Interrogazioni

Sulla situazione criminale nel Viterbese interviene l’On.Massimiliano Bernini del M5S.Lo Stato non sta dedicando la necessaria attenzione ad un’area sotto attacco delle mafie da tempo.L’Ass.Caponnetto chiede maggiore impegno

Interrogazione a risposta scritta 4-03773

presentato da

BERNINI Massimiliano

testo di

Giovedì 27 febbraio 2014, seduta n. 181

MASSIMILIANO BERNINI, DE ROSA, TOFALO e GAGNARLI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni si sono verificati nel territorio del viterbese decine di incendi di natura dolosa, a danno di attività commerciali o lavorative di vari settori; agli interroganti risulta che almeno sette si sono verificati nel solo 2013 e già tre in questi primi due mesi del 2014;
varie fonti autorevoli hanno affermato, valutando fattori come l’aumento dei disagi causati dall’attuale crisi economica, che sta aumentando di molto il rischio racket e usura in tutta la zona della Tuscia –:
se, nel caso non sia ancora stato fatto, ritenga opportuno avviare un’attività di studio sull’aumento del rischioracket nella zona del viterbese e sul contemporaneo proliferare di incendi dolosi a carico di attività commerciali nella stessa area, al fine di valutare l’eventuale presenza di un legame preoccupante e pericoloso tra i due fenomeni;
quali misure siano state adottate ad oggi per prevenire la proliferazione di attività criminale finalizzata al racketnel territorio del viterbese. (4-03773)

Interrogazione incendi viterbese

Sentiamo il dovere di ringraziare pubblicamente l’On.Bernini del M5S il quale,aderendo ad una nostra richiesta,ha cominciato a sollevare in Parlamento la questione della criminalità mafiosa nel Viterbese.Siamo solo all’inizio e noi dell’Associazione Caponnetto siamo intenzionati,se le persone perbene della provincia di Viterbo ci aiuteranno,ad andare avanti.Troppi silenzi,finora,su quell’angolo del Paese!!!!!!!!!!!!!!…………

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=15092&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

Interrogazione dell’on.Luca Frusone del M5S sul sequestro del Casello autostradale di Ferentino ed altro

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta presentata da LUCA FRUSONE
al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
dal 2008 a oggi sarebbero diversi i crolli improvvisi, avvenuti presso i caselli autostradali dovuti, secondo gli
inquirenti, “anche a modifiche fraudolente di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle
saldature delle pensiline, così da ovviare alle ripetute contestazioni di non conformità dei lavori”;
la maxi inchiesta sui cantieri parte su impulso delle dichiarazioni di un ex dipendente pentito della
Carpenfer Roma (riconducibile all’imprenditore Mario Vuolo) messe a verbale dalla Direzione investigativa
antimafia di Milano. In particolare fa riferimento al casello di Cherasco che, nel dicembre 2008, crolla sotto
il peso della neve. Vengono fuori, a seguire, episodi ripetuti di cedimenti strutturali ai caselli, che
riguardano la caduta di pannelli, tettoie, cartellonistica o impalcature in ferro. Tra cui quelli di Capannori
sulla Firenze-Mare, Firenze Nord e Valdarno sull’autostrada del Sole e Rosignano sulla Rosignano-
Civitavecchia erano stati realizzati in maniera irregolare,
le rivelazioni fanno scattare a raffica una serie di perquisizioni in mezza Italia, da Firenze alla Campania
passando per Roma, con il risultato di nove indagati e un capo d’accusa (attentato alla sicurezza dei
trasporti per aver utilizzato manodopera non qualificata, materiale scadente o per non aver rispettato le
procedure nella realizzazione delle opere);
fra le imprese su cui sono in corso accertamenti ci sono la Carpenfer di Roma, la Patm e la Costruzioni Travi
Elettrosaldati Srl, tutte riconducibili alla famiglia Vuolo. Secondo il testimone, un ex carabiniere assunto
come responsabile alla sicurezza della Carpenfer, le aziende che vincevano gli appalti per i lavori in
autostrada venivano «convinte» a subappaltare una serie di opere ad alcune ditte tra cui Carpenfer, Patm e
Cte;
Mario Vuolo è un imprenditore di Castellammare di Stabia con precedenti penali alle spalle e sospetti
legami con il clan camorristico D’Alessandro. Il figlio di Mario Vuolo, Pasquale detto “Capa storta” viene
definito “figura emergente del clan” e la nuora è figlia di un affiliato di spicco della cosca D’Alessandro.
Hanno iniziato a fornire materiali per caselli e ponti autostradali sotto il nome di Carpenteria metallica, che
ha chiuso i battenti in fretta e furia dopo avere ricevuto lo stop del Prefetto per condizionamenti della
camorra. Dalle ceneri della Carpenteria metallica nasce la Carpenfer Roma, che realizza il ponte
ciclopedonale di Cinisello Balsamo e la pensilina di Cherasco, il primo a rischio crollo e posto sotto
sequestro dalla magistratura, la seconda crollata come una castello di sabbia. Partono le indagini delle
Procure di Monza e di Alba, e nel frattempo viene costituita un’altra società che si occupa di posizionare le
strutture realizzate dalla gemella Carpenfer. I Vuolo quindi continuano a lavorare sotto l’insegna Ptam
Costruzioni, pur non figurando tra i soci. I proprietari ufficiali sono la moglie di Mario Vuolo e, fino a giugno
2012, l’architetto Pino Celotto che nel giugno 2012 lascia la Ptam, si dimette dalla carica di amministratore
e cede le quote alla signora Vuolo;
gli inquirenti hanno raccolto prove della presenza di «ingenti capitali di dubbia provenienza e tentativi
sistematici di corrompere i rappresentanti degli enti committenti»;
le aziende subappaltanti avrebbero infatti utilizzato materiale scadente e manodopera non qualificata, o
non avrebbero rispettato le procedure nella realizzazione delle opere;
secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli imprenditori avrebbero tentato di corrompere alcuni
rappresentanti degli enti committenti per ottenere delle modifiche fraudolente dei disegni progettuali,
soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline;
un modo, questo per ovviare alle ripetute contestazioni di non conformità dei lavori da parte delle varie
stazioni appaltanti, e l’esistenza di diversi procedimenti penali relativi alla cattiva esecuzione delle opere
pubbliche realizzate;
il 06 novembre 2013 è stato sequestrato, su ordine della Procura della Repubblica di Roma, il cavalcavia
dell’ A1 nei pressi del casello di Ferentino (FR), aperto solo quattro anni fa. La magistratura vuole vederci
chiaro su alcuni “presunti vizi costruttivi dell’opera” :-
come sia possibile che dei pregiudicati abbiano potuto realizzare appalti pubblici e quali iniziative si
vogliono intraprendere per garantire che tali opere non mettano a repentaglio la vita degli automobilisti.
se il cavalcavia costruito nei pressi del casello di Ferentino possa essere in qualche maniera riconducibile
alle già citate società sottoposte ad accertamenti

Interrogazione dell’on.Luca Frusone del M5S sul sequestro da parte della Procura della Repubblica di Roma del Casello autostradale di Ferentino e,più in generale,sugli appalti dei lavori sulle Autostrade.

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interrogazioni senato. it – Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01410.. I Senatori del M5S, dopo i loro colleghi Deputati, risollevano la questione dell’Azienda “Mannaggia l’Oca” a Viterbo.2000 oche uccise e persone che si ammalano.

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L’abbiamo già pubblicata,ma la ripubblichiamo perché mai in precedenza un’interrogazione parlamentare sulle mafie nel Lazio ed Italia é stata così precisa,dettagliata,tecnicamente perfetta e,peraltro,attuale qual’é questa dell’ex senatore Elio Iannutti dell’IDV. Purtroppo ex perché dai tanti incompetenti eletti,purtroppo, in gran numero anche nella Commissione Parlamentare Antimafia,possiamo attenderci poco o nulla.L’interrogazione,come capita sempre,é rimasta senza alcuna risposta.

