Interrogazioni

Sul “caso” di Luigi Gallo l’on.Cristian Iannuzzi ha presentato alla Camera dei Deputati l’interrogazione che troverete al link :

PRIGIONIERO DELL’ANAS

30 agosto 2016 autore: Furio Lo Forte  -LA VOCE  DELLE VOCI

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IL CASO GALLO – L’UOMO CHE HA SCONFITTO I CASALESI OGGI RISCHIA DI PERDERE TUTTO NELLA PALUDE BUROCRATICA TARGATA ANAS -

L’Anas diventerà un’azienda gioiello. Parola di Gianni Vittorio Armani, numero uno del colosso autostradale da maggio 2015, che in un’intervista al Quotidiano Nazionale si lascia andare a questa ed altre affermazioni sul futuro di una società per la quale «c’è bisogno di un pensiero strategico», perché «un’azienda con seimila dipendenti e un piano d’investimenti da 3 miliardi l’anno non può essere gestita come una municipalizzata».

Belle parole. Cui quasi certamente seguono anche fatti. Come il licenziamento, dato per certo da Armani, di 36 dirigenti della vecchia guardia, tutti rappresentanti di quell’era degli scandali che aveva portato Anas nella polvere. Su la testa, insomma, sembra dire il presidente Armani.

Peccato che qualche vicenda recente, per giunta di forte impatto sociale, sembri procedere in controtendenza. Parliamo del caso Luigi Gallo, il coraggioso imprenditore anticamorra del casertano la cui storia è balzata alle principali cronache nazionali proprio per un aspro contenzioso con l’Anas, che rischia di mandare in pezzi una battaglia tanto tenace da essere stata riconosciuta a pieno titolo dallo Stato italiano con un risarcimento da ben 400mila euro.

La sua storia comincia nel 2001. E’ il periodo in cui nel casertano si va massicciamente consolidando l’ascesa camorristico-imprenditoriale dei Casalesi, mentre sul piano politico l’astro nascente del territorio si chiamaNicola Cosentino, per gli amici Nick ‘O Mericano, il cui impero familiare si fonda sul commercio del petrolio e sull’attività del numerosi distributori di carburante riconducibili alla sua famiglia, estesi fino al litorale pontino e sulle principali reti autostradali.

Quell’anno Gallo porta a termine i lunghi e complessi iter burocratici finalizzati ad ottenere le licenze per aprire un distributore di benzina lungo l’asse mediano Nola-Villa Literno, su un terreno di proprietà della moglie. Un impianto del tutto autonomo rispetto all’influenza dei clan dominanti nella zona. Cominciano minacce, estorsioni, intimidazioni, fino a quando si concretizza l’impossibilità materiale di completare i lavori, proprio mentre a poca distanza viene aperto un distributore considerato vicino ai clan.

Il boss Michele Zagaria. Nel montaggio di apertura, l'imprenditore Luigi Gallo e, a destra, il numero uno Anas, Gianni Vittorio ArmaniIl boss Michele Zagaria. Nel montaggio di apertura, l’imprenditore Luigi Gallo e, a destra, il numero uno Anas, Gianni Vittorio Armani

Gallo non ci sta, decide di non piegare la testa. E denuncia tutto. Parte la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che sulla base delle sue denunce arresterà Nicola Cosentino, accusato di essere “il referente nazionale del clan dei Casalesi”, e i suoi fratelli Antonio e Giovanni. Per i pm della Dda, Gallo era stato vittima di un piano ordito dai Cosentino per impedire l’apertura del suo distributore di benzina. Sempre nell’ambito dell’inchiesta partita dalle denunce di Gallo verranno successivamente processati e condannati Antonio e Pasquale Zagaria, fratelli del superboss Michele, detto Capastorta.

«Soltanto chi conosce il clima che si respirava in quelle zone dieci, quindici anni fa, quando nessuno aveva il coraggio di parlare e nemmeno di alzare lo sguardo – dice un anziano del posto – può capire quale coraggio ha avuto Luigi Gallo a sfidare un potere sanguinario, feroce, e per decenni invincibile».

Un grande merito, il suo, cui lo Stato italiano ad aprile dello scorso anno aveva finalmente attribuito il giusto riconoscimento: a Gallo, inserito tra le vittime di criminalità organizzata dal fondo antiracket del Viminale, erano infatti stati assegnati 326 mila euro per danno emergente e 129 per il mancato guadagno, somme che avrebbe dovuto spendere entro 12 mesi, come prevede la normativa in questo delicato settore, per riaprire l’attività.

E qui arriva, come una bomba, il blocco. Decretato dall’Anas. La stessa corazzata che il presidente Armani oggi definisce in rapida ascesa verso valori di trasparenza e moralità.

Dopo il via libera del fondo antiusura Gallo, divenuto nel frattempo attivista dell’Associazione Antimafia Caponnetto, si attiva subito per riaprire l’impianto, sa che per prima cosa deve riattivare le autorizzazioni. Tutte le richieste vanno a buon fine. Tranne quella rivolta all’Anas, cui dal 2003 l’imprenditore aveva chiesto di sospendere il contratto al fine di non dover pagare i 30.000 euro annui di canone durante il lunghissimo periodo in cui l’impianto era rimasto forzatamente chiuso.

Dopo un estenuante silenzio, l’Anas risponde solo a luglio 2016. E lo fa ponendo una serie di ostacoli pesanti: ci sarebbero difficoltà legate alla lunga chiusura, e poi, scrivono, bisognerebbe rifare l’intero progetto della pompa di benzina per adeguarla alle nuove norme, nel frattempo entrate in vigore. Tutte situazioni che avrebbero richiesto circa due anni di lavori, mentre intanto l’orologio del Fondo antiracket corre e i 400.000 euro stanno per essere definitivamente revocati. Partono nuove diffide degli avvocati di Gallo ai vertici del colosso autostradale. Poi il ricorso al Tar.

Il parlamentare dell'Antimafia Davide MattielloIl parlamentare dell’Antimafia Davide Mattiello

Ma intanto la salvezza di quell’impianto diventa un caso nazionale, forte quanto lo è la sfida di un imprenditore divenuto l’emblema della lotta alla camorra. Fra aprile e agosto di quest’anno, del caso Gallo si occupano i grandi media: dall’Ansa, con un dettagliato pezzo diValentina Roncati, al Mattino di Napoli, che a giugno ricostruisce minuziosamente la vicenda, all’Espresso, con un pezzo a firma Gian Maria Roberti, il giornalista d’inchiesta figlio del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Fino all’intervento del parlamentare dell’Antimafia Davide Mattiello, PD, che sulla vicenda di Luigi Gallo ha ascoltato in Antimafia proprio il presidente Armani.

Arriviamo ad oggi. Fra pochi giorni si terrà l’udienza decisiva davanti al Tar della Campania. Chiamato a decidere sulle ragioni di Luigi Gallo e dei suoi avvocati, che chiedono tempi ragionevoli per gli adeguamenti al fine di non perdere l’ultima possibilità di ricevere il contributo del Viminale. Ed aprire finalmente il distributore di benzina simbolo della legalità in quello che è stato per decenni il feudo incontrastato della criminalità organizzata.

Il braccio di ferro, la partita vera che si giocherà il 13 settembre a Napoli, allora, non è solo quella fra l’imprenditore Gallo e gli avvocati dello Stato che difendono l’Anas. E’ la sfida dell’Italia onesta allo strapotere mafioso, è il momento in cui gli italiani, in un Paese piegato da catastrofi e lutti che hanno responsabili con nomi e cognomi, vogliono vedere affermate le ragioni della loro dignità, il diritto degli onesti, la vittoria della legge sul malaffare.

Lo capirà certamente il presidente Anas Gianni Vittorio Armani. Se è vero come è vero quanto ha scritto il deputato antimafia Mattiello. «Abbiamo conosciuto il nuovo presidente Anas in Commissione Antimafia, Armani, qualche settimana fa: lo abbiamo ascoltato – si legge sul blog di Mattiello – per capire cosa Anas stesse facendo per alzare le proprie difese interne contro gli abusi criminali illuminati dall’inchiesta ‘Dama nera’ e ho apprezzato la sensibilità che Armani ha rappresentato sulla questione e anche le risposte concrete che ci ha fornito». «Questa premessa – prosegue il parlamentare antimafia – mi fa sperare che Armani comprenda quale sia il valore della vicenda Gallo e quanto sia importante, nel rispetto delle norme, fare quel che si può perché sia una vicenda di successo e non un tragico fallimento. Succede ancora troppo spesso in questo Paese che chi scommette sulla legalità e addirittura arriva a denunciare, poi se ne penta amaramente. Basta, bisogna cambiare verso anche in questo».

Bisogna cambiare verso, presidente Armani. E noi ci auguriamo che lei lo faccia. Per davvero.

