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NUOVO AVVERTIMENTO INTIMIDATORIO AI DANNI DEL TESTIMONE DI GIUSTIZIA LUIGI COPPOLA.. IL MINISTERO DEGLI INTERNI E LA PREFETTURA DI NAPOLI DISPONGANO IMMEDIATAMENTE LA PROTEZIONE DEL TESTIMONE DI GIUSTIZIA LUIGI COPPOLA E DEI SUOI FAMILIARI

Riceviamo questi tre drammatici messaggi dal Testimone di Giustizia Luigi Coppola, messaggi che la nostra coscienza ci obbliga a pubblicare dando ad essi la massima evidenza e accompagnandoli con le nostre più sentite doglianze circa il comportamento di uomini politici, quali il Ministro ed il v. Ministro degli Interni, che noi riteniamo indegni di ricoprire incarichi così delicati. Non meno responsabile, ovviamente, di questa situazione vergognosa noi riteniamo il Prefetto di Napoli che già noi stiamo censurando da tempo per i suoi silenzi e la sua inerzia per quanto attiene alla situazione criminale complessiva di Napoli e provincia. La storia del Testimone di Giustizia Luigi Coppola è ormai nota a tutta Italia. Completamente dimenticato dallo Stato, egli vive con la sua famiglia – moglie e due figli adulti- in una capanna e senza alcun sostentamento economico. La trentina di criminali che egli ha denunciato e fatto arrestare stanno tutti finendo di scontare la pena ad essi inflitta ed alcuni sono già usciti dal carcere. Il rischio di una loro vendetta è concreto e reale in quanto si sa che queste bestie non dimenticano. Inviti, appelli, preghiere da lui rivolti e dei quali noi ci siamo più volte fatti portavoce insieme a molti organi di stampa non hanno sortito ad oggi alcun effetto in quanto ci siamo trovati di fronte un muro di insensibilità mai visto nel passato. -Un comportamento indecente che offende non tanto noi che siamo abituati ormai a vedere di tutto quanto la coscienza umana, civile e democratica di un Paese che giorno dopo giorno sta sempre più cadendo nel baratro per colpa di una classe politica che nei fatti si sta dimostrando la più arrendevole di tutte le altre precedenti rispetto alle mafie.
L’Associazione Caponnetto, a questo punto, si vede costretta, come estremo rimedio, a rivolgersi PERSONALMENTE e DIRETTAMENTE, al Capo dello Stato ed al Procuratore Nazionale Antimafia, del quale conosciamo la competenza e la sensibilità umana e professionale, perché intervengano, prima che sia troppo tardi, per dare una soluzione a questo drammatico problema.
Riportiamo qui di seguito i 3 messaggi rimessici da Luigi Coppola:
“Se mi accadra’ qualcosa di irreparabile la responsabilita sara’ del Viminale (Ministro Alfano e V. Ministro Bubbico), della Prefettura di Napoli e della DDA DI NAPOLI
Pur di risparmiare si rischia di far ammazzare chi e’ contro la camorra
Luigi coppola
Tst giustizia
Pompei

“CHE IL PROCURATORE CAPO DELLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA dott Roberti INTERVENGA SULLA MIA VICENDA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
Prima che lo stato e i suoi apparati facciano si’ che la camorra porti a compimento la propria inprescrivibile sentenza di morte
Luigi coppola
Testimone di giustizia
Pompei

“UN NUOVO AVVERTIMENTO NEI MIEI CONFRONTI
Fingendo di informarsi su come facevo ad andare avanti dopo il totale abbandono da parte delle istituzioni e su come facessi io a muovermi sul territorio in totale solitudine Il tizio mi consigliava sia di parlare meno e magari di andarmene via subito evitando di far si che la mia presenza e la mia ormai dichiarata volonta di continuare la battaglia contro la camorra stava accellerando la decisione di coloro che usciti dal carcere e vedendo l ‘assenza dello stato nei miei confronti potevano attentare alla mia vita con estrema facilita

Luigi coppola
Testimone di giustizia
Pompei

Attenzione!!! Dieci miliardi per lavori sulle autostrade!!! Giudice Cantone, occhi supersbarrati!!!

ATTENZIONE, GIUDICE CANTONE. DIECI MILIARDI RAPPRESENTANO UN PIATTO GHIOTTISSIMO PER LA CRIMINALITA’ MAFIOSA. CAMORRISTI, MAFIOSI E CORROTTI SONO GIA’ TUTTI PRONTI AD ALLUNGARE LE MANI. OCCHI STRASBARRATI.

Una nostra imprecisione

UN’IMPRECISIONE CHE RITENIAMO DOVEROSO CORREGGERE!
Presi dalla foga di commentare ed integrare le acute e lodevoli considerazioni fatte da Graziella Di Mambro sul “cono d’ombra” dell’informazione a proposito del fenomeno mafioso nel sud della provincia di Latina e delle attività massicce di camorra e ndrangheta, siamo incorsi involontariamente in alcune imprecisioni per quanto riguarda l’inadeguatezza degli impianti politici ed istituzionali pontini fino ad apparire un tantino drastici ed ingenerosi nei confronti di taluni Comandanti provinciali e Funzionari della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato.
Ci riferiamo in particolare al Colonnello Paolo Kalenda, già comandante provinciale della Guardia di Finanza di Latina ed ai Drr. Cristiano Tatarelli e Nicolino Pepe che hanno diretto il Commissariato di Formia e la Squadra Mobile di Latina il primo ed il Commissariato di Formia ed un importante Ufficio della questura di Latina il secondo.
Ora il Dr. Tatarelli dirige il supercomissariato di Scampia, mentre il Dr. Pepe guida un importantissimo settore della DIA centrale all’Anagnina.
Si tratta di due ottimi funzionari dei quali non possiamo che parlare in termini entusiastici in quanto entrambi sono gli autori di importanti e brillanti inchieste contro la criminalità mafiosa.
Del Colonnello Kalenda non possiamo che conservare, grati per quanto ha fatto per il Corpo e per la provincia pontina, un ricordo commosso e riconoscente.
Alto Ufficiale dalle non comuni doti umane e professionali, ora al Comando Generale delle Fiamme Gialle a dirigere un importante Ufficio, egli si è trovato ad assumere il Comando a Latina dopo alcune vicende che ne avevano in parte oscurato l’immagine, in primis quella che aveva visto coinvolto il Comando della Compagnia di Fondi dopo il misterioso suicidio del Capitano Fedele Conti.
Il Colonnello Kalenda ha mostrato durante il periodo della sua purtroppo troppo breve permanenza a Latina particolari doti di tatto, sensibilità ed apertura al mondo esterno, tanto da indurre noi stessi, che siamo stati e siamo alquanto critici nei confronti di taluni vertici istituzionali pontini e laziali, a ricrederci per quanto riguarda la sua persona, escludendola dai giudizi severi che abbiamo espresso – e confermiamo -nei confronti di quasi tutto il vecchio e nuovo establishment politici ed istituzionali pontini per quanto riguarda la lotta alle mafie.
L’onestà intellettuale ed il rigore morale di cui la nostra Associazione va fiera ci induce ad una precisazione che ritenevamo doverosa.
A tutti e tre porgiamo le nostre doverose scuse.

