Una terribile faida fra ndrine calabresi

 

’Ndrangheta, chieste le conferme di tutte le condanne

VOLPIANO. L’accusa non molla e chiede pesantissime condanne per gli omicidi avvenuti in una faida tra famiglie della criminalità calabrese. Ieri il sostituto procuratore generale Antonio Malagnino…

VOLPIANO. L’accusa non molla e chiede pesantissime condanne per gli omicidi avvenuti in una faida tra famiglie della criminalità calabrese. Ieri il sostituto procuratore generale Antonio Malagnino ha chiesto di confermare le pene stabilite in primo grado, con quattro ergastoli e una condanna a trent’anni di carcere per le uccisioni di Antonio e Antonino Stefanelli e di Francesco Mancuso, avvenute a Volpiano il 1° giugno 1997, seguite dalla morte di Roberto Romeo avvenuta nel gennaio 1998 a Rivalta. 

«È stata una faida della ‘ndrangheta», ha spiegato il pg Malagnino ai giudici della corte d’assise d’appello di Torino. La vicenda ha inizio nel maggio 1996, quando in un bosco a Chianocco, in Val di Susa, viene trovato un’auto bruciata al cui interno c’era un cadavere irriconoscibile. Si tratta del latitante Francesco “Ciccio” Marando, uomo del clan dei Marando. I sospetti dei familiari cadono sulla famiglia degli Stefanelli. Gli Stefanelli e i Marando sono legati dagli affari e dalle parentele: Ciccio ha sposato Maria, ma non basta a calmare le tensioni dovute a un debito non saldato per una partita di cocaina, sospettano gli investigatori. Il trafficante vorrebbe i soldi che gli Stefanelli gli devono, la situazione degenera, lui viene ucciso e i suoi fratelli (Domenico, Rosario, Pasquale e Rocco) cercano vendetta. Così il 1° giugno 1997 Antonio Stefanelli (zio di Maria), Antonino Stefanelli (suo fratello) e Francesco Mancuso, accompagnati da Roberto Romeo, vengono invitati a Volpiano, nella villa di Domenico Marando, con la scusa di stringere un’alleanza con un’altra famiglia. Da allora dei primi tre non si sa più niente, mentre Romeo viene ritrovato morto un anno dopo. Dalla collaborazione con la giustizia del pentito Rocco Varacalli, emergono nuovi sospetti, gli imputati di questo processo: Santo Giuseppe Aligi, Gaetano Napoli, Rosario Marando e Natale Trimboli, già condannati all’ergastolo in primo grado, e Antonio Spagnolo, condannato a trent’anni. 

Andrea Giambartolomei 

Pubblicato su La Sentinella Del Canavese

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