30 Luglio 2026 | Cronaca
Vincenzo Musacchio: mafie vogliono diventare attori paramilitari ad alta tecnologia
Francesca Torrani*
Professor Musacchio, Maurizio de Lucia in Commissione Antimafia ha parlato di segnali riguardanti l’acquisto di droni lanciamine da parte della criminalità organizzata, aggiungendo che siamo di fronte ad armi da cui non siamo preparati a difenderci. Le chiedo preliminarmente: c’è un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità, sia nel circondario di Palermo sia in altri territori anche non italiani?
La segnalazione sui droni lanciamine non indica, a mio parere, un automatico ritorno alla violenza stragista, ma la volontà delle mafie di collocarsi come attori paramilitari ad alta tecnologia, capaci di competere con la sicurezza degli Stati sia sul piano finanziario sia su quello della forza tattica, in Italia e all’estero. C’è un’evoluzione tecnologica e militare continua. L’interesse per droni tattici, dispositivi a guida remota e tecnologie belliche ad alto impatto riflette la transizione verso un modello di “mafia versatile”, capace di muoversi contemporaneamente nell’economia legale, nel cyberspazio e nel controllo militare del territorio.
Non siamo, quindi, di fronte ad un riarmo?
Non parlerei di riarmo vero e proprio anche se va precisato che la capacità militare rimane la garanzia ultima del potere mafioso. L’uso di droni e nuove armi non serve solo per finalità stragiste, ma è impiegato per il monitoraggio del territorio, la neutralizzazione della sorveglianza delle forze dell’ordine e la protezione dei latitanti o dei vertici dell’organizzazione. Le mafie non acquistano armi solo per loro, ma le utilizzano anche come merce di scambio nei mercati globali.
Dove sono acquistate queste armi?
Principalmente dove ci sono state o sono in atto guerre. Il mercato nero delle armi da guerra sofisticate è tra i più redditizi per le organizzazioni mafiose. Sistemi d’arma tecnologicamente avanzati inviati legalmente ai fronti finiscono spesso in mano ai clan, che li acquistano a prezzi scontati per rifornire gruppi terroristici o cartelli locali in altri quadranti del globo.
Sta cambiando qualcosa?
Le nuove mafie non hanno più confini nazionali. L’approvvigionamento di tecnologie militari sofisticate avviene quasi esclusivamente su scala globale. Cosa nostra, la ‘ndrangheta e le mafie balcaniche operano già da qualche tempo all’interno di reti criminali transnazionali. I canali di approvvigionamento delle armi sono gli stessi utilizzati per il traffico internazionale di stupefacenti. La proliferazione di armi ad alta tecnologia da teatri di guerra vicini (come il conflitto in Europa orientale o nel Medio Oriente) ha saturato i mercati neri internazionali. Attraverso il dark web e pagamenti in criptovalute, le organizzazioni criminali possono acquistare droni d’attacco, sistemi di disturbo (jammer) e materiali d’armamento di derivazione militare con estrema facilità realizzando enormi guadagni.
Il timore del procuratore de Lucia sull’impreparazione nella difesa secondo lei è fondato?
Concordo con il punto sollevato da de Lucia: c’è un’evidente sproporzione tra la velocità di ammodernamento tecnologico delle mafie e i tempi di reazione dello Stato. Le strutture antimafia e le forze di sicurezza sono tradizionalmente modellate sul contrasto alla mafia territoriale classica o sulla tracciabilità finanziaria convenzionale. Di fronte all’impiego di tecnologie militari a uso duale (dual-use) e strumenti di guerra asimmetrica, le normative e le dotazioni tattiche attuali rischiano di essere obsolete o inidonee. Ciò che ci aspetta nel prossimo futuro è sicuramente la continua evoluzione di questa tipologia di pericolosità che riguarderà non solo tutta l’Europa ma anche il resto del mondo.
*RSI (Radio Televisione Svizzera)
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FONTE:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cronaca/vincenzo-musacchio-mafie-vogliono-diventare-attori-paramilitari-ad-alta-tecnologia