Interrogazioni

Il Senatore Vacciano ci ricorda che……………………………..

Il Senatore Vacciano ci ricorda che……………………………..

l Sen.Vacciano ci ricorda che……………………………………

Pubblicato 19 Novembre 2016 | Da admin3

 

In un post pubblicato  ieri sera il Sen.Vacciano  ci ricorda un’interrogazione ,da lui presentata insieme ad altri suoi colleghi,relativa ad una vicenda  di qualche anno fa che  coinvolse un  poliziotto della Questura di Latina che lamentò in un’intervista  che sarebbe bene riascoltare  di essere stato mobizzato per evitargli- – egli avrebbe sostenuto – di condurre alcune indagini delicate. Noi leggemmo quella interrogazione  che ci sembrò molto interessante ma nella valanga  di cose dalle quali veniamo travolti minuto dopo minuto ci é sfuggito di  informarci sul suo iter .Ora il Sen.Vacciano,che ringraziamo di cuore ,rende noto di NON  aver a tutt’oggi  ricevuta risposta alcuna.
Ritenemmo quella interrogazione estremamente interessante  perché essa tendeva a squarciare il velo sui tanti perché in provincia di Latina non si é indagato come  la situazione imponeva  ed impone.come anche riteniamo interessante  e significativo –molto significativo – il fatto che il Ministero non abbia ritenuto  di rispondere,ad oggi,alle  domande  di Vacciano e dei suoi colleghi.
Più volte  noi della Caponnetto abbiamo sollevato il problema del  funzionamento dell’impianto investigativo in provincia di Latina,denunciandone le carenze e le criticità ed arrivando,perciò,  ad inimicarci  le autorità politiche ed istituzionali pontine.
Ma questo non ci ha distolto dal nostro proposito di  chiarire una buona volta per sempre i tanti “punti oscuri” che  hanno impedito finora  di affrontare  con efficacia  la lotta contro le mafie.
Ci sembra che oggi si stiano creando le condizioni per un’inversione di rotta.Forse é troppo tardi  in quanto  il “sistema “ si é radicato e consolidato.Ma meglio tardi che mai.Non sarebbe male ,però,se il Sen.Vacciano  riproponesse quell’interrogazione  e ne inviasse una copia,appena pubblicata,al Dr.Pignatone della DDA ,oltre che al Procuratore Capo di Latina.
Qui di seguito  quella interrogazione  che ci ha ricordato il Sen.Vacciano che – ripetiamo- ringraziamo insieme a tutti gli altri suoi colleghi firmatari :

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01402

Atto n. 3-01402

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348
Trasformato

VACCIANO , SIMEONI , BULGARELLI , MOLINARI , GIROTTO , BERTOROTTA , BLUNDO , LEZZI , MANGILI , BUCCARELLA , MARTELLI , CAPPELLETTI , CASTALDI , MONTEVECCHI , MORONESE , CIOFFI , CRIMI , PETROCELLI , PUGLIA , DONNO , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , CIAMPOLILLO , MARTON , AIROLA , FATTORI , BOTTICI , CATALFO , TAVERNA , NUGNES - Al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

da un articolo de “il Fatto Quotidiano” online del 10 marzo 2014, si è venuti a conoscenza della vicenda di presunto mobbing ai danni di un ex sostituto commissario della Questura di Latina. La notizia è stata nuovamente ripresa in un successivo articolo del 6 ottobre 2014 del quotidiano, questa volta con una video intervista del poliziotto oramai in congedo dal 2013, il quale ha parlato col volto oscurato perché è stato oggetto di minacce di morte, probabilmente a seguito di alcuni sequestri patrimoniali inflitti. Per le citate intimidazioni l’ex agente è parte offesa in un procedimento penale;

la sua azione investigativa avrebbe coinvolto anche un clan pontino, affiliato ai potenti cugini Casamonica di Roma, al quale sono stati sequestrati proprietà e conti correnti per un valore di circa 8 milioni di euro. In generale, l’operato dell’ex agente si è concentrato in un arco di tempo compreso tra il 2005 e il 2011, durante il quale ha portato a termine un totale di 60 operazioni conclusesi con confische e sequestri di beni mobili e immobili per circa 500 milioni, togliendo materialmente mezzi e strumenti alle attività criminali e, inoltre, il 70-80 per cento di questi provvedimenti sono stati già confermati in grado di Cassazione. La condotta eccellente del poliziotto pontino è stata premiata con encomi e avanzamenti di carriera, tuttavia dal 2011 la sua situazione è cambiata e gli sono stati imposti il fermo alle attività investigative, il cambiamento di mansione, il trasferimento di ufficio e un provvedimento disciplinare, che però venne annullato dal Tar del Lazio dopo un suo ricorso;

questi fatti sono stati delineati in un esposto presentato dall’ex agente alla Procura di Latina e al Ministro dell’interno e al capo della Polizia. Al procuratore capo di Latina nel marzo 2012 venivano consegnati gli ultimi 2 lavori che l’ex poliziotto aveva concluso, indagini depositate a gennaio dello stesso anno alla dirigente dell’ufficio a cui faceva capo l’ex sostituto commissario. Per far sì che potessero essere accettati dal Tribunale era indispensabile una firma del questore, che non arrivò in tale circostanza. Queste indagini, in seguito, furono consegnate nel giugno 2012 alla Procura della Repubblica di Latina dal questore, senza essere messe in relazione con il poliziotto che ne lamenta la paternità. A quanto risulta agli interroganti sono rimaste le uniche 2 operazioni depositate dalla Questura di Latina al Tribunale per tutto il 2012;

nella parte dell’intervista in cui il poliziotto parla dello stop ricevuto alle sue indagini nel 2011, viene fatta menzione di avvicendamenti e insediamenti, a cui viene, a giudizio degli interroganti, spontaneo associare il passaggio del testimone per la dirigenza della Questura di Latina del 3 ottobre 2011, ossia da Nicolò D’Angelo ad Alberto Intini;

considerato che:

un cambio di vertice al comando della squadra mobile della Questura di Roma, che ha casualmente comportato un cambiamento nella conduzione delle indagini, lo si ritrova, a parere degli interroganti, lungo l’orizzonte temporale degli eventi che accaddero tra Ostia e Fiumicino nel dietro le quinte di 2 importanti operazioni di polizia denominate “Black Rain” e “Anco Marzio”. Altra circostanza in cui Alberto Intini succede a Nicolò D’Angelo, nel luglio 2003. In quest’altra vicenda, vita e carriera di 6 agenti della Polaria, polizia giudiziaria della frontiera aerea dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che collaboravano per queste 2 indagini dirette dalla mobile di Roma, sono state segnate da provvedimenti sanzionatori e disciplinari, poi riconosciuti immeritati, ai quali ad oggi non si è posto rimedio;

da un articolo de “il Giornale” del 15 agosto 2007, si apprende da un’intervista ad uno dei 6 agenti della Polaria: “Nel febbraio 2003 scrivemmo un’informativa sugli insediamenti mafiosi sul litorale e i collegamenti con alcuni paesi dell’America Latina. La DDA per due volte chiese di mandare due di noi in Costarica e Brasile. Tutte e due le volte la missione abortì. A settembre ci allontanarono dall’operazione senza motivo. Si cominciò a parlare di lettere anonime inviate al ministero per screditare la nostra immagine di credibilità. Stranamente nel febbraio del 2004 ci richiamarono in servizio per chiudere, a novembre, l’operazione Anco Marzio”;

gli stessi agenti, come riferisce lo stesso quotidiano in un articolo del 7 agosto 2007 sarebbero stati “accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo Da Vinci”;

i 6 agenti della Polaria hanno collaborato con alcune unità della squadra mobile di Roma per l’operazione denominata Black Rain che “viene inspiegabilmente ridotta a troncone dell’inchiesta Anco Marzio che punta, invece, su estorsioni e videopoker“, come riportato in una notizia del “Il Messaggero” del 24 aprile 2008. “Quando il cerchio si sta per stringere, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato”, esclama Filippo Bertolami, responsabile legale dell’Anip – Italia Sicura, nello stesso articolo de “Il Giornale” dell’agosto 2007;

nelle fonti menzionate si persevera sulla linea che l’operazione Anco Marzio, un successo per la lotta a videopokered estorsioni, non ha portato frutti per quanto concerne l’azzeramento dell’asse di traffico di droga che va dal sud America al litorale romano. “La Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani” (“Il Giornale” del 26 aprile 2008);

i suddetti poliziotti hanno anche depositato un ricorso in autotutela al capo della Polizia, che fino ad oggi non ha avuto alcuna risposta;

considerato infine che a parere degli interroganti dalle varie vicissitudini occorse nelle questure di cui si sono esposti i fatti, è indubbio che siano previsti dei meccanismi di valutazione interni al corpo di Polizia e che questi debbano essere utilizzati nella maniera più puntuale, chiara e rapida possibile, di modo che venga scalzata qualsiasi ombra su agenti, dirigenti o addirittura questori, gli stessi che sono chiamati a rappresentare il Ministero dell’interno e a garantire la legalità sul territorio nazionale. Quanto più le persone chiamate a svolgere questo compito saranno al di fuori anche del legittimo sospetto, tanto più le stesse istituzioni godranno della fiducia dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, visto il documento inviato al Ministero nel 2012;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di proteggere l’incolumità dell’ex poliziotto che prestava servizio presso la Questura di Latina, date le minacce di morte che avrebbe ricevuto a causa dei provvedimenti patrimoniali inflitti a seguito delle indagini da lui condotte, quando comunque era ancora alle dipendenze della Polizia di Stato e quindi del Ministero;

quali siano i motivi che hanno comportato l’interruzione di indagini condotte con successo dagli agenti investigativi a cui sono seguiti cambiamento di mansione, trasferimento di ufficio nonché provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che nel caso dell’ex sostituto commissario della Questura di Latina il Tar del Lazio ha provveduto ad annullare;

quali iniziative di propria competenza intenda adottare per assicurare sistemi valutativi del personale delle forze di polizia, garantendo anche rapidità di riscontro sia nel caso di negligenze che di merito.