Interrogazione dell’On.Iannuzzi sul caso di Luigi Gallo,l’imprenditore casertano che ha denunciato Cosentino e Zagaria.Nel processo instaurato a Santa Maria Capua Vetere a seguito delle sue denunce l’Associazione Caponnetto si é costituita come parte offesa.La stessa Associazione Caponnetto,poi,ha anche interessato la DDA di Napoli per far valutare se il comportamento dell’ANAS nei confronti di Luigi Gallo sia corretto o meno.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14124

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 670 del 12/09/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 12/09/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 12/09/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14124

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 12 settembre 2016, seduta n. 670

  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
nel 2001 l’imprenditore Luigi Gallo avviava l’iter burocratico per ottenere le licenze autorizzative per aprire un distributore di benzina lungo l’asse mediano Nola-Villa. Literno, su un terreno di proprietà della moglie;
l’iniziativa dell’imprenditore destava le attenzioni della malavita organizzata locale, le cui minacce e intimidazioni non consentivano al Gallo di completare i lavori, proprio mentre a poca distanza veniva aperto un distributore considerato vicino ai clan;
Gallo non si rassegnava e decideva di denunciare le intimidazioni ricevute. Sulla base delle sue denunce, la direzione distrettuale antimafia di Napoli arrestava Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale del clan dei Casalesi, e i suoi fratelli Antonio e Giovanni;
per i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia Gallo era stato vittima di un piano ordito dai Cosentino per impedire l’apertura del suo distributore di benzina. Sempre nell’ambito dell’inchiesta partita dalle denunce di Gallo venivano successivamente processati e condannati Antonio e Pasquale Zagaria, fratelli del boss Michele;
nel 2015 lo Stato italiano riconosceva i meriti di Luigi Gallo, inserendolo tra le vittime di criminalità organizzata, ritenendolo possibile beneficiario di risorse di cui al fondo antiracket del Viminale ed assegnandogli 326 mila euro per danno emergente e 129 per il mancato guadagno, somme che avrebbe dovuto spendere entro 12 mesi, come prevede la normativa del settore, per riaprire l’attività;
Gallo si attivava subito per riaprire l’impianto, attraverso la riattivazione delle necessarie autorizzazioni. Tutte le richieste avevano buon esito, ad eccezione di quella rivolta all’Anas, cui dal 2003 l’imprenditore aveva, chiesto di sospendere il contratto al fine di non dover pagare i 30.000 euro annui di canone durante il lunghissimo periodo in cui l’impianto era rimasto forzatamente chiuso;
il gestore delle rete autostradale non rilasciava il nullaosta, considerando decaduta la vecchia concessione e non più a norma l’impianto, dopo le nuove regole sulla sicurezza degli accessi stradali ai distributori;
all’imprenditore non restava che presentare ricorso al Tar della Campania al fine di ottenere la rimozione del provvedimento negativo del gestore della rete autostradale; nel frattempo, le risorse di cui al fondo antiracket del Ministero dell’interno venivano revocate all’imprenditore, essendo scaduti i 12 mesi per il suo l’utilizzo;
la revoca della somma erogata, anche se conforme alla disciplina legislativa, ha determinato di fatto una profonda ingiustizia nei confronti di un soggetto che non ha potuto utilizzare la somma erogata, non per sua responsabilità ma per circostanze esterne alla sua volontà;
a parere dell’interrogante è evidente la necessità di rimediare a tale palese ingiustizia: a tal fine è necessario da una parte che il Ministro dell’interno proroghi il termine entro il quale il signor Gallo possa utilizzare la somma erogata dal fondo antiracket;
per altro verso, si impone la necessità che il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nelle loro rispettive qualità di soggetto proprietario e autorità vigilante della società Anas, adottino, gli opportuni provvedimenti per consentire il rilascio all’imprenditore delle autorizzazioni necessarie all’apertura del distributore di benzina –:
quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di garantire al signor Gallo la possibilità di utilizzare le somme erogate dal fondo antiracket per la realizzazione del suo progetto imprenditoriale ostacolato prima dalla delinquenza organizzata e successivamente da un cortocircuito burocratico. (4-14124)

Interrogazione a risposta scritta presentata da NUTI Riccardo (M5S) sulla Cle.Pr.In. s.r.l. di Sessa Aurunca

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14133

presentato da

NUTI Riccardo

testo di

Lunedì 12 settembre 2016, seduta n. 670

  NUTI e D’UVA. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il 23 luglio 2015 un’azienda chimica nel casertano, la Cle.Pr.In. s.r.l. di Sessa Aurunca, molto conosciuta per il suo impegno sociale nel promuovere lo sviluppo della comunità locale e parte del ben noto consorzio «Nuova Cooperazione Organizzata», fu distrutta da un’incendio di comprovata origine dolosa;
tale incendio è stato con ogni probabilità commissariato da parte della Camorra: infatti, i due proprietari dell’azienda, Franco Beneduce e Antonio Pisacascia, sono stati più volte autori di denuncia del racket e di minacce ricevute da parte del clan di camorra Esposito (detto dei Muzzoni, che opera nella zona al confine tra Caserta e Latina);
i primi fatti risalgono al 2007 quando i due soci ricevettero una prima richiesta di assunzione nell’azienda del fratello del boss latitante, Gaetano Di Lorenzo, alla presenza di un funzionario comunale, e, in seguito, ricevettero un vero e proprio tentativo di estorsione. Da questa denuncia sono scaturiti diversi arresti tramutatisi poi in condanne. Da quel momento l’azienda ha subito un continuo susseguirsi di atti intimidatori che ne hanno gravemente danneggiato l’attività;
il culmine di questi episodi è avvenuto nel luglio del 2015, quando, come sopra accennato, è stato appiccato un gravissimo incendio all’interno dell’azienda che l’ha parzialmente distrutta, mentre i due soci stavano partecipando ad una manifestazione contro la mafia presso il bene confiscato nella frazione di Maiano, affidato alla cooperativa «Al di là dei sogni» e dedicato alla vittima innocente di Mafia Alberto Varone, con il quale collaboravano attivamente nel campo del sociale;
forse non casualmente, circa un anno dopo, il 6 luglio 2016, quattro ettari di alberi appartenenti al sopracitato bene confiscato «Alberto Varone» sono stati distrutti da un incendio anch’esso di comprovata origine dolosa;
ciò che inquieta oltremodo gli interroganti, è il fatto che ad oggi, ad oltre un anno di distanza dai preoccupanti fatti del luglio 2015, non si ha ancora alcuna notizia riguardante le indagini sugli autori dell’incendio ai danni dell’azienda Cle.Pr.In. s.r.l., mentre, con riguardo all’incendio ai danni del bene «Alberto Varane», bene pubblico appartenente allo Stato Italiano, desta allarme e incomprensione il fatto che nessun tecnico dei vigili del fuoco né funzionari del dipartimento della polizia scientifica, si siano recati sul luogo dell’incendio per operare gli opportuni rilievi;
l’azienda Cle.Pr.In. s.r.l. e il bene confiscato «Alberto Varone», secondo gli interroganti, sono senza dubbio due importantissime realtà impegnate nella lotta alla criminalità organizzata, in un territorio profondamente inquinato da infiltrazioni mafiose, come attesta il recente e continuo susseguirsi di atti intimidatori, oltre ai recenti e numerosi incendi di origine dolosa, in provincia di Caserta e nella confinante provincia di Latina;
molto più recentemente, il 1
o agosto 2016 è stato appiccato un incendio ad un altro bene confiscato alla mafia, a Teano, in un meleto dei terreni confiscati al clan Magliulo e gestito dal Consorzio Nuova cooperazione organizzata (Nco): questo terreno era già stato danneggiato nel 2015 quando furono incendiati dieci ettari di pescheto e, ancora prima, era stato danneggiato l’impianto di irrigazione;
gli inquirenti indagano su collegamenti tra questo ultimo incendio e i precedenti danneggiamenti avvenuti ai danni del bene confiscato «Alberto Varone», facente parte del medesimo Consorzio;
questi fatti, di inaudita ferocia, paiono essere, secondo gli interroganti, sottovalutati dagli organi inquirenti, mentre avrebbero grande rilevanza anche per ricomporre il complicato quadro di infiltrazioni da parte della camorra nel territorio che negli ultimi anni sta allargando il proprio predominio criminale nella zona del Pontino –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, al fine di garantire un preciso impegno nella lotta alla criminalità organizzata di tipo mafioso nelle zone di confine tra le province di Caserta e Latina;
quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, con riferimento al caso dei gravi danneggiamenti avvenuti ai danni dell’azienda Cle.Pr.In. s.r.l. di Sessa Aurunca, del bene confiscato Alberto Varone, nonché dei terreni confiscati a Teano al clan Magliulo. (4-14133)

 

“Collaudopoli”.Il caso sollevato dal Sig.Carlo Massone,autotrasportatore della provincia di Alessandria.Esposti,denunce,interrogazioni parlamentari ,articoli sui giornali, trasmissioni televisive non sono serviti a fornire ad oggi una risposta ai problemi sollevati.

