Interrogazioni

Aprilia,in provincia di Latina ed al confine con quella di Roma.Una situazione incandescente della quale non si riesce a venire a capo.Professionisti ,come l’avv.Mario Maio,ammazzati,assessori comunali,come Antonio Chiusolo,costretti a dimettersi e ad abbandonare la vita pubblica per le minacce e gli attentati subiti,botte ed attentati anche ad altri amministratori e funzionari comunali e,poi,tanti,tantissimi investimenti di capitali di provenienza molto dubbia.Fiumi di denaro .Quando noi parliamo di “predominio” della mafia in terra pontina il Questore di Latina ci contesta mentre il Prefetto dichiara che la Prefettura non ha emesso “nessuna” interdittiva antimafia a carico di imprese sospette.Quale azione ha svolto o ha sta svolgendo lo Stato per evitare che la situazione precipitasse fino a tal punto? E’ infondato,a questo punto,il nostro sospetto che tutto ciò sia in qualche modo collegabile con quelle famose “trattative” che ci sarebbero state fra pezzi dello Stato e camorra in una “villa di Gaeta”e delle quali hanno parlato alcuni giornali ed esponenti politici campani??????? E perché non si vuole approntare un apparato investigativo adeguato ? La provincia di Latina “zona franca” per camorra,ndrangheta,cosa nostra e via dicendo ????????????????????

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00484

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 126 del 27/11/2013

Firmatari

Primo firmatario: FAUTTILLI FEDERICO
Gruppo: SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
Data firma: 27/11/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 27/11/2013

Stato iter:

CONCLUSO il 01/04/2014

 

Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 01/04/2014
BOCCI GIANPIERO  SOTTOSEGRETARIO DI STATO INTERNO
 
REPLICA 01/04/2014
FAUTTILLI FEDERICO  PER L’ITALIA

 

Fasi iter: 

DISCUSSIONE IL 01/04/2014
SVOLTO IL 01/04/2014
CONCLUSO IL 01/04/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00484

presentato da

FAUTTILLI Federico

testo di

Martedì 1 aprile 2014, seduta n. 202

FAUTTILLI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
da alcuni anni si deve registrare un crescente numero di attentati ed intimidazioni ai danni di attività commerciali ed imprenditoriali nonché nei confronti di esponenti politici;
nel mese di agosto 2013 sono state danneggiate due automobili di proprietà dell’assessore alle finanze Antonio Chiusolo e di suo cognato, coordinatore del gruppo di Latina dell’associazione Libera contro le mafie;
questi atti, probabilmente di natura intimidatoria ai danni di amministratori e funzionari di Aprilia, sono stati preceduti da altri incendi dolosi come quello della vettura del direttore generale della Multiservizi nel settembre del 2011 e gli spari al bar del consigliere Nardin nel novembre del 2012;
più recentemente si deve registrare l’aggressione al consigliere comunale di Aprilia, delegato allo sport, Pasquale De Maio –:
se non ritenga che i fatti su esposti rappresentino il segnale di una attività di penetrazione di organizzazioni mafiose nel territorio di Aprilia e quali iniziative intenda adottare in merito. (3-00484)

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13363

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 633 del 07/06/2016
Firmatari
Primo firmatario: FAVA CLAUDIO 
Gruppo: SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 06/06/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
COSTANTINO CELESTE SINISTRA ITALIANA – SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 06/06/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 06/06/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13363

presentato da

FAVA Claudio

testo di

Martedì 7 giugno 2016, seduta n. 633

  FAVA e COSTANTINO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
il 20 maggio 2016 alle ore 14 uomini armati a bordo di uno scooter esplodevano diversi colpi di pistola calibro 9 contro l’automobile del responsabile del Tecnologico del comune di Aprilia, Corrado Costantino;
gli spari – uditi perfettamente dai residenti della zona e dagli altri dipendenti comunali del Palazzo comunale – hanno raggiunto e disintegrato il finestrino laterale posteriore della vettura del funzionario; giova sottolineare che la sede degli uffici comunali in questione si trova ad un chilometro in linea d’area con il locale reparto territoriale dell’arma dei carabinieri e l’attentato è stato commesso nel primo pomeriggio come gesto di sfida e di intimidazione plateale;
la città di Aprilia (LT) registra un solido e crescente radicamento della criminalità organizzata, come ha ricorda, questore di Latina Giuseppe De Matteis una settimana fa innanzi alla commissione parlamentare antimafia;
le intimidazioni e gli attentati rappresentano una costante in questi anni ad Aprilia, il 16 settembre 2011 veniva data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia Fabio Biolcati Rinaldi e il garage del direttore del personale della stessa azienda Ilvo Silvi; la notte del 30 marzo del 2012 veniva lanciata una bottiglia incendiaria contro il pub Beautiful Monster in via Nettunense; il 19 agosto 2012 venivano esplosi diversi colpi di fucile contro l’abitazione dell’imprenditore Tesei e nel mese di luglio dello stesso anno veniva colpita da numerosi colpì di arma da fuoco l’auto del costruttore Pieralisi; nel gennaio del 2013 venivano date alle fiamme alcune auto della concessionaria Citroen Prezioso sita in via Nettunense; il 6 novembre del 2013 veniva aggredito a colpi di spranga il consigliere comunale Pasquale De Maio, davanti alla sede municipale in piazza dei Bersaglieri ed il 23 dello stesso mese venivano esplosi diversi colpi d’arma da fuoco verso un bar gestito dal figlio del consigliere comunale Giorgio Nardin; il 20 dicembre del 2013 venivano rinvenuti 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune d’Aprilia Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto già 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso; nella notte del 20 gennaio 2015 ignoti incendiava il Punto shop del di un distributore di benzina nel centro di Aprilia; li 12 marzo del 2015 alle 14 un soggetto non meglio identificato lanciava una molotov contro il negozio in via Inghilterra, il 17 marzo dello stesso anno veniva lanciata nella notte tra il 16 e il 17 marzo una bottiglia molotov contro un diverso negozio in via Rossetti ad Aprilia –:
quali iniziative siano state avviate o si intendano intraprendere per contrastare lo sviluppo e il radicamento delle organizzazioni criminali di tipo mafioso presenti nel territorio del comune di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina;
se il Governo non ritenga opportuno prendere provvedimenti atti a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina con l’obiettivo di aumentare il controllo del territorio e implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali. (4-13363)

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03035

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 143 del 21/12/2013

Firmatari

Primo firmatario: POLVERINI RENATA
Gruppo: FORZA ITALIA – IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 21/12/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 21/12/2013 

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter: 

SOLLECITO IL 02/02/2015

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03035

presentato da

POLVERINI Renata

testo di

Sabato 21 dicembre 2013, seduta n. 143

POLVERINI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il consiglio comunale della città di Aprilia era stato già chiamato a dare un segnale importante in merito all’episodio avvenuto nella notte tra il 25 ed il 26 agosto 2013, quando un incendio doloso distrusse l’auto dell’assessore Antonio Pio Chiusolo;
il consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava il sindaco e l’amministrazione a porre in essere «ogni azione ritenuta utile a salvaguardare la sicurezza collettiva e l’immagine della Città di Aprilia» ed «, a costituirsi parte civile negli eventuali procedimenti penali riconducibili all’attività dell’amministratore, lesivi non solo all’immagine della Città, ma anche dannosi al tessuto economico, produttivo e alla sicurezza sociale»;
nella giornata del 20 dicembre 2013 il sindaco della città di Aprilia ha convocato, in via straordinaria, una conferenza per comunicare le decisioni assunte dall’assessore Antonio Pio Chiusolo che ha rimesso nelle mani del sindaco le deleghe assessorili alle finanze ed agli affari generali, a seguito di ulteriori nuovi gravi atti intimidatori indirizzati alla sua persona, oggetto di una formale denuncia già presentata all’Arma dei carabinieri –:
quali iniziative il Governo, intenda adottare per garantire la sicurezza dell’assessore Chiusolo e degli amministratori della città di Aprilia e se siano state attivate indagini per assicurare alla giustizia gli autori delle gravissime minacce. 

 

 

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03140

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 151 del 14/01/2014

Firmatari

Primo firmatario: ZARATTI FILIBERTO
Gruppo: SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Data firma: 14/01/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
PIAZZONI ILEANA CATHIA SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 14/01/2014
PILOZZI NAZZARENO SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ 14/01/2014
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 14/01/2014 

Stato iter: 

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03140

presentato da

ZARATTI Filiberto

testo di

Martedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151

ZARATTIPIAZZONI e PILOZZI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
la città di Aprilia (LT) registra un radicamento della criminalità organizzata come attesta – ex multis– la sentenza di condanna emessa dal tribunale di Latina il 16 novembre del 2012 a carico di Pasquale Noviello, per aver costituito un’associazione a delinquere di stampo mafioso riferibile al clan dei casalesi ed operativa tra Nettuno, Aprilia e zone limitrofe; secondo la mappa stilata dall’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della regione Lazio sulla presenza dei principali clan criminali nel Lazio, risultano operanti sul territorio di Aprilia la ’Ndrina Alvaro e la ’Ndrina Nirta-Strangio; le relazioni della commissione parlamentare antimafia della decima, undicesima e quattordicesima legislatura, rilevavano la grave situazione della criminalità organizzata nella cittadina in oggetto in particolare nella relazione conclusiva del 2006 era scritto: «Sempre più evidente risulta la diffusione della criminalità nelle zone di Aprilia, Anzio e Nettuno in cui le radicate presenze di soggetti appartenenti a gruppi criminali di origine meridionale hanno rappresentato un fattore importante nella crescita della capacità criminale di aggregazioni locali dedite alle estorsioni e al traffico internazionale di sostanze stupefacenti»;
il 16 settembre 2011 veniva data alle fiamme la vettura del direttore generale della Multiservizi di Aprilia Fabio Biolcati Rinaldi e il garage del direttore del personale della stessa azienda Ilvo Silvi; la notte del 30 marzo del 2012 veniva lanciata una bottiglia incendiaria contro il pub Beautiful Monster in Via Nettunense; il 19 agosto 2012 venivano esplosi diversi colpi di fucile contro l’abitazione dell’imprenditore Tesei e nel mese di luglio dello stesso anno veniva colpita da numerosi colpi di arma da fuoco l’auto del costruttore Pieralisi; nel gennaio del 2013 venivano date alle fiamme alcune auto della concessionaria Citroen Prezioso sita in Via Nettunense; il 6 novembre del 2013 veniva aggredito a colpi di spranga il consigliere comunale Pasquale De Maio, davanti alla sede municipale in piazza dei Bersaglieri ed il 23 dello stesso mese venivano esplosi diversi colpi d’arma da fuoco verso un bar gestito dal figlio del Consigliere comunale Giorgio Nardin; il 20 dicembre del 2013 venivano rinvenuti 10 proiettili calibro 9 x 19 mm innanzi all’abitazione dell’assessore alle finanze del comune d’Aprilia Antonio Chiusolo, la cui autovettura era stata fatta oggetto già il 26 agosto dello stesso anno, insieme a quella del coordinatore provinciale di Libera, di incendio doloso; in seguito a tali episodi di intimidazione l’Assessore alle finanze del Comune di Aprilia ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico –:
quali iniziative siano state avviate o si intendano intraprendere per contrastare lo sviluppo e il radicamento delle organizzazioni criminali presenti nel territorio del comune di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina;
se non ritenga opportuno prendere provvedimenti atti a potenziare gli organici, le capacità e gli strumenti degli organi inquirenti e delle forze dell’ordine nella città di Aprilia e più in generale nella provincia di Latina con l’obiettivo di aumentare il controllo del territorio e implementare le attività di contrasto delle organizzazioni criminali. (4-03140)

 

 

In provincia di Latina situazione drammatica

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. -

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clanGaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati 

L’On.Cristian Iannuzzi ha chiesto lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Anzio (Roma)

Il giorno prima dell’intimidazione

Alla Camera la richiesta di scioglimento del Consiglio comunale di Anzio 

05 agosto 2016, ore 15:44 

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L'on. Cristian Iannuzzi

L’on. Cristian Iannuzzi

Incredibile la coincidenza. Il 3 agosto è stata presentata una interrogazione parlamentare a firma del deputato di Latina, ex Movimento 5 Stelle, Cristian Iannuzzi con la quale si chiedeva al Ministro dell’Interno Angelino Alfano di attivarsi per arrivare allo scioglimento del Comune di Anzio per infiltrazioni malavitose. 24 ore dopo veniva data alle fiamme l’auto del Vicesindaco Giorgio Zucchini.

Iannuzzi, nella sua interrogazione – che segue di qualche settimana quella presentata da 5 senatori di Sel con le stesse richieste – ricorda la presenza nel territorio comunale di clan malavitosi, passando poi a ricordare le intimidazioni agli esponenti politici – quello del 2015 ai danni dell’assessore Alberto Alessandroni – ed i procedimenti contro altri membri dell’Amministrazione. Grande risalto nell’interrogazione viene data all’inchiesta Supercar e al coinvolgimento del Vicesindaco in strane storie di cooperative per la gestione dei parcheggi al porto, parlando espressamente di “legami tra esponenti della malavita organizzata e membri dell’amministrazione comunale di Anzio” che rendono “opportuno l’intervento del Governo quantomeno ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali”.

Per questo Iannuzzi chiede al Ministro di adoperarsi per lo scioglimento del Consiglio comunale. Di certo l’intimidazione – se di questo si tratta – dell’altra sera a Zucchini getta l’ennesima ombra su quanto accade ad Anzio.