Interrogazione a risposta orale 3-03329 presentata da IVANA SIMEONI

giovedì 24 novembre 2016, seduta n.730
SIMEONI, FUCKSIA – Ai Ministri dell’interno e della salute – Premesso che:
la cooperativa “ArteInsieme”, operante ad Itri (Latina), sarebbe risultata aggiudicataria di gara pubblica bandita dalla Prefettura di Latina finalizzata ad assicurare servizi di accoglienza ai migranti richiedenti protezione internazionale, ed avrebbe, da subito, evidenziato numerose criticità relative alla capacità di offrire adeguata assistenza ai migranti. Invero, già sotto il profilo della necessaria esperienza pregressa richiesta in sede di presentazione delle domande di partecipazione, si rende doveroso evidenziare che la cooperativa non aveva prestato in precedenza servizi in ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), ovvero in progetti di accoglienza similari; l’unico centro di accoglienza a Itri attrezzato in tal senso è, per onore di verità, gestito unicamente dal Comune;
la struttura individuata dalla cooperativa per offrire assistenza sarebbe stata indicata nell’ex albergo “Montefusco”, peraltro ubicata in una località isolata di montagna e lontana molti chilometri dal centro abitato. Si aggiunga che la struttura versava, al momento della presentazione del progetto, in totale stato di abbandono da anni; si sono resi, pertanto, necessari lavori di adeguamento che ad oggi risultano essere ancora provvisori, e sussisterebbero inoltre plurime criticità, anche in mancanza del rispetto delle norme di legge in materia di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro;
si evidenzia, in proposito, che la struttura risulterebbe priva dei necessari allacci per l’erogazione dell’acqua e del metano, come anche dell’opportuno impianto di depurazione dell’acqua; ne discende, pertanto, che il carico d’acqua raccolto tramite autobotte risulterebbe non potabile e di conseguenza non adeguato per gli usi di cucina. Ancora, non risulterebbe essere stato predisposto un piano antincendio, così come non figurerebbe alcuna scala di emergenza; gli unici estintori in dotazione sarebbero quelli presenti al tempo della diversa destinazione dello stabile e quindi non revisionati da anni;
considerato che:
oltre alle carenze in merito alla struttura preposta, la cooperativa ArteInsieme non risulterebbe ottemperare a molti altri dei requisiti richiesti nel bando di gara, giacché il personale in organico non possiederebbe le competenze necessarie ad offrire un’adeguata assistenza ai beneficiari del servizio;
in primo luogo non sussisterebbero competenze in materia di mediazione linguistico-culturale: il bando, in proposito, dispone specificatamente che il servizio di mediazione linguistico-culturale debba essere effettuato mediante la copertura delle principali lingue parlate dai cittadini extracomunitari. Ad oltre 5 mesi di distanza dall’avvio del progetto, non risulterebbe la presenza di alcun mediatore linguistico-culturale in possesso dei requisiti previsti;
del pari, risulterebbe insussistente anche il servizio di assistenza legale precipuamente specializzato nella normativa concernente l’immigrazione, i diritti e i doveri, nonché la condizione dello straniero. L’unico avvocato a disposizione non presenterebbe alcuna esperienza precedente in merito e non presterebbe patrocinio per un tempo da ritenersi adeguato a fronteggiare le necessità dei migranti: sembrerebbe infatti che si palesi presso le strutture di accoglienza con una frequenza di una, due volte al mese;
non sarebbe inoltre presente un sostegno socio-psicologico adeguato, dacché l’unica operatrice è laureata in Psicologia ma non risulterebbe abilitata all’esercizio della professione; in aggiunta, sarebbe chiamata a prestare servizio per circa 10 ore settimanali, un tempo, ad avviso degli interroganti, non sufficiente se rapportato ai circa 120 immigrati presenti nel progetto;
tali carenze, hanno comportato una serie di gravi ripercussioni, prime fra tutte la cooperativa non sarebbe stata in grado di procedere alla presentazione del modello C3 presso la Questura di Latina, senza il quale gli immigrati ospitati nella struttura non possono ottenere il documento di riconoscimento, corredato di foto, che attesti lo status di richiedenti protezione internazionale, vedendosi, di conseguenza, anche impossibilitati a formalizzare l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se il Ministro dell’interno non intenda verificare la correttezza di tutte le procedure amministrative seguite nell’assegnazione dell’appalto alla cooperativa ArteInsieme, nonché la sussistenza di tutti i requisiti previsti dal bando di gara, con particolare riguardo a quanto disciplinato al punto 7.7 in merito all’iscrizione della cooperativa al registro delle imprese della Camera di commercio territoriale;
se non intendano valutare l’invio di ispettori ministeriali affinché siano verificati lo stato, il corretto funzionamento e le condizioni igienico-sanitarie della struttura di accoglienza, l’attuale condizione di vita e di salute dei migranti ospitati;
se il Ministro della salute non intenda, provvedere affinché sia verificato l’ avvenuto espletamento dello screening virale obbligatorio per HIV, HCV B, HCV C e tubercolina.
(3-03329)

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.QUESTA INTERROGAZIONE PONE PROBLEMI SERI E DELICATI,OLTRECHE’ IMPORTANTISSIMI ,COME LA PARCELLIZZAZIONE DELLE INDAGINI E LA NECESSITA’ DI UN RACCORDO FRA PROCURE CIRCONDARIALI E DDA.

QUELLO CHE HA ,POI, ATTIRATO DI PIU’ LA NOSTRA ATTENZIONE  E’ IL RIFERIMENTO
A  SOGGETTI IL CUI RUOLO,SE LE NOTIZIE FOSSERO FONDATE,POTREBBE
CONDIZIONARE LA VITA  DELL’INTERA PROVINCIA DI LATINA,POLITICA,SOCIALE ED
ANCHE ECONOMICA .
GLI INTERROGANTI INFATTI SCRIVONO
“nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi,assiduamente
frequentati sia da politici  locali e nazionali sia da ex generali e
magistrati” ED AGGIUNGONO “Tali frequentazioni  ingenerano forti
perplessità,in particolare stante  la presenza di soggetti di cui si
ipotizza l’appartenenza  ai clan camorristi,nello specifico al clan
Gaglione-Moccia”.Non abbiamo ben compreso  se i senatori interroganti si
riferiscano alla  contemporanea frequentazione dello stesso luogo da parte
di “politici locali e nazionali,ex generali  e magistrati” e “soggetti di
cui  sui ipotizza  l’appartenenza  ai clan camorristi,nello  specifico al
clan Gaglione-Moccia “-Questo é un punto sul quale  bisogna fare assoluta
chiarezza perché ,se dovesse risultare  fondata questa notizia,la si
dovrebbe leggere,proprio per evitare quella “parcellizzazione” delle
indagini di cui  più sopra,in un quadro più generale e che comprenda:
a) le dichiarazioni del Procuratore Prestipino riportate da Il Fatto
nell’articolo “Mafia Capitale e la palude
pontina………………………;
b) i presunti impedimenti  che sarebbero stati frapposti ad  un ex
funzionario della Questura di Latina a continuare  a svolgere indagini
delicate;
c) tutto quanto sta venendo fuori dall’inchiesta “Olimpia” di Latina  dove
sono  apparsi,se pur marginalmente ,soggetti  provenienti dai Servizi.
Mettendo tutto insieme e guardando il tutto con  un’ottica unitaria  e
niente affatto “parcellizzata”,potrebbe venire fuori -sempre che il tutto
risultasse  fondato-un quadro inquietante  che vedrebbe come attori
“politici locali e nazionali,ex generali e magistrati” e “soggetti di cui si
ipotizza l’appartenenza  ai clan camorristi”.Quel” gruppo”,”sodalizio”   o
come altro lo hanno  chiamato  che ha costituito  la materia di una domanda
specifica fatta  al Questore di Latina nella sua audizione  alla Commissione
Parlamentare antimafia,domanda alla quale il Questore ha risposto
negativamente.
Noi,invece,riteniamo che proprio su  tutto quanto sopra  DNA E
DDA,servendosi dei Corpi speciali centrali,dovrebbero disporre  accurate
indagini in quanto non é la prima volta che si sente parlare di soggetti
estranei che  opererebbero  in provincia di Latina.Ne hanno parlato
,infatti,giornali campani che  fecero  riferimento ad incontri che sarebbero
stati fatti in “una villa di Gaeta “,ne ha parlato  qualcuno  durante le
vicende del “caso Fondi” che  accennò a “servizi deviati” e così via.

Intanto leggiamoci insieme l’interrogazione  presentata a luglio scorso  dai
senatori pentastellati,uno dei quali,Giarrusso,componente della Commissione
Parlamentare Antimafia:

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.
SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI.ECC.

PESANTI INTERROGATIVI

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102
Atto n. 4-06102
Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA ,
LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla
penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed
anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;
la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre
associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante
situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi
attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a
ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come
Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che
non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e
turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009,
sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti
criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio,
impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che
indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalit
organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo
radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura
distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace
coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;
gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano
infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e
trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014,
sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e
minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del
magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul
fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficolt
riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso
locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che
sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando,
forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe
urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di
riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice
Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni
impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della
crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata
un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50
unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari
sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere
appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei
luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;
le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla
proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di
presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”,
a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale,
si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi
politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di
Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata
del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che,
se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto.
Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe
registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attivit
economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e
l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso
i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in
Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto
proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto
di attenzione da parte della magistratura;
l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente
interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la
zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è
vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più
frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa,
avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e
politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da
parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali,
anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi
agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali
sia da ex generali e magistrati;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante
la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan
camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio,
non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni
locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio,
riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per
svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione
della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente
qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con
serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle
rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte
indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;
quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano
assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime
ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti
della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti
quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere
inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;
se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di
competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le
recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine
di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di
Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o
politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;
se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario
attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo
alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di
competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso
gli uffici giudiziari pontini.

 

A COSA SERVONO GLI ATTI PARLAMENTARI?

Eccole qua, due interrogazioni alle quali non ho mai avuto risposta:

Settembre 2013: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText…

Altro…

Interrogazione Parlamentare Dell’on. Mattiello Sul Ruolo Di Melaragni nell’affare Latina Calcio

Interrogazione Parlamentare Dell’on. Mattiello Sul Ruolo Di Melaragni nell’affare Latina Calcio

 

Interrogazione Parlamentare Dell’on. Mattiello Sul Ruolo Di Melaragni nell’affare Latina Calcio

di Marco Omizzolo

Giovedì 17 novembre 2016

L’on. Davide Mattiello, membro della Commissione parlamentare Antimafia, considerando la recente e brillante operazione Olimpia eseguita dalla Procura della Repubblica di Latina insieme al Comando provinciale dei Carabinieri, presenta una interrogazione rivolta al Ministero dell’Interno.

Un’interrogazione quanto mai opportuna considerando l’evidente intreccio di poteri, funzioni e personaggi politici, imprenditori e liberi professionisti che, in modo coordinato, gestivano illecitamente, secondo modalità che ha condotto molti a parlare di “Sistema Latina”, appalti e affari di varia natura, spesso attraverso intimidazioni e minacce, almeno stando a quanto emerso dalle intercettazioni pubblicate sulla stampa. Forme intimidatorie volte ad avvantaggiare in particolare società e imprese varie ad evidente danno dell’interesse pubblico.

L’operazione Olimpia ha prodotto quindici arresti, tra cui l’ex Sindaco di Latina di Fratelli d’Italia, Giovanni Di Giorgi, una richiesta di autorizzazione a procedere per il deputato di Fratelli d’Italia Pasquale Maietta, presidente anche del Latina Calcio, società già al centro di numerose inchieste giornalisticherispetto a gestioni allegre sia della struttura sportiva che dello spogliatoio e numerosi altri soggetti che per anni hanno avuto a disposizione in modo pressoché esclusivo le chiavi economiche e politiche della città di Latina. Tra questi per esempio sono stati arrestati l’imprenditore ed ex consigliere comunale di Forza Italia, Vincenzo Malvaso, di origine calabrese, e l’ex coordinatore provinciale di Forza Italia nonché già assessore all’urbanistica della passata amministrazione, Giuseppe Di Rubbo.

Secondo l’accusa si è in sostanza determinata una concentrazione di poteri e interessi economico-politici, in alcuni casi legati anche ad esponenti della malavita locale come il noto clan Ciarelli-Di Silvio, in parte sgominato da un’altra brillante operazione di polizia (operazione Don’t touch). Concentrazione che ha prodotto spesso malaffare, gestione clientelare, politiche urbanistiche a vantaggio dei privati e carriere politiche vertiginose.

Alcune inchieste giornalistiche già in passato avevano determinato reazioni “scorbutiche” da parte della tifoseria del Latina calcio, anzi in realtà reazioni pienamente intimidatorie, come nell’agire classico di chi alla cultura del rispetto e della legalità preferisce quella della prevaricazione e della prepotenza.

Tra gli indagati dell’inchiesta Olimpia non ci sono solo l’ex sindaco, dirigenti pubblici e molti ex amministratori ma anche molti professionisti e imprenditori. Sono infatti 53 gli indagati che compaiono nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Latina Mara Mattioli.

Dunque ora arriva per fare ulteriore chiarezza l’interrogazione dell’on. Mattiello, che affronta l’intreccio tra istituzioni e affari.

Mattiello ricorda in primis la brillante operazione Olimpia della Procura di Latina, scattata il 14 Novembre, che ha portato in carcere, tra gli altri, Gianfranco Melaragni, che insieme ad altri arrestati o indagati, è accusato di aver fatto dello stadio Francioni di Latina l’epicentro di una attività criminale protrattasi per anni.

Il parlamentare membro della Commissione giustizia e antimafia ricorda inoltre i contenuti piuttosto espliciti delle intercettazioni rese pubbliche con l’ordinanza di arresto, le quali sembrano confermare un episodio già noto alla Commissione parlamentare antimafia relativo all’interrogazione “circostanziata” dal Melaragni e firmata dall’on. Maietta, del novembre del 2014, volta a mettere pesantemente in discussione l’operato del dott. De Matteis all’epoca da poco divenuto Questore di Latina al posto del dott. Intini, ora questore di Firenze, il cui “torto” sarebbe stato, almeno secondo il Melaragni, quello di sollevare dubbi sulla trasparenza nella gestione dello stadio Francioni e del Latina Calcio. Latina Calcio, come noto e come ricordiamo ancora, di cui è presidente l’on. Maietta.

Per questa ragione, considerando l’importante funzione dell’Osservatorio nazionale sulle Manifestazioni Sportive, del quale il dott. Melaragni è membro in rappresentanza della Procura FIGC, avente ad oggetto la valutazione sulla sicurezza delle manifestazioni sportive, il quale ha dirette e concrete conseguenze, per esempio, sulle condizioni di utilizzabilità di dette strutture, l’on. Mattiello domanda cosa il Ministro Alfano intenda fare per verificare l’operato del Melaragni all’interno dell’Osservatorio e se non ritenga opportuno chiedere le dimissioni immediate dello stesso dall’Osservatorio medesimo.

