Interrogazioni

L’On. Formisano, recependo quanto denunciato durante il nostro Convegno di Cassino del 27 ottobre u. s. , ha presentato la seguente interrogazioneQuestion Time agenzia beni confiscati‏.

Question Time

Al Ministro dell’interno per sapere, premesso che

Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in base ai dati statistici dello scorso mese di maggio pubblicati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni mobili, immobili e aziendali confiscati alla criminalità organizzata nella regione Lazio sono 582, di cui ben 453 nella provincia di Roma, 70 nella provincia di Latina, 53 in quella di Frosinone e 6 in quella di Viterbo;

ai sensi dell’articolo 48, comma 3, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, i beni immobili possono essere mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile o utilizzati dall’Agenzia per finalità economiche oppure possono essere trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito ovvero al patrimonio della provincia o della regione;

gli enti territoriali, che provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei princìpi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, nonché alle associazioni di protezione ambientale;

i beni non assegnati possono essere utilizzati dagli enti territoriali per finalità di lucro e i relativi proventi devono essere reimpiegati esclusivamente per finalità sociali;

se entro un anno l’ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l’Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi;

sempre secondo i dati statistici, su un totale di 463 immobili confiscati nella regione Lazio 139 sono in gestione presso l’Agenzia, 255 destinati e consegnati e 32 destinati ma non consegnati; di questi, mentre nella provincia di Roma su un totale di 345 immobili 97 sono in gestione, 188 destinati e consegnati e 24 destinati ma non consegnati, nella provincia di Frosinone su un totale di 50 immobili 36 sono in gestione e 13 destinati e consegnati -:

se l’Agenzia intenda mantenere in gestione i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata nella provincia di Frosinone oppure trasferirli al più presto al patrimonio dei comuni ove è sito l’immobile, al fine di consentire agli enti territoriali di affidarli in concessione anche ad organizzazioni di volontariato e cooperative sociali.

Formisano Anna Teresa, Tassone, Ciccanti, Compagnon, Rao, Naro Volonté.

Sabaudia, interrogazione contro il cemento dell’on. Renzo Carella del PD.

Articolo tratto da www.dimmidipiu.it – Leggi l’articolo

REALACCI: “PROVINCIA LATINA NEL MIRINO DELLE ECOMAFIE. GOVERNO INTERVENGA

Roma, 3 agosto 2011 – Comunicato stampa

CRIMINALITA’

REALACCI: “PROVINCIA LATINA NEL MIRINO DELLE ECOMAFIE. GOVERNO INTERVENGA”

Il deputato del Partito Democratico presenta un’interrogazione parlamentare

“L’allarme criminalità che arriva dalla Provincia di Latina diventa sempre più preoccupante: illegalità ambientale, speculazioni edilizie, radicamento sempre più insistente della criminalità organizzata, minacce e aggressioni agli amministratori e agli inquirenti. Parliamo di un’area dove si è costituito e ramificato un vero “sistema criminale” che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante. Non si può lasciare solo quel territorio, è necessario che diventi un caso di rilevanza nazionale e che il Governo faccia la sua parte destinando risorse e mezzi alle forze dell’ordine e agli inquirenti per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l’obiettivo della creazione in loco di una sede distaccata della divisione investigativa antimafia e della DDA e per attivare un controllo serrato sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina”, è quanto chiede Ermete Realacci, responsabile green economy del PD che oggi ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri Maroni, Prestigiacomo e Nitto Palma.

“Basti pensare”, prosegue Realacci, “che secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente la provincia di Latina si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate nel ciclo del cemento illegale e nel solo Parco nazionale del Circeo sono un milione e 200.000 i metri cubi di cemento fuorilegge, 2 abusi edili per ogni ettaro, una richiesta di condono edilizio in media, considerando anche bambini ed anziani, per abitante per la città di San Felice Circeo ed una ogni 3-4 residenti per la città di Sabaudia”.

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francesca biffi
ufficio stampa on. realacci
responsabile green economy pd
camera dei deputati – partito democratico
palazzo marini – piazza san claudio, 166
00186 roma
tel. 06.67605716 – 333.2164430

Guardate come questo governo di irresponsabili ha ridotto le nostre forze di polizia che, peraltro, stanno al fronte

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04975
presentata da
EMANUELE FIANO
giovedì 23 giugno 2011, seduta n.491

FIANO, VILLECCO CALIPARI, BOSSA e PICIERNO. -
Al Ministro dell’interno.
- Per sapere – premesso che:

il Governo a parole più securitario della storia, ha prodotto il più grave danno che si ricordi alla qualità della vita e del lavoro delle forze dell’ordine;

l’inchiesta pubblicata sul sito Repubblica-Espresso, sulle condizioni in cui versano i commissariati del casertano e anche parte della questura di Caserta sono scandalose per le responsabilità istituzionali che coinvolgono e devastanti per la dignità dei lavoratori delle forze dell’ordine che in quegli uffici dovrebbero operare;

nel 2009, all’indomani della strage di Castelvolturno, nella quale i camorristi trucidarono 6 cittadini senegalesi, il Ministro dell’interno elevò ad esempio il cosiddetto «modello Caserta» per simboleggiare come si debba combattere la malavita organizzata e come «lo Stato deve riaffermare la propria presenza sul territorio»;

ora a due anni da quelle parole come denuncia il sindacato di polizia SIAP attraverso le parole del proprio segretario provinciale Silvio Iannotta: «metà questura e l’80 per cento dei commissariati del casertano versano in una situazione di degrado diventata intollerabile per l’inesistenza delle più elementari regole di igiene dei locali. Da diverse settimane, continua la denuncia fatta in prefettura, non si effettuano più pulizie in taluni uffici. Ciò provoca un estremo disagio non solo per gli agenti che vi devono lavorare ma anche per gli utenti che recandosi in questi uffici sono pervasi da un sentimento di chiaro imbarazzo per la inosservanza per la legge 626»;

la denuncia si basa anche sulle relazioni tecniche del servizio di prevenzione e protezione della questura che da due anni a questa parte ha effettuato decine di sopralluoghi scattando centinaia di fotografie;

tali immagini dimostrano che l’80 per cento dei commissariati di quel territorio, cioè l’80 per cento di quel «modello Caserta» caro al Ministro, si trovano in condizioni pericolose e incivili;

si riscontrano fili elettrici scoperti, uffici trasformati in depositi di immondizia, sedie rotte, bagni inagibili, muri scrostati, autorimesse trasformate in discarica, macchie di olio, scatoloni ammucchiati alla rinfusa, batterie rotte, pezzi di computer, infissi rotti o abbandonati, faldoni giudiziari rovinati dall’umidità, presenza di insetti, di topi, muffa, ruggine, incrostazioni;

tutto questo si verifica in località come Aversa, Marcianise, Sessa Aurunca, Castelvolturno, Casal di Principe e Casalpesenna, tutti comuni ricadenti nell’area dove più forte è l’attività delle cosche camorristiche e nella quale area si sarebbe dovuto manifestare il cosiddetto modello Caserta;

la denuncia di tale situazione, è stata fatta 12 mesi fa, come dichiarato dal segretario nazionale del SIAP Giuseppe Tiani -:

quale sia lo stato dei fatti qui sommariamente descritti e dello stato di manutenzione, di pulizia, di decoro e di osservanza della legge n. 626, dei commissariati presenti nelle suddette località;

su chi ricadano le responsabilità circa lo stato di degrado descritto;

quali provvedimenti il Governo intenda assumere con riguardo a questa incresciosa e vergognosa situazione.
(5-04975)

Leggiamo sul sito della Camera dei Deputati il testo dell’interrogazione presentata dall’On.Barbato sulla vendita dell’Hotel Mirasole di Gaeta

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12373

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 487 del 16/06/2011
Firmatari

Primo firmatario: BARBATO FRANCESCO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 16/06/2011
Destinatari

Ministero destinatario:
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 16/06/2011
Stato iter: IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12373
presentata da
FRANCESCO BARBATO
giovedì 16 giugno 2011, seduta n.487

BARBATO. -
Al Ministro dell’economia e delle finanze.
- Per sapere – premesso che:

negli ultimi mesi gli uomini della Guardia di finanza di Formia stanno indagando sull’hotel Mirasole, una delle strutture ricettive più rinomate della città di Gaeta. L’immobile è stato acquistato all’asta fallimentare dal signor Guido Santullo, ex ambasciatore della Guinea-Conakry, con un investimento pari a 7,5 milioni di euro;

desta sorpresa il fatto che il valore di mercato dell’immobile sarebbe pari quasi al doppio della somma corrisposta e, a quel che consta all’interrogante, che la proposta del signor Santullo sia stata l’unica a pervenire alla cancelleria del giudice Guido Marcelli della sezione fallimentare del tribunale di Latina;

fonti giornalistiche riportano che il signor Santullo, consigliere di Lansana Contè, dittatore della Guinea morto qualche anno fa, gestiva la prima impresa di costruzioni del Paese, assicurandosi il monopolio dell’edilizia pubblica in Guinea;

Santullo, attraverso la SERICOM Guinée (da lui fondata), edificò alberghi, casinò, edifici pubblici e ospedali grazie all’appoggio di Contè, non pagando tasse e godendo di favoritismi negli appalti per le costruzioni -:

se non ritenga il Ministro di dover fare compiere accertamenti che verifichino la provenienza del consistente flusso di denaro che sta investendo l’intero litorale del sub-pontino.(4-12373)

Interpellanza del Sen. Elio Lannutti dell’ IDV sulle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno – Premesso che:

attraverso i canali bancari possono transitare flussi di denaro provenienti da attività illecite che dovrebbero essere segnalate ai sensi della normativa antiriciclaggio;

il segreto bancario è stato nel tempo oggetto di continue deroghe da parte del legislatore italiano, volte ad agevolare la repressione di reati penali, fiscali, valutari particolarmente gravi, come la criminalità organizzata di stampo mafioso e non, il terrorismo transnazionale, l’evasione fiscale, il riciclaggio di capitali illeciti, che vanno annoverati tra i principali fattori che hanno determinato l’attuale situazione finanziaria dello Stato;

la Direzione nazionale antimafia, nella “Relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010″, sottolinea che a Roma città c’è una vera e propria rete criminale;

si legge in un articolo on-line del quotidiano “la Repubblica” del 13 maggio 2008: «Clan Ierinò alla Borghesiana, Casamonica a Tor bella Monaca e all’Anagnina, clan Senese a Centocelle, ‘ndrina Sergi Marando a San Basilio, ‘ndrina Morabito al Flaminio e la ex Banda della Magliana ad Ostia. È soprattutto la periferia il terreno fertile della criminalità organizzata della capitale. Nell’area romana ‘Ndrangheta e Camorra sono presenti soprattutto in imprese commerciali (supermercati, autosaloni, ristorazione, negozi di abbigliamento). Il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d’usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia e precede la Campania. Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione»; «dalle 60 alle 67 organizzazioni criminali per un totale di circa 300 mafiosi. Venticinque le cosche appartenenti all’ndrangheta, 17 alla camorra, 14 a Cosa nostra e 2 alla Sacra corona unita, oltre a vari clan e cosche siciliani»; «l’insieme del tessuto amministrativo e politico nella maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità»; «Tutte associazioni impegnate a fare affari con lo smaltimento dei rifiuti, sfruttando gli appalti delle grandi opere, l’edilizia residenziale, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, nel settore turistico e della ristorazione, nelle società del settore della sanità». Nell’agenzia “Adnkronos” del 9 marzo 2011 si afferma che: «I clan mafiosi hanno “interesse a costituire articolazioni logistiche nel Lazio e soprattutto a Roma, e ad utilizzare le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati o per l’avvio di attività imprenditoriali. In particolare il territorio romano sembra essere stato scelto dalle organizzazioni criminali per proficue iniziative finanziarie, volte ad occultare i patrimoni illeciti attraverso sofisticate iniziative, che rendono particolarmente complessa l’azione di contrasto”». Infine, nel citato articolo de “la Repubblica” si legge ancora: «l’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio (…) ha condotto uno studio sociologico e criminologico effettuato mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavate dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, prendendo in esame i fatti e le figure più rilevanti dal 2000 e, in alcuni casi, ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente, per concentrarsi in particolare sulle azioni delle organizzazioni criminali dell’ultimo quinquennio. “Se sul nostro territorio (…) c’è la camorra o la ‘ndrangheta è perché c’è ricchezza. Bisogna combattere la microcriminalità senza dimenticare di farci carico delle persone deboli, perché anche nelle baraccopoli esistono fenomeni di racket”»;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” del 13 aprile 2011 dal titolo: “La mafia sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato”, il pm Raffaele Cantone pone la domanda: “Bankitalia e la Borsa stanno vigilando sul denaro sospetto?”;

