Interrogazioni

La morte misteriosa del Colonnello della Guardia di Finanza Omar Pace in servizio presso la DIA di Roma

Interrogazioni orali con carattere d’urgenza ai sensi dell’articolo 151 del Regolamento

GIARRUSSOSERRACAPPELLETTIPAGLINIPUGLIADONNOCOTTI - Ai Ministri della giustizia e dell’interno - Premesso che secondo quanto risulta agli interroganti:

il giorno 11 aprile 2017 ricorre il primo anniversario della morte del colonnello della Guardia di finanza Omar Pace, in forza presso il primo reparto della DIA (Direzione investigativa antimafia) di Roma, la cui tragica fine è ancora avvolta in circostanze misteriose e fortemente sospette;

secondo quanto riportato da “il velino” del 19 maggio 2016, il colonnello Pace, pochi giorni prima di morire, si sarebbe accorto di essere stato pedinato durante lo svolgimento delle sue attività di insegnamento presso l’università degli studi della Repubblica di San Marino, dove era docente a contratto;

a quanto risulta agli interroganti, il pedinamento del colonnello Pace sarebbe stato eseguito da alcuni operatori della DIA della sezione di Bologna e all’insaputa delle autorità di San Marino e quindi in flagrante e inammissibile violazione di legge e dei trattati internazionali che regolano queste materie, fatti questi sicuramente costituenti reati perseguibili d’ufficio;

il colonnello Pace, poi, si sarebbe curiosamente “suicidato” soltanto un paio di giorni prima di essere sentito come testimone in un importantissimo processo di ‘ndrangheta in corso a Reggio Calabria, in cui è imputato un importante uomo politico che ha ricoperto alte cariche governative;

risulterebbe, altresì, che il luogo della morte del colonnello Pace (il suo ufficio alla DIA di Roma), dopo appena 2 giorni dall’accaduto, sarebbe stato in tutta fretta ripulito e pesantemente rimaneggiato, con la scusa di dover essere riassegnato ad altro ufficiale;

di fronte a tutti i citati gravissimi elementi, che avrebbero certamente richiesto maggior cura, attenzione e rispetto verso chi aveva servito lo Stato con grande dignità, abnegazione ed onore per oltre 25 anni, risulterebbe agli interroganti un’inspiegabile ed incomprensibile e finanche sospetta inerzia della magistratura competente, che solo dopo diversi mesi e solo su sollecitazione dei legali della famiglia avrebbe iscritto il relativo fascicolo a ruolo, omettendo per tanto, troppo, tempo di effettuare accertamenti importanti, sia sullo stato dei luoghi, sia sulle circostanze del pedinamento, alcuni dei quali resi oramai impossibili dal frettoloso mutamento dello stato dei luoghi dove si è svolta la tragedia;

considerato che:

a tutt’oggi non è pervenuta risposta all’atto di sindacato ispettivo 4-06936, pubblicato il 2 febbraio 2017, a firma di alcuni senatori del Gruppo Movimento 5 Stelle, in cui si chiedeva di avviare con urgenza approfondite indagini interne affinché venisse verificato: chi avrebbe disposto il pedinamento del colonnello Omar Pace e per quali motivi; chi avrebbe disposto che il pedinamento del colonnello Pace fosse eseguito nel territorio dello Stato di San Marino e cioè in uno Stato sovrano straniero; quali siano i motivi per cui forze di polizia italiane avrebbero effettuato tale pedinamento non informando le autorità di polizia dello Stato di San Marino;

a parere degli interroganti, la perdurante inerzia dell’autorità giudiziaria competente, apparentemente, farebbe pensare ad una mancanza di interesse a far luce sulla vicenda e, in particolare, su: l’omesso interrogatorio dei soggetti, ben noti ed individuati, che avrebbero pedinato il colonnello Pace a San Marino; l’omesso accertamento su chi avrebbe dato l’ordine di pedinare il colonnello Pace nella Repubblica di San Marino; l’omesso accertamento su chi avrebbe firmato l’ordine di uscita dell’automezzo di servizio utilizzato per il suddetto pedinamento e su chi ne avrebbe effettuato lo scarico; l’omessa tutela dell’integrità dello stato dei luoghi dove è avvenuta la tragedia e quindi degli eventuali elementi di prova che si sarebbero potuti repertare,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non intendano, nell’ambito delle proprie attribuzioni, attivare con urgenza le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, affinché siano verificate tutte le circostanze suindicate e soprattutto i motivi degli inspiegabili ritardi ed inerzie sull’avvio delle indagini preliminari da parte dell’autorità giudiziaria competente considerando che, a giudizio degli interroganti, tali attività avrebbero dovuto essere indirizzate nell’immediatezza del fatto sui possibili elementi e percorsi investigativi che avrebbero potuto emergere dall’esame accurato dei luoghi e dagli interrogatori di persone informate sui fatti;

quali azioni di competenza intendano promuovere, affinché sia fatta piena luce sulla vicenda e sul perché si stia, a giudizio degli interroganti, tentando invece di insabbiare tutti i gravissimi fatti accaduti e le relative responsabilità.

(3-03652)

Il suicidio misterioso del Colonnello Pace della Guardia di Finanza in servizio presso la DIA di Roma.Nessuno ne parla più e nessuno risponde alle interrogazioni dei Senatori del M5S che chiedono di far luce.

Interrogazioni orali con carattere d’urgenza ai sensi dell’articolo 151 del Regolamento

GIARRUSSOSERRACAPPELLETTIPAGLINIPUGLIADONNOCOTTI - Ai Ministri della giustizia e dell’interno - Premesso che secondo quanto risulta agli interroganti:

il giorno 11 aprile 2017 ricorre il primo anniversario della morte del colonnello della Guardia di finanza Omar Pace, in forza presso il primo reparto della DIA (Direzione investigativa antimafia) di Roma, la cui tragica fine è ancora avvolta in circostanze misteriose e fortemente sospette;

secondo quanto riportato da “il velino” del 19 maggio 2016, il colonnello Pace, pochi giorni prima di morire, si sarebbe accorto di essere stato pedinato durante lo svolgimento delle sue attività di insegnamento presso l’università degli studi della Repubblica di San Marino, dove era docente a contratto;

a quanto risulta agli interroganti, il pedinamento del colonnello Pace sarebbe stato eseguito da alcuni operatori della DIA della sezione di Bologna e all’insaputa delle autorità di San Marino e quindi in flagrante e inammissibile violazione di legge e dei trattati internazionali che regolano queste materie, fatti questi sicuramente costituenti reati perseguibili d’ufficio;

il colonnello Pace, poi, si sarebbe curiosamente “suicidato” soltanto un paio di giorni prima di essere sentito come testimone in un importantissimo processo di ‘ndrangheta in corso a Reggio Calabria, in cui è imputato un importante uomo politico che ha ricoperto alte cariche governative;

risulterebbe, altresì, che il luogo della morte del colonnello Pace (il suo ufficio alla DIA di Roma), dopo appena 2 giorni dall’accaduto, sarebbe stato in tutta fretta ripulito e pesantemente rimaneggiato, con la scusa di dover essere riassegnato ad altro ufficiale;

di fronte a tutti i citati gravissimi elementi, che avrebbero certamente richiesto maggior cura, attenzione e rispetto verso chi aveva servito lo Stato con grande dignità, abnegazione ed onore per oltre 25 anni, risulterebbe agli interroganti un’inspiegabile ed incomprensibile e finanche sospetta inerzia della magistratura competente, che solo dopo diversi mesi e solo su sollecitazione dei legali della famiglia avrebbe iscritto il relativo fascicolo a ruolo, omettendo per tanto, troppo, tempo di effettuare accertamenti importanti, sia sullo stato dei luoghi, sia sulle circostanze del pedinamento, alcuni dei quali resi oramai impossibili dal frettoloso mutamento dello stato dei luoghi dove si è svolta la tragedia;

considerato che:

a tutt’oggi non è pervenuta risposta all’atto di sindacato ispettivo 4-06936, pubblicato il 2 febbraio 2017, a firma di alcuni senatori del Gruppo Movimento 5 Stelle, in cui si chiedeva di avviare con urgenza approfondite indagini interne affinché venisse verificato: chi avrebbe disposto il pedinamento del colonnello Omar Pace e per quali motivi; chi avrebbe disposto che il pedinamento del colonnello Pace fosse eseguito nel territorio dello Stato di San Marino e cioè in uno Stato sovrano straniero; quali siano i motivi per cui forze di polizia italiane avrebbero effettuato tale pedinamento non informando le autorità di polizia dello Stato di San Marino;

a parere degli interroganti, la perdurante inerzia dell’autorità giudiziaria competente, apparentemente, farebbe pensare ad una mancanza di interesse a far luce sulla vicenda e, in particolare, su: l’omesso interrogatorio dei soggetti, ben noti ed individuati, che avrebbero pedinato il colonnello Pace a San Marino; l’omesso accertamento su chi avrebbe dato l’ordine di pedinare il colonnello Pace nella Repubblica di San Marino; l’omesso accertamento su chi avrebbe firmato l’ordine di uscita dell’automezzo di servizio utilizzato per il suddetto pedinamento e su chi ne avrebbe effettuato lo scarico; l’omessa tutela dell’integrità dello stato dei luoghi dove è avvenuta la tragedia e quindi degli eventuali elementi di prova che si sarebbero potuti repertare,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non intendano, nell’ambito delle proprie attribuzioni, attivare con urgenza le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, affinché siano verificate tutte le circostanze suindicate e soprattutto i motivi degli inspiegabili ritardi ed inerzie sull’avvio delle indagini preliminari da parte dell’autorità giudiziaria competente considerando che, a giudizio degli interroganti, tali attività avrebbero dovuto essere indirizzate nell’immediatezza del fatto sui possibili elementi e percorsi investigativi che avrebbero potuto emergere dall’esame accurato dei luoghi e dagli interrogatori di persone informate sui fatti;

quali azioni di competenza intendano promuovere, affinché sia fatta piena luce sulla vicenda e sul perché si stia, a giudizio degli interroganti, tentando invece di insabbiare tutti i gravissimi fatti accaduti e le relative responsabilità.

(3-03652)

Interrogazione di Giarrusso più altri 11 Senatori su Sperlonga

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07335

 

Atto n. 4-07335

 

Pubblicato il 6 aprile 2017, nella seduta n. 803

 

GIARRUSSO , CAPPELLETTI , PAGLINI , BUCCARELLA , DONNO , PUGLIA , LEZZI , SANTANGELO , BOTTICI , MORONESE , MORRA , BERTOROTTA - Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno. -

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

il quotidiano “Latina oggi” del 2 aprile 2017 riporta la notizia della notifica di avvisi di garanzia diretti ai membri del consiglio di amministrazione e agli organi di controllo della Banca popolare di Fondi (Latina) per violazione delle norme civili che regolano il rapporto tra i rappresentanti delle banche e i contratti con la clientela, specie in relazione al credito;

tutto sarebbe partito dall’indagine della Procura di Latina, in merito al piano integrato di Sperlonga (Latina), da cui emerge che la Banca popolare di Fondi avrebbe contribuito con finanziamenti pari al 60 per cento del totale degli investimenti, autorizzando un mutuo ad uno dei membri del consiglio di amministrazione, che avrebbe rassegnato le dimissioni dopo poche settimane dal sequestro degli immobili del piano integrato;

in particolare, il quotidiano “la Repubblica” del 10 novembre 2015 ha pubblicato un articolo dal titolo “Ecco i clan che comandano a sud di Roma”, descrivendo la penetrazione dei clan lungo tutta la costa a sud di Roma, da Nettuno fino al sud pontino. L’articolo inoltre evidenzia, relativamente alla città di Sperlonga, una situazione gravissima, così descritta: “Dalle indagini non si è riusciti ancora a risalire all’origine dei finanziamenti alle imprese che per anni hanno lavorato mettendo in piedi, per il solo caso del piano integrato, opere per 100 milioni di euro e che al momento sono avvolte dai sigilli della giustizia. In città gira voce che potrebbero essere coinvolte le banche locali con mani e interessi nell’affare Sperlonga”;

inoltre, in un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Sole-24 ore” del 25 marzo 2017, dal titolo “Ecco le 114 banche italiane a rischio per le sofferenze”, si evidenzia che almeno 500 banche italiane sono in grave sofferenza, in particolare “secondo la certosina ricognizione sui bilanci bancari del sistema bancario italiano condotta dall’ufficio studi di Mediobanca emerge che sono ben 114 gli istituti di credito che in cui il peso dei crediti malati è tale da far accendere più di un semaforo rosso, quando lo stock dei crediti malati è troppo elevato le svalutazioni inevitabili finiscono in molti casi per mangiarsi tutti i ricavi. In quelle 114 banche i Npl (i prestiti non performanti) superano il valore netto tangibile. Quando si supera questo indice del 100% la banca scricchiola e bisogna intervenire pena grossi guai”;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti, nell’elenco delle 114 banche comparirebbe anche la Banca popolare di Fondi, con un debito deteriorato del 126 per cento. Difatti, nel citato articolo di “la Repubblica” si descriveva che nella città di Sperlonga anche le banche locali sarebbero state coinvolte soprattutto per interessi nel piano integrato; situazione che ha già visto la magistratura sequestrare beni immobili per un valore di circa 100 milioni di euro e iscrivere tra gli indagati per l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva il sindaco Armando Cusani, attualmente in custodia cautelare in carcere a seguito dell’operazione “Tiberio” per l’ipotesi di reato di corruzione e turbativa d’asta, il progettista Luca Conte e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Antonio Faiola, oggi vicesindaco di Sperlonga e attualmente indagato per le stesse ipotesi di reato ascritte al sindaco Cusani,

si chiede di sapere:

se, alla luce di quanto esposto e nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della Banca d’Italia, i Ministri in indirizzo non ritengano che sia necessario garantire ai risparmiatori elementi di trasparenza circa il valore delle azioni e sull’effettiva situazione debitoria, nonché verificare il reale coinvolgimento finanziario della Banca popolare di Fondi nel piano integrato di Sperlonga;

se, nell’ambito delle rispettive competenze, non intendano incrementare le attività ispettive e di controllo sull’operato degli istituti finanziari e sui Comuni, al fine di evitare il ripetersi di incresciose situazioni quali quella descritta.

