Una cultura della legalità monca ed edulcorata? E che cultura della legalità è? Repressione o prevenzione per combattere le mafie?

C’è chi dice che la repressione non basta per sconfiggere le mafie.
E che ci vuole anche la prevenzione.
Il problema è che nel Lazio non si fanno nè repressione e nè prevenzione.
Ci spieghiamo meglio.
Quando parliamo di “prevenzione” ci riferiamo, intanto, all’esempio che danno gli adulti ai ragazzi e, poi, alla sintonia che deve sempre esserci fra enunciazioni di principi e modelli di vita vissuta.
Ci è capitato di essere invitati a parlare in taluni istituti scolastici.
I dirigenti scolastici ci hanno preventivamente chiesto, come è giusto che sia, di cosa avremmo parlato nelle classi.
Per onestà intellettuale abbiamo risposto che non ci saremmo limitati a parlare di legalità in termini vaghi, ma che, al contrario, avremmo supportato la nostra conversazione con alcuni riferimenti alla realtà del territorio in cui si vive ed avremmo, quindi, parlato anche della presenza delle mafie.
Un’esigenza, questa, anche di rilevanza pedagogica, ad evitare anche quello iato – per non parlare di vera e propria dicotomia – che spesso c’è nelle metodologie educative fra teoria e realtà.
Cosa altamente diseducativa, a parere nostro.
Ebbene, spesso ci è capitato di vederci chiudere la porta in faccia.
“Spaventate i ragazzi”, ci hanno risposto.
Bene, allora per… “non spaventare i ragazzi” bisogna raccontare ad essi una realtà edulcorata, manipolata?
Non ci stiamo.
L’epoca delle favole già dall’età di dieci anni è superata.
Non siamo d’accordo?

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