Comunicati

AVANTI CON LE SEGNALAZIONI E LE DENUNCE !!!!!!!!!! CI SERVONO NOTIZIE,NOTIZIE,NOTIZIE,LE PIU’ DETTAGLIATE ED ATTUALI POSSIBILI !!!!!!!!!! L’ANTIMAFIA SI FA CON LE NOTIZIE,LE INDAGINI E LE DENUNCE,ANTICIPANDO I FATTI E NON LIMITANDOSI A RACCONTARE COSE E FATTI GIA’ AVVENUTI !!!!!!!!!

Un’Associazione antimafia seria,per rendersi significativa ed utile ,DEVE rappresentare su ogni singolo territorio sul quale é presente un vero e proprio sensore,
Una sentinella della legalità.
Se non fa questo non ha senso.
Non bisogna attendersi  sempre e solo l’intervento  delle forze dell’ordine  e della magistratura  perché queste non hanno il dono dell’ubiquità e spesso non possono arrivare dove ,invece,possono i cittadini e le associazioni.
Gli aderenti all’Associazione Caponnetto,al momento della loro adesione,assumono un impegno morale e non possono,quindi,pensare di aver assolto ai loro doveri  piantando la sua bandiera e basta.
Noi abbiamo creato un apposito Ufficio “Ricerche” che si occupa,sulla base delle segnalazioni che ci arrivano dai territori,di sviluppare indagini e di acquisire così tutti gli elementi da fornire agli inquirenti istituzionali per il   loro  prosieguo e per gli approfondimenti.
Esortiamo tutti,pertanto,a inviarci il massimo possibile di notizie,le più dettagliate possibili, per combattere i clan.Al momento ci interessano in particolare le regioni del Lazio,della Campania e dell’Abruzzo e Molise.
Questo é il nostro compito e per svolgerlo al meglio ci siamo dotati di un ufficio Legale di primissimo ordine capeggiato dal Prof.Alfredo Galasso,il noto avvocato delle parti civili del maxiprocesso di Palermo , di quello Pecorelli contro Andreotti e di tantissimi altri processi di primaria importanza.
                                                                                                                                                  LA SEGRETERIA

Comunicato ufficiale Associazione Caponnetto sul “voto di scambio” nelle elezioni regionali in Campania.L’Associazione invita gli inquirenti a dar inizio ad indagini induttive per individuarne la “provenienza”

Roma, 29 giugno 2015

 

comunicato stampa

 

L’ANALISI DELLA ASSOCIAZIONE CAPONNETTO SUL VOTO DI SCAMBIO IN CAMPANIA ALLE REGIONALI 2015 E I CONDIZIONAMENTI CAMORRISTICI.

LA RICHIESTA AGLI INQUIRENTI DI ACCERTAMENTI INDUTTIVI SULLA PROVENIENZA DELLE MASSE DI VOTI

L’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto ha approvato un documento nel quale vengono analizzati alcuni fattori di rischio relativi al voto del 31 maggio scorso per il rinnovo del consiglio regionale in Campania. Nel documento, frutto di attenta disamina di candidature ed elezioni, con masse impressionanti di preferenze convogliate su taluni personaggi per lo più sconosciuti all’opinione pubblica, si tiene fra l’altro conto delle segnalazioni pervenute sulle possibilità di voto di scambio e condizionamenti camorristici.

Al documento è allegata un’appendice, tuttora in corso di ulteriori elaborazioni ed analisi, nella quale vengono indicati anche nomi e territori particolarmente indicativi del rischio sopra esposto.

Alla luce dei primi risultati raggiunti, l’Associazione intende rendere noti gli elementi portanti e generali dell’analisi effettuata e chiede alle Autorità inquirenti – già al lavoro sulle medesime ipotesi, come si è appreso dalla stampa – di considerare la possibilità di avviare indagini anche di carattere induttivo sulle tante zone d’ombra che potrebbero condizionare, per i prossimi 5 anni, la gestione della cosa pubblica nel principale centro di spesa dei fondi statali ed europei: la Regione Campania.

Qui di seguito i punti principali del documento elaborato dalla Caponnetto.

 

In Campania alle ultime regionali ha votato appena il 52,9 per cento degli aventi diritto.

Il dato sull’astensionismo, che altrove indica prevalentemente protesta e disaffezione dei cittadini verso la classe politica, in Campania risulta particolarmente favorevole alle “macchine del voto”, sempre all’opera anche a cavallo tra una tornata elettorale e l’altra. Infatti, con un dato di astensionismo così elevato, risulta ovviamente più semplice ottenere i risultati “desiderati”, potendo contare su una platea di elettori che, già abilmente preparata in precedenza, non deve poi fare i conti con un altro 50% circa di votanti secondo la propria libera opinione.

Paradossalmente la presenza di una forte componente del voto di opinione a favore del M5S ha ulteriormente favorito tale fenomeno, perché ha convogliato verso di sé anche il voto di protesta, lasciando così praticamente “sola” al voto la componente elettorale preconfezionata.

Tale ultima componente – quella, come abbiamo visto, numericamente predominante – risente di un duplice tipo di condizionamento.

 

Una quota è infatti quella tradizionalmente legata al “voto di scambio per bisogno”, secondo il vecchio metodo laurino – e poi democristiano – alla Mister Centomila: sottrarre apriori i diritti e poi elargirli come favori in cambio del voto (lavoro, casa, giustizia, salute, etc.). Lavorano su questo terreno abili comitati post-democristiani, ciascuno dei quali esprime un candidato, chiamato poi a rendere conto di voti, stipendi e benefit ricevuti, operando e legiferando secondo le richieste dei comitati.

Più pericolosa – ma non meno attiva ed imponente – è la componente che opera lungo il crinale del voto di scambio politico-mafioso. Il metodo resta lo stesso, ma rafforzato dal potere di intimidazione e da consegne del silenzio inflessibili. In tal caso gli eletti, diretti rappresentanti di questo o quel clan (talvolta di intere alleanze mafiose) dovranno poi agire, nel corso del loro mandato, favorendo i loro “grandi elettori” con leggi ad hoc, interrogazioni parlamentari, delibere, corsie preferenziali nei concorsi, assunzioni di personale, etc.

Questa seconda tipologia, già collaudata in maniera ferrea nei piccoli e medi comuni fin dagli anni ’80 (spesso quelli che saranno poi sciolti per mafia), domina ormai la scena anche in occasione del voto per il rinnovo della Regione, principale ed unico centro di spesa pubblica che gestisce i flussi miliardari in arrivo dall’Europa.

