Interrogazioni

In merito al video pubblicato da Il Fatto Quotidiano ,diffuso dall’agenzia Tze Tze e da noi riportato in questi giorni sia sul sito che sulle pagine Facebook dell’Associazione Caponnetto – video che diffonde le dichiarazioni rilasciate da un ex commissario aggiunto già in servizio presso la Questura di Latina il quale lamenta di aver subito impedimenti al suo lavoro di indagine sul versante della lotta alle mafie,abbiamo trovato nei nostri archivi il testo di un’interrogazione che alcuni senatori del M5S hanno presentato esattamente un anno fa,interrogazione alla quale,però, non ci risulta che sia stata data ancora risposta da parte del Governo.

La  pubblichiamo  qua di seguito senza aggiungere  alcun commento. Ci sia consentito,però,a prescindere da questo fatto sul quale  va fatta chiarezza  fino in fondo ad evitare che  sulle istituzioni  pontine  gravino ombre gravissime, ripetere  per l’ennesima volta che  sul funzionamento  di tutto l’impianto investigativo  pontino  va fatta  una profonda azione di monitoraggio per verificare se esso  corrisponda appieno a quelle che sono le esigenze sul versante dell’azione di contrasto alle mafie..Il fatto che  sia nel passato  recente non sia stata avviata  da parte dei presidi pontini alcuna azione significativa contro le mafie e che sia stato consentito,di conseguenza,a queste di occupare letteralmente  la provincia di Latina.aggiunto a ciò   che viene   denunciato dall’ex poliziotto della Questura di Latina e,ancor più,alla rimozione gravissima  di un Prefetto della Repubblica che é stato  mandato via dal capoluogo pontino appena ha  osato  cercare di far luce  sul “caso Fondi”,potrebbero ingenerale l’impressione  dell’esistenza in provincia di Latina di un quadro torbido che,alle porte della Capitale d’Italia,non  apparirebbe compatibile  con quello dello Stato di diritto.Qualcuno ha fatto riferimento ,impropriamente proprio nel “caso Fondi”,all’esistenza  di “pezzi deviati dello Stato” che avrebbero operato con obiettivi destabilizzanti.La tentazione ,ora,fatte le premesse  sopraesposte ,potrebbe essere quella di mutuare  quella terminologia ,ma in versione rovesciata rispetto a quella che ci  si  voleva  far immaginare.Certamente esiste un “caso Latina” che andrebbe  preso e  monitorato pezzo per pezzo.Sicuramente non esistono al momento le condizioni politiche  per fare tutto ciò con  la prospettiva di giungere ad un risultato soddisfacente .Lo diciamo,perciò,a futura memoria ,nella speranza che la situazione cambi  in meglio  nel Paese.Ma lo diciamo  anche,se non soprattutto,per evidenziare agli  autori dell’interrogazione  la complessità e la delicatezza ,se non la pericolosità,della situazione che esiste in provincia di Latina.Pericolosità  che andrebbe tutta scandagliata  e resettata ,pezzo per pezzo,fatto per fatto,comportamento per comportamento,tenendo però conto  di due  elementi fondamentali:
a) la delicatezza del problema;
b)l’inaffidabilità degli strumenti tradizionali.
Ai parlamentari interroganti,perciò,ove  essi fossero disposti ad  affrontare  i problemi  esposti fino alla loro soluzione,ci permettiamo di suggerire la costituzione di un apposito “Gruppo di lavoro “ interno e ristretto  ,una sorta di commissione d’inchiesta,che  dedichi un pò di tempo ,qualche mese,a costruire  il “quadro” pontino,da quello economico e sociale,a quello giudiziario,investigativo e quant’altro per impostare un’azione  seria ed efficace che metta a nudo  tutte le criticità esistenti in provincia di Latina.Una provincia ,non dimentichiamolo mai,che é la porta di accesso  dal sud  alla Capitale d’Italia!
Noi dell’Associazione Caponnetto siamo a disposizione  per fornire  tutti gli elementi di valutazione che dovessero venirci chiesti.
Ecco l’interrogazione di cui  stiamo parlando:

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01402 

Atto n. 3-01402

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348

VACCIANO , SIMEONI , BULGARELLI , MOLINARI , GIROTTO , BERTOROTTA , BLUNDO , LEZZI , MANGILI , BUCCARELLA , MARTELLI , CAPPELLETTI , CASTALDI , MONTEVECCHI , MORONESE , CIOFFI , CRIMI , PETROCELLI , PUGLIA , DONNO , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , CIAMPOLILLO , MARTON , AIROLA , FATTORI , BOTTICI , CATALFO , TAVERNA , NUGNES - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che:

da un articolo de “il Fatto Quotidiano” online del 10 marzo 2014, si è venuti a conoscenza della vicenda di presunto mobbing ai danni di un ex sostituto commissario della Questura di Latina. La notizia è stata nuovamente ripresa in un successivo articolo del 6 ottobre 2014 del quotidiano, questa volta con una video intervista del poliziotto oramai in congedo dal 2013, il quale ha parlato col volto oscurato perché è stato oggetto di minacce di morte, probabilmente a seguito di alcuni sequestri patrimoniali inflitti. Per le citate intimidazioni l’ex agente è parte offesa in un procedimento penale;

la sua azione investigativa avrebbe coinvolto anche un clan pontino, affiliato ai potenti cugini Casamonica di Roma, al quale sono stati sequestrati proprietà e conti correnti per un valore di circa 8 milioni di euro. In generale, l’operato dell’ex agente si è concentrato in un arco di tempo compreso tra il 2005 e il 2011, durante il quale ha portato a termine un totale di 60 operazioni conclusesi con confische e sequestri di beni mobili e immobili per circa 500 milioni, togliendo materialmente mezzi e strumenti alle attività criminali e, inoltre, il 70-80 per cento di questi provvedimenti sono stati già confermati in grado di Cassazione. La condotta eccellente del poliziotto pontino è stata premiata con encomi e avanzamenti di carriera, tuttavia dal 2011 la sua situazione è cambiata e gli sono stati imposti il fermo alle attività investigative, il cambiamento di mansione, il trasferimento di ufficio e un provvedimento disciplinare, che però venne annullato dal Tar del Lazio dopo un suo ricorso;

questi fatti sono stati delineati in un esposto presentato dall’ex agente alla Procura di Latina e al Ministro dell’interno e al capo della Polizia. Al procuratore capo di Latina nel marzo 2012 venivano consegnati gli ultimi 2 lavori che l’ex poliziotto aveva concluso, indagini depositate a gennaio dello stesso anno alla dirigente dell’ufficio a cui faceva capo l’ex sostituto commissario. Per far sì che potessero essere accettati dal Tribunale era indispensabile una firma del questore, che non arrivò in tale circostanza. Queste indagini, in seguito, furono consegnate nel giugno 2012 alla Procura della Repubblica di Latina dal questore, senza essere messe in relazione con il poliziotto che ne lamenta la paternità. A quanto risulta agli interroganti sono rimaste le uniche 2 operazioni depositate dalla Questura di Latina al Tribunale per tutto il 2012;

nella parte dell’intervista in cui il poliziotto parla dello stop ricevuto alle sue indagini nel 2011, viene fatta menzione di avvicendamenti e insediamenti, a cui viene, a giudizio degli interroganti, spontaneo associare il passaggio del testimone per la dirigenza della Questura di Latina del 3 ottobre 2011, ossia da Nicolò D’Angelo ad Alberto Intini;

considerato che:

un cambio di vertice al comando della squadra mobile della Questura di Roma, che ha casualmente comportato un cambiamento nella conduzione delle indagini, lo si ritrova, a parere degli interroganti, lungo l’orizzonte temporale degli eventi che accaddero tra Ostia e Fiumicino nel dietro le quinte di 2 importanti operazioni di polizia denominate “Black Rain” e “Anco Marzio”. Altra circostanza in cui Alberto Intini succede a Nicolò D’Angelo, nel luglio 2003. In quest’altra vicenda, vita e carriera di 6 agenti della Polaria, polizia giudiziaria della frontiera aerea dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che collaboravano per queste 2 indagini dirette dalla mobile di Roma, sono state segnate da provvedimenti sanzionatori e disciplinari, poi riconosciuti immeritati, ai quali ad oggi non si è posto rimedio;

da un articolo de “il Giornale” del 15 agosto 2007, si apprende da un’intervista ad uno dei 6 agenti della Polaria: “Nel febbraio 2003 scrivemmo un’informativa sugli insediamenti mafiosi sul litorale e i collegamenti con alcuni paesi dell’America Latina. La DDA per due volte chiese di mandare due di noi in Costarica e Brasile. Tutte e due le volte la missione abortì. A settembre ci allontanarono dall’operazione senza motivo. Si cominciò a parlare di lettere anonime inviate al ministero per screditare la nostra immagine di credibilità. Stranamente nel febbraio del 2004 ci richiamarono in servizio per chiudere, a novembre, l’operazione Anco Marzio”;

gli stessi agenti, come riferisce lo stesso quotidiano in un articolo del 7 agosto 2007 sarebbero stati “accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo Da Vinci”;

i 6 agenti della Polaria hanno collaborato con alcune unità della squadra mobile di Roma per l’operazione denominata Black Rain che “viene inspiegabilmente ridotta a troncone dell’inchiesta Anco Marzio che punta, invece, su estorsioni e videopoker“, come riportato in una notizia del “Il Messaggero” del 24 aprile 2008. “Quando il cerchio si sta per stringere, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato”, esclama Filippo Bertolami, responsabile legale dell’Anip – Italia Sicura, nello stesso articolo de “Il Giornale” dell’agosto 2007;

nelle fonti menzionate si persevera sulla linea che l’operazione Anco Marzio, un successo per la lotta a videopoker ed estorsioni, non ha portato frutti per quanto concerne l’azzeramento dell’asse di traffico di droga che va dal sud America al litorale romano. “La Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani” (“Il Giornale” del 26 aprile 2008);

i suddetti poliziotti hanno anche depositato un ricorso in autotutela al capo della Polizia, che fino ad oggi non ha avuto alcuna risposta;

considerato infine che a parere degli interroganti dalle varie vicissitudini occorse nelle questure di cui si sono esposti i fatti, è indubbio che siano previsti dei meccanismi di valutazione interni al corpo di Polizia e che questi debbano essere utilizzati nella maniera più puntuale, chiara e rapida possibile, di modo che venga scalzata qualsiasi ombra su agenti, dirigenti o addirittura questori, gli stessi che sono chiamati a rappresentare il Ministero dell’interno e a garantire la legalità sul territorio nazionale. Quanto più le persone chiamate a svolgere questo compito saranno al di fuori anche del legittimo sospetto, tanto più le stesse istituzioni godranno della fiducia dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, visto il documento inviato al Ministero nel 2012;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di proteggere l’incolumità dell’ex poliziotto che prestava servizio presso la Questura di Latina, date le minacce di morte che avrebbe ricevuto a causa dei provvedimenti patrimoniali inflitti a seguito delle indagini da lui condotte, quando comunque era ancora alle dipendenze della Polizia di Stato e quindi del Ministero;

quali siano i motivi che hanno comportato l’interruzione di indagini condotte con successo dagli agenti investigativi a cui sono seguiti cambiamento di mansione, trasferimento di ufficio nonché provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che nel caso dell’ex sostituto commissario della Questura di Latina il Tar del Lazio ha provveduto ad annullare;

quali iniziative di propria competenza intenda adottare per assicurare sistemi valutativi del personale delle forze di polizia, garantendo anche rapidità di riscontro sia nel caso di negligenze che di merito.

A proposito dell’interrogazione degli onn.Iannuzzi e Bernini nella parte che riguarda anche il Molise.

Associazione Antimafia A. Caponnetto

COMUNICATO DAL MOLISE

in data odierna il deputato On. Cristian Iannuzzi ha presentato una corposa interrogazione anche per i fatti che hanno riguardato il sequestro dei beni di tale Vincenzo Zangrillo avvenuti anche in Provincia di Isernia, e precisamente a Pettoranello del Molise, ad opera della DIA di Roma. Come Associazione, facciamo un plauso alll’On. Iannuzzi, che affronta anche il problema dei Presidi di di Sicurezza anche in Molise a rischio soppressione. Ma nello stesso tempo noi come Associazione Caponnetto siamo molto critici proprio contro le Istituzioni locali, per il fatto. che a scoprire per l’ennesima volta infiltrazioni nella Provincia di Isernia siano stati Reparti di fuori Regione. Allora ci poniamo una domanda: a che cosa servono gli apparati di sicurezza locali? Non sarebbe ora di darsi una mossa se si vogliono evitare soppressioni?

f.to       Romano de Luca ,Responsabile Abruzzo e Molise A. Caponnetto

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11249

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 528 del 24/11/2015
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 24/11/2015
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 24/11/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO PER LA SEMPLIFICAZIONE E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRIdelegato in data 24/11/2015
Stato iter: 

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11249

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Martedì 24 novembre 2015, seduta n. 528

