Comunicati

Petizione | Allontanare Don Benedetto Rustico dalla chiesa di Oppido Mamertina

Oltre 61.000 firme… continuate a firmare la petizione.

https://www.change.org/it/petizioni/allontanare-don-benedetto-rustico-dalla-chiesa-di-oppido-mamertina#supporters

Sull’isola di Ventotene la necessità di una più vigile attenzione da parte degli organi dello Stato

La Corte di Cassazione ha respinto per la quarta volta il ricorso di un proprietario di casa a Ventotene reo di aver eseguito lavori di trasformazioni illeciti al suo immobile rurale.
Noi non discutiamo le sentenze ma ci sia consentito domandarci: come mai cosi tanti ricorsi e cosi tante risposte negative sull’edilizia a Ventotene?
Ci stiamo chiedendo come mai si persegue questo signore e non altri che hanno fatto le stesse cose.
Quando la legge è uguale per tutti.
La Magistratura ha mai disposto uno screening rigoroso per quanto riguarda tutta l’edilizia privata e quella pubblica a Ventotene?
E si è mai domandata il perché, sempre a Ventotene, è in vigore un piano di fabbricazione, mentre non è stato mai redatto un piano regolatore?
Se si prendono in esame gli estratti di mappa al Catasto di Napoli e si controllano gli immobili dichiarati sul Comune presso l’ufficio tecnico e, inoltre, si fa un censimento degli immobili porta a porta, ci si potrà rendere conto del fatto che ci sono molti più immobili.
Insomma ci si potrà rendere conto del cosa c’era sull’isola prima e cosa c’e sull’isola ora..
Affidandosi a ditte esterne per questa operazione di censimento, a persone esperte, si potrà comprendere bene qual’é lo stato delle cose.
Uno stato delle cose che noi stiamo evidenziando da anni e che riguarda molte anomalie, a cominciare dall’inadeguatezza del sistema fognario, ad esempio, che presenta molte lacune, malgrado i soldi spesi, lacune probabilmente determinate – è un’ipotesi che va verificata – al numero dei bagni che sono stati costruiti o ad altri motivi, al numero non indifferente di cooperative agricole che sarebbero state costituite (si parla di una decina e più di cooperative che opererebbero su due chilometri quadrati dell’isola) ed alle indennità di disoccupazione ai braccianti agricoli ecc.
Per concludere, siamo convinti che un maggior rigore nei controlli da parte degli organi preposti non sarebbe inopportuno.

La gestione a Formia dell’ex albergo–discoteca “Marina di Castellone” confiscato a Chianese. Prima che cada nelle mani della camorra, l’Agenzia dei Beni confiscati lo assegni alla Compagnia dei Carabinieri

SI VUOLE FORSE CHE L’EX ALBERGO-DISCOTECA A FORMIA “MARINA DI CASTELLONE “, CONFISCATO ED ORA DI PROPRIETA’ DELLO STATO, VADA A FINIRE NELLE MANI DELLA CAMORRA O DI QUALCHE SPECULATORE PRIVATO?
Tutti a parlare di camorra, ndrangheta e via di questo passo e nessuno che faccia una denuncia, lanci un’idea, una proposta, una protesta di fronte ai pericoli reali che la mafia si appropri di beni inestimabili.
A Formia, ad oggi, solo Gennaro Varriale di Rifondazione sembra aver preso coscienza di un pericolo serio che si sta correndo la città e che riguarda la gestione dell’ex Albergo-discoteca “Marina di Castellone” confiscato a Chianese.
Si dice che l’Agenzia dei Beni confiscati sia intenzionata a non cederlo al Comune perché temerebbe un’assegnazione da parte di questo non oculata.
Allora, ad evitare che se ne approprino la camorra in quanto solo questa dispone delle somme richieste per la sua gestione o qualche speculatore privato, lo si usi solamente per fini istituzionali.
La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza dispongono già di caserme più che capienti, al contrario, invece, della Compagnia dei Carabinieri.
Lo si affidi, pertanto, all’Arma prima che la struttura cada a pezzi!
C’è qualche parlamentare disponibile ad interessare del caso il Governo?

Al nostro Presidente Giudice Antonio Esposito la solidarietà e la vicinanza piu’ affettuose di tutta l’Associazione Caponnetto

AL NOSTRO PRESIDENTE GIUDICE ANTONIO ESPOSITO LA VICINANZA E LA SOLIDARIETA’ DI TUTTA L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
IL CSM, prima del suo rinnovo, vuole giudicare il pres Antonio Esposito per l’intervista al Mattino. In realtà il Pres Esposito ha due “colpe” imperdonabili; avere confermato la sentenza della Corte di Appello di Milano a carico dell’ex premier evitando la prescrizione; avere, bocciando l’istanza di ricusazione contro il Tribunale di Palermo, respinto il tentativo di sottrarre alla Corte di Palermo il processo sulla trattativa. La nostra solidarietà al pres Antonio Esposito e ai magistrati di Palermo.

La Bindi contestata in via D’Amelio. Fuori la politica dall’antimafia!!!