                                              ——————–
Interrogazione a Risposta in Commissione 5/06086 Camera                          TESTO ATTO
                            Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-06086
presentato da        Romano Paolo Nicolo’    M.5Stelle , testo di  Venerdi 17 luglio 2015 ,sedutan.464                  
((( EX , Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-08376 presentato da
ROMANO Paolo Nicolò Movimento 5 Stelle testo di Giovedì 12 marzo 2015, seduta n. 390)))
PAOLO NICOLÒ ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
ai Ministri interrogati è nota la pluridecennale vicenda di Carlo Massone, autotrasportatore e titolare della ditta omonima di Castelletto d’Orba in frazione Crebini 37 (Alessandria), per le innumerevoli interrogazioni parlamentari che si sono succedute dal 1994 ad oggi, che lo hanno visto protagonista di una tenace lotta contro quello che egli stesso ha definito lo scandalo «collaudopoli» ossia l’esistenza di un sistema generalizzato di corruzione che coinvolge gli uffici territorialmente competenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, della motorizzazione e di altri enti, quali l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), abilitati al rilascio delle certificazioni attestanti i collaudi a norma di legge degli automezzi pesanti, sia usati che di nuova immatricolazione, e questo a detrimento della qualità degli automezzi venduti e della sicurezza della circolazione stradale;
come sopradetto, la questione è approdata nella aule parlamentari in numerose occasioni, con interrogazioni presentate a partire dalla XII legislatura e fino a quella tuttora in corso, dove anche recentemente il Governo e’ intervenuto rispondendo, lo scorso 10 luglio 2014, all’interrogazione n. 5-02234 del deputato Emanuele Fiano, (PD) presentata il 26 febbraio 2014;
l’ennesima non risposta del Governo e l’assenza di significative iniziative contro il sistema «collaudopoli» hanno spinto il signor Carlo Massone a presentare, presso la guardia di finanza compagnia di Nove Ligure, ben due denunce (verbale di ricezione del 21 maggio 2014 e del 23 luglio 2014) nei confronti di due dirigenti pubblici rei, a detta del signor Massone, di continuare a fornire notizie non corrispondenti al vero non consentendo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una corretta valutazione del suo caso, nello specifico con riferimento alla perizia terza ed imparziale, disposta dall’autorità giudiziaria relativamente alla sua complessa vicenda, redatta l’11 novembre 1992 dal dottor ingegner Carlo Pollarolo nominato CTU dal tribunale di Alessandria in data 28 novembre 1991; 
nel suo esposto il denunciante, dichiara che: «In virtù delle interrogazioni parlamentari richiamate desidero portare a conoscenza di chi è preposto a fare giustizia che le commissioni parlamentari che hanno attenzionato il mio caso, hanno valutato sulla base di una perizia di parte – PLURA SpA – e non su una perizia effettuata dal CTU dottor ingegner Carlo Pollaroro nominato dal Giudice del Tribunale di Alessandria»; 
le accuse mosse da Carlo Massone contro l’attuale direttore alla motorizzazione di Alessandria, e il direttore della direzione generale territoriale Nord Ovest del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, relativamente all’istruttoria relative alla suddetta documentazione, se confermate risulterebbero indubbiamente gravi e lesive dell’immagine delle istituzioni da essi rappresentate. Preme ricordare che, in merito, è stato aperto un procedimento penale contro ignoti, iscritto al n. 2014/4159 RE. GE. della procura della Repubblica di Alessandria, conclusosi con richiesta di archiviazione a detta di Carlo Massone senza che siano state esperite indagini appropriate; 
questa pluridecennale battaglia mediatica, giudiziaria e politica condotta dal signor Carlo Massone l’ha ormai ridotto sul lastrico al punto che da tempo minaccia il suicidio in quanto impossibilitato a condurre un’esistenza dignitosa –: 
se i Ministri interrogati vogliano accertarsi di quanto in premessa chiarendo se nelle precedenti risposte, date nelle sedi parlamentari, siano stati utilizzati tutti i pareri prodotti sulla complessa vicenda del signor Carlo Massone e, in particolare, se siano stati valutati con la dovuta attenzione quelli terzi ed imparziali disposti dall’autorità giudiziaria. (5-06086 


INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO. SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI. PESANTI INTERROGATIVI SU SPERLONGA E SUGLI UFFICI GIUDIZIARI DELLA PROVINCIA DI LATINA.

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102

Atto n. 4-06102

Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA , LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;

la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;

gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50 unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;

le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”, a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale, si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che, se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto. Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attività economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto di attenzione da parte della magistratura;

l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio, non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio, riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,
si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le recenti elezioni amministrative;

se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;

se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

 

INTERROGAZIONI.Un’interrogazione alla Camera di Romano Paolo Nicolò su “collaudopoli”,un problema sul quale bisogna fare chiarezza

UN’ INTERROGAZIONE   ALLA  CAMERA  SU  “COLLAUDOPOLI “,UN PROBLEMA  CHE RIGUARDA  TUTTA  ITALIA ,PRESENTATA DALL’ON. ROMANO   PAOLO  NICOLO’  E SUL QUALE BISOGNA FARE CHIAREZZA

 

 

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-06086 presentato da Romano Paolo Nicolo’ M.5Stelle , testo di Venerdi 17 luglio 2015 ,seduta n.464 ((( EX , Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-08376 presentato da ROMANO Paolo Nicolò Movimento 5 Stelle testo di Giovedì 12 marzo 2015, seduta n. 390))) PAOLO NICOLÒ ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: ai Ministri interrogati è nota la pluridecennale vicenda di Carlo Massone, autotrasportatore e titolare della ditta omonima di Castelletto d’Orba in frazione Crebini 37 (Alessandria), per le innumerevoli interrogazioni parlamentari che si sono succedute dal 1994 ad oggi, che lo hanno visto protagonista di una tenace lotta contro quello che egli stesso ha definito lo scandalo «collaudopoli» ossia l’esistenza di un sistema generalizzato di corruzione che coinvolge gli uffici territorialmente competenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, della motorizzazione e di altri enti, quali l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), abilitati al rilascio delle certificazioni attestanti i collaudi a norma di legge degli automezzi pesanti, sia usati che di nuova immatricolazione, e questo a detrimento della qualità degli automezzi venduti e della sicurezza della circolazione stradale; come sopradetto, la questione è approdata nella aule parlamentari in numerose occasioni, con interrogazioni presentate a partire dalla XII legislatura e fino a quella tuttora in corso, dove anche recentemente il Governo e’ intervenuto rispondendo, lo scorso 10 luglio 2014, all’interrogazione n. 5-02234 del deputato Emanuele Fiano, (PD) presentata il 26 febbraio 2014; l’ennesima non risposta del Governo e l’assenza di significative iniziative contro il sistema «collaudopoli» hanno spinto il signor Carlo Massone a presentare, presso la guardia di finanza compagnia di Nove Ligure, ben due denunce (verbale di ricezione del 21 maggio 2014 e del 23 luglio 2014) nei confronti di due dirigenti pubblici rei, a detta del signor Massone, di continuare a fornire notizie non corrispondenti al vero non consentendo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una corretta valutazione del suo caso, nello specifico con riferimento alla perizia terza ed imparziale, disposta dall’autorità giudiziaria relativamente alla sua complessa vicenda, redatta l’11 novembre 1992 dal dottor ingegner Carlo Pollarolo nominato CTU dal tribunale di Alessandria in data 28 novembre 1991; nel suo esposto il denunciante, dichiara che: «In virtù delle interrogazioni parlamentari richiamate desidero portare a conoscenza di chi è preposto a fare giustizia che le commissioni parlamentari che hanno attenzionato il mio caso, hanno valutato sulla base di una perizia di parte – PLURA SpA – e non su una perizia effettuata dal CTU dottor ingegner Carlo Pollaroro nominato dal Giudice del Tribunale di Alessandria»; le accuse mosse da Carlo Massone contro l’attuale direttore alla motorizzazione di Alessandria, e il direttore della direzione generale territoriale Nord Ovest del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, relativamente all’istruttoria relative alla suddetta documentazione, se confermate risulterebbero indubbiamente gravi e lesive dell’immagine delle istituzioni da essi rappresentate. Preme ricordare che, in merito, è stato aperto un procedimento penale contro ignoti, iscritto al n. 2014/4159 RE. GE. della procura della Repubblica di Alessandria, conclusosi con richiesta di archiviazione a detta di Carlo Massone senza che siano state esperite indagini appropriate; questa pluridecennale battaglia mediatica, giudiziaria e politica condotta dal signor Carlo Massone l’ha ormai ridotto sul lastrico al punto che da tempo minaccia il suicidio in quanto impossibilitato a condurre un’esistenza dignitosa –: se i Ministri interrogati vogliano accertarsi di quanto in premessa chiarendo se nelle precedenti risposte, date nelle sedi parlamentari, siano stati utilizzati tutti i pareri prodotti sulla complessa vicenda del signor Carlo Massone e, in particolare, se siano stati valutati con la dovuta attenzione quelli terzi ed imparziali dispos

Aprilia,in provincia di Latina ed al confine con quella di Roma.Una situazione incandescente della quale non si riesce a venire a capo.Professionisti ,come l’avv.Mario Maio,ammazzati,assessori comunali,come Antonio Chiusolo,costretti a dimettersi e ad abbandonare la vita pubblica per le minacce e gli attentati subiti,botte ed attentati anche ad altri amministratori e funzionari comunali e,poi,tanti,tantissimi investimenti di capitali di provenienza molto dubbia.Fiumi di denaro .Quando noi parliamo di “predominio” della mafia in terra pontina il Questore di Latina ci contesta mentre il Prefetto dichiara che la Prefettura non ha emesso “nessuna” interdittiva antimafia a carico di imprese sospette.Quale azione ha svolto o ha sta svolgendo lo Stato per evitare che la situazione precipitasse fino a tal punto? E’ infondato,a questo punto,il nostro sospetto che tutto ciò sia in qualche modo collegabile con quelle famose “trattative” che ci sarebbero state fra pezzi dello Stato e camorra in una “villa di Gaeta”e delle quali hanno parlato alcuni giornali ed esponenti politici campani??????? E perché non si vuole approntare un apparato investigativo adeguato ? La provincia di Latina “zona franca” per camorra,ndrangheta,cosa nostra e via dicendo ????????????????????