Le due tipologie del voto di scambio illustrate, peraltro, non conoscono una netta separazione, ma spesso percorsi comuni, caratterizzati da comitati e candidati contigui ad entrambi i sistemi.

Difficile, poi, stabilire ed indicare con precisione le influenze mafiose sul voto del 31 maggio, fino a quando non saranno avviate o rese note indagini che dovrebbero – alla luce delle precedenti considerazioni, a tutti note e condivise – basarsi anche su accertamenti di tipo induttivo. Gli inquirenti dovrebbero insomma chiedere conto, ad un candidato che ha riportato per esempio oltre 20.000 voti in Campania, della provenienza di quelle preferenze.

 

Al momento in Campania risulta – attraverso la stampa – che siano stati aperti due filoni d’indagine sul voto di scambio politico mafioso. Tuttavia, a quanto si legge, riguarderebbero casi isolati e circoscritti, non l’intero fenomeno.

 

Possiamo pertanto limitarci ad indicare alcune elezioni “a rischio” in base ad indagini pregresse della magistratura sulle singole persone. Fermo restando che in un Paese nel quale, con migliaia di imprese oneste che finiscono finite sul lastrico per mancanza di commesse, numerosi enti pubblici continuano ad appaltare forniture di servizi a ditte colpite da interdittiva antimafia.

 

Resta il fatto, infine, che masse enormi di voti vengono dirottate su candidati eletti che risultano totalmente sconosciuti al 100% della popolazione.

 

 

Ufficio stampa Associazione Antimafia Caponnetto

 

contatti: 347 0515527 – 347.3615263  http://www.comitato-antimafia-lt.org/

La solidarietà dell’Associazione Caponnetto al Testimone di Giustizia Luigi Leonardi.Domattina processo a Napoli contro gli scissionisti

 

Domani al Tribunale di Napoli l’udienza per il processo agli scissionisti scaturito dalle denunce dell’imprenditore Luigi Leonardi, testimone di giustizia. La solidarietà della Caponnetto.

 

Si terrà domani, martedì 30 giugno, al Palazzo di Giustizia di Napoli l’udienza del processo che vede alla sbarra numerosi esponenti degli “Scissionisti” a seguito delle denunce presentate dall’imprenditore Luigi Leonardi. Sono accusati a vario titolo di estorsione e sequestro di persona, reati aggravati dal metodo mafioso.

 

Nell’ambito di questa indagine giudiziaria, grazie alle denunce di Leonardi sono stati arrestati 11 affiliati alla camorra, mentre durante il primo processo scaturito dal j’accuse dell’imprenditore ne furono assicurati alla giustizia altri 4.

 

All’udienza di domani sarà ascoltato in teleconferenza un narcotrafficante.

 

L’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto esprime viva solidarietà al testimone di giustizia Luigi Leonardi con l’auspicio che una rapida ed efficace conclusione del processo possa porre fine al clima difficile nel quale è costretto a vivere da anni il coraggioso imprenditore Leonardi con la sua famiglia.

 

 

 

Roma, 29 giugno 2015

 

 

Ufficio stampa Associazione Antimafia Caponnetto

 

contatti: 347 0515527 – 347.3615263

 

http://www.comitato-antimafia-lt.org/

E’ necessario ed urgente che tutti si impegnino perchè l’intero fronte dell’antimafia sociale in Italia abbandoni le secche della retorica,delle vuote commemorazioni,della platealità,per approdare alla sponda dell’INDAGINE e della DENUNCIA,nomi e cognomi,per aiutare la Magistratura inquirente,come chiedeva Paolo Borsellino,a combattere con efficacia la corruzione e le mafie insediatesi ormai massicciamente nei gangli vitali dello Stato,dell’economia e della società.Solo così si può rendere onore alla memoria di coloro che hanno dato la propria vita per sconfiggere le mafie.

Ringraziamo gli amici e le amiche napoletani che ,in occasione della  riunione dell’Associazione Caponnetto campana tenutasi ieri,sabato 27 giugno nel capoluogo partenopeo,ci hanno proposto un dettagliato documento che punta a far comprendere il fenomeno del “voto di scambio” che ha influenzato  tutto l’iter delle elezioni regionali in Campania.
Un documento utilissimo che potrà servire ad inquirenti e forze politiche sane ad avviare indagini induttive sulla “provenienza” dei flussi elettorali e “capire” a fondo quanto il voto mafioso influenzi e condizioni l’esito delle elezioni.
Un lavoro certosino e serio che additiamo come esempio a tutti  coloro che credono che la lotta alle mafia possa ancora essere fatta limitandosi agli slogan,agli appelli,alle affermazioni generiche,quando attorno a noi il  Paese brucia sotto il tallone delle mafie proiettate alla conquista definitiva e totale del Potere.
La funzione di un’associazione antimafia seria e non soggiogata al potere politico-mafioso é quella di far crescere una cultura in tutto il fronte dell’antimafia sociale del Paese che faccia fare un salto di qualità ad ogni singolo sodalizio,ad ogni singola persona,per indurre tutti a smetterla con la retorica,con le chiacchiere che non fanno altro che favorire oggettivamente le mafie,per passare all’INDAGINE ed alla DENUNCIA,in stretta collaborazione con chi é preposto nelle istituzioni a combattere le mafie.
Considerata la gravità della situazione esistente nel Paese,non c’é allo stato altra strada.
Tutto il resto non serve più.
Un grazie commosso agli amici ed amiche campani !!!!!!!
La Segreteria dell’Associazione Caponnetto

Malgrado le tante chiacchiere e le assicurazioni del vice ministro Bubbico il ministero dell Interno si sta dimostrando assolutamente indifferente ai problemi dei Testimoni di Giustizia.Un vergogna senza fine!!!!!!!!!!

Mattiello, PD, Com Antimafia e Giustizia,tutti d’accordo  nel dichiarare :‘sul fronte del riscatto di chi denuncia le mafie, lo Stato rischia di perdere una battaglia decisiva. Sono uomini e donne che si sono affidati allo Stato pur di non piegarsi alle mafie, che per questo sono sotto tutela, spesso in programmi di protezione speciali. Troppo frequentemente hanno perso il loro lavoro, i loro affetti e sono sommersi dalla burocrazia. La Commissione Antimafia ha approvato il 20 di Ottobre all’unanimità una relazione che traccia precise proposte di riforma del sistema tutorio e delle misure di assistenza economica. Proposte che dovrebbero allargarsi alla tutela delle vittime di racket. Ci sono anche le proposte di riforma della Commissione presieduta da Gratteri. Manca all’appello il Ministero dell’Interno, che pure oltre un anno fa ha insediato un tavolo tecnico per valutare la situazione. Cosa intende fare il Governo? Intanto tra poco il Generale Pascali lascerà l’incarico di direttore del Servizio Centrale di Protezione: il suo lavoro è stato importante  e sarebbe importante poterlo valorizzare. Insomma: non c’è più tempo da perdere!’