.L’On.Cristian Iannuzzi chiede al Ministro degli Interni l’applicazione degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali per quanto riguarda il Comune di Anzio (Roma)

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14032

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 667 del 03/08/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 03/08/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 03/08/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14032

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Mercoledì 3 agosto 2016, seduta n. 667

  CRISTIAN IANNUZZI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel territorio di Anzio, in provincia di Roma, si registra la presenza di noti gruppi criminali, come testimoniato dal processo «Appia», conclusosi innanzi al tribunale di Velletri con condanne per associazione a delinquere di tipo mafioso;
in particolare, secondo le relazioni della direzione nazionale antimafia 2012, 2013 e 2014, in tale territorio, opera il clan ‘ndrangherista Gallace. Figura importante di questo clan risultava essere Nicola Perronace, fratello di Pasquale Perronace, attuale consigliere comunale di maggioranza ad Anzio;
nel comune risulta attivo anche il clan dei Casalesi, come attestano le indagini della direzione distrettuale antimafia di Roma, nonché numerose sentenze, anche passate in giudicato, emesse dall’autorità giudiziaria a carico di Pasquale Noviello ed altri, per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico al tentato omicidio;
il 5 marzo 2012, alle ore 15 circa, ignoti esplodevano numerosi colpi di pistola all’indirizzo della villa dell’assessore Patrizio Placidi;
la notte del 14 febbraio 2015, venivano sparati numerosi colpi di arma da fuoco contro l’abitazione dell’assessore ai lavori pubblici di Anzio, Alberto Alessandroni;
risultrebbe essere stato richiesto il rinvio a giudizio secondo quanto risulta agli interroganti, per vari reati, nei confronti di amministratori e consiglieri comunali di Anzio, in particolare nei confronti dell’assessore per l’ambiente Patrizio Placidi, del consigliere comunale Valentina Salsedo, di suo marito Ernesto Parziale, nonché del dottor Walter Dell’Accio, dirigente dell’ufficio ambiente;
nell’ambito del procedimento penale denominato «Mala Suerte», nel maggio 2016, venivano tratti in arresto diversi pregiudicati di Anzio, tra i quali spiccano Roberto Madonna e Angelo Pellechia, arrestati per estorsione aggravata, giusta ordinanza di custodia emessa dal giudice per le indagini preliminari di Velletri Zsusa Mendola;
nell’ambito del procedimento, sarebbe emerso che la cooperativa Supercar, che gestisce ad Anzio i parcheggi per la sosta delle vetture dei turisti diretti a Ponza, avrebbe versato somme agli indagati Madonna e Pellecchia;
in particolare, riferirebbe alla polizia l’amministratrice della ditta citata: «nel 2012, però, al porto iniziò ad operare un’altra cooperativa denominata I Neroniani il cui rappresentante era Ernesto Speziale, titolare della pizzeria Antico grottino di Anzio. A nome della cooperativa operavano certi personaggi di origine campana tra cui tale Angelo Pellechia, che attualmente gestisce un bar in via Roma di Anzio e tale Letizia Raffaele, di circa 50 anni, che per sentito dire, faceva parte della camorra e che Pellecchia Angelo chiamava Schiavone. Per questo motivo mi rivolsi dapprima al Comando dei vigili urbani e poi all’Ufficio commercio del Comune per avere chiarimenti, ricevendo assicurazioni di un fattivo interessamento. Non avendo avuto riscontro, decisi di rivolgermi ad un personaggio politico di Anzio, [...] il quale mi lasciò intendere di lasciar perdere, vista la reputazione dei personaggi ed in virtù del fatto che la cooperativa era sponsorizzata da Giorgio Zucchini (…) Evidentemente Giorgio Zucchini venuto a conoscenza delle mie lamentele, nell’inverno del 2013, mi chiese di avere un incontro con lui e con Parziale Ernesto per chiarire la situazione. Entrambi si presentarono nel mio ufficio [...] mio malgrado fui costretta ad accettare la collaborazione della cooperativa che avrebbe avuto il 30 per cento del ricavato;
nell’ambito delle attività d’indagine, sarebbero emerse numerose intercettazioni telefoniche in cui il cennato Madonna avrebbe minacciato gravemente De Bernardinis e di mettere una bomba sotto la vettura dell’amministratore della Supercar;
i legami sopra descritti tra esponenti della malavita organizzata e membri dell’amministrazione comunale di Anzio rendono opportuno l’intervento del Governo quantomeno ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali;
come noto, in base ai suddetti articoli, in presenza di atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico si può procedere allo scioglimento del consiglio comunale oppure alla rimozione del sindaco o dei singoli componenti del consiglio o della giunta;
a parere dell’interrogante i fatti sopra riportati impongono al Governo di verificare l’opportunità di adottare i provvedimenti in questione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti illustrati in premessa e se non ritenga di assumere le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-14032)

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO .E’ ALLARME ROSSO ORMAI IN PROVINCIA DI LATINA,UNA PROVINCIA – CARMINE SCHIAVONE LA CHIAMAVA “PROVINCIA DI CASALE”- ASSEDIATA E CONTROLLATA DALLE MAFIE.UN TESSUTO SOCIALE FORTEMENTE OMERTOSO E SOTTOPOSTO ALLE CASTE ,INCAPACE DI COMPRENDERE LA PERICOLOSITA’ DEL SISTEMA CHE LO OPPRIME. ISTITUZIONI LOCALI CHE NE SONO L’ESPRESSIONE ESATTA,SEMBRA DI ESSERE NELLA SICILIA DI 40-50 ANNI FA QUANDO UN CARDINALE DICEVA “LA MAFIA? COSA E’ LA MAFIA ? “

DECINE DI INTERROGAZIONI,APPELLI,TUTTI  INASCOLTATI E SENZA RISPOSTA,PUR IN
UNA SITUAZIONE DA BRIVIDO.FORTUNATAMENTE C’E’ UNA PICCOLA PARTE DELLA
POLITICA -IL M5S,IL PRC  E QUALCHE ALTRO ANCORA-CHE HA PRESO IN MANO LA
BANDIERA DI COMBATTIMENTO E CI STA DANDO UNA MANO.DOPO I COLLETTI,GLI
IANNUZZI,I VACCIANO,I SIMEONI,I BERNINI ED ALTRI ANCORA,ORA E’ LA VOLTA DI
GIARRUSSO,BUCCARELLA,MORONESE,CAPPELLETTI,PAGLINI.PUGLIA ,LEZZI E CASTALDI
CHE RINGRAZIAMO TUTTI DI CUORE.UNA RAFFICA DI INTERROGAZIONI,MOZIONI,DENUNCE
ALLE QUALI NE SEGUIRANNO TANTE ALTRE ALLA RIPRESA AUTUNNALE,CON TANTE ALTRE
INIZIATIVE IMPORTANTI CHE STIAMO PREPARANDO.DOBBIAMO SALVARE QUESTA
PROVINCIA CHE STA MORENDO

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA PENETRAZIONE DELLE MAFIE NEL SUD PONTINO.
SITUAZIONI CRITICHE A MINTURNO, CASTELFORTE, ITRI.
PESANTI INTERROGATIVI SU SPERLONGA E SUGLI UFFICI GIUDIZIARI DELLA
PROVINCIA DI LATINA.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102
Atto n. 4-06102
Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO, BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA ,
LEZZI , CASTALDI.

– Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla
penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed
anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;
la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre
associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante
situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi
attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a
ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come
Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che
non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e
turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009,
sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti
criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio,
impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che
indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalit
organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo
radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura
distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace
coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone;
gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano
infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e
trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014,
sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e
minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del
magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul
fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficolt
riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso
locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che
sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando,
forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe
urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di
riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice
Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni
impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della
crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata
un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50
unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari
sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere
appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei
luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;
le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla
proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di
presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”,
a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale,
si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi
politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di
Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata
del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che,
se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto.
Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe
registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attivit
economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e
l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso
i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in
Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto
proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto
di attenzione da parte della magistratura;
l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente
interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la
zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è
vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più
frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa,
avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e
politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da
parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali,
anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi
agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali
sia da ex generali e magistrati;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante
la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan
camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio,
non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni
locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio,
riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per
svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione
della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente
qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con
serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle
rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte
indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;
quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano
assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime
ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti
della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti
quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere
inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;
se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di
competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le
recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine
di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di
Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o
politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;
se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario
attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo
alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di
competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso
gli uffici giudiziari pontini.

Una raffica di interrogazioni parlamentari

Una raffica di interrogazioni parlamentari che  ben
illustrano l’estrema gravità della situazione esistente nel Basso Lazio.Una
situazione che si va aggravando anche sul versante dell’ordine pubblico e
della sicurezza dei cittadini ,come dimostrano i continui attentati
,incendi,spari nell’area di Castelforte,SS.Cosma e Damiano e Minturno  e
dell’aggressione   subita a Formia da dipendenti de Servizio della nettezza
urbana mentre facevano il loro lavoro.La camorra  e le altre organizzazioni
criminali  operano  in un clima di impunità e facendola da padrone in tutti
i settori soprattutto economici,con probabili coperture politiche  ed
istituzionali come  rilevano i parlamentari autori  di queste
interrogazioni,senza che ci sia stato finora da parte degli organi
competenti locali
uno straccio di provvedimento  atto a mettere fine a questa
situazione drammatica.Soprattutto in provincia di Latina,da Aprilia,al
confine con la provincia di Roma , a Castelforte-SS.Cosma e Damiano,al
confine con la Campania,si lamenta una situazione incandescente – con
assassini,come quelli di Don Cesare Boschin e degli avvocati Maio e Mosa (
tanto per citare i più noti),attentati,spari,incendi e violenze di ogni
genere e per i  quali non si è mai arrivati a capo di niente – che ci lascia
sconcertati e pieni di  punti interrogativi.Interrogativi ,soprattutto,che
si riferiscono  a quel “patto” che ci sarebbe stato fra camorra e pezzi
deviati dello Stato “in una villa di Gaeta” cui ha fatto cenno l’ex
subcommissario del Consorzio Rifiuti Facchi e sul ruolo eventuale di uomini
dei Servizi del quale si parla  nel servizio  di Andrea Palladino
nell’articolo  su Il Fatto Quotidiano  che sotto ripubblichiamo:

IlFattoQuotidiano.it / Mafie

Mafia capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si
può

Minacce ai pm, fughe di notizie e decreti di intercettazione appena attivate
in mano a chi non doveva averle. Il procuratore aggiunto di Roma: “Senza
registrazioni telefoniche e ambientali non riusciamo a fare inchieste sulle
organizzazioni mafiose”
di Andrea Palladino | 13 dicembre 2014

Lo sguardo dei due poliziotti all’ingresso della prefettura di Latina
improvvisamente si irrigidisce. Claudio Fazzone – il senatore divenuto
famoso per aver difeso la sua città natale Fondi dallo scioglimento per
mafia – entra senza guardarsi attorno. Questo è il palazzo da dove partì la
commissione d’accesso che andò a verificare l’operato della giunta retta dal
suo amico e socio Luigi Parisella, tra il 2008 e il 2009. E questo era l’ufficio
dove sedeva Bruno Frattasi, il prefetto che chiese a Maroni di mandare a
casa il consiglio comunale fondano, con il sospetto di essere stato troppo
tenero con i clan di ‘ndrangheta e camorra. Oggi il senatore Fazzone varca
la soglia con un ruolo inaspettato: componente della commissione
parlamentare antimafia, arrivata a Latina per capire quanto forte sia il
peso della criminalità organizzata a sud di Roma. Presenza, la sua,
sorprendente, visto che fino a ieri a palazzo San Macuto non si era fatto
mai vedere.

Latina è da decenni un pezzo dello scacchiere delle mafie, dove ‘ndrangheta,
Cosa Nostra e camorra si spartiscono affari, pezzi di territorio, conquista
del litorale, logistica: “Una presenza ormai radicata e strutturata” avevano
spiegato il procuratore della Dda di Roma Giuseppe Pignatone e il suo
aggiunto Michele Prestipino, dopo aver a lungo raccontato l’inchiesta di
Mafia Capitale, basando le parole sui tanti fascicoli accumulati dall’antimafia
da più di un decennio. Processi che hanno visto imputati – poi condannati –
gente del calibro di Zagaria, o i fratelli Tripodo, figli del
mammasantissima di Reggio Calabria don Mico, nome storico delle cosche del
sud, ucciso nel carcere di Poggio Reale negli anni ’70.

Su una cosa Fazzone non ha dubbi: “Il consiglio comunale di Roma va sciolto
per infiltrazione mafiosa”, racconta ai giornalisti a margine della
audizioni che la commissione parlamentare ha tenuto oggi. In tanti si
guardano negli occhi: “A Fondi era differente – aggiunge, intuendo il
paradosso delle sue parole – lì non c’era un solo consigliere comunale
condannato, solo un assessore finito nell’inchiesta per problemi personali.
Qui le mafie non sono strutturate – spiega – la presenza è la conseguenza di
qualche personaggio arrivato da fuori. Non generalizziamo, ne va di mezzo l’economia
del territorio”. Una realtà ben lontana da quella disegnata dagli ufficiali
che nel 2008 analizzarono le carte del comune del sud pontino, sottolineando
in rosso gare d’appalto, procedure extra ordinem, amicizie sospette. Se Roma
brucia, Latina per il momento sonnecchia.

Dietro l’aria di festa natalizia che già si respira nelle strade c’è un
giudice minacciato pesantemente, con due manifesti funebri appesi davanti
alla scuola delle figlie. Si chiama Lucia Aiello, e fu lei a presiedere la
sezione penale che giudicò i mafiosi di Fondi. La commissione parlamentare
antimafia l’ha convocata per ascoltare il suo racconto, che viene definito
“toccante e intenso”. Uscendo dalla sala della prefettura di Latina spiega
di aver ricordato il clima pesante che viveva quando doveva giudicare i
fratelli Tripodo di Fondi, poi condannati fino in Cassazione per mafia.
Sensazioni che difficilmente può dimenticare, che si mescolano con l’immagine
di quei due manifesti funebri che una mano ignota le ha dedicato poco meno
di un mese fa. Poi tocca al procuratore Andrea De Gasperis, al presidente
del Tribunale e ai comandanti delle forze dell’ordine. Cosa hanno
raccontato? “Non chiediamo dettagli sulle indagini in corso, neanche in
seduta segreta – spiega il capogruppo del M5s in commissione antimafia
Francesco D’Uva – perché c’è sempre il rischio che tra i 50 parlamentari
commissari vi possa essere qualcuno che poi riferisca le notizie riservate”.
Insomma, non si sa mai, di questi tempi meglio non fidarsi. E a Latina certe
prudenze assumono un certo peso.

Il giorno prima della missione e delle audizioni nella capitale pontina è
stato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino a spiegare alla
commissione come sia difficile fare indagini antimafia da queste parti. “Vi
racconto un episodio significativo”, aveva esordito, chiedendo apertamente
di non secretare il suo racconto. Una storia apparentemente strampalata di
spioni e ricatti, ma che bene descrive la palude pontina in fondo mai
bonificata del tutto. “Tempo fa un signore querela una persona per molestie.
Un fatto banale – ha esordito il magistrato romano – che alla fine termina
con una remissione di querela”. I due, però, continuano ad avere screzi e
decidono di incontrarsi a Roma per risolvere la questione. La vittima della
molestia si presenta con un giubbotto antiproiettile. L’altro si allarma,
chiama i carabinieri che lo perquisiscono. E qui c’è una sorpresa degna di
una spy story: “I carabinieri trovano addosso all’uomo alcuni decreti d’intercettazione
appena attivate, proprio su Latina”, ha raccontato Prestipino davanti a
commissari decisamente sorpresi.

Atti d’indagine della Dda di Roma coperti da segreto. La giustificazione è
ancora più sorprendente: “Sono un collaboratore dei servizi di sicurezza –
ha raccontato l’uomo, un romano, titolare di una società di security a
Londra, ma ben noto nella capitale – e ho avuto un incarico da chi si occupa
di intercettazioni a Latina”. Peccato che la Dda non ne sapesse nulla. Alla
fine alcuni titolari della ditta incaricata di eseguire quelle delicate
attività tecniche d’indagine sono stati indagati. “Capite come è difficile
fare indagini a Latina? – ha commentato il magistrato romano – Senza
intercettazioni non riusciamo a fare indagini per mafia”. Non è chiaro al
momento se questa storia – divenuta pubblica in questi giorni – sia
ascrivibile ad una semplice leggerezza. E, soprattutto, non è chiaro il
profilo di Molayem, che sosteneva di lavorare perfino per il Mossad. Se
Mafia Capitale vuol dire politica, affari e metodo mafioso, la palude
pontina aggiunge un altro elemento al quadro. E’ il silenzio. Tra i coloni
veneti che qui arrivarono negli anni ’30 si dice spesso “magna e tasi”,
mangia e stai zitto. Qui in fondo le mafie investono e a guadagnarci sono in
tanti. Forse troppi.”

