Usura, nel Lazio colpito un commerciante su tre. La denuncia della Rete per la legalità

Ventottomila commercianti colpiti dall’usura, pari al 35% delle attività economiche attive e un giro d’affari stimato in 3, 3 milioni di euro: sono i principali dati sul fenomeno dell’usura nel Lazio diffusi nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo coordinamento regionale della “Rete per la legalità”, che riunisce circa 40 associazioni e fondazioni antiracket e antiusura.

Secondo i dati di Sos Impresa, storica associazione della Confesercenti, il Lazio è la regione più colpita dal dramma dell’usura, con uno scenario simile a quello dei primi anni Novanta: «A differenza di allora, però, oggi l’usura prospera in silenzio e nel silenzio», denunciano i promotori, «colpisce duramente l’impresa minore, mentre la grande impresa, tranne rare eccezioni, sceglie sempre più spesso la strada della “collusione partecipata” con le organizzazioni criminali».

A differenza di vent’anni fa, infatti, «l’usura è sempre meno un reato di singoli e sempre più un reato associativo – denuncia Lino Busà, presidente di Sos Impresa –. Oltre alle mafie, ci sono delle vere e proprie organizzazioni di privati, molto spesso formate da professionisti quali avvocati e commercianti, che fanno usura. Persiste, anche se in minor numero, l’usura di quartiere, quella fatta dai cravattari, ma anche qui si è registrata una “professionalizzazione”, la trasformazione verso quella che possiamo definire usura a struttura familiare. ’Ndrangheta e clan camorristici, invece, sono più attivi nelle zone del litorale pontino e nel sud del Lazio».

Alla costituzione della Rete per la legalità si è giunti in seguito a un percorso iniziato col «No usura day» dello scorso 21 settembre, nel corso del quale «è emersa l’esigenza – ricorda Busà – di mantenere un filo organizzativo fra tutti e tutte, sfociata nell’intenzione di costituire un coordinamento permanente fra le circa 40 associazioni promotrici della manifestazione». Un mese e mezzo dopo, il 6 dicembre, il coordinamento prendeva la forma e il nome di “Rete per la legalità – Associazioni e fondazioni contro il racket e l’usura”, che ha individuato il proprio coordinatore nazionale in una storica figura della lotta alle mafie, l’ex senatore di Casal di Principe Lorenzo Diana.

La Rete, che nel Lazio è coordinata da Italo Santarelli, presidente dell’Airp, si è data un codice etico imperniato su tre discriminanti: volontariato, gratuità e obbligo di denuncia. «La gente – sottolinea Santarelli – non denuncia più perché ha perso fiducia nelle istituzioni: siamo passati dalle circa 2500 denunce l’anno dei primi Novanta a circa 400 e ciò non vuol dire che sia diminuito il fenomeno ma, appunto, che c’è meno fiducia nelle istituzioni». Aspetto, quest’ultimo, che è ampiamente rimarcato nel Manifesto costitutivo della Rete, laddove si sottolinea «un rinchiudersi in se stesso di molte istituzioni, che fino a qualche tempo fa rappresentavano un interlocutore indispensabile per le associazioni. Non è un caso che negli ultimi due anni non c’è stata alcuna iniziativa da parte dell’ufficio del Commissario antiracket».

«Non siamo più di fronte ai 150 suicidi del triennio 1994-94 – ricorda il presidente dell’Airp – e ciò è dovuto al fatto che le vittime dell’usura hanno trovato le associazioni pronte ad ascoltarle, ad aiutarle, ma c’è bisogno che le istituzioni aiutino immediatamente chi denuncia».

Un aspetto, quest’ultimo, toccato anche da Franca De Candia, presidente dell’Anvu, associazione antiusura umbra: «Io ho denunciato e ho perso tutto: attività economica, famiglia, serenità. Il processo penale nato dalla mia denuncia è iniziato nel 1993 e si è concluso nel 2009, quello civile ai danni della mia azienda è durato dal ’96 al 2000. Prima mi hanno tolto tutto, poi mi hanno dato ragione ma non mi è stato restituito alcunché».

Su questo punto è tornato Lorenzo Diana, sottolineando «l’importanza della prevenzione e la necessità di accorciare i tempi dello Stato a sostegno di chi denuncia, apportando modifiche sostanziali alla legge 108 del 1996» e auspicando che i soggetti vittima di usura e le associazioni possano trovare una nuova efficace interlocuzione col nuovo Commissario straordinario antiracket e antiusura Giancarlo Trevisone.

Sebastiano Gulisano

(Tratto da Gli Italiani)

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