si legge infatti: «La mafia “non è anti-Stato”, la mafia è un asset per usare lo stonato linguaggio degli affari, insomma “è un servizio”. E sempre più raramente ricorre alle armi o alle minacce per raggiungere i suoi scopi. Ha relegato al cinema la fondina, ma “tiene nascosta la pistola sotto la scrivania”. C’è un momento, tuttavia, avverte Raffaele Cantone, il magistrato di tanti processi ai Casalesi, in cui questa nuova mafia dalla faccia pulita diventa pericolosissima. Durante le crisi e le recessioni, scandisce l’ex sostituto procuratore di Napoli, può emergere dal buio e insinuarsi nel sistema, “può fare il salto di qualità, impossessandosi di fette importanti dell’economia e della finanza”. Alla fine del 2008, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, questo magistrato approdato oggi al Massimario della Cassazione aveva lanciato l’allarme sul Mattino. Aveva definito la criminalità organizzata il convitato di pietra della crisi, capace in un momento di stretta del credito e di mercato azionario depresso di conquistare avamposti nella finanza e di fare shopping di aziende. Grazie all’enorme liquidità e a una nuova leva di mafiosi “giovani, laureati e belli” che sanno muoversi negli ambienti ovattati di Piazza Affari. In un libro edito da Mondadori, Cantone li chiama i “Gattopardi”. “La criminalità organizzata – osserva – ha sempre svolto un ruolo anticiclico. Ha disponibilità di denaro nel momento in cui gli altri non ne hanno”. Cantone ha un precedente ben preciso in testa: “Durante la Grande crisi del ’29 le mafie svolsero un ruolo importante e riuscirono ad autoriciclarsi nel sistema economico perché avevano i soldi”. Il rischio, oggi, è “analogo. E i capitali mafiosi potrebbero essere stati agevolati in questi anni anche dallo scudo fiscale”. Dunque, “mi chiedo: cosa stanno facendo le istituzioni finanziarie di controllo per monitorare le iniezioni di denaro nel sistema economico? La Banca d’Italia, la Borsa, i sistemi di controllo finanziari che sono in mano all’Ufficio italiano cambi stanno sorvegliando i flussi di denaro?”. Poi c’è l’aspetto, altrettanto deprimente “della straordinaria capacità delle mafie di cambiare pelle, di adeguarsi alle novità e alle riforme”. Un esempio? Il federalismo. “I clan non hanno tanto interesse a gestire i grandi enti pubblici: hanno bisogno invece di gestire gli enti di prossimità, quelli che gestiscono la vita dei cittadini. Tanto più in una logica di federalismo spinto. Che per loro è un’enorme opportunità“. Cantone ha indagato le infiltrazioni delle cosche a Nord e c’è un passaggio del libro inquietante in cui afferma senza mezzi termini che il broker dei rifiuti interpretato da Toni Servillo in Gomorra, sta ancora là. Nonostante il successo mondiale della denuncia, cioè del romanzo di Saviano e del film di Garrone. Così come stanno ancora là i Casalesi. “Sono in grande difficoltà dal punto di vista militare – sottolinea – ma il capo, Zagarìa, è ancora latitante. C’è stato certamente un enorme impegno per mettere in discussione gli aspetti militari, Ma quello che mi chiedo è: gli interessi economici, il rapporto con la politica e il mondo delle istituzioni è stato messo in discussione?”. Le recenti inchieste giornalistiche di Rosaria Capacchione sui rifiuti in Campania, aggiunge, “sembrano di nuovo il sintomo di uno scenario inquietante, in cui i clan stanno semplicemente cambiano pelle”. Per il magistrato che ha lavorato molti anni nella Direzione distrettuale antimafia il mutamento non riguarda solo mafia, ‘ndrangheta e camorra, ma anche la loro percezione nella società. Se la pistola resta “un mezzo di convincimento alternativo rispetto a quelli normali”, tutto sommato “sparare non conviene”. Soprattutto se la soglia del pudore rispetto a fenomeni di connivenza o di cooperazione con la criminalità organizzata si è ormai “drammaticamente abbassata”. Il motivo è lapalissiano: la sfiducia nello Stato e il disprezzo per la legalità. Il problema, è dunque “il consenso crescente attorno alle mafie” che stanno diventando un gigantesco buco nero che risucchia le risorse migliori del Paese. “Perché riescono a fornire servizi al sistema economico, istituzionale e politico; perché si pongono come alternativa a un sistema che spesso non funziona o funziona male”. Perché, in sostanza, “risolvono i problemi”. Le mafie sono sempre più il Mister Wolf per le vischiosità del sistema, per le sue inefficienze, le lentezze giudiziarie e burocratiche. E se sono antieconomiche per il Paese, come ha rilevato anche di recente Mario Draghi, perché spazzano via la competizione e il merito, sono sempre in meno a preoccuparsene. O, men che meno, a vergognarsene»;

in un articolo pubblicato su “Il Sole-24 ore” del 20 settembre 2010 dal titolo “La segnalazione antiriciclaggio fa rotta sulla qualità“, Luigi Ferrajoli commentava le istruzioni della Banca d’Italia contenute nella delibera n. 616 del 24 agosto 2010 che «incidono sull’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, quale punto nevralgico del sistema di prevenzione e repressione del riciclaggio. Il provvedimento era particolarmente atteso dai soggetti operanti nel settore finanziario tenuti all’obbligo di segnalazione (tra gli altri banche, Sim, fiduciarie, società di gestione del risparmio, agenti di cambio, promotori finanziari, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria). Le altre categorie, tra i quali i professionisti, avevano già ricevuto con il Dm Giustizia del 16 aprile 2010 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 101 del 3 maggio) i loro peculiari e distinti indicatori di anomalia. (…) Il riferimento normativo va rintracciato nel vigente articolo 41 del Dlgs 231/2007 che delinea il dovere di inviare all’Unità di informazione finanziaria (Uif) una segnalazione quando ne ricorrano i presupposti. Proprio questa definizione ha creato dubbi e incertezze per l’impossibilità di imporre uno schema di comportamento prefissato. La segnalazione deve essere inoltrata quando gli intermediari sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che sino in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell’operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell’ambito dell’attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico. L’interrogativo di fondo che l’operatore deve porsi è quello di rendere al sistema un flusso informativo qualitativamente apprezzabile. Non è infatti la quantità delle segnalazioni a rilevare, bensì il contenuto meritevole di sviluppo delle stesse. I dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif riportano 15.101 segnalazioni pervenute nel primo semestre dell’anno, con un incremento significativo rispetto al passato (nell’analogo semestre 2009 le segnalazioni erano circa 9.936). Di queste, 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi nello stesso periodo. In pratica solo 2.500 segnalazioni circa non sono state ritenute rilevanti (il 16%). Il riferimento alla statistica rende tangibile l’esigenza per gli intermediari di disporre di procedure aziendali per l’analisi dei comportamenti finanziari della clientela e consente di comprendere l’utilità e la funzione propria degli indicatori concepiti da Bankitalia per fornire un ausilio agli operatori nella scrematura dei comportamenti anomali da valutare. La conoscenza della clientela e della relativa potenzialità economica, completata con la conoscenza e la verifica della destinazione dei movimenti di capitali, costituisce il discrimine di livello ulteriore per rilevare il sospetto e tradurre le anomalie riportate dagli indicatori astratti. Così, se all’esito dell’indagine del caso concreto compiuta in seno all’intermediario, si rinvengono le giustificazioni che esplicitano la piena trasparenza di una determinata transazione, la traslazione dall’anomalia al sospetto non si configura e non ricorrono gli estremi per la segnalazione»;

per quanto risulta all’interpellante, spesso la stessa Uif, invece di prevenire le attività illecite di riciclaggio che avvengono all’interno delle banche e degli altri intermediari finanziari, compresi i trasferimenti di proprietà immobiliari, arriva solo dopo che la magistratura ha concluso le indagini;

considerato che ad avviso dell’interpellante c’è da dubitare della congruità del dato relativo alle segnalazioni (pari a 15.101) effettuate alla luce dei dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif nel primo semestre 2010, addirittura incrementate rispetto all’analogo semestre 2009 con 9.936, di cui 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi, escludendo come irrilevanti 2.500 segnalazioni,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo quale sia l’esatta percentuale delle segnalazioni ai sensi della normativa antiriciclaggio di banche, società di intermediazione mobiliare ed altri intermediari, che sono quantificabili in circa 30.000 nel 2010, rispetto alle centinaia di milioni di operazioni bancarie e/o trasferimenti di proprietà immobiliari che avvengono ogni anno in Italia, e se risulti al Governo che le segnalazioni antiriciclaggio siano considerate un intralcio all’agire economico dei banchieri;

se il Governo non debba raccogliere l’allarme lanciato dal pubblico ministero Raffaelle Cantone in merito alla mafia che sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato, atteso che ad avviso dell’interrogante Banca d’Italia e borsa non stanno vigilando in maniera efficace sul denaro sospetto;

se risulti la suddetta infiltrazione mafiosa nel Lazio ed a Roma in particolare;

se in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina siano in atto da tempo tentativi di infiltrazione mafiosa nella macchina amministrativa e politica, e se avvengano attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale;

quali misure urgenti intenda attivare per prevenire gli interessi di clan mafiosi e ‘ndrine, che utilizzano le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati.

(Tratto da Open Parlamento)

Interrogazione Touadi e Garavini del PD al Ministro dell’Interno: mafie nel Lazio. Operazione “Verde Bottiglia”

Interrogazione a risposta scritta 4-11314 presentata da JEAN LEONARD TOUADI
mercoledì 23 marzo 2011, seduta n.451
TOUADI e GARAVINI. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

solamente nei primi quindici giorni del mese di marzo 2011 nella provincia di Roma e più in generale nella regione Lazio è stata più volte evidenziata dalle forze dell’ordine, dalla magistratura, dai giornali e dalle associazioni la massiccia e crescente presenza di infiltrazioni mafiose, principalmente di stampo camorristico, su tutto il territorio;

l’importante operazione, denominata «Verde Bottiglia» del 15 marzo 2011, condotta dalla direzione investigativa antimafia di Napoli nel basso Lazio, ha portato al sequestro di società, ditte individuali, fabbricati, terreni, potenti vetture e rapporti finanziari per una valore stimato di 100 milioni di euro e tutte riconducibili al clan camorristico dei Casalesi;

l’importante operazione denominata «Hummer» del 9 marzo 2011, condotta dalla Guardia di finanza, contro la mafia calabrese, su tutto il territorio nazionale, ed in particolare nella regione Lazio, ha consentito il sequestro di numerosi fabbricati, terreni, quote di partecipazioni societarie, aziende, autovetture di lusso per un valore stimato che si aggirerebbe attorno ai 40 milioni di euro;

l’11 marzo 2011 è avvenuto l’arresto, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, del sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, nonché consulente di gabinetto della segreteria dall’attuale sindaco di Roma Alemanno;

l’associazione Libera nel suo rapporto «Riprendiamoci il Maltolto» ha denunciato che il Lazio è la sesta regione in Italia per numero di beni confiscati alle mafie presenti sul territorio, mentre Roma si pone come settima provincia per numero di beni sequestrati, dopo Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Catania, Milano e Caserta. Dal rapporto emerge anche che circa il 40 per cento degli stabili sequestrati alle mafie e affidati alle decisioni del comune di Roma, giace in uno stato di abbandono o non viene utilizzato per i fini sociali. Secondo Libera la causa di questo sarebbe riconducibile non al mancato rispetto delle norme di legge e quindi degli accordi previsti fra prefettura, demanio e comune per il riutilizzo de beni confiscati, ma alle inefficienze decisionali del comune di Roma;

il problema delle infiltrazioni mafiose nella regione Lazio non è una questione nuova, anzi è stato oggetto, sin dall’inizio della XVI legislatura, di numerose interrogazioni parlamentari al Ministro dell’interno, alle quali nella maggior parte dei casi non è stata data alcuna risposta -:

se il Ministro abbia disposto una mappatura puntuale del fenomeno per comprendere e monitorare la penetrazione e l’operato delle mafie nel tessuto finanziario e produttivo della capitale e della regione Lazio, nonché dell’incidenza delle operazioni malavitose sulla sicurezza dei cittadini e sulla trasparenza e libertà delle attività economiche;

se intenda promuovere una convocazione straordinaria del comitato per l’ordine e la sicurezza esclusivamente dedicato alla lotta della criminalità organizzata nella provincia di Roma e, più in generale, nella regione Lazio;

se intenda promuovere delle attività per sensibilizzare – in chiave di prevenzione – l’opinione pubblica, gli operatori economici e i giovani delle scuole di Roma e del Lazio;

se non intenda assicurare, tramite l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il rispetto degli obblighi di legge e quindi la congrua destinazione dei beni sequestrati alle mafie nel territorio del comune di Roma. (4-11314)

(Tratto da Parlamento.openpolis.it)