Ora spetta al Ministero rispondere all’on. Mattiello e nel caso risolvere il problema Melaragni e alla Giunta per le autorizzazioni a procedere decidere se procedere con l’arresto dell’on. Maietta o meno. Intanto la giustizia va avanti e con essa un’opera di bonifica morale, politica ed economica della città di Latina.

Per scaricare per intero l’interrogazione clicca qui

Per scaricare per intero l’ordinanza clicca qui


fonte:http://www.tempi-moderni.net/

Il Sen.Vacciano ci ricorda che……………………………………

 

In un post pubblicato  ieri sera il Sen.Vacciano  ci ricorda un’interrogazione ,da lui presentata insieme ad altri suoi colleghi,relativa ad una vicenda  di qualche anno fa che  coinvolse un  poliziotto della Questura di Latina che lamentò in un’intervista  che sarebbe bene riascoltare  di essere stato mobizzato per evitargli- – egli avrebbe sostenuto – di condurre alcune indagini delicate. Noi leggemmo quella interrogazione  che ci sembrò molto interessante ma nella valanga  di cose dalle quali veniamo travolti minuto dopo minuto ci é sfuggito di  informarci sul suo iter .Ora il Sen.Vacciano,che ringraziamo di cuore ,rende noto di NON  aver a tutt’oggi  ricevuta risposta alcuna.
Ritenemmo quella interrogazione estremamente interessante  perché essa tendeva a squarciare il velo sui tanti perché in provincia di Latina non si é indagato come  la situazione imponeva  ed impone.come anche riteniamo interessante  e significativo –molto significativo – il fatto che il Ministero non abbia ritenuto  di rispondere,ad oggi,alle  domande  di Vacciano e dei suoi colleghi.
Più volte  noi della Caponnetto abbiamo sollevato il problema del  funzionamento dell’impianto investigativo in provincia di Latina,denunciandone le carenze e le criticità ed arrivando,perciò,  ad inimicarci  le autorità politiche ed istituzionali pontine.
Ma questo non ci ha distolto dal nostro proposito di  chiarire una buona volta per sempre i tanti “punti oscuri” che  hanno impedito finora  di affrontare  con efficacia  la lotta contro le mafie.
Ci sembra che oggi si stiano creando le condizioni per un’inversione di rotta.Forse é troppo tardi  in quanto  il “sistema “ si é radicato e consolidato.Ma meglio tardi che mai.Non sarebbe male ,però,se il Sen.Vacciano  riproponesse quell’interrogazione  e ne inviasse una copia,appena pubblicata,al Dr.Pignatone della DDA ,oltre che al Procuratore Capo di Latina.
Qui di seguito  quella interrogazione  che ci ha ricordato il Sen.Vacciano che – ripetiamo- ringraziamo insieme a tutti gli altri suoi colleghi firmatari :

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01402 

Atto n. 3-01402

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348
Trasformato

VACCIANO , SIMEONI , BULGARELLI , MOLINARI , GIROTTO , BERTOROTTA , BLUNDO , LEZZI , MANGILI , BUCCARELLA , MARTELLI , CAPPELLETTI , CASTALDI , MONTEVECCHI , MORONESE , CIOFFI , CRIMI , PETROCELLI , PUGLIA , DONNO , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , CIAMPOLILLO , MARTON , AIROLA , FATTORI , BOTTICI , CATALFO , TAVERNA , NUGNES - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che:

da un articolo de “il Fatto Quotidiano” online del 10 marzo 2014, si è venuti a conoscenza della vicenda di presunto mobbing ai danni di un ex sostituto commissario della Questura di Latina. La notizia è stata nuovamente ripresa in un successivo articolo del 6 ottobre 2014 del quotidiano, questa volta con una video intervista del poliziotto oramai in congedo dal 2013, il quale ha parlato col volto oscurato perché è stato oggetto di minacce di morte, probabilmente a seguito di alcuni sequestri patrimoniali inflitti. Per le citate intimidazioni l’ex agente è parte offesa in un procedimento penale;

la sua azione investigativa avrebbe coinvolto anche un clan pontino, affiliato ai potenti cugini Casamonica di Roma, al quale sono stati sequestrati proprietà e conti correnti per un valore di circa 8 milioni di euro. In generale, l’operato dell’ex agente si è concentrato in un arco di tempo compreso tra il 2005 e il 2011, durante il quale ha portato a termine un totale di 60 operazioni conclusesi con confische e sequestri di beni mobili e immobili per circa 500 milioni, togliendo materialmente mezzi e strumenti alle attività criminali e, inoltre, il 70-80 per cento di questi provvedimenti sono stati già confermati in grado di Cassazione. La condotta eccellente del poliziotto pontino è stata premiata con encomi e avanzamenti di carriera, tuttavia dal 2011 la sua situazione è cambiata e gli sono stati imposti il fermo alle attività investigative, il cambiamento di mansione, il trasferimento di ufficio e un provvedimento disciplinare, che però venne annullato dal Tar del Lazio dopo un suo ricorso;

questi fatti sono stati delineati in un esposto presentato dall’ex agente alla Procura di Latina e al Ministro dell’interno e al capo della Polizia. Al procuratore capo di Latina nel marzo 2012 venivano consegnati gli ultimi 2 lavori che l’ex poliziotto aveva concluso, indagini depositate a gennaio dello stesso anno alla dirigente dell’ufficio a cui faceva capo l’ex sostituto commissario. Per far sì che potessero essere accettati dal Tribunale era indispensabile una firma del questore, che non arrivò in tale circostanza. Queste indagini, in seguito, furono consegnate nel giugno 2012 alla Procura della Repubblica di Latina dal questore, senza essere messe in relazione con il poliziotto che ne lamenta la paternità. A quanto risulta agli interroganti sono rimaste le uniche 2 operazioni depositate dalla Questura di Latina al Tribunale per tutto il 2012;

nella parte dell’intervista in cui il poliziotto parla dello stop ricevuto alle sue indagini nel 2011, viene fatta menzione di avvicendamenti e insediamenti, a cui viene, a giudizio degli interroganti, spontaneo associare il passaggio del testimone per la dirigenza della Questura di Latina del 3 ottobre 2011, ossia da Nicolò D’Angelo ad Alberto Intini;

considerato che:

un cambio di vertice al comando della squadra mobile della Questura di Roma, che ha casualmente comportato un cambiamento nella conduzione delle indagini, lo si ritrova, a parere degli interroganti, lungo l’orizzonte temporale degli eventi che accaddero tra Ostia e Fiumicino nel dietro le quinte di 2 importanti operazioni di polizia denominate “Black Rain” e “Anco Marzio”. Altra circostanza in cui Alberto Intini succede a Nicolò D’Angelo, nel luglio 2003. In quest’altra vicenda, vita e carriera di 6 agenti della Polaria, polizia giudiziaria della frontiera aerea dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che collaboravano per queste 2 indagini dirette dalla mobile di Roma, sono state segnate da provvedimenti sanzionatori e disciplinari, poi riconosciuti immeritati, ai quali ad oggi non si è posto rimedio;

da un articolo de “il Giornale” del 15 agosto 2007, si apprende da un’intervista ad uno dei 6 agenti della Polaria: “Nel febbraio 2003 scrivemmo un’informativa sugli insediamenti mafiosi sul litorale e i collegamenti con alcuni paesi dell’America Latina. La DDA per due volte chiese di mandare due di noi in Costarica e Brasile. Tutte e due le volte la missione abortì. A settembre ci allontanarono dall’operazione senza motivo. Si cominciò a parlare di lettere anonime inviate al ministero per screditare la nostra immagine di credibilità. Stranamente nel febbraio del 2004 ci richiamarono in servizio per chiudere, a novembre, l’operazione Anco Marzio”;

gli stessi agenti, come riferisce lo stesso quotidiano in un articolo del 7 agosto 2007 sarebbero stati “accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo Da Vinci”;

i 6 agenti della Polaria hanno collaborato con alcune unità della squadra mobile di Roma per l’operazione denominata Black Rain che “viene inspiegabilmente ridotta a troncone dell’inchiesta Anco Marzio che punta, invece, su estorsioni e videopoker“, come riportato in una notizia del “Il Messaggero” del 24 aprile 2008. “Quando il cerchio si sta per stringere, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato”, esclama Filippo Bertolami, responsabile legale dell’Anip – Italia Sicura, nello stesso articolo de “Il Giornale” dell’agosto 2007;

nelle fonti menzionate si persevera sulla linea che l’operazione Anco Marzio, un successo per la lotta a videopoker ed estorsioni, non ha portato frutti per quanto concerne l’azzeramento dell’asse di traffico di droga che va dal sud America al litorale romano. “La Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani” (“Il Giornale” del 26 aprile 2008);

i suddetti poliziotti hanno anche depositato un ricorso in autotutela al capo della Polizia, che fino ad oggi non ha avuto alcuna risposta;

considerato infine che a parere degli interroganti dalle varie vicissitudini occorse nelle questure di cui si sono esposti i fatti, è indubbio che siano previsti dei meccanismi di valutazione interni al corpo di Polizia e che questi debbano essere utilizzati nella maniera più puntuale, chiara e rapida possibile, di modo che venga scalzata qualsiasi ombra su agenti, dirigenti o addirittura questori, gli stessi che sono chiamati a rappresentare il Ministero dell’interno e a garantire la legalità sul territorio nazionale. Quanto più le persone chiamate a svolgere questo compito saranno al di fuori anche del legittimo sospetto, tanto più le stesse istituzioni godranno della fiducia dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, visto il documento inviato al Ministero nel 2012;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di proteggere l’incolumità dell’ex poliziotto che prestava servizio presso la Questura di Latina, date le minacce di morte che avrebbe ricevuto a causa dei provvedimenti patrimoniali inflitti a seguito delle indagini da lui condotte, quando comunque era ancora alle dipendenze della Polizia di Stato e quindi del Ministero;

quali siano i motivi che hanno comportato l’interruzione di indagini condotte con successo dagli agenti investigativi a cui sono seguiti cambiamento di mansione, trasferimento di ufficio nonché provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che nel caso dell’ex sostituto commissario della Questura di Latina il Tar del Lazio ha provveduto ad annullare;

quali iniziative di propria competenza intenda adottare per assicurare sistemi valutativi del personale delle forze di polizia, garantendo anche rapidità di riscontro sia nel caso di negligenze che di merito.

.Interrogazione Senatrice Ivana Simeoni

.Interrogazione  Senatrice Ivana Simeoni

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06614 

Atto n. 4-06614

Pubblicato il 8 novembre 2016, nella seduta n. 716

SIMEONI - Ai Ministri della difesa e della giustizia. - 

Premesso che secondo quanto risulta all’interrogante:

il 30 marzo 2016, i Carabinieri del comando di Borgo Grappa, supportati da quelli del Nucleo operativo radiomobile di Latina, hanno tratto in arresto l’imprenditore formiano Vincenzo Zangrillo in flagranza di reato, mentre si trovata a bordo di una betoniera, risultata rubata. L’accusa contestagli è quella di riciclaggio, in quanto la punzonatura del numero di matricola del mezzo risultava contraffatta, al pari della targa;

