Comunicati

A Gaeta in materia urbanistica è Far West e le istituzioni sono state a guardare. Si tratta per lo più di imprese edili provenienti dalla provincia di Caserta o, comunque, dalla Campania ed hanno costruito anche a ridosso del Cimitero senza rispettare nemmeno la fascia di 50 metri stabilita dalla legge

Si tratta per lo più di imprese provenienti dalla provincia di Caserta o, comunque, dalla Campania, che hanno completamente espulso dal mercato quelle locali.
L’imprenditoria locale non esiste più.
Hanno costruito e costruiscono dappertutto, anche dove la legge non lo consentirebbe e nessuno è intervenuto ed interviene.
Addirittura è stato costruito a 20 metri dalle cappelle cimiteriali, a via Bologna, quando la legge prescrive una fascia di rispetto di 50 metri.
Anche a via Ancona e via Garibaldi è stato costruito a 20-30 metri dall’area di pertinenza del Cimitero comunale.
Comune, vigili urbani e forze dell’ordine e magistratura locali sono rimaste inerti.

Raccomandazioni agli amici dell’Associazione Caponnetto

POSSIBILE CHE TUTTE L’ATTENZIONE E LA SENSIBILITA’ DELLA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE CHE SCRIVE, POSTA E QUANT’ALTRO SIANO CONCENTRATE SOLAMENTE SU FATTI MONDANI, POLITICI, POLITICO-AMMINISTRATIVI, STORIA REMOTA ECC. E NON SULLE ATTIVITA’ DELLE MAFIE CHE SI SONO MANGIATE E SI MANGIANO SEMPRE PIU’ QUOTIDIANAMENTE IL NOSTRO PAESE, COMPROMETTENDO L’AVVENIRE DEI NOSTRI FIGLI E DEI RAGAZZI TUTTI???
POSSIBILE CHE ANCHE A NOSTRI AMICI NON VENGA MAI IN TESTA DI MANDARCI UNA SEGNALAZIONE – ANCHE ANONIMA SE ESSI HANNO PAURA, MA DETTAGLIATA – UNA NOTIZIA CHE RIGUARDI ESCLUSIVAMENTE FATTI DI MAFIA???
CONNIVENZE FRA MAFIOSI E POLITICI O UOMINI DELLE ISTITUZIONI, PRESENZE ED ATTIVITA’ ECONOMICHE SOSPETTE ED OGNI ALTRA COSA CHE CI CONSENTANO DI SCOPRIRE E COLPIRE LE MAFIE.

A proposito del “caso Formia”…

C’è troppa animosità, purtroppo, intorno al “caso Formia”.
Troppa.
Fino al punto da far temere un intralcio alle indagini in corso.
Comprendiamo l’interesse degli operatori dell’informazione i quali hanno il compito di informare i lettori sull’evoluzione di certi fatti.
Come anche ci rendiamo conto della fondatezza dell’atteggiamento di quanti, essendo coinvolti nei fatti, attendono con timore i loro sviluppi.
Ma coloro che non appartengono a queste due categorie dovrebbero avere la sensibilità e l’accortezza di attendere, in silenzio e fiduciosi, l’esito del lavoro che magistrati e forze dell’ordine hanno fatto e stanno facendo.
Senza tentare di interferire, peraltro maldestramente, in quanto nessuno può dirsi a conoscenza completa di come stiano effettivamente le cose.
Ci sono state e ci sono in corso delle inchieste e va dato atto a coloro che hanno operato e stanno operando di aver condotto e di condurre lodevolmente il lavoro, tanto più se si tiene conto del clima di diffusa, vergognosa omertà nel quale si sono visti e si vedono costretti a lavorare.
Questa, purtroppo – il sud pontino, Formia, Gaeta, Itri, Fondi ecc_-, è la terra dell’omertà e si trova rarissimamente qualcuno che è disposto a collaborare con chi lavora per la legalità e la giustizia.
Se c’è qualcuno che è in possesso di nuovi elementi, significativi e di una certa rilevanza, vada, piuttosto, dal Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Formia o dai magistrati della Procura di Latina e della DDA di Roma che stanno conducendo le indagini e li informi.
Questo debbono fare i cittadini perbene.
Punto.
Piuttosto c’è un altro aspetto che va preso in considerazione e che dovrebbe vedere l’impegno soprattutto delle parti politiche:
la necessità della nomina di una Commissione di accesso agli atti del Comune di Formia (ma anche di Gaeta! ).
Le autorità politiche ed amministrative non possono e non debbono nascondersi dietro un dito ed attendere sempre l’esito delle inchieste giudiziarie.
Quando ci sono delle situazioni “anomale” -diciamo così – il Prefetto ha l’obbligo di intervenire e, se non lo fa, bisogna fare in modo da indurlo a farlo intervenendo presso il Ministero degli Interni e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Lo avrebbe dovuto fare già dopo le numerose dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia a proposito del sud pontino e non lo ha fatto.
Ma che razza di apparati politici ed amministrativi stanno in provincia di Latina???

