Una spia speciale per il capo di gabinetto di Di Giorgi

Il caffè, n. 386 – dall’8 al 14 dicembre 201

Una spia speciale per il capo di gabinetto
Lo ‘sceriffo’ è indagato perché parte attiva nel sistema di illeciti normali a Palazzo. Sembra che avesse notizie risevate sulle indagini

di Clemente Pistilli

Dallo stadio all’urbanistica, dagli appalti alle coop del verde, non c’è vicenda relativa al Comune di Latina e oggetto di indagini in cui, tra pressioni e coperture, non compaia il nome di Gianfranco Melaragni. Ex funzionario di Polizia, ex capo scorta di Silvio Berlusconi ed ex funzionario dei servizi segreti, l’uomo che nel capoluogo pontino venne ribattezzato “lo sceriffo” è una delle figure su cui si concentrano particolarmente gli inquirenti nell’inchiesta “Olimpia”. Giunto in piazza del Popolo quattro anni fa, come capo di gabinetto dell’allora sindaco Giovanni Di Giorgi e dimessosi poco prima della caduta della giunta, molto vicino all’ex questore Alberto Intini e con mille rapporti negli apparati dello Stato, Melaragni è indagato a piede libero e, secondo gli inquirenti appunto, avrebbe avuto parte attiva nel sistema di illeciti diventato regola a Palazzo durante la consiliatura Di Giorgi, arrivando anche ad avere notizie riservate sulle indagini in corso e a confezionare un’interrogazione contro il questore Giuseppe De Matteis, quando quest’ultimo denunciò gli affari sporchi legati al calcio e al mattone. Per i carabinieri del Nucleo investigativo provinciale, impegnati in “Olimpia”, Melaragni avrebbe goduto di una vera e propria “devianza istituzionale”, attraverso la quale sarebbe riuscito “a favorire gli interessi infedeli del suo gruppo politico di riferimento, che sostiene schierandosi contro l’apparato investigativo che ne rivela l’esistenza di un’amministrazione collusa”. Dunque un uomo di potere che avrebbe dato un apporto notevole alle tre associazioni per delinquere costituite, secondo il sostituto procuratore Giuseppe Miliano, all’ombra del Comune e che avrebbe fatto da garante ad una serie di illeciti utili a politici di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e della stessa opposizione rappresentata dal Pd. Un ex funzionario di Polizia che non si sarebbe fatto neppure scrupolo di mostrare di essere a conoscenza delle indagini e delle intercettazioni in corso, oltraggiando gli investigatori all’ascolto: “Se il maresciallo che ascolta, prendesse nota bene di tutta la conversazione, non in parte di essa … parte di essa potrebbe essere strutturata e formare argomento per giustificare determinate cose…se invece viene presa tutta perdono tempo e se la prendono nel culo compreso il maresciallo che ascolta… …. …no no se lo prende nel culo perché perde tempo…”. Al coindagato Alfio Gentili, come quest’ultimo dirà a Nicola Deodato, anche lui arrestato, Melaragni avrebbe poi detto di poter intervenire sugli stessi carabinieri. Andato via da Latina l’amico questore Intini e giunto in città il questore De Matteis, visti i problemi posti da quest’ultimo sull’assenza di sicurezza nello stadio, l’allora capo di gabinetto avrebbe inoltre cercato di risolvere il problema contattando lo stesso Intini, diventato intanto capo dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, e facendosi indicare come arginare il problema. Davanti alle accuse di De Matteis, proprio Melaragni, come aveva già riferito il questore in commissione parlamentare antimafia a maggio, confeziona poi un’interrogazione parlamentare per attaccare appunto De Matteis, facendola firmare al deputato Pasquale Maietta. “Lo sceriffo” sarebbe stato attivo anche sui bandi per l’assegnazione di locali, cercando in tutti i modi di far avere la ex scuola “Il quadrato” a Maurizio Cavaricci, per un patto elettorale che quest’ultimo avrebbe stretto con Fabio Cirilli, e si sarebbe interessato anche alle assegnazioni della manutenzione del verde alle coop sociali, affari che vedono indagato l’ex vicesindaco Fabrizio Cirilli. Sull’urbanistica, infine, nel tentativo di salvare i Ppe dopo il primo duro colpo rappresentato dal sequestro della palazzina di Malvaso a Borgo Piave, sempre Melaragni si sarebbe sostituito al dirigente del Comune conferendo l’incarico di un parere tecnico all’avvocato Tedeschini di Roma, per un importo di oltre 13mila euro. Ma chi realmente ha voluto e fatto arrivare a Latina

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