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00484

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 126 del 27/11/2013

Firmatari

Primo firmatario: FAUTTILLI FEDERICO
Gruppo: SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
Data firma: 27/11/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 27/11/2013

Stato iter:

CONCLUSO il 01/04/2014

 

Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 01/04/2014
BOCCI GIANPIERO  SOTTOSEGRETARIO DI STATO INTERNO
 
REPLICA 01/04/2014
FAUTTILLI FEDERICO  PER L’ITALIA

 

Fasi iter: 

DISCUSSIONE IL 01/04/2014
SVOLTO IL 01/04/2014
CONCLUSO IL 01/04/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00484

presentato da

FAUTTILLI Federico

testo di

Martedì 1 aprile 2014, seduta n. 202

FAUTTILLI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
da alcuni anni si deve registrare un crescente numero di attentati ed intimidazioni ai danni di attività commerciali ed imprenditoriali nonché nei confronti di esponenti politici;
nel mese di agosto 2013 sono state danneggiate due automobili di proprietà dell’assessore alle finanze Antonio Chiusolo e di suo cognato, coordinatore del gruppo di Latina dell’associazione Libera contro le mafie;
questi atti, probabilmente di natura intimidatoria ai danni di amministratori e funzionari di Aprilia, sono stati preceduti da altri incendi dolosi come quello della vettura del direttore generale della Multiservizi nel settembre del 2011 e gli spari al bar del consigliere Nardin nel novembre del 2012;
più recentemente si deve registrare l’aggressione al consigliere comunale di Aprilia, delegato allo sport, Pasquale De Maio –:
se non ritenga che i fatti su esposti rappresentino il segnale di una attività di penetrazione di organizzazioni mafiose nel territorio di Aprilia e quali iniziative intenda adottare in merito. (3-00484)

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13363

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 633 del 07/06/2016
Firmatari
Primo firmatario: FAVA CLAUDIO 
Gruppo: SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 06/06/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
COSTANTINO CELESTE SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 06/06/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 06/06/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13363

presentato da

FAVA Claudio

testo di

Martedì 7 giugno 2016, seduta n. 633

  FAVA e COSTANTINO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
il 20 maggio 2016 alle ore 14 uomini armati a bordo di uno scooter esplodevano diversi colpi di pistola calibro 9 contro l’automobile del responsabile del Tecnologico del comune di Aprilia, Corrado Costantino;
gli spari – uditi perfettamente dai residenti della zona e dagli altri dipendenti comunali del Palazzo comunale – hanno raggiunto e disintegrato il finestrino laterale posteriore della vettura del funzionario; giova sottolineare che la sede degli uffici comunali in questione si trova ad un chilometro in linea d’area con il locale reparto territoriale dell’arma dei carabinieri e l’attentato è stato commesso nel primo pomeriggio come gesto di sfida e di intimidazione plateale;
la città di Aprilia (LT) registra un solido e crescente radicamento della criminalità organizzata, come ha ricorda, questore di Latina Giuseppe De Matteis una settimana fa innanzi alla commissione parlamentare antimafia;
le intimidazioni e gli attentati rappresentano una costante in questi anni ad Aprilia, il 16 settembre 2011 veniva data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia Fabio Biolcati Rinaldi e il garage del direttore del personale della stessa azienda Ilvo Silvi; la notte del 30 marzo del 2012 veniva lanciata una bottiglia incendiaria contro il pub Beautiful Monster in via Nettunense; il 19 agosto 2012 venivano esplosi diversi colpi di fucile contro l’abitazione dell’imprenditore Tesei e nel mese di luglio dello stesso anno veniva colpita da numerosi colpì di arma da fuoco l’auto del costruttore Pieralisi; nel gennaio del 2013 venivano date alle fiamme alcune auto della concessionaria Citroen Prezioso sita in via Nettunense; il 6 novembre del 2013 veniva aggredito a colpi di spranga il consigliere comunale Pasquale De Maio, davanti alla sede municipale in piazza dei Bersaglieri ed il 23 dello stesso mese venivano esplosi diversi colpi d’arma da fuoco verso un bar gestito dal figlio del consigliere comunale Giorgio Nardin; il 20 dicembre del 2013 venivano rinvenuti 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune d’Aprilia Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto già 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso; nella notte del 20 gennaio 2015 ignoti incendiava il Punto shop del di un distributore di benzina nel centro di Aprilia; li 12 marzo del 2015 alle 14 un soggetto non meglio identificato lanciava una molotov contro il negozio in via Inghilterra, il 17 marzo dello stesso anno veniva lanciata nella notte tra il 16 e il 17 marzo una bottiglia molotov contro un diverso negozio in via Rossetti ad Aprilia –:
quali iniziative siano state avviate o si intendano intraprendere per contrastare lo sviluppo e il radicamento delle organizzazioni criminali di tipo mafioso presenti nel territorio del comune di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina;
se il Governo non ritenga opportuno prendere provvedimenti atti a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina con l’obiettivo di aumentare il controllo del territorio e implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali. (4-13363)

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03035

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 143 del 21/12/2013

Firmatari

Primo firmatario: POLVERINI RENATA
Gruppo: FORZA ITALIA – IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 21/12/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 21/12/2013 

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter: 

SOLLECITO IL 02/02/2015

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03035

presentato da

POLVERINI Renata

testo di

Sabato 21 dicembre 2013, seduta n. 143

POLVERINI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il consiglio comunale della città di Aprilia era stato già chiamato a dare un segnale importante in merito all’episodio avvenuto nella notte tra il 25 ed il 26 agosto 2013, quando un incendio doloso distrusse l’auto dell’assessore Antonio Pio Chiusolo;
il consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava il sindaco e l’amministrazione a porre in essere «ogni azione ritenuta utile a salvaguardare la sicurezza collettiva e l’immagine della Città di Aprilia» ed «, a costituirsi parte civile negli eventuali procedimenti penali riconducibili all’attività dell’amministratore, lesivi non solo all’immagine della Città, ma anche dannosi al tessuto economico, produttivo e alla sicurezza sociale»;
nella giornata del 20 dicembre 2013 il sindaco della città di Aprilia ha convocato, in via straordinaria, una conferenza per comunicare le decisioni assunte dall’assessore Antonio Pio Chiusolo che ha rimesso nelle mani del sindaco le deleghe assessorili alle finanze ed agli affari generali, a seguito di ulteriori nuovi gravi atti intimidatori indirizzati alla sua persona, oggetto di una formale denuncia già presentata all’Arma dei carabinieri –:
quali iniziative il Governo, intenda adottare per garantire la sicurezza dell’assessore Chiusolo e degli amministratori della città di Aprilia e se siano state attivate indagini per assicurare alla giustizia gli autori delle gravissime minacce. 

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03140

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 151 del 14/01/2014

Firmatari

Primo firmatario: ZARATTI FILIBERTO
Gruppo: SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 14/01/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
PIAZZONI ILEANA CATHIA SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 14/01/2014
PILOZZI NAZZARENO SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 14/01/2014
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 14/01/2014 

Stato iter: 

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03140

presentato da

ZARATTI Filiberto

testo di

Martedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151

ZARATTIPIAZZONI e PILOZZI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
la città di Aprilia (LT) registra un radicamento della criminalità organizzata come attesta – ex multis– la sentenza di condanna emessa dal tribunale di Latina il 16 novembre del 2012 a carico di Pasquale Noviello, per aver costituito un’associazione a delinquere di stampo mafioso riferibile al clan dei casalesi ed operativa tra Nettuno, Aprilia e zone limitrofe; secondo la mappa stilata dall’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della regione Lazio sulla presenza dei principali clan criminali nel Lazio, risultano operanti sul territorio di Aprilia la ’Ndrina Alvaro e la ’Ndrina Nirta-Strangio; le relazioni della commissione parlamentare antimafia della decima, undicesima e quattordicesima legislatura, rilevavano la grave situazione della criminalità organizzata nella cittadina in oggetto in particolare nella relazione conclusiva del 2006 era scritto: «Sempre più evidente risulta la diffusione della criminalità nelle zone di Aprilia, Anzio e Nettuno in cui le radicate presenze di soggetti appartenenti a gruppi criminali di origine meridionale hanno rappresentato un fattore importante nella crescita della capacità criminale di aggregazioni locali dedite alle estorsioni e al traffico internazionale di sostanze stupefacenti»;
il 16 settembre 2011 veniva data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia Fabio Biolcati Rinaldi e il garage del direttore del personale della stessa azienda Ilvo Silvi; la notte del 30 marzo del 2012 veniva lanciata una bottiglia incendiaria contro il pub Beautiful Monster in Via Nettunense; il 19 agosto 2012 venivano esplosi diversi colpi di fucile contro l’abitazione dell’imprenditore Tesei e nel mese di luglio dello stesso anno veniva colpita da numerosi colpi di arma da fuoco l’auto del costruttore Pieralisi; nel gennaio del 2013 venivano date alle fiamme alcune auto della concessionaria Citroen Prezioso sita in Via Nettunense; il 6 novembre del 2013 veniva aggredito a colpi di spranga il consigliere comunale Pasquale De Maio, davanti alla sede municipale in piazza dei Bersaglieri ed il 23 dello stesso mese venivano esplosi diversi colpi d’arma da fuoco verso un bar gestito dal figlio del Consigliere comunale Giorgio Nardin; il 20 dicembre del 2013 venivano rinvenuti 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune d’Aprilia Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto già il 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso; in seguito a tali episodi di intimidazione l’Assessore alle finanze del Comune di Aprilia ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico –:
quali iniziative siano state avviate o si intendano intraprendere per contrastare lo sviluppo e il radicamento delle organizzazioni criminali presenti nel territorio del comune di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina;
se non ritenga opportuno prendere provvedimenti atti a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina con l’obiettivo di aumentare il controllo del territorio e implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali. (4-03140)

 

 

In provincia di Latina situazione drammatica

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. -

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clanGaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati 

L’On.Cristian Iannuzzi ha chiesto lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Anzio (Roma)

Il giorno prima dell’intimidazione

Alla Camera la richiesta di scioglimento del Consiglio comunale di Anzio 

05 agosto 2016, ore 15:44 

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L'on. Cristian Iannuzzi

L’on. Cristian Iannuzzi

Incredibile la coincidenza. Il 3 agosto è stata presentata una interrogazione parlamentare a firma del deputato di Latina, ex Movimento 5 Stelle, Cristian Iannuzzi con la quale si chiedeva al Ministro dell’Interno Angelino Alfano di attivarsi per arrivare allo scioglimento del Comune di Anzio per infiltrazioni malavitose. 24 ore dopo veniva data alle fiamme l’auto del Vicesindaco Giorgio Zucchini.

