Un’interrogazione dell’On.Ermete Realacci che ben descrive tutta la drammaticità della situazione criminale esistente in provincia di Latina.Un territorio,quello pontino,sotto il tallone delle mafie,grazie anche a complicità politiche ed istituzionali inquietanti.Nei giorni scorsi un gruppo di Senatori,da Ivana Simeoni a Vacciano,a Corradino Mineo ed altri ancora ,hanno risollevato il problema al Senato esponendo puntualmente soprattutto quali sono state finora le criticità e le falle negli impianti istituzionali.A seguito della loro interrogazione essi hanno subito delle forti critiche,anche queste sintomo di una condizione inquietante che pone molti interrogativi.

Interrogazione scritta

 

Al Ministro per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare

Al Ministro degli Interni

Al Ministro della Giustizia

 

 

Dalle inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, rese note dagli organi di stampa, nonché dai ripetuti allarmi lanciati dalle associazioni rappresentanti le maggiori categorie produttive, da Legambiente nella sua articolazione nazionale, regionale e della provincia di Latina, nonché da Libera, si apprende che, nella provincia di Latina crescono in modo preoccupante l’illegalità ambientale, le speculazioni, il radicamento delle mafie nel tessuto economico, sociale e politico provinciale;

 

secondo quanto si legge nella Relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2010, la provincia di Latina è fortemente esposta alle infiltrazioni mafiose. In particolare, i gruppi criminali hanno mirato al controllo di quelle attività commerciali e imprenditoriali, quali gli stabilimenti balneari e le attività ricettive del litorale, che generano elevati proventi; la vicinanza delle provincie di Caserta e Napoli ha favorito rilevanti investimenti immobiliari da parte delle famiglie camorriste, ed è proprio su questo territorio che spesso soggetti appartenenti a clan camorristi si nascondono durante la latitanza.

 

Con particolare riferimento alla zona di Fondi, si richiamano innanzitutto gli esiti del procedimento a carico dei fratelli TRIPODO di cui si è già detto nella precedente relazione, circa le infiltrazioni nel MOF. Ma benché si tratti di attività svolta dalla DDA di Napoli, non si può tralasciare un richiamo al procedimento relativo alla operazione sud pontino. L’indagine ha focalizzato gli interessi criminali della camorra, e di cosa nostra nel controllo dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli in tutto il centro sud, con epicentro il MOF di Fondi (LT), nonché le alleanze e le strategie concordate per acquisire il monopolio del settore. Si sono infatti accertate pesanti infiltrazioni camorristiche nelle attività connesse al trasporto da e per il MOF di Fondi identificando una vasta organizzazione facente capo al clan dei casalesi ed in particolare a SCHIAVONE Francesco cl. 53 e DEL VECCHIO Paolo cl. 45 che si avvaleva della società di autotrasporto di PAGANO Costantino “La Paganese Trasporti”, imposta in tutti i trasporti dei prodotti ortofrutticoli. Infine va ricordato che nell’ottobre 2010 è stato disposto il sequestro anticipato dei beni riconducibili a DI MAIO Salvatore: immobili, esercizi commerciali, quote di partecipazione in società per 30 milioni di euro. Particolare attenzione ha destato il fatto che la figlia di DI MAIO sia consigliere comunale di Sabaudia.

A questa situazione si affianca la crescita esponenziale di infiltrazioni legate alle cosiddette ecomafie;

 

Secondo quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, la Provincia di Latina si attesta ad un grave ottavo posto nazionale con 735 infrazioni e, nel ciclo del cemento illegale si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate, davanti a quella di Roma al 5°; l’area pontina pesa per il 36 % sul totale delle infrazioni ambientali accertate sul territorio regionale;

 

In questo contesto, ad essere particolarmente esposti, sono i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, Sabaudia e San Felice Circeo in primis; parliamo di un’intera area dove si è costituito e ramificato un vero “sistema criminale” che Libera, l’associazione antimafia presieduta da Don Ciotti, non ha esitato a chiamare la “Quinta mafia” e che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante;

 

