Comunicati

La Caponnetto in campo contro corruzione e voto di scambio a Frosinone.

  La Caponnetto in campo contro corruzione e voto di scambio i a Frosinone – Relatori :   Antonio Esposito,Presidente Onorario Ass.Caponnetto e Presidente 2 Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione,Ferdinando  Imposimato,il PM Ilaria Calò della DDA di Roma,il Sen.Michele Giarrusso della Commissione Parlamentare Antimafia,il sen.Elio Lannutti Presidente dell’ADUSBEF. L’emittente televisiva Julie Italia,alla quale va il ringraziamento più caloroso da parte dell’Associazione Caponnetto,ha ripreso dall’inizio alla fine tutti gli interventi.Fra i partecipanti il Procuratore Capo e due Sostituti della Procura della Repubblica di Frosinone ai quali va un grazie caloroso

COMUNICATO STAMPA

Voto di scambio – Imposimato, Esposito, Calò, Giarrusso e Lannutti in campo ieri sera a Frosinone per l’incontro pubblico organizzato dalla Caponnetto

 

In una sala della Villa comunale di Frosinone letteralmente gremita ieri sera si è tenuto l’incontro pubblico fra le punte avanzate dell’antimafia nel Paese e i cittadini di un territorio tra i più segnati negli ultimi anni dall’avanzata della criminalità organizzata di stampo camorristico. Un tema forte, questo, che ha segnato l’inizio del lavori riecheggiando poi durante tutta la manifestazione nei diversi, interessantissimi interventi. Lo ha lanciato per primo il segretario nazionale della Caponnetto, Elvio Di Cesare, nel saluto di apertura: «da tempo chiediamo una riforma – ha detto il segretario, rivolto in particolare al componente della Commissione Parlamentare Antimafia Michele Giarrusso – che possa istituire nuclei specializzati delle DDA anche nelle Procure più piccole, perché è proprio qui che spesso ci si trova impreparati a fronteggiare le mafie ed è qui che le mafie conquistano sempre nuovi spazi di predominio».

Una difficoltà in più, questa, per i sindaci dei comuni laziali come Arturo Gnesi, primo cittadino di Pastena, che ha spiegato come ogni giorno sia necessario attrezzarsi per impedire la penetrazione di mafie e corruzioni nella macchina amministrativa comunale.

Il vicesegretario della Caponnetto Andrea Cinquegrani, direttore della Voce delle Voci, ha ripreso il tema di fondo ricordando i ritardi della giustizia di fronte alla corruzione, a partire dalle inchieste di queste ore sui grandi appalti, basate su notizie e personaggi di cui la Voce si era diffusamente occupata fin da inizio anni 2000. Ma di quei personaggi – ha aggiunto Cinquegrani – veniva documentata l’attività delinquenziale anche nel libro  di Imposimato “Corruzione ad Alta velocità”. Un allarme inascoltato di quasi vent’anni fa.

E’ partito da qui il presidente emerito di Cassazione Ferdinando Imposimato, ricordando quel 1995 in cui si trovò isolato, da componente della Commissione Parlamentare Antimafia, nel documentare gli scempi dell’Alta Velocità, che fin da allora alimentava fiumi miliardari di corruzione e di mafia. Una legislatura che fu chiusa anticipatamente forse proprio per impedire che quella possente denuncia andasse avanti. Tutto insabbiato. «Ed è così – ha aggiunto Imposimato – che siano arrivati oggi a pagare alla corruzione l’odiosa “tassa” da 70 miliardi di euro l’anno. Ed è così che sono state varate leggi fatte apposta per favorire gli abusi».

Un j’accuse ripreso dal presidente della Seconda Sezione Penale di Cassazione Antonio Esposito, autore della ormai famosa condanna di Silvio Berlusconi, nonché presidente onorario della Caponnetto.  A fronte di nuove norme, quali il 416 ter, che ostacolano di fatto l’accertamento del voto di scambio, ha osservato il presidente Esposito, vanno registrate però alcune pronunce della Suprema Corte, che ha individuato in certe particolari circostanze il ruolo della cosiddetta “borghesia mafiosa” come partecipe a pieno titolo della stabile organizzazione criminale, e non più solo in quanto concorso esterno.

 

Una puntuale ed approfondita panoramica sull’attività della DDA di Roma in tutto il Lazio è stata resa dal pubblico ministero della capitale Ilaria Calò, giunta al convegno dopo aver accolto l’invito del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone.  «L’attenzione sul territorio – ha detto  la dottoressa Calò – è massima, le indagini sono molto estese». Il magistrato ha poi fatto riferimento ad alcune sentenze già passate in giudicato o pronunciate in primo grado a carico di organizzazioni malavitose laziali, soffermandosi anche alla Relazione 2015 della Procura Nazionale Antimafia e sottolineando come fra le nuove cosche locali d’importazione esista un rapporto paritario con le organizzazioni “madri” (Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra), attraverso il sostegno reciproco. Altro punto forte toccato dalla pm, l’estensione delle norme sul metodo mafioso ai nuovi clan laziali, che in tal modo sono stati più efficacemente individuati e contrastati.

 

Di forte impatto, poi, l’appassionata relazione di Michele Giarrusso. «E’ inutile colpire le prime linee mafiose – ha tuonato il parlamentare Cinque Stelle – perché queste vengono rapidamente sostituite. Anzi, simili operazioni rappresentano la potatura di un albero – ha aggiunto ricorrendo ad un’efficace metafora -  e perciò servono a rafforzarlo. Bisogna avere la forza, il coraggio e le capacità per andare ad uno sradicamento delle malepiante mafiose, falcidiare non le prime linee, ma le retrovie, la politica collusa, quella che ha ucciso Giovanni Falcone».

«Si stima – ha concluso in crescendo Giarrusso – che 110 milioni di euro di denaro riciclato passino ogni anno nelle casse delle banche. Vogliamo dire che le banche tutto questo non lo sanno? O dobbiamo concludere che il nostro Paese corre seriamente il rischio di ritrovarsi sotto un governo criminale?».

 

Concorda, nell’intervento che ha concluso i lavori, l’ex senatore e presidente dell’Adusbef Elio Lannutti. Giornalista, fondatore dello storico settimanale Avvenimenti, Lannutti ha ripreso il tema lanciato da Cinquegrani ricordando come dalle due testate, La Voce della Campania ed Avvenimenti, venivano lanciate oltre vent’anni fa documentate denunce su quanto solo oggi viene alla luce. E come entrambi questi battaglieri organi di stampa abbiano subito ogni genere di persecuzione. «Ma la battaglia – ha sottolineato Lannutti – non è finita, e lo dimostra il fatto che oggi siamo qui insieme alla Caponnetto».

Un grazie speciale dell’associazione intitolata al grande magistrato siciliano è andata infine ai giovani e coraggiosi esponenti di “Ci vediamo in Provincia” che, attraverso Ilaria Calò ed altri, hanno spiegato come risiedano nell’amore per la loro terra le ragioni di un impegno capace di portare a Frosinone un incontro pubblico di grande respiro come quello di ieri.

«A Frosinone torneremo presto – ha sottolineato nel salutare il pubblico la giornalista Rita Pennarola, volontaria della Caponnetto, che ha condotto l’incontro – perché la calorosa partecipazione di questa sera ha impresso a tutti noi che siamo qui il coraggio di andare avanti, senza paura». Un grazie della Pennarola è andato a Julie Italia, l’emittente campana che ha preso parte all’incontro e trasmetterà sull’evento di Frosinone uno Speciale televisivo in onda nei prossimi giorni.

 

Roma, 21 marzo 2015

 

Ufficio stampa Associazione Antimafia Antonino Caponnetto

iNTERROGAZIONE DEI PARLAMENTARI DEL M5S SULLE PALE EOLICHE NEL MOLISE ED ESPOSTO DELL’ASS.CAPONNETTO.

Pale eoliche nel Molise.Interrogazione parlamentare del M5S ed esposti dell’Associazione Caponnetto  al Gruppo Guardia di Finanza di Formia ed alla Procura della Repubblica di Larino.Le pale eoliche transitavano dal Porto di Gaeta.

—————-

COMUNICATO

Su iniziativa dell’Associazione Antimafia A.Caponnetto  i parlamentari
Iannuzzi,Bernini,Frusone e  Petraroli,del M5S, hanno inteso porre alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri il grave problema del proliferare di parchi eolici nel  Molise.
Sempre l’Associazione Caponnetto.  ha richiamato anche l’attenzione della Guardia di Finanza-
Gruppo di Formia- e  della Procura della Repubblica di Larino sui traffici di pale eoliche sulla
direttrice Porto di Gaeta-.Molise-

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08106
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 380 del 24/02/2015
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 24/02/2015
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
PETRAROLI COSIMO MOVIMENTO 5 STELLE 24/02/2015
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 24/02/2015
FRUSONE LUCA MOVIMENTO 5 STELLE 24/02/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
 PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
 MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
 MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO

Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data
24/02/2015
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08106
presentato da
IANNUZZI Cristian
testo di
Martedì 24 febbraio 2015, seduta n. 380
CRISTIAN IANNUZZI, PETRAROLI, MASSIMILIANO BERNINI e FRUSONE. — Al
Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. – Per sapere – premesso che:
l’energia eolica rappresenta una fonte di energia pulita e da incentivare in ogni modo, al fine di
ridurre l’utilizzo di fonti energetiche basate sulla combustione, di idrocarburi, i cui effetti nocivi
sull’ambiente e sulla salute dei cittadini sono ormai noti a tutti;
ciò nonostante tale atteggiamento di favore nei confronti dell’energia eolica, e più in generale delle
energie rinnovabili, non può condurre alla realizzazione indiscriminata di parchi eolici in violazione
delle leggi che tutelano princìpi altrettanto importanti, quali la conservazione del territorio italiano e
del suo patrimonio artistico-culturale;
proprio quanto sta avvenendo nel Molise, la più piccola regione italiana con un territorio di soli
4.460 chilometri quadrati, che conta sul proprio territorio ben 408 aerogeneratori, che producono
energia oltre il 35 per cento del necessario, un numero elevatissimo se si considera che una regione
grande come la Lombardia produce, invece, appena l’11,3 per cento del fabbisogno;
inoltre, solo con questi impianti eolici, il piccolo Molise conta un campo ogni 164 chilometri
quadrati, per una distanza media di 14 chilometri quadrati rispetto alle distanze nazionali che
prevedono, invece, parchi eolici ogni 286 chilometri quadrati;
a dispetto di un territorio già sovraffollato di aerogeneratori, è già in programma la costruzione di
un nuovo parco eolico nel circondario del comune di Montecilfone, in provincia di Campobasso;
nello specifico, questo parco eolico ricadrebbe in una zona ricca di ritrovamenti archeologici,
nonché di antichi tratturi; tale circostanza è alla base del provvedimento di diniego all’opera emesso
dalla sovrintendenza del Molise a firma del responsabile, dottor Gino Famiglietti, che ha prodotto,
in sede di conferenza di servizi tenutasi presso l’assessorato alle attività produttive della regione
Molise, la bocciatura del progetto da parte del dirigente del servizio programmazione politiche
energetiche del Molise, ingegner Tamburro;
in seguito al cambio al vertice di tale organismo regionale, oggi retto dalla dottoressa Angela
Aufiero, è stato riaperto l’iter autorizzativo e convocata una nuova conferenza di servizi, ad esito
della quale il progetto del parco eolico sarà inviato prossimamente alla Presidenza del Consiglio dei
ministri per il pronunciamento finale;
è bene evidenziare che questo progetto che produrrà secondo gli interroganti uno scempio
ambientale è stato sostenuto a spada tratta dall’amministrazione comunale di Montecilfone che ad
avviso degli interroganti, ha posto in essere iniziative che possono compromettere il territorio in
possibile contrasto con i princìpi di salvaguardia dell’ambiente e del territorio stabiliti dalla legge n.
239 del 2004 in materia energetica;
leggendo attentamente la Convenzione stipulata tra il comune e la società eolica incaricata di
realizzare l’opera, si rimane esterrefatti dal fatto che in cambio di denaro il comune di Montecilfone
abbia addirittura assunto l’impegno a non assecondare eventuali manifestazioni in senso contrario
dei propri concittadini, infatti testualmente si legge all’articolo 4 della Convenzione che la societ
eolica si impegna a elargire la somma di 150.000,00 euro a condizione che l’amministrazione
comunale si impegni a non incoraggiare eventuali manifestazioni che possano pregiudicare la
realizzazione del parco eolico e ad attivarsi per sensibilizzare la comunità locale a non ostacolare

l’opera di pubblica utilità –:
quali provvedimenti il Presidente del Consiglio intenda adottare in sede di approvazione in
Consiglio dei ministri del parco eolico di Montecilfone, atteso quanto denunciato in premessa;
se i Ministri interessati intendano prendere posizione, per quanto di propria competenza, in difesa
del paesaggio e dei beni ambientali e culturali del Molise.
(4-08106)

Solidarietà all’Assessore Danese da parte del CESV Lazio.