Vincenzo Zangrillo è un nome noto nel basso Lazio, in quanto risultato indagato in numerose indagini: a partire dai primi anni della sua attività di carrozziere, quando è stato indagato per punzonature illegali sui telai di alcune motrici, fino al ’93, quando è stato denunciato dalla Polizia stradale di Latina per riciclaggio e contraffazione, e nel ’94, ancora dalla Polizia stradale, per ricettazione. Nel 2002, viene indagato per associazione a delinquere in un traffico di tabacchi. Ancora, si succedono denunce per truffa sui mancati pedaggi autostradali tra il 2004 e il 2008, giungendo all’arresto, nel 2009, per associazione a delinquere, finalizzata alla ricettazione e alla truffa alle compagnie assicurative;

il 12 novembre 2015, gli investigatori della Direzione investigativa antimafia (DIA) del centro operativo di Roma hanno sequestrato nelle province di Latina, Frosinone, Napoli, Caserta e Isernia, su disposizione del Tribunale di Latina, oltre 200 camion, 2 cave di marmo, società, terreni e immobili riconducibili a Vincenzo Zangrillo, cui fanno, altresì, capo società operanti nel trasporto merci su strada, smaltimento rifiuti e commercio di autovetture, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro;

gli inquirenti avrebbero avviato le indagini insospettiti dalla inspiegabile espansione economica dell’imprenditore che, nel corso degli anni, avrebbe intrapreso attività in svariati settori commerciali, divenendo titolare, direttamente o indirettamente, di numerose società operanti nella gestione di cave di marmo, nel trasporto di merci su strada, nel commercio all’ingrosso di materiali da costruzione, nello smaltimento di rifiuti, nella locazione immobiliare e nel commercio di automezzi;

le investigazioni condotte dagli uomini della DIA di Roma avrebbero consentito di dimostrare il nesso tra l’espansione del patrimonio individuale e imprenditoriale e le attività illecite commesse da Zangrillo nel corso degli anni. Invero, l’imprenditore, come emerso dalle indagini degli inquirenti, oltre a frequentare e ad avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei Casalesi, risulterebbe destinatario di numerosi precedenti penali, tra cui associazione a delinquere, riciclaggio e traffico internazionale di autoveicoli, nonché di denunce a proprio carico per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di rifiuti illeciti ed insolvenza fraudolenta, per aver accumulato nel corso degli anni mancati pagamenti dei pedaggi autostradali perpetrati dai camion ad uso delle società a questi riconducibili;

le verifiche degli inquirenti avrebbero altresì evidenziato come il patrimonio fosse cresciuto parallelamente alle attività criminali contestate allo Zangrillo, sino a raggiungere le dimensioni attuali, mediante le assidue frequentazioni e rapporti d’affari da questi intessuti con imprese controllate dal clan dei Casalesi, godendo, inoltre, del supporto di altri clan, quali Bidognetti, Schiavone e Mendico;

il quadro fin qui delineato, da cui emergerebbe l’incontestabile caratura delinquenziale di Zangrillo, deve necessariamente leggersi anche in considerazione dei suoi legami di parentela. I fratelli Pietro e Raffaele sarebbero, invero, appartenenti alle forze dell’ordine: Pietro Zangrillo, oggi in pensione, ha indossato la divisa dell’Arma, operando soprattutto in Campania, prestando servizio negli ultimi anni della sua carriera nell’area di Carinola e quindi di Mondragone, dove fu trasferito e dove risulta tuttora domiciliato; Raffaele Zangrillo, invece, ancora in servizio ed in organico, opera con compiti di polizia giudiziaria, presso la tenenza di Gaeta;

considerato che:

all’indomani dell’ingente sequestro di beni a carico di Vincenzo Zangrillo, la notizia veniva riportata da pressoché tutti i media nazionali e locali, quali la testata on line “H24 Notizie di Latina”, che citava nell’articolo anche i fratelli dell’imprenditore ed in particolar la circostanza che Raffaele Zangrillo svolgesse mansioni di ufficiale di Polizia giudiziaria presso la Tenenza di Gaeta, pur tuttavia specificando che i fratelli di Vincenzo Zangrillo non figuravano in alcun modo indagati;

nella giornata di sabato 8 ottobre, il Tribunale di Cassino avrebbe ordinato il sequestro preventivo di due pagine del citato articolo a firma dei giornalisti Adriano Pagano e Francesco Furlan, in quanto iscritti nel registro degli indagati per il reato di diffamazione, a seguito di denunzia presentata dal maresciallo Zangrillo;

il decreto di sequestro preventivo sarebbe stato consegnato ai destinatari da un carabiniere collega di Raffaele Zangrillo, sollevando legittimamente nell’interrogante la perplessità riguardante l’opportunità da parte della Procura di Cassino, al fine di fugare qualsivoglia dubbio in merito alla bontà e liceità dell’operazione, di delegare le indagini ad altro corpo di Polizia, giacché nella vicenda risulta essere coinvolto un carabiniere, quale denunziante;

tale circostanza solleva, altresì, a parere dell’interrogante imbarazzo in capo ai superiori gerarchici del maresciallo Zangrillo, in quanto si profila l’inopportunità che lo stesso continui a svolgere attività di Polizia giudiziaria nel territorio di influenza del fratello pregiudicato;

considerato inoltre che le perplessità legittimamente sorte in merito alle attività criminose ed ai rapporti familiari di Zangrillo sono stati già oggetto di intervento parlamentare con interrogazione a risposta scritta 4-11249 del 24 novembre 2015, presentata alla Camera dei deputati, in cui si sollevava il problema dell’allarmante situazione criminale in atto nei territori del Sud Pontino (si veda anche l’interrogazione del Senato 4-04072 del 9 giugno 2015), sede di plurimi sequestri di beni da parte di reparti speciali delle forze di polizia appartenenti ad altre regioni, nonché sollecitando interventi volti ad ovviare alla mancanza di un efficace contrasto alle mafie da parte degli organi istituzionali locali,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti di propria competenza il Ministro della difesa reputi opportuno adottare a carico dei vertici locali e provinciali dell’arma dei Carabinieri che, pur a conoscenza della presenza e attività criminale del pluripregiudicato Vincenzo Zangrillo, avrebbero consentito la presenza nella squadra di Polizia giudiziaria della Tenenza carabinieri di Gaeta del maresciallo Raffaele Zangrillo che operava, pertanto, ad avviso dell’interrogante, in presenza di una costante incompatibilità ambientale;

se il Ministro, nell’ambito delle proprie attribuzioni, non intenda adottare tutti i provvedimenti di competenza, affinché venga allontano il maresciallo Raffaele Zangrillo dalla Tenenza dei carabinieri di Gaeta, in quanto operativo in circostanze di incompatibilità ambientale;

se il Ministro della giustizia non intenda, esercitando le prerogative conferitegli dall’ordinamento, intraprendere alcuna azione ispettiva volta ad approfondire le modalità con le quali la Procura di Cassino abbia disposto la delega alle indagini proprio all’arma dei Carabinieri, pur vedendo coinvolto nella vicenda stessa un appartenente al corpo dei Carabinieri.

.Interrogazione On.Cristian Iannuzzi

DIFESA Interrogazioni a risposta scritta: CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che: con l’interrogazione a risposta scritta n. 4-11249 del 24 novembre 2015, l’interrogante sollevava l’allarmante situazione criminale nel Sud Pontino, oggetto di frequenti sequestri di beni da parte di reparti speciali delle forze di polizia appartenenti ad altre regioni, e la mancanza di un efficace contrasto alle mafie da parte degli organi istituzionali locali; il 12 novembre 2015 gli investigatori della direzione investigativa antimafia del centro operativo di Roma, hanno sequestrato nelle province di Latina, Frosinone, Napoli, Caserta e Isernia, su disposizione del tribunale di Latina, oltre 200 camion, 2 cave di marmo, società, terreni e immobili riconducibili a un imprenditore cui fanno capo società operanti nel trasporto merci su strada, smaltimento rifiuti e commercio di autovetture, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro; la città di Latina e in genere il Sud Pontino rappresentano sempre più spesso le piazze in cui vengono sequestrati beni riconducibili ad organizzazioni criminali e mostrano chiaramente i segni della potenza delle mafie in questo territorio. Infatti, il citato imprenditore, oltre a frequentare ed avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei Casalesi, godeva anche del supporto di clan quali Bidognetti, Schiavone e Mendico; nella suddetta interrogazione si cita la circostanza del rapporto di parentela tra il suddetto imprenditore e due suoi fratelli, appartenenti entrambi all’Arma dei carabinieri, non indagati nell’inchiesta che coinvolge il fratello: il primo è in pensione, ma ha prestato servizio soprattutto in Campania; il secondo all’atto dei fatti era ancora in servizio ed in organico, con compiti di polizia giudiziaria, presso la tenenza di Gaeta; la notizia eclatante dell’ingente sequestro di beni veniva riportata dai media nazionale e locali, come il giornale online H24 Notizie di Latina, che citava, nell’articolo anche i fratelli dell’imprenditore e la circostanza che uno dei due fratelli svolgesse mansioni di ufficiale di polizia giudiziaria presso la tenenza di Gaeta, specificando, in ogni caso, che non erano indagati; tale circostanza, secondo l’interrogante, pone indubbiamente pesanti interrogativi in capo ai superiori gerarchici del suddetto carabiniere in merito all’opportunità che lo stesso, avendo il fratello pregiudicato anche per reati di camorra, continui a svolgere attività di polizia giudiziaria nel territorio di influenza del fratello; nella giornata dell’8 ottobre 2016, il tribunale di Cassino ha ordinato il sequestro preventivo di due pagine dell’articolo incriminato, scritto dai giornalisti Adriano Pagano e Francesco Furlan, che risultano entrambi indagati, peraltro, per il reato di diffamazione; a consegnare il decreto di sequestro preventivo è stato un collega del carabiniere citato; sarebbe stato opportuno, secondo l’interrogante, da parte della procura di Cassino, al fine di smorzare le polemiche, delegare le indagini ad altro corpo di polizia, visto che nella vicenda risulta essere coinvolto un carabiniere quale denunziante –: quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare in relazione alla condotta dei vertici locali e provinciali dell’Arma dei carabinieri che, pur a conoscenza della presenza e dell’attività criminale del citato imprenditore, accostato a complicità camorristiche operative anche in provincia di Latina e quindi nel Golfo di Gaeta, avrebbero tollerato la presenza nella tenenza carabinieri di Gaeta del fratello che operava, a giudizio dell’interrogante, in presenza di una costante incompatibilità ambientale. (4-14672

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/09716

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/09716

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 687 del 06/10/2016
Ex numero atto
Precedente numero assegnato: 4/14310
Firmatari
Primo firmatario: COLLETTI ANDREA 
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 06/10/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
DEL GROSSO DANIELE MOVIMENTO 5 STELLE 06/10/2016
VACCA GIANLUCA MOVIMENTO 5 STELLE 06/10/2016
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/10/2016
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 06/10/2016

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-09716

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 6 ottobre 2016, seduta n. 687

COLLETTI, DEL GROSSO e VACCA. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
il 19 dicembre del 2014 la corte di assise di Chieti presieduta dal dottor Romandini definiva il maxi processo per la discarica di Bussi con l’assoluzione di tutti gli imputati dal reato di avvelenamento delle acque e con il proscioglimento per intervenuta prescrizione dalla fattispecie di disastro ambientale, previa derubricazione nell’ipotesi colposa;
il caso giudiziario, già noto alle cronache oltre per la gravità dei fatti anche per le incaute dichiarazione rese dal precedente presidente del collegio Spiniello che sono valse la sua ricusazione dal processo, riceveva un’ulteriore eco mediatica dopo la pubblicazione su Il Fatto Quotidiano di pesanti dichiarazioni rese da due giudici popolari secondo cui la loro libera valutazione sarebbe impedita dalla mancata lettura degli atti e viziata da indebite pressioni esercitate dal Romandini che, appena tre giorni prima la data della pronuncia della sentenza, nel corso di un incontro conviviale in un locale pubblico di Pescara, avrebbe spiegato loro, peraltro in maniera equivoca, che se gli imputati fossero stati condannati per dolo avrebbero potuto appellarsi e, in caso di accoglimento dei loro motivi, rivalersi sui giudici aggredendone il patrimonio personale;
intervistato sulla vicenda, Romandini non commentava le dichiarazioni, nel rispetto della segretezza della camera di consiglio, ignorando però che l’episodio descritto dai giudici popolari non si fosse verificato in camera di consiglio, bensì durante un incontro informale;
in ragione di ciò e di altri elementi equivoci – la conoscenza da parte del presidente D’Alfonso di gravi anomalie sull’andamento del processo nonché le «voci» circolate poche settimane prima della conclusione del processo e riportate dall’avvocato Gerardis secondo cui lo stesso si sarebbe definito con l’assoluzione di tutti gli imputati – veniva presentata al Ministro della giustizia l’interrogazione n. 5-05613 poi tramutata nell’interrogazione n. 3-02468, ambedue presentate dal primo firmatario del presente atto – per chiedere al Ministro se fosse a conoscenza dei fatti narrati e se intendesse promuovere un’ispezione ministeriale presso il tribunale di Chieti in relazione ai medesimi;
il 13 settembre 2016, nel corso della seduta n. 671, l’interrogazione riceveva risposta dal Sottosegretario alla giustizia, Gennaro Migliore che, dopo aver riassunto i termini della vicenda, rappresentava che il Ministro aveva avviato gli accertamenti volti a fare piena luce sulla vicenda, segnalando che a ciò era seguita lo scorso mese di maggio la promozione di un’azione disciplinare a carico del Romandini «per violazione degli articoli 1 e 2, comma primo, lettera e), del decreto legislativo n. 109 del 2006, per avere questi ingiustificatamente interferito nella libertà di determinazione dei giudici popolari componenti del collegio della Corte di assise dallo stesso presieduto, ponendo in essere condotte idonee a condizionarne la serenità di giudizio»;
Migliore, dopo aver dichiarato che analoga iniziativa era stata promossa dalla procura generale presso la Corte di Cassazione, concludeva informando che il procedimento a carico del Romandini era stato definito il 5 gennaio 2016 con decreto di archiviazione dal gip del tribunale di Campobasso, conclusione dalla quale sembrerebbe evincersi, a giudizio degli interroganti, che in tal modo per il Ministero è stato chiarito ogni dubbio e soddisfatta ogni esigenza investigativa;
la risposta resa dal Ministero risulta agli interroganti, non soddisfacente, apparendo piuttosto insolito che un procedimento disciplinare originato da pesanti dichiarazioni rese a carico di un magistrato, nella fattispecie di un presidente di corte d’assise in una vicenda tanto delicata come quella della mega discarica di Bussi, sia stato definito con un decreto di archiviazione senza che ad esso sia seguita l’apertura di un’indagine per reato di calunnia a carico dei due giudici popolari, o del giornalista del Fatto, ovvero dall’avvocato Gerardis (questi ultimi sentiti il 20 maggio 2015 dal procuratore di Campobasso come «persone informate sui fatti»);
questa circostanza dimostra, ad avviso degli interroganti, come l’ambiguità e la poca chiarezza che hanno da subito contraddistinto questa vicenda giudiziaria perduri ancora oggi al punto da richiedere ulteriori approfondimenti ispettivi, tenuto conto anche del fatto che ad essere coinvolta è una procura, quella di Campobasso, che, chiamata ad indagare su un magistrato, avrebbe dovuto agire con massima perizia e scrupolo, senza lesinare trasparenza e neutralità –:
di quali ulteriori elementi disponga il Ministro interrogato in ordine a quanto esposto in premessa;
se il Ministro interrogato, ai sensi del comma 5-bis dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 109 del 2006, abbia richiesto la trasmissione di copia degli atti in relazione al provvedimento di archiviazione adottato nell’ambito del procedimento disciplinare sopracitato e se, a fronte della gravità dei fatti descritti in premessa, si sia avvalso della facoltà di chiedere la fissazione dell’udienza di discussione orale al presidente della sezione disciplinare. (5-09716)

