Vibo Valentia: una provincia allo sbando. Anche il Commissario straordinario alla provincia sbatte la porta e se ne va ed a difenderlo è solo l’Unione Industriali che ne esalta il senso dello Stato

VIBO VALENTIA: UNA PROVINCIA ALLO SBANDO. UN TERRITORIO SOTTO IL TALLONE DELLA ‘NDRANGHETA MENTRE LO STATO LATITA. ANCHE IL COMMISSARIO STRAORDINARIO ALLA PROVINCIA GETTA LA SPUGNA E SE NE VA AMAREGGIATO ED A DIFENDERLO E’ SOLAMENTE L’UNIONE INDUSTRIALI CHE NE ESALTA IL SENSO DELLO STATO

 

Provincia, si dimette il commissario Ciclosi.
Addio all’Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno?

Come un fulmine a ciel sereno, dopo due anni di gestione a capo della disastrata Provincia di Vibo
Valentia, il commissario straordinario Mario Ciclosi ha rassegnato pochi minuti fa le proprie dimissioni dall’incarico governativo assegnatogli dall’aprile 2012. Le dimissioni sono state comunicate dallo stesso ormai ex commissario straordinario, a conclusione di una conferenza stampa tenuta poco fa nei locali della provincia di Vibo, dove Ciclosi ha incontrato i giornalisti per fare il punto su una gestione giunta dunque agli sgoccioli. «È giunto il momento – ha detto Ciclosi – di farmi da parte. Il mio compito qui è finito. Non vedo cos’altro potrei fare per questo ente oltre a tutto ciò che ho fatto fino ad oggi».
Ciclosi ha infatti ereditato da due anni una provincia sull’orlo del baratro, in dissesto finanziario per
un’esposizione debitoria che superava i 20 milioni di euro, con fondi vincolati non ricostituiti pari a oltre
11,5 milioni e debiti fuori bilancio per 14 milioni. Un ente travolto da questioni anche di sfondo
giudiziario, oltreché amministrativo, collegate all’ammanco e alla bocciatura di bilancio. Tanto che i
giudici della Corte dei Conti ne segnalarono «la presenza di irregolarità contabili, di squilibri economici
e di comportamenti difformi alla sana gestione finanziaria».
Ciclosi quindi lascia, dopo aver esercitato un ruolo a dir poco complicato, caratterizzato dal dissesto
finanziario, da proteste dei dipendenti e non solo, da inefficienze strutturali e inchieste giudiziarie varie.
Proprio a tal proposito l’ex commissario non ha mancato di manifestare la propria amarezza per i limiti
di gestione di un ente ingessato tra dissesto e patto di stabilità, che ha guidato senza poter mai
«ricevere alcuna deroga come le circostanze, uniche in Italia, avrebbero consigliato». Condizione che si è aggravata dallo scorso 8 aprile in poi, ovvero dall’entrata in vigore della Legge 56 che «ha ristabilito completamente le regole del gioco» privando il commissario di «qualsiasi elemento di supporto», come i sub-commissari o il rimpiazzo dei dirigenti. Dimissioni che finiranno inevitabilmente per avere un effetto domino su tutto il territorio provinciale. Basti pensare che per la prossima settimana era in programma la Conferenza dei sindaci, mentre, soprattutto, nei prossimi giorni Ciclosi avrebbe dovuto ricevere una delegazione di amministratori ed avvocati in un incontro, si sperava, risolutivo per l’annosa questione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno. La sede giudiziaria serrese sarebbe scampata al rischio soppressione soltanto se entro il prossimo 28 giugno fosse arrivata la nomina di almeno 4 nuovi dipendenti. Proprio a Ciclosi era stato chiesto di provvedere alle nomine dei nuovi funzionari, pescati nell’organico provinciale, che, contrariamente a quanto supposto inizialmente, i sindaci del comprensorio delle Serre non avevano saputo e potuto indicare. Ad ormai otto giorni dalla scadenza, purtroppo, non si può che presagire il peggio

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