Il disegno di legge del Consiglio dei Ministri sui patrimoni illeciti e sul falso in bilancio. Speriamo bene, ma ormai i danni sono stati fatti. La criminalità è entrata massicciamente nell’economia ed i capitali sporchi sono stati già tutti riciclati e lavati

PATRIMONI ILLECITI
Contrasto a criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti – disegno di legge

Lo schema di disegno di legge (co-proponente il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano) introduce modifiche al codice penale, di procedura penale ed in materia di misure di contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illecitamente accumulati. L’articolato comprende una serie di disposizioni finalizzate a rendere più efficace l’azione di contrasto alla criminalità organizzata ed alla costituzione di patrimoni illeciti, utilizzabili anche per la commissione di reati diversi, ad esempio contro la pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda il reato di cosiddetto “falso in bilancio” l’intervento tende a recuperare effettività repressiva.

Costante indebolimento della legislazione antimafia

QUESTA CLASSE POLITICA STA INDEBOLENDO SEMPRE PIU’ L’AZIONE DI CONTRASTO ALLE MAFIE ALLARGANDO LE MAGLIE DELLA LEGISLAZIONE, SCORAGGIANDO TESTIMONI E COLLABORATORI DI GIUSTIZIA, RIDUCENDO LE RISORSE E GLI SPAZI DI AGIBILITA’ DI MAGISTRATI E FORZE DELL’ORDINE E VIA DI QUESTO PASSO…

La nuova norma sul voto di scambio di aprile scorso ha sì esteso esteso l’ambito di applicazione, prevedendo oltre al denaro anche “altre utilità” come contropartita per il procacciamento di voti, ma ha pure concesso un favore all’imputato prevedendo espressamente che i voti vengano procurati con “modalità mafiose”, restringendo così la fattispecie. Lo scrive la Cassazione. Alla luce della nuova formulazione del reato di voto di scambio, la sesta sezione penale della Suprema
Corte ha disposto un nuovo processo di appello per Antonio Antinoro, ex politico siciliano dell’Udc, accusato di aver incontrato prima delle elezioni del 2008 esponenti di un clan palermitano per stringere un accordo elettorale. Il ricorso della difesa dell’imputato, rappresentato tra gli altri dall’avvocato Valerio Spigarelli, presidente delle Camere penali, aveva appunto chiesto di applicare in via retroattiva la nuovo legge, più favorevole. E su questo punto la Corte ha dovuto convenire.