CRISTIAN IANNUZZI e MASSIMILIANO BERNINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
la città di Latina e in genere il Sud Pontino rappresentano sempre più spesso le piazze in cui vengono sequestrati beni riconducibili ad organizzazioni criminali e mostrano chiaramente i segni della potenza delle mafie in questo territorio;
centinaia di milioni di euro sono stati confiscati in pochi anni ai clan più pericolosi di camorra, come i Mallardo, gruppo che puntava al Sud Pontino per riciclare e investire. Solo qualche giorno fa la squadra mobile del capoluogo pontino e lo Sco (servizio centrale operativo della polizia) hanno sequestrato 12 milioni di euro riconducibili al gruppo dei Di Silvio;
un mese fa la Dda (direzione distrettuale antimafia) di Reggio Calabria, in coordinamento con la direzione nazionale antimafia, ha colpito il clan Comisso Macrì di Siderno, che gestiva una rete internazionale di narcotrafficanti. Il cuore operativo, secondo i magistrati, era in un magazzino di fiori nella periferia di Latina di proprietà della famiglia calabrese Crupi. Più a sud, a Fondi, opera da decine di anni il principale mercato ortofrutticolo del centro Italia, il Mof, per due volte finito nel centro di un’inchiesta della direzione investigativa antimafia di Roma: il monopolio dei trasporti della frutta e verdura destinata al mercato europeo era, secondo l’Antimafia, in mano ad un cartello gestito dalla Camorra e da Cosa Nostra, con un ruolo importante giocato dai corleonesi. E sempre a Fondi era diretto un carico di tritolo, intercettato in Puglia dalla guardia di finanza pochi mesi fa, pronto ad essere utilizzato per un attentato ad un imprenditore del mercato della frutta;
le inchieste «Sistema Formia», «Don’t touch» e «Sistema Lollo» sono tra le maggiori inchieste giudiziarie che stanno scuotendo nelle fondamenta l’intero assetto giudiziario e politico della provincia di Latina, tra la città capoluogo e il sud dell’area pontina;
il 12 novembre 2015 gli investigatori della direzione investigativa antimafia del centro operativo di Roma, hanno sequestrato nelle province di Latina, Frosinone, Napoli, Caserta e Isernia, su disposizione del tribunale di Latina, oltre 200 camion, 2 cave di marmo, società, terreni e immobili di proprietà di Vincenzo Zangrillo, cui fanno capo società operanti nel trasporto merci su strada, smaltimento rifiuti e commercio di autovetture per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro;
le verifiche degli investigatori hanno evidenziato come il suo patrimonio sia cresciuto parallelamente alle attività criminali sino a raggiungere le rilevanti dimensioni attuali; ciò a fronte di redditi dichiarati al fisco nettamente inferiori alle capacità economiche dimostrate. Il provvedimento di sequestro è motivato dunque dalla pericolosità sociale e dalla conseguente origine illecita del suo patrimonio. Infatti, Zangrillo, oltre a frequentare ed avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei Casalesi, godendo anche del supporto di clan quali Bidognetti, Schiavone e Mendico, ha numerosi precedenti penali per associazione a delinquere, riciclaggio e traffico internazionale di autoveicoli. È stato anche denunciato per traffico di rifiuti illeciti ed insolvenza fraudolenta avendo accumulato nel corso degli anni, con i suoi camion, mancati pagamenti dei pedaggi autostradali;
in particolare, Zangrillo «il 7 luglio del 2011 viene segnalato dai carabinieri di Pontecorvo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per un traffico di rifiuti con il coinvolgimento di esponenti legati al clan Belforte di Marcianise (Caserta) per aver alterato, in concorso con i relativi impiegati, le analisi del laboratorio “Eurolab srl”, predeterminando il valore del cumulo di rifiuti, in modo da consentire il loro conferimento presso la discarica di Penitro di proprietà del Comune di Formia»: nello specifico, ufficialmente, l’imprenditore formiano non sarebbe stato attivo presso la discarica nel 2011 e potrebbe aver scaricato senza lasciare traccia, attraverso una delle tante società che compongono il suo universo imprenditoriale con la complicità di dipendenti comunali accomodanti e che in altri casi, documentati, avrebbero chiuso un occhio per altri «clienti» della discarica, come ad esempio la Dieffe & Co., anche essa ufficialmente non attiva presso il sito di Penitro nel 2011;
nel febbraio 2012, nell’ambito della verifica circa l’eventualità di condizionamenti mafiosi relativi ai lavori di appalto in occasione dell’America’s Cup di Vela a Napoli, risulta un coinvolgimento di Vincenzo Zangrillo;
nell’inchiesta Spartacus condotta dalla direzione distrettuale antimafia contro il clan dei Casalesi, gli fu contestato il reato di associazione camorristica, ma fu poi prosciolto. In seguito la sua impresa è poi finita sotto la luce dei riflettori della prefettura alla fine degli anni novanta, nell’ambito dei controlli di legalità nei cantieri della Tav.;
Pietro e Raffaele Zangrillo sono i fratelli carabinieri dell’imprenditore Vincenzo e non risultano indagati per le vicende di mafia: il primo, Pietro, oggi risulta in pensione ma ha prestato servizio soprattutto in Campania, nell’area di Carinola e poi a Mondragone dove fu trasferito, e dov’è tutt’oggi domiciliato. Il secondo invece, Raffaele, è ancora in servizio ed in organico, con compiti di polizia giudiziaria, presso la tenenza di Gaeta;
nel disegno di legge di stabilità 2016 si prevedono 491 milioni di euro in meno, rispetto al passato, per le spese del Ministero dell’interno. Mancheranno fondi per la gestione di caserme, per i reparti di prevenzione del crimine, per l’Arma dei carabinieri, e anche per la direzione investigativa antimafia. La sicurezza locale dovrà sopportare i tagli e i sacrifici maggiori;
il decreto del Presidente della Repubblica che contiene il regolamento di riorganizzazione del Ministero dell’interno prevede la riduzione di 23 prefetture, 23 questure, 23 comandi provinciali dei vigili del fuoco, che verranno accorpati con gli uffici di province limitrofe. In 23 ambiti territoriali spariscono presidi fondamentali per la sicurezza dei cittadini, mentre permangono le province, sia pure trasformate in enti di area vasta. In questo modo si rischia l’arretramento dei presidi fondamentali della sicurezza anche in zone (Lazio, Campania, Calabria, Sicilia) particolarmente delicate;
la legge n. 124 del 7 agosto 2015, avente ad oggetto «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 agosto 2015, all’articolo 8 – Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato – comma 1, lettera e), con riferimento al processo di riorganizzazione degli uffici territoriali del Governo, specifica che la razionalizzazione della rete organizzativa delle prefetture e delle funzioni attraverso la riduzione del numero deve tenere conto di criteri quali, tra gli altri, le caratteristiche del territorio, la presenza di criminalità, le dinamiche socio-economiche e il fenomeno delle immigrazioni sui territori fronte rivieraschi –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, non ritengano opportuno intervenire con iniziative urgenti per arrestare i traffici criminali legati anche allo smaltimento dei rifiuti che dal Sud Pontino si irradiano su tutto il territorio nazionale e oltre;
se, alla luce di tutte le considerazioni esposte e della particolare gravità della situazione in una provincia letteralmente occupata dalle mafie entrate ormai negli interstizi più reconditi non solo dell’economia ma anche di parte della politica e delle istituzioni, come dimostrano vecchie inchieste giudiziarie come la «Formia Connection» e la «Damasco», il Governo non intenda ristrutturare e qualificare i presidi locali delle forze dell’ordine, tenuto conto del fatto che finora la loro azione contro le mafie non è apparsa adeguata tanto da vedersi costretto ad invocare quasi sempre l’intervento dei Corpi specializzati, come la direzione investigativa antimafia e altri;
se i Ministri interrogati intendano chiarire il ruolo che avranno i presidi locali, sopravvissuti alla razionalizzazione del Ministero dell’interno, nella lotta alle mafie e in assenza di questi, quali strutture saranno preposte ad assicurare i servizi fondamentali legati al rilascio dei documenti e soprattutto alla sicurezza dei cittadini;
quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare il Governo per contrastare le infiltrazioni mafiose negli apparati amministrativi e giudiziari e limitare le sinergie criminali a livello nazionale;
se in questa particolare congiuntura storica il Governo ritenga opportuno destinare maggiori risorse economiche provenienti dalle confische dei capitali mafiosi per tutelare la sicurezza dei cittadini e far ripartire le attività nei territori colpiti dalle organizzazioni criminali e ridotti in una condizione di arretramento sociale ed economico. (4-11249)

Un’interrogazione,quella degli Onn.Cristian Iannuzzi e Massimiliano Bernini,del M5S,che,pervenutaci in copia per conoscenza ,ben inquadra la drammaticità della situazione esistente in provincia di Latina e nel Bassa Lazio,un territorio,questo,dove dominano i clan e le ndrine ,senza,purtroppo,che lo Stato si sia mai preoccupato e si preoccupi di allestire una linea di difesa capace di stroncare la criminalità.Se non fosse,infatti,per le DDA di Roma e di Napoli e per i Corpi speciali di polizia,come la DIA,il GICO,lo SCO ecc,,la situazione da drammatica sarebbe ora infernale perché le mafie sono entrate,oltre che nell’economia,uccidendo quella indigena,anche nelle istituzioni e nella politica,come hanno fatto bene gli Onn.Iannuzzi e Bernini ad evidenziare.Li ringraziamo

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11249

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 528 del 24/11/2015
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 24/11/2015
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 24/11/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO PER LA SEMPLIFICAZIONE E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 24/11/2015
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11249

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Martedì 24 novembre 2015, seduta n. 528

  CRISTIAN IANNUZZI e MASSIMILIANO BERNINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
la città di Latina e in genere il Sud Pontino rappresentano sempre più spesso le piazze in cui vengono sequestrati beni riconducibili ad organizzazioni criminali e mostrano chiaramente i segni della potenza delle mafie in questo territorio;
centinaia di milioni di euro sono stati confiscati in pochi anni ai clan più pericolosi di camorra, come i Mallardo, gruppo che puntava al Sud Pontino per riciclare e investire. Solo qualche giorno fa la squadra mobile del capoluogo pontino e lo Sco (servizio centrale operativo della polizia) hanno sequestrato 12 milioni di euro riconducibili al gruppo dei Di Silvio;
un mese fa la Dda (direzione distrettuale antimafia) di Reggio Calabria, in coordinamento con la direzione nazionale antimafia, ha colpito il clan Comisso Macrì di Siderno, che gestiva una rete internazionale di narcotrafficanti. Il cuore operativo, secondo i magistrati, era in un magazzino di fiori nella periferia di Latina di proprietà della famiglia calabrese Crupi. Più a sud, a Fondi, opera da decine di anni il principale mercato ortofrutticolo del centro Italia, il Mof, per due volte finito nel centro di un’inchiesta della direzione investigativa antimafia di Roma: il monopolio dei trasporti della frutta e verdura destinata al mercato europeo era, secondo l’Antimafia, in mano ad un cartello gestito dalla Camorra e da Cosa Nostra, con un ruolo importante giocato dai corleonesi. E sempre a Fondi era diretto un carico di tritolo, intercettato in Puglia dalla guardia di finanza pochi mesi fa, pronto ad essere utilizzato per un attentato ad un imprenditore del mercato della frutta;
le inchieste «Sistema Formia», «Don’t touch» e «Sistema Lollo» sono tra le maggiori inchieste giudiziarie che stanno scuotendo nelle fondamenta l’intero assetto giudiziario e politico della provincia di Latina, tra la città capoluogo e il sud dell’area pontina;
il 12 novembre 2015 gli investigatori della direzione investigativa antimafia del centro operativo di Roma, hanno sequestrato nelle province di Latina, Frosinone, Napoli, Caserta e Isernia, su disposizione del tribunale di Latina, oltre 200 camion, 2 cave di marmo, società, terreni e immobili di proprietà di Vincenzo Zangrillo, cui fanno capo società operanti nel trasporto merci su strada, smaltimento rifiuti e commercio di autovetture per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro;
le verifiche degli investigatori hanno evidenziato come il suo patrimonio sia cresciuto parallelamente alle attività criminali sino a raggiungere le rilevanti dimensioni attuali; ciò a fronte di redditi dichiarati al fisco nettamente inferiori alle capacità economiche dimostrate. Il provvedimento di sequestro è motivato dunque dalla pericolosità sociale e dalla conseguente origine illecita del suo patrimonio. Infatti, Zangrillo, oltre a frequentare ed avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei Casalesi, godendo anche del supporto di clan quali Bidognetti, Schiavone e Mendico, ha numerosi precedenti penali per associazione a delinquere, riciclaggio e traffico internazionale di autoveicoli. È stato anche denunciato per traffico di rifiuti illeciti ed insolvenza fraudolenta avendo accumulato nel corso degli anni, con i suoi camion, mancati pagamenti dei pedaggi autostradali;
in particolare, Zangrillo «il 7 luglio del 2011 viene segnalato dai carabinieri di Pontecorvo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per un traffico di rifiuti con il coinvolgimento di esponenti legati al clanBelforte di Marcianise (Caserta) per aver alterato, in concorso con i relativi impiegati, le analisi del laboratorio “Eurolab srl”, predeterminando il valore del cumulo di rifiuti, in modo da consentire il loro conferimento presso la discarica di Penitro di proprietà del Comune di Formia»: nello specifico, ufficialmente, l’imprenditore formiano non sarebbe stato attivo presso la discarica nel 2011 e potrebbe aver scaricato senza lasciare traccia, attraverso una delle tante società che compongono il suo universo imprenditoriale con la complicità di dipendenti comunali accomodanti e che in altri casi, documentati, avrebbero chiuso un occhio per altri «clienti» della discarica, come ad esempio la Dieffe & Co., anche essa ufficialmente non attiva presso il sito di Penitro nel 2011;
nel febbraio 2012, nell’ambito della verifica circa l’eventualità di condizionamenti mafiosi relativi ai lavori di appalto in occasione dell’America’s Cup di Vela a Napoli, risulta un coinvolgimento di Vincenzo Zangrillo;
nell’inchiesta Spartacus condotta dalla direzione distrettuale antimafia contro il clan dei Casalesi, gli fu contestato il reato di associazione camorristica, ma fu poi prosciolto. In seguito la sua impresa è poi finita sotto la luce dei riflettori della prefettura alla fine degli anni novanta, nell’ambito dei controlli di legalità nei cantieri della Tav.;
Pietro e Raffaele Zangrillo sono i fratelli carabinieri dell’imprenditore Vincenzo e non risultano indagati per le vicende di mafia: il primo, Pietro, oggi risulta in pensione ma ha prestato servizio soprattutto in Campania, nell’area di Carinola e poi a Mondragone dove fu trasferito, e dov’è tutt’oggi domiciliato. Il secondo invece, Raffaele, è ancora in servizio ed in organico, con compiti di polizia giudiziaria, presso la tenenza di Gaeta;
nel disegno di legge di stabilità 2016 si prevedono 491 milioni di euro in meno, rispetto al passato, per le spese del Ministero dell’interno. Mancheranno fondi per la gestione di caserme, per i reparti di prevenzione del crimine, per l’Arma dei carabinieri, e anche per la direzione investigativa antimafia. La sicurezza locale dovrà sopportare i tagli e i sacrifici maggiori;
il decreto del Presidente della Repubblica che contiene il regolamento di riorganizzazione del Ministero dell’interno prevede la riduzione di 23 prefetture, 23 questure, 23 comandi provinciali dei vigili del fuoco, che verranno accorpati con gli uffici di province limitrofe. In 23 ambiti territoriali spariscono presidi fondamentali per la sicurezza dei cittadini, mentre permangono le province, sia pure trasformate in enti di area vasta. In questo modo si rischia l’arretramento dei presidi fondamentali della sicurezza anche in zone (Lazio, Campania, Calabria, Sicilia) particolarmente delicate;
la legge n. 124 del 7 agosto 2015, avente ad oggetto «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 agosto 2015, all’articolo 8 – Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato – comma 1, lettera e), con riferimento al processo di riorganizzazione degli uffici territoriali del Governo, specifica che la razionalizzazione della rete organizzativa delle prefetture e delle funzioni attraverso la riduzione del numero deve tenere conto di criteri quali, tra gli altri, le caratteristiche del territorio, la presenza di criminalità, le dinamiche socio-economiche e il fenomeno delle immigrazioni sui territori fronte rivieraschi –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, non ritengano opportuno intervenire con iniziative urgenti per arrestare i traffici criminali legati anche allo smaltimento dei rifiuti che dal Sud Pontino si irradiano su tutto il territorio nazionale e oltre;
se, alla luce di tutte le considerazioni esposte e della particolare gravità della situazione in una provincia letteralmente occupata dalle mafie entrate ormai negli interstizi più reconditi non solo dell’economia ma anche di parte della politica e delle istituzioni, come dimostrano vecchie inchieste giudiziarie come la «Formia Connection» e la «Damasco», il Governo non intenda ristrutturare e qualificare i presidi locali delle forze dell’ordine, tenuto conto del fatto che finora la loro azione contro le mafie non è apparsa adeguata tanto da vedersi costretto ad invocare quasi sempre l’intervento dei Corpi specializzati, come la direzione investigativa antimafia e altri;
se i Ministri interrogati intendano chiarire il ruolo che avranno i presidi locali, sopravvissuti alla razionalizzazione del Ministero dell’interno, nella lotta alle mafie e in assenza di questi, quali strutture saranno preposte ad assicurare i servizi fondamentali legati al rilascio dei documenti e soprattutto alla sicurezza dei cittadini;
quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare il Governo per contrastare le infiltrazioni mafiose negli apparati amministrativi e giudiziari e limitare le sinergie criminali a livello nazionale;
se in questa particolare congiuntura storica il Governo ritenga opportuno destinare maggiori risorse economiche provenienti dalle confische dei capitali mafiosi per tutelare la sicurezza dei cittadini e far ripartire le attività nei territori colpiti dalle organizzazioni criminali e ridotti in una condizione di arretramento sociale ed economico. (4-11249)

.Non rispondono nemmeno alle interrogazioni parlamentari oltre a non risolvere i problemi.Povera Italia !

