Interrogazioni

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO .E’ ALLARME ROSSO ORMAI IN PROVINCIA DI LATINA,UNA PROVINCIA – CARMINE SCHIAVONE LA CHIAMAVA “PROVINCIA DI CASALE”- ASSEDIATA E CONTROLLATA DALLE MAFIE.UN TESSUTO SOCIALE FORTEMENTE OMERTOSO E SOTTOPOSTO ALLE CASTE ,INCAPACE DI COMPRENDERE LA PERICOLOSITA’ DEL SISTEMA CHE LO OPPRIME. ISTITUZIONI LOCALI CHE NE SONO L’ESPRESSIONE ESATTA,SEMBRA DI ESSERE NELLA SICILIA DI 40-50 ANNI FA QUANDO UN CARDINALE DICEVA “LA MAFIA? COSA E’ LA MAFIA ? “

DECINE DI INTERROGAZIONI,APPELLI,TUTTI  INASCOLTATI E SENZA RISPOSTA,PUR IN
UNA SITUAZIONE DA BRIVIDO.FORTUNATAMENTE C’E’ UNA PICCOLA PARTE DELLA
POLITICA -IL M5S,IL PRC  E QUALCHE ALTRO ANCORA-CHE HA PRESO IN MANO LA
BANDIERA DI COMBATTIMENTO E CI STA DANDO UNA MANO.DOPO I COLLETTI,GLI
IANNUZZI,I VACCIANO,I SIMEONI,I BERNINI ED ALTRI ANCORA,ORA E’ LA VOLTA DI
GIARRUSSO,BUCCARELLA,MORONESE,CAPPELLETTI,PAGLINI.PUGLIA ,LEZZI E CASTALDI
CHE RINGRAZIAMO TUTTI DI CUORE.UNA RAFFICA DI INTERROGAZIONI,MOZIONI,DENUNCE
ALLE QUALI NE SEGUIRANNO TANTE ALTRE ALLA RIPRESA AUTUNNALE,CON TANTE ALTRE
INIZIATIVE IMPORTANTI CHE STIAMO PREPARANDO.DOBBIAMO SALVARE QUESTA
PROVINCIA CHE STA MORENDO

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.
SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI.
PESANTI INTERROGATIVI SU SPERLONGA E SUGLI UFFICI GIUDIZIARI DELLA
PROVINCIA DI LATINA.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102
Atto n. 4-06102
Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA ,
LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla
penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed
anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;
la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre
associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante
situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi
attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a
ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come
Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che
non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e
turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009,
sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti
criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio,
impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che
indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalit
organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo
radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura
distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace
coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;
gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano
infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e
trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014,
sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e
minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del
magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul
fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficolt
riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso
locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che
sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando,
forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe
urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di
riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice
Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni
impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della
crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata
un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50
unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari
sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere
appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei
luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;
le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla
proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di
presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”,
a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale,
si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi
politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di
Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata
del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che,
se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto.
Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe
registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attivit
economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e
l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso
i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in
Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto
proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto
di attenzione da parte della magistratura;
l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente
interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la
zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è
vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più
frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa,
avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e
politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da
parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali,
anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi
agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali
sia da ex generali e magistrati;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante
la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan
camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio,
non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni
locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio,
riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per
svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione
della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente
qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con
serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle
rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte
indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;
quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano
assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime
ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti
della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti
quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere
inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;
se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di
competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le
recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine
di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di
Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o
politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;
se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario
attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo
alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di
competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso
gli uffici giudiziari pontini.

Una raffica di interrogazioni parlamentari

Una raffica di interrogazioni parlamentari che  ben
illustrano l’estrema gravità della situazione esistente nel Basso Lazio.Una
situazione che si va aggravando anche sul versante dell’ordine pubblico e
della sicurezza dei cittadini ,come dimostrano i continui attentati
,incendi,spari nell’area di Castelforte,SS.Cosma e Damiano e Minturno  e
dell’aggressione   subita a Formia da dipendenti de Servizio della nettezza
urbana mentre facevano il loro lavoro.La camorra  e le altre organizzazioni
criminali  operano  in un clima di impunità e facendola da padrone in tutti
i settori soprattutto economici,con probabili coperture politiche  ed
istituzionali come  rilevano i parlamentari autori  di queste
interrogazioni,senza che ci sia stato finora da parte degli organi
competenti locali
uno straccio di provvedimento  atto a mettere fine a questa
situazione drammatica.Soprattutto in provincia di Latina,da Aprilia,al
confine con la provincia di Roma , a Castelforte-SS.Cosma e Damiano,al
confine con la Campania,si lamenta una situazione incandescente – con
assassini,come quelli di Don Cesare Boschin e degli avvocati Maio e Mosa (
tanto per citare i più noti),attentati,spari,incendi e violenze di ogni
genere e per i  quali non si è mai arrivati a capo di niente – che ci lascia
sconcertati e pieni di  punti interrogativi.Interrogativi ,soprattutto,che
si riferiscono  a quel “patto” che ci sarebbe stato fra camorra e pezzi
deviati dello Stato “in una villa di Gaeta” cui ha fatto cenno l’ex
subcommissario del Consorzio Rifiuti Facchi e sul ruolo eventuale di uomini
dei Servizi del quale si parla  nel servizio  di Andrea Palladino
nell’articolo  su Il Fatto Quotidiano  che sotto ripubblichiamo:

IlFattoQuotidiano.it / Mafie

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si
può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate
in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza
registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle
organizzazioni mafiose”
di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura di Latina
improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto
famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per
mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la
commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal
suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio
dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a
casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo
tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca
la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione
parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il
peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua,
sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto
mai vedere.

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta,
Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista
del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano
spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo
aggiunto Michele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta di
Mafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia
da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati –
gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del
mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del
sud, ucciso nel carcere di Poggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto
per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della
audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si
guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il
paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale
condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali.
Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di
qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia
del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali
che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando
in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma
brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è un
giudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti
alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aiello, e fu lei a presiedere la
sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare
antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito
“toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega
di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i
fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia.
Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine
di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno
di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente
del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno
raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in
seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia
Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari
commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”.
Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe
prudenze assumono un certo peso.

Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è
stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla
commissione come sia difficile fare indagini antimafia da queste parti. “Vi
racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente
di non secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di
spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai
bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie.
Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina
con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e
decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della
molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma,
chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di
una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione
appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a
commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è
ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza –
ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a
Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa
di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Dda non ne sapesse nulla. Alla
fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate
attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile
fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza
intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al
momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia
ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il
profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se
Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude
pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni
veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”,
mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in
tanti. Forse troppi.”

Una scia interminabile di interrogazioni parlamentari che mettono tutte in risalto la gravità della situazione criminale esistente nel Basso Lazio e l’inerzia del Governo.Allarmante sono anche il silenzio e il disinteresse dalla maggior parte della gente

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

La situazione  criminale  nella provincia di Latina e più in generale nel Basso Lazio si aggrava sempre di più mentre il Governo ed i  partiti,a cominciare dal PD che ha le maggiori responsabilità di gestione sia a livello nazionale che regionale,sono  inerti ed indifferenti.Il Sen.Giarrusso ed altri 7 senatori del M5S intervengono con questa pesante interrogazione.Noi dell’Associazione Caponnetto siamo pronti per una manifestazione di piazza contro l’inerzia del Governo.

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

Di  il 15, luglio, 201

DIA-ROMA-2

Questa l’Interrogazione parlamentare depositata dai Portavoce al Senato del M5S, la cui bozza fu consegnata dagli attivisti del Meet Up di Formia a Mario Giarrusso durante l’Agora in Piazza Vittoria del 1 Luglio.
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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102

Atto n. 4-06102

Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO , BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA , LEZZI , CASTALDI – Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;

la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone

gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50 unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;

le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”, a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale, si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che, se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto. Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attività economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto di attenzione da parte della magistratura;

l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio, non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio, riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,
si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;

se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

Fonte .Staff Comunicazione Meet Up Formia 5 stelle

La classe politica pontina,tutta intera ,da sinistra a destra,diserta il Convegno antimafia di Sperlonga i cui relatori sono stati magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine.Un comportamento che non ha bisogno di commenti perché é eloquente più di mille parole

Grazie alla costante collaborazione con l’ Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” sono state presentate alla Camera dei Deputati due interrogazioni parlamentari – rivolte al ministro Orlando – a prima firma di Cristian Veg Iannuzzi:

” la prima, sottoscritta oltre che da me dal collega Massimiliano Bernini – ed oggi finalmente disponibile sul sito della Camera – mentre era già stata depositata la settimana scorsa e disponibile sul sito del Senato (a firma Simeoni, Vaccia…no, Fucksia), chiede ai Ministri competenti di far luce sulla trattativa Stato-camorra, che sarebbe stata condotta già alla fine degli anni ’90, tra esponenti di primo piano della criminalità organizzata ed esponenti delle istituzioni e dei servizi segreti.

” la seconda riguarda la società Icem Srl che benché interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.”

Altro…

foto di Cristian Veg Iannuzzi.
Cristian Veg Iannuzzi

24 maggio · 

grazie alle segnalazioni dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, di cui mi pregio di essere un iscritto, questa settimana ho presentato due interroga…zioni parlamentari al Ministro Orlando.

la prima, sottoscritta oltre che da me dal collega Massimiliano Bernini – ed oggi finalmente disponibile sul sito della Camera – mentre era già stata depositata la settimana scorsa e disponibile sul sito del Senato (a firma Simeoni, Vacciano, Fucksia), chiede ai Ministri competenti di far luce sulla trattativa Stato-camorra, che sarebbe stata condotta già alla fine degli anni ’90, tra esponenti di primo piano della criminalità organizzata ed esponenti delle istituzioni e dei servizi segreti. 

la seconda riguarda la società Icem Srl che benché interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.

nel dettaglio:

L’INTERROGAZIONE SU TRATTATIVA STATO-CAMORRA
la trattativa tra Stato e camorra, confermata dalle dichiarazioni rese dal boss Carmine Schiavone già nel 1997 e documentata successivamente dall’allora giornalista Rosaria Capacchione – attuale senatrice del Pd e membro della Commissione parlamentare Antimafia – avrebbe avuto ad oggetto, tra l’altro, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio.
il progressivo radicamento della criminalità organizzata nella provincia di Latina, come è emerso dalla relazione della procura della Direzione distrettuale Antimafia, sarebbe stato consentito anche dal mancato coordinamento delle procure locali che hanno troppo spesso rubricato la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, in fatti di criminalità comune.
prendendo a spunto quanto già avvenuto in tal senso nel caso Fondi, con riferimento al mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, per il quale dura era stata la reprimenda della procura distrettuale antimafia di Roma nei confronti della procura di Latina, ho dunque evidenziato il rischio che, anche in relazione all’inchiesta in corso presso la Procura di Latina, denominato sistema Sperlonga, possa essere sottovalutata la matrice mafiosa dei reati contestati.
l’interrogazione, lungi dall’entrare nel merito delle competenze, anche territoriali, della magistratura, intende sollecitare l’azione dei ministri in indirizzo circa l’effettività e la veridicità di quanto appreso dalla stampa e dalla Procura distrettuale antimafia di Roma e di verificare l’opportunità di investire il Consiglio Superiore della Magistratura e la Procura Generale della Corte di Appello di Roma riguardo la sussistenza di presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazione di reati di competenza della DDA verificatesi presso gli Uffici Giudiziari Pontini.
link al testo compelto: 
http://aic.camera.it/aic/scheda.html…

L’INTERROGAZIONE SUI LAVORI AL PORTO DI FORMIA
sempre attraverso delle segnalazioni dell’associazione Caponnetto ed in collaborazione con alcuni colleghi del Senato – dove è stata presentata analoga interrogazione – ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Orlando riguardo i lavori al porto di Formia.
l’interrogazione prende spunto dalla vicenda della società Icem Srl, interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio che sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.
così ho chiesto al Ministro se non ritenga opportuno svolgere ogni attività di sua competenza in merito alla sussistenza e alla natura dei collegamenti fra le società aggiudicatarie di appalti pubblici e le organizzazioni criminali, al fine di impedire che le società interdette per mafia possano essere invitate a partecipare a gare pubbliche
link al testo completo: 
http://aic.camera.it/aic/scheda.html…

LA REAZIONE DELLA STAMPA LOCALE
dopo la pubblicazione in Senato delle interrogazioni suddette, si sono registrate reazioni contrapposte da parte dei principali quotidiani di Latina. mentre Il Giornale di Latina ha pubblicato un articolo per enunciare semplicemente le interrogazioni con un articolo in cui si descrivevano nel merito, il quotidiano concorrente Latina Editoriale Oggi si è distinto per un curioso articolo in cui critica aspramente l’interrogazione sulla trattativa Stato-camorra, definendola senza mezzi termini imprecisa e piena di errori.
colgo dunque l’occasione per replicare all’articolo pubblicato il 21 maggio sul giornale “Latina, Editoriale oggi” dal titolo “L’interrogazione con troppi errori”, che fa riferimento al testo della suddetta interrogazione, presentata in Senato a firma di Ivana Simeoni, Giuseppe Vacciano e Serenella Fucksia, nel quale si contestano in modo in verità molto confuso, delle supposte imprecisioni. quanto riportato nell’articolo, non solo non corrisponde al vero, ma denota anzi una palese contraddizione con l’articolo “Le sviste sulle cosche locali”, pubblicato il 2 settembre 2009, sul giornale “Latina Oggi” a firma di Alessandro Panigutti, attuale direttore del giornale “Latina editoriale oggi”. infatti nel citato articolo del 2009, si riprendono testualmente alcuni passi delle dichiarazioni dei sostituti procuratori della DDA di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, per evidenziare come – nella stragrande maggioranza dei casi – i reati di stampo mafioso riconducibili alla criminalità organizzata presente nel sud pontino venissero rubricati dalla procura di Latina in fatti di criminalità comune, impedendo in tal modo un’efficace azione di contrasto da parte della magistratura.
curioso in particolare l’inciso nel quale la giornalista ci ricorda “nonostante sia noto a tutti, che la procura ordinaria di Latina non è competente per reati che abbiano l’aggravante dello stampo mafioso, e quindi quando se li trova davanti deve inviare gli atti alla DDA di Roma”. tale affermazione, tanto vera quanto ovvia, dovrebbe suggerire alla giornalista la conclusione che i fatti criminosi non nascano con la patente di reati mafiosi, ma lo diventino solo a seguito della sapiente attività investigativa della magistratura. proprio quella che è mancata alla procura pontina nel caso Fondi e che è nostro interesse primario garantire in relazione alle indagini attualmente in corso nel sud pontino.
ci tengo a precisare che sono sempre stato stremo difensore della libertà di stampa e di espressione ed in più occasioni, in questa legislatura, ho presentato delle interrogazioni – una proprio il 3 febbraio di quest’anno, in cui citavo delle vicende che coinvolgevano tra gli altri giornalisti l’autrice del suddetto articolo per chiedere al governo di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica da chi la minaccia, anche attraverso l’utilizzo strumentale della querela.
quindi ribadisco il mio/nostro profondo rispetto della libertà di stampa, anche quando critica il mio e di altri lavoro parlamentare. ma credo sinceramente che, almeno in questo caso – come ho testé argomentato – il quotidiano Latina Editoriale Oggi abbia preso una grossa cantonata.