La lotta alle mafie è una cosa seria. Combattiamo i mafiosi, non vendiamo patate

LA VALIDITA’ DI UN’ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA SI MISURA DALLA SUA CAPACITA’ DI INDIVIDUARE I MAFIOSI, UNO PER UNO, OFFRENDO UN APPORTO CONCRETO ALLE PARTI ATTIVE DELLA MAGISTRATURA ANTIMAFIA E DELLE FORZE DELL’ORDINE.
SE NON SI E’ IN GRADO DI OFFRIRE TALE CONTRIBUTO O DI VOLERSI RENDERSI UTILI SU TALE PIANO, NON HA SENSO MANTENERE IN ESSERE PRESUNTI SODALIZI “ANTIMAFIA” CHE DI… ” ANTIMAFIA” HANNO SOLO UN PO’ DI POLVERE SULLE SCARPE.
L’”ANTIMAFIA ” SI FA CON PROFONDO SPIRITO DI SACRIFICIO E DI DEDIZIONE, CONSAPEVOLI, COME E’ NECESSARIO ESSERE, DEI RISCHI CHE BISOGNA CORRERE OGNI MOMENTO E DELLE RINUNCE CHE BISOGNA FARE, RIMETTENDOCI ANCHE DI TASCA PROPRIA.
NOI STIAMO DIFENDENDO L’ITALIA CIVILE E DEMOCRATICA DALL’ASSALTO DELLA BARBARIE E NON STIAMO VENDENDO PISTACCHI O BRUSCOLINI.
CHI NON E’ CONVINTO DI CIO’ SCELGA UN ALTRO IMPEGNO PERCHE’ NON E’ SERIO SCHERZARE CON LE SORTI DEL PAESE E DEI NOSTRI FIGLI.
IL “SISTEMA” E’ MARCIO ED IRRIFORMABILE E NON E’ CON LA CONDIVISIONE DELLE SUE REGOLE CHE POSSIAMO ILLUDERCI DI MODIFICARLO.
LA LOTTA E’ ORMAI CORPO A CORPO, DA UNA PARTE LA MAFIA E LA BARBARIE E DALL’ALTRA LA CIVILTA’ E LA DEMOCRAZIA.
NON C’E’ UNA DI MEZZO, UNA TERZA VIA.
O DI QUA O DI LA’.
I COMPROMESSI LE MEZZE MISURE, I PANNICELLI CALDI NON SERVONO A NIENTE.
SERVONO SOLAMENTE AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE, A CONFONDERE LE MENTI E LE COSCIENZE, A PERPETUARE ALL’INFINITO L’AGONIA DI QUESTO INFELICE PAESE.
IL NOME CHE NOI PORTIAMO NON E’ UN NOME QUALSIASI.
ESSO E’ IL NOME DI UNA PERSONA, DI UN GRANDE MAGISTRATO, CHE HA DATO LUSTRO AL PAESE.
E ALLA SUA DEMOCRAZIA.
QUELLA DEMOCRAZIA PER LA QUALE HANNO COMBATTUTO E SONO MORTI MOLTI NOSTRI NONNI E PADRI.
NOI NON POSSIAMO, PERTANTO, INFANGARNE LA MEMORIA CONFONDENDOCI CON COLORO CHE VOGLIONO FARE DI UNA APPARENTE LOTTA ALLE MAFIE UNO STRUMENTO DI AFFERMAZIONE PERSONALE, DI DIFESA DI INTERESSI SPORCHI E DI PROTAGONISMO INDIVIDUALE.
IL PAESE E’ IN PERICOLO E LE SUE LIBERTA’ CIVILI E DEMOCRATICHE SONO IN FORSE.
LE MAFIE STANNO VINCENDO E CI STANNO SOPRAVANZANDO E NOI NON POSSIAMO RENDERCI COMPLICI DELLA ROVINA DEL PAESE PARTECIPANDO AL BANCHETTO FINALE SULLE SUE SPOGLIE.
LA LOTTA SI FA – CHI LA VUOLE FARE- CON SERIETA’, CON UMILTA’, CON GRATUITA’, SENZA CHIEDERE NULLA IN CAMBIO E SAPENDO CHE NON C’E’ NULLA DA CHIEDERE.
STIAMO DIFENDENDO LA DEMOCRAZIA, LA CIVILTA’, L’AVVENIRE DEI NOSTRI FIGLI.
NON STIAMO VENDENDO PATATE.

Mattiello (PD): L’Europa sbaglia a finanziare ‘Mare nostrum’. Gli sbarchi ingrassano le mafie

Europa sbaglia a finanziare Mare nostrum (ANSA) – ROMA, 25 AGO – Gli sbarchi “ingrassano le mafie”. Lo afferma Davide Mattiello, deputato Pd e componente della Commissione Antimafia, secondo il quale l’Europa sbaglia a finanziare l’operazione Mare nostrum. “In primo piano c’e’ il dramma degli essere umani che muoiono aggrappati a una illusione e l’enorme lavoro della Marina italiana e di quanti si prodigano nella prima accoglienza dei sopravvissuti. Ma appena in secondo piano – spiega il parlamentare – ci sono gli interessi delle organizzazioni mafiose italiane e straniere operanti in Italia, a sfruttare la manna rappresentata da questa umanita’ sbarcata nel nostro Paese. Non sfugge a nessuno che il sistema di accoglienza che l’Italia sopporta, stia reggendo anche perche’ viene tollerata, se non incentivata, la fuga dai centri che ospitano queste persone. Sono gia’ migliaia i minori stranieri non accompagnati ‘evaporati’ dai centri e persi sul territorio”. Secondo Mattiello, molti di questi sono finiti nel giro del caporalato, della prostituzione, dello spaccio di droga. “Non possiamo aspettare 20 anni per leggere in qualche relazione parlamentare che gli schiavi riversati in Italia sono stati l’occasione – osserva – per una nuova accumulazione capitalistica a vantaggio di qualche organizzazione mafiosa, che con gli appoggi giusti, avra’ saputo approfittare di ogni passaggio, dal momento della prima accoglienza, all’accompagnamento alla fuga, al successivo sfruttamento sul territorio, al passaggio illegale della frontiera italiana verso il Nord Europa”. “Il Ministro Alfano che conosce molto bene la materia, lo spieghi domani – esorta Mattiello – ai colleghi europei. Per questo l’Europa sbaglia a finanziare Mare Nostrum, per altro in maniera inadeguata, piuttosto che potenziare Frontex o comunque una soluzione europea integrata, dal soccorso in mare, all’accoglienza, alla protezione umanitaria. C’e’ bisogno che facciano sentire la propria voce anche i parlamentari italiani, oltre al Presidente Renzi nella sua veste di presidente del semestre”.

Quale uso si è fatto e si sta facendo dei soldi confiscati alle mafie? Si parla di montagne di soldi con i quali ci si potrebbero confezionare parecchie finanziarie, oltre a finanziare adeguatamente i comparti Sicurezza e Giustizia. Possibile che non ci sia un gruppo parlamentare a portare la questione in Parlamento per chiedere chiarezza???

MA CHE FINE FANNO I SOLDI CONFISCATI ALLE MAFIE?
PERCHE’ NESSUNO VUOLE PARLARE DI QUESTO ARGOMENTO?
EPPURE SI PARLA DI UNA MONTAGNA DI SOLDI CON I QUALI CI SI POTREBBERO FARE PARECCHIE FINANZIARIE ED ATTREZZARE ADEGUATAMENTE, PERALTRO, I SETTORI DELLA GIUSTIZIA E DELLA SICUREZZA.
QUALI SONO LE RAGIONI DI TANTO MISTERO???
POSSIBILE CHE NON CI SIANO ALCUN PARTITO POLITICO ED ALCUN PARLAMENTARE DISPONIBILI A PORTARE IL PROBLEMA IN PARLAMENTO PER FARE CHIAREZZA FINO IN FONDO?