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08101

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 380 del 24/02/2015
Firmatari
Primo firmatario: DI MAIO LUIGI 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 24/02/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 24/02/2015
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter: 

SOLLECITO IL 11/06/2015

SOLLECITO IL 30/09/2015

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08101

presentato da

DI MAIO Luigi

testo di

Martedì 24 febbraio 2015, seduta n. 380

  LUIGI DI MAIO. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
come si apprende dai mezzi di informazione e secondo quanto denunciato dalla Associazione nazionale di lotta contro le illegalità e le mafie «Antonino Caponnetto», lo scorso 18 febbraio 2015, il testimone di giustizia Luigi Leonardi, recatosi alla prefettura di Caserta per richiedere copia degli atti riguardanti il rigetto della sua richiesta di sostegno in quanto vittima di racket, al fine di presentare ricorso nei limitati tempi previsti dalla norma, ha ricevuto un netto rifiuto. L’addetto gli ha risposto che la fotocopiatrice era guasta, mancava perfino la carta e comunque ieri «non avevano tempo» per evadere la sua richiesta;
subito dopo Luigi Leonardi si è presentato alla stazione dei Carabinieri di Marcianise (Caserta), dove ha denunciato il fatto. «Adesso, con una scadenza che pende come una spada — si legge nella denuncia — attendo che la Prefettura si decida a comprare una fotocopiatrice e una risma di carta, e a trovare tra i vari addetti che affollavano la sala del caffè e il corridoio, a parte qualcuno, un santo che faccia le fotocopie e mi dia la possibilità di far valere i miei diritti in un sistema incancrenito dalle mafie»;
si tratta di una vicenda molto triste e preoccupante, che conferma una vergognosa disattenzione dello Stato nei confronti di uomini e donne che per il solo fatto di aver adempiuto al loro dovere, hanno sacrificato la loro esistenza;
poche ore dopo il lancio dell’appello da parte dell’Associazione «Antonino Caponnetto», il prefetto di Caserta ha contattato il presidente dell’Associazione medesima, Elvio Di Cesare, comunicandogli che le copie richieste da Leonardi erano pronte;
tuttavia, non è ben chiaro per quale motivo un cittadino per vedersi riconosciuto un diritto elementare come il rilascio della copia degli atti relativi ad una sua richiesta ha dovuto rivolgersi ad una Associazione attiva nella lotta alla mafia –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda descritta in premessa e quale sia il suo intendimento in merito;
se il Ministro interrogato non ritenga di doversi attivare, nell’ambito delle sue competenze, affinché simili situazioni non abbiano a ripetersi;
se il Ministro interrogato non ritenga doveroso assumere provvedimenti a tutela della incolumità del signor Leonardi e se la richiesta di accesso al fondo di solidarietà per le vittime del racket e dell’usura non sia meritevole di accoglimento.
(4-08101)

Finalmente scoppia il “caso Latina” Un’interrogazione degli Onorevoli Cristian Iannuzzi,Claudio Fava e Turco Tancredi sulla situazione esplosiva che investe quella provincia,dal sud al nord,da Gaeta-Formia fino ad Aprilia-Cisterna.Ora basta veramente.O il Ministero dell’Interno imposta un’azione seria di aggressione ai clan o daremo luogo a manifestazioni forti di denuncia .L’Associazione Caponnetto ha fatto delle proposte precise che riguardano ,fra l’altro,la riorganizzazione delle forze di polizia locali.Occorre gente preparata,una maggiore grinta,una Prefettura attenta e vigile.Il nuovo Questore di Latina e l’attuale Capo della Squadra Mobile hanno saputo impostare una bella azione e gliene va dato atto ma per tutto il resto,soprattutto nel sud pontino,non funziona niente o quasi niente.Va cambiato tutto.Occorre più attenzione agli investimenti sospetti ed alle mafie,mentre quasi tutta l’attenzione si sta dedicando all’ordine pubblico facendo sì che i mafiosi si impadroniscano anche dell’aria che si respira.Speriamo che anche il nuovo Comandante provinciale dei Carabinieri dia una forte spinta per un’azione più incisiva.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10805

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 506 del 20/10/2015
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 20/10/2015
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
FAVA CLAUDIO MISTO-PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI) – LIBERALI PER L’ITALIA (PLI) 20/10/2015
TURCO TANCREDI MISTO-ALTERNATIVA LIBERA 20/10/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 20/10/2015
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10805

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Martedì 20 ottobre 2015, seduta n. 506

  CRISTIAN IANNUZZIFAVA e TURCO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni in tutto il litorale pontino e romano si assiste al dilagare di fenomeni speculativi agevolati dalle connessioni tra politica e organizzazioni affaristico/malavitose: in particolare, la zona del Sud Pontino (Latina, Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) risulta essere fortemente infiltrata da organizzazioni criminali, tra cui il clan dei Casalesi, come attestato anche dalla sentenza emessa dal tribunale di Latina il 16 novembre del 2012 e il clan Di Silvio;
l’operazione «Don’t touch», avviata nel mese di agosto del 2014, dopo il ferimento con colpi d’arma da fuoco del proprietario di una rivendita di tabacchi nel centro di Latina, ha portato il 12 ottobre 2015 all’arresto di 24 persone, tra cui incensurati, pregiudicati ed esponenti delle forze dell’ordine;
sono stati sequestrati beni per 12 milioni di euro; si tratta in prevalenza di quote societarie, ma anche immobili, una barca a vela, auto e moto, nonché i conti correnti delle 15 società di uno dei capi della banda, intestate in maniera fittizia a terze persone;
estorsione, usura, spaccio di stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, minacce e lesioni sono i reati contestati agli indagati nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di Latina;
tra le carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Costantino Di Silvio e Gianluca Tuma e delle altre 22 persone con l’accusa di associazione a delinquere spunta anche il grave episodio di intimidazione avvenuto 1’11 gennaio 2015 di cui è stato vittima Vittorio Buongiorno, capo della redazione pontina del quotidiano Il Messaggero;
secondo quanto apparso dalla stampa sarebbero coinvolti anche noti personaggi della politica e delle istituzioni;
in particolare, il presidente del Latina Calcio, Pasquale Maietta, risulta indagato nell’ambito dell’operazione «Don’t Touch», con l’accusa di violenza privata per fatti risalenti al novembre 2014 e che riguardano una vicenda relativa a dei commenti apparsi sui social network oltre che per rapporti accertati con l’esponente malavitoso Costantino Cha Cha Di Silvio;
inoltre, secondo quanto è stato ricostruito nel corso delle indagini, l’imprenditore Natan Altomare avrebbe preteso da una struttura sanitaria di riabilitazione di Latina una tangente da 2.500 euro al mese per diversi anni, minacciando l’intervento degli «zingari di Latina» e di un gruppo di cittadini romeni a lui legati e promettendo di «ampliare l’accreditamento (…) per un totale di 40 trattamenti giornalieri attraverso un suo rapporto con tale Lorenzin, che lui diceva essere fratello del Ministro della salute»;
il sistema criminale e di potere, in grado di infiltrare lo Stato ed intimidire anche i professionisti dell’informazione, tengono in ostaggio Latina condizionandone l’economia e la stessa vita sociale ai danni dei cittadini e degli operatori onesti –:
se il Governo, per quanto di competenza, intenda adottare con urgenza iniziative atte a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti presenti sul territorio del litorale laziale al fine di agevolare il controllo del territorio, implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali, impedire lo sviluppo di un’economia parallela illecita, assicurare il rispetto della legalità e la sicurezza dei cittadini;
quali iniziative ritengano opportuno adottare al fine di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica, considerati gli specifici fatti richiamati in premessa. (4-10805)

La vicenda del Testimone di Giustizia Salvatore Barbagallo grida vendetta.Uno Stato imbelle che,al di là degli appelli e dei proclami,abbandona i Testimoni di Giustizia e li lascia senza assistenza e protezione rispetto a possibili vendette dei mafiosi che essi hanno denunciato.Barbagallo ,di Vibo Valentia,ha denunciato i Mancuso.Ex imprenditore ,da anni vive in uno stato di miseria.Il Prefetto di Vibo Valentia non se ne cura. Solo i parlamentari del M5S si stanno interessando al suo caso,ma non ricevono alcuna risposta alle interrogazioni finora fatte.Il 17 settembre scorso l’on.Parentela ha riproposto il caso in Parlamento.

Parentela (M5S): ‘il Governo protegga Barbagallo e tutti gli imprenditori che denunciano il racket’

Interrogazione parlamentare del deputato M5S Paolo Parentela e sottoscritta dai colleghi Nesci, Bernini, D’Uva: ‘non si possono abbandonare i cittadini che denunciano attendendo i tempi biblici della giustizia’

lunedì 6 luglio 2015 | 12:19
1252

 

“Il governo garantisca aiuti adeguati a Salvatore Barbagallo ed a tutti gli imprenditori che denunciano il racket”. Lo sostiene il deputato M5s Paolo Parentela, dopo aver depositato un’interrogazione al governo sottoscritta dai colleghi Dalila Nesci, Massimiliano Bernini e Francesco D’Uva (membro della commissione antimafia). “Nell’atto di sindacato ispettivo – continua – descrivo la storia dell’imprenditore vibonese Salvatore Barbagallo, che otto anni fa denunciò il clan dei Mancuso e che è stato letteralmente abbandonato dallo Stato. La storia di Barbagallo non è diversa da quella di altri imprenditori che denunciano il racket e che incontrano innumerevoli difficoltà per accedere al fondo di garanzia il cui funzionamento andrebbe perfezionato. Il governo – continua il deputato Cinque Stelle – deve garantire ai cittadini calabresi vittime del racket un servizio giudiziario minimamente accettabile. A distanza di otto anni le persone denunciate da Barbagallo sono a piede libero e non è neanche iniziato il procedimento giudiziario che possa accertare i fatti denunciati. In una terra come la Calabria, che soffre la presenza della mafia più potente d’Europa, non si possono abbandonare i cittadini che denunciano attendendo i tempi biblici della giustizia. La storia di Barbagallo è divenuto un caso mediatico di interesse nazionale, ma ci sono tanti altri calabresi che sentono lo Stato lontano e che non hanno il coraggio di denunciare. Lo strapotere della ‘ndrangheta – conclude – è dovuto all’omertà, che si combatte concedendo ai cittadini i necessari strumenti per poter denunciare sentendosi tutelati”.

Ma in provincia di Latina non si parla mai di espulsioni coatte dal territorio di persone ritenute estremamente pericolose ???????

Queste contenute nell’ interrogazione parlamentare dell’On.Colletti sono le direttrici di marcia che l’Associazione Caponnetto dovrà seguire a Formia ed in tutto il Basso Lazio.Alla situazione esposta vanno aggiunti i due episodi verificatisi in questi giorni a Formia:l’invio di pallottole alla poliziotta ed il messaggio minaccioso scritto su una tovaglia di un tavolo di un locale pubblico sempre a Formia.Va tenuto presente che né il Presidente del Consiglio ,né i Ministri dell’Interno e della Giustizia si sono degnati ,ad oggi ,di rispondere all’interrogazione che,peraltro,é stata sollecitata per ben due volte,ad aprile e ad ottobre del 2014..Gli iscritti all’Associazione Caponnetto sono tenuti,pertanto,a battere da oggi in avanti solamente sugli argomenti esposti,argomenti che,se non verranno risolti,renderanno vana ogni azione contro la criminalità organizzata non solo a Formia ma in tutto il Basso Lazio.

Pubblicato 2 Settembre 2015 | Da admin3

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

>MINISTERO DELL’INTERNO

>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clanCava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procure  di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