L’interrogazione bomba che centra i problemi veri della provincia di Latina e del Basso Lazio.Essa parte dai problemi relativi al “caso Sperlonga” – Alberghi “Tiberio” e “Ganimede,Piano integrato,Porto,Marina di Bazzano,imprese casertane,presenze probabili della camorra nei lavori,- per allargarsi ai temi della Giustizia pontina ed al modo di procedere di questa e passare alla parte più delicata e complessa che riguarda “le vicende riportate evidenziano l’esistenza, a Sperlonga e nella provincia di Latina, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività giudiziaria, investigativa ed istituzionale, con intrecci di infiltrazioni campane gravate da possibili collegamenti con la criminalità organizzata”.Un quadro che impone una visione globale dei problemi e che non giustifica la “parcellizzazione” del “caso” in tanti filoni.La materia,questa,più delicata sulla quale l’Associazione Caponnetto é determinata ad andare fino in fondo. Ecco il testo ufficiale dell’interrogazione da noi rilevato dal sito ufficiale del Senato:

Resoconto stenografico della seduta n. 781 del 09/03/2017
GIARRUSSOPUGLIASANTANGELOBUCCARELLALEZZIMORONESECAPPELLETTIPAGLINI - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

negli anni ’80, la cittadina di Sperlonga, in provincia di Latina, era denominata la “perla del Tirreno” ed era meta di indiscusso richiamo turistico nazionale ed internazionale; negli ultimi anni, è invece purtroppo sempre più all’attenzione della cronaca nera locale e nazionale, per via di un continuo susseguirsi di inchieste della magistratura che vanno dagli scandali edilizi alle gravi e persistenti illegalità tecnico-amministrative, inchieste che, facendo perno sul Comune di Sperlonga, coinvolgono in maniera sempre più evidente anche la Provincia di Latina ed i suoi intrecci, non sempre cristallini, con la capitale;

Sperlonga dagli anni ’90 si è drammaticamente involuta tra un centro storico sempre più chiuso, la realizzazione delle colate di cemento del piano integrato, un’incredibile gestione del demanio marittimo e delle concessioni balneari sul litorale (a cominciare dall’incredibile vicenda della marina di Bazzano), l’inquietante vicenda del porto, la realizzazione di un’improbabile pista ciclabile;

sin dagli inizi degli anni ’90 Sperlonga è stata totalmente controllata, politicamente ed amministrativamente, da Armando Cusani, che ne è stato a lungo vice sindaco e sindaco. Il controllo di Cusani sul territorio è stato così stringente da permettergli agevolmente di far candidare alla carica di sindaco di Sperlonga, durante il suo incarico alla presidenza della Provincia di Latina, suoi fidi collaboratori e diretti esecutori. Recentemente l’inchiesta “Tiberio” ha ancora una volta identificato in Cusani, già pregiudicato, la figura intorno a cui ruota il “sistema Sperlonga” e ha comportato l’arrestato di quest’ultimo per turbativa d’asta e corruzione insieme a imprenditori e funzionari pubblici locali (RGNR n. 1713/15 del 10 gennaio 2017 del giudice per le indagini preliminari Cario); in merito a tale procedimento giudiziario risulta agli interroganti che il pubblico ministero De Luca sarebbe interessato a richiedere il giudizio immediato;

lo scorso anno il pubblico ministero Giuseppe Miliano ha chiuso l’indagine sul piano integrato di Sperlonga, dopo un maxi sequestro del 2015, procedendo alla richiesta di rinvio a giudizio per lottizzazione abusiva nei confronti di Cusani, allora sindaco in carica, del progettista Luca Conte e dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola;

il piano integrato, che avrebbe potuto e dovuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi per i suoi abitanti, ingloba un’area di circa 143.000 metri quadrati per un valore di circa 100 milioni di euro;

secondo la Procura della Repubblica, il piano integrato sarebbe stato formalmente giustificato con il perseguimento di un pubblico interesse, ma avrebbe in realtà autorizzato interventi di edilizia residenziale speculativa prevalenti per volumetria e superfici rispetto alle opere di edilizia residenziale pubblica; ciò, per l’accusa, anche grazie all’inserimento della “fittizia” volumetria di un’area agricola (il comparto C1);

da quanto riportato dal quotidiano on line “Latina oggi” il 29 ottobre 2016, il programma del piano integrato sarebbe da ritenersi illegittimo e illecito e sarebbe stato utilizzato “artatamente” per eludere la procedura ordinaria di variante generale al piano regolatore; di conseguenza, ad avviso degli interroganti, anche i permessi di costruire rilasciati ai privati sarebbero illegittimi e illeciti, in quanto basati sulla procedura ritenuta dalla Procura contraria alla normativa vigente;

in particolare, dai numerosi articoli apparsi sul quotidiano “Latina editoriale oggi” del 17 luglio 2015, appare sorprendente come, nel corso dell’inchiesta, non si sia fatta ancora luce: sulle motivazioni che hanno portato numerose imprese del casertano ad acquistare inizialmente le aree dei lotti coinvolti; sulle modalità di esecuzione dei lavori; sul perché buona parte degli intestatari delle nuove abitazioni del piano integrato siano campani che hanno spostato la loro residenza e votano a Sperlonga; sulla proprietà del nuovo albergo “Ganimede”, inserito anch’esso nel piano integrato (tra l’altro citato come luogo d’incontro di “affari” nel procedimento dell’inchiesta “Tiberio”);

l’albergo “Grotte di Tiberio”, di proprietà dello stesso Cusani e del suocero, per il quale è già intercorsa sentenza definitiva in Cassazione per abuso edilizio nei confronti di Armando Cusani, del suocero Aldo Erasmo Cusani e dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola (sentenza n. 43102 del 10 settembre 2015), è ancora da anni sotto sequestro;

da questo albergo partirebbe tra l’altro l’operazione “Tiberio”, che evidenzierebbe la presenza di episodi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio per il complesso alberghiero, per il quale non si sarebbero mai adottate le ordinanze di ripristino dell’abuso, nonostante la sentenza definitiva, e con totale inerzia, secondo gli interroganti, dei vari responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Sperlonga succedutisi nell’incarico, e nello specifico Massimo Pacini e Isidoro Masi;

un altro scandalo riguarderebbe la marina di Bazzano, dove parte significativa della proprietà della famiglia Del Vecchio-Scalfati è sotto sequestro da parte della Procura di Latina dal mese di agosto 2011, a seguito di un esproprio intentato contro la proprietà sempre dal Comune di Sperlonga; per questo procedimento (n. 948/11, pm Falcioni, poi Spinelli) sono stati rinviati a giudizio nel marzo 2015 Massimo Pacini, all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, l’assessore per l’ambiente Joseph Maric e l’allora delegato all’urbanistica Toni De Simone;

la richiesta della proprietà di costituzione di parte civile contro il Comune è stata accolta alla prima udienza dal collegio giudicante; la prossima seduta di giudizio sarebbe fissata per il 9 maggio 2017; sulla stessa vicenda insiste un ulteriore procedimento a proposito del falso dichiarato dal Comune per ottenere un cospicuo finanziamento regionale di 1,5 milioni di euro (n. 11004/13), per il quale, solo il 27 gennaio 2017, il pm Giuseppe Miliano avrebbe presentato richiesta di giudizio immediato per falso ideologico contro l’attuale vice sindaco di Sperlonga Francescantonio Faiola, l’attuale consigliere comunale Lorena Cocodda e l’ex segretario comunale Vincenzo Freda; la richiesta segue al rigetto da parte del giudice indagini preliminari Cairo (maggio 2016, RGNR n. 753/15) dell’iniziale proposta di archiviazione; in quella occasione, il gip, all’evidenza dei fatti, oltre a rigettare l’archiviazione, ordinava l’iscrizione per falso ideologico;

risulta agli interroganti che la vicenda della marina di Bazzano, contesa da più di 10 anni per un parcheggio, nascerebbe in realtà da un primo esposto della proprietà del lontano maggio 2006; da questo esposto scaturiva solo nel giugno 2012 la condanna in primo grado dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico Antonio Faiola, per aver bocciato con false motivazioni il progetto di pubblico parcheggio per la balneazione proposto dalla proprietà;

lo stesso Faiola veniva poi assolto in appello perché il fatto non sussiste, con una sentenza dalle motivazioni a parere degli interroganti illogiche e contraddittorie; la proprietà predisponeva ricorso in Cassazione ad oggi fissato per il 18 luglio 2017;

a giudizio degli interroganti, per completare il quadro delle principali aree di Sperlonga avvolte da strani misteri, non si può poi dimenticare quanto avvenuto in questi anni intorno al fantomatico porto di Sperlonga; esso è stato negli anni privatizzato senza nessuna procedura di evidenza pubblica che, di partecipazione in partecipazione, ha superato anche i confini provinciali e regionali, sino ad arrivare a due società di diritto inglese con sede a Londra;

risulta agli interroganti che la società “Porto di Sperlonga srl” gestisce il porto in forza di una concessione demaniale cinquantennale risalente al 2008; essa si è occupata, con un investimento milionario, della costruzione degli approdi, a cui si aggiungono altri 3,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio con fondi europei, per la realizzazione delle opere a terra di ricostruzione e di ampliamento del porto;

la realizzazione dei progetti doveva essere pubblica, ma la disposizione è stata in qualche modo raggirata e la costruzione, il controllo dei servizi e la gestione sono stati affidati ad una società che aveva solo una minima partecipazione pubblica (una quota del 5 per cento del Comune di Sperlonga);

si apprende da notizie di stampa “Latina editoriale oggi” del 20 gennaio e del 22 settembre 2016 che il progetto originario dell’intervento prevedeva la realizzazione di un porto pescherecci di quarta classe in luogo del vecchio approdo; il porto pescherecci è stato finanziato come tale dalla Regione Lazio con un finanziamento di 3,5 milioni di euro, ma, nel giro di qualche anno, l’opera pubblica sarebbe stata completamente privatizzata (senza alcuna trasparenza) e oggi un gruppo di privati, non tutti identificabili, si ritrova realizzato un approdo palesemente turistico;

anche la situazione dei parcheggi e della sicurezza alla balneazione per la marina di Bazzano è sempre bloccata dal Comune, quando avrebbe potuto essere risolta a spese della proprietà sin dal lontano 2006. Il parcheggio è anch’esso stato menzionato come progetto “da attenzionare” dalle intercettazioni emerse dal procedimento dell’inchiesta “Tiberio”;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

quanto descritto evidenzia l’esistenza di uno stato corruttivo del sistema istituzionale locale, che non ha più nulla a che fare con la legalità e con i principi fondamentali della nostra Costituzione;

le vicende riportate evidenziano l’esistenza, a Sperlonga e nella provincia di Latina, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività giudiziaria, investigativa ed istituzionale, con intrecci di infiltrazioni campane gravate da possibili collegamenti con la criminalità organizzata;

quanto è emerso dalle intercettazioni, in particolare dalle frasi chiaramente intimidatorie e minacciose pronunciate da Cusani e dall’ex generale Palombo nei confronti del nuovo comandante della stazione dei Carabinieri di Sperlonga, lasciano certamente prevedere pesanti tentativi di condizionamento delle indagini in corso;

è necessario sottolineare come, perseguendo i singoli casi senza una visione globale, accade che tutti i reati compiuti nel “sistema Sperlonga” continuino ad essere rubricati come reati individuali e di criminalità comune, attribuiti ai soli esecutori materiali delle singole azioni, attraverso procedimenti non coordinati e condotti, tra l’altro, con esasperante e poco comprensibile lentezza, così da incorrere in prescrizione;

in questo modo, si alimenta a Sperlonga e nel sud pontino la sfiducia dei cittadini che, piuttosto che denunciare inutilmente, tacciono, per non esporsi alle proterve ritorsioni che questo sistema marcio e corrotto sa mettere in campo;

considerato infine che:

il Comune di Sperlonga è stato ed è da molteplici anni interessato da innumerevoli sequestri e procedimenti giudiziari che coinvolgono sempre il sindaco (attualmente sospeso) e l’ex presidente della provincia di Latina Armando Cusani, i suoi amministratori e i funzionari pubblici, da lui stesso nominati ad hoc, come responsabili dell’ufficio tecnico di Sperlonga;

alla luce delle innumerevoli illegalità contestate negli anni al sindaco di Sperlonga Armando Cusani, ai suoi amministratori e ai funzionari che si sono succeduti al Comune di Sperlonga e soprattutto, alla luce del controllo delle autorità giudiziarie da esse esercitate sugli atti della pubblica amministrazione negli ultimi decenni per condizionarne la funzionalità e assoggettarla ai propri voleri e utilità;

nonostante l’evidente e documentata natura dei coinvolgimenti esterni riportati anche dalla stampa locale, la Procura di Latina non si è mai premurata di allertare la Direzione nazionale antimafia per competenza, silenziando un’evidente collusione del territorio con la criminalità organizzata,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se il Ministro dell’interno intenda attivarsi con iniziative di competenza, affinché sia disposta, tramite la Prefettura di Latina, la nomina di una commissione di accesso, al fine di evidenziare la sussistenza di eventuali collegamenti tra amministratori, funzionari pubblici e possibili personaggi appartenenti alla criminalità organizzata, che potrebbero coinvolgere le società private che hanno acquistato lotti di terreno nell’ambito del progetto “Sperlonga 2″ attraverso atti illegali, come quelli evidenziati dalla sentenza della Corte di cassazione riguardo alle lottizzazioni abusive del piano integrato di Sperlonga;

se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso il Tribunale di Latina, al fine di verificarne il modo di operare che, a parere degli interroganti, appare tardivo, contradditorio e assolutamente mal coordinato, e di dissipare ogni possibile dubbio circa eventuali violazioni di legge, anche con riferimento all’esercizio obbligatorio dell’azione penale, nonché le condizioni di chiara terzietà e serenità di giudizio dei collegi della Procura stessa;

se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura di cui all’articolo 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), al fine di verificare la sussistenza di violazioni di legge, nonché di fenomeni di infiltrazione mafiosa o elementi di condizionamento dell’amministrazione da parte di cosche mafiose;

quali iniziative intenda intraprendere per riportare la legalità nel territorio pontino, nonché il regolare funzionamento dei servizi.

