Una delle più importanti operazioni contro la ndrangheta.Fondamentale l’apporto dei collaboratori di Giustizia.Grazie alle DDA di Reggio Calabria e di Roma e alla DNA .

 

Nicola Gratteri

‘Ndrangheta. Operazione Acero-Krupy: tutti i dettagli sui 54 fermi disposti dalle Procure di Reggio Calabria e Roma

da: 

Reggio Calabria. Cinquantaquattro fermi sono stati disposti dalle procure di Reggio Calabria e Roma, 48 dei quali eseguiti dallo Sco della Polizia e dai Carabinieri del Ros, nell’ambito di due indagini distinte (operazione Acero quella reggina e operazione Krupy quella romana) coordinate dalla Procura nazionale antimafia. Sono 35 i provvedimenti emessi dalla procura di Reggio Calabria, 21 quelli della procura di Roma, concentrati in particolare a Latina. Alcuni sono ancora da eseguire perché riguardano persone al momento all’estero. Le indagini hanno colpito il clan Commisso, operante a Siderno (Reggio Calabria), con proiezioni in Canada e Olanda, e Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica. Grazie all’indagine è stato scoperto che quest’ultima famiglia, come ha spiegato il procuratore capo di REggio, Federico Cafiero de Raho, “è diventata riferimento di della mafia per il traffico di marijuana”, la ‘ndrangheta sta diversificando gli affari, rispetto al traffico di cocaina, cui notoriamente è dedita. Il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri (nella foto) ha definito l’indagine “una delle tre più importanti sulla ‘ndrangheta degli ultimi 10 anni”. L’operazione ha permesso tra l’altro di scoprire, ha aggiunto “il deposito delle armi del clan Commisso, che conta almeno 500 killer pronti a sparare”. Non solo traffico di droga e armi. La ‘ndrangheta è arrivata a fare affari anche coi fiori olandesi. “Una delle figure di spicco è titolare di società di import-export di fiori anche in Olanda, nelle quali investiva il denaro da riciclare”. Il dettaglio è stato riferito dal procuratore di Reggio, Federico Cafiero de Raho. Un fatto che non stupisce gli inquirenti. “La ‘ndrangheta ha grande flessibilità nell’adattarsi a ciò che il mercato offre – ha spiegato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino – e anche la capacità di agire in previsione sui segmenti che a un certo punto tireranno”.
Proprio per la presenza nel mercato di Amsterdam, l’indagine è stata supportata anche dall’autorità giudiziaria olandese. Un fatto sottolineato dal procuratore nazionale antimafia, Franco
Roberti: “E’ importante la cooperazione internazionale, che in questo caso ha funzionato molto bene”. Oltre all’associazione mafiosa, al traffico di stupefacenti e alle intestazioni fittizie di società, tra i reati contestati dalle due procure – come ha spiegato il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri – c’è anche “il riciclaggio di 250 tonnellate di cioccolata Lindt sottratta all’azienda, per un valore di 7,5 milioni”. Gratteri ha parlato dell’inchiesta come di “un’indagine di Seria A, una delle tre più importanti della procura di Reggio da dieci anni, per i nomi coinvolti. La famiglia Commisso di Siderno è la più rilevante in questo momento, con propaggini anche a Toronto e Montreal”.

I dettagli dell’operazione Acero

Di seguito il comunicato stampa integrale diffuso dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalla Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Nella mattina di oggi, lunedì 28 settembre, al culmine di articolate investigazioni di respiro internazionale supportate da presidi tecnologici e condotte, sul versante dell’associazione mafiosa Commisso-Macrì operante a Siderno (RC) con proiezioni in Canada e Olanda, nonché Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica (RC), e su quello del traffico di sostanze stupefacenti riconducibile alla citata famiglia mafiosa degli Aquino-Coluccio, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Ros (Raggruppamento Operativo Speciale) dell’Arma dei Carabinieri – è stato eseguito il decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso in data 25 settembre scorso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di 35 persone.

