto.
  2. Il termine per la conclusione dell’istruttoria da parte dell’ufficio competente è di 180 giorni decorrenti dalla data di invio della comunicazione di avvio del procedimento, fatta salva la possibilità da parte del responsabile del procedimento di comunicare alle parti interessate una proroga non superiore a 90 giorni.
  3. In considerazione della complessità delle attività istruttorie necessarie per l’esercizio delle funzioni di vigilanza, i termini del procedimento possono essere sospesi quando si renda necessario:
    1. effettuare ulteriori approfondimenti mediante richieste documentali integrative alle parti o ad altre amministrazioni o Autorità nazionali ed estere;
    2. procedere ad accertamenti ispettivi;
    3. acquisire pareri da altri Uffici dell’Autorità ovvero da altre amministrazioni o Autorità nazionali ed estere.
  4. Nei casi indicati al comma precedente, i termini riprendono a decorrere rispettivamente dalla data di ricevimento o di acquisizione da parte dell’ufficio delle integrazioni documentali, dalla data di consegna del rapporto predisposto dall’Ufficio Ispettivo, dalla data di ricevimento del parere richiesto.
  5. Il del procedimento comunica alle parti interessate la sospensione dei termini procedimentali.
  6. Il dirigente competente informa il Consiglio delle proroghe e delle sospensioni disposte in conformità ai commi precedenti.

Articolo 10
Avvio del  procedimento

  1. La comunicazione di avvio del procedimento da parte del Responsabile del procedimento deve indicare l’oggetto del procedimento, le informazioni e/o documenti ritenuti rilevanti, nonché, ove possibile, l’eventuale contestazione delle presunte violazioni, il termine di conclusione del procedimento, l’Unità Organizzativa competente con indicazione del nominativo del responsabile del procedimento.
  2. La comunicazione di cui al comma 1 è inviata alla stazione appaltante, alle imprese e agli enti coinvolti, nonché ai soggetti che, avendo un interesse diretto, immediato ed attuale, hanno presentato denunce o istanze utili.
  3. Nel caso in cui per il rilevante numero dei destinatari la comunicazione personale non risulti possibile o risulti particolarmente gravosa, la stessa è effettuata secondo modalità di volta in volta stabilite dall’Autorità.

Articolo 11
Partecipazione all’istruttoria

  1. Possono partecipare all’istruttoria:
    1. i soggetti ai quali è stata inviata la comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi dell’articolo 10, comma 1;
    2. altri soggetti portatori di interessi diretti, concreti ed attuali correlati all’oggetto del procedimento che facciano motivata richiesta entro 30 giorni dalla  comunicazione di  avvio del procedimento o dalla conoscenza dello stesso;
    3. altri soggetti portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, purché ne facciano motivata richiesta all’Ufficio procedente prima della decisione finale.
  2. I soggetti che partecipano all’istruttoria hanno facoltà di:
    1. accedere ai documenti del procedimento, nel rispetto delle modalità e nei termini previsti dal Regolamento sull’accesso agli atti dell’Autorità;
    2. presentare memorie scritte, documenti, deduzioni e pareri, che saranno valutati dall’Ufficio procedente ove pertinenti all’oggetto del procedimento.

Articolo 12
Richiesta di informazioni, chiarimenti e documenti

  1. Il Responsabile del procedimento formula le richieste di informazioni e di esibizione di documenti, di cui all’art. 6 comma 9, lett. a) del codice,  per iscritto e  secondo le modalità di cui all’art. 17.
  2. Le richieste di cui al comma 1, devono indicare:
    1. i fatti e le circostanze in ordine ai quali si chiedono chiarimenti;
    2. il termine entro il quale dovrà pervenire la risposta o essere esibito il documento, che deve essere congruo in relazione all’urgenza del caso ed alla quantità e qualità delle informazioni richieste, e comunque non inferiore a 10 giorni e non superiore a 30;
    3. le modalità attraverso le quali dovranno essere fornite le informazioni e il referente cui potranno essere esibiti i documenti o comunicate le informazioni richieste;
    4. le sanzioni applicabili in caso di rifiuto, omissione o ritardo senza giustificato motivo, di fornire le informazioni od esibire i documenti richiesti, nonché quelle previste nel caso siano fornite informazioni o esibiti documenti non veritieri.
  3. I documenti di cui è richiesta l’esibizione dovranno essere forniti in originale o copia conforme. Il Responsabile del procedimento può, altresì, richiedere la presentazione della documentazione su supporto informatico.
  4. Le richieste di informazioni e di esibizione di documenti possono essere formulate anche oralmente nel corso di audizioni od ispezioni, rendendo note all’interessato e verbalizzando le medesime indicazioni previste dal comma 2.