(3-03570)

L’interrogazione bomba che centra i problemi veri della provincia di Latina e del Basso Lazio.Essa parte dai problemi relativi al “caso Sperlonga” – Alberghi “Tiberio” e “Ganimede,Piano integrato,Porto,Marina di Bazzano,imprese casertane,presenze probabili della camorra nei lavori,- per allargarsi ai temi della Giustizia pontina ed al modo di procedere di questa e passare alla parte più delicata e complessa che riguarda “le vicende riportate evidenziano l’esistenza, a Sperlonga e nella provincia di Latina, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività giudiziaria, investigativa ed istituzionale, con intrecci di infiltrazioni campane gravate da possibili collegamenti con la criminalità organizzata”.Un quadro che impone una visione globale dei problemi e che non giustifica la “parcellizzazione” del “caso” in tanti filoni.La materia,questa,più delicata sulla quale l’Associazione Caponnetto é determinata ad andare fino in fondo. Ecco il testo ufficiale dell’interrogazione da noi rilevato dal sito ufficiale del Senato:

 

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 781 del 09/03/2017

GIARRUSSOPUGLIASANTANGELOBUCCARELLALEZZIMORONESECAPPELLETTIPAGLINI - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

negli anni ’80, la cittadina di Sperlonga, in provincia di Latina, era denominata la “perla del Tirreno” ed era meta di indiscusso richiamo turistico nazionale ed internazionale; negli ultimi anni, è invece purtroppo sempre più all’attenzione della cronaca nera locale e nazionale, per via di un continuo susseguirsi di inchieste della magistratura che vanno dagli scandali edilizi alle gravi e persistenti illegalità tecnico-amministrative, inchieste che, facendo perno sul Comune di Sperlonga, coinvolgono in maniera sempre più evidente anche la Provincia di Latina ed i suoi intrecci, non sempre cristallini, con la capitale;

Sperlonga dagli anni ’90 si è drammaticamente involuta tra un centro storico sempre più chiuso, la realizzazione delle colate di cemento del piano integrato, un’incredibile gestione del demanio marittimo e delle concessioni balneari sul litorale (a cominciare dall’incredibile vicenda della marina di Bazzano), l’inquietante vicenda del porto, la realizzazione di un’improbabile pista ciclabile;

sin dagli inizi degli anni ’90 Sperlonga è stata totalmente controllata, politicamente ed amministrativamente, da Armando Cusani, che ne è stato a lungo vice sindaco e sindaco. Il controllo di Cusani sul territorio è stato così stringente da permettergli agevolmente di far candidare alla carica di sindaco di Sperlonga, durante il suo incarico alla presidenza della Provincia di Latina, suoi fidi collaboratori e diretti esecutori. Recentemente l’inchiesta “Tiberio” ha ancora una volta identificato in Cusani, già pregiudicato, la figura intorno a cui ruota il “sistema Sperlonga” e ha comportato l’arrestato di quest’ultimo per turbativa d’asta e corruzione insieme a imprenditori e funzionari pubblici locali (RGNR n. 1713/15 del 10 gennaio 2017 del giudice per le indagini preliminari Cario); in merito a tale procedimento giudiziario risulta agli interroganti che il pubblico ministero De Luca sarebbe interessato a richiedere il giudizio immediato;

lo scorso anno il pubblico ministero Giuseppe Miliano ha chiuso l’indagine sul piano integrato di Sperlonga, dopo un maxi sequestro del 2015, procedendo alla richiesta di rinvio a giudizio per lottizzazione abusiva nei confronti di Cusani, allora sindaco in carica, del progettista Luca Conte e dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola;

il piano integrato, che avrebbe potuto e dovuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi per i suoi abitanti, ingloba un’area di circa 143.000 metri quadrati per un valore di circa 100 milioni di euro;

secondo la Procura della Repubblica, il piano integrato sarebbe stato formalmente giustificato con il perseguimento di un pubblico interesse, ma avrebbe in realtà autorizzato interventi di edilizia residenziale speculativa prevalenti per volumetria e superfici rispetto alle opere di edilizia residenziale pubblica; ciò, per l’accusa, anche grazie all’inserimento della “fittizia” volumetria di un’area agricola (il comparto C1);

da quanto riportato dal quotidiano on line “Latina oggi” il 29 ottobre 2016, il programma del piano integrato sarebbe da ritenersi illegittimo e illecito e sarebbe stato utilizzato “artatamente” per eludere la procedura ordinaria di variante generale al piano regolatore; di conseguenza, ad avviso degli interroganti, anche i permessi di costruire rilasciati ai privati sarebbero illegittimi e illeciti, in quanto basati sulla procedura ritenuta dalla Procura contraria alla normativa vigente;

in particolare, dai numerosi articoli apparsi sul quotidiano “Latina editoriale oggi” del 17 luglio 2015, appare sorprendente come, nel corso dell’inchiesta, non si sia fatta ancora luce: sulle motivazioni che hanno portato numerose imprese del casertano ad acquistare inizialmente le aree dei lotti coinvolti; sulle modalità di esecuzione dei lavori; sul perché buona parte degli intestatari delle nuove abitazioni del piano integrato siano campani che hanno spostato la loro residenza e votano a Sperlonga; sulla proprietà del nuovo albergo “Ganimede”, inserito anch’esso nel piano integrato (tra l’altro citato come luogo d’incontro di “affari” nel procedimento dell’inchiesta “Tiberio”);

l’albergo “Grotte di Tiberio”, di proprietà dello stesso Cusani e del suocero, per il quale è già intercorsa sentenza definitiva in Cassazione per abuso edilizio nei confronti di Armando Cusani, del suocero Aldo Erasmo Cusani e dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola (sentenza n. 43102 del 10 settembre 2015), è ancora da anni sotto sequestro;

da questo albergo partirebbe tra l’altro l’operazione “Tiberio”, che evidenzierebbe la presenza di episodi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio per il complesso alberghiero, per il quale non si sarebbero mai adottate le ordinanze di ripristino dell’abuso, nonostante la sentenza definitiva, e con totale inerzia, secondo gli interroganti, dei vari responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Sperlonga succedutisi nell’incarico, e nello specifico Massimo Pacini e Isidoro Masi;

un altro scandalo riguarderebbe la marina di Bazzano, dove parte significativa della proprietà della famiglia Del Vecchio-Scalfati è sotto sequestro da parte della Procura di Latina dal mese di agosto 2011, a seguito di un esproprio intentato contro la proprietà sempre dal Comune di Sperlonga; per questo procedimento (n. 948/11, pm Falcioni, poi Spinelli) sono stati rinviati a giudizio nel marzo 2015 Massimo Pacini, all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, l’assessore per l’ambiente Joseph Maric e l’allora delegato all’urbanistica Toni De Simone;

la richiesta della proprietà di costituzione di parte civile contro il Comune è stata accolta alla prima udienza dal collegio giudicante; la prossima seduta di giudizio sarebbe fissata per il 9 maggio 2017; sulla stessa vicenda insiste un ulteriore procedimento a proposito del falso dichiarato dal Comune per ottenere un cospicuo finanziamento regionale di 1,5 milioni di euro (n. 11004/13), per il quale, solo il 27 gennaio 2017, il pm Giuseppe Miliano avrebbe presentato richiesta di giudizio immediato per falso ideologico contro l’attuale vice sindaco di Sperlonga Francescantonio Faiola, l’attuale consigliere comunale Lorena Cocodda e l’ex segretario comunale Vincenzo Freda; la richiesta segue al rigetto da parte del giudice indagini preliminari Cairo (maggio 2016, RGNR n. 753/15) dell’iniziale proposta di archiviazione; in quella occasione, il gip, all’evidenza dei fatti, oltre a rigettare l’archiviazione, ordinava l’iscrizione per falso ideologico;

risulta agli interroganti che la vicenda della marina di Bazzano, contesa da più di 10 anni per un parcheggio, nascerebbe in realtà da un primo esposto della proprietà del lontano maggio 2006; da questo esposto scaturiva solo nel giugno 2012 la condanna in primo grado dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico Antonio Faiola, per aver bocciato con false motivazioni il progetto di pubblico parcheggio per la balneazione proposto dalla proprietà;

lo stesso Faiola veniva poi assolto in appello perché il fatto non sussiste, con una sentenza dalle motivazioni a parere degli interroganti illogiche e contraddittorie; la proprietà predisponeva ricorso in Cassazione ad oggi fissato per il 18 luglio 2017;

a giudizio degli interroganti, per completare il quadro delle principali aree di Sperlonga avvolte da strani misteri, non si può poi dimenticare quanto avvenuto in questi anni intorno al fantomatico porto di Sperlonga; esso è stato negli anni privatizzato senza nessuna procedura di evidenza pubblica che, di partecipazione in partecipazione, ha superato anche i confini provinciali e regionali, sino ad arrivare a due società di diritto inglese con sede a Londra;

risulta agli interroganti che la società “Porto di Sperlonga srl” gestisce il porto in forza di una concessione demaniale cinquantennale risalente al 2008; essa si è occupata, con un investimento milionario, della costruzione degli approdi, a cui si aggiungono altri 3,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio con fondi europei, per la realizzazione delle opere a terra di ricostruzione e di ampliamento del porto;

la realizzazione dei progetti doveva essere pubblica, ma la disposizione è stata in qualche modo raggirata e la costruzione, il controllo dei servizi e la gestione sono stati affidati ad una società che aveva solo una minima partecipazione pubblica (una quota del 5 per cento del Comune di Sperlonga);

si apprende da notizie di stampa “Latina editoriale oggi” del 20 gennaio e del 22 settembre 2016 che il progetto originario dell’intervento prevedeva la realizzazione di un porto pescherecci di quarta classe in luogo del vecchio approdo; il porto pescherecci è stato finanziato come tale dalla Regione Lazio con un finanziamento di 3,5 milioni di euro, ma, nel giro di qualche anno, l’opera pubblica sarebbe stata completamente privatizzata (senza alcuna trasparenza) e oggi un gruppo di privati, non tutti identificabili, si ritrova realizzato un approdo palesemente turistico;

anche la situazione dei parcheggi e della sicurezza alla balneazione per la marina di Bazzano è sempre bloccata dal Comune, quando avrebbe potuto essere risolta a spese della proprietà sin dal lontano 2006. Il parcheggio è anch’esso stato menzionato come progetto “da attenzionare” dalle intercettazioni emerse dal procedimento dell’inchiesta “Tiberio”;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

quanto descritto evidenzia l’esistenza di uno stato corruttivo del sistema istituzionale locale, che non ha più nulla a che fare con la legalità e con i principi fondamentali della nostra Costituzione;

le vicende riportate evidenziano l’esistenza, a Sperlonga e nella provincia di Latina, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività giudiziaria, investigativa ed istituzionale, con intrecci di infiltrazioni campane gravate da possibili collegamenti con la criminalità organizzata;

quanto è emerso dalle intercettazioni, in particolare dalle frasi chiaramente intimidatorie e minacciose pronunciate da Cusani e dall’ex generale Palombo nei confronti del nuovo comandante della stazione dei Carabinieri di Sperlonga, lasciano certamente prevedere pesanti tentativi di condizionamento delle indagini in corso;

è necessario sottolineare come, perseguendo i singoli casi senza una visione globale, accade che tutti i reati compiuti nel “sistema Sperlonga” continuino ad essere rubricati come reati individuali e di criminalità comune, attribuiti ai soli esecutori materiali delle singole azioni, attraverso procedimenti non coordinati e condotti, tra l’altro, con esasperante e poco comprensibile lentezza, così da incorrere in prescrizione;

in questo modo, si alimenta a Sperlonga e nel sud pontino la sfiducia dei cittadini che, piuttosto che denunciare inutilmente, tacciono, per non esporsi alle proterve ritorsioni che questo sistema marcio e corrotto sa mettere in campo;

considerato infine che:

il Comune di Sperlonga è stato ed è da molteplici anni interessato da innumerevoli sequestri e procedimenti giudiziari che coinvolgono sempre il sindaco (attualmente sospeso) e l’ex presidente della provincia di Latina Armando Cusani, i suoi amministratori e i funzionari pubblici, da lui stesso nominati ad hoc, come responsabili dell’ufficio tecnico di Sperlonga;

alla luce delle innumerevoli illegalità contestate negli anni al sindaco di Sperlonga Armando Cusani, ai suoi amministratori e ai funzionari che si sono succeduti al Comune di Sperlonga e soprattutto, alla luce del controllo delle autorità giudiziarie da esse esercitate sugli atti della pubblica amministrazione negli ultimi decenni per condizionarne la funzionalità e assoggettarla ai propri voleri e utilità;

nonostante l’evidente e documentata natura dei coinvolgimenti esterni riportati anche dalla stampa locale, la Procura di Latina non si è mai premurata di allertare la Direzione nazionale antimafia per competenza, silenziando un’evidente collusione del territorio con la criminalità organizzata,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se il Ministro dell’interno intenda attivarsi con iniziative di competenza, affinché sia disposta, tramite la Prefettura di Latina, la nomina di una commissione di accesso, al fine di evidenziare la sussistenza di eventuali collegamenti tra amministratori, funzionari pubblici e possibili personaggi appartenenti alla criminalità organizzata, che potrebbero coinvolgere le società private che hanno acquistato lotti di terreno nell’ambito del progetto “Sperlonga 2″ attraverso atti illegali, come quelli evidenziati dalla sentenza della Corte di cassazione riguardo alle lottizzazioni abusive del piano integrato di Sperlonga;

se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso il Tribunale di Latina, al fine di verificarne il modo di operare che, a parere degli interroganti, appare tardivo, contradditorio e assolutamente mal coordinato, e di dissipare ogni possibile dubbio circa eventuali violazioni di legge, anche con riferimento all’esercizio obbligatorio dell’azione penale, nonché le condizioni di chiara terzietà e serenità di giudizio dei collegi della Procura stessa;

se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura di cui all’articolo 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), al fine di verificare la sussistenza di violazioni di legge, nonché di fenomeni di infiltrazione mafiosa o elementi di condizionamento dell’amministrazione da parte di cosche mafiose;

quali iniziative intenda intraprendere per riportare la legalità nel territorio pontino, nonché il regolare funzionamento dei servizi.