Per una vera lotta alle mafie occorre finanziare le forze dell’ordine, proteggere i testimoni e sostenere le collaborazioni Numeri importanti nel contrasto alla criminalità organizzata ma il Governo deve e può fare di più.
Nella giornata di ferragosto il Ministero dell’Interno ha reso noti i numeri riguardanti il contrasto alla criminalità organizzata. Negli ultimi dodici mesi sono stati arrestati 1.779 mafiosi e 78 latitanti di cui 15 inseriti nell’elenco dei ricercati di massima pericolosità. Il Ministero ha anche dichiarato che alla criminalità organizzata sono stati sequestrati beni per 4.895 milioni di euro e le confische hanno riguardato beni per 2.037 milioni.
Numeri sicuramente positivi ma che stonano con i continui allarmi lanciati dalle forze dell’ordine, dai magistrati, dai testimoni di giustizia e dai collaboratori di giustizia che lamentano di essere lasciati da soli a combattere contro le mafie. Da un lato ci sono le forze dell’ordine e i magistrati che registrano sempre più tagli, mancanza di personale e a volte anche mancanza di soldi per pagare la benzina delle vetture. Per citare un esempio su tutti, la chiusura del presidio della DIA di Malpensa proprio all’avvicinarsi dell’Expo 2015 di Milano per il quale sono già state riscontrate numerose infiltrazioni della criminalità organizzata. Dall’altra parte ci sono le ripetute richieste d’aiuto di testimoni di giustizia, troppo soli e poco protetti dallo Stato italiano. Numerose sono le vicende di testimoni che si aiutano a difendersi da soli come per esempio Gian Luca Maria Calì che ha scelto di acquistare una vettura blindata messa all’asta dal Governo, Luigi Coppola che si dichiara pronto di andare all’estero, o ancora Ignazio Cutrò che qualche giorno ha protestato davanti alla prefettura di Agrigento per essere ricevuto e chiedere la revoca del servizio di scorta. Infine ci sono i collaboratori di giustizia, coloro che hanno deciso di collaborare con la giustizia ma che ora si trovano a far fronte a numerose difficoltà perché non ci sono fondi adeguati per la protezione. I collaboratori furono sostenuti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i quali ritenevano il loro ruolo di primissima importanza nella lotta alla mafia. Senza il loro contributo non avremmo mai conosciuto la composizione interna dell’organizzazione, essendo essa segreta, e numerosi processi e successivamente arresti non sarebbero mai potuti essere eseguiti. Eppure il sistema di protezione non sembra essere così efficace, anzi, tant’è che numerosi collaboratori lamentano un’assenza dello Stato che li costringe a vivere più in pericolo di prima. I casi più recenti sono quelli dei collaboratori Luigi Bonaventura ed Eugenio William Polito. Luigi Bonaventura, ha ottenuto, dopo anni di richieste, il trasferimento in una regione apparentemente più sicura visto che nella nuova regione, negli ultimi mesi, sono stati effettuati dei blitz importanti contro la ‘ndrangheta ed è stata teatro di due omicidi di chiara matrice mafiosa. Poi c’è il caso del collaboratore Polito che si dichiara pronto a ritrattare le accuse contro il clan Mancuso in occasione del processo “Black Money”. Vanno bene gli arresti e le confische ma per una vera lotta alle mafie occorre finanziare le forze dell’ordine, proteggere i testimoni e sostenere le collaborazioni.

Oggi Gennaro Ciliberto compie 42 anni. Gli esprimiamo tutti i più affettuosi auguri, grati per quanto ha fatto e sta facendo per la legalità e la Giustizia nell’interesse del Paese dei cittadini onesti. Gennaro è un esempio per tutti noi. Un abbraccio caldo da parte di tutti i cittadini perbene

Il tentativo di attentato con un chilo di tritolo a Fondi sventato dalla Guardia di Finanza

Da quel che risulterebbe accertato, l’attentato con un chilo di tritolo sventato per Fondi dalla Guardia di Finanza avrebbe interessato non un’impresa di trasporti, come ha riportato qualche giornale, ma un distributore di carburante con annesso ristorante.
A chiunque esso, però, fosse stato diretto, il tentativo messo in atto è, comunque, di una gravità eccezionale
Le modalità con le quali esso era stato programmato rivelano delle capacità offensive eccezionali tipiche di un’associazione criminale di altissimo livello.
Il fatto prova la bontà di quanto noi stiamo sostenendo da sempre e che, cioè, a Fondi è stata solamente sfiorata la punta dell’iceberg
E’ stato solo grazie alle capacità investigative della Guardia di Finanza se si è riusciti, questa volta, a bloccarlo in tempo.
Ciò non significa che non possa verificarsi altre volte in un futuro più o meno prossimo, stante l’evidente attenzione che clan e ‘ndrine mostrano di riservare a Fondi.
Più volte la Caponnetto ha richiamato l’attenzione del Ministero degli Interni, del Capo della Polizia e dei Comandi Generali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri sull’assoluta necessità di approntare nell’area Fondi-Sperlonga un apparato investigativo efficiente e di altissima specializzazione.
Ci sono già le strutture per allocare uomini ed apparecchiature – la Caserma della Guardia di Finanza di Fondi e quella dei Carabinieri di Sperlonga i cui spazi consentirebbero anche l’istituzione di una sezione della DIA- e, quindi, non ci sarebbe bisogno nemmeno di affrontare nuove spese.
Serve solo la volontà.

Bravo, Sindaco Marino, questa volta merita davvero i nostri complimenti!