Una scia interminabile di interrogazioni parlamentari che mettono tutte in risalto la gravità della situazione criminale esistente nel Basso Lazio e l’inerzia del Governo.Allarmante sono anche il silenzio e il disinteresse dalla maggior parte della gente

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

La situazione  criminale  nella provincia di Latina e più in generale nel Basso Lazio si aggrava sempre di più mentre il Governo ed i  partiti,a cominciare dal PD che ha le maggiori responsabilità di gestione sia a livello nazionale che regionale,sono  inerti ed indifferenti.Il Sen.Giarrusso ed altri 7 senatori del M5S intervengono con questa pesante interrogazione.Noi dell’Associazione Caponnetto siamo pronti per una manifestazione di piazza contro l’inerzia del Governo.

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: IL M5S CHIEDE LA D.I.A. A FORMIA.

Di  il 15, luglio, 201

DIA-ROMA-2

Questa l’Interrogazione parlamentare depositata dai Portavoce al Senato del M5S, la cui bozza fu consegnata dagli attivisti del Meet Up di Formia a Mario Giarrusso durante l’Agora in Piazza Vittoria del 1 Luglio.
———————-
Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06102

Atto n. 4-06102

Pubblicato il 13 luglio 2016, nella seduta n. 659

GIARRUSSO , BUCCARELLA , MORONESE , CAPPELLETTI , PAGLINI , PUGLIA , LEZZI , CASTALDI – Ai Ministri dell’interno e per gli affari regionali e le autonomie. –

Premesso che:

il propagarsi del fenomeno criminale nel basso Lazio, dovuto alla penetrazione di organizzazioni criminali quali camorra, ‘ndrangheta ed anche mafia di provenienza siciliana, è ormai fatto accertato;

la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere si sta occupando dell’allarmante situazione criminalità, che avviluppa le province di Latina e Frosinone;
ultimamente, le situazioni più critiche sono rappresentate da numerosi attentati e omicidi che si sono registrati nelle zone di Aprilia e a ridosso del confine sud della provincia di Latina, in città come Castelforte, Minturno, Santi Cosma e Damiano, dove non passa giorno che non avvengano intimidazioni mafiose contro attività commerciali e turistiche;
la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi, che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero, incontrovertibilmente, la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento; ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone

gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;
in un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può”, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino, presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

considerato che:

a parere degli interroganti, altro inquietante fenomeno che andrebbe urgentemente monitorato e in cui si potrebbero intravedere forme di riciclaggio, è quanto starebbe accadendo nei territori sulla direttrice Itri-Sperlonga, dove si hanno notizie, da parte di associazioni impegnate sul territorio, della svendita di beni immobili a causa della crisi economica a personaggi di origine campana;
in particolare, nel territorio del comune di Itri, vi sarebbe stata un’incetta di terreni e manufatti edili da rifinire, all’incirca 50 unità, da parte di un solo soggetto di origine campana;
inoltre, nei territori del comune di Sperlonga, ad alcuni proprietari sarebbe stato consigliato da personaggi “istituzionali” di vendere appezzamenti di terreni, in quanto il Comune non avrebbe, in quei luoghi, provveduto a contrastare l’erosione marina con opere pubbliche;

le ultime elezioni amministrative a Sperlonga hanno condotto alla proclamazione a sindaco Armando Cusani, già sospeso dalla carica di presidente della Provincia di Latina per effetto della “legge Severino”, a seguito di una condanna in primo grado per abuso in atti d’ufficio;
risulta agli interroganti che durante la relativa campagna elettorale, si sarebbero registrati episodi di intimidazione verso alcuni personaggi politici e candidati locali, tra cui spiccherebbe il nome di Benito Di Fazio, consigliere comunale uscente. In particolare, durante la giornata del voto a Sperlonga, si sarebbero verificati episodi inquietanti, che, se accertati, potrebbero aver determinato anche l’inquinamento del voto. Infatti, secondo voci che circolano tra i cittadini, si sarebbe registrato un continuo via vai di un pulmino di proprietà di un’attività economica del luogo, che avrebbe effettuato viaggi tra Sperlonga e l’hinterland di Caserta e di Napoli, al fine di portare al voto, presso i seggi elettorali del Comune di Sperlonga, persone abitanti in Campania, ma che avrebbero acquisito la residenza a Sperlonga, in quanto proprietari di ville ubicate nel piano integrato di Sperlonga, oggetto di attenzione da parte della magistratura;

l’estensione di tale sistema criminale starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga, nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si sarebbe assistito sempre più frequentemente, come riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani, non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa; nella zona sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
tali frequentazioni ingenerano forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza ai clan camorristi, nello specifico al clan Gaglione-Moccia;
a fronte dell’espandersi di fenomeni criminali in tutto il basso Lazio, non si riscontra una risposta risoluta da parte delle istituzioni locali; inoltre, le forze dell’ordine, dislocate sul territorio, riescono a malapena a far fronte all’ordinario e non sono attrezzate per svolgere indagini patrimoniali;
occorrerebbe, quindi, sul territorio, la presenza stabile di una sezione della Direzione investigativa antimafia, con personale altamente qualificato e dedito al contrasto della criminalità organizzata, con serrate indagini patrimoniali, per contrastare ogni forma di riciclaggio,
si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano intraprendere, nell’ambito e nei limiti delle rispettive competenze, idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite per verificare la veridicità delle vicende;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere per affrontare il “sistema Sperlonga”, alla luce delle plurime ipotesi di reato, quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione, che continuano ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

se non intendano avviare le opportune azioni istruttorie e ispettive di competenza in merito al presunto voto di scambio registratosi durante le recenti elezioni amministrative;
se non ritengano di disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare l’ipotizzata esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di lobby affaristico-istituzionali o politico-malavitose, atte a condizionare l’attività istituzionale;

se, nei limiti delle proprie competenze, non ritengano necessario attivare procedure ispettive o di verifica, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

Fonte .Staff Comunicazione Meet Up Formia 5 stelle

La classe politica pontina,tutta intera ,da sinistra a destra,diserta il Convegno antimafia di Sperlonga i cui relatori sono stati magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine.Un comportamento che non ha bisogno di commenti perché é eloquente più di mille parole

Grazie alla costante collaborazione con l’ Associazione antimafia “Antonino Caponnetto” sono state presentate alla Camera dei Deputati due interrogazioni parlamentari – rivolte al ministro Orlando – a prima firma di Cristian Veg Iannuzzi:

” la prima, sottoscritta oltre che da me dal collega Massimiliano Bernini – ed oggi finalmente disponibile sul sito della Camera – mentre era già stata depositata la settimana scorsa e disponibile sul sito del Senato (a firma Simeoni, Vaccia…no, Fucksia), chiede ai Ministri competenti di far luce sulla trattativa Stato-camorra, che sarebbe stata condotta già alla fine degli anni ’90, tra esponenti di primo piano della criminalità organizzata ed esponenti delle istituzioni e dei servizi segreti.

” la seconda riguarda la società Icem Srl che benché interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.”

Altro…

foto di Cristian Veg Iannuzzi.
Cristian Veg Iannuzzi

24 maggio · 

grazie alle segnalazioni dell’Associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, di cui mi pregio di essere un iscritto, questa settimana ho presentato due interroga…zioni parlamentari al Ministro Orlando.

la prima, sottoscritta oltre che da me dal collega Massimiliano Bernini – ed oggi finalmente disponibile sul sito della Camera – mentre era già stata depositata la settimana scorsa e disponibile sul sito del Senato (a firma Simeoni, Vacciano, Fucksia), chiede ai Ministri competenti di far luce sulla trattativa Stato-camorra, che sarebbe stata condotta già alla fine degli anni ’90, tra esponenti di primo piano della criminalità organizzata ed esponenti delle istituzioni e dei servizi segreti. 

la seconda riguarda la società Icem Srl che benché interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.

nel dettaglio:

L’INTERROGAZIONE SU TRATTATIVA STATO-CAMORRA
la trattativa tra Stato e camorra, confermata dalle dichiarazioni rese dal boss Carmine Schiavone già nel 1997 e documentata successivamente dall’allora giornalista Rosaria Capacchione – attuale senatrice del Pd e membro della Commissione parlamentare Antimafia – avrebbe avuto ad oggetto, tra l’altro, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio.
il progressivo radicamento della criminalità organizzata nella provincia di Latina, come è emerso dalla relazione della procura della Direzione distrettuale Antimafia, sarebbe stato consentito anche dal mancato coordinamento delle procure locali che hanno troppo spesso rubricato la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, in fatti di criminalità comune.
prendendo a spunto quanto già avvenuto in tal senso nel caso Fondi, con riferimento al mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, per il quale dura era stata la reprimenda della procura distrettuale antimafia di Roma nei confronti della procura di Latina, ho dunque evidenziato il rischio che, anche in relazione all’inchiesta in corso presso la Procura di Latina, denominato sistema Sperlonga, possa essere sottovalutata la matrice mafiosa dei reati contestati.
l’interrogazione, lungi dall’entrare nel merito delle competenze, anche territoriali, della magistratura, intende sollecitare l’azione dei ministri in indirizzo circa l’effettività e la veridicità di quanto appreso dalla stampa e dalla Procura distrettuale antimafia di Roma e di verificare l’opportunità di investire il Consiglio Superiore della Magistratura e la Procura Generale della Corte di Appello di Roma riguardo la sussistenza di presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazione di reati di competenza della DDA verificatesi presso gli Uffici Giudiziari Pontini.
link al testo compelto: 
http://aic.camera.it/aic/scheda.html…

L’INTERROGAZIONE SUI LAVORI AL PORTO DI FORMIA
sempre attraverso delle segnalazioni dell’associazione Caponnetto ed in collaborazione con alcuni colleghi del Senato – dove è stata presentata analoga interrogazione – ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Orlando riguardo i lavori al porto di Formia.
l’interrogazione prende spunto dalla vicenda della società Icem Srl, interdetta ai fini antimafia per collegamenti indiretti con la criminalità organizzata relativamente ai lavori per il porto di Anzio che sembra non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio per i lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia per i quali, a seguito di procedura di gara, è risultata aggiudicataria.
così ho chiesto al Ministro se non ritenga opportuno svolgere ogni attività di sua competenza in merito alla sussistenza e alla natura dei collegamenti fra le società aggiudicatarie di appalti pubblici e le organizzazioni criminali, al fine di impedire che le società interdette per mafia possano essere invitate a partecipare a gare pubbliche
link al testo completo: 
http://aic.camera.it/aic/scheda.html…

LA REAZIONE DELLA STAMPA LOCALE
dopo la pubblicazione in Senato delle interrogazioni suddette, si sono registrate reazioni contrapposte da parte dei principali quotidiani di Latina. mentre Il Giornale di Latina ha pubblicato un articolo per enunciare semplicemente le interrogazioni con un articolo in cui si descrivevano nel merito, il quotidiano concorrente Latina Editoriale Oggi si è distinto per un curioso articolo in cui critica aspramente l’interrogazione sulla trattativa Stato-camorra, definendola senza mezzi termini imprecisa e piena di errori.
colgo dunque l’occasione per replicare all’articolo pubblicato il 21 maggio sul giornale “Latina, Editoriale oggi” dal titolo “L’interrogazione con troppi errori”, che fa riferimento al testo della suddetta interrogazione, presentata in Senato a firma di Ivana Simeoni, Giuseppe Vacciano e Serenella Fucksia, nel quale si contestano in modo in verità molto confuso, delle supposte imprecisioni. quanto riportato nell’articolo, non solo non corrisponde al vero, ma denota anzi una palese contraddizione con l’articolo “Le sviste sulle cosche locali”, pubblicato il 2 settembre 2009, sul giornale “Latina Oggi” a firma di Alessandro Panigutti, attuale direttore del giornale “Latina editoriale oggi”. infatti nel citato articolo del 2009, si riprendono testualmente alcuni passi delle dichiarazioni dei sostituti procuratori della DDA di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, per evidenziare come – nella stragrande maggioranza dei casi – i reati di stampo mafioso riconducibili alla criminalità organizzata presente nel sud pontino venissero rubricati dalla procura di Latina in fatti di criminalità comune, impedendo in tal modo un’efficace azione di contrasto da parte della magistratura.
curioso in particolare l’inciso nel quale la giornalista ci ricorda “nonostante sia noto a tutti, che la procura ordinaria di Latina non è competente per reati che abbiano l’aggravante dello stampo mafioso, e quindi quando se li trova davanti deve inviare gli atti alla DDA di Roma”. tale affermazione, tanto vera quanto ovvia, dovrebbe suggerire alla giornalista la conclusione che i fatti criminosi non nascano con la patente di reati mafiosi, ma lo diventino solo a seguito della sapiente attività investigativa della magistratura. proprio quella che è mancata alla procura pontina nel caso Fondi e che è nostro interesse primario garantire in relazione alle indagini attualmente in corso nel sud pontino.
ci tengo a precisare che sono sempre stato stremo difensore della libertà di stampa e di espressione ed in più occasioni, in questa legislatura, ho presentato delle interrogazioni – una proprio il 3 febbraio di quest’anno, in cui citavo delle vicende che coinvolgevano tra gli altri giornalisti l’autrice del suddetto articolo per chiedere al governo di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica da chi la minaccia, anche attraverso l’utilizzo strumentale della querela.
quindi ribadisco il mio/nostro profondo rispetto della libertà di stampa, anche quando critica il mio e di altri lavoro parlamentare. ma credo sinceramente che, almeno in questo caso – come ho testé argomentato – il quotidiano Latina Editoriale Oggi abbia preso una grossa cantonata.

 

INTERROGAZIONI .Un’interrogazione parlamentare shock

Pubblicato 30 Maggio 2016 | Da admin3

Pubblicato in Interrogazioni

L’interrogazione dei Senatori Simeoni,Vacciano e Fuckusia sulla trattativa Stato-camorra che ci sarebbe state in una villa dei Servizi a Gaeta.Aspettiamo ora la risposta del Governo.