L’On.Cristian  Iannuzzi pone il problema della miriade di negozi nel Lazio gestiti da stranieri – e in particolare da cittadini egiziani – per la vendita di frutta e verdura,oltrechè di bevande ed altri generi.Sono migliaia e si riforniscono per lo più a Fondi.Dietro di essi potrebbe esserci la mafia.Chiediamo accurate indagini alla DDA.
Sono migliaia.Un’invasione che sta facendo chiudere molti esercizi gestiti da italiani sopraffatti dalla concorrenza sleale.Si tratta per lo più di egiziani che a migliaia hanno aperto  negozi di frutta,verdure,bevande ed altri generi e che praticano prezzi  inferiori a quelli di mercato  per accaparrarsi la clientela.Vivono negli stessi ambienti dove  lavorano e si riforniscono  presso il MOF di Fondi.
Si sospetta che dietro  a tale invasione ed a tutta la filiera possano  esserci le stesse organizzazioni mafiose di cui si parla  per il MOF,con l’aggiunta magari di una mafia egiziana.
Noi tenevamo d’occhio il fenomeno da tempo,ma,presi da una miriade di altre situazioni delle quali abbiamo terminato  il monitoraggio  la settimana scorsa dopo tre anni di lavoro,ne avevamo rimandato l’esame,
L’input ce lo ha fornito un ampio servizio di Federica Angeli su Repubblica  ed abbiamo subito pregato l’On.Iannuzzi,iscritto all’Associazione Caponnetto,di porlo  ai Ministri competenti.Ci riserviamo di investire ufficialmente  di investire anche la DDA di Roma la settimana prossima.
Ecco l’interrogazione presentata da Cristian Iannuzzi:
CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che: negli ultimi 5 anni piccoli imprenditori stranieri in particolare provenienti dal Bangladesh, Egitto e Marocco hanno soppiantato i rivenditori romani nella gestione dei mini market, dove oltre alla frutta e verdura, molte volte vengono venduti anche altri generi di prima utilità e persino bevande alcoliche; secondo l’articolo « Un prestito iniziale e forniture assicurate: da Fondi a Roma le frutterie di camorra » apparso il 17 ottobre 2016 sul quotidiano « Repubblica », le imprese di frutta e verdura in mano agli egiziani sono oltre 6 mila; sembra che gli immigrati, affidandosi al « mercato di Fondi », riescono ad aprire un negozio: i fornitori dei prodotti che arrivano dalla Campania il cui traffico nel settore ortofrutticolo è notoriamente in mano alla camorra elargiscono un prestito iniziale, legando così l’esercente a cui hanno consentito l’avvio dell’attività; secondo i dati raccolti da UpvadConfcommercio, a Roma, nei primi 8 mesi del 2016 anno, solo nella Capitale, sono aumentati del 30 per cento; i costi di gestione di queste fantomatiche frutterie straniere sono ridotti al minimo: questi mini market stranieri infatti restano aperti tra le 16 e 18 ore al giorno. Per rientrare delle spese e per azzerare i costi del personale molti di coloro che vendono la frutta rimangono a dormire nel negozio. Inoltre, la merce è venduta a costi ribassati, perché di seconda mano. Infine, gli insufficienti controlli amministrativi consentono anche la poca cura dei locali; la Fiepet Confesercenti ha presentato tempo fa, alla guardia di finanza e all’assessorato alle attività produttive un esposto contro i mini market che troppo spesso eludono il fisco e fanno concorrenza sleale con piccoli escamotage: « Troppo spesso assistiamo a comportamenti scorretti da parte di questi minimarket, condotti da stranieri, che vendono non solo frutta e verdura ma anche bevande alcoliche. In questo caso, però, invece di battere regolari scontrini con il 22 per cento di Iva, come accade a qualsiasi esercizio commerciale, al dettaglio o all’ingrosso, che vende al pubblico vino, birra e liquori, battono scontrini con il 4 per cento di Iva come se vendessero frutta o altri generi alimentari. Abbiamo verificato che su dieci esercizi almeno sette usano questo stratagemma per pagare meno Iva. Si calcola che su 1000 euro di incasso 180 finiscono nelle casse di questi imprenditori che eludono così il fisco. Moltiplichiamolo per centinaia di frutterie e minimarket stranieri sparsi sul territorio, per migliaia di bottiglie e bevande vendute ogni giorno, ecco che l’evasione è a più zeri »; l’ordinamento italiano prevede una serie di norme volte a prevenire e a contrastare l’infiltrazione delle organizzazioni criminali di tipo mafioso nel tessuto imprenditoriale del Paese –: se sia al corrente dei fatti esposti; quali iniziative ritenga di dover adottare, oltre alla strategia repressiva affidata alle forze dell’ordine, per prevenire il radicamento della criminalità e svolgere, per quanto di competenza, un’attenta e puntuale attività di controllo e ricognizione nel settore delle attività commerciali del Lazio. (5-09806)

.Interrogazione Cristian Iannuzzi sulla discarica di Borgo Montello

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-09791

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 17 ottobre 2016, seduta n. 693

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
durante l’audizione del direttore generale dell’Arpa Lazio del 13 ottobre 2016 presso la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, è stata illustrata la situazione particolarmente critica della discarica di Borgo Montello;
in particolare, «vi è una criticità conclamata della falda acquifera sottostante l’invaso, e in generale, una situazione ambientale particolarmente difficile, vista anche la lunga storia del sito, utilizzato in passato (anni ’80 e ’90) per lo sversamento dei rifiuti speciali di origine industriale»;
inoltre, vi è una difformità tra il piano di monitoraggio dell’agenzia ambientale e i risultati della perizia del Gup di Latina nell’ambito di un procedimento penale per avvelenamento delle acque. Durante l’audizione del 16 marzo 2016 Giorgio Libralato, consulente tecnico delle famiglie di Borgo Montello, ricorda che la citata discarica, è stata oggetto nel 2013 di procedura di infrazione da parte delle autorità europee. Inoltre, rammenta che la discarica, gestita dalle società Indeco ed Ecoambiente, è finita sotto inchiesta nel gennaio 2014. Inchiesta che ha condotto al sequestro, da parte della guardia di finanza, di una sua «parte attiva». Sulla possibile presenza, nell’invaso SO, di fusti metallici contenenti rifiuti tossici, il consulente riferisce di una «massa metallica confermata dalle ricerche dell’INGV». Tra i dati citati dal consulente anche quelli relativi all’inquinamento delle falde certificati dall’Arpa nel 2013 e da analisi svolte da periti del tribunale di Latina, secondo cui la protezione delle falde non sarebbe stata completata. Nel citare l’inchiesta che ha portato ai sigilli alla discarica posti lo scorso gennaio, il consulente ricorda come l’indagine abbia stabilito che «i volumi dell’Indeco erano stati superati di oltre 100.000 metri cubi rispetto all’autorizzato» e che secondo il comitato di Borgo Montello questo superamento «avrebbe portato a un guadagno di circa 10 milioni di euro da parte dalla società Indeco per il volume di affari corrispondente»;
nell’audizione della procura di Latina del 30 marzo 2016, i magistrati evidenziano che, in base ad un «controllo svolto dai tecnici», la discarica aveva superato la sua capacità di contenimento dei rifiuti e che il provvedimento di sequestro sopra citato, per l’invaso S8, è stato confermato dal tribunale del riesame. In particolare, risulta «violata l’autorizzazione integrata ambientale e sono stati abbancati rifiuti, per quello che ci risulta, pari a circa 120 mila metri cubi in più… senza che ci fosse stata nessuna verifica preliminare da parte degli organi competenti ai controlli». Attualmente sulla discarica sono autorizzate soltanto le attività di manutenzione e quelle ordinarie per evitare danni all’ambiente. Nel prosieguo dell’audizione il sostituto procuratore fa emergere quelle che a suo avviso sono le criticità dell’impianto normativo, in particolare del decreto legislativo n. 33 del 2003, in merito alle discariche. «Mi riferisco alla gestione post mortem, alla questione accantonamenti, alla questione fideiussioni. Sono tutte questioni che rischiano di vanificare assolutamente la tutela ambientale»;
dall’ex presidente di Ama, Daniele Fortini, il 2 agosto 2016 si è appreso che prossimamente avrà luogo un’ispezione nel Lazio per controllare il livello del ciclo dei rifiuti –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per acquisire, anche tramite verifiche del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente, un quadro chiaro e aggiornato della situazione;
se il Ministro interrogato intenda comunicare i tempi delle prossime ispezioni da parte dell’Unione europea;
quali iniziative normative intenda assumere per la gestione successiva alla chiusura delle discariche. (5-09791

Traffico di rifiuti e libertà di informazione.Interrogazione di Cristian Iannuzzi a seguito della gravissima aggressione ai danni della giornalista della 7 a Roma

qualche giorno fa ho condiviso il video della vergognosa aggressione perpetrata, in zona Magliana a #Roma, ai danni della giornalista Sara Giudice e di un cameraman della trasmissione “Piazzapulita” di #LA7, mentre stavano lavorando ad un servizio sul traffico di rifiuti.
purtroppo il business dell’ecomafia, seppur in calo, incassa ancora 19 miliardi di euro. il Lazio, nella classifica nazionale degli illeciti è sempre la prima regione del centro Italia.
così ho predisposto una interrogazione parlamentare, rivolta ai ministri Galletti e Alfano, affinché prendano provvedimenti per contrastare la filiera del malaffare legato ai rifiuti e stroncare i fenomeni conseguenti, legati anche all’inquinamento ambientale.
in particolare, sulla vicenda dell’aggressione della giornalista di La7 e del cameraman che l’accompagnava, ho sollecitato il Governo ad agire prontamente per chiarire la provenienza dei materiali ferrosi scaricati nel deposito dell’azienda di raccolta dei rifiuti degli aggressori, anche attraverso una verifica da parte del comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente.
infine, ho chiesto ai Ministri in indirizzo di intervenire per tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica e per garantire la libertà di stampa e di espressione.

di seguito, il link dell’interrogazione:http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5%2F09711&ramo=CAMERA&leg=17

Mafia in Molise

Sul “caso” di Luigi Gallo l’on.Cristian Iannuzzi ha presentato alla Camera dei Deputati l’interrogazione che troverete al link :

PRIGIONIERO DELL’ANAS

30 agosto 2016 autore: Furio Lo Forte  -LA VOCE  DELLE VOCI

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IL CASO GALLO – L’UOMO CHE HA SCONFITTO I CASALESI OGGI RISCHIA DI PERDERE TUTTO NELLA PALUDE BUROCRATICA TARGATA ANAS -

L’Anas diventerà un’azienda gioiello. Parola di Gianni Vittorio Armani, numero uno del colosso autostradale da maggio 2015, che in un’intervista al Quotidiano Nazionale si lascia andare a questa ed altre affermazioni sul futuro di una società per la quale «c’è bisogno di un pensiero strategico», perché «un’azienda con seimila dipendenti e un piano d’investimenti da 3 miliardi l’anno non può essere gestita come una municipalizzata».