BELL’INTERVENTO, QUELLO DEL SINDACO DELLA CAPITALE MARINO ALL’IPA, NON C’E’ CHE DIRE, A FAVORE DELLA TRASPARENZA!!! COMPLIMENTI.
Non è usuale per noi dispensare complimenti, ma questa volta non
possiamo farne a meno e lo facciamo per due motivi, il primo
perché li merita ed il secondo perché questi comportamenti
meritano di essere additati come esempio a tutti gli altri
amministratori
pubblici, romani, napoletani, bolognesi, milanesi, palermitani o di
Canicattì che essi siano.
Quando uno si comporta bene, va lodato.
E Marino questa volta si è comportato in maniera lodevole.
Intanto non vanno fatte gare, se non di fronte ad un evento
imprevedibile e catastrofico, durante il mese di agosto e, poi, ad esse
va dato sempre il massimo della pubblicità.
Stiamo parlando di un bando da 5 milioni di euro e non da quattro
soldi che prevede il rifacimento del sistema informativo
dell’IPA, l’Istituto di previdenza dei dipendenti del Campidoglio e
dell’AMA, di ben, cioé, 34.000 circa persone.
Francamente non si riescono a comprendere le ragioni di una gara
indetta in tutta fretta e mentre la stazione appaltante è in ferie, nel
mese di agosto appunto e senza che essa venisse pubblicizzata sui
siti istituzionali.
Sarebbe importante a questo punto che il Sindaco Marino
rendesse pubblico l’elenco delle società che si sono dichiarate
disponibili, ad oggi, a partecipare alla gara della quale stiamo
parlando.

E’ necessario ed urgente passare dalla retorica e dalle chiacchiere all’INDAGINE e alla DENUNCIA. Altrimenti è tutta aria fritta

SUVVIA, AMICI, FACCIAMO TUTTI UN PICCOLO SFORZO: FACCIAMO FARE ALL’ANTIMAFIA SOCIALE UN SALTO DI QUALITA’ FACENDOLA PASSARE DALLA RETORICA AI FATTI, ALLE COSE ATTUALI, ALL’ INDAGINE ED ALLA DENUNCIA, NOMI E COGNOMI DEI MAFIOSI E DEI LORO SODALI ANNIDATI NELLA POLITICA, NELLE ISTITUZIONI, FRA I PROFESSIONISTI, TALVOLTA ANCHE FRA I MAGISTRATI E LE FORZE DELL’ORDINE…
Se non si comincia a fare questo e non la si finisce di continuare a pensare che con i “condivido” e le chiacchiere si mette la propria coscienza a posto, si va tutti a sbattere.
Ai mafiosi non torceremo nemmeno un baffo.
Bisogna urgentemente passare alla fase dell’INDAGINE e della DENUNCIA, nomi e cognomi.
Con discrezione, con cautela, per non esporsi personalmente e sempre attraverso le associazioni antimafia che debbono anch’esse aggiornarsi e rendersi più incisive ed aggressive nei confronti delle mafie.
Insomma coloro che effettivamente vogliono impegnarsi sul fronte della lotta alle mafie hanno il dovere di rendere più efficace l’azione di contrasto.
Paolo Borsellino, del cui nome tutti si riempiono la bocca senza sapere nemmeno quello che diceva, sosteneva che “é un errore imperdonabile addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle di magistratura e forze dell’ordine”.
E’ necessario aiutarle.
E questo si fa NON con le chiacchiere ed il racconto della nonnina.

Se non si denuncia, nomi e cognomi, non è “antimafia”

Il guaio in Italia è costituito dall’esistenza e dal proliferare di un esercito sterminato di sodalizi e di persone che hanno fatto dell’”antimafia” una sorta di mestiere.
Gente che non sogna nemmeno di fare un’indagine, né, tanto meno, di entrare in una caserma o in una Procura per consegnare una denuncia o fare una segnalazione su una presenza o un’attività di mafiose.
Ed è gente cui un potere bifronte fa gestire ricchezze incalcolabili, quasi ad evidenziare sottilmente una linea di paragone, di differenziazione con chi per la lotta vera alle mafie si spende tutto intero, esponendosi senza interessi e gratuitamente, pensando al bene generale e non a quello personale o di gruppo..
“Vedi – senti dirti talvolta -torna utile parlare di mafie in senso lato, solo sul piano culturale, senza andarne minimamente ad intaccare l’impianto, la potenza, il potere. Il Comune, la Regione, le banche ti erogano contributi, l’Università ti consente l’accesso per organizzare corsi accademici, ti verranno assegnati beni confiscati e via via così continuando… “.
C’è da domandarsi come, con la situazione esistente e che vede ormai le mafie padrone quasi assolute del Paese, ci sia ancora in giro gente che si illude di poterle combattere con le chiacchiere!!!
Un giorno ormai lontano venne a trovarci un bravo investigatore, il quale, durante la conversazione, ci disse: ” a noi servono notizie, nomi e cognomi, non analisi sociologiche, politiche o storiche e, comunque, fatti nuovi, sconosciuti, non vecchi”
Ecco, questa è lotta alle mafie.
DENUNCIA, DENUNCIA, DENUNCIA.
Se non si denuncia, non è… “antimafia”.

Il “sistema Formia” ed i silenzi dell’Associazione Caponnetto

Quando la Magistratura sta lavorando su un territorio, l’Associazione Caponnetto tace.
E’, questa, una sua regola.
Non vogliamo creare eventuali intralci e, conoscendo bene come lavorano sia le DDA di Roma e di Napoli che il Dr. Miliano della Procura di Latina, nutriamo in essi la massima fiducia.
Un signore l’altra sera, evidentemente non bene informato sul nostro modus operandi, si è dichiarato sorpreso del nostro silenzio su quanto sta avvenendo sui piani investigativo e giudiziario a Formia e dintorni.
La ragione è semplicissima:
quando c’è chi lavora, si tace.
Tutto qua.
Assicuriamo quel signore che l’Associazione Caponnetto non è mai assente e segue sempre, con discrezione e con la massima riservatezza, certi fatti.
Soprattutto in aree sensibili, qual’è, appunto, quella del Golfo: Formia, Gaeta, Itri, Minturno-Scauri, la cosiddetta “provincia di Casale”.

