Un Convegno, quello del 12 ottobre a Formia, ”altro” ed “ alto”, com’é nello stile ormai consolidato dell’Associazione Caponnetto, un’associazione antimafia che ha bandito la retorica e che ha scelto la trincea. Una riflessione del Sindaco di Pastena Arturo Gnesi

Bonifica del territorio e bonifica della politica …
Un convegno quello svolto a Formia incentrato sulle amare riflessioni del Segretario dell’associazione Caponnetto che ritiene questo sistema ormai talmente degradato e colluso da essere irreversibilmente in mano ai ladri, ai corrotti e ai mafiosi.
Lucida e amara analisi della realtà o puro pessimismo cosmico ?
Di certo la neo commissione parlamentare antimafia non lascia intravedere alcuna inversione di rotta, anzi sottolinea la sua inutilità e l’effetto omeopatico che ha sul fenomeno mafioso che ormai trova protezioni, condivisioni e collusioni in tutti i settori della vita pubblica a cominciare dai partiti fino ad arrivare a controllare l’informazione, infiltrare l’economia e intimorire e corrompere anche le forze investigative.
L’interramento dei rifiuti tossici e il ritrovamento di fusti “tombati” ora preoccupa giustamente la popolazioni locali per l’impennata delle patologie tumorali ma le rivelazioni dei collaboratori di giustizia sono note da tempo , almeno da vent’anni e rimane il mistero sul perché nessuno abbia provveduto a fare indagini approfondite, arrestare i responsabili e bonificare i siti.
Un silenzio onnipresente che ha aleggiato sulle istituzioni come uno spettro mortale che anziché far inorridire coloro che sapevano e avevano il dovere di fare qualcosa, li ha intimoriti, soggiogati e probabilmente corrotti e comprati. Non sono supposizioni fantasiose perché a confermarlo non sono solo i camorristi pentiti ma anche giovani funzionari che hanno scoperto carte false e referti contraffatti anche da medici addetti ai controlli sanitari. Uno scandalo, una vergogna che la società civile, se non fosse così abulica, timorosa e menefreghista , dovrebbe condannare con rabbia, indignazione e coraggio.
Siamo in Italia e questi silenzi hanno rafforzato i patti scellerati tra politici, imprenditori, camorristi e massoni, portando il malaffare dentro le istituzioni, generando un Stato-Mafia che sembra sovrastare e dominare lo Stato-Stato, quello fatto da gente con la schiena dritta che ovunque si trova, condanna, denuncia e combatte gli interessi e i diktat dei clan camorristici e mafiosi.
Serve un rinascimento civile, che faciliti l’isolamento e lo sradicamento delle mafie che ormai hanno oltrepassato i confini regionali, sono forti e presenti nei mercati finanziari, gestiscono gli appalti, realizzano le opere pubbliche ed eleggono i loro uomini a partire dai consigli comunali per finire al parlamento europeo.
Discorsi duri che vanno oltre le rituali celebrazioni fatte in occasione delle ricorrenze per i giudici ammazzati, che richiedono un impegno maggiore rispetto alla passerella dei politici durante le proiezioni dei film, la presentazione dei libri o le cerimonie di dedica delle strade o piazze alle vittime della mafia. Occorre spezzare il legame della sudditanza oltre che culturale anche economica e politica perché la tolleranza , l’indifferenza e l’omertà hanno consentito alle organizzazioni criminali di proliferare ed impadronirsi anche di larghi settori del mercato immobiliare e finanziario.
Grazie ai colletti bianchi e ai fiumi di soldi erogati dalle Regioni, da Roma e da Bruxelles, le organizzazioni mafiose si sono trasformate da volgari e rozze bande dedite allo spaccio, all’estorsione, all’usura e alla prostituzione, a multinazionali che controllano i mega appalti e le stesse forniture di materiale e servizi in quasi tutte le Regioni italiane. Ma nessuno ne parla, oggi si cerano i bidoni interrati senza badare ai bidoni che stanno in parlamento, si fanno bei discorsi senza condannare il collega di partito che ha avuto condotte scorrette o addirittura condanne per gravi reati. Quando accade che un parlamentare viene messo in
discussione si fa ricorso al presunto protagonismo dei magistrati, al complotto giudiziario, e in tutti i talk show si grida allo scandalo se una sentenza coinvolge un big della politica.
Basterebbe invece l’applicazione del codice etico approvato da tutte le forze politiche, emotivamente scosse e giudiziariamente compromesse dopo tangentopoli, per evitare i conflitti tra la politica e la magistratura risparmiando al mondo intero le patetiche discussioni di questi ultimi giorni.
La politica tuttavia deve demarcare confini netti tra coloro che vogliono combattere la mafia e quelli che invece vogliono convivere con essa, deve contrastare i falsi garantisti a partire da coloro che vogliono sopprimere le intercettazioni telefoniche o delegittimare i collaboratori di giustizia . Costoro di certo non stanno rendendo un favore al popolo italiano ma solo a qualche capo-clan che li ha fatto eleggere ed ora gli chiede il conto.
Un convegno che deve servire a fare un percorso virtuoso da sudditi a cittadini, da semplici esecutori di ordini a protagonisti attivi dello sviluppo e del futuro della nostra società
Per questo motivo la bonifica territoriale e la lotta ai reati ambientali deve avvalersi di strumenti investigativi e legislativi che non siano fallimentari come quelli sin qua visti, caratterizzati da una profonda ignoranza scientifica e da un confuso inquadramento giuridico. La normativa europea esige dal nostro paese un livello più alto e professionale delle classi dirigenti ed investigative e soprattutto che i reati ambientali siano perseguiti perché danneggiano la salute e non possono essere più tollerati in nome del profitto e dello sviluppo economico.
Formia 12 ottobre 2013
Dott. Arturo Gnesi

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