Pubblicato 29 Maggio 2016 | Da admin3

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 629 del 18/05/2016

SIMEONIVACCIANOFUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di unalobbyaffaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

(4-05832)

Pubblicato in Interrogazioni

.Dopo quella al Senato,l’altro ieri anche alla Camera é stata presentata un’altra interrogazione .L’autore é l’On.Cristian Iannuzzi.Una situazione,quella descritta e che riguarda la provincia di Latina e più in generale tutto il Basso Lazio,da brivido che,peraltro,evidenzia tutta la carenza delle strutture istituzionali locali.Infatti,se si escludono le azioni messe in campo dalle DDA di Roma e di Napoli o altre ancora,e delle forze di polizia di altre province e talvolta anche regioni,non si registrano interventi significativi da parte di organismi locali.La stessa risposta fornita in sede di audizione da parte della Commissione Parlamentare antimafia dal Prefetto di Latina alla domanda postagli circa il numero delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Latina “ NESSUNA “ già di per sè ci ha offerto il quadro di una situazione agghiacciante.”Nessuna “ interdittiva significa che NON SONO STATE FATTE INDAGINI.Quando qualcuno sostiene che la competenza in materia di indagini in materia di reati associativi mafiosi non spetta alle Procure ordinarie ma alle DDA dimentica,forse,che queste intervengono solo se certe cose vengono loro segnalate o dalle forze dell’ordine o dalle Procure ordinarie .Sarebbe utile a questo punto sapere IL NUMERO delle informative o delle trasmissioni per competenza sono state fatte finora da Latina o Cassino alla DDA di Roma.Ora vediamo cosa fa il Ministro dell’Interno dopo le due interrogazioni al Senato ed alla Camera

Pubblicato 24 Maggio 2016 | Da admin3

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13286

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 629 del 23/05/2016
Firmatari

Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 23/05/2016

Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 23/05/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-13286

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 23 maggio 2016, seduta n. 629

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
dagli anni ‘90 si parla di negoziato fra pezzi di Stato ed esponenti di primo piano della camorra; un negoziato che è stato messo bene in luce da Massimiliano Amato nel saggio, «L’altra trattativa», pubblicato nelle «Edizioni Cento Autori»;
alla trattativa tra Stato e camorra ci si riferisce anche nei documenti relativi all’inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse la cui desecretazione è stata disposta in data 31 ottobre 2013 e, in particolare, nelle dichiarazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel lontano 1997;
la giornalista, e ora senatrice Rosaria Capacchione, rese noto su « Il Mattino» di Napoli un incontro che sarebbe avvenuto in una «villa» dei servizi segreti a Gaeta fra esponenti di questi e di altre istituzioni dello Stato con la criminalità. A seguito della pubblicazione di tale notizia, sembra che la DDA di Napoli abbia disposto, ai tempi in cui era coordinata dal Procuratore Cafiero de Rhao, un’indagine da parte dei ROS dei carabinieri;
per essere più precisi sull’argomento, il 25 febbraio 2011 Rosaria Capacchione scriveva su Il Mattino di affari che, ruotano attorno alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio, e di una inquietante trattativa Stato-Casalesi, confermata dalle dichiarazioni dell’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi, che ha raccontato ai pubblici ministeri Federico Cafiero de Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con tre agenti del Sisde che nel 2003 lo avrebbero individuato come loro interlocutore istituzionale e interrogato per informarsi dell’infiltrazione camorristica nella gestione della filiera dello smaltimento dei rifiuti;
prima di lui, altri funzionari, e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con altri uomini dei servizi segreti. In un caso, ha riferito Facchi, anche con Antonio Bassolino: «Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano»;
a suo dire, dunque, nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, in epoca Catenacci, avrebbe lavorato direttamente un agente degli apparati di sicurezza già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del Casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4;
è in questo contesto che sarebbero avvenuti gli incontri (almeno due) con il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria, allora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della « paxsociale» la camorra avrebbe chiesto e ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti e affidamenti di servizi;
tale sospetto è forte, anche alla luce delle affermazioni di Carmine Schiavone; il 13 dicembre 2014 il Fatto Quotidiano titolava «Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può», riportando il resoconto dell’audizione del magistrato Michele Prestipino, resa alla Commissione antimafia nella prefettura di Latina, che evidenzia, quanto, nel, circondario di Latina, siano difficoltose le indagini rispetto al fenomeno mafioso, anche per la presenza di oscuri personaggi in possesso di intercettazioni secretate che si vantano di appartenere ad organismi dei servizi segreti;
nella relazione di fine 2009 al procuratore Piero Grasso, la procura distrettuale antimafia di Roma affermava che la parcellizzazione delle indagini sui fatti criminosi che interessavano tutte le province del Basso Lazio, impedisce di cogliere i segnali della presenza della criminalità mafiosa e favorisce il suo progressivo radicamento; nel documento si può leggere inoltre che «appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fitti di criminalità comune»;
in fatto di rubricazioni di reati di stampo mafioso avvenute presso la procura di Latina a proposito del caso Fondi e del mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, all’epoca, sono stati molto duri i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio che nella loro inchiesta hanno scritto a proposito della procura Pontina: nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto, rubricando la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, come fatti di criminalità comune;
secondo gli interroganti, senza entrare nel merito dell’inchiesta in corso presso la procura di Latina, denominato «sistema Sperlonga» riservata alla competenza dell’autorità giudiziaria, ma analizzando unicamente i documenti o gli articoli di stampa pubblicati sulla vicenda, si nota che le ipotesi di reato rilevate, come abusi edilizi, lottizzazione abusiva, abusi della pubblica amministrazione continuano ad essere perseguiti come reati comuni e singolarmente;
non appare immune dalla presenza di interessi malavitosi anche la zona turistica situata a nord di Sperlonga, denominato «Salto di Fondi» dove, da quanto si apprende da numerosi articoli di stampa e da dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, nel corso degli anni sono stati acquistati ingenti appezzamenti di terreni da parte di soggetti campani anche gravati da precedenti penali di natura mafiosa che hanno dato vita anche a lussuosi agriturismi, frequentati assiduamente anche da ex generali, politici nazionali e locali e da qualche magistrato anche esso locale;
frequentazioni che ingenerano negli interroganti forti perplessità dovute alla presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, in particolare dei clan Gaglione – Moccia;
sarebbe opportuno disporre approfonditi accertamenti atti a verificare se sussistano intralci, ritardi, omissioni da parte dei funzionari e degli amministratori coinvolti e al fine di verificare sul territorio delle province di Latina e Frosinone la presunta esistenza di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e se non si ritenga di disporre, per quanto di competenza, verifiche approfondite per appurarne la piena fondatezza, anche alla luce dell’asserito coinvolgimento di personale degli apparati di sicurezza;
se non si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari pontini ai fini dell’esercizio di tutti i poteri di competenza. (4-13286)

Pubblicato in Interr

Si ricorda a chi legge che ,oltre alla interrogazione dell’On. Colletti ,recentemente è stata presentata una ulteriore interrogazione sul sud pontino dall’on. cristian iannuzzi ed altri parlamentari che tratta altre presunte gravi illegalità riferite principalmente al territorio di Sperlonga e non solo

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 560 del 02/02/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 02/02/2016
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BERNINI MASSIMILIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BENEDETTI SILVIA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
BASILIO TATIANA MOVIMENTO 5 STELLE 02/02/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/02/2016
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

ATTO MODIFICATO IL 03/02/2016

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-11909

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo presentato

Martedì 2 febbraio 2016

modificato

Mercoledì 3 febbraio 2016, seduta n. 561

CRISTIAN IANNUZZI, MASSIMILIANO BERNINI, BENEDETTI e BASILIO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
la stampa nazionale e locale, da anni, rivela come nel basso Lazio, in particolare nei comuni di Formia, Gaeta, Fondi, Itri e Sperlonga si assista a fenomeni speculativi fuori norma, grazie anche a massicci investimenti immobiliari, di probabile provenienza illecita, specialmente nel settore edilizio – turistico, che hanno comportato la distruzione di bellezze naturali di inestimabile valore ambientale e naturalistico;
già nel 2010, all’apertura dell’anno giudiziario, il presidente della corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, riprendendo quanto già affermato dall’ex procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy, evidenziava che la mafia investe nel turismo, nelle attività alberghiere e nella ristorazione e che la provenienza dei capitali costituisce l’elemento fondamentale per il monitoraggio delle infiltrazioni della malavita organizzata;
nell’articolo «Programma integrato per costruire villette. Dimenticati servizi ed edilizia sociale», apparso sul quotidiano Latina Editoriale Oggi in data 18 luglio 2015, viene mostrato come il piano integrato del 2002 avrebbe potuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi necessari per gli abitanti e riportato quanto evidenziato dal gip Mara Mattioli, nel decreto di sequestro: in generale, al piano regolatore si sono autorizzati interventi di edilizia speculativa in una percentuale volumetrica di gran lunga superiore rispetto a quella residenziale pubblica. Il programma integrato la cui approvazione è molto più semplice rispetto ad una variante urbanistica sarebbe stato usato, quindi, per eludere la procedura ordinaria di variante;
come dichiarato dall’articolo «Marcianise e dintorni» pubblicato in data 17 luglio 2015 sul quotidiano Latina Editoriale oggi, Sperlonga non è immune da fenomeni di penetrazioni malavitose. Vengono così ricordati i sequestri e le confische di beni immobili operati su ordine delle direzioni distrettuali antimafia nei confronti di appartenenti al clan del casalesi (Cipriano Chianese, re del traffico illecito di rifiuti in Campania) e manifestate preoccupazioni circa il massiccio investimento di capitali nel Piano Integrato oggetto di sequestro, da parte di numerosi soggetti e società di provenienza campana, anche in riferimento all’emergere dalle utenze, di cognomi famosi negli annali della criminalità organizzata casertana e campana;
il comune di Sperlonga è stato gestito per oltre 25 anni, direttamente ed indirettamente da Armando Cusani, prima vice-sindaco e poi sindaco di Sperlonga dall’anno 1996 all’anno 2006, consigliere comunale e capogruppo di maggioranza dai 2006 al 2014, presidente della provincia di Latina dal 2007 al 2013, anno in cui è stato sospeso in conseguenza del decreto prefettizio per applicazione della «legge Severino»;
Cusani, sembra si sia avvantaggiato dei rapporti interpersonali intercorrenti con funzionari e sindaci succedutesi e, del sostanziale vincolo di subordinazione e asservimento degli stessi al medesimo, tale da garantirsi il controllo delle attività comunali e del territorio attraverso la nomina di suoi sodali nei punti chiave dell’amministrazione comunale (sindaco, vice-sindaco, assessori e consiglieri). La stampa, riferendosi a tali fatti, ha coniato la denominazione di «sistema Cusani»;
secondo l’articolo «Sperlonga, 50 sequestri di cantieri», apparso sul Quotidiano di Latinadel 15 luglio 2015, dopo anni di denunzie rimaste inascoltate, solo nel luglio 2015, grazie anche ad uno specifico esposto presentato da appartenenti all’Associazione Caponnetto, la procura della Repubblica di Latina, ha sequestrato una vasta area di circa 150.000 metri quadrati e indiziato di reato l’allora sindaco Armando Cusani il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola e il progettista storico del comune, architetto Conte dello studio Tecnè di Fondi. A giudizio della procura di Latina si sarebbe proceduto alla creazione abusiva di una vasta area lottizzata, approvata in modo illegittimo dal consiglio comunale, ed alla trasformazione di un’area destinata a parcheggio in area edificabile. Di tutto ciò, ne avrebbero goduto illegittimamente il Cusani e l’attuale sindaco pro-tempore, che ivi, hanno realizzato un palazzo e un albergo, il «Ganimede»;
per meglio inquadrare il clima di illegalità diffusa esistente nell’amministrazione del comune di Sperlonga, gli interroganti evidenziano che l’albergo «Grotta di Tiberio» in località Angolo, di proprietà del Cusani, pur essendo stato dichiarato totalmente illegale da una sentenza della Corte di cassazione (sent. n. 6768/14 della 3a sez. penale C.C.) ed essendo parte di una lottizzazione abusiva sempre sancito da parte della stessa Cassazione, non risulta agli interroganti oggetto di alcun provvedimento di confisca amministrativa o di abbattimento da parte del comune, né la regione Lazio, ancorché diffidata in tal senso dai soggetti interessati, applica i suoi poteri sostitutivi previsti dalla legge n. 47 del 1985;
tale complesso turistico si trova a ridosso del famoso sito archeologico «Grotta di Tiberio», in prossimità di un’area protetta e gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, senza che la soprintendenza sia mai intervenuta;
sembra che anche la Marina di Bazzano a Sperlonga, 80.000 metri quadrati di terreno fronte mare su una delle più belle spiagge del Lazio, di proprietà privata, sia entrata nel mirino di questo giro di interessi con l’illegittimo tentativo di espropriazione messo in atto da personaggi legati a Cusani in cui si adombrano fini di espansionismo edilizio di dubbia pubblica utilità;
secondo l’articolo del Giornale di Latina del 2 gennaio 2015 «Mazzette Sperlonga trema» risulterebbe che diversi imprenditori, davanti ai p.m. Giuseppe Miliano e Valerio De Luca e in presenza dei carabinieri avrebbero dichiarato di aver ottenuto permessi edilizi illegali dietro pagamento di mazzette o elargendo immobili a costo zero ad amministratori pubblici;
incuriosito da un atto, affisso all’albo pretorio del comune di Sperlonga (Latina), per il pagamento di diecimila euro a un legale incaricato di presentare dieci esposti-querela per diffamazione a mezzo stampa presso il tribunale di Latina, Federico Domenichelli, giornalista di Latina Editoriale Oggi, il 7 dicembre 2015 ha scoperto di essere proprio lui il destinatario di otto delle dieci denunce, mentre le altre due riguardano la giornalista Graziella di Mambro, sua collega. Le querele sono tutte del sindaco facente funzione Francescoantonio Faiola e riguardano gli articoli – inerenti all’urbanistica del borgo e alla costruzione di Sperlonga 2, la zona all’ingresso nord della città sequestrata a giugno 2015 per lottizzazione abusiva e sotto inchiesta della procura – che sono stati pubblicati tra novembre 2014 e maggio 2015, in parte su Il Quotidiano di Latina, giornale che ha cessato le pubblicazioni a gennaio 2015, e in parte su Latina Editoriale Oggi per il quale lavorano entrambi i giornalisti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riportato;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, alla luce dei gravi fatti descritti in premessa che riguardano il comune di Sperlonga;
quali iniziative, per quanto di competenza, ritengano opportuno adottare al fine di garantire la libertà di stampa e la libertà d’espressione e di tutelare chi è addetto a informare l’opinione pubblica;
se il Governo non ritenga di intervenire immediatamente, nell’ambito delle proprie competenze, adottando iniziative volte a tutelare l’area protetta, gravata dal vincolo dell’attiguo parco naturale, e a sollecitare l’intervento della Soprintendenza per effettuare i dovuti controlli;
se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per segnalare i fatti di cui in premessa alla Corte dei Conti per accertare l’eventuale danno erariale e la relativa entità, causato delle condotte illecite sopra denunciate.
(4-11909)

La recente interrogazione presentata dai Senn.Simeoni ,Vacciano e Fucksia  tratta temi delicati e scottanti che riguardano l’oscura situazione esistente nel  Basso Lazio,a confine con la Campania  ed alle porte di Roma,sulla  quale gravano molte ombre  e troppi interrogativi rimasti per anni senza una risposta.Si tratta,in particolare,di scoprire  il ruolo che hanno svolto e probabilmente continuano a svolgere  elementi deviati dei Servizi  e dello Stato nelle vicende economiche,sociali e politiche di quel territorio.La risposta  a tali interrogativi  appare propedeutica  al  successo del processo di chiarimento circa l’effettiva volontà di  condurre una reale lotta alla criminalità organizzata ed all’illegalità  che  devastano quell’area.Sembra,quella che stiamo trattando,una questione circoscritta ad un’area  geografica,ma non é così in quanto  fatti analoghi  potrebbero  registrarsi,se già non si  registrano ,in tutte le altre aree sensibili e calde del Paese.I fatti di Palermo stanno a provarlo .L’Associazione Caponnetto é determinata,pertanto,ad andare fino in fondo ,costi quel che costi,per  ottenere un chiarimento definitivo e completo perché non é tollerabile  in un paese che si definisce civile e democratico  la legalità sia considerata,come giustamente  sottolineò un Presidente del TAR proprio a Latina,un optional.Non é tollerabile! Se “accordi” e “trattative” ci sono stati fra mafia e pezzi dello Stato  che assicurino una sorta di impunità  ai clan  noi – e con noi tutti gli italiani perbene – abbiamo diritto di saperlo.E,credeteci,non la finiremo di sbraitare  fino a quando non ci verrà detto  come stanno  le cose.Noi abbiamo un senso rigoroso dello Stato di diritto e  non siamo disposti  a tollerare che questo venga messo  sotto i piedi.A costo di morire.Se lo mettano bene in mente tutti !  Lo facciamo  per rispetto dei valori in cui crediamo e nell’interesse delle giovani generazioni  e dei nostri stessi figli e nipoti.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

Un’interrogazione parlamentare shock

L’interrogazione dei Senatori Simeoni,Vacciano e Fuckusia sulla trattativa Stato-camorra che ci sarebbe state in una villa dei Servizi a Gaeta.Aspettiamo ora la risposta del Governo.