Articolo 13
Audizioni

  1. I soggetti ai quali è stata data comunicazione di avvio del procedimento ai sensi dell’art. 10, possono essere sentiti in audizione dinanzi all’Ufficio competente. Nel corso delle audizioni, i soggetti interessati possono comparire in persona del proprio rappresentante legale oppure di procuratore speciale munito di apposita documentazione  giustificativa del potere di rappresentanza. Essi possono, altresì,  farsi assistere da consulenti di propria fiducia.
  2. Successivamente al ricevimento della comunicazione delle risultanze istruttorie di cui all’art. 15, le stazioni  appaltanti, le imprese e gli enti interessati possono presentare istanza di audizione finale di fronte all’Ufficio. Ove intendano essere sentiti dinanzi al Consiglio, essi devono far pervenire apposita richiesta entro 5 giorni successivi alla scadenza del termine per la presentazione delle controdeduzioni e memorie di cui all’art. 15 comma 2, specificando l’oggetto dell’esposizione orale e le ragioni per le quali la stessa si ritiene necessaria. Il Presidente, valutata positivamente la richiesta, fissa la data della audizione e, per il tramite della Segreteria del Consiglio, dispone la comunicazione agli interessati.
  3. Delle audizioni è redatto processo verbale contenente le principali dichiarazioni rilasciate dalle parti.

Articolo 14
Ispezioni

  1. Le ispezioni sono disposte sulla base di un piano ispettivo approvato dal Consiglio dell’Autorità entro il 31 gennaio di ogni anno, su proposta dell’Ufficio piani di vigilanza e vigilanze speciali.
  2. Le ispezioni possono essere richieste anche nell’ambito dei procedimenti istruttori avviati dagli uffici competenti.
  3. L’attività ispettiva si svolge di regola con la collaborazione della Guardia di Finanza, ai sensi dell’articolo 6, comma 9, lett. b) e d), del codice.
  4. Le ispezioni possono essere eseguite presso i luoghi di cui al successivo comma 7, purché sia ipotizzabile il rinvenimento di documentazione utile ai fini dell’istruttoria.
  5. Il dirigente dell’Ufficio Ispettivo conferisce l’incarico all’ispettore con proprio atto, indicando un termine per la conclusione delle attività.
  6. Nell’espletamento del mandato ispettivo, gli ispettori esercitano i loro poteri su presentazione di un atto scritto che precisi l’oggetto e le sanzioni per il rifiuto, l’omissione o il ritardo, senza giustificato motivo, di fornire informazioni ed esibire documenti richiesti nel corso dell’ispezione, nonché nel caso in cui siano fornite informazioni ed esibiti documenti non veritieri.
  7. In ogni caso, non costituisce giustificato motivo di rifiuto o di omissione, l’opposizione:
    1. di vincoli di riservatezza previsti da atti regolamentari, circolari o disposizioni di servizio interni della stazione appaltante;
    2. di vincoli di riservatezza o di competenza imposti da regolamenti aziendali o prescrizioni interne, anche orali;
    3. di esigenze di autotutela relative al rischio di sanzioni fiscali o amministrative;
    4. di esigenze di tutela del segreto aziendale o industriale, salvo i casi in cui l’Autorità riconosca particolari esigenze segnalate al riguardo.
  8. L’Ispettore può:
    1. accedere a tutti i locali, terreni e mezzi di trasporto del soggetto nei cui confronti si svolge l’ispezione, con esclusione dei luoghi di residenza o domicilio estranei all’attività oggetto dell’indagine;
    2. controllare e prendere copia dei documenti;
    3. richiedere informazioni e spiegazioni orali.
  9. Nel corso delle ispezioni, i soggetti interessati possono farsi assistere da consulenti di propria fiducia previa loro identificazione.
  10. Di tutta l’attività svolta nel corso dell’ispezione, con particolare riferimento alle dichiarazioni e ai documenti acquisiti, è redatto processo verbale.
  11. Entro il termine di 30 giorni dalla conclusione dell’attività ispettiva o dal ricevimento della documentazione integrativa richiesta nel corso delle visite, l’ispettore redige una relazione finale contenente le risultanze degli accertamenti ispettivi e l’eventuale proposta di archiviazione del procedimento e/o di adozione di provvedimenti da parte del Consiglio.
  12. Nei casi di cui al comma 2, la relazione ispettiva è trasmessa, unitamente alla documentazione acquisita, agli Uffici competenti per la prosecuzione delle attività.

Articolo 15
Chiusura dell’istruttoria

  1. Entro il termine di cui all’art. 9, comma 2, il dirigente trasmette al Consiglio le risultanze istruttorie. Il Consiglio, valutata la proposta dell’ufficio dispone l’invio della comunicazione delle risultanze istruttorie ai soggetti indicati dall’art. 10, comma 2.
  2. Il Responsabile del procedimento  assegna un termine, non inferiore a 10 giorni, entro cui le parti possono presentare memorie e/o ulteriore documentazione probatoria. La stazione appaltante può formulare le proprie controdeduzioni ovvero manifestare la volontà di conformarsi alle indicazioni contenute nella comunicazione di cui al comma 1.
  3. Nei  procedimenti di cui all’art. 10, comma 3, la comunicazione delle risultanze istruttorie può essere effettuata mediante forme di pubblicità di volta in volta stabilite.