Riguarda il Comune di Nola

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Atto a cui si riferisce:
C.4/09337 il comune di Nola ha affidato per anni e continua ad affidare, tramite gare d’appalto ovvero affidamenti diretti, la gestione delle aree comunali adibite a parcheggio a pagamento per auto…
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4  -  09337presentato daNUTI Riccardotesto diMercoledì 3 giugno 2015, seduta n. 434NUTI, COLONNESE, FICO, D’UVA, DADONE e LUIGI DI MAIO. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
il comune di Nola ha affidato per anni e continua ad affidare, tramite gare d’appalto ovvero affidamenti diretti, la gestione delle aree comunali adibite a parcheggio a pagamento per auto motocicli e ciclomotori;
da alcuni fatti di cronache, da quanto emerge da sentenze giudiziarie e rivelazioni di pentiti, emergerebbe un quadro piuttosto complesso e a tratti non chiaro, in special modo in relazione ai legami tra le società che hanno gestito le aree comunali adibite a parcheggio a pagamento a Nola e la criminalità organizzata di tipo mafioso;
dalle sentenze a carico di Vincenzo Cavallaro e Giuseppe Iovino, risulta, infatti, che dal 2002 ai 2006 la gestione delle aree comunali adibite a parcheggio a pagamento per auto motocicli e ciclomotori del comune di Nola è stata affidata, tramite gara d’appalto e successivamente tramite proroga alla società C.G.M. Gestione Servizi srl riconducibile al signor Vincenzo Cavallaro, legato, tramite Giuseppe Iovino, al clan camorristico dei Russo;
dal 2005 la gestione delle aree comunali adibite a parcheggio a pagamento è stata affidata alla società Terzo Millennio snc la quale avrebbe subìto minacce di tipo mafioso da parte del clan Russo su per conto di Vincenzo Cavallaro, al fine di ottenere la disdetta del contratto in essere con il comune di Nola a proprio vantaggio;
solo poche settimane fa, da quanto emerge da una ordinanza della direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di 9 persone legate al clan Di Domenico, l’imprenditore che ha gestito direttamente i parcheggi a pagamento dal 2002 al 2005 ha confessato di aver assunto una persona su indicazione del clan Russo a cui pagava una tangente tra i 1.500 e 1.000 euro al mese mentre ammontava a circa 1.000 euro al mese la tangente che veniva pagata al clan Di Domenico;
successivamente, dal settembre 2011 ad oggi il servizio è stato affidato, inizialmente tramite un primo affidamento temporaneo semestrale e dopo tramite continue proroghe, alla società AM Parking: il proprietario, il signor Salvatore Musella avrebbe utilizzato la propria società per reinvestire somme derivanti dalle attività delittuose dei clan camorristico Contini; per questo motivo la società è stata sequestrata nel gennaio 2014 ed ha svolto in proroga e sotto amministrazione giudiziaria, la gestione delle aree comunali adibite a parcheggio;
dopo le proroghe all’AM Parking sotto amministrazione giudiziaria, la gestione delle aree comunali adibite a parcheggio a pagamento è stata affidata il 1o ottobre 2014 al consorzio Atena con un contratto triennale, la quale è stata accusata di esercitare la gestione in maniera non corretta e per tale ragione è stata richiesta la risoluzione del contratto;
a Nola, come riportano numerosi organi di informazione, è molto diffuso il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, in special modo nei periodi in cui la gestione del servizio non è risultata affidata ad alcun soggetto e soprattutto durante il periodo estivo e in particolar modo durante la festa dei Gigli che si tiene nella seconda metà di giugno di ogni anno, i quali sono notoriamente legati alla criminalità organizzata;
un’altra società, che gestiva servizi per il comune era stata oggetto di presunte infiltrazioni mafiose: la società School Bus con sede ad Afragola, solo un mese dopo il sequestro avvenuto a gennaio 2014 dell’AM Parking, ha infatti ricevuto un’interdittiva antimafia «per tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le attività della società» ed il comune ha dovuto provvedere alla revoca del contratto in essere con tale società; nel luglio dello stesso anno l’interdittiva è stata poi revocate;
l’amministrazione comunale di Nola, inoltre, negli ultimi anni ha evidenziato una gestione finanziaria poco oculata, tant’è che la Corte dei conti chiese chiarimenti nel luglio 2012 all’amministrazione del comune di Nola in merito al Rendiconto 2010 e al bilancio di previsione 2011, in quanto il comune si trovava in una situazione di deficit strutturale, con il rischio, secondo gli interroganti, che si possa concretizzare a breve uno stato di dissesto finanziario;
nel gennaio 2011 sono stati arrestati alcuni imprenditori operanti nell’area nolana e un funzionario degli uffici giudiziari di Nola il quale aveva agevolato due aziende nell’assegnazione di contratti di lavoro per conto del comune di Nola e utilizzava, talvolta, il personale in servizio all’amministrazione comunale presso gli uffici giudiziari, anche in straordinario, per lavori nella sua abitazione o in altri edifici;
recentemente, un’altra indagine giudiziaria riguardante il comune di Nola ha destato grande scalpore nell’opinione pubblica, riguardante falsi mandati di pagamento ai danni dell’amministrazione, che ha portato all’arresto nel novembre del 2013 di tre funzionari del comune medesimo e di un imprenditore locale, i quali avrebbero sottratto alle casse comunale più di 1,3 milioni di euro: due dei tre funzionari sono stati successivamente condannati in primo grado mentre è ancora in corso il procedimento a carico dell’imprenditore;
il comune di Nola è attualmente amministrato dalla giunta guidata dal sindaco Geremia Biancardi, il quale ha vinto le elezioni comunali del 2009 a capo di una coalizione di centro destra, mentre alle elezioni comunali tenutesi del 2014 ha ottenuto quasi il 44 per cento dei voti al primo turno, vincendo successivamente al ballottaggio;
nel marzo del 2015 Gianpaolo De Angelis, assessore con delega all’urbanistica e ai trasporti al comune di Nola, è stato arrestato con l’accusa di associazione criminale di tipo mafioso, poiché, a quanto emerso dalle indagine, avrebbe svolto dal 2006 al 2011 il ruolo di prestanome consapevole e compiacente del clan camorristico dei Fabbrocino, molto influente nell’area nolana, nella società GIFRA srl e, contemporaneamente, le forze dell’ordine hanno perquisito alcuni uffici del comune medesimo;
secondo quanto emerge dall’ordinanza di arresto su richiamata, N. G.I.P 8674/14 del tribunale di Napoli – ufficio per le indagini preliminari, Gianpaolo De Angelis avrebbe avuto ulteriori stretti rapporti imprenditoriali con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata mafiosa, sanciti da alcune indagini delle forze dell’ordine: in particolare, nell’ambito di un procedimento penale risalente al 2003 (p.p. 26026/03 RGNR), emergevano rapporti imprenditoriali, economici e finanziari con i fratelli Pacia, contigui al clan Cava, altro clan influente nel nolano; nell’ambito del medesimo procedimento, è emerso che De Angelis era stato socio di maggioranza della M.A.D. srl, in società con Aniello Nicola Maria Rosa Mari, amministratore unico della suddetta società e membro del clan Cava; inoltre, come si rileva dalla sentenza n. 2580/08 Reg. Sent. del tribunale di Napoli, De Angelis avrebbe avuto partecipazioni nella Pharma Building srl, assieme a Antonio Muzio, soggetto fiduciario del boss Marcello Di Domenico e favoreggiatore della sua latitanza;
secondo fonte certificata CERVED, inoltre, Gianpaolo De Angelis sarebbe amministratore unico della società Progettazioni & Costruzioni srl in sigla PROGE.CO srl, nei confronti della quale è stata emessa in passato un’informazione interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Caserta (n. 1094/12b.16/ANT del 20 dicembre 2011) e che risulterebbe attualmente essere società fornitrice della pubblica amministrazione;
secondo gli interroganti, erano dunque noti i legami imprenditoriali tra De Angelis e la criminalità organizzata mafiosa locale al momento in cui è stato nominato assessore del comune di Nola;
si rammenta che la pubblica amministrazione ha il compito di assicurare il buon andamento delle gare d’appalto e degli affidamenti diretti che compie, ivi inclusa la verifica dei requisiti dei soggetti aggiudicatori: a tal fine si evidenzia come l’espletamento delle gare d’appalto e l’affidamento diretto di servizi, così come la gestione contabile del comune, anche in relazione a quanto esposto in premessa e al di fuori di ogni ragionevole dubbio, secondo gli interroganti, mostrano caratteristiche tali almeno da essere suscettibili di verifiche da parte delle autorità competenti;
la gravità delle infiltrazioni camorristiche nell’area nolana è stata attestata più volte nel corso degli ultimi anni dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, e, non da ultimo, da varie inchieste giudiziarie; Nola, si trova infatti all’interno della cosiddetta Terra dei Fuochi;
Marcello Di Domenico e Salvatore De Martino, collaboratori di giustizia, in precedenza a capo del clan di camorra Di Domenico molto attivo nell’area nolana, hanno rivelato la presenza di pesanti infiltrazioni e commistioni tra criminalità organizzata di tipo mafioso e le istituzioni locali dell’area nolana; le loro testimonianze, a riprova della loro credibilità, hanno già consentito alle forze dell’ordine l’arresto di numerosi esponenti della criminalità mafiosa locale;
ad avviso degli interroganti, vista la gravità delle infiltrazioni mafiose nell’area nolana e poiché emergono da quanto esposto collusioni tra vincitori di alcuni appalti e affidamenti diretti di servizi da parte del comune di Nola e alcuni clan camorristici, tale verifica dovrebbe inoltre accertare presunte infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale di Nola –:
se il Ministro sia al corrente dei gravi fatti esposti in premessa e se si intenda insediare una commissione d’accesso in seno al comune di Nola al fine di verificare, ai sensi della normativa vigente, la presenza c condizionamenti da parte della criminalità organizzata;
se non intenda adoperarsi al fine di potenziare le capacità d’organico e di risorse delle forze dell’ordine chi si trovano direttamente impegnate, con attività di prevenzione e contrasto, alla lotta alla criminalità organizzata nell’area nolana;
se il Ministro non intenda prontamente promuovere – in chiave preventiva – delle iniziative volte ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica con particolare attenzione a quei settori produttivi, famiglie e istituzioni locali che risultano maggiormente esposti alla criminalità organizzata;
se ritenga di intervenire tempestivamente e quali provvedimenti intenda intraprendere per contrastare la criminalità organizzata e le infiltrazioni malavitose nella provincia di Napoli con particolare riferimento all’area nolana ed il comune di Nola al fine di garantire in questi territori una vita democratica e civile;
se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura di cui all’articolo 143 e seguenti del testo unico sugli enti locali, decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. (4-09337)

 

Tutta la pericolosità esistente a Formia e nel sud pontino é messa ben in evidenza in questo articolo scritto su H24 Notizie nel 2013 da Adriano Pagano il quale riporta un’interrogazione,rimasta finora senza alcun riscontro,fatta dall’On.Colletti e da altri Parlamentari del M5S .Malgrado ciò nessun Prefetto di Latina,nessuna autorità giudiziaria o di polizia hanno adottato alcun provvedimento.Quando noi diciamo che é lo Stato che va messo sotto accusa per la sua inerzia,un’inerzia che ha consentito e consente il dilagare delle mafie sui territori !!!!! VERGOGNA !

Siamo ancora in attesa di conoscere la risposta del Ministro dell’Interno Alfano a questa interrogazione che riguarda il territorio di Formia e del sud pontino-Si vuole muovere o no?

Pubblicato 6 Settembre 2015 | Da admin3
INTERROGAZIONI.Siamo ancora in attesa da più di due anni di una risposta del Ministro dell’Interno Alfano a questa interrogazione parlamentare che riguarda Formia ed il sud pontino.Si vuole muovere o no?

FORMIA E CAMORRA, INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL GOVERNO LETTA

di 

gicoAGGIORNAMENTO – Il rapporto tra camorra e città di Formia finisce in Parlamento. E in particolare nelle segreterie del presidente del Consiglio Gianni Letta, del ministro dell’interno Angelino Alfano e del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, grazie ad una interrogazione parlamentare presentata dal deputato pentastellato Andrea Colletti, che ha incassato anche la sottoscrizione dei colleghi Tancredi Turco, Francesca Businarolo, Donatella Agostinelli, Alfonso Bonafede, Vittorio Ferraresi, Giulia Sarti.

LINK INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

L’allarme è chiaro: Formia è luogo di camorra. Formia e le sue dilaganti infiltrazioni criminali, ma non solo, perché si evidenzia anche il sopravvento della criminalità organizzata sulle altre città del sudpontino come Gaeta, Fondi, Itri e i business che in queste realtà proseguono quotidianamente. Esempio lampante, e solo per citare le ultime in ordine di tempo, sono le recenti due operazioni “Bad Brothers” e “Bad Brothers 2″ contro ingenti capitali criminali, di diverse decine di milioni di euro, appartenenti al clan Mallardo e a loro affiliati come, secondo i finanzieri del Gico di Roma, i fratelli Ascione, imprenditori formiani. E secondo i deputati del m5s che porteranno l’interrogazione in Parlamento, tutto grazie alla collaborazione della politica.

gico-GDF-DIA-DDA-MEPHISTO.ARRESTO“Da anni si assiste in tutto il Sudpontino – hanno sottolineato gli scriventi nel passaggio iniziale – al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia con frequenti fenomeni di abusivismo, grazie soprattutto a connessioni tra politica ed imprenditoria locale, in questo perverso intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico – malavitose provenienti dalla Campania e dalla Calabria interessate a partecipazioni economiche e speculazioni nel settore edile e turistico-commerciale per investire ingenti capitali di provenienza illecita. Ciò ha determinato un profondo inquinamento del tessuto imprenditoriale locale oramai sopraffatto o costretto a condividere attività con personaggi inquietanti. Segnali di tale grave deterioramento si colgono con mano in questo territorio, basta contare le innumerevoli operazioni di polizia dirette dalle Dda di Napoli e Roma che hanno posto sotto sequestro ingenti capitali mafiosi”.

Ma altrettanto chiaro e diretto il riferimento, o per meglio dire la goccia che ha fatto traboccare il vaso, relativamente a diversi recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti, per usare le parole di Colletti, “esponenti di pericolosi clan”, protagonisti di aggressioni violente in pieno centro urbano.

parlamento_italiano“Certamente – si legge in un passaggio del documento – quanto di pericoloso è avvenuto in questi ultimi giorni a Formia, nel pieno di una chiacchierata campagna elettorale – vedere anche foto della figlia del boss dei Casalesi Katia Bidognetti insieme ad un importante esponente di un candidato di Formia – non lascia presagire nulla di buono in quanto ci sono tutti i presupposti a che nella cittadina tirrenica si scateni una guerra di camorra. Infatti qualche settimana fa’, in una rissa scoppiata fuori al bar Elsa, si sono affrontati esponenti dei clan Esposito-Giuliano da una parte e Bardellino dall’altra. Altra replica si è in seguito verificata davanti al bar Tirreno, nel fuggi fuggi generale, a colpi di sedie e bottiglie e con chi dice anche di aver intravisto la presenza di pistole. Certamente questa escalation di violenza tra i due agguerriti clan che a Formia hanno vari interessi economici – a tal proposito sarebbe opportuno controllare la sala Bingo locale che vede la presenza assidua del clan Esposito-Giuliano – potrebbe improvvisamente degenerare anche con uso di armi da fuoco, e quindi andrebbero messe in atto contro questi personaggi misure drastiche anche con allontanamento coatto da Formia e dal Sudpontino a causa della pericolosità sociale dei personaggi, nonché, dare impulso alle indagini patrimoniali atte ad evidenziare la illegittimità delle risorse accumulate”.

Intanto, per discutere nel merito dell’interrogazione, giovedì alle 17 presso l’archivio storico di Formia, il Movimento 5 Stelle di Formia e l’associazione Caponnetto hanno indetto una conferenza stampa.

***ARTICOLO CORRELATO*** (Formia e camorra, pestaggio al bar Tirreno – 9 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (Pestaggio tra clan rivali, Libera: “Formia non può stare a guardare” – 19 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (Sequestro da 65 milioni di euro al clan Mallardo. A Fondi e Latina complessi residenziali e concessionarie auto – 19 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (“La camorra non perdona”, avvertimento sul muro di un bar a Penitro di Formia – 21 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (Operazione” Bad Brothers 2″: duro colpo al clan Mallardo. Maxi sequestro di beni – 8 luglio -)

 

LA PROPOSTA: ”FORZE DELL’ORDINE IMPREPARATE, SERVE UN COMMISSARIATO UNICO”

*Cristiano Tatarelli*

Ma per ottenere la risposta immediata che i deputati del movimento cercano di avere, dietro sollecitazione dei colleghi formiani e dell’associazione Caponnetto, vengono fornite anche una serie di proposte concrete. Si vuole cioè avere una replica chiara, e per la precisione che dovrà essere fornita in forma scritta, dai ministri interpellati relativamente al piano di intervento che lo Stato intende attuare per fronteggiare il dilagare del crimine organizzato che si insidia nel tessuto economico e sociale di un territorio di oltre 100mila abitanti.

“In effetti – si legge nell’interrogazione – oramai il Sudpontino vede la presenza stabile di pericolosi clan a Formia come i Bardellino, gli Esposito – Giuliano, i Mallardo, i Moccia, i Casalesi, i Bidognetti, i Fabbrocino. A Gaeta, importante zona portuale, la presenza di Cosa Nostra è assicurata dal clan Nuvoletta, mentre a Fondi, l’importante mercato ortofrutticolo attrae l’interesse della Ndrangheta e del clan Schiavone – Mallardo. A Itri si conosce la presenza dei clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone, dediti particolarmente alla speculazione nel settore edile. Ma è tutto il territorio che va dal fiume Garigliano a Latina ad essere infestato dai clan di Camorra e Ndrangheta, oramai padroni del territorio. L’inesistente opera di contrasto messo in atto nella Provincia di Latina dalle forze dell’ordine locali, impreparate sotto il profilo delle indagini patrimoniali ad aggredire i capitali illeciti, oltreché orfane da poco di un valente funzionario di Polizia trasferito a Napoli, il dott. Tatarelli, ad aggredire i capitali illeciti, è aggravata dalla mal distribuzione delle esigue forze. Prendiamo la situazione della Polizia di Stato nel Golfo: esistono due commissariati tra Formia e Gaeta, con spreco di risorse. Sarebbe bene recepire la proposta dell’associazione Caponnetto di dar vita ad un distretto di polizia sotto la direzione di un funzionario unico, sopprimendo il commissariato di Gaeta così da aumentare il controllo sul territorio per stanare i capitali illeciti. Non di meno avrebbe la sua importanza affiancare nell’opera di investigazione della Dda di Roma anche le Procure di Latina e Cassino dotandole di codelega, articolo 51 comma 3 del codice di procedura penale, nella persecuzione di reati previsti dall’articolo 416 bis”

Siamo ancora in attesa di conoscere la risposta del Ministro dell’Interno Alfano a questa interrogazione che riguarda il territorio di Formia e del sud pontino-Si vuole muovere o no?

INTERROGAZIONI.Siamo ancora in attesa da più di due anni di una risposta del Ministro dell’Interno Alfano a questa interrogazione parlamentare che riguarda Formia ed il sud pontino.Si vuole muovere o no?

FORMIA E CAMORRA, INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL GOVERNO LETTA

di 

gicoAGGIORNAMENTO – Il rapporto tra camorra e città di Formia finisce in Parlamento. E in particolare nelle segreterie del presidente del Consiglio Gianni Letta, del ministro dell’interno Angelino Alfano e del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, grazie ad una interrogazione parlamentare presentata dal deputato pentastellato Andrea Colletti, che ha incassato anche la sottoscrizione dei colleghi Tancredi Turco, Francesca Businarolo, Donatella Agostinelli, Alfonso Bonafede, Vittorio Ferraresi, Giulia Sarti.