Pubblichiamo una vecchia interrogazione presentata alla Camera dei Deputati dagli onn. Leoni ed Amici del PD a proposito della situazione criminale a Formia e nel Basso Lazio e la risposta fornita ad essi dall’ex Sottosegretario all’Interno Minniti. Non vogliamo apparire come gli eterni insoddisfatti, ma la nostra impressione è che non sia stato colto il nodo cruciale della questione. Pur apprezzando il valore dell’iniziativa, anche se vecchia e non più rinnovata, c’è da sottolineare il fatto che, se si fosse affrontato all’epoca il problema dei rapporti mafie-politica, come emerso nelle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta “Formia Connection”, a quest’ora, forse, non avremmo da lamentarci circa l’elevato livello di penetrazione mafiosa nella politica e nelle istituzioni. Intanto c’è da rilevare che, a parte i numeri relativi alle presenze delle forze dell’ordine in provincia di Latina (tali numeri ci danno ragione circa l’inadeguatezza del livello investigativo in una provincia dove in un anno la Guardia di Finanza ha fatto solo 3 indagini patrimoniali), nessuno, nemmeno gli autori di questa interrogazione, ha ripreso l’argomento della “Formia Connection” ed ha chiesto lumi circa i motivi della decisione assunta dalla Procura della Repubblica di Latina di non procedere, come è avvenuto per i reati ordinari, per quello di probabile voto di scambio emerso nelle intercettazioni telefoniche fra Bardellino e qualche politico. La questione delle mafie nel Lazio e, in particolare, nel basso Lazio e, quindi a Formia, Gaeta, Itri, Sperlonga, Minturno ecc. , si è aggravata al punto quasi di non ritorno. Noi abbiamo appena finito di svolgere un’indagine che ci è apparsa -a noi, avvezzi a queste cose – allucinante. NON SI INDAGA, NON SI INDAGA, NON SI INDAGA come si dovrebbe. NON SI FANNO INDAGINI PATRIMONIALI se non vengono “da fuori” la DIA, il GICO, lo SCO e così via. I corpi centrali e le DDA. Ma che ce ne facciamo di tanti uomini e donne che non combattono le mafie come dovrebbero combatterle, ossia sul piano patrimoniale e del loro rapporto con la politica e le istituzioni??? Le sanno queste cose gli onn. Leoni ed Amici

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00807

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 15
Seduta di annuncio: 36 del 02/08/2006

Firmatari

Primo firmatario: LEONI CARLO
Gruppo: L’ ULIVO
Data firma: 02/08/2006

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
AMICI SESA L’ ULIVO 02/08/2006
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/08/2006

Stato iter:

CONCLUSO il 16/03/2007

Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 16/03/2007
MINNITI MARCO VICE MINISTRO INTERNO
Fasi iter:

RISPOSTA PUBBLICATA IL 16/03/2007
CONCLUSO IL 16/03/2007

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00807
presentata da
CARLO LEONI
mercoledì 2 agosto 2006 nella seduta n.036

LEONI e AMICI. - Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere – premesso che:

nella provincia di Latina, secondo quanto emerso nelle relazioni semestrali al parlamento presentate dalla Direzione investigativa antimafia e secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare antimafia, operano agguerrite consorterie mafiose quali il clan Bardellino, attivo nelle zone di Formia e il clan dei casalesi presente in tutta la provincia;

la relazione conclusiva di minoranza della commissione parlamentare antimafia nella precedente legislatura afferma: «A Fondi, Formia e Gaeta, si è registrata la presenza di nuclei affiliati ad organizzazioni campane e calabresi attivi nel traffico di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio: i gruppi familiari Bardellino e Tripodo, i casalesi, i clan casertani Iovine, Schiavone e La Torre. Le loro attività illecite nel corso degli anni hanno provocato il progressivo inquinamento del tessuto sociale. Sono stati riscontrati tentativi di condizionare consultazioni elettorali nelle zone di infiltrazioni in settori della pubblica amministrazione»;

il 24 agosto 2004 un ordigno artigianale danneggiava gravemente il cancello della villetta del consigliere comunale di Forza Italia di Formia (già candidato alla carica di sindaco di Formia) nonché capo di gabinetto del presidente della provincia di Latina Armando Cusani;

il 22 novembre 2004 la Polizia di Stato eseguiva diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti vicini al clan Bardellino, si trattava dell’operazione «Formia Connection»;

tra gli arrestati risultava Giovanni Luglio – secondo quanto pubblicato da Il Messaggero del 23 novembre 2004 – candidato per An al consiglio comunale di Formia;

nell’ambito della suddetta indagine venivano perquisite le abitazioni di alcuni esponenti politici tra i quali spiccavano – secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia del 23 novembre 2004 – l’assessore provinciale di Latina Silvio D’Arco – delegato alle attività produttive – e appartenente al Nuovo Psi e il consigliere comunale di Minturno Maurizio Faticoni;

il 25 novembre 2004 il quotidiano Latina Oggi pubblicava la notizia relativa ad un sms intercettato il 3 giugno 2004 – proveniente dal cellulare di Massimo Giovanchelli, attuale assessore provinciale all’ambiente di Latina, indirizzato a Giovanni Luglio arrestato nell’ambito dell’indagine «Formia Connection» per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione;

il 17 gennaio 2005 il ROS dell’Arma provvedeva ad eseguire un imponente sequestro a carico del clan Bardellino nel Lazio ed in altre regioni;

secondo quanto pubblicato sul La Provincia il 23 novembre del 2004 anche la procura distrettuale antimafia della capitale avrebbe aperto un fascicolo sulle vicende connesse all’operazione «Formia Connection»;

il 5 ottobre 2005 Angelo Bardellino secondo quanto pubblicato da Il Mattino di Caserta veniva rinviato a giudizio per estorsione aggravata;

lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno per accertato condizionamento mafioso, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2005, ha confermato come la criminalità organizzata nel Lazio si sia già infiltrata in una amministrazione locale -:

se i Ministri competenti siano a conoscenza dei fatti suesposti;

quali misure il Governo intenda adottare per contrastare l’espandersi delle iniziative criminali di stampo mafioso nel territorio di Latina. (4-00807)
Atto Camera

Risposta scritta pubblicata venerdì 16 marzo 2007
nell’allegato B della seduta n. 128
All’Interrogazione 4-00807 presentata da
LEONI

Risposta. - La situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia di Latina presenta aspetti peculiari, in quanto il territorio è contraddistinto dalla compresenza, su quattro aree con marcate differenze socio-economiche, di organizzazioni criminali di differente origine:

il Sud-Pontino, specie Formia e Gaeta, è caratterizzato da significative presenze di elementi legati ai vari gruppi della camorra campana, specie del clan dei «Casalesi» (Bardellino, La Torre, Moccia, ex Clan Alfieri);

l’area di Fondi, con uno dei mercati ortofrutticoli più grandi d’Europa, vede la presenza di famiglie legate alle cosche della ‘ndrangheta calabrese (Tripodo, Garruzzo, Bellocco, Pesce);

l’area di Latina è segnata da elementi di etnia zingara, radicati sul territorio e dediti all’usura, oltre che da elementi campani legati a clan d’oltre Garigliano;

l’area di Aprilia, che ha raggiunto in pochi anni i 60.000 abitanti, presenta elementi legati alla criminalità calabrese (famiglia Alvaro), esponenti della famiglia Olzai, pastori sardi notoriamente dediti ai sequestri di persona e delle famiglie Montenero e Tassone, legate al traffico di stupefacenti.
Quanto sopra è dovuto da un lato alla posizione geografica della provincia pontina, confinante a nord con la malavita romana e a sud con aree dove operano clan della camorra campana, dall’altro a una applicazione eccessiva delle misure di prevenzione dell’obbligo di soggiorno, non adeguatamente valutata all’epoca.
Ciò ha comportato, nel corso degli anni ’60 e ’70, l’indesiderato radicamento di famiglie malavitose di origine campana, calabrese e siciliana, che, sicuramente attratte dalla florida economia locale, ne hanno inquinato il tessuto con l’acquisizione di terreni, fabbricati, esercizi pubblici e, in genere, con l’impiego di capitali di provenienza illecita.
Recentemente, le aggiornate finalità illecite della criminalità organizzata si esprimono con forme di intervento meno visibile, ma comunque non meno pericolose, quali la pratica estorsiva, principale mezzo per condizionare le attività economiche.
Solo a partire dagli anni ’80, l’azione di contrasto delle forze dell’ordine ai pressanti tentativi di penetrazione della malavita organizzata nei diversi settori produttivi è andata sempre più affinando, attraverso l’attivazione di strumenti e modalità operative sempre più incisive ed efficaci.
In particolare, si è cercato di coinvolgere, a livello di proficuo scambio informativo, le forze produttive e gli enti pubblici territoriali. Si è giunti a poter monitorare l’acquisizione di residenze, il rilascio e/o la voltura di autorizzazioni, di concessioni edilizie, di licenze, l’acquisizione di beni ed esercizi pubblici, nonché gli appalti pubblici.
Infine, si è data attiva promozione alle misure di prevenzione patrimoniali – rivelatesi uno strumento particolarmente efficace per colpire i profitti della criminalità organizzata – quali i sequestri, con successiva confisca ed utilizzo a fini sociali, di beni immobili in Aprilia, Cisterna, San Felice Circeo, Gaeta e Formia.
Le forze di polizia, costantemente impegnate nell’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità, hanno effettuato complesse indagini che hanno consentito numerosi arresti, anche di esponenti di spicco della malavita associata.
Tra le più importanti operazioni si ricordano:

l’operazione «Formia Connection», compiuta nel novembre del 2004, da personale della Squadra mobile di Latina e del Commissariato di Formia, con l’esecuzione di una misura cautelare in carcere a carico di 4 soggetti appartenenti al clan camorristico «Bardellino»;

l’operazione «Baldascini» portata a termine nel febbraio del 2005 dalla Squadra mobile della Questura di Latina, con l’arresto di due esponenti di assoluto rilievo dell’omonima famiglia da anni residente a Latina e legata al clan camorristico dei «Casalesi»;

l’operazione «M.O.F.», compiuta nel febbraio 2006 nell’ambito di un’indagine finalizzata al contrasto dell’infiltrazione mafiosa all’interno del Mercato ortofrutticolo di Fondi. Nel corso di tale operazione la Squadra mobile della Questura di Latina, con l’esecuzione di 8 misure cautelari in carcere, ha disarticolato un’organizzazione criminale dedita alla consumazione di gravi reati contro la persona ed il patrimonio. Il sodalizio, capeggiato dalla famiglia d’Alterio, titolare dell’omonima ditta di autotrasporti, con sede a Fondi (Latina), era riuscito ad imporre un regime di monopolio per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli destinati al nord Italia.
Quanto alla presenza delle forze di polizia nella provincia di Latina, si rappresenta che la locale Questura e i Commissariati distaccati dispongono complessivamente – alla data del 1o settembre scorso – di 448 unità di personale dei ruoli operativi, con un lieve incremento rispetto alla previsione organica. Sono inoltre presenti 31 operatori di polizia appartenenti ai ruoli del personale che espleta attività tecnica e scientifica, nonché 51 appartenenti all’Amministrazione civile dell’interno che, per le esigenze di supporto logistico e amministrativo, contribuiscono alla funzionalità delle strutture.
Oltre che nel periodo estivo, la Questura di Latina si avvale del supporto reso dal Reparto prevenzione crimine Lazio, che, solo nei primi nove mesi del 2006, ha fornito ben 320 pattuglie, per un totale di 960 operatori.
Il Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, da cui dipendono 5 compagnie e 35 stazioni, ha una forza effettiva di 716 militari, superiore di 82 unità rispetto alla previsione organica.
I servizi preventivi vengono integrati con l’impiego di 10 unità della Compagnia d’intervento operativo dell’8o battaglione Carabinieri «Lazio» che, grazie al particolare addestramento del personale e alla cospicua dotazione di mezzi e materiali, permette di fronteggiare particolari esigenze di controllo straordinario del territorio.
Il Comando provinciale della Guardia di Finanza, può contare su 345 militari, che per le esigenze di contrasto alla criminalità organizzata operano con il supporto del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia tributaria di Roma.
Come si evince dai predetti dati, il dispositivo delle forze di polizia presente nella provincia di Latina risulta, nel complesso, adeguato e tale da non richiedere ulteriori incrementi.
Al momento, pur non ravvisandosi per lo stesso motivo la necessità della istituzione di una apposita sezione operativa della Direzione investigativa antimafia, si assicura l’interrogante che permane a livelli elevati l’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità da parte delle forze di polizia presenti sul territorio.

Il Viceministro dell’interno: Marco Minniti.

Classificazione TESEO:

CONCETTUALE:

ATTENTATI, ENTI LOCALI, ESTORSIONE, MAFIA E CAMORRA, PREVENZIONE DEL CRIMINE, PRODUZIONE E SPACCIO DI DROGA, RICICLAGGIO FINANZIARIO

GEO-POLITICO:

FORMIA, LATINA – Prov, LAZIO, LATINA – Prov, LAZIO

Interrogazione di Leoluca Orlando (IDV): rifiuti tossici interrati dalla camorra a Pastena (Frosinone)?

