Un nostro breve commento ai lavori della seduta straordinaria del Consiglio Regionale del 22 gennaio 2009

UN BREVE COMMENTO ALLA SEDUTA STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO DEL 22 GENNAIO 2009 SULLA PRESENZA E LE ATTIVITA’ MAFIOSE NELLA NOSTRA REGIONE

A non voler essere troppo cattivi, ci limiteremo a definire solamente inquietanti i pronunciamenti di qualche consigliere regionale durante il dibattito che si è svolto in occasione della seduta straordinaria n.119 del 22 gennaio 2009 sulla presenza e le attività delle mafie nel Lazio.

Inquietanti perché, malgrado tutto, qualcuno ancora si ostina a parlare di “campagna mediatica”, di “allarmismi” e cose di questo genere.

Nessuno dei consiglieri se l’è sentita di replicare a brutto muso a costui domandandogli se si renda conto o meno del gravissimo danno che una tale posizione provoca in quanto, con tesi del genere, egli non fa altro che abbassare il livello di guardia dell’intera collettività rispetto al fenomeno della presenza mafiosa nella nostra Regione.

E’, questo, un comportamento di cui francamente non comprendiamo le ragioni.

Già in occasione del dibattito negli studi televisivi di EXTRATV a Frosinone di qualche mese fa fra noi, Marco Galli del SILPCGIL, il Sindaco di Cassino e questo consigliere regionale -tutti e due, questi ultimi, dello stesso partito -, ci siamo visti costretti ad ascoltare analisi sconcertanti sulla realtà mafiosa nel Lazio e, soprattutto, nel Basso Lazio. Analisi che contrastano con la realtà che sta sotto gli occhi di tutti e che non è per niente frutto della fantasia nostra e di quanti –magistratura e forze dell’ordine-da anni denunciano il processo di radicamento delle mafie sul nostro territorio.

Sembra di riascoltare le parole di un famoso cardinale che alcune decine di anni fa in Sicilia sosteneva che… la mafia era un’invenzione di talune menti malate.

Se noi fossimo stati componenti del Consiglio Regionale avremmo abbandonato l’aula per manifestare il forte senso di indignazione che ti prende di fronte ad affermazioni del genere.

Ma tant’è! Lo si è lasciato parlare senza repliche.

Noi abbiamo apprezzato l’iniziativa del Presidente Marrazzo e degli altri promotori della seduta straordinaria del Consiglio straordinario sulle mafie nel Lazio. Abbiamo apprezzato anche taluni interventi nel dibattito, come quello del Consigliere Cirilli della lista Storace, il quale, al di là delle solite elucubrazioni ed affermazioni di routine, ha incentrato la sua attenzione –e quella degli ascoltatori- sulle soluzioni da adottare per rendere efficace l’azione di contrasto delle mafie: da una più razionale dislocazione ed utilizzazione delle forze dell’ordine sul territorio, alla dotazione di più uomini e risorse, dall’innalzamento del livello dell’azione investigativa -che appare, almeno nel Basso Lazio e, in particolare, in provincia di Latina, alquanto carente (soprattutto per quanto attiene alle indagini sull’origine dei patrimoni e sulle contiguità fra mafie e pezzi della politica e delle istituzioni) -, a talune metodologie adottate talvolta da qualche Procura della Repubblica territoriale relativamente allo spezzettamento delle indagini:

Un caso per tutti: le indagini promosse negli anni andati sulle decine e decine di casi di abusivismo edilizio in un comune del sud pontino affidate non ad uno ma a numerosi Sostituti; con il risultato di una perdita di una visione d’insieme che permetta di individuare un eventuale reato associativo dopo aver scoperto che tutti i progetti sono stati redatti da due-tre professionisti, che i fornitori del materiale di costruzione sono i soliti due-tre, che i costruttori sono sempre due-tre e così via.

Cirilli ha inquadrato bene il problema e gliene va dato atto, al di là della collocazione politica che a noi non interessa più di tanto, essendo la nostra un’associazione antimafia seria, che lavora sul territorio, senza schemi e condizionamenti partitici ed istituzionali (siamo fra i pochi, se non gli unici – e ne siamo orgogliosi -a non avere ricevuto un euro né dalla Regione, ne’ dai Comuni, né da chicchessia, pur essendo i più esposti ed impegnati).

C’è un problema di qualità delle indagini che a noi preme più di ogni altra cosa, perché se l’investigazione non va fatta come si deve, si macina aria fritta e si perdono tempo e soldi.

Abbiamo la sensazione che finora le indagini siano state fatte con una pura e semplice ottica da ordine pubblico, quando, al contrario, esse avrebbero dovuto puntare soprattutto a scoprire “origine” e “tracciabilita’” delle montagne di denaro che le mafie hanno investito ed investono giorno dopo giorno sul nostro territorio comprando e corrompendo tutto o quasi.

Non si è fatto e non si fa, salvo qualche rara eccezione.

Come, pure, non si dotano le forze dell’ordine e la magistratura di personale qualificato, di strutture e mezzi.

A Frosinone, ad esempio, la sezione della lotta della criminalità della Squadra Mobile è formata da soli due uomini; il Comando Provinciale della Guardia di Finanza è ubicato in locali inidonei, angusti e in sottoscale, mentre da decenni sono fermi i lavori per il completamento di una nuova Caserma; non ci sono i soldi per lo straordinario del personale, la benzina per le macchine di servizio, la cancelleria e così via. Potremmo continuare all’infinito.

Nelle mozioni, nei documenti, negli incontri, istituzionali e non, nessuno denuncia queste cose. E, quindi, nessuno provvede a mettere fine ad una situazione scandalosa.

E’ così che si vuole fare la lotta alle mafie che dispongono, invece, di montagne di denari?

Al di là della carenze, però, per onestà intellettuale, apprezziamo l’iniziativa del Presidente della Giunta Regionale del Lazio Marrazzo, della Presidente della Commissione Sicurezza e Legalità Laurelli e di tutti gli altri promotori, e va dato atto ad essi di aver fatto sì che quella nostra sia stata finora l’unica Regione d’Italia ad affrontare il problema delle mafie in un’apposita seduta straordinaria di cui hanno parlato tutti i mass media nazionali.

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