Paradigmatici, in tal senso, sono i dati delle Forze dell’Ordine nel Parco nazionale del Circeo  che rilevano che sono un milione e 200.000 i metri cubi fuori legge, 2 abusi edili per ogni ettaro, una richiesta di condono edilizio in media, considerando anche bambini ed anziani, per abitante per la città di San Felice Circeo ed una ogni 3-4 residenti per la città di Sabaudia; secondo gli investigatori, una parte è imputabile, direttamente o indirettamente, a esponenti della malavita organizzata e a quel sottobosco politico/economico che sta suscitando grande attenzione negli inquirenti;

 

Inoltre, dalla cittadina di Sperlonga, passando per Fondi, Terracina, Ponza, San Felice Circeo, Sabaudia, Latina sino a Cisterna è continuo l’allarme legalità lanciato dalla magistratura, dalle  forze dell’ordine, dalle associazioni, e dai cittadini, sulle continue speculazioni edilizie ai danni dei Parchi, dei laghi , delle coste, e dei straordinari e delicatissimi centri delle antiche cittadine pontine;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>A ciò si affiancano richieste continue di commissariamento delle aree protette, come nel caso del Parco nazionale del Circeo o di loro cancellazione, come nel caso del Parco regionale dei Monti Ausoni e del Monumento naturale del Lago di Fondi: un assalto selvaggio che scaccia le attività oneste e blocca il rilancio economico, imprenditoriale e occupazionale della zona;

 

La situazione si ravvisa inoltre preoccupante anche sul fronte delle illegalità legate al cosiddetto ciclo dei rifiuti: infatti secondo quanto emerge dal Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, nel corso del 2010 nella  provincia di Latina sono state accertate 64 infrazioni relative a questi fenomeni di illegalità;

 

L’inchiesta più importante ha riguardato la gestione dei rifiuti urbani a Minturno, provincia di Latina, quando lo scorso 25 ottobre la Guardia di finanza di Formia ha eseguito 7 arresti per truffa e frode in appalto pubblico (due imprenditori di Cassino, due di Minturno e tre pubblici funzionari del Comune);

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Tale indagine era iniziata nell’agosto del 2008 con il sequestro di due aree di circa 30.000 metri quadrati usate illegalmente per lo stoccaggio e lo smaltimento di circa 84 tonnellate di rifiuti industriali: tra cui oli e altri liquidi tossici sversati dentro una cisterna profonda cento metri e situata a breve distanza dal fiume Garigliano; infine, prova evidente della centralità della provincia di Latina nel ciclo illegale dei rifiuti del centro-sud Italia, è il sequestro di un terreno di quasi mille metri quadri di proprietà della società “Fondana Allevamenti” effettuato nel mese di maggio 2011 nella città di Pontinia dalla Polizia Provinciale e dall’Arpa. Si tratta di circa duecentosettantadue tonnellate di fanghi provenienti da un’azienda casearia di Marcianise, che senza alcun trattamento specifico, erano stati accatastati a pochi metri dal fiume Ufente. L’azienda pontina, infatti, pur avendo un permesso a trattare questo tipo di fanghi, non lo faceva secondo le dovute prescrizioni, stoccando di fatto il materiale senza alcun trattamento, ad una distanza dal corso d’acqua inadeguata costituendo grave fonte di inquinamento ambientale e pericolo per la salute dei residenti.

