Interrogazioni

In provincia di Latina apparati dello Stato inadeguati sul versante della lotta alle mafie. Occorre un cambiamento radicale di uomini e strategie se si vuole seriamente cominciare a combattere le mafie ormai infiltrate anche nella politica e nelle istituzioni. La Commissione Parlamentare antimafia ha annunciato ora che i buoi sono scappati dalle stalle e che ormai le mafie sono diventate padrone quasi di tutto il suo proposito di andare in provincia di Latina. Cosa va a fare? a certificare il fallimento dello Stato e ad individuare e chiedere di punire i responsabili che hanno determinato la situazione critica nella quale una classe politica ed amministrativa – ed anche giudiziaria per quanto riguarda la vecchia Procura della Repubblica – ha brillato e brilla per la sua insignificanza e la sua inerzia? o a fare la solita, inconcludente passerella???

SUD PONTINO SOTTO IL TALLONE DI CAMORRA E NDRANGHETA MENTRE LO STATO CONTINUA A RESTARE INERTE MANTENENDO APPARATIVI INVESTIGATIVI E GIUDIZIARI LOCALI INADEGUATI PER NON PARLARE DELLA PREFETTURA DI LATINA DELLA QUALE NON SI AVVERTE NEMMENO L’ESISTENZA PER QUANTO RIGUARDA L’AZIONE DI CONTRASTO ALLE MAFIE.
NON SI EMETTONO INTERDITTIVE ANTIMAFIA A CARICO DI DITTE SOSPETTE, NON SI FANNO INDAGINI DI NATURA ECONOMICA E PARTRIMONIALE SUI CAPITALI IMPIEGATI.
SI DEVE SOLAMENTE ALL’INIZIATIVA DI ALCUNE PROCURE, PREFETTURE E FORZE DELL’ORDINE DI FUORI PROVINCIA DI LATINA SE SI E’ PROMOSSA QUALCHE AZIONE CONTRO LE MAFIE IN PROVINCIA DI LATINA, MA IL GOVERNO RESTA SEMPRE INERTE E SORDO ANCHE RISPETTO ALLE INTERROGAZIONI E PROPOSTE CHE ASSOCIAZIONI COME LA CAPONNETTO E PARLAMENTARI DEL M5S, COME IN QUESTO CASO, GLI RIVOLGONO.

Interrogazione a risposta scritta 4-01155
presentato da
COLLETTI Andrea
testo di
Giovedì 4 luglio 2013, seduta n.46

COLLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: da anni si assiste in tutta la zona del Sud Pontino (Formia, Fondi, Sabaudia, Gaeta e dintorni) al dilagare di fenomeni speculativi che hanno consentito una cementificazione selvaggia e frequenti fenomeni di abusivismo agevolati dalle connessioni tra politica ed imprenditoria locale; in questo intreccio hanno trovato e trovano terreno fertile le organizzazioni affaristico/malavitose campane e calabresi interessate ad investire ingenti capitali di provenienza illecita nel settore edile ed in quello turistico/commerciale; in particolare, il territorio pontino è infestato da pericolosi clan criminali come i Bardellino, Esposito/Giuliano, Mallardo, Moccia, Casalesi, Bidognetti e Fabbrocino a Formia, il clan Nuvoletta di Cosa Nostra nella zona portuale di Gaeta, il clan Schiavone/Mallardo della ’Ndrangheta a Fondi, i clan Mallardo, Fabbrocino e Schiavone a Itri e il clan Cava/Schiavone a Sabaudia; si è dimostrata priva di efficacia l’opera di contrasto da parte delle forze dell’ordine locali, mal distribuite sul territorio ed impreparate a svolgere indagini patrimoniali per aggredire i capitali di origine illecita; l’esistenza di due commissariati di polizia tra Formia e Gaeta, ad esempio, ha portato ad uno spreco di uomini e risorse che si potrebbero evitare istituendo – come proposto dall’Associazione Caponnetto – un unico distretto dotato di un’apposita squadra di polizia giudiziaria che consenta di aumentare i controlli sul territorio e contrastare il traffico di capitali illeciti; sarebbe anche utile affiancare alla direzione distrettuale Antimafia (DDA) di Roma le procedure di Latina e Cassino dotandole della delega alle indagini ex articolo 51 comma 3-bis del Codice di procedura penale per la persecuzione dei reati di cui all’articolo 416-bis del Codice penale («Associazione di tipo mafioso»); vi sono infatti i presupposti perché si scateni a Formia una guerra di camorra tra i clan Esposito/Giuliano o Bardellino, entrati in conflitto per motivi legati ad interessi economici concorrenti ed al massiccio traffico di stupefacenti praticato da entrambi nel Sud Pontino; il rischio di una escalation di atti di violenza è molto elevato, come lasciano presagire le risse e gli avvertimenti di stile camorristico susseguitisi nelle ultime settimane di fronte ad alcuni bar della città, come riportato dalla stampa locale –: se i Ministri, per quanto di propria competenza, intendono adottare con urgenza ogni misura di polizia idonea a prevenire un’eventuale guerra di camorra nella città di Formia e, più in generale, nel Sud Pontino, anche attraverso l’avvio di verifiche patrimoniali a tappeto e con l’ausilio di reparti
specializzati quali i gruppi di investigazione sulla Criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza; se il Ministro dell’interno ritenga di approfondire la proposta dell’associazione Caponnetto circa la creazione di un unico distretto di polizia nel Golfo di Gaeta che unifichi le funzioni dei due commissariati attualmente esistenti per contrastare più efficacemente la criminalità organizzata; se siano state avviate indagini in merito alle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Itri e di quelle relative alla fascia costiera del comune di Fondi dagli anni 90 ad oggi, con riferimento di reati di riciclaggio e di intestazione fittizia di beni messi in passato sotto sequestro; se sia nelle intenzioni del Ministro della giustizia sostenere con vigore l’estensione della delega alle procure di Latina e Cassino, ex articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale, per la persecuzione dei reati di mafia. (4-01155)

L’Associazione Caponnetto si è costituita parte civile nel processo contro la cosiddetta mafia di Ostia. Interrogazione al Ministro degli Interni

L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO SI E’ COSTITUITA

PARTE CIVILE NEL PROCESSO A ROMA CONTRO

LA COSIDDETTA MAFIA DI OSTIA TRAMITE LO

STUDIO DEL PROF. ALFREDO GALASSO.

