Via alla requisitoria contro Scajola. «Così il sistema occulto ha favorito Matacena»

Via alla requisitoria contro Scajola. «Così il sistema occulto ha favorito Matacena»

Inizia a Reggio la fase finale del processo “Breakfast”. L’inchiesta ha svelato la rete che avrebbe aiutato la latitanza dell’ex deputato di Forza Italia. Lombardo: «Un uomo di Stato che agevola un soggetto condannato per concorso esterno, dobbiamo capire perché»

14 ottobre 2019

di Alessia Candito

REGGIO CALABRIA Fasi finali per il processo “Breakfast”, scaturito dall’inchiesta del procuratore aggiunto di Reggio Giuseppe Lombardo che ha svelato la rete che ha favorito la latitanza dell’ex deputato di Forza Italia e armatore Amedeo Matacena, da anni a Dubai dove sfugge ad una condanna definitiva per concorso esterno. Una latitanza dorata costata il processo agli imputati oggi alla sbarra, l’ex ministro Claudio Scajola, la moglie di Matacena Chiara Rizzo, la storica segretaria dei coniugi, Maria Grazia Fiordelisi, e il braccio operativo del politico-armatore, Martino Politi.
LE ACCUSE Per tutti l’accusa è di aver aiutato l’ex deputato di Forza Italia a sottrarsi all’esecuzione della condanna e ad occultare il suo immenso patrimonio. Reati che per alcuni degli imputati sono appesantiti dall’accusa di aver favorito un sistema di potere occulto, che tiene insieme ‘ndrangheta, politica nazionale e internazionale, grande impresa di cui Matacena era qualificata espressione. Così lo ha definito il procuratore aggiunto Lombardo nel capo di imputazione e così – anticipa – verrà inquadrato nel corso di una requisitoria lunga e complessa. E che parte da una domanda che sta alla base dell’inchiesta: «Com’è possibile che un uomo che ha avuto responsabilità elevatissime come Scajola possa essersi determinato a mettere in atto una serie di condotte di aiuto nei confronti di un soggetto pacificamente mafioso come Matacena?».
MATACENA UOMO DEI CLAN Lo dice una sentenza definitiva che lo qualifica come referente politico dei Rosmini, ma lo conferma anche l’inchiesta sulla sua latitanza e sugli universi che si muovono a suo favore. Costola dell’inchiesta che ha portato i segugi della Dia a perquisire la sede della Lega alla ricerca delle tracce dei clan, l’indagine ha fatto saltare fuori il nome di Matacena. E ha svelato «un articolato reticolo di conoscenze e contatti, legato anche al principato di Monaco. Dall’acquisizione dell’utenza telefonica francese in uso a Matacena, è emerso un enorme volume di contatti con due numeri, uno riferibile al dipartimento di pubblica sicurezza e uno a Claudio Scajola». All’epoca Matacena non era ancora stato raggiunto da condanna definitiva, ma la temeva – ha raccontato l’inchiesta – e già si stava muovendo per evitarla. Anche – secondo l’accusa – grazie a Scajola.
IL RUOLO DI SCAJOLA «Siamo in presenza di un uomo di Stato che agevola un soggetto condannato in via definitiva per concorso esterno di tipo mafioso e dobbiamo capire – dice Lombardo – perché lo ha fatto e che cosa ha fatto». A raccontarlo, continua il procuratore aggiunto – ci sono centinaia di intercettazioni «che ci aprono un segmento conoscitivo di grande spessore che ci permette di affermare oggi, come fatto allora, che tutti i protagonisti della latitanza di Matacena lo hanno fatto secondo uno schema preciso e secondo ruoli prestabiliti». Una ricostruzione che nelle prossime ore ed udienze verrà fatta in dettaglio. (a.candito@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

 

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