Particolarmente rilevante è stata l’attività di coordinamento svolta dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo in relazione alle Direzioni distrettuali antimafia interessate e in relazione alla Procura della Repubblica di Amsterdam, che ha prestato ampia cooperazione internazionale. Il provvedimento restrittivo è il risultato di una intensa attività di indagine che ha colpito, in maniera concentrica, famiglie ritenute storicamente elitarie nel panorama criminoso della fascia jonica-reggina.
In estrema sintesi, le indagini si sono focalizzate, da una parte, sulle famiglie Commisso e Crupi, considerate di elevato lignaggio nel Locale di Siderno che annoverano ramificazioni in Olanda e in Canada, laddove, da tempo, si sono insediate pericolose ed agguerrite cellule di ‘ndrangheta che sono riuscite ad accaparrarsi una buona fetta del mercato economico e, dall’altro, su quella degli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica (RC), storicamente al vertice di quel locale di ‘ndrangheta.

La caratteristica dell’indagine è costituita da un’armonica e convergente messe di elementi di prova, costituita da intercettazioni telefoniche e ambientali, riscontri sul campo, contributo informativo di collaboratori di Giustizia ed attività rogatoriali curate dalla D.D.A. reggina.

I due filoni, originariamente separati, l’uno curato dalla Polizia di Stato, riguardante l’area di Siderno e l’altro, ovvero quello del territorio di Marina di Gioiosa Jonica, dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, una volta esaminati compiutamente, hanno trovato un’armonica sintesi che si caratterizza per la piena convergenza logica, fattuale e probatoria che esalta la genuinità del risultato ottenuto.
A questo va aggiunto l’apporto fondamentale dei collaboratori di Giustiziache hanno arricchito vieppiù il quadro, consentendo di fornire una chiave di lettura univoca e palese a dati probatori comunque già di per sé di indubbio spessore probante.

Al di là del primo filone, curato esclusivamente dalla Polizia di Stato ed afferente tematiche squisitamente ‘ndranghetistiche, in uno con reati che costituiscono generalmente l’attuazione del programma scellerato delle organizzazioni di stampo mafioso (operazione “Siderno Connection”) l’altro ha riguardato anche il narcotraffico ed altri reati in materia di armi, riciclaggio e intestazioni fittizie) ed ha come elementi a sostegno principalmente il lavoro dei Carabinieri del R.O.S..

Già da tempo, a partire dall’operazione “Bene Comune – Recupero” è stata dimostrata l’operatività di un sodalizio di matrice ‘ndranghetistica, operante in Siderno, con consolidate ramificazioni nel continente nord-americano ed, in particolar modo, in Canada. Tali circostanze, corroborate, in modo unitario e convergente, dagli atti d’indagine dell’inchiesta denominata “Crimine”, hanno disvelato l’intera struttura organizzativa e logistica della ‘ndrangheta reggina (c.d. “Provincia”) e della sua più autorevole propaggine, articolata nella “locale” di Siderno. L’unitarietà della componente criminale della ‘ndrangheta rappresenta un dato consolidato; essa agisce attraverso un capillare controllo del territorio, monopolizzando in toto tulle le attività socio-economiche, amministrative e pubbliche orientandone e condizionandone lo sviluppo e le scelte strategiche. II quadro prospettato consente di qualificare la centralità della consorteria dei Commisso di Siderno, quale sodalizio egemone su tutto il versante jonico-reggino.