LE AGENDE ROSSE DI SALVATORE BORSELLINO, FRATELLO DI PAOLO, IERI IN VIA D’AMELIO HANNO VOLTATO LE SPALLE ALLA BINDI E L’HANNO ACCOLTA CON UN ELOQUENTE, TOMBALE SILENZIO…
Un gesto altamente significativo che aiuta a misurare la distanza infinita di questa classe politica dirigente dalla gente perbene.
La Bindi, che è una persona onesta ma pur sempre una espressione della classe politica che governa il Paese, è stata accolta dagli uomini e donne dell’associazione di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, con il silenzio e con le spalle.
Un gesto più eloquente di ogni parola e che manifesta tutto intero il sentimento di rabbia e di disprezzo dell’Italia antimafiosa nutrito nei confronti di quanti vengono ritenuti rappresentanti del “sistema”.
Potremmo dire, a questo punto, che i sentimenti non bastano per cambiare le cose di questo Paese perché servono soprattutto l’azione, la denuncia, nome e cognome.
Ma, per onestà intellettuale, dobbiamo aggiungere che questa nostra considerazione non è rivolta alle Agende Rosse di Salvatore Borsellino che di azione ne fanno abbastanza.
Vale, invece, per altri che pur si riempiono la bocca di parole come mafia ed antimafia, ma non vanno oltre.
A cominciare da moltissimi politici, ai quali non bisognerebbe nemmeno consentire di partecipare alle manifestazioni antimafia in quanto rappresentanti di un “sistema” che con l’antimafia non ha niente a che spartire.
Anzi!
Questo giudizio, ovviamente, non vuole toccare minimamente le persone e quella che è l’onestà personale di talune di queste, né vuole essere, per carità, per noi che abbiamo senso dello Stato (di quello vero, però, di diritto e non dello stato-mafia), un attacco alla “politica” in quanto tale.
Ma va detto con franchezza che la politica e lo stato che incontriamo sovente sui nostri percorsi non sono tali da meritare il rispetto e la stima di chi combatte contro le mafie che troppo spesso ormai vanno identificate proprio nei panni di politici ed uomini e donne delle istituzioni.
Ragioni di opportunità, se non altro, dovrebbero, di conseguenza, sconsigliare anche persone oneste come la Bindi che vestono panni politici, di andare, anche se invitate da qualcuno, a manifestazioni antimafia.
Altro discorso va fatto, per onestà intellettuale e completezza di informazione, per quelle persone, come ad esempio Claudio Fava, Sonia Alfano e qualche altro, che, pur essendo impegnate politicamente, si sono distinte sempre sul piano della lotta alle mafie dopo
che hanno visto i loro genitori morire, uccisi proprio dal piombo mafioso.

Un nostro modo “diverso” di commemorare Paolo Borsellino e le altre vittime di mafia

IL 19 LUGLIO: UNA GIORNATA MERAVIGLIOSA TRASCORSA CON UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA E CON LA SUA FAMIGLIA NEL RICORDO DI PAOLO BORSELLINO E DI TUTTE LE ALTRE VITTIME DI MAFIA DI IERI E DI OGGI E, SOPRATTUTTO, NEL DISEGNARE IL FUTURO
E’ stato, quello nostro, un modo “diverso” di trascorrere la giornata del 19 luglio.
Niente di programmato, ma, al contrario, tutto è stato occasionale e spontaneo.
E proprio l’occasionalità e la spontaneità dell’avvenimento, pur se concordato con largo anticipo, hanno fatto sì che esso fosse spoglio di ogni forma di ritualità e di ripetitività.
Ne parlavamo da tempo con il proposito di raccontarsi, raccontare e, alfine, di cementare i rapporti fra due anime e due cervelli che nutrono gli stessi sentimenti e coltivano gli stessi pensieri e, soprattutto, per disegnare una prospettiva, un piano del “modo” e del “come” continuare a combattere le mafie.
Mafie militari, ma, in particolare, mafie politiche ed istituzionali.
Ore, senza veli e riserve, di narrazione, di riflessione, di esternazione di sentimenti che hanno toccato anche aspetti di profonda umanità ed anche di gioiosità e di convivialità, che sono servite a tonificare i sentimenti ed i pensieri di ognuno di noi ed a fugare quella sensazione di solitudine e di inutilità che a volte prende chi combatte contro un nemico potente e spesso invisibile e sfuggente, difficile da inquadrare.
L’aspetto che ci ha colpito in particolare è quello che riguarda la piena condivisione, il concerto, l’unità di un’intera famiglia che ha approvato senza riserve l’operato del nostro amico Testimone di Giustizia, una famiglia che, rompendo per un giorno le regole severissime del regime di protezione cui è sottoposta, ha voluto, anche se un pò furtivamente, raggiungerci per trascorrere una giornata “diversa” dalle altre.
Una condivisione, un concerto ed una unità che non sempre si riscontrano fra chi vive certe dimensioni e certe situazioni che finiscono per condizionare e rivoluzionare il presente ed il futuro di coloro che decidono certi percorsi difficili ed irti anche di pericoli ed incertezze non solo per la propria persona ma anche e, soprattutto, per i propri cari.
Il percorso operoso ed attivo sulla strada dell’onestà, della legalità e della Giustizia vera in questa società sempre più afflitta dall’immoralità, dalla viltà, dall’egoismo e dall’ipocrisia, è di pochi, pochissimi ed esso impone, peraltro, il pagamento di prezzi altissimi.
Ma l’aspetto più significativo e commovente del nostro incontro di ieri, 19 luglio giornata di commemorazione dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli uomini e donne della sua scorta, l’abbiamo con gioia colto nella manifestata volontà, condivisa oltre che dal padre anche dalla madre, della figlia ventenne del Testimone di Giustizia di impegnarsi nell’Associazione nella lotta sul campo alle mafie.
Giovani che, al di fuori della rituale fuffa e della retorica dei più, scelgono la strada coraggiosa della lotta attiva per l’onestà e la giustizia.
Merce rara, oggi… , frutto, ovviamente, della testimonianza di… cotanto padre!!!

Incontro Testimone di Giustizia Luigi Coppola con il V. Capo della Polizia di Stato Cirillo

Oggi, venerdì 18 luglio, il Testimone di Giustizia Luigi Coppola, anche in rappresentanza di altri Testimoni di Giustizia della Campania, incontra, dopo alcuni rinvii dovuti ad impegni istituzionali di quest’ultimo, il Vice capo della Polizia di Stato Prefetto Cirillo.
Tale incontro, resosi opportuno dopo alcune dichiarazioni rese da questo a proposito dei Testimoni di Giustizia, è finalizzato, oltre che a chiarire il senso di tali dichiarazioni, soprattutto all’esame delle problematiche che interessano i Testimoni di Giustizia e le loro famiglie.