Roma 13.03.2015

SOLIDARIETÀ ALL’ASSESSORA FRANCESCA DANESE

DAI CENTRI DI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO DEL LAZIO

 

I Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio Cesv e Spes esprimono la loro solidarietà all’Assessora alle Politiche Sociali, alla Salute e alla casa del Comune di Roma, Francesca Danese.

 

A poco più di due mesi dalla sua nomina è stata messa sotto scorta a causa delle minacce ricevute.

 

In una città profondamente mortificata dagli avvenimenti legati alla cosiddetta mafia capitale, queste minacce aprono una ferita ancora più profonda soprattutto in tutti quelli che – come il volontariato – sono sempre stati dalla parte del bene comune, della legalità, della convivenza civile. Sono il sintomo di un imbarbarimento del clima della città, imbarbarimento cui il volontariato si oppone con la propria presenza, con la testimonianza continua del valore delle relazioni trasparenti, delle regole che valgono per tutti, della partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica.

 

Le minacce all’Assessora Danese significano che già solo il modo in cui ha impostato il lavoro – prima ancora che se ne possano cogliere pienamente i frutti – ha segnato una differenza. Colpisce inoltre che arrivino proprio a chi si è assunta la responsabilità di un assessorato che si fa carico delle povertà e delle fragilità della città.

 

Il volontariato sarà sempre accanto a chi lavora per la legalità e per la trasparenza, senza le quali non c’è bene comune e non c’è futuro per Roma e per i suoi cittadini.

__________________________
Cesv – Area Comunicazione
V. Liberiana 17, 00185 Roma
Tel. 06/491340 – 3484723037
Sito: www. volontariato.lazio.it
Facebook: Cesv
Mariarosaria Scognamiglio
Cesv Sudpontino
Via Lavanga 140 – 04023 Formia LT
Tel 0771324086
Fax 0771092312
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Stefania Direnzo

Cesv Sudpontino
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Area degli allegati

Visualizza anteprima allegato Solidarietà a Francesca Danese.doc

Gli obblighi dei Prefetti.Dobbiamo cominciare a far sentire sul collo di tutti il fiato dell’Associazione Caponnetto per obbligarli a fare i loro DOVERI.

A TUTTI GLI AMICI DELL’ASSOCIAZIONE
CAPONNETTO IN ITALIA

GLI OBBLIGHI DEI PREFETTI

Amici,in una situazione in cui si parla di  golpe
striscianti,di disfacimento dello Stato di diritto ,di
occupazione di questo  da parte delle mafie,il dovere
di un’associazione antimafia seria é quello di
pretendere che coloro che per legge  sono chiamati a
tutelare l’integrità ed il ruolo delle istituzioni
assolvano in pieno ai proprio doveri,
Chi ha giurato di servire lo Stato DEVE servirlo.
Senza se e senza ma.
Siamo ormai alla battaglia finale:
o vince lo Stato o la mafia.
Non ci sono più alibi per nessuno.
Chi ha scelto di schierarsi con l’Associazione
Caponnetto ha il dovere morale e civile di non stare
alla finestra aspettando che la democrazia e la civiltà

vengano mandate in soffitta e di impegnarsi in prima
linea per difendere lo Stato contro l’assalto mafioso.
Bisogna ,insomma,cominciare in tutta fretta ad
individuare i punti nevralgici delle criticità nelle
strutture dello Stato per renderle   affidabili ed
efficienti in vista della battaglia finale contro la mafia.
E’ un compito “ALTO” e complesso  di fronte al quale
nessuno di noi può tirarsi indietro.
La storia e soprattutto la gratitudine dei nostri figli e
delle giovani generazioni ci compenseranno dei
sacrifici e dei rischi che stiamo affrontando.
Oltre all’azione   di  INDAGINE e DENUNCIA,che
comunque va accentuata e qualificata-
finendola,peraltro,talvolta ,con il correre dietro a
problemi localistici di mala amministrazione politico-
amministrativa che non servono ad altro oltre che a
distrarci dai veri problemi della lotta alle grandi
organizzazioni criminali-  é necessario subito
verificare  l’efficienza delle Prefetture.
I Prefetti per legge dispongono di un potere immenso
sul piano della lotta alla criminalità.
Essi   -  fra  gli altri compiti importanti come quelli di
indirizzare e coordinare  attraverso i Comitati
Provinciali per la sicurezza e l’ordine pubblico,tutta
l’azione  delle forze dell’ordine,di proporre lo
scioglimento per mafia dei Consigli comunali e tanti
altri ancora – hanno anche il potere dell’azione
PREVENTIVA,in virtù della quale,sulla base di una
semplice informativa delle forze di polizia ,di

decidere  se un’impresa ha diritto o meno a
partecipare ad una gara,
Non lo fanno o lo fanno in pochi e talvolta anche
male.
E ,se c’é qualcuno di essi che lo fa,il “sistema” lo
emargina,lo butta fuori,lo allontana,lo
elimina,trasferendolo ,sottraendogli le funzioni,
Coloro che si allineano,quasi tutti,e diventano così i
“figli del sistema”,cosa hanno fatto e continuano a
fare?
Quello che é successo  a Venezia con il Mose,a
Milano con l’Expo,a Caserta con l’Ospedale,a Fondi
con Damasco,a Latina,a Roma con “Mafia Capitale”,a
Napoli e quasi dovunque ,dove SOLO DOPO
L’INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA E
DELL’AUTORITA’ ANTICORRUZIONE
PRESIEDUTA DA CANTONE,ci si é accorti che la
mafia si era accaparrata appalti e quant’altro riuscendo
a condizionare ogni cosa e quasi tutte le persone della
politica e delle istituzioni.
NOI NON DOBBIAMO PIU’  CONSENTIRLO  E
DOBBIAMO COMINCIARE,TUTTI, AD
AVVERTIRE IL DOVERE di intervenire PRIMA
CHE questi fatti vergognosi si verifichino,scoprendoli
PRIMA,denunciandoli pubblicamente ed alla
Magistratura,facendo presentare interrogazioni da
parte di qualche parlamentare disponibile,insomma in
ogni forma che la legge ci consenta.

Ripubblichiamo – e continueremo a farlo fino alla noia
in modo che nessuno possa dire “io non sapevo”- una
nostra nota che spiega quali sono i DOVERI di un
Prefetto e vi chiediamo di segnalarci tutti i casi di
inadempienza.
Aspettiamo da voi tutti notizie.

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti
locali.
Pubblicato 7 Marzo 2015 | Da admin3
Tenere d’occhio quello che fanno –o non fanno – i Prefetti sul versante della lotta alle
mafie.Il  Prefetto per legge é il massimo responsabile in una provincia della sicurezza e
dell’ordine pubblico e spetta a lui attivare le forze dell’ordine.Bisogna pretendere che essi
emettano a centinaia le interdittive antimafia rispetto alle imprese in odor di mafia,cosa che
raramente fanno.Avete visto quello che é successo all’EXPO di Milano?Centinaia di imprese
sospette,se non fosse intervenuto Cantone,avevano già preso in appalto milioni di
lavori.Vergogna! A Roma dicevano che………………non c’era mafia e sta venendo fuori il
marciume.E così é un pò dovunque,fatta qualche rara eccezione! Da oggi in avanti occhi
aperti sui Prefetti e se non fanno il loro dovere bisogna cominciare a denunciarli all’Autorit
Giudiziaria per omissione di atti di ufficio e probabile concorso esterno.Ora basta !
——————————————-
MA I PREFETTI COSA FANNO ?????????

DOVREBBERO FARE” PREVENZIONE” MA
POCHI E RARAMENTE LA FANNO.
NELL’AZIONE DI CONTRASTO ALLE MAFIE
SI PUNTA TUTTO SUI MAGISTRATI,MA
QUESTI POSSONO INTERVENIRE
SOLAMENTE “DOPO”,QUANDO IL
REATO E’ STATO GIA’  COMPIUTO.
IL COMPITO DI INTERVENIRE ” PRIMA”,
QUANDO,CIOE’,I BUOI NON SONO
ANCORA  SCAPPATI DALLE
STALLE,SPETTA SOLAMENTE AI
PREFETTI,MA QUANDO QUESTI  NON
FANNO NIENTE AL RIGUARDO ED
ADDIRITTURA DICONO,COME E’
AVVENUTO A ROMA,CHE ” A ROMA
NON C’E’ MAFIA”!!!!!!!!!!!!!!!!!(
QUANDO STIAMO VEDENDO CON
“MAFIA CAPITALE”) IL MARCIUME
CHE C’E’-E STIAMO SOLO ALL’INIZIO
-O CHE,ADDIRITTURA,” ROMA E’ LA
CITTA’ PIU’  SICURA D’ITALIA
“O,COME E’ AVVENUTO IN
CAMPANIA, DOVE UN’IMPRESA DI
TRASPORTI,PUR GRAVATA DA
INTERDITTIVA
ANTIMAFIA,CONTINUAVA A
PRENDERE L’APPALTO  A CASERTA
DALLA REGIONE,ALLORA l’UNICA
SOLUZIONE SONO LA SCOPA ED I
CALCI NEL SEDERE.

BISOGNA PRETENDERE A GRAN VOCE DAI
PREFETTI CENTINAIA DI
INTERDITTIVE ANTIMAFIA
ALL’ANNO E,SE CONTINUANO A NON
FARLE,BISOGNA DENUNCIARLI
ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA PER
OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO E PER
CONCORSO ESTERNO.
E’ NECESSARIO,PERTANTO,APRIRE UNA
STAGIONE DI CONTROLLO
RIGOROSO DELL’OPERATO DEI
PREFETTI IN MATERIA DI LOTTA
ALLE MAFIE E FAR SENTIRE AD ESSI
IL FIATO SUL COLLO DELLA
SOCIETA’   CIVILE.
SONO ESSI,NELLA LORO VESTE DI
RESPONSABILI PROVINCIALI DELLA
SICUREZZA E DELL’ORDINE
PUBBLICO,GLI UNICI RESPONSABILI
SE LE FORZE DELL’ORDINE LOCALI
NON INDAGANO COME SI DOVREBBE
SUI PATRIMONI,LE
MOVIMENTAZIONI BANCARIE,GLI
INVESTIMENTI ECONOMICI
,DISATTENDENDO,COSI’, QUELLO
CHE GIOVANNI FALCONE DICEVA  ”
SEGUITE IL FILONE DEI SOLDI E
TROVERETE LA MAFIA”.
OSSERVATE I ” RISULTATI” DELLE
ATTIVITA’ IN UN ANNO DEI COMANDI
TERRITORIALI !!!!!!!!!!!!!!!
PIETOSI !!!!!!!!!
SE NON INTERVENISSERO DAI GRANDI