In particolare, i principali protagonisti della presente inchiesta sono legati saldamente ai vertici criminali della cosca Commisso di Siderno, rappresentandone proiezione in Olanda nella gestione di affari illeciti:

  • Giuseppe Crupi, separato dalla moglie Gisella Commisso, sorella di Giuseppe Commisso alias “u mastro”, e Antonio Commisso, alias l’avvocato, entrambi esponenti di vertice dell’omonima cosca. E’ titolare a Siderno della società M.F.S.R.L, attiva nel settore della vendita all’ingrosso di piante e fiori, operante anche in provincia di Latina che vanta consolidati rapporti commerciali con paesi del nord Europa e, in particolar modo, con l’Olanda.
  • Vincenzo Crupi, domiciliato in Latina, risulta coniugato con Concetta Macrì figlia del defunto boss di ‘ndrangheta Antonio Macrì (meglio conosciuto come don ‘Ntoni Macrì). Nell’entroterra pontino e in Olanda Vincenzo Crupi gestisce importanti stabilimenti floro-vivaistici.
  • Rocco Natale Crupi, coniugato con Emiliana Figliomeni, figlia di Vincenzo Figliomeni, latitante nell’ambito dell’operazione Recupero-Bene Comune, attualmente localizzato in Canada. Quest’ultimo è, altresì, fratello di Alessandro Figliomeni già sindaco di Siderno,
    attualmente detenuto, e di Antonio Figliomeni alias “u topo”, anch’egli detenuto, rivestendo il ruolo di presunto “capo società” di ‘ndrangheta della “locale” di Siderno.

In conclusione e come confermato dalle più recenti attività investigative e dalle acquisizioni informative provenienti dai Paesi Bassi, la famiglia Crupi risulterebbe inserita imprenditorialmente nel settore della floricoltura. Essi risultano titolari di una rivendita all’ingrosso per il commercio di fiori in Siderno e a Latina. I fiori, in particolare, provengono dall’Olanda dove gli stessi Crupi ed in particolar modo Vincenzo, risultano saldamente radicati in quel settore merceologico, gestendo ad Amsterdam un importante import-export di settore.
Tale attività, estremamente remunerativa – in Olanda tale ambito economico viene considerato una delle principali fonti di interesse ed investimento – ha consentito loro, da un lato, di conseguire il controllo di vasti segmenti del mercato locale, ove riuscirebbero ad influire avvalendosi anche delle modalità tipiche del metodo ‘ndranghetistico, mentre, dall’altro, di costituire una solida e ramificata rete logistica e di supporto alle diverse attività illecite del sodalizio (secondo l’accusa il traffico di stupefacenti e la ricettazione di ingenti quantitativi di merce rubata, da cui ricavare notevoli profitti).

Oltremodo, maggiore rilevanza assumono anche le proiezioni in territorio canadese dell’inchiesta, laddove vivono e risiedono numerosi presunti esponenti del sodalizio indagato (appartenenti alle famiglie Commisso e Coluccio), coinvolti, a vario titolo, nella speculare gestione di interessi illeciti in quel territorio, direttamente ascrivibile alle consorterie della ‘ndrangheta jonico-reggina, di cui rappresentano una diretta propaggine mafiosa.
L’esistenza in Canada di una radicata struttura criminale di matrice ‘ndranghetista era peraltro stata già accertata nell’ambito delle inchieste “Siderno Group” e, soprattutto, “Crimine”.
Nel grande Stato nord-americano esiste da tempo una struttura fortemente radicata nel territorio, composta da un notevole numero di sodali che ha saputo riprodurre, anche in quella nazione il modello funzionale della ‘ndrangheta calabrese.
In sintesi, il presunto asset operativo criminale, dischiuso dalle indagini, ruota attorno alla figura dei fratelli Crupi e dei loro principali sodali – tra cui Antonio Commisso detto “l’Avvocato” – secondo punti dimostrati e riscontrati in atti.
Un primo aspetto di rilievo si rinviene nella significativa convergenza investigativa sull’asse Italia-Olanda, scaturita da due distinte inchieste, condotte dall’autorità giudiziaria olandese (Procura di Amsterdam) e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che hanno consentito di dischiudere le dinamiche criminali della famiglia Crupi, tanto sul versante jonico (grazie alla loro appartenenza alla cosca Commisso di Siderno) che sul fronte della proiezione criminale nei Paesi Bassi.