Articolo 16
Deliberazione dell’Autorità

  1. Il dirigente, valutate le controdeduzioni e la documentazione di cui all’art. 15, comma 2, propone al Consiglio:
    1. l’adozione di una deliberazione nella quale sono specificate le violazioni rilevate e sono eventualmente formulate alla stazione appaltante le indicazioni per adeguare i propri comportamenti;
    2. di prendere atto della volontà manifestata dalla stazione appaltante di conformarsi alle indicazioni contenute nella comunicazione di cui all’art. 15, comma 1.
  2. La deliberazione di cui al precedente comma 1, lett. a) una volta approvata dal Consiglio è comunicata dal dirigente responsabile ai soggetti interessati, i quali sono tenuti ad informare l’Autorità degli eventuali provvedimenti conseguenti che intendono adottare. In caso di mancato riscontro entro il termine di 30 giorni dal ricevimento della deliberazione, il dirigente informa il competente ufficio dell’Autorità per l’avvio del procedimento sanzionatorio ai sensi dell’art. 6, comma 11 del codice.
  3. La deliberazione di cui alla lett. a) è pubblicata sul sito internet della Autorità. Il Consiglio può disporre che la deliberazione sia pubblicata anche sul sito web della stazione appaltante.
  4. Nei casi di cui alla lett. b), il dirigente comunica alle parti interessate la decisione del Consiglio, con riserva di riscontrare l’effettivo adempimento degli impegni assunti.
  5. Il dirigente con cadenza mensile informa il Consiglio dei provvedimenti adottati dalle stazioni appaltanti e dagli altri soggetti interessati a seguito del ricevimento delle comunicazioni di cui ai commi 2 e 4.
  6. La deliberazione di cui al precedente comma 1, lett. a), previa decisione del Consiglio, può essere modificata nelle considerazioni e nelle conclusioni qualora emergano elementi di fatto non rilevati o non conosciuti nel corso dell’istruttoria.

Articolo 17
Comunicazioni

  1. Le comunicazioni previste dal presente Regolamento possono essere effettuate tramite:
    1. posta elettronica certificata e/o firma digitale;
    2. lettera raccomandata con avviso di ricevimento;
    3. consegna a mano contro ricevuta;
    4. tramite posta elettronica, nei casi espressamente previsti.
  2. In caso di trasmissione tramite posta elettronica certificata, i documenti si considerano pervenuti al destinatario il giorno stesso in cui sono stati inviati, salvo prova contraria.
  3. Se le comunicazioni non possono avere luogo con le modalità di cui al comma 2, le stesse sono effettuate mediante pubblicazione di un avviso sul sito istituzionale dell’Autorità.

Articolo 18
Disposizioni transitorie

  1. Il presente regolamento si applica anche alle segnalazioni già pervenute all’Autorità, per le quali non sia stato ancora avviato il procedimento istruttorio alla data di entrata in vigore.
  2. In sede di prima applicazione il termine di cui all’art. 2 comma 2 e quello di cui all’art. 14 comma 1 sono differiti al 30 aprile.

Articolo 19
Entrata in vigore

  1. Il presente regolamento sostituisce il Regolamento in materia di attività di vigilanza e accertamenti ispettivi di competenza dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale – n. 189 del 16/08/ 2011 ed entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

    Roma, 9 dicembre 2014

 

Regolamento – formato .pdf 200 kb
Relazione di accompagnamento – formato .pdf 400 kb
Formulario per la presentazione di esposti per contratti di LAVORI – formato .pdf 650 kb
Formulario per la presentazione di esposti per contratti di SERVIZI e FORNITURE – formato .pdf kb 800

Forze dell’ordine in Molise ridotte all’impotenza

Forze dell’ordine nel Molise ridotte all’impotenza.
Un quadro allarmante che induce  l’Associazione
Caponnetto a levare  un grido di forte allarme e di protesta
nei confronti del Ministero degli Interni e del Capo della
Polizia.
Non ci sono più le condizioni per   condurre un’azione
efficace contro le attività delle mafie che infestano la
regione e che si sentono,perciò,sempre più  libere di operare
per impossessarsi  completamente del territorio attraverso
un’azione continua di  riciclaggio e reimpiego di capitali di
provenienza illecita.
La Squadra Mobile di Campobasso negli anni ha perso
quasi il 50% degli  uomini e si é vista costretta,così,a
ridurre notevolmente la sua operatività.
La Sezione Criminalità Organizzata di quella struttura  é
composta da soli 2-3 uomini che fra poco,stante la carenza
del personale,dovranno essere spostati ed assegnati a
mansioni di “ordine pubblico”.
Gli altri Corpi non stanno in condizioni migliori.

Verranno presto a mancare ,considerata anche la mancanza
di mezzi e di risorse,oltre a quella del personale,le
condizioni pur minime per un’azione contro le mafie e .quel
che é peggio ancora ,si sta  velocizzando il processo ,già in
atto, di smantellamento della DDA di Campobasso
e,probabilmente,anche della Corte di Appello.
Tutto ciò nell’indifferenza e nel silenzio più assoluti da
parte della classe politica e delle istituzioni regionali le
quali stanno manifestando di fronte al fenomeno del
radicamento mafioso e della sicurezza dei cittadini  nel
Molise e nell’Abruzzo  un disinteresse davvero vergognoso.
E,poi,hanno  la spudoratezza di parlare di…..legalità e di
lotta alla criminalità.
Si vergognino !