I fallimenti e le aste giudiziarie

LE ASTE GIUDIZIARIE,AFFARISTI E.FORSE,ANCHE BANCHIERI DISONESTI

 

 

Un disastro.

Una falcidia di imprese e di uomini.

Dovunque andiamo e qualunque giornale apriamo sentiamo parlare e leggiamo di “fallimenti di imprese” e di suicidi di persone.

La crisi sta falcidiando l’economia legale,quella sana, e la gente onesta.

Gravate di debiti  cui non riescono più a far fronte.

A tutto vantaggio di banchieri disonesti, cravattari e,probabilmente , di mafie .

Un filone da attenzionare   perché qua si sta rischiando di trasformare il Paese in una nazione criminale,da legale in illegale.

Il sospetto é che dietro tutto ciò le mafie stanno mungendo a piene mani.

Poco più di un anno fa corremmo dal Procuratore Pignatone,insieme ad una delegazione di proprietari di aziende agricole tutte in crisi dell’agro pontino,e gli sottoponemmo il caso.

Dopo  qualche mese fummo  convocati dalla Squadra M obile di Latina per essere interrogati.

Non sappiamo quello che la Squadra Mobile di Latina ha accertato.

Già allora sentivamo parlare di soggetti “napoletani” che giravano per le campagne dell’agro pontino,da Terracina in sù e fino alle porte della Capitale,per chiedere notizie sulle aziende all’asta e sulle altre in crisi profonda..

Le aste giudiziarie,maledette aste,lo specchio dell’immensa sofferenza di tantissime povere famiglie ridotte al fallimento e lo strumento che fa ingrassare papponi ,affaristi e ,forse,anche banchieri  disonesti e mafiosi

Un settore che dovrebbe essere messo sotto strettissima  e continua osservazione da Procure e Guardia di Finanza.

Uno screening di tutte le aste e delle procedure fallimentari.

Siamo convinti che uscirebbe di tutto.

Il problema ci si é riproposto in queste ultime settimane con un’azienda agricola del sud pontino.

Una grossa  azienda di un valore notevole messa all’asta per qualche centinaia di migliaia di euro.

Non ci abbiamo visto più.

Siamo corsi dove dovevano andare perché non si può tollerare che per poche  centinaia di migliaia di euro debbano andare in fumo i sacrifici di una famiglia di onesti lavoratori.

Non é tollerabile.

Faremo del tutto per individuare il “quadro” delle persone che stanno dietro queste operazioni,quelle che non compaiono mai.

I pupari.

Perché di pupari si tratta e se non si prendono  questi la falcidia non finirà mai e la gente perbene continuerà  all’infinito a finire sul lastrico.

Ed a morire.

A tutto vantaggio di mafiosi e ladri.

Perché quasi sicuramente dietro le persone che si propongono con offerte di denaro a strozzo ci sono i………. “napoletani”……..

Le Procure e la Guardia di Finanza comincino,per favore,ad acquisire tutti gli elenchi delle aste giudiziarie vecchie e nuove e  a verificare   “chi” sono coloro che se le sono aggiudicate o vogliono aggiudicarsele.

Passato e presente.

Troveranno sicuramente  ” facce pulite”,ma non si fermino lì perché quasi  sicuramente dietro alcune di  queste troveranno dell’altro.

E’,questa,una richiesta che,come Associazione Caponnetto,facciamo ad esse ufficialmente.

Noi saremo,come al solito,al loro fianco e lavoreremo anche noi informandole di tutto ciò  di cui dovessimo venire a conoscenza.

 

                Associazione Caponnetto

.Associazione Caponnetto al lavoro in provincia di Frosinone.Avanti con le segnalazioni

Frosinone – Comunicato Stampa dell’Associazione Nazionale per la la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonio Caponnetto”

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“Dopo il convegno del 20 marzo 2015 sul “ Voto di Scambio “ organizzato a Frosinone, avvertiamo tutti l’esigenza di costituire un forte presidio dell’Associazione Caponnetto in provincia di Frosinone, al fine di contrastare le mafie, a cominciare da quelle inserite nella politica e nelle istituzioni e non limitandosi, quindi, a quelle puramente militari che rappresentano il livello più basso delle organizzazioni criminali.
Siamo pronti ad accogliere denunce,segnalazioni e quant’altro del genere per girarli,poi,a chi di competenza.

per Associazione Caponnetto

                                                                                                                         Ilaria Fontana

Un ennesimo , inquietante episodio di criminalità registratosi a Latina.Minacce di morte ai danni dei Carabinieri da parte di un componente della famiglia Di Silvio.La solidarietà dell’Associazione Caponnetto al vicebrigadiere minacciato ed all’Arma

e la notizia diffusa ieri  dal quotidiano “Latina Oggi” dovesse trovare conferma, rivelerebbe ancora una volta  quanto sia cresciuto  il livello di pericolosità della criminalità pontina.

Dopo i Giudici,ad essere minacciati  ora  sono i Carabinieri.
E’  direttamente lo Stato ad essere  sfidato ed aggredito   dai criminali.
Spavaldamente e pubblicamente,in maniera plateale,come a dire;”della legge ne faccio carta straccia” .
“Mi faccio trent’anni,ma ti ammazzo”,avrebbe gridato  un componente della famiglia Di Silvio nei confronti di un vicebrigadiere dell’Arma dopo che una pattuglia gli aveva sequestrato uno scooter in quanto trovato sprovvisto di patente ed assicurazione.
Non solo.
La pattuglia  sarebbe stata circondata da una folla minacciosa di  familiari e sodali del sorvegliato speciale ,alcuni dei quali avrebbero anche danneggiato l’autovettura dell’Arma.
La notizia  diffusa dal giornale ha provocato ovviamente profondo sconcerto nell’opinione pubblica pontina già scossa dalle minacce e dagli attentati subiti in passato ed anche recentemente ,sempre a Latina,da alcuni Magistrati.
Una sfida allo Stato ed alla Giustizia  che non può e non deve restare senza una risposta rapida,severa e determinata.
L’Associazione Caponnetto,nell’esprimere  al vicebrigadiere minacciato personalmente ed a tutta l’Arma i suoi più sentiti sentimenti di vicinanza e di solidarietà,resta a disposizione per qualsiasi iniziativa si voglia assumere per la tutela della legalità e della sicurezza dei cittadini.