 

INTERROGAZIONI .Un’interrogazione parlamentare shock

Pubblicato 30 Maggio 2016 | Da admin3

Pubblicato in Interrogazioni

L’interrogazione dei Senatori Simeoni,Vacciano e Fuckusia sulla trattativa Stato-camorra che ci sarebbe state in una villa dei Servizi a Gaeta.Aspettiamo ora la risposta del Governo.

Pubblicato 29 Maggio 2016 | Da admin3

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 629 del 18/05/2016

SIMEONIVACCIANOFUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di unalobbyaffaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

(4-05832)

Pubblicato in Interrogazioni

.Dopo quella al Senato,l’altro ieri anche alla Camera é stata presentata un’altra interrogazione .L’autore é l’On.Cristian Iannuzzi.Una situazione,quella descritta e che riguarda la provincia di Latina e più in generale tutto il Basso Lazio,da brivido che,peraltro,evidenzia tutta la carenza delle strutture istituzionali locali.Infatti,se si escludono le azioni messe in campo dalle DDA di Roma e di Napoli o altre ancora,e delle forze di polizia di altre province e talvolta anche regioni,non si registrano interventi significativi da parte di organismi locali.La stessa risposta fornita in sede di audizione da parte della Commissione Parlamentare antimafia dal Prefetto di Latina alla domanda postagli circa il numero delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Latina “ NESSUNA “ già di per sè ci ha offerto il quadro di una situazione agghiacciante.”Nessuna “ interdittiva significa che NON SONO STATE FATTE INDAGINI.Quando qualcuno sostiene che la competenza in materia di indagini in materia di reati associativi mafiosi non spetta alle Procure ordinarie ma alle DDA dimentica,forse,che queste intervengono solo se certe cose vengono loro segnalate o dalle forze dell’ordine o dalle Procure ordinarie .Sarebbe utile a questo punto sapere IL NUMERO delle informative o delle trasmissioni per competenza sono state fatte finora da Latina o Cassino alla DDA di Roma.Ora vediamo cosa fa il Ministro dell’Interno dopo le due interrogazioni al Senato ed alla Camera

Pubblicato 24 Maggio 2016 | Da admin3

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13286

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 629 del 23/05/2016
Firmatari

Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 23/05/2016

Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 23/05/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-13286

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 23 maggio 2016, seduta n. 629

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
dagli anni ‘90 si parla di negoziato fra pezzi di Stato ed esponenti di primo piano della camorra; un negoziato che è stato messo bene in luce da Massimiliano Amato nel saggio, «L’altra trattativa», pubblicato nelle «Edizioni Cento Autori»;
alla trattativa tra Stato e camorra ci si riferisce anche nei documenti relativi all’inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse la cui desecretazione è stata disposta in data 31 ottobre 2013 e, in particolare, nelle dichiarazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel lontano 1997;
la giornalista, e ora senatrice Rosaria Capacchione, rese noto su « Il Mattino» di Napoli un incontro che sarebbe avvenuto in una «villa» dei servizi segreti a Gaeta fra esponenti di questi e di altre istituzioni dello Stato con la criminalità. A seguito della pubblicazione di tale notizia, sembra che la DDA di Napoli abbia disposto, ai tempi in cui era coordinata dal Procuratore Cafiero de Rhao, un’indagine da parte dei ROS dei carabinieri;
per essere più precisi sull’argomento, il 25 febbraio 2011 Rosaria Capacchione scriveva su Il Mattino di affari che, ruotano attorno alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio, e di una inquietante trattativa Stato-Casalesi, confermata dalle dichiarazioni dell’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi, che ha raccontato ai pubblici ministeri Federico Cafiero de Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con tre agenti del Sisde che nel 2003 lo avrebbero individuato come loro interlocutore istituzionale e interrogato per informarsi dell’infiltrazione camorristica nella gestione della filiera dello smaltimento dei rifiuti;
prima di lui, altri funzionari, e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con altri uomini dei servizi segreti. In un caso, ha riferito Facchi, anche con Antonio Bassolino: «Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano»;
a suo dire, dunque, nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, in epoca Catenacci, avrebbe lavorato direttamente un agente degli apparati di sicurezza già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del Casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4;
è in questo contesto che sarebbero avvenuti gli incontri (almeno due) con il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria, allora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della « paxsociale» la camorra avrebbe chiesto e ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti e affidamenti di servizi;
tale sospetto è forte, anche alla luce delle affermazioni di Carmine Schiavone; il 13 dicembre 2014 il Fatto Quotidiano titolava «Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può», riportando il resoconto dell’audizione del magistrato Michele Prestipino, resa alla Commissione antimafia nella prefettura di Latina, che evidenzia, quanto, nel, circondario di Latina, siano difficoltose le indagini rispetto al fenomeno mafioso, anche per la presenza di oscuri personaggi in possesso di intercettazioni secretate che si vantano di appartenere ad organismi dei servizi segreti;
nella relazione di fine 2009 al procuratore Piero Grasso, la procura distrettuale antimafia di Roma affermava che la parcellizzazione delle indagini sui fatti criminosi che interessavano tutte le province del Basso Lazio, impedisce di cogliere i segnali della presenza della criminalità mafiosa e favorisce il suo progressivo radicamento; nel documento si può leggere inoltre che «appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fitti di criminalità comune»;
in fatto di rubricazioni di reati di stampo mafioso avvenute presso la procura di Latina a proposito del caso Fondi e del mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, all’epoca, sono stati molto duri i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio che nella loro inchiesta hanno scritto a proposito della procura Pontina: nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto, rubricando la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, come fatti di criminalità comune;
secondo gli interroganti, senza entrare nel merito dell’inchiesta in corso presso la procura di Latina, denominato «sistema Sperlonga» riservata alla competenza dell’autorità giudiziaria, ma analizzando unicamente i documenti o gli articoli di stampa pubblicati sulla vicenda, si nota che le ipotesi di reato rilevate, come abusi edilizi, lottizzazione abusiva, abusi della pubblica amministrazione continuano ad essere perseguiti come reati comuni e singolarmente;
non appare immune dalla presenza di interessi malavitosi anche la zona turistica situata a nord di Sperlonga, denominato «Salto di Fondi» dove, da quanto si apprende da numerosi articoli di stampa e da dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, nel corso degli anni sono stati acquistati ingenti appezzamenti di terreni da parte di soggetti campani anche gravati da precedenti penali di natura mafiosa che hanno dato vita anche a lussuosi agriturismi, frequentati assiduamente anche da ex generali, politici nazionali e locali e da qualche magistrato anche esso locale;
frequentazioni che ingenerano negli interroganti forti perplessità dovute alla presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, in particolare dei clan Gaglione – Moccia;
sarebbe opportuno disporre approfonditi accertamenti atti a verificare se sussistano intralci, ritardi, omissioni da parte dei funzionari e degli amministratori coinvolti e al fine di verificare sul territorio delle province di Latina e Frosinone la presunta esistenza di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e se non si ritenga di disporre, per quanto di competenza, verifiche approfondite per appurarne la piena fondatezza, anche alla luce dell’asserito coinvolgimento di personale degli apparati di sicurezza;
se non si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari pontini ai fini dell’esercizio di tutti i poteri di competenza. (4-13286)

Pubblicato in Interr

Si ricorda a chi legge che ,oltre alla interrogazione dell’On. Colletti ,recentemente è stata presentata una ulteriore interrogazione sul sud pontino dall’on. cristian iannuzzi ed altri parlamentari che tratta altre presunte gravi illegalità riferite principalmente al territorio di Sperlonga e non solo

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 560 del 02/02/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 02/02/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BENEDETTI SILVIA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BASILIO TATIANA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/02/2016
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

ATTO MODIFICATO IL 03/02/2016

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-11909

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo presentato

Martedì 2 febbraio 2016

modificato

Mercoledì 3 febbraio 2016, seduta n. 561

CRISTIAN IANNUZZI, MASSIMILIANO BERNINI, BENEDETTI e BASILIO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
la stampa nazionale e locale, da anni, rivela come nel basso Lazio, in particolare nei comuni di Formia, Gaeta, Fondi, Itri e Sperlonga si assista a fenomeni speculativi fuori norma, grazie anche a massicci investimenti immobiliari, di probabile provenienza illecita, specialmente nel settore edilizio – turistico, che hanno comportato la distruzione di bellezze naturali di inestimabile valore ambientale e naturalistico;
già nel 2010, all’apertura dell’anno giudiziario, il presidente della corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, riprendendo quanto già affermato dall’ex procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy, evidenziava che la mafia investe nel turismo, nelle attività alberghiere e nella ristorazione e che la provenienza dei capitali costituisce l’elemento fondamentale per il monitoraggio delle infiltrazioni della malavita organizzata;
nell’articolo «Programma integrato per costruire villette. Dimenticati servizi ed edilizia sociale», apparso sul quotidiano Latina Editoriale Oggi in data 18 luglio 2015, viene mostrato come il piano integrato del 2002 avrebbe potuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi necessari per gli abitanti e riportato quanto evidenziato dal gip Mara Mattioli, nel decreto di sequestro: in generale, al piano regolatore si sono autorizzati interventi di edilizia speculativa in una percentuale volumetrica di gran lunga superiore rispetto a quella residenziale pubblica. Il programma integrato la cui approvazione è molto più semplice rispetto ad una variante urbanistica sarebbe stato usato, quindi, per eludere la procedura ordinaria di variante;
come dichiarato dall’articolo «Marcianise e dintorni» pubblicato in data 17 luglio 2015 sul quotidiano Latina Editoriale oggi, Sperlonga non è immune da fenomeni di penetrazioni malavitose. Vengono così ricordati i sequestri e le confische di beni immobili operati su ordine delle direzioni distrettuali antimafia nei confronti di appartenenti al clan del casalesi (Cipriano Chianese, re del traffico illecito di rifiuti in Campania) e manifestate preoccupazioni circa il massiccio investimento di capitali nel Piano Integrato oggetto di sequestro, da parte di numerosi soggetti e società di provenienza campana, anche in riferimento all’emergere dalle utenze, di cognomi famosi negli annali della criminalità organizzata casertana e campana;
il comune di Sperlonga è stato gestito per oltre 25 anni, direttamente ed indirettamente da Armando Cusani, prima vice-sindaco e poi sindaco di Sperlonga dall’anno 1996 all’anno 2006, consigliere comunale e capogruppo di maggioranza dai 2006 al 2014, presidente della provincia di Latina dal 2007 al 2013, anno in cui è stato sospeso in conseguenza del decreto prefettizio per applicazione della «legge Severino»;
Cusani, sembra si sia avvantaggiato dei rapporti interpersonali intercorrenti con funzionari e sindaci succedutesi e, del sostanziale vincolo di subordinazione e asservimento degli stessi al medesimo, tale da garantirsi il controllo delle attività comunali e del territorio attraverso la nomina di suoi sodali nei punti chiave dell’amministrazione comunale (sindaco, vice-sindaco, assessori e consiglieri). La stampa, riferendosi a tali fatti, ha coniato la denominazione di «sistema Cusani»;
secondo l’articolo «Sperlonga, 50 sequestri di cantieri», apparso sul Quotidiano di Latinadel 15 luglio 2015, dopo anni di denunzie rimaste inascoltate, solo nel luglio 2015, grazie anche ad uno specifico esposto presentato da appartenenti all’Associazione Caponnetto, la procura della Repubblica di Latina, ha sequestrato una vasta area di circa 150.000 metri quadrati e indiziato di reato l’allora sindaco Armando Cusani il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola e il progettista storico del comune, architetto Conte dello studio Tecnè di Fondi. A giudizio della procura di Latina si sarebbe proceduto alla creazione abusiva di una vasta area lottizzata, approvata in modo illegittimo dal consiglio comunale, ed alla trasformazione di un’area destinata a parcheggio in area edificabile. Di tutto ciò, ne avrebbero goduto illegittimamente il Cusani e l’attuale sindaco pro-tempore, che ivi, hanno realizzato un palazzo e un albergo, il «Ganimede»;
per meglio inquadrare il clima di illegalità diffusa esistente nell’amministrazione del comune di Sperlonga, gli interroganti evidenziano che l’albergo «Grotta di Tiberio» in località Angolo, di proprietà del Cusani, pur essendo stato dichiarato totalmente illegale da una sentenza della Corte di cassazione (sent. n. 6768/14 della 3a sez. penale C.C.) ed essendo parte di una lottizzazione abusiva sempre sancito da parte della stessa Cassazione, non risulta agli interroganti oggetto di alcun provvedimento di confisca amministrativa o di abbattimento da parte del comune, né la regione Lazio, ancorché diffidata in tal senso dai soggetti interessati, applica i suoi poteri sostitutivi previsti dalla legge n. 47 del 1985;
tale complesso turistico si trova a ridosso del famoso sito archeologico «Grotta di Tiberio», in prossimità di un’area protetta e gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, senza che la soprintendenza sia mai intervenuta;
sembra che anche la Marina di Bazzano a Sperlonga, 80.000 metri quadrati di terreno fronte mare su una delle più belle spiagge del Lazio, di proprietà privata, sia entrata nel mirino di questo giro di interessi con l’illegittimo tentativo di espropriazione messo in atto da personaggi legati a Cusani in cui si adombrano fini di espansionismo edilizio di dubbia pubblica utilità;
secondo l’articolo del Giornale di Latina del 2 gennaio 2015 «Mazzette Sperlonga trema» risulterebbe che diversi imprenditori, davanti ai p.m. Giuseppe Miliano e Valerio De Luca e in presenza dei carabinieri avrebbero dichiarato di aver ottenuto permessi edilizi illegali dietro pagamento di mazzette o elargendo immobili a costo zero ad amministratori pubblici;
incuriosito da un atto, affisso all’albo pretorio del comune di Sperlonga (Latina), per il pagamento di diecimila euro a un legale incaricato di presentare dieci esposti-querela per diffamazione a mezzo stampa presso il tribunale di Latina, Federico Domenichelli, giornalista di Latina Editoriale Oggi, il 7 dicembre 2015 ha scoperto di essere proprio lui il destinatario di otto delle dieci denunce, mentre le altre due riguardano la giornalista Graziella di Mambro, sua collega. Le querele sono tutte del sindaco facente funzione Francescoantonio Faiola e riguardano gli articoli – inerenti all’urbanistica del borgo e alla costruzione di Sperlonga 2, la zona all’ingresso nord della città sequestrata a giugno 2015 per lottizzazione abusiva e sotto inchiesta della procura – che sono stati pubblicati tra novembre 2014 e maggio 2015, in parte su Il Quotidiano di Latina, giornale che ha cessato le pubblicazioni a gennaio 2015, e in parte su Latina Editoriale Oggi per il quale lavorano entrambi i giornalisti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riportato;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, alla luce dei gravi fatti descritti in premessa che riguardano il comune di Sperlonga;
quali iniziative, per quanto di competenza, ritengano opportuno adottare al fine di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica;
se il Governo non ritenga di intervenire immediatamente, nell’ambito delle proprie competenze, adottando iniziative volte a tutelare l’area protetta, gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, e a sollecitare l’intervento della Soprintendenza per effettuare i dovuti controlli;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per segnalare i fatti di cui in premessa alla Corte dei Conti per accertare l’eventuale danno erariale e la relativa entità, causato delle condotte illecite sopra denunciate.
(4-11909)