(3-03570)

La situazione esplosiva del Molise.Ora ci hanno mandato ai domiciliari anche il figlio di Sandokan.Ma che vogliono farne una riserva di camorristi,ndranghetisti e delinquenti vari ?

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14245

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 676 del 20/09/2016
Firmatari
Primo firmatario: COSTANTINO CELESTE 
Gruppo: SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 20/09/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
FASSINA STEFANO SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
FRATOIANNI NICOLA SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
DURANTI DONATELLA SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
RICCIATTI LARA SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
GALLI CARLO SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
D’ATTORRE ALFREDO SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
PIRAS MICHELE SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
PANNARALE ANNALISA SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
MARCON GIULIO SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
PLACIDO ANTONIO SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
PELLEGRINO SERENA SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
NICCHI MARISA SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
FOLINO VINCENZO SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 20/09/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA DIFESA
Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega
Delegato a rispondere Data delega
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 20/09/2016
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 20/09/2016
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 06/10/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14245

presentato da

COSTANTINO Celeste

testo di

Martedì 20 settembre 2016, seduta n. 676

  COSTANTINOFASSINAFRATOIANNIDURANTIRICCIATTICARLO GALLID’ATTORREPIRASPANNARALEMARCONPLACIDOPELLEGRINONICCHI e FOLINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della difesa . — Per sapere – premesso che:
il 14 luglio 2016 i carabinieri del Ros di Caserta hanno sequestrato due milioni di euro di patrimonio a una fazione del clan Casalesi, tra i quali spiccano anche quote societarie di alcune attività di Rocchetta a Volturno e Sant’Agapito, in provincia di Isernia;
si tratta di quote di un’azienda nata nel 2010 e operante nell’ambito della ristorazione, azienda che aveva aperto alcuni locali nei due paesi isernini, per poi chiuderli recentemente;
il sequestro delle suddette quote societarie è scattato per la contestazione dei reati di associazione mafiosa e riciclaggio. Le indagini hanno infatti dimostrato che gli imprenditori che hanno investito nell’area isernina fossero fedelissimi di Giovanni Garofalo, luogotenente di Michele Zagaria a Casapesenna, Caserta;
a settembre del 2016, su iniziativa della direzione distrettuale antimafia de L’Aquila, sostenuta operativamente anche dalla procura nazionale antimafia, l’operazione «Isola Felice» (ampia indagine che ha coinvolto Molise, Abruzzo, Calabria, Sicilia, Lazio e Marche) ha colpito un’associazione di stampo mafioso dedita al traffico di armi e droga, all’estorsione e al riciclaggio, operante anche sul versante bassomolisano;
nel territorio termolese sono stati cinque gli arresti effettuati, con tre persone trasferite nel penitenziario di Larino di cui una residente proprio a Termoli e le altre due a Campomarino, ai domiciliari, invece, altri due soggetti, mentre per un terzo è stato definito l’obbligo di dimora. Nella città costiera sono stati posti i sigilli di sequestro a un bar-ristorante della zona sud e due società che lavorano nella ristorazione interdette al momento;
già nel 2011, in via Mazzini, zona centralissima della città di Termoli, venne ritrovata in un garage un’auto contenente un verso arsenale di armi da guerra, sempre appartenente alla clan ’ndranghetista Ferrazzo di Crotone. Dalle indagini è emerso un quadro allarmante rispetto alla diffusione di interessi della ’ndrangheta nel Molise, oltre che in Abruzzo;
il 1o settembre 2016 il comando della legione carabinieri del Molise è stato soppresso e accorpato alla legione carabinieri dell’Abruzzo con indubbi riflessi operativi per tutto il territorio regionale;
il consiglio regionale molisano, con l’approvazione della delibera n. 217 del 2016 in materia di infiltrazione della `ndrangheta e della camorra nel Basso Molise, «Mozione concernente la presenza sul territorio regionale dei collaboratori di giustizia e/o di condannati agli arresti domiciliari per reati gravi provenienti da altri territori», presentata dal consigliere Michele Petraroia, deliberava che: «[...] preso atto che il territorio regionale con sempre maggior frequenza viene individuato come sede di domicilio per collaboratori di giustizia dalla criminalità organizzata e/o per esponenti condannati al confino o a scontare gli arresti domiciliari, come nel caso recente dell’(…), di (…), moglie del (…), che seguono un lungo elenco di figure simili aperto, nel lontano passato, dall’(…), inviato nel Basso Molise;
tenuto conto della progressiva diminuzione degli operatori delle Forze dell’Ordine, della diversa organizzazione intervenuta nell’attività delle Stazioni dell’Arma dei Carabinieri e dell’imminente superamento del Corpo Forestale dello Stato; considerato che, a decorrere dal 1o settembre 2016, il Comando della Legione Carabinieri del Molise sarà soppresso ed accorpato alla Legione Carabinieri dell’Abruzzo con indubbi riflessi operativi e ricadute non positive per il territorio regionale», impegnava «il Presidente della Giunta regionale del Molise ed il Presidente del Consiglio regionale del Molise ad intervenire nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero della difesa, del Ministero dell’interno, del Ministero della giustizia e della Delegazione Parlamentare del Molise: per sollecitare ogni utile potenziamento degli Organici delle Forze dell’Ordine presenti sul territorio regionale evitando tagli e/o riduzioni connesse con il superamento del Corpo Forestale dello Stato, per verificare la possibilità di limitare la presenza dei collaboratori di giustizia e/o di condannati agli arresti domiciliari per reati gravi provenienti da altri territori, per avanzare formale istanza sulla permanenza della Legione Carabinieri della Regione Molise evitandone la soppressione» –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano assumere per garantire sul fronte della logistica investigativa e operativa tutto il supporto necessario alle istituzioni molisane, anche attraverso il rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine, compresa la ricostituzione del comando della legione carabinieri del Molise. (4-14245)

Il M5S chiede la DIA a Formia.

Il M5S chiede la DIA a Formia.
NON SE NE PUO’  PIU’ !  LO STIAMO DICENDO DA
ANNI CHE,SE SI ESCLUDONO  M5S E
PRC,NESSUN’ALTRA FORZA POLITICA PARLA DI 
MAFIE A FORMIA,A GAETA,AD ITRI E IN TUTTO IL
BASSO LAZIO.
A GAETA ,DEFINITA DA CARMINE SCHIAVONE COME
PARTE DELLA  “PROVINCIA DI CASAL DI PRINCIPE”,
LA PAROLA “ MAFIA “  E’ LETTERALMENTE
SCONOSCIUTA.LEGGETE I POST,I COMMENTI,GLI
INTERVENTI DI CITTADINI,AMMINISTRATORI,
ESPONENTI POLITICI, E TROVATECI UNA SOLA
VOLTA QUESTA PAROLA.
QUESTO CI STA  INSOSPETTENDO NON POCO
PERCHE’ , A PARTE L’ASPETTO OMERTOSO,CI FA
ANDARE OLTRE IN QUANTO  POTREBBERO,QUESTI
SILENZI SISTEMATICI, ESSERE LETTI COME 
POSSIBILI  COMPORTAMENTI,SUL PIANO
OGGETTIVO,COLLUSIVI DI
QUALCUNO.ACCENDIAMO AL MASSIMO I
RIFLETTORI E CHIEDIAMO L’APPORTO DI TUTTE LE
PERSONE PERBENE.
Parlavamo dei parlamentari del  M5S che hanno chiesto l’istituzione  della DIA a Formia.Noi,per la verità,l’abbiamo chiesta o  a Sperlonga o a Fondi,mentre a Formia abbiamo chiesto l’istituzione di un Supercommissariato della Polizia di Stato e la Squadra Mobile.Comunque ci va bene lo stesso anche perché  Gaeta-Formia-Sperlonga-Fondi-Itri sono racchiuse tutte in un territorio di una ventina di chilometri . Ecco  il testo dell’interrogazione:

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

DIA-ROMA-2

Questa l’Interrogazione parlamentare depositata dai Portavoce al Senato del M5S, la cui bozza fu consegnata dagli attivisti del Meet Up di Formia a Mario Giarrusso durante l’Agora in Piazza Vittoria del 1 Luglio.
———————-
Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102

Atto n. 4-06102

Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO , BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA , LEZZI , CASTALDI – Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;

la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone

gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50 unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;

le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”, a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale, si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che, se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto. Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attività economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto di attenzione da parte della magistratura;

l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio, non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio, riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,
si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;

se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

.Nemmeno rispondono alle interrogazioni parlamentari !!!!!!!!! Dove sta più il rispetto del Parlamento???????? ………………………..E tutto continua come prima !!!!! Vergognatevi !……………..Se non é regime questo ………………

.Nemmeno rispondono alle  interrogazioni parlamentari !!!!!!!!! Dove sta più il rispetto del Parlamento???????? ………………………..E tutto continua come prima !!!!! Vergognatevi !……………..Se non é regime questo ………………

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/10008

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 705 del 14/11/2016
Firmatari
Primo firmatario: AGOSTINELLI DONATELLA 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 14/11/2016
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI delegato in data 14/11/2016
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter: 

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 14/11/2016

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-10008

presentato da

AGOSTINELLI Donatella

testo di

Lunedì 14 novembre 2016, seduta n. 705

  AGOSTINELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
un articolo de L’Espresso del 28 ottobre 2016, dà conto di una serie di nomine che fanno capo al Ministro interrogato, che appaiono frutto dell’influenza di figure che lo circondano collegate al Presidente del Consiglio Matteo Renzi;
dalle stesse fonti si apprende che «il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit) sembra essere sfuggito di mano a Graziano Delrio», mentre Luca Lotti, segretario del CIPE e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, viene definito «il vero boss-ombra del Mit»;
Delrio, sarebbe stato neutralizzato con l’affiancamento di fedelissimi del Presidente del Consiglio Renzi nei settori strategici del Ministero;
gli uomini del Presidente Renzi sarebbero Renato Mazzoncini alle Ferrovie e Gianni Vittorio Armani all’ANAS; l’influenza di Renzi sul Ministero si estenderebbe anche attraverso il numero uno delle costruzioni nazionali, Pietro Salini, nonché Giovanni Castellucci di Atlantia-Adr-Autostrade;
a controllare Delrio sarebbero anche l’ex Ministro Lupi ed il senatore Denis Verdini attraverso il signor Rocco Girlanda; Girlanda, coordinatore regionale del PdL per la regione Umbria, è stato sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti (Ministro Lupi, Governo Letta). Il 10 maggio 2013 il Consiglio dei ministri lo ha nominato anche segretario del CIPE: in tutta la storia unico responsabile del Cipe ad avere anche la delega alle infrastrutture;
Rocco Girlanda, che ora percepisce 180.000 euro all’anno, è stato assunto alla direzione affari istituzionali ANAS, ma, poi, il 3 ottobre, nonostante il «decreto Madia» che blocca le assunzioni nelle società pubbliche non quotate è stato distaccato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (dove Girlanda è stato già sottosegretario);
altro distaccato è l’ex Sogei Marco Bonamico mandato a lavorare alla Quadrilatero Umbria-Marche, società che dalla sua costituzione è stata finanziata esclusivamente da fondi pubblici, fallendo gli obiettivi della «cattura di valore», che avrebbe dovuto cofinanziare la realizzazione delle opere viarie;
tra i neo assunti dell’Anas come dirigente da 185 mila euro all’anno anche Emanuela Poli, ex CIPE, proveniente da Salini-Impregilo, assunta nonostante per il ponte di Messina sia pendente un contenzioso tra Stato ed Impregilo. Salini Impregilo, attraverso COCIV, sta realizzando anche il collegamento genovese Terzo valico che ha portato, alla fine del mese di ottobre 2016 a 30 provvedimenti giudiziari di cui 10 arresti domiciliari; tra i destinatari di questi provvedimenti il presidente COCIV, ingegnere Michele Longo, che è anche presidente di Passante Dorico spa che dovrebbe realizzare il collegamento del porto di Ancona all’Autostrada A 14, denominato «Uscita a Ovest»;
la realizzazione dell’uscita ovest ha già interessato l’Anac proprio perché, grazie alle «sviste» di alcuni dirigenti ministeriali nelle tre stesure della Convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, e la Passante Dorico spa, sono state inserite, ad avviso dell’interrogante con modalità di dubbia legittimità, clausole vessatorie per lo Stato che lo impegnerebbero a sborsare alla Passante Dorico centinaia di milioni di euro non dovuti;
mentre la pratica uscita a ovest sembra essere finita in qualche cassetto, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti continua ad assumere personalità provenienti proprio dalle imprese coinvolte negli affari illeciti che hanno già danneggiato l’ANAS e le finanze pubbliche –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti suesposti;
quali iniziative intenda assumere nei confronti di ANAS a fronte delle assunzioni e dei distacchi dei signori Girlanda, Bonamico e Poli; se e quali iniziative di competenza intenda attuare per riportare a legalità la conduzione della Quadrilatero Marche Umbria s.p.a. e per sapere a quanto ammonti fino ad ora il contributo pubblico alla realizzazione dei predetti collegamenti viari; se e quando intenda definitivamente chiudere la partita con la Passante Dorico s.p.a., visto che il piano economico e finanziario presentato dalla stessa e inopinatamente accolto dal responsabile del procedimento, architetto Goletta, si è rivelato incongruo come evidenziato dall’interrogante a suo tempo. (5-10008)

L’On.Cristian Iannuzzi al Ministro Minniti : “ Sciogliete il Comune di Sperlonga”

L’On.Cristian Iannuzzi al Ministro Minniti  : “ Sciogliete  il Comune di Sperlonga”

“Tiberio”, il deputato Iannuzzi: “Il Comune di Sperlonga va commissariato”

Domenica 22 gennaio 2017

di clemente pistilli 

L’inchiesta “Tiberio” è approdata in Parlamento. Battendo su “gravi e persistenti violazioni di legge” in Comune a Sperlonga, il deputato pontino Cristian Iannuzzi, ex Movimento 5 Stelle, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’interno, Marco Minniti, chiedendo lo scioglimento del consiglio comunale e la rimozione degli amministratori, con l’affidamento dell’ente a un commissario.

