”Venti anni di misteri”,titola Il Pontino parlando del “caso Aprilia “ e non solo …………………….Venti anni che stanno per diventare trenta ed i misteri continuano ad essere tali.Quando noi diciamo che a Latina le cose non vanno come dovrebbero andare e la lotta alle mafie é solo uno slogan.Bla bla,manifestazioni,sfilate,pagliacciate e tutto continua come,se non peggio,, prima.Ci scrivono,ci telefonano,ci invocano di promuovere un convegno ad Aprilia con Magistrati della DDA e della DNA e con i responsabili dei Corpi centrali delle forze dell’ordine,DIA e quanti altri,di Roma,di Napoli o di Reggio Calabria ,ma noi siamo soliti far venire a perdere tempo ad essi per parlare quando non é avviata già una seria attività organizzativa ed investigativa sul territorio.I Convegni dell’Associazione Caponnetto sono tutti basati su temi legati al territorio,su situazioni specifiche già messe in evidenza,su focus già accesi,su indagini che si sarebbero dovute fare e non sono state fatte o che hanno portato ad un buco nell’acqua Come il “caso Maio”,il “caso Don Boschin” a quattro passi da Aprilia,il “caso” delle dimissioni a seguito di minacce dell’assessore Chiusolo.Ora abbiamo ben altro da fare ,a Roma,a Palermo,in Campania ,in Molise,nel sud pontino,a Sperlonga ad esempio dove ci stanno nascendo alcuni dubbi e così via.Non possiamo stare dovunque .Non ce la facciamo a far fronte alle carenze,all’inerzia,alle disattenzioni di istituzioni locali e della società civile. Non abbiamo risorse e personale sufficienti.A qualche amico di Aprilia abbiamo detto di cominciare un’attività investigativa sul “caso Maio”,sul “caso Chiusolo”,sul caso delle montagne di milioni investiti nell’edilizia e nel commercio da parte di “campani”,”siciliani”,”calabresi”,”romani “,Lo faremo,già abbiamo cominciato a fare qualcosa informando chi di dovere,ma intanto comincino gli amici di Aprilia,quelli disponibili e sensibili,,a raccogliere elementi da girare,poi,a chi di dovere e non di certo a Latina. Fra marzo ed aprile potremo affrontare ,appena raccolti gli elementi e confezionato un dossier,anche il “caso Aprilia”.