Ben 5 attentati nell’arco di poco tempo nell’area di Castelforte-SS.Cosma e Damiano,all’estremo sud della provincia di Latina ed al confine con la Campania da un lato e del Cassinate dall’altro.Si spara con armi a canne mozze.E’ allarme.

Si spara con armi a canne mozze presumibilmente e la popolazione é terrorizzata.L’area é circoscritta  al confine fra il nord della Campania ed il Cassinate nel Lazio.E’ l’area delle Terme di Suoi di Castelforte e di SS.Cosma e Damiano,in provincia di Latina,un’area già nota per alcuni episodi di camorra verificatisi anni fa e per l’antica apparizione  di soggetti non del tutto raccomandabili.Si é parlato in passato di individui che farebbero riferimento ai Casalesi.L’altra notte hanno sparato all’ingresso di un’agenzia funebre.In precedenza analoghi attentati erano avvenuti ai danni di un Albergo e di una ditta che si occupa di rifiuti.Tanto per stare ai più recenti perché in passato se ne erano verificati altri ancora.La tipologia é sempre la stessa ed il sospetto é che si tratti più o meno della stessa banda che imperversa nel sud pontino certa di un’impunità dovuta al fatto di essere considerato,questo,come una sorta di “zona franca”.
Il problema é tutto qua e lo Stato non ha mai voluto finora affrontare e risolvere il problema di una più razionale strutturazione delle forze a disposizione.
Si tengono presidi,attrezzature e personale dove non ce ne sarebbe bisogno,stando ai “numeri”,come il Commissariato della Polizia di Stato a Gaeta città nella quale  basterebbe una pur meglio attrezzata Tenenza e Stazione dei Carabinieri,quando,poi,si lascia scoperta un’area sensibile e calda qual’é quella che va da Formia  fino al Garigliano,con tre diramazioni micidiali quali sono quella che va verso Cassino la prima,sull’Appia la seconda e sulla Domiziana la terza difficili a tener d’occhio contemporaneamente soprattutto se i presidi sono distanti..
Un’area,dall’economia essenzialmente non ricca  e per lo più agricola ,malgrado la presenza dell’ex Centrale nucleare del Garigliano,ad esclusione dello spicchio termale di Suio ,e nella quale,pertanto,la camorra lascia spazio alle scorribande di gruppi di  terzo livello ancora dediti al “pizzo”.

COMUNICATO.

Sotto la guida del nostro Ufficio Legale coordinato da uno dei più noti avvocati italiani – il  Prof.Alfredo Galasso –,le Assemblee degli iscritti all’Associazione Caponnetto hanno provveduto ad ammodernare il nostro Statuto per metterci nelle condizioni di presentarci come parte civile in tutti i processi in Italia che riguardano non solo i reati di mafia e quelli contro la Pubblica  Amministrazione,ma anche  quelli che investono la  sicurezza sociale personale e collettiva.

Uno strumento in più per affrontare le mafie e tutto il malcostume italiano nella vita pubblica.
In giornata ,presso uno studio notarile,stipuleremo l’atto riepilogativo.
La settimana prossima il nostro Ufficio “Ricerche” completerà due importantissimi dossier che contengono elementi estremamente interessanti ed inediti.
                                                                                                                                                                                                Associazione Caponnetto

Atto intimidatorio ai danni di Simona Ricotti rappresentante a Civitavecchia dell’Associazione Caponnetto? Non ci intimidiscono!!!!

Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

 

La Segreteria dell’Associazione Caponnetto esprime la propria inquietudine per il preoccupante atto, probabilmente di origine intimidatoria, di cui è stata oggetto la propria dirigente di  Civitavecchia concretizzatosi con la violazione e sottrazione della propria corrispondenza bancaria.

Un atto che certo non ci intimidisce  e non fermerà  di certo la pressante azione di denuncia che la nostra Associazione sta portando avanti in ogni territorio dove è presente, Civitavecchia compresa.

Non sappiamo chi possa essere l’autore di un tale gesto, ma certo è inquietante constatare che ciò avvenga proprio mentre sono in corso importanti inchieste e verifiche sul territorio di Civitavecchia e mentre si iniziano a scoperchiare le propaggini provinciali di Mafia Capitale

Chiediamo alle forze dell’ordine, alle quali abbiamo denunciato il fatto, e alla Prefettura di alzare il livello di attenzione sul territorio.

Civitavecchia. 11.06.2015 

 

La Segreteria                                                           

Per contatti:

asscaponnettocv@gmail.com

info@comitato-antimafia-lt.org

Udite,udite…………….c’é anche chi si é sentito offeso perché………………….si é parlato di…………….mafia a Formia !!!!!!!

I soliti negazionisti,coloro che guai se ti azzardi a parlare di mafia su un territorio !!!!!!!!
La mafia non esiste,né a Formia,né a Milano,né a Roma e,forse,nemmeno in Sicilia,in Calabria , in Campania ed in Puglia.
Il povero Mario Piccolino é stato ammazzato per motivi personali e chi parla di mafia fa del terrorismo “ideologico”.
Come se si parlasse di acqua  santa e benedetta nella casa del diavolo e non del sud pontino chiamato dai Casalesi “provincia di Casale” proprio perché dominato dai Casalesi.
Come se le modalità dell’esecuzione -  a prescindere dal fatto che i motivi  e l’autore che ne starebbero alla base sono del tutto,a quanto detto,estranei all’organizzazione mafiosa – non fossero di chiaro stile mafioso,frutto di una cultura mafiosa di cui il sud pontino é impregnata fino al collo.
Alimento prezioso,la tesi della non esistenza della mafia,per chi,ai vertici,non intende far niente per migliorare l’assetto investigativo del sud pontino.
Una buona scusa per far dire a costoro.”vedete,non ce n’é bisogno perchè la mafia non esiste a Formia e nel sud pontino”!!!!!!!
Intendiamoci.Pur nel dolore che ci ha colpito per l’affetto che nutrivamo  per Mario,ci fa piacere che ad ammazzarlo non sia stata la camorra pur avendocela,questa,con lui.
Ma da questo a dire che i cittadini di Formia ( e perché non anche  quelli di Gaeta,Minturno,Itri,Fondi e di tutto il sud pontino del quale si é parlato tantissimo????) debbono sentirsi offesi perché si é parlato di mafia sul loro territorio,suvvia……………………………

Luigi Leonardi va protetto,L’invito dell’Associazione Caponnetto al nuovo Prefetto di Caserta.