L’onorevole, evidenziando gli arresti del 16 gennaio scorso e illustrando le ipotesi accusatorie di corruzione e turbativa d’asta, dalla mancata rimozione degli abusi nell’hotel “Grotte di Tiberio” alle gare pilotate, ha sottolineato che “Cusani avrebbe intralciato le indagini dei Carabinieri che stavano indagando in merito alle gravi situazioni di illegalità nel territorio di Sperlonga e che hanno condotto al suo arresto”.

“Il 14 aprile 2016 – ha specificato il deputato nell’interrogazione – gli investigatori intercettano una lunga conversazione di Cusani con l’ex generale dei carabinieri Mario Palombo, nel quale il sindaco esercitava pressioni affinché venisse rimosso il comandante della locale stazione dei Carabinieri, il maresciallo Salvatore Capasso, colpevole di essere troppo solerte nelle indagini nei suoi confronti. Tra le altre cose, contattando i vertici Mediaset, avrebbe fatto in modo che venisse bloccato il servizio della trasmissione «Le Iene» di Italia Uno, che stava realizzando un’inchiesta sugli abusi edilizi realizzatisi a Sperlonga negli ultimi anni”.

Per Iannuzzi “Tiberio” è un’inchiesta da cui “emerge limpidamente l’esistenza di un sistema malavitoso, costituito da pericolosi intrecci tra organi amministrativi e imprenditoria privata, atta a condizionare l’attività istituzionale e politica”. Da lì la richiesta di commissariamento.

fonte:www.h24notizie.com

L’On.Iannuzzi interroga il Ministro dell’Interno sul “caso Sperlonga”

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/15302

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 727 del 20/01/2017
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 20/01/2017
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 20/01/2017
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15302

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Venerdì 20 gennaio 2017, seduta n. 727

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
l’inchiesta denominata Tiberio, avviata dalla procura della Repubblica di Latina, ha portato il 16 gennaio 2017 all’arresto del sindaco di Sperlonga, Armando Cusani, e di altre nove persone per corruzione e turbativa d’asta; tra gli indagati nell’operazione, ci sarebbe anche il vice sindaco e consigliere comunale del comune di Sperlonga, Francescantonio Faiola;
gli arresti sono scaturiti da un’indagine avviata dai carabinieri, a seguito del mancato intervento da parte del comune di Sperlonga sugli abusi edilizi connessi alla realizzazione dell’albergo «Grotte di Tiberio», di proprietà del sindaco Cusani e del suocero Erasmo Chinappi;
le indagini avrebbero accertato l’inerzia dei responsabili dell’ufficio tecnico del comune nell’avvio della procedura di ripristino dello stato dei luoghi, nonostante fosse evidente l’esistenza di un abuso edilizio emerso durante e dopo la realizzazione dell’albergo, peraltro sancito da una sentenza di condanna emessa dalla Corte di appello di Roma nel 2014;
l’ufficio tecnico del comune non aveva provveduto ad emettere, contrariamente a quanto previsto dal Testo Unico dell’Edilizia, alcun provvedimento sanzionatorio nei confronti della struttura di proprietà di Cusani; secondo l’indagine, il motivo di tale inerzia sarebbe riconducibile all’attività corruttoria posta in essere dal sindaco nei confronti dei responsabili dell’ufficio tecnico succedutesi nel tempo, tra cui Massimo Pacini e Isidoro Masi, entrambi arrestati;
nel testo dell’ordinanza, emergono altre responsabilità del sindaco di Sperlonga: avrebbe, infatti, in concorso con altri soggetti, turbato l’appalto relativo ai lavori previsti nell’area archeologica di Villa Prato a Sperlonga, favorendone l’aggiudicazione da parte della ditta «Edil Safer srl»;
addirittura, Cusani avrebbe intralciato le indagini dei Carabinieri che stavano indagando in merito alle gravi situazioni di illegalità nel territorio di Sperlonga e che hanno condotto al suo arresto;
il 14 aprile 2016, gli investigatori intercettano una lunga conversazione di Cusani con l’ex generale dei carabinieri Mario Palombo, nel quale il sindaco esercitava pressioni affinché venisse rimosso il comandante della locale stazione dei Carabinieri, il maresciallo Salvatore Capasso, colpevole di essere troppo solerte nelle indagini nei suoi confronti;
sempre al fine di allontanare il comandante della stazione di Sperlonga, Cusani avrebbe inoltre esercitato pressioni sul comandante della compagnia dei Carabinieri di Terracina, andando ad incontrare l’ufficiale il 18 aprile 2016;
tra le altre cose, contattando i vertici Mediaset, avrebbe fatto in modo che venisse bloccato il servizio della trasmissione «Le Iene» di Italia Uno, che stava realizzando un’inchiesta sugli abusi edilizi realizzatisi a Sperlonga negli ultimi anni;
dal quadro delineato dai suddetti episodi, emerge limpidamente, ad avviso degli interroganti, l’esistenza di un sistema malavitoso, costituito da pericolosi intrecci tra organi amministrativi e imprenditoria privata, atta a condizionare l’attività istituzionale e politica –:
se il Ministro interrogato, in ragione delle gravi e persistenti violazioni di legge che risulterebbero essere state compiute nel corso degli anni dal sindaco di Sperlonga Armando Cusani, non ritenga opportuno assumere le iniziative di competenza ai sensi dell’articolo 142, del testo Unico degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267);
se, alla luce del quadro diffuso di illegalità che agli interroganti appare presente all’interno del comune di Sperlonga, non ritenga di valutare se sussistano i presupposti per assumere iniziative ai sensi dell’articolo 141 del testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267). (4-15302)

Gli Uffici e tutto il lavoro della Commissione Antiracket ed antiusura bloccati per mesi mentre le vittime stanno attendendo da anni i relativi indennizzi.Malgrado le proteste nessuno provvedere a far regolarizzare la situazione.Interrogazione dell’On.Massimiliano Bernini per far luce sullo stato delle cose.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/15050

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 717 del 21/12/2016
Firmatari
Primo firmatario: BERNINI MASSIMILIANO 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 21/12/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 21/12/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15050

presentato da

BERNINI Massimiliano

testo di

Mercoledì 21 dicembre 2016, seduta n. 717

  MASSIMILIANO BERNINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
la lotta al fenomeno del racket e dell’usura prevede da un lato azioni e misure repressive nei confronti di coloro che gestiscono le attività illegali e, dall’altro, il sostegno delle istituzioni e delle leggi dello Stato alle vittime. Accanto alle istituzioni operano le associazioni del terzo settore che sono impegnate in progetti di accompagnamento a coloro che si ribellano;
le ultime norme in materia, tra l’altro, hanno inasprito le pene per gli usurai, prevedendo anche il sequestro e la confisca dei beni;
il racket, o «pizzo», è una forma di estorsione criminale nei confronti di operatori economici e di chi detiene la proprietà di un’azienda (negozio, cantiere, fabbrica) che produce reddito. L’estorsore applica una strategia di minaccia e intimidazione per spaventare l’operatore economico (senza tuttavia annientarlo, per non perdere una fonte di reddito). L’estorsore si manifesta poi per offrire protezione in cambio di somme di denaro, appunto il «pizzo»;
l’usura è lo sfruttamento del bisogno di denaro di un altro individuo per procacciarsi un forte guadagno illecito. Nel rapporto usurario ci sono dunque la necessità di denaro e un’offerta che può apparire come un’immediata possibile soluzione per chi si trova in difficoltà. Viene così concesso un prestito a un tasso d’interesse superiore al cosiddetto «tasso soglia», rilevato ogni tre mesi dal Ministero dell’economia e delle finanze e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che si calcola aumentando del 50 per cento il tasso effettivo globale medio (TEGM) relativo ai vari tipi di operazioni creditizie;
il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura è chiamato a svolgere attività di coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura sul territorio nazionale ai sensi della legge 23 febbraio 1999, n. 44, articolo 19, e presiede il Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura, istituito presso il Ministero dell’interno, che ha il compito di esaminare e deliberare sulle istanze di accesso al fondo di solidarietà;
il Comitato di solidarietà vittime dell’estorsione e dell’usura è l’organismo che esamina e delibera sulle domande di accesso ai benefici del fondo di solidarietà. È composto da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico e uno del ministero dell’economia e delle finanze, da tre membri designati dal Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) ogni due anni in modo da assicurare la presenza, a rotazione, delle diverse categorie economiche, da tre membri delle associazioni antiracket e antiusura, anch’essi in carica per due anni e da un rappresentante della Consap (Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici) senza diritto di voto;
dal 1o agosto 2016 – come risulta anche dal sito del Ministero dell’interno – la sede del commissario soprarichiamato risulta vacante, suscitando le forti preoccupazioni di cittadini impegnati nel settore come l’«Associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie – Antonio Caponnetto» che ha organizzato anche ripetute manifestazioni pacifiche per stigmatizzare la situazione, che avrebbe determinato il blocco di centinaia di pratiche di vittime di estorsione e di usura –:
quali siano gli impedimenti che ostacolano la nomina del nuovo commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e se non si ritenga opportuno rimuovere tali impedimenti assumendo le iniziative di competenza per provvedere alla relativa nomina. (4-15050)

La settimana prossima raffica di interrogazioni parlamentari sulla mancata nomina del Commissario antiracket dopo 5 mesi di vacanza.Vergogna!

La settimana prossima raffica di interrogazioni parlamentari sulla mancata nomina del Commissario antiracket dopo 5 mesi di vacanza.Vergogna!
Scatta la seconda fase  dell’azione di pressione  che stiamo facendo sul Ministero dell’Interno per la mancata nomina del Commissario antiracket ed antiusura.
Dopo la lettera ufficiale che abbiamo spedito  più di una settimana fa al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro dell’Interno,lettera rimasta senza esito e senza risposta,partono le interrogazioni parlamentari.
Se nemmeno queste  basteranno a risolvere il problema,si passa alla terza che prevede manifestazioni davanti a Palazzo Chigi.
Vediamo chi la spunta.
Sono centinaia le pratiche che aspettano una definizione e migliaia le persone ,vittime di strozzini e mafiosi ,che stanno morendo letteralmente di fame dopo che,a luglio scorso,il vecchio Commissario é andato in pensione ed il Governo non si decide a nominare il successore.
VERGOGNA  !

Il Senatore Vacciano ci ricorda che……………………………..

Il Senatore Vacciano ci ricorda che……………………………..

l Sen.Vacciano ci ricorda che……………………………………

Pubblicato 19 Novembre 2016 | Da admin3

 

In un post pubblicato  ieri sera il Sen.Vacciano  ci ricorda un’interrogazione ,da lui presentata insieme ad altri suoi colleghi,relativa ad una vicenda  di qualche anno fa che  coinvolse un  poliziotto della Questura di Latina che lamentò in un’intervista  che sarebbe bene riascoltare  di essere stato mobizzato per evitargli- – egli avrebbe sostenuto – di condurre alcune indagini delicate. Noi leggemmo quella interrogazione  che ci sembrò molto interessante ma nella valanga  di cose dalle quali veniamo travolti minuto dopo minuto ci é sfuggito di  informarci sul suo iter .Ora il Sen.Vacciano,che ringraziamo di cuore ,rende noto di NON  aver a tutt’oggi  ricevuta risposta alcuna.
Ritenemmo quella interrogazione estremamente interessante  perché essa tendeva a squarciare il velo sui tanti perché in provincia di Latina non si é indagato come  la situazione imponeva  ed impone.come anche riteniamo interessante  e significativo –molto significativo – il fatto che il Ministero non abbia ritenuto  di rispondere,ad oggi,alle  domande  di Vacciano e dei suoi colleghi.
Più volte  noi della Caponnetto abbiamo sollevato il problema del  funzionamento dell’impianto investigativo in provincia di Latina,denunciandone le carenze e le criticità ed arrivando,perciò,  ad inimicarci  le autorità politiche ed istituzionali pontine.
Ma questo non ci ha distolto dal nostro proposito di  chiarire una buona volta per sempre i tanti “punti oscuri” che  hanno impedito finora  di affrontare  con efficacia  la lotta contro le mafie.
Ci sembra che oggi si stiano creando le condizioni per un’inversione di rotta.Forse é troppo tardi  in quanto  il “sistema “ si é radicato e consolidato.Ma meglio tardi che mai.Non sarebbe male ,però,se il Sen.Vacciano  riproponesse quell’interrogazione  e ne inviasse una copia,appena pubblicata,al Dr.Pignatone della DDA ,oltre che al Procuratore Capo di Latina.
Qui di seguito  quella interrogazione  che ci ha ricordato il Sen.Vacciano che – ripetiamo- ringraziamo insieme a tutti gli altri suoi colleghi firmatari :