Niente più ortofrutta fuori dai negozi. Lo ha deciso la Corte di Cassazione. Se i Sindaci non applicano la sentenza e non emettono i relativi provvedimenti di divieto vanno denunciati all’Autorità Giudiziaria

UNA SENTENZA DI CASSAZIONE CHE ORA I SINDACI DEBBONO FAR OSSERVARE PENA LA DENUNCIA ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA
I negozi di ortofrutta non possono più esporre all’esterno del proprio esercizio commerciale i prodotti destinati alla vendita. Lo ha deciso la Corte di Cassazione Si attendono provvedimenti in tal senso dalle autorità preposte.

Basta! In provincia di Latina – e nel sud in particolar e- bisogna chiudere i cerchi. Non se ne può più

NO, NO, NEL SUD PONTINO BISOGNA STRINGERE, FAR PRESTO, RIPULIRE, BONIFICARE…
Troppe chiacchiere e niente fatti.
Noi abbiamo senso dello Stato, siamo tolleranti, riponiamo fiducia, ma vediamo troppe lentezze, troppi ritardi, troppa retorica.
Tutti – o quasi! – concordano sulla delicatezza della situazione esistente in quell’area, invasa da camorra e ndrangheta a go go, ma di provvedimenti risolutivi non ne vediamo.
C’è un qualcosa che frena, blocca; di indagini se ne sono fatte e se ne fanno, dalla “Formia Connection” alle “Damasco”, ma quasi tutte portano a niente. Almeno nel senso che noi auspichiamo.
Si vola basso, mancano le competenze, le esperienze, gente qualificata ed esperta.
Qualche cambiamento c’è stato localmente ma i contesti, gli apparati restano gli stessi.
Gente che sta sul territorio da decenni e, checché se ne dica e si voglia far intendere, questo non è mai consigliabile quando si debbono affrontare e risolvere certe situazioni.
Occorre gente fresca, motivata, esperta, senza legami familiari ed amicali.
A buon intenditore poche parole.
Non è possibile che per ogni inchiesta, per ogni indagine bisogna ricorrere a personale che viene da fuori, da altri distretti, da altre province, da altre regioni.
Se il sud pontino è, come è, “provincia di Casale”, bisogna adottare provvedimenti adeguati e non pannicelli caldi.
Ci sono troppi parolai in giro.
C’è il Porto di Gaeta, c’è uno dei più grandi Mercati di Europa, ci sono frotte, eserciti di camorristi e ndranghetisti che sono interessati ai grandi business su quei territori, dopo che essi hanno già occupato ampi settori economici soprattutto in quelli dell’edilizia e del commercio, spesso con sponde politiche ed
istituzionali come hanno dimostrato appunto le inchieste “Formia Connection” e “Damasco” (e più ancora la cosiddetta Relazione “Frattasi” che poi Frattasi non è perché a stilarla è stata una Commissione di accesso) ed ancora non si è provveduto ad attrezzare un apparato dello Stato di contrasto adeguato ed efficiente.
Gente che sappia fare indagini patrimoniali, economiche, finanziarie e non correre solo dietro a spacciatori e delinquenti di piccola taglia, gente che non si veda ostacolata nel fare le intercettazioni ed altre cose utili.
Noi non vogliamo creare dissapori, disseminare sfiducia nelle istituzioni perché – ripetiamo -abbiamo senso dello Stato, ma la pazienza ha un limite.
O si provvede subito ai cambiamenti necessari, a cambiare quello che non va, le zone di inefficienza, di tiepidezza, di inadeguatezza, o ci vediamo costretti a passare alla fase dei manifesti, delle interrogazioni parlamentari ed altre manifestazioni pubbliche di protesta davanti ai palazzi romani.
Costi quello che costi.
Ma noi dobbiamo salvaguardare l’avvenire dei nostri ragazzi e non possiamo lasciare ad essi territori sotto il tallone della delinquenza e del malaffare.

Comunicato importante dell’Ass. Caponnetto

ATTENZIONE
Ci pervengono ininterrottamente note dal contenuto essenzialmente politico-amministrativo che riguardano comportamenti ed azioni che esulano dalla competenza di un’Associazione antimafia quale noi siamo, mentre scarseggiano le segnalazioni che si riferiscono ad insediamenti ed attività mafiose e ad episodi ed atti collusivi fra esponenti politici ed istituzionali con le mafie.
Si ricorda agli amici e comunque ai nostri lettori che l’Associazione Caponnetto è, sì, un’Associazione che combatte anche le illegalità in genere ma solo quelle che si riferiscono direttamente od indirettamente alle organizzazioni mafiose ed ai rapporti di queste con la politica e le istituzioni.
Pertanto la nostra Associazione non può e non deve essere scambiata per un sodalizio di carattere parapolitico da usare per scopi di natura politica da parte di fazioni che combattono contro altre fazioni.
Noi abbiamo più volte sollecitato – e continuiamo e continueremo sempre a sollecitare – gli amici a segnalarci situazioni locali che riguardano presenze ed attività mafiose, ma vorremmo che il nostro messaggio venisse accolto nel senso giusto.
A noi non interessa se tale o tal’altra strada o scuola siano state costruite o meno o che tale sindaco o assessore o presidente abbiano fatto approvare tale o tal’altra delibera.
A noi, invece, interessa se tale clan o tal’altro abbiano comprato un centro commerciale, se abbiano corrotto il sindaco o l’assessore per farsi approvare una variante urbanistica o per farsi aggiudicare un appalto; se il tale maresciallo, capitano o magistrato facciano il proprio dovere nel perseguire i mafiosi ed i loro sodali e così via.
A noi interessa, insomma, tutto ciò che riguarda la vita e le attività dei clan e, soprattutto, i collegamenti che questi hanno con la politica e le istituzioni.
Segnalazioni non generiche, però, ma precise e dettagliate e possibilmente con nomi e cognomi.
Anche anonime, se volete, ma – ripetiamo – precise e dettagliate.

