Un vecchio articolo sulla triste storia di Luigi Coppola. Un calvario senza fine di un Testimone di Giustizia che lo Stato la settimana scorsa ha ripagato con un “foglio di via” da Roma per tre anni

Il testimone scaricato dallo Stato e cacciato dal Viminale: “Mi restano in tasca solo 70 centesimi”
In sciopero della fame per protesta contro la revoca della scorta il testimone di camorra Luigi Coppola racconta la sua epopea: “Lo Stato mi ha abbandonato”

di Claudia Daconto

La scorsa settimana Panorama. it aveva raccolto la denuncia-video del testimone di camorra Luigi Coppola in sciopero della fame per protesta contro la revoca della scorta. Oggi sono esattamente due settimane che l’imprenditore campano di 47 anni e sua moglie Michela dormono in macchina davanti al ministero dell’Interno nella vana attesa di essere ricevuti dal ministro Anna Maria Cancellieri.

Qualche giorno fa Michela, 42 anni, mamma di due figli di 14 e di 17 anni, ha avuto un malore. I medici del San Camillo che l’hanno visitata hanno diffidato Luigi dal continuare a non farla mangiare.
“Ma io ho solo 70 centesimi in tasca – ci confessa sconsolato il marito – e anche volendo non saprei come fare”.
Perché non torna a casa, a Pompei? Gli chiediamo, “Non so come arrivarci, non posso nemmeno comprare i biglietti del treno”, la risposta di un uomo disperato che dopo aver denunciato nel 2001 i suoi estorsori e testimoniato, fino al 2009, in numerosi processi contro i clan della camorra del napoletano, facendo scattare decine di arresti e portando a quasi trenta condanne definitive, oggi si sente, ed è, abbandonato dallo Stato. Lo stesso Stato con cui ha deciso, ormai oltre 10 anni fa, di collaborare in nome di un principio di legalità e giustizia e per cui ha perso tutto e rischiato altrettanto.
Ieri pomeriggio, giunti all’esasperazione per una situazione che non ha mai dato segni di potersi sbloccare, la coppia ha tentato, invano, di entrare nel dicastero di Piazza del Viminale. Immediata è stata infatti la reazione del personale di guardia che, racconta Coppola, ha letteralmente scaraventato i due fuori dal palazzo. “Una quarantina di persone, tra poliziotti, funzionari, guardie giurate, ci hanno strattonati e buttati fuori. Siamo stati insultati, ci hanno dato dei battitori di cassa, ci hanno detto che il ministero non è un bancomat e che il ministro non ci avrebbe mai ricevuto perché tutto quello che si poteva fare noi era stato fatto. Alla richiesta di Michela di aiutarci a trovare un lavoro ci hanno risposto che il Viminale non è un ufficio di collocamento”.
In verità Luigi Coppola, come ci ha spiegato lui stesso, ha già ricevuto dal ministero circa 250mila euro per riavviare la sua attività di rivenditore di auto dopo essere stato costretto a sospenderla negli anni in cui è vissuto sotto protezione. Soldi spesi per acquistare gli autoveicoli, come prova la documentazione che Coppola ha regolarmente fornito al ministero sull’utilizzo di questi fondi, ma che purtroppo non sono stati sufficienti a far ripartire il negozio ormai disertato dai clienti dopo la scelta di Luigi di collaborare con la giustizia e denunciare i camorristi della zona. Una scelta che gli ha inflitto addirittura l’umiliazione di una richiesta, parte del sindaco di Pompei, sollecitato dai suoi concittadini, ad andarsene dal paese perché ormai indesiderato.
“Non è giusto che ad altri collaboratori, che non hanno mai avuto un’impresa, siano stati dati gli stessi soldi, se non di più, che hanno dato a me e che, a differenza mia, che li ho dovuti tutti investire documentando ogni spesa, se li sono messi in tasca puliti beneficiando, in alcuni casi, anche di un’abitazione pagata dal ministero”.
Quello che oggi vorrebbe Coppola, la cui richiesta è però stata esaminata e bocciata per due volte dal Viminale, è un lavoro. Aspirazione di molti altri testimoni di giustizia nelle sue stesse condizioni.
Da circa un anno giace in commissione giustizia del Senato una proposta di legge, appoggiata da un vasto schieramento politico bipartisan, per l’assegnazione di un impiego nella Pubblica amministrazione agli ex collaboratori.
E mentre tutto è fermo, i clan – dai Pesacane di Boscoreale, ai Cesarano di Pompei e Castellammare di Stabia che Luigi Coppola ha contribuito a decapitare, e che tempo fa gli hanno fatto ritrovare una bottiglia contenente liquido infiammabile e alcuni proiettili in auto – ringraziano.
Lui e la sua famiglia, invece, tremano. Ma con soli 70 centesimi in tasca e nulla più da perdere, a parte la dignità, dicono “Ormai siamo pronti a tutto

Archivi