Un Paese ed una regione, il Lazio, completamente mafiosi?

C’è un clima fumoso in Italia sul piano dei rapporti fra pezzi delle istituzioni e della politica e le mafie davvero sconvolgente.

Quello che, fra tante difficoltà, sta emergendo in Sicilia dalle infinite indagini sull’assassinio di Falcone e di Borsellino è inquietante.

I magistrati starebbero accertando che specialmente la morte del secondo sarebbe dovuta al fatto che egli si opponeva alle trattative fra Stato e mafie.

Fatti del passato, direbbe qualcuno, che riguardano personaggi del passato.

Non è così perché chi, come noi, fa un certo lavoro di indagine e di denuncia e non si limita ad una comoda antimafia retorica e di memoria storica, crede di avvertire a pelle il senso di fastidio che viene manifestato a volte da taluni a danno di chi si addentra, denunciandoli e facendo nomi e cognomi, in certi argomenti ed in certe situazioni sospetti.

Non sai mai se chi ti ascolta ha piacere o meno che tu indaghi e denunci e non vorremmo, pertanto, che sia fondato o meno l’avvertimento di qualche amico che ti dice “ stati attento perché se vai a denunciare certe cose, anziché indagare su chi denunci, sarai tu ad essere indagato”.

Anche se non hai scheletri negli armadi e non hai, pertanto, nulla da temere.

Ma tentano di distruggerti con querele, richieste di danni e calunnie.

Tempo fa qualcuno che pure parla sempre di mafia, parlando di noi, disse… ” ma quelli sono pieni di querele”, dicendo, peraltro, il falso!

Per screditarci, ovviamente, perché noi non andiamo a raccontare in giro solamente la storia di Falcone e Borsellino, ma siamo “oltre”, ad oggi, su fatti concreti, attuali e non di 20-30 anni fa.

L’”antimafia del giorno prima” e non quella del “giorno dopo”, quando i fatti si sono già verificati e non c’è più niente da fare o quasi.

Un clima fumoso, zuccheroso, fangoso, fatto di tante nebbie e tanti misteri, che ti fa temere continuamente scivolamenti pericolosi.

Un clima che non riguarda solo il passato e solamente la Sicilia.

Ma anche noi, nel Lazio e, ci dicono, nel resto d’Italia.

Non si giustificano, altrimenti, tanto negazionismo del fenomeno mafioso, tanta disattenzione, tanti ritardi, tante omissioni, tanti tentennamenti che notiamo tutti i giorni.

Ancora oggi ci vediamo costretti a guerreggiare con uomini delle istituzioni, dei partiti politici, delle professioni, del mondo economico e sociale, con cittadini sul tema “mafia sì, mafia no”.

Noi a dire che la mafia c’è ed alla grande ed altri ad accusarci di fare… ”allarmismo” ed altre cose del genere.

Come se i mafiosi fossimo noi e non quelli veri!

Durante l’ultimo convegno da noi promosso a Civitavecchia abbiamo notato – e non è la prima volta perché la stessa cosa si è verificata a Formia, a Gaeta, a Roma e dovunque andiamo –l’assenza quasi completa – a Civitavecchia è stato presente, per amore della verità, solo l’on. Pietro Tidei del PD – dell’intera classe politica.

Semplice indifferenza al tema del radicamento mafioso?

O qualche altra cosa?

Collusione, ad esempio, con le mafie?

Classe politica che – non dimentichiamolo mai – è l’espressione della cosiddetta ”società civile”.

La “corruzione, ragazzi”, ci ha detto più volte Ferdinando Imposimato.

“La corruzione, madre di tutti i mali”, egli ha aggiunto.

Noi siamo conviti che non tutto il Paese è corrotto e mafioso.

Vogliamo credere che ci sia ancora una parte sana, nella società, nelle istituzioni, nella politica.

Una parte minoritaria, sì, ma che c’è ancora.

Ancora…

Ma è una parte dormiente, che non ti aiuta, che non ti segnala, che ti esprime sentimenti di simpatia e ti ringrazia anche, ma che non si spinge più di tanto.

E questa è la causa della sofferenza che affligge tutti noi che continuiamo a combattere, purtroppo, in piena solitudine.

Sempre.

Dovunque.

Mentre il Paese sta scivolando giorno dopo giorno nel baratro.

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