Commissione Centrale ex art.10 oggi venerdì in audizione presso Commissione Parlamentare Antimafia

“La Commissione Centrale del Ministero dell’Interno sarà audita venerdì mattina dal V Comitato della Commissione Antimafia nell’ambito dell’inchiesta sulle condizioni di vita dei Testimoni di Giustizia, cioè quei cittadini offesi da reati o informati di reati che decidono di denunciare per contribuire a fare giustizia. Attualmente quelli sottoposti allo speciale programma di protezione sono circa 80: sono un tesoro per la nostra Repubblica, troppo spesso segnata dalla cultura dell’arrangiarsi e dell’indifferenza. La vita di queste persone è affidata allo Stato non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche su quello dell’assistenza economica. Frequentemente la scelta di testimoniare impone un radicale cambiamento di vita, anche di lasciare la casa, il lavoro e la rete sociale di riferimento. La normativa italiana è tra le più avanzate al mondo e il Servizio Centrale di Protezione e la Commissione Centrale sono strutture altamente qualificate e animate da dedizione e professionalità altissime, tuttavia esistono situazioni di sofferenza che dovremo analizzare durante l’audizione, per capire cosa si possa migliorare sia sul piano giuridico, sia sul piano delle prassi applicative. L’audizione di domani servirà anche a raccogliere il parere della Commissione Centrale sull’attesissimo decreto attuativo, che renderà operativa la recente previsione normativa sulla assunzione dei Testimoni nella Pubblica Amministrazione”. Lo rende noto DavideMattiello, coordinatore del V Comitato della Commissione Antimafia.

Via i politici dalle cerimonie di commemorazione dell’assassinio di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime di mafie

VIA I POLITICI DALLE COMMEMORAZIONI. IPOCRITI. ALCUNI DI VOI SONO GLI EREDI DEI RESPONSABILI MORALI DI QUELL’ESECUZIONE.

RITA BORSELLINO SU INIZIATIVE 19 LUGLIO: “NON VOGLIAMO ABUSIVI DELLE ISTITUZIONI” “Con molta amarezza potrei dire che da quel 19 luglio non e’ cambiato niente ma non sono una pessimista a oltranza. Oggi c’e’ una consapevolezza che prima non c’era”. Lo ha detto Rita Borsellino durante la presentazione delle iniziative in programma in occasione del 22esimo anniversario della strage di via D’Amelio, che cominceranno domani e si concluderanno sabato. “Paolo – ha proseguito – ha insegnato il rispetto delle istituzioni ma, senza generalizzare, non vogliamo in via D’Amelio quelle persone che, come diceva proprio Paolo, occupano abusivamente quelle istituzioni”. “Ho avuto grandi momenti di stanchezza e scoraggiamento – ha aggiunto – ma quelli sono proprio i momenti in cui si stringono i denti e si va avanti. Paolo non ha mai mollato, farlo sarebbe tradire lui e la sua famiglia. La fiducia nella giustizia ci deve essere, poi io ho sempre distinto tra magistratura e magistrati” (fonte: ANSA)

Petizione | Allontanare Don Benedetto Rustico dalla chiesa di Oppido Mamertina | Change. org Stiamo quasi a 60.000 firme. Preghiamo tutti gli amici di firmare la petizione e diffonderla al massimo

https://www.change.org/it/petizioni/allontanare-don-benedetto-rustico-dalla-chiesa-di-oppido-mamertina

Blitz dei Parlamentari del M5S nel Porto di Gaeta. Un passo importantissimo per accendere una luce sui traffici in quello scalo

E’, SI’, DELIO, UNA VITTORIA SENZ’ALTRO E DOBBIAMO DARE ATTO AGLI ONN. SILVIA BENITTI E CRISTIAN IANNUZZI, A PAOLO COSTA ED A TE DI ESSERNE GLI ARTEFICI.
NEGLI ANNI ANDATI TUTTE LE SEGNALAZIONI FATTE ALLA PROCURA DI LATINA DALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO E DAL WWF CIRCA LA PRESENZA DI POLVERI DOVUTE AL TRAFFICO DI PET -COKE NON HANNO SORTITO ALCUN EFFETTO.
OGGI, AD ANNI DI DISTANZA, SI DEVE A VOI DEL M5S SE, GRAZIE ALLA PRESENZA DI VOSTRI PARLAMENTARI AI QUALI NON SI PUO’ NEGARE ALCUN ACCESSO, SI E’ RIUSCITI AD ENTRARE IN UN POSTO DOVE ACCESSO NON E’ CONSENTITO SE NON A POCHI ADDETTI AI LAVORI.
E’ ROTTA UNA CORTINA.
ORA BISOGNA CAPIRE BENE COSA E’ AVVENUTO IN QUEL PORTO E QUELLO CHE AVVIENE E BENE HA FATTO DI BATTISTA, ALTRO PARLAMENTARE DEL M5S, A PROPORRE GIA’ IN PARLAMENTO IL PROBLEMA.
QUALI SONO I SOGGETTI CHE HANNO MOVIMENTATO LE MERCI E LE MOVIMENTANO IN QUEL PORTO?
COME E DA CHI SONO STATI ESERCITATI I CONTROLLI?
CHI HA ACCESSO AL PORTO?
QUALI DITTE DI TRASPORTO?
SCHIAVONE HA FORNITO UN ELENCO DI TARGHE DI CAMION CHE AVREBBERO TRASPORTATO RIFIUTI TOSSICI E CHE AVREBBERO FREQUENTATO ANCHE IL PORTO DI GAETA.
SONO STATI INDIVIDUATI ED INTERROGATI I PROPRIETARI DI QUEI CAMION?
ECCO, SONO TUTTE DOMANDE ALLE QUALI BISOGNA FARE DEL TUTTO PER OTTENERE DELLE RISPOSTE PRECISE.
COMUNQUE, QUELLO FATTO OGGI E’ UN PASSO IMPORTANTISSIMO CHE SICURAMENTE CONTRIBUIRA ‘ IN MANIERA DETERMINANTE AD ACCENDERE LA LUCE DOVE FINO AD OGGI C’E’ STATO IL BUIO.
GRAZIE DELIO, GRAZIE PAOLO, GRAZIE CRISTIAN!!!

 

Siamo entrati nel porto commerciale di Gaeta. Una vittoria dei cittadini.

