Urge passare dall’antimafia parolaia a quella dell’indagine e della denuncia, nome e cognome. Con le chiacchiere non si va da nessuna parte

MENTRE IL TITANIC AFFONDA L’ORCHESTRA CONTINUA A SUONARE!
Ma non vi rendete conto della necessità urgente di cambiare passo e di passare da un modello di antimafia parolaia ad uno di un’antimafia operativa, pratica, fatta di osservazione continua, indagine e denuncia, nome e cognome?
Parlate di Paolo Borsellino e ne commemorate l’assassinio, ma non tenete affatto conto dell’esortazione che egli, non tanto tempo prima di essere ucciso, lanciò dicendo che… è un errore imperdonabile addossare tutto il peso della lotta alle mafie sulle sole spalle di forze dell’ordine e magistratura.
Con le sole commemorazioni, gli appelli, le parole non si torce loro nemmeno un capello.
Oggi le mafie non sono più quelle di prima e sono mutate profondamente.
Le mafie stanno in Parlamento, nella burocrazia statale, nelle Regioni, nei Comuni, nelle Province, qualche volta anche fra i magistrati e nelle forze dell’ordine, fra i professionisti, gli imprenditori, nella banche, fra i cittadini, magari anche quello che abita nella porta accanto alla nostra.
Esse movimentano montagne di capitali con i quali stanno comprando tutto, dall’albergo alla sala giochi, dal ristorante all’azienda.
Con le chiacchiere continuiamo a farle ridere!

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