Petizione | Allontanare Don Benedetto Rustico dalla chiesa di Oppido Mamertina

Oltre 61.000 firme… continuate a firmare la petizione.

https://www.change.org/it/petizioni/allontanare-don-benedetto-rustico-dalla-chiesa-di-oppido-mamertina#supporters

Sull’isola di Ventotene la necessità di una più vigile attenzione da parte degli organi dello Stato

La Corte di Cassazione ha respinto per la quarta volta il ricorso di un proprietario di casa a Ventotene reo di aver eseguito lavori di trasformazioni illeciti al suo immobile rurale.
Noi non discutiamo le sentenze ma ci sia consentito domandarci: come mai cosi tanti ricorsi e cosi tante risposte negative sull’edilizia a Ventotene?
Ci stiamo chiedendo come mai si persegue questo signore e non altri che hanno fatto le stesse cose.
Quando la legge è uguale per tutti.
La Magistratura ha mai disposto uno screening rigoroso per quanto riguarda tutta l’edilizia privata e quella pubblica a Ventotene?
E si è mai domandata il perché, sempre a Ventotene, è in vigore un piano di fabbricazione, mentre non è stato mai redatto un piano regolatore?
Se si prendono in esame gli estratti di mappa al Catasto di Napoli e si controllano gli immobili dichiarati sul Comune presso l’ufficio tecnico e, inoltre, si fa un censimento degli immobili porta a porta, ci si potrà rendere conto del fatto che ci sono molti più immobili.
Insomma ci si potrà rendere conto del cosa c’era sull’isola prima e cosa c’e sull’isola ora..
Affidandosi a ditte esterne per questa operazione di censimento, a persone esperte, si potrà comprendere bene qual’é lo stato delle cose.
Uno stato delle cose che noi stiamo evidenziando da anni e che riguarda molte anomalie, a cominciare dall’inadeguatezza del sistema fognario, ad esempio, che presenta molte lacune, malgrado i soldi spesi, lacune probabilmente determinate – è un’ipotesi che va verificata – al numero dei bagni che sono stati costruiti o ad altri motivi, al numero non indifferente di cooperative agricole che sarebbero state costituite (si parla di una decina e più di cooperative che opererebbero su due chilometri quadrati dell’isola) ed alle indennità di disoccupazione ai braccianti agricoli ecc.
Per concludere, siamo convinti che un maggior rigore nei controlli da parte degli organi preposti non sarebbe inopportuno.

La gestione a Formia dell’ex albergo–discoteca “Marina di Castellone” confiscato a Chianese. Prima che cada nelle mani della camorra, l’Agenzia dei Beni confiscati lo assegni alla Compagnia dei Carabinieri

SI VUOLE FORSE CHE L’EX ALBERGO-DISCOTECA A FORMIA “MARINA DI CASTELLONE “, CONFISCATO ED ORA DI PROPRIETA’ DELLO STATO, VADA A FINIRE NELLE MANI DELLA CAMORRA O DI QUALCHE SPECULATORE PRIVATO?
Tutti a parlare di camorra, ndrangheta e via di questo passo e nessuno che faccia una denuncia, lanci un’idea, una proposta, una protesta di fronte ai pericoli reali che la mafia si appropri di beni inestimabili.
A Formia, ad oggi, solo Gennaro Varriale di Rifondazione sembra aver preso coscienza di un pericolo serio che si sta correndo la città e che riguarda la gestione dell’ex Albergo-discoteca “Marina di Castellone” confiscato a Chianese.
Si dice che l’Agenzia dei Beni confiscati sia intenzionata a non cederlo al Comune perché temerebbe un’assegnazione da parte di questo non oculata.
Allora, ad evitare che se ne approprino la camorra in quanto solo questa dispone delle somme richieste per la sua gestione o qualche speculatore privato, lo si usi solamente per fini istituzionali.
La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza dispongono già di caserme più che capienti, al contrario, invece, della Compagnia dei Carabinieri.
Lo si affidi, pertanto, all’Arma prima che la struttura cada a pezzi!
C’è qualche parlamentare disponibile ad interessare del caso il Governo?