C.4/11235 LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare. -

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11235 presentata da LEOLUCA ORLANDO

giovedì 10 marzo 2011, seduta n.447

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e

del mare. – Per sapere – premesso che:

nel 1997, a Pastena, in provincia di Frosinone, venne data la concessione

per

il risanamento di un terreno con il materiale di riporto della costruenda

linea

ferroviaria TAV Roma-Napoli. Detto terreno si trova al lato della strada

provinciale 151 Pastena-Castro, al chilometro 8, 00, e lambisce un torrente

che

affluisce all’interno delle Grotte di Pastena;

fin da allora vi sono state numerose testimonianze che sembrerebbero

confermare il forte sospetto che in detto terreno, così come in altre aree

che

circa dieci anni fa la TAV utilizzò come siti di scarico, siano stati

interrati

illegalmente e clandestinamente dei rifiuti tossici e pericolosi dalla

camorra;

si tratta di testimonianze che parlavano di buche realizzate durante la

notte

e poi già spianate alla mattina, e di rumori di bidoni metallici scaricati

dai

camion;

si ricorda che in questi anni, i rapporti di processi, documenti e

testimonianze, hanno descritto uno scenario spregiudicato, nel quale la

criminalità organizzata approfittando di un clima di illegalità silente e

diffusa, si era impadronita degli appalti della TAV e condizionava

fortemente

la gestione dei cantieri;

in realtà, non risulta essere mai stata fatta chiarezza rispetto alla

suddetta

presenza di rifiuti tossici, e sull’eventuale stato di inquinamento dei

terreni

interessati e delle falde sottostanti;

laddove interpellata, l’ARPA regionale, chiariva l’impossibilità di

intervenire in terreni privati, a eccezione di un preventivo e sollecito

comando proveniente dall’azienda sanitaria locale o dalle forze dell’ordine;

in tutti questi armi una battaglia di legalità e di richiesta di

trasparenza,

è stata condotta – tra gli altri – dal consigliere comunale di Pastena,

Arturo

Gnesi, per chiedere a nome della popolazione locale, che le autorità

competenti

forniscano finalmente dati certi e analisi veritiere, riguardo alla presunta

presenza di rifiuti tossici e pericolosi nei siti usati dalla TAV per

smaltire

gli scavi della linea ferroviaria in costruzione;

nonostante che il consiglio comunale di Pastena, nell’ottobre 2010, abbia

deliberato di procedere secondo le direttive esposte nelle premesse del

presente atto, affinché sia accertata la presenza o meno di rifiuti tossici

interrati sul territorio comunale, finora sostanzialmente poco o nulla è

stato

fatto per accertare la verità e dare garanzie per la salute dell’ambiente e

della salute pubblica -:

se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se non intenda, nell’ambito delle proprie prerogative, attivarsi al fine di

avviare una verifica del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente in

relazione alla aree indicate in premessa, oggetto di probabili interramenti

di

rifiuti tossici, al fine di accertare la verità e dare garanzie per

l’interrogante dell’ambiente e della salute pubblica. (4-11235)

Interrogazione Sen. Stefano Pedica IDV a risposta scritta S.4-03798 – Testo interrogazione a risposta scritta

PEDICA – Ai Ministri dell’interno, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale – Premesso che:

con decreto del Presidente della Regione Lazio n. 400 del 1° agosto 2006 è stato istituito tra le aree protette della Regione il Monumento naturale Lago di Fondi, la cui gestione è stata affidata all’Agenzia regionale dei parchi del Lazio;

la provincia di Latina ha sin dal principio mostrato contrarietà alla creazione del parco, come conferma la presentazione nel 2006, al Tribunale amministrativo regionale di Roma, della richiesta di sospensiva dell’istituzione del Monumento naturale Lago di Fondi;

con legge regionale 4 dicembre 2008, n. 21, la Regione Lazio ha successivamente aumentato i vincoli di protezione della zona e ha istituito il Parco naturale regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi;

nel luglio 2010 l’intenzione di cancellare il Parco da parte della Provincia di Latina si è nuovamente palesata, con una proposta avanzata dall’Assessore provinciale all’agricoltura, caccia e pesca, Enrico Tiero, che ha incontrato il favore dei consiglieri di centro-destra nella relativa commissione;

in data 20 settembre 2010 l’amministrazione provinciale ha inserito all’ordine del giorno del Consiglio una mozione per proporre l’abrogazione della legge regionale istitutiva del Parco dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, senza riuscire ad approvarla per la ferma opposizione del vicepresidente della Provincia, Salvatore De Monaco, il quale ha chiesto un approfondimento politico sulla questione;

sebbene la Provincia non abbia il potere di abrogare una legge regionale, qualora il punto trovasse parere favorevole, la proposta arriverebbe fino al Consiglio regionale, ente deputato a decidere;

tecnicamente, con la proposta di abrogazione, si vuole tornare allo stato precedente dei luoghi, ovvero alla tutela dei monumenti naturali, ma per il resto l’effetto è quello di cancellare sia i confini che la natura del parco stesso;

in data 27 settembre 2010 si è tenuta una manifestazione per chiedere l’abrogazione dell’ultimo “parco vergogna”, così denominato dai promotori dell’iniziativa, organizzata presso il parcheggio antistante la stazione ferroviaria di Monte San Biagio dal comitato “Parco, no grazie”, presieduto da Oreste Sanalitro; alla manifestazione hanno aderito il Presidente della Provincia di Latina Armando Cusani, l’Assessore provinciale all’agricoltura, caccia e pesca, Enrico Tiero, il consigliere regionale Giovanni di Giorgi, l’onorevole Maria Burani Procaccini e il delegato provinciale alle riforme istituzionali e ai rapporti con gli enti locali, Roberto Migliori;

considerato che:

il parco occupa una superficie di 12.000 ettari e comprende nove comuni ed ambienti agricoli, acquatici e forestali di grande importanza per la tutela della biodiversità a livello regionale, da tempo minacciata da fattori quali il degrado dell’habitat, l’abusivismo edilizio, l’intensificazione delle pratiche agricole e il bracconaggio;

l’area interessata dal parco è un tesoro, non solo per i beni naturalistici e paesaggistici, ma per i fiumi di denaro che da lì potrebbero scaturire, non grazie all’ecosostenibilità, ma all’edilizia;

il cuore del parco, sulle sponde del lago di Fondi, è infatti da anni oggetto di appetiti speculativi immobiliari: la Società agricola immobiliare Fondi – SAIF SpA, originariamente denominata Agrim SpA, di Luigi Pacilio, Domenico Pacilio, Antonio Turino e Emilia Barra, adesso amministrata surrettiziamente da Carmela Zaccaria, proprietaria di una vasta area del Salto di Fondi in procinto di diventare edificabile, ha presentato, già più di 10 anni fa, un progetto di lottizzazione che prevede la realizzazione di 5.000 alloggi, una cementificazione pari a 400.000 metri cubi su 400 ettari di cemento, per un valore di 300-400 milioni di euro;

la SAIF SpA ha ottenuto, al tempo, sul progetto di lottizzazione una pronuncia favorevole da parte dell’amministrazione comunale di Fondi che, nel 2006, ha approvato una variante urbanistica per permettere la realizzazione della lottizzazione;

l’istituzione del Monumento naturale Lago di Fondi, immediatamente successiva alla delibera comunale, ha bloccato la variante comunale ponendo un vincolo di tutela paesaggistica sull’area interessata poiché ricompresa nei confini del Monumento naturale;

in seguito alla decisione della Regione Lazio vi è stato un susseguirsi di ricorsi contro il Monumento naturale Lago di Fondi: hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio la SAIF SpA, proprietaria del terreno, quindi la Provincia di Latina e i Comuni della piana di Fondi, mentre il Consiglio dei ministri ha sollevato presso la Corte costituzionale il conflitto di attribuzione avente per oggetto l’istituzione del parco;

ogni ricorso è stato respinto;

lo stesso pericolo di lottizzazione e cementificazione massiccia si riscontra per l’area cosiddetta del “Lido di Caprarica”, anch’esso preservato solo grazie all’approvazione del piano territoriale paesaggistico regionale (PTPR), ma sul quale il Consorzio di imprese risalente all’imprenditore Franco Peppe aveva già proposto un intervento simile a quello contenuto nel progetto della SAIF SpA;

rilevato, inoltre, che:

i richiamati progetti di lottizzazione presentano profili di pericolosità non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo della legalità, in quanto risulta all’interrogante che sia la SAIF SpA che il consorzio facente capo a Franco Peppe, siano società che sono all’attenzione delle autorità di pubblica sicurezza per i loro legami con la criminalità organizzata di stampo mafioso;

Franco Peppe, arrestato in data 6 luglio 2009 nell’ambito dell’inchiesta Damasco 2, ed attualmente agli arresti domiciliari, secondo quanto emerso dall’attività investigativa della Direzione distrettuale antimafia di Roma risulterebbe essere un prestanome della mala calabrese all’interno del mercato ortofrutticolo di Fondi, e in data 29 settembre 2010 è stato oggetto, assieme al capo clan Venanzio Tripodo, di un sequestro di beni del valore di 8 milioni di euro;

la SAIF SpA, con sede a Napoli in via Mergellina n. 23, con amministratore unico Ernesto Pacilio, figlio di Luigi Pacilio, è stata segnalata dal questore di Latina, Francesco Migliaccio, con fax datato 22 ottobre 1991, ai prefetti di Napoli e Latina e al questore di Napoli, nonché al Ministero dell’interno e all’Alto Commissariato per la lotta alla mafia, in quanto la società risultava una “presunta emanazione di organizzazioni criminali”, per cui l’imponente impiego di capitali stanziato per la realizzazione della lottizzazione era da considerarsi di “illecita provenienza”;

nel 1992, proprio nell’ambito di indagini concernenti lottizzazioni abusive nella zona del Salto di Fondi, il sostituto procuratore De Santis ha anche chiesto, sulla base del rapporto della Guardia di finanza di Latina, l’adozione delle misure di prevenzione previste dalla legge n. 109 del 1996, cosiddetta “legge Rognoni-La Torre” in materia di sorveglianza speciale e sequestro dei beni, nei confronti dei seguenti personaggi, indiziati di appartenere ad associazioni di stampo camorristico: Luigi Pacilio, 57 anni di Napoli; Domenico Pacilio, 34 anni di Napoli, Antonio Turino, 64 anni di Frattamaggiore, Emilia Barra, 61 anni di Cardio e Luciano Turino, 36 anni di Frattamaggiore;

tre sono state le procure ad interessarsi dei soggetti legati alla SAIF SpA: mentre il Tribunale di Latina proponeva la misura di divieto di soggiorno nella provincia di Latina nei confronti dei summenzionati soggetti, vi erano ulteriori indagini correlate nei confronti della famiglia Pacilio da parte della procura di Napoli per il reato di cui all’art. 416-bis del codice penale, mentre nei confronti della famiglia Turino erano stati avviati accertamenti patrimoniali disposti dalla procura di Santa Maria Capua Vetere;

considerato, in ultimo, che l’area del Comune di Fondi è interessata da fenomeni mafiosi di rilevante entità, come hanno dimostrato le due inchieste antimafia, Damasco 1 e Damasco 2, il recente sequestro di 8 milioni di euro a carico di esponenti della criminalità organizzata e imprenditori del luogo, nonché la vicenda, relativa all’anno scorso, del mancato scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa, richiesto più volte dall’allora prefetto di Latina, Bruno Frattasi, sulla base delle risultanze della Commissione di accesso che riscontrò in maniera inequivocabile il rapporto tra la criminalità organizzata e l’amministrazione di quel Comune in grado di condizionare lo sviluppo del territorio, richiesta accolta dallo stesso Ministro dell’interno, ma successivamente respinta dal Consiglio dei ministri, che preferì procedere allo scioglimento ordinario,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano, per quanto di propria competenza, che sia da scongiurare qualsiasi ipotesi di abrogazione della legge istitutiva del Parco dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, o di modifica, in senso riduttivo, dei confini dello stesso, così come siano da evitare interventi deregolatori rispetto a quanto prevede il piano territoriale paesaggistico regionale (PTPR) per l’area del “Lido di Caprarica”, in quanto potrebbero configurare la possibilità, per le società di cui in premessa, di implementare i progetti edilizi presentati sui territori attualmente interessati dalla tutela paesaggistica in vigore;

con quali strumenti intendano intervenire, d’intesa con la Regione Lazio, per garantire che il descritto pericolo di lottizzazione da parte delle imprese di cui in premessa non venga posto in atto, arrecando in tale modo non soltanto un grave danno ambientale ed ecologico all’area, ma anche immettendo nel tessuto economico del Sud pontino capitali di provenienza illecita e consolidando altresì l’organizzazione criminale di stampo mafioso che si ipotizza sostenga le imprese citate;

quali misure intenda adottare il Ministro dell’interno al fine di impedire una continua espansione degli interessi della criminalità organizzata nel Lazio, ed in particolare nel sud pontino, la cui rilevanza è dimostrata dal recente caso del Comune di Fondi e dai progetti di lottizzazione del Salto di Fondi nonché del Lido di Caprarica.

(Tratto dal sito del Senato della Repubblica)

Interrogazione del Consigliere Enzo Trani: “Chi ha comprato il terreno di una trentina di ettari sul litorale di Fondi?”