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 629 del 18/05/2016

SIMEONIVACCIANOFUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di unalobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

(4-05832)

.Dopo quella al Senato,l’altro ieri anche alla Camera é stata presentata un’altra interrogazione alla Camera dei Deputati.L’autore é l’On.Cristian Iannuzzi.Una situazione,quella descritta e che riguarda la provincia di Latina e più in generale tutto il Basso Lazio,da brivido che,peraltro,evidenzia tutta la carenza delle strutture istituzionali locali.Infatti,se si escludono le azioni messe in campo dalle DDA di Roma e di Napoli o altre ancora,e delle forze di polizia di altre province e talvolta anche regioni,non si registrano interventi significativi da parte di organismi locali.La stessa risposta fornita in sede di audizione da parte della Commissione Parlamentare antimafia dal Prefetto di Latina alla domanda postagli circa il numero delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Latina “ NESSUNA “ già di per sè ci ha offerto il quadro di una situazione agghiacciante.”Nessuna “ interdittiva significa che NON SONO STATE FATTE INDAGINI.Quando qualcuno sostiene che la competenza in materia di indagini in materia di reati associativi mafiosi non spetta alle Procure ordinarie ma alle DDA dimentica,forse,che queste intervengono solo se certe cose vengono loro segnalate o dalle forze dell’ordine o dalle Procure ordinarie .Sarebbe utile a questo punto sapere IL NUMERO delle informative o delle trasmissioni per competenza sono state fatte finora da Latina o Cassino alla DDA di Roma.Ora vediamo cosa fa il Ministro dell’Interno dopo le due interrogazioni al Senato ed alla Camera

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13286

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 629 del 23/05/2016
Firmatari
Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 23/05/2016
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 23/05/2016
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13286

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Lunedì 23 maggio 2016, seduta n. 629

CRISTIAN IANNUZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
dagli anni ‘90 si parla di negoziato fra pezzi di Stato ed esponenti di primo piano della camorra; un negoziato che è stato messo bene in luce da Massimiliano Amato nel saggio, «L’altra trattativa», pubblicato nelle «Edizioni Cento Autori»;
alla trattativa tra Stato e camorra ci si riferisce anche nei documenti relativi all’inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse la cui desecretazione è stata disposta in data 31 ottobre 2013 e, in particolare, nelle dichiarazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel lontano 1997;
la giornalista, e ora senatrice Rosaria Capacchione, rese noto su « Il Mattino» di Napoli un incontro che sarebbe avvenuto in una «villa» dei servizi segreti a Gaeta fra esponenti di questi e di altre istituzioni dello Stato con la criminalità. A seguito della pubblicazione di tale notizia, sembra che la DDA di Napoli abbia disposto, ai tempi in cui era coordinata dal Procuratore Cafiero de Rhao, un’indagine da parte dei ROS dei carabinieri;
per essere più precisi sull’argomento, il 25 febbraio 2011 Rosaria Capacchione scriveva su Il Mattino di affari che, ruotano attorno alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti nel basso Lazio, e di una inquietante trattativa Stato-Casalesi, confermata dalle dichiarazioni dell’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi, che ha raccontato ai pubblici ministeri Federico Cafiero de Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con tre agenti del Sisde che nel 2003 lo avrebbero individuato come loro interlocutore istituzionale e interrogato per informarsi dell’infiltrazione camorristica nella gestione della filiera dello smaltimento dei rifiuti;
prima di lui, altri funzionari, e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con altri uomini dei servizi segreti. In un caso, ha riferito Facchi, anche con Antonio Bassolino: «Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano»;
a suo dire, dunque, nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, in epoca Catenacci, avrebbe lavorato direttamente un agente degli apparati di sicurezza già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del Casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4;
è in questo contesto che sarebbero avvenuti gli incontri (almeno due) con il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria, allora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della « paxsociale» la camorra avrebbe chiesto e ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti e affidamenti di servizi;
tale sospetto è forte, anche alla luce delle affermazioni di Carmine Schiavone; il 13 dicembre 2014 il Fatto Quotidiano titolava «Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può», riportando il resoconto dell’audizione del magistrato Michele Prestipino, resa alla Commissione antimafia nella prefettura di Latina, che evidenzia, quanto, nel, circondario di Latina, siano difficoltose le indagini rispetto al fenomeno mafioso, anche per la presenza di oscuri personaggi in possesso di intercettazioni secretate che si vantano di appartenere ad organismi dei servizi segreti;
nella relazione di fine 2009 al procuratore Piero Grasso, la procura distrettuale antimafia di Roma affermava che la parcellizzazione delle indagini sui fatti criminosi che interessavano tutte le province del Basso Lazio, impedisce di cogliere i segnali della presenza della criminalità mafiosa e favorisce il suo progressivo radicamento; nel documento si può leggere inoltre che «appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fitti di criminalità comune»;
in fatto di rubricazioni di reati di stampo mafioso avvenute presso la procura di Latina a proposito del caso Fondi e del mancato scioglimento del comune per infiltrazioni del clan di ‘ndrangheta dei Tripodo, all’epoca, sono stati molto duri i pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio che nella loro inchiesta hanno scritto a proposito della procura Pontina: nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto, rubricando la massa dei reati fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, come fatti di criminalità comune;
secondo gli interroganti, senza entrare nel merito dell’inchiesta in corso presso la procura di Latina, denominato «sistema Sperlonga» riservata alla competenza dell’autorità giudiziaria, ma analizzando unicamente i documenti o gli articoli di stampa pubblicati sulla vicenda, si nota che le ipotesi di reato rilevate, come abusi edilizi, lottizzazione abusiva, abusi della pubblica amministrazione continuano ad essere perseguiti come reati comuni e singolarmente;
non appare immune dalla presenza di interessi malavitosi anche la zona turistica situata a nord di Sperlonga, denominato «Salto di Fondi» dove, da quanto si apprende da numerosi articoli di stampa e da dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, nel corso degli anni sono stati acquistati ingenti appezzamenti di terreni da parte di soggetti campani anche gravati da precedenti penali di natura mafiosa che hanno dato vita anche a lussuosi agriturismi, frequentati assiduamente anche da ex generali, politici nazionali e locali e da qualche magistrato anche esso locale;
frequentazioni che ingenerano negli interroganti forti perplessità dovute alla presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, in particolare dei clan Gaglione – Moccia;
sarebbe opportuno disporre approfonditi accertamenti atti a verificare se sussistano intralci, ritardi, omissioni da parte dei funzionari e degli amministratori coinvolti e al fine di verificare sul territorio delle province di Latina e Frosinone la presunta esistenza di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e se non si ritenga di disporre, per quanto di competenza, verifiche approfondite per appurarne la piena fondatezza, anche alla luce dell’asserito coinvolgimento di personale degli apparati di sicurezza;
se non si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari pontini ai fini dell’esercizio di tutti i poteri di competenza. (4-13286)

Un’interrogazione dell’On.Ermete Realacci che ben descrive tutta la drammaticità della situazione criminale esistente in provincia di Latina.Un territorio,quello pontino,sotto il tallone delle mafie,grazie anche a complicità politiche ed istituzionali inquietanti.Nei giorni scorsi un gruppo di Senatori,da Ivana Simeoni a Vacciano,a Corradino Mineo ed altri ancora ,hanno risollevato il problema al Senato esponendo puntualmente soprattutto quali sono state finora le criticità e le falle negli impianti istituzionali.A seguito della loro interrogazione essi hanno subito delle forti critiche,anche queste sintomo di una condizione inquietante che pone molti interrogativi.

Interrogazione scritta

 

Al Ministro per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare

Al Ministro degli Interni

Al Ministro della Giustizia

 

 

Dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, rese note dagli organi di stampa, nonché dai ripetuti allarmi lanciati dalle associazioni rappresentanti le maggiori categorie produttive, da Legambiente nella sua articolazione nazionale, regionale e della provincia di Latina, nonché da Libera, si apprende che, nella provincia di Latina crescono in modo preoccupante l’illegalità ambientale, le speculazioni, il radicamento delle mafie nel tessuto economico, sociale e politico provinciale;

 

secondo quanto si legge nella Relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2010, la provincia di Latina è fortemente esposta alle infiltrazioni mafiose. In particolare, i gruppi criminali hanno mirato al controllo di quelle attività commerciali e imprenditoriali, quali gli stabilimenti balneari e le attività ricettive del litorale, che generano elevati proventi; la vicinanza delle provincie di Caserta e Napoli ha favorito rilevanti investimenti immobiliari da parte delle famiglie camorriste, ed è proprio su questo territorio che spesso soggetti appartenenti a clan camorristi si nascondono durante la latitanza.

 

Con particolare riferimento alla zona di Fondi, si richiamano innanzitutto gli esiti del procedimento a carico dei fratelli TRIPODO di cui si è già detto nella precedente relazione, circa le infiltrazioni nel MOF. Ma benché si tratti di attività svolta dalla DDA di Napoli, non si può tralasciare un richiamo al procedimento relativo alla operazione sud pontino. L’indagine ha focalizzato gli interessi criminali della camorra, e di cosa nostra nel controllo dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli in tutto il centro sud, con epicentro il MOF di Fondi (LT), nonché le alleanze e le strategie concordate per acquisire il monopolio del settore. Si sono infatti accertate pesanti infiltrazioni camorristiche nelle attività connesse al trasporto da e per il MOF di Fondi identificando una vasta organizzazione facente capo al clan dei casalesi ed in particolare a SCHIAVONE Francesco cl. 53 e DEL VECCHIO Paolo cl. 45 che si avvaleva della società di autotrasporto di PAGANO Costantino “La Paganese Trasporti”, imposta in tutti i trasporti dei prodotti ortofrutticoli. Infine va ricordato che nell’ottobre 2010 è stato disposto il sequestro anticipato dei beni riconducibili a DI MAIO Salvatore: immobili, esercizi commerciali, quote di partecipazione in società per 30 milioni di euro. Particolare attenzione ha destato il fatto che la figlia di DI MAIO sia consigliere comunale di Sabaudia.

A questa situazione si affianca la crescita esponenziale di infiltrazioni legate alle cosiddette ecomafie;

 

Secondo quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, la Provincia di Latina si attesta ad un grave ottavo posto nazionale con 735 infrazioni e, nel ciclo del cemento illegale si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate, davanti a quella di Roma al 5°; l’area pontina pesa per il 36 % sul totale delle infrazioni ambientali accertate sul territorio regionale;

 

In questo contesto, ad essere particolarmente esposti, sono i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, Sabaudia e San Felice Circeo in primis; parliamo di un’intera area dove si è costituito e ramificato un vero “sistema criminale” che Libera, l’associazione antimafia presieduta da Don Ciotti, non ha esitato a chiamare la “Quinta mafia” e che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante;

 

Paradigmatici, in tal senso, sono i dati delle Forze dell’Ordine nel Parco nazionale del Circeo  che rilevano che sono un milione e 200.000 i metri cubi fuori legge, 2 abusi edili per ogni ettaro, una richiesta di condono edilizio in media, considerando anche bambini ed anziani, per abitante per la città di San Felice Circeo ed una ogni 3-4 residenti per la città di Sabaudia; secondo gli investigatori, una parte è imputabile, direttamente o indirettamente, a esponenti della malavita organizzata e a quel sottobosco politico/economico che sta suscitando grande attenzione negli inquirenti;

 

Inoltre, dalla cittadina di Sperlonga, passando per Fondi, Terracina, Ponza, San Felice Circeo, Sabaudia, Latina sino a Cisterna è continuo l’allarme legalità lanciato dalla magistratura, dalle  forze dell’ordine, dalle associazioni, e dai cittadini, sulle continue speculazioni edilizie ai danni dei Parchi, dei laghi , delle coste, e dei straordinari e delicatissimi centri delle antiche cittadine pontine;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>A ciò si affiancano richieste continue di commissariamento delle aree protette, come nel caso del Parco nazionale del Circeo o di loro cancellazione, come nel caso del Parco regionale dei Monti Ausoni e del Monumento naturale del Lago di Fondi: un assalto selvaggio che scaccia le attività oneste e blocca il rilancio economico, imprenditoriale e occupazionale della zona;

 

La situazione si ravvisa inoltre preoccupante anche sul fronte delle illegalità legate al cosiddetto ciclo dei rifiuti: infatti secondo quanto emerge dal Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, nel corso del 2010 nella  provincia di Latina sono state accertate 64 infrazioni relative a questi fenomeni di illegalità;

 

L’inchiesta più importante ha riguardato la gestione dei rifiuti urbani a Minturno, provincia di Latina, quando lo scorso 25 ottobre la Guardia di finanza di Formia ha eseguito 7 arresti per truffa e frode in appalto pubblico (due imprenditori di Cassino, due di Minturno e tre pubblici funzionari del Comune);

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Tale indagine era iniziata nell’agosto del 2008 con il sequestro di due aree di circa 30.000 metri quadrati usate illegalmente per lo stoccaggio e lo smaltimento di circa 84 tonnellate di rifiuti industriali: tra cui oli e altri liquidi tossici sversati dentro una cisterna profonda cento metri e situata a breve distanza dal fiume Garigliano; infine, prova evidente della centralità della provincia di Latina nel ciclo illegale dei rifiuti del centro-sud Italia, è il sequestro di un terreno di quasi mille metri quadri di proprietà della società “Fondana Allevamenti” effettuato nel mese di maggio 2011 nella città di Pontinia dalla Polizia Provinciale e dall’Arpa. Si tratta di circa duecentosettantadue tonnellate di fanghi provenienti da un’azienda casearia di Marcianise, che senza alcun trattamento specifico, erano stati accatastati a pochi metri dal fiume Ufente. L’azienda pontina, infatti, pur avendo un permesso a trattare questo tipo di fanghi, non lo faceva secondo le dovute prescrizioni, stoccando di fatto il materiale senza alcun trattamento, ad una distanza dal corso d’acqua inadeguata costituendo grave fonte di inquinamento ambientale e pericolo per la salute dei residenti.