Iannuzzi, nella sua interrogazione – che segue di qualche settimana quella presentata da 5 senatori di Sel con le stesse richieste – ricorda la presenza nel territorio comunale di clan malavitosi, passando poi a ricordare le intimidazioni agli esponenti politici – quello del 2015 ai danni dell’assessore Alberto Alessandroni – ed i procedimenti contro altri membri dell’Amministrazione. Grande risalto nell’interrogazione viene data all’inchiesta Supercar e al coinvolgimento del Vicesindaco in strane storie di cooperative per la gestione dei parcheggi al porto, parlando espressamente di “legami tra esponenti della malavita organizzata e membri dell’amministrazione comunale di Anzio” che rendono “opportuno l’intervento del Governo quantomeno ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali”.

Per questo Iannuzzi chiede al Ministro di adoperarsi per lo scioglimento del Consiglio comunale. Di certo l’intimidazione – se di questo si tratta – dell’altra sera a Zucchini getta l’ennesima ombra su quanto accade ad Anzio.

.L’On.Cristian Iannuzzi chiede al Ministro degli Interni l’applicazione degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali per quanto riguarda il Comune di Anzio (Roma)

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14032

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 667 del 03/08/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 03/08/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 03/08/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14032

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Mercoledì 3 agosto 2016, seduta n. 667

  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel territorio di Anzio, in provincia di Roma, si registra la presenza di noti gruppi criminali, come testimoniato dal processo «Appia», conclusosi innanzi al tribunale di Velletri con condanne per associazione a delinquere di tipo mafioso;
in particolare, secondo le relazioni della direzione nazionale antimafia 2012, 2013 e 2014, in tale territorio, opera il clan ‘ndrangherista Gallace. Figura importante di questo clan risultava essere Nicola Perronace, fratello di Pasquale Perronace, attuale consigliere comunale di maggioranza ad Anzio;
nel comune risulta attivo anche il clan dei Casalesi, come attestano le indagini della direzione distrettuale antimafia di Roma, nonché numerose sentenze, anche passate in giudicato, emesse dall’autorità giudiziaria a carico di Pasquale Noviello ed altri, per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico al tentato omicidio;
il 5 marzo 2012, alle ore 15 circa, ignoti esplodevano numerosi colpi di pistola all’indirizzo della villa dell’assessore Patrizio Placidi;
la notte del 14 febbraio 2015, venivano sparati numerosi colpi di arma da fuoco contro l’abitazione dell’assessore ai lavori pubblici di Anzio, Alberto Alessandroni;
risultrebbe essere stato richiesto il rinvio a giudizio secondo quanto risulta agli interroganti, per vari reati, nei confronti di amministratori e consiglieri comunali di Anzio, in particolare nei confronti dell’assessore per l’ambiente Patrizio Placidi, del consigliere comunale Valentina Salsedo, di suo marito Ernesto Parziale, nonché del dottor Walter Dell’Accio, dirigente dell’ufficio ambiente;
nell’ambito del procedimento penale denominato «Mala Suerte», nel maggio 2016, venivano tratti in arresto diversi pregiudicati di Anzio, tra i quali spiccano Roberto Madonna e Angelo Pellechia, arrestati per estorsione aggravata, giusta ordinanza di custodia emessa dal giudice per le indagini preliminari di Velletri Zsusa Mendola;
nell’ambito del procedimento, sarebbe emerso che la cooperativa Supercar, che gestisce ad Anzio i parcheggi per la sosta delle vetture dei turisti diretti a Ponza, avrebbe versato somme agli indagati Madonna e Pellecchia;
in particolare, riferirebbe alla polizia l’amministratrice della ditta citata: «nel 2012, però, al porto iniziò ad operare un’altra cooperativa denominata I Neroniani il cui rappresentante era Ernesto Speziale, titolare della pizzeria Antico grottino di Anzio. A nome della cooperativa operavano certi personaggi di origine campana tra cui tale Angelo Pellechia, che attualmente gestisce un bar in via Roma di Anzio e tale Letizia Raffaele, di circa 50 anni, che per sentito dire, faceva parte della camorra e che Pellecchia Angelo chiamava Schiavone. Per questo motivo mi rivolsi dapprima al Comando dei vigili urbani e poi all’Ufficio commercio del Comune per avere chiarimenti, ricevendo assicurazioni di un fattivo interessamento. Non avendo avuto riscontro, decisi di rivolgermi ad un personaggio politico di Anzio, [...] il quale mi lasciò intendere di lasciar perdere, vista la reputazione dei personaggi ed in virtù del fatto che la cooperativa era sponsorizzata da Giorgio Zucchini (…) Evidentemente Giorgio Zucchini venuto a conoscenza delle mie lamentele, nell’inverno del 2013, mi chiese di avere un incontro con lui e con Parziale Ernesto per chiarire la situazione. Entrambi si presentarono nel mio ufficio [...] mio malgrado fui costretta ad accettare la collaborazione della cooperativa che avrebbe avuto il 30 per cento del ricavato;
nell’ambito delle attività d’indagine, sarebbero emerse numerose intercettazioni telefoniche in cui il cennato Madonna avrebbe minacciato gravemente De Bernardinis e di mettere una bomba sotto la vettura dell’amministratore della Supercar;
i legami sopra descritti tra esponenti della malavita organizzata e membri dell’amministrazione comunale di Anzio rendono opportuno l’intervento del Governo quantomeno ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali;
come noto, in base ai suddetti articoli, in presenza di atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico si può procedere allo scioglimento del consiglio comunale oppure alla rimozione del sindaco o dei singoli componenti del consiglio o della giunta;
a parere dell’interrogante i fatti sopra riportati impongono al Governo di verificare l’opportunità di adottare i provvedimenti in questione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti illustrati in premessa e se non ritenga di assumere le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-14032)

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO .E’ ALLARME ROSSO ORMAI IN PROVINCIA DI LATINA,UNA PROVINCIA – CARMINE SCHIAVONE LA CHIAMAVA “PROVINCIA DI CASALE”- ASSEDIATA E CONTROLLATA DALLE MAFIE.UN TESSUTO SOCIALE FORTEMENTE OMERTOSO E SOTTOPOSTO ALLE CASTE ,INCAPACE DI COMPRENDERE LA PERICOLOSITA’ DEL SISTEMA CHE LO OPPRIME. ISTITUZIONI LOCALI CHE NE SONO L’ESPRESSIONE ESATTA,SEMBRA DI ESSERE NELLA SICILIA DI 40-50 ANNI FA QUANDO UN CARDINALE DICEVA “LA MAFIA? COSA E’ LA MAFIA ? “

DECINE DI INTERROGAZIONI,APPELLI,TUTTI  INASCOLTATI E SENZA RISPOSTA,PUR IN
UNA SITUAZIONE DA BRIVIDO.FORTUNATAMENTE C’E’ UNA PICCOLA PARTE DELLA
POLITICA -IL M5S,IL PRC  E QUALCHE ALTRO ANCORA-CHE HA PRESO IN MANO LA
BANDIERA DI COMBATTIMENTO E CI STA DANDO UNA MANO.DOPO I COLLETTI,GLI
IANNUZZI,I VACCIANO,I SIMEONI,I BERNINI ED ALTRI ANCORA,ORA E’ LA VOLTA DI
GIARRUSSO,BUCCARELLA,MORONESE,CAPPELLETTI,PAGLINI.PUGLIA ,LEZZI E CASTALDI
CHE RINGRAZIAMO TUTTI DI CUORE.UNA RAFFICA DI INTERROGAZIONI,MOZIONI,DENUNCE
ALLE QUALI NE SEGUIRANNO TANTE ALTRE ALLA RIPRESA AUTUNNALE,CON TANTE ALTRE
INIZIATIVE IMPORTANTI CHE STIAMO PREPARANDO.DOBBIAMO SALVARE QUESTA
PROVINCIA CHE STA MORENDO

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.
SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI.
PESANTI INTERROGATIVI SU SPERLONGA E SUGLI UFFICI GIUDIZIARI DELLA
PROVINCIA DI LATINA.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102
Atto n. 4-06102
Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA ,
LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla
penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed
anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;
la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre
associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante
situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi
attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a
ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come
Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che
non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e
turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009,
sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti
criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio,
impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che
indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalit
organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo
radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura
distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace
coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;
gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano
infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e
trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014,
sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e
minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del
magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul
fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficolt
riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso
locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che
sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando,
forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe
urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di
riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice
Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni
impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della
crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata
un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50
unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari
sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere
appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei
luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;
le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla
proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di
presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”,
a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale,
si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi
politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di
Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata
del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che,
se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto.
Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe
registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attivit
economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e
l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso
i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in
Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto
proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto
di attenzione da parte della magistratura;
l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente
interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la
zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è
vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più
frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa,
avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e
politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da
parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali,
anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi
agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali
sia da ex generali e magistrati;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante
la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan
camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio,
non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni
locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio,
riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per
svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione
della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente
qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con
serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle
rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte
indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;
quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano
assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime
ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti
della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti
quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere
inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;
se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di
competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le
recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine
di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di
Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o
politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;
se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario
attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo
alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di
competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso
gli uffici giudiziari pontini.