Si è tenuto questa mattina un sopralluogo ispettivo di una delegazione di parlamentari del Movimento 5 Stelle al Porto Commerciale di Gaeta. I deputati Silvia Benitti e Cristian Iannuzzi (attesi anche Mirko Busto e Stefano Vignaroli) si sono presentati questa mattina alle 10, 30 davanti i cancelli dell’Autorità Portuale di Gaeta per visionare il sito più “blindato” e discusso del Golfo di Gaeta. Questa visita ispettiva è il secondo step dell’impegno dei parlamentari del M5S per acquisire informazioni sul sito di carico e scarico merci di Gaeta. Un’ispezione che segue l’interrogazione parlamentare del deputato Alessandro Di Battista di due mesi fa, in attesa di risposta da parte dei ministeri coinvolti, che serve proprio a capire cosa accade nel Porto di Gaeta, in particolar modo del rispetto delle normative vigenti in materia di movimentazione del pet-coke.
Insieme ai parlamentari sono entrate le delegazioni dei meetup del M5S di Formia, Gaeta, Minturno, Spigno e Sessa Aurunca, nonché le delegazioni del Comitato delle polveri sottili e dell’Assemblea Popolare del Golfo di Gaeta. Dopo varie discussioni con la security davanti ai cancelli, sono stati fatti entrare anche i fotografi e cameraman al seguito delle delegazione, che hanno documentato lo stato dei luoghi.
A prescindere dalle risultanze del sopralluogo, di cui daremo conto in seguito, resta la vittoria per essere riusciti a entrare nel sito. In passato i componenti dell’Assemblea Popolare del Golfo di Gaeta hanno protocollato tre richieste per avere l’accesso al sito. Alle prime due non è stata data risposta mentre alla terza è iniziato un “tutto italiano” scaricabarile di responsabilità tra Autorità Portuale, Dogana, Intergroup e Guardia di Finanzia per chi dovesse rilasciare l’autorizzazione per il sopralluogo. Alla fine l’accesso è stato possibile solamente grazie ai parlamentari del M5S, perché i parlamentari hanno diritto di accesso, anche senza preavviso, a tutti i luoghi del demanio, anche se in concessione.
Eppure dopo le dichiarazioni di Carmine Schiavone e la questione di Ilaria Alpi, il porto di Gaeta dovrebbe essere trasparente come il cristallo. E’ stato proprio il noto giornalista de “il Fatto Quotidiano” Andrea Palladino domenica scorsa in piazza della Vittoria a Formia a raccontare di quanto sia stato “cruciale” il porto di Gaeta per alcuni traffici oscuri della criminalità. Non ultimo il forte interesse dal 2009 al 2011 di Mattia Messina Denaro per il
settore del trasporto delle pale eoliche. A tutt’oggi ancora non è dato sapere chi fossero gli autisti dei camion in entrata e uscita dal porto di Gaeta.
Il responsabile dell’Autorità Portuale di Gaeta, dott. Spinosa, che ha accompagnato le delegazioni durante il sopralluogo, non ha voluto dare informazioni sulla famosa montagna di rifiuti ferrosi che da due anni fa bella mostra nel porto, ed è stato reticente su altri interrogativi posti dai parlamentari. Ha rassicurato tutti, però, e questa è una buona notizia, sulla storia del pontile petroli. La realizzazione del prolungamento del pontile non ci sarà. Lui dice che effettivamente si trattava di un refuso di progettazione del water front, ma noi pensiamo che le manifestazioni di protesta degli scorsi mesi abbiano inciso non poco sul “ripensamento” da parte dell’Autorità Portuale” circa l’ostinazione con il quale si voleva realizzare il pontile stesso.
Prima di uscire dal sito la delegazione parlamentare del M5S ha voluto visionare una serie di atti amministrativi e progettuali ritenuti interessanti. Dopo la visione degli atti il dott. Spinosa avrebbe garantito che entro martedì saranno consegnate tutte le copie dei documenti richiesti.
Al termine dell’incontro il dott. Spinosa avrebbe garantito che in futuro non ci saranno più problemi per l’accesso al sito. Noi non gli crediamo: se non ci fossero stati i parlamentari oggi non saremmo mai entrati nel sito.

In dirittura di arrivo il Decreto attuativo della legge relativa all’inserimento lavorativo dei Testimoni e dei Collaboratori di Giustizia?

IL DECRETO ATTUATIVO DELLA LEGGE PER L’INSERIMENTGO LAVORATIVO DEI TESTIMONI E COLLABORATORI DI GIUSTIZIA IN DIRITTURA DI ARRIVO???
Sarebbe in dirittura di arrivo il Decreto attuativo della legge relativa all’inserimento lavorativo dei Testimoni e Collaboratori di Giustizia, Decreto il cui contenuto il V. Ministro degli Interni Bubbico illustrerebbe venerdì prossimo alla Commissione Parlamentare Antimafia.
Usiamo il condizionale sia per non creare facili attese che potrebbero andare deluse che perché, dopo le tante promesse non mantenute fatte dai nostri governanti, noi siamo cauti e vogliamo, pertanto, essere come S. Tommaso.
Giudicheremo a fatto compiuto.
Intanto invitiamo chi è in grado di farlo di acquisirne copia e di farci pervenire, appena letto, le proprie considerazioni con eventuali proposte di modifica o di integrazione.

Tentativo di investimento ai danni del Testimone di Giustizia Luigi Coppola a Pompei. Qualche mese fa è stata aggredita e rapinata la figlia nella Stazione di Pompei

Hanno cercato di investirmi e non per errore, ma di certo volutamente.
Erano le 23 circa quando mi recavo a depositare la spazzatura.
Notavo una vettura ferma sul lato opposto al marciapiede dove lascio i sacchetti.
Faccio appena in tempo ad alzare lo sguardo attirato dal rumore delle gomme che slittavano sull’asfalto e mi ritrovo a dovermi catapultare in un terreno adiacente al marciapiede…
L’ho scampata per un pelo.
Qualcuno mi ha aspettato con pazienza per mandarmi un segnale. E per quale motivo?
Io sono solo un testimone di giustizia “contro la camorra”.
Che non si fa intimidire e non la smetterà mai di di scrivere sui giornali: “bisogna denunciare e non sottostare”.
E’ cio che dico agli imprenditori.
Anzi, ne approfitto ancora una volta per dire: “CHI E’ UN CAMORRISTA E’ UN PERDENTE”.