 

Interrogazione a risposta scritta 4-05108

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Mercoledì 11 giugno 2014, seduta n.243

CRISTIAN IANNUZZI, TOFALO, SPESSOTTO, LOMBARDI, DAGA e NICOLA

BIANCHI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

negli ultimi 20 anni sul territorio romano di Ostia si sono registrati gravissimi omicidi

riconducibili all’egemonia di clan mafiosi insediatisi sul luogo; di particolare rilevanza è

stato l’omicidio nell’ottobre del 2002, avvenuto in pieno giorno, di Paolo Frau,

esponente di spicco della Banda della Magliana;

a seguito di detto omicidio, la direzione distrettuale antimafia di Roma delegava allo

svolgimento delle indagini l’ufficio di polizia giudiziaria dell’aeroporto di Fiumicino e la

squadra mobile della questura di Roma, che costituiva un pool di indagine ad hoc;

le numerose informative trasmesse all’autorità giudiziaria nell’ambito di tali indagini

evidenziarono l’esistenza di un sodalizio criminoso finalizzato al traffico internazionale

di stupefacenti e al riciclaggio di denaro, facente capo nel sud Italia, e in particolare

nel lido di Ostia, ai fratelli Vito e Vincenzo Triassi, rappresentanti in loco del clan

Cuntrera-Caruana-Caldarella, e in Sudamerica ai noti latitanti Vito Genco e Santo

nonostante i brillanti risultati investigativi raggiunti, inspiegabilmente l’attività di

indagine condotta dalla squadra mobile di Roma veniva interrotta ed

il pool investigativo smembrato; le deleghe di indagine conferite dall’autorità

giudiziaria agli ispettori Gaetano Pascale e Piero Fierro per recarsi in Brasile e

Costarica ad approfondire i legami criminali emersi tra Italia e Sudamerica non furono

mai eseguite; gli stessi furono dapprima rimossi dalle indagini e poi accusati da un

esposto anonimo di aver sottratto soldi dell’erario, accuse rivelatisi del tutto infondate;

i risultati investigativi ottenuti nel 2003 hanno trovato conferma solo dopo più di 10

anni, a seguito delle operazioni «Nuova Alba» del luglio 2013 e «Tramonto» dell’aprile

2014, con cui la squadra mobile di Roma e la Guardia di finanza hanno eseguito oltre

60 arresti nei confronti di personaggi ritenuti responsabili di associazione per

delinquere di tipo mafioso ai sensi dell’articolo 416-bis del codice penale, oltre ad aver

sequestrato beni per un valore di circa 6 milioni di euro;

inoltre nell’aprile 2014 è stato catturato in Venezuela, dopo 20 anni di latitanza, Vito

Genco, quando la sua presenza in Sudamerica e il suo ruolo attivo

nell’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti era nota già dal 2002;

buona parte dei personaggi indicati nelle ordinanze emesse dalla procura di Roma

(tra cui i fratelli Triassi, indicati quali veri e propri referenti sul territorio del clan

mafioso Cuntrera-Caruana) erano stati già ben individuati e riferiti in specifiche

informative dal pool che dieci anni prima fu smantellato perché ritenuto improduttivo –

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti, come esposti in premessa e se risultino agli

atti i motivi che abbiano determinato lo smantellamento del pool istituito presso la

questura di Roma. (4-05108)

INTANTO ABBIAMO APPRESO CON PIACERE CHE

PRESENTATO UN’INTERROGAZIONE AL

MINISTRO DEGLI INTERNI PER ATTIRARE

L’ATTENZIONE SULLA DRAMMATICA SITUAZIONE

CRIMINALE ESISTENTE AD OSTIA E SUL

UN GRUPPO DI DEPUTATI DEL M5S HA

LITORALE A SUD DELLA CAPITALE.

BENE COSI’, PIU’ SE NE PARLA E PIU’ LE

ISTITUZIONI E LA POLITICA SI VEDONO

COSTRETTE AD INTERVENIRE METTENDO FINE A

DECENNI DI SILENZI ED INERZIA, PER NON DIRE

ALTRO.

OSTIA CRIMINALE: INTERROGAZIONE M5S

Roma13 giu – “Negli ultimi 20 anni sul territorio romano di Ostia si sono registrati gravissimi omicidi riconducibili all’egemonia di clan mafiosi insediatisi sul luogo, tra cui nell’ottobredel 2002 quello di Paolo Frau, esponente di spicco della Banda della Magliana”. Ciò è quanto dichiara il deputato del Movimento 5 Stelle Cristian Iannuzzi. ”Il pool di indagine costituito per indagare sull’omicidio rivelò l’esistenza di un sodalizio criminoso finalizzato al traffico internazionale di stupefacenti e al riciclaggio di denaro, facente capo nel sud Italia, e in particolare sul lido di Ostia, ai fratelli Vito e Vincenzo Triassi, rappresentanti in loco del clan Cuntrera-Caruana-Caldarella, ed in Sudamerica ai noti latitanti Vito Genco e Santo Caldarella. Nonostante i brillanti risultati investigativi raggiunti, il pool venne smembrato e le deleghe di indagine conferite all’ispettore superiore Gaetano Pascale e all’assistente Piero Fierro per recarsi in Brasile e Costarica ad approfondire i legami criminali emersi tra Italia e Sudamerica non furono mai eseguite; il primo fu assegnato ad altri incarichi e poi dichiarato inabile al servizio, mentre il secondo fu accusato da un esposto anonimo di aver sottratto soldi pubblici, accuse rivelatesi del tutto infondate. I risultati investigativi ottenuti nel 2003 hanno trovato conferma solo dopo più di 10 anni, a seguito delleoperazioni “Nuova Alba” del luglio 2013 e “Tramonto” dell’aprile 2014, con cui la Squadra Mobile di Roma e la Guardia di Finanza hanno eseguito oltre 60 arresti nei confronti di personaggi ritenuti responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso ai sensi dell’art.416 bis del codice penale, oltre ad aver sequestrato beni per un valore di circa 6 milioni di euro. Buona parte dei personaggi indicati nelle ordinanze emesse dalla Procura di Roma (tra cui i fratelli Triassi, indicati quali veri e propri referenti sul territorio del clan mafioso Cuntrera – Caruana) erano stati già ben individuati nelle informative del pool che dieci anni prima fu smantellato perché ritenuto improduttivo”. Con una interrogazione a prima firma Cristian Iannuzzi, il M5S chiede “quali siano le ragioni che hanno determinato lo smantellamento del pool istituito presso la questura di Roma”.

Succede a Briatico in provincia di Vibo Valentia

Caso Briatico, Molinari (M5S): “Cosa aspetta il Governo ad intervenire?

Ripristinare la sicurezza e la legalità, i cittadini non possono essere lasciati soli.”

ROMA – Cos’altro deve accadere nel Comune di Briatico affinché questo territorio, dove la legalità è

seriamente in pericolo, attiri l’attenzione del Governo?

Non è un mistero che il clima che si respira in questo comune – passato alla cronaca per essere stato sciolto

per infiltrazione mafiosa ben due volte – è sicuramente pesante. Nella terra con la più alta densità criminale

della Calabria, non pochi sono stati gli episodi anomali che si sono verificati durante e dopo il periodo di

gestione commissariale.

Il culmine dell’illegalità però lo si è raggiunto durante le ultime amministrative del 25 maggio scorso, che

hanno esasperato una situazione già critica di suo. Numerosi, infatti, sono stati i reati contro il patrimonio

e contro la proprietà, per non parlare di episodi sospetti proprio tra le file delle tre liste candidate “in

pectore”, due delle quali ritiratesi ancora prima di competere.