CENTRI LA DIA,IL GICO,IL ROS,LO
SCO,I CORPI CENTRALI CIOE’,
SAREMMO ANCORA AL MEDIOEVO.
E,SE SULLE SCRIVANIE DEI PM NON
ARRIVANO LE INFORMATIVE,LA
MAGISTRATURA NON PUO’
NEMMENO APRIRE I PROCEDIMENTI.
QUESTI SONO I PROBLEMI REALI CHE
DOVREBBERO AFFRONTARE TUTTI
QUELLI CHE PARLANO    – SENZA
NEMMENO  SAPERE DI COSA  SI
TRATTA – DI MAFIA ED
ANTIMAFIA!!!!!!!!!!!
QUELLA CHE  DOVRA’  VEDERCI
IMPEGNATI  NELL’ANNO APPENA
INIZIATO – UN’ATTENZIONE
PARTICOLARE SULL’AZIONE DELLE
PREFETTURE SUL PIANO DELLA
LOTTA ALLE MAFIE – DOVRA’ ESSERE
LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.
I PREFETTI DISPONGONO DI UN POTERE
ECCEZIONALE IN MATERIA,UN
POTERE CHE NON TUTTI HANNO
USATO COME ERA NECESSARIO.
E QUESTO NON DOVREMO PIU’
TOLLERARLO.
INVITIAMO SIN DA ORA  GLI AMICI E LE
AMICHE DI TUTTA ITALIA,ISCRITTI E
SIMPATIZZANTI, A SEGNALARCI
OGNI COMPORTAMENTO ANOMALO
,OMISSIVO,COLLUSIVO.
E’ NECESSARIO COMINCIARE AD
ESSERE,SE VOGLIAMO  SERIAMENTE

FARE LA LOTTA ALLE
MAFIE,ACCENTRARE LA MASSIMA
ATTENZIONE SULLE PREFETTURE.
—————————————————

IL RUOLO    DEI PREFETTI E LA NECESSITA’ URGENTE   DI    MODIFICARE    LA
LEGGE.
L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO    PUBBLICA  QUESTA   NOTA    AL  FINE  DI
AVVIARE   NEL  PAESE   UN’ APPROFONDITA   RIFLESSIONE    SUL
RUOLO   DEI   PREFETTI   SUL   VERSANTE   DELLA   LOTTA   ALLE
MAFIE  E  SULL’URGENTE    NECESSITA’   DI  UNA  MODIFICA DELLA
LEGISLAZIONE IN  MATERIA.
NON    E’    POSSIBILE    PARLARE    SERIAMENTE   DI    LOTTA    ALLE   MAFIE
PERPETUANDO     L’ATTUALE   STATO  DELLE   COSE.

il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e  degli Enti locali –

Il degrado delle Istituzioni
I recenti eventi giudiziari  che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno ( Scajola e
Cancellieri )
per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti ( Blasco, La Motta , Ferrigno) e
l’incriminazione di ex Prefetti  ( Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati  in primo
grado  ) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad
ambienti
politici contigui alla criminalità organizzata,   devono necessariamente indurci a fare una
riflessione
sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla

criminalità organizzata.
Ovviamente occorre  doverosamente  sottolineare che l’amministrazione dell’Interno
registra  la
presenza di una stragrande maggioranza di persone  che dedicano la loro vita lavorativa e
in molti
casi anche personale,   al servizio esclusivo  dello Stato.
Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi
di poter
svolgere con serenità e senza interferenze della politica,  le azioni  istituzionali di contrasto
al
crimine organizzato,   occorre capire quali siano state le cause  che hanno determinato la
devianza
dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di
contesti
socio politico criminale.
Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria  che vedono coinvolti ministri dell’interno e
prefetti
si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali
riferibili a
politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il   caso dell’ex
parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi .
Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come  spesso le contestazioni formulate  dalla
Magistratura  riguardino condotte  volte a favorire uomini politici . Basta vedere la vicenda
del
prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti  di proprietà della famiglia
Cosentino ovvero la vicende di appalti  al comune di Caserta  per la quale sono state
condannati i
prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di  Nicola  Ferrara, esponente politico
regionale dell’UDEUR , oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del
mancato
scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era
riconducibile
all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle
ditte
ECO Quattro e Aversana Petroli , entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino.
Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in
genere
dell’amministrazione dell’Interno  con la politica nella quale ampi settori    spesso sono
contigui ad

ambienti della criminalità organizzata ( soprattutto nelle regioni meridionali) .

Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa ?
Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti .
Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo
dell’apparato
della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della
provincia,
tutore dell’ente locale.
Il prefetto  ha una  posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche
amministrative
periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e,
conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni.
L’art. 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t.u.l.p.s.), concede un’amplissima
facolt
al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica.
Il  Prefetto presiede i  Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati
metropolitani; ha  funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali,
antimafia,
statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali.
Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi   è appena il caso di
ricordare
quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede
la
partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti
Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si
decidono  le
proposte  al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni
mafiose,
le misure di tutela da assegnare ai magistrati , ai cittadini minacciati, ecc. ecc.
Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine  a livello provinciale  sono soggetti, ai fine
dell’avanzano di
carriera,  delle valutazioni da parte dei prefetti.
Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di
polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza  personale
,
dovendo il prefetto decidere  se e  a chi assegnare le misure di tutela ( vigilanza  , scorta,
nei sui diversi livelli di gravità, ecc )
Ci si renderà conto che il Prefetto , stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge
e il
ruolo centrale nelle vicende più delicate  di ordine e sicurezza pubblica , deve  svolgere le
proprie
finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art. 97 della
nostra carta costituzionale.

Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di
condizionamento le proprie delicatissime funzioni ?

Per poter rispondere è necessario capire come  si articola la carriera prefettizia e come
vengono
nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali .
La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di
autogoverno
che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti . Invero non prevede neppure
la
figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.
Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri.
Sono cioè nominati  dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza
del
consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo.
Quindi, come è agevole, comprendere , i perfetti vengono nominati a secondo della loro
contiguità o
meglio del gradimento di quella o   quell’altra forza politica.

Quindi, per esempio,  ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati
nominati
prefetti , coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte
risentono
anche  delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei
governo
Berlusconi,   per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto
dall’ex
parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in
associazione
mafiosa.

Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei
prefetti  può
inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina  che ineludibilmente
possono
creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie.

Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica  ovvero ad una certa parte di
politica
deviata, siano stati  gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il
prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e
con
l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove.
Ovvero il
prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì,
quest’ultimo  poi incriminato per concorso in associazione mafiosa.
Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di  blindare talune delicate funzioni di ordine e
sicurezza pubblica   assegnate ai prefetti.
Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei
Prefetti
attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste
funzioni
strategiche per la sicurezza   dei cittadini e dei servitori  dello stato alla magistratura.

Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto,  dalla
politica a
decidere se un magistrato ( che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale
presenti
direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere  misure di
tutela a
fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni  elevante a rischio attentato. Appare
paradossale
che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul
questore
e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f . Innegabilmente gli stessi possono per
questi
giudizi subire  una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del
prefetto ogni
qual volta si trovano a  dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o
politici che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto.
O peggio ancora, appare  assurdo   che debba essere il   prefetto  a decidere se  e quando
sottoporre
ad indagini antimafia, un consiglio comunale   per infiltrazione  della  criminalità organizzata,
quando lo stesso consiglio comunale è  dello  stesso partito politico che   risiede nel
Consiglio dei
ministri e che quindi  potenzialmente può incidere sul prefetto stesso.
Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalit
organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili
alla
c.o. . ( basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare
di stabia,
di torre annunziata, di torre del greco,  e di tanti altri comuni ). Analoga considerazione vale
per il
rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare
contratti
con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini
del
rilascio della c.d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di
nomina
e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e
quindi dei prefetti,   risulterà immune da problemi di antimafia ( vedi il caso della societ
Aversana
petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici
della
corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente
infiltrate
dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che  non si sono piegate ai
voleri
della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed
insignificanti
La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova.

La politica sana e la società civile devono  farsi carico di indicare le soluzioni . Occorre che
in
attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello
stato
preposti all’esercizio  di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e
soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata,  dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che , per
effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le
decisioni
più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che ,  come si diceva
risente della
presenza di ampi settori  contigui alla criminalità organizzata .

Le implicazioni con la vita politica napoletana  costituiscano  il punto di partenza storico di
un
intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi  del fenomeno dell’infiltrazione e del
condizionamento degli Enti locali
Nel corso degli anni ottanta , infatti,  In Campania tanto per citare un esempio,  si è assistito
all’espandersi ed al consolidarsi  di un fenomeno sociale  molto grave che ha messo in luce i
diffusi
rapporti  nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica”  tra politica, affari e malavita
organizzata
di tipo mafioso .
Il degrado delle Istituzioni a Napoli era  tale da indurre il Procuratore Cordova a una
denuncia
amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria,
virtuale.
Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme
per
davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è
un
evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono
ferree e
immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono
rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato
effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale».
La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno
di
banditismo sociale, di neo brigantaggio populista.
La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno.
Non vi e’  indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di
penetrazione   collusiva nelle istituzioni.

Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi
criminali,
anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività    e delle istituzioni statuali.
In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che
oramai può
essere definito Alta  Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società,
ma sta
conquistando progressivamente -  o forse ha già conquistato –   i centri dei poteri politico,
economico e sociale. Insomma  la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o
antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia.
Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un  sacrosanto dovere dovrebbe
essere
accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza
istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta
Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che
“ I grandi camorristi  stanno nell’ombra “.
L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente
avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi  Enti più di ogni altra istituzione risultano,
in
considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge , a stretto contatto con
la
collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura
Il primo ed incisivo intervento,  che il  legislatore ha  posto in essere per tutelare gli enti
locali dalle
ingerenze della criminalità organizzata   si è avuto con l’approvazione  della Legge
22.7.1991, n.
221  che ha introdotto l’art. 15 bis della L. 55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli
comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La
stessa norma oggi è confluita nell’art. 143 del D.lgt. 267/2000
E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale,  in quanto  a prescindere dal giudizio
penale,
l’amministrazione  locale  risulta evidentemente  inquinata , al punto che nessun’altra misura
, al di
fuori  dello scioglimento, potrebbe risultare  idonea al recupero della legalità.
Era presente  nell’ordinamento un vuoto normativo, che  consentiva di fronteggiare  queste
situazioni , e per riempirlo si era  fatto ricorso ad un uso indiretto  della potestà di
scioglimento dei consigli comunali  per motivi di ordine pubblico ( si ricorda il caso del comune di Quindici,
retto
da un esponente apicale di una  nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di
ordine
pubblico  dall’allora  Presidente della Repubblica Sandro Pertini .
La legislazione speciale antimafia in questione  intende, prioritariamente, salvaguardare gli
interessi
pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare
le
condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti.
In particolare  il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati
dalla
suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite,
risponde alla
funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e
concetti
dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente.
Particolarmente  innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art. 143 del D.lgt.
267/2000   che prevede la possibilità che il prefetto , nella fase istruttoria  del procedimento
di
scioglimento , acquisisca dal procuratore  della repubblica notizie utili a motivare la
decisione , in
deroga all’art. 329 del codice di procedura penale , superando cioè l’obbligo di segretezza
disposto
da tale norma  con riguardo alle esigenze  del procedimento penale .
Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca  di ogni
elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla
stessa
norma scaturisce  dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella
Legge
30.12.1991, n. 410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono
pericoli di
infiltrazione tipo mafioso  nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per
legge
gli enti locali .
Nel 2009 con la legge 94 , l’art. 143 del d.lgs. 267/2000 ha subito una modifica che appare
aver
ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato
stabilito che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre
funzionari
della pubblica amministrazione.
Invero  prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009  le indagini venivano svolte da organi
di
polizia  che stante le loro specifiche conoscenze  e professionalità info-investigative,
potevano
fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009
ha
affidato a tre funzionari della P.A. dette attività di indagini.
Ogni commento appare del tutto superfluo.
Infatti precedentemente  per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i  prefetti  si
avvalevano
di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da
un
rappresentante della D.I.A., nonché da funzionari statali  appartenenti ad amministrazioni
che,
nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano  competenza  e conoscenza delle
attivit
amministrative cui i comuni sono deputati per legge .