La recente interrogazione presentata dai Senn.Simeoni ,Vacciano e Fucksia  tratta temi delicati e scottanti che riguardano l’oscura situazione esistente nel  Basso Lazio,a confine con la Campania  ed alle porte di Roma,sulla  quale gravano molte ombre  e troppi interrogativi rimasti per anni senza una risposta.Si tratta,in particolare,di scoprire  il ruolo che hanno svolto e probabilmente continuano a svolgere  elementi deviati dei Servizi  e dello Stato nelle vicende economiche,sociali e politiche di quel territorio.La risposta  a tali interrogativi  appare propedeutica  al  successo del processo di chiarimento circa l’effettiva volontà di  condurre una reale lotta alla criminalità organizzata ed all’illegalità  che  devastano quell’area.Sembra,quella che stiamo trattando,una questione circoscritta ad un’area  geografica,ma non é così in quanto  fatti analoghi  potrebbero  registrarsi,se già non si  registrano ,in tutte le altre aree sensibili e calde del Paese.I fatti di Palermo stanno a provarlo .L’Associazione Caponnetto é determinata,pertanto,ad andare fino in fondo ,costi quel che costi,per  ottenere un chiarimento definitivo e completo perché non é tollerabile  in un paese che si definisce civile e democratico  la legalità sia considerata,come giustamente  sottolineò un Presidente del TAR proprio a Latina,un optional.Non é tollerabile! Se “accordi” e “trattative” ci sono stati fra mafia e pezzi dello Stato  che assicurino una sorta di impunità  ai clan  noi – e con noi tutti gli italiani perbene – abbiamo diritto di saperlo.E,credeteci,non la finiremo di sbraitare  fino a quando non ci verrà detto  come stanno  le cose.Noi abbiamo un senso rigoroso dello Stato di diritto e  non siamo disposti  a tollerare che questo venga messo  sotto i piedi.A costo di morire.Se lo mettano bene in mente tutti !  Lo facciamo  per rispetto dei valori in cui crediamo e nell’interesse delle giovani generazioni  e dei nostri stessi figli e nipoti.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

Un’interrogazione parlamentare shock

L’interrogazione dei Senatori Simeoni,Vacciano e Fuckusia sulla trattativa Stato-camorra che ci sarebbe state in una villa dei Servizi a Gaeta.Aspettiamo ora la risposta del Governo.

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 629 del 18/05/2016

SIMEONIVACCIANOFUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di unalobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

(4-05832)

.Dopo quella al Senato,l’altro ieri anche alla Camera é stata presentata un’altra interrogazione alla Camera dei Deputati.L’autore é l’On.Cristian Iannuzzi.Una situazione,quella descritta e che riguarda la provincia di Latina e più in generale tutto il Basso Lazio,da brivido che,peraltro,evidenzia tutta la carenza delle strutture istituzionali locali.Infatti,se si escludono le azioni messe in campo dalle DDA di Roma e di Napoli o altre ancora,e delle forze di polizia di altre province e talvolta anche regioni,non si registrano interventi significativi da parte di organismi locali.La stessa risposta fornita in sede di audizione da parte della Commissione Parlamentare antimafia dal Prefetto di Latina alla domanda postagli circa il numero delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Latina “ NESSUNA “ già di per sè ci ha offerto il quadro di una situazione agghiacciante.”Nessuna “ interdittiva significa che NON SONO STATE FATTE INDAGINI.Quando qualcuno sostiene che la competenza in materia di indagini in materia di reati associativi mafiosi non spetta alle Procure ordinarie ma alle DDA dimentica,forse,che queste intervengono solo se certe cose vengono loro segnalate o dalle forze dell’ordine o dalle Procure ordinarie .Sarebbe utile a questo punto sapere IL NUMERO delle informative o delle trasmissioni per competenza sono state fatte finora da Latina o Cassino alla DDA di Roma.Ora vediamo cosa fa il Ministro dell’Interno dopo le due interrogazioni al Senato ed alla Camera

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13286

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 629 del 23/05/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 23/05/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 23/05/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13286

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 23 maggio 2016, seduta n. 629

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
dagli anni ‘90 si parla di negoziato fra pezzi di Stato ed esponenti di primo piano della camorra; un negoziato che è stato messo bene in luce da Massimiliano Amato nel saggio, «L’altra trattativa», pubblicato nelle «Edizioni Cento Autori»;
alla trattativa tra Stato e camorra ci si riferisce anche nei documenti relativi all’inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse la cui desecretazione è stata disposta in data 31 ottobre 2013 e, in particolare, nelle dichiarazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel lontano 1997;
la giornalista, e ora senatrice Rosaria Capacchione, rese noto su « Il Mattino» di Napoli un incontro che sarebbe avvenuto in una «villa» dei servizi segreti a Gaeta fra esponenti di questi e di altre istituzioni dello Stato con la criminalità. A seguito della pubblicazione di tale notizia, sembra che la DDA di Napoli abbia disposto, ai tempi in cui era coordinata dal Procuratore Cafiero de Rhao, un’indagine da parte dei ROS dei carabinieri;
per essere più precisi sull’argomento, il 25 febbraio 2011 Rosaria Capacchione scriveva su Il Mattino di affari che, ruotano attorno alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio, e di una inquietante trattativa Stato-Casalesi, confermata dalle dichiarazioni dell’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi, che ha raccontato ai pubblici ministeri Federico Cafiero de Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con tre agenti del Sisde che nel 2003 lo avrebbero individuato come loro interlocutore istituzionale e interrogato per informarsi dell’infiltrazione camorristica nella gestione della filiera dello smaltimento dei rifiuti;
prima di lui, altri funzionari, e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con altri uomini dei servizi segreti. In un caso, ha riferito Facchi, anche con Antonio Bassolino: «Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano»;
a suo dire, dunque, nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, in epoca Catenacci, avrebbe lavorato direttamente un agente degli apparati di sicurezza già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del Casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4;
è in questo contesto che sarebbero avvenuti gli incontri (almeno due) con il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria, allora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della « paxsociale» la camorra avrebbe chiesto e ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti e affidamenti di servizi;
tale sospetto è forte, anche alla luce delle affermazioni di Carmine Schiavone; il 13 dicembre 2014 il Fatto Quotidiano titolava «Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può», riportando il resoconto dell’audizione del magistrato Michele Prestipino, resa alla Commissione antimafia nella prefettura di Latina, che evidenzia, quanto, nel, circondario di Latina, siano difficoltose le indagini rispetto al fenomeno mafioso, anche per la presenza di oscuri personaggi in possesso di intercettazioni secretate che si vantano di appartenere ad organismi dei servizi segreti;
nella relazione di fine 2009 al procuratore Piero Grasso, la procura distrettuale antimafia di Roma affermava che la parcellizzazione delle indagini sui fatti criminosi che interessavano tutte le province del Basso Lazio, impedisce di cogliere i segnali della presenza della criminalità mafiosa e favorisce il suo progressivo radicamento; nel documento si può leggere inoltre che «appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fitti di criminalità comune»;
in fatto di rubricazioni di reati di stampo mafioso avvenute presso la procura di Latina a proposito del caso Fondi e del mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, all’epoca, sono stati molto duri i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio che nella loro inchiesta hanno scritto a proposito della procura Pontina: nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto, rubricando la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, come fatti di criminalità comune;
secondo gli interroganti, senza entrare nel merito dell’inchiesta in corso presso la procura di Latina, denominato «sistema Sperlonga» riservata alla competenza dell’autorità giudiziaria, ma analizzando unicamente i documenti o gli articoli di stampa pubblicati sulla vicenda, si nota che le ipotesi di reato rilevate, come abusi edilizi, lottizzazione abusiva, abusi della pubblica amministrazione continuano ad essere perseguiti come reati comuni e singolarmente;
non appare immune dalla presenza di interessi malavitosi anche la zona turistica situata a nord di Sperlonga, denominato «Salto di Fondi» dove, da quanto si apprende da numerosi articoli di stampa e da dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, nel corso degli anni sono stati acquistati ingenti appezzamenti di terreni da parte di soggetti campani anche gravati da precedenti penali di natura mafiosa che hanno dato vita anche a lussuosi agriturismi, frequentati assiduamente anche da ex generali, politici nazionali e locali e da qualche magistrato anche esso locale;
frequentazioni che ingenerano negli interroganti forti perplessità dovute alla presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, in particolare dei clan Gaglione – Moccia;
sarebbe opportuno disporre approfonditi accertamenti atti a verificare se sussistano intralci, ritardi, omissioni da parte dei funzionari e degli amministratori coinvolti e al fine di verificare sul territorio delle province di Latina e Frosinone la presunta esistenza di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e se non si ritenga di disporre, per quanto di competenza, verifiche approfondite per appurarne la piena fondatezza, anche alla luce dell’asserito coinvolgimento di personale degli apparati di sicurezza;
se non si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari pontini ai fini dell’esercizio di tutti i poteri di competenza. (4-13286)

Un’interrogazione dell’On.Ermete Realacci che ben descrive tutta la drammaticità della situazione criminale esistente in provincia di Latina.Un territorio,quello pontino,sotto il tallone delle mafie,grazie anche a complicità politiche ed istituzionali inquietanti.Nei giorni scorsi un gruppo di Senatori,da Ivana Simeoni a Vacciano,a Corradino Mineo ed altri ancora ,hanno risollevato il problema al Senato esponendo puntualmente soprattutto quali sono state finora le criticità e le falle negli impianti istituzionali.A seguito della loro interrogazione essi hanno subito delle forti critiche,anche queste sintomo di una condizione inquietante che pone molti interrogativi.

Interrogazione scritta

 

Al Ministro per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare

Al Ministro degli Interni

Al Ministro della Giustizia

 

 

Dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, rese note dagli organi di stampa, nonché dai ripetuti allarmi lanciati dalle associazioni rappresentanti le maggiori categorie produttive, da Legambiente nella sua articolazione nazionale, regionale e della provincia di Latina, nonché da Libera, si apprende che, nella provincia di Latina crescono in modo preoccupante l’illegalità ambientale, le speculazioni, il radicamento delle mafie nel tessuto economico, sociale e politico provinciale;

 

secondo quanto si legge nella Relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2010, la provincia di Latina è fortemente esposta alle infiltrazioni mafiose. In particolare, i gruppi criminali hanno mirato al controllo di quelle attività commerciali e imprenditoriali, quali gli stabilimenti balneari e le attività ricettive del litorale, che generano elevati proventi; la vicinanza delle provincie di Caserta e Napoli ha favorito rilevanti investimenti immobiliari da parte delle famiglie camorriste, ed è proprio su questo territorio che spesso soggetti appartenenti a clan camorristi si nascondono durante la latitanza.

 

Con particolare riferimento alla zona di Fondi, si richiamano innanzitutto gli esiti del procedimento a carico dei fratelli TRIPODO di cui si è già detto nella precedente relazione, circa le infiltrazioni nel MOF. Ma benché si tratti di attività svolta dalla DDA di Napoli, non si può tralasciare un richiamo al procedimento relativo alla operazione sud pontino. L’indagine ha focalizzato gli interessi criminali della camorra, e di cosa nostra nel controllo dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli in tutto il centro sud, con epicentro il MOF di Fondi (LT), nonché le alleanze e le strategie concordate per acquisire il monopolio del settore. Si sono infatti accertate pesanti infiltrazioni camorristiche nelle attività connesse al trasporto da e per il MOF di Fondi identificando una vasta organizzazione facente capo al clan dei casalesi ed in particolare a SCHIAVONE Francesco cl. 53 e DEL VECCHIO Paolo cl. 45 che si avvaleva della società di autotrasporto di PAGANO Costantino “La Paganese Trasporti”, imposta in tutti i trasporti dei prodotti ortofrutticoli. Infine va ricordato che nell’ottobre 2010 è stato disposto il sequestro anticipato dei beni riconducibili a DI MAIO Salvatore: immobili, esercizi commerciali, quote di partecipazione in società per 30 milioni di euro. Particolare attenzione ha destato il fatto che la figlia di DI MAIO sia consigliere comunale di Sabaudia.

A questa situazione si affianca la crescita esponenziale di infiltrazioni legate alle cosiddette ecomafie;

 

Secondo quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, la Provincia di Latina si attesta ad un grave ottavo posto nazionale con 735 infrazioni e, nel ciclo del cemento illegale si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate, davanti a quella di Roma al 5°; l’area pontina pesa per il 36 % sul totale delle infrazioni ambientali accertate sul territorio regionale;

 

In questo contesto, ad essere particolarmente esposti, sono i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, Sabaudia e San Felice Circeo in primis; parliamo di un’intera area dove si è costituito e ramificato un vero “sistema criminale” che Libera, l’associazione antimafia presieduta da Don Ciotti, non ha esitato a chiamare la “Quinta mafia” e che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante;

 

Paradigmatici, in tal senso, sono i dati delle Forze dell’Ordine nel Parco nazionale del Circeo  che rilevano che sono un milione e 200.000 i metri cubi fuori legge, 2 abusi edili per ogni ettaro, una richiesta di condono edilizio in media, considerando anche bambini ed anziani, per abitante per la città di San Felice Circeo ed una ogni 3-4 residenti per la città di Sabaudia; secondo gli investigatori, una parte è imputabile, direttamente o indirettamente, a esponenti della malavita organizzata e a quel sottobosco politico/economico che sta suscitando grande attenzione negli inquirenti;

 

Inoltre, dalla cittadina di Sperlonga, passando per Fondi, Terracina, Ponza, San Felice Circeo, Sabaudia, Latina sino a Cisterna è continuo l’allarme legalità lanciato dalla magistratura, dalle  forze dell’ordine, dalle associazioni, e dai cittadini, sulle continue speculazioni edilizie ai danni dei Parchi, dei laghi , delle coste, e dei straordinari e delicatissimi centri delle antiche cittadine pontine;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>A ciò si affiancano richieste continue di commissariamento delle aree protette, come nel caso del Parco nazionale del Circeo o di loro cancellazione, come nel caso del Parco regionale dei Monti Ausoni e del Monumento naturale del Lago di Fondi: un assalto selvaggio che scaccia le attività oneste e blocca il rilancio economico, imprenditoriale e occupazionale della zona;

 

La situazione si ravvisa inoltre preoccupante anche sul fronte delle illegalità legate al cosiddetto ciclo dei rifiuti: infatti secondo quanto emerge dal Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, nel corso del 2010 nella  provincia di Latina sono state accertate 64 infrazioni relative a questi fenomeni di illegalità;

 

L’inchiesta più importante ha riguardato la gestione dei rifiuti urbani a Minturno, provincia di Latina, quando lo scorso 25 ottobre la Guardia di finanza di Formia ha eseguito 7 arresti per truffa e frode in appalto pubblico (due imprenditori di Cassino, due di Minturno e tre pubblici funzionari del Comune);

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Tale indagine era iniziata nell’agosto del 2008 con il sequestro di due aree di circa 30.000 metri quadrati usate illegalmente per lo stoccaggio e lo smaltimento di circa 84 tonnellate di rifiuti industriali: tra cui oli e altri liquidi tossici sversati dentro una cisterna profonda cento metri e situata a breve distanza dal fiume Garigliano; infine, prova evidente della centralità della provincia di Latina nel ciclo illegale dei rifiuti del centro-sud Italia, è il sequestro di un terreno di quasi mille metri quadri di proprietà della società “Fondana Allevamenti” effettuato nel mese di maggio 2011 nella città di Pontinia dalla Polizia Provinciale e dall’Arpa. Si tratta di circa duecentosettantadue tonnellate di fanghi provenienti da un’azienda casearia di Marcianise, che senza alcun trattamento specifico, erano stati accatastati a pochi metri dal fiume Ufente. L’azienda pontina, infatti, pur avendo un permesso a trattare questo tipo di fanghi, non lo faceva secondo le dovute prescrizioni, stoccando di fatto il materiale senza alcun trattamento, ad una distanza dal corso d’acqua inadeguata costituendo grave fonte di inquinamento ambientale e pericolo per la salute dei residenti.