Tra i candidati dell’unica lista rimasta in “gioco” erano, peraltro, presenti amministratori delle gestioni

comunali precedentemente sciolte. Come se non bastasse, poi, il candidato e attuale sindaco della lista “Il

coraggio di ricominciare” è interessato da un’udienza in corte d’appello che dovrebbe pronunciarsi sulla sua

candidabilità il prossimo 16 giugno, originariamente fissata il 19 maggio prima delle elezioni.

Si potrebbe andare ancora avanti nell’elenco dei casi anomali, citati nella mia interrogazione presentata

oggi al Senato, che hanno caratterizzato il periodo interessante l’ultima tornata elettorale (non

dimenticando, per esempio, che è stato denunciato lo smarrimento del 5% delle tessere elettorali) ma

pensiamo che ciò basti per indignarsi contro chi ha trasformato Briatico in un territorio martoriato dalla

prepotenza criminale.

In queste terre la legalità è oggi in una terra di mezzo : bisogna attivarsi subito per riportare ordine e

giustizia. Non è ammissibile che fatti come quelli citati possano essere tollerati senza che si muova un

dito. La Calabria, invece di fare dei passi in avanti, sta facendo passi indietro con il rischio che si cada in un

baratro da dove sarà impossibile risalire.

Cosa si aspetta a intervenire ? I cittadini, da soli, non possono fare tutto. Noi del M5S pretendiamo quegli

interventi concreti che solo lo Stato può mettere in atto, in caso contrario il Governo confermerà – ancora

una volta – di non essere in grado di risolvere i problemi di questo Paese e che si vuole lasciare parte del

territorio in mano alla criminalità organizzata, ciò a discapito dei cittadini.

Francesco Molinari – M5S

Cittadino eletto al Senato

Vice Presidente Comm. Finanze e Tesoro

Capogruppo Comm. Politiche Europee

Membro Commissione Antimafia

Membro Comm. Federalismo fiscale

 

Leggi il pdf dell’interrogazione parlamentare

Gli Onn. Cristian Iannuzzi e Federica Daga intervengono sul “caso” di Luigi Coppola e dei Testimoni di Giustizia . 4-04312 CAMERA – ITER ATTO

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04312

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 203 del 02/04/2014

Firmatari

Primo firmatario: IANNUZZI CRISTIAN
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 02/04/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
DAGA FEDERICA MOVIMENTO 5 STELLE 02/04/2014
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’INTERNO
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 02/04/2014

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04312

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Mercoledì 2 aprile 2014, seduta n. 203

CRISTIAN IANNUZZI e DAGA. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
Luigi Coppola, nato a Boscoreale (NA) nel 1965, è un imprenditore che con le sue coraggiose denunce e deposizioni, tra il 2001 ed il 2007, ha permesso l’arresto di oltre trenta estorsori ed usurai, di cui ventitré condannati in via definitiva nel 2009 per associazione di tipo mafioso. I condannati erano appartenenti al clanPesacane di Boscoreale, al clan Cesarano di Pompei ed al clan Gionta-Limelli di Torre Annunziata;
le dichiarazioni di Luigi Coppola sono state utili allo Stato anche ai fini dello scioglimento del consiglio comunale di Boscoreale per indizi di infiltrazioni mafiose, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 26 gennaio 2006 in conformità all’articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000;
nel 2002, in seguito alle sue denunce, gli è riconosciuto lo status di «testimone di giustizia» con l’inserimento, assieme alla sua famiglia, nel programma di protezione testimoni. Tra numerose traversie, minacce, ed intoppi nel programma di protezione, il Coppola viene trasferito in un’abitazione in Piemonte, poi nelle Marche e poi ancora in Veneto per far rientro a Pompei nel 2007;
come racconta lo stesso Coppola, al suo rientro a Pompei nessuno volle più comprare automobili nella sua concessionaria. Si trovò assieme alla sua famiglia in uno stato di totale isolamento, dovette assistere alla raccolta di petizioni, dirette al sindaco ed alle altre istituzioni di Pompei, che richiedevano il suo allontanamento dal comune, essendo la sua presenza considerata «destabilizzante»;
nel gennaio 2010 la commissione centrale del Ministero dell’interno notifica al Coppola la decisione di revoca, seduta stante, della scorta e della vigilanza fissa sotto la sua abitazione, deliberando «di non prorogare le speciali misure di protezione nei confronti del testimone di giustizia e del suo nucleo familiare» visto che «gli impegni giudiziari sono da tempo terminati» e che il pericolo è cessato in quanto le persone denunciate sono detenute. L’imprenditore presenta subito un ricorso al Tar, e se la revoca della scorta si ferma, la vigilanza viene subito rimossa;
nell’agosto 2010 il Coppola deve lasciare l’abitazione dove era in affitto e dichiara di non aver trovato più nessuno disposto ad affittargli o vendergli casa. Si è visto costretto ad alloggiare in un albergo in zona, pagando per tutta la famiglia 3000 euro al mese. Non riuscendo a sostenere i costi successivamente incorrerà in una ingiunzione di sfratto per morosità;
sebbene abbia ricevuto contributi economici ed una ricapitalizzazione, ad oggi il Coppola con la sua famiglia si ritrova in uno stato di totale indigenza non essendo riuscito a ricostruirsi una stabilità socio-economica e non avendo più sostentamento economico di alcun tipo. Vive ospitato temporaneamente a Pompei con i familiari in un locale privo di agibilità e dei requisiti igienici essenziali. A maggio, inoltre, la citata abitazione sarà ristrutturata interamente ed il Coppola nuovamente non avrà un alloggio;
lunedì 30 gennaio 2012 il deputato Ignazio Messina già presentò una interrogazione a risposta in Commissione (ac 5-06031) e il sottosegretario di Stato al Ministero dell’interno pro tempore Carlo De Stefano affermò di conoscere bene la situazione e, che il Coppola, oltre ad aver beneficiato di tutte le misure previste dalla legge sui testimoni di giustizia aveva ottenuto anche un contributo straordinario;
i testimoni di giustizia sono cittadini incensurati che coraggiosamente hanno deciso di rendere testimonianza alla magistratura dando un prezioso contributo alla sicurezza dello Stato ed un aiuto nella lotta alla criminalità. L’importanza del loro ruolo è stata riconosciuta espressamente dalla legge 13 febbraio 2001, n. 45, prevedendo misure di protezione fino all’effettiva cessazione del pericolo esistente per il testimone stesso e per i suoi familiari, nonché misure volte a garantire un tenore di vita personale e familiare non inferiore a quello preesistente l’ingresso nel programma di protezione;
i testimoni di giustizia italiani sono circa 70 e non sono casi isolati quelli in cui gli stessi vivono in uno stato di totale indigenza e che non riescono più a ricostruirsi una vita. Molti affermano infatti di sentirsi abbandonati dallo Stato. I programmi per i testimoni presentano forti criticità e la parte forse più problematica sembra infatti essere quella del reinserimento socio-lavorativo;
la tutela dei testimoni di giustizia deve essere priorità per le la dignità delle istituzioni di uno Stato sovrano e democratico –:
se non si ritenga, tenuto conto anche del fatto che diversi soggetti condannati a seguito delle dichiarazioni del Coppola sono in procinto o già hanno finito di scontare le pene detentive loro inflitte, si possa costituire un grave ed imminente pericolo di vita per Luigi Coppola e la sua famiglia e, se e quali misure si intenda mettere in atto per salvaguardare la sua incolumità;
date le numerose criticità riscontrate, se e quali iniziative, anche di natura normativa, si intendano attuare per riorganizzare la materia dei testimoni di giustizia per fare sì che i denuncianti di eventi gravemente criminosi, siano tutelati dallo Stato adeguatamente sia durante l’ iter giudiziario che durante tutto il percorso di reinserimento sociale e lavorativo.
(4-04312)