Associazione  A.Caponnetto
www.comitato-antimafia-lt.org

VENERDI’ 27 MARZO ORE 20 POMEZIA ( ROMA).PROIEZIONE FILM “LA TRATTATIVA” E DIBATTITO.

Sì,se il governo si comporterà con la vostra amministrazione come si sta comportando con le bonifiche nella Terra dei Fuochi,oltre che per la vicenda dei Testimoni di Giustizia,stiamo proprio freschi !!!!!!

Delrio al sindaco di Casal di Principe, «Noi al vostro fianco»

Lungo incontro a Palazzo Chigi in serata

ROMA – Lungo incontro questa sera a Palazzo Chigi – informa una nota – tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio e Renato Franco Natale sindaco di Casal di Principe. Il sindaco era accompagnato da Marisa Diana assessore all’Istruzione e da Ludovico Coronella, assessore alle Politiche giovanili e sport. Il sindaco e delegati hanno illustrato la difficile situazione della città e le difficoltà amministrative. «Il sottosegretario dopo aver approfondito le varie tematiche ha garantito al sindaco che il governo accompagnerà con la massima attenzione le scelte dell’amministrazione comunale di Casal di Principe per il funzionamento amministrativo, i servizi e la legalità».

L’Associazione Caponnetto ha trasmesso alle DDA di Rpma e Napoli video e fascicoli relativi alle inchieste fatte da Julie Italia sulle infilitrazioni camorristiche in Campania.

L’Associazione  Caponnetto  ha trasmesso  alle DDA di Roma e di Napoli link video e fascicoli d’inchiesta realizzati dall’emittente televisiva Julie Italia e contenenti gravi denunce su infiltrazioni camorristiche nella Regione Campania

L’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto ha preso parte la scorsa settimana alla trasmissione “Il Corvo” trasmessa dal circuito campano Julie Italia.

Le due puntate registrate venerdì scorso, tuttora in onda sulle frequenze dell’emittente, hanno proposto documentate inchieste della redazione su indagini della DDA relative ad alcuni consiglieri regionali, fra cui uno ancora presente nella commissione regionale anticamorra.

Dai video trasmessi e dal materiale di documentazione consegnato dai giornalisti di Julie alla Caponnetto è emerso un quadro allarmante che richiede, a giudizio dell’Associazione, una attenta valutazione e incisive attività di verifica e contrasto da parte delle Direzioni Distrettuali Antimafia interessate e delle Prefetture.

Pertanto questa mattina la Caponnetto, in linea con la sua tradizionale attività di collaborazione con le forze dell’ordine e la Magistratura, ha trasmesso alla DDA di Napoli e alla DDA di Roma la segnalazione dei link in questione con i video visibili sul sito internet dell’emittente www.julienews.it, nonché alcuni dei più significati fascicoli di documentazione ricevuti sui fatti narrati nelle inchieste video trasmesse.

Si segnala in particolare il video “Da Mafia Capitale a Campania capitale della mafia” (http://www.julienews.it/filmato/da-mafia-capitale-a-campania-capitale-della-mafiavideo/8_346135.html).

Ufficio stampa Associazione Antimafia Antonino Caponnetto

vocedellevoci@gmail.com – contatti: 347.3615263

www.comitato-antimafia-lt.org – cell. 347 0515527

 

l’ANTIMAFIA DEL BLA BLA.

L’” ANTIMAFIA ” DEL…………. BLA BLA…………….

La genericità dei temi  é l’elemento distintivo  di
un’antimafia parolaia ed inconcludente.
Il mondo dell’”antimafia” sociale pullula di soggetti
avvezzi a girare il mondo per parlare di……tutto e di
niente.
E’ un modello ,questo,che noi  dell’Associazione
Caponnetto abbiamo aborrito sin dalla nostra nascita
in quanto siamo stati sempre  pienamente consapevoli
della gravità della situazione esistente in un
Paese,qual’é l’Italia,in cui le mafie sono ormai inserite
in maniera predominante e decisiva nei gangli vitali
dell’economia,della politica,delle istituzioni e della
stessa vita sociale.
Non ci piace e non vogliamo andare  in giro per
parlare del sesso degli angeli,di temi triti e ritriti e che
fanno parte di convincimenti  maturati ed acquisiti al
patrimonio della  conoscenza di quella parte  dell’Italia
che é più avveduta ed informata.
Noi abbiamo scelto di essere “oltre” ed “altro”.
Abbiamo deciso,cioè, di essere quella specie di
avanguardia,quel gruppo scelto di assalto,quel
manipolo di guastatori,che operano, dove sono

presenti ,per individuare e snidare il nemico e per
neutralizzarlo.
La nostra bandiera porta due sole parole:
INDAGINE E DENUNCIA.
Anche i nostri convegni sono DIVERSI sia nella
scelta dei relatori che dei temi che vengono trattati.
Si tratta per lo più di tematiche legate alla situazione
del territorio,di problematiche da affrontare e risolvere
ed i relatori sono quasi sempre magistrati delle
DDA,esponenti delle forze dell’ordine,giornalisti
d’inchiesta,tutte persone direttamente impegnate in
frontiera,appunto come noi.
Raramente  leggete il nome  di qualche politico
che,comunque,deve far parte di organismi,come la
Commissione Parlamentare Antimafia, che si
occupano di mafia e  che sia ,quindi,esperto nella
materia della lotta alle mafie e che conosca i problemi
del territorio.
Non vogliamo parolai,gente che parla,ti stringe la
mano e se ne va ,gente che viene  solamente per
aggiungere  al medagliere personale un altro punto per
la propria carriera professionale o politica.
Queste persone non ci interessano perchè,oltre ogni
altra considerazione,non offrono alcun contributo alla
lotta contro le mafie.
Qualche tempo fa sono venuti a trovarci due ufficiali
di un corpo centrale di polizia per uno scambio di idee
su talune situazioni.
A loro  abbiamo posto  una domanda:

“Perchè venite da noi e non da altri?”.
Ci  hanno risposto  in maniera lapidaria:
“Perché a noi servono “zappatori” e non cultori di
storia e di sociologia”.
Ecco;ai magistrati che combattono contro le mafie
servono fatti,riferimenti precisi,nomi e cognomi,non
trattati di sociologia o di storia.
Ed i nomi e cognomi  vengono fuori dalle
INDAGINI,dalle ricerche che si fanno consultando gli
elenchi delle delibere e delle determine che fanno i
comuni,dalle “visure” che si fanno nelle Camere di
Commercio sulle imprese ,dalle notizie che si
raccolgono dalle persone informate.
Il tutto,poi,va inserito in un sistema che deve essere il
tuo strumento base,quello che ti consente anche di
costruire gli intrecci,le interrelazioni che ti portano da
un capo all’altro,da una persona all’altra.
Se non fai questo e se non aiuti Magistratura e forze
dell’ordine non fai antimafia,ma solo bla bla e con il
bla bla non porti alcun contributo alla lotta alle mafie.
Il CONVEGNO  deve rappresentare un momento di
sintesi del lavoro che hai fatto o intendi fare;deve
essere un’occasione di confronto fra “zappatori”,fra
coloro,cioé,che stanno al fronte e può,infine,essere
anche un momento di forte DENUNCIA di situazioni
che non vanno,di indagini che non vengono fatte o
sono fatte male,di criticità nei presidi  giudiziari o di
polizia locali,di episodi  di corruzione e di collusione
con le mafie.

Insomma il CONVEGNO deve essere legato
all’azione che si é fatta o si intende fare su quel
territorio,altrimenti é inutile,improduttivo.
BLA BLA.
Ed a noi dell’Associazione Caponnetto ed agli
“zappatori” il bla bla non interessa.
Questo,ovviamente,comporta spirito di
sacrificio,libertà intellettuale e disinteresse economico
perché se sei stretto da vincoli politici che ti obbligano
a guardare solo in una direzione e non in tutte o se
intendi l’”antimafia” come uno strumento per fare
quattrini o carriera politica,é meglio che cambi strada
perché questa non é antimafia.
Un Collaboratore di Giustizia tempo fa ci ha detto:
“Nelle carceri i boss parlano molto  dell’Associazione
Caponnetto”.
Il nome dell’Associazione Caponnetto lo trovate anche
in  qualche  importante Ordinanza di custodia
cautelare.
Queste sono le cose che ci gratificano,le più grosse
soddisfazioni di cui crediamo che siamo pochi in Italia
a godere.
Il nostro biglietto da visita.
Quel biglietto da visita che ci procura odi da una
parte,quella dei corrotti e mafiosi,ma anche
stima,rispetto ed affetto da parte degli onesti e da
parte di tutti coloro che EFFETTIVAMENTE e non
solo a chiacchiere combattono il malaffare e le mafie.
Questa é l’Associazione Caponnetto in Italia.

L’antimafia dei fatti e non delle chiacchiere……………………………..

 

L’ANTIMAFIA DEI FATTI E NON DELLE

CHIACCHIERE

 

 

 

 

Quando concludi  la giornata dopo aver portato a

termine due importanti lavori che avranno delle

ricadute  sulla vita di due vaste aree del Paese,ti

senti stanco fisicamente ed ancor più

intellettualmente,ma soddisfatto.

L’antimafia dei fatti e non delle chiacchiere !

Ass.Caponnetto

I Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico.

A Gaeta,”provincia di Casale” dei Principi,una pattuglia di ladri ed é subito allarme ed il Prefetto di Latina convoca il Comitato provinciale per la Sicurezza e l’ordine pubblico.Ma di mafia non si parla proprio………….

 

DIAMO PIU’ VIGORE ED IMPORTANZA  AL
RUOLO DEI COMITATI PROVINCIALI PER LA
SICUREZZA E L’ORDINE PUBBLICO

La vicenda incredibile della convocazione del
Comitato Provinciale  per la Sicurezza e l’Ordine
pubblico di Latina a seguito di una decina di furti ed
un paio di rapine avvenuti a Gaeta,ci offre lo spunto
per riprendere una nostra riflessione sulle polemiche
insorte a Roma una quindicina di anni fa fra l’ex
Procuratore nazionale antimafia Vigna e l’ex Prefetto
Serra sul ruolo dei Comitati Provinciali per la
Sicurezza e l’ordine pubblico.
Negli archivi polverosi delle Prefetture italiane dovr
esserci ancora  una vecchia circolare dell’ex Ministro
degli Interni Napolitano che chiedeva ai Prefetti di
inserire fra i membri di detti Comitati anche un
Magistrato della DDA.
Una circolare,questa,peraltro mai revocata e
che,quindi, ancora valida,che mirava  a dare un senso
“alto” al ruolo dei Comitati Provinciali per la
Sicurezza e l’ordine pubblico per non farli scadere al
livello di organismo che si interessasse solamente di
caccia ai violenti negli stadi,ai rapinatori,agli
spacciatori ed altre cose di semplice natura di “ordine
pubblico”.

La partecipazione,infatti,alle riunioni dei Comitati
solamente del Procuratore della Procura ordinaria del
territorio mette i Comitati nelle condizioni di poter
affrontare il tema della lotta alle mafie,essendo questo
per legge di esclusiva competenza della Direzione
Distrettuale Antimafia.
L’esclusione,pertanto,del  magistrato  della DDA non
permette ai Comitati per la Sicurezza e l’ordine
pubblico un esame esaustivo e generale della
situazione  sul versante,appunto,della sicurezza dei
cittadini di un territorio.
A quanto si sa,la circolare di Napolitano é rimasta per
lo piu’ inapplicata ed i risultati di questo
comportamento sono sotto gli occhi di tutti,a
cominciare,appunto,proprio dalla Capitale……………..
L’altro giorno,appresa la richiesta del Sindaco di
Gaeta che ha provocato  un can can mediatico dopo
una decina di furti ed un paio di rapine che si sono
verificati in quella città  la quale  fa parte – non
dimentichiamolo mai -  di un territorio assediato dalle
mafie,ci saremmo aspettati una presa di coscienza  del
fenomeno “mafie” con l’assunzione,da parte del nuovo
Prefetto di Latina,di un’iniziativa “forte” che  vedesse
coinvolta anche la DDA in un esame complessivo
della situazione esistente non solo a Gaeta ma anche
nella vicina Formia-anch’essa colpita da una scia
interminabile di furti e rapine – e nell’intero sud
pontino,tutti  gravati da un’asfissiante presenza
mafiosa.

