Vittime di mafia, pochi risarcimenti per i calabresi

Vittime di mafia, pochi risarcimenti per i calabresi

Solo 26 domande presentate nella nostra regione. I dati si riferiscono al 2021. Tra i molteplici motivi emergono i processi non ancora a sentenza, l’obbligo di costituzione di Parte civile. E poi basta una minima informativa per essere esclusi

Vincenzo Brunelli

24 Febbraio 2022

In Calabria non si chiedono tutti i soldi che spetterebbero dallo Stato, quando c’è di mezzo la ‘ndrangheta. L’ennesimo effetto collaterale per chi vive quotidianamente “vicino” a boss e picciotti. Ogni anno, infatti, sono poche le richieste di accesso al Fondo di rotazione del Viminale da parte di vittime dei reati di tipo mafioso in Calabria, rispetto alle regioni dove è più presente la criminalità organizzata. È lo stesso commissario nazionale Marcello Cardona (ora sostituito da Felice Colombrino), che ha coordinato l’ente fino al 31 dicembre scorso, a sottolineare l’anomalia calabrese nel report annuale.

Il Fondo ministeriale

La struttura commissariale esamina e delibera l’accesso al relativo fondo. Poi riferisce, tutti gli anni, sull’attività svolta sia al presidente del Consiglio dei ministri sia al titolare del dicastero all’Interno. E anche in altre relazioni precedenti era presente questa evidente discrasia. Il Fondo ministeriale, nato nel 1999 per le vittime di mafia, estorsione e usura, dal 2011 ha riunito anche altri fondi. Sono divenute 4 le aree di competenza: mafie, reati intenzionali violenti, orfani di crimini domestici e violenza di genere. I comitati sono separati, ma la struttura commissariale che delibera è una. Ed è di nomina governativa.

Le richieste del 2021, regione per regione

Dal 1° gennaio al 30 novembre 2021 il Fondo ha ricevuto 575 istanze di accesso, presentate dalle vittime dei reati di tipo mafioso. È un incremento del 40% rispetto all’anno precedente (410). In particolare, le istanze sono distribuite così su base territoriale: 351 arrivano dalla Sicilia (il 61%) con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente; 135 dalla Campania (il 23%), con un incremento nel raffronto con il 2020 del 16%; 26 dalla Calabria (il 4,5%) esattamente il doppio di quelle dell’anno precedente (13 istanze); 31 dal Lazio (il 5%) 6 in più rispetto al precedente anno; 16 dalla Puglia (poco più del 2,5%) il doppio di quelle presentate nel 2020. Per le altre Regioni sono state presentate istanze: 6 dalla Basilicata, 3 dal Veneto. 2 dalla Liguria, 2 dalla Toscana e 2 dal Piemonte e 1 dal Trentino Alto Adige.

Le delibere di pagamento del 2021

Nel 2021 si sono tenute 19 sedute del Comitato nelle quali sono state trattate 697 posizioni. Sono state adottate 404 delibere di cui: 188 di rigetto di accesso al Fondo di rotazione, 207 di accoglimento dell’accesso al Fondo, per un importo complessivo di 8.804.980,38 di euro, 8 di rettifica, archiviazione o inammissibilità, e 1 di indirizzo per le attività del Comitato. Il Comitato ha disposto anche 221 ulteriori approfondimenti istruttori. Le restanti 72 richieste non sono state ancora deliberate. La media, quindi, dei risarcimenti alle vittime delle mafie da parte del Fondo nel 2021 è stata di circa 42mila euro per singola richiesta deliberata.

L’anomalia calabrese delle vittime di mafia 

Immediatamente dopo i numeri, nella relazione commissariale riferita al 2021, come per altri anni precedenti, lo stesso commissario sottolinea il dato calabrese. Il report, subito dopo le tabelle numeriche, contiene una spiegazione.

«Il  numero delle richieste di accesso al Fondo pervenute dalla regione Calabria, sebbene in significativo aumento negli ultimi due anni, resta comunque molto modesto rispetto alla pervasiva presenza delle organizzazioni mafiose in quel territorio e alle stesse evidenze processuali penali». Nella relazione commissariale si ipotizza che «tale fenomeno sia dovuto al minor grado di consapevolezza ed informazione sulle opportunità offerte dalla legge rispetto a quello dei residenti nelle regioni Sicilia e Campania e all’azione di contrasto al fenomeno mafioso che ha portato a risultati imponenti in epoche più recenti rispetto alle due citate regioni».

