RIELLO e AMITRANO RACCONTANO DUE TRISTI EPISODI

RIELLO e AMITRANO RACCONTANO DUE TRISTI EPISODI

AUSPICHIAMO COLLABORAZIONE TRA LE ISTITUZIONI

di Francesco de Notaris

 

L’Associazione “Antonino Caponnetto” è contro ogni illegalità, come è dovere di ogni cittadino. Bisogna edificare le nostre Città che non sono fatte di pietre e asfalto e cemento ma di persone vere, che hanno doveri e diritti e devono mostrare amore per una comunità autentica.
La denuncia va legata alla formazione e mi sembra che gli episodi che narro sono denunce vere che richiedono la formazione, l’educazione civica.
Un Procuratore Generale, uomo di legge, ed un Parlamentare, legislatore, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Si esprimono in occasioni ed in modi diversi. Desiderano obiettivi comuni partendo da episodi  con radici simili.


Il Procuratore Generale di Napoli dr. Luigi Riello, in occasione della giornata dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha evidenziato episodi, azioni, iniziative, atteggiamenti, che sembrano di colore ma che manifestano assuefazione alla mentalità camorristica ed indicano una distorsione dei valori e quindi è più che evidente la necessità della formazione civica dei giovani ed allo stesso tempo l’esigenza che gli uomini delle Istituzioni non cedano dinanzi al tentativo di una vera sovversione travestita da pietà popolare.
L’ANSA di Napoli  del 30 Gennaio riporta: “Ho letto sui giornali, dopo il mio intervento sugli altarini a Napoli che uno di questi era stato fatto con il permesso del Comune, un assessore, bontà sua ha detto li rimuoveremo, ma riportando non so il pensiero di chi, ha detto troveremo modo di ricordare questo giovane”.
Così il procuratore generale di Napoli Luigi Riello nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario riferendosi alle polemiche da lui sollevate sugli altarini realizzati in alcuni quartieri di Napoli per giovani morti nel corso di episodi di criminalità “Io non so in che mondo viviamo – ha aggiunto Riello – non so se in Germania, in Francia, in qualsiasi altro Paese possa succedere questo.
Domani potremmo aspettarci che, oltre alla festa della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza, facciamo anche la festa della criminalità, diamo qualche medaglia, ricordando chi è morto nell’adempimento del proprio dovere di camorrista e rapinatore”.
I murales e gli altarini dedicati alla memoria di baby rapinatori o boss della camorra “sono una vergogna e la libertà di espressione non c’entra. Devono essere rimossi e lo Stato deve impegnarsi per questo”, dice inoltre il Procuratore Generale di Napoli Luigi Riello. “E’ ora di mettere i valori al posto giusto – sottolinea l’alto magistrato – Non può esserci mediazione su questo: bisogna scegliere da che parte stare, se con lo Stato o contro lo Stato.  Con tutto il rispetto, chi ha perduto la vita commettendo reati non merita nessuna celebrazione”. Il Procuratore Generale deplora la costruzione  di altarini e pitturazioni in ricordo di  Luigi Caiafa e Ugo Russo entrambi uccisi nel corso di tentativi di rapine da colpi esplosi da appartenenti alle forze dell’ordine. Sugli episodi bisogna fare chiarezza. Altre opere analoghe si possono ritrovare in diversi quartieri della città.

Molto opportunamente il deputato Alessandro Amitrano ha ripreso una denuncia dell’Associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”.
Il giovane deputato napoletano nella sua nota guarda al futuro. Non si sofferma soltanto sulla gravità dell’episodio che vede impegnate persone che hanno perso il senso dell’appartenenza alla società, la dovuta partecipazione al dolore, il rispetto per il servizio di operatori dediti ad un servizio in favore di tutti noi e degli stessi personaggi che non sono dissimili da coloro che mettono a soqquadro un ospedale se un loro congiunto non viene curato o che pretendono anche che il loro morto resusciti.
Amitrano è un parlamentare di 5stelle  con il quale ho dialogato ed è preoccupato per i suoi coetanei chiamati a vivere nella nostra Città nella quale si giunge quasi ad indicare come modello e come destinatario di culto chi , comunque non lo è. Mi pare che occorra avere sempre rispetto e pietà per chi muore, ma bisogna sapere distinguere, come diceva San Giovanni XXIII, il peccato dal peccatore. Quindi si chiede che la Città si costruisca sulla chiarezza e che i giovani ricevano la giusta formazione.
“La denuncia dell’associazione ‘Nessuno tocchi Ippocrate’, secondo la quale in alcuni quartieri di Napoli agli equipaggi delle ambulanze viene imposto con la violenza di spegnere la sirena, è gravissima – afferma il deputato – ed è una ulteriore, drammatica testimonianza di come la lotta alla camorra debba essere considerata un’assoluta priorità nazionale. I ministeri della Sanità e dell’Interno intervengano per tutelare il personale del 118 e ripristinare la legalità con interventi concreti e visibili in grado di prevenire nuovi casi simili”.
Circondare, minacciare e ‘tenere in ostaggio’ un’ambulanza è un atto di una gravità inaudita. Lo Stato non può tollerare zone franche: servono il massimo impegno e una grande mobilitazione di tutti contro questa piaga che mette seriamente a rischio il futuro della città”, conclude il parlamentare.
Si registra dell’altro giorno un ennesimo episodio di aggressione al personale,  nel quartiere di Montesanto. “L’ambulanza viene affiancata da due uomini su un motociclo che colpiscono con le mani violentemente la fiancata del mezzo, ne fermano la corsa ed esclamano: “Hai capito che qui le sirene non le devi usare? Spegnile altrimenti ti sparo” . Poi una serie di offese non ripetibili, come raccontato nella denuncia.

Mi piace fare mio e dell’Associazione quanto affermato responsabilmente da Amitrano: “…questa piaga, mette a rischio il futuro”.
Concordo con Riello: “bisogna mettere i valori al posto giusto”
Il Presidente Ciampi disse che “la camorra è il cancro della società”.
Troppi nostri Amministratori sono assuefatti a questa piaga in diversi modi. Non è compito di questa nota approfondire. E’ sotto gli occhi di tutto quanto accade.
Vorremmo noi della Caponnetto che vi siano in ogni Città in ogni Paese, in ogni Municipio d’Italia altri Riello ed Amitrano.
Lo sappiamo. Ci sono. Ma devono alzare la voce per una società educante.

Archivi