Ventotene ultima chiamata. Ventotene sull’orlo del baratro. Una dura denuncia su Telefree e nessuno interviene!

Negli ultimi anni una spaventosa serie di eventi si è abbattuta su quella che, una volta, era considerata la perla più preziosa del Tirreno, unica per storia, natura e umanità.
Le amministrazioni succedutesi dopo l’improvvisa morte dell’amato sindaco Verde hanno dato il via al ‘sacco’ di Ventotene.
Spinti unicamente dall’interesse personale, i sindaci Vito Biondo prima e Geppino Assenso poi hanno messo a ferro e fuoco il territorio curando solo apparentemente gli interessi della comunità.
È così che è esplosa la piaga dell’abusivismo edilizio, spesso agevolato e ‘autorizzato’ dal complice ufficio tecnico comunale, che ha permesso di costruire in barba a qualunque legge ambientale e persino in deroga al PAI, il Piano di Assetto Idrogeologico nato per proteggere i cittadini dai disastri ambientali.
Sono spuntate case ovunque negli ultimi anni, persino in piena Riserva naturale dove un rudere in cima a Punta dell’Arco è diventato – senza alcuna valutazione d’impatto o d’incidenza ambientali – la villa di un ricco e scaltro antiquario romano, pur essendo in origine destinato a diventare un centro visite naturalistico aperto a tutti.
E il cemento non è stato usato solo per le case, le ville e gli alberghi: impianti fognari, strade, campi sportivi, centri visite del parco, musei della migrazione, sale polivalenti…
Sono tutti lavori pubblici che hanno visto impegnate – attraverso la formula della “somma urgenza” – sempre le stesse ditte edili, e sempre gli stessi progettisti e direttori dei lavori, tra i quali il fratello ultraottantenne del sindaco e l’adesso ex assessore ai lavori pubblici. Peccato che siano anche tutti lavori che dopo appena pochi anni già risultano inservibili per la comunità!
La fogna non funziona, come possono constatare i turisti che ogni estate assistono nauseati allo sverso dei liquami direttamente in spiaggia, e le nuove strade favoriscono il ruscellamento delle acque piovane accelerando l’erosione. Per non parlare dei campi sportivi, coperti da inutili quanto impattanti ‘palloni’ e praticamente inutilizzati; del centro visite del parco, diventato la dependance della Proloco che è presieduta da un ufficiale della Guardia di Finanza in servizio sull’isola; del museo della migrazione, chiuso a dicembre perché non rispondente alla normativa di sicurezza (ma lo era anche nei quattro anni precedenti, quand’era aperto al pubblico?) e però dotato di un direttore scientifico e di ben due guide.
Infine la sala polivalente, per la quale sono state utilizzate centinaia di tonnellate di ferro e cemento impiantate nel terreno senza però chiedersi, ancora oggi, che uso farne.
E in cantiere c’è ancora un megatunnel da scavare accanto al Porto Romano per consentire ai camion e alle automobili, le vere padrone dell’isola soprattutto in estate, di accedere più velocemente in paese (costo 6 milioni di euro, già finanziati dalla Regione), e altro ancora. Il tutto su un’isola di 1,5 Km quadrati.
Perché?
Da una parte la tolleranza e/o impropria autorizzazione a costruire abusivamente crea e garantisce consenso, e compra ‘silenzio’, soprattutto nelle famiglie più ricche (in grado di investire nelle seconde case e negli alberghi) e potenti.
Ma l’affare vero sono i lavori pubblici, e i soldi – decine di milioni di euro elargiti da amministratori regionali e provinciali evidentemente disattenti, o peggio collusi – girano nelle fasi di progettazione, dove le cricche degli architetti sono sempre le stesse; e nelle fasi di esecuzione, dove variante dopo variante i costi salgono sempre più. Per questo lo scorso anno è sbarcata sull’isola anche qualche ditta in odor di camorra.
L’opera in se, una volta finita, non ha invece alcun valore sia essa una strada, una scuola o il centro anziani. È per questo che l’amministrazione non ci spende neppure un centesimo per ordinaria manutenzione. Così come nulla è stato fatto in questi anni per la popolazione, visto che non c’è guadagno diretto…

I trasporti sono un disastro: in inverno Ventotene è isolata tre volte al mese, in alcuni casi anche per più giorni di seguito essendoci una sola nave al giorno, fintanto che esisterà la Caremar. E il consorzio semi-privato Laziomar, che sta nascendo con l’intento di offrire un servizio sostitutivo quando non ci sarà più neppure il traghetto è praticamente già morto, visto che nessuno vuole metterci i fondi necessari.
I servizi ambientali sono poi da terzo mondo: metà dell’isola non ha la fogna, l’acqua dolce arriva ancora via nave, l’energia elettrica è garantita da una vecchia centrale a cherosene e, in un paese di poche centinaia di persone, la raccolta differenziata dei rifiuti sta partendo solo in questi giorni, ma ancora non se ne conoscono i dettagli. Nel frattempo però sono state ultimate diverse isole ecologiche di vecchia impostazione (che non serviranno più a niente) e ci sono ben due cooperative, oltre alla ditta di smaltimento dei rifiuti, incaricate della pulizia delle strade, che costano centinaia di migliaia di euro pubblici l’anno e dove sono impiegate solo persone indicate dal sindaco.
E il grave problema del disagio giovanile? Lo si risolve facendo venire alla festa comunale di fine anno due spogliarelliste brasiliane, oppure si promuovono la ‘notte bianca’ e l’elezione di ‘miss sotto le stelle’, gli eventi clou dell’estate ventotenese.
Infine la mazzata finale, la morte delle due bambine romane ad aprile per colpa di un masso caduto in una spiaggia, Calarossano, che doveva essere ‘in sicurezza’. A seguito di ciò l’isola è stata praticamente sigillata. Coste, spiagge, belvedere, sentieri e tutti i siti archeologici e culturali sono chiusi per motivi di sicurezza. E la stagione turistica, il pane dell’economia isolana, è alle porte.

Ma chi vorrà più venire su un’isola invasa dal cemento, dove non si può andare da nessuna parte, dove i servizi sono inesistenti e i prezzi da rapina?

E come è possibile che di fronte ad illegalità così vistose, a denunce continue, a sequestri quasi settimanali da parte dei carabinieri (gli unici che fanno qualche cosa) ancora nulla sia cambiato? Come può il sindaco Geppino Assenso, rinviato a giudizio per la morte delle due bambine e indagato dalla Corte dei Conti sedere ancora, e saldamente, sulla poltrona di primo cittadino?

Se la situazione non cambia entro la prossima primavera potremo dire per sempre addio a Ventotene, sicuramente a quella Ventotene che noi conoscevamo ed amavamo: la patria del manifesto europeista di Spinelli, la meta di un turismo culturalmente attento ed esigente, una gemma ricca di meraviglie archeologiche e naturali che non ha eguali in tutto il mondo. Ma il cambiamento può venire solo dall’interno, dai cittadini Ventotenesi che sono le prime vittime di tutto ciò. E allora forza, scetateve guagliò!!

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