Interpellanza del Sen. Elio Lannutti dell’ IDV sulle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

Pubblicato 17 Aprile 2011 | Da admin2 | Modifica

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno – Premesso che:

attraverso i canali bancari possono transitare flussi di denaro provenienti da attività illecite che dovrebbero essere segnalate ai sensi della normativa antiriciclaggio;

il segreto bancario è stato nel tempo oggetto di continue deroghe da parte del legislatore italiano, volte ad agevolare la repressione di reati penali, fiscali, valutari particolarmente gravi, come la criminalità organizzata di stampo mafioso e non, il terrorismo transnazionale, l’evasione fiscale, il riciclaggio di capitali illeciti, che vanno annoverati tra i principali fattori che hanno determinato l’attuale situazione finanziaria dello Stato;

la Direzione nazionale antimafia, nella “Relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010″, sottolinea che a Roma città c’è una vera e propria rete criminale;

si legge in un articolo on-line del quotidiano “la Repubblica” del 13 maggio 2008: «Clan Ierinò alla Borghesiana, Casamonica a Tor bella Monaca e all’Anagnina, clan Senese a Centocelle, ‘ndrina Sergi Marando a San Basilio, ‘ndrina Morabito al Flaminio e la ex Banda della Magliana ad Ostia. È soprattutto la periferia il terreno fertile della criminalità organizzata della capitale. Nell’area romana ‘Ndrangheta e Camorra sono presenti soprattutto in imprese commerciali (supermercati, autosaloni, ristorazione, negozi di abbigliamento). Il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d’usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia e precede la Campania. Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione»; «dalle 60 alle 67 organizzazioni criminali per un totale di circa 300 mafiosi. Venticinque le cosche appartenenti all’ndrangheta, 17 alla camorra, 14 a Cosa nostra e 2 alla Sacra corona unita, oltre a vari clan e cosche siciliani»; «l’insieme del tessuto amministrativo e politico nella maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità»; «Tutte associazioni impegnate a fare affari con lo smaltimento dei rifiuti, sfruttando gli appalti delle grandi opere, l’edilizia residenziale, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, nel settore turistico e della ristorazione, nelle società del settore della sanità». Nell’agenzia “Adnkronos” del 9 marzo 2011 si afferma che: «I clan mafiosi hanno “interesse a costituire articolazioni logistiche nel Lazio e soprattutto a Roma, e ad utilizzare le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati o per l’avvio di attività imprenditoriali. In particolare il territorio romano sembra essere stato scelto dalle organizzazioni criminali per proficue iniziative finanziarie, volte ad occultare i patrimoni illeciti attraverso sofisticate iniziative, che rendono particolarmente complessa l’azione di contrasto”». Infine, nel citato articolo de “la Repubblica” si legge ancora: «l’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio (…) ha condotto uno studio sociologico e criminologico effettuato mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavate dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, prendendo in esame i fatti e le figure più rilevanti dal 2000 e, in alcuni casi, ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente, per concentrarsi in particolare sulle azioni delle organizzazioni criminali dell’ultimo quinquennio. “Se sul nostro territorio (…) c’è la camorra o la ‘ndrangheta è perché c’è ricchezza. Bisogna combattere la microcriminalità senza dimenticare di farci carico delle persone deboli, perché anche nelle baraccopoli esistono fenomeni di racket”»;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” del 13 aprile 2011 dal titolo: “La mafia sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato”, il pm Raffaele Cantone pone la domanda: “Bankitalia e la Borsa stanno vigilando sul denaro sospetto?”;

si legge infatti: «La mafia “non è anti-Stato”, la mafia è un asset per usare lo stonato linguaggio degli affari, insomma “è un servizio”. E sempre più raramente ricorre alle armi o alle minacce per raggiungere i suoi scopi. Ha relegato al cinema la fondina, ma “tiene nascosta la pistola sotto la scrivania”. C’è un momento, tuttavia, avverte Raffaele Cantone, il magistrato di tanti processi ai Casalesi, in cui questa nuova mafia dalla faccia pulita diventa pericolosissima. Durante le crisi e le recessioni, scandisce l’ex sostituto procuratore di Napoli, può emergere dal buio e insinuarsi nel sistema, “può fare il salto di qualità, impossessandosi di fette importanti dell’economia e della finanza”. Alla fine del 2008, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, questo magistrato approdato oggi al Massimario della Cassazione aveva lanciato l’allarme sul Mattino. Aveva definito la criminalità organizzata il convitato di pietra della crisi, capace in un momento di stretta del credito e di mercato azionario depresso di conquistare avamposti nella finanza e di fare shopping di aziende. Grazie all’enorme liquidità e a una nuova leva di mafiosi “giovani, laureati e belli” che sanno muoversi negli ambienti ovattati di Piazza Affari. In un libro edito da Mondadori, Cantone li chiama i “Gattopardi”. “La criminalità organizzata – osserva – ha sempre svolto un ruolo anticiclico. Ha disponibilità di denaro nel momento in cui gli altri non ne hanno”. Cantone ha un precedente ben preciso in testa: “Durante la Grande crisi del ’29 le mafie svolsero un ruolo importante e riuscirono ad autoriciclarsi nel sistema economico perché avevano i soldi”. Il rischio, oggi, è “analogo. E i capitali mafiosi potrebbero essere stati agevolati in questi anni anche dallo scudo fiscale”. Dunque, “mi chiedo: cosa stanno facendo le istituzioni finanziarie di controllo per monitorare le iniezioni di denaro nel sistema economico? La Banca d’Italia, la Borsa, i sistemi di controllo finanziari che sono in mano all’Ufficio italiano cambi stanno sorvegliando i flussi di denaro?”. Poi c’è l’aspetto, altrettanto deprimente “della straordinaria capacità delle mafie di cambiare pelle, di adeguarsi alle novità e alle riforme”. Un esempio? Il federalismo. “I clan non hanno tanto interesse a gestire i grandi enti pubblici: hanno bisogno invece di gestire gli enti di prossimità, quelli che gestiscono la vita dei cittadini. Tanto più in una logica di federalismo spinto. Che per loro è un’enorme opportunità“. Cantone ha indagato le infiltrazioni delle cosche a Nord e c’è un passaggio del libro inquietante in cui afferma senza mezzi termini che il broker dei rifiuti interpretato da Toni Servillo in Gomorra, sta ancora là. Nonostante il successo mondiale della denuncia, cioè del romanzo di Saviano e del film di Garrone. Così come stanno ancora là i Casalesi. “Sono in grande difficoltà dal punto di vista militare – sottolinea – ma il capo, Zagarìa, è ancora latitante. C’è stato certamente un enorme impegno per mettere in discussione gli aspetti militari, Ma quello che mi chiedo è: gli interessi economici, il rapporto con la politica e il mondo delle istituzioni è stato messo in discussione?”. Le recenti inchieste giornalistiche di Rosaria Capacchione sui rifiuti in Campania, aggiunge, “sembrano di nuovo il sintomo di uno scenario inquietante, in cui i clan stanno semplicemente cambiano pelle”. Per il magistrato che ha lavorato molti anni nella Direzione distrettuale antimafia il mutamento non riguarda solo mafia, ‘ndrangheta e camorra, ma anche la loro percezione nella società. Se la pistola resta “un mezzo di convincimento alternativo rispetto a quelli normali”, tutto sommato “sparare non conviene”. Soprattutto se la soglia del pudore rispetto a fenomeni di connivenza o di cooperazione con la criminalità organizzata si è ormai “drammaticamente abbassata”. Il motivo è lapalissiano: la sfiducia nello Stato e il disprezzo per la legalità. Il problema, è dunque “il consenso crescente attorno alle mafie” che stanno diventando un gigantesco buco nero che risucchia le risorse migliori del Paese. “Perché riescono a fornire servizi al sistema economico, istituzionale e politico; perché si pongono come alternativa a un sistema che spesso non funziona o funziona male”. Perché, in sostanza, “risolvono i problemi”. Le mafie sono sempre più il Mister Wolf per le vischiosità del sistema, per le sue inefficienze, le lentezze giudiziarie e burocratiche. E se sono antieconomiche per il Paese, come ha rilevato anche di recente Mario Draghi, perché spazzano via la competizione e il merito, sono sempre in meno a preoccuparsene. O, men che meno, a vergognarsene»;