Luigi Coppola, testimone di giustizia.
Pompei

Rimini.Brillante operazione della Guardia di Finanza

GUARDIA DI FINANZA DI RIMINI. PROGETTO “EmmePi”: SEQUESTRATO IL GREEN BAR DI RICCIONE, UNITAMENTE A BENI MOBILI ED IMMOBILI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI OLTRE 5 MILIONI DI EURO

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini continua a raccogliere i frutti del suo costante impegno investigativo nell’ambito del Progetto “Emmepi”, finalizzato, com’è noto, all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati, attraverso l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale sulla base di mirate indagini economico-finanziarie.
Quest’ultima operazione, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Rimini, dr. Luca Bertuzzi, ha consentito, per la prima volta in Riviera, l’applicazione del Nuovo Codice Antimafia per un soggetto pregiudicato, ritenuto socialmente pericoloso anche in ragione di conclamate condotte illecite derivanti dall’ evasione fiscale perpetrata negli anni.
Il Tribunale di Rimini, Sezione Penale, ha emesso decreto di sequestro e confisca dei beni di cui C. S., quarantacinquenne di Napoli già condannato, con patteggiamento, per aver commesso un delitto di tentata estorsione, aveva la disponibilità in valore sproporzionato rispetto al reddito prodotto e/o all’attività economica svolta.
In particolare, il Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini, attraverso una capillare attività di intelligence e analisi operativa nel settore delle iniziative turistico-commerciali sulla costa romagnola, ha individuato il predetto che, attraverso una srl a lui interamente riconducibile, gestisce il prestigioso “Green Bar” ubicato in Viale Ceccarini a Riccione, rilevando in capo a C.S. una profonda discrepanza (pari a circa un milione di euro) tra reddito dichiarato e patrimonio posseduto.
C.S., in particolare, aveva patteggiato una pena di due anni a seguito della condanna per una tentata estorsione, aggravata dall’uso dell’arma, realizzata in danno di un avvocato riccionese che patrocinava gli interessi dei proprietari dei locali o/ve ha tuttora sede il bar sequestrato e che avevano ottenuto un’ordinanza esecutiva di sfratto.
Attraverso tali minacce aveva cercato di indurli a non dare seguito al provvedimento ovvero ad accettare le sue condizioni. In altre circostanze, in concorso con altri due pregiudicati campani, aveva addirittura esploso colpi di arma da fuoco contro la vetrina del negozio della moglie del legale.
Anche per i rapporti con i suoi due complici, sottoposti, in altri procedimenti, a misure cautelari personali per aver commesso reati aggravati dal metodo mafioso (ex art.7 del D.L.152/91, C.S. è stato ritenuto soggetto socialmente pericoloso e, dunque, passibile dell’applicazione della normativa antimafia.
Durante l’udienza tenuta in Camera di Consiglio davanti al Tribunale di Rimini, C.S. ha tentato di giustificare la discrepanza tra reddito e patrimonio evidenziata dai finanzieri del Nucleo Pt di Rimini dichiarando di aver accumulato le illecite ricchezze attraverso ricavi della sua attività sottratti alla tassazione in forza di condoni tombali succedutisi nel periodo dal 1997 al 2003.
I giudici, accogliendo le tesi della Guardia di Finanza, nonché recependo l’indirizzo univoco della Suprema Corte di Cassazione, hanno respinto le pretestuose argomentazioni sottolineando nel provvedimento che tali circostanze appalesavano una proclività all’evasione e costituivano ulteriore, grave elemento di fatto per giudicare C.S. socialmente pericoloso, inserendolo tra coloro che vivono, anche in parte, con i proventi di attività illecite così come previsto dalla norma.
In sostanza, affermando il concetto, da tempo sostenuto dalla Guardia di Finanza di Rimini, che la accertata pericolosità fiscale costituisce a pieno titolo “species” della pericolosità sociale, sono state applicate le misure di prevenzione patrimoniali in ragione di condotte illecite abituali e ripetitive attinenti anche lo specifico settore fiscale.
Il Tribunale di Rimini, Sezione Misure di Prevenzione, emetteva dunque la misura ablativa disponendo il sequestro e la contestuale confisca delle quote della società che si occupa della gestione del “Green Bar” e di tutti beni strumentali della predetta azienda, nonché di un appartamento e di un garage ubicati nel centro di Riccione, di un motociclo di grossa cilindrata e di un’autovettura, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.
I beni saranno gestiti dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati alla Criminalità.
Rimini, 11 Luglio 2014
REFERENTI PER ULTERIORI ELEMENTI:
- Comandante della Compagnia di Rimini (Cap. Giovanni Linardi)
- Comandante della Tenenza di Cattolica (Luogotenente Matteo Totaro).

Ecco come si fa antimafia!!! Con i fatti, non con le chiacchiere!!! Bravo, Christian, complimenti ed un abbraccio da tutti noi

ECCO COME SI FA ANTIMAFIA!!!
NON CON LE CHIACCHIERE COME FANNO MOLTI.
BRAVO, CHRISTIAN, COMPLIMENTI ED UN ABBRACCIO DA TUTTI NOI

 

 

Dossier “esplosivo” in Commissione Parlamentare Antimafia sulla Liguria

E’ stato consegnato alla Commissione Parlamentare Antimafia dall’onlus “Casa della Legalità”, unica associazione ligure sentita in Audizione ufficiale dalla Commissione d’Inchiesta parlamentare presieduta dall’On. Rosy Bindi