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Il tristemente noto “caso Fondi” rappresenta il caso più eclatante nelle provincia pontina di subordinazione della legalità e della politica locale e nazionale alle logiche affaristiche e speculative delle mafie e del malaffare;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>In questo caso si è determinata non solo “l’espulsione” mediante promozione dell’ex Prefetto di Latina, dott. Bruno Frattasi che con la sua dettagliata relazione aveva fatto luce sull’intreccio perverso tra politica, mafia e imprenditoria, ma anche uno scontro istituzionale gravissimo che ha condotto lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a bocciare di fatto il Ministro dell’Interno Maroni, il quale per ben due volte aveva chiesto lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’amministrazione comunale fondana, poi salvata con le strategiche dimissioni dei consiglieri e loro successiva ricandidatura, rappresentando un vero e proprio schiaffo alla giustizia, alla legalità e dignità dei cittadini;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Nell’ultima Relazione della Direzione Nazionale Antimafia datata dicembre 2010, si afferma che “la dispersione dell’attività investigativa nelle varie procure ordinarie (..), in funzione di un coordinamento utile ad evidenziare segnali di presenza di sodalizi mafiosi dietro le organizzazioni o i traffici individuati, ha di fatto reso impossibile o estremamente difficoltoso comprendere quali siano le dimensioni degli interessi delle altre mafie verso questo fenomeno criminale, interessi che non possono certamente escludersi”;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Negli ultimi mesi, inoltre, si sono verificati odiosi atti di intimidazione di stampo mafioso ai danni degli inquirenti;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>In particolare nel mese di ottobre 2010, il Questore di Latina dottor Nicolò Marcello D’Angelo, il Capo della Squadra mobile dottor Cristiano Tatarelli e due ispettori di Formia hanno ricevuto rispettivamente per corrispondenza un plico contenente proiettili calibro nove;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Nel mese di aprile 2011, l’Ispettore di Polizia Pasquale Natissi, organico al Nucleo di polizia giudiziaria del Commissariato di Fondi, è stato fatto oggetto di intimidazioni mafiose tramite l’esplosione, nel Comune di Lenola, di quattro colpi di pistola indirizzati all’automobile di proprietà della moglie;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Diverse aggressioni sono state subite da amministrazioni e dirigenti dei Comuni di San Felice Circeo e Sabaudia. A San Felice Circeo l’ex dirigente del settore urbanistico è stato aggredito fisicamente con un martello, al dirigente del settore ambiente del Comune di Sabaudia è stata inviata nella propria abitazione una busta contenente un proiettile, ad alcuni ex amministratori del Comune di San Felice Circeo è stato dato fuoco alle autovetture e imbarcazioni mentre nella sola città di Sabaudia, nel corso degli ultimi 24 mesi si contano circa 18 attentati ad attività commerciali ed autovetture. In quest’ultimo caso è stata data pubblicamente responsabilità diretta per gli attentati occorsi agli ambientalisti locali, accusati di essere “ecoterroristi” perché capaci di opporsi al crescente processo di cementificazione e speculazione selvaggia che caratterizza il sud pontino esponendoli ulteriormente a minacce e ritorsioni;

 

Si ricorda ancora l’incendio, il 20 dicembre del 2008, al capannone di Giorgio Fiore, consigliere comunale dell’epoca al Comune di Fondi, sulla via Appia e nel maggio 2009 dell’azienda di imballaggi “Fidaleo”, la quale subisce un attentato incendiario che distrugge oltre ventimila cassette di legno. Si è trattato del quarto attentato in meno di trenta giorni a Fondi; il 6 maggio 2009 due attentati nello stesso giorno: l’auto di un’imprenditrice fondana viene bruciata; un incendio doloso danneggia i macchinari di un’impresa di movimento terra, l’Elispanair, punita, probabilmente, perché “colpevole” di praticare prezzi troppo concorrenziali. Nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 maggio 2009 , un incendio doloso provoca danni per oltre centomila euro all’azienda ortofrutticola “Cobal” di Fondi. Alle 2 e 30 del 3 settembre 2009 un’autobomba esplode nella centralissima via Spinete a Fondi. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè a bar ed a ristoranti del sud Pontino viene distrutto;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>A Gaeta, altro centro del basso Lazio, nel 2010 sono state incendiate otto autovetture ed un furgone nel corso di pochi mesi. Anche in questa cittadina esistono dei precedenti. All’inizio dell’estate, infatti, erano stati devastati dal fuoco due chioschi di frutta, in due zone diverse del centro urbano, ma appartenenti alla stessa famiglia di piccoli imprenditori. Anche in quel caso, i vigli del fuoco avevano escluso l’accidentalità dell’evento confermandone l’origine dolosa;

 

Inoltre, molti giornalisti nell’adempimento del loro lavoro, in provincia di Latina, sono spesso fatti oggetto di persecuzioni, intimidazioni, pressioni improprie sino a generare un clima di paura che li espone a continui rischi e pericoli. È eloquente, a tale proposito, quanto di recente sostenuto dal Questore Nicolò D’Angelo, il quale ha affermato: “Se cediamo qui, se il contrasto non sarà abbastanza forte, per la mafia s’aprirà un’autostrada verso Roma”.

 

In questo contesto è fondamentale ricordare quello che accadde il 29 marzo 1995 in provincia di Latina quando venne ucciso il parroco di Borgo Montello, dove ha sede la grande discarica di rifiuti della provincia di Latina e di alcuni Comuni del sud di Roma, Don Cesare Boschin. Il parroco, ottantunenne, fu ucciso in modo barbaro, soffocato con la propria dentiera conficcata nella gola dopo essere stato aggredito selvaggiamente, legato mani e piedi e imbavagliato con il nastro adesivo, con ai suoi piedi un asciugamano sporco del suo sangue. Anomalo risulta ancora il fatto che in seguito all’aggressione violenta nei riguardi di Don Cesare Boschin non furono portati via denari pure presenti nella stanza dell’aggressione ma due agende non più ritrovate: un omicidio condotto con una modalità chiaramente mafiosa, denso di segnali inquietanti e rimasto a tutt’oggi senza movente, autori e mandanti, per il quale anche Don Ciotti, presidente di Libera, ha chiesto la riapertura delle indagini. Non certo un omicidio per rapina, considerando che il portafogli del parroco era ancora intatto vicino al suo corpo con all’interno ben 800mila lire. È con ogni probabilità infatti che la morte dell’anziano parroco sia avvenuta in seguito alle sue denunce relativamente al traffico notturno internazionale di rifiuti tossici che coinvolgevano la discarica, condotto per mezzo delle tristemente note “navi dei veleni”; si ricorda che questi sospetti furono confermati dalle dichiarazioni rese alla magistratura dal pentito Carmine Schiavone;

 

L’esposizione dei Comuni pontini al radicamento delle mafie nel tessuto economico locale e, in alcuni casi, anche politico, denunciato più volte dalle associazioni Legambiente e Libera, richiede un’azione forte che faccia diventare la provincia di Latina un caso e un’emergenza nazionale richiamando gli attori istituzionali nazionali ad un impegno assai maggiore rispetto a quello superficiale e distratto sinora profuso;

 

La pericolosità delle infiltrazioni criminali è confermata anche nella relazione al Parlamento per l’anno 2009 presentata dal Ministro Maroni sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, dove si legge che «l’esame della realtà economica e dei risultati ottenuti dalle locali Forze di Polizia portano a ritenere “a rischio” di infiltrazione mafiosa lo smaltimento dei rifiuti e le costruzioni edili in generale – con specifico riguardo alla movimentazione terra, asfalti, bitumi e cemento. La provincia pontina, inoltre, è interessata dall’operatività di sodalizi criminali capaci di condizionare le procedure amministrative per il rilascio di concessioni ed autorizzazioni nel settore commerciale ed edilizio nonché le gare per l’assegnazione di appalti pubblici»;

 

Si chiede pertanto :

- Se non ritengano opportuno destinare maggiori risorse umane e tecnologiche alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine, per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l’obiettivo della creazione di una Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Latina;

- Se non ritengano necessario attivare un controllo serrato da parte degli organi di vigilanza e controllo sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina e sulla stessa Amministrazione Provinciale, sia sull’azione imprenditoriale condotta dalle numerose cooperative agricole dell’agro pontino, in particolare quelle presenti nei Comuni di Formia, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Latina e sui titolari delle medesime;

- Se non ritengano opportuno prestare particolare attenzione a quanto segnalato soprattutto nei Comuni costieri pontini in merito alla situazione urbanistico-edilizia e per quanto riguarda appalti e subappalti di opere pubbliche.

- Se non ritengano opportuno riaprire le indagini sull’omicidio di Don Cesare Boschin.

 

Roma, 2 agosto 2011

 

On. Ermete Realacci  

 

Dal sito del Senato della Repubblica leggiamo le due seguenti interrogazioni:

1)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

2)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05827 

Atto n. 4-05827

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 628

SIMEONI , VACCIANO , ROMANI Maurizio , MINEO , MUSSINI , BIGNAMI , MASTRANGELI , BENCINI , DE PIETRO , MOLINARI , FUCKSIA - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

a seguito di procedura di gara, il Comune di Formia (Latina) procedeva a affidare alla società Icem Srl, quale ditta aggiudicatrice del bando, i lavori relativi al completamento delle opere riguardanti la banchina del porto, nonché altri interventi di adeguamento e messa in sicurezza della zona portuale, provvedendo altresì alla creazione di un punto di pronto soccorso; lavori prontamente eseguiti e conseguentemente liquidati come si evince dalla determinazione dirigenziale n. 26 del 5 maggio 2013;

a seguito di numerosi articoli apparsi, essenzialmente, sulla stampa locale e testate on line, si è avuto modo di apprendere che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si era interessata alla ditta perché avrebbe impiegato in subappalto mezzi e personale di imprese ritenute vicine alle cosche della ‘ndrangheta crotonese durante i lavori di completamento ed ammodernamento del porto di Caposele, Formia;

ancora, sul quotidiano on line “Il Caffe.tv”, edizione di Anzio e Nettuno, il 19 aprile 2014 sarebbe apparso un articolo dal titolo “Antimafia, la Regione revoca l’appalto a una ditta al lavoro al porto di Anzio”, ove veniva riportata la notizia secondo la quale «a seguito della comunicazione da parte della Prefettura di Roma agli uffici regionali della interdittiva antimafia nei confronti della società Icem Srl, con sede a Minturno in provincia di Latina, aggiudicataria di un appalto per l’affidamento dei lavori per l’antico Porto Neroniano di Anzio, la Direzione regionale Ambiente ha provveduto immediatamente alla predisposizione degli atti necessari alla rescissione del contratto e alla liquidazione dei costi per le opere già eseguite, così come previsto dalla legge in materia»;

orbene, quanto finora esposto non costituirebbe un caso isolato di affidamento da parte dell’amministrazione locale di appalti a ditte considerate contigue, se non appartenenti, ad ambienti della criminalità organizzata. Ed invero, anche un’altra ditta, la Costruzioni generali Cimorelli SpA, già affidataria di lavori dei sistemazione del lungomare di Gianola-Santo Janni, sempre a Formia, per un valore complessivo di 1.167.371,91 euro, sarebbe stata oggetto di indagini da parte della Procura di Campobasso, nonché del Corpo forestale dello Stato. Nell’ambito dell’operazione “Eldorado”, che nel 2008 ha portato a 10 rinvii a giudizio e 5 richieste di misure cautelari, sarebbe finito anche il titolare della ditta, Antonio Cimorelli, indicato anche quale responsabile dei lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Biferno e della diga del Liscione in Molise, il quale sarebbe accusato, insieme ad altri, del reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso, nonché al danno ambientale. Su Cimorelli, inoltre, peserebbe anche l’accusa di furto aggravato per aver venduto clandestinamente, secondo la ricostruzione del Corpo forestale, ad altre ditte tonnellate di materiale inerte di risulta. Infine, la Procura di Campobasso, nel motivare la richiesta di rinvio a giudizio dell’imprenditore intimava «L’azienda dell’imprenditore isernino Cimorelli che subappaltò i lavori di rifacimento degli argini del Biferno deve sospendere l’attività e la partecipazione a gare d’appalto»;

considerato che:

la peculiare penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale del Paese ha reso necessario che l’ordinamento nazionale si dotasse di idonei strumenti volti a contrastarne l’infiltrazione, fornendo, altresì, alle pubbliche amministrazioni adeguate misure perché ne impediscano il coinvolgimento viepiù durante lo svolgimento e l’assegnazione di gare d’appalto e altri affidamenti;

il decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1998, “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”, prevedeva, precipuamente a tale scopo, che, per la stipula di contratti in misura eccedente un determinato valore, le pubbliche amministrazioni, nonché gli enti pubblici e altri soggetti indicati all’art. 1, dovessero previamente acquisire dalla Prefettura territorialmente competente le informazioni necessarie relativamente alle imprese interessate;

laddove dalle verifiche effettuate dal prefetto emergessero elementi tali da indurre a considerare le imprese interessate all’appalto suscettibili di infiltrazioni mafiose, le amministrazioni sarebbero tenute a non procedere alla stipula del contratto;

le disposizioni contenute nel regolamento, così come modificate e trasfuse nel capo II del decreto legislativo n. 159 del 2011, noto quale “codice antimafia”, identificano, invero, all’art. 84, comma 3, l’informativa antimafia anche “nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate”;

l’art. 91 del codice antimafia stabilisce che il prefetto possa desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa, oltre che dai provvedimenti di condanna anche non definitivi per reati strumentali all’attività delle organizzazioni criminali, anche da “concreti elementi da cui risulti che l’attività di impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata” (comma 6);

al comma 7, rinvia ad un apposito regolamento, da adottare con decreto del Ministro dell’interno, l’individuazione delle “diverse tipologie di attività suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa per le quali, in relazione allo specifico settore d’impiego e alle situazioni ambientali che determinano un maggiore rischio di infiltrazione mafiosa, è sempre obbligatoria l’acquisizione della documentazione indipendentemente del valore del contratto, subcontratto, concessione, erogazione o provvedimento di cui all’articolo 67″;

considerato inoltre che:

il Tar Campania, con sentenza n. 10732/2003, rilevante ai fini di quanto esposto, afferma che il documento interdittivo «non deve, evidentemente, fondarsi su prove certe di infiltrazione se non di appartenenza dell’impresa all’organizzazione criminale, prove che, ove sussistenti, fonderebbero procedimenti penali a carico dei soggetti coinvolti ed altri provvedimenti (…), ma è sufficiente che essa ponga a proprio fondamento elementi volti a dimostrare collegamenti tra impresa e mondo criminale»;

nelle motivazioni il Tar Campania sottolinea altresì che tali elementi non debbano caratterizzarsi quali “meri sospetti”, bensì «tali da sorreggere una valutazione che, pur frutto di un apprezzamento latamente discrezionale, risulti non illogica, tale cioè da dimostrare con ragionevolezza il “pericolo” (non la certezza) dell’infiltrazione mafiosa»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda inviare una commissione di accesso, affinché sia appurata la correttezza di tutte le procedure amministrative adottate nel conferimento dell’appalto alla Icem Srl, nonché le motivazioni per le quali la ditta, già destinataria di interdittiva antimafia relativamente ai lavori di rifacimento del porto di Anzio (Roma), non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio relativamente ai lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia;

se intenda, nell’ambito delle proprie attribuzioni, intraprendere qualsivoglia misura, al fine di impedire il reiterarsi di circostanze per le quali soggetti considerati contigui, se non addirittura appartenenti, ad ambienti malavitosi risultino aggiudicatarie di appalti pubblici.

