Una situazione assurda ed inaccettabile quella del Lazio,la regione della Capitale nella quale le Prefetture fanno poco o niente sul versante della prevenzione antimafia.IL ministero dell’Interno non può continuare a tollerare l’inerzia dei Prefetti su questo versante.

QUESTE SONO LE NOTIZIE ALLARMANTI CHE DOVREBBERO COLPIRE UN’OPINIONE PUBBLICA INTELLIGENTE,SENSIBILE,ATTENTA E PENSOSA DEL BENE DEL PAESE. QUANDO LE PREFETTURE,DELEGATE DALLA LEGGE IN MATERIA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA ,NON EMETTONO LE INTERDITTIVE VUOL DIRE CHE NON SI FANNO INDAGINI PER COMBATTERE LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI. NON CI MERAVIGLIA PIU’QUELLA DI LATINA- UN CUI PREFETTO AUDITO IN COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA HA AVUTO LA SFACCIATAGGINE DI DICHIARARE CHE NON NE AVEVA FATTA NESSUNA SENZA CHE LA PRESIDENTE BINDI AVESSE SUBITO INTERROTTO I LAVORI E NE AVESSE CHIESTO IMMEDIATAMENTE AL MINISTRO LA RIMOZIONE -,MA CHE QUELLA DI ROMA,LA CAPITALE NELLA QUALI SI INTRECCIANO I GRANDI AFFARI DI TUTTE LE MAFIE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI,NON SI DIVERSIFICHI DA QUELLA PONTINA CI FA VENIRE I BRIVIDI. CI FOSSE STATO UN SOLO PARLAMENTARE DI SINISTRA-LASCIAMO QUELLI DI DESTRA – CHE ABBIA AVUTO LA SENSIBILITA’ DI INSORGERE DI FRONTE AD UNA SITUAZIONE DEL GENERE E CHIEDERE A GRAN VOCE LA RIMOZIONE E IL LICENZIAMENTO DI TUTTI E 5 I PREFETTI DEL LAZIO METTENDOSI CON LA TENDA DAVANTI AL VIMINALE FINO AD UNA TALE SOLUZIONE. SE NON E’ QUESTO STATO-MAFIA DITECI COS’ALTRO E ‘!!!!!! POVERA ITALIA !!!!! Sulle poche interdittive antimafia emesse nel Lazio. un dato allarmante mi sembra quello della città di Roma , che pur essendo crocevia di interessi mafiosi da tutt ‘Italia e centro nevralgico di affidamenti di appalti, ha prodotto pochi provvedimenti antimafia . Occorre poi chiedersi perché molte ditte di altre regioni si sono trasferite a Roma pur continuando ad operare nelle città di provenienza? Chi era il prefetto di Roma nel periodo cui fa riferimento l articolo di stampa? Quanti provvedimenti Antimafia ha emesso l attuale Prefetto di Roma? Nel Lazio mandano solo prefetti che dai dati che emergono appaiano essere funzionali al sistema che attanaglia l” intera nazione ed il Lazio in particolare.La differenza con le altre regioni è che nel Lazio tutto è celato grazie alla complicità di diversi livelli informativi.La vera mafia purtroppo si annida in questi ambiti. “13 INTERDITTIVE ANTIMAFIA E UN SOLO CONTROLLO NEI CANTIERI IN TUTTO IL LAZIO. NEI NUMERI DELLA RELAZIONE ANTIMAFIA IL BENGODI DELLA CRIMINALITÀ 22 Luglio 2019 di Bernardo Bassoli Di particolare interesse, nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia pubblicata la scorsa settimana, c’è senza dubbio il rapporto sui controlli nel campo edilizio, ed economico in genere, e il resoconto