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01402

Atto n. 3-01402

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348
Trasformato

VACCIANO , SIMEONI , BULGARELLI , MOLINARI , GIROTTO , BERTOROTTA , BLUNDO , LEZZI , MANGILI , BUCCARELLA , MARTELLI , CAPPELLETTI , CASTALDI , MONTEVECCHI , MORONESE , CIOFFI , CRIMI , PETROCELLI , PUGLIA , DONNO , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , CIAMPOLILLO , MARTON , AIROLA , FATTORI , BOTTICI , CATALFO , TAVERNA , NUGNES - Al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

da un articolo de “il Fatto Quotidiano” online del 10 marzo 2014, si è venuti a conoscenza della vicenda di presunto mobbing ai danni di un ex sostituto commissario della Questura di Latina. La notizia è stata nuovamente ripresa in un successivo articolo del 6 ottobre 2014 del quotidiano, questa volta con una video intervista del poliziotto oramai in congedo dal 2013, il quale ha parlato col volto oscurato perché è stato oggetto di minacce di morte, probabilmente a seguito di alcuni sequestri patrimoniali inflitti. Per le citate intimidazioni l’ex agente è parte offesa in un procedimento penale;

la sua azione investigativa avrebbe coinvolto anche un clan pontino, affiliato ai potenti cugini Casamonica di Roma, al quale sono stati sequestrati proprietà e conti correnti per un valore di circa 8 milioni di euro. In generale, l’operato dell’ex agente si è concentrato in un arco di tempo compreso tra il 2005 e il 2011, durante il quale ha portato a termine un totale di 60 operazioni conclusesi con confische e sequestri di beni mobili e immobili per circa 500 milioni, togliendo materialmente mezzi e strumenti alle attività criminali e, inoltre, il 70-80 per cento di questi provvedimenti sono stati già confermati in grado di Cassazione. La condotta eccellente del poliziotto pontino è stata premiata con encomi e avanzamenti di carriera, tuttavia dal 2011 la sua situazione è cambiata e gli sono stati imposti il fermo alle attività investigative, il cambiamento di mansione, il trasferimento di ufficio e un provvedimento disciplinare, che però venne annullato dal Tar del Lazio dopo un suo ricorso;

questi fatti sono stati delineati in un esposto presentato dall’ex agente alla Procura di Latina e al Ministro dell’interno e al capo della Polizia. Al procuratore capo di Latina nel marzo 2012 venivano consegnati gli ultimi 2 lavori che l’ex poliziotto aveva concluso, indagini depositate a gennaio dello stesso anno alla dirigente dell’ufficio a cui faceva capo l’ex sostituto commissario. Per far sì che potessero essere accettati dal Tribunale era indispensabile una firma del questore, che non arrivò in tale circostanza. Queste indagini, in seguito, furono consegnate nel giugno 2012 alla Procura della Repubblica di Latina dal questore, senza essere messe in relazione con il poliziotto che ne lamenta la paternità. A quanto risulta agli interroganti sono rimaste le uniche 2 operazioni depositate dalla Questura di Latina al Tribunale per tutto il 2012;

nella parte dell’intervista in cui il poliziotto parla dello stop ricevuto alle sue indagini nel 2011, viene fatta menzione di avvicendamenti e insediamenti, a cui viene, a giudizio degli interroganti, spontaneo associare il passaggio del testimone per la dirigenza della Questura di Latina del 3 ottobre 2011, ossia da Nicolò D’Angelo ad Alberto Intini;

considerato che:

un cambio di vertice al comando della squadra mobile della Questura di Roma, che ha casualmente comportato un cambiamento nella conduzione delle indagini, lo si ritrova, a parere degli interroganti, lungo l’orizzonte temporale degli eventi che accaddero tra Ostia e Fiumicino nel dietro le quinte di 2 importanti operazioni di polizia denominate “Black Rain” e “Anco Marzio”. Altra circostanza in cui Alberto Intini succede a Nicolò D’Angelo, nel luglio 2003. In quest’altra vicenda, vita e carriera di 6 agenti della Polaria, polizia giudiziaria della frontiera aerea dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che collaboravano per queste 2 indagini dirette dalla mobile di Roma, sono state segnate da provvedimenti sanzionatori e disciplinari, poi riconosciuti immeritati, ai quali ad oggi non si è posto rimedio;

da un articolo de “il Giornale” del 15 agosto 2007, si apprende da un’intervista ad uno dei 6 agenti della Polaria: “Nel febbraio 2003 scrivemmo un’informativa sugli insediamenti mafiosi sul litorale e i collegamenti con alcuni paesi dell’America Latina. La DDA per due volte chiese di mandare due di noi in Costarica e Brasile. Tutte e due le volte la missione abortì. A settembre ci allontanarono dall’operazione senza motivo. Si cominciò a parlare di lettere anonime inviate al ministero per screditare la nostra immagine di credibilità. Stranamente nel febbraio del 2004 ci richiamarono in servizio per chiudere, a novembre, l’operazione Anco Marzio”;

gli stessi agenti, come riferisce lo stesso quotidiano in un articolo del 7 agosto 2007 sarebbero stati “accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo Da Vinci”;

i 6 agenti della Polaria hanno collaborato con alcune unità della squadra mobile di Roma per l’operazione denominata Black Rain che “viene inspiegabilmente ridotta a troncone dell’inchiesta Anco Marzio che punta, invece, su estorsioni e videopoker“, come riportato in una notizia del “Il Messaggero” del 24 aprile 2008. “Quando il cerchio si sta per stringere, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato”, esclama Filippo Bertolami, responsabile legale dell’Anip – Italia Sicura, nello stesso articolo de “Il Giornale” dell’agosto 2007;

nelle fonti menzionate si persevera sulla linea che l’operazione Anco Marzio, un successo per la lotta a videopokered estorsioni, non ha portato frutti per quanto concerne l’azzeramento dell’asse di traffico di droga che va dal sud America al litorale romano. “La Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani” (“Il Giornale” del 26 aprile 2008);

i suddetti poliziotti hanno anche depositato un ricorso in autotutela al capo della Polizia, che fino ad oggi non ha avuto alcuna risposta;

considerato infine che a parere degli interroganti dalle varie vicissitudini occorse nelle questure di cui si sono esposti i fatti, è indubbio che siano previsti dei meccanismi di valutazione interni al corpo di Polizia e che questi debbano essere utilizzati nella maniera più puntuale, chiara e rapida possibile, di modo che venga scalzata qualsiasi ombra su agenti, dirigenti o addirittura questori, gli stessi che sono chiamati a rappresentare il Ministero dell’interno e a garantire la legalità sul territorio nazionale. Quanto più le persone chiamate a svolgere questo compito saranno al di fuori anche del legittimo sospetto, tanto più le stesse istituzioni godranno della fiducia dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, visto il documento inviato al Ministero nel 2012;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di proteggere l’incolumità dell’ex poliziotto che prestava servizio presso la Questura di Latina, date le minacce di morte che avrebbe ricevuto a causa dei provvedimenti patrimoniali inflitti a seguito delle indagini da lui condotte, quando comunque era ancora alle dipendenze della Polizia di Stato e quindi del Ministero;

quali siano i motivi che hanno comportato l’interruzione di indagini condotte con successo dagli agenti investigativi a cui sono seguiti cambiamento di mansione, trasferimento di ufficio nonché provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che nel caso dell’ex sostituto commissario della Questura di Latina il Tar del Lazio ha provveduto ad annullare;

quali iniziative di propria competenza intenda adottare per assicurare sistemi valutativi del personale delle forze di polizia, garantendo anche rapidità di riscontro sia nel caso di negligenze che di merito.

Interrogazione a risposta orale 3-03329 presentata da IVANA SIMEONI

giovedì 24 novembre 2016, seduta n.730
SIMEONI, FUCKSIA – Ai Ministri dell’interno e della salute – Premesso che:
la cooperativa “ArteInsieme”, operante ad Itri (Latina), sarebbe risultata aggiudicataria di gara pubblica bandita dalla Prefettura di Latina finalizzata ad assicurare servizi di accoglienza ai migranti richiedenti protezione internazionale, ed avrebbe, da subito, evidenziato numerose criticità relative alla capacità di offrire adeguata assistenza ai migranti. Invero, già sotto il profilo della necessaria esperienza pregressa richiesta in sede di presentazione delle domande di partecipazione, si rende doveroso evidenziare che la cooperativa non aveva prestato in precedenza servizi in ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), ovvero in progetti di accoglienza similari; l’unico centro di accoglienza a Itri attrezzato in tal senso è, per onore di verità, gestito unicamente dal Comune;
la struttura individuata dalla cooperativa per offrire assistenza sarebbe stata indicata nell’ex albergo “Montefusco”, peraltro ubicata in una località isolata di montagna e lontana molti chilometri dal centro abitato. Si aggiunga che la struttura versava, al momento della presentazione del progetto, in totale stato di abbandono da anni; si sono resi, pertanto, necessari lavori di adeguamento che ad oggi risultano essere ancora provvisori, e sussisterebbero inoltre plurime criticità, anche in mancanza del rispetto delle norme di legge in materia di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro;
si evidenzia, in proposito, che la struttura risulterebbe priva dei necessari allacci per l’erogazione dell’acqua e del metano, come anche dell’opportuno impianto di depurazione dell’acqua; ne discende, pertanto, che il carico d’acqua raccolto tramite autobotte risulterebbe non potabile e di conseguenza non adeguato per gli usi di cucina. Ancora, non risulterebbe essere stato predisposto un piano antincendio, così come non figurerebbe alcuna scala di emergenza; gli unici estintori in dotazione sarebbero quelli presenti al tempo della diversa destinazione dello stabile e quindi non revisionati da anni;
considerato che:
oltre alle carenze in merito alla struttura preposta, la cooperativa ArteInsieme non risulterebbe ottemperare a molti altri dei requisiti richiesti nel bando di gara, giacché il personale in organico non possiederebbe le competenze necessarie ad offrire un’adeguata assistenza ai beneficiari del servizio;
in primo luogo non sussisterebbero competenze in materia di mediazione linguistico-culturale: il bando, in proposito, dispone specificatamente che il servizio di mediazione linguistico-culturale debba essere effettuato mediante la copertura delle principali lingue parlate dai cittadini extracomunitari. Ad oltre 5 mesi di distanza dall’avvio del progetto, non risulterebbe la presenza di alcun mediatore linguistico-culturale in possesso dei requisiti previsti;
del pari, risulterebbe insussistente anche il servizio di assistenza legale precipuamente specializzato nella normativa concernente l’immigrazione, i diritti e i doveri, nonché la condizione dello straniero. L’unico avvocato a disposizione non presenterebbe alcuna esperienza precedente in merito e non presterebbe patrocinio per un tempo da ritenersi adeguato a fronteggiare le necessità dei migranti: sembrerebbe infatti che si palesi presso le strutture di accoglienza con una frequenza di una, due volte al mese;
non sarebbe inoltre presente un sostegno socio-psicologico adeguato, dacché l’unica operatrice è laureata in Psicologia ma non risulterebbe abilitata all’esercizio della professione; in aggiunta, sarebbe chiamata a prestare servizio per circa 10 ore settimanali, un tempo, ad avviso degli interroganti, non sufficiente se rapportato ai circa 120 immigrati presenti nel progetto;
tali carenze, hanno comportato una serie di gravi ripercussioni, prime fra tutte la cooperativa non sarebbe stata in grado di procedere alla presentazione del modello C3 presso la Questura di Latina, senza il quale gli immigrati ospitati nella struttura non possono ottenere il documento di riconoscimento, corredato di foto, che attesti lo status di richiedenti protezione internazionale, vedendosi, di conseguenza, anche impossibilitati a formalizzare l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se il Ministro dell’interno non intenda verificare la correttezza di tutte le procedure amministrative seguite nell’assegnazione dell’appalto alla cooperativa ArteInsieme, nonché la sussistenza di tutti i requisiti previsti dal bando di gara, con particolare riguardo a quanto disciplinato al punto 7.7 in merito all’iscrizione della cooperativa al registro delle imprese della Camera di commercio territoriale;
se non intendano valutare l’invio di ispettori ministeriali affinché siano verificati lo stato, il corretto funzionamento e le condizioni igienico-sanitarie della struttura di accoglienza, l’attuale condizione di vita e di salute dei migranti ospitati;
se il Ministro della salute non intenda, provvedere affinché sia verificato l’ avvenuto espletamento dello screening virale obbligatorio per HIV, HCV B, HCV C e tubercolina.
(3-03329)

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.QUESTA INTERROGAZIONE PONE PROBLEMI SERI E DELICATI,OLTRECHE’ IMPORTANTISSIMI ,COME LA PARCELLIZZAZIONE DELLE INDAGINI E LA NECESSITA’ DI UN RACCORDO FRA PROCURE CIRCONDARIALI E DDA.

QUELLO CHE HA ,POI, ATTIRATO DI PIU’ LA NOSTRA ATTENZIONE  E’ IL RIFERIMENTO
A  SOGGETTI IL CUI RUOLO,SE LE NOTIZIE FOSSERO FONDATE,POTREBBE
CONDIZIONARE LA VITA  DELL’INTERA PROVINCIA DI LATINA,POLITICA,SOCIALE ED
ANCHE ECONOMICA .
GLI INTERROGANTI INFATTI SCRIVONO
“nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi,assiduamente
frequentati sia da politici  locali e nazionali sia da ex generali e
magistrati” ED AGGIUNGONO “Tali frequentazioni  ingenerano forti
perplessità,in particolare stante  la presenza di soggetti di cui si
ipotizza l’appartenenza  ai clan camorristi,nello specifico al clan
Gaglione-Moccia”.Non abbiamo ben compreso  se i senatori interroganti si
riferiscano alla  contemporanea frequentazione dello stesso luogo da parte
di “politici locali e nazionali,ex generali  e magistrati” e “soggetti di
cui  sui ipotizza  l’appartenenza  ai clan camorristi,nello  specifico al
clan Gaglione-Moccia “-Questo é un punto sul quale  bisogna fare assoluta
chiarezza perché ,se dovesse risultare  fondata questa notizia,la si
dovrebbe leggere,proprio per evitare quella “parcellizzazione” delle
indagini di cui  più sopra,in un quadro più generale e che comprenda:
a) le dichiarazioni del Procuratore Prestipino riportate da Il Fatto
nell’articolo “Mafia Capitale e la palude
pontina………………………;
b) i presunti impedimenti  che sarebbero stati frapposti ad  un ex
funzionario della Questura di Latina a continuare  a svolgere indagini
delicate;
c) tutto quanto sta venendo fuori dall’inchiesta “Olimpia” di Latina  dove
sono  apparsi,se pur marginalmente ,soggetti  provenienti dai Servizi.
Mettendo tutto insieme e guardando il tutto con  un’ottica unitaria  e
niente affatto “parcellizzata”,potrebbe venire fuori -sempre che il tutto
risultasse  fondato-un quadro inquietante  che vedrebbe come attori
“politici locali e nazionali,ex generali e magistrati” e “soggetti di cui si
ipotizza l’appartenenza  ai clan camorristi”.Quel” gruppo”,”sodalizio”   o
come altro lo hanno  chiamato  che ha costituito  la materia di una domanda
specifica fatta  al Questore di Latina nella sua audizione  alla Commissione
Parlamentare antimafia,domanda alla quale il Questore ha risposto
negativamente.
Noi,invece,riteniamo che proprio su  tutto quanto sopra  DNA E
DDA,servendosi dei Corpi speciali centrali,dovrebbero disporre  accurate
indagini in quanto non é la prima volta che si sente parlare di soggetti
estranei che  opererebbero  in provincia di Latina.Ne hanno parlato
,infatti,giornali campani che  fecero  riferimento ad incontri che sarebbero
stati fatti in “una villa di Gaeta “,ne ha parlato  qualcuno  durante le
vicende del “caso Fondi” che  accennò a “servizi deviati” e così via.

