Usura a Terracina e Fondi: una piaga che non si riesce ad eliminare. Entrambe le città sono devastate dall’usura e dalla droga, oltre che dagli investimenti mafiosi

OPERAZIONE DELLA SQUADRA MOBILE TRA FONDI E TERRACINA: ALMENO DIECI LE «VITTIME», FRA CUI ALCUNI NOTI RISTORATORI

Imprenditori sotto usura: due indagati Sequestrati beni per sedici milioni ad una famiglia di Terracina che opera nel settore ittico

Avrebbero estorto denaro a ristoratori ed imprenditori ittici delle zone di Fondi, Terracina e Monte San Biagio.

Con l’accusa di aver concesso prestiti a strozzo ad un discreto numero di titolari di aziende della zona sono state indagate due persone di Terracina a cui sono stati sequestrati beni mobili e immobili per oltre 16 milioni e 300 mila euro. Ad essere ufficialmente indagati sono stati padre e figlio, B.F. e A.F, titolari di una nota impresa commerciale di prodotti ittici di Terracina, anche se le indagini e sopratutto i sequestri, hanno riguardato anche la moglie di B.F., a cui sarebbero intestati molti dei beni «sigillati». La coppia è separata, per cui l’uomo risulta praticamente nullatenente (ma ad insospettire gli agenti è l’ininterrotta convivenza tra i due nonostante l’avvenuta separazione). Le indagini, compiute dal personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Fondi, diretto dal vice questore Massimo Mazio e coadiuvate dagli agenti della Squadra Mobile di Latina, hanno avuto inizio nel dicembre del 2010, ricevendo una notevole accelerazione grazie alla denuncia della prima tra le cinque vittime finora accertate (4 ristoratori ed 1 commerciante ittico residenti tra Terracina, Fondi e Monte S.Biagio). Padre e figlio, dopo aver individuato i commercianti e gli imprenditori in difficoltà, si sarebbero resi disponibili a concedere piccoli prestiti, che avrebbero oscillato fra un «minimo» di 500 ad un massimo 1000 euro ma che sarebbero lievitati fino ad arrivare ad indebitamenti tra i 100.000 ed i 500.000 euro ed al conseguente collasso economico di molte delle vittime, a causa degli alti tassi di interesse. Tragica la situazione di alcuni commercianti caduti nella rete banda «familiare», che avrebbero pensato, come riferito alle forze dell’ordine al momento delle deposizioni, anche al suicidio. Difficoltose le indagini, che hanno reso necessario anche il passaggio al setaccio di ben tre banche: i presunti usurai, infatti, avrebbero celato il pagamento degli interessi dietro scambi di denaro relativi all’impresa di proprietà che, quindi, sarebbero risultati formalmente regolari. Diversi i beni sequestrati, tra cui risultano effetti cambiari ed assegni dal valore di un 1 milione e 500 mila euro, conti correnti, polizze assicurative e pacchetti azionari per oltre 4 milioni e 500mila euro, dodici immobili (tra ville, appartamenti e locali commerciali) situati nel centro di Terracina, per un valore di oltre 8 milioni di euro ed addirittura un piccolo yacht da diporto ed una moto d’acqua dal valore complessivo di 60 mila euro. Le indagini ovviamente proseguono e non si escludono altri sequestri preventivi auspicando però, come sottolineato da Mazio, che altre presunte vittime («Abbiamo la sensazione – ha detto il dirigente che ce ne siano molte altre») siano agevolate, dall’esito delle operazioni a denunciare gli indagati. Solo in questo modo, infatti, maggiori prove potrebbero essere riscontrate a danno degli indagati e sopratutto le vittime potrebbero tornare in possesso di quanto illegittimamente sottrattogli dalla famiglia di presunti usurai che, oramai (fatto dimostrato dalle indagini della Polizia) sarebbero divenuti padroni indiscussi nel campo delle aste del pescato e dell’intera flotta di pescherecci operanti nel basso Lazio. Usura ed estorsione i reati ipotizzati. L’avvocato degli indagati, Giulio Mastrobattista, ha dichiarato: «Il provvedimento del Sostituto Procuratore falcione deve essere sottoposto a convalida da parte del Gip. Mi auguro che quest’ultimo valuti se ricorressero le condizioni di urgenza che hanno indotto il Sp al provvedimento provvisorio, che si fa solo in casi eccezionali. Spero che il Gip valuti anche le condizioni di merito alla base del sequestro medesimo».

Andrea Lucidi

(Tratto da Il Tempo – Latina)

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