Una nuova, più aggiornata metodologia di attacco alle mafie. Il Paese è devastato ed in disfacimento e non ci si può limitare ad un’antimafia inerzial

La settimana scorsa un carissimo amico, anch’egli impegnato in trincea per la lotta contro le illegalità e le mafie, ci ha posto un quesito inquietante:

“come mai le persone impegnate come noi sul fronte della lotta alle mafie, se si presentano candidate alle elezioni, raccolgono pochi consensi, mentre corrotti e mafiosi ne raccolgono a tonnellate?

E’ mafiosa la maggioranza dei cittadini?

E, se fosse così, come se ne uscirebbe? “.

La domanda, posta così, ci ha sconvolto, in parte.

Noi ci siamo già dati da tempo delle risposte al riguardo.

Purtroppo noi abbiamo in parte già perso, come giustamente sostiene Di Mare, la lotta contro la criminalità, criminalità che è riuscita a criminalizzare una fetta significativa della società, della politica e, quindi, delle stesse istituzioni.

Questo è un dato di fatto di cui bisogna prendere atto, se non vogliamo fare dell’antimafia un’”antimafia inerziale”, retorica, parolaia, come, purtroppo, spesso avviene.

C’è, però, grazie a Dio, un’altra parte, minoritaria purtroppo, che vuole reagire contro questo stato di cose.

Stato di cose che vede i responsabili principali nelle cosiddette agenzie educative, partiti politici, gerarchia ecclesiastica, sindacati, scuola ecc. , che avrebbero dovuto svolgere prima di tutto un’azione adeguata di formazione delle coscienze e delle intelligenze al fine di resistere a quella dilagante subcultura del pecunia non olet che sta devastando il nostro tessuto sociale, morale e culturale e, poi, soprattutto, avrebbero dovuto, nel quotidiano, dare testimonianza sul piano del rispetto delle regole, della moralità pubblica e privata, della pulizia morale e materiale, della giustizia.

Così non è stato molto spesso e noi siamo diventati negli anni, grazie anche ad una campagna schifosa di certa stampa scritta e parlata, il Paese del bunga bunga, delle puttane, dei ladri e dei mafiosi.

Della corruzione, diventata sistema.

E’ inutile e dannoso non ammetterlo.

Come è inutile e dannoso andare in giro a parlare di “legalità” quando il Paese, ai suoi massimi vertici, annega in un oceano di illegalità e di immoralità.

Se alle parole non si accompagnano la testimonianza, la vita vissuta, l’esempio, tutto è inutile.

Come fare allora?

Non tutto è perso perché, ripetiamo, c’è ancora una parte sana nella società.

E’ questa parte che va avvicinata, sensibilizzata, motivata.

Mobilitata, insomma.

Informata compiutamente sulla gravità della situazione e sulle prospettive gravissime che avremo davanti a noi quando tutta l’economia e tutta la politica dovessero diventare criminali.

E’ la metodologia di attacco che va aggiornata e modificata.

Le collusioni, le freddezze, le timidezze, l’indifferenza, le tortuosità, le ambiguità, la genericità, vanno denunciate con forza, nomi e cognomi, senza sconti per nessuno.

Nessuno, ripetiamo.

Le mafie non hanno colore politico e si annidano dovunque, a destra, a sinistra, al centro.

Solo così facendo, proponendo delle prospettive serie di salvezza, si può parlare alla parte sana della società.

E chiederle un sussulto di orgoglio e di mobilitarsi, di combattere insieme a noi tutti.

Quella corrotta e collusa vada al diavolo perché per questa non debbono esserci che l’isolamento e la galera.

Come per i mafiosi acclarati che hanno come uniche prospettive la morte o la galera, anche per quelli non dichiarati tali da atti giudiziari ci debbono essere almeno l’isolamento e, possibilmente, la galera.

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