IL TEMPO DEGLI APPELLI E’ FINITO, SE PROROGANO IL BLOCCO STIPENDI ANDREMO TUTTI A ROMA! QUESTI RAGAZZI PERCEPISCONO SI’ E NO 1300 EURO AL MESE METTENDO A REPENTAGLIO LA LORO VITA PER DIFENDERE NOI TUTTI. IL GOVERNO SI VERGOGNI!!! L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO ESPRIME LA SUA PIU’ PIENA SOLIDARIETA’ AI CARABINIERI ED ALLE FORZE DELL’ORDINE TUTTE

Il CO. CE. R. Carabinieri, già in passato, ha spiegato ai colleghi, che si onora di rappresentare, tutte le sfaccettature inerente il blocco salariale.
Oggi questo Consiglio, vuole aggiornarvi sulla situazione economica, la quale risulta ancora in fase di sviluppo, in ambito di concertazioni tra Governo, Parlamentari, Stati Maggiori, Comandi Generali Rappresentanze Militari e Sindacati delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile.

Come sapete nel 2010, tramite il Decreto 78, iniziò il blocco stipendiale, il quale comprendeva la non corresponsione di alcune indennità come l’assegno di funzione (artt.9 comma 1) che si acquisisce dopo 17, 27 o 33 anni di servizio, e il fermo degli avanzamenti nel grado (artt.9 comma 21) compreso la Dirigenza, andando a sopprimere emolumenti mensili che andavano da € 100 (gradi bassi) a €1000 euro (gradi di vertice).

Il Blocco economico, all’inizio fissato in tre anni e poi prorogato di un’ altro anno, ha nel tempo incorporato in se sempre più operatori del Comparto Sicurezza e Difesa. Oggi per la sola Arma dei Carabinieri vengono penalizzati 9 Carabinieri su 10, quindi un’estensione pari al 90%.

Vi è da dire in tale contesto, che negli anni 2011-2012 e 2013, tramite il reperimento di fondi stanziati da una parte dal Parlamento e dall’altro con fondi che servivano per il riordino dei ruoli, il fenomeno si è in minima parte attutito, con l’elargizione dei cosiddetti “Una Tantum”. , coprendo il blocco al 100% nel 2011, del 46% nel 2012, e del 16% nel 2013. Per il 2014, anche se ancora è da determinare, l’Una Tantum si aggira al 6%. Pertanto l’effettivo ammanco salariale individuale è stato molto sfavorente per gli appartenenti al Comparto Sicurezza/Difesa, portando un crollo economico al già esiguo stipendio.

Un pò di speranza si è percepita sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria ove a pag.32, veniva sottolineato una maggiore spesa dello Stato per la cessazione del Blocco al 31.12.2014.

Ancor oggi, il Governo non si è pronunciato sull’effettivo mantenimento della norma di cui sopra, pertanto questo CO. CE. R. Carabinieri, in piena sinergia con il Comandante Generale dell’Arma, sta continuando la sua opera di convincimento sulla parte Governativa, su tre binari paralleli: -

1. cercare di reperire risorse per annullare il blocco dal 1 gennaio 2014. Il costo di tale operazione si aggira a circa 870 mln di euro. Ipotesi difficilmente risolvibile visto la decrescita dell’Economia Nazionale; 2. cercare di reperire fondi al fine di togliere il blocco stipendiale già per gli ultimi mesi del 2014. Il costo di tale operazione, risulta essere con dati certi del Ministero dell’Economia e Finanze, circa 270 mln di euro. Tali risorse potrebbero essere prese sia dai 119 mln di euro del riordino delle carriere sia dallo spostamento dei corsi per Carabiniere. Decisione, quest’ultima (se andasse in porto) molto sofferta per via dell’ammanco di uomini che l’Arma oggi accusa in modo pericoloso per via degli ulteriori carichi di lavoro dovuti agli sbarchi degli Exstracomunitari; 3. cercare di scoraggiare il Governo a sancire una nuova norma da inserire nella Legge di Stabilità 2015, (in votazione presumibilmente a Ottobre 2014), al fine di non avere una proroga del blocco salariale.
In queste settimane si è cercati di inserire lo sblocco salariale per il 2014 sul provvedimento di Legge sulla Pubblica Amministrazione. L’operazione non è andata a buon fine.
In questi giorni si sta tentando una nuova manovra sul Decreto Legge sulla “Sicurezza degli Stadi”, che verrà esaminato domani 8 agosto dal Consiglio dei Ministri.
Incrociamo le dita e speriamo che la lettera aperta voluta dal CO. CE. R. Carabinieri e condivisa da molte sigle Sindacali del Comparto Sicurezza e dai CO. CE. R. Finanza, Aeronautica e Marina, possa far riflettere il Consiglio dei Ministri e il Presidente Renzi a non proseguire l’azione denigratoria, punitiva e indecorosa che il Comparto Sicurezza e Difesa in questi anni ha subito pesantemente.

Nel caso in cui il blocco verrebbe prorogato anche per il 2015, questo CO. CE. R. organizzerà un assise generale con i CO. BA. R. e i CO. I. R. d’Italia per non sopperire ancora una volta, alle assurde norme che vedono gli operatori della Difesa e Sicurezza penalizzati già dal 1995.

I Delegati del CO.CE.R. Carabinieri
Rumore, La Fortuna, Pitzianti, Benevento, Pinto, Avveduto, Mola, Bosi, Rijllo, Tallini, Serpi

Attenzione la Camorra alza il tiro… Alfano intervenga e il Prefetto di Napoli prenda provvedimenti immediati

Il Gruppo Testimoni di Giustizia Campani e l’Associazione Caponnetto chiedono un immediato intervento del Ministro dell Interno Alfano. E’ di ieri l ultimo rinvenimento in Via Janelli al Vomero zona collinare di Napoli.
di armi di grosso calibro e di una tanica di benzina. Il tutto era in un’auto rubata, il fatto fa pensare ad un’azione di fuoco ai danni di un soggetto che quanto meno vive protetto o altro???
Che il Prefetto di Napoli ponga in essere un’ immediata rivalutazione delle misure a tutela di chi è impegnato nell’azione di contrasto alla camorra. Vengano prese tutte le necessarie precauzioni al fine di evitare l ‘ennesima tragedia e che nulla resti al caso o alla buona sorte.