Al Sindaco

Dott. Salvatore De Meo

All’Assessore al Turismo

Dott. Beniamino Maschietto

All’Assessore all’Urbanistica

Dott. Piergiorgio Conti

Comune di Fondi

Oggetto:      Interrogazione urgente sulla vendita di un terreno in località Lido di Fondi

Il sottoscritto Consigliere comunale Vincenzo Rocco Trani, capogruppo della lista civica LIDO DI FONDI,

INTERROGA

il Sindaco, l’Assessore al turismo e l’Assessore all’urbanistica  per conoscere se siano fondate le voci che darebbero per acquistato da soggetti provenienti dalla Campania un appezzamento di territorio di decine di ettari che si estende dalla via Flacca fino al mare.
Secondo tali voci sarebbe in itinere un progetto di costruzione di stabilimenti balneari, case mobili e parcheggi da realizzare su una delle poche porzioni di duna finora rimaste libere.
Si chiede risposta urgente e scritta.

Fondi, 16 giugno 2010

Il Consigliere Comunale

Vincenzo Rocco TRANI

Interrogazione del consigliere Enzo Trani sulla legittimità delle opere realizzate sulla duna a Fondi.Sarebbe opportuno che indagassero anche le forze dell’ordine

Al Sindaco
Dott. Salvatore De Meo

All’Assessore al Demanio
Dott. Beniamino Maschietto

All’Assessore all’Urbanistica
Dott. Piergiorgio Conti

Comune di Fondi

Oggetto:      Interrogazione urgente sulle opere esistenti su un tratto della duna di Fondi.

Il sottoscritto Consigliere comunale Vincenzo Rocco Trani, capogruppo della lista civica LIDO DI FONDI,

INTERROGA

il Sindaco e l’Assessore al turismo e al demanio e l’Assessore all’Urbanistica per conoscere:

-          se le opere fisse e precarie esistenti sul tratto della duna di Fondi compresa tra la sponda nord del canale S. Anastasia, la pizzeria la Pineta, la duna fino a via Salto I, siano state realizzate con regolari concessioni;

-          se siano state realizzate con regolari concessioni le opere fisse e precarie nel tratto della duna compreso dal Hotel Ristorante Martino fino al distributore ESSO lato Terracina;

-          se siano state realizzate regolarmente le opere fisse e precarie in via Falascosa nella zona immediatamente dopo il campo di volo lato Sperlonga;

-          se qualcuna delle opere realizzate sia già stata oggetto di verifica da parte della Polizia Municipale e se da tale verifica siano cambiate le volumetrie costruite.

Negli ultimi recentissimi anni il tratto di duna in questione risulta essere stato praticamente diviso in molteplici lotti, tutti recintati, alcuni dei quali gestiti addirittura come parcheggi privati.

Considerata l’enorme visibilità delle opere realizzate, nel caso di conclamati eventuali abusi, si chiede di verificare il corretto operato delle forze di Polizia Municipale che eventualmente avrebbero dovuto segnalarli.

Si interroga inoltre l’assessore al turismo per conosce il programma che intende adottare per la gestione e lo sviluppo del turismo balneare della stagione in corso

Fondi, 16 giugno 2010

Il Consigliere Comunale

Vincenzo Rocco TRANI

Gli attentati a soggetti delle forze dell’ordine a Fondi

5/02873 : CAMERA – ITER ATTO

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN COMMISSIONE 5/02873

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 319 del 11/05/2010

Firmatari

Primo firmatario: BARBATO FRANCESCO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 11/05/2010

Commissione assegnataria

Commissione: VI COMMISSIONE (FINANZE)

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Stato iter:

IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-02873 presentata da FRANCESCO BARBATO
martedì 11 maggio 2010, seduta n.319
BARBATO. – Al Ministro dell’economia e delle finanze.- Per sapere – premesso che:

la Guardia, di finanza svolge una funzione fondamentale per la tutela degli interessi dell’erario, soprattutto nell’azione di contrasto dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale e di riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, nonché, più in generale, a garanzia della legalità sul territorio nazionale;

tale ruolo assume particolare rilievo nelle aree del Mezzogiorno del Paese, nelle quali lo sviluppo economico e la convivenza civile risultano pregiudicati da un tasso di legalità assolutamente insufficiente e dalla presenza massiccia della criminalità organizzata;

in tale contesto sono stati segnalati all’interrogante preoccupanti episodi, riportati anche dagli organi di stampa, di minacce ed intimidazioni nei confronti di militari del Corpo della guardia di finanza in servizio presso la compagnia di Fondi, evidentemente volte ad ostacolare le attività di istituto svolte, a fronte delle quali gli stessi militari vittime dei predetti fenomeni sono stati relegati a svolgere solo servizi interni di caserma -:

se sia a conoscenza di tali episodi, quali siano gli intendimenti del Ministro in merito agli stessi e quali iniziative intenda assumere per assicurare la piena operatività dei reparti della Guardia di finanza operanti nel territorio di Fondi, a tutela degli interessi erariali dello Stato, nonché a garanzia dell’incolumità del relativo personale. (5-02873)

Sulla gestione Equitalia-Gerit interrogazione dell’On. Scilipoti dopo la trasmissione di Report

Ancora una interrogazione parlamentare sui privilegi garantiti solo ad alcuni contribuenti: la questione Equitalia. Il Ministro Tremonti dopo la trasmissione Report risponda su quello che è successo a Gerit,  l’agente della riscossione pubblica nell’intero Lazio!

Alle pagg 3-4 della stringa PDF l’interrogazione dell’on. Scilipoti:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed318/pdfbt33.pdf

La repressione della libertà sindacale da parte di alcuni Prefetti della Repubblica. Il “caso” del V. Prefetto Maria Rosaria Ingenito prima a Latina ed ora a Roma

DI PIETRO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:
risulta all’interrogante che la professionalità e la carriera del vice prefetto dottoressa Maria Rosaria Ingenito siano state lese illegittimamente;
ciò è suffragato anche dalle pronunce del tribunale amministrativo regionale per il Lazio – sentenza n. 1147/1997 e sentenza n. 6190/2002 – che ha accolto le ragioni dell’Ingenito e annullato, nel 1997, il provvedimento di «messa a disposizione per gravi motivi di incompatibilità» emanato nei suoi confronti «per assoluto difetto di motivazione» e, successivamente, nel 2002, i quaderni di scrutinio e le schede di valutazione dell’operato e dei risultati dell’Ingenito per gli anni dal 1994 al 1996, viziati da carenza istruttoria (sentenza del TAR del Lazio dell’8 luglio 2002 – pag. 18) ed immotivatamente negativi (sentenza del TAR del Lazio dell’8 luglio 2002 – pagg. 16 e 17);
a decorrere dall’anno di assunzione presso il Ministero dell’interno e per i successivi 10 anni l’Ingenito ha sempre ottenuto il giudizio ed il punteggio di ottimo sia nelle valutazioni finali che dei singoli parametri – ne sono prova i quaderni e le valutazioni annuali – fino al 1994, l’anno iniziale del triennio consecutivo in cui le valutazioni ed i punteggi di alcune voci subiscono un forte peggioramento;
risalta, in particolare, il tenore dei giudizi alla voce «stima e prestigio goduti in ufficio o negli ambienti frequentati per ragioni d’ufficio» – per sei anni «massima e incondizionata da parte dei Superiori e dei Collaboratori» – e alla voce «capacità di organizzare, coordinare e dirigere il lavoro di uffici dipendenti» – per sei anni «eccezionale, con altissimo rendimento anche da parte dei collaboratori» – che, invece, a decorrere dal 1994 e per il successivo biennio, identici, rivelano improvvisamente ed in assenza di atti, anche interni, che li giustifichino, «discontinuità del rendimento professionale» e «difficoltà relazionali»;
la procedura di «incompatibilità» avviata dall’allora responsabile del personale prefettizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza ha, ad avviso dell’interrogante, fortemente leso nel tempo l’immagine ed il prestigio di una dirigente che, fino a quel momento, risultava essere brillante e dal percorso di carriera ineccepibile (successivamente quella procedura è stata annullata dal Tar);
risultano all’interrogante i seguenti e non esaustivi provvedimenti emanati dall’amministrazione che hanno interessato la dottoressa Ingenito: nel giugno 1995, le viene notificato il provvedimento di messa a disposizione a firma del Capo della polizia, per incompatibilità ambientale (successivamente annullato dal Tar del Lazio); nell’aprile 1996, è trasferita all’ufficio studi e legislazione della direzione generale per l’amministrazione e per gli affari del personale; nel luglio 1997, è trasferita presso l’ufficio del commissario di Governo per l’immigrazione da Paesi extracomunitari, adibita, per quanto risulta all’interrogante, a mansioni del tutto inadeguate al suo livello, quali la trascrizione di tabulati; nel settembre 1998, a seguito della chiusura del predetto ufficio, è trasferita alla divisione assistenza collettiva; nel novembre 2005 le viene assegnato l’incarico di Vicario presso la prefettura di Latina, dalla quale viene rimossa per «incompatibilità ambientale», dopo aver denunciato con un comunicato sindacale, in qualità di rappresentante dell’UNADIR, pratiche che Ella riteneva prive del rispetto delle regole all’interno della medesima prefettura (risulta, inoltre, all’interrogante che dalla prefettura di Latina, nello stesso periodo, un numero di almeno altri tre dirigenti se ne allontanava); nell’agosto 2006, è trasferita alla prefettura di Roma;
dall’agosto 2008 è Capo dell’Ufficio del Rappresentante dello Stato e della Conferenza Permanente presso la prefettura di Roma; da ultimo, alla dottoressa Ingenito per quanto risulta all’interrogante sono stati assegnati due diversi e contemporanei incarichi, ma in assenza di collaboratori;

risulta all’interrogante, al contempo, che la dottoressa Ingenito avrebbe segnalato all’amministrazione dell’interno di essere stata destinataria di ordini gerarchici protesi a sanare situazioni che destavano forti dubbi sul piano della regolarità di aver subito pesanti azioni discriminatorie nel corso degli anni, recentemente insieme ad altri colleghi presso la prefettura di Latina ed anche ora presso la prefettura di Roma:
se il Ministro interrogato non intenda appurare e chiarire i fatti indicati;
se non ritenga di accertare se e come l’amministrazione abbia dato seguito ai provvedimenti dell’organo giurisdizionale;
se non intenda accertare se l’avanzamento della carriera e gli incarichi affidati all’Ingenito possano ritenersi congrui e quali motivazioni abbiano originato il suo declassamento nelle valutazioni e nei quaderni di scrutinio con una ricostruzione parziale della carriera;
se non intenda appurare la veridicità delle azioni di ostracismo nei confronti degli iscritti al sindacato UNADIR;
e sia a conoscenza della segnalazione delle irregolarità degli uffici delle prefetture di Roma e Latina di cui in premessa e se non intenda fare luce sull’intera vicenda.
(4-07026)

Interrogazione dell’On. Angela Napoli sul lago di Paola di Sabaudia

http://www.ilnotiziangolo.it/portale/index.php?option=com_content&task=view&id=8169&Itemid=2

IL NOTIZIANGOLO

Angela Napoli (Popolo della Libertà) ha presentato una dettagliata ed articolata interrogazione al Ministero della Giustizia, all’Interno, all’Ambiente, ai Beni ed Attività Culturali, all’Economia e Finanze

Riportiamo qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione parlamentare di Angela Napoli (Pdl):

SABAUDIA, 26 NOVEMBRE 2009 – “Premesso che:

· il Lago di Sabaudia o di Paola, insieme ai laghi di Caprolace, dei Monaci e di Fogliano, costituisce uno dei quattro laghi costieri che, unitamente alle zone Umide, va a formare un complesso territoriale dichiarato «Zona Umida di Interesse Internazionale» ai sensi della Convenzione di Ramsar (Iran 1971) implementata nella normativa nazionale con decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 13 marzo 1976;

· il Lago di Paola è il più meridionale dei quattro laghi pontini ed è stato designato anche «Zona di Protezione Speciale» ai sensi della Direttiva 79/409/CEE ed è incluso tra i «Siti di Importanza Comunitaria» ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE;

· inoltre, ampie aree del Lago, in particolare il Canale Romano (di epoca Neroniana) ed alcune aree ad esso limitrofe, sono soggette a vincolo archeologico, idrogeologico e paesaggistico;

· durante gli ultimi vent’anni sulle sponde del Lago di Paola sono stati consentiti numerosi e gravi abusi consistenti nella creazione di una darsena per l’ormeggio non autorizzato di natanti, nonché di annessi capannoni per il rimessaggio, privi del permesso a costruire;

· inoltre, in mancanza di adeguate attività di vigilanza da parte delle istituzioni preposte, è stato consentito il passaggio di imbarcazioni di stazza sempre maggiore tra il lago e il mare, senza, peraltro, alcun rispetto dei vincolo storici, archeologici e naturalistici;

· nel 2003 è stata demolita la cateratta principale (la «Chiusa Innocenziana», opera del 700, con fondamenta di epoca romana) che custodiva l’accesso del Canale Romano nei pressi della foce a mare; tra il 2003 e il 2007, si è proceduto ad una progressiva manomissione di un arcata della cateratta secondaria (il cosiddetto «Ponte Rosso» e sono state demolite altre chiuse e «lavorieri»); il tutto sempre senza le prescritte autorizzazioni;