Sulla situazione criminale nel Viterbese interviene l’On.Massimiliano Bernini del M5S.Lo Stato non sta dedicando la necessaria attenzione ad un’area sotto attacco delle mafie da tempo.L’Ass.Caponnetto chiede maggiore impegno

Interrogazione a risposta scritta 4-03773

presentato da

BERNINI Massimiliano

testo di

Giovedì 27 febbraio 2014, seduta n. 181

MASSIMILIANO BERNINI, DE ROSA, TOFALO e GAGNARLI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni si sono verificati nel territorio del viterbese decine di incendi di natura dolosa, a danno di attività commerciali o lavorative di vari settori; agli interroganti risulta che almeno sette si sono verificati nel solo 2013 e già tre in questi primi due mesi del 2014;
varie fonti autorevoli hanno affermato, valutando fattori come l’aumento dei disagi causati dall’attuale crisi economica, che sta aumentando di molto il rischio racket e usura in tutta la zona della Tuscia –:
se, nel caso non sia ancora stato fatto, ritenga opportuno avviare un’attività di studio sull’aumento del rischioracket nella zona del viterbese e sul contemporaneo proliferare di incendi dolosi a carico di attività commerciali nella stessa area, al fine di valutare l’eventuale presenza di un legame preoccupante e pericoloso tra i due fenomeni;
quali misure siano state adottate ad oggi per prevenire la proliferazione di attività criminale finalizzata al racketnel territorio del viterbese. (4-03773)

Interrogazione incendi viterbese

Sentiamo il dovere di ringraziare pubblicamente l’On.Bernini del M5S il quale,aderendo ad una nostra richiesta,ha cominciato a sollevare in Parlamento la questione della criminalità mafiosa nel Viterbese.Siamo solo all’inizio e noi dell’Associazione Caponnetto siamo intenzionati,se le persone perbene della provincia di Viterbo ci aiuteranno,ad andare avanti.Troppi silenzi,finora,su quell’angolo del Paese!!!!!!!!!!!!!!…………

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=15092&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

Interrogazione dell’on.Luca Frusone del M5S sul sequestro del Casello autostradale di Ferentino ed altro

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta presentata da LUCA FRUSONE
al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
dal 2008 a oggi sarebbero diversi i crolli improvvisi, avvenuti presso i caselli autostradali dovuti, secondo gli
inquirenti, “anche a modifiche fraudolente di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle
saldature delle pensiline, così da ovviare alle ripetute contestazioni di non conformità dei lavori”;
la maxi inchiesta sui cantieri parte su impulso delle dichiarazioni di un ex dipendente pentito della
Carpenfer Roma (riconducibile all’imprenditore Mario Vuolo) messe a verbale dalla Direzione investigativa
antimafia di Milano. In particolare fa riferimento al casello di Cherasco che, nel dicembre 2008, crolla sotto
il peso della neve. Vengono fuori, a seguire, episodi ripetuti di cedimenti strutturali ai caselli, che
riguardano la caduta di pannelli, tettoie, cartellonistica o impalcature in ferro. Tra cui quelli di Capannori
sulla Firenze-Mare, Firenze Nord e Valdarno sull’autostrada del Sole e Rosignano sulla Rosignano-
Civitavecchia erano stati realizzati in maniera irregolare,
le rivelazioni fanno scattare a raffica una serie di perquisizioni in mezza Italia, da Firenze alla Campania
passando per Roma, con il risultato di nove indagati e un capo d’accusa (attentato alla sicurezza dei
trasporti per aver utilizzato manodopera non qualificata, materiale scadente o per non aver rispettato le
procedure nella realizzazione delle opere);
fra le imprese su cui sono in corso accertamenti ci sono la Carpenfer di Roma, la Patm e la Costruzioni Travi
Elettrosaldati Srl, tutte riconducibili alla famiglia Vuolo. Secondo il testimone, un ex carabiniere assunto
come responsabile alla sicurezza della Carpenfer, le aziende che vincevano gli appalti per i lavori in
autostrada venivano «convinte» a subappaltare una serie di opere ad alcune ditte tra cui Carpenfer, Patm e
Cte;
Mario Vuolo è un imprenditore di Castellammare di Stabia con precedenti penali alle spalle e sospetti
legami con il clan camorristico D’Alessandro. Il figlio di Mario Vuolo, Pasquale detto “Capa storta” viene
definito “figura emergente del clan” e la nuora è figlia di un affiliato di spicco della cosca D’Alessandro.
Hanno iniziato a fornire materiali per caselli e ponti autostradali sotto il nome di Carpenteria metallica, che
ha chiuso i battenti in fretta e furia dopo avere ricevuto lo stop del Prefetto per condizionamenti della
camorra. Dalle ceneri della Carpenteria metallica nasce la Carpenfer Roma, che realizza il ponte
ciclopedonale di Cinisello Balsamo e la pensilina di Cherasco, il primo a rischio crollo e posto sotto
sequestro dalla magistratura, la seconda crollata come una castello di sabbia. Partono le indagini delle
Procure di Monza e di Alba, e nel frattempo viene costituita un’altra società che si occupa di posizionare le
strutture realizzate dalla gemella Carpenfer. I Vuolo quindi continuano a lavorare sotto l’insegna Ptam
Costruzioni, pur non figurando tra i soci. I proprietari ufficiali sono la moglie di Mario Vuolo e, fino a giugno
2012, l’architetto Pino Celotto che nel giugno 2012 lascia la Ptam, si dimette dalla carica di amministratore
e cede le quote alla signora Vuolo;
gli inquirenti hanno raccolto prove della presenza di «ingenti capitali di dubbia provenienza e tentativi
sistematici di corrompere i rappresentanti degli enti committenti»;
le aziende subappaltanti avrebbero infatti utilizzato materiale scadente e manodopera non qualificata, o
non avrebbero rispettato le procedure nella realizzazione delle opere;
secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli imprenditori avrebbero tentato di corrompere alcuni
rappresentanti degli enti committenti per ottenere delle modifiche fraudolente dei disegni progettuali,
soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline;
un modo, questo per ovviare alle ripetute contestazioni di non conformità dei lavori da parte delle varie
stazioni appaltanti, e l’esistenza di diversi procedimenti penali relativi alla cattiva esecuzione delle opere
pubbliche realizzate;
il 06 novembre 2013 è stato sequestrato, su ordine della Procura della Repubblica di Roma, il cavalcavia
dell’ A1 nei pressi del casello di Ferentino (FR), aperto solo quattro anni fa. La magistratura vuole vederci
chiaro su alcuni “presunti vizi costruttivi dell’opera” :-
come sia possibile che dei pregiudicati abbiano potuto realizzare appalti pubblici e quali iniziative si
vogliono intraprendere per garantire che tali opere non mettano a repentaglio la vita degli automobilisti.
se il cavalcavia costruito nei pressi del casello di Ferentino possa essere in qualche maniera riconducibile
alle già citate società sottoposte ad accertamenti