Al nostro Presidente Giudice Antonio Esposito la solidarietà e la vicinanza piu’ affettuose di tutta l’Associazione Caponnetto

AL NOSTRO PRESIDENTE GIUDICE ANTONIO ESPOSITO LA VICINANZA E LA SOLIDARIETA’ DI TUTTA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
IL CSM, prima del suo rinnovo, vuole giudicare il pres Antonio Esposito per l’intervista al Mattino. In realtà il Pres Esposito ha due “colpe” imperdonabili; avere confermato la sentenza della Corte di Appello di Milano a carico dell’ex premier evitando la prescrizione; avere, bocciando l’istanza di ricusazione contro il Tribunale di Palermo, respinto il tentativo di sottrarre alla Corte di Palermo il processo sulla trattativa. La nostra solidarietà al pres Antonio Esposito e ai magistrati di Palermo.

La Bindi contestata in via D’Amelio. Fuori la politica dall’antimafia!!!

LE AGENDE ROSSE DI SALVATORE BORSELLINO, FRATELLO DI PAOLO, IERI IN VIA D’AMELIO HANNO VOLTATO LE SPALLE ALLA BINDI E L’HANNO ACCOLTA CON UN ELOQUENTE, TOMBALE SILENZIO…
Un gesto altamente significativo che aiuta a misurare la distanza infinita di questa classe politica dirigente dalla gente perbene.
La Bindi, che è una persona onesta ma pur sempre una espressione della classe politica che governa il Paese, è stata accolta dagli uomini e donne dell’associazione di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, con il silenzio e con le spalle.
Un gesto più eloquente di ogni parola e che manifesta tutto intero il sentimento di rabbia e di disprezzo dell’Italia antimafiosa nutrito nei confronti di quanti vengono ritenuti rappresentanti del “sistema”.
Potremmo dire, a questo punto, che i sentimenti non bastano per cambiare le cose di questo Paese perché servono soprattutto l’azione, la denuncia, nome e cognome.
Ma, per onestà intellettuale, dobbiamo aggiungere che questa nostra considerazione non è rivolta alle Agende Rosse di Salvatore Borsellino che di azione ne fanno abbastanza.
Vale, invece, per altri che pur si riempiono la bocca di parole come mafia ed antimafia, ma non vanno oltre.
A cominciare da moltissimi politici, ai quali non bisognerebbe nemmeno consentire di partecipare alle manifestazioni antimafia in quanto rappresentanti di un “sistema” che con l’antimafia non ha niente a che spartire.
Anzi!
Questo giudizio, ovviamente, non vuole toccare minimamente le persone e quella che è l’onestà personale di talune di queste, né vuole essere, per carità, per noi che abbiamo senso dello Stato (di quello vero, però, di diritto e non dello stato-mafia), un attacco alla “politica” in quanto tale.
Ma va detto con franchezza che la politica e lo stato che incontriamo sovente sui nostri percorsi non sono tali da meritare il rispetto e la stima di chi combatte contro le mafie che troppo spesso ormai vanno identificate proprio nei panni di politici ed uomini e donne delle istituzioni.
Ragioni di opportunità, se non altro, dovrebbero, di conseguenza, sconsigliare anche persone oneste come la Bindi che vestono panni politici, di andare, anche se invitate da qualcuno, a manifestazioni antimafia.
Altro discorso va fatto, per onestà intellettuale e completezza di informazione, per quelle persone, come ad esempio Claudio Fava, Sonia Alfano e qualche altro, che, pur essendo impegnate politicamente, si sono distinte sempre sul piano della lotta alle mafie dopo
che hanno visto i loro genitori morire, uccisi proprio dal piombo mafioso.

Un nostro modo “diverso” di commemorare Paolo Borsellino e le altre vittime di mafia