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Il tristemente noto “caso Fondi” rappresenta il caso più eclatante nelle provincia pontina di subordinazione della legalità e della politica locale e nazionale alle logiche affaristiche e speculative delle mafie e del malaffare;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>In questo caso si è determinata non solo “l’espulsione” mediante promozione dell’ex Prefetto di Latina, dott. Bruno Frattasi che con la sua dettagliata relazione aveva fatto luce sull’intreccio perverso tra politica, mafia e imprenditoria, ma anche uno scontro istituzionale gravissimo che ha condotto lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a bocciare di fatto il Ministro dell’Interno Maroni, il quale per ben due volte aveva chiesto lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’amministrazione comunale fondana, poi salvata con le strategiche dimissioni dei consiglieri e loro successiva ricandidatura, rappresentando un vero e proprio schiaffo alla giustizia, alla legalità e dignità dei cittadini;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Nell’ultima Relazione della Direzione Nazionale Antimafia datata dicembre 2010, si afferma che “la dispersione dell’attività investigativa nelle varie procure ordinarie (..), in funzione di un coordinamento utile ad evidenziare segnali di presenza di sodalizi mafiosi dietro le organizzazioni o i traffici individuati, ha di fatto reso impossibile o estremamente difficoltoso comprendere quali siano le dimensioni degli interessi delle altre mafie verso questo fenomeno criminale, interessi che non possono certamente escludersi”;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Negli ultimi mesi, inoltre, si sono verificati odiosi atti di intimidazione di stampo mafioso ai danni degli inquirenti;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>In particolare nel mese di ottobre 2010, il Questore di Latina dottor Nicolò Marcello D’Angelo, il Capo della Squadra mobile dottor Cristiano Tatarelli e due ispettori di Formia hanno ricevuto rispettivamente per corrispondenza un plico contenente proiettili calibro nove;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Nel mese di aprile 2011, l’Ispettore di Polizia Pasquale Natissi, organico al Nucleo di polizia giudiziaria del Commissariato di Fondi, è stato fatto oggetto di intimidazioni mafiose tramite l’esplosione, nel Comune di Lenola, di quattro colpi di pistola indirizzati all’automobile di proprietà della moglie;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Diverse aggressioni sono state subite da amministrazioni e dirigenti dei Comuni di San Felice Circeo e Sabaudia. A San Felice Circeo l’ex dirigente del settore urbanistico è stato aggredito fisicamente con un martello, al dirigente del settore ambiente del Comune di Sabaudia è stata inviata nella propria abitazione una busta contenente un proiettile, ad alcuni ex amministratori del Comune di San Felice Circeo è stato dato fuoco alle autovetture e imbarcazioni mentre nella sola città di Sabaudia, nel corso degli ultimi 24 mesi si contano circa 18 attentati ad attività commerciali ed autovetture. In quest’ultimo caso è stata data pubblicamente responsabilità diretta per gli attentati occorsi agli ambientalisti locali, accusati di essere “ecoterroristi” perché capaci di opporsi al crescente processo di cementificazione e speculazione selvaggia che caratterizza il sud pontino esponendoli ulteriormente a minacce e ritorsioni;

 

Si ricorda ancora l’incendio, il 20 dicembre del 2008, al capannone di Giorgio Fiore, consigliere comunale dell’epoca al Comune di Fondi, sulla via Appia e nel maggio 2009 dell’azienda di imballaggi “Fidaleo”, la quale subisce un attentato incendiario che distrugge oltre ventimila cassette di legno. Si è trattato del quarto attentato in meno di trenta giorni a Fondi; il 6 maggio 2009 due attentati nello stesso giorno: l’auto di un’imprenditrice fondana viene bruciata; un incendio doloso danneggia i macchinari di un’impresa di movimento terra, l’Elispanair, punita, probabilmente, perché “colpevole” di praticare prezzi troppo concorrenziali. Nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 maggio 2009 , un incendio doloso provoca danni per oltre centomila euro all’azienda ortofrutticola “Cobal” di Fondi. Alle 2 e 30 del 3 settembre 2009 un’autobomba esplode nella centralissima via Spinete a Fondi. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè a bar ed a ristoranti del sud Pontino viene distrutto;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>A Gaeta, altro centro del basso Lazio, nel 2010 sono state incendiate otto autovetture ed un furgone nel corso di pochi mesi. Anche in questa cittadina esistono dei precedenti. All’inizio dell’estate, infatti, erano stati devastati dal fuoco due chioschi di frutta, in due zone diverse del centro urbano, ma appartenenti alla stessa famiglia di piccoli imprenditori. Anche in quel caso, i vigli del fuoco avevano escluso l’accidentalità dell’evento confermandone l’origine dolosa;

 

Inoltre, molti giornalisti nell’adempimento del loro lavoro, in provincia di Latina, sono spesso fatti oggetto di persecuzioni, intimidazioni, pressioni improprie sino a generare un clima di paura che li espone a continui rischi e pericoli. È eloquente, a tale proposito, quanto di recente sostenuto dal Questore Nicolò D’Angelo, il quale ha affermato: “Se cediamo qui, se il contrasto non sarà abbastanza forte, per la mafia s’aprirà un’autostrada verso Roma”.

 

In questo contesto è fondamentale ricordare quello che accadde il 29 marzo 1995 in provincia di Latina quando venne ucciso il parroco di Borgo Montello, dove ha sede la grande discarica di rifiuti della provincia di Latina e di alcuni Comuni del sud di Roma, Don Cesare Boschin. Il parroco, ottantunenne, fu ucciso in modo barbaro, soffocato con la propria dentiera conficcata nella gola dopo essere stato aggredito selvaggiamente, legato mani e piedi e imbavagliato con il nastro adesivo, con ai suoi piedi un asciugamano sporco del suo sangue. Anomalo risulta ancora il fatto che in seguito all’aggressione violenta nei riguardi di Don Cesare Boschin non furono portati via denari pure presenti nella stanza dell’aggressione ma due agende non più ritrovate: un omicidio condotto con una modalità chiaramente mafiosa, denso di segnali inquietanti e rimasto a tutt’oggi senza movente, autori e mandanti, per il quale anche Don Ciotti, presidente di Libera, ha chiesto la riapertura delle indagini. Non certo un omicidio per rapina, considerando che il portafogli del parroco era ancora intatto vicino al suo corpo con all’interno ben 800mila lire. È con ogni probabilità infatti che la morte dell’anziano parroco sia avvenuta in seguito alle sue denunce relativamente al traffico notturno internazionale di rifiuti tossici che coinvolgevano la discarica, condotto per mezzo delle tristemente note “navi dei veleni”; si ricorda che questi sospetti furono confermati dalle dichiarazioni rese alla magistratura dal pentito Carmine Schiavone;

 

L’esposizione dei Comuni pontini al radicamento delle mafie nel tessuto economico locale e, in alcuni casi, anche politico, denunciato più volte dalle associazioni Legambiente e Libera, richiede un’azione forte che faccia diventare la provincia di Latina un caso e un’emergenza nazionale richiamando gli attori istituzionali nazionali ad un impegno assai maggiore rispetto a quello superficiale e distratto sinora profuso;

 

La pericolosità delle infiltrazioni criminali è confermata anche nella relazione al Parlamento per l’anno 2009 presentata dal Ministro Maroni sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, dove si legge che «l’esame della realtà economica e dei risultati ottenuti dalle locali Forze di Polizia portano a ritenere “a rischio” di infiltrazione mafiosa lo smaltimento dei rifiuti e le costruzioni edili in generale – con specifico riguardo alla movimentazione terra, asfalti, bitumi e cemento. La provincia pontina, inoltre, è interessata dall’operatività di sodalizi criminali capaci di condizionare le procedure amministrative per il rilascio di concessioni ed autorizzazioni nel settore commerciale ed edilizio nonché le gare per l’assegnazione di appalti pubblici»;

 

Si chiede pertanto :

- Se non ritengano opportuno destinare maggiori risorse umane e tecnologiche alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine, per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l’obiettivo della creazione di una Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Latina;

- Se non ritengano necessario attivare un controllo serrato da parte degli organi di vigilanza e controllo sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina e sulla stessa Amministrazione Provinciale, sia sull’azione imprenditoriale condotta dalle numerose cooperative agricole dell’agro pontino, in particolare quelle presenti nei Comuni di Formia, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Latina e sui titolari delle medesime;

- Se non ritengano opportuno prestare particolare attenzione a quanto segnalato soprattutto nei Comuni costieri pontini in merito alla situazione urbanistico-edilizia e per quanto riguarda appalti e subappalti di opere pubbliche.

- Se non ritengano opportuno riaprire le indagini sull’omicidio di Don Cesare Boschin.

 

Roma, 2 agosto 2011

 

On. Ermete Realacci  

 

Dal sito del Senato della Repubblica leggiamo le due seguenti interrogazioni:

1)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

2)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05827 

Atto n. 4-05827

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 628

SIMEONI , VACCIANO , ROMANI Maurizio , MINEO , MUSSINI , BIGNAMI , MASTRANGELI , BENCINI , DE PIETRO , MOLINARI , FUCKSIA - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

a seguito di procedura di gara, il Comune di Formia (Latina) procedeva a affidare alla società Icem Srl, quale ditta aggiudicatrice del bando, i lavori relativi al completamento delle opere riguardanti la banchina del porto, nonché altri interventi di adeguamento e messa in sicurezza della zona portuale, provvedendo altresì alla creazione di un punto di pronto soccorso; lavori prontamente eseguiti e conseguentemente liquidati come si evince dalla determinazione dirigenziale n. 26 del 5 maggio 2013;

a seguito di numerosi articoli apparsi, essenzialmente, sulla stampa locale e testate on line, si è avuto modo di apprendere che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si era interessata alla ditta perché avrebbe impiegato in subappalto mezzi e personale di imprese ritenute vicine alle cosche della ‘ndrangheta crotonese durante i lavori di completamento ed ammodernamento del porto di Caposele, Formia;

ancora, sul quotidiano on line “Il Caffe.tv”, edizione di Anzio e Nettuno, il 19 aprile 2014 sarebbe apparso un articolo dal titolo “Antimafia, la Regione revoca l’appalto a una ditta al lavoro al porto di Anzio”, ove veniva riportata la notizia secondo la quale «a seguito della comunicazione da parte della Prefettura di Roma agli uffici regionali della interdittiva antimafia nei confronti della società Icem Srl, con sede a Minturno in provincia di Latina, aggiudicataria di un appalto per l’affidamento dei lavori per l’antico Porto Neroniano di Anzio, la Direzione regionale Ambiente ha provveduto immediatamente alla predisposizione degli atti necessari alla rescissione del contratto e alla liquidazione dei costi per le opere già eseguite, così come previsto dalla legge in materia»;

orbene, quanto finora esposto non costituirebbe un caso isolato di affidamento da parte dell’amministrazione locale di appalti a ditte considerate contigue, se non appartenenti, ad ambienti della criminalità organizzata. Ed invero, anche un’altra ditta, la Costruzioni generali Cimorelli SpA, già affidataria di lavori dei sistemazione del lungomare di Gianola-Santo Janni, sempre a Formia, per un valore complessivo di 1.167.371,91 euro, sarebbe stata oggetto di indagini da parte della Procura di Campobasso, nonché del Corpo forestale dello Stato. Nell’ambito dell’operazione “Eldorado”, che nel 2008 ha portato a 10 rinvii a giudizio e 5 richieste di misure cautelari, sarebbe finito anche il titolare della ditta, Antonio Cimorelli, indicato anche quale responsabile dei lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Biferno e della diga del Liscione in Molise, il quale sarebbe accusato, insieme ad altri, del reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso, nonché al danno ambientale. Su Cimorelli, inoltre, peserebbe anche l’accusa di furto aggravato per aver venduto clandestinamente, secondo la ricostruzione del Corpo forestale, ad altre ditte tonnellate di materiale inerte di risulta. Infine, la Procura di Campobasso, nel motivare la richiesta di rinvio a giudizio dell’imprenditore intimava «L’azienda dell’imprenditore isernino Cimorelli che subappaltò i lavori di rifacimento degli argini del Biferno deve sospendere l’attività e la partecipazione a gare d’appalto»;

considerato che:

la peculiare penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale del Paese ha reso necessario che l’ordinamento nazionale si dotasse di idonei strumenti volti a contrastarne l’infiltrazione, fornendo, altresì, alle pubbliche amministrazioni adeguate misure perché ne impediscano il coinvolgimento viepiù durante lo svolgimento e l’assegnazione di gare d’appalto e altri affidamenti;

il decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1998, “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”, prevedeva, precipuamente a tale scopo, che, per la stipula di contratti in misura eccedente un determinato valore, le pubbliche amministrazioni, nonché gli enti pubblici e altri soggetti indicati all’art. 1, dovessero previamente acquisire dalla Prefettura territorialmente competente le informazioni necessarie relativamente alle imprese interessate;

laddove dalle verifiche effettuate dal prefetto emergessero elementi tali da indurre a considerare le imprese interessate all’appalto suscettibili di infiltrazioni mafiose, le amministrazioni sarebbero tenute a non procedere alla stipula del contratto;

le disposizioni contenute nel regolamento, così come modificate e trasfuse nel capo II del decreto legislativo n. 159 del 2011, noto quale “codice antimafia”, identificano, invero, all’art. 84, comma 3, l’informativa antimafia anche “nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate”;

l’art. 91 del codice antimafia stabilisce che il prefetto possa desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa, oltre che dai provvedimenti di condanna anche non definitivi per reati strumentali all’attività delle organizzazioni criminali, anche da “concreti elementi da cui risulti che l’attività di impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata” (comma 6);

al comma 7, rinvia ad un apposito regolamento, da adottare con decreto del Ministro dell’interno, l’individuazione delle “diverse tipologie di attività suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa per le quali, in relazione allo specifico settore d’impiego e alle situazioni ambientali che determinano un maggiore rischio di infiltrazione mafiosa, è sempre obbligatoria l’acquisizione della documentazione indipendentemente del valore del contratto, subcontratto, concessione, erogazione o provvedimento di cui all’articolo 67″;

considerato inoltre che:

il Tar Campania, con sentenza n. 10732/2003, rilevante ai fini di quanto esposto, afferma che il documento interdittivo «non deve, evidentemente, fondarsi su prove certe di infiltrazione se non di appartenenza dell’impresa all’organizzazione criminale, prove che, ove sussistenti, fonderebbero procedimenti penali a carico dei soggetti coinvolti ed altri provvedimenti (…), ma è sufficiente che essa ponga a proprio fondamento elementi volti a dimostrare collegamenti tra impresa e mondo criminale»;

nelle motivazioni il Tar Campania sottolinea altresì che tali elementi non debbano caratterizzarsi quali “meri sospetti”, bensì «tali da sorreggere una valutazione che, pur frutto di un apprezzamento latamente discrezionale, risulti non illogica, tale cioè da dimostrare con ragionevolezza il “pericolo” (non la certezza) dell’infiltrazione mafiosa»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda inviare una commissione di accesso, affinché sia appurata la correttezza di tutte le procedure amministrative adottate nel conferimento dell’appalto alla Icem Srl, nonché le motivazioni per le quali la ditta, già destinataria di interdittiva antimafia relativamente ai lavori di rifacimento del porto di Anzio (Roma), non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio relativamente ai lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia;

se intenda, nell’ambito delle proprie attribuzioni, intraprendere qualsivoglia misura, al fine di impedire il reiterarsi di circostanze per le quali soggetti considerati contigui, se non addirittura appartenenti, ad ambienti malavitosi risultino aggiudicatarie di appalti pubblici.

