Da ‘Il Mattino ‘ Una fitta rete di rapporti quantomeno scuri con imprenditori indagati per mafia, politici collusi, intermediari dalle frequentazioni non proprio irreprensibili. E poi donne, molte donne, dalle amanti degli indagati alle indagate stesse, persino le giovani laureande che frequentavano la facoltà di Giurisprudenza a Santa Maria Capua Vetere e che con lui avevano scelto di compilare la tesi: se le portava a letto utilizzando come alcova la casa del suo ex consulente informatico in Procura che finì per diventare il suo autista per poi interrompere ogni rapporto.

 

di Lorenzo Calò

Una fitta rete di rapporti quantomeno scuri con imprenditori indagati per mafia, politici collusi, intermediari dalle frequentazioni non proprio irreprensibili. E poi donne, molte donne, dalle amanti degli indagati alle indagate stesse, persino le giovani laureande che frequentavano la facoltà di Giurisprudenza a Santa Maria Capua Vetere e che con lui avevano scelto di compilare la tesi: se le portava a letto utilizzando come alcova la casa del suo ex consulente informatico in Procura che finì per diventare il suo autista per poi interrompere ogni rapporto. È il quadro che emerge dalle risultanze investigative depositate agli atti della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Barbara Sargenti sull’ex pm di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, per anni magistrato di punta nelle indagini sulla Terra dei Fuochi, nei confronti del quale il Csm ha aperto un procedimento disciplinare. Attualmente Ceglie riveste il ruolo di procuratore generale a Bari. Nei confronti del magistrato le ipotesi di reato sono corruzione aggravata in atti giudiziari per favorire le illecite attività dell’imprenditore dei rifiuti Cipriano Chianese e concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito i fratelli Orsi, imprenditori del settore rifiuti, titolari della Eco 4, gli stessi – insomma – al centro delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto anche l’ex sottosegretario Nicola Cosentino. Con Ceglie e Sergio Orsi (l’altro dei fratelli, Michele, è stato ucciso in un agguato) risultano indagati – a vario titolo – anche l’ex assessore regionale della Campania Vito Amendolara (ex leader della Coldiretti), Vincenzo Gesmundo, Raffaele Russo e Giovanni Cristiano.

Imprenditori «sospetti»
Agli atti dell’inchiesta, documentati attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali svolte dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, emergono contatti fra Ceglie e l’imprenditore pugliese Roberto Quaranta arrestato nel 2011 in un’indagine della Procura di Lecce su un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’illecito traffico di rifiuti con la Cina. Altro nome ricorrente nelle frequentazioni del magistrato è quello di Carmine Giuseppe Talarico, ex presidente della Provincia di Crotone, arrestato per concussione, truffa e falso e condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione. I due mostrano una certa confidenza – annotano i carabinieri nell’informativa inviata al pm – tanto che Ceglie si rivolge a Talarico chiamandolo «presidentissimo».

Donne e studentesse
È uno dei capitoli più ampi della vasta documentazione agli atti della Procura e del Csm e riguarda una serie di rapporti sentimentali. Si va da una dipendente del consorzio Eco 4 nominata da Ceglie consulente e poi viceprocuratore onorario presso il tribunale di Santa Maria per finire alla relazione intrecciata con Maria Rosaria Granata, la cui vicenda è già nota per un’inchiesta parallela istruita a Roma nella quale Ceglie risulta indagato di concussione e violenza sessuale. La donna a sua volta ha patteggiato una condanna a seicento euro di multa, per aver ripetutamente bersagliato il magistrato, al termine di una relazione sentimentale terminata in malo modo. Difeso dal penalista Giuseppe Fusco, Ceglie è stato rinviato a giudizio. Ma a riferire nuovi particolari sulle frequentazioni femminili di Ceglie è stato l’ex consulente informatico Raffaele Russo che ha confermato di aver concesso nel 2006 persino il suo studio – su esplicita richiesta del magistrato – trasformato in «garconniere» per incontri intimi con le studentesse di Giurisprudenza che stavano compilando con lui la tesi di laurea. Almeno cinque di loro sono state individuate e ascoltate dagli inquirenti. I fatti sono stati ricostruiti a partire dal 2004. Sentite a verbale nel marzo del 2015, le ragazze (oggi alcune di loro sono persino sposate e con figli) avrebbero confermato tutto.

