Vibo Valentia,una provincia fuori controllo.

È da un bel po’ di tempo che a Vibo Valentia capita di tutto ed è da molto tempo che le
indagini della magistratura dimostrano come, in quella realtà, più che le militanze politiche
e più che la lealtà istituzionale hanno peso le “obbedienze” massoniche.
Il primo a sottolinearlo, per assurdo, è stato uno che di queste cose se ne intende assai e
che sul territorio vibonese ha il “dovuto rispetto”. Trattasi del boss Pantaleone Mancuso
“Vetrinetta”, capo dell’omonimo clan ed educatore delle nuove leve del crimine domestico,
alle quali spiegava che la mafia in senso arcaico intesa non esisteva più, il suo posto «lo
ha preso la massoneria, dove ci incontriamo tutti».
Poi vennero i blitz della Procura distrettuale e le inchieste del procuratore di Vibo a
dimostrare un groviglio di interessi che non risparmiavano neanche esponenti della
magistratura locale, vertici della polizia, sottufficiali dei carabinieri e perfino autorevoli
esponenti della chiesa.

Figuriamoci se ne restavano fuori i partiti politici, anzi proprio questi cominciarono a
strutturarsi non seguendo una dialettica interna ma aprendosi al più pericoloso e perverso
dei trasversalismi. Se non inquadriamo bene questo contesto, difficilmente si potrà capire
l’evoluzione che in questi giorni sta avendo lo scontro tra cordate politico-affaristico-
massoniche che veste anche i panni di un conflitto politico per il governo delle istituzioni
territoriali. Istituzioni, intendiamoci, ben poco appetibili dal punto di vista operativo visto
che sia il Comune di Vibo che la Provincia sono enti con le finanze decotte assediate da
debiti e contenziosi e incapaci persino di garantire il pagamento degli stipendi dei
dipendenti. Eppure lo scontro c’è e pare non conosca palazzo che ne sia fuori o gruppo
politico che sopravviva integro.
Piatto ricco mi ci ficco, sembra aver ipotizzato il prefetto Giovanni Bruno che alla guida
della Prefettura di Vibo ci arriva nel bel mezzo dello scontro, in quel torrido agosto 2013
che vede squagliarsi i vecchi assetti di potere e cominciare ad amalgamarsi le nuove
cordate. Il prefetto Bruno è un decisionista, giocasse a pallone sarebbe il classico
centrocampista-mastino che non tira mai il piede indietro. Inevitabile che oggi si ritrovi al
centro di una polemica politica senza precedenti, dopo che big del Partito democratico del
calibro di Ernesto Magorno e Nico Stumpo lo mettono al centro di un durissimo documento
politico, nel quale lo accusano di interferire nella vita politica convocando, «sulla scorta di
non meglio precisate notizie di stampa», una seduta del Comitato per l’ordine e la
sicurezza pubblica «per discutere delle suddette consultazioni politiche (le primarie, ndr),
assumendo ancora una volta un ruolo di protagonismo politico inaccettabile». Rincarando
la dose, Magorno e Stumpo giudicano «del tutto contraddittorio e inusuale che un organo
dello Stato preposto alla tutela e al controllo dell’ordine pubblico, scelga di scendere nella
contesa politica, e si presti a strumentalizzazioni sulla scorta di semplici e inaccettabili
indiscrezioni, anziché tutelare e prevenire la sicurezza dei cittadini».
In astratto potrebbero anche avere ragione ma nel concreto Magorno e Stumpo
dovrebbero guardare prima in casa loro. Al prefetto, a tutto concedere, non sarà parso
vero potersi occupare delle “primarie” del centrosinistra ma non vi è dubbio che non lo ha
fatto «sulla scorta di non meglio precisate indiscrezioni di stampa». Lo ha fatto, e la cosa è
ben più seria, dopo che uno dei candidati alle primarie con un passato di consigliere
regionale ed un presente di militante del centrosinistra vibonese, ha riferito che le
“primarie” a Vibo hanno fatto assistere a scene tali da far impallidire “Gomorra”.
In verità è da qualche anno che la vita politica nel Vibonese sembra più ispirata a
“Gomorra” che non a un confronto civile e democratico. Di volta in volta i competitor non
hanno lesinato sgambetti e alleanze inconfessabili, accordi sotto banco e trasversalismi da
vomito. Salvo poi, vedere il perdente “scoprire” che la partita era truccata.
Chiaramente un simile scenario dovrebbe consigliare maggiore prudenza a chi è chiamato
a rappresentare lo Stato e magari scopriamo che il prefetto di Vibo con il suo dinamico
presenzialismo e qualche amicizia molto ostentata, ha finito con il far credere, o comunque
giustificare chi strumentalmente vuole sostenerlo, che anche lui, per usare le parole di
Magorno e Stumpo, ha voluto «scendere nella contesa politica».
Non gli si perdona, in proposito, il fatto che il 2 febbraio sia andato a Ricadi per partecipare
ad una seduta di quel consiglio comunale straordinario, insieme al neo consigliere
regionale Michele Mirabello e al presidente della Provincia Andrea Niglia. Non sono
piaciute le sue esternazioni quando ha incontrato i pescatori di Nicotera, solidarizzando
con loro per lesanzioni irrogate per l’attività di pesca del novellame. In quella circostanza
mise in difficoltà il vicepresidente della Regione Enzo Ciconte, scaricando sull’ente il peso
del contenzioso «al fine di trovare forme di micro credito e sostegno». Offrendosi, per
questo, al fine di aprire «un tavolo tecnico che attui azioni propositive».
E un «tavolo tecnico» il prefetto Bruno, subito dopo, ha proposto a Rombiolo anche per i
lavoratori della Gam, impresa dichiarata fallita dal Tribunale di Vibo Valentia. In
quell’occasione si è anche spinto fino all’impegno di «fare in modo che molti dei dipendenti
della Gam possano essere occupati dalla ditta che a breve inizierà i lavori di costruzione

del nuovo ospedale di Vibo Valentia». Si legge, nel comunicato ufficiale che sta sul sito del
ministero dell’Interno, che in quella occasione «l’annuncio del prefetto è stato accolto con
un fragoroso applauso dell’affollata platea».
Insomma tutto può dirsi del prefetto Bruno ma non che ami stare lontano dai riflettori. Del
resto al centro della scena, in questi sedici mesi di permanenza a Vibo, Giovanni Bruno
c’era già finito più volte. È stato il primo ad aver “commissariato” una funzione religiosa.
Anzi ben prima dei “fatti di Oppido”, ne ha commissariate due: le tradizionali “Affruntate”
che a Pasqua hanno luogo a Stefanaconi e Sant’Onofrio. E ancora suo è il provvedimento
che ha decapitato la polizia locale, revocando le qualifiche di pubblica sicurezza ai
comandanti che non avrebbero ottemperato all’ordine di sorvegliare la Stazione di Vibo
Pizzo. E via così fino al minacciato ricorso alla mobilitazione dell’esercito se
l’amministrazione comunale uscente non avesse trovato modo di mettere fine
all’emergenza rifiuti.
Insomma, a Vibo tutto è, stupendamente, fuori controllo. E quando tutto è fuori controllo
appare inevitabile quel che gli inglesi riassumono, con poca eleganza ma anche con
estrema efficacia, nella frase: «La cacca è finita nel ventilatore».

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