Ancora una volta siamo rimasti non solo delusi,ma
allibiti.
Se tutto il problema “sicurezza” in provincia di Latina
si riduce a correre dietro a comuni delinquenti che,una
volta arrestati,non sono in grado di fare ulteriori danni
,non dicendo una sola parola sui grandi investimenti
mafiosi,stiamo proprio bene!!!!!!…………………………….

.Durante il nostro lavoro di ricerche abbiamo trovato questi due documenti del Comune di Gaeta (Latina) nei quali si fa riferimento a lavori che sarebbero stati commissionati ad una società casertana.Di cosa si tratta ?

I furti a Gaeta .Suvvia,cominciamo a volare più alto!!!!!!!!!!

I   FURTI A GAETA.

NE PARLANO TUTTI E NASCE UN CLIMA DI

“ALLARME SOCIALE”.

MA PERCHE’ NON SI PARLA ANCHE DI

CAPITALI SOSPETTI IN UN’AREA CHE E’

STATA DEFINITA ” PROVINCIA DI CASALE”

(DI PRINCIPE)?

 

 

 

Nasce e si espande  una situazione di “allarme sociale”

per una decina di furti ed un paio di rapine e non si

dice una sola parola su un’invasione di capitali

“sospetti” tutti provenienti da aree storicamente

roccaforti della criminalità organizzata.

Accade a Gaeta,nel sud pontino,area definita

“provincia di Casale”,dove settori di un’intera

economia,come l’edilizia , il commercio,la

ristorazione e così via hanno visto l’espulsione quasi

totale  dell’imprenditoria locale  e la sua sostituzione

con quella esterna.

Si vola basso,molto basso.

Il problema a Gaeta,come nell’intero sud pontino,non

é solamente di “ordine pubblico” ma,soprattutto,di

altra natura e riguarda l’immissione  nella sua

economia  di capitali sulla cui “provenienza”

bisognerebbe avviare  un’indagine rigorosa ad evitare

che si completi un processo di  espulsione di energie

locali con la conseguente metamorfosi non solo

dell’immagine ma anche della struttura

sociale,culturale,economica e politica  e,quindi, del

ruolo del territorio.

Non stigmatizziamo l’iniziativa assunta dal Prefetto di

Latina di riunire il Comitato Provinciale per la

Sicurezza e l’ordine pubblico per affrontare il

problema dei furti a Gaeta,anzi apprezziamo la

tempestività con la quale essa é stata assunta.

Ma quanto saremmo stati più contenti se si fosse colta

l’occasione per  collocare il problema dei furti in un

quadro più ampio,magari con la partecipazione anche

di un Magistrato della DDA e di qualche

rappresentante della DIA,gli unici in grado di proporre

visioni meno riduttive,se non devianti.

I furti,con l’arresto dei cinque-sei-venti delinquenti

che li compiono,finiscono,ma i capitali-se si tratta di

capitali “sporchi” ,totalmente o in parte,-,una volta

investiti,restano ed inquinano l’intera economia di una

città e di un territorio.

Suvvia,cominciamo a volare più in alto!!!!!!!!

Un appello al Capo dello Stato,quello della grande Letizia Battaglia,al quale si associa con calore anche l’Associazione Caponnetto

Di Matteo alla Dna: l’appello di Letizia Battaglia a Sergio Mattarella

Di Matteo alla Dna: l’appello di Letizia Battaglia a Sergio Mattarella

 

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di AMDuemila – 9 marzo 2015
Lo scorso 4 marzo il Csm avrebbe dovuto designare i 3 nuovi sostituti procuratori alla Direzione Nazionale Antimafia scelti tra 46 candidati. Nonostante il curriculum e – soprattutto – nonostante la condanna a morte decretata da Cosa Nostra nei confronti del pm Nino Di Matteo la sua domanda alla Dna è stata inizialmente bocciata. Poi, però, è accaduto qualcosa di inaspettato: ufficialmente per mere questioni organizzative il dibattito sulla decisione finale è stato spostato a mercoledì prossimo. Certo è che dal momento della prima bocciatura non sono mancate le polemiche attorno all’Organo di autogoverno delle toghe. La società civile ha esternato tutta la sua preoccupazione per l’isolamento venutosi a creare attorno al magistrato più esposto d’Italia. I parallelismi con il 1992 sono immediatamente riaffiorati dal passato. Ed è proprio per evitare che si possano ripetere nuove tragedie che, in una corsa contro il tempo, c’è chi si fa promotore di un appello al Presidente della Repubblica. A metterci corpo e anima è la fotografa palermitana Letizia Battaglia. Il 5 marzo Letizia ha compiuto 80 anni, tanti sono stati gli auguri pervenuti a questa donna da più parti. Particolare attenzione ha destato quello del Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Cara Letizia – le ha scritto Mattarella –, in occasione del tuo ottantesimo compleanno ti invio fervidi auguri ricordando e apprezzando il tuo impegno come reporter e artista nella promozione dei valori di legalità, convivenza e democrazia. Con viva cordialità. Sergio Mattarella”.mattarella-copyright-letizia-battaglia

Ed è proprio a lui che Letizia Battaglia si rivolge oggi. “Caro Presidente – scrive la fotografa palermitana in una lettera inviata al Quirinale –, i Suoi auguri sono stati il regalo più prezioso che ho ricevuto per i miei 80 anni e di questo La ringrazio infinitamente. Oggi, però, Le scrivo per una ragione importante che riguarda il pm di Palermo Nino Di Matteo. Mercoledì prossimo il Csm discuterà definitivamente sulle nomine dei 3 nuovi consiglieri da designare alla Dna dopo che in un primo passaggio la domanda di Di Matteo è stata bocciata. Mi rivolgo a Lei, Presidente, per la sofferenza che ha patito dopo aver perso tragicamente un fratello sotto il piombo mafioso. Quella scena in via Libertà è scritta in maniera indelebile nella mia memoria. Per una stranissima coincidenza del destino quel giorno sono stata testimone, insieme al mio compagno di allora, di quel dramma. So di rivolgermi a chi ha provato un dolore indicibile. Ed è per questo che mi appello a Lei affinché quella sofferenza non debba più ripetersi. Da Presidente del Csm Lei ha pieno titolo per vigilare sulle decisioni che verranno prese in materia di nuove designazioni alla Dna. Mi appello alla Sua persona affinché la bocciatura sulla candidatura di Nino Di Matteo possa essere rivista. Si tratta di dare un segnale forte da parte dello Stato per salvare la vita a questo magistrato condannato a morte da Totò Riina. Come Lei sa meglio di me la Sicilia è una terra che vive di segnali e mai come in questo momento è importante non isolare il pm Di Matteo. La prego, Presidente, ascolti questo appello che raccoglie i timori e le preoccupazioni di tanta gente onesta di questo Paese. Un Suo gesto, una Sua parola possono realmente contribuire a cambiare il corso della storia. I miei occhi hanno visto troppi morti ammazzati, troppe stragi, troppi funerali. Non voglio pensare che tutto questo possa ancora ripetersi perché significherebbe che abbiamo perduto, e che anche noi siamo stati complici. Non voglio altri eroi morti, voglio che Nino Di Matteo possa continuare il suo lavoro da vivo e che anche lui possa vedere rinascere questa terra martoriata.
Confido in Lei, Presidente, con profondo rispetto, tanta speranza e, se mi permette, con tutto il mio amore per quello che farà di rivoluzionario.
Letizia Battaglia
 

L’assassinio nel 1995 a Mondragone del noto penalista Prof.Enzo Avino.L’ex boss Augusto La Torre perché non aiuta i Magistrati a far luce su quel delitto di cui sono rimasti ignoti autori ed eventuale mandante?

PERCHE’ LA TORRE NON AIUTA LA GIUSTIZIA
FORNENDO AI MAGISTRATI LE NOTIZIE DI CUI
PROBABILMENTE E’ IN POSSESSO,COME EX BOSS
DELLA ZONA IN CUI E’
AVVENUTO,RELATIVAMENTE ALL’ASSASSINIO
NEL 1995 DEL NOTO PENALISTA PROF.ENZO
AVINO ?

Fra la quarantina di omicidi di cui Augusto La Torre si
sarebbe assunta la paternità,e’ probabile che ci sia anche
quello del famoso penalista Enzo Avino,ucciso a
Mondragone nel 1995 con un colpo di pistola alla nuca ,in
perfetto stile camorristico.
Se non fosse così,egli ,essendo  stato il boss della
zona,disporrà probabilmente di notizie  relative  alle
modalità in cui l’omicidio é avvenuto  ed anche all’identit
dell’autore o  degli  autori.
Va ricordato che il Prof.Avino é stato in alcuni processi uno
dei difensori della famiglia La Torre.
Ora che  il La Torre   ha come difensore il noto ex PM
antimafia Ingroia perché non  fornisce  ai magistrati le
notizie di cui é  probabilmente in possesso al riguardo?
Contribuirebbe,così facendo, ad aiutare la Giustizia  a far
luce su uno dei tanti misteri che caratterizzano la storia
criminale del nord della Campania e del  Basso Lazio.

INITO A NAPOLI.

Dal 2008 ad oggi in Italia sono fallite, per effetto della crisi, 82mila aziende, 1 milione i posti di
lavoro persi. In Campania solo nel quarto trimestre 2014 si registrano 50mila occupati in meno.
Ci sono stati moventi, mandanti ed artefici di questo spietato vento di crisi che dal gennaio 2008
sta devastando il Paese? Nel libro si trovano documentate alcune, illuminanti risposte.

INVITO
2008 L’anno che ha stravolto l’Italia
di Rita Pennarola
Aracne editrice

Prefazione di Oliviero Beha – Postfazione di Elio Lannutti
Con interviste a Luigi de Magistris e Alfonso Pecoraro Scanio
e un intervento di Beppe Grillo

Napoli, Teatro Sannazaro
Martedì 10 marzo 2015 ore 16.30                        ingresso libero

Con l’autrice ci saranno:

Luigi de Magistris, Antonella Del Giudice, Maurizio Montalto, Alfonso Pecoraro Scanio, Lello Savonardo, Livio Varriale…
e molti altri…

Anteprime
sul
sito
www.aracneeditrice.it

Lara Sansone leggerà alcuni brani dal libro

Il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e degli Enti locali.

Tenere d’occhio quello che fanno –o non fanno – i Prefetti sul versante della lotta alle mafie.Il  Prefetto per legge é il massimo responsabile in una provincia della sicurezza e dell’ordine pubblico e spetta a lui attivare le forze dell’ordine.Bisogna pretendere che essi emettano a centinaia le interdittive antimafia rispetto alle imprese in odor di mafia,cosa che raramente fanno.Avete visto quello che é successo all’EXPO di Milano?Centinaia di imprese sospette,se non fosse intervenuto Cantone,avevano già preso in appalto milioni di lavori.Vergogna! A Roma dicevano che………………non c’era mafia e sta venendo fuori il marciume.E così é un pò dovunque,fatta qualche rara eccezione! Da oggi in avanti occhi aperti sui Prefetti e se non fanno il loro dovere bisogna cominciare a denunciarli all’Autorità Giudiziaria per omissione di atti di ufficio e probabile concorso esterno.Ora basta !

——————————————-

MA I PREFETTI COSA FANNO ?????????

 

 

 

 

 

DOVREBBERO FARE” PREVENZIONE” MA

POCHI E RARAMENTE LA FANNO.