Ass.A.Caponnetto

Protocollo di legalità – la proposta della Caponetto ai prefetti.

Un protocollo di legalità per la verifica di fornitori e subappalti. La
richiesta formale della Caponnetto ai prefetti

La normativa antimafia sugli appalti viene molto spesso aggirata attraverso i subappaltatori o, ancor
più frequentemente, favorendo imprese sospette per la fornitura di servizi e beni al soggetto
appaltatore. Il gruppo Studi e Ricerche dell’Associazione Antimafia Caponnetto ha pertanto
elaborato un documento che tiene conto dell’attuale e più aggiornata legislazione in materia,
introducendo una serie di clausole  finalizzate a prevenire quei fenomeni.

Il nuovo “Protocollo di legalità” così articolato è l’oggetto di una specifica istanza
formalmente inoltrata in questi giorni ai prefetti delle Province comprese nelle regioni Lazio,
Campania, Abruzzo e Molise, dove più diffusamente si riscontra l’infiltrazione della malavita
organizzata nei lavori pubblici.

In particolare, la Caponnetto sottopone alla valutazione dei prefetti «la possibilità di promuovere la
stipula con le stazioni appaltanti di appositi protocolli di legalità che prevedano l’inclusione nei
bandi di gara di un apposita prescrizione che imponga alle ditte appaltatrici l’obbligo di comunicare
i nominativi dei propri fornitori (di servizi, manutenzioni, forniture e lavori per contratti di valore
superiore ad € 10.000) che si succedono nel corso delle svolgimento dell’appalto». «A sua volta – si
legge ancora – la stazione appaltante con il protocollo di legalità si impegna a chiedere all’Ufficio
Antimafia della Prefettura l’informativa antimafia sul conto dei predetti fornitori (da elaborare con
le modalità di cui all’art. 91 del d.lgs. 159/2011)».

Con lo stesso protocollo poi la Prefettura, oltre alle suddette verifiche antimafia, «si impegnerà ad
effettuare, attraverso i competenti organi di Polizia (Guardia di Finanza o DIA) controlli a
campione in merito alla tracciabilità dei flussi finanziari (secondo la Legge 136/2010) correlati
all’appalto oggetto delle verifiche, anche al fine di riscontrare eventuali fornitori non dichiarati,
nonché forme di distrazioni di fondi ad appannaggio di consorterie malavitose ovvero di fenomeni
corruttivi».

Associazione Caponnetto

Roma, 19 dicembre 2014

Occhi puntati al massimo sulle Prefetture.

La mafia a Roma ?

“Tentativi respinti”,rispondeva il Prefetto Serra (leggi la Rivista trimestrale della Prefettura di Roma ” Per  Roma” dell’aprile 2007)  al quale ha fatto  seguito l’attuale Prefetto Pecoraro che fino ad alcuni mesi fa ha  definito  Roma……. “la città più sicura d’Italia”…………….

 

Il problema dei problemi é proprio questo:

il ruolo delle Prefetture e dei Prefetti sul versante della lotta alle mafie.

Un tema scomodo del quale nessuno vuole parlare,anche se  dovrebbe essere il tema centrale.

Con Serra polemizzammo duramente durante tutta la vicenda che riguardò il Comune di Ardea.

Niente;zero.

A Roma non c’é mafia!!!!!

Tutti sanno come stanno le cose,invece !!!!!!!

La Caponnetto non é un’associazione come tante altre che si limitano a fare delle retorica intorno a fatti già avvenuti,i soliti bla bla,raccontandoli e facendo il “copia ed incolla” dai giornali.

Essa vuole entrare nei problemi reali ,a ,monte,cercando di capire e denunciare  “come” e “perchè” nascono  ed ingrassano le mafie,”chi” le sostiene,”chi ” sono i mafiosi ,quelli veri,le menti,i capi.

Andando a scavare nelle carte,nei documenti,nei comportamenti e nelle azioni di politici ed amministratori pubblici perché é fra questi che si annidano i veri mafiosi,i più pericolosi,quelli che comandano.

Un’ associazione di frontiera e di attacco.

Questo ci distingue dalla gran parte di quel mondo dell’”antimafia” che agisce,oggettivamente se non soggettivamente , all’ombra della mafia,quella politica ed istituzionale.

E quando noi diciamo che il “cuore” della lotta alle mafie é nelle Prefetture lo diciamo a ragion veduta,con le carte alla mano.

Sono i Prefetti che presiedono i Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico,l’organo che decide forme , modalità,priorità dell’azione di  contrasto della criminalità.

Sono le Prefetture che rilasciano “liberatorie” ed “interdittive” antimafia.

Sono le Prefetture che determinano strategie e tattiche.

E,quando un Prefetto dice che non c’é mafia,non c’é un Questore,un Comandante Provinciale della Guardia di Finanza o dei Carabinieri,le cui carriere sono determinate da quanto scrive quel Prefetto, che si azzardino a sostenere il contrario.

