Vento, sole, biogas e discariche: la tangentopoli lunga dieci anni

Vento, sole, biogas e discariche: la tangentopoli lunga dieci anni

Dai sospetti sui termovalorizzatori agli arresti di politici e burocrati: il caso Siri è l’ultima bufera sui dipartimenti Energia e Rifiuti, in lite per le autorizzazioni

20 APRILE 2019

DI ANTONIO FRASCHILLA

Sul vento e sul sole, sui rifiuti e sul biogas, da dieci anni volteggiano le tangenti attorno alla Regione. Dall’informativa della procura di Bolzano su una presunta tangente da 37 milioni per il grande affare dei termovalorizzatori voluto dal governo Cuffaro (tutto andato in prescrizione e archiviato), all’arresto del deputato del Pd Gaspare Vitrano. Dal caso Cannova, lo sconosciuto funzionario del Territorio e ambiente a processo con l’accusa di aver istruito pratiche ai re delle discariche, all’indagine di questi giorni con al centro il re dell’eolico sospettato di essere prestanome di Messina Denaro, Vito Nicastri, e i suoi soci occulti compreso Paolo Arata, l’ideologo nel campo energico della Lega di Salvini. Al centro di tutto i soldi, un fiume, che garantiscono impianti autorizzati da due assessorati chiave: l’Energia e il Territorio e ambiente. Indagini, arresti, ma la macchina burocratica della Regione non cambia: funzionari tenuti per anni nello stesso posto, come Alberto Tinnirello, indagato adesso nell’affare Nicastri, da dieci anni all’Energia e qualche mese fa promosso alla guida del genio civile di Palermo. Nessun chiaro registro delle pratiche, nessuna trasparenza nell’accesso alle informazioni sulle domande. Mentre in questo momento è in corso una guerra intestina tra l’Energia e il Territorio su chi deve dare l’autorizzazione finale in materia di rinnovabili e può capitare che la stessa impresa si veda convocata in due conferenze di servizio separate per la stessa pratica. Insomma il caos. E nel caos la corruzione prolifera.

La relazione Marino

Nel 2011 si è alzato un polverone per l’arresto del deputato regionale Gaspare Vitrano del Pd, accusato da un imprenditore di aver preso una mazzetta per oliare pratiche nel settore dell’energia. Vitrano in primo grado è stato condannato a sette anni ma, all’indomani dell’avvio dell’indagine da parte della procura di Palermo, l’allora assessore all’Energia, il pm Nicolò Marino, commissiona subito una relazione interna. A chi? A Lucio Guarino, suo capo di gabinetto, e a Tinnirello, che già allora era in quel settore. Dalla relazione emerge che l’ufficio che gestiva le pratiche per il fotovoltaico e l’eolico era fuori da ogni controllo. Ed emerge che non solo c’era da tempo sempre uno stesso dirigente, ma soprattutto non c’era un protocollo per stabilire l’ordine delle domande, alcuni fascicoli erano scomparsi e non era chiaro in base a quali criteri venissero convocate le conferenze di servizio.

Territorio e mazzette

Nel frattempo anche l’altro assessorato chiave in materia di autorizzazioni, quello al Territorio, finisce nella bufera. Nel 2014 la procura di Messina e quella di Palermo aprono una mega-indagine per presunte mazzette pagate a un funzionario regionale, Gianfranco Cannova, e agli arresti finiscono gli amministratori della Oikos della famiglia Proto e di Tirreno ambiente. Cannova, nonostante la sua qualifica di semplice funzionario, aveva un ruolo chiave nel rilascio di autorizzazioni ambientali. Inquietanti le frasi dell’allora dirigente generale, Gaetano Gullo, alla commissione parlamentare sui rifiuti: “Mi sono insospettito su Cannova quando ho visto alcuni deputati venire in assessorato per parlare direttamente con lui, che era un semplice funzionario”. Due anni dopo, nel 2016, nel mirino finiscono altri burocrati regionali, Mauro Verace e Natale Zuccarello, sempre dell’assessorato Territorio, accusati di aver favorito la discarica Cisma di Melilli di proprietà dei Paratore: un impianto per rifiuti speciali che, nel giro di pochi giorni, è stato autorizzato ad accogliere anche rifiuti urbani, molto più redditizi. Ad autorizzarlo è stato Crocetta in persona, per il quale la procura di Catania ha chiesto il processo. “Ma sono stati i burocrati a dirmi che tutto era in regola”, si è difeso l’ex governatore.

Le falle nella burocrazia

La commissione parlamentare sui rifiuti emette un giudizio pesantissimo sui controlli fatti durante il governo Crocetta con “nomine in posti cruciali della macchina amministrativa avallate senza tenere in alcun conto le competenze e le professionalità”: “La nomina di un soggetto privo di competenze in un ufficio cruciale della Regione in materia ambientale può ricondursi all’incompetenza — si legge nella relazione parlamentare — di chi fa la nomina, oppure, peggio ancora, alla sua malafede. I fatti di corruzione che si sono consumati in un ufficio cardine, quello del rilascio delle autorizzazioni in materia di rifiuti, sono di tal gravità che da essi si può ragionevolmente presumere una permanente deviazione delle funzioni pubbliche in favore di imprese private operanti nel settore”. Certo è che in questi dieci anni nessuna grande rotazione di dirigenti e funzionari è stata fatta all’Energia e al Territorio.

Il caos attuale

Ma il caos nel settore continua anche oggi. Da mesi è in corso un braccio di ferro tra il dipartimento Energia, guidato da Tuccio D’Urso, e l’assessorato Ambiente retto da Toto Cordaro, su chi deve dare l’autorizzazione finale in materia di rifiuti e rinnovabili. Non a caso lo stesso Paolo Artale, il faccendiere ex deputato socio occulto di Nicastri, stava facendo la spola tra un ufficio e l’altro. Una grande confusione, un caos, che alla fine rischia di alimentare solo la corruzione e di non consentire alcuna pianificazione vera in una materia chiave per il presente e il futuro dell’Isola.

Fonte:https://rep.repubblica.it/

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