in un articolo pubblicato su “Il Sole-24 ore” del 20 settembre 2010 dal titolo “La segnalazione antiriciclaggio fa rotta sulla qualità“, Luigi Ferrajoli commentava le istruzioni della Banca d’Italia contenute nella delibera n. 616 del 24 agosto 2010 che «incidono sull’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, quale punto nevralgico del sistema di prevenzione e repressione del riciclaggio. Il provvedimento era particolarmente atteso dai soggetti operanti nel settore finanziario tenuti all’obbligo di segnalazione (tra gli altri banche, Sim, fiduciarie, società di gestione del risparmio, agenti di cambio, promotori finanziari, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria). Le altre categorie, tra i quali i professionisti, avevano già ricevuto con il Dm Giustizia del 16 aprile 2010 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 101 del 3 maggio) i loro peculiari e distinti indicatori di anomalia. (…) Il riferimento normativo va rintracciato nel vigente articolo 41 del Dlgs 231/2007 che delinea il dovere di inviare all’Unità di informazione finanziaria (Uif) una segnalazione quando ne ricorrano i presupposti. Proprio questa definizione ha creato dubbi e incertezze per l’impossibilità di imporre uno schema di comportamento prefissato. La segnalazione deve essere inoltrata quando gli intermediari sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che sino in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell’operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell’ambito dell’attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico. L’interrogativo di fondo che l’operatore deve porsi è quello di rendere al sistema un flusso informativo qualitativamente apprezzabile. Non è infatti la quantità delle segnalazioni a rilevare, bensì il contenuto meritevole di sviluppo delle stesse. I dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif riportano 15.101 segnalazioni pervenute nel primo semestre dell’anno, con un incremento significativo rispetto al passato (nell’analogo semestre 2009 le segnalazioni erano circa 9.936). Di queste, 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi nello stesso periodo. In pratica solo 2.500 segnalazioni circa non sono state ritenute rilevanti (il 16%). Il riferimento alla statistica rende tangibile l’esigenza per gli intermediari di disporre di procedure aziendali per l’analisi dei comportamenti finanziari della clientela e consente di comprendere l’utilità e la funzione propria degli indicatori concepiti da Bankitalia per fornire un ausilio agli operatori nella scrematura dei comportamenti anomali da valutare. La conoscenza della clientela e della relativa potenzialità economica, completata con la conoscenza e la verifica della destinazione dei movimenti di capitali, costituisce il discrimine di livello ulteriore per rilevare il sospetto e tradurre le anomalie riportate dagli indicatori astratti. Così, se all’esito dell’indagine del caso concreto compiuta in seno all’intermediario, si rinvengono le giustificazioni che esplicitano la piena trasparenza di una determinata transazione, la traslazione dall’anomalia al sospetto non si configura e non ricorrono gli estremi per la segnalazione»;

per quanto risulta all’interpellante, spesso la stessa Uif, invece di prevenire le attività illecite di riciclaggio che avvengono all’interno delle banche e degli altri intermediari finanziari, compresi i trasferimenti di proprietà immobiliari, arriva solo dopo che la magistratura ha concluso le indagini;

considerato che ad avviso dell’interpellante c’è da dubitare della congruità del dato relativo alle segnalazioni (pari a 15.101) effettuate alla luce dei dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif nel primo semestre 2010, addirittura incrementate rispetto all’analogo semestre 2009 con 9.936, di cui 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi, escludendo come irrilevanti 2.500 segnalazioni,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo quale sia l’esatta percentuale delle segnalazioni ai sensi della normativa antiriciclaggio di banche, società di intermediazione mobiliare ed altri intermediari, che sono quantificabili in circa 30.000 nel 2010, rispetto alle centinaia di milioni di operazioni bancarie e/o trasferimenti di proprietà immobiliari che avvengono ogni anno in Italia, e se risulti al Governo che le segnalazioni antiriciclaggio siano considerate un intralcio all’agire economico dei banchieri;

se il Governo non debba raccogliere l’allarme lanciato dal pubblico ministero Raffaelle Cantone in merito alla mafia che sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato, atteso che ad avviso dell’interrogante Banca d’Italia e borsa non stanno vigilando in maniera efficace sul denaro sospetto;

se risulti la suddetta infiltrazione mafiosa nel Lazio ed a Roma in particolare;

se in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina siano in atto da tempo tentativi di infiltrazione mafiosa nella macchina amministrativa e politica, e se avvengano attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale;

quali misure urgenti intenda attivare per prevenire gli interessi di clan mafiosi e ‘ndrine, che utilizzano le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati.

(Tratto da Open Parlamento)

La vicenda dell’azienda “Mannaggia all’Oca” di Viterbo, dove sono morte 2000 oche presumibilmente avvelenate dagli scarichi del vicino Ospedale approda in Parlamento grazie ai deputati del M5S. Ed ora si muova la Procura della Repubblica

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02768

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 129 del 02/12/2013

Firmatari

Primo firmatario: BERNINI MASSIMILIANO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 02/12/2013

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
MANNINO CLAUDIA MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
PARENTELA PAOLO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
D’INCA’ FEDERICO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
TOFALO ANGELO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
SPESSOTTO ARIANNA MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
LOMBARDI ROBERTA MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
BARBANTI SEBASTIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
BARONI MASSIMO ENRICO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
DE LORENZIS DIEGO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
DELLA VALLE IVAN MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
SEGONI SAMUELE MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
DA VILLA MARCO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELLA SALUTE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 02/12/2013

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02768

presentato da

BERNINI Massimiliano

testo di

Lunedì 2 dicembre 2013, seduta n. 129

MASSIMILIANO BERNINI, MANNINO, PARENTELA, D’INCÀ, TOFALO, SPESSOTTO, LOMBARDI, BARBANTI, BARONI, DE LORENZIS, DELLA VALLE, SEGONI e DA VILLA. — Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nel comune di Viterbo è sito l’ospedale di Belcolle. Nella zona sottostante, attraversata dalla roggia «Fosso dell’Olmo», è ubicata l’azienda agricola «Mannaggia all’oca» presso la quale si è riscontrata una moria sospetta di circa 2.000 capi di oche, allevate in prossimità del corso d’acqua;
a seguito di tale, ingente, moria sono state avviate delle indagini dal Corpo forestale dello Stato di Viterbo che ha emesso due verbali di contestazione di illecito amministrativo a carico dei due ex direttori generali della ASL Viterbo; mentre nell’aprile 2012, per tramite della procura di Viterbo, sono stati effettuati dei prelievi nel terreno della zona che hanno rilevato la presenza di metalli pesanti quali «argento» e varie categorie di «sulfamidici» sia sul terreno a valle dell’ospedale che sul sedimento della roggia «Fosso dell’olmo», mentre le stesse sostanze non risultavano presenti a monte del nosocomio, a dimostrazione di uno sversamento illecito di rifiuti nella roggia;
«Fosso dell’olmo» percorre circa 50 chilometri prima di immettersi sul fiume «Marta» e di lì fino al mare, con il concreto rischio, quindi, di rilasciare materiale inquinante in una grande estensione di terreno;
la salute personale dei proprietari dell’azienda agricola succitata, in particolare della signora Patrizia Belli, avrebbe subìto in maniera improvvisa un peggioramento –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, valutata l’oggettiva gravità degli stessi, non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, procedere a ulteriori studi indirizzati alla ricerca sia di metalli pesanti e sulfamidici che di eventuali radiazioni rilasciate dai residui delle acque reflue scaricate in questi anni dall’ospedale Belcolle nella roggia «Fosso dell’Olmo». (4-02768)

Gli unici che hanno mostrato sensibilità nei confronti di Gennaro Ciliberto e della drammatica situazione in cui egli versa sono stati i Parlamentari del M5S. L’Associazione Caponnetto NON è schierata politicamente, ma, quando un partito, un movimento, un’associazione mostrano sensibilità ed interesse ai problemi della lotta alle mafie, è doveroso da parte nostra essergliene grati e rendergliene merito. Ringraziamo i Parlamentari del M5S con tutto il cuore.

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Autovelox in Molise non a norma di legge

Un’interrogazione che prova che qualcosa nella gestione dei servizi funerari a Roma non va. Chiamate l’interrogante come persona informata.

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Tre interrogazioni, una più importante dell’altra, su tre argomenti scottanti – le mafie nel Basso Lazio e le insufficienze dell’azione di contrasto da parte dello Stato la prima, il problema di Gennaro Ciliberto e dei Testimoni di Giustizia la seconda e alcune situazioni delicate ad Isernia nel Molise- che il Gruppo Parlamentare del Movimento 5 Stelle ha presentato su richiesta dell’Associazione Caponnetto. Si ricorda ancora una volta, ad evitare sul nascere qualsiasi eventuale speculazione da parte di qualche idiota, che l’Associazione Caponnetto ha tentato di coinvolgere nella proposizione di tali argomenti TUTTI, nessuno escluso, i Gruppi Parlamentari, ma solo i parlamentari del M5S si sono mostrati disponibili e sensibili alle tematiche proposte. Tutti gli altri hanno fatto orecchie da mercante. Pertanto, è doveroso da parte dell’Associazione Caponnetto rendere pubblico tale comportamento e ringraziare di cuore i parlamentari firmatari delle tre interrogazioni ed il M5S”

Leggi il documento QUI

L’On. Formisano, recependo quanto denunciato durante il nostro Convegno di Cassino del 27 ottobre u. s. , ha presentato la seguente interrogazioneQuestion Time agenzia beni confiscati‏.