C’é aria “pesante” in provincia di Latina e nel Basso Lazio e tutti i sospetti che noi dell’Associazione Caponnetto avevamo circa le cause che l’hanno determinata stanno piano piano trovando conferme anche attraverso le deposizioni che hanno fatto in queste due ultime settimane il Prefetto e il Questore di Latina in Commissione Parlamentare Antimafia,il primo dichiarando che la Prefettura di Latina NON HA FATTO alcuna interdittiva antimafia ed il secondo che é rimasto vittima di una strana interrogazione parlamentare della quale non si capisce chi ne é stato l’autore o,meglio, chi l’ha redatta,e,poi,ritirata .

Le interrogazioni,poi, che  sono state presentate ieri al Senato e che  abbiamo letto sul sito di questo ci fanno sentire ,se i fatti raccontati verranno confermati,puzza di……..servizi deviati.
Roba da far raggelare !!!!!!
Cominciamo a leggere insieme le interrogazioni di alcuni Senatori presentate ieri 18 maggio:
Dal sito del Senato della Repubblica
1)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

2)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05827 

Atto n. 4-05827

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 628

SIMEONI , VACCIANO , ROMANI Maurizio , MINEO , MUSSINI , BIGNAMI , MASTRANGELI , BENCINI , DE PIETRO , MOLINARI , FUCKSIA - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

a seguito di procedura di gara, il Comune di Formia (Latina) procedeva a affidare alla società Icem Srl, quale ditta aggiudicatrice del bando, i lavori relativi al completamento delle opere riguardanti la banchina del porto, nonché altri interventi di adeguamento e messa in sicurezza della zona portuale, provvedendo altresì alla creazione di un punto di pronto soccorso; lavori prontamente eseguiti e conseguentemente liquidati come si evince dalla determinazione dirigenziale n. 26 del 5 maggio 2013;

a seguito di numerosi articoli apparsi, essenzialmente, sulla stampa locale e testate on line, si è avuto modo di apprendere che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si era interessata alla ditta perché avrebbe impiegato in subappalto mezzi e personale di imprese ritenute vicine alle cosche della ‘ndrangheta crotonese durante i lavori di completamento ed ammodernamento del porto di Caposele, Formia;

ancora, sul quotidiano on line “Il Caffe.tv”, edizione di Anzio e Nettuno, il 19 aprile 2014 sarebbe apparso un articolo dal titolo “Antimafia, la Regione revoca l’appalto a una ditta al lavoro al porto di Anzio”, ove veniva riportata la notizia secondo la quale «a seguito della comunicazione da parte della Prefettura di Roma agli uffici regionali della interdittiva antimafia nei confronti della società Icem Srl, con sede a Minturno in provincia di Latina, aggiudicataria di un appalto per l’affidamento dei lavori per l’antico Porto Neroniano di Anzio, la Direzione regionale Ambiente ha provveduto immediatamente alla predisposizione degli atti necessari alla rescissione del contratto e alla liquidazione dei costi per le opere già eseguite, così come previsto dalla legge in materia»;

orbene, quanto finora esposto non costituirebbe un caso isolato di affidamento da parte dell’amministrazione locale di appalti a ditte considerate contigue, se non appartenenti, ad ambienti della criminalità organizzata. Ed invero, anche un’altra ditta, la Costruzioni generali Cimorelli SpA, già affidataria di lavori dei sistemazione del lungomare di Gianola-Santo Janni, sempre a Formia, per un valore complessivo di 1.167.371,91 euro, sarebbe stata oggetto di indagini da parte della Procura di Campobasso, nonché del Corpo forestale dello Stato. Nell’ambito dell’operazione “Eldorado”, che nel 2008 ha portato a 10 rinvii a giudizio e 5 richieste di misure cautelari, sarebbe finito anche il titolare della ditta, Antonio Cimorelli, indicato anche quale responsabile dei lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Biferno e della diga del Liscione in Molise, il quale sarebbe accusato, insieme ad altri, del reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso, nonché al danno ambientale. Su Cimorelli, inoltre, peserebbe anche l’accusa di furto aggravato per aver venduto clandestinamente, secondo la ricostruzione del Corpo forestale, ad altre ditte tonnellate di materiale inerte di risulta. Infine, la Procura di Campobasso, nel motivare la richiesta di rinvio a giudizio dell’imprenditore intimava «L’azienda dell’imprenditore isernino Cimorelli che subappaltò i lavori di rifacimento degli argini del Biferno deve sospendere l’attività e la partecipazione a gare d’appalto»;

considerato che:

la peculiare penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale del Paese ha reso necessario che l’ordinamento nazionale si dotasse di idonei strumenti volti a contrastarne l’infiltrazione, fornendo, altresì, alle pubbliche amministrazioni adeguate misure perché ne impediscano il coinvolgimento viepiù durante lo svolgimento e l’assegnazione di gare d’appalto e altri affidamenti;

il decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1998, “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”, prevedeva, precipuamente a tale scopo, che, per la stipula di contratti in misura eccedente un determinato valore, le pubbliche amministrazioni, nonché gli enti pubblici e altri soggetti indicati all’art. 1, dovessero previamente acquisire dalla Prefettura territorialmente competente le informazioni necessarie relativamente alle imprese interessate;

laddove dalle verifiche effettuate dal prefetto emergessero elementi tali da indurre a considerare le imprese interessate all’appalto suscettibili di infiltrazioni mafiose, le amministrazioni sarebbero tenute a non procedere alla stipula del contratto;

le disposizioni contenute nel regolamento, così come modificate e trasfuse nel capo II del decreto legislativo n. 159 del 2011, noto quale “codice antimafia”, identificano, invero, all’art. 84, comma 3, l’informativa antimafia anche “nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate”;

l’art. 91 del codice antimafia stabilisce che il prefetto possa desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa, oltre che dai provvedimenti di condanna anche non definitivi per reati strumentali all’attività delle organizzazioni criminali, anche da “concreti elementi da cui risulti che l’attività di impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata” (comma 6);

al comma 7, rinvia ad un apposito regolamento, da adottare con decreto del Ministro dell’interno, l’individuazione delle “diverse tipologie di attività suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa per le quali, in relazione allo specifico settore d’impiego e alle situazioni ambientali che determinano un maggiore rischio di infiltrazione mafiosa, è sempre obbligatoria l’acquisizione della documentazione indipendentemente del valore del contratto, subcontratto, concessione, erogazione o provvedimento di cui all’articolo 67″;

considerato inoltre che:

il Tar Campania, con sentenza n. 10732/2003, rilevante ai fini di quanto esposto, afferma che il documento interdittivo «non deve, evidentemente, fondarsi su prove certe di infiltrazione se non di appartenenza dell’impresa all’organizzazione criminale, prove che, ove sussistenti, fonderebbero procedimenti penali a carico dei soggetti coinvolti ed altri provvedimenti (…), ma è sufficiente che essa ponga a proprio fondamento elementi volti a dimostrare collegamenti tra impresa e mondo criminale»;

nelle motivazioni il Tar Campania sottolinea altresì che tali elementi non debbano caratterizzarsi quali “meri sospetti”, bensì «tali da sorreggere una valutazione che, pur frutto di un apprezzamento latamente discrezionale, risulti non illogica, tale cioè da dimostrare con ragionevolezza il “pericolo” (non la certezza) dell’infiltrazione mafiosa»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda inviare una commissione di accesso, affinché sia appurata la correttezza di tutte le procedure amministrative adottate nel conferimento dell’appalto alla Icem Srl, nonché le motivazioni per le quali la ditta, già destinataria di interdittiva antimafia relativamente ai lavori di rifacimento del porto di Anzio (Roma), non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio relativamente ai lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia;

se intenda, nell’ambito delle proprie attribuzioni, intraprendere qualsivoglia misura, al fine di impedire il reiterarsi di circostanze per le quali soggetti considerati contigui, se non addirittura appartenenti, ad ambienti malavitosi risultino aggiudicatarie di appalti pubblici.”

Fin qui le interrogazioni al Senato.Ma quello che fa agghiacciare é anche la risposta candida e secca  fornita dal Prefetto di Latina che ,a domanda di un Commissario di detta Commissione che gli chiedeva quante interdittive antimafia  la Prefettura di Latina ha emesso , ha risposto “  NESSUNA”.

Tale risposta fa,ovviamente,comprendere che IN PROVINCIA DI LATINA NON SI FA PREVENZIONE ANTIMAFIA.

Punto!

Più chiaro di così !!!!!!!!

Non fare prevenzione antimafia significa  che NON SI FANNO INDAGINI CHE RIGUARDANO LE MAFIE !!!!!!!!!!!!!

Perché ???????????????????????????

E’ esattamente quello che  stiamo gridando  da 15 anni  in qua noi dell’Associazione Caponnetto e la conferma della giustezza delle nostre affermazioni viene  da quanto é successo con il “caso Fondi”,sempre in provincia di Latina, per il quale l’unico Prefetto di Latina – Bruno Frattasi -  che voleva fare il proprio dovere é stato subito rimosso e trasferito.

Un pò come é capitato  da poco all’attuale Prefetto di Isernia trasferito immediatamente  dalla Sicilia perché ha toccato quello che non doveva essere toccato !!!!!!!………………

A questo punto c’é da domandarsi : DOVE E’ LO STATO ????????????????????

La risposta a tale domanda é semplice : LO STATO NON C’E’ PIU’,almeno in provincia di Latina e nel Basso Lazio !!!!!!!!………………………………………..

In questi giorni il Segretario Nazionale dell’Associazione Caponnetto,insieme al Prof.Alfredo Galasso ed all’Onorevole Massimiliamo Bernini del M5S,senza ancora sapere  delle due interrogazioni che sopra riportiamo,si é recato nella Capitale per esporre alcune situazioni  riguardanti sempre il Lazio a chi di dovere.

Aspettiamo ora gli eventi.

Ma con un avvertimento:non ci fermeremo qua.Questo se lo mettano ben in testa una buona volta per sempre Ministro dell’Interno;prefetto di Latina e quanti altri !!!!!!

                                                                                                                                                                          Associazione A.Caponnetto

Siamo nel 2006 e già,come risulta da questa interrogazione degli onorevoli Amici e Leoni dei ds e dalla risposta del vice ministro degli interni Minniti,la situazione in provincia di Latina e nel Basso Lazio era grave.Oggi,a dieci anni di distanza,tale situazione è diventata gravissima al punto da trovarci di fronte ad una vera e propria occupazione del territorio pontino da parte delle organizzazioni criminali.Questo per colpa di una comunità per lo più vile, omertosa e spesso connivente con le mafie e la cui condotta é improntata al principio ,come giustamente ha sottolineato Palladino in un suo servizio,del “magna e tasi”(mangia e taci) ,ma soprattutto di una politica,fatta qualche eccezione,e di parte delle istituzioni colluse ,come hanno dimostrato le inchieste “ Formia Connection” a Formia e “Damasco” a Fondi.Dopo quanto emerge attraverso la risposta dell’allora V.Ministro degli Interni Minniti,oggi responsabile politico dei Servizi alla Presidenza del Consiglio,si parla di un vero e proprio “patto” che sarebbe stato stipulato fra camorra e parti dello Stato in una “villa di Gaeta”,città del Basso Lazio e sempre in provincia di Latina,che sarebbe una base operativa dei Servizi,ai tempi dell ‘emergenza della “munnezza” in Campania.In base a tale “patto” sarebbe stata,secondo alcuni organi di stampa campani ,garantita alla camorra una sorta di profilo basso nell’azione repressiva dello Stato una certa “impunità” in virtù della quale é stato consentito che il Basso Lazio e,in particolare,la provincia di Latina, diventassero una parte della “provincia di Casale”( di Casal di Principe,cioé).Dopo quello di Palermo con Cosa Nostra,un secondo patto Stato-mafia a Gaeta ??????????????? Lo sforzo dell’Associazione Caponnetto tende a far luce sull’esistenza o meno di tale “patto” e di eventuali gruppi di regia e di sostegno di esso perché ,se si riuscisse ad avere conferma,si avrebbe la risposta ai tanti interrogativi circa l’inefficacia dell’azione svolta finora dagli organi dello Stato,circa i veri motivi che hanno portato alla rimozione di un Prefetto di Latina dello spessore di Bruno Frattasi che stava diligentemente facendo il suo dovere,alla mancanza di interdittive antimafia ecc..Appare sempre più chiaro che la vera lotta alle mafie non va fatta né a Palermo,nè a Gaeta,né a Canicatti,ma a livelli più alti.

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-00807
presentata da
CARLO LEONI
mercoledì 2 agosto 2006 nella seduta n.036

LEONI e AMICI. - 

Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia.