sugli strumenti messi in campo dalle Istituzioni per tutelare la legalità nel territorio, nella fattispecie con le interdittive antimafia. Mezzi efficaci, se utilizzati, sopratutto per prevenire le infiltrazioni negli appalti pubblici. Gli accessi ai cantieri sono utili proprio perché costituiscono lo strumento più diretto al controllo effettivo delle imprese che, spesso, in appalto pubblico, operano sul territorio. Sono disposti dai Prefetti ed eseguiti dai Gruppi Interforze. Prima di capire quanti siano stati gli accessi nel Lazio, è bene spiegare cosa sono i gruppi interforze. I gruppi interforze sono “pool” provinciali coordinati dalle prefetture e composti da rappresentati territoriali delle Forze di polizia e dei centri operativi della Dia e, per il contrasto al fenomeno del lavoro nero e la vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, da rappresentanti degli ispettorati del lavoro e delle strutture periferiche del ministero del Lavoro e dell’Istituto nazionale Previdenza sociale (Inps). Sono organismi che di continuo scambiano informazioni con i Ministeri più importanti e la Presidenza del Consiglio oltreché con istituti come l’Anac (Anticorruzione) e la Direzione nazionale Antimafia. Gli accessi di cui si accennava, come spiega bene il rapporto semestrale ia, “rappresentano uno dei più incisivi strumenti a disposizione per far emergere possibili infiltrazioni della criminalit organizzata nelle fasi di realizzazione di un’opera pubblica”. Nel corso del semestre luglio-dicembre 2018, la DIA ha partecipato complessivamente in tutta la Penisola ad accessi in cantieri, a seguito dei uali si è proceduto al controllo di 1.164 persone fisiche, 296 imprese e 756 mezzi. Il centro Italia ha avuto più accessi ai cantieri rispetto a Nord e Sud ma i numeri, nel dato disaggregato, non sono alti in nessuna Regione. O almeno non alti quanto si penserebbe se confrontati con i numeri miliardari di corruzione e mafia in Italia. Basti pensare che nel Lazio c’è stato, nel semestre conclusivo del 2018, un solo accesso a un cantiere. Le persone fisiche controllate negli ultimi sei mesi del 2018 nel Lazio sono state 19, 11 le imprese e 17 i mezzi. Nelle Marche, per dire, ci sono stati controlli per 153 persone e 47 imprese. Di seguito la tabella con tutti i numeri Regione per Regione concernenti il semestre luglio-dicembre 2018 (ultimo monitoraggio ad ora pubblicato dalla Dia) Interdittive antimafia L’informativa antimafia, come ricordano nella relazione semestrale ia, rappresenta, invece, il fronte più avanzato della prevenzione antimafia ed uno dei principali strumenti di contrasto ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’ambito dei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione e privati. Il fine dell’interdittiva è uello di impedire alla criminalit organizzata il conseguimento di commesse pubbliche, trovando il proprio fondamento logico-giuridico nell’esigenza di combattere efficacemente il fenomeno dell’in uinamento mafioso delle attivit economiche. Si tratta di provvedimenti dotati di una forte incisivit che comportano l’esclusione dal circuito delle commesse pubbliche delle aziende risultate permeabili ai tentativi di infiltrazione mafiosa. Il settore dei contratti pubblici costituisce, infatti, un importante interesse per le organizzazioni che, per accedervi, ricorrono a condotte corruttive o a forme di violenza ed intimidazione ovvero utilizzano operatori economici contigui alle medesime organizzazioni criminali. Esse hanno da tempo intrapreso un processo di mimetizzazione delle proprie attivit e strutture, ridisegnando di continuo le strategie finanziarie e adottando comportamenti di adeguamento rispetto al mutevole contesto economico e sociale. In questo fondamentale ambito di prevenzione antimafia, la DIA assicura un importante contributo al monitoraggio delle commesse e degli appalti, attraverso una rapida istruttoria delle richieste di certificazione antimafia inoltrate dalle Prefetture, volte a verificare tempestivamente – senza uindi intralciare l’esecuzione delle opere – l’assetto delle imprese coinvolte e le possibili infiltrazioni mafiose nelle aziende.

