Valle d’Aosta, i giudici: “Due presidenti eletti con il voto della ‘ndrangheta”

La Repubblica

Valle d’Aosta, i giudici: “Due presidenti eletti con il voto della ‘ndrangheta”

La sede della Regione Valle d’Aosta

Dalle 548 pagine della sentenza del processo “Geenna” emerge un quadro desolante: “Un terzo governatore ha chiesto aiuto ai mafiosi, senza ottenerlo”.

12 DICEMBRE 2020

Sono stati eletti “con il sostegno della ‘ndrangheta” due fra gli ultimi presidenti della Regione autonoma Valle d’Aosta, mentre un altro governatore ha chiesto l’aiuto della locale “ma non lo ha ottenuto”. A metterlo nero su bianco è il tribunale di Aosta. Lo fa nelle 548 pagine della sentenza del processo ‘Geenna’, con cui tre mesi fa ha emesso le sue prime condanne per associazione mafiosa: 10 anni di carcere per concorso esterno all’ex consigliere regionale Marco Sorbara e all’ex consigliere comunale di Saint-Pierre Monica Carcea, 11 anni all’ex consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico e al dipendente del Casinò di Saint-Vincent Alessandro Giachino, 13 anni al ristoratore Antonio Raso, considerato uno dei vertici della locale di Aosta. L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo-Reparto operativo di Aosta, del Ros e della Dda di Torino è poi sfociata in un’altra indagine, ‘Egomnia’, al momento non ancora chiusa, sul presunto condizionamento delle elezioni regionali valdostane del 2018 da parte della ‘ndrangheta.


E’ “significativo, ai fini della prova dell’importanza che la ‘ndrangheta valdostana aveva assunto nella politica locale, che ben tre presidenti della Regione autonoma Valle d’Aosta, succedutisi nel tempo, si siano rivolti al sodalizio criminale per ricercarne il sostegno elettorale”, scrive il collegio presieduto dal giudice Eugenio Gramola. “Si ricordi infatti che Laurent Viérin – rimarcano i giudici – era all’epoca delle elezioni regionali” del 2018 “il presidente della Regione in carica, Pierluigi Marquis lo era stato dal 10 marzo 2017 all’11 ottobre 2017 e Renzo Testolin lo sarebbe stato a breve, ossia dal 16 dicembre 2019” al 21 ottobre scorso.


Secondo il tribunale di Aosta “l’importanza assunta dal sodalizio criminoso è poi attestata dall’interessamento dei vertici della politica valdostana verso i fratelli Di Donato”, entrambi condannati lo scorso luglio dal gup di Torino nel processo parallelo con rito abbreviato, “chiaramente percepiti come soggetti potenzialmente in grado di condizionare le preferenze elettorali degli elettori valdostani di origine calabrese, residenti in Aosta e nelle immediate vicinanze.


Eloquenti al riguardo appaiono le lamentele di Laurent Viérin per l’assenza di Roberto Di Donato al pranzo elettorale presso il ristorante La Grotta azzurra; l’interessamento di Pierluigi Marquis per lo stesso Di Donato, clamorosamente rifiutato da quest’ultimo, a riprova dell’importanza assunta dallo stesso Di Donato nel condizionamento delle preferenze elettorali; l’atteggiamento affettuoso e riconoscente di Renzo Testolin verso Alessandro Giachino (addirittura proseguito durante la detenzione di quest’ultimo); l’assoluta dipendenza di Marco Sorbara da Antonio Raso; il continuo sostegno elettorale del sodalizio e di Giachino in particolare verso Luca Bianchi”, consigliere regionale della passata legislatura.

Inoltre il tribunale di Aosta ha trasmesso alla Dda di Torino gli atti relativi alla sentenza nei confronti di Renzo Testolin, consigliere regionale dell’Union valdotaine ed ex presidente della Regione, Laurent Viérin, ex presidente della Regione, e Luca Bianchi, ex consigliere regionale, perchè si indaghi su alcuni indizi che potrebbero far ipotizzare il reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. Inoltre i giudici hanno trasmesso anche gli atti alla procura di Aosta per valutare il reato di falsa testimonianza a carico di alcune persone sentite nel corso del processo (tra le quali il dirigente della Casinò de la Vallée spa, Valter Romeo).

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