Interrogazione dell’on.Luca Frusone del M5S sul sequestro da parte della Procura della Repubblica di Roma del Casello autostradale di Ferentino e,più in generale,sugli appalti dei lavori sulle Autostrade.

Leggi QUI

interrogazioni senato. it – Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01410.. I Senatori del M5S, dopo i loro colleghi Deputati, risollevano la questione dell’Azienda “Mannaggia l’Oca” a Viterbo.2000 oche uccise e persone che si ammalano.

Leggi QUI

L’abbiamo già pubblicata,ma la ripubblichiamo perché mai in precedenza un’interrogazione parlamentare sulle mafie nel Lazio ed Italia é stata così precisa,dettagliata,tecnicamente perfetta e,peraltro,attuale qual’é questa dell’ex senatore Elio Iannutti dell’IDV. Purtroppo ex perché dai tanti incompetenti eletti,purtroppo, in gran numero anche nella Commissione Parlamentare Antimafia,possiamo attenderci poco o nulla.L’interrogazione,come capita sempre,é rimasta senza alcuna risposta.

Interpellanza del Sen. Elio Lannutti dell’ IDV sulle mafie in provincia di Latina e nel Lazio

Pubblicato 17 Aprile 2011 | Da admin2 | Modifica

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno – Premesso che:

attraverso i canali bancari possono transitare flussi di denaro provenienti da attività illecite che dovrebbero essere segnalate ai sensi della normativa antiriciclaggio;

il segreto bancario è stato nel tempo oggetto di continue deroghe da parte del legislatore italiano, volte ad agevolare la repressione di reati penali, fiscali, valutari particolarmente gravi, come la criminalità organizzata di stampo mafioso e non, il terrorismo transnazionale, l’evasione fiscale, il riciclaggio di capitali illeciti, che vanno annoverati tra i principali fattori che hanno determinato l’attuale situazione finanziaria dello Stato;

la Direzione nazionale antimafia, nella “Relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010″, sottolinea che a Roma città c’è una vera e propria rete criminale;

si legge in un articolo on-line del quotidiano “la Repubblica” del 13 maggio 2008: «Clan Ierinò alla Borghesiana, Casamonica a Tor bella Monaca e all’Anagnina, clan Senese a Centocelle, ‘ndrina Sergi Marando a San Basilio, ‘ndrina Morabito al Flaminio e la ex Banda della Magliana ad Ostia. È soprattutto la periferia il terreno fertile della criminalità organizzata della capitale. Nell’area romana ‘Ndrangheta e Camorra sono presenti soprattutto in imprese commerciali (supermercati, autosaloni, ristorazione, negozi di abbigliamento). Il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d’usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia e precede la Campania. Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione»; «dalle 60 alle 67 organizzazioni criminali per un totale di circa 300 mafiosi. Venticinque le cosche appartenenti all’ndrangheta, 17 alla camorra, 14 a Cosa nostra e 2 alla Sacra corona unita, oltre a vari clan e cosche siciliani»; «l’insieme del tessuto amministrativo e politico nella maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità»; «Tutte associazioni impegnate a fare affari con lo smaltimento dei rifiuti, sfruttando gli appalti delle grandi opere, l’edilizia residenziale, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, nel settore turistico e della ristorazione, nelle società del settore della sanità». Nell’agenzia “Adnkronos” del 9 marzo 2011 si afferma che: «I clan mafiosi hanno “interesse a costituire articolazioni logistiche nel Lazio e soprattutto a Roma, e ad utilizzare le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati o per l’avvio di attività imprenditoriali. In particolare il territorio romano sembra essere stato scelto dalle organizzazioni criminali per proficue iniziative finanziarie, volte ad occultare i patrimoni illeciti attraverso sofisticate iniziative, che rendono particolarmente complessa l’azione di contrasto”». Infine, nel citato articolo de “la Repubblica” si legge ancora: «l’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio (…) ha condotto uno studio sociologico e criminologico effettuato mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavate dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, prendendo in esame i fatti e le figure più rilevanti dal 2000 e, in alcuni casi, ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente, per concentrarsi in particolare sulle azioni delle organizzazioni criminali dell’ultimo quinquennio. “Se sul nostro territorio (…) c’è la camorra o la ‘ndrangheta è perché c’è ricchezza. Bisogna combattere la microcriminalità senza dimenticare di farci carico delle persone deboli, perché anche nelle baraccopoli esistono fenomeni di racket”»;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” del 13 aprile 2011 dal titolo: “La mafia sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato”, il pm Raffaele Cantone pone la domanda: “Bankitalia e la Borsa stanno vigilando sul denaro sospetto?”;