Le attività di monitoraggio si sono concentrate nei confronti di aziende operanti nel settore delle costruzioni e della gestione dei rifiuti, il cui esito è stato rendicontato ai Prefetti competenti per l’adozione di eventuali provvedimenti interdittivi. Dalla sintesi grafica presente nella relazione Dia, risulta che i provvedimenti interdittivi emessi dagli Uffici Territoriali del Governo, sono per il Lazio appena 1 nell’intero 2018, e in riferimento al II semestre 2018 ci sono state 7 interdittive antimafia rivolte a società o imprese. La regione con più interdittive antimafia è la Calabria con ben 1 7 nell’intero arco del 2018 (60 nel secondo semestre), seguita da Sicilia (85), Lombardia (50) e Campania (44). Numeri che fanno riflettere: come è possibile che il Lazio abbia numeri così bassi? Eppure solo la Capitale, non certo una città di vetro, dovrebbe quantomeno produrre cifre più consistenti. Solo ad aprile scorso, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria diedero esecuzione a due distinte ordinanze di applicazione di misure cautelari personali e reali, emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura distrettuale reggina, traendo in arresto Tommaso De Angelis, 59enne originario di Sinopoli, ma residente a Reggio Calabria, destinatario della misura restrittiva in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, in ualit di esponente della cosca “Alvaro-Pajechi” di Sinopoli. ue erano le indagini (“Camaleonte” e “A ruota libera”) che poi sono confluite in un unico provvedimento, e sette furono le società sequestrate, di cui un paio con sede a Latina: la I.Ge.Co. Srl e la Pontina Costruzioni srl, entrambe riconducibili all’imprenditore di Sonnino Giulio Toppetta. L’attivit d’indagine denominata “A ruota libera” si originava dagli approfondimenti effettuati, a partire dal giugno 2013, su due lavori pubblici banditi dal Comune di Reggio Calabria: manutenzione stradale da effettuarsi nelle aree di alcune circoscrizioni del territorio comunale di Reggio Calabria, del valore di 1.717.446 euro aggiudicato alla I.GE.CO. Srl di Latina; realizzazione di un circuito di piste ciclabili nel Comune di Reggio Calabria, del valore di oltre 570.000 euro, aggiudicato alla Pontina Costruzioni Srl e subappaltato alla I.GE.CO. Srl. al monitoraggio dei lavori sarebbe emerso, difatti, come Toppetta avrebbe garantito l’esecuzione di lavori pubblici ad imprese riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata: in particolare, dalle intercettazioni, sarebbe venuto fuori che dirigenti e dipendenti della Igeco avrebbero favorito l’impresa individuale di omenico Musolino nella consapevolezza che questi non potesse effettuare prestazioni lavorative in subappalto in ragione dell’assenza di certificazione antimafia, attraverso una serie di condotte mirate ad occultare la sua partecipazione all’esecuzione dell’appalto. Ecco, in sostanza, se fossero confermate le ipotesi della magistratura reggina, le società di Toppetta, peraltro una delle quali con sede a Piazza della Libertà dove si trova proprio la Prefettura, sarebbero servite ad aggirare possibili ed eventuali interdittive antimafia per conto di altre imprese che, collegate alla ndrangheta calabrese, non avevano nemmeno il certificato antimafia. Nel territorio pontino, nell’area romana e ciociara, sappiamo che, anche in ragione delle relazioni ia, esiste e vige una mafia economica (come l’ebbe a definire il sottosegretario Luigi Gaetti in vista in Prefettura a Latina) il cui core business è il reinvestimento dei capitali illeciti, il camuffamento societario, la dissimulazione per ottenere appalti e subappalti. Ecco perché, considerata la permeabilità del nostro tessuto imprenditoriale – vedi caso Toppetta -, a lasciare stupiti sono i due dati: 13 interdittive antimafia in un anno e un solo accesso a un cantiere nell’intero Lazio. Un vero bengodi per chi non ha tempo di rispettare le regole.

Fonte:https://latinatu.it/

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