- Per sapere – premesso che:

nella provincia di Latina, secondo quanto emerso nelle relazioni semestrali al parlamento presentate dalla Direzione investigativa antimafia e secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare antimafia, operano agguerrite consorterie mafiose quali il clan Bardellino, attivo nelle zone di Formia e il clan dei casalesi presente in tutta la provincia;

la relazione conclusiva di minoranza della commissione parlamentare antimafia nella precedente legislatura afferma: «A Fondi, Formia e Gaeta, si è registrata la presenza di nuclei affiliati ad organizzazioni campane e calabresi attivi nel traffico di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio: i gruppi familiari Bardellino e Tripodo, i casalesi, i clan casertani Iovine, Schiavone e La Torre. Le loro attività illecite nel corso degli anni hanno provocato il progressivo inquinamento del tessuto sociale. Sono stati riscontrati tentativi di condizionare consultazioni elettorali nelle zone di infiltrazioni in settori della pubblica amministrazione»;

il 24 agosto 2004 un ordigno artigianale danneggiava gravemente il cancello della villetta del consigliere comunale di Forza Italia di Formia (già candidato alla carica di sindaco di Formia) nonché capo di gabinetto del presidente della provincia di Latina Armando Cusani;

il 22 novembre 2004 la Polizia di Stato eseguiva diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti vicini al clan Bardellino, si trattava dell’operazione «Formia Connection»;

tra gli arrestati risultava Giovanni Luglio – secondo quanto pubblicato da Il Messaggero del 23 novembre 2004 – candidato per An al consiglio comunale di Formia;

nell’ambito della suddetta indagine venivano perquisite le abitazioni di alcuni esponenti politici tra i quali spiccavano – secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia del 23 novembre 2004 – l’assessore provinciale di Latina Silvio D’Arco – delegato alle attività produttive – e appartenente al Nuovo Psi e il consigliere comunale di Minturno Maurizio Faticoni;

il 25 novembre 2004 il quotidiano Latina Oggi pubblicava la notizia relativa ad un sms intercettato il 3 giugno 2004 – proveniente dal cellulare di Massimo Giovanchelli, attuale assessore provinciale all’ambiente di Latina, indirizzato a Giovanni Luglio arrestato nell’ambito dell’indagine «Formia Connection» per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione;

il 17 gennaio 2005 il ROS dell’Arma provvedeva ad eseguire un imponente sequestro a carico del clan Bardellino nel Lazio ed in altre regioni;

secondo quanto pubblicato sul La Provincia il 23 novembre del 2004 anche la procura distrettuale antimafia della capitale avrebbe aperto un fascicolo sulle vicende connesse all’operazione «Formia Connection»;

il 5 ottobre 2005 Angelo Bardellino secondo quanto pubblicato da Il Mattino di Caserta veniva rinviato a giudizio per estorsione aggravata;

lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno per accertato condizionamento mafioso, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2005, ha confermato come la criminalità organizzata nel Lazio si sia già infiltrata in una amministrazione locale -:

se i Ministri competenti siano a conoscenza dei fatti suesposti;

quali misure il Governo intenda adottare per contrastare l’espandersi delle iniziative criminali di stampo mafioso nel territorio di Latina. (4-00807)

Atto Camera 

Risposta scritta pubblicata venerdì 16 marzo 2007
nell’allegato B della seduta n. 128
All’Interrogazione 4-00807 presentata da
LEONI

Risposta. - La situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia di Latina presenta aspetti peculiari, in quanto il territorio è contraddistinto dalla compresenza, su quattro aree con marcate differenze socio-economiche, di organizzazioni criminali di differente origine:  

il Sud-Pontino, specie Formia e Gaeta, è caratterizzato da significative presenze di elementi legati ai vari gruppi della camorra campana, specie del clan dei «Casalesi» (Bardellino, La Torre, Moccia, ex Clan Alfieri);

l’area di Fondi, con uno dei mercati ortofrutticoli più grandi d’Europa, vede la presenza di famiglie legate alle cosche della ‘ndrangheta calabrese (Tripodo, Garruzzo, Bellocco, Pesce);

l’area di Latina è segnata da elementi di etnia zingara, radicati sul territorio e dediti all’usura, oltre che da elementi campani legati a clan d’oltre Garigliano;

l’area di Aprilia, che ha raggiunto in pochi anni i 60.000 abitanti, presenta elementi legati alla criminalità calabrese (famiglia Alvaro), esponenti della famiglia Olzai, pastori sardi notoriamente dediti ai sequestri di persona e delle famiglie Montenero e Tassone, legate al traffico di stupefacenti.
Quanto sopra è dovuto da un lato alla posizione geografica della provincia pontina, confinante a nord con la malavita romana e a sud con aree dove operano clan della camorra campana, dall’altro a una applicazione eccessiva delle misure di prevenzione dell’obbligo di soggiorno, non adeguatamente valutata all’epoca.
Ciò ha comportato, nel corso degli anni ’60 e ’70, l’indesiderato radicamento di famiglie malavitose di origine campana, calabrese e siciliana, che, sicuramente attratte dalla florida economia locale, ne hanno inquinato il tessuto con l’acquisizione di terreni, fabbricati, esercizi pubblici e, in genere, con l’impiego di capitali di provenienza illecita.
Recentemente, le aggiornate finalità illecite della criminalità organizzata si esprimono con forme di intervento meno visibile, ma comunque non meno pericolose, quali la pratica estorsiva, principale mezzo per condizionare le attività economiche.
Solo a partire dagli anni ’80, l’azione di contrasto delle forze dell’ordine ai pressanti tentativi di penetrazione della malavita organizzata nei diversi settori produttivi è andata sempre più affinando, attraverso l’attivazione di strumenti e modalità operative sempre più incisive ed efficaci.
In particolare, si è cercato di coinvolgere, a livello di proficuo scambio informativo, le forze produttive e gli enti pubblici territoriali. Si è giunti a poter monitorare l’acquisizione di residenze, il rilascio e/o la voltura di autorizzazioni, di concessioni edilizie, di licenze, l’acquisizione di beni ed esercizi pubblici, nonché gli appalti pubblici.
Infine, si è data attiva promozione alle misure di prevenzione patrimoniali – rivelatesi uno strumento particolarmente efficace per colpire i profitti della criminalità organizzata – quali i sequestri, con successiva confisca ed utilizzo a fini sociali, di beni immobili in Aprilia, Cisterna, San Felice Circeo, Gaeta e Formia.
Le forze di polizia, costantemente impegnate nell’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità, hanno effettuato complesse indagini che hanno consentito numerosi arresti, anche di esponenti di spicco della malavita associata.
Tra le più importanti operazioni si ricordano:

l’operazione «Formia Connection», compiuta nel novembre del 2004, da personale della Squadra mobile di Latina e del Commissariato di Formia, con l’esecuzione di una misura cautelare in carcere a carico di 4 soggetti appartenenti al clan camorristico «Bardellino»;

l’operazione «Baldascini» portata a termine nel febbraio del 2005 dalla Squadra mobile della Questura di Latina, con l’arresto di due esponenti di assoluto rilievo dell’omonima famiglia da anni residente a Latina e legata al clan camorristico dei «Casalesi»;

l’operazione «M.O.F.», compiuta nel febbraio 2006 nell’ambito di un’indagine finalizzata al contrasto dell’infiltrazione mafiosa all’interno del Mercato ortofrutticolo di Fondi. Nel corso di tale operazione la Squadra mobile della Questura di Latina, con l’esecuzione di 8 misure cautelari in carcere, ha disarticolato un’organizzazione criminale dedita alla consumazione di gravi reati contro la persona ed il patrimonio. Il sodalizio, capeggiato dalla famiglia d’Alterio, titolare dell’omonima ditta di autotrasporti, con sede a Fondi (Latina), era riuscito ad imporre un regime di monopolio per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli destinati al nord Italia.
Quanto alla presenza delle forze di polizia nella provincia di Latina, si rappresenta che la locale Questura e i Commissariati distaccati dispongono complessivamente – alla data del 1o settembre scorso – di 448 unità di personale dei ruoli operativi, con un lieve incremento rispetto alla previsione organica. Sono inoltre presenti 31 operatori di polizia appartenenti ai ruoli del personale che espleta attività tecnica e scientifica, nonché 51 appartenenti all’Amministrazione civile dell’interno che, per le esigenze di supporto logistico e amministrativo, contribuiscono alla funzionalità delle strutture.
Oltre che nel periodo estivo, la Questura di Latina si avvale del supporto reso dal Reparto prevenzione crimine Lazio, che, solo nei primi nove mesi del 2006, ha fornito ben 320 pattuglie, per un totale di 960 operatori.
Il Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, da cui dipendono 5 compagnie e 35 stazioni, ha una forza effettiva di 716 militari, superiore di 82 unità rispetto alla previsione organica.
I servizi preventivi vengono integrati con l’impiego di 10 unità della Compagnia d’intervento operativo dell’8o battaglione Carabinieri «Lazio» che, grazie al particolare addestramento del personale e alla cospicua dotazione di mezzi e materiali, permette di fronteggiare particolari esigenze di controllo straordinario del territorio.
Il Comando provinciale della Guardia di Finanza, può contare su 345 militari, che per le esigenze di contrasto alla criminalità organizzata operano con il supporto del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia tributaria di Roma.
Come si evince dai predetti dati, il dispositivo delle forze di polizia presente nella provincia di Latina risulta, nel complesso, adeguato e tale da non richiedere ulteriori incrementi.
Al momento, pur non ravvisandosi per lo stesso motivo la necessità della istituzione di una apposita sezione operativa della Direzione investigativa antimafia, si assicura l’interrogante che permane a livelli elevati l’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità da parte delle forze di polizia presenti sul territorio.

Il Viceministro dell’interno: Marco Minniti.

Per far ben comprendere la situazione esistente nel Basso Lazio – ed in particolare in provincia di Latina – riteniamo utile ripubblicare l’interrogazione presentata alla Camera dall’On.Andrea Colletti.A questa interrogazione del 4.7.2013,benché sollecitata per ben due volte – il 23.4.2014 ed il 14.10.2014 – il Ministro degli Interni ,delegato dal Governo a rispondere,NON ha mai fatto pervenire alcuna risposta.E poi dicono di ………………fare la lotta alla mafia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

AT TO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

>MINISTERO DELL’INTERNO

>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clanCava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procure  di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

L’Associazione Caponnetto da anni si sta battendo tenacemente per contrastare l’invasione ed il radicamento delle mafie in tutto il territorio del Lazio e,in particolare,di quello che ne rappresenta la parte bassa ,a confine con la Campania e che comprende le province di Latina e di Frosinone.Un territorio il cui sviluppo é ormai irreversibilmente compromesso dal predominio di orde criminali che se ne sono quasi completamente impossessate,grazie anche alle complicità politiche ( vedasi i “casi” Fondi e “Formia”) e,per certi aspetti,anche delle istituzioni territoriali che non hanno quasi mai saputo impostare un’azione efficace di contrasto.”Il “caso Fondi”,del quale si sono occupate le cronache nazionali ed anche internazionali,é stato e resta l’emblema del fallimento e della resa dello Stato dopo che questo ha alzato bandiera bianca rimuovendo e trasferendo l’unico Prefetto –il Dr.Bruno Frattasi – che aveva dimostrato la volontà e le capacità di andare a fondo per eliminare sin dalle radici il cancro mafioso che ha corroso e sta finendo di corrodere tutto il corpo dell’economia pontina.Si é parlato spesso di “pezzi deviati dello Stato” che opererebbero in provincia di Latina e qualche pentito ha fatto riferimento anche alla presenza di elementi dei Servizi Segreti presenti nella vicina Gaeta e che avrebbero operato ,ai tempi della crisi della “munnezza” in Campania.Si é parlato di una sorta di “trattativa” fra camorra e pezzi dello Stato in virtù della quale sarebbe stata concordata una specie di impunità e di disco verde per agevolare l’accaparramento ,da parte di ditte legate alla criminalità organizzata mafiosa ,di appalti pubblici e privati.Nell’articolo di “Latina Oggi” del 2 settembre 2009 dal titolo “Le sviste sulle cosce locali” vengono citate le frasi che avrebbero scritto i PM Diana De Martino e Francesco Curcio in occasione del “caso Fondi” (“Nella stragrande maggioranza dei casi si é proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto rubricando la massa dei fatti oggetto di indagine ,in realtà di stampo mafioso,in fatti di criminalità comune “),mentre il Dr.Prestipino ,Procuratore Aggiunto della DDA di Roma ha fatto ,in occasione di un’audizione della Commissione Parlamentare Antimafia svoltasi a Latina, dichiarazioni che lasciano allibiti e del cui contenuto si parla nell’articolo che riportiamo qui di seguito. Il Ministro dell’Interno e il Presidente del Consiglio dei Ministri,pur informati di tutto quanto é avvenuto ed avviene in provincia di Latina e nel Basso Lazio a mezzo delle numerose interrogazioni parlamentari che sono state presentate ,come quella che pure trascriviamo in coda,non rispondono e né adottano provvedimenti tesi a rimuovere le “difficoltà” a svolgere indagini che appaiono chiare e che lasciano sospettare l’esistenza di una lobby che riesce a condizionare i comportamenti e le decisioni dello stesso potere centrale,oltre che territoriale.Una situazione,insomma,da brivido che andrebbe tutta scandagliata ed indagata per scoprirne origini,contenuti e sviluppi e della quale speriamo che venga chiamato a rendere ragioni ,piene ragioni,il Prefetto di Latina oggi,mercoledì 4 giugno,convocato in audizione a Palazzo San Macuto da parte della Commissione Parlamentare Antimafia.Speriamo !!!!!!!!!!,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma e titolare dell’inchiesta “Mafia capitale”, ha raccontato in Commissione antimafia un episodio al limite dell’incredibile che riguarda Latina.

In seguito a una banale denuncia un uomo è stato perquisito a Roma. Il soggetto indossava un giubbotto antiproiettile, sotto al quale nascondeva una chiavetta usb contenente un decreto del Gip di autorizzazione per effettuare alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta sulla mafia.

L’uomo aveva addirittura i primi brogliacci di un’attività investigativa ancora in corso, iniziata da poco e affidata alla DDA di Roma. Aveva anche un finto tesserino del Mossad e di un’azienda inglese che si occupa di intercettazioni telefoniche. Dagli approfondimenti è emerso anche di peggio: questa persona lavorava per una ditta che si occupava di moltissime intercettazioni telefoniche nella zona di Latina. Una sorta di subappalto che coinvolge evidentemente persone non integre, né affidabili.

Un caso gravissimo che, secondo Prestipino, non è assolutamente isolato, tanto che è possibile ipotizzare che molte intercettazioni vengano – dopo alcuni giorni – in qualche modo sottoposte ai diretti interessati, vanificandone l’utilità.

 TO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

>MINISTERO DELL’INTERNO

>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clanCava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procure  di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

Un’interrogazione alla Camera dell’On.Picierno che conferma tutte le preoccupazioni che andiamo esprimendo da anni per la situazione esistente nel Molise.Ricordiamo che,nel contesto di queste nostre preoccupazioni,anche se abbiamo parlato di pale eoliche e non di rifiuti – materia,comunque,trattata in altri nostri esposti – abbiamo prodotto un dettagliato esposto alla Guardia di Finanza di Formia,di concerto con il nostro rappresentante in Abbruzzo e Molise Romano De Luca,per chiedere di indagare sull’intenso traffico di pale eoliche che si é avuto per vario tempo sul tratto Porto di Gaeta-Molise.La Ditta impegnata in tali trasporti ha subito ad Isernia alcuni gravi attentati sui quali sta indagando da tempo la Magistratura.