Offese ai magistrati
Nel «mirino» di Ceglie sono finiti i pm della Dda Alessandro Milita, Antonello Ardituro (oggi al Csm) e Raffaele Cantone, attualmente presidente dell’Anac. «È chiaro – dice Ceglie in una conversazione intercettata – tra loro c’è un accordo con alcuni politici e imprenditori per stritolarmi». L’astio nei confronti di Cantone nascerebbe dalle indagini che il magistrato condusse nel 2005 sugli affari dei fratelli Orsi. Dagli accertamenti scaturì un’informativa inviata alla Procura di Roma sui rapporti tra gli Orsi, Ceglie e il funzionario di prefettura Raio, al quale lo stesso Ceglie si era rivolto per favorire il rilascio di una licenza per porto d’armi a beneficio di Orsi. Nel 2007, Cantone con Milita e Franco Roberti, oggi Procuratore nazionale Antimafia, viene ascoltato dalla commissione Ecomafie: il verbale è dapprima secretato e poi reso pubblico. Parlando al telefono con la sua amante, Ceglie si lascia sfuggire che Milita avrebbe negato la scorta a una persona indagata perché voleva che facesse il suo nome: «… a uno non diede la scorta perché gli voleva estorcere il mio nome… e quello fu ammazzato». Ceglie in un’altra conversazione (intercettata a bordo di un’autovettura) definisce Cantone «un codardo… quando annusa che è mal tempo, si è fuori ruolo… quando annusa che c’è aria di merda… mo’ vuole andare a fare il direttore della Mondadori. È andato a prostarsi da Berlusconi, lui può fare quello che vuole… è fuori ruolo… Il fratello riesce ad avere autorizzazioni a tutto spiano». In altre conversazioni Ceglie fa riferimento a un’attività di dossieraggio nei confronti del presidente dell’Anac, «… i servizi sono in moto alla grande». E al riguardo la stessa Procura di Roma da aprile 2015 sta svolgendo accertamenti presso l’Aisi.

Gli affari sui rifiuti
Il nucleo centrale dell’inchiesta ruota attorno ai rapporti tra il magistrato Ceglie e gli imprenditori Chianese e Orsi, rapporti per altro già documentati in una informativa della Criminalpol redatta dall’ispettore Roberto Mancini, poi deceduto. Stando a quanto risulta agli atti, nel momento in cui i fratelli Orsi decidono di impegnarsi in un’attività imprenditoriale nel settore rifiuti, avrebbero avvicinato Ceglie, definito il loro «santino», colui cioè in grado di offrire consigli su come vincere le gare e mettere fuori gioco la concorrenza e garantire protezione sotto il profilo giudiziario. Un’opera che lo stesso Orsi riferisce agli inquirenti di aver «remunerato» in più occasioni e in svariati modi: con il conferimento di un incarico di consulenza al fratello del magistrato (ricompensato con 20mila euro) e tramite il versamento di somme di denaro tra il 2001 e il 2003 – 20/30mila euro – per tre, quattro occasioni «sotto forma di prestito». In altre circostanze la protezione sarebbe stata ricompensata attraverso assunzioni alla Eco 4, delle quali una offerta a una delle amanti del pm, incaricata del recupero crediti presso un Comune. Insomma, un rapporto solido in grado di giovare anche all’immagine della società Eco4. L’episodio è in sé esplicativo del legame tra Ceglie e gli imprenditori collusi con i casalesi. Ascoltato dagli investigatori nel giugno del 2015 Sergio Orsi racconta l’aneddoto relativo a una visita ricevuta in azienda dall’onorevole Massimo Scalia, all’epoca dei fatti presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. L’incontro fu propiziato proprio da Ceglie per mostrare all’inconsapevole Scalia un esempio di virtuosa gestione dell’impresa nel settore ambientale. «Per noi fu una buona pubblicità – dice Orsi – perché ne parlarono tutti i giornali…».

Venerdì 8 Gennaio 2016, 

 

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