Nella tarda mattinata di ieri, 8 luglio 2014, arrivano alla Prefettura di Imperia, dove dal giorno precedente è riunita la Commissione Antimafia, il Presidente ed il Segretario della Casa della Legalità, Christian Abbondanza ed Enrico D’Agostino. Con loro portano due cd-rom pieni che contengono tutti gli allegati della Relazione che l’Ufficio di Presidenza ha redatto. In quelle 96 pagine, vi è una ricostruzione di fatti e risultanze di inchieste che dimostrano che la ‘ndrangheta non è, come sostiene qualcuno, un problema marginale o “limitato” all’imperiese, ma è un problema ligure dagli anni di Alberto Teardo in avanti. E’ la composizione dei singoli frammenti di informazioni che visti nell’insieme descrivono una regione, la Liguria, come specchio della Calabria. Il saldo legame con l’ambiente della Massoneria funzionale alla tessitura di reti di relazioni funzionali all’affermazione degli obbiettivi del sodalizio mafioso, sono solo uno degli elementi indicati e documentati in questo lavoro che ora è agli Atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle mafie.
Abbondanza dichiara: “Dall’esame dei fatti e degli Atti emerge chiaramente che il problema ‘ndrangheta non è solo della Provincia di Imperia, o delle amministrazioni di centrodestra, bensì fenomeno che caratterizza tutta la Regione, dall’estremo Ponente all’estremo Levante, con rapporti di contiguità, connivenze e vere e proprie complicità nella politica trasversali”. “La Liguria è stata colonizzata ed i politici vanno a chiedere i voti ai boss della ‘Ndrangheta. Politici di destra, di centro e di sinistra, oltre che anche di liste civiche – continua il Presidente della Casa della Legalità – La penetrabilità, con quindi anche le infiltrazioni ed i condizionamenti nella Pubblica Amministrazione partono dai piccoli Comuni per arrivare ai massimi vertici della Regione, sono ad alcuni esponenti nazionali della politica espressione della Liguria. ”
E nella Relazione non mancano nemmeno le foto che sottolineano certi rapporti. Non mancano nomi e cognomi, come è caratteristica di questa associazione che non per niente si è conquista minacce e tentativi di delegittimazione di ogni specie. E non manca nemmeno l’indicazione degli effetti di questa “colonizzazione” sul territorio e di questo “capitale sociale” di relazioni con politici ed Amministratori pubblici di tutti gli schieramenti: l’inquinamento dell’economia con la negazione della libera concorrenza sul mercato.
“La capacità di condizionamento delle imprese mafiose o di soggetti strettamente legati ai sodalizi mafiosi è devastante. – sottolinea Abbondanza – Vi è stato un accordo di spartizione tra le cosche che ha garantito un territorio per ogni impresa di riferimento, ad esempio, nel settore delle demolizioni, bonifiche e movimento terra. ”. “Oltre che i casi dei Pellegrino e Sgro’ nell’estremo ponente ligure, ci sono quelli del savonese, con i Fotia ed i Gullace-Fazzari, vi sono poi soprattutto i Mamone a Genova e Nucera nel Tigullio, per fermarsi al capoluogo della regione. Questi hanno acquisito posizioni “dominanti” sul mercato, soffocando ogni concorrenza. ”
Ed il dossier consegnato all’Antimafia dalla Casa della Legalità contiene indicazioni precise, richiami ad Atti di inchieste, a fatti. Alle nuove imprese di questo sistema, alle reti di imprenditori e grandi colossi societari e cooperativi che hanno stretto alleanze con il volto “imprenditoriale” delle cosche, piegando anche assegnazioni di appalti e subappalti alla preventiva spartizione attraverso i “cartelli” di imprese. Indicano tutti.
Una mappatura che sviluppa quei singoli nomi che spesso si leggono nelle Relazioni sintetiche della Procura Nazionale Antimafia o della D. I. A. così che nessuno possa dire, ad esempio, non sapevamo che i Fogliani di Tauriano fossero propri Fogliani che hanno costruito a Genova un impero nato dal nulla. C’è l’attualità e la storia di come la Liguria sia stata piegata dalle mafie e sia piegata più che mai oggi, quando ancora qualcuno, nega che esista. “C’è una storia che in troppi vorrebbero far cadere nell’oblio. E’ quella che riguarda la Valpolcevera, il territorio di Genova più pesantemente colonizzato dalle mafie. Qui la prima ad arrivare ed ancora la più radicata e forte nel quartiere di Rivarolo è Cosa Nostra. – dichiara Enrico D’Agostino – Qui si fa la processione con la Madonna della Catena di Riesi, e qui è stata riprodotta la mentalità della loro terra di origine. Qui si sentivano sicuri per la latitanza boss pericolosissimi come Daniele Emmanuello e qui da decenni hanno costruito solidi rapporti con la politica. Iniziarono con l’entrare nel PSI a suon di intimidazioni e sono arrivati a rapporti e iniziative con candidati sindaci ed altri politici, attraverso un’associazione che è stata fondata e vedeva tra i propri dirigenti il noto “capobastone” Giacomo Maurici. ”
Non è stato un contributo di classica retorica antimafia con cui tanti si esibiscono ed in tanti, pure, si arricchiscono. Un documentato dossier che se usato bene e non lasciato in un cassetto potrebbe provocare scrolloni pesanti in Liguria. Non solo quindi a Diano Marina che è uno dei punti toccati dalla Casa della Legalità che già a marzo scorso aveva integrato con ampia relazione la richiesta di Commissione di Accesso in Comune.
L’attenzione è stata posta sul “capitale sociale” della ‘ndrangheta in Liguria ed ora cerchiamo di farla calare. Abbondanza: “Non abbiamo presentato un enciclopedia comprensiva di tutto, ma un documento che definisce e rende nitidi i lineamenti, i meccanismi e gli attori di quello che, passando anche attraverso la Carige e le Diocesi, è il Sistema-Liguria. Decenni fa con una testa, quella di Teardo, primo presidente di Regione arrestato con l’accusa di associazione mafiosa, ed oggi con due teste, quelle di Burlando e Scajola. Quel Sistema-Liguria in cui le organizzazioni mafiose hanno potuto crescere e prosperare, diventando centrali sia nell’ambito elettorale sia in quello economico. ”

Allontanare Don Benedetto Rustico dalla chiesa di Oppido Mamertina | Change. org. Firmate e diffondete. Superate già le 55.000 firme

http://www.change.org/it/petizioni/allontanare-don-benedetto-rustico-dalla-chiesa-di-oppido-mamertina?utm_campaign=petition_created&utm_medium=email&utm_source=guides

Grossa operazione della DIA di Napoli

MAFIA: AGGRESSIONE AI PATRIMONI DEI CASALESI.
OPERAZIONE DELLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA. SEQUESTRATI BENI PER 100 MILIONI DI EURO
AD UN IMPRENDITORE AFFILIATO AL CLAN.

Gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli stanno completando l’esecuzione di un Provvedimento di sequestro beni e consistenze economiche, emesso dalla dr.ssa Corinna FORTE Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta del Direttore della D.I.A. Arturo DE FELICE, riconducibili a LETIZIA Alfonso, sessantasettenne, originario di Casal di Principe (CE) imprenditore mondragonese attivo nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo.

L’attività si inquadra nell’ambito della strategia investigativa avente come obiettivo la sistematica aggressione dei patrimoni illecitamente costituiti da parte di persone appartenenti ad organizzazioni camorristiche.

Giova al riguardo ricordare che il 6 dicembre 2011 venne eseguita, nell’ambito dell’operazione “Il Principe e la ballerina”, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dott. Antonio ARDITURO, dott. Giovanni CONZO, dott. Francesco CURCIO e dott. Henry John WOODCOCK, nei confronti di 57 persone (tra cui l’odierno destinatario del provvedimento ablativo), ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione e/o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio, reimpiego di capitali di illecita provenienza ed altro, reati tutti aggravati dalla finalità di aver agevolato il clan “dei casalesi”.

Tale attività ebbe il pregio di svelare gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale dal clan “dei casalesi”, fazione SCHIAVONE e BIDOGNETTI, attraverso l’illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, ostacolando il libero esercizio del voto, procurando vantaggi ai candidati indicati dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, anche tramite il condizionamento della composizione degli organismi politici rappresentativi locali, evidenziando enormi interessi economici consistenti l’aggiudicazione di appalti, assunzioni di personale compiacente all’organizzazione, apertura di centri commerciali, attività edilizie con forniture di calcestruzzo.

Il LETIZIA, imprenditore attivo nel particolare settore economico era il punto di riferimento del clan dei casalesi, famiglia Schiavone, in quanto metteva stabilmente a disposizione della “famiglia” i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall’organizzazione mafiosa, l’ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano. In particolare l’organizzazione mafiosa, avvalendosi della capacità di assoggettamento e intimidazione derivante dal vincolo associativo, imponeva sui cantieri controllati le forniture di calcestruzzo provenienti dalle loro aziende (in provincia di Caserta a partire dall’anno 2000).

Storicamente legato alle organizzazioni camorristiche casertane, il LETIZIA, al pari degli altri imprenditori coinvolti in ragione di un “dare” all’organizzazione, era beneficiario di un “avere”: il suo mercato, cioè, veniva tracciato e perimetrato dalle attività e dagli interessi del sodalizio camorrista che egli stesso retribuiva.

L’indagine ha consentito di evidenziare un meccanismo definito come “cooptazione camorrista del fornitore”, attuato allorché il sodalizio individuava proprio nel LETIZIA il fornitore del calcestruzzo necessario per erigere un centro commerciale ma, soprattutto, risultava che, in evidente funzione remunerativa per il clan, egli forniva il calcestruzzo a prezzi di gran lunga maggiorati rispetto a quelli di mercato.

Senza dubbio tale circostanza è più che eloquente espressione della capacità di coartazione della libertà d’impresa che il contesto camorristico era capace di esprimere.

Dato caratteristico della figura del LETIZIA è la capacità di costruire e mantenere rapporti di cointeressenza e reciproco vantaggio sia con il clan dei casalesi, sia con quelli operanti nella zona mondragonese ove egli abita.

LETIZIA Alfonso, come hanno affermato i Giudici del Tribunale sammaritano nell’odierno provvedimento di sequestro, è il vero dominus dell’intero omonimo gruppo imprenditoriale. Infatti, egli ha deciso di operare nel settore estrazione inerti, gestione cave e calcestruzzo, ha acquisito i siti ove è avvenuta la materiale attività di estrazione e vendita, ha costituito le società che nel corso degli anni si sono avvicendate nel medesimo ambito imprenditoriale, ha coinvolto i figli nella gestione delle compagini intestando loro quote sociali, ha intrattenuto personalmente i contatti con esponenti del clan casalese e mondragonese funzionali alla più proficua gestione delle proprie imprese, ha posto in essere condotte delittuose per il tramite di talune delle citate compagini.

LETIZIA Alfonso è individuato concordemente dai collaboratori di giustizia come imprenditore vicinissimo ai clan camorristici delle zone di interesse. Sul punto, Carmine SCHIAVONE rappresenta che egli era legato inizialmente a BARDELLINO ed entrò a far parte del sodalizio già nel 1977-78, allorchè aiutò BARDELLINO a sottrarsi alle ricerche delle FF.OO. dopo un omicidio commesso a Marano offrendogli ospitalità presso di lui. Egli era stato poi legato a Mario IOVINE e a Vincenzo DE FALCO e, dal 1992 in poi, con il riavvicinamento dei LA TORRE ai casalesi, era anch’egli rientrato nel sodalizio. DIANA Luigi conferma di averlo conosciuto, addirittura a casa del capo clan Francesco BIDOGNETTI, alla “fine degli anni ottanta”. LA TORRE Augusto precisa che la società del LETIZIA aveva aderito negli anni ottanta al consorzio Covin (ovvero all’aggregazione di estrattori di sabbia governato dal clan e che garantiva il monopolio delle forniture al sodalizio).

Al riguardo, nella sentenza del G.I. di Napoli del 28.07.1989, riguardo a fatti avvenuti all’inizio del decennio in esame, emerge che l’impresa del LETIZIA “Calcestruzzi Massicana”, era appunto vicina alBARDELLINO e forniva sui cantieri di Monteruscello ben l’8% in meno del calcestruzzo rispetto a quanto dichiarato nei documenti contabili, rappresentando ciò una vera e propria “tangente” intascata ai danni del costruttore acquirente delle forniture.

Come si è visto, i rapporti inquinati tra il LETIZIA ed i clan camorristici hanno avuto origine alla fine degli anni settanta e si sono protratti lungo tutto il suo percorso di vita imprenditoriale, coinvolgendo anche i figli, Luigi e Michele.