si legge infatti: «La mafia “non è anti-Stato”, la mafia è un asset per usare lo stonato linguaggio degli affari, insomma “è un servizio”. E sempre più raramente ricorre alle armi o alle minacce per raggiungere i suoi scopi. Ha relegato al cinema la fondina, ma “tiene nascosta la pistola sotto la scrivania”. C’è un momento, tuttavia, avverte Raffaele Cantone, il magistrato di tanti processi ai Casalesi, in cui questa nuova mafia dalla faccia pulita diventa pericolosissima. Durante le crisi e le recessioni, scandisce l’ex sostituto procuratore di Napoli, può emergere dal buio e insinuarsi nel sistema, “può fare il salto di qualità, impossessandosi di fette importanti dell’economia e della finanza”. Alla fine del 2008, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, questo magistrato approdato oggi al Massimario della Cassazione aveva lanciato l’allarme sul Mattino. Aveva definito la criminalità organizzata il convitato di pietra della crisi, capace in un momento di stretta del credito e di mercato azionario depresso di conquistare avamposti nella finanza e di fare shopping di aziende. Grazie all’enorme liquidità e a una nuova leva di mafiosi “giovani, laureati e belli” che sanno muoversi negli ambienti ovattati di Piazza Affari. In un libro edito da Mondadori, Cantone li chiama i “Gattopardi”. “La criminalità organizzata – osserva – ha sempre svolto un ruolo anticiclico. Ha disponibilità di denaro nel momento in cui gli altri non ne hanno”. Cantone ha un precedente ben preciso in testa: “Durante la Grande crisi del ’29 le mafie svolsero un ruolo importante e riuscirono ad autoriciclarsi nel sistema economico perché avevano i soldi”. Il rischio, oggi, è “analogo. E i capitali mafiosi potrebbero essere stati agevolati in questi anni anche dallo scudo fiscale”. Dunque, “mi chiedo: cosa stanno facendo le istituzioni finanziarie di controllo per monitorare le iniezioni di denaro nel sistema economico? La Banca d’Italia, la Borsa, i sistemi di controllo finanziari che sono in mano all’Ufficio italiano cambi stanno sorvegliando i flussi di denaro?”. Poi c’è l’aspetto, altrettanto deprimente “della straordinaria capacità delle mafie di cambiare pelle, di adeguarsi alle novità e alle riforme”. Un esempio? Il federalismo. “I clan non hanno tanto interesse a gestire i grandi enti pubblici: hanno bisogno invece di gestire gli enti di prossimità, quelli che gestiscono la vita dei cittadini. Tanto più in una logica di federalismo spinto. Che per loro è un’enorme opportunità“. Cantone ha indagato le infiltrazioni delle cosche a Nord e c’è un passaggio del libro inquietante in cui afferma senza mezzi termini che il broker dei rifiuti interpretato da Toni Servillo in Gomorra, sta ancora là. Nonostante il successo mondiale della denuncia, cioè del romanzo di Saviano e del film di Garrone. Così come stanno ancora là i Casalesi. “Sono in grande difficoltà dal punto di vista militare – sottolinea – ma il capo, Zagarìa, è ancora latitante. C’è stato certamente un enorme impegno per mettere in discussione gli aspetti militari, Ma quello che mi chiedo è: gli interessi economici, il rapporto con la politica e il mondo delle istituzioni è stato messo in discussione?”. Le recenti inchieste giornalistiche di Rosaria Capacchione sui rifiuti in Campania, aggiunge, “sembrano di nuovo il sintomo di uno scenario inquietante, in cui i clan stanno semplicemente cambiano pelle”. Per il magistrato che ha lavorato molti anni nella Direzione distrettuale antimafia il mutamento non riguarda solo mafia, ‘ndrangheta e camorra, ma anche la loro percezione nella società. Se la pistola resta “un mezzo di convincimento alternativo rispetto a quelli normali”, tutto sommato “sparare non conviene”. Soprattutto se la soglia del pudore rispetto a fenomeni di connivenza o di cooperazione con la criminalità organizzata si è ormai “drammaticamente abbassata”. Il motivo è lapalissiano: la sfiducia nello Stato e il disprezzo per la legalità. Il problema, è dunque “il consenso crescente attorno alle mafie” che stanno diventando un gigantesco buco nero che risucchia le risorse migliori del Paese. “Perché riescono a fornire servizi al sistema economico, istituzionale e politico; perché si pongono come alternativa a un sistema che spesso non funziona o funziona male”. Perché, in sostanza, “risolvono i problemi”. Le mafie sono sempre più il Mister Wolf per le vischiosità del sistema, per le sue inefficienze, le lentezze giudiziarie e burocratiche. E se sono antieconomiche per il Paese, come ha rilevato anche di recente Mario Draghi, perché spazzano via la competizione e il merito, sono sempre in meno a preoccuparsene. O, men che meno, a vergognarsene»;

in un articolo pubblicato su “Il Sole-24 ore” del 20 settembre 2010 dal titolo “La segnalazione antiriciclaggio fa rotta sulla qualità“, Luigi Ferrajoli commentava le istruzioni della Banca d’Italia contenute nella delibera n. 616 del 24 agosto 2010 che «incidono sull’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, quale punto nevralgico del sistema di prevenzione e repressione del riciclaggio. Il provvedimento era particolarmente atteso dai soggetti operanti nel settore finanziario tenuti all’obbligo di segnalazione (tra gli altri banche, Sim, fiduciarie, società di gestione del risparmio, agenti di cambio, promotori finanziari, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria). Le altre categorie, tra i quali i professionisti, avevano già ricevuto con il Dm Giustizia del 16 aprile 2010 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 101 del 3 maggio) i loro peculiari e distinti indicatori di anomalia. (…) Il riferimento normativo va rintracciato nel vigente articolo 41 del Dlgs 231/2007 che delinea il dovere di inviare all’Unità di informazione finanziaria (Uif) una segnalazione quando ne ricorrano i presupposti. Proprio questa definizione ha creato dubbi e incertezze per l’impossibilità di imporre uno schema di comportamento prefissato. La segnalazione deve essere inoltrata quando gli intermediari sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che sino in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell’operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell’ambito dell’attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico. L’interrogativo di fondo che l’operatore deve porsi è quello di rendere al sistema un flusso informativo qualitativamente apprezzabile. Non è infatti la quantità delle segnalazioni a rilevare, bensì il contenuto meritevole di sviluppo delle stesse. I dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif riportano 15.101 segnalazioni pervenute nel primo semestre dell’anno, con un incremento significativo rispetto al passato (nell’analogo semestre 2009 le segnalazioni erano circa 9.936). Di queste, 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi nello stesso periodo. In pratica solo 2.500 segnalazioni circa non sono state ritenute rilevanti (il 16%). Il riferimento alla statistica rende tangibile l’esigenza per gli intermediari di disporre di procedure aziendali per l’analisi dei comportamenti finanziari della clientela e consente di comprendere l’utilità e la funzione propria degli indicatori concepiti da Bankitalia per fornire un ausilio agli operatori nella scrematura dei comportamenti anomali da valutare. La conoscenza della clientela e della relativa potenzialità economica, completata con la conoscenza e la verifica della destinazione dei movimenti di capitali, costituisce il discrimine di livello ulteriore per rilevare il sospetto e tradurre le anomalie riportate dagli indicatori astratti. Così, se all’esito dell’indagine del caso concreto compiuta in seno all’intermediario, si rinvengono le giustificazioni che esplicitano la piena trasparenza di una determinata transazione, la traslazione dall’anomalia al sospetto non si configura e non ricorrono gli estremi per la segnalazione»;

per quanto risulta all’interpellante, spesso la stessa Uif, invece di prevenire le attività illecite di riciclaggio che avvengono all’interno delle banche e degli altri intermediari finanziari, compresi i trasferimenti di proprietà immobiliari, arriva solo dopo che la magistratura ha concluso le indagini;