Una raffica di interrogazioni parlamentari

Una raffica di interrogazioni parlamentari che  ben
illustrano l’estrema gravità della situazione esistente nel Basso Lazio.Una
situazione che si va aggravando anche sul versante dell’ordine pubblico e
della sicurezza dei cittadini ,come dimostrano i continui attentati
,incendi,spari nell’area di Castelforte,SS.Cosma e Damiano e Minturno  e
dell’aggressione   subita a Formia da dipendenti de Servizio della nettezza
urbana mentre facevano il loro lavoro.La camorra  e le altre organizzazioni
criminali  operano  in un clima di impunità e facendola da padrone in tutti
i settori soprattutto economici,con probabili coperture politiche  ed
istituzionali come  rilevano i parlamentari autori  di queste
interrogazioni,senza che ci sia stato finora da parte degli organi
competenti locali
uno straccio di provvedimento  atto a mettere fine a questa
situazione drammatica.Soprattutto in provincia di Latina,da Aprilia,al
confine con la provincia di Roma , a Castelforte-SS.Cosma e Damiano,al
confine con la Campania,si lamenta una situazione incandescente – con
assassini,come quelli di Don Cesare Boschin e degli avvocati Maio e Mosa (
tanto per citare i più noti),attentati,spari,incendi e violenze di ogni
genere e per i  quali non si è mai arrivati a capo di niente – che ci lascia
sconcertati e pieni di  punti interrogativi.Interrogativi ,soprattutto,che
si riferiscono  a quel “patto” che ci sarebbe stato fra camorra e pezzi
deviati dello Stato “in una villa di Gaeta” cui ha fatto cenno l’ex
subcommissario del Consorzio Rifiuti Facchi e sul ruolo eventuale di uomini
dei Servizi del quale si parla  nel servizio  di Andrea Palladino
nell’articolo  su Il Fatto Quotidiano  che sotto ripubblichiamo:

IlFattoQuotidiano.it / Mafie

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si
può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate
in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza
registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle
organizzazioni mafiose”
di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura di Latina
improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto
famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per
mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la
commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal
suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio
dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a
casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo
tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca
la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione
parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il
peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua,
sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto
mai vedere.

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta,
Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista
del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano
spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo
aggiunto Michele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta di
Mafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia
da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati –
gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del
mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del
sud, ucciso nel carcere di Poggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto
per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della
audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si
guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il
paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale
condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali.
Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di
qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia
del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali
che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando
in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma
brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è un
giudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti
alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aiello, e fu lei a presiedere la
sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare
antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito
“toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega
di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i
fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia.
Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine
di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno
di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente
del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno
raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in
seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia
Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari
commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”.
Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe
prudenze assumono un certo peso.

Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è
stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla
commissione come sia difficile fare indagini antimafia da queste parti. “Vi
racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente
di non secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di
spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai
bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie.
Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina
con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e
decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della
molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma,
chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di
una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione
appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a
commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è
ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza –
ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a
Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa
di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Dda non ne sapesse nulla. Alla
fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate
attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile
fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza
intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al
momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia
ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il
profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se
Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude
pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni
veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”,
mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in
tanti. Forse troppi.”

Una scia interminabile di interrogazioni parlamentari che mettono tutte in risalto la gravità della situazione criminale esistente nel Basso Lazio e l’inerzia del Governo.Allarmante sono anche il silenzio e il disinteresse dalla maggior parte della gente

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

La situazione  criminale  nella provincia di Latina e più in generale nel Basso Lazio si aggrava sempre di più mentre il Governo ed i  partiti,a cominciare dal PD che ha le maggiori responsabilità di gestione sia a livello nazionale che regionale,sono  inerti ed indifferenti.Il Sen.Giarrusso ed altri 7 senatori del M5S intervengono con questa pesante interrogazione.Noi dell’Associazione Caponnetto siamo pronti per una manifestazione di piazza contro l’inerzia del Governo.

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

Di  il 15, luglio, 201

DIA-ROMA-2

Questa l’Interrogazione parlamentare depositata dai Portavoce al Senato del M5S, la cui bozza fu consegnata dagli attivisti del Meet Up di Formia a Mario Giarrusso durante l’Agora in Piazza Vittoria del 1 Luglio.
———————-
Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102

Atto n. 4-06102

Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO , BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA , LEZZI , CASTALDI – Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;

la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone

gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50 unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;

le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”, a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale, si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che, se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto. Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attività economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto di attenzione da parte della magistratura;

l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio, non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio, riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,
si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;

se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

Fonte .Staff Comunicazione Meet Up Formia 5 stelle

La classe politica pontina,tutta intera ,da sinistra a destra,diserta il Convegno antimafia di Sperlonga i cui relatori sono stati magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine.Un comportamento che non ha bisogno di commenti perché é eloquente più di mille parole

Grazie alla costante collaborazione con l’ Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” sono state presentate alla Camera dei Deputati due interrogazioni parlamentari – rivolte al ministro Orlando – a prima firma di Cristian Veg Iannuzzi:

” la prima, sottoscritta oltre che da me dal collega Massimiliano Bernini – ed oggi finalmente disponibile sul sito della Camera – mentre era già stata depositata la settimana scorsa e disponibile sul sito del Senato (a firma Simeoni, Vaccia…no, Fucksia), chiede ai Ministri competenti di far luce sulla trattativa Stato-camorra, che sarebbe stata condotta già alla fine degli anni ’90, tra esponenti di primo piano della criminalità organizzata ed esponenti delle istituzioni e dei servizi segreti.

” la seconda riguarda la società Icem Srl che benché interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.”

Altro…

foto di Cristian Veg Iannuzzi.
Cristian Veg Iannuzzi

24 maggio · 

grazie alle segnalazioni dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, di cui mi pregio di essere un iscritto, questa settimana ho presentato due interroga…zioni parlamentari al Ministro Orlando.

la prima, sottoscritta oltre che da me dal collega Massimiliano Bernini – ed oggi finalmente disponibile sul sito della Camera – mentre era già stata depositata la settimana scorsa e disponibile sul sito del Senato (a firma Simeoni, Vacciano, Fucksia), chiede ai Ministri competenti di far luce sulla trattativa Stato-camorra, che sarebbe stata condotta già alla fine degli anni ’90, tra esponenti di primo piano della criminalità organizzata ed esponenti delle istituzioni e dei servizi segreti. 

la seconda riguarda la società Icem Srl che benché interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.

nel dettaglio:

L’INTERROGAZIONE SU TRATTATIVA STATO-CAMORRA
la trattativa tra Stato e camorra, confermata dalle dichiarazioni rese dal boss Carmine Schiavone già nel 1997 e documentata successivamente dall’allora giornalista Rosaria Capacchione – attuale senatrice del Pd e membro della Commissione parlamentare Antimafia – avrebbe avuto ad oggetto, tra l’altro, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio.
il progressivo radicamento della criminalità organizzata nella provincia di Latina, come è emerso dalla relazione della procura della Direzione distrettuale Antimafia, sarebbe stato consentito anche dal mancato coordinamento delle procure locali che hanno troppo spesso rubricato la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, in fatti di criminalità comune.
prendendo a spunto quanto già avvenuto in tal senso nel caso Fondi, con riferimento al mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, per il quale dura era stata la reprimenda della procura distrettuale antimafia di Roma nei confronti della procura di Latina, ho dunque evidenziato il rischio che, anche in relazione all’inchiesta in corso presso la Procura di Latina, denominato sistema Sperlonga, possa essere sottovalutata la matrice mafiosa dei reati contestati.
l’interrogazione, lungi dall’entrare nel merito delle competenze, anche territoriali, della magistratura, intende sollecitare l’azione dei ministri in indirizzo circa l’effettività e la veridicità di quanto appreso dalla stampa e dalla Procura distrettuale antimafia di Roma e di verificare l’opportunità di investire il Consiglio Superiore della Magistratura e la Procura Generale della Corte di Appello di Roma riguardo la sussistenza di presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazione di reati di competenza della DDA verificatesi presso gli Uffici Giudiziari Pontini.
link al testo compelto: 
http://aic.camera.it/aic/scheda.html…

L’INTERROGAZIONE SUI LAVORI AL PORTO DI FORMIA
sempre attraverso delle segnalazioni dell’associazione Caponnetto ed in collaborazione con alcuni colleghi del Senato – dove è stata presentata analoga interrogazione – ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Orlando riguardo i lavori al porto di Formia.
l’interrogazione prende spunto dalla vicenda della società Icem Srl, interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio che sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.
così ho chiesto al Ministro se non ritenga opportuno svolgere ogni attività di sua competenza in merito alla sussistenza e alla natura dei collegamenti fra le società aggiudicatarie di appalti pubblici e le organizzazioni criminali, al fine di impedire che le società interdette per mafia possano essere invitate a partecipare a gare pubbliche
link al testo completo: 
http://aic.camera.it/aic/scheda.html…

