Vogliamo fatti e non chiacchiere.Attenti anche alla ndrangheta! Corrono voci di presenze di alcuni nomi citati in questo articolo anche a Fondi e Gaeta.Può darsi che si tratti di omonimie ma chi deve controllare verifichi !

LAZIO – Un’altro territorio che gode dell’attenzione delle mafie è il Lazio, regione che, oltre ad essere economicamente appetibile, è territorialmente contigua alle stesse province napoletane e casertane. Sia la Capitale, sia tutto il sud pontino soffrono dell’espansione economica e criminale camorristica. Il 21 ottobre scorso, nella Capitale, è stato posto sotto sequestro il ristorante di piazza di Spagna La Rampa. Oltre al noto locale a finire nel mirino degli inquirenti romani impegnati in indagini su presunte infiltrazioni di stampo mafioso nella Capitale, anche alcune importanti strutture commerciali. L’episodio culminato nella richiesta di sequestro è seguito agli accertamenti, partiti dopo la strage di Duisburg (agosto 2007) e sfociati in una serie di sequestri di beni per 150 milioni di euro ai danni dei clan Pelle-Vottari e Nirta-Strangio. Secondo la Dia e la Procura di Roma sarebbero oltre venti le ‘ndrine presenti nel Lazio a rappresentare la “testa di ponte” della criminalità organizzata calabrese per il riciclaggio dei capitali. Sostanzialmente, negli ultimi anni, la ‘Ndrangheta si è sempre più attestata nel territorio sia per avviare attività commerciali e finanziarie in grado di riciclare capitali, sia per aumentare il volume dei guadagni con il gioco d’azzardo, le estorsioni, l’usura e traffico di droga. Le famiglie sono gli Alvaro, Avignone, Barbaro, Bellocco, Condello, Farao, Gallace, Mollica, Iamonte, Marincola, Metastasio, Morabito, Nirta, Novella, Pelle, Pesce, Piromalli, Pisano, Ruga, Tripodo, Viola, Zagari. Le città interessate: Anzio, Civitavecchia, Fondi, Formia, Gaeta, Nettuno, Roma e il territorio della provincia, Pontinia, Terracina. La mole di denaro da riciclare è tale che i clan sono disposti a pagare un negozio, un ristorante, un centro commerciale, una società edile, anche il doppio del loro valore reale. I principali settori d’interesse sono l’edilizia, le società finanziarie e, nell’ambito del commercio, oltre alla ristorazione figurano l’abbigliamento (è in corso un’indagine su una catena di negozi “casual”), le concessionarie di auto (ne sono state sequestrate diverse sul litorale) e, da qualche tempo, anche i punti vendita in franchising per il noleggio di film. Sempre secondo le indagini, tra ’ndrangheta e casalesi sarebbe stato stipulato un patto sulla Capitale: ai boss calabresi i locali del centro storico, alla camorra il controllo degli ipermercati nelle periferie. In tal modo gli introiti puliti di hotel, ristoranti e negozi possono essere reinvestiti, in una catena infinita che non manca di infiltrarsi negli appalti per le opere pubbliche. E il contenuto di un’intercettazione tra un insospettabile e un boss la dice lunga sull’importanza della posta in ballo: “Bisogna trovare subito 500 milioni… “. Nella periferia della capitale, Torrenova e Tor Bella Monaca, si sono concentrate altre operazioni delle forze dell’ordine che hanno permesso di bloccare le attività criminali di gruppi locali. Alla fine del 2007 i Carabinieri hanno disarticolato un gruppo di fuoco che operava nella zona. Dopo i ferimenti avvenuti tra Torrenova e Tor Bella Monaca, sono state fermate cinque persone, appartenenti a un’organizzazione criminale, e ritenute responsabili di un tentato omicidio. Si tratta di 5 giovani tra i 18 ed i 22 anni che, per motivi verosimilmente connessi con la gestione dello spaccio di stupefacenti, avevano deciso di farsi giustizia con metodi rapidi, arrivando a ”pestare” duramente coloro che non si assoggettavano alle regole del sodalizio. Oltre alla Capitale, è il sud pontino, nelle province di Latina e Frosinone, a preoccupare per la pressante ed invasiva presenza delle organizzazioni mafiose. Sperlonga, Minturno, Gaeta, Formia, note località della costa laziale e, nell’entroterra, Fondi sono terre di conquiste delle cosche campane, calabresi e siciliane che convivono spartendosi le attività economiche più remunerative, in piena pax mafiosa. Gli investigatori indagano da anni sulle attività sulle famiglie calabresi Tripodo e Trani e su un cittadino siriano, Hassan Bouzan, che controlla alcuni locali notturni molto conosciuti della costa del sud del Lazio, come La Bussola di San Felice al Circeo. Qualche mese fa le indagini hanno ricostruito un fittissimo giro d’usura che vede coinvolti un’immobiliarista di Fondi, Massimo Di Fazio e Vincenzo Garruzzo, detto Zi Vince’. 