Testimoni di Giustizia Campani ed Associazione Caponnetto esprimono i sentimenti della più viva vicinanza e della più piena solidarietà ai Magistrati impegnati in questa guerra senza quartiere contro la criminalità organizzata.

Allucinante. Se non fossimo preoccupati di disseminare allarmismo, potremmo dire tranquillamente che ci troviamo in guerra!!!

Ormai la sensazione di trovarci in guerra è forte.
Quasi un morto al giorno in Campania.
Davvero inquietante.
Ma quello che è più inquietante ancora è il silenzio, oltre che dei media, che non analizzano la situazione complessiva della regione e si limitano a sgranare la corona caso per caso non ricostruendo il quado generale, soprattutto degli organi istituzionali periferici e centrali.
Non una parola, non un intervento, non una chiamata generale alla mobilitazione, come se stesse succedendo qualcosa di ordinario.
Mentre di ordinario non c’é assolutamente niente e molti continuano a cadere sotto il fuoco della criminalità scatenata, come se fossero dei birilli.
E’ guerra di tutti contro tutti.
Con i capi dentro e luogotenenti e soldati scatenati per sostituirli ai vertici dei clan.
Oggi, oltre al solito morto a Caivano, c’é stato anche un ritrovamento inquietante di armi pesanti in una vettura al Vomero. la zona dove abitano parecchi magistrati.
Si preparava un attentato?
Era in programma una rapina ad un mezzo blindato?
Non si sa.
Una cosa è certa: non si va a passaggio con un mitragliatore, un fucile a canne mozze ed una tanica di benzina.
C’era, infatti, anche un fucile mitragliatore da guerra all’interno di una vettura rubata rinvenuta e sequestrata dai carabinieri di Napoli, durante un servizio di controlli del territorio in
via Jannelli, nella zona collinare della città. I carabinieri del Nucleo radiombile di Napoli hanno individuato un’auto rubata nell’area nord di Napoli e hanno effettuato una perquisizione.

Nel bagagliaio c’erano un fucile mitragliatore Kalashnikov calibro 7, 62 con colpo in canna e caricatore pieno e un fucile semiautomatico calibro 12 a canne mozze oltre a una tanica di benzina.

Nessuno si preoccupa di disporre il divieto di sosta in quelle strade in cui abitano i Magistrati più esposti.

L’esempio di Falcone non ha insegnato nulla a chi governa questo Paese.
Non vorremmo nemmeno che si trattasse di un diversivo: creo allarme là per colpire altrove.

Ma questo è un compito che lasciamo agli investigatori istituzionali. Sono essi che dovranno dirci di cosa si tratta e a chi era diretto il tutto.

Noi abbiamo il compito doveroso di alzare la voce e di chiedere un cambio di rotta.
Alfano, Bubbico, Renzi e chi altro ancora non continuino a far finta di niente. Debbono intervenire massicciamente e SUBITO, senza se e senza ma.

Tutto il materiale è stato repertato dai carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche e le armi saranno inviate al Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma per verificare se siano state utilizzate per commettere reati.

Ora siamo in attesa di fatti da parte del Governo!!! Fatti, non chiacchiere!!!

Un trattamento riservato ai Collaboratori ed ai Testimoni di Giustizia oltremodo vergognoso

Il livello di tolleranza dell’Associazione Caponnetto nel sentire e leggere queste cose dolorose e vergognose sta arrivando a quota zero. L’altra sera parlavamo con due Testimoni ed un Collaboratore di Giustizia e si lamentavano dello stesso trattamento. Qua è una cosa generale che punta evidentemente a scoraggiare le persone per non farle più collaborare con la Magistratura che combatte le mafie. L’attacco, più che ai collaboratori ed ai testimoni di giustizia, sembra diretto proprio alla Magistratura. Sta, secondo noi, giungendo l’ora di organizzare una rivolta morale nel Paese con una grossa manifestazione di protesta davanti a Palazzo Chigi per far sentire lo sdegno e la rabbia di quanti si battono contro tutte le mafie, siano esse militari ma anche e soprattutto in giacca e cravatta. Purtroppo a sostenerci in una battaglia del genere, possiamo contare solo sui parlamentari del M5S e noi non lo diciamo perché siamo allineati politicamente in quanto l’Associazione Caponnetto non parteggia e non può parteggiare per nessun Movimento o Partito politico. Ma questa è la realtà in Italia, oggi, fatta qualche eccezione di qualche altro singolo parlamentare come Claudio Fava e qualche altro ancora. Cominciamo as far circolare l’idea in modo da arrivare a settembre ad organizzare un ferma, massiccia protesta. Altrimenti non usciamo da questa situazione perché questi sono sordi ad ogni richiamo!!!

Per favore…

Ci arrivano segnalazioni di tutte le specie, perfino del vigile che litiga con l’altro vigile, del taglio di un albero, del finanziere che fa la contravvenzione al negoziante, del malato che non riceve le cure cui avrebbe diritto, del sindaco o dell’assessore che trattano male l’impiegato ed altre cose del genere.
Comprendiamo lo stato di animo del cittadino che si sente indifeso e violentato e che cerca, quindi, un minimo di assistenza da parte di qualcuno.
Ma noi siamo un’Associazione ANTIMAFIA e il compito nostro è quello di scovare i mafiosi e di farli arrestare.
Il termine “CONTRO LE ILLEGALITA’” si riferisce, poi, alle grandi illegalità e, comunque, sempre riferibili alle mafie e non a fatti personali che non abbiano un chiaro riferimento alla mafia intesa come organizzazione criminale e, pertanto, configurabile nel reato di cui al 416 bis.
Se i cittadini vogliono aiutarci DEBBONO segnalarci “casi di mafia”, presenze, insediamenti, investimenti di capitali e, in particolare, collusioni dei mafiosi con soggetti della politica e delle istituzioni.
Un’Associazione antimafia SERIA non può e non deve essere considerata alla stregua di uno “SPORTELLO DEL CITTADINO”, di un Patronato di assistenza, di un Ufficio Legale al quale vengano richiesti interventi personali nelle sedi giudiziarie.
Pertanto, vi preghiamo caldamente di non chiederci interventi che esalino dalle nostre competenze e di segnalarci, piuttosto, casi e comportamenti riferibili alla mafia (intesa non in senso lato, ma, al contrario, specifico).
Grazie.