Un proficuo coordinamento investigativo anche con la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha consentito di implementare ulteriormente i risultati investigativi raggiunti.
L’inchiesta condotta in territorio olandese, denominata Levinius, ha evidenziato in quel territorio gli interessi e le modalità operative dei fratelli sidernesi e di altri loro sodali, culminando, lo scorso 26 marzo, con l’esecuzione di una serie di perquisizioni presso le abitazioni e le attività commerciali riconducibili ai principali esponenti, radicati tanto in territorio italiano che in quello olandese.
Le attività operative, svolte dalla polizia olandese (National Crime Squad Time One) con la diretta partecipazione di investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, hanno consentito di raccogliere importanti elementi di riscontro alla tesi investigativa originaria. Nella circostanza infatti, sono state svolte perquisizioni a carico di Vincenzo Crupi, Vincenzo Macrì, Domenico Barranca, e Massimo Dalla Valle, quest’ultimo uomo di fiducia dello stesso Vincenzo Crupi.

Nel corso della medesima attività, la Polizia Olandese ha proceduto anche all’arresto di Domenico Barranca, trovato in possesso di una pistola Beretta con matricola abrasa, rinvenuta all’interno della sua abitazione. All’atto dell’arresto, l’indagato ha dichiarato che l’arma apparteneva, in passato, a Gianluca Racco, elemento di spicco, organico alla stessa consorteria di ‘ndrangheta dei Commisso di Siderno, già arrestato in Olanda, il 20 agosto 2009, in quanto colpito da ordine di carcerazione per scontare la pena dell’ergastolo.

Le conversazioni ambientali intercettate tra Vincenzo Crupi e il cognato Vincenzo Macrì che forniscono anche un importante spaccato di recenti frizioni in alto tra diverse fazioni della ‘ndrangheta reggina, radicate in Canada; in particolare, Crupi, di ritorno da un viaggio a Toronto (Canada), riferisce a Macrì alcune importanti circostanze, apprese in Canada, riguardanti frizioni in alto tra membri di clan di ‘ndrangheta presenti nell’Ontario, specie a seguito della morte di Carmine Verduci, assassinato a Woodbrige il 25 aprile 2014.
Si tratterebbe di un importante esponente del Siderno Group, legato alla frangia Coluccio, secondo gli inquirenti guidata da Giuseppe Coluccio.
Le propalazioni di Vincenzo Crupi lasciano intendere, sempre secondo l’accusa, come l’eliminazione di Carmine Verduci fosse stata pianificata e determinata dai fratelli Angelo Figliomeni e Cosimo, intesi i “briganti”, attualmente latitanti per associazione mafiosa.
Tali contenuti, per come espressamente riferito da Vincenzo Crupi al cognato Macrì, ponevano seriamente in evidenza il pericolo di una escalation di un conflitto armato in seno alla consorteria di ‘ndrangheta, operativa da tempo in territorio canadese, per sopravvenuti contrasti tra alcune frange dell’organizzazione, in particolare tra i Coluccio e i Figliomeni.

In realtà, le conversazioni in argomento confermano la presunta piena partecipazione della famiglia Crupi e dei loro sodali al sodalizio mafioso transnazionale, laddove si riscontra che Crupi, proveniente dal Canada forniva un dettagliato resoconto a Vincenzo Macrì circa l’esito dei suoi incontri in Canada con esponenti di vertice della ‘ndrangheta, operante in quel territorio. Emergeva, tra l’altro, un significativo spaccato sull’operatività criminale di tale sodalizio, storicamente conosciuto come “Siderno Group of Crime”, confermando pienamente la sua dipendenza organizzativa e decisionale dalla “locale madre” sidernese.