Question Time

Al Ministro dell’interno per sapere, premesso che

Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in base ai dati statistici dello scorso mese di maggio pubblicati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni mobili, immobili e aziendali confiscati alla criminalità organizzata nella regione Lazio sono 582, di cui ben 453 nella provincia di Roma, 70 nella provincia di Latina, 53 in quella di Frosinone e 6 in quella di Viterbo;

ai sensi dell’articolo 48, comma 3, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, i beni immobili possono essere mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile o utilizzati dall’Agenzia per finalità economiche oppure possono essere trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito ovvero al patrimonio della provincia o della regione;

gli enti territoriali, che provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei princìpi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, nonché alle associazioni di protezione ambientale;

i beni non assegnati possono essere utilizzati dagli enti territoriali per finalità di lucro e i relativi proventi devono essere reimpiegati esclusivamente per finalità sociali;

se entro un anno l’ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l’Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi;

sempre secondo i dati statistici, su un totale di 463 immobili confiscati nella regione Lazio 139 sono in gestione presso l’Agenzia, 255 destinati e consegnati e 32 destinati ma non consegnati; di questi, mentre nella provincia di Roma su un totale di 345 immobili 97 sono in gestione, 188 destinati e consegnati e 24 destinati ma non consegnati, nella provincia di Frosinone su un totale di 50 immobili 36 sono in gestione e 13 destinati e consegnati -:

se l’Agenzia intenda mantenere in gestione i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata nella provincia di Frosinone oppure trasferirli al più presto al patrimonio dei comuni ove è sito l’immobile, al fine di consentire agli enti territoriali di affidarli in concessione anche ad organizzazioni di volontariato e cooperative sociali.

Formisano Anna Teresa, Tassone, Ciccanti, Compagnon, Rao, Naro Volonté.

Sabaudia, interrogazione contro il cemento dell’on. Renzo Carella del PD.

Articolo tratto da www.dimmidipiu.it – Leggi l’articolo

REALACCI: “PROVINCIA LATINA NEL MIRINO DELLE ECOMAFIE. GOVERNO INTERVENGA

Roma, 3 agosto 2011 – Comunicato stampa

CRIMINALITA’

REALACCI: “PROVINCIA LATINA NEL MIRINO DELLE ECOMAFIE. GOVERNO INTERVENGA”

Il deputato del Partito Democratico presenta un’interrogazione parlamentare

“L’allarme criminalità che arriva dalla Provincia di Latina diventa sempre più preoccupante: illegalità ambientale, speculazioni edilizie, radicamento sempre più insistente della criminalità organizzata, minacce e aggressioni agli amministratori e agli inquirenti. Parliamo di un’area dove si è costituito e ramificato un vero “sistema criminale” che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante. Non si può lasciare solo quel territorio, è necessario che diventi un caso di rilevanza nazionale e che il Governo faccia la sua parte destinando risorse e mezzi alle forze dell’ordine e agli inquirenti per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l’obiettivo della creazione in loco di una sede distaccata della divisione investigativa antimafia e della DDA e per attivare un controllo serrato sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina”, è quanto chiede Ermete Realacci, responsabile green economy del PD che oggi ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri Maroni, Prestigiacomo e Nitto Palma.

“Basti pensare”, prosegue Realacci, “che secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente la provincia di Latina si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate nel ciclo del cemento illegale e nel solo Parco nazionale del Circeo sono un milione e 200.000 i metri cubi di cemento fuorilegge, 2 abusi edili per ogni ettaro, una richiesta di condono edilizio in media, considerando anche bambini ed anziani, per abitante per la città di San Felice Circeo ed una ogni 3-4 residenti per la città di Sabaudia”.

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francesca biffi
ufficio stampa on. realacci
responsabile green economy pd
camera dei deputati – partito democratico
palazzo marini – piazza san claudio, 166
00186 roma
tel. 06.67605716 – 333.2164430

Guardate come questo governo di irresponsabili ha ridotto le nostre forze di polizia che, peraltro, stanno al fronte

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04975
presentata da
EMANUELE FIANO
giovedì 23 giugno 2011, seduta n.491

FIANO, VILLECCO CALIPARI, BOSSA e PICIERNO. -
Al Ministro dell’interno.
- Per sapere – premesso che:

il Governo a parole più securitario della storia, ha prodotto il più grave danno che si ricordi alla qualità della vita e del lavoro delle forze dell’ordine;

l’inchiesta pubblicata sul sito Repubblica-Espresso, sulle condizioni in cui versano i commissariati del casertano e anche parte della questura di Caserta sono scandalose per le responsabilità istituzionali che coinvolgono e devastanti per la dignità dei lavoratori delle forze dell’ordine che in quegli uffici dovrebbero operare;

nel 2009, all’indomani della strage di Castelvolturno, nella quale i camorristi trucidarono 6 cittadini senegalesi, il Ministro dell’interno elevò ad esempio il cosiddetto «modello Caserta» per simboleggiare come si debba combattere la malavita organizzata e come «lo Stato deve riaffermare la propria presenza sul territorio»;

ora a due anni da quelle parole come denuncia il sindacato di polizia SIAP attraverso le parole del proprio segretario provinciale Silvio Iannotta: «metà questura e l’80 per cento dei commissariati del casertano versano in una situazione di degrado diventata intollerabile per l’inesistenza delle più elementari regole di igiene dei locali. Da diverse settimane, continua la denuncia fatta in prefettura, non si effettuano più pulizie in taluni uffici. Ciò provoca un estremo disagio non solo per gli agenti che vi devono lavorare ma anche per gli utenti che recandosi in questi uffici sono pervasi da un sentimento di chiaro imbarazzo per la inosservanza per la legge 626»;

la denuncia si basa anche sulle relazioni tecniche del servizio di prevenzione e protezione della questura che da due anni a questa parte ha effettuato decine di sopralluoghi scattando centinaia di fotografie;

tali immagini dimostrano che l’80 per cento dei commissariati di quel territorio, cioè l’80 per cento di quel «modello Caserta» caro al Ministro, si trovano in condizioni pericolose e incivili;

si riscontrano fili elettrici scoperti, uffici trasformati in depositi di immondizia, sedie rotte, bagni inagibili, muri scrostati, autorimesse trasformate in discarica, macchie di olio, scatoloni ammucchiati alla rinfusa, batterie rotte, pezzi di computer, infissi rotti o abbandonati, faldoni giudiziari rovinati dall’umidità, presenza di insetti, di topi, muffa, ruggine, incrostazioni;

tutto questo si verifica in località come Aversa, Marcianise, Sessa Aurunca, Castelvolturno, Casal di Principe e Casalpesenna, tutti comuni ricadenti nell’area dove più forte è l’attività delle cosche camorristiche e nella quale area si sarebbe dovuto manifestare il cosiddetto modello Caserta;

la denuncia di tale situazione, è stata fatta 12 mesi fa, come dichiarato dal segretario nazionale del SIAP Giuseppe Tiani -:

quale sia lo stato dei fatti qui sommariamente descritti e dello stato di manutenzione, di pulizia, di decoro e di osservanza della legge n. 626, dei commissariati presenti nelle suddette località;

su chi ricadano le responsabilità circa lo stato di degrado descritto;

quali provvedimenti il Governo intenda assumere con riguardo a questa incresciosa e vergognosa situazione.
(5-04975)

Leggiamo sul sito della Camera dei Deputati il testo dell’interrogazione presentata dall’On.Barbato sulla vendita dell’Hotel Mirasole di Gaeta

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12373

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 487 del 16/06/2011
Firmatari

Primo firmatario: BARBATO FRANCESCO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 16/06/2011
Destinatari

Ministero destinatario:
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 16/06/2011
Stato iter: IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12373
presentata da
FRANCESCO BARBATO
giovedì 16 giugno 2011, seduta n.487