LA REAZIONE DELLA STAMPA LOCALE
dopo la pubblicazione in Senato delle interrogazioni suddette, si sono registrate reazioni contrapposte da parte dei principali quotidiani di Latina. mentre Il Giornale di Latina ha pubblicato un articolo per enunciare semplicemente le interrogazioni con un articolo in cui si descrivevano nel merito, il quotidiano concorrente Latina Editoriale Oggi si è distinto per un curioso articolo in cui critica aspramente l’interrogazione sulla trattativa Stato-camorra, definendola senza mezzi termini imprecisa e piena di errori.
colgo dunque l’occasione per replicare all’articolo pubblicato il 21 maggio sul giornale “Latina, Editoriale oggi” dal titolo “L’interrogazione con troppi errori”, che fa riferimento al testo della suddetta interrogazione, presentata in Senato a firma di Ivana Simeoni, Giuseppe Vacciano e Serenella Fucksia, nel quale si contestano in modo in verità molto confuso, delle supposte imprecisioni. quanto riportato nell’articolo, non solo non corrisponde al vero, ma denota anzi una palese contraddizione con l’articolo “Le sviste sulle cosche locali”, pubblicato il 2 settembre 2009, sul giornale “Latina Oggi” a firma di Alessandro Panigutti, attuale direttore del giornale “Latina editoriale oggi”. infatti nel citato articolo del 2009, si riprendono testualmente alcuni passi delle dichiarazioni dei sostituti procuratori della DDA di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, per evidenziare come – nella stragrande maggioranza dei casi – i reati di stampo mafioso riconducibili alla criminalità organizzata presente nel sud pontino venissero rubricati dalla procura di Latina in fatti di criminalità comune, impedendo in tal modo un’efficace azione di contrasto da parte della magistratura.
curioso in particolare l’inciso nel quale la giornalista ci ricorda “nonostante sia noto a tutti, che la procura ordinaria di Latina non è competente per reati che abbiano l’aggravante dello stampo mafioso, e quindi quando se li trova davanti deve inviare gli atti alla DDA di Roma”. tale affermazione, tanto vera quanto ovvia, dovrebbe suggerire alla giornalista la conclusione che i fatti criminosi non nascano con la patente di reati mafiosi, ma lo diventino solo a seguito della sapiente attività investigativa della magistratura. proprio quella che è mancata alla procura pontina nel caso Fondi e che è nostro interesse primario garantire in relazione alle indagini attualmente in corso nel sud pontino.
ci tengo a precisare che sono sempre stato stremo difensore della libertà di stampa e di espressione ed in più occasioni, in questa legislatura, ho presentato delle interrogazioni – una proprio il 3 febbraio di quest’anno, in cui citavo delle vicende che coinvolgevano tra gli altri giornalisti l’autrice del suddetto articolo per chiedere al governo di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica da chi la minaccia, anche attraverso l’utilizzo strumentale della querela.
quindi ribadisco il mio/nostro profondo rispetto della libertà di stampa, anche quando critica il mio e di altri lavoro parlamentare. ma credo sinceramente che, almeno in questo caso – come ho testé argomentato – il quotidiano Latina Editoriale Oggi abbia preso una grossa cantonata.

 

INTERROGAZIONI .Un’interrogazione parlamentare shock

Pubblicato 30 Maggio 2016 | Da admin3

Pubblicato in Interrogazioni

L’interrogazione dei Senatori Simeoni,Vacciano e Fuckusia sulla trattativa Stato-camorra che ci sarebbe state in una villa dei Servizi a Gaeta.Aspettiamo ora la risposta del Governo.

Pubblicato 29 Maggio 2016 | Da admin3

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 629 del 18/05/2016

SIMEONIVACCIANOFUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di unalobbyaffaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

(4-05832)

Pubblicato in Interrogazioni

.Dopo quella al Senato,l’altro ieri anche alla Camera é stata presentata un’altra interrogazione .L’autore é l’On.Cristian Iannuzzi.Una situazione,quella descritta e che riguarda la provincia di Latina e più in generale tutto il Basso Lazio,da brivido che,peraltro,evidenzia tutta la carenza delle strutture istituzionali locali.Infatti,se si escludono le azioni messe in campo dalle DDA di Roma e di Napoli o altre ancora,e delle forze di polizia di altre province e talvolta anche regioni,non si registrano interventi significativi da parte di organismi locali.La stessa risposta fornita in sede di audizione da parte della Commissione Parlamentare antimafia dal Prefetto di Latina alla domanda postagli circa il numero delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Latina “ NESSUNA “ già di per sè ci ha offerto il quadro di una situazione agghiacciante.”Nessuna “ interdittiva significa che NON SONO STATE FATTE INDAGINI.Quando qualcuno sostiene che la competenza in materia di indagini in materia di reati associativi mafiosi non spetta alle Procure ordinarie ma alle DDA dimentica,forse,che queste intervengono solo se certe cose vengono loro segnalate o dalle forze dell’ordine o dalle Procure ordinarie .Sarebbe utile a questo punto sapere IL NUMERO delle informative o delle trasmissioni per competenza sono state fatte finora da Latina o Cassino alla DDA di Roma.Ora vediamo cosa fa il Ministro dell’Interno dopo le due interrogazioni al Senato ed alla Camera

Pubblicato 24 Maggio 2016 | Da admin3

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13286

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 629 del 23/05/2016
Firmatari

Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 23/05/2016

Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 23/05/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-13286

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 23 maggio 2016, seduta n. 629

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
dagli anni ‘90 si parla di negoziato fra pezzi di Stato ed esponenti di primo piano della camorra; un negoziato che è stato messo bene in luce da Massimiliano Amato nel saggio, «L’altra trattativa», pubblicato nelle «Edizioni Cento Autori»;
alla trattativa tra Stato e camorra ci si riferisce anche nei documenti relativi all’inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse la cui desecretazione è stata disposta in data 31 ottobre 2013 e, in particolare, nelle dichiarazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel lontano 1997;
la giornalista, e ora senatrice Rosaria Capacchione, rese noto su « Il Mattino» di Napoli un incontro che sarebbe avvenuto in una «villa» dei servizi segreti a Gaeta fra esponenti di questi e di altre istituzioni dello Stato con la criminalità. A seguito della pubblicazione di tale notizia, sembra che la DDA di Napoli abbia disposto, ai tempi in cui era coordinata dal Procuratore Cafiero de Rhao, un’indagine da parte dei ROS dei carabinieri;
per essere più precisi sull’argomento, il 25 febbraio 2011 Rosaria Capacchione scriveva su Il Mattino di affari che, ruotano attorno alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio, e di una inquietante trattativa Stato-Casalesi, confermata dalle dichiarazioni dell’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi, che ha raccontato ai pubblici ministeri Federico Cafiero de Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con tre agenti del Sisde che nel 2003 lo avrebbero individuato come loro interlocutore istituzionale e interrogato per informarsi dell’infiltrazione camorristica nella gestione della filiera dello smaltimento dei rifiuti;
prima di lui, altri funzionari, e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con altri uomini dei servizi segreti. In un caso, ha riferito Facchi, anche con Antonio Bassolino: «Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano»;
a suo dire, dunque, nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, in epoca Catenacci, avrebbe lavorato direttamente un agente degli apparati di sicurezza già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del Casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4;
è in questo contesto che sarebbero avvenuti gli incontri (almeno due) con il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria, allora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della « paxsociale» la camorra avrebbe chiesto e ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti e affidamenti di servizi;
tale sospetto è forte, anche alla luce delle affermazioni di Carmine Schiavone; il 13 dicembre 2014 il Fatto Quotidiano titolava «Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può», riportando il resoconto dell’audizione del magistrato Michele Prestipino, resa alla Commissione antimafia nella prefettura di Latina, che evidenzia, quanto, nel, circondario di Latina, siano difficoltose le indagini rispetto al fenomeno mafioso, anche per la presenza di oscuri personaggi in possesso di intercettazioni secretate che si vantano di appartenere ad organismi dei servizi segreti;
nella relazione di fine 2009 al procuratore Piero Grasso, la procura distrettuale antimafia di Roma affermava che la parcellizzazione delle indagini sui fatti criminosi che interessavano tutte le province del Basso Lazio, impedisce di cogliere i segnali della presenza della criminalità mafiosa e favorisce il suo progressivo radicamento; nel documento si può leggere inoltre che «appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fitti di criminalità comune»;
in fatto di rubricazioni di reati di stampo mafioso avvenute presso la procura di Latina a proposito del caso Fondi e del mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, all’epoca, sono stati molto duri i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio che nella loro inchiesta hanno scritto a proposito della procura Pontina: nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto, rubricando la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, come fatti di criminalità comune;
secondo gli interroganti, senza entrare nel merito dell’inchiesta in corso presso la procura di Latina, denominato «sistema Sperlonga» riservata alla competenza dell’autorità giudiziaria, ma analizzando unicamente i documenti o gli articoli di stampa pubblicati sulla vicenda, si nota che le ipotesi di reato rilevate, come abusi edilizi, lottizzazione abusiva, abusi della pubblica amministrazione continuano ad essere perseguiti come reati comuni e singolarmente;
non appare immune dalla presenza di interessi malavitosi anche la zona turistica situata a nord di Sperlonga, denominato «Salto di Fondi» dove, da quanto si apprende da numerosi articoli di stampa e da dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, nel corso degli anni sono stati acquistati ingenti appezzamenti di terreni da parte di soggetti campani anche gravati da precedenti penali di natura mafiosa che hanno dato vita anche a lussuosi agriturismi, frequentati assiduamente anche da ex generali, politici nazionali e locali e da qualche magistrato anche esso locale;
frequentazioni che ingenerano negli interroganti forti perplessità dovute alla presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, in particolare dei clan Gaglione – Moccia;
sarebbe opportuno disporre approfonditi accertamenti atti a verificare se sussistano intralci, ritardi, omissioni da parte dei funzionari e degli amministratori coinvolti e al fine di verificare sul territorio delle province di Latina e Frosinone la presunta esistenza di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e se non si ritenga di disporre, per quanto di competenza, verifiche approfondite per appurarne la piena fondatezza, anche alla luce dell’asserito coinvolgimento di personale degli apparati di sicurezza;
se non si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari pontini ai fini dell’esercizio di tutti i poteri di competenza. (4-13286)

Pubblicato in Interr

Si ricorda a chi legge che ,oltre alla interrogazione dell’On. Colletti ,recentemente è stata presentata una ulteriore interrogazione sul sud pontino dall’on. cristian iannuzzi ed altri parlamentari che tratta altre presunte gravi illegalità riferite principalmente al territorio di Sperlonga e non solo

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 560 del 02/02/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 02/02/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BENEDETTI SILVIA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BASILIO TATIANA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/02/2016
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