Anche se organi qualificati della Magistratura,come la DNA o la DDA,come avviene da decenni per il Lazio,disegnano un quadro a fosche tinte e completamente diverso.

Si capiscono,quindi,le ragioni per le quali quei rari Prefetti,come Mosca a Roma , Frattasi a Latina e qualche altro,che osano non mostrarsi degli “allineati”,vengono subito rimossi.

Ci volevano i  Procuratori .Pignatone e Prestipino,insieme al Capo della Squadra Mobile Cortese ed al Colonnello del ROS Russo per levare il coperchio alla pentola e far venire fuori la situazione che già da decenni denunciava la Direzione Nazionale Antimafia nelle sue relazioni semestrali.

Roma é il crocevia di tutti i grandi affari delle mafie nazionali ed internazionali.

E quello che sta emergendo con “mafia Capitale” é solamente la punta dell’iceberg di una montagna di fango e di immondizia  che ci sta sommergendo e che  ha fatto qualificare l’Italia nel mondo come il Paese più corrotto d’Europa.

C’é dell’altro,tanto altro,quell’”altro” che già qualche anno fa fece esclamare a Rita Bernardini,dei radicali,”intorno ai Palazzi romani si parla troppo napoletano”,corretta subito da Antonio di Pietro che disse “non intorno,ma dentro i palazzi romani si parla troppo napoletano”.

Il problema é che nessun altro in Parlamento,eccetto il M5S,denuncia come stanno le cose affrontando i problemi reali,le collusioni mafia-politica e quant’altro.

I Prefetti,amici. 

Lo stiamo denunciando da parecchio tempo!!!!!!!!!!!!!!!

Occhi puntati al massimo sulle Prefetture !!!!!!!!!!

 

Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”

QUELLA CHE  DOVRA’  VEDERCI   IMPEGNATI  NELL’ANNO APPENA INIZIATO – UN’ATTENZIONE PARTICOLARE SULL’AZIONE DELLE PREFETTURE SUL PIANO DELLA LOTTA ALLE MAFIE – DOVRA’ ESSERE LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.

I PREFETTI DISPONGONO DI UN POTERE ECCEZIONALE IN MATERIA,UN POTERE CHE NON TUTTI HANNO  USATO COME ERA NECESSARIO.

E QUESTO NON DOVREMO PIU’ TOLLERARLO.

INVITIAMO SIN DA ORA  GLI AMICI E LE AMICHE DI TUTTA ITALIA,ISCRITTI E SIMPATIZZANTI, A SEGNALARCI OGNI COMPORTAMENTO ANOMALO ,OMISSIVO,COLLUSIVO.

E’ NECESSARIO COMINCIARE AD ESSERE,SE VOGLIAMO  SERIAMENTE FARE LA LOTTA ALLE MAFIE,ACCENTRARE LA MASSIMA ATTENZIONE SULLE PREFETTURE.

IL RUOLO    DEI PREFETTI E LA NECESSITA’ URGENTE   DI    MODIFICARE    LA LEGGE.

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO    PUBBLICA  QUESTA   NOTA    AL  FINE  DI   AVVIARE   NEL  PAESE   UN’ APPROFONDITA   RIFLESSIONE    SUL   RUOLO   DEI   PREFETTI   SUL   VERSANTE   DELLA   LOTTA   ALLE   MAFIE  E  SULL’URGENTE    NECESSITA’   DI  UNA  MODIFICA DELLA LEGISLAZIONE IN  MATERIA.

NON    E’    POSSIBILE    PARLARE    SERIAMENTE   DI    LOTTA    ALLE   MAFIE PERPETUANDO     L’ATTUALE   STATO  DELLE   COSE.

il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e  degli Enti locali –

Il degrado delle Istituzioni

I recenti eventi giudiziari  che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno ( Scajola e Cancellieri ) per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti ( Blasco, La Motta , Ferrigno) e l’incriminazione di ex Prefetti  ( Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati  in primo grado  ) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti politici contigui alla criminalità organizzata,   devono necessariamente indurci a fare una riflessione sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla criminalità organizzata.

Ovviamente occorre  doverosamente  sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra  la presenza di una stragrande maggioranza di persone  che dedicano la loro vita lavorativa e  in molti casi anche personale,   al servizio esclusivo  dello Stato.

Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter svolgere con serenità e senza interferenze della politica,  le azioni  istituzionali di contrasto al crimine organizzato,   occorre capire quali siano state le cause  che hanno determinato la devianza dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti socio politico criminale.

Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria  che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali  riferibili a  politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il   caso dell’ex parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi .

Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come  spesso le contestazioni formulate  dalla Magistratura  riguardino condotte  volte a favorire uomini politici . Basta vedere la vicenda   del prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti  di proprietà della famiglia Cosentino ovvero la vicende di appalti  al comune di Caserta  per la quale sono state condannati i prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di  Nicola  Ferrara, esponente politico regionale dell’UDEUR , oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte ECO Quattro e Aversana Petroli , entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino.

Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere dell’amministrazione dell’Interno  con la politica nella quale ampi settori    spesso sono  contigui ad ambienti della criminalità organizzata ( soprattutto nelle regioni meridionali) .

Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa ?

Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti .

Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia, tutore dell’ente locale.

Il prefetto  ha una  posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e, conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni.  

L’art. 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t.u.l.p.s.), concede un’amplissima  facoltà al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica.    

Il  Prefetto presiede i  Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati metropolitani; ha  funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia, statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali. 

Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi   è appena il caso di ricordare quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono  le proposte  al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose,  le misure di tutela da assegnare ai magistrati , ai cittadini minacciati, ecc. ecc.

Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine  a livello provinciale  sono soggetti, ai fine dell’avanzano di carriera,  delle valutazioni da parte dei prefetti.

Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza  personale , dovendo il prefetto decidere  se e  a chi assegnare le misure di tutela ( vigilanza  , scorta, nei sui diversi livelli di gravità, ecc )

Ci si renderà conto che il Prefetto , stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il ruolo centrale nelle vicende più delicate  di ordine e sicurezza pubblica , deve  svolgere le proprie finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art. 97 della nostra carta costituzionale.

Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di condizionamento le proprie delicatissime funzioni ? 

Per poter rispondere è necessario capire come  si articola la carriera prefettizia e come vengono  nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali .

 La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti . Invero non prevede neppure la figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.

Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri.

Sono cioè nominati  dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo.

Quindi, come è agevole, comprendere , i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o meglio del gradimento di quella o   quell’altra forza politica.

Quindi, per esempio,  ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati prefetti , coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono anche  delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo Berlusconi,   per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti  può inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina  che ineludibilmente possono creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie.

Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica  ovvero ad una certa parte di politica deviata, siano stati  gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e  con l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, quest’ultimo  poi incriminato per concorso in associazione mafiosa.

Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di  blindare talune delicate funzioni di ordine e sicurezza pubblica   assegnate ai prefetti.

Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni strategiche per la sicurezza   dei cittadini e dei servitori  dello stato alla magistratura.

Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto,  dalla politica a decidere se un magistrato ( che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere  misure di tutela a fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni  elevante a rischio attentato. Appare paradossale che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f . Innegabilmente gli stessi possono per questi giudizi subire  una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni qual volta si trovano a  dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto.

O peggio ancora, appare  assurdo   che debba essere il   prefetto  a decidere se  e quando sottoporre ad indagini antimafia, un consiglio comunale   per infiltrazione  della  criminalità organizzata, quando lo stesso consiglio comunale è  dello  stesso partito politico che   risiede nel Consiglio dei ministri e che quindi  potenzialmente può incidere sul prefetto stesso. 

Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla c.o. . ( basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia, di torre annunziata, di torre del greco,  e di tanti altri comuni ). Analoga considerazione vale per il rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del rilascio della c.d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e quindi dei prefetti,   risulterà immune da problemi di antimafia ( vedi il caso della società Aversana petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che  non si sono piegate ai voleri della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed insignificanti

La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova.

La politica sana e la società civile devono  farsi carico di indicare le soluzioni . Occorre che in attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato preposti all’esercizio  di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata,  dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che , per effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che ,  come si diceva risente della presenza di ampi settori  contigui alla criminalità organizzata .

Le implicazioni con la vita politica napoletana  costituiscano  il punto di partenza storico di un intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi  del fenomeno dell’infiltrazione e del condizionamento degli Enti locali

Nel corso degli anni ottanta , infatti,  In Campania tanto per citare un esempio,  si è assistito  all’espandersi ed al consolidarsi  di un fenomeno sociale  molto grave che ha messo in luce i diffusi rapporti  nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica”  tra politica, affari e malavita organizzata di tipo mafioso .

Il degrado delle Istituzioni a Napoli era  tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale. Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale».

La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di banditismo sociale, di neo brigantaggio populista.

La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno.

Non vi e’  indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di penetrazione   collusiva nelle istituzioni.

Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali, anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività    e delle istituzioni statuali.

In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può essere definito Alta  Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta conquistando progressivamente -  o forse ha già conquistato -   i centri dei poteri politico, economico e sociale. Insomma  la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia.

Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un  sacrosanto dovere dovrebbe essere accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che

“ I grandi camorristi  stanno nell’ombra “.

L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi  Enti più di ogni altra istituzione risultano,  in considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge , a stretto contatto con la collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura   

Il primo ed incisivo intervento,  che il  legislatore ha  posto in essere per tutelare gli enti locali dalle ingerenze della criminalità organizzata   si è avuto con l’approvazione  della Legge 22.7.1991, n. 221  che ha introdotto l’art. 15 bis della L. 55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La stessa norma oggi è confluita nell’art. 143 del D.lgt. 267/2000

E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale,  in quanto  a prescindere dal giudizio penale, l’amministrazione  locale  risulta evidentemente  inquinata , al punto che nessun’altra misura , al di fuori  dello scioglimento, potrebbe risultare  idonea al recupero della legalità.