BARBATO. -
Al Ministro dell’economia e delle finanze.
- Per sapere – premesso che:

negli ultimi mesi gli uomini della Guardia di finanza di Formia stanno indagando sull’hotel Mirasole, una delle strutture ricettive più rinomate della città di Gaeta. L’immobile è stato acquistato all’asta fallimentare dal signor Guido Santullo, ex ambasciatore della Guinea-Conakry, con un investimento pari a 7,5 milioni di euro;

desta sorpresa il fatto che il valore di mercato dell’immobile sarebbe pari quasi al doppio della somma corrisposta e, a quel che consta all’interrogante, che la proposta del signor Santullo sia stata l’unica a pervenire alla cancelleria del giudice Guido Marcelli della sezione fallimentare del tribunale di Latina;

fonti giornalistiche riportano che il signor Santullo, consigliere di Lansana Contè, dittatore della Guinea morto qualche anno fa, gestiva la prima impresa di costruzioni del Paese, assicurandosi il monopolio dell’edilizia pubblica in Guinea;

Santullo, attraverso la SERICOM Guinée (da lui fondata), edificò alberghi, casinò, edifici pubblici e ospedali grazie all’appoggio di Contè, non pagando tasse e godendo di favoritismi negli appalti per le costruzioni -:

se non ritenga il Ministro di dover fare compiere accertamenti che verifichino la provenienza del consistente flusso di denaro che sta investendo l’intero litorale del sub-pontino.(4-12373)

Interpellanza del Sen. Elio Lannutti dell’ IDV sulle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno – Premesso che:

attraverso i canali bancari possono transitare flussi di denaro provenienti da attività illecite che dovrebbero essere segnalate ai sensi della normativa antiriciclaggio;

il segreto bancario è stato nel tempo oggetto di continue deroghe da parte del legislatore italiano, volte ad agevolare la repressione di reati penali, fiscali, valutari particolarmente gravi, come la criminalità organizzata di stampo mafioso e non, il terrorismo transnazionale, l’evasione fiscale, il riciclaggio di capitali illeciti, che vanno annoverati tra i principali fattori che hanno determinato l’attuale situazione finanziaria dello Stato;

la Direzione nazionale antimafia, nella “Relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010″, sottolinea che a Roma città c’è una vera e propria rete criminale;

si legge in un articolo on-line del quotidiano “la Repubblica” del 13 maggio 2008: «Clan Ierinò alla Borghesiana, Casamonica a Tor bella Monaca e all’Anagnina, clan Senese a Centocelle, ‘ndrina Sergi Marando a San Basilio, ‘ndrina Morabito al Flaminio e la ex Banda della Magliana ad Ostia. È soprattutto la periferia il terreno fertile della criminalità organizzata della capitale. Nell’area romana ‘Ndrangheta e Camorra sono presenti soprattutto in imprese commerciali (supermercati, autosaloni, ristorazione, negozi di abbigliamento). Il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d’usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia e precede la Campania. Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione»; «dalle 60 alle 67 organizzazioni criminali per un totale di circa 300 mafiosi. Venticinque le cosche appartenenti all’ndrangheta, 17 alla camorra, 14 a Cosa nostra e 2 alla Sacra corona unita, oltre a vari clan e cosche siciliani»; «l’insieme del tessuto amministrativo e politico nella maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità»; «Tutte associazioni impegnate a fare affari con lo smaltimento dei rifiuti, sfruttando gli appalti delle grandi opere, l’edilizia residenziale, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, nel settore turistico e della ristorazione, nelle società del settore della sanità». Nell’agenzia “Adnkronos” del 9 marzo 2011 si afferma che: «I clan mafiosi hanno “interesse a costituire articolazioni logistiche nel Lazio e soprattutto a Roma, e ad utilizzare le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati o per l’avvio di attività imprenditoriali. In particolare il territorio romano sembra essere stato scelto dalle organizzazioni criminali per proficue iniziative finanziarie, volte ad occultare i patrimoni illeciti attraverso sofisticate iniziative, che rendono particolarmente complessa l’azione di contrasto”». Infine, nel citato articolo de “la Repubblica” si legge ancora: «l’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio (…) ha condotto uno studio sociologico e criminologico effettuato mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavate dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, prendendo in esame i fatti e le figure più rilevanti dal 2000 e, in alcuni casi, ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente, per concentrarsi in particolare sulle azioni delle organizzazioni criminali dell’ultimo quinquennio. “Se sul nostro territorio (…) c’è la camorra o la ‘ndrangheta è perché c’è ricchezza. Bisogna combattere la microcriminalità senza dimenticare di farci carico delle persone deboli, perché anche nelle baraccopoli esistono fenomeni di racket”»;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” del 13 aprile 2011 dal titolo: “La mafia sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato”, il pm Raffaele Cantone pone la domanda: “Bankitalia e la Borsa stanno vigilando sul denaro sospetto?”;

si legge infatti: «La mafia “non è anti-Stato”, la mafia è un asset per usare lo stonato linguaggio degli affari, insomma “è un servizio”. E sempre più raramente ricorre alle armi o alle minacce per raggiungere i suoi scopi. Ha relegato al cinema la fondina, ma “tiene nascosta la pistola sotto la scrivania”. C’è un momento, tuttavia, avverte Raffaele Cantone, il magistrato di tanti processi ai Casalesi, in cui questa nuova mafia dalla faccia pulita diventa pericolosissima. Durante le crisi e le recessioni, scandisce l’ex sostituto procuratore di Napoli, può emergere dal buio e insinuarsi nel sistema, “può fare il salto di qualità, impossessandosi di fette importanti dell’economia e della finanza”. Alla fine del 2008, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, questo magistrato approdato oggi al Massimario della Cassazione aveva lanciato l’allarme sul Mattino. Aveva definito la criminalità organizzata il convitato di pietra della crisi, capace in un momento di stretta del credito e di mercato azionario depresso di conquistare avamposti nella finanza e di fare shopping di aziende. Grazie all’enorme liquidità e a una nuova leva di mafiosi “giovani, laureati e belli” che sanno muoversi negli ambienti ovattati di Piazza Affari. In un libro edito da Mondadori, Cantone li chiama i “Gattopardi”. “La criminalità organizzata – osserva – ha sempre svolto un ruolo anticiclico. Ha disponibilità di denaro nel momento in cui gli altri non ne hanno”. Cantone ha un precedente ben preciso in testa: “Durante la Grande crisi del ’29 le mafie svolsero un ruolo importante e riuscirono ad autoriciclarsi nel sistema economico perché avevano i soldi”. Il rischio, oggi, è “analogo. E i capitali mafiosi potrebbero essere stati agevolati in questi anni anche dallo scudo fiscale”. Dunque, “mi chiedo: cosa stanno facendo le istituzioni finanziarie di controllo per monitorare le iniezioni di denaro nel sistema economico? La Banca d’Italia, la Borsa, i sistemi di controllo finanziari che sono in mano all’Ufficio italiano cambi stanno sorvegliando i flussi di denaro?”. Poi c’è l’aspetto, altrettanto deprimente “della straordinaria capacità delle mafie di cambiare pelle, di adeguarsi alle novità e alle riforme”. Un esempio? Il federalismo. “I clan non hanno tanto interesse a gestire i grandi enti pubblici: hanno bisogno invece di gestire gli enti di prossimità, quelli che gestiscono la vita dei cittadini. Tanto più in una logica di federalismo spinto. Che per loro è un’enorme opportunità“. Cantone ha indagato le infiltrazioni delle cosche a Nord e c’è un passaggio del libro inquietante in cui afferma senza mezzi termini che il broker dei rifiuti interpretato da Toni Servillo in Gomorra, sta ancora là. Nonostante il successo mondiale della denuncia, cioè del romanzo di Saviano e del film di Garrone. Così come stanno ancora là i Casalesi. “Sono in grande difficoltà dal punto di vista militare – sottolinea – ma il capo, Zagarìa, è ancora latitante. C’è stato certamente un enorme impegno per mettere in discussione gli aspetti militari, Ma quello che mi chiedo è: gli interessi economici, il rapporto con la politica e il mondo delle istituzioni è stato messo in discussione?”. Le recenti inchieste giornalistiche di Rosaria Capacchione sui rifiuti in Campania, aggiunge, “sembrano di nuovo il sintomo di uno scenario inquietante, in cui i clan stanno semplicemente cambiano pelle”. Per il magistrato che ha lavorato molti anni nella Direzione distrettuale antimafia il mutamento non riguarda solo mafia, ‘ndrangheta e camorra, ma anche la loro percezione nella società. Se la pistola resta “un mezzo di convincimento alternativo rispetto a quelli normali”, tutto sommato “sparare non conviene”. Soprattutto se la soglia del pudore rispetto a fenomeni di connivenza o di cooperazione con la criminalità organizzata si è ormai “drammaticamente abbassata”. Il motivo è lapalissiano: la sfiducia nello Stato e il disprezzo per la legalità. Il problema, è dunque “il consenso crescente attorno alle mafie” che stanno diventando un gigantesco buco nero che risucchia le risorse migliori del Paese. “Perché riescono a fornire servizi al sistema economico, istituzionale e politico; perché si pongono come alternativa a un sistema che spesso non funziona o funziona male”. Perché, in sostanza, “risolvono i problemi”. Le mafie sono sempre più il Mister Wolf per le vischiosità del sistema, per le sue inefficienze, le lentezze giudiziarie e burocratiche. E se sono antieconomiche per il Paese, come ha rilevato anche di recente Mario Draghi, perché spazzano via la competizione e il merito, sono sempre in meno a preoccuparsene. O, men che meno, a vergognarsene»;