Pubblicato 20 Agosto 2015 | Da admin3

PICIERNO. - Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere – premesso che:
aggiudicarsi il trasporto dei rifiuti dalle fabbriche e dai siti di stoccaggio, soprattutto quelli chimici e pericolosi, per poi disperdere illegalmente parte del carico e consegnare l’altra parte al depuratore di Termoli, che percepisce così solo

una frazione del denaro pubblico erogato per la depurazione, è un metodo già utilizzato in passato dalle organizzazioni criminali per fare profitto con il settore «ecologico e ambientale», in particolare da Cipriano Chianese negli anni ’80, l’«inventore» delle ecomafie. Da quanto si evince dalle dichiarazioni di alcuni pentiti, Raffaele Piccolo e Emilio Di Caterino, e da notizie apparse su organi di stampa relative a inchieste in corso della direzione distrettuale antimafia di Napoli, attraverso il monopolio del trasporto di scorie dall’inceneritore di Acerra e del percolato delle discariche di Taverna del Re e Santa Maria la Fossa-San Tammaro, il clan dei Casalesi avrebbe incassato centinaia di milioni di euro provenienti dalle casse pubbliche;
la presenza delle organizzazioni mafiose in Molise non è un fatto nuovo: regione dalle dimensioni limitate, confinante con le province di Caserta, Benevento e Foggia, affacciata sul mare Adriatico proprio di fronte ai Balcani, anche grazie al basso livello di attenzione della politica locale e nazionale rispetto alla possibilità di infiltrazioni criminali in quest’area, è da tempo luogo di transito di traffici internazionali, tra cui quello di stupefacenti, e di approdo degli interessi mafiosi. La relazione 2009 per il distretto di Campobasso della direzione nazionale antimafia riporta considerazioni chiare sia sui traffici internazionali che sulla presenza di organizzazioni mafiose «operanti in altre regioni, interessate alle speculazioni nel settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti nonché al controllo di appalti pubblici». Continua la relazione della direzione nazionale antimafia, «il Molise si sta rivelando non come zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari di cave e terreni e scempio dell’ambiente»;
questo vero e proprio «cimitero dei veleni», creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi, si estende in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. A sud-ovest incontra Vairano Patenora e l’area industriale di Venafro, dove sorgono gli stabilimenti dismessi della Fonderghisa, azienda della Gepi rilevata dall’imprenditore Giuseppe Ragosta, arrestato per truffa collegata proprio a questo stabilimento; sulla fonderia grava il sospetto che vi siano state bruciate tonnellate di rifiuti di ogni genere, compresi automezzi militari impiegati nell’ex Jugoslavia e contaminati da uranio impoverito. L’area suddetta confina con la discarica di Montagano, il depuratore di Termoli e con boschi e aree disabitate ed è qui che andrebbero a finire rifiuti tossici provenienti dalle fabbriche della Lombardia e dai siti di stoccaggio del Consorzio unico Napoli-Caserta, lungo un tracciato, ad avviso dell’interrogante scarsamente battuto dalle forze dell’ordine;
il depuratore di Termoli, gestito dal Consorzio industriale Valle del Biferno (Cosib), venne costruito a metà degli anni ’70 per lo smaltimento e la depurazione di rifiuti prodotti dagli stabilimenti che hanno sede nel perimetro del consorzio industriale, più lo smaltimento del percolato da discarica di qualche piccolo comune della regione. Dopo oltre trent’anni di quest’uso limitato, nel 2009 il Cosib chiede al Governo regionale di poter allargare il proprio campo d’azione, aprendo le porte allo smaltimento di rifiuti provenienti da fuori regione, nonché aumentando il tetto massimo di rifiuti pericolosi a 10 mila metri cubi, motivando la richiesta con la necessità di aumentare gli utili del consorzio. La delibera della giunta regionale molisana, a cui fa seguito la determina dirigenziale n. 405 dell’8 ottobre 2009, autorizza l’ampliamento del raggio d’azione del depuratore di Termoli;
è così che cominciano le segnalazioni degli abitanti, di tanti cittadini preoccupati per l’ambiente in cui vivono, di un via vai preoccupante di camion autobotti con le provenienze più disparate, che giorno e notte percorrono la strada statale che collega il capoluogo molisano alla costa adriatica. Sono autobotti che perlopiù tra

sportano percolato da discarica («liquido che si origina dall’infiltrazione di acque nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi» secondo l’articolo 2 del decreto legislativo n. 36 del 2003). Il percolato altro non è che un rifiuto derivato dai rifiuti stessi, una miscela liquida che si origina per mezzo delle reazioni chimiche, fisiche e biologiche, che s’instaurano all’interno del corpo della discarica in funzione della composizione dei rifiuti e del regime idrico della discarica stessa. La sua composizione è quindi piuttosto varia, al suo interno si possono trovare sostanze inquinanti, ma anche elementi necessari per il naturale sviluppo delle piante. Per valutarne la pericolosità è necessario effettuare controlli e analisi chimiche su ogni carico in arrivo al depuratore;
la rivista Primonumero.it ha riportato molte irregolarità e anomalie riscontrate nella documentazione relativa al piano di lavoro e controllo del conferimento dei rifiuti liquidi al Consob, nonché sulla loro provenienza. Rispetto al processo di depurazione, quando i rifiuti liquidi arrivano in discarica dovrebbero essere controllati, analizzati e depositati in un silos fino al momento del trattamento. Inoltre, appena arriva il carico, è buona prassi effettuare tre diverse campionature del contenuto, una all’inizio, una a metà e una alla fine del travaso. Solo una volta accertato il grado di tossicità si deve dare inizio alla depurazione. Al depuratore di Termoli, sempre secondo l’inchiesta citata, tutto questo non avverrebbe: il campione dei liquami trasportati viene presentato in una bottiglia di plastica precedentemente riempita, che l’autista del camion consegna ai responsabili dell’impianto. Appena consegnata la bottiglia, avviene il travaso, senza aspettare l’esito delle analisi e senza alcuna conferma che il campione consegnato corrisponda all’effettivo carico. Facendo riferimento ai documenti di accompagnamento, emerge che la Indeco srl, una delle imprese che conferisce il percolato al depuratore, che tratta percolato proveniente dall’area di Fondi, si avvale ad ottobre 2010 di un certificato del 2009 (n. 824), come se in 12 mesi la Indeco avesse consegnato liquame con le stesse identiche caratteristiche chimiche;
per quanto concerne i controlli esterni all’impianto, quelli eseguiti sul materiale scaricato dall’impianto dopo la depurazione, che prende la via del mare, essi vengono eseguiti dall’Arpam non più di due o tre volte l’anno. Infine, i fanghi di risulta, che dovrebbero essere essiccati, compattati e trasportati in discariche specializzate, vengono almeno in parte dispersi nelle campagne adiacenti, di proprietà del nucleo industriale o di privati che autorizzano lo spargimento. Primonumero.it sostiene che questi fanghi non vengano nemmeno analizzati prima di finire nei campi;
nel mese di luglio 2009 sono stati osservati 17-18 scarichi quotidiani per un totale di oltre 500 metri cubi la settimana. Anche i dati di altri mesi sono risultati in linea con un intensissimo traffico diretto al depuratore di Termoli, proveniente in buona parte da Napoli e Caserta. Molte delle bolle di accompagnamento dei carichi non portano indicazioni né sulla provenienza né sulla quantità, ma solo una generica dicitura «lotto successivo al primo», o, in altri casi «carico di prova»;
i fogli di viaggio dei camion indicano le provenienze dei carichi: la discarica di Montagano (Campobasso, rifiuti solidi urbani),hinterland molisani (fanghi e liquami) e Abruzzo. Poi la discarica di Tufo Colonoco (sequestrata dalla procura di Isernia alla metà di luglio per un ampliamento su suolo sottoposto a vincolo ambientale e sversamento di percolato nel fiume Vandra, affluente del Volturno), la discarica Villaricca (percolato del Consorzio unico Napoli-Caserta), il Consorzio Ce-4, sotto indagine della procura di Napoli per legami con la camorra, infine Colleferro, alle porte di Roma, una delle discariche più grandi d’Europa. Infine, alcune aziende portano il proprio percolato a Termoli: la Ecologica Sud di Calvizzano (Napoli), l’Ecoambiente di Casoria (Napoli) e l’Agecos di Foggia, di Rocco Bonasissa, arrestato il 7 dicembre 2009

per reati legati all’inquinamento ambientale in alcune discariche da lui gestite, molte delle quali chiuse in via preventiva dalle autorità;
alcuni cittadini molisani hanno dichiarato alla stampa di avere assistito all’arrivo dei camion nell’area industriale di Pozzilli-Venafro, altri all’ingresso delle autobotti nella discarica di Tufo Colonoco in piena notte, altri ancora di aver notato camion, con gli inconfondibili colori giallo-rossi della ditta Caturano, disperdersi tra la Trignina e la Bifernina o entrare nell’impianto depuratore, nonostante la smentita della Cosib sulla possibilità che Caturano sia un committente;
sulla ditta Caturano di Maddaloni (Caserta) si sono rivolte le attenzioni degli investigatori campani in indagini passate sullo smaltimento illegale dei rifiuti e più di recente in un’indagine della direzione distrettuale antimafia in corso, secondo quanto appreso da fonti giornalistiche. Il nome di questa ditta è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco di imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio di Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano. Nonostante la condanna del responsabile, la società Veca Sud (acronimo per Ventrone-Caturano) si è aggiudicata l’appalto del commissariato straordinario di Governo nel 2009 per il trasporto delle ceneri del termovalorizzatore di Acerra. Nel luglio 2010, inoltre, la ditta è stata scoperta dai Nas mentre utilizzava containercontaminati dalle ceneri per il trasporto del mais proveniente da Veneto ed Emilia Romagna e destinato ai mangimifici del centro-sud;
in seguito alla pubblicazione delle inchieste citate sulla rivista Primonumero.it, poi in parte riprese dal quotidiano Il Mattino, il sindaco di Termoli, Antonio Di Brino, ha affermato di essere stato all’oscuro di questo ampliamento dell’azione del depuratore e di aver attivato tutte le procedure necessarie ad avere tutte le informazioni e i chiarimenti per tranquillizzare la popolazione. Il gruppo consiliare di minoranza ha inoltrato una richiesta di accesso agli atti del depuratore, ma il Consorzio ha risposto negativamente, motivando tale posizione con il fatto che i dati sui rifiuti possono essere messi a disposizione solo all’autorità di controllo competente;
il presidente del Cosib, Antonio Del Torto, ha comunicato che smentirà il contenuto dell’inchiesta solo davanti all’autorità giudiziaria e ha annunciato una querela nei confronti degli autori;
la questione del depuratore di Termoli non è l’unico motivo di preoccupazioni fondate e legittime dei cittadini molisani, che sono impegnati in queste settimane in altre proteste civiche a difesa dell’ambiente e contro le infiltrazioni della criminalità organizzata;
a montagano si è installato un presidio permanente promosso da 97 associazioni molisane contro l’ampliamento della discarica e la costruzione di un inceneritore. Le associazioni sostengono che la popolazione molisana, attualmente, produce non più di un decimo dei rifiuti che gli impianti della regione sono in grado di smaltire. La preoccupazione legittima è quindi che nel nome dell’ottenimento di profitto dallo smaltimento di rifiuti provenienti dall’esterno si continui un’operazione di ampliamento degli impianti con gravi rischi per la salute dei cittadini, soprattutto viste le ombre presenti su discariche e depuratore già in funzione;
anche la produzione di energia alternativa in Molise sta destando preoccupazioni per l’impatto ambientale e per la presenza di interessi criminali. La legge regionale n. 22 del 7 agosto 2009 ha aperto la possibilità di installare sul territorio impianti per la produzione di energia alternativa. In breve tempo sono state concesse autorizzazioni per l’installazione di 5000 pale eoliche su una regione con la superficie totale di 4000 chilometri quadrati. La regione dispone già di 430 torri

eoliche, che insieme alla centrale turbogas di Termoli producono energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno del Molise e di alcuni comuni vicini. Le domande per i nuovi impianti eolici sono già state presentate per due terzi dei comuni molisani, aggiungendo 3.030 pale a quelle già presenti, per un totale di una ogni 1,4 chilometri quadrati. Dirigenti del PD del Molise assicurano che con questa operazione ci saranno profitti per le imprese coinvolte fino a 4 miliardi di euro l’anno. Attualmente, secondo i dati forniti dall’assessorato all’ambiente della regione Molise, le aziende che hanno presentato domanda per la realizzazione di impianti eolici sono 43, molte delle quali vengono dalla dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Sardegna, e secondo le associazioni in protesta c’è il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata;
il 7 agosto 2010 due automezzi di un’azienda che trasporta torri eoliche sono stati dati alle fiamme a Guardiaregia e nonostante sia stato scritto, che si è trattato di un «corto circuito», cresce la preoccupazione che si tratti invece di intimidazioni da parte di clan malavitosi nei confronti di «concorrenti» nel settore eolico;
il 3 novembre 2010, con la sentenza n. 07761/2010, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della ditta Essebiesse Power srl contro il Ministero per i beni culturali inerente all’installazione di 16 torri eoliche nella valle del Tammaro a ridosso dell’area archeologica Saepinum-Altilia. Nonostante le proteste delle associazioni molisane, che hanno raccolto in pochi giorni 2500 firme contro la creazione di questo impianto, la sentenza del Consiglio di Stato dà il via libera all’azienda. Anche questa vicenda lascia dubbi e perplessità sugli interessi che si stanno muovendo in Molise attorno al settore ambientale ed energetico, con conseguenze ancora sconosciute per la salute della popolazione e le devastazioni ambientali che ne conseguiranno -:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano intraprendere al fine di raccogliere tutte le informazioni, di svolgere tutte le attività di contrasto ad eventuali attività criminose connesse allo smaltimento dei rifiuti nel depuratore di Termoli e nell’area circostante, con particolare riferimento a possibili sversamenti abusivi nella zona tra la Bifernina e la Trignina di fare piena luce sull’eventuale presenza di imprese legate ad interessi della criminalità organizzata.
(4-09414)

Gli Onorevoli Cristian Iannuzzi del Gruppo Misto e Mirko Busto,Massimiliano Bernini e Silvia Benedetti del M5S sull’avvelenamento delle acqua nei pressi della discarica di Borgo Montello a Latina .Di tale discarica parlò molto Carmine Schiavone

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/08093

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 587 del 10/03/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 10/03/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BUSTO MIRKO MOVIMENTO 5 STELLE 10/03/2016
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 10/03/2016
BENEDETTI SILVIA MOVIMENTO 5 STELLE 10/03/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DELLA SALUTE
  • MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 10/03/2016
Stato iter: 

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08093

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Giovedì 10 marzo 2016, seduta n. 587