· le illecite attività sopra elencate hanno causato nel febbraio del 2009, l’esondazione del lago, tanto da richiedere l’ausilio della protezione civile;

· il lago di Paola è privato, così come sentenziato in più riprese dalle sezioni Unite della Cassazione, da ultimo con sentenza n. 16891 del 25 luglio 2006, e come definito, dall’Avvocatura generale dello Stato, interpellata dall’Agenzia del Demanio, con nota 6 novembre 2008;

· anche altre autorità e amministrazioni dello Stato hanno ribadito la natura privata del lago: il Ministero dell’economia e delle finanze in risposta a due interrogazioni parlamentari del dicembre 2008 e del giugno 2009; l’Agenzia del Demanio nel dicembre del 2008, marzo 2009 e giugno 2009;

· consta all’interrogante gli illeciti abusi sopra descritti perpetrati nel Lago di Paola sono stati già attenzionati dalla magistratura di Latina, la quale nel 2007, ha avviato un procedimento penale nei confronti della società «In Land Sea S.r.l.», gestore delle attività di ormeggio, con l’accusa di violazione dei vincoli e grave pregiudizio all’ambiente;

· sulla scorta dell’azione penale nei confronti della darsena abusiva sono state sottoposte a sequestro anche le attività di itticoltura, svolte storicamente nel bacino da più di cento anni dalla famiglia Scalfati (proprietaria del bene), contestando la mancanza di concessione demaniale; la Regione Lazio ha confermato con parere del 2 luglio 2009 la sua incompetenza al rilascio di concessioni demaniali sul lago di Paola, trattandosi di bene di proprietà privata; l’azienda ittica è dunque inattiva da oltre due anni e ha dovuto licenziare oltre 15 dipendenti;

· nel contempo la Provincia di Latina ha promosso nel 2008 un progetto denominato «Progetto di riqualificazione del Lago di Paola», volto a consentire il passaggio dei maxi yacht dei cantieri Rizzardi (i cui stabilimenti sono presenti nelle sponde interne del lago); Tale progetto prevede, in difformità a tutti i vincoli gravanti sull’area, l’abbattimento dell’ultima chiusa rimasta nel canale romano e il dragaggio intensivo del suo fondale, favorendo quindi un collegamento di tipo portuale con il mare;

· sia il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sia la Regione Lazio, hanno ribadito la necessità di tutelare l’area dagli abusi e di ripristinare quanto manomesso, al fine di conservare un habitat di eccezionale importanza per il mantenimento dell’ecosistema; Per far questo è stato sottoscritto nell’agosto 2009 uno schema di protocollo d’intesa firmato da ambedue istituzioni;

· negli ultimi due anni la Comunione Eredi Scalfati (attuale proprietaria del bacino) ha presentato numerose denunce alla Magistratura ordinaria e alla Direzione investigativa antimafia segnalando pressioni per trasformare l’area lacuale in un porto; Sulla scorta di tali denunce, la stampa nazionale si è occupata del tema sottolineando che l’inosservanza dei vincoli di tutela sia spesso propedeutica e funzionale allo sfruttamento speculativo del territorio da parte della criminalità organizzata; numerose sono state anche le interrogazioni parlamentari rivolte ai Ministri interessati, che hanno tutti riconfermato i vincoli giuridici e di tutela presenti sull’area;

· tra i vincoli di tutela gravanti sul lago di Paola di particolare interesse è quello che vieta la navigazione a motore sul bacino, in quanto insuperabile ostacolo alla trasformazione dello stesso in area portuale; tale divieto è espressamente previsto nelle norme tecniche di attuazione dei piani territoriali Paesaggistici, Ambito n. 13 («Terracina, Ceprano, Fondi») emanate nel 1999; in particolare, l’articolo 28 chiaramente vieta la navigazione a motore nel Lago di Paola; la necessità del divieto di navigazione è ben esplicita negli articoli dal 21 al 28 della stessa deliberazione 30 luglio 1999, n. 4484; il Lago di Paola è sottoposto altresì ai vincoli derivanti sia dalla normativa della legge 1947-1939; sia dalla legge n. 431 del 1985;

· nonostante il preciso quadro normativo e giuridico, sia il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sia il presidente del parco Nazionale del Circeo, che in più circostanze hanno confermato la vigenza del divieto di navigazione a motore sul lago di Paola nella primavera del 2009, sono stati sottoposti ad attacchi sulla stampa locale anche da parte di qualche esponente di locali Istituzioni, interessate al progetto di «riqualificazione» del lago;

· con nota protocollo 16359 del 13 giugno 2009, il neo sindaco del comune di Sabaudia, ha trasmesso la propria ordinanza con la quale si disponeva che «è consentito l’accesso e il transito delle imbarcazioni a motore nelle acque del lago di Sabaudia(…)»; Tale ordinanza, palesemente illegittima e contra legem, è stata prima sospesa dallo stesso, sindaco con ulteriore ordinanza e poi annullata due giorni dopo con decreto prefettizio;

· il divieto di navigazione a motore è stato quindi confermato: dalla nota del Procuratore della Repubblica di Latina protocollo n. 643/09/M del 18 giugno 2009; dalla nota del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Direzione Generale per la Protezione della Natura, protocollo DPN-2009-13360 del 22 giugno 2009; e dalla nota della Regione Lazio, Dipartimento Territorio, protocollo D2/133855, del 10 luglio 2009;

· nonostante tali posizioni, il comune di Sabaudia ha fatto ricorso al Tribunale Superiore delle acque contro il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio del mare, per l’annullamento delle note dell’ente parco del Circeo n. 1527 del 6 maggio 2009 e n. 1631 del 13 maggio 2009, aventi ad oggetto chiarimenti sul divieto di navigazione a motore sul lago di Paola, per veder sancita l’insussistenza di tale divieto e l’incompetenza dell’ente parco a disciplinare le attività sul lago di Paola;

· l’esclusiva competenza dell’ente parco a disciplinare le attività esercitabili nelle aree protette, oltre a quella relativa all’emanazione degli strumenti di regolamentazione e pianificazione (il Regolamento del Parco e il Piano del Parco), è espressamente prevista nella legge quadro sulle aree Protette, n. 394 del 1991;

· in completa inosservanza di quanto espressamente previsto dalle legge, con ordinanza del 7 agosto 2009, il Tribunale superiore delle Acque ha accettato il ricorso del comune di Sabaudia, determinando la sospensione di provvedimenti impugnati e fissando in giorni 90 dalla data del provvedimento il termine entro il quale il comune di Sabaudia dovrà stabilire, con propria delibera, gli obiettivi da conseguire con il regolamento, nonché convocare la conferenza dei servizi onde procedere all’emanazione del regolamento, con invito a partecipare in favore degli enti statali, regionali, e provinciali interessati, compreso l’ente parco Nazionale del Circeo;

· con tale ordinanza, pertanto secondo l’interrogante il Tribunale Superiore delle acque ha ribaltato la procedura della legge quadro sulle aree protette n. 394 del 1991 che prevede il parere degli enti locali dopo che il Regolamento sia stato adottato dall’ente parco, creando così un meccanismo nel quale gli interessi collettivi tutelati da un ente statale diventano subalterni ad altri interessi;

· contro tale ordinanza è stato presentato reclamo da parte dell’ente parco e dalla comunione Eredi Scalfati; il tribunale superiore delle acque appare peraltro incompetente a giudicare su tali materie, ma ha respinto entrambi i reclami con ordinanza 22 ottobre 2009, sostenendo che: «il divieto di navigazione all’articolo 28 del Piano Territoriale Paesistico numero 13 non risulterebbe confermato nell’articolo 6 della legge regionale 24 del 1998, e in ogni caso la libertà di navigazione dei natanti a motore sarebbe destinata a venir meno con l’adozione di una regolamentazione organica della materia»; il Collegio ha rinviato la trattazione nel merito all’udienza fissata per il 9 dicembre 2009;

· la legge regionale n. 24 del 1998 alla quale fa riferimento il Tribunale superiore delle acque non considera espressamente il divieto di navigazione a motore nel Lago di Paola in quanto lo stesso è contenuto nelle norme tecniche di Attuazione del P.T.P. Ambito n. 13 emanate l’anno dopo, cioè nel 1999, inoltre, l’articolo 6 della legge regionale 6 luglio 1998, n. 24 non tratta della materia in quanto il riferimento non è corretto, essendo oggetto di tale articolo la protezione delle coste dei laghi, ossia la terraferma costeggiante gli specchi lacustri e non la superficie acquea degli stessi;

· l’anomala situazione in cui versa il Lago di Paola potrebbe essere inquadrata, vista la prossimità dell’area, nelle vicende di abusi e illegalità legati alla presenza, delle cosche calabresi e della mafia zona pontina:

Chiede di sapere:

· se non si ritenga necessario avviare un’ispezione in merito alle numerose denunce che da oltre dieci anni sono state inoltrate alla procura di Latina per fermare l’abusivismo all’interno del parco nazionale del Circeo e sul Lago di Sabaudia, per evidenziare eventuali omissioni o carenze;

· se non si ritenga di ricorrere contro il sequestro dell’impianto di itticoltura sul Lago di Paola disposto dalla Procura di Latina, che avrebbe come presupposto una presunta demanialità del bene smentita da unanime giurisprudenza della Corte di Cassazione e da recenti pronunciamenti dell’Agenzia del Demanio, dell’Avvocatura dello Stato, della Presidenza della Repubblica e della Regione Lazio;

· se in considerazione di tutto quanto sottolineato e della possibilità di pressioni o condizionamenti esterni volti a favorire un significativo progetto speculativo sull’area, in un contesto fortemente condizionato dalla presenza di interessi legati al clan dei casalesi e alle ‘ndrine calabresi, non si renda necessario un trasferimento delle controversie giudiziarie relative al Lago di Paola presso altro Foro competente, diverso da Latina;

· se non si ritenga che a seguito della situazione di grande pressione mediatica sul possibile sfruttamento dell’area non vi sia un rischio reale per le persone che si oppongono a tali progetti speculativi per la loro incolumità, anche alla luce delle denunce presentate alla Direzione Investigativa Antimafia e in caso affermativo, quali iniziative s’intendano assumere in proposito;

· se sia noto quale sia stato il ruolo dell’amministrazione comunale di Sabaudia nel portare avanti in più sedi il tema della navigabilità a motore sul Lago di Paola e quale ruolo abbiano ricoperto i cantieri navali Rizzardi e il gestore della darsena abusiva In Land Sea sul Lago di Paola in tale contesto;

· quali iniziative si intendano mettere in atto per salvaguardare il proprio ruolo nella rappresentanza e difesa del Lago di Paola, quale area protetta ai sensi della legge n. 394 del 1991;

· quali progetti e quali iniziative intendano mettere in atto per ripristinare le aree devastate dagli abusi, anche al fine di non incorrere nelle procedure di infrazione previste dall’Unione europea a seguito di un declassamento dell’area;

· se si intenda impugnare la decisione del tribunale superiore delle acque pubbliche che, rappresenta secondo l’interrogante un grave precedente che potrebbe essere utilizzato da amministrazioni comunali in altre aree protette dal territorio nazionale per rivendicare una loro competenza sovraordinata rispetto a quella degli ente parco;

· se, infine, si ritiene che il Protocollo d’Intesa con la Regione Lazio sarà sottoscritto in forma definitiva in tempi ragionevoli, in modo da poter costituire una pietra miliare per l’avvio di uno sviluppo ecocompatibile nell’area del Lago di Paola, in contrasto con gli interessi illegali che si sono manifestati negli ultimi anni”.

Interrogazione di Luigi Canali sulla gestione dei beni demaniali a Sabaudia

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Verbale seduta camera su interpellanza urgente dell’On. Pina Picierno del PD sul caso Fondi

VERBALE SEDURA CAMERA DEI DEPUTATI DEL 15 OTTOBRE SUL CASO FONDI SOLLEVATO
CON UN’INTERPELLANA URGENTE DELL’ON.PICIERNO

L’onorevole Picierno ha facoltà di illustrare l’interpellanza Garavini n.
2-00511, concernente chiarimenti in merito all’annunciata decisione del
Governo di soprassedere allo scioglimento del consiglio comunale di Fondi
(Vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti), di cui è cofirmataria.