in un articolo pubblicato su “Il Sole-24 ore” del 20 settembre 2010 dal titolo “La segnalazione antiriciclaggio fa rotta sulla qualità“, Luigi Ferrajoli commentava le istruzioni della Banca d’Italia contenute nella delibera n. 616 del 24 agosto 2010 che «incidono sull’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, quale punto nevralgico del sistema di prevenzione e repressione del riciclaggio. Il provvedimento era particolarmente atteso dai soggetti operanti nel settore finanziario tenuti all’obbligo di segnalazione (tra gli altri banche, Sim, fiduciarie, società di gestione del risparmio, agenti di cambio, promotori finanziari, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria). Le altre categorie, tra i quali i professionisti, avevano già ricevuto con il Dm Giustizia del 16 aprile 2010 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 101 del 3 maggio) i loro peculiari e distinti indicatori di anomalia. (…) Il riferimento normativo va rintracciato nel vigente articolo 41 del Dlgs 231/2007 che delinea il dovere di inviare all’Unità di informazione finanziaria (Uif) una segnalazione quando ne ricorrano i presupposti. Proprio questa definizione ha creato dubbi e incertezze per l’impossibilità di imporre uno schema di comportamento prefissato. La segnalazione deve essere inoltrata quando gli intermediari sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che sino in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell’operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell’ambito dell’attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico. L’interrogativo di fondo che l’operatore deve porsi è quello di rendere al sistema un flusso informativo qualitativamente apprezzabile. Non è infatti la quantità delle segnalazioni a rilevare, bensì il contenuto meritevole di sviluppo delle stesse. I dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif riportano 15.101 segnalazioni pervenute nel primo semestre dell’anno, con un incremento significativo rispetto al passato (nell’analogo semestre 2009 le segnalazioni erano circa 9.936). Di queste, 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi nello stesso periodo. In pratica solo 2.500 segnalazioni circa non sono state ritenute rilevanti (il 16%). Il riferimento alla statistica rende tangibile l’esigenza per gli intermediari di disporre di procedure aziendali per l’analisi dei comportamenti finanziari della clientela e consente di comprendere l’utilità e la funzione propria degli indicatori concepiti da Bankitalia per fornire un ausilio agli operatori nella scrematura dei comportamenti anomali da valutare. La conoscenza della clientela e della relativa potenzialità economica, completata con la conoscenza e la verifica della destinazione dei movimenti di capitali, costituisce il discrimine di livello ulteriore per rilevare il sospetto e tradurre le anomalie riportate dagli indicatori astratti. Così, se all’esito dell’indagine del caso concreto compiuta in seno all’intermediario, si rinvengono le giustificazioni che esplicitano la piena trasparenza di una determinata transazione, la traslazione dall’anomalia al sospetto non si configura e non ricorrono gli estremi per la segnalazione»;

per quanto risulta all’interpellante, spesso la stessa Uif, invece di prevenire le attività illecite di riciclaggio che avvengono all’interno delle banche e degli altri intermediari finanziari, compresi i trasferimenti di proprietà immobiliari, arriva solo dopo che la magistratura ha concluso le indagini;

considerato che ad avviso dell’interpellante c’è da dubitare della congruità del dato relativo alle segnalazioni (pari a 15.101) effettuate alla luce dei dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif nel primo semestre 2010, addirittura incrementate rispetto all’analogo semestre 2009 con 9.936, di cui 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi, escludendo come irrilevanti 2.500 segnalazioni,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo quale sia l’esatta percentuale delle segnalazioni ai sensi della normativa antiriciclaggio di banche, società di intermediazione mobiliare ed altri intermediari, che sono quantificabili in circa 30.000 nel 2010, rispetto alle centinaia di milioni di operazioni bancarie e/o trasferimenti di proprietà immobiliari che avvengono ogni anno in Italia, e se risulti al Governo che le segnalazioni antiriciclaggio siano considerate un intralcio all’agire economico dei banchieri;

se il Governo non debba raccogliere l’allarme lanciato dal pubblico ministero Raffaelle Cantone in merito alla mafia che sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato, atteso che ad avviso dell’interrogante Banca d’Italia e borsa non stanno vigilando in maniera efficace sul denaro sospetto;

se risulti la suddetta infiltrazione mafiosa nel Lazio ed a Roma in particolare;

se in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina siano in atto da tempo tentativi di infiltrazione mafiosa nella macchina amministrativa e politica, e se avvengano attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale;

quali misure urgenti intenda attivare per prevenire gli interessi di clan mafiosi e ‘ndrine, che utilizzano le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati.

(Tratto da Open Parlamento)

Interrogazione Touadi e Garavini del PD al Ministro dell’Interno: mafie nel Lazio. Operazione “Verde Bottiglia”

Interrogazione a risposta scritta 4-11314 presentata da JEAN LEONARD TOUADI
mercoledì 23 marzo 2011, seduta n.451
TOUADI e GARAVINI. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

solamente nei primi quindici giorni del mese di marzo 2011 nella provincia di Roma e più in generale nella regione Lazio è stata più volte evidenziata dalle forze dell’ordine, dalla magistratura, dai giornali e dalle associazioni la massiccia e crescente presenza di infiltrazioni mafiose, principalmente di stampo camorristico, su tutto il territorio;

l’importante operazione, denominata «Verde Bottiglia» del 15 marzo 2011, condotta dalla direzione investigativa antimafia di Napoli nel basso Lazio, ha portato al sequestro di società, ditte individuali, fabbricati, terreni, potenti vetture e rapporti finanziari per una valore stimato di 100 milioni di euro e tutte riconducibili al clan camorristico dei Casalesi;

l’importante operazione denominata «Hummer» del 9 marzo 2011, condotta dalla Guardia di finanza, contro la mafia calabrese, su tutto il territorio nazionale, ed in particolare nella regione Lazio, ha consentito il sequestro di numerosi fabbricati, terreni, quote di partecipazioni societarie, aziende, autovetture di lusso per un valore stimato che si aggirerebbe attorno ai 40 milioni di euro;

l’11 marzo 2011 è avvenuto l’arresto, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, del sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, nonché consulente di gabinetto della segreteria dall’attuale sindaco di Roma Alemanno;

l’associazione Libera nel suo rapporto «Riprendiamoci il Maltolto» ha denunciato che il Lazio è la sesta regione in Italia per numero di beni confiscati alle mafie presenti sul territorio, mentre Roma si pone come settima provincia per numero di beni sequestrati, dopo Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Catania, Milano e Caserta. Dal rapporto emerge anche che circa il 40 per cento degli stabili sequestrati alle mafie e affidati alle decisioni del comune di Roma, giace in uno stato di abbandono o non viene utilizzato per i fini sociali. Secondo Libera la causa di questo sarebbe riconducibile non al mancato rispetto delle norme di legge e quindi degli accordi previsti fra prefettura, demanio e comune per il riutilizzo de beni confiscati, ma alle inefficienze decisionali del comune di Roma;

il problema delle infiltrazioni mafiose nella regione Lazio non è una questione nuova, anzi è stato oggetto, sin dall’inizio della XVI legislatura, di numerose interrogazioni parlamentari al Ministro dell’interno, alle quali nella maggior parte dei casi non è stata data alcuna risposta -:

se il Ministro abbia disposto una mappatura puntuale del fenomeno per comprendere e monitorare la penetrazione e l’operato delle mafie nel tessuto finanziario e produttivo della capitale e della regione Lazio, nonché dell’incidenza delle operazioni malavitose sulla sicurezza dei cittadini e sulla trasparenza e libertà delle attività economiche;

se intenda promuovere una convocazione straordinaria del comitato per l’ordine e la sicurezza esclusivamente dedicato alla lotta della criminalità organizzata nella provincia di Roma e, più in generale, nella regione Lazio;

se intenda promuovere delle attività per sensibilizzare – in chiave di prevenzione – l’opinione pubblica, gli operatori economici e i giovani delle scuole di Roma e del Lazio;

se non intenda assicurare, tramite l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il rispetto degli obblighi di legge e quindi la congrua destinazione dei beni sequestrati alle mafie nel territorio del comune di Roma. (4-11314)