COMUNICATO ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

UN NOSTRO INVITO AL NUOVO  PREFETTO DI CASERTA

Il “CASO “    DI LUIGI LEONARDI RESTA TUTTO APERTO,INSOLUTO,NELL’INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI

NON SI TRATTANO COSI’  COLORO CHE SI SCHIERANO DALLA PARTE DELLA GIUSTIZIA E CONTRO LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA.

IL MINISTERO DELL’INTERNO ED IL PREFETTO DI CASERTA SI MUOVANO E NON ASPETTINO L’ESITO DEI PROCESSI!!!!!!!!

CON LA DOTTORESSA PAGANO CI ERAVAMO CHIARITI,DOPO LA DURA POLEMICA CHE ABBIAMO AVUTO CON QUALCHE SUO FUNZIONARIO,MA ORA ELLA NON  C’E'  PIU’ DOPO CHE E’ ARRIVATO A CASERTA UN NUOVO PREFETTO.

A QUESTO CHIEDIAMO ORA DI AFFRONTARE IL PROBLEMA E DI RISOLVERLO PER QUANTO RIGUARDA LA SUA COMPETENZA.

LUIGI LEONARDI NON PUO’ ESSERE LASCIATO IN BALIA DEI CRIMINALI CHE EGLI HA DENUNCIATO E VA PROTETTO E QUESTO E’ UN COMPITO CHE,IN VIA PROVVISORIA,COMPETE AL PREFETTO.

ASPETTIAMO  UNA RISPOSTA  DAL NUOVO PREFETTO DI CASERTA AL RIGUARDO

ASSOCIAZIONE A.CAPONNETTO

Consegnato il Premio Amato Lamberti 2015

Assegnato a Palazzo San Giacomo il Premio Amato Lamberti 2015 alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti e di Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia. Il riconoscimento a un giovane studioso di origine polacca.

Alla presenza di Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha consegnato questa mattina il Premio Amato Lamberti 2015 a Krzysztof Krakowski, il ventisettenne polacco autore della tesi di dottorato dal titolo “The Elusive Quest For Peace In Colombia. Past And Future Conflict Resolution Schemes”, incentrata sui rapporti tra guerra civile in Colombia e gruppi di criminalità organizzata.

 

La cerimonia si è svolta in una Sala Giunta di Palazzo San Giacomo gremita di pubblico. In prima fila le massime autorità dello Stato, dal prefetto Gerarda Maria Pantalone al Questore Guido Marino. Nel parterre di prima fila anche l’assessore ai Giovani del Comune di Napoli Alessandra Clemente, il vicesindaco metropolitano Elena Coccia, l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e il presidente della Municipalità di Scampia Angelo Pisani. Presente la famiglia del grande sociologo scomparso: la moglie Roselena Glielmo, animatrice del Premio e presidente dell’Associazione Amato Lamberti, con i figli Daniele e Marco. Il ringraziamento dell’Associazione è arrivato dal suo segretario, Amedeo Zeni, allievo fra i più brillanti di Amato Lamberti.

 

«Il fattore “conoscenza” – ha esordito Nino Daniele, assessore alla Cultura del Comune di Napoli  e componente della giuria – rappresenta l’elemento chiave per il contrasto alla malavita organizzata, ed è proprio in questa direzione che va l’insegnamento di Amato Lamberti, professore a Sociologia e politico ma, soprattutto, grande personalità della conoscenza». L’assessore Daniele, che ha ricordato l’adesione al Premio del sindaco Luigi de Magistris, assente per impegni istituzionali, ha poi affermato l’esigenza di un “Piano Marshall” per la scuola, con aperture prolungate e condivisione dei saperi su tutti i territori.

 

L’originalità del lavoro di Krzysztof è stata poi sottolineata dal docente Luciano Brancaccio, componente della Giuria del Premio Lamberti, presieduta dal procuratore Franco Roberti

Krzysztof, che attualmente è ricercatore alla Cattolica di Milano, tra il 2012 e il 2015 ha studiato presso il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II. «Scopo di questo riconoscimento – ha affermato il professor Brancaccio – è quello di andare oltre quello che è già noto sulle mafie, dando luogo ad avanzamenti della conoscenza, nel solco della grande lezione che ci ha lasciato Amato Lamberti».

 

A seguire, il breve saluto dell’Unione Industriali, rappresentata da Luigi Giamundo, che anche quest’anno ha contribuito alla borsa di studio attraverso l’industria conciaria Russo di Casandrino, il cui rappresentante Giovanni Russo ha posto l’accento sulla lotta in corso alla contraffazione di merci illegali in arrivo nel Porto di Napoli.

Tutta l’attesa era concentrata ovviamente sugli interventi di Franco Roberti e di Rosi Bindi, che non hanno deluso le aspettative.

 

«Sono debitore ad Amato Lamberti – ha esordito il procuratore nazionale antimafia – di tanta parte della mia conoscenza dei fenomeni camorristici e ritengo che la sua lezione debba essere ricordata più spesso da tutti noi». Roberti ha poi fatto il punto sull’azione di contrasto: «nonostante la cattura di numerosi boss, tanto che è rimasto latitante solo Matteo Massina Denaro ed anche lui non lo resterà a lungo – ha affermato Roberti – non si registra un significativo arretramento delle mafie che anzi, come dimostra il caso ‘ndrangheta, rafforzano la loro penetrazione nel nord dell’Italia, in diversi Paesi d’Europa ed anche in altri continenti, come l’Australia». Per il procuratore Roberti, le ragioni di tale fenomeno sono ben precise e vanno individuate nella mancanza di quelle attività di cooperazione internazionale che l’Italia ha tante volte sollecitato con gli altri Paesi. «Il secondo motivo – ha dettagliato Roberti – risiede nei ritardi del nostro Paese sul piano della lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, due filoni delinquenziali che si coniugano con le mafie, perché sono ad esse strettamente collegati». Per fare un esempio, «il potere intimidatorio delle mafie è in grado di far rispettare i patti corruttivi», mentre il nostro Paese continua ad accumulare «ritardi anche sul piano del contrasto al riciclaggio». Dopo aver ricordato le diverse missioni estere per favorire accordi con le autorità di Paesi come Colombia, Russia e Turchia, Roberti ha sottolineato come, proprio da questo punto di vista, risulti di grande attualità della tesi di dottorato realizzata sul campo da Krakowski, aggiungendo che «una assoluta priorità del governo dovrebbe allora essere quella di favorire le attività di cooperazione internazionale, come peraltro già indicato e richiesto dalla Commissione parlamentare antimafia».