Nello stesso documento si legge ancora: «L’azione di contrasto al fenomeno mafioso che, negli ultimi decenni, si è esteso alle regioni del centro e del nord Italia, solo da epoca relativamente recente ha fornito evidenze giudiziarie. Negli anni a venire è, pertanto, legittimo attendersi, in queste regioni, la conferma di un trend in costante aumento delle richieste di risarcimento del danno e, conseguentemente, di accesso al Fondo».

Le ipotesi della struttura commissariale

Il commissario, dunque, formula alcune ipotesi, che sono identiche anche in alcuni anni precedenti, per cercare di spiegare perché le richieste campane e siciliane di risarcimento siano rispettivamente fino a 7 volte e 18 volte superiori a quelle calabresi (un trend fondamentalmente stabile negli ultimi anni), e cioè che possa esserci in Calabria o poca conoscenza della legge che ha istituito il Fondo di risarcimento per le vittime di mafia o che il grosso” dei processi non sia ancora arrivato a sentenza definitiva o ancora che i giudici non abbiano concesso provvisionali per le parti civili nei primi due gradi di giudizio.

Ma le legittime e autorevoli ipotesi commissariali potrebbero non essere sufficienti per comprendere tutti i perché di questa anomalia. Atteso che sono somme alte che farebbero comunque comodo a chi ha subito violenza dai clan di ‘ndrangheta.

Condanne e richieste di risarcimento

I numeri dei condannati detenuti al 31 dicembre scorso, e i numeri dei condannati detenuti totali per regione di nascita, del ministero della Giustizia, ci offrono un primo ulteriore spunto di riflessione verso un quadro più completo della situazione. E ci dicono qualcosa pure in merito al perché le richieste di risarcimento in Calabria siano così esigue rispetto alla reale situazione, legata ai reati commessi dalla ‘ndrangheta in loco e ai relativi processi. E, quindi, alle vittime.

L’andamento di questi numeri non è in linea con l’esiguità delle richieste di risarcimento in Calabria da parte di vittime della mafia. I dati ministeriali, infatti, parlano di condannati e detenuti in Sicilia e Campania 3 o 4 volte superiori a quelli calabresi. Anche e soprattutto per un maggior numero di cittadini.

Si tratta di un rapporto che si mantiene più o meno costante negli anni anche nelle diverse fasce di condanna. Sembra seguire più che altro criteri demografici, ma molto lontani dalle percentuali di richieste di risarcimento di vittime delle mafie che arrivano quasi a 20 volte, nelle altre due regioni a maggior rischio, rispetto a quelle presentate in Calabria. Il numero di sentenze, condannati e detenuti nei vari processi, quindi, non spiega da sola l’anomalia, se non appunto in piccola parte.

Incensurati, estranei e apertamente contro i clan

Guardando, invece, i requisiti per accedere al Fondo ministeriale, l’iter e i motivi ostativi, si possono trovare dati molto più interessanti e significativi per provare a comprendere meglio e appieno quella che ormai appare chiaramente come un’anomalia calabrese, da anni ormai.

Innanzitutto per accedere al Fondo bisogna essere incensurati, e poi si deve essere totalmente estranei ad ambienti criminali e delinquenziali e su informativa delle forze dell’ordine, come per le interdittive antimafia, e quindi sulla base di comportamenti che prescindono da sentenze, processi, assoluzioni e condanne. Ma soprattutto il terzo requisito appare, forse, come quello più vicino alla realtà per spiegare l’anomalia calabrese. Bisogna costituirsi parte civile nel processo penale e ricevere quindi una sentenza a proprio favore, anche non definitiva ma con relativa provvisionale rispetto ai danni subiti, per accedere al Fondo.

Questo significa schierarsi “apertamente” contro i clan e se per gli enti, le grosse società e le associazioni può sembrare più o meno semplice, per le persone fisiche e per i cittadini in Calabria potrebbe essere un ostacolo o comunque un deterrente di non poco conto.  Se si pensa alla particolare struttura di tipo familistico della ‘ndrangheta, ai circa 120 Comuni sciolti per mafia solo dal 1999 al 2019, si può ipotizzare che al di là di comportamenti omertosi, la stanchezza, la preoccupazione e la paura possano incidere più di altri fattori nell’anomalia calabrese delle poche richieste di accesso al Fondo governativo per le vittime della mafia.

Fonte:https://icalabresi.it/fatti/vittime-mafia-pochi-risarcimenti-per-i-calabresi/

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