considerato che ad avviso dell’interpellante c’è da dubitare della congruità del dato relativo alle segnalazioni (pari a 15.101) effettuate alla luce dei dati statistici rilevabili dal bollettino semestrale dell’Uif nel primo semestre 2010, addirittura incrementate rispetto all’analogo semestre 2009 con 9.936, di cui 12.556 sono state trasmesse agli organi investigativi, escludendo come irrilevanti 2.500 segnalazioni,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo quale sia l’esatta percentuale delle segnalazioni ai sensi della normativa antiriciclaggio di banche, società di intermediazione mobiliare ed altri intermediari, che sono quantificabili in circa 30.000 nel 2010, rispetto alle centinaia di milioni di operazioni bancarie e/o trasferimenti di proprietà immobiliari che avvengono ogni anno in Italia, e se risulti al Governo che le segnalazioni antiriciclaggio siano considerate un intralcio all’agire economico dei banchieri;

se il Governo non debba raccogliere l’allarme lanciato dal pubblico ministero Raffaelle Cantone in merito alla mafia che sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato, atteso che ad avviso dell’interrogante Banca d’Italia e borsa non stanno vigilando in maniera efficace sul denaro sospetto;

se risulti la suddetta infiltrazione mafiosa nel Lazio ed a Roma in particolare;

se in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina siano in atto da tempo tentativi di infiltrazione mafiosa nella macchina amministrativa e politica, e se avvengano attraverso l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale;

quali misure urgenti intenda attivare per prevenire gli interessi di clan mafiosi e ‘ndrine, che utilizzano le opportunità economico-commerciali per il reinvestimento di profitti illecitamente accumulati.

(Tratto da Open Parlamento)

La vicenda dell’azienda “Mannaggia all’Oca” di Viterbo, dove sono morte 2000 oche presumibilmente avvelenate dagli scarichi del vicino Ospedale approda in Parlamento grazie ai deputati del M5S. Ed ora si muova la Procura della Repubblica

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02768

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 129 del 02/12/2013

Firmatari

Primo firmatario: BERNINI MASSIMILIANO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 02/12/2013

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
MANNINO CLAUDIA MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
PARENTELA PAOLO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
D’INCA’ FEDERICO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
TOFALO ANGELO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
SPESSOTTO ARIANNA MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
LOMBARDI ROBERTA MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
BARBANTI SEBASTIANO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
BARONI MASSIMO ENRICO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
DE LORENZIS DIEGO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
DELLA VALLE IVAN MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
SEGONI SAMUELE MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
DA VILLA MARCO MOVIMENTO 5 STELLE 02/12/2013
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELLA SALUTE
  • MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 02/12/2013

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02768

presentato da

BERNINI Massimiliano

testo di

Lunedì 2 dicembre 2013, seduta n. 129

MASSIMILIANO BERNINI, MANNINO, PARENTELA, D’INCÀ, TOFALO, SPESSOTTO, LOMBARDI, BARBANTI, BARONI, DE LORENZIS, DELLA VALLE, SEGONI e DA VILLA. — Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nel comune di Viterbo è sito l’ospedale di Belcolle. Nella zona sottostante, attraversata dalla roggia «Fosso dell’Olmo», è ubicata l’azienda agricola «Mannaggia all’oca» presso la quale si è riscontrata una moria sospetta di circa 2.000 capi di oche, allevate in prossimità del corso d’acqua;
a seguito di tale, ingente, moria sono state avviate delle indagini dal Corpo forestale dello Stato di Viterbo che ha emesso due verbali di contestazione di illecito amministrativo a carico dei due ex direttori generali della ASL Viterbo; mentre nell’aprile 2012, per tramite della procura di Viterbo, sono stati effettuati dei prelievi nel terreno della zona che hanno rilevato la presenza di metalli pesanti quali «argento» e varie categorie di «sulfamidici» sia sul terreno a valle dell’ospedale che sul sedimento della roggia «Fosso dell’olmo», mentre le stesse sostanze non risultavano presenti a monte del nosocomio, a dimostrazione di uno sversamento illecito di rifiuti nella roggia;
«Fosso dell’olmo» percorre circa 50 chilometri prima di immettersi sul fiume «Marta» e di lì fino al mare, con il concreto rischio, quindi, di rilasciare materiale inquinante in una grande estensione di terreno;
la salute personale dei proprietari dell’azienda agricola succitata, in particolare della signora Patrizia Belli, avrebbe subìto in maniera improvvisa un peggioramento –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, valutata l’oggettiva gravità degli stessi, non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, procedere a ulteriori studi indirizzati alla ricerca sia di metalli pesanti e sulfamidici che di eventuali radiazioni rilasciate dai residui delle acque reflue scaricate in questi anni dall’ospedale Belcolle nella roggia «Fosso dell’Olmo». (4-02768)

Gli unici che hanno mostrato sensibilità nei confronti di Gennaro Ciliberto e della drammatica situazione in cui egli versa sono stati i Parlamentari del M5S. L’Associazione Caponnetto NON è schierata politicamente, ma, quando un partito, un movimento, un’associazione mostrano sensibilità ed interesse ai problemi della lotta alle mafie, è doveroso da parte nostra essergliene grati e rendergliene merito. Ringraziamo i Parlamentari del M5S con tutto il cuore.

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Autovelox in Molise non a norma di legge

Un’interrogazione che prova che qualcosa nella gestione dei servizi funerari a Roma non va. Chiamate l’interrogante come persona informata.

Leggi l’interrogazione QUI

 

Tre interrogazioni, una più importante dell’altra, su tre argomenti scottanti – le mafie nel Basso Lazio e le insufficienze dell’azione di contrasto da parte dello Stato la prima, il problema di Gennaro Ciliberto e dei Testimoni di Giustizia la seconda e alcune situazioni delicate ad Isernia nel Molise- che il Gruppo Parlamentare del Movimento 5 Stelle ha presentato su richiesta dell’Associazione Caponnetto. Si ricorda ancora una volta, ad evitare sul nascere qualsiasi eventuale speculazione da parte di qualche idiota, che l’Associazione Caponnetto ha tentato di coinvolgere nella proposizione di tali argomenti TUTTI, nessuno escluso, i Gruppi Parlamentari, ma solo i parlamentari del M5S si sono mostrati disponibili e sensibili alle tematiche proposte. Tutti gli altri hanno fatto orecchie da mercante. Pertanto, è doveroso da parte dell’Associazione Caponnetto rendere pubblico tale comportamento e ringraziare di cuore i parlamentari firmatari delle tre interrogazioni ed il M5S”

Leggi il documento QUI

L’On. Formisano, recependo quanto denunciato durante il nostro Convegno di Cassino del 27 ottobre u. s. , ha presentato la seguente interrogazioneQuestion Time agenzia beni confiscati‏.

