Un’antimafia nuova, meno retorica e più d’azione.

Dai dati in nostro possesso risulta un ritardo in provincia di Latina e nel Lazio che va dai 25 ai 30 anni sul piano investigativo e giudiziario rispetto a quanto è stato fatto dagli equivalenti apparati statali in Campania contro i Casalesi e la camorra.

Un ritardo che la dice tutta sulla sensibilità e l’attenzione da parte delle istituzioni, della politica e della gente dei nostri territori rispetto al fenomeno mafioso.

Questo è uno dei motivi della nostra scelta di dare un volto nuovo all’impegno antimafia, un volto più aggressivo, significativo, incisivo, meno retorico e più basato sull’azione, sulla denuncia di fatti e situazioni specifici, nomi e cognomi.

Questo ovviamente comporta costi e rischi, ma, in compenso, abbiamo la soddisfazione di colpire spesso al cuore le mafie.

E’ una scelta dettataci dalla constatazione che con le chiacchiere non si va lontano.

Le nostre azioni, anche i nostri convegni, hanno tutti un senso che ci caratterizza rispetto a molti altri.

I luoghi, i relatori e quant’altro sono tutti “pensati” e scelti con un unico fine: quello di andare a sfidare i mafiosi e a far sentire sul loro collo il fiato dello Stato nei loro covi.

Stiamo aggredendo il Basso Lazio perché tutti i camorristi vi si sono trasferiti per sfuggire agli artigli dei magistrati e delle forze dell’ordine campani.

Non a caso siamo andati con Cafiero de Raho, capo della DDA di Napoli, a Terracina appena un mese circa prima del grave attentato camorristico in cui è stato ucciso Marino, il boss degli scissionisti.

E non a caso il 29 settembre p. v. andremo a Formia, sempre con Cafiero de Raho ed un’altra colonna della Magistratura qual’è Antonio Esposito, Presidente della 2° Sezione Penale della Corte di Cassazione, un nome che si legge in sentenze di condanna di soggetti del livello dell’ex Sen. Cuffaro, dei sequestratori di Faruk Kassam, degli autori dell’attentato dell’Addaura e di Nicola Cosentino.

Magistrati con la M maiuscola, tecnici della materia, magistrati in prima linea.

E poi giornalisti d’inchiesta di livello nazionale, come Nello Trocchia, Rita Pennarola, Andrea Cinquegrani, esperti anch’essi di mafie, giornalisti che da anni scavano, indagano, denunciano i mafiosi, nomi e cognomi.

Come facciamo e vogliamo fare noi.

E poi ancora responsabili di associazioni anticamorra di Scampia, Casal di Principe, Marcianise, persone che vivono tra i camorristi, guardandoli in faccia e sfidandoli tutti i giorni.

Gente “tosta”, insomma, non quaquaraqua, parolai.

Questa è la vera antimafia che noi vogliamo che si affermi anche nel Lazio, per svegliare la gente e gli apparati statali, responsabili di quel ritardo di cui abbiamo parlato all’inizio.

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