IL 19 LUGLIO: UNA GIORNATA MERAVIGLIOSA TRASCORSA CON UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA E CON LA SUA FAMIGLIA NEL RICORDO DI PAOLO BORSELLINO E DI TUTTE LE ALTRE VITTIME DI MAFIA DI IERI E DI OGGI E, SOPRATTUTTO, NEL DISEGNARE IL FUTURO
E’ stato, quello nostro, un modo “diverso” di trascorrere la giornata del 19 luglio.
Niente di programmato, ma, al contrario, tutto è stato occasionale e spontaneo.
E proprio l’occasionalità e la spontaneità dell’avvenimento, pur se concordato con largo anticipo, hanno fatto sì che esso fosse spoglio di ogni forma di ritualità e di ripetitività.
Ne parlavamo da tempo con il proposito di raccontarsi, raccontare e, alfine, di cementare i rapporti fra due anime e due cervelli che nutrono gli stessi sentimenti e coltivano gli stessi pensieri e, soprattutto, per disegnare una prospettiva, un piano del “modo” e del “come” continuare a combattere le mafie.
Mafie militari, ma, in particolare, mafie politiche ed istituzionali.
Ore, senza veli e riserve, di narrazione, di riflessione, di esternazione di sentimenti che hanno toccato anche aspetti di profonda umanità ed anche di gioiosità e di convivialità, che sono servite a tonificare i sentimenti ed i pensieri di ognuno di noi ed a fugare quella sensazione di solitudine e di inutilità che a volte prende chi combatte contro un nemico potente e spesso invisibile e sfuggente, difficile da inquadrare.
L’aspetto che ci ha colpito in particolare è quello che riguarda la piena condivisione, il concerto, l’unità di un’intera famiglia che ha approvato senza riserve l’operato del nostro amico Testimone di Giustizia, una famiglia che, rompendo per un giorno le regole severissime del regime di protezione cui è sottoposta, ha voluto, anche se un pò furtivamente, raggiungerci per trascorrere una giornata “diversa” dalle altre.
Una condivisione, un concerto ed una unità che non sempre si riscontrano fra chi vive certe dimensioni e certe situazioni che finiscono per condizionare e rivoluzionare il presente ed il futuro di coloro che decidono certi percorsi difficili ed irti anche di pericoli ed incertezze non solo per la propria persona ma anche e, soprattutto, per i propri cari.
Il percorso operoso ed attivo sulla strada dell’onestà, della legalità e della Giustizia vera in questa società sempre più afflitta dall’immoralità, dalla viltà, dall’egoismo e dall’ipocrisia, è di pochi, pochissimi ed esso impone, peraltro, il pagamento di prezzi altissimi.
Ma l’aspetto più significativo e commovente del nostro incontro di ieri, 19 luglio giornata di commemorazione dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli uomini e donne della sua scorta, l’abbiamo con gioia colto nella manifestata volontà, condivisa oltre che dal padre anche dalla madre, della figlia ventenne del Testimone di Giustizia di impegnarsi nell’Associazione nella lotta sul campo alle mafie.
Giovani che, al di fuori della rituale fuffa e della retorica dei più, scelgono la strada coraggiosa della lotta attiva per l’onestà e la giustizia.
Merce rara, oggi… , frutto, ovviamente, della testimonianza di… cotanto padre!!!

Incontro Testimone di Giustizia Luigi Coppola con il V. Capo della Polizia di Stato Cirillo

Oggi, venerdì 18 luglio, il Testimone di Giustizia Luigi Coppola, anche in rappresentanza di altri Testimoni di Giustizia della Campania, incontra, dopo alcuni rinvii dovuti ad impegni istituzionali di quest’ultimo, il Vice capo della Polizia di Stato Prefetto Cirillo.
Tale incontro, resosi opportuno dopo alcune dichiarazioni rese da questo a proposito dei Testimoni di Giustizia, è finalizzato, oltre che a chiarire il senso di tali dichiarazioni, soprattutto all’esame delle problematiche che interessano i Testimoni di Giustizia e le loro famiglie.

Commissione Centrale ex art.10 oggi venerdì in audizione presso Commissione Parlamentare Antimafia

“La Commissione Centrale del Ministero dell’Interno sarà audita venerdì mattina dal V Comitato della Commissione Antimafia nell’ambito dell’inchiesta sulle condizioni di vita dei Testimoni di Giustizia, cioè quei cittadini offesi da reati o informati di reati che decidono di denunciare per contribuire a fare giustizia. Attualmente quelli sottoposti allo speciale programma di protezione sono circa 80: sono un tesoro per la nostra Repubblica, troppo spesso segnata dalla cultura dell’arrangiarsi e dell’indifferenza. La vita di queste persone è affidata allo Stato non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche su quello dell’assistenza economica. Frequentemente la scelta di testimoniare impone un radicale cambiamento di vita, anche di lasciare la casa, il lavoro e la rete sociale di riferimento. La normativa italiana è tra le più avanzate al mondo e il Servizio Centrale di Protezione e la Commissione Centrale sono strutture altamente qualificate e animate da dedizione e professionalità altissime, tuttavia esistono situazioni di sofferenza che dovremo analizzare durante l’audizione, per capire cosa si possa migliorare sia sul piano giuridico, sia sul piano delle prassi applicative. L’audizione di domani servirà anche a raccogliere il parere della Commissione Centrale sull’attesissimo decreto attuativo, che renderà operativa la recente previsione normativa sulla assunzione dei Testimoni nella Pubblica Amministrazione”. Lo rende noto DavideMattiello, coordinatore del V Comitato della Commissione Antimafia.

Via i politici dalle cerimonie di commemorazione dell’assassinio di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime di mafie

VIA I POLITICI DALLE COMMEMORAZIONI. IPOCRITI. ALCUNI DI VOI SONO GLI EREDI DEI RESPONSABILI MORALI DI QUELL’ESECUZIONE.