LINK INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

L’allarme è chiaro: Formia è luogo di camorra. Formia e le sue dilaganti infiltrazioni criminali, ma non solo, perché si evidenzia anche il sopravvento della criminalità organizzata sulle altre città del sudpontino come Gaeta, Fondi, Itri e i business che in queste realtà proseguono quotidianamente. Esempio lampante, e solo per citare le ultime in ordine di tempo, sono le recenti due operazioni “Bad Brothers” e “Bad Brothers 2″ contro ingenti capitali criminali, di diverse decine di milioni di euro, appartenenti al clan Mallardo e a loro affiliati come, secondo i finanzieri del Gico di Roma, i fratelli Ascione, imprenditori formiani. E secondo i deputati del m5s che porteranno l’interrogazione in Parlamento, tutto grazie alla collaborazione della politica.

gico-GDF-DIA-DDA-MEPHISTO.ARRESTO“Da anni si assiste in tutto il Sudpontino – hanno sottolineato gli scriventi nel passaggio iniziale – al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia con frequenti fenomeni di abusivismo, grazie soprattutto a connessioni tra politica ed imprenditoria locale, in questo perverso intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico – malavitose provenienti dalla Campania e dalla Calabria interessate a partecipazioni economiche e speculazioni nel settore edile e turistico-commerciale per investire ingenti capitali di provenienza illecita. Ciò ha determinato un profondo inquinamento del tessuto imprenditoriale locale oramai sopraffatto o costretto a condividere attività con personaggi inquietanti. Segnali di tale grave deterioramento si colgono con mano in questo territorio, basta contare le innumerevoli operazioni di polizia dirette dalle Dda di Napoli e Roma che hanno posto sotto sequestro ingenti capitali mafiosi”.

Ma altrettanto chiaro e diretto il riferimento, o per meglio dire la goccia che ha fatto traboccare il vaso, relativamente a diversi recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti, per usare le parole di Colletti, “esponenti di pericolosi clan”, protagonisti di aggressioni violente in pieno centro urbano.

parlamento_italiano“Certamente – si legge in un passaggio del documento – quanto di pericoloso è avvenuto in questi ultimi giorni a Formia, nel pieno di una chiacchierata campagna elettorale – vedere anche foto della figlia del boss dei Casalesi Katia Bidognetti insieme ad un importante esponente di un candidato di Formia – non lascia presagire nulla di buono in quanto ci sono tutti i presupposti a che nella cittadina tirrenica si scateni una guerra di camorra. Infatti qualche settimana fa’, in una rissa scoppiata fuori al bar Elsa, si sono affrontati esponenti dei clan Esposito-Giuliano da una parte e Bardellino dall’altra. Altra replica si è in seguito verificata davanti al bar Tirreno, nel fuggi fuggi generale, a colpi di sedie e bottiglie e con chi dice anche di aver intravisto la presenza di pistole. Certamente questa escalation di violenza tra i due agguerriti clan che a Formia hanno vari interessi economici – a tal proposito sarebbe opportuno controllare la sala Bingo locale che vede la presenza assidua del clan Esposito-Giuliano – potrebbe improvvisamente degenerare anche con uso di armi da fuoco, e quindi andrebbero messe in atto contro questi personaggi misure drastiche anche con allontanamento coatto da Formia e dal Sudpontino a causa della pericolosità sociale dei personaggi, nonché, dare impulso alle indagini patrimoniali atte ad evidenziare la illegittimità delle risorse accumulate”.

Intanto, per discutere nel merito dell’interrogazione, giovedì alle 17 presso l’archivio storico di Formia, il Movimento 5 Stelle di Formia e l’associazione Caponnetto hanno indetto una conferenza stampa.

***ARTICOLO CORRELATO*** (Formia e camorra, pestaggio al bar Tirreno – 9 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (Pestaggio tra clan rivali, Libera: “Formia non può stare a guardare” – 19 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (Sequestro da 65 milioni di euro al clan Mallardo. A Fondi e Latina complessi residenziali e concessionarie auto – 19 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (“La camorra non perdona”, avvertimento sul muro di un bar a Penitro di Formia – 21 giugno -)

***ARTICOLO CORRELATO*** (Operazione” Bad Brothers 2″: duro colpo al clan Mallardo. Maxi sequestro di beni – 8 luglio -)

 

LA PROPOSTA: ”FORZE DELL’ORDINE IMPREPARATE, SERVE UN COMMISSARIATO UNICO”

*Cristiano Tatarelli*

Ma per ottenere la risposta immediata che i deputati del movimento cercano di avere, dietro sollecitazione dei colleghi formiani e dell’associazione Caponnetto, vengono fornite anche una serie di proposte concrete. Si vuole cioè avere una replica chiara, e per la precisione che dovrà essere fornita in forma scritta, dai ministri interpellati relativamente al piano di intervento che lo Stato intende attuare per fronteggiare il dilagare del crimine organizzato che si insidia nel tessuto economico e sociale di un territorio di oltre 100mila abitanti.

“In effetti – si legge nell’interrogazione – oramai il Sudpontino vede la presenza stabile di pericolosi clan a Formia come i Bardellino, gli Esposito – Giuliano, i Mallardo, i Moccia, i Casalesi, i Bidognetti, i Fabbrocino. A Gaeta, importante zona portuale, la presenza di Cosa Nostra è assicurata dal clan Nuvoletta, mentre a Fondi, l’importante mercato ortofrutticolo attrae l’interesse della Ndrangheta e del clan Schiavone – Mallardo. A Itri si conosce la presenza dei clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone, dediti particolarmente alla speculazione nel settore edile. Ma è tutto il territorio che va dal fiume Garigliano a Latina ad essere infestato dai clan di Camorra e Ndrangheta, oramai padroni del territorio. L’inesistente opera di contrasto messo in atto nella Provincia di Latina dalle forze dell’ordine locali, impreparate sotto il profilo delle indagini patrimoniali ad aggredire i capitali illeciti, oltreché orfane da poco di un valente funzionario di Polizia trasferito a Napoli, il dott. Tatarelli, ad aggredire i capitali illeciti, è aggravata dalla mal distribuzione delle esigue forze. Prendiamo la situazione della Polizia di Stato nel Golfo: esistono due commissariati tra Formia e Gaeta, con spreco di risorse. Sarebbe bene recepire la proposta dell’associazione Caponnetto di dar vita ad un distretto di polizia sotto la direzione di un funzionario unico, sopprimendo il commissariato di Gaeta così da aumentare il controllo sul territorio per stanare i capitali illeciti. Non di meno avrebbe la sua importanza affiancare nell’opera di investigazione della Dda di Roma anche le Procure di Latina e Cassino dotandole di codelega, articolo 51 comma 3 del codice di procedura penale, nella persecuzione di reati previsti dall’articolo 416 bis”.

.La situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza a Formia ed in provincia di Latina sempre più incandescente.La camorra e le altre organizzazioni criminali alzano il tiro e passano alle minacce.

Il Governo e l’intera classe politica dirigente della provincia di Latina debbono vergognarsi per non aver mai fatto niente in materia di sicurezza e lotta alle mafie sul territorio pontino. Questa interrogazione presentata dai Parlamentari del Movimento 5 Stelle su sollecitazione dell’Associazione Caponnetto porta la data del Luglio 2013.Era già un momento caldo per Formia in quanto davanti a Bar della città si fronteggiavano elementi di clan avversari a suon di sediate  ed altro. Da allora sono passati quasi 2 anni è nulla è successo nell’azione di contrasto da parte delle istituzioni, né tanto meno il Ministero dell’Interno ha risposto ai Parlamentari per rendere note le azioni di contrasto intraprese.Di risposta sono arrivate le minacce a giudici del Tribunale di Latina,invio di pallottole dirette ad un poliziotto di Formia che ora rischia il trasferimento per………….”ragioni di sicurezza” ed altro ancora

Pubblicato 2 Giugno 2015 | Da admin3

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELL’INTERNO

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clan Cava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procedure di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

Classificazione EUROVOC:

GEO-POLITICO:

FONDI,LATINA – Prov,LAZIO, LATINA,LATINA – Prov,LAZIO

EUROVOC :ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

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<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELL’INTERNO

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clan Cava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procedure di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

 

Un’interrogazione alla Camera dell’On.Picierno che conferma tutte le preoccupazioni che andiamo esprimendo da anni per la situazione esistente nel Molise.Ricordiamo che,nel contesto di queste nostre preoccupazioni,anche se abbiamo parlato di pale eoliche e non di rifiuti – materia,comunque,trattata in altri nostri esposti – abbiamo prodotto un dettagliato esposto alla Guardia di Finanza di Formia,di concerto con il nostro rappresentante in Abbruzzo e Molise Romano De Luca,per chiedere di indagare sull’intenso traffico di pale eoliche che si é avuto per vario tempo sul tratto Porto di Gaeta-Molise.La Ditta impegnata in tali trasporti ha subito ad Isernia alcuni gravi attentati sui quali sta indagando da tempo la Magistratura.

PICIERNO. - Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere – premesso che:
aggiudicarsi il trasporto dei rifiuti dalle fabbriche e dai siti di stoccaggio, soprattutto quelli chimici e pericolosi, per poi disperdere illegalmente parte del carico e consegnare l’altra parte al depuratore di Termoli, che percepisce così solo

una frazione del denaro pubblico erogato per la depurazione, è un metodo già utilizzato in passato dalle organizzazioni criminali per fare profitto con il settore «ecologico e ambientale», in particolare da Cipriano Chianese negli anni ’80, l’«inventore» delle ecomafie. Da quanto si evince dalle dichiarazioni di alcuni pentiti, Raffaele Piccolo e Emilio Di Caterino, e da notizie apparse su organi di stampa relative a inchieste in corso della direzione distrettuale antimafia di Napoli, attraverso il monopolio del trasporto di scorie dall’inceneritore di Acerra e del percolato delle discariche di Taverna del Re e Santa Maria la Fossa-San Tammaro, il clan dei Casalesi avrebbe incassato centinaia di milioni di euro provenienti dalle casse pubbliche;
la presenza delle organizzazioni mafiose in Molise non è un fatto nuovo: regione dalle dimensioni limitate, confinante con le province di Caserta, Benevento e Foggia, affacciata sul mare Adriatico proprio di fronte ai Balcani, anche grazie al basso livello di attenzione della politica locale e nazionale rispetto alla possibilità di infiltrazioni criminali in quest’area, è da tempo luogo di transito di traffici internazionali, tra cui quello di stupefacenti, e di approdo degli interessi mafiosi. La relazione 2009 per il distretto di Campobasso della direzione nazionale antimafia riporta considerazioni chiare sia sui traffici internazionali che sulla presenza di organizzazioni mafiose «operanti in altre regioni, interessate alle speculazioni nel settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti nonché al controllo di appalti pubblici». Continua la relazione della direzione nazionale antimafia, «il Molise si sta rivelando non come zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari di cave e terreni e scempio dell’ambiente»;
questo vero e proprio «cimitero dei veleni», creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi, si estende in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. A sud-ovest incontra Vairano Patenora e l’area industriale di Venafro, dove sorgono gli stabilimenti dismessi della Fonderghisa, azienda della Gepi rilevata dall’imprenditore Giuseppe Ragosta, arrestato per truffa collegata proprio a questo stabilimento; sulla fonderia grava il sospetto che vi siano state bruciate tonnellate di rifiuti di ogni genere, compresi automezzi militari impiegati nell’ex Jugoslavia e contaminati da uranio impoverito. L’area suddetta confina con la discarica di Montagano, il depuratore di Termoli e con boschi e aree disabitate ed è qui che andrebbero a finire rifiuti tossici provenienti dalle fabbriche della Lombardia e dai siti di stoccaggio del Consorzio unico Napoli-Caserta, lungo un tracciato, ad avviso dell’interrogante scarsamente battuto dalle forze dell’ordine;
il depuratore di Termoli, gestito dal Consorzio industriale Valle del Biferno (Cosib), venne costruito a metà degli anni ’70 per lo smaltimento e la depurazione di rifiuti prodotti dagli stabilimenti che hanno sede nel perimetro del consorzio industriale, più lo smaltimento del percolato da discarica di qualche piccolo comune della regione. Dopo oltre trent’anni di quest’uso limitato, nel 2009 il Cosib chiede al Governo regionale di poter allargare il proprio campo d’azione, aprendo le porte allo smaltimento di rifiuti provenienti da fuori regione, nonché aumentando il tetto massimo di rifiuti pericolosi a 10 mila metri cubi, motivando la richiesta con la necessità di aumentare gli utili del consorzio. La delibera della giunta regionale molisana, a cui fa seguito la determina dirigenziale n. 405 dell’8 ottobre 2009, autorizza l’ampliamento del raggio d’azione del depuratore di Termoli;
è così che cominciano le segnalazioni degli abitanti, di tanti cittadini preoccupati per l’ambiente in cui vivono, di un via vai preoccupante di camion autobotti con le provenienze più disparate, che giorno e notte percorrono la strada statale che collega il capoluogo molisano alla costa adriatica. Sono autobotti che perlopiù tra

sportano percolato da discarica («liquido che si origina dall’infiltrazione di acque nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi» secondo l’articolo 2 del decreto legislativo n. 36 del 2003). Il percolato altro non è che un rifiuto derivato dai rifiuti stessi, una miscela liquida che si origina per mezzo delle reazioni chimiche, fisiche e biologiche, che s’instaurano all’interno del corpo della discarica in funzione della composizione dei rifiuti e del regime idrico della discarica stessa. La sua composizione è quindi piuttosto varia, al suo interno si possono trovare sostanze inquinanti, ma anche elementi necessari per il naturale sviluppo delle piante. Per valutarne la pericolosità è necessario effettuare controlli e analisi chimiche su ogni carico in arrivo al depuratore;
la rivista Primonumero.it ha riportato molte irregolarità e anomalie riscontrate nella documentazione relativa al piano di lavoro e controllo del conferimento dei rifiuti liquidi al Consob, nonché sulla loro provenienza. Rispetto al processo di depurazione, quando i rifiuti liquidi arrivano in discarica dovrebbero essere controllati, analizzati e depositati in un silos fino al momento del trattamento. Inoltre, appena arriva il carico, è buona prassi effettuare tre diverse campionature del contenuto, una all’inizio, una a metà e una alla fine del travaso. Solo una volta accertato il grado di tossicità si deve dare inizio alla depurazione. Al depuratore di Termoli, sempre secondo l’inchiesta citata, tutto questo non avverrebbe: il campione dei liquami trasportati viene presentato in una bottiglia di plastica precedentemente riempita, che l’autista del camion consegna ai responsabili dell’impianto. Appena consegnata la bottiglia, avviene il travaso, senza aspettare l’esito delle analisi e senza alcuna conferma che il campione consegnato corrisponda all’effettivo carico. Facendo riferimento ai documenti di accompagnamento, emerge che la Indeco srl, una delle imprese che conferisce il percolato al depuratore, che tratta percolato proveniente dall’area di Fondi, si avvale ad ottobre 2010 di un certificato del 2009 (n. 824), come se in 12 mesi la Indeco avesse consegnato liquame con le stesse identiche caratteristiche chimiche;
per quanto concerne i controlli esterni all’impianto, quelli eseguiti sul materiale scaricato dall’impianto dopo la depurazione, che prende la via del mare, essi vengono eseguiti dall’Arpam non più di due o tre volte l’anno. Infine, i fanghi di risulta, che dovrebbero essere essiccati, compattati e trasportati in discariche specializzate, vengono almeno in parte dispersi nelle campagne adiacenti, di proprietà del nucleo industriale o di privati che autorizzano lo spargimento. Primonumero.it sostiene che questi fanghi non vengano nemmeno analizzati prima di finire nei campi;
nel mese di luglio 2009 sono stati osservati 17-18 scarichi quotidiani per un totale di oltre 500 metri cubi la settimana. Anche i dati di altri mesi sono risultati in linea con un intensissimo traffico diretto al depuratore di Termoli, proveniente in buona parte da Napoli e Caserta. Molte delle bolle di accompagnamento dei carichi non portano indicazioni né sulla provenienza né sulla quantità, ma solo una generica dicitura «lotto successivo al primo», o, in altri casi «carico di prova»;
i fogli di viaggio dei camion indicano le provenienze dei carichi: la discarica di Montagano (Campobasso, rifiuti solidi urbani),hinterland molisani (fanghi e liquami) e Abruzzo. Poi la discarica di Tufo Colonoco (sequestrata dalla procura di Isernia alla metà di luglio per un ampliamento su suolo sottoposto a vincolo ambientale e sversamento di percolato nel fiume Vandra, affluente del Volturno), la discarica Villaricca (percolato del Consorzio unico Napoli-Caserta), il Consorzio Ce-4, sotto indagine della procura di Napoli per legami con la camorra, infine Colleferro, alle porte di Roma, una delle discariche più grandi d’Europa. Infine, alcune aziende portano il proprio percolato a Termoli: la Ecologica Sud di Calvizzano (Napoli), l’Ecoambiente di Casoria (Napoli) e l’Agecos di Foggia, di Rocco Bonasissa, arrestato il 7 dicembre 2009

