interrogazione banco pop. di Fondi

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07335

Atto n. 4-07335

Pubblicato il 6 aprile 2017, nella seduta n. 803

GIARRUSSO,CAPPELLETTI,PAGLINI,BUCCARELLA,DONNO,PUGLIA,LEZZI,SANTANGELO,BOTTICI,MORONESE,MORRA,BERTOROTTA- Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno. –

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

il quotidiano “Latina oggi” del 2 aprile 2017 riporta la notizia della notifica di avvisi di garanzia diretti ai membri del consiglio di amministrazione e agli organi di controllo della Banca popolare di Fondi (Latina) per violazione delle norme civili che regolano il rapporto tra i rappresentanti delle banche e i contratti con la clientela, specie in relazione al credito;

tutto sarebbe partito dall’indagine della Procura di Latina, in merito al piano integrato di Sperlonga (Latina), da cui emerge che la Banca popolare di Fondi avrebbe contribuito con finanziamenti pari al 60 per cento del totale degli investimenti, autorizzando un mutuo ad uno dei membri del consiglio di amministrazione, che avrebbe rassegnato le dimissioni dopo poche settimane dal sequestro degli immobili del piano integrato;

in particolare, il quotidiano “la Repubblica” del 10 novembre 2015 ha pubblicato un articolo dal titolo “Ecco i clan che comandano a sud di Roma”, descrivendo la penetrazione deiclanlungo tutta la costa a sud di Roma, da Nettuno fino al sud pontino. L’articolo inoltre evidenzia, relativamente alla città di Sperlonga, una situazione gravissima, così descritta: “Dalle indagini non si è riusciti ancora a risalire all’origine dei finanziamenti alle imprese che per anni hanno lavorato mettendo in piedi, per il solo caso del piano integrato, opere per 100 milioni di euro e che al momento sono avvolte dai sigilli della giustizia. In città gira voce che potrebbero essere coinvolte le banche locali con mani e interessi nell’affare Sperlonga”;

inoltre, in un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Sole-24 ore” del 25 marzo 2017, dal titolo “Ecco le 114 banche italiane a rischio per le sofferenze”, si evidenzia che almeno 500 banche italiane sono in grave sofferenza, in particolare”secondo la certosina ricognizione sui bilanci bancari del sistema bancario italiano condotta dall’ufficio studi di Mediobanca emerge che sono ben 114 gli istituti di credito che in cui il peso dei crediti malati è tale da far accendere più di un semaforo rosso, quando lo stock dei crediti malati è troppo elevato le svalutazioni inevitabili finiscono in molti casi per mangiarsi tutti i ricavi. In quelle 114 banche i Npl (i prestiti non performanti) superano il valore netto tangibile. Quando si supera questo indice del 100% la banca scricchiola e bisogna intervenire pena grossi guai”;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti, nell’elenco delle 114 banche comparirebbe anche la Banca popolare di Fondi, con un debito deteriorato del 126 per cento. Difatti, nel citato articolo di “la Repubblica” si descriveva che nella città di Sperlonga anche le banche locali sarebbero state coinvolte soprattutto per interessi nel piano integrato; situazione che ha già visto la magistratura sequestrare beni immobili per un valore di circa 100 milioni di euro e iscrivere tra gli indagati per l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva il sindaco Armando Cusani, attualmente in custodia cautelare in carcere a seguito dell’operazione “Tiberio” per l’ipotesi di reato di corruzione e turbativa d’asta, il progettista Luca Conte e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Antonio Faiola, oggi vicesindaco di Sperlonga e attualmente indagato per le stesse ipotesi di reato ascritte al sindaco Cusani,

si chiede di sapere:

se, alla luce di quanto esposto e nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della Banca d’Italia, i Ministri in indirizzo non ritengano che sia necessario garantire ai risparmiatori elementi di trasparenza circa il valore delle azioni e sull’effettiva situazione debitoria, nonché verificare il reale coinvolgimento finanziario della Banca popolare di Fondi nel piano integrato di Sperlonga;

se, nell’ambito delle rispettive competenze, non intendano incrementare le attività ispettive e di controllo sull’operato degli istituti finanziari e sui Comuni, al fine di evitare il ripetersi di incresciose situazioni quali quella descritta.

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