Belle parole. Cui quasi certamente seguono anche fatti. Come il licenziamento, dato per certo da Armani, di 36 dirigenti della vecchia guardia, tutti rappresentanti di quell’era degli scandali che aveva portato Anas nella polvere. Su la testa, insomma, sembra dire il presidente Armani.

Peccato che qualche vicenda recente, per giunta di forte impatto sociale, sembri procedere in controtendenza. Parliamo del caso Luigi Gallo, il coraggioso imprenditore anticamorra del casertano la cui storia è balzata alle principali cronache nazionali proprio per un aspro contenzioso con l’Anas, che rischia di mandare in pezzi una battaglia tanto tenace da essere stata riconosciuta a pieno titolo dallo Stato italiano con un risarcimento da ben 400mila euro.

La sua storia comincia nel 2001. E’ il periodo in cui nel casertano si va massicciamente consolidando l’ascesa camorristico-imprenditoriale dei Casalesi, mentre sul piano politico l’astro nascente del territorio si chiamaNicola Cosentino, per gli amici Nick ‘O Mericano, il cui impero familiare si fonda sul commercio del petrolio e sull’attività del numerosi distributori di carburante riconducibili alla sua famiglia, estesi fino al litorale pontino e sulle principali reti autostradali.

Quell’anno Gallo porta a termine i lunghi e complessi iter burocratici finalizzati ad ottenere le licenze per aprire un distributore di benzina lungo l’asse mediano Nola-Villa Literno, su un terreno di proprietà della moglie. Un impianto del tutto autonomo rispetto all’influenza dei clan dominanti nella zona. Cominciano minacce, estorsioni, intimidazioni, fino a quando si concretizza l’impossibilità materiale di completare i lavori, proprio mentre a poca distanza viene aperto un distributore considerato vicino ai clan.

Il boss Michele Zagaria. Nel montaggio di apertura, l'imprenditore Luigi Gallo e, a destra, il numero uno Anas, Gianni Vittorio ArmaniIl boss Michele Zagaria. Nel montaggio di apertura, l’imprenditore Luigi Gallo e, a destra, il numero uno Anas, Gianni Vittorio Armani

Gallo non ci sta, decide di non piegare la testa. E denuncia tutto. Parte la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che sulla base delle sue denunce arresterà Nicola Cosentino, accusato di essere “il referente nazionale del clan dei Casalesi”, e i suoi fratelli Antonio e Giovanni. Per i pm della Dda, Gallo era stato vittima di un piano ordito dai Cosentino per impedire l’apertura del suo distributore di benzina. Sempre nell’ambito dell’inchiesta partita dalle denunce di Gallo verranno successivamente processati e condannati Antonio e Pasquale Zagaria, fratelli del superboss Michele, detto Capastorta.

«Soltanto chi conosce il clima che si respirava in quelle zone dieci, quindici anni fa, quando nessuno aveva il coraggio di parlare e nemmeno di alzare lo sguardo – dice un anziano del posto – può capire quale coraggio ha avuto Luigi Gallo a sfidare un potere sanguinario, feroce, e per decenni invincibile».

Un grande merito, il suo, cui lo Stato italiano ad aprile dello scorso anno aveva finalmente attribuito il giusto riconoscimento: a Gallo, inserito tra le vittime di criminalità organizzata dal fondo antiracket del Viminale, erano infatti stati assegnati 326 mila euro per danno emergente e 129 per il mancato guadagno, somme che avrebbe dovuto spendere entro 12 mesi, come prevede la normativa in questo delicato settore, per riaprire l’attività.

E qui arriva, come una bomba, il blocco. Decretato dall’Anas. La stessa corazzata che il presidente Armani oggi definisce in rapida ascesa verso valori di trasparenza e moralità.

Dopo il via libera del fondo antiusura Gallo, divenuto nel frattempo attivista dell’Associazione Antimafia Caponnetto, si attiva subito per riaprire l’impianto, sa che per prima cosa deve riattivare le autorizzazioni. Tutte le richieste vanno a buon fine. Tranne quella rivolta all’Anas, cui dal 2003 l’imprenditore aveva chiesto di sospendere il contratto al fine di non dover pagare i 30.000 euro annui di canone durante il lunghissimo periodo in cui l’impianto era rimasto forzatamente chiuso.

Dopo un estenuante silenzio, l’Anas risponde solo a luglio 2016. E lo fa ponendo una serie di ostacoli pesanti: ci sarebbero difficoltà legate alla lunga chiusura, e poi, scrivono, bisognerebbe rifare l’intero progetto della pompa di benzina per adeguarla alle nuove norme, nel frattempo entrate in vigore. Tutte situazioni che avrebbero richiesto circa due anni di lavori, mentre intanto l’orologio del Fondo antiracket corre e i 400.000 euro stanno per essere definitivamente revocati. Partono nuove diffide degli avvocati di Gallo ai vertici del colosso autostradale. Poi il ricorso al Tar.

Il parlamentare dell'Antimafia Davide MattielloIl parlamentare dell’Antimafia Davide Mattiello

Ma intanto la salvezza di quell’impianto diventa un caso nazionale, forte quanto lo è la sfida di un imprenditore divenuto l’emblema della lotta alla camorra. Fra aprile e agosto di quest’anno, del caso Gallo si occupano i grandi media: dall’Ansa, con un dettagliato pezzo diValentina Roncati, al Mattino di Napoli, che a giugno ricostruisce minuziosamente la vicenda, all’Espresso, con un pezzo a firma Gian Maria Roberti, il giornalista d’inchiesta figlio del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Fino all’intervento del parlamentare dell’Antimafia Davide Mattiello, PD, che sulla vicenda di Luigi Gallo ha ascoltato in Antimafia proprio il presidente Armani.

Arriviamo ad oggi. Fra pochi giorni si terrà l’udienza decisiva davanti al Tar della Campania. Chiamato a decidere sulle ragioni di Luigi Gallo e dei suoi avvocati, che chiedono tempi ragionevoli per gli adeguamenti al fine di non perdere l’ultima possibilità di ricevere il contributo del Viminale. Ed aprire finalmente il distributore di benzina simbolo della legalità in quello che è stato per decenni il feudo incontrastato della criminalità organizzata.

Il braccio di ferro, la partita vera che si giocherà il 13 settembre a Napoli, allora, non è solo quella fra l’imprenditore Gallo e gli avvocati dello Stato che difendono l’Anas. E’ la sfida dell’Italia onesta allo strapotere mafioso, è il momento in cui gli italiani, in un Paese piegato da catastrofi e lutti che hanno responsabili con nomi e cognomi, vogliono vedere affermate le ragioni della loro dignità, il diritto degli onesti, la vittoria della legge sul malaffare.

Lo capirà certamente il presidente Anas Gianni Vittorio Armani. Se è vero come è vero quanto ha scritto il deputato antimafia Mattiello. «Abbiamo conosciuto il nuovo presidente Anas in Commissione Antimafia, Armani, qualche settimana fa: lo abbiamo ascoltato – si legge sul blog di Mattiello – per capire cosa Anas stesse facendo per alzare le proprie difese interne contro gli abusi criminali illuminati dall’inchiesta ‘Dama nera’ e ho apprezzato la sensibilità che Armani ha rappresentato sulla questione e anche le risposte concrete che ci ha fornito». «Questa premessa – prosegue il parlamentare antimafia – mi fa sperare che Armani comprenda quale sia il valore della vicenda Gallo e quanto sia importante, nel rispetto delle norme, fare quel che si può perché sia una vicenda di successo e non un tragico fallimento. Succede ancora troppo spesso in questo Paese che chi scommette sulla legalità e addirittura arriva a denunciare, poi se ne penta amaramente. Basta, bisogna cambiare verso anche in questo».

Bisogna cambiare verso, presidente Armani. E noi ci auguriamo che lei lo faccia. Per davvero.

Interrogazione dell’On.Iannuzzi sul caso di Luigi Gallo,l’imprenditore casertano che ha denunciato Cosentino e Zagaria.Nel processo instaurato a Santa Maria Capua Vetere a seguito delle sue denunce l’Associazione Caponnetto si é costituita come parte offesa.La stessa Associazione Caponnetto,poi,ha anche interessato la DDA di Napoli per far valutare se il comportamento dell’ANAS nei confronti di Luigi Gallo sia corretto o meno.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14124

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 670 del 12/09/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 12/09/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 12/09/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14124

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 12 settembre 2016, seduta n. 670

  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
nel 2001 l’imprenditore Luigi Gallo avviava l’iter burocratico per ottenere le licenze autorizzative per aprire un distributore di benzina lungo l’asse mediano Nola-Villa. Literno, su un terreno di proprietà della moglie;
l’iniziativa dell’imprenditore destava le attenzioni della malavita organizzata locale, le cui minacce e intimidazioni non consentivano al Gallo di completare i lavori, proprio mentre a poca distanza veniva aperto un distributore considerato vicino ai clan;
Gallo non si rassegnava e decideva di denunciare le intimidazioni ricevute. Sulla base delle sue denunce, la direzione distrettuale antimafia di Napoli arrestava Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale del clan dei Casalesi, e i suoi fratelli Antonio e Giovanni;
per i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia Gallo era stato vittima di un piano ordito dai Cosentino per impedire l’apertura del suo distributore di benzina. Sempre nell’ambito dell’inchiesta partita dalle denunce di Gallo venivano successivamente processati e condannati Antonio e Pasquale Zagaria, fratelli del boss Michele;
nel 2015 lo Stato italiano riconosceva i meriti di Luigi Gallo, inserendolo tra le vittime di criminalità organizzata, ritenendolo possibile beneficiario di risorse di cui al fondo antiracket del Viminale ed assegnandogli 326 mila euro per danno emergente e 129 per il mancato guadagno, somme che avrebbe dovuto spendere entro 12 mesi, come prevede la normativa del settore, per riaprire l’attività;
Gallo si attivava subito per riaprire l’impianto, attraverso la riattivazione delle necessarie autorizzazioni. Tutte le richieste avevano buon esito, ad eccezione di quella rivolta all’Anas, cui dal 2003 l’imprenditore aveva, chiesto di sospendere il contratto al fine di non dover pagare i 30.000 euro annui di canone durante il lunghissimo periodo in cui l’impianto era rimasto forzatamente chiuso;
il gestore delle rete autostradale non rilasciava il nullaosta, considerando decaduta la vecchia concessione e non più a norma l’impianto, dopo le nuove regole sulla sicurezza degli accessi stradali ai distributori;
all’imprenditore non restava che presentare ricorso al Tar della Campania al fine di ottenere la rimozione del provvedimento negativo del gestore della rete autostradale; nel frattempo, le risorse di cui al fondo antiracket del Ministero dell’interno venivano revocate all’imprenditore, essendo scaduti i 12 mesi per il suo l’utilizzo;
la revoca della somma erogata, anche se conforme alla disciplina legislativa, ha determinato di fatto una profonda ingiustizia nei confronti di un soggetto che non ha potuto utilizzare la somma erogata, non per sua responsabilità ma per circostanze esterne alla sua volontà;
a parere dell’interrogante è evidente la necessità di rimediare a tale palese ingiustizia: a tal fine è necessario da una parte che il Ministro dell’interno proroghi il termine entro il quale il signor Gallo possa utilizzare la somma erogata dal fondo antiracket;
per altro verso, si impone la necessità che il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nelle loro rispettive qualità di soggetto proprietario e autorità vigilante della società Anas, adottino, gli opportuni provvedimenti per consentire il rilascio all’imprenditore delle autorizzazioni necessarie all’apertura del distributore di benzina –:
quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di garantire al signor Gallo la possibilità di utilizzare le somme erogate dal fondo antiracket per la realizzazione del suo progetto imprenditoriale ostacolato prima dalla delinquenza organizzata e successivamente da un cortocircuito burocratico. (4-14124)