C’é aria “pesante” in provincia di Latina e nel Basso Lazio e tutti i sospetti che noi dell’Associazione Caponnetto avevamo circa le cause che l’hanno determinata stanno piano piano trovando conferme anche attraverso le deposizioni che hanno fatto in queste due ultime settimane il Prefetto e il Questore di Latina in Commissione Parlamentare Antimafia,il primo dichiarando che la Prefettura di Latina NON HA FATTO alcuna interdittiva antimafia ed il secondo che é rimasto vittima di una strana interrogazione parlamentare della quale non si capisce chi ne é stato l’autore o,meglio, chi l’ha redatta,e,poi,ritirata .

Le interrogazioni,poi, che  sono state presentate ieri al Senato e che  abbiamo letto sul sito di questo ci fanno sentire ,se i fatti raccontati verranno confermati,puzza di……..servizi deviati.
Roba da far raggelare !!!!!!
Cominciamo a leggere insieme le interrogazioni di alcuni Senatori presentate ieri 18 maggio:
Dal sito del Senato della Repubblica
1)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05832 

Atto n. 4-05832

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 629

SIMEONI , VACCIANO , FUCKSIA - Ai Ministri dell’interno e della giustizia. - 

Premesso che:

il tema di un presunto negoziato tra apparati dello Stato ed esponenti di primo piano della mafia viene periodicamente ripreso a partire dagli anni ’90, ed ampiamente illustrato nel saggio “L’altra trattativa” di Massimiliano Amato. Invero, tale trattativa sarebbe emersa anche nei verbali recentemente desecretati dalla Camera dei deputati, il 31 ottobre 2015, in merito alle rivelazioni rilasciate dal boss Carmine Schiavone nel 1997;

anche la giornalista, ed ora senatrice, Rosaria Capacchione, in un articolo apparso su “Il Mattino”, avrebbe riportato la notizia dell’avvenuto incontro in una “villa” nelle disponibilità dei servizi segreti a Gaeta (Latina), tra questi ultimi, esponenti di altre istituzioni dello Stato ed appartenenti alla criminalità organizzata. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’epoca coordinata dal procuratore Cafiero De Raho, avrebbe disposto, a seguito della pubblicazione dell’articolo, l’avvio di un’indagine in merito da parte del Ros dei Carabinieri;

invero, nel suo articolo, la Capacchione, il 25 febbraio 2011, denunciava un possibile giro di affari incentrato sulla gestione e smaltimento dei rifiuti nei territori del basso Lazio, nonché di un’inquietante accordo tra Stato e Casalesi, sulla base delle dichiarazioni rese dall’ex sub commissario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi. Questi avrebbe, inoltre, confermato ai pm Federico Cafiero De Raho, Catello Maresca ed Alessandro Milita l’incontro a Gaeta con 3 agenti in forza al Sisde che, nel 2003, lo avrebbero individuato quale loro interlocutore istituzionale per informarsi, altresì, dell’eventuale infiltrazione criminale all’interno della gestione dello smaltimento dei rifiuti;

Facchi avrebbe inoltre riferito che prima di lui altri funzionari e referenti istituzionali della struttura commissariale si sarebbero incontrati con diversi uomini dei servizi segreti, in una circostanza, sembrerebbe anche con Antonio Bassolino: “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”, come riportato da un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2011;

pertanto, stando alle dichiarazioni rese da Facchi, un agente degli apparati di sicurezza, già impiegato in precedenza in uno dei consorzi di bacino del casertano, probabilmente il Ce2 o il Ce4, avrebbe lavorato direttamente nell’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti, durante la gestione Catenacci;

in tale contesto, sarebbero dunque avvenuti almeno 2 incontri tra il reggente del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante. Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto ed ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti, nonché di affidamento di servizi;

ad avvalorare ulteriormente le tesi esposte dall’ex subcommissario, anche alla luce delle dichiarazioni del pentito Schiavone, vi sarebbe un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” del 13 dicembre 2014, ove, sotto il titolo “Mafia Capitale e la palude di Latina: tra omertà e minacce, indagare non si può″, veniva riportata l’audizione del magistrato Michele Prestipino presso la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, nella quale egli evidenzia le difficoltà riscontrate nel prosieguo di indagini rispetto al fenomeno mafioso locale, anche in virtù della presenza di taluni oscuri personaggi che sarebbero stati in possesso di intercettazioni secretate, millantando, forse, una presunta appartenenza ad organismi dei servizi segreti;

ancora, la Procura distrettuale antimafia di Roma, nella relazione del 2009, sottolineava la parcellizzazione delle indagini afferenti ai fatti criminosi che interessavano tutte le province del basso Lazio, impedendo, in tal modo, di fatto, l’acquisizione di elementi che indicassero incontrovertibilmente la presenza della criminalità organizzata sul territorio, favorendone, contestualmente, il progressivo radicamento. Ed invero, come si legge nel documento, la Procura distrettuale sottolinea come “appare utile realizzare un efficace coordinamento con le Procure circondariali, soprattutto Latina e Frosinone. Gravi episodi – gambizzazioni, incendi, attentati – si realizzano infatti quasi quotidianamente in quei territori, ma vengono rubricati, e trattati, come fatti di criminalità comune”;

in merito alla sistematica derubricazione presso la Procura di Latina dei reati associativi di stampo mafioso, in ordine, specialmente, al mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni del clan ‘ndranghetista dei Tripodo, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Diana De Martino e Francesco Curcio, si sarebbero espressi, secondo quanto risulta agli interroganti, nell’ambito dell’inchiesta da loro condotta a proposito della Procura di Latina, in termini molto duri, arrivando a sostenere che nella maggioranza dei casi le diverse autorità giudiziarie di detto distretto avrebbero proceduto alla derubricazione dei reati oggetto di indagine, da delitti connotati dallo stampo mafioso a fatti di comune criminalità;

considerato che:

a parere degli interroganti, ferma restando l’intenzione di non entrare nel merito di procedimenti in corso presso la Procura di Latina nell’ambito del “sistema Sperlonga”, desta preoccupazione, sulla base di quanto si è avuto modo di apprendere in particolare dalla stampa locale, la constatazione che plurime ipotesi di reato quali abusi edilizi, lottizzazioni abusive, illeciti della pubblica amministrazione continuino ad essere perseguiti quali reati comuni ed analizzati singolarmente, invece di essere inquadrati in un più ampio sistema criminale, ormai organico sul territorio;

l’estensione di tale sistema criminale, peraltro, starebbe drammaticamente interessando l’intera regione del basso Lazio, comprendendo anche la zona turistica a nord di Sperlonga nota come “Salto di Fondi”, tanto è vero che, nel corso degli anni, si assisterebbe sempre più frequentemente, come puntualmente riportato da numerosi articoli di stampa, avvalorati dalle ripetute dichiarazioni pubbliche di amministratori e politici locali, all’acquisto di ingenti appezzamenti di terreno da parte di cittadini campani non di rado aggravati da precedenti penali, anche di natura mafiosa, ove sorgerebbero, tra l’altro, lussuosi agriturismi, assiduamente frequentati sia da politici locali e nazionali sia da ex generali e magistrati. Tali frequentazioni ingenerano negli interroganti forti perplessità, in particolare stante la presenza di soggetti di cui si ipotizza l’appartenenza a clan camorristi, nello specifico dei clan Gaglione-Moccia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano, nell’ambito delle rispettive competenze, intraprendere idonee iniziative, affinché siano condotte indagini approfondite al fine di verificarne la veridicità;

se non intendano disporre l’invio di commissari ministeriali, al fine di verificare la presunta esistenza, sul territorio delle province di Latina e Frosinone, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività istituzionale;

se, in virtù delle dichiarazioni rese dal magistrato Prestipino, dall’ex subcommissario Facchi e dal pentito Schiavone, nonché sulla base della relazione della Procura distrettuale antimafia di Roma, il Ministro della giustizia non ritenga necessario attivare procedure ispettive o di verifica, nonché, qualora sussistessero gli estremi e nei limiti delle proprie competenze, proposte disciplinari a carico della Procura di Latina, con particolare riguardo alle presunte e indebite derubricazioni o parcellizzazioni di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia verificatesi presso gli uffici giudiziari pontini.

2)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05827 

Atto n. 4-05827

Pubblicato il 18 maggio 2016, nella seduta n. 628

SIMEONI , VACCIANO , ROMANI Maurizio , MINEO , MUSSINI , BIGNAMI , MASTRANGELI , BENCINI , DE PIETRO , MOLINARI , FUCKSIA - Al Ministro dell’interno. - 

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

a seguito di procedura di gara, il Comune di Formia (Latina) procedeva a affidare alla società Icem Srl, quale ditta aggiudicatrice del bando, i lavori relativi al completamento delle opere riguardanti la banchina del porto, nonché altri interventi di adeguamento e messa in sicurezza della zona portuale, provvedendo altresì alla creazione di un punto di pronto soccorso; lavori prontamente eseguiti e conseguentemente liquidati come si evince dalla determinazione dirigenziale n. 26 del 5 maggio 2013;

a seguito di numerosi articoli apparsi, essenzialmente, sulla stampa locale e testate on line, si è avuto modo di apprendere che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si era interessata alla ditta perché avrebbe impiegato in subappalto mezzi e personale di imprese ritenute vicine alle cosche della ‘ndrangheta crotonese durante i lavori di completamento ed ammodernamento del porto di Caposele, Formia;

ancora, sul quotidiano on line “Il Caffe.tv”, edizione di Anzio e Nettuno, il 19 aprile 2014 sarebbe apparso un articolo dal titolo “Antimafia, la Regione revoca l’appalto a una ditta al lavoro al porto di Anzio”, ove veniva riportata la notizia secondo la quale «a seguito della comunicazione da parte della Prefettura di Roma agli uffici regionali della interdittiva antimafia nei confronti della società Icem Srl, con sede a Minturno in provincia di Latina, aggiudicataria di un appalto per l’affidamento dei lavori per l’antico Porto Neroniano di Anzio, la Direzione regionale Ambiente ha provveduto immediatamente alla predisposizione degli atti necessari alla rescissione del contratto e alla liquidazione dei costi per le opere già eseguite, così come previsto dalla legge in materia»;

orbene, quanto finora esposto non costituirebbe un caso isolato di affidamento da parte dell’amministrazione locale di appalti a ditte considerate contigue, se non appartenenti, ad ambienti della criminalità organizzata. Ed invero, anche un’altra ditta, la Costruzioni generali Cimorelli SpA, già affidataria di lavori dei sistemazione del lungomare di Gianola-Santo Janni, sempre a Formia, per un valore complessivo di 1.167.371,91 euro, sarebbe stata oggetto di indagini da parte della Procura di Campobasso, nonché del Corpo forestale dello Stato. Nell’ambito dell’operazione “Eldorado”, che nel 2008 ha portato a 10 rinvii a giudizio e 5 richieste di misure cautelari, sarebbe finito anche il titolare della ditta, Antonio Cimorelli, indicato anche quale responsabile dei lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Biferno e della diga del Liscione in Molise, il quale sarebbe accusato, insieme ad altri, del reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso, nonché al danno ambientale. Su Cimorelli, inoltre, peserebbe anche l’accusa di furto aggravato per aver venduto clandestinamente, secondo la ricostruzione del Corpo forestale, ad altre ditte tonnellate di materiale inerte di risulta. Infine, la Procura di Campobasso, nel motivare la richiesta di rinvio a giudizio dell’imprenditore intimava «L’azienda dell’imprenditore isernino Cimorelli che subappaltò i lavori di rifacimento degli argini del Biferno deve sospendere l’attività e la partecipazione a gare d’appalto»;

considerato che:

la peculiare penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale del Paese ha reso necessario che l’ordinamento nazionale si dotasse di idonei strumenti volti a contrastarne l’infiltrazione, fornendo, altresì, alle pubbliche amministrazioni adeguate misure perché ne impediscano il coinvolgimento viepiù durante lo svolgimento e l’assegnazione di gare d’appalto e altri affidamenti;

il decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1998, “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia”, prevedeva, precipuamente a tale scopo, che, per la stipula di contratti in misura eccedente un determinato valore, le pubbliche amministrazioni, nonché gli enti pubblici e altri soggetti indicati all’art. 1, dovessero previamente acquisire dalla Prefettura territorialmente competente le informazioni necessarie relativamente alle imprese interessate;

laddove dalle verifiche effettuate dal prefetto emergessero elementi tali da indurre a considerare le imprese interessate all’appalto suscettibili di infiltrazioni mafiose, le amministrazioni sarebbero tenute a non procedere alla stipula del contratto;

le disposizioni contenute nel regolamento, così come modificate e trasfuse nel capo II del decreto legislativo n. 159 del 2011, noto quale “codice antimafia”, identificano, invero, all’art. 84, comma 3, l’informativa antimafia anche “nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate”;

l’art. 91 del codice antimafia stabilisce che il prefetto possa desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa, oltre che dai provvedimenti di condanna anche non definitivi per reati strumentali all’attività delle organizzazioni criminali, anche da “concreti elementi da cui risulti che l’attività di impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata” (comma 6);

al comma 7, rinvia ad un apposito regolamento, da adottare con decreto del Ministro dell’interno, l’individuazione delle “diverse tipologie di attività suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa per le quali, in relazione allo specifico settore d’impiego e alle situazioni ambientali che determinano un maggiore rischio di infiltrazione mafiosa, è sempre obbligatoria l’acquisizione della documentazione indipendentemente del valore del contratto, subcontratto, concessione, erogazione o provvedimento di cui all’articolo 67″;

considerato inoltre che:

il Tar Campania, con sentenza n. 10732/2003, rilevante ai fini di quanto esposto, afferma che il documento interdittivo «non deve, evidentemente, fondarsi su prove certe di infiltrazione se non di appartenenza dell’impresa all’organizzazione criminale, prove che, ove sussistenti, fonderebbero procedimenti penali a carico dei soggetti coinvolti ed altri provvedimenti (…), ma è sufficiente che essa ponga a proprio fondamento elementi volti a dimostrare collegamenti tra impresa e mondo criminale»;

nelle motivazioni il Tar Campania sottolinea altresì che tali elementi non debbano caratterizzarsi quali “meri sospetti”, bensì «tali da sorreggere una valutazione che, pur frutto di un apprezzamento latamente discrezionale, risulti non illogica, tale cioè da dimostrare con ragionevolezza il “pericolo” (non la certezza) dell’infiltrazione mafiosa»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda inviare una commissione di accesso, affinché sia appurata la correttezza di tutte le procedure amministrative adottate nel conferimento dell’appalto alla Icem Srl, nonché le motivazioni per le quali la ditta, già destinataria di interdittiva antimafia relativamente ai lavori di rifacimento del porto di Anzio (Roma), non sia stata interessata da alcun provvedimento prefettizio relativamente ai lavori di completamento e ammodernamento della darsena del porto di Formia;

se intenda, nell’ambito delle proprie attribuzioni, intraprendere qualsivoglia misura, al fine di impedire il reiterarsi di circostanze per le quali soggetti considerati contigui, se non addirittura appartenenti, ad ambienti malavitosi risultino aggiudicatarie di appalti pubblici.”

Fin qui le interrogazioni al Senato.Ma quello che fa agghiacciare é anche la risposta candida e secca  fornita dal Prefetto di Latina che ,a domanda di un Commissario di detta Commissione che gli chiedeva quante interdittive antimafia  la Prefettura di Latina ha emesso , ha risposto “  NESSUNA”.