 

Tema ripreso subito da una Rosi Bindi in gran forma, interrotta più volte da applausi a scena aperta ad ogni tema sensibile toccato dal suo discorso.

«Non ho avuto la fortuna di conoscere Amato Lamberti – ha esordito – ma è per me un onore intervenire oggi per ricordare un grande studioso che ha saputo coniugare l’insegnamento ai giovani con la politica intesa come servizio al Paese». Di qui un implicito accenno alle recenti polemiche che proprio in Campania la hanno vista protagonista alla vigilia del voto per le Regionali: «Lamberti rappresenta un luminoso esempio di come per servire una comunità non bisogna mai allontanarsi dal solco della legalità e dall’etica, condizioni indispensabili se davvero si intende perseguire il bene comune». A nessuno è sfuggito il riferimento a Vincenzo De Luca e alla polemica col neo-governatore, sul cui capo pendono i rigori della legge Severino. «Chi pensa che si possa qualche volta bypassare la legge – ha affermato Bindi – trova una precisa risposta proprio nella figura di Amato Lamberti».

Fatta questa premessa, la presidente dell’Antimafia ha voluto ricordare le parole del presidente Sergio Mattarella nel suo discorso d’insediamento: non ci potrà mai essere un autentico avanzamento nella lotta alle mafie se non saranno prima garantiti a tutti i cittadini i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione: salute, lavoro, dignità. «Nasce dall’impossibilità di esercitare tali diritti – ha affermato Bindi – quel profondo senso di sfiducia nelle istituzioni che avvelena tanti territori del Paese e che si traduce nei giovani in un vuoto capace di generare la morte, divenuta non più una minaccia, ma la liberazione da una vita senza senso».

 

«Non usciremo dalla crisi – ha aggiunto Rosi Bindi – se non sapremo affrontare e risolvere i mali del Sud, territori dove le mafie si arricchiscono, ma non investono, perché preferiscono dirottare i capitali sporchi in altri Paesi, lasciando sui territori d’origine solo povertà ed emarginazione». «E devo dire – ha tenuto a sottolineare la presidente – che i nostri tentativi di dialogare con alcuni Paesi meta di tale export non sempre trovano adeguato riscontro, tanto che ci interroghiamo sull’ipotesi che talvolta si preferisca sorvolare sulla provenienza dei capitali, specialmente in tempo di crisi globale».

«E tuttavia – ha avvertito Bindi – non ci può essere crescita né sviluppo fondati sui capitali malati». Uno spiraglio di ottimismo arriva dall’azione di questo governo «che, pur se non ha finora accolto tutte le nostre richieste, tuttavia pare avere imboccato la strada giusta per le riforme, nella piena consapevolezza che qualsiasi legge non è mai “neutra” rispetto alle mafie e va interpretata nella sua validità rispetto al contrasto, perché le mafie non sarebbero diventate quello che sono se non avessero trovato una adeguata sponda nella politica, come dimostra l’inchiesta Mafia Capitale». Ma «una politica debole di fronte al denaro – ha concluso la presidente Antimafia – è una politica debole di fronte alle mafie».

 

 

 

Napoli, 15 giugno 2015

 

Ufficio Stampa Associazione Amato Lamberti

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contatti: 347.3615263

Gli Osservatori comunali sulla legalità

E’ stata un’idea dell’Associazione Caponnetto e noi l’abbiamo prospettata a moltissimi Sindaci del centro Italia,dalla Campania al Lazio all’Abruzzo-Molise,le aree più “calde”,ripromettendoci di farlo anche con quelli delle  altre regioni ,dove siamo presenti ed abbiamo personale preparato ed affidabile.In qualcuno di essi siamo riusciti a realizzarlo,anche se non completamente sulla base delle nostre indicazioni.A Formia,nel Lazio,ad  esempio.
Ma il nostro sogno era quello di non dare ad essi un contenuto meramente  ed esclusivamente “burocratico”,a supporto delle amministrazioni,ma ,al contrario,”politico”.Essi avrebbero dovuto,secondo il nostro punto di vista,rappresentare il “luogo” dove si incontrano – ed eventualmente si scontrano- istituzioni e società civile per misurare la reale volontà dello Stato di combattere o meno mafie e malaffare,individuare le criticità,i punti deboli e  trovare le soluzioni.
Perciò avevamo richiesto la partecipazione,come membri interni ed a tutti gli effetti,dei magistrati delle Procure ordinarie e della DDA,del Questore,dei Comandanti provinciali della Guardia di Finanza,dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato e,eventualmente,anche della Prefettura.
Questa nostra richiesta non é stata accolta,non sappiamo se per colpa del Sindaco di Formia o del Prefetto di Latina e oggi,soprattutto dopo la barbara uccisione proprio a Formia dell’avvocato Piccolino,noi rischiamo di far apparire l’Osservatorio colà istituito come una sorta di instrumentum regni,un soggetto burocratico ,un qualcosa che  si limiti a guardare le cose “interne” e non quelle “esterne” che sono quelle che ci interessano di più.
Intendiamo per “esterne” : le carenze dell’apparato investigativo  delle quali tanto si parla,come quelle dell’apparato giudiziario.
A Formia ,come in tutto il sud pontino e ,più in generale,in provincia di Latina e nel Basso Lazio non si indaga,mancano le competenze,la preparazione,la cultura dell’antimafia ,il personale esperto per condurre un’efficace azione di contrasto alle mafie ed alla corruzione e manca l’intelligence.
Insomma manca tutto,a parte una supponenza senza limiti,una retorica da fare schifo e,forse,anche la volontà di fare un qualcosa di utile e di efficace.
Se  qualcuno vuole intendere l’Osservatorio come lo strumento per fare un semplice screening che riguardi  genericamente soggetti ed imprese che ruotano attorno alla camorra,sappia che quello é un lavoro che sappiamo fare noi,come lo facciamo da anni, in maniera più rigorosa ed approfondita e con un risultato in più: il lavoro che noi facciamo non resta chiuso nei nostri cassetti.
Intelligenti pauca !
Non  abbiamo ancora deciso il nostro ritiro perché questo é un momento brutto per il sud pontino,ci sono alcune inchieste in corso,altre debbono essere avviate e non vogliamo creare situazioni di smarrimento o di intralcio al lavoro dei magistrati.Inoltre non vogliamo far ridere la camorra ed i sodali della camorra e della ‘ndrangheta che già ridono abbondantemente per l’inefficienza dello Stato.
Noi ringraziamo gli amici di M5S e di Rifondazione Comunista che hanno ripreso la nostra proposta e l’hanno riproposta ,citandone correttamente la fonte (qua si vede la gente corretta !),in veste politica.
Apprezziamo anche la loro sensibilità.Ma proprio perché siamo ad essi grati e li rispettiamo,li avvertiamo che,se  qualche amministrazione alla quale essi si sono rivolti,dovesse dichiararsi disponibile,non accettino il modello di Osservatorio che é stato realizzato a Formia.
Conditio sine qua non per il raggiungimento di obiettivi seri è la presenza in essi di 2 Magistrati,uno della Procura ordinaria ed un altro della DDA,del Questore,dei Comandanti Provinciali della Guardia di Finanza,dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato,oltre che di un rappresentante qualificato della Prefettura.Senza di questi é meglio non fare niente perché tutto si ridurrebbe ad un parlarsi addosso,tutto interno,senza avere un referente con il quale avviare un confronto ed anche,all’occorrenza,uno scontro.Qua si tratta di stanare lo Stato e capire  se vuole fare o non vuole fare,come appare in provincia di Latina,la lotta alle mafie ed alla corruzione.
Tant’é,per amor di verità e di chiarezza!
                                                                                                       Associazione Caponnetto