Interrogazione a risposta scritta presentata da NUTI Riccardo (M5S) sulla Cle.Pr.In. s.r.l. di Sessa Aurunca

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14133

presentato da

NUTI Riccardo

testo di

Lunedì 12 settembre 2016, seduta n. 670

  NUTI e D’UVA. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il 23 luglio 2015 un’azienda chimica nel casertano, la Cle.Pr.In. s.r.l. di Sessa Aurunca, molto conosciuta per il suo impegno sociale nel promuovere lo sviluppo della comunità locale e parte del ben noto consorzio «Nuova Cooperazione Organizzata», fu distrutta da un’incendio di comprovata origine dolosa;
tale incendio è stato con ogni probabilità commissariato da parte della Camorra: infatti, i due proprietari dell’azienda, Franco Beneduce e Antonio Pisacascia, sono stati più volte autori di denuncia del racket e di minacce ricevute da parte del clan di camorra Esposito (detto dei Muzzoni, che opera nella zona al confine tra Caserta e Latina);
i primi fatti risalgono al 2007 quando i due soci ricevettero una prima richiesta di assunzione nell’azienda del fratello del boss latitante, Gaetano Di Lorenzo, alla presenza di un funzionario comunale, e, in seguito, ricevettero un vero e proprio tentativo di estorsione. Da questa denuncia sono scaturiti diversi arresti tramutatisi poi in condanne. Da quel momento l’azienda ha subito un continuo susseguirsi di atti intimidatori che ne hanno gravemente danneggiato l’attività;
il culmine di questi episodi è avvenuto nel luglio del 2015, quando, come sopra accennato, è stato appiccato un gravissimo incendio all’interno dell’azienda che l’ha parzialmente distrutta, mentre i due soci stavano partecipando ad una manifestazione contro la mafia presso il bene confiscato nella frazione di Maiano, affidato alla cooperativa «Al di là dei sogni» e dedicato alla vittima innocente di Mafia Alberto Varone, con il quale collaboravano attivamente nel campo del sociale;
forse non casualmente, circa un anno dopo, il 6 luglio 2016, quattro ettari di alberi appartenenti al sopracitato bene confiscato «Alberto Varone» sono stati distrutti da un incendio anch’esso di comprovata origine dolosa;
ciò che inquieta oltremodo gli interroganti, è il fatto che ad oggi, ad oltre un anno di distanza dai preoccupanti fatti del luglio 2015, non si ha ancora alcuna notizia riguardante le indagini sugli autori dell’incendio ai danni dell’azienda Cle.Pr.In. s.r.l., mentre, con riguardo all’incendio ai danni del bene «Alberto Varane», bene pubblico appartenente allo Stato Italiano, desta allarme e incomprensione il fatto che nessun tecnico dei vigili del fuoco né funzionari del dipartimento della polizia scientifica, si siano recati sul luogo dell’incendio per operare gli opportuni rilievi;
l’azienda Cle.Pr.In. s.r.l. e il bene confiscato «Alberto Varone», secondo gli interroganti, sono senza dubbio due importantissime realtà impegnate nella lotta alla criminalità organizzata, in un territorio profondamente inquinato da infiltrazioni mafiose, come attesta il recente e continuo susseguirsi di atti intimidatori, oltre ai recenti e numerosi incendi di origine dolosa, in provincia di Caserta e nella confinante provincia di Latina;
molto più recentemente, il 1
o agosto 2016 è stato appiccato un incendio ad un altro bene confiscato alla mafia, a Teano, in un meleto dei terreni confiscati al clan Magliulo e gestito dal Consorzio Nuova cooperazione organizzata (Nco): questo terreno era già stato danneggiato nel 2015 quando furono incendiati dieci ettari di pescheto e, ancora prima, era stato danneggiato l’impianto di irrigazione;
gli inquirenti indagano su collegamenti tra questo ultimo incendio e i precedenti danneggiamenti avvenuti ai danni del bene confiscato «Alberto Varone», facente parte del medesimo Consorzio;
questi fatti, di inaudita ferocia, paiono essere, secondo gli interroganti, sottovalutati dagli organi inquirenti, mentre avrebbero grande rilevanza anche per ricomporre il complicato quadro di infiltrazioni da parte della camorra nel territorio che negli ultimi anni sta allargando il proprio predominio criminale nella zona del Pontino –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, al fine di garantire un preciso impegno nella lotta alla criminalità organizzata di tipo mafioso nelle zone di confine tra le province di Caserta e Latina;
quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, con riferimento al caso dei gravi danneggiamenti avvenuti ai danni dell’azienda Cle.Pr.In. s.r.l. di Sessa Aurunca, del bene confiscato Alberto Varone, nonché dei terreni confiscati a Teano al clan Magliulo. (4-14133)

 

“Collaudopoli”.Il caso sollevato dal Sig.Carlo Massone,autotrasportatore della provincia di Alessandria.Esposti,denunce,interrogazioni parlamentari ,articoli sui giornali, trasmissioni televisive non sono serviti a fornire ad oggi una risposta ai problemi sollevati.

                                              ——————–
Interrogazione a Risposta in Commissione 5/06086 Camera                          TESTO ATTO
                            Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-06086
presentato da        Romano Paolo Nicolo’    M.5Stelle , testo di  Venerdi 17 luglio 2015 ,sedutan.464                  
((( EX , Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-08376 presentato da
ROMANO Paolo Nicolò Movimento 5 Stelle testo di Giovedì 12 marzo 2015, seduta n. 390)))
PAOLO NICOLÒ ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
ai Ministri interrogati è nota la pluridecennale vicenda di Carlo Massone, autotrasportatore e titolare della ditta omonima di Castelletto d’Orba in frazione Crebini 37 (Alessandria), per le innumerevoli interrogazioni parlamentari che si sono succedute dal 1994 ad oggi, che lo hanno visto protagonista di una tenace lotta contro quello che egli stesso ha definito lo scandalo «collaudopoli» ossia l’esistenza di un sistema generalizzato di corruzione che coinvolge gli uffici territorialmente competenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, della motorizzazione e di altri enti, quali l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), abilitati al rilascio delle certificazioni attestanti i collaudi a norma di legge degli automezzi pesanti, sia usati che di nuova immatricolazione, e questo a detrimento della qualità degli automezzi venduti e della sicurezza della circolazione stradale;
come sopradetto, la questione è approdata nella aule parlamentari in numerose occasioni, con interrogazioni presentate a partire dalla XII legislatura e fino a quella tuttora in corso, dove anche recentemente il Governo e’ intervenuto rispondendo, lo scorso 10 luglio 2014, all’interrogazione n. 5-02234 del deputato Emanuele Fiano, (PD) presentata il 26 febbraio 2014;
l’ennesima non risposta del Governo e l’assenza di significative iniziative contro il sistema «collaudopoli» hanno spinto il signor Carlo Massone a presentare, presso la guardia di finanza compagnia di Nove Ligure, ben due denunce (verbale di ricezione del 21 maggio 2014 e del 23 luglio 2014) nei confronti di due dirigenti pubblici rei, a detta del signor Massone, di continuare a fornire notizie non corrispondenti al vero non consentendo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una corretta valutazione del suo caso, nello specifico con riferimento alla perizia terza ed imparziale, disposta dall’autorità giudiziaria relativamente alla sua complessa vicenda, redatta l’11 novembre 1992 dal dottor ingegner Carlo Pollarolo nominato CTU dal tribunale di Alessandria in data 28 novembre 1991; 
nel suo esposto il denunciante, dichiara che: «In virtù delle interrogazioni parlamentari richiamate desidero portare a conoscenza di chi è preposto a fare giustizia che le commissioni parlamentari che hanno attenzionato il mio caso, hanno valutato sulla base di una perizia di parte – PLURA SpA – e non su una perizia effettuata dal CTU dottor ingegner Carlo Pollaroro nominato dal Giudice del Tribunale di Alessandria»; 
le accuse mosse da Carlo Massone contro l’attuale direttore alla motorizzazione di Alessandria, e il direttore della direzione generale territoriale Nord Ovest del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, relativamente all’istruttoria relative alla suddetta documentazione, se confermate risulterebbero indubbiamente gravi e lesive dell’immagine delle istituzioni da essi rappresentate. Preme ricordare che, in merito, è stato aperto un procedimento penale contro ignoti, iscritto al n. 2014/4159 RE. GE. della procura della Repubblica di Alessandria, conclusosi con richiesta di archiviazione a detta di Carlo Massone senza che siano state esperite indagini appropriate; 
questa pluridecennale battaglia mediatica, giudiziaria e politica condotta dal signor Carlo Massone l’ha ormai ridotto sul lastrico al punto che da tempo minaccia il suicidio in quanto impossibilitato a condurre un’esistenza dignitosa –: 
se i Ministri interrogati vogliano accertarsi di quanto in premessa chiarendo se nelle precedenti risposte, date nelle sedi parlamentari, siano stati utilizzati tutti i pareri prodotti sulla complessa vicenda del signor Carlo Massone e, in particolare, se siano stati valutati con la dovuta attenzione quelli terzi ed imparziali disposti dall’autorità giudiziaria. (5-06086 


INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO. SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI. PESANTI INTERROGATIVI SU SPERLONGA E SUGLI UFFICI GIUDIZIARI DELLA PROVINCIA DI LATINA.

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102

Atto n. 4-06102

Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA , LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;

la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;

gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50 unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;

le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”, a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale, si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che, se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto. Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attività economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto di attenzione da parte della magistratura;

l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio, non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio, riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,
si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le recenti elezioni amministrative;

se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;

se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

 

INTERROGAZIONI.Un’interrogazione alla Camera di Romano Paolo Nicolò su “collaudopoli”,un problema sul quale bisogna fare chiarezza

UN’ INTERROGAZIONE   ALLA  CAMERA  SU  “COLLAUDOPOLI “,UN PROBLEMA  CHE RIGUARDA  TUTTA  ITALIA ,PRESENTATA DALL’ON. ROMANO   PAOLO  NICOLO’  E SUL QUALE BISOGNA FARE CHIAREZZA

 

 

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-06086 presentato da Romano Paolo Nicolo’ M.5Stelle , testo di Venerdi 17 luglio 2015 ,seduta n.464 ((( EX , Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-08376 presentato da ROMANO Paolo Nicolò Movimento 5 Stelle testo di Giovedì 12 marzo 2015, seduta n. 390))) PAOLO NICOLÒ ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: ai Ministri interrogati è nota la pluridecennale vicenda di Carlo Massone, autotrasportatore e titolare della ditta omonima di Castelletto d’Orba in frazione Crebini 37 (Alessandria), per le innumerevoli interrogazioni parlamentari che si sono succedute dal 1994 ad oggi, che lo hanno visto protagonista di una tenace lotta contro quello che egli stesso ha definito lo scandalo «collaudopoli» ossia l’esistenza di un sistema generalizzato di corruzione che coinvolge gli uffici territorialmente competenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, della motorizzazione e di altri enti, quali l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), abilitati al rilascio delle certificazioni attestanti i collaudi a norma di legge degli automezzi pesanti, sia usati che di nuova immatricolazione, e questo a detrimento della qualità degli automezzi venduti e della sicurezza della circolazione stradale; come sopradetto, la questione è approdata nella aule parlamentari in numerose occasioni, con interrogazioni presentate a partire dalla XII legislatura e fino a quella tuttora in corso, dove anche recentemente il Governo e’ intervenuto rispondendo, lo scorso 10 luglio 2014, all’interrogazione n. 5-02234 del deputato Emanuele Fiano, (PD) presentata il 26 febbraio 2014; l’ennesima non risposta del Governo e l’assenza di significative iniziative contro il sistema «collaudopoli» hanno spinto il signor Carlo Massone a presentare, presso la guardia di finanza compagnia di Nove Ligure, ben due denunce (verbale di ricezione del 21 maggio 2014 e del 23 luglio 2014) nei confronti di due dirigenti pubblici rei, a detta del signor Massone, di continuare a fornire notizie non corrispondenti al vero non consentendo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una corretta valutazione del suo caso, nello specifico con riferimento alla perizia terza ed imparziale, disposta dall’autorità giudiziaria relativamente alla sua complessa vicenda, redatta l’11 novembre 1992 dal dottor ingegner Carlo Pollarolo nominato CTU dal tribunale di Alessandria in data 28 novembre 1991; nel suo esposto il denunciante, dichiara che: «In virtù delle interrogazioni parlamentari richiamate desidero portare a conoscenza di chi è preposto a fare giustizia che le commissioni parlamentari che hanno attenzionato il mio caso, hanno valutato sulla base di una perizia di parte – PLURA SpA – e non su una perizia effettuata dal CTU dottor ingegner Carlo Pollaroro nominato dal Giudice del Tribunale di Alessandria»; le accuse mosse da Carlo Massone contro l’attuale direttore alla motorizzazione di Alessandria, e il direttore della direzione generale territoriale Nord Ovest del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, relativamente all’istruttoria relative alla suddetta documentazione, se confermate risulterebbero indubbiamente gravi e lesive dell’immagine delle istituzioni da essi rappresentate. Preme ricordare che, in merito, è stato aperto un procedimento penale contro ignoti, iscritto al n. 2014/4159 RE. GE. della procura della Repubblica di Alessandria, conclusosi con richiesta di archiviazione a detta di Carlo Massone senza che siano state esperite indagini appropriate; questa pluridecennale battaglia mediatica, giudiziaria e politica condotta dal signor Carlo Massone l’ha ormai ridotto sul lastrico al punto che da tempo minaccia il suicidio in quanto impossibilitato a condurre un’esistenza dignitosa –: se i Ministri interrogati vogliano accertarsi di quanto in premessa chiarendo se nelle precedenti risposte, date nelle sedi parlamentari, siano stati utilizzati tutti i pareri prodotti sulla complessa vicenda del signor Carlo Massone e, in particolare, se siano stati valutati con la dovuta attenzione quelli terzi ed imparziali dispos

