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MASSONI E DINTORNI.l’INCHIESTA DEL PROCURATORE CORDOVA

Senato della Repubblica Italiana
Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00606 Attiva riferimenti normativi Copia questo link Atto n. 4-00606 Pubblicato il 26 settembre 2018, nella seduta n. 40 LANNUTTI , GIARRUSSO , MORRA , DI NICOLA , PARAGONE , FENU , LOMUTI , DONNO , LANZI , PELLEGRINI Marco , PESCO , PIRRO , LEONE , PRESUTTO – Al Ministro della giustizia. – Premesso che: il 16 ottobre 1992 il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi Agostino Cordova iniziò il procedimento penale per i reati previsti dagli art. 416 del codice penale e 2 della legge n. 17 del 1982 (legge Anselmi) nei confronti della massoneria deviata, fatta intenzionalmente intendere contro tutta massoneria, in base alle dichiarazioni sui rapporti tra mafia e massoneria di 16 pentiti, di cui 4 nel 1992 alla Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, e di ancora più numerose persone informate sui fatti; la Procura di Palmi se ne occupò formalmente per un anno, fino al 5 ottobre 1993, allorquando il magistrato venne trasferito alla Procura di Napoli; quando Cordova lasciò Palmi, dette indagini erano ancora nella fase ricognitiva, trasmesse a Roma l’8 giugno 1994 ed archiviate nel luglio 2000 su richiesta dei pubblici ministeri del dicembre 1997; sia il Tribunale del riesame sia la Cassazione avevano confermato la competenza territoriale di Palmi ex art. 9, terzo comma, del codice di procedura penale, e, nei relativi provvedimenti, sia i pubblici ministeri che il giudice per le indagini preliminari di Roma si chiesero perché il procedimento fosse stato loro trasmesso nonostante nessun elemento nuovo fosse sopravvenuto, senza aver prima sollevato conflitto di competenza; comunque, il procedimento archiviato a Roma dal giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini riguardava 63 inquisiti. Ma per 48 di loro la motivazione era solo ed unicamente di 4 righe, e per tutti i 63 inquisiti i capi d’imputazione erano l’art. 416-bis del codice penale e l’art. 2 della legge Anselmi, ma senza l’indicazione dei fatti addebitati; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: in un’intervista rilasciata su un quotidiano nel 2010, il gran maestro aggiunto del Grande Oriente d’Italia Antonio Perfetti ha accusato Cordova di avere con le indagini sulla massoneria (deviata) perseguitato persone perbene, entrando senza permesso “nelle loro case”. Secondo Perfetti, nell’esercizio delle proprie funzioni Cordova avrebbe addirittura commesso i reati di abuso d’ufficio e di violazione di domicilio. Su querela di Cordova, Perfetti venne condannato per diffamazione in primo grado a Cosenza ed in appello a Catanzaro, ma la Corte di cassazione annullò con rinvio tale sentenza per difetto di motivazione sulla sussistenza o meno del diritto di critica; il 13 aprile 2017 veniva pubblicato dal quotidiano “Il Dubbio” un articolo a firma di Simona Musco dal titolo “Dopo 25 anni crolla il teorema Cordova”, in cui, con riferimento alle indagini sulla massoneria deviata, si accusava Cordova di avere messo i massoni “alla berlina” facendo una “caccia alle streghe”, che i massoni erano stati additati e perseguitati come mafiosi. Un’ennesima, indebita, accusa a Cordova, tacciato di avere abusato dei suoi poteri. Tale articolo riprendeva le dichiarazioni fatte il 7 aprile 2017 dal gran maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, e veniva riprodotto integralmente dalla massoneria su internet; considerato altresì che, per quanto risulta agli interroganti, sulla massoneria deviata, definita da Cordova “il tessuto connettivo per la gestione del potere”, nessuna concreta iniziativa sarebbe stata finora adottata, nel generale silenzio delle istituzioni. E nessuna concreta iniziativa è stata finora adottata a difesa di quel magistrato integerrimo (Cordova) che subisce ancora, a 82 anni, gli ingiustificati attacchi, non come privato cittadino ma come pubblico ufficiale, solo perché ha osato esercitare doverosamente le proprie funzioni. Magistrato che fu espulso dalla Procura di Napoli, allorquando segnalò un gran numero di anomalie in occasione dell’assorbimento della Procura pretorile da parte di quella presso il Tribunale. Eppure nel dicembre 1999 il Consiglio superiore della magistratura aveva dato atto che Cordova aveva portato la Procura di Napoli a un livello organizzativo mai raggiunto prima. Ed egli fu trasferito alla Cassazione ed assegnato alla sezione che si occupava principalmente di reati sessuali, e solo successivamente anche di droga, si chiede di sapere se il Governo a conoscenza dei fatti descritti e se intenda verificare, nell’ambito dei propri poteri ispettivi e di vigilanza, che non siano state compiute irregolarità nella vicenda che ha coinvolto il magistrato Agostino Cordova.