Era presente  nell’ordinamento un vuoto normativo, che  consentiva di fronteggiare  queste situazioni , e per riempirlo si era  fatto ricorso ad un uso indiretto  della potestà di scioglimento dei consigli comunali  per motivi di ordine pubblico ( si ricorda il caso del comune di Quindici,  retto da un esponente apicale di una  nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di ordine pubblico  dall’allora  Presidente della Repubblica Sandro Pertini .

La legislazione speciale antimafia in questione  intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti.

In particolare  il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente.

             

            Particolarmente  innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art. 143 del D.lgt. 267/2000   che prevede la possibilità che il prefetto , nella fase istruttoria  del procedimento di scioglimento , acquisisca dal procuratore  della repubblica notizie utili a motivare la decisione , in deroga all’art. 329 del codice di procedura penale , superando cioè l’obbligo di segretezza disposto da tale norma  con riguardo alle esigenze  del procedimento penale .

            Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca  di ogni elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa norma scaturisce  dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge 30.12.1991, n. 410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono  pericoli di infiltrazione tipo mafioso  nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge gli enti locali .

 Nel 2009 con la legge 94 , l’art. 143 del d.lgs. 267/2000 ha subito una modifica che appare aver ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari della pubblica amministrazione. 

Invero  prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009  le indagini venivano svolte da organi di polizia  che stante le loro specifiche conoscenze  e professionalità info-investigative, potevano fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha affidato a tre funzionari della P.A. dette attività di indagini.

 Ogni commento appare del tuto superfluo.

Infatti precedentemente  per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i  prefetti  si avvalevano di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un rappresentante della D.I.A., nonché da funzionari statali  appartenenti ad amministrazioni  che, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano  competenza  e conoscenza delle attività amministrative cui i comuni sono deputati per legge .

                                                                    Associazione  A.Caponnetto

CONVEGNO DELLA CAPONNETTO A NAPOLI , CASTELLO ANGIOINO.

.Viadotto crollato: procura stringe tempi, presto indagati – Sicilia – ANSA.it.Anche l’Associazione Caponnetto chiede con forza le dimissioni dei vertici dell’ANAS.

Viadotto crollato: procura stringe tempi, presto indagati

Magistrati nominano consulenti per accertare cause cedimento.

Prima il sequestro delle carte dell’appalto e del collaudo, poi la nomina di un collegio di consulenti. L’inchiesta sul cedimento del tratto di acceso al viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento parte con due rapide mosse della Procura di Termini Imerese che già aveva sequestrato l’area interessata al collasso della struttura. Allo stato, conferma il procuratore Alfredo Morvillo, non ci sono indagati. Ma potrebbero esserci presto se dal collegio dei periti arriverà la richiesta di verifiche e di atti “irripetibili”. Tutto dipenderà dal tipo di accertamenti giudicati necessari per risalire non solo alle cause del crollo dell’accesso all’opera, costata 13 milioni e inaugurata alla vigilia di Natale, ma anche per individuare le responsabilità di chi ha progettato ed eseguito i lavori.

Il procuratore Morvillo e il suo sostituto Francesco Gucciardi però vogliono allargare la ricerca delle colpe eventuali. E lo fanno capire con l’acquisizione della relazione sul collaudo. Anche queste carte si trovano nel fascicolo dell’appalto affidato al consorzio di imprese “Bolognetta scpa” costituito da Cmc di Ravenna, Tecnis di Catania e Ccc di Bologna. Il contratto prevedeva la consegna dell’opera entro marzo 2015. L’impresa ha concluso i lavori tre mesi prima e di questo, nel giorno dell’inaugurazione, era molto soddisfatto il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, che tornerà in Sicilia il 7 gennaio, ma questa volta per un sopralluogo sul luogo dove appena due settimane fa era stata inaugurata l’opera. Una volta i ritardi costituivano una “regola” perché provocavano un aumento dei costi. Ora invece si punta sulla riduzione dei tempi. Ma il cambio di passo pone altri problemi. Amedeo Benigno, segretario generale della Fit Cisl siciliana, non esclude che l’Anas abbia esercitato sull’impresa e sui funzionari siciliani dell’ufficio di alta sorveglianza ‘pressioni’ per l’apertura anticipata del tratto stradale, “come purtroppo – sottolinea il sindacalista – accaduto tante volte negli ultimi anni, allo scopo di far testimoniare ai media, più che efficienza, il presenzialismo dello stesso management”. Si apre così il fronte delle polemiche.

Sotto tiro sono i vertici dell’Anas, di cui l’Adusbef e la Federconsumatori chiedono l’azzeramento, il ministro Maurizio Lupi attaccato dal M5S (il capogruppo al Senato Alberto Airola ne invoca le dimissioni) e l’impresa. La presenza di Cmc e Ccc nel consorzio sarebbe, secondo Maurizio Gasparri (Forza Italia), indicativa del fatto che “la storia delle cooperative rosse, protette da regole vantaggiose imposte da sempre dalla sinistra politica, è una storia piena di pagine oscure”. Anche il gruppo Pd al Senato, infine, alla ripresa dei lavori parlamentari chiederà di realizzare un’indagine conoscitiva sulla vicenda. Lo annuncia il senatore Marco Filippi, capogruppo Pd in Commissione Trasporti. “In questa vicenda – spiega – ci sono molti aspetti da chiarire – spiega – anche possono coinvolgere anche altri cantieri pubblici”.