NELL’AZIONE DI CONTRASTO ALLE MAFIE

SI PUNTA TUTTO SUI MAGISTRATI,MA

QUESTI POSSONO INTERVENIRE

SOLAMENTE “DOPO”,QUANDO IL

REATO E’ STATO GIA’  COMPIUTO.

IL COMPITO DI INTERVENIRE ” PRIMA”,

QUANDO,CIOE’,I BUOI NON SONO

ANCORA  SCAPPATI DALLE

STALLE,SPETTA SOLAMENTE AI

PREFETTI,MA QUANDO QUESTI  NON

FANNO NIENTE AL RIGUARDO ED

ADDIRITTURA DICONO,COME E’

AVVENUTO A ROMA,CHE ” A ROMA

NON C’E’ MAFIA”!!!!!!!!!!!!!!!!!(

QUANDO STIAMO VEDENDO CON

“MAFIA CAPITALE”) IL MARCIUME

CHE C’E'-E STIAMO SOLO ALL’INIZIO

-O CHE,ADDIRITTURA,” ROMA E’ LA

CITTA’ PIU’  SICURA D’ITALIA

“O,COME E’ AVVENUTO IN

CAMPANIA, DOVE UN’IMPRESA DI

TRASPORTI,PUR GRAVATA DA

INTERDITTIVA

ANTIMAFIA,CONTINUAVA A

PRENDERE L’APPALTO  A CASERTA

DALLA REGIONE,ALLORA l’UNICA

SOLUZIONE SONO LA SCOPA ED I

CALCI NEL SEDERE.

BISOGNA PRETENDERE A GRAN VOCE DAI

PREFETTI CENTINAIA DI

INTERDITTIVE ANTIMAFIA

ALL’ANNO E,SE CONTINUANO A NON

FARLE,BISOGNA DENUNCIARLI

ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA PER

OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO E PER

CONCORSO ESTERNO.

E’ NECESSARIO,PERTANTO,APRIRE UNA

STAGIONE DI CONTROLLO

RIGOROSO DELL’OPERATO DEI

PREFETTI IN MATERIA DI LOTTA

ALLE MAFIE E FAR SENTIRE AD ESSI

IL FIATO SUL COLLO DELLA

SOCIETA’   CIVILE.

SONO ESSI,NELLA LORO VESTE DI

RESPONSABILI PROVINCIALI DELLA

SICUREZZA E DELL’ORDINE

PUBBLICO,GLI UNICI RESPONSABILI

SE LE FORZE DELL’ORDINE LOCALI

NON INDAGANO COME SI DOVREBBE

SUI PATRIMONI,LE

MOVIMENTAZIONI BANCARIE,GLI

INVESTIMENTI ECONOMICI

,DISATTENDENDO,COSI’, QUELLO

CHE GIOVANNI FALCONE DICEVA  ”

SEGUITE IL FILONE DEI SOLDI E

TROVERETE LA MAFIA”.

OSSERVATE I ” RISULTATI” DELLE

ATTIVITA’ IN UN ANNO DEI COMANDI

TERRITORIALI !!!!!!!!!!!!!!!

PIETOSI !!!!!!!!!

SE NON INTERVENISSERO DAI GRANDI

CENTRI LA DIA,IL GICO,IL ROS,LO

SCO,I CORPI CENTRALI CIOE’,

SAREMMO ANCORA AL MEDIOEVO.

E,SE SULLE SCRIVANIE DEI PM NON

ARRIVANO LE INFORMATIVE,LA

MAGISTRATURA NON PUO’

NEMMENO APRIRE I PROCEDIMENTI.

QUESTI SONO I PROBLEMI REALI CHE

DOVREBBERO AFFRONTARE TUTTI

QUELLI CHE PARLANO    – SENZA

NEMMENO  SAPERE DI COSA  SI

TRATTA – DI MAFIA ED

ANTIMAFIA!!!!!!!!!!!

QUELLA CHE  DOVRA’  VEDERCI

IMPEGNATI  NELL’ANNO APPENA

INIZIATO – UN’ATTENZIONE

PARTICOLARE SULL’AZIONE DELLE

PREFETTURE SUL PIANO DELLA

LOTTA ALLE MAFIE – DOVRA’ ESSERE

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.

I PREFETTI DISPONGONO DI UN POTERE

ECCEZIONALE IN MATERIA,UN

POTERE CHE NON TUTTI HANNO

USATO COME ERA NECESSARIO.

E QUESTO NON DOVREMO PIU’

TOLLERARLO.

INVITIAMO SIN DA ORA  GLI AMICI E LE

AMICHE DI TUTTA ITALIA,ISCRITTI E

SIMPATIZZANTI, A SEGNALARCI

OGNI COMPORTAMENTO ANOMALO

,OMISSIVO,COLLUSIVO.

E’ NECESSARIO COMINCIARE AD

ESSERE,SE VOGLIAMO  SERIAMENTE

FARE LA LOTTA ALLE

MAFIE,ACCENTRARE LA MASSIMA

ATTENZIONE SULLE PREFETTURE.

—————————————————

 

IL RUOLO    DEI PREFETTI E LA NECESSITA’ URGENTE   DI    MODIFICARE    LA

LEGGE.

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO    PUBBLICA  QUESTA   NOTA    AL  FINE  DI

AVVIARE   NEL  PAESE   UN’ APPROFONDITA   RIFLESSIONE    SUL

RUOLO   DEI   PREFETTI   SUL   VERSANTE   DELLA   LOTTA   ALLE

MAFIE  E  SULL’URGENTE    NECESSITA’   DI  UNA  MODIFICA DELLA

LEGISLAZIONE IN  MATERIA.

NON    E’    POSSIBILE    PARLARE    SERIAMENTE   DI    LOTTA    ALLE   MAFIE

PERPETUANDO     L’ATTUALE   STATO  DELLE   COSE.

 

 

 

 

 

 

 

 

il fenomeno del condizionamento delle istituzioni e  degli Enti locali

 

Il degrado delle Istituzioni

I recenti eventi giudiziari  che hanno coinvolto due ex ministri dell’Interno ( Scajola e Cancellieri )

per fatti di rilevante gravità nonché i recenti arresti di prefetti ( Blasco, La Motta , Ferrigno) e

l’incriminazione di ex Prefetti  ( Maria Elena Stasi e Maddaloni entrambi condannati  in primo

grado  ) sempre per fatti riferibili ad ambienti della criminalità organizzata o meglio ad ambienti

politici contigui alla criminalità organizzata,   devono necessariamente indurci a fare una riflessione

sul ruolo e sui poteri che la legge assegna all’Amministrazione dell’interno nella lotta alla

criminalità organizzata.

Ovviamente occorre  doverosamente  sottolineare che l’amministrazione dell’Interno registra  la

presenza di una stragrande maggioranza di persone  che dedicano la loro vita lavorativa e  in molti

casi anche personale,   al servizio esclusivo  dello Stato.

Proprio per tutelare anche questa categoria di servitori dello Stato e per consentire a questi di poter

svolgere con serenità e senza interferenze della politica,  le azioni  istituzionali di contrasto al

crimine organizzato,   occorre capire quali siano state le cause  che hanno determinato la devianza

dell’azione di settori dell’amministrazione dell’interno ad appannaggio degli interessi di contesti

socio politico criminale.

Analizzando bene i fatti di cronaca giudiziaria  che vedono coinvolti ministri dell’interno e prefetti

si capisce subito che nelle vicende stesse hanno un ruolo centrale interessi personali  riferibili a

politici spesso di rilevo nazionale. Basta citare a solo titolo esemplificativo il   caso dell’ex

parlamentare Nicola Cosentino ed il recente coinvolgimento dell’ex prefetto Stasi .

Infatti i fatti giudiziari in questione rilevano come  spesso le contestazioni formulate  dalla

Magistratura  riguardino condotte  volte a favorire uomini politici . Basta vedere la vicenda   del

prefetto Stasi nell’ambito dell’indagine sui distributori di carburanti  di proprietà della famiglia

Cosentino ovvero la vicende di appalti  al comune di Caserta  per la quale sono state condannati i

prefetto Stati e Maddaloni per interessi riferibili a ditte di  Nicola  Ferrara, esponente politico

regionale dell’UDEUR , oppure la vicenda esaminata nel corso del processo cosentino del mancato

scioglimento del consiglio comunale di Mondragone la cui compagine politica era riconducibile

all’ex ministro Landolfi ovvero al mancato rilascio del certificato antimafia interdittivo alle ditte

ECO Quattro e Aversana Petroli , entrambe riferibili ad interessi della famiglia Cosentino.

Appare quindi evidente la correlazione tra condizionamento dell’azione dei Prefetti ed in genere

dell’amministrazione dell’Interno  con la politica nella quale ampi settori    spesso sono  contigui ad

ambienti della criminalità organizzata ( soprattutto nelle regioni meridionali) .

 

Ma perché i prefetti si piegano alla Politica ovvero perché sono condizionati dalla stessa ?

Prima di rispondere a questa domanda vediamo chi sono e cosa fanno i prefetti .

Il prefetto è il massimo organo amministrativo periferico, terminale politico-operativo dell’apparato

della sicurezza, agente elettorale del governo, motore della vita economica e sociale della provincia,

tutore dell’ente locale.

Il prefetto  ha una  posizione di eminenza del Prefetto rispetto alle altre cariche amministrative

periferiche in virtù del riconoscimento della rappresentanza dell’esecutivo nella provincia e,

conseguentemente, il carattere tendenzialmente “generale” del campo delle attribuzioni.

L’art. 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (t.u.l.p.s.), concede un’amplissima  facoltà

al Prefetto di adottare atti contingibili e urgenti per esigenze di sicurezza pubblica.

Il  Prefetto presiede i  Comitati Provinciali della Pubblica Amministrazione e dei comitati

metropolitani; ha  funzioni in materia di droga, scioperi nei servizi pubblici essenziali, antimafia,

statistica; della ricostruzione del ruolo del Prefetto rispetto alle autonomie territoriali.

Insomma la legge ha conferito ai prefetti poteri enormi. Tra questi   è appena il caso di ricordare

quelli che esercita attraverso il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica, che vede la

partecipazione, in posizione di subordinazione funzionale, del Questore e dei Comandanti

Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ proprio nel comitato che si decidono  le

proposte  al consiglio dei ministri degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose,

le misure di tutela da assegnare ai magistrati , ai cittadini minacciati, ecc. ecc.

Gli stessi vertici delle Forze dell’ordine  a livello provinciale  sono soggetti, ai fine dell’avanzano di

carriera,  delle valutazioni da parte dei prefetti.

Quindi i prefetti sono potenzialmente in grado di incidere sulle figure apicale delle tre forze di

polizia e indirettamente sui magistrati esposti a pericoli di attentati o di sicurezza  personale ,

dovendo il prefetto decidere  se e  a chi assegnare le misure di tutela ( vigilanza  , scorta, nei sui

diversi livelli di gravità, ecc )

Ci si renderà conto che il Prefetto , stante la delicatezza dei compiti assentatigli dalla legge e il

ruolo centrale nelle vicende più delicate  di ordine e sicurezza pubblica , deve  svolgere le proprie

finzioni nel pieno ed inderogabile rispetto del principio di imparzialità dettato dall’art. 97 della

nostra carta costituzionale.

 

Il prefetto è posto nelle condizioni di poter esercitare liberamente e fuori da ogni forma di

condizionamento le proprie delicatissime funzioni ?

 

Per poter rispondere è necessario capire come  si articola la carriera prefettizia e come vengono

nominati i prefetti e assegnati alle sedi provinciali .

La nostra carta costituzionale non prevede, come per l’ordine giudiziario, un organo di autogoverno

che possa assicurare l’indipendenza e l’autonomia dei Prefetti . Invero non prevede neppure la

figura del prefetto la cui presenza deriva dalla normativa del ventennio fascista.

Invero i prefetti vengono nominati dal Consiglio dei ministri.

Sono cioè nominati  dalla politica che in un dato momento storico è posta alla presidenza del

consiglio dei ministri e ne ha maggioranza politica in seno allo stesso Organo.