Aprilia,in provincia di Latina ed al confine con quella di Roma.Una situazione incandescente della quale non si riesce a venire a capo.Professionisti ,come l’avv.Mario Maio,ammazzati,assessori comunali,come Antonio Chiusolo,costretti a dimettersi e ad abbandonare la vita pubblica per le minacce e gli attentati subiti,botte ed attentati anche ad altri amministratori e funzionari comunali e,poi,tanti,tantissimi investimenti di capitali di provenienza molto dubbia.Fiumi di denaro .Quando noi parliamo di “predominio” della mafia in terra pontina il Questore di Latina ci contesta mentre il Prefetto dichiara che la Prefettura non ha emesso “nessuna” interdittiva antimafia a carico di imprese sospette.Quale azione ha svolto o ha sta svolgendo lo Stato per evitare che la situazione precipitasse fino a tal punto? E’ infondato,a questo punto,il nostro sospetto che tutto ciò sia in qualche modo collegabile con quelle famose “trattative” che ci sarebbero state fra pezzi dello Stato e camorra in una “villa di Gaeta”e delle quali hanno parlato alcuni giornali ed esponenti politici campani??????? E perché non si vuole approntare un apparato investigativo adeguato ? La provincia di Latina “zona franca” per camorra,ndrangheta,cosa nostra e via dicendo ????????????????????

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00484

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 126 del 27/11/2013

Firmatari

Primo firmatario: FAUTTILLI FEDERICO
Gruppo: SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
Data firma: 27/11/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 27/11/2013

Stato iter:

CONCLUSO il 01/04/2014

 

Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 01/04/2014
BOCCI GIANPIERO  SOTTOSEGRETARIO DI STATO INTERNO
 
REPLICA 01/04/2014
FAUTTILLI FEDERICO  PER L’ITALIA

 

Fasi iter: 

DISCUSSIONE IL 01/04/2014
SVOLTO IL 01/04/2014
CONCLUSO IL 01/04/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00484

presentato da

FAUTTILLI Federico

testo di

Martedì 1 aprile 2014, seduta n. 202

FAUTTILLI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
da alcuni anni si deve registrare un crescente numero di attentati ed intimidazioni ai danni di attività commerciali ed imprenditoriali nonché nei confronti di esponenti politici;
nel mese di agosto 2013 sono state danneggiate due automobili di proprietà dell’assessore alle finanze Antonio Chiusolo e di suo cognato, coordinatore del gruppo di Latina dell’associazione Libera contro le mafie;
questi atti, probabilmente di natura intimidatoria ai danni di amministratori e funzionari di Aprilia, sono stati preceduti da altri incendi dolosi come quello della vettura del direttore generale della Multiservizi nel settembre del 2011 e gli spari al bar del consigliere Nardin nel novembre del 2012;
più recentemente si deve registrare l’aggressione al consigliere comunale di Aprilia, delegato allo sport, Pasquale De Maio –:
se non ritenga che i fatti su esposti rappresentino il segnale di una attività di penetrazione di organizzazioni mafiose nel territorio di Aprilia e quali iniziative intenda adottare in merito. (3-00484)

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13363

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 633 del 07/06/2016
Firmatari
Primo firmatario: FAVA CLAUDIO 
Gruppo: SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 06/06/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
COSTANTINO CELESTE SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 06/06/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 06/06/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13363

presentato da

FAVA Claudio

testo di

Martedì 7 giugno 2016, seduta n. 633

  FAVA e COSTANTINO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
il 20 maggio 2016 alle ore 14 uomini armati a bordo di uno scooter esplodevano diversi colpi di pistola calibro 9 contro l’automobile del responsabile del Tecnologico del comune di Aprilia, Corrado Costantino;
gli spari – uditi perfettamente dai residenti della zona e dagli altri dipendenti comunali del Palazzo comunale – hanno raggiunto e disintegrato il finestrino laterale posteriore della vettura del funzionario; giova sottolineare che la sede degli uffici comunali in questione si trova ad un chilometro in linea d’area con il locale reparto territoriale dell’arma dei carabinieri e l’attentato è stato commesso nel primo pomeriggio come gesto di sfida e di intimidazione plateale;
la città di Aprilia (LT) registra un solido e crescente radicamento della criminalità organizzata, come ha ricorda, questore di Latina Giuseppe De Matteis una settimana fa innanzi alla commissione parlamentare antimafia;
le intimidazioni e gli attentati rappresentano una costante in questi anni ad Aprilia, il 16 settembre 2011 veniva data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia Fabio Biolcati Rinaldi e il garage del direttore del personale della stessa azienda Ilvo Silvi; la notte del 30 marzo del 2012 veniva lanciata una bottiglia incendiaria contro il pub Beautiful Monster in via Nettunense; il 19 agosto 2012 venivano esplosi diversi colpi di fucile contro l’abitazione dell’imprenditore Tesei e nel mese di luglio dello stesso anno veniva colpita da numerosi colpì di arma da fuoco l’auto del costruttore Pieralisi; nel gennaio del 2013 venivano date alle fiamme alcune auto della concessionaria Citroen Prezioso sita in via Nettunense; il 6 novembre del 2013 veniva aggredito a colpi di spranga il consigliere comunale Pasquale De Maio, davanti alla sede municipale in piazza dei Bersaglieri ed il 23 dello stesso mese venivano esplosi diversi colpi d’arma da fuoco verso un bar gestito dal figlio del consigliere comunale Giorgio Nardin; il 20 dicembre del 2013 venivano rinvenuti 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune d’Aprilia Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto già 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso; nella notte del 20 gennaio 2015 ignoti incendiava il Punto shop del di un distributore di benzina nel centro di Aprilia; li 12 marzo del 2015 alle 14 un soggetto non meglio identificato lanciava una molotov contro il negozio in via Inghilterra, il 17 marzo dello stesso anno veniva lanciata nella notte tra il 16 e il 17 marzo una bottiglia molotov contro un diverso negozio in via Rossetti ad Aprilia –:
quali iniziative siano state avviate o si intendano intraprendere per contrastare lo sviluppo e il radicamento delle organizzazioni criminali di tipo mafioso presenti nel territorio del comune di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina;
se il Governo non ritenga opportuno prendere provvedimenti atti a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina con l’obiettivo di aumentare il controllo del territorio e implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali. (4-13363)

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03035

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 143 del 21/12/2013

Firmatari

Primo firmatario: POLVERINI RENATA
Gruppo: FORZA ITALIA – IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 21/12/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 21/12/2013 

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter: 

SOLLECITO IL 02/02/2015

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03035

presentato da

POLVERINI Renata

testo di

Sabato 21 dicembre 2013, seduta n. 143

POLVERINI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il consiglio comunale della città di Aprilia era stato già chiamato a dare un segnale importante in merito all’episodio avvenuto nella notte tra il 25 ed il 26 agosto 2013, quando un incendio doloso distrusse l’auto dell’assessore Antonio Pio Chiusolo;
il consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava il sindaco e l’amministrazione a porre in essere «ogni azione ritenuta utile a salvaguardare la sicurezza collettiva e l’immagine della Città di Aprilia» ed «, a costituirsi parte civile negli eventuali procedimenti penali riconducibili all’attività dell’amministratore, lesivi non solo all’immagine della Città, ma anche dannosi al tessuto economico, produttivo e alla sicurezza sociale»;
nella giornata del 20 dicembre 2013 il sindaco della città di Aprilia ha convocato, in via straordinaria, una conferenza per comunicare le decisioni assunte dall’assessore Antonio Pio Chiusolo che ha rimesso nelle mani del sindaco le deleghe assessorili alle finanze ed agli affari generali, a seguito di ulteriori nuovi gravi atti intimidatori indirizzati alla sua persona, oggetto di una formale denuncia già presentata all’Arma dei carabinieri –:
quali iniziative il Governo, intenda adottare per garantire la sicurezza dell’assessore Chiusolo e degli amministratori della città di Aprilia e se siano state attivate indagini per assicurare alla giustizia gli autori delle gravissime minacce. 

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03140

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 151 del 14/01/2014

Firmatari

Primo firmatario: ZARATTI FILIBERTO
Gruppo: SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 14/01/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
PIAZZONI ILEANA CATHIA SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 14/01/2014
PILOZZI NAZZARENO SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 14/01/2014
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 14/01/2014 

Stato iter: 

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03140

presentato da

ZARATTI Filiberto

testo di

Martedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151

ZARATTIPIAZZONI e PILOZZI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
la città di Aprilia (LT) registra un radicamento della criminalità organizzata come attesta – ex multis– la sentenza di condanna emessa dal tribunale di Latina il 16 novembre del 2012 a carico di Pasquale Noviello, per aver costituito un’associazione a delinquere di stampo mafioso riferibile al clan dei casalesi ed operativa tra Nettuno, Aprilia e zone limitrofe; secondo la mappa stilata dall’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della regione Lazio sulla presenza dei principali clan criminali nel Lazio, risultano operanti sul territorio di Aprilia la ’Ndrina Alvaro e la ’Ndrina Nirta-Strangio; le relazioni della commissione parlamentare antimafia della decima, undicesima e quattordicesima legislatura, rilevavano la grave situazione della criminalità organizzata nella cittadina in oggetto in particolare nella relazione conclusiva del 2006 era scritto: «Sempre più evidente risulta la diffusione della criminalità nelle zone di Aprilia, Anzio e Nettuno in cui le radicate presenze di soggetti appartenenti a gruppi criminali di origine meridionale hanno rappresentato un fattore importante nella crescita della capacità criminale di aggregazioni locali dedite alle estorsioni e al traffico internazionale di sostanze stupefacenti»;
il 16 settembre 2011 veniva data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia Fabio Biolcati Rinaldi e il garage del direttore del personale della stessa azienda Ilvo Silvi; la notte del 30 marzo del 2012 veniva lanciata una bottiglia incendiaria contro il pub Beautiful Monster in Via Nettunense; il 19 agosto 2012 venivano esplosi diversi colpi di fucile contro l’abitazione dell’imprenditore Tesei e nel mese di luglio dello stesso anno veniva colpita da numerosi colpi di arma da fuoco l’auto del costruttore Pieralisi; nel gennaio del 2013 venivano date alle fiamme alcune auto della concessionaria Citroen Prezioso sita in Via Nettunense; il 6 novembre del 2013 veniva aggredito a colpi di spranga il consigliere comunale Pasquale De Maio, davanti alla sede municipale in piazza dei Bersaglieri ed il 23 dello stesso mese venivano esplosi diversi colpi d’arma da fuoco verso un bar gestito dal figlio del Consigliere comunale Giorgio Nardin; il 20 dicembre del 2013 venivano rinvenuti 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune d’Aprilia Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto già il 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso; in seguito a tali episodi di intimidazione l’Assessore alle finanze del Comune di Aprilia ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico –:
quali iniziative siano state avviate o si intendano intraprendere per contrastare lo sviluppo e il radicamento delle organizzazioni criminali presenti nel territorio del comune di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina;
se non ritenga opportuno prendere provvedimenti atti a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina con l’obiettivo di aumentare il controllo del territorio e implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali. (4-03140)

 

 

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