28 LE MANI DELLA CRIMINALITÀ SULLE IMPRESE – XI RAPPORTO Gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia continuano ancora ad indagare sia sull’attività usuraia, per allargare il quadro ad eventuali ulteriori scenari che, più in generale, su altri tipi di attività criminali in città. L’arresto degli strozzini ha svelato una verità che fino a ieri era solo un diffuso sospetto: in città operava una cellula della ‘ndrangheta il che si aggiunge alla notizia secondo cui affiliati della mafia siciliana controllavano le società che gestiscono i trasporti al Mercato ortofrutticolo di Fondi. Il 17 ottobre 2008, le forze dell’ordine hanno eseguito l’ennesimo sequestro, negli uffici tecnici del comune di Formia, di tutti gli atti ed i documenti relativi alla costruzione di un grosso complesso immobiliare, in località Madonna di Ponza-Le Fosse nel quartiere di Mola. Secondo gli investigatori nell’operazione immobiliare sarebbero coinvolti alcuni esponenti del clan dei Casalesi, imprenditori locali e del casertano, nonché pubblici amministratori. La provincia di Latina, ed in particolare Formia e Minturno, è un territorio dove le presenze camorristiche sono particolarmente radicate e dove, da anni, viene denunciata la presenza di alcuni esponenti della famiglia Bardellino che continuerebbe ad organizzare attività di riciclaggio, anche internazionale. Per la Direzione Investigativa Antimafia, nel sud pontino “esistono segnali di tentativi d’infiltrazione nelle attività economiche locali, attraverso la costituzione di consorzi di società, in realtà contigue all’organizzazione criminale”, con la piena partecipazione “di varie figure criminali, altamente qualificate, legate alla famiglia Schiavone di Casal di Principe ed agli Iovine”. E dove non ci sono segnalazioni legate direttamente ad appartenenti a clan si ritrovano però modalità di controllo del territorio esercitate da gruppi locali attraverso estorsioni e minaccia, metodi tipicamente mafiosi. Nell’agosto del 2008 è bruciato il ristorante l’Oasi a Cisterna. L’ipotesi prevalente è che si sia trattato di un incendio doloso perché il gestore del ristorante, un uomo di 35 anni, di origini campane, ma residente a Cisterna, il 28 marzo scorso era già scampato ad un agguato a colpi di kalashnikov, lungo l’Appia. Sono invece 15 gli indagati e 10 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri della compagnia di Aprilia ad ottobre nell’ambito dell’operazione Lazzaro. Le indagini si sono mosse tra Aprilia, Nettuno ma anche altri paesi della provincia di Roma e Viterbo. Sette gli episodi contestati, tra maggio e settembre 2007, di cui sarebbero state vittime commercianti di supermercati, bar e tabaccherie, tra Aprilia, Roma e Nettuno. Le indagini dei carabinieri di Aprilia erano scattate in seguito a intimidazioni a negozianti, i cui locali erano stati bersagliati da colpi di pistola, il primo, nel maggio 2007, una tabaccheria a Aprilia. A Viterbo, infine, nel febbraio scorso, sono stati arrestati anche altre due persone, una delle quali un noto pluripregiudicato romeno nell’ambito di una inchiesta contro l’estorsione ai danni di imprenditori. Secondo quanto accertato dagli investigatori della squadra mobile i due avrebbero estorto una grossa somma di denaro ad un imprenditore viterbese, titolare di un deposito di generi da tabaccheria. Per costringerlo a firmare cambiali per 56mila euro hanno anche minacciato la moglie e la figlia.

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