Intanto leggiamoci insieme l’interrogazione  presentata a luglio scorso  dai
senatori pentastellati,uno dei quali,Giarrusso,componente della Commissione
Parlamentare Antimafia:

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.
SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI.ECC.

PESANTI INTERROGATIVI

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102
Atto n. 4-06102
Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA ,
LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla
penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed
anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;
la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre
associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante
situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi
attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a
ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come
Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che
non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e
turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009,
sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti
criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio,
impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che
indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalit
organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo
radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura
distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace
coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;
gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano
infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e
trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014,
sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e
minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del
magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul
fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficolt
riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso
locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che
sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando,
forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe
urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di
riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice
Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni
impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della
crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata
un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50
unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari
sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere
appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei
luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;
le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla
proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di
presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”,
a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale,
si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi
politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di
Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata
del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che,
se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto.
Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe
registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attivit
economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e
l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso
i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in
Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto
proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto
di attenzione da parte della magistratura;
l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente
interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la
zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è
vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più
frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa,
avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e
politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da
parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali,
anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi
agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali
sia da ex generali e magistrati;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante
la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan
camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio,
non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni
locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio,
riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per
svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione
della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente
qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con
serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle
rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte
indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;
quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano
assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime
ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti
della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti
quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere
inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;
se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di
competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le
recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine
di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di
Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o
politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;
se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario
attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo
alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di
competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso
gli uffici giudiziari pontini.

 

A COSA SERVONO GLI ATTI PARLAMENTARI?

Eccole qua, due interrogazioni alle quali non ho mai avuto risposta:

Settembre 2013: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText…

Altro…

Interrogazione Parlamentare Dell’on. Mattiello Sul Ruolo Di Melaragni nell’affare Latina Calcio

Interrogazione Parlamentare Dell’on. Mattiello Sul Ruolo Di Melaragni nell’affare Latina Calcio

 

Interrogazione Parlamentare Dell’on. Mattiello Sul Ruolo Di Melaragni nell’affare Latina Calcio

di Marco Omizzolo

Giovedì 17 novembre 2016

L’on. Davide Mattiello, membro della Commissione parlamentare Antimafia, considerando la recente e brillante operazione Olimpia eseguita dalla Procura della Repubblica di Latina insieme al Comando provinciale dei Carabinieri, presenta una interrogazione rivolta al Ministero dell’Interno.

Un’interrogazione quanto mai opportuna considerando l’evidente intreccio di poteri, funzioni e personaggi politici, imprenditori e liberi professionisti che, in modo coordinato, gestivano illecitamente, secondo modalità che ha condotto molti a parlare di “Sistema Latina”, appalti e affari di varia natura, spesso attraverso intimidazioni e minacce, almeno stando a quanto emerso dalle intercettazioni pubblicate sulla stampa. Forme intimidatorie volte ad avvantaggiare in particolare società e imprese varie ad evidente danno dell’interesse pubblico.

L’operazione Olimpia ha prodotto quindici arresti, tra cui l’ex Sindaco di Latina di Fratelli d’Italia, Giovanni Di Giorgi, una richiesta di autorizzazione a procedere per il deputato di Fratelli d’Italia Pasquale Maietta, presidente anche del Latina Calcio, società già al centro di numerose inchieste giornalisticherispetto a gestioni allegre sia della struttura sportiva che dello spogliatoio e numerosi altri soggetti che per anni hanno avuto a disposizione in modo pressoché esclusivo le chiavi economiche e politiche della città di Latina. Tra questi per esempio sono stati arrestati l’imprenditore ed ex consigliere comunale di Forza Italia, Vincenzo Malvaso, di origine calabrese, e l’ex coordinatore provinciale di Forza Italia nonché già assessore all’urbanistica della passata amministrazione, Giuseppe Di Rubbo.

Secondo l’accusa si è in sostanza determinata una concentrazione di poteri e interessi economico-politici, in alcuni casi legati anche ad esponenti della malavita locale come il noto clan Ciarelli-Di Silvio, in parte sgominato da un’altra brillante operazione di polizia (operazione Don’t touch). Concentrazione che ha prodotto spesso malaffare, gestione clientelare, politiche urbanistiche a vantaggio dei privati e carriere politiche vertiginose.

Alcune inchieste giornalistiche già in passato avevano determinato reazioni “scorbutiche” da parte della tifoseria del Latina calcio, anzi in realtà reazioni pienamente intimidatorie, come nell’agire classico di chi alla cultura del rispetto e della legalità preferisce quella della prevaricazione e della prepotenza.

Tra gli indagati dell’inchiesta Olimpia non ci sono solo l’ex sindaco, dirigenti pubblici e molti ex amministratori ma anche molti professionisti e imprenditori. Sono infatti 53 gli indagati che compaiono nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Latina Mara Mattioli.

Dunque ora arriva per fare ulteriore chiarezza l’interrogazione dell’on. Mattiello, che affronta l’intreccio tra istituzioni e affari.

Mattiello ricorda in primis la brillante operazione Olimpia della Procura di Latina, scattata il 14 Novembre, che ha portato in carcere, tra gli altri, Gianfranco Melaragni, che insieme ad altri arrestati o indagati, è accusato di aver fatto dello stadio Francioni di Latina l’epicentro di una attività criminale protrattasi per anni.

Il parlamentare membro della Commissione giustizia e antimafia ricorda inoltre i contenuti piuttosto espliciti delle intercettazioni rese pubbliche con l’ordinanza di arresto, le quali sembrano confermare un episodio già noto alla Commissione parlamentare antimafia relativo all’interrogazione “circostanziata” dal Melaragni e firmata dall’on. Maietta, del novembre del 2014, volta a mettere pesantemente in discussione l’operato del dott. De Matteis all’epoca da poco divenuto Questore di Latina al posto del dott. Intini, ora questore di Firenze, il cui “torto” sarebbe stato, almeno secondo il Melaragni, quello di sollevare dubbi sulla trasparenza nella gestione dello stadio Francioni e del Latina Calcio. Latina Calcio, come noto e come ricordiamo ancora, di cui è presidente l’on. Maietta.

Per questa ragione, considerando l’importante funzione dell’Osservatorio nazionale sulle Manifestazioni Sportive, del quale il dott. Melaragni è membro in rappresentanza della Procura FIGC, avente ad oggetto la valutazione sulla sicurezza delle manifestazioni sportive, il quale ha dirette e concrete conseguenze, per esempio, sulle condizioni di utilizzabilità di dette strutture, l’on. Mattiello domanda cosa il Ministro Alfano intenda fare per verificare l’operato del Melaragni all’interno dell’Osservatorio e se non ritenga opportuno chiedere le dimissioni immediate dello stesso dall’Osservatorio medesimo.

Ora spetta al Ministero rispondere all’on. Mattiello e nel caso risolvere il problema Melaragni e alla Giunta per le autorizzazioni a procedere decidere se procedere con l’arresto dell’on. Maietta o meno. Intanto la giustizia va avanti e con essa un’opera di bonifica morale, politica ed economica della città di Latina.

Per scaricare per intero l’interrogazione clicca qui

Per scaricare per intero l’ordinanza clicca qui


fonte:http://www.tempi-moderni.net/

Il Sen.Vacciano ci ricorda che……………………………………

 

In un post pubblicato  ieri sera il Sen.Vacciano  ci ricorda un’interrogazione ,da lui presentata insieme ad altri suoi colleghi,relativa ad una vicenda  di qualche anno fa che  coinvolse un  poliziotto della Questura di Latina che lamentò in un’intervista  che sarebbe bene riascoltare  di essere stato mobizzato per evitargli- – egli avrebbe sostenuto – di condurre alcune indagini delicate. Noi leggemmo quella interrogazione  che ci sembrò molto interessante ma nella valanga  di cose dalle quali veniamo travolti minuto dopo minuto ci é sfuggito di  informarci sul suo iter .Ora il Sen.Vacciano,che ringraziamo di cuore ,rende noto di NON  aver a tutt’oggi  ricevuta risposta alcuna.
Ritenemmo quella interrogazione estremamente interessante  perché essa tendeva a squarciare il velo sui tanti perché in provincia di Latina non si é indagato come  la situazione imponeva  ed impone.come anche riteniamo interessante  e significativo –molto significativo – il fatto che il Ministero non abbia ritenuto  di rispondere,ad oggi,alle  domande  di Vacciano e dei suoi colleghi.
Più volte  noi della Caponnetto abbiamo sollevato il problema del  funzionamento dell’impianto investigativo in provincia di Latina,denunciandone le carenze e le criticità ed arrivando,perciò,  ad inimicarci  le autorità politiche ed istituzionali pontine.
Ma questo non ci ha distolto dal nostro proposito di  chiarire una buona volta per sempre i tanti “punti oscuri” che  hanno impedito finora  di affrontare  con efficacia  la lotta contro le mafie.
Ci sembra che oggi si stiano creando le condizioni per un’inversione di rotta.Forse é troppo tardi  in quanto  il “sistema “ si é radicato e consolidato.Ma meglio tardi che mai.Non sarebbe male ,però,se il Sen.Vacciano  riproponesse quell’interrogazione  e ne inviasse una copia,appena pubblicata,al Dr.Pignatone della DDA ,oltre che al Procuratore Capo di Latina.
Qui di seguito  quella interrogazione  che ci ha ricordato il Sen.Vacciano che – ripetiamo- ringraziamo insieme a tutti gli altri suoi colleghi firmatari :

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01402 

Atto n. 3-01402

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348
Trasformato

VACCIANO , SIMEONI , BULGARELLI , MOLINARI , GIROTTO , BERTOROTTA , BLUNDO , LEZZI , MANGILI , BUCCARELLA , MARTELLI , CAPPELLETTI , CASTALDI , MONTEVECCHI , MORONESE , CIOFFI , CRIMI , PETROCELLI , PUGLIA , DONNO , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , CIAMPOLILLO , MARTON , AIROLA , FATTORI , BOTTICI , CATALFO , TAVERNA , NUGNES - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che:

da un articolo de “il Fatto Quotidiano” online del 10 marzo 2014, si è venuti a conoscenza della vicenda di presunto mobbing ai danni di un ex sostituto commissario della Questura di Latina. La notizia è stata nuovamente ripresa in un successivo articolo del 6 ottobre 2014 del quotidiano, questa volta con una video intervista del poliziotto oramai in congedo dal 2013, il quale ha parlato col volto oscurato perché è stato oggetto di minacce di morte, probabilmente a seguito di alcuni sequestri patrimoniali inflitti. Per le citate intimidazioni l’ex agente è parte offesa in un procedimento penale;

la sua azione investigativa avrebbe coinvolto anche un clan pontino, affiliato ai potenti cugini Casamonica di Roma, al quale sono stati sequestrati proprietà e conti correnti per un valore di circa 8 milioni di euro. In generale, l’operato dell’ex agente si è concentrato in un arco di tempo compreso tra il 2005 e il 2011, durante il quale ha portato a termine un totale di 60 operazioni conclusesi con confische e sequestri di beni mobili e immobili per circa 500 milioni, togliendo materialmente mezzi e strumenti alle attività criminali e, inoltre, il 70-80 per cento di questi provvedimenti sono stati già confermati in grado di Cassazione. La condotta eccellente del poliziotto pontino è stata premiata con encomi e avanzamenti di carriera, tuttavia dal 2011 la sua situazione è cambiata e gli sono stati imposti il fermo alle attività investigative, il cambiamento di mansione, il trasferimento di ufficio e un provvedimento disciplinare, che però venne annullato dal Tar del Lazio dopo un suo ricorso;

questi fatti sono stati delineati in un esposto presentato dall’ex agente alla Procura di Latina e al Ministro dell’interno e al capo della Polizia. Al procuratore capo di Latina nel marzo 2012 venivano consegnati gli ultimi 2 lavori che l’ex poliziotto aveva concluso, indagini depositate a gennaio dello stesso anno alla dirigente dell’ufficio a cui faceva capo l’ex sostituto commissario. Per far sì che potessero essere accettati dal Tribunale era indispensabile una firma del questore, che non arrivò in tale circostanza. Queste indagini, in seguito, furono consegnate nel giugno 2012 alla Procura della Repubblica di Latina dal questore, senza essere messe in relazione con il poliziotto che ne lamenta la paternità. A quanto risulta agli interroganti sono rimaste le uniche 2 operazioni depositate dalla Questura di Latina al Tribunale per tutto il 2012;

nella parte dell’intervista in cui il poliziotto parla dello stop ricevuto alle sue indagini nel 2011, viene fatta menzione di avvicendamenti e insediamenti, a cui viene, a giudizio degli interroganti, spontaneo associare il passaggio del testimone per la dirigenza della Questura di Latina del 3 ottobre 2011, ossia da Nicolò D’Angelo ad Alberto Intini;

considerato che:

un cambio di vertice al comando della squadra mobile della Questura di Roma, che ha casualmente comportato un cambiamento nella conduzione delle indagini, lo si ritrova, a parere degli interroganti, lungo l’orizzonte temporale degli eventi che accaddero tra Ostia e Fiumicino nel dietro le quinte di 2 importanti operazioni di polizia denominate “Black Rain” e “Anco Marzio”. Altra circostanza in cui Alberto Intini succede a Nicolò D’Angelo, nel luglio 2003. In quest’altra vicenda, vita e carriera di 6 agenti della Polaria, polizia giudiziaria della frontiera aerea dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che collaboravano per queste 2 indagini dirette dalla mobile di Roma, sono state segnate da provvedimenti sanzionatori e disciplinari, poi riconosciuti immeritati, ai quali ad oggi non si è posto rimedio;

da un articolo de “il Giornale” del 15 agosto 2007, si apprende da un’intervista ad uno dei 6 agenti della Polaria: “Nel febbraio 2003 scrivemmo un’informativa sugli insediamenti mafiosi sul litorale e i collegamenti con alcuni paesi dell’America Latina. La DDA per due volte chiese di mandare due di noi in Costarica e Brasile. Tutte e due le volte la missione abortì. A settembre ci allontanarono dall’operazione senza motivo. Si cominciò a parlare di lettere anonime inviate al ministero per screditare la nostra immagine di credibilità. Stranamente nel febbraio del 2004 ci richiamarono in servizio per chiudere, a novembre, l’operazione Anco Marzio”;