(Tratto da Parlamento.openpolis.it)

Pubblichiamo una vecchia interrogazione presentata alla Camera dei Deputati dagli onn. Leoni ed Amici del PD a proposito della situazione criminale a Formia e nel Basso Lazio e la risposta fornita ad essi dall’ex Sottosegretario all’Interno Minniti. Non vogliamo apparire come gli eterni insoddisfatti, ma la nostra impressione è che non sia stato colto il nodo cruciale della questione. Pur apprezzando il valore dell’iniziativa, anche se vecchia e non più rinnovata, c’è da sottolineare il fatto che, se si fosse affrontato all’epoca il problema dei rapporti mafie-politica, come emerso nelle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta “Formia Connection”, a quest’ora, forse, non avremmo da lamentarci circa l’elevato livello di penetrazione mafiosa nella politica e nelle istituzioni. Intanto c’è da rilevare che, a parte i numeri relativi alle presenze delle forze dell’ordine in provincia di Latina (tali numeri ci danno ragione circa l’inadeguatezza del livello investigativo in una provincia dove in un anno la Guardia di Finanza ha fatto solo 3 indagini patrimoniali), nessuno, nemmeno gli autori di questa interrogazione, ha ripreso l’argomento della “Formia Connection” ed ha chiesto lumi circa i motivi della decisione assunta dalla Procura della Repubblica di Latina di non procedere, come è avvenuto per i reati ordinari, per quello di probabile voto di scambio emerso nelle intercettazioni telefoniche fra Bardellino e qualche politico. La questione delle mafie nel Lazio e, in particolare, nel basso Lazio e, quindi a Formia, Gaeta, Itri, Sperlonga, Minturno ecc. , si è aggravata al punto quasi di non ritorno. Noi abbiamo appena finito di svolgere un’indagine che ci è apparsa -a noi, avvezzi a queste cose – allucinante. NON SI INDAGA, NON SI INDAGA, NON SI INDAGA come si dovrebbe. NON SI FANNO INDAGINI PATRIMONIALI se non vengono “da fuori” la DIA, il GICO, lo SCO e così via. I corpi centrali e le DDA. Ma che ce ne facciamo di tanti uomini e donne che non combattono le mafie come dovrebbero combatterle, ossia sul piano patrimoniale e del loro rapporto con la politica e le istituzioni??? Le sanno queste cose gli onn. Leoni ed Amici

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00807

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 15
Seduta di annuncio: 36 del 02/08/2006

Firmatari

Primo firmatario: LEONI CARLO
Gruppo: L’ ULIVO
Data firma: 02/08/2006

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
AMICI SESA L’ ULIVO 02/08/2006
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/08/2006

Stato iter:

CONCLUSO il 16/03/2007

Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 16/03/2007
MINNITI MARCO VICE MINISTRO INTERNO
Fasi iter:

RISPOSTA PUBBLICATA IL 16/03/2007
CONCLUSO IL 16/03/2007

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00807
presentata da
CARLO LEONI
mercoledì 2 agosto 2006 nella seduta n.036

LEONI e AMICI. - Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere – premesso che:

nella provincia di Latina, secondo quanto emerso nelle relazioni semestrali al parlamento presentate dalla Direzione investigativa antimafia e secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare antimafia, operano agguerrite consorterie mafiose quali il clan Bardellino, attivo nelle zone di Formia e il clan dei casalesi presente in tutta la provincia;

la relazione conclusiva di minoranza della commissione parlamentare antimafia nella precedente legislatura afferma: «A Fondi, Formia e Gaeta, si è registrata la presenza di nuclei affiliati ad organizzazioni campane e calabresi attivi nel traffico di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio: i gruppi familiari Bardellino e Tripodo, i casalesi, i clan casertani Iovine, Schiavone e La Torre. Le loro attività illecite nel corso degli anni hanno provocato il progressivo inquinamento del tessuto sociale. Sono stati riscontrati tentativi di condizionare consultazioni elettorali nelle zone di infiltrazioni in settori della pubblica amministrazione»;

il 24 agosto 2004 un ordigno artigianale danneggiava gravemente il cancello della villetta del consigliere comunale di Forza Italia di Formia (già candidato alla carica di sindaco di Formia) nonché capo di gabinetto del presidente della provincia di Latina Armando Cusani;

il 22 novembre 2004 la Polizia di Stato eseguiva diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti vicini al clan Bardellino, si trattava dell’operazione «Formia Connection»;

tra gli arrestati risultava Giovanni Luglio – secondo quanto pubblicato da Il Messaggero del 23 novembre 2004 – candidato per An al consiglio comunale di Formia;

nell’ambito della suddetta indagine venivano perquisite le abitazioni di alcuni esponenti politici tra i quali spiccavano – secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia del 23 novembre 2004 – l’assessore provinciale di Latina Silvio D’Arco – delegato alle attività produttive – e appartenente al Nuovo Psi e il consigliere comunale di Minturno Maurizio Faticoni;

il 25 novembre 2004 il quotidiano Latina Oggi pubblicava la notizia relativa ad un sms intercettato il 3 giugno 2004 – proveniente dal cellulare di Massimo Giovanchelli, attuale assessore provinciale all’ambiente di Latina, indirizzato a Giovanni Luglio arrestato nell’ambito dell’indagine «Formia Connection» per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione;

il 17 gennaio 2005 il ROS dell’Arma provvedeva ad eseguire un imponente sequestro a carico del clan Bardellino nel Lazio ed in altre regioni;

secondo quanto pubblicato sul La Provincia il 23 novembre del 2004 anche la procura distrettuale antimafia della capitale avrebbe aperto un fascicolo sulle vicende connesse all’operazione «Formia Connection»;

il 5 ottobre 2005 Angelo Bardellino secondo quanto pubblicato da Il Mattino di Caserta veniva rinviato a giudizio per estorsione aggravata;

lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno per accertato condizionamento mafioso, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2005, ha confermato come la criminalità organizzata nel Lazio si sia già infiltrata in una amministrazione locale -:

se i Ministri competenti siano a conoscenza dei fatti suesposti;

quali misure il Governo intenda adottare per contrastare l’espandersi delle iniziative criminali di stampo mafioso nel territorio di Latina. (4-00807)
Atto Camera

Risposta scritta pubblicata venerdì 16 marzo 2007
nell’allegato B della seduta n. 128
All’Interrogazione 4-00807 presentata da
LEONI

Risposta. - La situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia di Latina presenta aspetti peculiari, in quanto il territorio è contraddistinto dalla compresenza, su quattro aree con marcate differenze socio-economiche, di organizzazioni criminali di differente origine:

il Sud-Pontino, specie Formia e Gaeta, è caratterizzato da significative presenze di elementi legati ai vari gruppi della camorra campana, specie del clan dei «Casalesi» (Bardellino, La Torre, Moccia, ex Clan Alfieri);

l’area di Fondi, con uno dei mercati ortofrutticoli più grandi d’Europa, vede la presenza di famiglie legate alle cosche della ‘ndrangheta calabrese (Tripodo, Garruzzo, Bellocco, Pesce);

l’area di Latina è segnata da elementi di etnia zingara, radicati sul territorio e dediti all’usura, oltre che da elementi campani legati a clan d’oltre Garigliano;