per reati legati all’inquinamento ambientale in alcune discariche da lui gestite, molte delle quali chiuse in via preventiva dalle autorità;
alcuni cittadini molisani hanno dichiarato alla stampa di avere assistito all’arrivo dei camion nell’area industriale di Pozzilli-Venafro, altri all’ingresso delle autobotti nella discarica di Tufo Colonoco in piena notte, altri ancora di aver notato camion, con gli inconfondibili colori giallo-rossi della ditta Caturano, disperdersi tra la Trignina e la Bifernina o entrare nell’impianto depuratore, nonostante la smentita della Cosib sulla possibilità che Caturano sia un committente;
sulla ditta Caturano di Maddaloni (Caserta) si sono rivolte le attenzioni degli investigatori campani in indagini passate sullo smaltimento illegale dei rifiuti e più di recente in un’indagine della direzione distrettuale antimafia in corso, secondo quanto appreso da fonti giornalistiche. Il nome di questa ditta è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco di imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio di Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano. Nonostante la condanna del responsabile, la società Veca Sud (acronimo per Ventrone-Caturano) si è aggiudicata l’appalto del commissariato straordinario di Governo nel 2009 per il trasporto delle ceneri del termovalorizzatore di Acerra. Nel luglio 2010, inoltre, la ditta è stata scoperta dai Nas mentre utilizzava containercontaminati dalle ceneri per il trasporto del mais proveniente da Veneto ed Emilia Romagna e destinato ai mangimifici del centro-sud;
in seguito alla pubblicazione delle inchieste citate sulla rivista Primonumero.it, poi in parte riprese dal quotidiano Il Mattino, il sindaco di Termoli, Antonio Di Brino, ha affermato di essere stato all’oscuro di questo ampliamento dell’azione del depuratore e di aver attivato tutte le procedure necessarie ad avere tutte le informazioni e i chiarimenti per tranquillizzare la popolazione. Il gruppo consiliare di minoranza ha inoltrato una richiesta di accesso agli atti del depuratore, ma il Consorzio ha risposto negativamente, motivando tale posizione con il fatto che i dati sui rifiuti possono essere messi a disposizione solo all’autorità di controllo competente;
il presidente del Cosib, Antonio Del Torto, ha comunicato che smentirà il contenuto dell’inchiesta solo davanti all’autorità giudiziaria e ha annunciato una querela nei confronti degli autori;
la questione del depuratore di Termoli non è l’unico motivo di preoccupazioni fondate e legittime dei cittadini molisani, che sono impegnati in queste settimane in altre proteste civiche a difesa dell’ambiente e contro le infiltrazioni della criminalità organizzata;
a montagano si è installato un presidio permanente promosso da 97 associazioni molisane contro l’ampliamento della discarica e la costruzione di un inceneritore. Le associazioni sostengono che la popolazione molisana, attualmente, produce non più di un decimo dei rifiuti che gli impianti della regione sono in grado di smaltire. La preoccupazione legittima è quindi che nel nome dell’ottenimento di profitto dallo smaltimento di rifiuti provenienti dall’esterno si continui un’operazione di ampliamento degli impianti con gravi rischi per la salute dei cittadini, soprattutto viste le ombre presenti su discariche e depuratore già in funzione;
anche la produzione di energia alternativa in Molise sta destando preoccupazioni per l’impatto ambientale e per la presenza di interessi criminali. La legge regionale n. 22 del 7 agosto 2009 ha aperto la possibilità di installare sul territorio impianti per la produzione di energia alternativa. In breve tempo sono state concesse autorizzazioni per l’installazione di 5000 pale eoliche su una regione con la superficie totale di 4000 chilometri quadrati. La regione dispone già di 430 torri

eoliche, che insieme alla centrale turbogas di Termoli producono energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno del Molise e di alcuni comuni vicini. Le domande per i nuovi impianti eolici sono già state presentate per due terzi dei comuni molisani, aggiungendo 3.030 pale a quelle già presenti, per un totale di una ogni 1,4 chilometri quadrati. Dirigenti del PD del Molise assicurano che con questa operazione ci saranno profitti per le imprese coinvolte fino a 4 miliardi di euro l’anno. Attualmente, secondo i dati forniti dall’assessorato all’ambiente della regione Molise, le aziende che hanno presentato domanda per la realizzazione di impianti eolici sono 43, molte delle quali vengono dalla dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Sardegna, e secondo le associazioni in protesta c’è il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata;
il 7 agosto 2010 due automezzi di un’azienda che trasporta torri eoliche sono stati dati alle fiamme a Guardiaregia e nonostante sia stato scritto, che si è trattato di un «corto circuito», cresce la preoccupazione che si tratti invece di intimidazioni da parte di clan malavitosi nei confronti di «concorrenti» nel settore eolico;
il 3 novembre 2010, con la sentenza n. 07761/2010, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della ditta Essebiesse Power srl contro il Ministero per i beni culturali inerente all’installazione di 16 torri eoliche nella valle del Tammaro a ridosso dell’area archeologica Saepinum-Altilia. Nonostante le proteste delle associazioni molisane, che hanno raccolto in pochi giorni 2500 firme contro la creazione di questo impianto, la sentenza del Consiglio di Stato dà il via libera all’azienda. Anche questa vicenda lascia dubbi e perplessità sugli interessi che si stanno muovendo in Molise attorno al settore ambientale ed energetico, con conseguenze ancora sconosciute per la salute della popolazione e le devastazioni ambientali che ne conseguiranno -:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano intraprendere al fine di raccogliere tutte le informazioni, di svolgere tutte le attività di contrasto ad eventuali attività criminose connesse allo smaltimento dei rifiuti nel depuratore di Termoli e nell’area circostante, con particolare riferimento a possibili sversamenti abusivi nella zona tra la Bifernina e la Trignina di fare piena luce sull’eventuale presenza di imprese legate ad interessi della criminalità organizzata.
(4-09414)

Ma é possibile che ogni Testimone di Giustizia serio debba subire questo calvario ed aspettare anni per avere quanto la legge prescrive? ?????????????????????…………… Senza,poi,parlare del trattamento riservato a lui e famiglia da Servizio Centrale Protezione,NOP,territoriale e quanti altri !……………………………………… E’ una vergogna! Salvatore Barbagallo ha fatto le prime denunce contro i Mancuso ben 8 anni fa ed ancora debbono cominciare i processi. Intanto da imprenditore che era egli sta subendo la fame insieme alla famiglia e deve andare per mangiare alla Caritas. Ecco come questo Stato “combatte” le mafie.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09674

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 453 del 02/07/2015
Firmatari
Primo firmatario: PARENTELA PAOLO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 02/07/2015
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
NESCI DALILA MOVIMENTO 5 STELLE 02/07/2015
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/07/2015
D’UVA FRANCESCO MOVIMENTO 5 STELLE 02/07/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 02/07/2015
Stato iter:

IN CORSO

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-09674

presentato da

PARENTELA Paolo

testo di

Giovedì 2 luglio 2015, seduta n. 453

  PARENTELA, NESCI, MASSIMILIANO BERNINI e D’UVA. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
Salvatore Barbagallo è un imprenditore di 65 anni che il 3 marzo del 2007 entrò nella questura di Vibo Valentia e fece i nomi di una decina di esponenti dei Mancuso per una serie di reati ai suoi danni. Dalla lettura di un articolo del Corriere della sera datato 24 giugno 2015, l’interrogante ha appreso che i Mancuso, una tra le ‘ndrine più pericolose d’Italia, lo avrebbero obbligato per anni a scavare pozzi gratis sulle loro terre, impadronendosi poi delle sue trivelle, per spingersi infine – approfittando della bancarotta a cui lo avevano ridotto – a sottrargli la casa in un’asta giudiziaria truccata;
a otto mesi dalla denuncia di Barbagallo i testimoni da lui indicati non sono ancora stati sentiti, i processi sono fermi, il reato di estorsione che innesca la domanda di indennizzo riservato agli imprenditori che denunciano il racket non è neanche stato ipotizzato e questo è da imputare ad una carenza di organico del tribunale di Vibo che è fra i più intasati d’Italia;
Barbagallo ha scritto ad uffici di ogni tipo e la procura antimafia lo convoca regolarmente a testimoniare contro la ’ndrangheta ma i processi per i reati ai suoi danni, per una serie di vizi di forma e rinvii, restano bloccati. Giunto allo stremo ha scritto una lettera a Papa Francesco e lo scorso 19 maggio si è steso sul selciato nel centro di Limbaldi – comune di 3400 abitanti in provincia di Vibo Valentia dove quel giorno era in visita la commissione parlamentare antimafia – impedendo alla Presidente Rosy Bindi di andarsene;
il Ministero dell’interno prevede un fondo per le vittime del racket e dell’usura, unificato, con legge del 2011, con quello «per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso». Viene offerto «agli operatori economici, ai commercianti, agli artigiani, ai liberi professionisti vittime di estorsione». La concessione del fondo è deliberata dal Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. La somma dovrebbe coprire l’intero ammontare del danno (e non oltre 1.549.370,70 euro);
quando una dichiarazione fa scattare un’ipotesi di reato per estorsione, l’imprenditore ha diritto ad un indennizzo dal Fondo del Ministero dell’interno per le vittime del racket e dell’usura, la cui contabilità mostra tuttavia che qualcosa non funziona: è una delle poche voci nel bilancio dello Stato in cui la disponibilità supera la spesa. Nel 2014 il fondo aveva 81,5 milioni di euro, ma ne ha impiegati 60,8 e di questi appena 10,9 per le vittime, del racket. Ci sarebbe spazio per triplicare le denunce visto che, secondo il Censis, 1’80 per cento degli imprenditori in Italia trova che, negli ultimi due anni, l’estorsione sia aumentata;
l’anno scorso, le domande pendenti per gli indennizzi erano 692 (su decine di migliaia di casi di estorsione), quelle accolte 128;
per farsi aiutare dal fondo anti-racket oggi un imprenditore deve attraversare un vero e proprio labirinto: la denuncia in Procura, la domanda in prefettura, l’istruzione della pratica, la convocazione dei comitati per quantificare i danni, l’inoltro al commissario anti – racket di Roma, la valutazione dell’istruttoria, la conferma delle somme, il rinvio alla società pubblica che gestisce i pagamenti (Consap), che a sua volta fa una nuova istruttoria sulla posizione finanziaria del denunciante. Per ogni nuova firma può servire un mese, e ne servono almeno nove. Anche senza intoppi, l’intera procedura dura più di un anno durante il quale l’imprenditore vive chiuso in casa, minacciato, senza reddito –:
se non sia il caso che il Governo intraprenda, per quanto di competenza, una serie di iniziative urgenti per far fronte ad una situazione drammatica che rende impossibile riuscire a fornire ai cittadini calabresi vittime del racket e dell’usura un servizio giudiziario minimamente accettabile;
se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, finalizzate alla copertura integrale e all’ampliamento dell’organico tenendo conto della qualità e quantità dei processi pendenti presso il tribunale di Vibo Valentia;
se non ritenga opportuno, nella fattispecie, intervenire per garantire al signor Salvatore Barbagallo e a tutti gli imprenditori vittime del racket tempi celeri per accedere all’indennizzo ad essi riservato. (4-09674)

Interrogazione alla Camera degli Onorevoli Dalila Nesci,Massimiliano Bernini e Francesco D’Uva del M5S per il caso di Salvatore Barbagallo,il Testimone di Giustizia di Vibo Valentia che ha denunciato i Mancuso, la ‘ndrina più potente della ndrangheta e che a distanza di 8 anni viene letteralmente preso in giro dallo Stato,con le carte che girano fra Ministero dell’Interno,Procura della Repubblica e Prefettura di Vibo Valentia e DDA di Catanzaro,senza che si arrivi ad una conclusione. DOPO 8 ANNI!!!!!!!!! VERGOGNA !

Garantire aiuti adeguati a tutti gli imprenditori che denunciano il racket!

 

Nell’atto di sindacato ispettivo presentato al Ministro della Giustizia e sottoscritto da Dalila Nesci, Massimiliano Bernini e Francesco D’Uva, descrivo la storia dell’imprenditore vibonese Salvatore Barbagallo, che otto anni fa denunciò il clan dei Mancuso e che è stato letteralmente abbandonato dallo Stato. La storia di Barbagallo non è diversa da quella di altri imprenditori che denunciano il racket e che incontrano innumerevoli difficoltà per accedere al fondo di garanzia il cui funzionamento andrebbe perfezionato.
Il governo deve garantire ai cittadini calabresi vittime del racket un servizio giudiziario minimamente accettabile. A distanza di otto anni le persone denunciate da Barbagallo sono a piede libero e non è neanche iniziato il procedimento giudiziario che possa accertare i fatti denunciati. In una terra come la Calabria, che soffre la presenza della mafia più potente d’Europa, non si possono abbandonare i cittadini che denunciano attendendo i tempi biblici della giustizia.
La storia di Barbagallo è divenuto un caso mediatico di interesse nazionale, ma ci sono tanti altri calabresi che sentono lo Stato lontano e che non hanno il coraggio di denunciare. Lo strapotere della ‘ndrangheta è dovuto all’omertà, che si combatte concedendo ai cittadini i necessari strumenti per poter denunciare sentendosi tutelati.  

. Il Governo e l’intera classe politica dirigente della provincia di Latina debbono vergognarsi per non aver mai fatto niente in materia di sicurezza e lotta alle mafie sul territorio pontino. Questa interrogazione presentata dai Parlamentari del Movimento 5 Stelle su sollecitazione dell’Associazione Caponnetto porta la data del Luglio 2013.Era già un momento caldo per Formia in quanto davanti a Bar della città si fronteggiavano elementi di clan avversari a suon di sedie ed altro. Da allora sono passati quasi 2 anni è nulla è successo nell’azione di contrasto da parte delle istituzioni, né tanto meno il Ministero dell’Interno ha risposto ai Parlamentari per rendere note le azioni di contrasto intraprese. Di risposta, c’è scappato il morto . A rimetterci la vita ora é stato il povero Mario Piccolino,il quale già aveva subito un feroce attentato da parte di soggetto appartenente a famiglia camorristica ed é stato lasciato indifeso senza che le autorità competenti si siano preoccupate di assicurargli una pur minima protezione. Vergognatevi!