Mafia Capitale anche a Civitavecchia.Il pensiero dell’Associazione Caponnetto

Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

 

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.cit Falcone

I continui sviluppi dell’inchiesta denominata “Mafia Capitale” non solo stanno mettendo a nudo, cosa che noi andiamo denunciando da anni, quanto la criminalità organizzata si sia infiltrata nell’economia e finanche nel territorio della Regione Lazio, ma sono la “prova provata” di quanto affermato dal giudice Falcone, e da noi ribadito in ogni dove, circa il fatto che “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. In tale contesto risultano patetici i tentativi di molti di discolparsi giocando sul “cosi fan tutti” o su “non potevo sapere”. Come ben sanno gli inquirenti e come ci insegnano i fatti, in questi ambiti non esistono circostanze fortuite, anzi, tutto  è studiato nei minimi particolari proprio per non lasciare spazio ad eventuali casualità che potrebbero far perdere occasioni e, conseguentemente, soldi.

Preoccupano in tal senso le reiterate chiamate in causa, anche nella stessa ordinanza, della città di Civitavecchia e del suo comprensorio nell’ambito di questa maxi inchiesta: dal trasporto rifiuti via nave alla presenza, attuale e passata, sul territorio di soggetti economici del circuito Buzzi/Carminati operanti nel sociale, dalle indagini in corso in campo sanitario fino gli interessi di imprenditori pesantemente coinvolti nei fatti (come dimostrato dalla vicenda della Frasca).

Ad alimentare ulteriormente tale preoccupazione si aggiunge la particolare vicinanza di personaggi coinvolti e/o collaterali all’inchiesta con esponenti politici del territorio.

Pur nella convinzione che ognuno sia innocente fino a prova contraria, riteniamo che una giusta etica della gestione della cosa pubblica non possa esimere chi, facendo politica, si assume il dovere di rappresentare una comunità o una parte di essa, a rendere conto alla stessa del proprio operato e delle proprie “inquietanti frequentazioni”.

Parole chiare e prese di posizioni nette si rendono necessarie.

Civitavecchia. 11.06.2015 

 

La Segreteria                                                           

Per contatti:

asscaponnettocv@gmail.com

info@comitato-antimafia-lt.org

.Testimoni di Giustizia.Il grande pasticcio di una legge nata male e finita peggio.E,poi,esistono solo i Testimoni di Giustizia siciliani.E tutti gli altri ?

 

Il caso

Mafia, il pasticcio sui testimoni di giustizia
La loro assunzione è una trappola mortale

La legge che prevede un posto di lavoro nel pubblico per chi ha aiutato a sconfiggere la criminalità è rimasta inapplicata. Tranne in Sicilia. Dove però chi è stato preso deve essere trasferito a Roma e rischia di diventare un bersaglio

di Piero Messina

 

Mafia, il pasticcio sui testimoni di giustizia<br />
La loro assunzione è una trappola mortale

Assumere i testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione doveva essere la legge spot contro le mafie, per dimostrare che denunciare conviene. Ora quella norma rischia di trasformarsi in un boomerang. A livello nazionale l’applicazione del testo è pura utopia, nonostante le buone intenzioni del ministro Alfano: “Un provvedimento molto atteso che va nella direzione di assicurare a chi ha offerto un contributo essenziale alla giustizia il necessario e doveroso riconoscimento dello Stato”. Era il 18 dicembre del 2014, da allora è tutto fermo. Quella procedura, applicata a livello regionale, ha prodotto guai peggiori.

Ad assumere i testimoni di giustizia in Sicilia ci ha provato, e c’è persino riuscito, il governatore Rosario Crocetta. Grazie a una piccola posta in bilancio è stato creato lo spazio per assumere 47 testimoni di giustizia. Per procedere all’ingresso in ruolo dei nuovi dipendenti, la Sicilia non ha fatto altro che seguire sic et simpliciter le direttive del Viminale e del Servizio centrale di Protezione. I primi dieci contratti sono stati firmati il 23 maggio di quest’anno, nel giorno dell’anniversario della Strage di Capaci. Alla vigilia del primo giorno di lavoro, però, i testimoni hanno scoperto che nessuno di loro potrà tornare in Sicilia. La ragione? Per il Servizio centrale di protezione esistono “motivi di sicurezza” tali da escludere il ritorno.

All’amministrazione siciliana è stato imposto perentoriamente di distaccare quel personale nell’ufficio di rappresentanza a Roma. Nei fatti è una sconfitta che stravolge il senso della legge che doveva dimostrare la vittoria dello Stato. Nessuno di quei testimoni potrà ritornare a lavorare nella terra dove ha denunciato le cosche perché il rischio per le loro vite è ancora altissimo.

Tra quei 47 testimoni di giustizia, pronti a mettere piede nei ranghi della pubblica amministrazione, ci sono uomini e donne che vivono da oltre venti anni sotto scorta e in alcuni casi hanno dovuto rinunciare alla propria identità per vivere sotto copertura con un nuovo nome. Tra loro c’è chi ha testimoniato nei processi per le stragi mafiose e ha denunciato il gotha di Cosa Nostra e chi ha contribuito al lavoro di magistrati e investigatori per smantellare il racket delle estorsioni e del pizzo. Metterli tutti assieme, nel piccolo ufficio romano della Sicilia, non solo mette a rischio le nuove identità, ma trasforma quella sede in un bersaglio primario per la vendetta delle cosche mafiose. Quell’oasi poco ecologica dell’antimafia non piace ai testimoni di giustizia.