PINA PICIERNO. Signor Presidente, signor sottosegretario, colleghi, il
Governo Berlusconi ha deciso di non sciogliere il consiglio comunale di
Fondi per infiltrazioni mafiose, così com’è stato richiesto dalla
Commissione di accesso del Prefetto di Latina Frattasi e dallo stesso
Ministro dell’interno, regalando così un salvacondotto al sindaco e
all’amministrazione comunale.
Questa è la conclusione inaspettata e gravissima di una vicenda che ha
davvero dell’incredibile, non solo per il tempo lunghissimo trascorso tra
la presentazione della relazione del prefetto e la decisione del Consiglio
dei ministri, ma anche e soprattutto perché la richiesta di scioglimento era
stata presentata dallo stesso Ministro dell’interno, addirittura nel
febbraio scorso, come emerge dalle sue dichiarazioni contenute nel
resoconto della seduta della Camera dei deputati del 14 maggio scorso.
Nella seduta del Consiglio dei ministri dell’8 maggio, il Ministro
dell’interno ha consegnato – così ha dichiarato Maroni – a tutto l’Esecutivo
la documentazione che dimostra, come ribadisce, la fondatezza della
richiesta di scioglimento.
Il 14 maggio scorso il Ministro conferma di nuovo la fondatezza della
richiesta di scioglimento e la sua personale volontà di procedere al più
presto (così dice Maroni); rispondendo ad una interpellanza urgente del
Partito Democratico, egli dichiara che il Consiglio dei ministri ha
organizzato la discussione secondo i tempi definiti dalla Presidenza del
Consiglio.
Cosa è accaduto successivamente? Come è noto, il Governo ha perso tempo -
troppo tempo – e sono emersi tentennamenti, divisioni e persino, come
documentato da alcuni quotidiani e settimanali nazionali, rapporti
politici, familiari e personali tra esponenti del Governo e persone legate
all’amministrazione comunale.
Nel frattempo la giunta ha rassegnato le dimissioni, il sindaco Luigi
Parisella ha dichiarato che è la fine di un incubo e tutto sembra
riportare il Consiglio dei ministri alla decisione più ovvia; tutto portava a
pensare che il Governo, che molte volte per bocca del Ministro Maroni ha
sbandierato le sue leggendarie vittorie contro le mafie, alla fine facesse il proprio
dovere, procedendo così allo scioglimento di un comune che è gravemente
infiltrato.
Ma ciò non è successo: l’Esecutivo di Berlusconi ha ritenuto che le
dimissioni della giunta fossero sufficienti e che, di conseguenza, un
commissariamento ordinario potesse bastare.
Signor sottosegretario, noi chiediamo chiarezza perché nella storia dei
180 comuni che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose non si è mai
verificata una vicenda simile. Non si è mai visto, di fronte alla quantit
enorme di fatti documentati con rigore da inchieste giornalistiche, dalla
relazione del prefetto e da atti giudiziari (è noto che sono 61 le cosche
operanti nel Lazio, in particolare nel basso Lazio, e un’informativa dei
carabinieri di poche settimane fa chiarisce che Antonio Iovine, il
superlatitante del clan dei Casalesi, è operativo e si trova esattamente
nel basso Lazio) e di fronte a fatti così gravi, un Governo comportarsi in
questo modo; soprattutto, non si è mai visto un Presidente della
Commissione antimafia tacere quasi imbarazzato.
Il Ministro Maroni ha dichiarato, dopo l’ultimo Consiglio dei ministri,
che il Consiglio dei ministri ha preso atto dello scioglimento
dell’amministrazione, che il prefetto di Latina ha nominato un commissario
e che il problema è stato risolto (così dice Maroni), precisando che il
Governo aveva due scelte possibili, procedere al commissariamento del
comune per diciotto mesi oppure andare al voto e dare la parola al popolo
sovrano.
Dice Maroni: abbiamo scelto la seconda strada, perché la democrazia è
sempre la scelta migliore.
Credo che siamo di fronte ad una vera e propria aberrazione giuridica, che
viene peraltro elevata al rango di precedente giurisprudenziale;
sicuramente siamo di fronte ad una scelta non chiara e non trasparente, che viola
apertamente e palesemente, l’ultimo comma dell’articolo 143 del testo
unico degli enti locali, il quale – il sottosegretario lo ricorderà – è
rigorosissimo nello stabilire che le dimissioni preventive di sindaco e
giunta non evitano, in alcun modo, la pronuncia di merito sulla
sussistenza del condizionamento mafioso, perché il commissariamento ordinario, come
noto, è assolutamente e del tutto inefficace rispetto alle infiltrazioni
mafiose nel tessuto politico e amministrativo delle città.
Il comune di Fondi, com’è noto, è infiltrato da camorra e ‘ndrangheta: non
lo dice solo l’opposizione, non lo dicono soltanto i comitati cittadini o
i cittadini fondani, che a gran voce hanno chiesto lo scioglimento, ma lo
mettono nero su bianco, con grande chiarezza, una relazione del prefetto di Latina ed una relazione dello stesso Ministro Maroni del 18 settembre
scorso, di cui vorrei citare alcuni stralci.
Il Ministro Maroni afferma: il condizionamento degli affari dell’ente, e
la strumentalizzazione delle scelte amministrative, risultano favorite dai
rapporti di parentela, frequentazione, contiguità e cointeresse, di taluni
pubblici amministratori con soggetti vicini, od organici, alla criminalit
organizzata; la commissione ha acclarato che si sono radicate anomalie
organizzative e procedurali, nonché illegittimità gravissime e diffuse, i
cui esiti hanno spesso, oggettivamente, favorito soggetti direttamente o
indirettamente collegati alla criminalità organizzata.
Il Ministro Maroni continua affermando che è stata acclarata e accertata
la sistematica disapplicazione della normativa antimafia in materia di
affidamento di lavori, servizi e forniture, che denota la volont
dell’ente di operare in un contesto svincolato dal rispetto delle regole. Il
Ministro cita, a titolo di esempio, una serie di casi specifici, e snocciola le
normative che sono state disapplicate, come la normativa antimafia e
antiriciclaggio, la normativa antimafia in materia di contratti pubblici
per lavori servizi e forniture, il regolamento della contabilità comunale che
prescrive che i pagamenti seguano l’ordine cronologico di presentazione
delle domande di liquidazione.
Il Ministro cita ancora la costruzione della nuova casa comunale avviata
senza il rispetto degli adempimenti pubblicitari previsti dalla normativa
di settore a garanzia  della trasparenza, in violazione della
disposizione del principio previsto del codice dei contratti pubblici.
Il Ministro continua – la relazione è molto lunga e dettagliata – citando
le contraddizioni relative ad alcuni soggetti delle amministrazioni
pubbliche, in particolare, il sindaco Parisella che è accusato di aver favorito i
suoi personali interessi rispetto ad una variante urbanistica, e quelli di un
consigliere comunale che, peraltro, ha partecipato alla votazione in
spregio all’obbligo di astenersi previsto dall’articolo 78 del decreto legislativo
18 agosto del 2000 n. 267. L’approvazione di questa variante ha
sicuramente portato – afferma il Ministro Maroni – un concreto vantaggio alla societ
che il medesimo ha posto in essere unitamente al fratello di un esponente
del sodalizio Tripodo-Trani attualmente assoggettato a procedimento penale
per reati previsti dall’articolo 416-bis del codice penale.
Il Ministro continua citando le contraddizioni addirittura di un
consigliere comunale che risulta essere autista e guardaspalle di uno dei personaggi
di maggior rilievo del panorama della criminalità organizzata di matrice
calabrese che si è radicata nel territorio di Fondi, e conclude la
relazione dicendo testualmente: la valutazione della situazione in concreto
riscontrata, rispetto alla presenza dell’influenza criminale, rende
necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in
18 mesi. Ritenuto, pertanto, che ricorrano le condizioni indicate per
l’adozione del provvedimento di cui all’articolo 143 del decreto
legislativo 18 agosto del 2000, n. 267, il Ministro propone, per queste ragioni, lo
scioglimento del consiglio comunale di Fondi.
È evidente che siamo di fronte ad una palese contraddizione, il Ministro
evidentemente ha improvvisamente cambiato idea. La verità è che si è, di
fatto, evitato di sradicare quei legami viscidi e pericolosi tra mafia e
pubblica amministrazione. Si è deciso di non consegnare alla scelta
democratica dei cittadini una situazione chiara e trasparente e per questo
autenticamente democratica.
Aggiungo, inoltre, che da domani, signor Presidente, signor
sottosegretario, a tutte le amministrazioni infiltrate basterà dimettersi.
Basterà dimettersi in tempo per scongiurare il rischio di uno
scioglimento, e così avranno a disposizione qualche mese di commissariamento e poi
saranno di nuovo in pista, di nuovo in pista con nuove elezioni, con le candidature,
con la campagna elettorale, con le vittorie da festeggiare e soprattutto
con gli affari da continuare a coltivare.
Appalti, subappalti, subcontratti: sono le paroline magiche,
sottosegretario, su cui si costruisce quel legame perverso tra politica e
criminalità organizzata, quel legame che questo Governo non ha voluto
tranciare beffando così il Paese, beffando così i cittadini di Fondi che
chiedevano e si aspettavano soltanto il ripristino della democrazia. Così
non è stato e così lo Stato, tutti noi, questo Parlamento, queste
istituzioni hanno perso definitivamente la loro credibilità.
Per questo noi, di fronte a fatti così gravi, chiediamo davvero di
conoscere cosa sia avvenuto, cosa abbia indotto il Ministro Maroni a cambiare
opinione sul comune di Fondi dopo aver chiesto per due volte lo scioglimento.
Chiediamo di conoscere perché il Ministro non abbia voluto applicare una
norma del cosiddetto pacchetto sicurezza da egli stesso proposta, ovvero
la norma di cui all’ultimo comma dell’articolo 143 del Testo unico degli enti
locali.
Chiediamo anche di conoscere, sottosegretario, nel dettaglio le modalit
di questa decisione, perché converrà che una comunicazione informale (come
quella che è stata data dal Ministro Rotondi e poi da Maroni) rispetto
all’esito di una discussione tanto delicata è assolutamente inusuale.
In altre parole, noi chiediamo di conoscere che cosa è avvenuto nel
Consiglio dei Ministri. Vogliamo sapere se si è proceduto ad una votazione
o se, semplicemente, si è data la vicenda per risolta.
Credo che siano interrogativi importanti e che il popolo, i cittadini di
Fondi e i cittadini di questo Paese abbiano il diritto di conoscere
le risposte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, Nitto Francesco
Palma, ha facoltà di rispondere.

NITTO FRANCESCO PALMA, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor
Presidente, onorevoli deputati, riguardo alla vicenda che ha interessato
il Comune di Fondi, cui fanno riferimento gli onorevoli interpellanti, non vi
è stata alcuna sottovalutazione.
A procedimento ancora aperto è intervenuto un fatto nuovo: le dimissioni
rassegnate lo scorso 3 ottobre dal sindaco e da sedici consiglieri
comunali su trenta.
Il prefetto di Latina, sospendendo sindaco, consiglio e giunta comunale,
ha nominato il commissario per la provvisoria amministrazione dell’ente nella
persona del prefetto Guido Nardone.
Vale la pena precisare alcune circostanze di diritto che discendono dalla
nuova normativa introdotta con la legge n. 94 del 2009.
Segnatamente, se è vero che lo scioglimento ordinario ex articolo 141 del
decreto legislativo n. 267 del 2000 non può determinare in alcun caso
un’interruzione della procedura di scioglimento straordinario ex articolo
143, è altresì vero che l’intervenuto scioglimento ordinario non impone
che sia necessariamente adottato un provvedimento di scioglimento per
infiltrazione mafiosa, le cui condizioni vanno esaminate caso per caso, e
la cui relativa decisione non può costituire precedente.
In questo caso specifico, valutate le condizioni di fatto determinatesi,
il Consiglio dei Ministri, organo deputato alla decisione, nella seduta del 9
ottobre scorso, ha ritenuto più opportuno restituire la parola agli
elettori in occasione del turno elettorale amministrativo di primavera, invece che
avviare la gestione commissariale per diciotto mesi.
Colgo questa occasione non per sbandierare successi ma per ricordare -
ancora una volta – che la straordinaria efficacia dell’azione che il
Governo sta sviluppando in molteplici direzioni per combattere i fenomeni mafiosi
non ha eguali nel passato ed è comprovata da concreti ed inconfutabili
risultati: 3.479 arresti compiuti negli ultimi 17 mesi con una percentuale
in crescita del 26 per cento rispetto ai 17 mesi precedenti; 270 gli
arresti tra i più pericolosi latitanti di mafia, che corrispondono ad un aumento
del 91 per cento; 13 di essi inclusi nell’elenco dei 30 più pericolosi, con un
aumento del 62 per cento, e 35 inseriti nell’elenco dei 100 più
pericolosi, con un incremento del 119 per cento; 335 le operazioni di polizia
giudiziaria effettuate con un incremento del 40 per cento rispetto ai 17
mesi precedenti; 12 consigli comunali sciolti per infiltrazioni della
criminalità organizzata.
Nell’azione di contrasto alla mafia il Governo si è concentrato, oltre che
nella cattura dei latitanti, sull’aggressione, senza precedenti, ai
patrimoni: 5 miliardi e 372 milioni di euro di beni sono stati sottratti
alle cosche mafiose con un incremento del 51 per cento rispetto ai
precedenti mesi ed ora potranno essere utilizzati contro la mafia stessa.
È opera di questo Governo, inoltre, l’istituzione del Fondo unico di
giustizia dove affluisce il denaro sequestrato alla mafia, finora rimasto
nei forzieri delle banche. I 680 milioni di euro confluiti nel Fondo all’8
ottobre scorso verranno messi a disposizione e ripartiti a partire dal
prossimo anno per le esigenze della sicurezza e della giustizia.
Nella storia dei precedenti Governi non si trova un periodo così fecondo
nella lotta alla mafia.

PRESIDENTE. L’onorevole Amici, cofirmataria dell’interpellanza, ha facolt
di replicare.