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELL’INTERNO

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Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clan Cava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procedure di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

Classificazione EUROVOC:

GEO-POLITICO:

FONDI,LATINA – Prov,LAZIO, LATINA,LATINA – Prov,LAZIO

EUROVOC :ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELL’INTERNO

<!–[if !supportLists]–>·         <!–[endif]–>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clan Cava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procedure di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

 

I Senatori Pepe e Molinari al Ministro dell’Interno: é stata opportuna la nomina come Commissario Prefettizio al Comune di Arzano di uno che é nato in un paese confinante??????????

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03952

Atto n. 4-03952

Pubblicato il 13 maggio 2015, nella seduta n. 448

PEPE , MOLINARI – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il prefetto Umberto Cimmino è stato nominato commissario prefettizio del Comune di Arzano (Napoli), recentemente sciolto a seguito della relazione resa dal presidente della commissione di Accesso, vice prefetto Antonio Contarino;

è di pubblico dominio che il prefetto Cimmino è nato e risiede a Grumo Nevano, comune confinante con Arzano;

il prefetto Cimmino ha peraltro governato nel passato il comune di Marcianise, dove, dopo aver assegnato a Fulvio Tartaglione l’incarico di dirigente all’Urbanistica e ad Angelo Piccolo quello di dirigente ai Lavori pubblici, predispose nel 2013 una delibera per l’assegnazione di ben 14 posizioni organizzative, con notevole costo per il comune;

l’ingegnere Tartaglione venne poco dopo indagato dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, a causa della sua presunta contiguità con l’imprenditore Angelo Grillo, in relazione ai rapporti tra la famiglia Grillo e soggetti appartenenti e comunque contigui al clan camorristico Belforte di Marcianise;

d’altronde Angelo Piccolo risultò indagato in seguito a presunti illeciti su condoni edilizi;

considerato, inoltre che:

in relazione ad una serie di ordini di abbattimento edilizio emanati dall’ex dirigente Piccolo, il prefetto Cimmino si avvalse dell’ausilio dell’avvocato napoletano Giuliano Agliata;

i 9 incarichi affidatigli per difendere il comune di Marcianise nelle cause dinanzi al TAR per i ricorsi presentati da privati cittadini (per un totale di 34.940,94 euro) hanno tutti avuto esito negativo;

negli ultimi 6 anni circa, da quando fu nominato legale di fiducia dello stesso ente dall’allora commissario prefettizio Umberto Cimmino, risulta, da notizie di stampa, che l’avvocato Agliata avrebbe percepito dal solo Comune di Marcianise ben più di un milione di euro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che la nomina in questione sia opportuna.

Cose dell’altro mondo! In provincia di Latina,anziché inquisire e rinviare eventualmente a giudizio il Sindaco del quale parlano in questa interrogazione gli Onorevoli Frusone e Sibilia,si processa,dietro denuncia di questo, Antonio Ciano accusato di aver divulgato la relazione “segretata “ del Prefetto nella quale si parla di lui.La relazione tratta il “caso Fondi”.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05150 CAMERA

                                               TESTO ATTO

                                                Atto Camera

                           Interrogazione a risposta in commissione 5-05150

presentato da

                                          FRUSONE Luca

testo di

Mercoledì 25 marzo 2015, seduta n. 399

   FRUSONE e SIBILIA. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

   Fondi è un comune italiano di circa 38.000 abitanti della provincia di Latina ed è noto per

ospitare il secondo mercato ortofrutticolo più grande d’Europa con oltre un milione di tonnellate

di prodotti ortofrutticoli l’anno. Un grande giro d’affari che ha sempre interessato la criminalità

organizzata;

   l’8 settembre 2008, dopo una lunga serie di indagini e l’intervento di una commissione di

accesso agli atti, viene presentata ufficialmente al Ministro dell’interno, una relazione di 507 pagine

del prefetto di Latina, Bruno Frattasi, in cui si chiede di sciogliere il consiglio comunale di Fondi e si afferma espressamente, secondo quanto riferito sulla stampa locale, che «l’accesso, con evidenza

documentale, ha consentito insomma di accertare che le diverse situazioni venute ad emergere, di

per sé costituenti gravi, quando non gravissime, violazioni dei principi di imparzialità, trasparenza e

buon andamento, non corrispondono ad episodici quanto deprecabili casi di cattiva amministrazione, ma presentano, anche per il fatto di riguardare ogni settore della vita amministrativa, il carattere della sistematicità. La qual cosa, unita all’oggettiva agevolazione di interessi economici di elementi contigui alla criminalità organizzata o da considerare ad essa affiliati, conferisce al quadro di insieme una pericolosità tale da dover essere fronteggiata con gli strumenti di rigore previsti dall’articolo 143 del esto unico»;

   nell’ottobre 2009 le dimissioni del sindaco di Fondi e dei componenti della giunta e della

maggioranza del consiglio comunale portarono allo scioglimento dell’amministrazione ed al ritorno

alle elezioni;

   il 26 aprile 2012, Andrea Palladino sul fattoquotidiano.it, nell’articolo «CITATO NELLA

RICHIESTA DI SCIOGLIMENTO DI FONDI, IL PDL LO CANDIDA SINDACO DI GAETA» scrive: «Cosmo Mitrano era stato chiamato nel 2004 nel comune di Fondi come dirigente del settore mense scolastiche. La commissione di accesso inviata dal prefetto nel 2008 gli contestò formalmente la gestione di alcuni servizi: «Ha consentito alla società Vivenda con contratto scaduto nel 2007 di proseguire di fatto il servizio» per un periodo di sei mesi; una mancanza aggravata dal fatto che «il comune di Fondi non ha mai richiesto il rilascio della dovuta certificazione antimafia» alla società Vivenda. Una dimenticanza ? Forse, ma che non stupiva il candidato sindaco del Pdl al comune di Gaeta: «Il dottor Mitrano — spiegano gli ufficiali — ha fornito una dichiarazione nella quale afferma di non aver mai richiesto le certificazioni antimafia per gare o servizi da lui affidati per importi superiori alla soglia comunitaria» [...]Le osservazioni non finiscono qui. Il candidato sindaco del PdL a Gaeta avrebbe poi affidato alla società interinale Ge.vi — che ha attirato l’attenzione degli ufficiali di poliziainviati dal prefetto a Fondi — la fornitura di personale per il comune; e ancora, avrebbe stanziato alcuni finanziamenti a una società sportiva di un consigliere comunale, nonostante questa fosse in

debito con l’amministrazione. Peccati senza rilevanza penale, visto che nessun fascicolo è stato mai

aperto nei suoi confronti; ma di certo una serie di fatti che mostrano il ritratto di un funzionario ben

inserito nella macchina amministrativa del comune di Fondi, contestata poi dalla commissione di

accesso voluta dall’ex prefetto Frattasi. Funzionario che oggi fa il salto verso la politica attiva, pronto

a governare una delle città chiave del sud pontino, con grandi progetti di espansione del porto e un

territorio che fa gola alle cosche ormai radicate nel Lazio»;

   la società Vivenda è una delle controllate della cooperativa La Cascina che secondo fonti

giornalistiche si trova al centro della vicenda di «Mafia Capitale» e presente nelle inchieste giudiziarie

della procura Fiorentina;

   il 13 maggio 2012, Andrea Cinquegrani su lavocedellevoci.it, nell’articolo «GAETA: IERI, OGGI

E MITRANO» scrive «Ecco l’irresistibile ascesa di Mitrano: dirigente supplente del primo settore

al comune di Fondi per il biennio 2004-2005, poi salto alla poltrona di dirigente del terzo settore,

grazie ad un concorso. Organizzato e preparato da chi ? Ma da uno dei concorrenti (per tre posti)

in persona, ossia lo stesso ubiquo Mitrano. Che quel concorso se lo taglia su misura, tanto da far

rilevare agli sbigottiti componenti della commissione d’accesso che «ragioni di opportunità avrebbero

potuto suggerire al sindaco Parisella di affidare l’incarico ad altri», considerato il fatto che Mitrano

era lui stesso «interessato alla partecipazione agli eventuali concorsi per cui la contrattazione era

stata avviata». Siamo solo all’inizio, perché a completare la frittata ci mettono in parecchi lo zampino:

come il dirigente del primo settore e presidente della commissione per il concorso Tommasina

Biondino e il segretario generale del comune, Celestina Labbadia, già al vertice dello stesso primo

settore. Alle due dirigenti – ma anche ad altri – sfugge la circostanza che Mitrano ha bluffato sul

«requisito dei 4 anni di servizio in posizione apicale», essenziale per aggiudicarsi quell’incarico.

Disattenzione, superficialità o cosa ? Fatto sta che, in soldoni, nessuno si è premurato di verificare

alcunché di quanto autocertificato da Mitrano. Possibile mai ? Secondo i membri della commissione

d’accesso sì, in un comune popolato da gente che non vede, non sente, non parla. E poi eccoci agli

appalti, alle gare bandite dal comune. Tra i superfortunati nel registro dei mandati di pagamento

spicca una sigla, la cooperativa Oescmi (Osservatorio economico per lo sviluppo della cultura

manageriale d’impresa) che tra il 2003 e il 2007 ha provveduto a rastrellare ben 11 mandati per

circa 60 mila euro (cui si aggiungono i pingui fondi europei e regionali erogati attraverso la Provincia

per corsi di formazione professionale, e sui quali ha acceso i riflettori la magistratura). Fondata da

Mitrano dodici anni fa, la cooperativa è oggi gestita dalla sorella, Maria Mitrano. Ma le sigle non

finiscono certo qui e altre ne spuntano tra le pagine del ponderoso (e pesantissimo) dossier. Pensate

sia mai possibile che una ditta indebitata con un comune, in tempi di vacche magre, possa addirittura

ricevere dei soldi ? Sì, succede proprio a Fondi. La miracolata si chiama Olimpica 92 che, pur

vantando debiti col comune per dei fitti non pagati (visto che svolgeva la sua attività di polisportiva

in locali di proprietà comunale) nel giro di pochi anni – sotto due sindacature di Parisella ottiene

ben 26 mandati per un totale che sfiora i 50 mila euro. La società fa capo a Pasquale Rega, più

volte consigliere comunale. Fondi erogati dall’allegro terzo settore, che spesso e volentieri opera in

sinergia con alcune commissioni di cui fa parte un altro ubiquo della story, proprio Rega (il quale,

dal canto suo, è in ottimi rapporti con Carmelo Tripodo). E a proposito di rapporti a rischio, fanno

capolino quelli con i titolari della società Vivenda, che per anni s’è vista aggiudicare l’appalto per

la gestione delle mense scolastiche senza che il comune si sia mai preoccupato di chiederle il certificato antimafia. Infine, siamo alla Ge.Vi., che ha messo a segno – grazie alle magie di Mitrano –

un colpo da record: aggiudicarsi gare ufficiose (e per più volte) per la fornitura di personale interinale.

«Ma cosa volete – ha spiegato Parisella ai commissari – era l’unica che mi presentava delle offerte

vantaggiose…»;

   Celestina Labbadia, prima segretario generale del comune di Fondi, ha rivestito fino a poco

tempo fa l’incarico di segretario generale del comune di Gaeta;

   di recente la società ECOCAR, che gestisce il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti per

conto del comune di Gaeta il cui sindaco è, appunto, il dottor Mitrano, è stata gravata da interdittiva

antimafia emessa dalle prefetture di Caserta e di Roma;

   il Consiglio di Stato, sezione III, nella sentenza 6 marzo 2012 no 1266, in riferimento agli

articoli 143 e ss, decreto legislativo n. 267 del 2000 ribadisce, che «Lo scioglimento del Consiglio

comunale per infiltrazioni mafiose non esige né la prova della commissione di reati da parte degli

amministratori, né che i collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali risultino da

prove inconfutabili; sono sufficienti, invece, semplici «elementi» (e quindi circostanze di fatto anche

non assurgenti al rango di prova piena) di un collegamento e/o influenza tra l’amministrazione e

i sodalizi criminali, ovvero è sufficiente che gli elementi raccolti e valutati siano «indicativi» di un

condizionamento dell’attività degli organi amministrativi e che tale condizionamento sia riconducibile

all’influenza e all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata» –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, valutare se sussistano i presupposti

per l’invio di una commissione di accesso agli atti, per valutare, qualora, ci siano le condizioni,

lo scioglimento del consiglio comunale di Gaeta di cui l’articolo 143, del Testo unico enti locali.

(5-05150)

L’interrogazione degli Onn.Frusone e Sibilia su Gaeta e Fondi.

Una dettagliata interrogazione presentata alla Camera dagli
onn.Luca Frusone e  Carlo Sibilia,del M5S,su fatti e
soggetti che hanno interessato ed interessano,,al contempo,i
Comuni di  Gaeta e di Fondi, che riaccende i riflettori sulla
pericolosa  situazione esistente nel sud pontino e,più in
generale,in tutto il Basso Lazio che comprende le province
di Latina e Frosinone.
In quest’ultima provincia stiamo cercando di potenziare le
strutture organizzative dell’Associazione Caponnetto in
modo da poter disporre  quanto prima di un  nucleo
iperattivo di ..”combattenti” capaci di  irrobustire
quell’opera di monitoraggio e di denuncia tanto necessaria
in un territorio devastato da una presenza mafiosa
consistente e da una rete di intrecci  occulti fra  mafie-pezzi
di politica-massoneria   singolare,se non addirittura unica.
In provincia di Latina  possiamo dire di aver già svolto un
lungo e gravoso lavoro,del quale ovviamente abbiamo
informato ,com’é nostro dovere e costume ,chi dovevamo
informare, e dobbiamo solo aspettare che i cerchi si
stringano dopo  che siano stati completati i necessari
approfondimenti che,comunque, sappiamo essere tutti o
quasi in corso.
Il problema é la individuazione di tutti motivi,i
“perché”,che hanno provocato in passato ritardi,se non
omissioni,che  stanno alla base di situazioni incancrenite e
che,se fossero stati scoperti a tempo debito,non avrebbero
di certo portato alle situazioni attuali.
Ecco,da qualche tempo,il nostro impegno  é quasi tutto su
questo versante per “capire” cos’é che non é andato e non va
negli apparati statali e cosa bisogna fare per evitare che
certe situazioni si ripetano.

Noi riteniamo che,risolti i problemi dell’apparato
giudiziario territoriale,permangono tutti interi o quasi quelli
dell’apparato investigativo.
Occorre un maggior numero di persone esperte in indagini
che riguardino le “nuove mafie”.
Le mafie si sono ammodernate,sono riuscite ad entrare
direttamente – o quanto meno ad acquisire la capacità di
condizionamento  dall’esterno -  nei gangli vitali
dell’economia e della vita pubblica,in silenzio e senza
sollevare clamore,mentre gli apparati dello stato sono
ancora ai vecchi rituali,alle metodologie  che erano valide
venti anni fa ma non più oggi.
“Mafia Capitale” avrebbe dovuto far comprendere ai vertici
delle forze dell’ordine che la situazione é cambiata,che la
mafia oggi é altra cosa rispetto a quella del passato,che la
mafia é impresa,che la mafia sta nella politica e nelle stesse
istituzioni.
Qua si corre ancora dietro allo  spacciatore,al rapinatore,al
delinquente comune,dimenticando che il mafioso ormai lo
abbiamo fra le nostre  stesse mura,in casa,vestito con abiti
firmati,in possesso di titoli accademici di
primordine,comodamente seduto su scranni importanti.
Mancano le specializzazione,la cultura dell’antimafia
e,laddove queste  ci stanno,sono al lumicino,assolutamente
insufficienti.
Inadeguate.
Lo stiamo gridando da anni.
Non si può continuare a  gravare quasi per intero sulla
DIA,sul GICO,sullo SCO che arrivano da fuori e
che,quindi,non conoscono in maniera approfondita il
territorio,mentre le  Questura ed i Comandi provinciali non
si attrezzano con uomini ,mezzi e strategie adeguati.