Tale risposta fa,ovviamente,comprendere che IN PROVINCIA DI LATINA NON SI FA PREVENZIONE ANTIMAFIA.

Punto!

Più chiaro di così !!!!!!!!

Non fare prevenzione antimafia significa  che NON SI FANNO INDAGINI CHE RIGUARDANO LE MAFIE !!!!!!!!!!!!!

Perché ???????????????????????????

E’ esattamente quello che  stiamo gridando  da 15 anni  in qua noi dell’Associazione Caponnetto e la conferma della giustezza delle nostre affermazioni viene  da quanto é successo con il “caso Fondi”,sempre in provincia di Latina, per il quale l’unico Prefetto di Latina – Bruno Frattasi -  che voleva fare il proprio dovere é stato subito rimosso e trasferito.

Un pò come é capitato  da poco all’attuale Prefetto di Isernia trasferito immediatamente  dalla Sicilia perché ha toccato quello che non doveva essere toccato !!!!!!!………………

A questo punto c’é da domandarsi : DOVE E’ LO STATO ????????????????????

La risposta a tale domanda é semplice : LO STATO NON C’E’ PIU’,almeno in provincia di Latina e nel Basso Lazio !!!!!!!!………………………………………..

In questi giorni il Segretario Nazionale dell’Associazione Caponnetto,insieme al Prof.Alfredo Galasso ed all’Onorevole Massimiliamo Bernini del M5S,senza ancora sapere  delle due interrogazioni che sopra riportiamo,si é recato nella Capitale per esporre alcune situazioni  riguardanti sempre il Lazio a chi di dovere.

Aspettiamo ora gli eventi.

Ma con un avvertimento:non ci fermeremo qua.Questo se lo mettano ben in testa una buona volta per sempre Ministro dell’Interno;prefetto di Latina e quanti altri !!!!!!

                                                                                                                                                                          Associazione A.Caponnetto

Siamo nel 2006 e già,come risulta da questa interrogazione degli onorevoli Amici e Leoni dei ds e dalla risposta del vice ministro degli interni Minniti,la situazione in provincia di Latina e nel Basso Lazio era grave.Oggi,a dieci anni di distanza,tale situazione è diventata gravissima al punto da trovarci di fronte ad una vera e propria occupazione del territorio pontino da parte delle organizzazioni criminali.Questo per colpa di una comunità per lo più vile, omertosa e spesso connivente con le mafie e la cui condotta é improntata al principio ,come giustamente ha sottolineato Palladino in un suo servizio,del “magna e tasi”(mangia e taci) ,ma soprattutto di una politica,fatta qualche eccezione,e di parte delle istituzioni colluse ,come hanno dimostrato le inchieste “ Formia Connection” a Formia e “Damasco” a Fondi.Dopo quanto emerge attraverso la risposta dell’allora V.Ministro degli Interni Minniti,oggi responsabile politico dei Servizi alla Presidenza del Consiglio,si parla di un vero e proprio “patto” che sarebbe stato stipulato fra camorra e parti dello Stato in una “villa di Gaeta”,città del Basso Lazio e sempre in provincia di Latina,che sarebbe una base operativa dei Servizi,ai tempi dell ‘emergenza della “munnezza” in Campania.In base a tale “patto” sarebbe stata,secondo alcuni organi di stampa campani ,garantita alla camorra una sorta di profilo basso nell’azione repressiva dello Stato una certa “impunità” in virtù della quale é stato consentito che il Basso Lazio e,in particolare,la provincia di Latina, diventassero una parte della “provincia di Casale”( di Casal di Principe,cioé).Dopo quello di Palermo con Cosa Nostra,un secondo patto Stato-mafia a Gaeta ??????????????? Lo sforzo dell’Associazione Caponnetto tende a far luce sull’esistenza o meno di tale “patto” e di eventuali gruppi di regia e di sostegno di esso perché ,se si riuscisse ad avere conferma,si avrebbe la risposta ai tanti interrogativi circa l’inefficacia dell’azione svolta finora dagli organi dello Stato,circa i veri motivi che hanno portato alla rimozione di un Prefetto di Latina dello spessore di Bruno Frattasi che stava diligentemente facendo il suo dovere,alla mancanza di interdittive antimafia ecc..Appare sempre più chiaro che la vera lotta alle mafie non va fatta né a Palermo,nè a Gaeta,né a Canicatti,ma a livelli più alti.

Atto Camera 

Interrogazione a risposta scritta 4-00807
presentata da
CARLO LEONI
mercoledì 2 agosto 2006 nella seduta n.036

LEONI e AMICI. - 

Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia.

- Per sapere – premesso che:

nella provincia di Latina, secondo quanto emerso nelle relazioni semestrali al parlamento presentate dalla Direzione investigativa antimafia e secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare antimafia, operano agguerrite consorterie mafiose quali il clan Bardellino, attivo nelle zone di Formia e il clan dei casalesi presente in tutta la provincia;

la relazione conclusiva di minoranza della commissione parlamentare antimafia nella precedente legislatura afferma: «A Fondi, Formia e Gaeta, si è registrata la presenza di nuclei affiliati ad organizzazioni campane e calabresi attivi nel traffico di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio: i gruppi familiari Bardellino e Tripodo, i casalesi, i clan casertani Iovine, Schiavone e La Torre. Le loro attività illecite nel corso degli anni hanno provocato il progressivo inquinamento del tessuto sociale. Sono stati riscontrati tentativi di condizionare consultazioni elettorali nelle zone di infiltrazioni in settori della pubblica amministrazione»;

il 24 agosto 2004 un ordigno artigianale danneggiava gravemente il cancello della villetta del consigliere comunale di Forza Italia di Formia (già candidato alla carica di sindaco di Formia) nonché capo di gabinetto del presidente della provincia di Latina Armando Cusani;

il 22 novembre 2004 la Polizia di Stato eseguiva diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti vicini al clan Bardellino, si trattava dell’operazione «Formia Connection»;

tra gli arrestati risultava Giovanni Luglio – secondo quanto pubblicato da Il Messaggero del 23 novembre 2004 – candidato per An al consiglio comunale di Formia;

nell’ambito della suddetta indagine venivano perquisite le abitazioni di alcuni esponenti politici tra i quali spiccavano – secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia del 23 novembre 2004 – l’assessore provinciale di Latina Silvio D’Arco – delegato alle attività produttive – e appartenente al Nuovo Psi e il consigliere comunale di Minturno Maurizio Faticoni;

il 25 novembre 2004 il quotidiano Latina Oggi pubblicava la notizia relativa ad un sms intercettato il 3 giugno 2004 – proveniente dal cellulare di Massimo Giovanchelli, attuale assessore provinciale all’ambiente di Latina, indirizzato a Giovanni Luglio arrestato nell’ambito dell’indagine «Formia Connection» per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione;

il 17 gennaio 2005 il ROS dell’Arma provvedeva ad eseguire un imponente sequestro a carico del clan Bardellino nel Lazio ed in altre regioni;

secondo quanto pubblicato sul La Provincia il 23 novembre del 2004 anche la procura distrettuale antimafia della capitale avrebbe aperto un fascicolo sulle vicende connesse all’operazione «Formia Connection»;

il 5 ottobre 2005 Angelo Bardellino secondo quanto pubblicato da Il Mattino di Caserta veniva rinviato a giudizio per estorsione aggravata;

lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno per accertato condizionamento mafioso, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2005, ha confermato come la criminalità organizzata nel Lazio si sia già infiltrata in una amministrazione locale -:

se i Ministri competenti siano a conoscenza dei fatti suesposti;

quali misure il Governo intenda adottare per contrastare l’espandersi delle iniziative criminali di stampo mafioso nel territorio di Latina. (4-00807)

Atto Camera 

Risposta scritta pubblicata venerdì 16 marzo 2007
nell’allegato B della seduta n. 128
All’Interrogazione 4-00807 presentata da
LEONI

Risposta. - La situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia di Latina presenta aspetti peculiari, in quanto il territorio è contraddistinto dalla compresenza, su quattro aree con marcate differenze socio-economiche, di organizzazioni criminali di differente origine:  

il Sud-Pontino, specie Formia e Gaeta, è caratterizzato da significative presenze di elementi legati ai vari gruppi della camorra campana, specie del clan dei «Casalesi» (Bardellino, La Torre, Moccia, ex Clan Alfieri);

l’area di Fondi, con uno dei mercati ortofrutticoli più grandi d’Europa, vede la presenza di famiglie legate alle cosche della ‘ndrangheta calabrese (Tripodo, Garruzzo, Bellocco, Pesce);

l’area di Latina è segnata da elementi di etnia zingara, radicati sul territorio e dediti all’usura, oltre che da elementi campani legati a clan d’oltre Garigliano;

l’area di Aprilia, che ha raggiunto in pochi anni i 60.000 abitanti, presenta elementi legati alla criminalità calabrese (famiglia Alvaro), esponenti della famiglia Olzai, pastori sardi notoriamente dediti ai sequestri di persona e delle famiglie Montenero e Tassone, legate al traffico di stupefacenti.
Quanto sopra è dovuto da un lato alla posizione geografica della provincia pontina, confinante a nord con la malavita romana e a sud con aree dove operano clan della camorra campana, dall’altro a una applicazione eccessiva delle misure di prevenzione dell’obbligo di soggiorno, non adeguatamente valutata all’epoca.
Ciò ha comportato, nel corso degli anni ’60 e ’70, l’indesiderato radicamento di famiglie malavitose di origine campana, calabrese e siciliana, che, sicuramente attratte dalla florida economia locale, ne hanno inquinato il tessuto con l’acquisizione di terreni, fabbricati, esercizi pubblici e, in genere, con l’impiego di capitali di provenienza illecita.
Recentemente, le aggiornate finalità illecite della criminalità organizzata si esprimono con forme di intervento meno visibile, ma comunque non meno pericolose, quali la pratica estorsiva, principale mezzo per condizionare le attività economiche.
Solo a partire dagli anni ’80, l’azione di contrasto delle forze dell’ordine ai pressanti tentativi di penetrazione della malavita organizzata nei diversi settori produttivi è andata sempre più affinando, attraverso l’attivazione di strumenti e modalità operative sempre più incisive ed efficaci.
In particolare, si è cercato di coinvolgere, a livello di proficuo scambio informativo, le forze produttive e gli enti pubblici territoriali. Si è giunti a poter monitorare l’acquisizione di residenze, il rilascio e/o la voltura di autorizzazioni, di concessioni edilizie, di licenze, l’acquisizione di beni ed esercizi pubblici, nonché gli appalti pubblici.
Infine, si è data attiva promozione alle misure di prevenzione patrimoniali – rivelatesi uno strumento particolarmente efficace per colpire i profitti della criminalità organizzata – quali i sequestri, con successiva confisca ed utilizzo a fini sociali, di beni immobili in Aprilia, Cisterna, San Felice Circeo, Gaeta e Formia.
Le forze di polizia, costantemente impegnate nell’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità, hanno effettuato complesse indagini che hanno consentito numerosi arresti, anche di esponenti di spicco della malavita associata.
Tra le più importanti operazioni si ricordano:

l’operazione «Formia Connection», compiuta nel novembre del 2004, da personale della Squadra mobile di Latina e del Commissariato di Formia, con l’esecuzione di una misura cautelare in carcere a carico di 4 soggetti appartenenti al clan camorristico «Bardellino»;

l’operazione «Baldascini» portata a termine nel febbraio del 2005 dalla Squadra mobile della Questura di Latina, con l’arresto di due esponenti di assoluto rilievo dell’omonima famiglia da anni residente a Latina e legata al clan camorristico dei «Casalesi»;

l’operazione «M.O.F.», compiuta nel febbraio 2006 nell’ambito di un’indagine finalizzata al contrasto dell’infiltrazione mafiosa all’interno del Mercato ortofrutticolo di Fondi. Nel corso di tale operazione la Squadra mobile della Questura di Latina, con l’esecuzione di 8 misure cautelari in carcere, ha disarticolato un’organizzazione criminale dedita alla consumazione di gravi reati contro la persona ed il patrimonio. Il sodalizio, capeggiato dalla famiglia d’Alterio, titolare dell’omonima ditta di autotrasporti, con sede a Fondi (Latina), era riuscito ad imporre un regime di monopolio per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli destinati al nord Italia.
Quanto alla presenza delle forze di polizia nella provincia di Latina, si rappresenta che la locale Questura e i Commissariati distaccati dispongono complessivamente – alla data del 1o settembre scorso – di 448 unità di personale dei ruoli operativi, con un lieve incremento rispetto alla previsione organica. Sono inoltre presenti 31 operatori di polizia appartenenti ai ruoli del personale che espleta attività tecnica e scientifica, nonché 51 appartenenti all’Amministrazione civile dell’interno che, per le esigenze di supporto logistico e amministrativo, contribuiscono alla funzionalità delle strutture.
Oltre che nel periodo estivo, la Questura di Latina si avvale del supporto reso dal Reparto prevenzione crimine Lazio, che, solo nei primi nove mesi del 2006, ha fornito ben 320 pattuglie, per un totale di 960 operatori.
Il Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, da cui dipendono 5 compagnie e 35 stazioni, ha una forza effettiva di 716 militari, superiore di 82 unità rispetto alla previsione organica.
I servizi preventivi vengono integrati con l’impiego di 10 unità della Compagnia d’intervento operativo dell’8o battaglione Carabinieri «Lazio» che, grazie al particolare addestramento del personale e alla cospicua dotazione di mezzi e materiali, permette di fronteggiare particolari esigenze di controllo straordinario del territorio.
Il Comando provinciale della Guardia di Finanza, può contare su 345 militari, che per le esigenze di contrasto alla criminalità organizzata operano con il supporto del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia tributaria di Roma.
Come si evince dai predetti dati, il dispositivo delle forze di polizia presente nella provincia di Latina risulta, nel complesso, adeguato e tale da non richiedere ulteriori incrementi.
Al momento, pur non ravvisandosi per lo stesso motivo la necessità della istituzione di una apposita sezione operativa della Direzione investigativa antimafia, si assicura l’interrogante che permane a livelli elevati l’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità da parte delle forze di polizia presenti sul territorio.

Il Viceministro dell’interno: Marco Minniti.

Per far ben comprendere la situazione esistente nel Basso Lazio – ed in particolare in provincia di Latina – riteniamo utile ripubblicare l’interrogazione presentata alla Camera dall’On.Andrea Colletti.A questa interrogazione del 4.7.2013,benché sollecitata per ben due volte – il 23.4.2014 ed il 14.10.2014 – il Ministro degli Interni ,delegato dal Governo a rispondere,NON ha mai fatto pervenire alcuna risposta.E poi dicono di ………………fare la lotta alla mafia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

AT TO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01155

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 46 del 04/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: COLLETTI ANDREA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 04/07/2013

 

Destinatari

Ministero destinatario:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

>MINISTERO DELL’INTERNO

>MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega

Delegato a rispondere

Data delega

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

04/07/2013

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 11/07/2013

Stato iter: 

IN CORSO

Fasi iter:

SOLLECITO IL 23/04/2014

SOLLECITO IL 14/10/2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01155

presentato da

COLLETTI Andrea

testo di

Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale;
in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale;
in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clanCava/Schiavone a Sabaudia;
si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita;
l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti;
sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procure  di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»);
vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino;
il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –:
se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza;
se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata;
se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro;
se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

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