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Il tristemente noto “caso Fondi” rappresenta il caso più eclatante nelle provincia pontina di subordinazione della legalità e della politica locale e nazionale alle logiche affaristiche e speculative delle mafie e del malaffare;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>In questo caso si è determinata non solo “l’espulsione” mediante promozione dell’ex Prefetto di Latina, dott. Bruno Frattasi che con la sua dettagliata relazione aveva fatto luce sull’intreccio perverso tra politica, mafia e imprenditoria, ma anche uno scontro istituzionale gravissimo che ha condotto lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a bocciare di fatto il Ministro dell’Interno Maroni, il quale per ben due volte aveva chiesto lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’amministrazione comunale fondana, poi salvata con le strategiche dimissioni dei consiglieri e loro successiva ricandidatura, rappresentando un vero e proprio schiaffo alla giustizia, alla legalità e dignità dei cittadini;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Nell’ultima Relazione della Direzione Nazionale Antimafia datata dicembre 2010, si afferma che “la dispersione dell’attività investigativa nelle varie procure ordinarie (..), in funzione di un coordinamento utile ad evidenziare segnali di presenza di sodalizi mafiosi dietro le organizzazioni o i traffici individuati, ha di fatto reso impossibile o estremamente difficoltoso comprendere quali siano le dimensioni degli interessi delle altre mafie verso questo fenomeno criminale, interessi che non possono certamente escludersi”;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Negli ultimi mesi, inoltre, si sono verificati odiosi atti di intimidazione di stampo mafioso ai danni degli inquirenti;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>In particolare nel mese di ottobre 2010, il Questore di Latina dottor Nicolò Marcello D’Angelo, il Capo della Squadra mobile dottor Cristiano Tatarelli e due ispettori di Formia hanno ricevuto rispettivamente per corrispondenza un plico contenente proiettili calibro nove;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Nel mese di aprile 2011, l’Ispettore di Polizia Pasquale Natissi, organico al Nucleo di polizia giudiziaria del Commissariato di Fondi, è stato fatto oggetto di intimidazioni mafiose tramite l’esplosione, nel Comune di Lenola, di quattro colpi di pistola indirizzati all’automobile di proprietà della moglie;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>Diverse aggressioni sono state subite da amministrazioni e dirigenti dei Comuni di San Felice Circeo e Sabaudia. A San Felice Circeo l’ex dirigente del settore urbanistico è stato aggredito fisicamente con un martello, al dirigente del settore ambiente del Comune di Sabaudia è stata inviata nella propria abitazione una busta contenente un proiettile, ad alcuni ex amministratori del Comune di San Felice Circeo è stato dato fuoco alle autovetture e imbarcazioni mentre nella sola città di Sabaudia, nel corso degli ultimi 24 mesi si contano circa 18 attentati ad attività commerciali ed autovetture. In quest’ultimo caso è stata data pubblicamente responsabilità diretta per gli attentati occorsi agli ambientalisti locali, accusati di essere “ecoterroristi” perché capaci di opporsi al crescente processo di cementificazione e speculazione selvaggia che caratterizza il sud pontino esponendoli ulteriormente a minacce e ritorsioni;

 

Si ricorda ancora l’incendio, il 20 dicembre del 2008, al capannone di Giorgio Fiore, consigliere comunale dell’epoca al Comune di Fondi, sulla via Appia e nel maggio 2009 dell’azienda di imballaggi “Fidaleo”, la quale subisce un attentato incendiario che distrugge oltre ventimila cassette di legno. Si è trattato del quarto attentato in meno di trenta giorni a Fondi; il 6 maggio 2009 due attentati nello stesso giorno: l’auto di un’imprenditrice fondana viene bruciata; un incendio doloso danneggia i macchinari di un’impresa di movimento terra, l’Elispanair, punita, probabilmente, perché “colpevole” di praticare prezzi troppo concorrenziali. Nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 maggio 2009 , un incendio doloso provoca danni per oltre centomila euro all’azienda ortofrutticola “Cobal” di Fondi. Alle 2 e 30 del 3 settembre 2009 un’autobomba esplode nella centralissima via Spinete a Fondi. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè a bar ed a ristoranti del sud Pontino viene distrutto;

 

<!–[if !supportLists]–>-        <!–[endif]–>A Gaeta, altro centro del basso Lazio, nel 2010 sono state incendiate otto autovetture ed un furgone nel corso di pochi mesi. Anche in questa cittadina esistono dei precedenti. All’inizio dell’estate, infatti, erano stati devastati dal fuoco due chioschi di frutta, in due zone diverse del centro urbano, ma appartenenti alla stessa famiglia di piccoli imprenditori. Anche in quel caso, i vigli del fuoco avevano escluso l’accidentalità dell’evento confermandone l’origine dolosa;

 

Inoltre, molti giornalisti nell’adempimento del loro lavoro, in provincia di Latina, sono spesso fatti oggetto di persecuzioni, intimidazioni, pressioni improprie sino a generare un clima di paura che li espone a continui rischi e pericoli. È eloquente, a tale proposito, quanto di recente sostenuto dal Questore Nicolò D’Angelo, il quale ha affermato: “Se cediamo qui, se il contrasto non sarà abbastanza forte, per la mafia s’aprirà un’autostrada verso Roma”.