Nel mettersi per l’ennesima volta a disposizione degli ordini impartiti dallo Stato, qualcuno di loro ha fatto notare i rischi che si corrono. Con una lettera inviata alle Autorità, dal ministro Alfano al presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, un testimone di giustizia spiega le sue paure: “Sarò completamente buttato allo sbaraglio, senza tutela alcuna e si metterà a rischio non solo la mia incolumità, ma il cambio di generalità. Chiedo di essere trasferito a Palermo, rinuncio ad eventuali tutele, scelgo di mia spontanea volontà di morire in terra di Sicilia”. Il testimone – la cui identità l’Espresso mantiene riservata – sottolinea la pericolosità dell’aver concentrato tutti i neo assunti in un’unica sede e definisce quel luogo di lavoro “una camera mortuaria dove stanno stipati tutti i testimoni” che “adesso dopo aver dato la loro vita, per amore della propria terra, della verità e della giustizia, vengono confinati in un ufficio, bersaglio certo e conosciuto”.

Mafia Capitale anche a Civitavecchia.Il pensiero dell’Associazione Caponnetto

Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

 

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.cit Falcone

I continui sviluppi dell’inchiesta denominata “Mafia Capitale” non solo stanno mettendo a nudo, cosa che noi andiamo denunciando da anni, quanto la criminalità organizzata si sia infiltrata nell’economia e finanche nel territorio della Regione Lazio, ma sono la “prova provata” di quanto affermato dal giudice Falcone, e da noi ribadito in ogni dove, circa il fatto che “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. In tale contesto risultano patetici i tentativi di molti di discolparsi giocando sul “cosi fan tutti” o su “non potevo sapere”. Come ben sanno gli inquirenti e come ci insegnano i fatti, in questi ambiti non esistono circostanze fortuite, anzi, tutto  è studiato nei minimi particolari proprio per non lasciare spazio ad eventuali casualità che potrebbero far perdere occasioni e, conseguentemente, soldi.

Preoccupano in tal senso le reiterate chiamate in causa, anche nella stessa ordinanza, della città di Civitavecchia e del suo comprensorio nell’ambito di questa maxi inchiesta: dal trasporto rifiuti via nave alla presenza, attuale e passata, sul territorio di soggetti economici del circuito Buzzi/Carminati operanti nel sociale, dalle indagini in corso in campo sanitario fino gli interessi di imprenditori pesantemente coinvolti nei fatti (come dimostrato dalla vicenda della Frasca).

Ad alimentare ulteriormente tale preoccupazione si aggiunge la particolare vicinanza di personaggi coinvolti e/o collaterali all’inchiesta con esponenti politici del territorio.

Pur nella convinzione che ognuno sia innocente fino a prova contraria, riteniamo che una giusta etica della gestione della cosa pubblica non possa esimere chi, facendo politica, si assume il dovere di rappresentare una comunità o una parte di essa, a rendere conto alla stessa del proprio operato e delle proprie “inquietanti frequentazioni”.

Parole chiare e prese di posizioni nette si rendono necessarie.

Civitavecchia. 11.06.2015 

 

La Segreteria                                                           

Per contatti:

asscaponnettocv@gmail.com

LE ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Finita la prima fase  dei convegni con quelli di Pomezia e Latina,ci dedicheremo  più alacremente da oggi e per tutta  l’estate alle attività di routine in modo da essere pronti per settembre con un nuovo dossier su molte situazioni inedite  ed importanti.
In autunno é previsto un altro convegno a Giugliano di Napoli- già deliberato dal Consiglio Direttivo-  e molto probabilmente un secondo in provincia di Frosinone.
Intanto,dopo le costituzioni come parte civile in molti processi in Sicilia –a Palermo,Caltanisetta,Messina ecc.- in Campania (molto importante il processo contro Cosentino presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere)ma anche altri,nel Lazio ( Ostia 1,2,3), siamo pronti per “Mafia Capitale” e “Sistema Formia”. Ai processi di Ostia e di Mafia Capitale( che comincerà il 5 novembre) siamo e saremo presenti,sempre come parti civili,tramite uno dei più qualificati e noti studi legali d’Italia,quello del Prof.Alfredo Galasso-Avv.Licia D’Amico. Abbiamo anche  iniziato un procedimento  che si va a collegare alle vicende del “caro estinto” nella Capitale dopo  il proscioglimento dalle accuse che erano state formulate contro di noi. Da oggi e fino a tutto agosto ci interessano moltissimo notizie significative che riguardano Lazio , Campania ,Abruzzo e  Molise..
Gli amici sono pregati di mobilitarsi e di farcele pervenire..Esse debbono essere le più dettagliate possibili e comunque sempre riferibili a reati associativi di stampo mafioso  e contro la pubblica amministrazione.
     LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO

Consiglio popolare, il Comune di Roma autorizza piazza del Campidoglio


Consiglio Popolare, il Comune autorizza piazza del Campidoglio.
“Ma dovete stare in piedi”



Il Comune di Roma, dopo molte pressioni, ha autorizzato Piazza del Campidoglio per il Consiglio Popolare antimafia indetto da deLiberiamo Roma per oggi pomeriggio.
Bene. Avevamo detto che lo avremmo tenuto  comunque quando, con un pretesto, l’aveva inizialmente vietata.
Ma ha prescritto che non si faccia uso di sedie.
Lo faremo in piedi.
Attaccati alle sedie sono loro.

Ai sensi del REGOLAMENTO del BUON SENSO
alle ore 18 del giorno giovedì 11 giugno 2015 si terrà il primo
CONSIGLIO POPOLARE ANTIMAFIA della città di Roma.

Presiederà la seduta l’onorevole GAIA AGGREGAZIONE,
assisterà il segretario GIUSTINO CALMA.

Parteciperanno alla seduta i Consiglieri dei Gruppi Consiliari dei diritti e dei bisogni della città tutta.
Saranno messe in votazione le proposte popolari che ivi saranno illustrate.
La seduta è aperta alla cittadinanza



Appuntamento alle 17,30 in Piazza del Campidoglio

——————
Lista di informazione della coalizione sociale deLiberiamo Roma. www.deliberiamoroma.org
La lista è stata istituita per informare sull’iter delle 4 delibere di iniziativa popolare e verrà chiusa al termine del percorso.
Se non sei interessato a ricevere informazioni sulle 4 delibere di iniziativa popolare puoi cancellarti inviando un messaggio a: info.deliberiamoroma-unsubscribe@lists.riseup.net oppure cliccando qui: https://lists.riseup.net/www/signoff/info.deliberiamoroma

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