CRISTIAN IANNUZZI, BUSTO, MASSIMILIANO BERNINI e BENEDETTI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
Latina è la seconda discarica più grande del Lazio: i rifiuti nucleari confluiscono nella discarica di Borgo Sabotino, quelli urbani ed industriali invece nella raccolta di Borgo Mantello;
il 25 febbraio 2016, il comune di Latina ha pubblicato un’ordinanza comunale con la quale vieta l’utilizzo dell’acqua, proveniente da fonti e pozzi interni ed esterni al perimetro della centrale nucleare di proprietà della Sogin, situata a Borgo Sabotino, perché nelle falde acquifere sono presenti valori troppo alti di cloruro di vinile, uno dei maggiori agenti cancerogeni per l’essere umano e gli animali, utilizzato soprattutto per la fabbricazione di pvc;
in particolare, è vietato utilizzare l’acqua dei pozzi per qualsiasi uso: alimentare, igiene personale, uso agricolo nell’area compresa tra strada del Bottero fino al mare ed al confine con il canale delle acque alte, entro una distanza di 1 chilometro dal confine di proprietà della centrale;
la Sogin, Società gestione impianti nucleari, la società pubblica responsabile, in ottemperanza al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dello smantellamento degli impianti nucleari italiani (decommissioning) e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, attraverso una nota ufficiale sottolinea che «il clorulo di vinile è un analita estraneo al ciclo produttivo della centrale di Latina e che i valori riscontrati oltre la soglia di legge nella falda non sono riferibili agli interventi di decommissioning che sono portati avanti nel rigoroso rispetto della normativa». «Sogin – prosegue la nota – garantisce il proprio impegno a rimuovere tempestivamente dall’area di proprietà della centrale di Latina, qualora fosse rinvenuta, la fonte di tale inquinamento e a continuare i monitoraggi ambientali e radiologici i cui risultati saranno prontamente comunicati agli Enti di Controllo (Provincia di Latina, Comune di Latina e ARPA Lazio)»;
già nell’autunno del 2013 le analisi sui campioni di acqua prelevati nella zona della centrale avevano manifestato valori di cloruro di vinile fino a venti volte superiori rispetto a quelli fissati dalla legge che sono dello 0,5 microgrammi per litro;
il 17 gennaio 2014 Sogin, appena ricevuti i certificati di laboratorio, ha attivato le procedure standard, previste dalle normative vigenti e ha subito notificato quanto riscontrato agli enti preposti: comune di Latina, asl di Latina, provincia, regione. Immediatamente dopo, in ottemperanza al decreto legislativo 2 aprile 2006, n. 152, Sogin ha proceduto a redigere il piano di caratterizzazione su quanto riscontrato e ad avviare un’ulteriore campagna di monitoraggio estesa a 20 piezometri, riscontrando solo in alcuni di questi valori anomali. La seconda campagna ha mostrato, lungo il perimetro dell’impianto a valle dello stesso, l’assenza di valori anomali. Il 16 febbraio Sogin ha quindi inviato il piano di caratterizzazione alla conferenza di servizi che ha deciso con determina n. 225 del 2014 in data 5 settembre 2014 attraverso un piano di indagine specifico di estendere l’indagine specifiche al territorio circostante, anche a monte della centrale, dato che gli inquinanti rilevati in falda non sono riconducibili direttamente al ciclo produttivo dell’impianto. I composti alifatici clorurati vengono infatti impiegati per la pulitura a secco, come solventi per l’estrazione di particolari elementi chimici, nei processi di lavorazione della plastica, della gomma, della carta, di vernici, di adesivi e sono anche un prodotto della degradazione di tali materiali;
l’OCSE, per prima, nella raccomandazione del 26 maggio 1972 n. 128, ha formulato, a livello internazionale il principio «chi inquina, paga», affermando la necessità che all’inquinatore fossero imputati «i costi della prevenzione e delle azioni contro l’inquinamento come definite dall’Autorità pubblica al fine di mantenere l’ambiente in uno stato accettabile»;
Sogin ritiene che i valori rilevati oltre la soglia di legge non siano riferibili alle proprie attività, in quanto sono stati riscontrati analiti estranei al ciclo produttivo della centrale, e ribadisce che il rigoroso processo di verifiche in corso costituisce un ulteriore elemento di garanzia a tutela dell’ambiente e della popolazione;
l’avvelenamento delle acque che servono alla popolazione per bere, per l’igiene personale, per annaffiare campi e abbeverare animali da allevamento e che finiscono poi per inquinare il mare è un fenomeno preoccupante per una zona ad alta intensità abitativa, soprattutto d’estate, dove sono lamentati da anni casi di tumore, soprattutto alla tiroide, maggiori rispetto ad altre aree;
il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 ha affidato a Sogin il compito di localizzare, progettare, realizzare il parco tecnologico, comprensivo del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani, compresi quelli prodotti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro. Nel deposito, un’infrastruttura ambientale di superficie, saranno definitivamente smaltiti in massima sicurezza circa 75.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media attività e custoditi temporaneamente circa 15.000 metri cubi rifiuti ad alta attività, destinati al deposito definitivo in struttura profonda (deposito geologico). Il parco tecnologico sarà un centro di ricerca aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato;
la discarica di Borgo Montello, nata nel 1971, è cresciuta a dismisura inquinando con il suo percolato la falda acquifera sottostante e il vicino fiume Astura quello che un tempo era un tessuto agricolo sano. Attualmente è gestita da Indeco (gestore completamente privato) e Ecoambiente, società partecipata tramite Latina Ambiente che ne detiene il 51 per cento, e a sua volta partecipata dal comune di Latina per un identico 51 per cento;
i principali imputati per l’inquinamento (ancora in corso) della falda idrica sottostante la discarica sono i primi bacini del sito non impermeabilizzati e riconducibili, oggi, principalmente alla gestione partecipata del comune, Ecoambiente;
la relazione presentata dall’Arpa nel 2014 confronta i dati delle analisi sui piezometri (interni ed esterni) tra il triennio 2006-2008 e l’ultimo quadriennio 2009-2013 mostrando un lento e progressivo migrare degli inquinanti dagli «epicentri» verso zone esterne; questo farebbe sì che la sua concentrazione si abbassi negli «epicentri» andando a aumentare leggermente in zone limitrofe verso cui è avvenuta la diffusione;
nel 2014 l’operazione « Evergreen» condotta dalla procura e squadra mobile di Latina ha portato alla luce la distrazione sistematica, verso paradisi fiscali grazie a operazioni illecite, di risorse economiche destinate al fondo previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 per la realizzazione dei lavori di bonifica da effettuarsi una volta dismessa la discarica;
nel gennaio 2016 il GIP ha disposto i sigilli al sito Indeco, perché ormai saturato, nonostante la società procedesse con gli abbancamenti di rifiuti –:
se i Ministri interrogati siano informati dei fatti esposti;
quali iniziative intendano adottare affinché, per quanto di competenza, vengano accertate le cause dei valori anomali della concentrazione di cloruro di vinile e degli altri inquinanti e, individuata la sorgente contaminante, si provveda alla bonifica dei territori interessati;
se intenda promuovere, anche per il tramite dell’Istituto superiore di sanità, indagini epidemiologiche riguardo alla popolazione umana ed animale;
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza e considerato il coinvolgimento della Sogin, intendano assumere iniziative per chiarire le responsabilità e promuovere il riconoscimento dei danni economici e sanitari procurati all’ambiente ed agli abitanti del territorio interessato dall’avvelenamento delle acque;
considerato il grave inquinamento delle falde acquifere accertato nel territorio compreso tra i Borghi di Latina Sabotino e Montello, se i Ministri interrogati non ritengano opportuno escludere il sito dell’ex centrale nucleare di Latina dal novero dei siti candidati a divenire deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. (5-08093

Sud pontino sotto i riflettori!

Si ricorda chi legge che ,oltre alla interrogazione dell’On. Colletti ,recentemente è stata presentata una ulteriore interrogazione sul sud pontino dall’on. cristian iannuzzi ed altri parlamentari che tratta  altre presunte gravi illegalità riferite principalmente al territorio di sperlonga  e non solo
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 560 del 02/02/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 02/02/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BENEDETTI SILVIA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BASILIO TATIANA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/02/2016
Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

ATTO MODIFICATO IL 03/02/2016

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11909

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo presentato

Martedì 2 febbraio 2016

modificato

Mercoledì 3 febbraio 2016, seduta n. 561

CRISTIAN IANNUZZI, MASSIMILIANO BERNINI, BENEDETTI e BASILIO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
la stampa nazionale e locale, da anni, rivela come nel basso Lazio, in particolare nei comuni di Formia, Gaeta, Fondi, Itri e Sperlonga si assista a fenomeni speculativi fuori norma, grazie anche a massicci investimenti immobiliari, di probabile provenienza illecita, specialmente nel settore edilizio – turistico, che hanno comportato la distruzione di bellezze naturali di inestimabile valore ambientale e naturalistico;
già nel 2010, all’apertura dell’anno giudiziario, il presidente della corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, riprendendo quanto già affermato dall’ex procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy, evidenziava che la mafia investe nel turismo, nelle attività alberghiere e nella ristorazione e che la provenienza dei capitali costituisce l’elemento fondamentale per il monitoraggio delle infiltrazioni della malavita organizzata;
nell’articolo «Programma integrato per costruire villette. Dimenticati servizi ed edilizia sociale», apparso sul quotidiano Latina Editoriale Oggi in data 18 luglio 2015, viene mostrato come il piano integrato del 2002 avrebbe potuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi necessari per gli abitanti e riportato quanto evidenziato dal gip Mara Mattioli, nel decreto di sequestro: in generale, al piano regolatore si sono autorizzati interventi di edilizia speculativa in una percentuale volumetrica di gran lunga superiore rispetto a quella residenziale pubblica. Il programma integrato la cui approvazione è molto più semplice rispetto ad una variante urbanistica sarebbe stato usato, quindi, per eludere la procedura ordinaria di variante;
come dichiarato dall’articolo «Marcianise e dintorni» pubblicato in data 17 luglio 2015 sul quotidiano Latina Editoriale oggi, Sperlonga non è immune da fenomeni di penetrazioni malavitose. Vengono così ricordati i sequestri e le confische di beni immobili operati su ordine delle direzioni distrettuali antimafia nei confronti di appartenenti al clan del casalesi (Cipriano Chianese, re del traffico illecito di rifiuti in Campania) e manifestate preoccupazioni circa il massiccio investimento di capitali nel Piano Integrato oggetto di sequestro, da parte di numerosi soggetti e società di provenienza campana, anche in riferimento all’emergere dalle utenze, di cognomi famosi negli annali della criminalità organizzata casertana e campana;
il comune di Sperlonga è stato gestito per oltre 25 anni, direttamente ed indirettamente da Armando Cusani, prima vice-sindaco e poi sindaco di Sperlonga dall’anno 1996 all’anno 2006, consigliere comunale e capogruppo di maggioranza dai 2006 al 2014, presidente della provincia di Latina dal 2007 al 2013, anno in cui è stato sospeso in conseguenza del decreto prefettizio per applicazione della «legge Severino»;
Cusani, sembra si sia avvantaggiato dei rapporti interpersonali intercorrenti con funzionari e sindaci succedutesi e, del sostanziale vincolo di subordinazione e asservimento degli stessi al medesimo, tale da garantirsi il controllo delle attività comunali e del territorio attraverso la nomina di suoi sodali nei punti chiave dell’amministrazione comunale (sindaco, vice-sindaco, assessori e consiglieri). La stampa, riferendosi a tali fatti, ha coniato la denominazione di «sistema Cusani»;
secondo l’articolo «Sperlonga, 50 sequestri di cantieri», apparso sul Quotidiano di Latina del 15 luglio 2015, dopo anni di denunzie rimaste inascoltate, solo nel luglio 2015, grazie anche ad uno specifico esposto presentato da appartenenti all’Associazione Caponnetto, la procura della Repubblica di Latina, ha sequestrato una vasta area di circa 150.000 metri quadrati e indiziato di reato l’allora sindaco Armando Cusani il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola e il progettista storico del comune, architetto Conte dello studio Tecnè di Fondi. A giudizio della procura di Latina si sarebbe proceduto alla creazione abusiva di una vasta area lottizzata, approvata in modo illegittimo dal consiglio comunale, ed alla trasformazione di un’area destinata a parcheggio in area edificabile. Di tutto ciò, ne avrebbero goduto illegittimamente il Cusani e l’attuale sindaco pro-tempore, che ivi, hanno realizzato un palazzo e un albergo, il «Ganimede»;
per meglio inquadrare il clima di illegalità diffusa esistente nell’amministrazione del comune di Sperlonga, gli interroganti evidenziano che l’albergo «Grotta di Tiberio» in località Angolo, di proprietà del Cusani, pur essendo stato dichiarato totalmente illegale da una sentenza della Corte di cassazione (sent. n. 6768/14 della 3a sez. penale C.C.) ed essendo parte di una lottizzazione abusiva sempre sancito da parte della stessa Cassazione, non risulta agli interroganti oggetto di alcun provvedimento di confisca amministrativa o di abbattimento da parte del comune, né la regione Lazio, ancorché diffidata in tal senso dai soggetti interessati, applica i suoi poteri sostitutivi previsti dalla legge n. 47 del 1985;
tale complesso turistico si trova a ridosso del famoso sito archeologico «Grotta di Tiberio», in prossimità di un’area protetta e gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, senza che la soprintendenza sia mai intervenuta;
sembra che anche la Marina di Bazzano a Sperlonga, 80.000 metri quadrati di terreno fronte mare su una delle più belle spiagge del Lazio, di proprietà privata, sia entrata nel mirino di questo giro di interessi con l’illegittimo tentativo di espropriazione messo in atto da personaggi legati a Cusani in cui si adombrano fini di espansionismo edilizio di dubbia pubblica utilità;
secondo l’articolo del Giornale di Latina del 2 gennaio 2015 «Mazzette Sperlonga trema» risulterebbe che diversi imprenditori, davanti ai p.m. Giuseppe Miliano e Valerio De Luca e in presenza dei carabinieri avrebbero dichiarato di aver ottenuto permessi edilizi illegali dietro pagamento di mazzette o elargendo immobili a costo zero ad amministratori pubblici;
incuriosito da un atto, affisso all’albo pretorio del comune di Sperlonga (Latina), per il pagamento di diecimila euro a un legale incaricato di presentare dieci esposti-querela per diffamazione a mezzo stampa presso il tribunale di Latina, Federico Domenichelli, giornalista di Latina Editoriale Oggi, il 7 dicembre 2015 ha scoperto di essere proprio lui il destinatario di otto delle dieci denunce, mentre le altre due riguardano la giornalista Graziella di Mambro, sua collega. Le querele sono tutte del sindaco facente funzione Francescoantonio Faiola e riguardano gli articoli – inerenti all’urbanistica del borgo e alla costruzione di Sperlonga 2, la zona all’ingresso nord della città sequestrata a giugno 2015 per lottizzazione abusiva e sotto inchiesta della procura – che sono stati pubblicati tra novembre 2014 e maggio 2015, in parte su Il Quotidiano di Latina, giornale che ha cessato le pubblicazioni a gennaio 2015, e in parte su Latina Editoriale Oggi per il quale lavorano entrambi i giornalisti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riportato;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, alla luce dei gravi fatti descritti in premessa che riguardano il comune di Sperlonga;
quali iniziative, per quanto di competenza, ritengano opportuno adottare al fine di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica;
se il Governo non ritenga di intervenire immediatamente, nell’ambito delle proprie competenze, adottando iniziative volte a tutelare l’area protetta, gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, e a sollecitare l’intervento della Soprintendenza per effettuare i dovuti controlli;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per segnalare i fatti di cui in premessa alla Corte dei Conti per accertare l’eventuale danno erariale e la relativa entità, causato delle condotte illecite sopra denunciate.
(4-11909)

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