 

In questo contesto è fondamentale ricordare quello che accadde il 29 marzo 1995 in provincia di Latina quando venne ucciso il parroco di Borgo Montello, dove ha sede la grande discarica di rifiuti della provincia di Latina e di alcuni Comuni del sud di Roma, Don Cesare Boschin. Il parroco, ottantunenne, fu ucciso in modo barbaro, soffocato con la propria dentiera conficcata nella gola dopo essere stato aggredito selvaggiamente, legato mani e piedi e imbavagliato con il nastro adesivo, con ai suoi piedi un asciugamano sporco del suo sangue. Anomalo risulta ancora il fatto che in seguito all’aggressione violenta nei riguardi di Don Cesare Boschin non furono portati via denari pure presenti nella stanza dell’aggressione ma due agende non più ritrovate: un omicidio condotto con una modalità chiaramente mafiosa, denso di segnali inquietanti e rimasto a tutt’oggi senza movente, autori e mandanti, per il quale anche Don Ciotti, presidente di Libera, ha chiesto la riapertura delle indagini. Non certo un omicidio per rapina, considerando che il portafogli del parroco era ancora intatto vicino al suo corpo con all’interno ben 800mila lire. È con ogni probabilità infatti che la morte dell’anziano parroco sia avvenuta in seguito alle sue denunce relativamente al traffico notturno internazionale di rifiuti tossici che coinvolgevano la discarica, condotto per mezzo delle tristemente note “navi dei veleni”; si ricorda che questi sospetti furono confermati dalle dichiarazioni rese alla magistratura dal pentito Carmine Schiavone;

 

L’esposizione dei Comuni pontini al radicamento delle mafie nel tessuto economico locale e, in alcuni casi, anche politico, denunciato più volte dalle associazioni Legambiente e Libera, richiede un’azione forte che faccia diventare la provincia di Latina un caso e un’emergenza nazionale richiamando gli attori istituzionali nazionali ad un impegno assai maggiore rispetto a quello superficiale e distratto sinora profuso;

 

La pericolosità delle infiltrazioni criminali è confermata anche nella relazione al Parlamento per l’anno 2009 presentata dal Ministro Maroni sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, dove si legge che «l’esame della realtà economica e dei risultati ottenuti dalle locali Forze di Polizia portano a ritenere “a rischio” di infiltrazione mafiosa lo smaltimento dei rifiuti e le costruzioni edili in generale – con specifico riguardo alla movimentazione terra, asfalti, bitumi e cemento. La provincia pontina, inoltre, è interessata dall’operatività di sodalizi criminali capaci di condizionare le procedure amministrative per il rilascio di concessioni ed autorizzazioni nel settore commerciale ed edilizio nonché le gare per l’assegnazione di appalti pubblici»;

 

Si chiede pertanto :

– Se non ritengano opportuno destinare maggiori risorse umane e tecnologiche alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine, per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l’obiettivo della creazione di una Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Latina;

– Se non ritengano necessario attivare un controllo serrato da parte degli organi di vigilanza e controllo sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina e sulla stessa Amministrazione Provinciale, sia sull’azione imprenditoriale condotta dalle numerose cooperative agricole dell’agro pontino, in particolare quelle presenti nei Comuni di Formia, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Latina e sui titolari delle medesime;

– Se non ritengano opportuno prestare particolare attenzione a quanto segnalato soprattutto nei Comuni costieri pontini in merito alla situazione urbanistico-edilizia e per quanto riguarda appalti e subappalti di opere pubbliche.

– Se non ritengano opportuno riaprire le indagini sull’omicidio di Don Cesare Boschin.

 

Roma, 2 agosto 2011

 

On. Ermete Realacci  

 

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