Una veloce galoppata per tutta Italia per testare le dimensioni del fenomeno mafioso

UNA GALOPPATA VELOCE DALLA VAL
D’AOSTA ALLA LUCANIA,PASSANDO PER
L’EMILIA-ROMAGNA,LA
TOSCANA,L’UMBRIA,IL LAZIO,LA CAMPANIA
E COSI’ VIA
per testare come il fenomeno mafioso sia grave ed
invasivo e,al contempo,le complicità politiche ed
istituzionali.
Lo Stato-Stato é in affanno nella lotta allo stato-mafia
e tu,costernato,sei sempre più portato a dare ragione a
Roberto Scarpinato che scrive nella Prefazione a ” Il
ritorno del Principe”:
“Mentre negli altri Paesi europei la criminalità non “fa
storia”,riguardando solo le fasce meno integrate e
acculturate della società,in Italia la storia
nazionale,quella con la S  maiuscola , é
inestricabilmente  intrecciata con quella della
criminalità di settori  significativi  della sua classe
dirigente,tanto che in taluni tornanti essenziali non é
dato comprendere l’evoluzione dell’una senza
comprendere i nessi con la seconda”.
E’ stato-mafia,con ampie propaggini delle istituzioni e
della politica che caratterizzano il loro essere ed agire
in modelli che tutto sono fuorché quelli dello Stato-
Stato.
Saltellando da un punto all’altro del Paese abbiamo
voluto dare quel quadro di assieme,quell’unicum,che
sfugge all’attenzione anche dei più avveduti ed
acculturati.

E’ mafia ovunque.
E’ mafia perché così vogliono i più,dalle classi
dirigenti ai cittadini che le votano e le sostengono.
E’,questo,il motivo per il quale stiamo insistentemente
tentando di alzare il tiro,sforzandoci di convincere il
più  gran numero di persone disponibili a distogliere
lo sguardo dal dito spostandolo sulla luna che questo
vuole indicare.
Un compito faticoso davvero!
E’ difficile,a  causa  di una colossale campagna di
mistificazioni e di manipolazione dell’informazione
messa in piedi dal sistema,far comprendere alla gente
che la mafia non é rappresentata dai Riina,dai
Mancuso,dagli Schiavone,ma ,al contrario,da coloro
che stanno alle loro spalle,li manovrano e li
sostengono in mille modi.
Il vecchio gioco dei ” pupi” e dei “pupari”.
Corruzione e mafia che “sembrano essere costitutive
del potere”,un potere,diceva Sciascia,che “non é nel
Consiglio comunale di Palermo,non è nel Parlamento
della Repubblica.
Il potere é sempre altrove.
Lo Stato per me é la Costituzione e la Costituzione
non esiste più”.
Parole,quelle di Leonardo Sciascia,amare,ma
chiare,estremamente chiare ,che ti danno l’esatta
fotografia di un Paese che conserva solo il ricordo
dello Stato di diritto.

Da qui la rabbia mista a sconforto che ti prende nel
constatare che la maggior parte della gente resta sorda
agli inviti a guardare la realtà ed a cambiare indirizzi.
Quando le dici di smetterla,data la gravità della
situazione in cui siamo e della profondità del baratro
nel quale siamo caduti, con la pantomina di  riandare
sempre e solo al passato,rievocando fatti che sono
inattuali.
Chi vuole combattere veramente le mafie,siano queste
militari,o politiche,o istituzionali o
economiche,DEVE mettere una pietra sopra quel
modello di “antimafia” parolaia per far suo quello di
un’antimafia vera,seria,incisiva,quello della
DENUNCIA,NOMI E COGNOMI, aiutando quella
parte della Magistratura che sta in frontiera e che é
rimasta,purtroppo, l’unico baluardo della legalità in
questo Paese sfortunato.
Ma,quando  parliamo di DENUNCIA,non ci riferiamo
solamente al Sindaco,all’assessore,al
consigliere,all’imprenditore corrotti e contigui o
organici alle  organizzazioni
criminali,ma,soprattutto,a coloro che dovrebbero
vigilare per garantire la legalità e non lo fanno o lo
fanno in parte,a  quei Prefetti,ad esempio,che
appaiono alquanto “distratti” nell’imporre l’osservanza
delle leggi.
Ecco,cominciamo da questi !
Il resto verrà man mano.

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