l’area di Aprilia, che ha raggiunto in pochi anni i 60.000 abitanti, presenta elementi legati alla criminalità calabrese (famiglia Alvaro), esponenti della famiglia Olzai, pastori sardi notoriamente dediti ai sequestri di persona e delle famiglie Montenero e Tassone, legate al traffico di stupefacenti.
Quanto sopra è dovuto da un lato alla posizione geografica della provincia pontina, confinante a nord con la malavita romana e a sud con aree dove operano clan della camorra campana, dall’altro a una applicazione eccessiva delle misure di prevenzione dell’obbligo di soggiorno, non adeguatamente valutata all’epoca.
Ciò ha comportato, nel corso degli anni ’60 e ’70, l’indesiderato radicamento di famiglie malavitose di origine campana, calabrese e siciliana, che, sicuramente attratte dalla florida economia locale, ne hanno inquinato il tessuto con l’acquisizione di terreni, fabbricati, esercizi pubblici e, in genere, con l’impiego di capitali di provenienza illecita.
Recentemente, le aggiornate finalità illecite della criminalità organizzata si esprimono con forme di intervento meno visibile, ma comunque non meno pericolose, quali la pratica estorsiva, principale mezzo per condizionare le attività economiche.
Solo a partire dagli anni ’80, l’azione di contrasto delle forze dell’ordine ai pressanti tentativi di penetrazione della malavita organizzata nei diversi settori produttivi è andata sempre più affinando, attraverso l’attivazione di strumenti e modalità operative sempre più incisive ed efficaci.
In particolare, si è cercato di coinvolgere, a livello di proficuo scambio informativo, le forze produttive e gli enti pubblici territoriali. Si è giunti a poter monitorare l’acquisizione di residenze, il rilascio e/o la voltura di autorizzazioni, di concessioni edilizie, di licenze, l’acquisizione di beni ed esercizi pubblici, nonché gli appalti pubblici.
Infine, si è data attiva promozione alle misure di prevenzione patrimoniali – rivelatesi uno strumento particolarmente efficace per colpire i profitti della criminalità organizzata – quali i sequestri, con successiva confisca ed utilizzo a fini sociali, di beni immobili in Aprilia, Cisterna, San Felice Circeo, Gaeta e Formia.
Le forze di polizia, costantemente impegnate nell’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità, hanno effettuato complesse indagini che hanno consentito numerosi arresti, anche di esponenti di spicco della malavita associata.
Tra le più importanti operazioni si ricordano:

l’operazione «Formia Connection», compiuta nel novembre del 2004, da personale della Squadra mobile di Latina e del Commissariato di Formia, con l’esecuzione di una misura cautelare in carcere a carico di 4 soggetti appartenenti al clan camorristico «Bardellino»;

l’operazione «Baldascini» portata a termine nel febbraio del 2005 dalla Squadra mobile della Questura di Latina, con l’arresto di due esponenti di assoluto rilievo dell’omonima famiglia da anni residente a Latina e legata al clan camorristico dei «Casalesi»;

l’operazione «M.O.F.», compiuta nel febbraio 2006 nell’ambito di un’indagine finalizzata al contrasto dell’infiltrazione mafiosa all’interno del Mercato ortofrutticolo di Fondi. Nel corso di tale operazione la Squadra mobile della Questura di Latina, con l’esecuzione di 8 misure cautelari in carcere, ha disarticolato un’organizzazione criminale dedita alla consumazione di gravi reati contro la persona ed il patrimonio. Il sodalizio, capeggiato dalla famiglia d’Alterio, titolare dell’omonima ditta di autotrasporti, con sede a Fondi (Latina), era riuscito ad imporre un regime di monopolio per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli destinati al nord Italia.
Quanto alla presenza delle forze di polizia nella provincia di Latina, si rappresenta che la locale Questura e i Commissariati distaccati dispongono complessivamente – alla data del 1o settembre scorso – di 448 unità di personale dei ruoli operativi, con un lieve incremento rispetto alla previsione organica. Sono inoltre presenti 31 operatori di polizia appartenenti ai ruoli del personale che espleta attività tecnica e scientifica, nonché 51 appartenenti all’Amministrazione civile dell’interno che, per le esigenze di supporto logistico e amministrativo, contribuiscono alla funzionalità delle strutture.
Oltre che nel periodo estivo, la Questura di Latina si avvale del supporto reso dal Reparto prevenzione crimine Lazio, che, solo nei primi nove mesi del 2006, ha fornito ben 320 pattuglie, per un totale di 960 operatori.
Il Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, da cui dipendono 5 compagnie e 35 stazioni, ha una forza effettiva di 716 militari, superiore di 82 unità rispetto alla previsione organica.
I servizi preventivi vengono integrati con l’impiego di 10 unità della Compagnia d’intervento operativo dell’8o battaglione Carabinieri «Lazio» che, grazie al particolare addestramento del personale e alla cospicua dotazione di mezzi e materiali, permette di fronteggiare particolari esigenze di controllo straordinario del territorio.
Il Comando provinciale della Guardia di Finanza, può contare su 345 militari, che per le esigenze di contrasto alla criminalità organizzata operano con il supporto del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia tributaria di Roma.
Come si evince dai predetti dati, il dispositivo delle forze di polizia presente nella provincia di Latina risulta, nel complesso, adeguato e tale da non richiedere ulteriori incrementi.
Al momento, pur non ravvisandosi per lo stesso motivo la necessità della istituzione di una apposita sezione operativa della Direzione investigativa antimafia, si assicura l’interrogante che permane a livelli elevati l’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità da parte delle forze di polizia presenti sul territorio.

Il Viceministro dell’interno: Marco Minniti.

Classificazione TESEO:

CONCETTUALE:

ATTENTATI, ENTI LOCALI, ESTORSIONE, MAFIA E CAMORRA, PREVENZIONE DEL CRIMINE, PRODUZIONE E SPACCIO DI DROGA, RICICLAGGIO FINANZIARIO

GEO-POLITICO:

FORMIA, LATINA – Prov, LAZIO, LATINA – Prov, LAZIO

Interrogazione di Leoluca Orlando (IDV): rifiuti tossici interrati dalla camorra a Pastena (Frosinone)?

C.4/11235 LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare. -

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11235 presentata da LEOLUCA ORLANDO

giovedì 10 marzo 2011, seduta n.447

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e

del mare. – Per sapere – premesso che:

nel 1997, a Pastena, in provincia di Frosinone, venne data la concessione

per

il risanamento di un terreno con il materiale di riporto della costruenda

linea

ferroviaria TAV Roma-Napoli. Detto terreno si trova al lato della strada

provinciale 151 Pastena-Castro, al chilometro 8, 00, e lambisce un torrente

che

affluisce all’interno delle Grotte di Pastena;

fin da allora vi sono state numerose testimonianze che sembrerebbero

confermare il forte sospetto che in detto terreno, così come in altre aree

che

circa dieci anni fa la TAV utilizzò come siti di scarico, siano stati

interrati

illegalmente e clandestinamente dei rifiuti tossici e pericolosi dalla

camorra;

si tratta di testimonianze che parlavano di buche realizzate durante la

notte

e poi già spianate alla mattina, e di rumori di bidoni metallici scaricati

dai

camion;

si ricorda che in questi anni, i rapporti di processi, documenti e

testimonianze, hanno descritto uno scenario spregiudicato, nel quale la

criminalità organizzata approfittando di un clima di illegalità silente e

diffusa, si era impadronita degli appalti della TAV e condizionava

fortemente

la gestione dei cantieri;

in realtà, non risulta essere mai stata fatta chiarezza rispetto alla

suddetta

presenza di rifiuti tossici, e sull’eventuale stato di inquinamento dei

terreni

interessati e delle falde sottostanti;

laddove interpellata, l’ARPA regionale, chiariva l’impossibilità di

intervenire in terreni privati, a eccezione di un preventivo e sollecito

comando proveniente dall’azienda sanitaria locale o dalle forze dell’ordine;

in tutti questi armi una battaglia di legalità e di richiesta di

trasparenza,

è stata condotta – tra gli altri – dal consigliere comunale di Pastena,

Arturo

Gnesi, per chiedere a nome della popolazione locale, che le autorità

competenti

forniscano finalmente dati certi e analisi veritiere, riguardo alla presunta

presenza di rifiuti tossici e pericolosi nei siti usati dalla TAV per

smaltire

gli scavi della linea ferroviaria in costruzione;

nonostante che il consiglio comunale di Pastena, nell’ottobre 2010, abbia

deliberato di procedere secondo le direttive esposte nelle premesse del

presente atto, affinché sia accertata la presenza o meno di rifiuti tossici

interrati sul territorio comunale, finora sostanzialmente poco o nulla è

stato

fatto per accertare la verità e dare garanzie per la salute dell’ambiente e

della salute pubblica -:

se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se non intenda, nell’ambito delle proprie prerogative, attivarsi al fine di

avviare una verifica del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente in

relazione alla aree indicate in premessa, oggetto di probabili interramenti

di

rifiuti tossici, al fine di accertare la verità e dare garanzie per

l’interrogante dell’ambiente e della salute pubblica. (4-11235)

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