Ennesimo viadotto crollato ….forse sarebbe l’ora della verità.

Al Presidente del Consiglio  MATTEO RENZI
Al Ministro delle Infrastrutture On. LUPI
Al Presidente dell’Autorità di Vigilanza LL.PP.

Era stato inaugurato alla vigilia di Natale, il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento  ed è crollato a Capodanno. L’Anas parla di “un anomalo cedimento”. Metà carreggiata è sprofondata e la restante presenta una profonda spaccatura. Per fortuna nessun veicolo transitava quando è avvenuto il collasso dell’arteria. Il premier Matteo Renzi su Twitter: “Il responsabile pagherà tutto”.

Questo ennesimo crollo, dimostra purtroppo come c è scarso controllo nelle verifiche dei lavori eseguiti,  nei collaudi.
Lo denunciava già nel 2011 Ciliberto Gennaro dirigente di una azienda che ha costruito la maggio parte delle uscite autostradali e molti cavalcavia, il Ciliberto nel suo ruolo di dirigente non esito’ a denunciare anomalie costruttive nell ‘opera della passarella ciclo pedonale della S S 36 nel comune di Cinisello Balsamo ,un appalto ANAS poi subappaltato ad Impregilo spa e poi ceduto  ancora ad  una ditta  facente capo  ad altri, un appalto da 5 milioni di euro poi lievitato ad oltre 13 milioni di euro , ma con un triste risultato, la passarella dopo 5 anni resta ancora chiusa.
Noi dell’Associazione  Caponnetto facciamo rilevare che anche nel caso della passarella ciclo pedonale il collaudo della commissione ANAS diede parere favorevole , quindi attesto’ che l’opera era stata eseguita correttamente,  cosa non vera, tant’é che la perizia commissionata dal P.M dottoressa Macchia ha attestato un concreto rischio crollo e con una dicitura che parla di esecuzione criminale.
Solo grazie alla denuncia di  Gennaro Ciliberto si è potuta evitare una tragedia su un’ opera che sovrasta una delle arterie più trafficata di Europa.Ora ,dopo l’eliminazione  di tutte le anomalie  ,l’opera sembrerebbe idonea , ma sembra che ne siano nate delle altre ,tali da imporre  l’ennesimo stop all’apertura dell’opera.
Oggi il  testimone di giustizia Gennaro Ciliberto parla di un modus operandi che ,se confermato, farebbe venire i brividi. Il Testimone,infatti, denuncia che molte opere non vengono collaudate prima dell’apertura ma solo dopo molti mesi, a volte anni. Quindi chi controlla che tale opere siano state eseguite in maniera corretta???
Nessuno!!!!!
Come nessuno controlla le certificazioni dei materiali usati e le attestazioni soa ;  quindi un vero e proprio buco nella macchina dei controlli ANAS.
Il testimone di giustizia ha più volte scritto al presidente dell’Autorità di Vigilanza degli appalti e al Ministro Lupi , non solo comunicazioni ma vere e proprie denunce
Non possono passare in secondo piano il crollp del casello Autostradale di Cherasco, quello del portale della Autostrada A 1 all’altezza di Santa Maria Capua Vetere e non  ultimo il crollo della tettoia del casello di Rosignano.
Ora noi dell’Associazione Caponnetto gridiamo a voce alta al prenier Renzi “non basta un teweter, ci vuole la certezza che tutto ciò che è accaduto non accadrà più e che i responsabili paghino.
Siamo sempre stati vicini al nostro amico Gennaro Ciliberto  e crediamo che uomini come lui debbano essere presi come esempio e ringraziati per aver denunciato un modus operandi che da troppi anni regna nel mondo degli appalti pubblici.”

Renzi, Alfano e Bubbico si muovano e la finiscano di fare bla bla. Facciano i fatti e non le chiacchiere. Stanotte a Vibo Valentia hanno bruciato una parte dell’azienda di cui Pietro Di Costa è socio. Così il Prefetto ed il Questore di Vibo Valentia proteggono i Testimoni di Giustizia???

RENZI ED ALFANO SI MUOVANO E NON SI LIMITINO A FARE BLA BLA NON SI PUO’ ANDARE AVANTI COSI’…!!! A PIETRO DI COSTA STANOTTE, A VIBO VALENTIA, HANNO BRUCIATO UNA PARTE DELL’AZIENDA DELLA QUALE E’ SOCIO. CIRCA 300.000 EURO DI DANNI. MA DOV’E’ LA ” PROTEZIONE “? COSA FANNO IL PREFETTO ED IL QUESTORE DI VIBO VALENTIA?
COSI’ VENGONO… “PROTETTI” I TESTIMONI DI GIUSTIZIA??? VERGOGNA!!!

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