Una «’ndrangheta silente» che cresce in «ricchezza e prestigio»

Una «’ndrangheta silente» che cresce in «ricchezza e prestigio»

Il profilo della criminalità organizzata calabrese tracciato nella relazione del secondo semestre del 2019 dalla Dia restituisce come i clan siano diventati capaci di tessere relazioni e rapporti importanti tra imprenditori e pubblica amministrazione. Nel nord sono stati individuati 45 locali ‘ndranghetistici

19 luglio 2020, 8:44

COSENZA Nelle pagine della relazione semestrale della Dia, l’immagine è inequivocabile. Una «‘ndrangheta silente» è pronta a mettere le mani su tutto, «molto attiva sul fronte affaristico imprenditoriale» e soprattutto «sempre più leader dei grandi traffici internazionali di droga». Tutto questo per gli esperti della Direzione investigativa antimafia non fa che accrescere la «ricchezza» e il «prestigio» dei clan calabresi, sempre più radicati nei diversi comuni italiani e pronti a varcare ogni confine. Rispetto alle altre organizzazioni mafiose presenti in Italia, quello che colpisce è come la ‘ndrangheta sia riuscita a diventare nel tempo l’organizzazione criminale più “referenziata”. Un rispetto guadagnato sia con le altre organizzazioni criminali che con il mondo imprenditoriale e politico. «Sul piano internazionale – è scritto nella relazione – l’ndrangheta è in grado di instaurare interazioni e forme di collaborazione con interlocutori di qualsiasi tipo. Le più importanti inchieste degli ultimi anni hanno fatto ampia luce proprio sulla spiccata attitudine degli ‘ndranghetisti a relazionarsi efficacemente sia con efferate organizzazioni criminali estere, quali i narcos, sia con le altre organizzazioni mafiose del Paese, sia con esponenti politici, imprenditori o professionisti in grado di favorire la produttività dei propri business». Questa capacità di intrattenere rapporti, scalare società, inserirsi nel tessuto imprenditoriale la conseguenza di una organizzazione criminale che ancora è strutturata sia a livello territoriale che a livello organizzativo. Un aspetto che viene sottolineato più volte e che nel secondo semestre del 2019 e stato evidenziato in diverse occasioni durante le audizioni nella commissione parlamentare antimafia così come  riportato nelle relazioni investigative sottoposte all’attenzione del Ministero dell’Interno.
PROFESSIONISTI E PROFESSIONALITA’ I clan calabresi non sono più coppola e lupara. Le nuove leve studiano nelle migliori università e i servigi ai boss non sono resi solo da sicari pronti a tutto ma anche da professionisti capaci di fare operazioni finanziarie e non solo ad latissimi livelli. «La ‘ndrangheta è da tempo proiettata verso forme delinquenziali sempre più complesse e raffinate – scrive la Dia- di difficile ricostruzione, avendo a disposizione le competenze tecniche di professionisti di alto livello che ne confermano la ormai consolidata vocazione affaristico-imprenditoriale. La forza economica le consente, come detto, di inserirsi nei mercati mondiali contaminandone funzionamenti e regole, alterando la libera concorrenza ed estromettendo chiunque voglia affacciarsi in settori già “occupati” dalle imprese mafiose. Gli ingressi nei vari mercati, ovviamente, vengono favoriti da una disponibilità economica che non ha concorrenti, in virtù delle ingenti risorse economiche di cui dispone, sempre in aumento soprattutto grazie ai traffici transnazionali di stupefacenti. L’importanza dei traffici di stupefacenti per le consorterie criminali calabresi è testimoniata, anche nel semestre in esame, da alcune importanti operazioni di polizia. Ne è esempio l’inchiesta “Magma”».
LA ‘NDRANGHETA DEL NORD Gli affari, i rapporti, le fughe dei grandi latitanti catturati in amene località come confermato dall’arresto di Rocco Morabito a Montevideo in Uruguay per la Dia sono la prova provata che la ’ndrangheta riesca a districarsi senza problemi in qualsiasi zona del mondo. I clan hanno lasciato i piccoli paesi d’Aspromonte e si sono conquistate fette di territorio importanti. Ed infatti nel solo nord Italia sono emersi  43 locali di cui 25 in Lombardia, 14 in Piemonte, 3 in Liguria e 1 in Valle d’Aosta.  È in queste regioni che si stringono patti con il mondo imprenditoriale, ma non solo, anche con quello della pubblica amministrazione. «Una significativa espressione dell’elevato grado di condizionamento della cosa pubblica, anche al di fuori dei territori di origine, si desume invece dalle risultanze dell’operazione “Altanum”55 del 17 luglio 2019, a seguito della quale sono emersi i forti condizionamenti criminali della cosca Facchinieri e dei membri del locale di San Giorgio Morgeto – è specificato nella relazione della Dia“…nelle dinamiche politiche ed elettorali, tanto in Valle d’Aosta quanto in Calabria…” che hanno, appunto, portato allo scioglimento del consiglio comunale. Peraltro, i descritti fatti giudiziari hanno portato allo scioglimento per mafia, del Comune valdostano di Saint-Pierre. In territorio lombardo, particolarmente significativa per le commistioni tra il mondo politico-imprenditoriale locale e le espressioni mafiose di matrice calabrese è risultata anche l’indagine “Krimisa”56, conclusa il 4 luglio 2019 dai carabinieri». (mi.pr.)


Fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

 


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