08
LUG
2010

20 anni di misteri

Il 7 luglio 1990 veniva assassinato l’avvocato Mario Maio 

Sono passati 20 anni da quel maledetto sabato 7 luglio 1990, giorno in cui fu assassinato l’avvocato Mario Maio, aveva solamente 43 anni, lasciava vedova la giovane moglie Patrizia e orfana di padre la figlioletta Silvia, che aveva appena compiuto 5 mesi. Il movente di quell’omicidio, l’assassino e l’eventuale mandante o mandanti, non sono mai stati individuati. Noi in questi 20 anni ci siamo occupati del “Caso Maio”, non per mera commemorazione, ma nella speranza di smuovere la coscienza di chi poteva sapere e in questi anni non ha parlato. Noi abbiamo deciso che non ne parleremo più a meno che emergano nuovi fatti, che riaprano le indagini. Vogliamo ricordare che il 7 agosto 1990 esattamente un mese dopo a Roma è stata assassinata Simonetta Cesaroni, con le nuove tecnologie il caso è stato riaperto e attualmente c’è un processo in corso l’ultima udienza è stata fissata proprio il 7 luglio 2010.
La sera precedente l’omicidio, in una casa di periferia, si era festeggiata l’elezione a sindaco di Luigi Meddi, moltissimi i partecipanti. Il giorno successivo, l’avvocato Mario Maio, si era recato a Latina in tribunale come sua abitudine. Era una calda giornata estiva. A pranzo era ospite dei suoceri. A tavola mancava il vino. Mario Maio scende in macchina per prendere delle bottiglie, che aveva acquistato e dimenticate nella vettura. Dopo pochi minuti la tragedia. Gli spari vengono uditi dai propri congiunti. “Sabato 7 luglio – scrive il settimanale locale “Il Corrispondente” – Il sicario alza la visiera del casco e spara sei colpi in rapida successione. L’avvocato Mario Maio si accascia sul marciapiede antistante la casa dei suoceri al civico 119 di via Verdi. Sono le 13.30.Un uomo di 43 anni è morto. Lascia la moglie e la piccola Silvia di appena cinque mesi. La città sembra sprofondare in un incubo collettivo. Lunedì 9 luglio – Viene reso noto l’esito dell’autopsia e degli esami balistici. Il killer ha sparato sei colpi. La pistola, una P38 era armata di proiettili dirompenti. Tre bucano le portiere della Thema e gli altri tre fracassano il finestrino posteriore. Un solo colpo raggiunge l’avvocato Maio sotto l’ascella destra, trapassa i polmoni e arriva al cuore. Il killer ha sparato contro l’auto da una distanza di otto metri. Voleva veramente uccidere? Domenica 8 luglio – La piazza di Aprilia il giorno dopo. Neanche ventiquattr’ore prima la città era stata macchiata di sangue mai prima d’ora. Nei capannelli raccolti sotto i tigli tutta Aprilia che conta: politici, operatori economici, professionisti. Tutti si chiedono il perché di quell’assassinio di tipico stampo mafioso”. “Aprilia non merita la violenza – aveva detto Dante Bernini, vescovo di Albano, durante l’omelia funebre – La città di Aprilia non merita questi gesti, la gente di Aprilia che è qui da cinquant’anni, che vi ha disseminato tanta fatica, tanta sofferenza e tante lacrime. Questa città non può avere questo tipo di fatti, amici di Aprilia, rendiamocene consapevoli, rendiamocene responsabili”.
Mario Maio non meritava quella fine, sicuramente ha pagato per responsabilità non sue, per questo motivo chi sa parli, affinché si faccia chiarezza sulla pagina più nera della storia della nostra città. La città lo pretende. Il capitano della compagnia dei carabinieri di Aprilia Nicola Improta indirizza immediatamente le indagini sul Palazzo comunale, in particolare chiede di visionare i fascicoli depositati presso gli uffici del’assessorato all’ambiente. E noi, ancora oggi, siamo conviti che la soluzione del caso sta nelle carte del Palazzo
Lo scorso anno avevamo appreso tramite il quotidiano locale “La Provincia”, che l’omicidio di Mario Maio era sul tavolo del procuratore antimafia Piero Grasso, insieme ad altri due omicidi: quello di don Cesare Boschin avvenuto a Borgo Montello nel 1995 e quello dell’avvocato Enzo Mosa, avvenuto a Sabaudia nel 1998. Ma soprattutto avevamo sperato nel nuovo sindaco Domenico D’Alessio, insediatosi venerdì 26 giugno 2009 e nell’attuale gruppo dirigente alla guida dell’amministrazione comunale. Che molti di loro quei giorni di luglio avevano vissuto la tragedia. La giunta Meddi si era insediata il 2 luglio 1990. Domenico D’Alessio (sindaco) e Antonio Chiusolo (assessore alle finanze) erano assessori nominati da pochi giorni. Bruno Di Marcantonio (presidente del consiglio comunale), diventerà assessore pochi mesi dopo (ottobre 1990). Mario Berna (assessore) subentrerà a Gianfranco Fini come consigliere di opposizione (MSI). Terra Antonio (vicesindaco) e Luigi Bonadonna erano candidati nella lista del PSI, lista del sindaco Meddi. Non siamo a conoscenza che la giunta D’Alessio si sia mossa in questo senso. Speriamo che l’abbia fatto in silenzio. Ma la speranza è l’ultima a morire.

Gianfranco Compagno 
APRILIA “IL PONTINO”
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