Il volto “dolce” dell’indagine: ricettazione di cioccolato Lindt
L’organizzazione mafiosa dei Commisso sarebbe stata capace altresì di inserirsi nel redditizio mercato della ricettazione internazionale di ingenti quantità di Cioccolato “Lindt” provento di un furto pari a circa 250 tonnellate (diviso in 344 pedane) per un valore di oltre 7.000.000,00 euro.
Dalle indagini condotte oltre che dalla Polizia di Stato anche dai Carabinieri di Lodi e Latina è emerso che “Inge.Ma. Trading s.r.l.” di Lodi, incaricata per conto della Lindt dello stoccaggio e la preparazione dei loro prodotti per la successiva spedizione sui mercati nazionali ed internazionali di Polonia, Austria e Svezia, una volta ricevute le quantità di cioccolata presso il magazzino, servendosi di dipendenti di nazionalità indiana, assunti in maniera irregolare, questi avrebbero sottratto ai colli vari kg della stessa, riformandone altri con scatolame marchiato Lindt e apponendovi all’esterno false etichette, preparate all’occorrenza con un numero di lotto inesistente.
In seguito, da quanto è emerso dalle intercettazioni ambientali eseguite all’interno degli uffici della società olandese “Fresh B.V.” una parte della cioccolata rubata giungeva a Siderno, dove veniva custodita – in attesa di essere rivenduta – in un magazzino refrigerato.

Per quanto riguarda, nello specifico, le indagini delegate ai ROS sin dal mese di agosto 2010, sono state svolte in prosecuzione dell’operazione Solare condotta in collaborazione con FBI e DEA statunitense nei confronti della cosca Aquino-Coluccio e conclusa nel mese di ottobre 2011, attraverso successivi interventi repressivi che hanno consentito il complessivo arresto di 74 persone ed il sequestro di 1,2 tonnellate di cocaina e beni immobili per circa 22 milioni di euro.
Le indagini hanno permesso, in una prima fase, tra il mese di febbraio ed il mese di luglio 2012, di procedere alla localizzazione ed all’arresto, in Marina di Gioiosa Jonica (RC), dei fratelli Rocco, Domenico e Giuseppe Aquino all’epoca latitanti in quanto nel frattempo raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria per associazione mafiosa a seguito dell’operazione Il Crimine (ma poi assolti in Appello nel processo scaturito da quella operazione ndr).
Lo sviluppo dell’attività investigativa sul fronte associativo ha documentato quindi l’operatività ed i nuovi assetti che connotavano la struttura criminale indagata, facente capo secondo l’accusa ai fratelli Antonio, Giuseppe e Salvatore Coluccio, raccogliendo numerosi elementi di prova in ordine ai reati contestati nell’odierno provvedimento restrittivo.

In particolare, è stato possibile confermare il presunto ruolo apicale rivestito all’interno dell’omonimo sodalizio da Giuseppe Coluccio, promotore ed organizzatore della compagine mafiosa indagata cui sarebbe stata indiscutibilmente riconosciuta l’autorevolezza per ristabilire le gerarchie interne, individuare gli orientamenti criminali futuri ed ottenere il rispetto delle regole ‘ndranghetiste in parte disattese durante il suo periodo di detenzione.

In tale ambito, le indagini hanno documentato anche:

  • il consolidato rapporto tra la cosca Coluccio ed il gruppo siciliano Tagliavia-Lo Nigro, riconducibile alla famiglia mafiosa palermitana di Corso dei Mille, cui storicamente la cosca jonico-reggina avrebbe garantito periodiche forniture di narcotici. In tale ambito, dal monitoraggio di alcuni dei principali soggetti vicini ai Coluccio, è emersa la figura di  Antonio Figliomeno, quale presunto referente di un livello minore di commercializzazione di narcotico;
  • l’esistenza di un presunto sodalizio collegato, dedito al traffico di sostanze stupefacenti, facente capo ai fratelli Giuseppe e Antonio Strangio;
  • i rapporti conflittuali tra la cosca Coluccio-Aquino e la famiglia Marando in ordine a capitali di illecita provenienza, appartenenti ai Marando, e a loro asseritamente sottratti dai Coluccio. Tali dissidi sarebbero sfociati peraltro nel sequestro di persona in danno di Vincenzo Coluccio, figlio di Salvatore, avvenuto il 27 novembre 2013, nella capitale;
  • la propensione del gruppo a effettuare investimenti immobiliari cospicui. Nel caso di specie, sono state raccolte importanti acquisizioni in ordine alla disponibilità del Clan Coluccio di risorse immobiliari, la cui reale titolarità è stata occultata attraverso una rete di prestanome. Sul punto vi sono intercettazioni che dimostrano come parte degli immobili (strutture alberghiere e turistiche), successivamente sottoposte a sequestro dalla Guardia di Finanza, su delega nell’ambito dei procedimenti “Cinque Stelle” e “Metropolis” (per quest’ultima inchiesta anche grazie agli elementi raccolti dal Ros nell’ambito dell’operazione Solare), appartenevano ai Coluccio-Aquino;
  • la proiezione internazionale della cosca Aquino-Coluccio, che dimostrava di avere una importante influenza nel Canada dove, secondo quanto emerso, la stessa sarebbe al vertice di un “locale di ‘ndrangheta”, collegato funzionalmente a quello calabrese di Marina di Gioiosa Jonica; in questo Stato, la cosca Coluccio avrebbe importanti appoggi strutturali per svariate attività illecite, quali il traffico di stupefacenti e il riciclaggio del denaro sporco;
  • la disponibilità di armi da parte della struttura indagata, riscontrata dall’esito delle attività di intercettazione e dagli interventi promossi durante le attività investigative ed in particolare:
  • il 31.05.2013, in Mercato San Severino (SA), l’arresto di  Michele Mazza, con il sequestro di una campionatura di circa 6 kg di marijuana e di una pistola. A riguardo, le successive indagini del Ros hanno accertato come l’arma era stata utilizzata, il 24.01.2013 a Roma, per commettere l’omicidio di Vincenzo Femia;
  • iI 20.09.2013, in Siderno (RC), l’arresto di Mario Gerasolo, con il sequestro di un revolver cal. 357 magnum, con matricola abrasa;
  • iI 23.05.2015, in Siderno (RC), l’arresto di Stefano Pizzato, con il sequestro di un fucile a canne mozze e relativo munizionamento.

Sono stati raccolti, inoltre, elementi circa il tentativo da parte di alcuni degli odierni indagati, di intervenire per mitigare la posizione, nell’ambito del processo Il Crimine, di esponenti di vertice dell’organizzazione mafiosa indagata, attraverso un importante personaggio politico.

Nel corso delle indagini sono stati raccolti elementi tali da ritenere fondatissimo il pericolo di fuga degli indagati.

Tra altre cose, l’accertata stabile e radicata presenza in Canada di una propaggine della “casa madre” sidernese e le documentate attività svolte dalla famiglia Crupi in territorio olandese sono sufficienti, di per sé, ad avvalorare la concreta ed attuale possibilità che i soggetti possano agevolmente trovare rifugio all’estero.
Tra l’altro, l’attitudine dei soggetti indagati a darsi latitanti documentalmente provata dalla esecuzione della Operazione “Nostromo”, in cui tutti i fratelli Coluccio si sono resi latitanti per parecchi anni.

In sintesi, i soggetti raggiunti dal provvedimento di fermo sono gravemente indiziati di aver commesso i seguenti delitti:

Associazione mafiosa (‘ndrangheta – locali di Siderno e Marina di Gioiosa Jonica e locali collegati):

  1. ARCHINA’ Antonio,
  2. BARRANCA Domenico,
  3. BARRANCA Salvatore,
  4. BOMBARA Michele,
  5. BOMBARA Nicolino,
  6. COLUCCIO Giuseppe,
  7. COLUCCIO Nicola,
  8. COLUCCIO Salvatore,
  9. COLUCCIO Vincenzo,
  10. COMMISSO Antonio cl. 56 alias “l’Avvocato” (con ruolo di capo ed organizzatore),
  11. COMMISSO Francesco cl. 56 alias “U’ Scelto” (con ruolo di capo ed organizzatore),
  12. COMMISSO Cosimo cl. 69,
  13. CONDINO Alfonso,
  14. CRUPI ROCCO Natale,
  15. CRUPI Vincenzo,
  16. CRUPI Giuseppe,
  17. DALLA VALLE Massimo,
  18. FIGLIOMENO Antonio,
  19. STEFANO Antonio,
  20. RUSO Domenico,
  21. TASSONE Nicola
  22. TAVERNESE Francesco:

delitto previsto e punito dall’art. 416 bis 1o, 2o, 30, 4o, 5o, 6o c.p., 3 e 4 della Legge nr. 146/2006, 3 left. B) e C) e 4 1. n. 146/2006;

Ricettazione aggravata:

  • CRUPI Giuseppe (unitamente ai nipoti CRUPI Francesco e CRUPI Antonio ed ai fratelli FIGLIOMENI Angelo e Cosimo non raggiunti dal decreto di fermo perché  attualmente in Canada):

delitto p. p. dagli artt. 81 cpv., 110, 648 c.p., 7 L. n. 203/91, perché, allo scopo di trarne profitto, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, acquistavano o comunque ricevevano una ingente quantità di Cioccolato “Lindt” provento di furto;

Traffico internazionale di sostanze stupefacenti e cessione continuata di sostanze stupefacenti:

  1. AQUINO Domenico,
  2. BELLAMINA Luciano,
  3. CANNIZZARO Francesco,
  4. COLUCCIO Antonio,
  5. COLUCCIO Giuseppe,
  6. COLUCCIO Salvatore,
  7. CONDINO Alfonso,
  8. FIGLIOMENO Antonio,
  9. MAZZA Michele,
  10. STEFANO Antonio,
  11. TASSONE Nicola
  12. TROPEANO Marco:

delitto p. e p. dall’art. 74 commi 1, 2 e 3, 4, 5 e 73 del D.P.R. 9 ottobre 1990 nr. 309, art. 4 L 16 marzo 2006 nr. 146, art. 7 Legge 152/1991 per essersi associati fra loro e con una pluralità di soggetti allo stato non identificati, al fine di commettere una pluralità indeterminata di delitti di importazione, trasporto codetenzione e successiva cessione a terzi di sostanza stupefacente del tipo cocaina kobret, hashish, marijuana con basi individuate in Marocco, a Santo Domingo, Olanda da inviare in Italia occultata in container trasportati in vettori navali, in pescherecci, veicoli;

detenzione e porto di armi da guerra:

  1. CONDINO Alfonso,
  2. COLUCCIO Antonio,
  3. COLUCCIO Giuseppe,
  4. STEFANO Antonio,
  5. FIGLIOMENO Antonio,
  6. BELLAMINA Luciano,
  7. CONDINO Alfonso:

delitto di cui all’art 110, 81 cpv., c.p. 2 e 7, 2 della Legge 2 ottobre 1967, nr. 895, aggravato dall’art. 7 della Legge 152 del 1991.

Intestazioni fittizie di beni:

  1. COLUCCIO Giuseppe,
  2. COLUCCIO Antonio,
  3. COLUCCIO Salvatore,
  4. TASSONE Nicola
  5. TASSONE Christian:

delitto p. e p. dagli artt. 110 c.p., 12 quinquies D.L. 8 giugno 1992 nr. 306, conn. in L. 7 agosto 1992 nr.
356 e art. 7 L. nr. 203/91.

  1. COLUCCIO Giuseppe,
  2. COLUCCIO Antonio,
  3. COLUCCIO Salvatore,
  4. ERCOLANI Federico:

delitto p. e p. dagli artt. 110 c.p., 12 quinquies D.L. 8 giugno 1992 nr. 306, conn. in L. 7 agosto 1992 nr.
356 e art. 7 L. nr. 203/91.

22 fermi dell’operazione Krupy

L’operazione della Procura di Roma riguarda invece reati in materia di stupefacenti, e ha visto in tutto 22 fermati.

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