Violenza nel Napoletano mentre Governo e Prefetto stanno a guardare

VIOLENZA NEL NAPOLETANO – L’ALLARME DELLA CAPONNETTO
Il territorio della Campania e segnatamente quello delle provincie di Napoli, Caserta e Salerno sono quotidianamente segnati da gravi fatti di cronaca. Le problematiche di ordine pubblico si stanno oramai traducendo in una oggettiva impossibilità per i cittadini campani di poter godere dei diritti sanciti dalla carta Costituzionale, condizione questa che costringe le persone a sopravvivere come in una giungla dove i timori, le paure le insicurezze dominano.
La criminalità con la sua arrogante invasività, imperversa nella vita dei cittadini in tutte le sue variegate sfumature.
Siamo quotidianamente costretti a vedere una intera Città e la sua provincia sotto scacco della criminalità. Ignari cittadini uccisi per la sola colpa di essere usciti di casa e di essersi trovati sulla traiettoria di proiettili esplosi da una criminalità spietata che si muove indisturbata per le strade pubbliche.
Interi territori delle province di Napoli Caserta e Salerno invasi dai rifiuti industriali trasportati da imprese del Nord. Tir stracolmi di micidiali miscele di rifiuti tossici che hanno attraversato l’intera regione Campania, indisturbati, per raggiungere i terreni indicati dalla camorra dove in modo altrettanto indisturbato, in un deleterio connubio simbiotico con imprenditoria criminale, massoneria e politica deviata, ha sotterrato la micidiale merce di scambio. Mentre questi sciacalli, avidi di danaro accumulavano ricchezze enorme sui traffici illeciti, tanti ignari e innocenti cittadini sono costretti a convivere con i velini versati, spesso sacrificando la propria vita per le gravi malattie contratte.
I cittadini campani sono tra i più vessati dalle tasse ed imposte comunali a causa di un deleterio meccanismo impositivo che vuole che i costi degli appalti dei servizi vengano coperti dalle tasse chieste ai cittadini. I cittadini sono costretti a pagare, quindi i costi eccessivi degli appalti comunali, sovradimensionati per le infiltrazioni della criminalità, come quelli dei rifiuti di igiene urbana, notoriamente ad appannaggio di ditte della camorra che da questi appalti traggono ingenti guadagni illeciti. Quindi i cittadini attraverso i comuni pagano indirettamente ad una camorra spesso sostenuta dai coletti bianchi, che si muove indisturbata grazie ad una rete di relazione e di collusioni con la politica deviata
I settori sani della magistratura e delle forze di polizia hanno fatto la loro parte disvelando le commistioni affaristiche criminali che hanno reso possibile queste nefandezze. Ma l’azione di contrasto da sola non basta perché
interviene quando oramai il danno è consumato, cioè quando oramai il cittadino innocente è stato ammazzato, vessato ed estorto.
Manca, invero, una concreta azione di prevenzione e cioè quell’attività che lo Stato deve garantire per impedire che i fatti criminali a danno dei cittadini vengano consumati. Si sente parlare spesso di progetti di legalità, di protocolli ecc ma poi ci si rende conto che sono solo promesse e parola che non si traducono in azioni concrete, insomma scatole vuote alle quali la gente non crede più.
Appare, pertanto, emergere nella sua gravità ed ingiustificabilità la responsabilità delle figure istituzionali, preposte dalla legge a promuovere le azioni di prevenzione e di tutela dell’ordine pubblico.
Il nostro ordinamento giuridico individua nella figura dei prefetti, titolari di sedi provinciali, le figure istituzionali deputate a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica e a porre in essere le azioni di prevenzione ai fenomeni criminali soprattutto nel settore degli appalti e della gestione dei comuni e più in generale della pubblica amministrazione a livello provinciale.
Lo sfacelo della legalità e dell’ordine pubblico che è sotto gli occhi di tutti, accompagnato da un incomprensibile silenzio del prefetto, ci convince che l’azione dei prefetti non ha funzionato e non sta funzionando forse per colpa di una politica indifferente e spesso collusa con ambienti della criminalità organizzata.
Ci chiediamo, infatti, come possono i prefetti agire in posizione di terzietà e nel rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e di legalità se gli stessi prefetti sono nominati nel corso di sedute del Consiglio dei Ministri che vede la partecipazioni di esponenti apicali di quegli stessi politici che in Campania sono coinvolti in gravi vicende giudiziarie di camorra?
L’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” consapevole degli enormi poteri, derivanti anche da una legislazione ante-costituzione, che sono attribuiti ai prefetti in tutti i settori delle istituzioni locali (vertici delle Forze di polizia attraverso i comitati Ordine e Sicurezza Pubblica, agli enti locali, misure di tutela ai magistrati) auspica che il Ministro dell’Interno ed il presidente del Consiglio dei Ministri, possano presto intervenire per rimuovere gli ostacoli che rendono inefficace l’azione di prevenzione delineata, ciò nelle more di una auspicata modifica della normativa vigente di settore che possa porre i prefetti in una collocazione istituzionale di concreta terzietà ed imparzialità, scevra dal possibile condizionamento che la politica può sugli stessi esercitare attraverso il meccanismo ricattatorio delle promozioni e delle nomine.

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