Un patto Cosa nostra-camorra per rifornire di cocaina la “Palermo bene”

 

La Repubblica, Mercoledì 22 febbraio 2017

 

 

Un patto Cosa nostra-camorra per rifornire di cocaina la “Palermo bene”

 

Blitz della squadra mobile, ordinanza di custodia per 16 fra trafficanti e spacciatori. Clienti eccellenti, i pusher contattati da un telefonino della Corte dei conti e da due cellulari della Regione

di SALVO PALAZZOLO

Palermo si conferma una delle piazze più floride del Meridione per lo spaccio di cocaina. Cosa nostra e Camorra hanno stretto un patto per importare un fiume di droga nel capoluogo siciliano. Le indagini della squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti hanno registrato in diretta i viaggi verso Napoli di due trafficanti legati al clan di Porta Nuova e gli incontri con alcuni esponenti del clan Di Lauro. Questa notte, gli investigatori della sezione Narcotici hanno eseguito 16 misure di custodia cautelare. L’inchiesta coordinata dai sostituti procuratori Maurizio Agnello e Amelia Luise ferma lo stato maggiore di un’organizzazione che incassava fatturati ingenti. I referenti dei clan sono Alessandro Bronte e Pietro Catalano.

La rete dei pusher lavorava senza sosta, altri spacciatori del gruppo sono stati già fermati nei giorni scorsi. La clientela era esigente, le consegne a domicilio avvenivano giorno e notte. Fra i più assidui assuntori di cocaina una giovane, che chiamava con un telefonino intestato alla Corte dei Conti, anche un’altra consumatrice usava il suo cellulare di servizio, intestato all’assessorato regionale alla Sanità. Faceva tante ordinazioni pure un altro cliente, il suo telefonino è risultato intestato alla Regione Siciliana. Nella nuova indagine sulla droga nella cosiddetta “Palermo-bene” ci sono ancora avvocati fra i consumatori: un giovane penalista si faceva portare la dose quotidiana da un cliente, che puntualmente faceva scarcerare dopo l’ennesimo arresto per spaccio. Scene da una Palermo da sballo. Fra i consumatori, un politico, un giornalista, un poliziotto già destituito dal servizio. I pusher più accreditati erano Giuseppe Cutino e Antonio Napolitano.

L’indagine ha sorpreso una delle signore della movida che procurava nuovi pusher agli amici, la sua agendina era sempre aggiornata. Qualche volta, era lei stessa ad acquistare la dose per gli amici più intimi che non volevano esporsi con gli spacciatori. Amici davvero insospettabili.

“L’indagine dimostra la vitalità dell’organizzazione mafiosa – dice il questore Guido Longo – la droga costituisce uno degli affari principali per Cosa nostra. Abbiamo registrato contatti anche con l’Ndrangheta per le forniture di cocaina, la domanda di sostanza stupefacente a Palermo era davvero alta. Bisogna fare un lavoro importante soprattutto con i giovani, la cocaina crea assuefazione e compromette il futuro”.

GLI ARRESTATI
L’ordinanza firmata dal gip Fabrizio Molinari riguarda Pietro Catalano, Alessandro Bronte, Angelo Scafidi, Ciro Spasiano, Dario De Felice, Giuseppe Rosciglione, Ermal Xhebraj, Algert, Zgjana, Salvatore Peritore, Carlo Arculeo, Giuseppe Saltamacchia, Gaetano Rubino, Francesco Ferrante e Christian Gambino. Domiciliari per Giuseppe Cutino e Antonio Napolitano.

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