Quindi, come è agevole, comprendere , i perfetti vengono nominati a secondo della loro contiguità o

meglio del gradimento di quella o   quell’altra forza politica.

 

Quindi, per esempio,  ci troveremo che nel periodo del Governo Berlusconi sono stati nominati

prefetti , coloro ritenuti di gradimento di quella forza politica. In genere queste scelte risentono

anche  delle indicazioni provenienti dai coordinatori regionali. In Campania nel periodo dei governo

Berlusconi,   per un lungo lasso tempo il ruolo di coordinatore regionale è stato assunto dall’ex

parlamentare Nicola Cosentino, oggi sottoposto a processo per concorso esterno in associazione

mafiosa.

Insomma l’imparzialità che deve inderogabilmente risiedere alla base delle scelte dei prefetti  può

inconfutabilmente essere minata da questi meccanismi di nomina  che ineludibilmente possono

creare momenti di devianza nelle scelte prefettizie.

 

Non è la prima volta che prefetti non allineati alla politica  ovvero ad una certa parte di politica

deviata, siano stati  gravati da provvedimenti dal carattere sanzionatorio. Tutti ricorderanno il

prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli che sciolse il consiglio comunale di Reggio e  con

l’insediameno del Ministro calabrese Alfano è stato repentinamente trasferito altrove. Ovvero il

prefetto di Agrigento Fulvio Sodano trasferito dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì,

quest’ultimo  poi incriminato per concorso in associazione mafiosa.

Insomma appare improcrastinabile l’esigenza di  blindare talune delicate funzioni di ordine e

sicurezza pubblica   assegnate ai prefetti.

Due sono le strade: o si modificano le leggi prevedendo un meccanismo di nomina dei Prefetti

attraverso un sistema simile a quello previsto per i magistrati oppure si trasferiscono queste funzioni

strategiche per la sicurezza   dei cittadini e dei servitori  dello stato alla magistratura.

 

Appare inaccettabile che debba essere un funzionario dello stato nominato, prefetto,  dalla politica a

decidere se un magistrato ( che spesso si trova ad indagare politici di rilievo nazionale presenti

direttamente o indirettamente nel consiglio dei Ministri) debba o meno avere  misure di tutela a

fronte di minacce anche potenziali o di esposizioni  elevante a rischio attentato. Appare paradossale

che debba essere il prefetto, espressione della politica a formulare giudizi e valutazione sul questore

e sui Comandati provinciali dell’arma e della g di f . Innegabilmente gli stessi possono per questi

giudizi subire  una sorta di condizionamento o di timore reverenziale nei confronti del prefetto ogni

qual volta si trovano a  dover indagare su fatti e vicende che riguardano gli stessi prefetti o politici

che hanno espresso gradimento per quello stesso prefetto.

O peggio ancora, appare  assurdo   che debba essere il   prefetto  a decidere se  e quando sottoporre

ad indagini antimafia, un consiglio comunale   per infiltrazione  della  criminalità organizzata,

quando lo stesso consiglio comunale è  dello  stesso partito politico che   risiede nel Consiglio dei

ministri e che quindi  potenzialmente può incidere sul prefetto stesso.

Non è la prima volta che pur in presenza di evidenti episodi di infiltrazioni della criminalità

organizzata non si sia proceduto allo scioglimento delle amministrazione risultate permeabili alla

c.o. . ( basti citare i casi del Comune di Fondi, del comune di Mondragone, Castellammare di stabia,

di torre annunziata, di torre del greco,  e di tanti altri comuni ). Analoga considerazione vale per il

rilascio dei certificati antimafia. Appare assurdo che un imprenditore per poter stipulare contratti

con la pubblica amministrazione debba essere sottoposto alla valutazione del prefetto ai fini del

rilascio della c.d. liberatoria antimafia. E’ evidente che in siffatto contesto e meccanismo di nomina

e rimozione dei prefetti, l’imprenditore che sarà di gradimento della politica di maggioranza e

quindi dei prefetti,   risulterà immune da problemi di antimafia ( vedi il caso della società Aversana

petroli dei Fratelli Cosentino, la Eco Quattro di Castel Volturno riferibili agli stessi politici della

corrente di Cosentino, alla società dei fratelli Buglione, e tante altre società notoriamente infiltrate

dalla criminalità ma che operano indisturbate e di contro ditte che  non si sono piegate ai voleri

della politica che invece vengono colpite da interdittive antimafia per vicende banali ed

insignificanti

La democrazia in siffatti condizione è messa a dura prova.

 

La politica sana e la società civile devono  farsi carico di indicare le soluzioni . Occorre che in

attesa di una legislazione che garantisca l’imparzialità e l’indipendenza dei funzionari dello stato

preposti all’esercizio  di delicati compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e soprattutto nella

lotta alla criminalità organizzata,  dette funzioni vengano trasferita alla Magistratura che , per

effetto dell’autonomia ed indipendenza garantitagli dalla Costituzione possa adottare le decisioni

più giuste ed imparziali e scevre da condizionamenti della politica che ,  come si diceva risente della

presenza di ampi settori  contigui alla criminalità organizzata .

 

 

 

Le implicazioni con la vita politica napoletana  costituiscano  il punto di partenza storico di un

intreccio perverso che ha determinato il consolidarsi  del fenomeno dell’infiltrazione e del

condizionamento degli Enti locali

Nel corso degli anni ottanta , infatti,  In Campania tanto per citare un esempio,  si è assistito

all’espandersi ed al consolidarsi  di un fenomeno sociale  molto grave che ha messo in luce i diffusi

rapporti  nell’ambito della gestione della “ cosa pubblica”  tra politica, affari e malavita organizzata

di tipo mafioso .

Il degrado delle Istituzioni a Napoli era  tale da indurre il Procuratore Cordova a una denuncia

amara ma non disperata: «Lo Stato a Napoli, dice Cordova, è un’entità eventuale, aleatoria, virtuale.

Parlo dello Stato ufficiale non di quello reale, l’unico che a Napoli la gente conosce e teme per

davvero: la camorra. Le leggi dello Stato sono lente, i processi non finiscono mai e la pena è un

evento remoto, prescrivibile, amnistiabile, depenalizzabile. Le leggi della camorra sono ferree e

immutabili, semplici e inderogabili, i giudizi si celebrano fulmineamente, e le sentenze sono

rapidissime, inappellabili e immediatamente esecutive. È ovvio che i cittadini temono lo stato

effettivo, quello camorristico, e non quello ufficiale».

La camorra si è trasformata in stato, che ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno di

banditismo sociale, di neo brigantaggio populista.

La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni cala di giorno in giorno.

Non vi e’  indagine su organizzazioni camorristiche che non riveli preoccupanti fenomeni di

penetrazione   collusiva nelle istituzioni.

Per molti versi, lo Stato sembra corrispondere a modelli ideali di sviluppo degli interessi criminali,

anziché« di salvaguardia degli interessi della collettività    e delle istituzioni statuali.

In estrema sintesi si può quindi affermare che si è di fronte ad un nuovo soggetto che oramai può

essere definito Alta  Camorra che ha dato prova di non essere più ai margini della società, ma sta

conquistando progressivamente -  o forse ha già conquistato –   i centri dei poteri politico,

economico e sociale. Insomma  la camorra sta tentando di non porsi in posizione esterna o

antitetica, ma di stare ben dentro lo Stato, la politica, la società, l’economia.

Insomma la repressione dei delitti e delle illegalità, che è un  sacrosanto dovere dovrebbe essere

accompagnato da un controllo capillare, da un meticoloso accertamento sulla debolezza

istituzionale di fronte alla pressione corruttiva e alle collusioni di gran parte di essa con l’Alta

Camorra. In definitiva è condivisibile quanto sostenuto da un noto giornalista che

“ I grandi camorristi  stanno nell’ombra “.

L’intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali è sicuramente quello maggiormente

avvertito dal cittadino comune in quanto gli stessi  Enti più di ogni altra istituzione risultano,  in

considerazione delle funzioni istituzionali cui sono deputati per legge , a stretto contatto con la

collettività amministrata. Le indagini condotte dalla magistratura

Il primo ed incisivo intervento,  che il  legislatore ha  posto in essere per tutelare gli enti locali dalle

ingerenze della criminalità organizzata   si è avuto con l’approvazione  della Legge 22.7.1991, n.

221  che ha introdotto l’art. 15 bis della L. 55/1990 concernente lo scioglimento dei consigli

comunali e provinciali coinvolti in fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso. La

stessa norma oggi è confluita nell’art. 143 del D.lgt. 267/2000

E’ una norma sicuramente di carattere eccezionale,  in quanto  a prescindere dal giudizio penale,

l’amministrazione  locale  risulta evidentemente  inquinata , al punto che nessun’altra misura , al di

fuori  dello scioglimento, potrebbe risultare  idonea al recupero della legalità.

Era presente  nell’ordinamento un vuoto normativo, che  consentiva di fronteggiare  queste

situazioni , e per riempirlo si era  fatto ricorso ad un uso indiretto  della potestà di scioglimento dei

consigli comunali  per motivi di ordine pubblico ( si ricorda il caso del comune di Quindici,  retto

da un esponente apicale di una  nota famiglia camorristica, sciolto nel 1983 per motivi di ordine

pubblico  dall’allora  Presidente della Repubblica Sandro Pertini .

La legislazione speciale antimafia in questione  intende, prioritariamente, salvaguardare gli interessi

pubblici dalle mire della criminalità organizzata, ancora prima che si vengano a determinare le

condizioni oggettive e concrete dell’aggressione a beni giuridicamente protetti.

In particolare  il procedimento di accertamento scaturente dai poteri previsti e demandati dalla

suddetta legislazione ai Prefetti, ovvero alle Commissioni delegate, all’uopo istituite, risponde alla

funzione di prevenzione cautelare globale che prescinde, nella sua applicazione, da istituti e concetti

dell’ordinamento penale, da cui se ne discosta dichiaratamente.

Particolarmente  innovativa risulta la disposizione contenuta nell’art. 143 del D.lgt.

267/2000   che prevede la possibilità che il prefetto , nella fase istruttoria  del procedimento di

scioglimento , acquisisca dal procuratore  della repubblica notizie utili a motivare la decisione , in

deroga all’art. 329 del codice di procedura penale , superando cioè l’obbligo di segretezza disposto

da tale norma  con riguardo alle esigenze  del procedimento penale .

Ma la facoltà più significativa conferita dal legislatore al prefetto per la ricerca  di ogni

elemento di valutazione utile allo svolgimento dell’azione amministrativa assegnatagli dalla stessa

norma scaturisce  dal disposto normativo di cui al Decreto legge 354/1991, convertito nella Legge

30.12.1991, n. 410 che consente, attraverso poteri investigativi, di verificare se ricorrono  pericoli di

infiltrazione tipo mafioso  nell’ambito dello svolgimento dei “ servizi” cui sono deputati per legge

gli enti locali .

Nel 2009 con la legge 94 , l’art. 143 del d.lgs. 267/2000 ha subito una modifica che appare aver

ridimensionato e affievolito l’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Infatti è stato stabilito

che le indagini antimafia debbano essere svolta da una commissione composta “ da tre funzionari

della pubblica amministrazione.

Invero  prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009  le indagini venivano svolte da organi di

polizia  che stante le loro specifiche conoscenze  e professionalità info-investigative, potevano

fornire un contributo determinate al buon esito delle indagini. Invece il legislatore del 2009 ha

affidato a tre funzionari della P.A. dette attività di indagini.

Ogni commento appare del tuto superfluo.

Infatti precedentemente  per le operazioni di accesso antimafia nei comuni, i  prefetti  si avvalevano

di apposite commissione composte da rappresentanti di tutte le forze, dell’ordine nonché da un

rappresentante della D.I.A., nonché da funzionari statali  appartenenti ad amministrazioni  che,

nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avevano  competenza  e conoscenza delle attività

amministrative cui i comuni sono deputati per legge .

 

 

Associazione  A.Caponnetto

www.comitato-antimafia-lt.org

 

 

 

Stanchi ma soddisfatti.Un incontro importante.