RITA BORSELLINO SU INIZIATIVE 19 LUGLIO: “NON VOGLIAMO ABUSIVI DELLE ISTITUZIONI” “Con molta amarezza potrei dire che da quel 19 luglio non e’ cambiato niente ma non sono una pessimista a oltranza. Oggi c’e’ una consapevolezza che prima non c’era”. Lo ha detto Rita Borsellino durante la presentazione delle iniziative in programma in occasione del 22esimo anniversario della strage di via D’Amelio, che cominceranno domani e si concluderanno sabato. “Paolo – ha proseguito – ha insegnato il rispetto delle istituzioni ma, senza generalizzare, non vogliamo in via D’Amelio quelle persone che, come diceva proprio Paolo, occupano abusivamente quelle istituzioni”. “Ho avuto grandi momenti di stanchezza e scoraggiamento – ha aggiunto – ma quelli sono proprio i momenti in cui si stringono i denti e si va avanti. Paolo non ha mai mollato, farlo sarebbe tradire lui e la sua famiglia. La fiducia nella giustizia ci deve essere, poi io ho sempre distinto tra magistratura e magistrati” (fonte: ANSA)

Petizione | Allontanare Don Benedetto Rustico dalla chiesa di Oppido Mamertina | Change. org Stiamo quasi a 60.000 firme. Preghiamo tutti gli amici di firmare la petizione e diffonderla al massimo

https://www.change.org/it/petizioni/allontanare-don-benedetto-rustico-dalla-chiesa-di-oppido-mamertina

Blitz dei Parlamentari del M5S nel Porto di Gaeta. Un passo importantissimo per accendere una luce sui traffici in quello scalo

E’, SI’, DELIO, UNA VITTORIA SENZ’ALTRO E DOBBIAMO DARE ATTO AGLI ONN. SILVIA BENITTI E CRISTIAN IANNUZZI, A PAOLO COSTA ED A TE DI ESSERNE GLI ARTEFICI.
NEGLI ANNI ANDATI TUTTE LE SEGNALAZIONI FATTE ALLA PROCURA DI LATINA DALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E DAL WWF CIRCA LA PRESENZA DI POLVERI DOVUTE AL TRAFFICO DI PET -COKE NON HANNO SORTITO ALCUN EFFETTO.
OGGI, AD ANNI DI DISTANZA, SI DEVE A VOI DEL M5S SE, GRAZIE ALLA PRESENZA DI VOSTRI PARLAMENTARI AI QUALI NON SI PUO’ NEGARE ALCUN ACCESSO, SI E’ RIUSCITI AD ENTRARE IN UN POSTO DOVE ACCESSO NON E’ CONSENTITO SE NON A POCHI ADDETTI AI LAVORI.
E’ ROTTA UNA CORTINA.
ORA BISOGNA CAPIRE BENE COSA E’ AVVENUTO IN QUEL PORTO E QUELLO CHE AVVIENE E BENE HA FATTO DI BATTISTA, ALTRO PARLAMENTARE DEL M5S, A PROPORRE GIA’ IN PARLAMENTO IL PROBLEMA.
QUALI SONO I SOGGETTI CHE HANNO MOVIMENTATO LE MERCI E LE MOVIMENTANO IN QUEL PORTO?
COME E DA CHI SONO STATI ESERCITATI I CONTROLLI?
CHI HA ACCESSO AL PORTO?
QUALI DITTE DI TRASPORTO?
SCHIAVONE HA FORNITO UN ELENCO DI TARGHE DI CAMION CHE AVREBBERO TRASPORTATO RIFIUTI TOSSICI E CHE AVREBBERO FREQUENTATO ANCHE IL PORTO DI GAETA.
SONO STATI INDIVIDUATI ED INTERROGATI I PROPRIETARI DI QUEI CAMION?
ECCO, SONO TUTTE DOMANDE ALLE QUALI BISOGNA FARE DEL TUTTO PER OTTENERE DELLE RISPOSTE PRECISE.
COMUNQUE, QUELLO FATTO OGGI E’ UN PASSO IMPORTANTISSIMO CHE SICURAMENTE CONTRIBUIRA ‘ IN MANIERA DETERMINANTE AD ACCENDERE LA LUCE DOVE FINO AD OGGI C’E’ STATO IL BUIO.
GRAZIE DELIO, GRAZIE PAOLO, GRAZIE CRISTIAN!!!

 

Siamo entrati nel porto commerciale di Gaeta. Una vittoria dei cittadini.

