Un nuovo “protocollo d’intesa” fra la Prefettura di Roma e l’Autorità Portuale di Civitavecchia? Ma non ce n’era già uno???

Quello che maggiormente inquieta è il fatto che, mentre da una parte i vertici della magistratura e delle forze dell’ordine di Roma lanciano l’allarme sul radicamento mafioso nella nostra regione, dall’altra in periferia, nelle singole province, non ci si attrezza adeguatamente per combattere le mafie in maniera efficace.

Non parliamo, poi, della classe dirigente politica che in parte significativa, come nella provincia di Latina ma anche di quella di Viterbo, per non parlare di Roma, continua ad essere… disattenta (mettiamola così) rispetto al fenomeno mafioso.

E della cosiddetta “società civile”, che, al di là di alcune deboli lamentazioni, resta quasi completamente inerte.

Abbiamo letto con un senso di profonda angoscia la notizia della riduzione a Latina delle intercettazioni telefoniche da parte della Procura della Repubblica.

Oggi ormai la lotta alle mafie ed alla corruzione si fa quasi solamente con le intercettazioni e con le dichiarazioni dei pentiti.

Ridurre il numero delle intercettazioni non è affatto, a nostro avviso, un comportamento… ”virtuoso”, come è stato definito.

Anzi, il contrario, significa privarsi di uno strumento vitale nella lotta contro le mafie ed i corrotti.

Una società in gran parte omertosa, qual’è quella pontina, che non parla, non collabora, non segnala, dando quasi l’impressione di stare dalla parte sbagliata e non di certo con lo Stato di diritto e con le istituzioni sane, impone il ricorso a mezzi straordinari per affermare in concreto e non solo a parole la legalità.

Una situazione allarmante che dà il senso dell’inadeguatezza, se non della mancanza di volontà, di fare seriamente la lotta alle mafie.

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Roma è stata giustamente sottolineata la posizione strategica della Capitale e dell’intero Lazio rispetto al fenomeno del radicamento mafioso.

A Roma sono concentrati tutti i centri del potere.

A Roma si decidono ed assegnano tutti i grandi appalti delle opere pubbliche e, di conseguenza, l’attenzione e gli interessi delle mafie sono tutti concentrati sulla Capitale.

Stanno partendo opere imponenti, come gli assi viari che dovranno collegare la Capitale con le grandi vie di comunicazione nazionali ed internazionali, stanno partendo le opere imponenti di ampliamento di porti importanti come quelli di Civitavecchia e Gaeta.

Abbiamo letto la notizia della stipula di un protocollo di intesa per la legalità fra la Prefettura romana e l’Autorità portuale di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta.

Ma tale protocollo non esisteva anche prima?

Non sembra che si siano conseguiti risultati, finora, di un certo rilievo in quanto le mafie c’erano e ci sono più di prima!

Se, infatti, taluni dichiarano di essere preoccupati circa la possibile infiltrazione delle mafie nei lavori, vuol dire, secondo noi, che finora qualcosa non ha funzionato.

Malgrado… il “protocollo della legalità”!!!

Un’informazione corretta e compiuta dovrebbe cogliere questi aspetti, cosa che, purtroppo, avviene raramente.

Il discorso torna ad essere sempre politico.

Non vogliamo imputare alla magistrature ed alle forze dell’ordine la responsabilità esclusiva della situazione in cui ci troviamo, perché queste, pur con tutti i loro limiti, fanno più o meno il loro dovere.

E’ la partitocrazia corrotta il nemico numero uno e, se non si comincia a colpire questa, faremo sempre il classico buco nell’acqua.

Ci stiamo sgolando da anni per farlo comprendere a tutti.

Ma molti continuano a far finta di non capirlo.

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