STANCHI MA SODDISFATTI

 

UN INCONTRO IMPORTANTE E PROFICUO

DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

 

 

 

Possiamo dirlo con orgoglio :

l’Associazione Caponnetto non è in Italia una delle tante

associazioni antimafia che fanno chiacchiere – e business-

che pullulano nel Paese,nè é uno dei tanti soggetti che si

limitano a scrivere sui suoi sito web e sulle sue pagine

Facebook notizie e commenti triti e ritriti e che ti inondano

con fiumi di  inconcludenti  “condivido”.

E’ stato  un incontro lungo,durato 4 ore circa ,senza

interruzioni e durante  il quale ci si é confrontati su tanti

fatti e tanti nomi.

Uno dei tanti.

Ma forse il più proficuo e -almeno speriamo – che darà

frutti perché noi lavoriamo con questo obiettivo e non per

chiacchierare e perdere e far perdere tempo.

5 persone sedute intorno ad un  tavolo,penna e carta fra le

mani,a raccontare fatti e nomi,sospetti ed intuizioni,alcune

cose già accertate con mesi di indagini,per costruire un

“quadro”,ricomporre un puzzle  su una vasta area  e

proporre spunti investigativi importanti.

Questo é lo stile dell’Associazione Caponnetto.

ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.

Ieri,venerdì 6 marzo,  interventi a 2 trasmissioni   televisive   a Julie tv  a Napoli,la prima,insieme a Luigi Leonardi,Testimone di Giustizia ,l’avv.Varriale ed Angela Cortese ,consigliera regionale  e Presidente della Commissione Anticamorra della Regione Campania  sul non funzionamento di questa e sulla presenza,sempre in essa,di soggetti inquisiti dalla Magistratura,la seconda con le stesse persone ma con la sostituzione dell’On.Cortese con il Dr.Marfella,noto oncologo dell’Istituto Pascale,sull’incidente mortale del PM Bisceglia e sulle dichiarazioni che fece Carmine Schiavone a Don Patriciello ed allo stesso Marfella :”State attenti a qualche incidente stradale”.

Giornata,quindi,intensa ed impegnativa.

 

 

 

RIPROPONIAMO  ANCORA UNA VOLTA,PER RENDERE   CHIARO  A TUTTI    IL QUADRO   DI    COSA STIAMO PARLANDO, UN COMUNICATO EMESSO  L’8 NOVEMBRE DEL 2014  E PUBBLICATO NELLA STESSA DATA SUL SITO WEB UFFICIALE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.

SI TRATTA,COME  SI VEDE,DI UN PROBLEMA DELICATO    E SERIO CHE EVIDENZIA LA SCARSA CONSIDERAZIONE NELLA QUALE LA CLASSE POLITICA CAMPANA -E, PIU’ IN GENERALE,DEL PAESE – TIENE LA COSIDDETTA “QUESTIONE MORALE”.

IN UN QUALSIASI PAESE CIVILE E DEMOCRATICO, DI FRONTE AD UNA DENUNCIA QUAL’E’ QUELLA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,QUALSIASI PARTITO,QUALSIASI GOVERNATORE,QUALSIASI ASSESSORE,QUALSIASI CONSIGLIERE,SAREBBERO INTERVENUTI PER L’ADOZIONE DI UN PROVVEDIMENTO DI RIMOZIONE,ANCHE SE PER RAGIONI DI OPPORTUNITA’ E NON DEFINITIVO IN ATTESA DEL PRONUNCIAMENTO FINALE DELLA MAGISTRATURA.

INVECE NON E’  SUCCESSO NIENTE E QUESTO LA DICE LUNGA,PIU’ DELLE PAROLE,SULLA STATURA MORALE E POLITICA DELLE NOSTRE CLASSI DIRIGENTI,SIANO   DI DESTRA   CHE DI SINISTRA,NESSUNA ESCLUSA.

VERGOGNA !!!!!!!!!!!!!!

 

 

L’allarme della Caponnetto per la Commissione Anticamorra della Regione Campania

Pubblicato 9 Novembre 2014 | Da admin2

Due politici indagati siedono nella Commissione Anticamorra della Regione Campania – Le iniziative della Caponnetto

Il comitato campano dell’Associazione Antimafia Caponnetto, riunito questa mattina a Napoli, ha fatto il punto sulle attività di maggiore urgenza da portare avanti con l’autorità giudiziaria locale e con le istituzioni regionali.

In primo piano il caso della Commissione Anticamorra esistente in seno al Consiglio Regionale della Campania. Di tale Commissione fanno parte due consiglieri regionali che risultano coinvolti in indagini penali particolarmente delicate: Luciano Passariello e Raffaele Sentiero.

Nel caso di Passariello, è di pochi giorni fa la notizia apparsa sulla stampa del suo coinvolgimento nell’inchiesta della DDA di Cagliari sul riciclaggio di denaro in una società sarda facente capo al clan dei Casalesi.

Per quanto riguarda Sentiero, indagato nell’ambito delle indagini sui “rimborsi facili” alla Regione Campania, avrebbe prodotto una fattura falsa proveniente da una società intestata ad un tossicodipendente pregiudicato per rapina. Ciò nonostante, nei giorni scorsi Sentiero è stato nominato presidente della Scuola regionale di polizia.

L’Associazione Antimafia Caponnetto, a seguito di tali notizie apprese dalla stampa, esprime viva preoccupazione per la permanenza dei due consiglieri nella Commissione anticamorra della Regione Campania. Invita pertanto la presidenza della Regione ad assumere provvedimenti cautelari, in attesa che le indagini della magistratura facciano il loro corso.

A tal proposito la Caponnetto ringrazia la Procura della Repubblica di Napoli per tale attività investigativa, tesa a restituire credibilità e moralità alle istituzioni locali, e sollecita l’adozione delle relative misure.

Sempre in merito alla Commissione anticamorra della Regione Campania, la Caponnetto infine esprime ulteriore preoccupazione per l’esigua attività svolta da tale strategico organismo nel 2014, augurandosi che con la nuova presidenza del Consigliere regionale Angela Cortese si possa finalmente voltare pagina.

Roma, 8 novembre 2014

Ufficio stampa Associazione Antimafia Caponnetto

In un Paese ed in una regione dove ormai si respira aria di mafia dappertutto una classe politica avveduta e dotata di senso delle Stato dovrebbe evitare sconci del genere.Ed,invece,guardate quello che succede nella Regione Campania.

RIPROPONIAMO UN COMUNICATO EMESSO L’8 NOVEMBRE DEL 2014 E PUBBLICATO NELLA STESSA DATA SUL SITO WEB UFFICIALE DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.
SI TRATTA,COME SI VEDE,DI UN PROBLEMA DELICATO E SERIO CHE EVIDENZIA LA SCARSA CONSIDERAZIONE NELLA QUALE LA CLASSE POLITICA CAMPANA -E, PIU’ IN GENERALE,DEL PAESE – TIENE LA COSIDDETTA “QUESTIONE MORALE”.
IN UN QUALSIASI PAESE CIVILE E DEMOCRATICO, DI FRONTE AD UNA DENUNCIA QUAL’E’ QUELLA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,QUALSIASI PARTITO,QUALSIASI GOVERNATORE,QUALSIASI ASSESSORE,QUALSIASI CONSIGLIERE,SAREBBERO INTERVENUTI PER L’ADOZIONE DI UN PROVVEDIMENTO DI RIMOZIONE,ANCHE SE PER RAGIONI DI OPPORTUNITA’ E NON DEFINITIVO IN ATTESA DEL PRONUNCIAMENTO FINALE DELLA MAGISTRATURA.
INVECE NON E’ SUCCESSO NIENTE E QUESTO LA DICE LUNGA,PIU’ DELLE PAROLE,SULLA STATURA MORALE E POLITICA DELLE NOSTRE CLASSI DIRIGENTI,SIANO DI DESTRA CHE DI SINISTRA,NESSUNA ESCLUSA.
VERGOGNA !!!!!!!!!!!!!!

“L’allarme della Caponnetto per la Commissione Anticamorra della Regione Campania
Pubblicato 9 Novembre 2014 | Da admin2
Due politici indagati siedono nella Commissione Anticamorra della Regione Campania – Le iniziative della Caponnetto

Il comitato campano dell’Associazione Antimafia Caponnetto, riunito questa mattina a Napoli, ha fatto il punto sulle attività di maggiore urgenza da portare avanti con l’autorità giudiziaria locale e con le istituzioni regionali.
In primo piano il caso della Commissione Anticamorra esistente in seno al Consiglio Regionale della Campania. Di tale Commissione fanno parte due consiglieri regionali che risultano coinvolti in indagini penali particolarmente delicate: Luciano Passariello e Raffaele Sentiero.
Nel caso di Passariello, è di pochi giorni fa la notizia apparsa sulla stampa del suo coinvolgimento nell’inchiesta della DDA di Cagliari sul riciclaggio di denaro in una società sarda facente capo al clan dei Casalesi.
Per quanto riguarda Sentiero, indagato nell’ambito delle indagini sui “rimborsi facili” alla Regione Campania, avrebbe prodotto una fattura falsa proveniente da una società intestata ad un tossicodipendente pregiudicato per rapina. Ciò nonostante, nei giorni scorsi Sentiero è stato nominato presidente della Scuola regionale di polizia.
L’Associazione Antimafia Caponnetto, a seguito di tali notizie apprese dalla stampa, esprime viva preoccupazione per la permanenza dei due consiglieri nella Commissione anticamorra della Regione Campania. Invita pertanto la presidenza della Regione ad assumere provvedimenti cautelari, in attesa che le indagini della magistratura facciano il loro corso.
A tal proposito la Caponnetto ringrazia la Procura della Repubblica di Napoli per tale attività investigativa, tesa a restituire credibilità e moralità alle istituzioni locali, e sollecita l’adozione delle relative misure.
Sempre in merito alla Commissione anticamorra della Regione Campania, la Caponnetto infine esprime ulteriore preoccupazione per l’esigua attività svolta da tale strategico organismo nel 2014, augurandosi che con la nuova presidenza del Consigliere regionale Angela Cortese si possa finalmente voltare pagina.

Roma, 8 novembre 2014
Ufficio stampa Associazione Antimafia Caponnetto

Componenti della Commissione anticamorra della Regione Campania indagati e non rimossi.Vergogna !

RIPROPONIAMO UN COMUNICATO EMESSO  L’8
NOVEMBRE DEL 2014  E PUBBLICATO NELLA
STESSA DATA SUL SITO WEB UFFICIALE
DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.
SI TRATTA,COME  SI VEDE,DI UN PROBLEMA
DELICATO E SERIO CHE EVIDENZIA LA SCARSA
CONSIDERAZIONE NELLA QUALE LA CLASSE
POLITICA CAMPANA -E, PIU’ IN GENERALE,DEL
PAESE – TIENE LA COSIDDETTA “QUESTIONE
MORALE”.
IN UN QUALSIASI PAESE CIVILE E DEMOCRATICO,
DI FRONTE AD UNA DENUNCIA QUAL’E’ QUELLA
DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO,QUALSIASI
PARTITO,QUALSIASI GOVERNATORE,QUALSIASI
ASSESSORE,QUALSIASI CONSIGLIERE,SAREBBERO
INTERVENUTI PER L’ADOZIONE DI UN
PROVVEDIMENTO DI RIMOZIONE,ANCHE SE PER
RAGIONI DI OPPORTUNITA’ E NON DEFINITIVO IN
ATTESA DEL PRONUNCIAMENTO FINALE DELLA
MAGISTRATURA.
INVECE NON E’  SUCCESSO NIENTE E QUESTO LA
DICE LUNGA,PIU’ DELLE PAROLE,SULLA STATURA
MORALE E POLITICA DELLE NOSTRE CLASSI
DIRIGENTI,SIANO   DI DESTRA   CHE DI
SINISTRA,NESSUNA ESCLUSA.
VERGOGNA !!!!!!!!!!!!!!

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