Ventotene: la strada delle… toppe

Era l’occasione per intervenire alla radice, mettendo fine all’azione di devastazione del territorio, ma sembra che qualcuno non voglia andare a fondo.

Così si mettono le toppe, mettendo in sicurezza le pareti che minacciano di crollare e non affrontando i nodi della situazione in cui versa l’isola.

Dopo la morte delle due ragazze romane, il minimo che si aspettava era la costituzione di un gruppo di esperti che avviasse un’azione radicale di monitoraggio di tutto il territorio.

Un territorio che – come giustamente rileva Telefree in un servizio pubblicato il 16 luglio u. s, dal titolo “Ventotene: dopo Beniamino il diluvio” – è devastato da “un abusivismo edilizio sin dentro al Porto Romano e nella zona A della Riserva Naturale (ad oggi 2/3 delle abitazioni isolane sono illegali), ricoperto con tonnellate di cemento interi pezzi di territorio (con la scusa di inutili quanto devastanti e mai eseguiti “lavori pubblici”), progettato e asfaltato strade, permesso lo scempio di un territorio piccolissimo (1, 2 Km2) e fragilissimo senza alcun controllo.”

Si è scavato e costruito persino nelle grotte, senza che qualcuno della Regione Lazio o degli organi competenti intervenisse seriamente per mettere fine ad un processo che ha portato alla devastazione vera e propria dell’isola.

Solo un gruppo di tecnici non compiacenti avrebbe potuto verificare se un tale stato di cose abbia o meno contribuito a causare i crolli che hanno ucciso le due ragazze, ma, a quanto pare, ancora una volta si è scelta la strada delle… toppe.

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