ATTO MODIFICATO IL 03/02/2016

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-11909

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo presentato

Martedì 2 febbraio 2016

modificato

Mercoledì 3 febbraio 2016, seduta n. 561

CRISTIAN IANNUZZI, MASSIMILIANO BERNINI, BENEDETTI e BASILIO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
la stampa nazionale e locale, da anni, rivela come nel basso Lazio, in particolare nei comuni di Formia, Gaeta, Fondi, Itri e Sperlonga si assista a fenomeni speculativi fuori norma, grazie anche a massicci investimenti immobiliari, di probabile provenienza illecita, specialmente nel settore edilizio – turistico, che hanno comportato la distruzione di bellezze naturali di inestimabile valore ambientale e naturalistico;
già nel 2010, all’apertura dell’anno giudiziario, il presidente della corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, riprendendo quanto già affermato dall’ex procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy, evidenziava che la mafia investe nel turismo, nelle attività alberghiere e nella ristorazione e che la provenienza dei capitali costituisce l’elemento fondamentale per il monitoraggio delle infiltrazioni della malavita organizzata;
nell’articolo «Programma integrato per costruire villette. Dimenticati servizi ed edilizia sociale», apparso sul quotidiano Latina Editoriale Oggi in data 18 luglio 2015, viene mostrato come il piano integrato del 2002 avrebbe potuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi necessari per gli abitanti e riportato quanto evidenziato dal gip Mara Mattioli, nel decreto di sequestro: in generale, al piano regolatore si sono autorizzati interventi di edilizia speculativa in una percentuale volumetrica di gran lunga superiore rispetto a quella residenziale pubblica. Il programma integrato la cui approvazione è molto più semplice rispetto ad una variante urbanistica sarebbe stato usato, quindi, per eludere la procedura ordinaria di variante;
come dichiarato dall’articolo «Marcianise e dintorni» pubblicato in data 17 luglio 2015 sul quotidiano Latina Editoriale oggi, Sperlonga non è immune da fenomeni di penetrazioni malavitose. Vengono così ricordati i sequestri e le confische di beni immobili operati su ordine delle direzioni distrettuali antimafia nei confronti di appartenenti al clan del casalesi (Cipriano Chianese, re del traffico illecito di rifiuti in Campania) e manifestate preoccupazioni circa il massiccio investimento di capitali nel Piano Integrato oggetto di sequestro, da parte di numerosi soggetti e società di provenienza campana, anche in riferimento all’emergere dalle utenze, di cognomi famosi negli annali della criminalità organizzata casertana e campana;
il comune di Sperlonga è stato gestito per oltre 25 anni, direttamente ed indirettamente da Armando Cusani, prima vice-sindaco e poi sindaco di Sperlonga dall’anno 1996 all’anno 2006, consigliere comunale e capogruppo di maggioranza dai 2006 al 2014, presidente della provincia di Latina dal 2007 al 2013, anno in cui è stato sospeso in conseguenza del decreto prefettizio per applicazione della «legge Severino»;
Cusani, sembra si sia avvantaggiato dei rapporti interpersonali intercorrenti con funzionari e sindaci succedutesi e, del sostanziale vincolo di subordinazione e asservimento degli stessi al medesimo, tale da garantirsi il controllo delle attività comunali e del territorio attraverso la nomina di suoi sodali nei punti chiave dell’amministrazione comunale (sindaco, vice-sindaco, assessori e consiglieri). La stampa, riferendosi a tali fatti, ha coniato la denominazione di «sistema Cusani»;
secondo l’articolo «Sperlonga, 50 sequestri di cantieri», apparso sul Quotidiano di Latinadel 15 luglio 2015, dopo anni di denunzie rimaste inascoltate, solo nel luglio 2015, grazie anche ad uno specifico esposto presentato da appartenenti all’Associazione Caponnetto, la procura della Repubblica di Latina, ha sequestrato una vasta area di circa 150.000 metri quadrati e indiziato di reato l’allora sindaco Armando Cusani il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola e il progettista storico del comune, architetto Conte dello studio Tecnè di Fondi. A giudizio della procura di Latina si sarebbe proceduto alla creazione abusiva di una vasta area lottizzata, approvata in modo illegittimo dal consiglio comunale, ed alla trasformazione di un’area destinata a parcheggio in area edificabile. Di tutto ciò, ne avrebbero goduto illegittimamente il Cusani e l’attuale sindaco pro-tempore, che ivi, hanno realizzato un palazzo e un albergo, il «Ganimede»;
per meglio inquadrare il clima di illegalità diffusa esistente nell’amministrazione del comune di Sperlonga, gli interroganti evidenziano che l’albergo «Grotta di Tiberio» in località Angolo, di proprietà del Cusani, pur essendo stato dichiarato totalmente illegale da una sentenza della Corte di cassazione (sent. n. 6768/14 della 3a sez. penale C.C.) ed essendo parte di una lottizzazione abusiva sempre sancito da parte della stessa Cassazione, non risulta agli interroganti oggetto di alcun provvedimento di confisca amministrativa o di abbattimento da parte del comune, né la regione Lazio, ancorché diffidata in tal senso dai soggetti interessati, applica i suoi poteri sostitutivi previsti dalla legge n. 47 del 1985;
tale complesso turistico si trova a ridosso del famoso sito archeologico «Grotta di Tiberio», in prossimità di un’area protetta e gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, senza che la soprintendenza sia mai intervenuta;
sembra che anche la Marina di Bazzano a Sperlonga, 80.000 metri quadrati di terreno fronte mare su una delle più belle spiagge del Lazio, di proprietà privata, sia entrata nel mirino di questo giro di interessi con l’illegittimo tentativo di espropriazione messo in atto da personaggi legati a Cusani in cui si adombrano fini di espansionismo edilizio di dubbia pubblica utilità;
secondo l’articolo del Giornale di Latina del 2 gennaio 2015 «Mazzette Sperlonga trema» risulterebbe che diversi imprenditori, davanti ai p.m. Giuseppe Miliano e Valerio De Luca e in presenza dei carabinieri avrebbero dichiarato di aver ottenuto permessi edilizi illegali dietro pagamento di mazzette o elargendo immobili a costo zero ad amministratori pubblici;
incuriosito da un atto, affisso all’albo pretorio del comune di Sperlonga (Latina), per il pagamento di diecimila euro a un legale incaricato di presentare dieci esposti-querela per diffamazione a mezzo stampa presso il tribunale di Latina, Federico Domenichelli, giornalista di Latina Editoriale Oggi, il 7 dicembre 2015 ha scoperto di essere proprio lui il destinatario di otto delle dieci denunce, mentre le altre due riguardano la giornalista Graziella di Mambro, sua collega. Le querele sono tutte del sindaco facente funzione Francescoantonio Faiola e riguardano gli articoli – inerenti all’urbanistica del borgo e alla costruzione di Sperlonga 2, la zona all’ingresso nord della città sequestrata a giugno 2015 per lottizzazione abusiva e sotto inchiesta della procura – che sono stati pubblicati tra novembre 2014 e maggio 2015, in parte su Il Quotidiano di Latina, giornale che ha cessato le pubblicazioni a gennaio 2015, e in parte su Latina Editoriale Oggi per il quale lavorano entrambi i giornalisti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riportato;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, alla luce dei gravi fatti descritti in premessa che riguardano il comune di Sperlonga;
quali iniziative, per quanto di competenza, ritengano opportuno adottare al fine di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica;
se il Governo non ritenga di intervenire immediatamente, nell’ambito delle proprie competenze, adottando iniziative volte a tutelare l’area protetta, gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, e a sollecitare l’intervento della Soprintendenza per effettuare i dovuti controlli;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per segnalare i fatti di cui in premessa alla Corte dei Conti per accertare l’eventuale danno erariale e la relativa entità, causato delle condotte illecite sopra denunciate.
(4-11909)

La recente interrogazione presentata dai Senn.Simeoni ,Vacciano e Fucksia  tratta temi delicati e scottanti che riguardano l’oscura situazione esistente nel  Basso Lazio,a confine con la Campania  ed alle porte di Roma,sulla  quale gravano molte ombre  e troppi interrogativi rimasti per anni senza una risposta.Si tratta,in particolare,di scoprire  il ruolo che hanno svolto e probabilmente continuano a svolgere  elementi deviati dei Servizi  e dello Stato nelle vicende economiche,sociali e politiche di quel territorio.La risposta  a tali interrogativi  appare propedeutica  al  successo del processo di chiarimento circa l’effettiva volontà di  condurre una reale lotta alla criminalità organizzata ed all’illegalità  che  devastano quell’area.Sembra,quella che stiamo trattando,una questione circoscritta ad un’area  geografica,ma non é così in quanto  fatti analoghi  potrebbero  registrarsi,se già non si  registrano ,in tutte le altre aree sensibili e calde del Paese.I fatti di Palermo stanno a provarlo .L’Associazione Caponnetto é determinata,pertanto,ad andare fino in fondo ,costi quel che costi,per  ottenere un chiarimento definitivo e completo perché non é tollerabile  in un paese che si definisce civile e democratico  la legalità sia considerata,come giustamente  sottolineò un Presidente del TAR proprio a Latina,un optional.Non é tollerabile! Se “accordi” e “trattative” ci sono stati fra mafia e pezzi dello Stato  che assicurino una sorta di impunità  ai clan  noi – e con noi tutti gli italiani perbene – abbiamo diritto di saperlo.E,credeteci,non la finiremo di sbraitare  fino a quando non ci verrà detto  come stanno  le cose.Noi abbiamo un senso rigoroso dello Stato di diritto e  non siamo disposti  a tollerare che questo venga messo  sotto i piedi.A costo di morire.Se lo mettano bene in mente tutti !  Lo facciamo  per rispetto dei valori in cui crediamo e nell’interesse delle giovani generazioni  e dei nostri stessi figli e nipoti.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

Un’interrogazione parlamentare shock

L’interrogazione dei Senatori Simeoni,Vacciano e Fuckusia sulla trattativa Stato-camorra che ci sarebbe state in una villa dei Servizi a Gaeta.Aspettiamo ora la risposta del Governo.

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 629 del 18/05/2016

SIMEONIVACCIANOFUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di unalobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

(4-05832)

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