E’ altresì chiaro che egli abbia ritratto considerevoli vantaggi patrimoniali e non dalla sua vicinanza ai clan, individuabili senza dubbio sia nella generica “protezione” e in alcuni servizi “aggiuntivi” (come picchiare un sindacalista scomodo), sia in veri e propri accrescimenti di utili finanziari, reinvestiti in immobili e beni strumentali delle aziende.

Il LETIZIA ha sfruttato per il proprio personale arricchimento il potere di intimidazione del sodalizio, partecipando contemporaneamente al suo prosperare e al mantenimento del controllo sul territorio grazie all’asservimento delle proprie società agli ideali ed al modus operandi del clan.

Egli può, dunque, ritenersi imprenditore collusoossia l’imprenditore che è entrato in  un rapporto sinallagmatico con la cosca tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per l’imprenditore nell’imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell’ottenere risorse, servizi o utilità.

Tale dato è suffragato dalla disamina dalle vicende che hanno connotato la sua espansione patrimoniale che lo ha portato da una fase di indigenza all’attuale posizione di notevole ricchezza.

Beni compresi nel provvedimento di sequestro:

-          aziende:

1)     “Ditta individuale LETIZIA Alfonso” con sede in Mondragone (CE);

2)     “Estrazioni cave Letizia S.a.s. di LETIZIA Alfonso”, con sede in Mondragone;

3)     “Beton Ducale S.r.l.”, con sede in Mondragone;

4)     “Siciliano Costruzioni S.r.l.” con sede in Mondragone;

5)     “Lavin S.r.l.” con sede in Mondragone;

6)     Quota di € 50.000 della “Rolefin Immobiliare S.r.l.” con sede in Mondragone;

7)     “Coina S.r.l.” con sede in Mondragone.

-          N. 81 immobili, tra terreni e fabbricati, ubicati: 30 in Mondragone (CE), 22 in Falciano del Massico (CE), 7 in Carinola CE), 19 in Grazzanise (CE), 1 in Santa Maria Capua Vetere (CE) e 2 in Cavezzo (MO).

-          n. 29 auto motoveicoli;

-          numerosi rapporti finanziari.

Il valore dei beni in sequestro è stato stimato dagli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale, all’atto dell’immissione in possesso per complessivi 100 milioni di Euro tra valore delle aziende, patrimonio e valore di avviamento.

Due testimoni di giustizia condotti in queste ore in un luogo a rischio. L’appello della Caponnetto

Due testimoni di giustizia condotti in queste ore in un luogo a rischio. L’appello della Caponnetto.

Nonostante le ripetute proteste, pochi minuti fa i testimoni di Giustizia Pino Grasso e
Francesca Franzè sono stati prelevati da esponenti delle forze dell’ordine che li
stanno conducendo, insieme ai loro figli, nella “località protetta” scelta dal Ministero
degli Interni.
Secondo le informazioni fornite alla Caponnetto dai due testimoni, però, risulta che in
tale “località protetta” si troverebbero individui vicini alle persone da essi denunciati
e fatti arrestare.
«Siamo sconcertati, è come lanciare i due testimoni e i loro familiari nelle fauci delle
belve», denuncia senza mezzi termini il segretario della Caponnetto, Elvio Di Cesare.
«Pino Grasso e Francesca Franzé – incalza Di Cesare – ci hanno riferito che avevano
già concordato la destinazione, un luogo dove non avrebbero corso rischi di qualsiasi
genere, ma evidentemente qualcuno, a Vibo Valentia o a Roma, ha disatteso gli
impegni assunti ed ha deciso diversamente».
Contro quello che definisce «comportamento sconcertante da parte degli organi
centrali responsabili, che non tiene conto delle esigenze e della vita stessa di un’intera
famiglia di testimoni di giustizia», la Caponnetto per bocca del suo segretario
nazionale «protesta vivamente contro quest’atto di irresponsabilità e di insensibilità di
una gravità eccezionale» e chiede «un intervento urgentissimo del Presidente della
Repubblica e del premier Renzi, affinché si adoperino per la revoca di tale iniquo
provvedimento e per favorire la scelta di altra località dove i predetti testimoni di
giustizia non corrano rischi di alcuna natura».

Un uso razionale dei beni confiscati alla camorra a Formia. Il pensiero dell’Associazione Caponnetto

A Formia è in corso un dibattito in ordine all’uso di alcuni beni confiscati alla camorra.
Siamo stati invitati ad un incontro al quale, però, non parteciperemo non perché l’argomento non ci interessi, ma solo perché il nostro pensiero al riguardo lo stiamo esplicitando da anni.
Lo ripetiamo, comunque, per coloro che hanno la memoria corta:
noi siamo per un’azione antimafia di attacco, basata tutta sull’indagine, sulla denuncia e sulla proposta e non siamo affatto interessati alla gestione di beni o comunque ad operazioni che comportino un interesse di natura economica.
Punto.
Ma diciamo ancora di più:
un’associazione antimafia NON può e NON deve, per salvaguardare la sua assoluta autonomia, imbarcarsi in avventure che potrebbero in un modo o in altro comportare forme di assoggettamento alle istituzioni ed ai partiti che le controllano.
L’antimafia deve fare l’antimafia e basta ed antimafia significa individuare i mafiosi – dovunque essi siano annidati, soprattutto nei partiti e nelle istituzioni -, denunciarli, mandarli in galera, privandoli, peraltro, di tutti i beni accumulati illecitamente.
Questa è l’antimafia vera e pura e noi la intendiamo così.
Per quanto riguarda la riunione di Formia e il discorso relativo all’utilizzo degli immobili colà disponibili, noi riteniamo che essi debbano essere messi a disposizione o delle forze dell’ordine per finalità, però, operative, oppure di famiglie senza casa che non hanno la possibilità di pagare un affitto.
E’ una scelta di campo che l’Amministrazione comunale di Formia deve fare anche per fugare ogni dubbio circa un uso improprio dei beni dei quali è venuta in possesso.

Via il Parroco di Oppido Mamertina. Petizione online per cacciare Don Benedetto Rustico dopo l’inchino al boss

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2014/7/8/OPPIDO-MAMERTINA-Petizione-online-per-cacciare-Don-Benedetto-Rustico-dopo-l-inchino-al-boss/512950/

Archivi