Si è tenuto questa mattina un sopralluogo ispettivo di una delegazione di parlamentari del Movimento 5 Stelle al Porto Commerciale di Gaeta. I deputati Silvia Benitti e Cristian Iannuzzi (attesi anche Mirko Busto e Stefano Vignaroli) si sono presentati questa mattina alle 10, 30 davanti i cancelli dell’Autorità Portuale di Gaeta per visionare il sito più “blindato” e discusso del Golfo di Gaeta. Questa visita ispettiva è il secondo step dell’impegno dei parlamentari del M5S per acquisire informazioni sul sito di carico e scarico merci di Gaeta. Un’ispezione che segue l’interrogazione parlamentare del deputato Alessandro Di Battista di due mesi fa, in attesa di risposta da parte dei ministeri coinvolti, che serve proprio a capire cosa accade nel Porto di Gaeta, in particolar modo del rispetto delle normative vigenti in materia di movimentazione del pet-coke.
Insieme ai parlamentari sono entrate le delegazioni dei meetup del M5S di Formia, Gaeta, Minturno, Spigno e Sessa Aurunca, nonché le delegazioni del Comitato delle polveri sottili e dell’Assemblea Popolare del Golfo di Gaeta. Dopo varie discussioni con la security davanti ai cancelli, sono stati fatti entrare anche i fotografi e cameraman al seguito delle delegazione, che hanno documentato lo stato dei luoghi.
A prescindere dalle risultanze del sopralluogo, di cui daremo conto in seguito, resta la vittoria per essere riusciti a entrare nel sito. In passato i componenti dell’Assemblea Popolare del Golfo di Gaeta hanno protocollato tre richieste per avere l’accesso al sito. Alle prime due non è stata data risposta mentre alla terza è iniziato un “tutto italiano” scaricabarile di responsabilità tra Autorità Portuale, Dogana, Intergroup e Guardia di Finanzia per chi dovesse rilasciare l’autorizzazione per il sopralluogo. Alla fine l’accesso è stato possibile solamente grazie ai parlamentari del M5S, perché i parlamentari hanno diritto di accesso, anche senza preavviso, a tutti i luoghi del demanio, anche se in concessione.
Eppure dopo le dichiarazioni di Carmine Schiavone e la questione di Ilaria Alpi, il porto di Gaeta dovrebbe essere trasparente come il cristallo. E’ stato proprio il noto giornalista de “il Fatto Quotidiano” Andrea Palladino domenica scorsa in piazza della Vittoria a Formia a raccontare di quanto sia stato “cruciale” il porto di Gaeta per alcuni traffici oscuri della criminalità. Non ultimo il forte interesse dal 2009 al 2011 di Mattia Messina Denaro per il
settore del trasporto delle pale eoliche. A tutt’oggi ancora non è dato sapere chi fossero gli autisti dei camion in entrata e uscita dal porto di Gaeta.
Il responsabile dell’Autorità Portuale di Gaeta, dott. Spinosa, che ha accompagnato le delegazioni durante il sopralluogo, non ha voluto dare informazioni sulla famosa montagna di rifiuti ferrosi che da due anni fa bella mostra nel porto, ed è stato reticente su altri interrogativi posti dai parlamentari. Ha rassicurato tutti, però, e questa è una buona notizia, sulla storia del pontile petroli. La realizzazione del prolungamento del pontile non ci sarà. Lui dice che effettivamente si trattava di un refuso di progettazione del water front, ma noi pensiamo che le manifestazioni di protesta degli scorsi mesi abbiano inciso non poco sul “ripensamento” da parte dell’Autorità Portuale” circa l’ostinazione con il quale si voleva realizzare il pontile stesso.
Prima di uscire dal sito la delegazione parlamentare del M5S ha voluto visionare una serie di atti amministrativi e progettuali ritenuti interessanti. Dopo la visione degli atti il dott. Spinosa avrebbe garantito che entro martedì saranno consegnate tutte le copie dei documenti richiesti.
Al termine dell’incontro il dott. Spinosa avrebbe garantito che in futuro non ci saranno più problemi per l’accesso al sito. Noi non gli crediamo: se non ci fossero stati i parlamentari oggi non saremmo mai entrati nel sito.

In dirittura di arrivo il Decreto attuativo della legge relativa all’inserimento lavorativo dei Testimoni e dei Collaboratori di Giustizia?

IL DECRETO ATTUATIVO DELLA LEGGE PER L’INSERIMENTGO LAVORATIVO DEI TESTIMONI E COLLABORATORI DI GIUSTIZIA IN DIRITTURA DI ARRIVO???
Sarebbe in dirittura di arrivo il Decreto attuativo della legge relativa all’inserimento lavorativo dei Testimoni e Collaboratori di Giustizia, Decreto il cui contenuto il V. Ministro degli Interni Bubbico illustrerebbe venerdì prossimo alla Commissione Parlamentare Antimafia.
Usiamo il condizionale sia per non creare facili attese che potrebbero andare deluse che perché, dopo le tante promesse non mantenute fatte dai nostri governanti, noi siamo cauti e vogliamo, pertanto, essere come S. Tommaso.
Giudicheremo a fatto compiuto.
Intanto invitiamo chi è in grado di farlo di acquisirne copia e di farci pervenire, appena letto, le proprie considerazioni con eventuali proposte di modifica o di integrazione.

Tentativo di investimento ai danni del Testimone di Giustizia Luigi Coppola a Pompei. Qualche mese fa è stata aggredita e rapinata la figlia nella Stazione di Pompei

Hanno cercato di investirmi e non per errore, ma di certo volutamente.
Erano le 23 circa quando mi recavo a depositare la spazzatura.
Notavo una vettura ferma sul lato opposto al marciapiede dove lascio i sacchetti.
Faccio appena in tempo ad alzare lo sguardo attirato dal rumore delle gomme che slittavano sull’asfalto e mi ritrovo a dovermi catapultare in un terreno adiacente al marciapiede…
L’ho scampata per un pelo.
Qualcuno mi ha aspettato con pazienza per mandarmi un segnale. E per quale motivo?
Io sono solo un testimone di giustizia “contro la camorra”.
Che non si fa intimidire e non la smetterà mai di di scrivere sui giornali: “bisogna denunciare e non sottostare”.
E’ cio che dico agli imprenditori.
Anzi, ne approfitto ancora una volta per dire: “CHI E’ UN CAMORRISTA E’ UN PERDENTE”.