gli stessi agenti, come riferisce lo stesso quotidiano in un articolo del 7 agosto 2007 sarebbero stati “accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo Da Vinci”;

i 6 agenti della Polaria hanno collaborato con alcune unità della squadra mobile di Roma per l’operazione denominata Black Rain che “viene inspiegabilmente ridotta a troncone dell’inchiesta Anco Marzio che punta, invece, su estorsioni e videopoker“, come riportato in una notizia del “Il Messaggero” del 24 aprile 2008. “Quando il cerchio si sta per stringere, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato”, esclama Filippo Bertolami, responsabile legale dell’Anip – Italia Sicura, nello stesso articolo de “Il Giornale” dell’agosto 2007;

nelle fonti menzionate si persevera sulla linea che l’operazione Anco Marzio, un successo per la lotta a videopoker ed estorsioni, non ha portato frutti per quanto concerne l’azzeramento dell’asse di traffico di droga che va dal sud America al litorale romano. “La Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani” (“Il Giornale” del 26 aprile 2008);

i suddetti poliziotti hanno anche depositato un ricorso in autotutela al capo della Polizia, che fino ad oggi non ha avuto alcuna risposta;

considerato infine che a parere degli interroganti dalle varie vicissitudini occorse nelle questure di cui si sono esposti i fatti, è indubbio che siano previsti dei meccanismi di valutazione interni al corpo di Polizia e che questi debbano essere utilizzati nella maniera più puntuale, chiara e rapida possibile, di modo che venga scalzata qualsiasi ombra su agenti, dirigenti o addirittura questori, gli stessi che sono chiamati a rappresentare il Ministero dell’interno e a garantire la legalità sul territorio nazionale. Quanto più le persone chiamate a svolgere questo compito saranno al di fuori anche del legittimo sospetto, tanto più le stesse istituzioni godranno della fiducia dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, visto il documento inviato al Ministero nel 2012;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di proteggere l’incolumità dell’ex poliziotto che prestava servizio presso la Questura di Latina, date le minacce di morte che avrebbe ricevuto a causa dei provvedimenti patrimoniali inflitti a seguito delle indagini da lui condotte, quando comunque era ancora alle dipendenze della Polizia di Stato e quindi del Ministero;

quali siano i motivi che hanno comportato l’interruzione di indagini condotte con successo dagli agenti investigativi a cui sono seguiti cambiamento di mansione, trasferimento di ufficio nonché provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che nel caso dell’ex sostituto commissario della Questura di Latina il Tar del Lazio ha provveduto ad annullare;

quali iniziative di propria competenza intenda adottare per assicurare sistemi valutativi del personale delle forze di polizia, garantendo anche rapidità di riscontro sia nel caso di negligenze che di merito.

.Interrogazione Senatrice Ivana Simeoni

.Interrogazione  Senatrice Ivana Simeoni

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06614 

Atto n. 4-06614

Pubblicato il 8 novembre 2016, nella seduta n. 716

SIMEONI - Ai Ministri della difesa e della giustizia. - 

Premesso che secondo quanto risulta all’interrogante:

il 30 marzo 2016, i Carabinieri del comando di Borgo Grappa, supportati da quelli del Nucleo operativo radiomobile di Latina, hanno tratto in arresto l’imprenditore formiano Vincenzo Zangrillo in flagranza di reato, mentre si trovata a bordo di una betoniera, risultata rubata. L’accusa contestagli è quella di riciclaggio, in quanto la punzonatura del numero di matricola del mezzo risultava contraffatta, al pari della targa;

Vincenzo Zangrillo è un nome noto nel basso Lazio, in quanto risultato indagato in numerose indagini: a partire dai primi anni della sua attività di carrozziere, quando è stato indagato per punzonature illegali sui telai di alcune motrici, fino al ’93, quando è stato denunciato dalla Polizia stradale di Latina per riciclaggio e contraffazione, e nel ’94, ancora dalla Polizia stradale, per ricettazione. Nel 2002, viene indagato per associazione a delinquere in un traffico di tabacchi. Ancora, si succedono denunce per truffa sui mancati pedaggi autostradali tra il 2004 e il 2008, giungendo all’arresto, nel 2009, per associazione a delinquere, finalizzata alla ricettazione e alla truffa alle compagnie assicurative;

il 12 novembre 2015, gli investigatori della Direzione investigativa antimafia (DIA) del centro operativo di Roma hanno sequestrato nelle province di Latina, Frosinone, Napoli, Caserta e Isernia, su disposizione del Tribunale di Latina, oltre 200 camion, 2 cave di marmo, società, terreni e immobili riconducibili a Vincenzo Zangrillo, cui fanno, altresì, capo società operanti nel trasporto merci su strada, smaltimento rifiuti e commercio di autovetture, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro;

gli inquirenti avrebbero avviato le indagini insospettiti dalla inspiegabile espansione economica dell’imprenditore che, nel corso degli anni, avrebbe intrapreso attività in svariati settori commerciali, divenendo titolare, direttamente o indirettamente, di numerose società operanti nella gestione di cave di marmo, nel trasporto di merci su strada, nel commercio all’ingrosso di materiali da costruzione, nello smaltimento di rifiuti, nella locazione immobiliare e nel commercio di automezzi;

le investigazioni condotte dagli uomini della DIA di Roma avrebbero consentito di dimostrare il nesso tra l’espansione del patrimonio individuale e imprenditoriale e le attività illecite commesse da Zangrillo nel corso degli anni. Invero, l’imprenditore, come emerso dalle indagini degli inquirenti, oltre a frequentare e ad avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei Casalesi, risulterebbe destinatario di numerosi precedenti penali, tra cui associazione a delinquere, riciclaggio e traffico internazionale di autoveicoli, nonché di denunce a proprio carico per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di rifiuti illeciti ed insolvenza fraudolenta, per aver accumulato nel corso degli anni mancati pagamenti dei pedaggi autostradali perpetrati dai camion ad uso delle società a questi riconducibili;

le verifiche degli inquirenti avrebbero altresì evidenziato come il patrimonio fosse cresciuto parallelamente alle attività criminali contestate allo Zangrillo, sino a raggiungere le dimensioni attuali, mediante le assidue frequentazioni e rapporti d’affari da questi intessuti con imprese controllate dal clan dei Casalesi, godendo, inoltre, del supporto di altri clan, quali Bidognetti, Schiavone e Mendico;

il quadro fin qui delineato, da cui emergerebbe l’incontestabile caratura delinquenziale di Zangrillo, deve necessariamente leggersi anche in considerazione dei suoi legami di parentela. I fratelli Pietro e Raffaele sarebbero, invero, appartenenti alle forze dell’ordine: Pietro Zangrillo, oggi in pensione, ha indossato la divisa dell’Arma, operando soprattutto in Campania, prestando servizio negli ultimi anni della sua carriera nell’area di Carinola e quindi di Mondragone, dove fu trasferito e dove risulta tuttora domiciliato; Raffaele Zangrillo, invece, ancora in servizio ed in organico, opera con compiti di polizia giudiziaria, presso la tenenza di Gaeta;

considerato che:

all’indomani dell’ingente sequestro di beni a carico di Vincenzo Zangrillo, la notizia veniva riportata da pressoché tutti i media nazionali e locali, quali la testata on line “H24 Notizie di Latina”, che citava nell’articolo anche i fratelli dell’imprenditore ed in particolar la circostanza che Raffaele Zangrillo svolgesse mansioni di ufficiale di Polizia giudiziaria presso la Tenenza di Gaeta, pur tuttavia specificando che i fratelli di Vincenzo Zangrillo non figuravano in alcun modo indagati;

nella giornata di sabato 8 ottobre, il Tribunale di Cassino avrebbe ordinato il sequestro preventivo di due pagine del citato articolo a firma dei giornalisti Adriano Pagano e Francesco Furlan, in quanto iscritti nel registro degli indagati per il reato di diffamazione, a seguito di denunzia presentata dal maresciallo Zangrillo;

il decreto di sequestro preventivo sarebbe stato consegnato ai destinatari da un carabiniere collega di Raffaele Zangrillo, sollevando legittimamente nell’interrogante la perplessità riguardante l’opportunità da parte della Procura di Cassino, al fine di fugare qualsivoglia dubbio in merito alla bontà e liceità dell’operazione, di delegare le indagini ad altro corpo di Polizia, giacché nella vicenda risulta essere coinvolto un carabiniere, quale denunziante;

tale circostanza solleva, altresì, a parere dell’interrogante imbarazzo in capo ai superiori gerarchici del maresciallo Zangrillo, in quanto si profila l’inopportunità che lo stesso continui a svolgere attività di Polizia giudiziaria nel territorio di influenza del fratello pregiudicato;

considerato inoltre che le perplessità legittimamente sorte in merito alle attività criminose ed ai rapporti familiari di Zangrillo sono stati già oggetto di intervento parlamentare con interrogazione a risposta scritta 4-11249 del 24 novembre 2015, presentata alla Camera dei deputati, in cui si sollevava il problema dell’allarmante situazione criminale in atto nei territori del Sud Pontino (si veda anche l’interrogazione del Senato 4-04072 del 9 giugno 2015), sede di plurimi sequestri di beni da parte di reparti speciali delle forze di polizia appartenenti ad altre regioni, nonché sollecitando interventi volti ad ovviare alla mancanza di un efficace contrasto alle mafie da parte degli organi istituzionali locali,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti di propria competenza il Ministro della difesa reputi opportuno adottare a carico dei vertici locali e provinciali dell’arma dei Carabinieri che, pur a conoscenza della presenza e attività criminale del pluripregiudicato Vincenzo Zangrillo, avrebbero consentito la presenza nella squadra di Polizia giudiziaria della Tenenza carabinieri di Gaeta del maresciallo Raffaele Zangrillo che operava, pertanto, ad avviso dell’interrogante, in presenza di una costante incompatibilità ambientale;

se il Ministro, nell’ambito delle proprie attribuzioni, non intenda adottare tutti i provvedimenti di competenza, affinché venga allontano il maresciallo Raffaele Zangrillo dalla Tenenza dei carabinieri di Gaeta, in quanto operativo in circostanze di incompatibilità ambientale;

se il Ministro della giustizia non intenda, esercitando le prerogative conferitegli dall’ordinamento, intraprendere alcuna azione ispettiva volta ad approfondire le modalità con le quali la Procura di Cassino abbia disposto la delega alle indagini proprio all’arma dei Carabinieri, pur vedendo coinvolto nella vicenda stessa un appartenente al corpo dei Carabinieri.

.Interrogazione On.Cristian Iannuzzi

DIFESA Interrogazioni a risposta scritta: CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che: con l’interrogazione a risposta scritta n. 4-11249 del 24 novembre 2015, l’interrogante sollevava l’allarmante situazione criminale nel Sud Pontino, oggetto di frequenti sequestri di beni da parte di reparti speciali delle forze di polizia appartenenti ad altre regioni, e la mancanza di un efficace contrasto alle mafie da parte degli organi istituzionali locali; il 12 novembre 2015 gli investigatori della direzione investigativa antimafia del centro operativo di Roma, hanno sequestrato nelle province di Latina, Frosinone, Napoli, Caserta e Isernia, su disposizione del tribunale di Latina, oltre 200 camion, 2 cave di marmo, società, terreni e immobili riconducibili a un imprenditore cui fanno capo società operanti nel trasporto merci su strada, smaltimento rifiuti e commercio di autovetture, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro; la città di Latina e in genere il Sud Pontino rappresentano sempre più spesso le piazze in cui vengono sequestrati beni riconducibili ad organizzazioni criminali e mostrano chiaramente i segni della potenza delle mafie in questo territorio. Infatti, il citato imprenditore, oltre a frequentare ed avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei Casalesi, godeva anche del supporto di clan quali Bidognetti, Schiavone e Mendico; nella suddetta interrogazione si cita la circostanza del rapporto di parentela tra il suddetto imprenditore e due suoi fratelli, appartenenti entrambi all’Arma dei carabinieri, non indagati nell’inchiesta che coinvolge il fratello: il primo è in pensione, ma ha prestato servizio soprattutto in Campania; il secondo all’atto dei fatti era ancora in servizio ed in organico, con compiti di polizia giudiziaria, presso la tenenza di Gaeta; la notizia eclatante dell’ingente sequestro di beni veniva riportata dai media nazionale e locali, come il giornale online H24 Notizie di Latina, che citava, nell’articolo anche i fratelli dell’imprenditore e la circostanza che uno dei due fratelli svolgesse mansioni di ufficiale di polizia giudiziaria presso la tenenza di Gaeta, specificando, in ogni caso, che non erano indagati; tale circostanza, secondo l’interrogante, pone indubbiamente pesanti interrogativi in capo ai superiori gerarchici del suddetto carabiniere in merito all’opportunità che lo stesso, avendo il fratello pregiudicato anche per reati di camorra, continui a svolgere attività di polizia giudiziaria nel territorio di influenza del fratello; nella giornata dell’8 ottobre 2016, il tribunale di Cassino ha ordinato il sequestro preventivo di due pagine dell’articolo incriminato, scritto dai giornalisti Adriano Pagano e Francesco Furlan, che risultano entrambi indagati, peraltro, per il reato di diffamazione; a consegnare il decreto di sequestro preventivo è stato un collega del carabiniere citato; sarebbe stato opportuno, secondo l’interrogante, da parte della procura di Cassino, al fine di smorzare le polemiche, delegare le indagini ad altro corpo di polizia, visto che nella vicenda risulta essere coinvolto un carabiniere quale denunziante –: quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare in relazione alla condotta dei vertici locali e provinciali dell’Arma dei carabinieri che, pur a conoscenza della presenza e dell’attività criminale del citato imprenditore, accostato a complicità camorristiche operative anche in provincia di Latina e quindi nel Golfo di Gaeta, avrebbero tollerato la presenza nella tenenza carabinieri di Gaeta del fratello che operava, a giudizio dell’interrogante, in presenza di una costante incompatibilità ambientale. (4-14672

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