Non é possibile continuare così.
Se n’é andato anche il dirigente del Commissariato di
Cassino,che era un funzionario capace e formatosi nella
DIA ed ora tutto il Basso Lazio,zona di frontiera con la
Campania,vede la Polizia di Stato carente di personale
specializzato in materia di indagini economiche contro le
“nuove mafie”.
Il Capo della Polizia ed i Questori di Latina e Frosinone
hanno il dovere di affrontare e risolvere questo drammatico
problema in quanto non basta andare nelle scuole a parlare
di legalità e di altre cose del genere perché non é piu’ tempo
di parole ma di FATTI essendo   i mafiosi ormai  perfino
nell’androne   di casa nostra pronti ad impossessarsene ed a
cacciarci come cani.
I vertici del Viminale non vogliono istituire una sezione
della  Squadra mobile a Formia?
Bene,ma allora mandino almeno 4-5 ispettori e funzionari
che si intendano di lotta alle mafie.
Ecco,questo é uno dei problemi.
Il secondo riguarda la necessità di aumentare il numero
degli addetti alla CO della Guardia di Finanza  di Formia.
Si tratta di un  Gruppo Provinciale – e quindi di una sorta di
minicomando provinciale- la cui competenza si estende
anche in Campania -dopo che la DDA di Napoli spesso  gli
delega delle indagini.
2-3 addetti non bastano e ce ne vogliono  almeno 7-8
incaricati di fare solo il lavoro CO e non mille altre attività.
Le Procure territoriali si stanno attrezzando e sia a Latina
che a Cassino e Frosinone sono arrivati PM bravi ed
attivi,ci sono anche magistrati giudicanti altrettanto bravi ed
ora anche le forze dell’ordine debbono attrezzarsi.

Dei Prefetti parleremo in altra occasione,ma anche per
questi deve finire l’ora della  disattenzione al fenomeno
mafioso e deve cominciare quella dell’obbligo della
“PREVENZIONE”.
Ma ci  torneremo.
Ecco l’importanza dell’interrogazione di Frusone e Sibilia i
quali hanno messo  lodevolmente il dito su una situazione
che registra molte carenze.
Gliene siamo grati in maniera particolare.

.Ed ora si apre finalmente un “caso Gaeta” che si va a collegare con il “caso Fondi” e,forse,anche con “Mafia Capitale”.Bravi Frusone e Sibilia ! Ora nessuno può dire più di non sapere. Avanti con indagini a tutto campo .Vediamo,intanto,cosa fa la Prefettura di Latina!

    INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05150 CAMERA

Camera dei Deputati                 Legislatura 17

                                                 ATTO CAMERA                                         Sindacato Ispettivo

                    INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE : 5/05150

                    presentata da FRUSONE LUCA il 25/03/2015 nella seduta numero 399

                                         Stato iter : IN CORSO

COFIRMATARIO               GRUPPO                                                  DATA FIRMA

SIBILIA CARLO             MOVIMENTO 5 STELLE                            25/03/2015

Ministero destinatario :

MINISTERO DELL’INTERNO

Attuale Delegato a rispondere :

MINISTERO DELL’INTERNO , data delega 25/03/2015

 

 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05150 CAMERA

                                               TESTO ATTO

                                                Atto Camera

                           Interrogazione a risposta in commissione 5-05150

presentato da

                                          FRUSONE Luca

testo di

Mercoledì 25 marzo 2015, seduta n. 399

   FRUSONE e SIBILIA. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

   Fondi è un comune italiano di circa 38.000 abitanti della provincia di Latina ed è noto per

ospitare il secondo mercato ortofrutticolo più grande d’Europa con oltre un milione di tonnellate

di prodotti ortofrutticoli l’anno. Un grande giro d’affari che ha sempre interessato la criminalità

organizzata;

   l’8 settembre 2008, dopo una lunga serie di indagini e l’intervento di una commissione di

accesso agli atti, viene presentata ufficialmente al Ministro dell’interno, una relazione di 507 pagine

del prefetto di Latina, Bruno Frattasi, in cui si chiede di sciogliere il consiglio comunale di Fondi e si afferma espressamente, secondo quanto riferito sulla stampa locale, che «l’accesso, con evidenza

documentale, ha consentito insomma di accertare che le diverse situazioni venute ad emergere, di

per sé costituenti gravi, quando non gravissime, violazioni dei principi di imparzialità, trasparenza e

buon andamento, non corrispondono ad episodici quanto deprecabili casi di cattiva amministrazione, ma presentano, anche per il fatto di riguardare ogni settore della vita amministrativa, il carattere della sistematicità. La qual cosa, unita all’oggettiva agevolazione di interessi economici di elementi contigui alla criminalità organizzata o da considerare ad essa affiliati, conferisce al quadro di insieme una pericolosità tale da dover essere fronteggiata con gli strumenti di rigore previsti dall’articolo 143 del esto unico»;

   nell’ottobre 2009 le dimissioni del sindaco di Fondi e dei componenti della giunta e della

maggioranza del consiglio comunale portarono allo scioglimento dell’amministrazione ed al ritorno

alle elezioni;

   il 26 aprile 2012, Andrea Palladino sul fattoquotidiano.it, nell’articolo «CITATO NELLA

RICHIESTA DI SCIOGLIMENTO DI FONDI, IL PDL LO CANDIDA SINDACO DI GAETA» scrive: «Cosmo Mitrano era stato chiamato nel 2004 nel comune di Fondi come dirigente del settore mense scolastiche. La commissione di accesso inviata dal prefetto nel 2008 gli contestò formalmente la gestione di alcuni servizi: «Ha consentito alla società Vivenda con contratto scaduto nel 2007 di proseguire di fatto il servizio» per un periodo di sei mesi; una mancanza aggravata dal fatto che «il comune di Fondi non ha mai richiesto il rilascio della dovuta certificazione antimafia» alla società Vivenda. Una dimenticanza ? Forse, ma che non stupiva il candidato sindaco del Pdl al comune di Gaeta: «Il dottor Mitrano — spiegano gli ufficiali — ha fornito una dichiarazione nella quale afferma di non aver mai richiesto le certificazioni antimafia per gare o servizi da lui affidati per importi superiori alla soglia comunitaria» [...]Le osservazioni non finiscono qui. Il candidato sindaco del PdL a Gaeta avrebbe poi affidato alla società interinale Ge.vi — che ha attirato l’attenzione degli ufficiali di poliziainviati dal prefetto a Fondi — la fornitura di personale per il comune; e ancora, avrebbe stanziato alcuni finanziamenti a una società sportiva di un consigliere comunale, nonostante questa fosse in

debito con l’amministrazione. Peccati senza rilevanza penale, visto che nessun fascicolo è stato mai

aperto nei suoi confronti; ma di certo una serie di fatti che mostrano il ritratto di un funzionario ben

inserito nella macchina amministrativa del comune di Fondi, contestata poi dalla commissione di

accesso voluta dall’ex prefetto Frattasi. Funzionario che oggi fa il salto verso la politica attiva, pronto

a governare una delle città chiave del sud pontino, con grandi progetti di espansione del porto e un

territorio che fa gola alle cosche ormai radicate nel Lazio»;

   la società Vivenda è una delle controllate della cooperativa La Cascina che secondo fonti

giornalistiche si trova al centro della vicenda di «Mafia Capitale» e presente nelle inchieste giudiziarie

della procura Fiorentina;

   il 13 maggio 2012, Andrea Cinquegrani su lavocedellevoci.it, nell’articolo «GAETA: IERI, OGGI

E MITRANO» scrive «Ecco l’irresistibile ascesa di Mitrano: dirigente supplente del primo settore

al comune di Fondi per il biennio 2004-2005, poi salto alla poltrona di dirigente del terzo settore,

grazie ad un concorso. Organizzato e preparato da chi ? Ma da uno dei concorrenti (per tre posti)

in persona, ossia lo stesso ubiquo Mitrano. Che quel concorso se lo taglia su misura, tanto da far

rilevare agli sbigottiti componenti della commissione d’accesso che «ragioni di opportunità avrebbero

potuto suggerire al sindaco Parisella di affidare l’incarico ad altri», considerato il fatto che Mitrano

era lui stesso «interessato alla partecipazione agli eventuali concorsi per cui la contrattazione era

stata avviata». Siamo solo all’inizio, perché a completare la frittata ci mettono in parecchi lo zampino:

come il dirigente del primo settore e presidente della commissione per il concorso Tommasina

Biondino e il segretario generale del comune, Celestina Labbadia, già al vertice dello stesso primo

settore. Alle due dirigenti – ma anche ad altri – sfugge la circostanza che Mitrano ha bluffato sul

«requisito dei 4 anni di servizio in posizione apicale», essenziale per aggiudicarsi quell’incarico.

Disattenzione, superficialità o cosa ? Fatto sta che, in soldoni, nessuno si è premurato di verificare

alcunché di quanto autocertificato da Mitrano. Possibile mai ? Secondo i membri della commissione

d’accesso sì, in un comune popolato da gente che non vede, non sente, non parla. E poi eccoci agli

appalti, alle gare bandite dal comune. Tra i superfortunati nel registro dei mandati di pagamento

spicca una sigla, la cooperativa Oescmi (Osservatorio economico per lo sviluppo della cultura

manageriale d’impresa) che tra il 2003 e il 2007 ha provveduto a rastrellare ben 11 mandati per

circa 60 mila euro (cui si aggiungono i pingui fondi europei e regionali erogati attraverso la Provincia

per corsi di formazione professionale, e sui quali ha acceso i riflettori la magistratura). Fondata da

Mitrano dodici anni fa, la cooperativa è oggi gestita dalla sorella, Maria Mitrano. Ma le sigle non

finiscono certo qui e altre ne spuntano tra le pagine del ponderoso (e pesantissimo) dossier. Pensate

sia mai possibile che una ditta indebitata con un comune, in tempi di vacche magre, possa addirittura

ricevere dei soldi ? Sì, succede proprio a Fondi. La miracolata si chiama Olimpica 92 che, pur

vantando debiti col comune per dei fitti non pagati (visto che svolgeva la sua attività di polisportiva

in locali di proprietà comunale) nel giro di pochi anni – sotto due sindacature di Parisella ottiene

ben 26 mandati per un totale che sfiora i 50 mila euro. La società fa capo a Pasquale Rega, più

volte consigliere comunale. Fondi erogati dall’allegro terzo settore, che spesso e volentieri opera in

sinergia con alcune commissioni di cui fa parte un altro ubiquo della story, proprio Rega (il quale,

dal canto suo, è in ottimi rapporti con Carmelo Tripodo). E a proposito di rapporti a rischio, fanno

capolino quelli con i titolari della società Vivenda, che per anni s’è vista aggiudicare l’appalto per

la gestione delle mense scolastiche senza che il comune si sia mai preoccupato di chiederle il certificato antimafia. Infine, siamo alla Ge.Vi., che ha messo a segno – grazie alle magie di Mitrano –

un colpo da record: aggiudicarsi gare ufficiose (e per più volte) per la fornitura di personale interinale.

«Ma cosa volete – ha spiegato Parisella ai commissari – era l’unica che mi presentava delle offerte

vantaggiose…»;

   Celestina Labbadia, prima segretario generale del comune di Fondi, ha rivestito fino a poco

tempo fa l’incarico di segretario generale del comune di Gaeta;

   di recente la società ECOCAR, che gestisce il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti per

conto del comune di Gaeta il cui sindaco è, appunto, il dottor Mitrano, è stata gravata da interdittiva

antimafia emessa dalle prefetture di Caserta e di Roma;

   il Consiglio di Stato, sezione III, nella sentenza 6 marzo 2012 no 1266, in riferimento agli

articoli 143 e ss, decreto legislativo n. 267 del 2000 ribadisce, che «Lo scioglimento del Consiglio

comunale per infiltrazioni mafiose non esige né la prova della commissione di reati da parte degli

amministratori, né che i collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali risultino da

prove inconfutabili; sono sufficienti, invece, semplici «elementi» (e quindi circostanze di fatto anche

non assurgenti al rango di prova piena) di un collegamento e/o influenza tra l’amministrazione e

i sodalizi criminali, ovvero è sufficiente che gli elementi raccolti e valutati siano «indicativi» di un

condizionamento dell’attività degli organi amministrativi e che tale condizionamento sia riconducibile

all’influenza e all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata» –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, valutare se sussistano i presupposti

per l’invio di una commissione di accesso agli atti, per valutare, qualora, ci siano le condizioni,

lo scioglimento del consiglio comunale di Gaeta di cui l’articolo 143, del Testo unico enti locali.

(5-05150)

Nel Basso Lazio Giustizia allo sfascio.

Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 24/02/2015

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 24/02/2015
FRUSONE LUCA MOVIMENTO 5 STELLE 24/02/2015
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 24/02/2015

Stato iter:

IN CORSO

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-08089

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Martedì 24 febbraio 2015, seduta n. 380

CRISTIAN IANNUZZI, MASSIMILIANO BERNINI e FRUSONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
con il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 «Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148», il Governo ha provveduto a riorganizzare sul territorio nazionale gli uffici giudiziari sopprimendo 31 tribunali ordinari, 31 procure e tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale al fine di realizzare risparmi di spesa e incrementare l’efficienza del sistema giustizia;
tra le sedi distaccate soppresse, c’è anche la sezione di Gaeta del tribunale di Latina, sostituita, per le cause iscritte successivamente alla sua soppressione, dal tribunale di Cassino e, per quelle già iscritte a ruolo, inizialmente dalla sezione distaccata di Terracina del tribunale di Latina, anch’essa soppressa, e successivamente, a seguito del ricorso al TAR di Latina proposto dagli enti locali interessati e dall’ordine degli avvocati di Latina, dalla sede centrale del tribunale di Latina;
tale situazione di incertezza ha determinato il blocco per diversi mesi della trattazione di tutte le cause civili e penali pendenti presso il tribunale di Gaeta, determinando in tale modo la prescrizione di numerosi reati;
la ripresa della trattazione dei processi pendenti in precedenza presso il tribunale di Gaeta è avvenuta solo di recente e con notevole difficoltà, a causa della situazione prossima al collasso in cui versa tribunale di Latina per il grave vuoto nell’organico dei magistrati e per la cronica carenza di personale amministrativo;
basti ricordare che i processi penali dell’ex sezione di Gaeta vengono trattati in un edificio all’uopo apprestato e distante dalle cancellerie; la maggior parte delle cause civili sono state fissate e rinviate sine die e trattate da magistrati non togati, disattendendo le richieste avanzate dagli avvocati di assegnare le stesse secondo criteri analoghi a quelli adottati per le cause di Latina;
le cose non vanno meglio nel tribunale di Cassino, presso il quale sono state trasferite tutte le cause di nuova iscrizione: l’accorpamento delle sezioni di Gaeta e di Sora non è stato accompagnato da un adeguato aumento dell’organico di magistrati e di personale di cancelleria; a peggiorare le cose ha contribuito il crollo di un solaio dell’edificio che ospita il tribunale di Cassino, comportando la parziale inagibilità del palazzo stesso;
in considerazione delle problematiche appena denunciate, stante la disponibilità dell’edificio giudiziario di Gaeta, a parere degli interroganti sarebbe opportuno, nell’ottica della tutela del territorio e al fine di agevolare la trattazione dei procedimenti pendenti, la riapertura immediata dell’ufficio giudiziario di Gaeta –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno assumere le iniziative di competenza per la riapertura dell’ufficio giudiziario del tribunale di Gaeta, in modo da garantire al territorio del sud-pontino il ripristino del corretto funzionamento della giustizia, al momento, a giudizio degli interroganti, non assicurato dall’attuale assetto organizzativo predisposto presso i tribunali di Latina e Cassino. (4-08089)

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