Luigi Coppola, testimone di giustizia.
Pompei

Rimini.Brillante operazione della Guardia di Finanza

GUARDIA DI FINANZA DI RIMINI. PROGETTO “EmmePi”: SEQUESTRATO IL GREEN BAR DI RICCIONE, UNITAMENTE A BENI MOBILI ED IMMOBILI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI OLTRE 5 MILIONI DI EURO

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini continua a raccogliere i frutti del suo costante impegno investigativo nell’ambito del Progetto “Emmepi”, finalizzato, com’è noto, all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati, attraverso l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale sulla base di mirate indagini economico-finanziarie.
Quest’ultima operazione, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Rimini, dr. Luca Bertuzzi, ha consentito, per la prima volta in Riviera, l’applicazione del Nuovo Codice Antimafia per un soggetto pregiudicato, ritenuto socialmente pericoloso anche in ragione di conclamate condotte illecite derivanti dall’ evasione fiscale perpetrata negli anni.
Il Tribunale di Rimini, Sezione Penale, ha emesso decreto di sequestro e confisca dei beni di cui C. S., quarantacinquenne di Napoli già condannato, con patteggiamento, per aver commesso un delitto di tentata estorsione, aveva la disponibilità in valore sproporzionato rispetto al reddito prodotto e/o all’attività economica svolta.
In particolare, il Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini, attraverso una capillare attività di intelligence e analisi operativa nel settore delle iniziative turistico-commerciali sulla costa romagnola, ha individuato il predetto che, attraverso una srl a lui interamente riconducibile, gestisce il prestigioso “Green Bar” ubicato in Viale Ceccarini a Riccione, rilevando in capo a C.S. una profonda discrepanza (pari a circa un milione di euro) tra reddito dichiarato e patrimonio posseduto.
C.S., in particolare, aveva patteggiato una pena di due anni a seguito della condanna per una tentata estorsione, aggravata dall’uso dell’arma, realizzata in danno di un avvocato riccionese che patrocinava gli interessi dei proprietari dei locali o/ve ha tuttora sede il bar sequestrato e che avevano ottenuto un’ordinanza esecutiva di sfratto.
Attraverso tali minacce aveva cercato di indurli a non dare seguito al provvedimento ovvero ad accettare le sue condizioni. In altre circostanze, in concorso con altri due pregiudicati campani, aveva addirittura esploso colpi di arma da fuoco contro la vetrina del negozio della moglie del legale.
Anche per i rapporti con i suoi due complici, sottoposti, in altri procedimenti, a misure cautelari personali per aver commesso reati aggravati dal metodo mafioso (ex art.7 del D.L.152/91, C.S. è stato ritenuto soggetto socialmente pericoloso e, dunque, passibile dell’applicazione della normativa antimafia.
Durante l’udienza tenuta in Camera di Consiglio davanti al Tribunale di Rimini, C.S. ha tentato di giustificare la discrepanza tra reddito e patrimonio evidenziata dai finanzieri del Nucleo Pt di Rimini dichiarando di aver accumulato le illecite ricchezze attraverso ricavi della sua attività sottratti alla tassazione in forza di condoni tombali succedutisi nel periodo dal 1997 al 2003.
I giudici, accogliendo le tesi della Guardia di Finanza, nonché recependo l’indirizzo univoco della Suprema Corte di Cassazione, hanno respinto le pretestuose argomentazioni sottolineando nel provvedimento che tali circostanze appalesavano una proclività all’evasione e costituivano ulteriore, grave elemento di fatto per giudicare C.S. socialmente pericoloso, inserendolo tra coloro che vivono, anche in parte, con i proventi di attività illecite così come previsto dalla norma.
In sostanza, affermando il concetto, da tempo sostenuto dalla Guardia di Finanza di Rimini, che la accertata pericolosità fiscale costituisce a pieno titolo “species” della pericolosità sociale, sono state applicate le misure di prevenzione patrimoniali in ragione di condotte illecite abituali e ripetitive attinenti anche lo specifico settore fiscale.
Il Tribunale di Rimini, Sezione Misure di Prevenzione, emetteva dunque la misura ablativa disponendo il sequestro e la contestuale confisca delle quote della società che si occupa della gestione del “Green Bar” e di tutti beni strumentali della predetta azienda, nonché di un appartamento e di un garage ubicati nel centro di Riccione, di un motociclo di grossa cilindrata e di un’autovettura, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.
I beni saranno gestiti dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati alla Criminalità.
Rimini, 11 Luglio 2014
REFERENTI PER ULTERIORI ELEMENTI:
- Comandante della Compagnia di Rimini (Cap. Giovanni Linardi)
- Comandante della Tenenza di Cattolica (Luogotenente Matteo Totaro).

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