SESA AMICI. Signor Presidente, sottosegretario Nitto Palma, lei ha
risposto ad una interpellanza urgente eludendo un tema vero, ma lo ha fatto
assumendosi una responsabilità e utilizzando aggettivi di una
gravit
inaudita. Lei ha spiegato agli interpellanti, dopo l’illustrazione della
collega Picierno, che il Governo ha valutato le condizioni di fatto e
l’opportunità, vale a dire che ha scelto la linea della discrezionalità di
fronte a provvedimenti che erano stati sostanziati da relazioni, da
pronunciamenti del Ministro e ha scelto la discrezionalità politica
nell’assumere una decisione.
Ancora non abbiamo capito se questa decisione è stata assunta o se le
condizioni di fatto sono divenute l’elemento sul quale ci costringete a
ragionare.
Il contrasto alla mafia e le cifre che lei ha citato, noi non le
contestiamo. Ciò che vi stiamo chiedendo è la motivazione di un
comportamento che crea un precedente soprattutto perché nemmeno pochi mesi
fa, nel 2008, un comune dell’agrigentino, Siculiana, quando mancavano due
giorni ad un turno elettorale, ha deciso di fronte ad una procedura di
scioglimento per questioni di infiltrazioni la stessa analoga procedura
del comune di Fondi: si sono dimessi il sindaco e la sua maggioranza. In quel
caso il Consiglio dei Ministri ha deciso di procedere, invece, con il
provvedimento più importante che è la procedura di scioglimento antimafia.
Qui ci dobbiamo intendere. Sottosegretario Nitto Palma, cerco di mantenere
la calma nella risposta non soltanto perché conosco bene quella realtà -
infatti provengo da quella provincia – ma perché si sta producendo un
elemento che, a mio avviso e ad avviso dei colleghi che hanno firmato
l’interpellanza, testimonia la debolezza dello Stato e del diritto, e che
mette in discussione anche le persone che rappresentano lo Stato negli
uffici periferici.
Su questo comune gravano due procedure. La prima, molto lunga, ha portato
per più di un anno il Consiglio dei ministri a rimandare la decisione. Non
soddisfatti, avete chiesto l’applicazione della nuova procedura della
legge n. 94 del 2009 contenente il pacchetto sicurezza. È stato dato di nuovo
l’incarico allo stesso prefetto, il dottor Bruno Frattasi, con la
necessità di rinviare una nuova relazione, più cogente, che mettesse insieme gli
elementi non solo di illegittimità amministrativa, sapendo che in quel
contesto non erano avvenuti fatti specifici. E mi riferisco all’operazione
Damasco, sottosegretario Nitto Palma, che poneva in evidenza anche le
pendenze penali nei confronti di persone di quella amministrazione,
dirigenti ed elementi apicali dei vertici amministrativi.
Quella relazione è stata inviata nei tempi dovuti e ha confermato la
situazione, anche a seguito di una convocazione abbastanza impropria del
Comitato parlamentare per la sicurezza dov’erano presenti tutti i vertici
di polizia e della procura della Repubblica di Latina e lo stesso presidente
della provincia di Latina, l’unico che in quella occasione ha deciso di
svolgere il ruolo di difensore del comune di Fondi più per una questione
di parte politica.
Ebbene, alla luce della seconda procedura, il Ministro Maroni ha esposto
una relazione e ha confermato e sentenziato che vi erano tutti gli elementi.
Improvvisamente, dopo un anno di incubo – ma, ormai, non siamo più
all’incubo, signor sottosegretario Nitto Palma, siamo ad un film
dell’orrore – il sindaco di quell’amministrazione è stato anticipato da
alcune agenzie stampa di un altro esponente importante della realt
pontina e della realtà di Fondi. Egli consigliava, il giorno prima, in un’agenzia
di stampa delle ore 23, che se fosse stato lui il sindaco, non sarebbe stato
opportuno dimettersi. Questo avveniva esattamente due giorni prima che il
Consiglio dei ministri venisse convocato.
È mai possibile, in questo Paese, dare una risposta alle questioni che
riguardano la lotta alla mafia (anche su questo terreno squisitamente
politico e di serietà), che non sia legata all’opportunità? L’opportunità,
caro collega e sottosegretario Nitto Palma, è un concetto pericoloso,
soprattutto su questo terreno scivoloso. Stiamo creando una zona franca,
perché la affidiamo ad una sorta di protettorato politico. È sbagliato.
Siamo completamente insoddisfatti della risposta e, pertanto, continueremo
a fare ipotesi. Annunciamo che su questa questione non ci fermeremo e
che produrremo una mozione come Partito Democratico. Il caso di Fondi,
infatti, può creare un precedente, perché si abbassa la guardia rispetto
alla lotta alle mafie ed alle infiltrazioni mafiose. Presenteremo tale
mozione, perché è bene che l’opportunità non diventi diritto né
giurisprudenza.
Vi sono le leggi, vi è il rispetto e vi sono le normative. Quando si viene
meno a tutto ciò e si privilegiano le parti politiche, non vi è alcuna
battaglia da vantare sul contrasto alla mafia: vi è semplicemente da dire
che, per alcune questioni e per alcuni comuni, si sceglie la linea
dell’opportunità, mentre per altri si sceglie un’altra linea. Questo è
inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti
all’ordine.

Un’interrogazione di Peduzzi ed altri molto importante e che riguarda gli insediamenti mafiosi nel sud pontino

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Interrogazione Sen. Pedica sulla Procura della Repubblica di Latina

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n ° 3-00960

Atto n. 3-00960

Pubblicato il 29 settembre 2009
Seduta n. 259

PEDICA – Ai Ministri della giustizia e dell’interno. -

Premesso che:

la situazione pontina è caratterizzata da un altissimo livello di infiltrazione mafiosa, come attestato dalla Relazione della direzione nazionale antimafia (sul periodo 1° luglio 2007-30 giugno 2008), la quale evidenzia come nel Lazio, e nel sud pontino in particolare, operino gruppi mafiosi collegati alla Cosa nostra siciliana, alla ‘ndrangheta calabrese, alla camorra campana e alle mafie straniere;

il radicamento delle organizzazioni criminali si riscontra in particolar modo nella provincia di Latina e nel Comune di Fondi in particolare, ove le cosche calabresi, campane e siciliane hanno intrecciato rapporti collusivi con le istituzioni locali, così come documentato dal Prefetto di Latina, Bruno Frattasi, il quale, in base alle risultanze di due commissioni di accesso relative al Comune di Fondi, che hanno prodotto una documentazione di 500 pagine che ricostruisce chiaramente una ragnatela di rapporti fra soggetti malavitosi di stampo mafioso ed esponenti politici nonché funzionari amministrativi del Comune di Fondi, ha chiesto al Ministro dell’interno lo scioglimento dell’amministrazione comunale in data 8 settembre 2008, reiterando la medesima richiesta in data 9 settembre 2009;

di tale presenza criminale nell’area pontina sono testimonianza, inoltre, i 18 attacchi incendiari che si sono susseguiti nel Comune dall’inizio dell’anno, nonché i 17 arresti compiuti dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Roma in data 6 luglio 2009 a carico di esponenti mafiosi, imprenditori pontini, politici locali, funzionari amministrativi del Comune di Fondi, per diverse fattispecie di reato che vanno dall’abuso d’ufficio all’associazione a delinquere di stampo mafioso;

a quanto consta all’interrogante, nell’inchiesta in questione sembrerebbe coinvolto per il reato previsto dall’art. 416-bis del codice penale anche un consigliere della Regione Lazio;

nel quadro drammatico sopra riportato, che vedrebbe coinvolti ad ogni livello sia le istituzioni che le Forze dell’ordine locali, considerando che nei sopra citati arresti sono inclusi il comandante capo della Polizia municipale, Dario Leone, ed il suo vice, Pietro Munno, appare necessaria una decisa attività di contrasto da parte delle autorità giudiziarie locali;

tuttavia, per quanto risulta all’interrogante, tale necessaria forte attività di contrasto alla criminalità da parte dell’autorità giudiziaria potrebbe essere indebolita dalla situazione problematica nella quale versa la Procura della Repubblica territorialmente competente, a causa sia delle difficili relazioni instaurate con i colleghi da parte del Procuratore capo di Latina, il dottor Giuseppe Mancini, sia dell’ipotizzabile condizione di incompatibilità ambientale a lui associata, le quali potrebbero compromettere non solo il prestigio e l’indipendenza della magistratura pontina ma anche i risultati della lotta alla criminalità organizzata nell’area di Latina ed in particolare nel Comune di Fondi;

gli stessi magistrati della DDA di Roma si sarebbero espressi con estrema severità nei confronti dei loro colleghi della Procura di Latina accusati di aver rubricato reati di natura mafiosa come reati di criminalità comune;

è già stata oggetto di interpellanza parlamentare, atto 2-00068, pubblicato in data 1° aprile 2009 ed ancora in attesa di risposta ministeriale, la citata situazione di incompatibilità nella quale verserebbe da tempo il Procuratore Capo di Latina, considerando che lo stesso è padre di due avvocati che esercitano la professione legale nel medesimo circondario, e che i due, forse avvalendosi strumentalmente di taluni colleghi, potrebbero aver prestato la propria attività con riferimento alle indagini penali in materia edilizia che il Procuratore capo espleta personalmente piuttosto che affidarle ai suoi sostituti;

relativamente al citato rapporto polemico sorto da tempo presso la Procura di Latina, attribuibile ad atteggiamenti di prevaricazione del dottor Mancini nello svolgimento delle indagini condotte dai suoi collaboratori, anch’esso già oggetto di interpellanza parlamentare tuttora inevasa, 2-00015, pubblicata in data 19 giugno 2008, si registrerebbe il grave contrasto tra il Procuratore capo e il suo sostituto Giuseppe Miliano;

la vicenda nello specifico riguarderebbe l’indagine per abusivismo edilizio sul campeggio Holiday Village di Fondi avviata dal sostituto procuratore, il quale, ravvisando estremi di reato, ha proceduto al sequestro dell’immobile, provvedimento che, per quanto risulta all’interrogante e alla stampa, sarebbe stato revocato, nonostante la forte contrarietà del dottor Miliano, grazie

all’intervento di un parlamentare, come risulta dalla citata interpellanza, che si sarebbe recato nell’ufficio del GIP Giuseppe Cario per domandargli notizie delle decisioni assunte sul caso dell’Holiday Village;

il dissequestro dell’Holiday Village di Fondi è stato quindi disposto in data 10 giugno 2008 da parte del procuratore Mancini, di fatto vanificando il lavoro del sostituto procuratore Miliano, il quale, anche in conseguenza di ciò, dopo un duro confronto con il suo capo, si sarebbe sentito male e si sarebbe visto costretto a ricorrere alle cure mediche presso l’ospedale di Terracina e, poi, avrebbe fatto richiesta di trasferimento presso altra Procura;

su tali vicende, e sull’ipotizzata arrendevolezza del Procuratore capo di fronte alle pressioni ricevute, con grave e pubblico discredito per l’indipendenza dell’ordine giudiziario, è stata aperta un’indagine del Consiglio superiore della magistratura;

si riporta anche notizia dell’indagine che sarebbe stata aperta dalla Procura della Repubblica di Perugia circa le indiscrezioni delicatissime che sarebbero fuoriuscite dalla Procura di Latina e che avrebbero potuto influenzare l’esito delle indagini dell’inchiesta “Damasco”, la quale si è occupata delle infiltrazioni mafiose relative al Comune di Fondi;

in tale quadro fortemente problematico, il procuratore Mancini ha fatto richiesta di riconferma alla guida della Procura della Repubblica di Latina, per ulteriori quattro anni;

a luglio 2009, il Consiglio giudiziario della Corte di appello di Roma si è espresso, con voto unanime, in senso contrario alla richiesta di riconferma di Mancini a Latina;

la richiesta del procuratore è adesso al vaglio del Consiglio superiore della magistratura, il quale dovrebbe decidere in merito entro il mese di settembre 2009, avendo già audito il dottor Mancini in data 22 settembre,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che la circostanza che i due figli del Procuratore della Repubblica di Latina esercitino l’attività forense nel circondario giudiziario di Latina sia sufficiente motivo per rilevare una condizione di incompatibilità ambientale per lo stesso Procuratore;

se siano riscontrabili elementi che inducano ad associare la figura del parlamentare di cui sopra a quella del Procuratore della Repubblica di Latina, con riferimento al comune impegno degli stessi per ottenere il dissequestro del campeggio l’Holiday Village di Fondi;

quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per evitare, a Latina, una paralisi giudiziaria della giustizia penale, un arresto della doverosa lotta contro la criminalità organizzata, ed un deterioramento dell’immagine della magistratura pontina, a causa di una conduzione troppo personalistica e, forse, permeabile alle influenze, dirette o indirette, della criminalità organizzata operante nell’area di Latina;

se non si ritenga, alla luce dei fatti esposti, che sia da escludere una permanenza nell’incarico di Procuratore Capo per altri quattro anni, peraltro in deroga a quanto disposto dalla normativa di riorganizzazione degli organi giudiziari.

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