Question Time

Al Ministro dell’interno per sapere, premesso che

Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in base ai dati statistici dello scorso mese di maggio pubblicati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni mobili, immobili e aziendali confiscati alla criminalità organizzata nella regione Lazio sono 582, di cui ben 453 nella provincia di Roma, 70 nella provincia di Latina, 53 in quella di Frosinone e 6 in quella di Viterbo;

ai sensi dell’articolo 48, comma 3, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, i beni immobili possono essere mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile o utilizzati dall’Agenzia per finalità economiche oppure possono essere trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito ovvero al patrimonio della provincia o della regione;

gli enti territoriali, che provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei princìpi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, nonché alle associazioni di protezione ambientale;

i beni non assegnati possono essere utilizzati dagli enti territoriali per finalità di lucro e i relativi proventi devono essere reimpiegati esclusivamente per finalità sociali;

se entro un anno l’ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l’Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi;

sempre secondo i dati statistici, su un totale di 463 immobili confiscati nella regione Lazio 139 sono in gestione presso l’Agenzia, 255 destinati e consegnati e 32 destinati ma non consegnati; di questi, mentre nella provincia di Roma su un totale di 345 immobili 97 sono in gestione, 188 destinati e consegnati e 24 destinati ma non consegnati, nella provincia di Frosinone su un totale di 50 immobili 36 sono in gestione e 13 destinati e consegnati -:

se l’Agenzia intenda mantenere in gestione i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata nella provincia di Frosinone oppure trasferirli al più presto al patrimonio dei comuni ove è sito l’immobile, al fine di consentire agli enti territoriali di affidarli in concessione anche ad organizzazioni di volontariato e cooperative sociali.

Formisano Anna Teresa, Tassone, Ciccanti, Compagnon, Rao, Naro Volonté.

Sabaudia, interrogazione contro il cemento dell’on. Renzo Carella del PD.

Articolo tratto da www.dimmidipiu.it – Leggi l’articolo

REALACCI: “PROVINCIA LATINA NEL MIRINO DELLE ECOMAFIE. GOVERNO INTERVENGA

Roma, 3 agosto 2011 – Comunicato stampa

CRIMINALITA’

REALACCI: “PROVINCIA LATINA NEL MIRINO DELLE ECOMAFIE. GOVERNO INTERVENGA”

Il deputato del Partito Democratico presenta un’interrogazione parlamentare

“L’allarme criminalità che arriva dalla Provincia di Latina diventa sempre più preoccupante: illegalità ambientale, speculazioni edilizie, radicamento sempre più insistente della criminalità organizzata, minacce e aggressioni agli amministratori e agli inquirenti. Parliamo di un’area dove si è costituito e ramificato un vero “sistema criminale” che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante. Non si può lasciare solo quel territorio, è necessario che diventi un caso di rilevanza nazionale e che il Governo faccia la sua parte destinando risorse e mezzi alle forze dell’ordine e agli inquirenti per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l’obiettivo della creazione in loco di una sede distaccata della divisione investigativa antimafia e della DDA e per attivare un controllo serrato sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina”, è quanto chiede Ermete Realacci, responsabile green economy del PD che oggi ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri Maroni, Prestigiacomo e Nitto Palma.

“Basti pensare”, prosegue Realacci, “che secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente la provincia di Latina si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate nel ciclo del cemento illegale e nel solo Parco nazionale del Circeo sono un milione e 200.000 i metri cubi di cemento fuorilegge, 2 abusi edili per ogni ettaro, una richiesta di condono edilizio in media, considerando anche bambini ed anziani, per abitante per la città di San Felice Circeo ed una ogni 3-4 residenti per la città di Sabaudia”.

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francesca biffi
ufficio stampa on. realacci
responsabile green economy pd
camera dei deputati – partito democratico
palazzo marini – piazza san claudio, 166
00186 roma
tel. 06.67605716 – 333.2164430

Guardate come questo governo di irresponsabili ha ridotto le nostre forze di polizia che, peraltro, stanno al fronte

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04975
presentata da
EMANUELE FIANO
giovedì 23 giugno 2011, seduta n.491

FIANO, VILLECCO CALIPARI, BOSSA e PICIERNO. -
Al Ministro dell’interno.
- Per sapere – premesso che:

il Governo a parole più securitario della storia, ha prodotto il più grave danno che si ricordi alla qualità della vita e del lavoro delle forze dell’ordine;

l’inchiesta pubblicata sul sito Repubblica-Espresso, sulle condizioni in cui versano i commissariati del casertano e anche parte della questura di Caserta sono scandalose per le responsabilità istituzionali che coinvolgono e devastanti per la dignità dei lavoratori delle forze dell’ordine che in quegli uffici dovrebbero operare;

nel 2009, all’indomani della strage di Castelvolturno, nella quale i camorristi trucidarono 6 cittadini senegalesi, il Ministro dell’interno elevò ad esempio il cosiddetto «modello Caserta» per simboleggiare come si debba combattere la malavita organizzata e come «lo Stato deve riaffermare la propria presenza sul territorio»;

ora a due anni da quelle parole come denuncia il sindacato di polizia SIAP attraverso le parole del proprio segretario provinciale Silvio Iannotta: «metà questura e l’80 per cento dei commissariati del casertano versano in una situazione di degrado diventata intollerabile per l’inesistenza delle più elementari regole di igiene dei locali. Da diverse settimane, continua la denuncia fatta in prefettura, non si effettuano più pulizie in taluni uffici. Ciò provoca un estremo disagio non solo per gli agenti che vi devono lavorare ma anche per gli utenti che recandosi in questi uffici sono pervasi da un sentimento di chiaro imbarazzo per la inosservanza per la legge 626»;

la denuncia si basa anche sulle relazioni tecniche del servizio di prevenzione e protezione della questura che da due anni a questa parte ha effettuato decine di sopralluoghi scattando centinaia di fotografie;

tali immagini dimostrano che l’80 per cento dei commissariati di quel territorio, cioè l’80 per cento di quel «modello Caserta» caro al Ministro, si trovano in condizioni pericolose e incivili;

si riscontrano fili elettrici scoperti, uffici trasformati in depositi di immondizia, sedie rotte, bagni inagibili, muri scrostati, autorimesse trasformate in discarica, macchie di olio, scatoloni ammucchiati alla rinfusa, batterie rotte, pezzi di computer, infissi rotti o abbandonati, faldoni giudiziari rovinati dall’umidità, presenza di insetti, di topi, muffa, ruggine, incrostazioni;

tutto questo si verifica in località come Aversa, Marcianise, Sessa Aurunca, Castelvolturno, Casal di Principe e Casalpesenna, tutti comuni ricadenti nell’area dove più forte è l’attività delle cosche camorristiche e nella quale area si sarebbe dovuto manifestare il cosiddetto modello Caserta;

la denuncia di tale situazione, è stata fatta 12 mesi fa, come dichiarato dal segretario nazionale del SIAP Giuseppe Tiani -:

quale sia lo stato dei fatti qui sommariamente descritti e dello stato di manutenzione, di pulizia, di decoro e di osservanza della legge n. 626, dei commissariati presenti nelle suddette località;

su chi ricadano le responsabilità circa lo stato di degrado descritto;

quali provvedimenti il Governo intenda assumere con riguardo a questa incresciosa e vergognosa situazione.
(5-04975)

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