«Vero, la borghesia è silente ma il grande assente è lo Stato»

Il Mattino, Domenica 21 Aprile 2019

«Vero, la borghesia è silente ma il grande assente è lo Stato»

Antonio Menna

«La borghesia è assente ma lo Stato dov’è?«. Le parole pronunciate ieri sul Mattino dal vescovo di Napoli, Crescenzio Sepe a proposito della borghesia napoletana, scatena il dibattito in alcuni settori della società. «Non li vedo coinvolti – ha detto il cardinale – devono prendere coscienza della situazione e assumersi le loro responsabilità. Il mio appello è di non farsi più da parte». «Forse è il caso di citare il Vangelo – replica subito, sorridendo, Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione costruttori edili napoletani -. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Il tema è sicuramente impegnativo. Credo che ognuno di noi, nel proprio ruolo, abbia il dovere di fare al meglio le cose che lo riguardano. Le associazioni di rappresentanza come la nostramettono in piedi progetti per il territorio e per il sociale, si mettono in rete, costruiscono connessioni positive con il territorio. Se ognuno facesse per intero il primo dovere avremmo meno problemi. Ma non penso sia un momento negativo per la città e il territorio. Mi pare che la consapevolezza e l’impegno siano in risalita. Si lavora molto insieme, ci si impegna. Se poi l’idea è che ci si debba impegnare in politica, questa rimane una scelta personale. Di sicuro non manca l’impegno nel sociale e nella società». «Io penso che stiamo vivendo uno dei momenti più bassi della storia della città – dice senza mezzi termini l’ex presidente della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro -. Ma è una grande questione politica. È la politica a non volere la società civile tra i piedi. È una politica lontana dai problemi reali, dai problemi del Sud, con una classe non adeguata. Siamo in una campagna elettorale permanente, il peggio del peggio, lontani dai nostri valori, dai nostri principi. Il richiamo del cardinale è anche condivisibile. Ma l’impegno della borghesia dipende anche da quanto spazio si intende dare alla società civile. Mi pare poco, francamente. I problemi sono tanti, le risposte insufficienti. Aggiungiamo, poi, che abbiamo la criminalità disorganizzata invece di quella organizzata: una camorra individualista, parcelizzata, ancora più pericolosa dentro un recinto di miti negativi e attrattivi per i giovani». GLI STECCATI «Mi sembra che il tema vada inquadrato in maniera più complessiva – spiega il magistrato Francesco Cananzi, ex componente del Csm – Ci persone perbene e persone colluse. Poi c’è una fascia intermedia di indifferenti o di impauriti, vittime di una situazione di sfiducia. Fiducia, per me è la parola chiave. E tocca a tutti lavorarci: alla politica, alla magistratura, alla stessa chiesa. Ci vogliono maggiore coraggio e maggiore impegno. Abbandonare l’individualismo. La Via Crucis di Papa Francesco al Colosseo, l’altra sera, ha dato segnali precisi per rimettere al centro l’uomo, la persona, la dignità. Napoli è città accogliente, ha tutte le risorse per crescere in questa direzione. La responsabilità della borghesia esiste ma le istituzioni devono essere in grado di offrire occasioni positive, accompagnare e offrire alternative». «Io credo che il cardinale non sia bene informato – dice senza mezzi termini la scrittrice Valeria Parrella, in libreria con Almarina (Einaudi), romanzo su una insegnante di matematica nel carcere minorile di Nisida -. La camorra la può sconfiggere solo l’istituzione, lo Stato. Credo anche che Sepe usi in maniera scorretta la parola borghese. Che cos’è la borghesia? Io la vedo come la classe cuscinetto, stretta tra i ricchissimi intoccabili e i poveri che, permancanza di opportunità o per bisogno, finiscono con l’essere manovalanza. La borghesia è la farmacista precaria, il professionista con la Partita Iva. Io vivo a Bagnoli e qui ci sono tanti comitati di quartieri, si organizzato iniziative. La borghesia napoletana è molto impegnata nel volontariato. E Napoli ha tantissimo bisogno di volontariato. A Bagnoli abbiamo di qua la scuola e di là Nisida, i due poli per i minori. In mezzo c’è il lavoro sociale, che è tanto, e mi porta a dire che il cardinale forse non sa quello che succede nella civiltà laica».

I SALOTTI

Eugenio Mazzarella, professore di Filosofia teoretica alla Federico II, ex deputato del Pd, dà invece ragione a Sepe: «Il cardinale – dice – coglie un punto decisivo per il futuro di Napoli. La città ha bisogno di una borghesia all’altezza dei suoi problemi e animata dalla generosità dell’impegno diretto sulla scena pubblica. Senza la soluzione facile di accudire alla propria privatezza limitandosi a lamentarsi nei salotti di un ceto politico inadeguato. Penso che sia venuto il momento di offrire in nome collettivo alla città un’idea sul suo futuro. Anche se, è inutile nasconderselo, quel che resta della politica come struttura organizzata, ha poca voglia di affidarsi a competenze di spessore e perciò autonome, a rischio di essere fastidiose, per la gestione della cosa pubblica. E chi avrebbe le qualità per impegnarsi si astiene nella logica di “chi me lo fa fare”. La politica continua a essere per troppi, al di là delle chiacchiere, un’opportunità personale e non di servizio. È un circolo vizioso su cui il seme delle parole del cardinale rischia di non portare frutto. Eppure, se non ora quando?. «Se parliamo di camorra, non mi riferirei solo alla borghesia ma all’impegno civico dei napoletani – sottolinea Lorenzo Marone, scrittore, in procinto di partire ai primi di maggio a Sorrento con la rassegna “Ricomincio dai libri” -. Parlare della sola borghesia mi sembra riduttivo. Farei uno discorso più ampio. Poi che cos’è la borghesia? La classe dirigente? Io punterei il dito semmai sull’assenza culturale della borghesia. Per essere classe dirigente deve fare cultura. Ma una cosa mi fa davvero arrabbiare. Parliamo di camorra e non chiamiamo in causa lo Stato? Che cosa fa lo Stato? Non controlla il territorio, non fa lavoro sociale. La borghesia? Può essere uno dei problemi. Ma non il solo».

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