Un convegno di altissimo livello quello di Cassino del 27 ottobre scorso”, di Patrizia Menanno. Unica assente la Procura di Cassino!!!

Un convegno di altissimo livello quello svoltosi ieri presso la Sala
Restagno
del Comune di Cassino sulle mafie e le strategie di contrasto.
Ad ascoltare attentamente gli illustrissimi relatori una platea eterogenea
composta da imprenditori, avvocati, cancellieri del Tribunale, sindacalisti,
impiegati, studenti, consiglieri, assessori e gente comune, tanta gente
comune.
Tra il pubblico anche l’onorevole Anna Teresa Formisano.
Sintetizzare in poche righe ciò che è emerso è opera complessa, per cui
proverò ad analizzare alcuni punti focali.
L’evento ha visto avvicendarsi ai microfoni gli uomini che sono in prima
linea
nella lotta contro le mafie, la camorra, la criminalità organizzata in
genere,
in Lazio e Campania.
Dagli interventi dei relatori si è appreso che la mafia è esattamente ciò
che
teorizzava Santi Romano all’inizio del secolo scorso: un vero e proprio
ordinamento giuridico basato su un ordine sociale. La mafia è organizzazione
e
istituzione (non implicando tale assunto alcuna legittimazione sotto il
profilo
etico dell’associazionismo di stampo mafioso!) e regola TUTTI i rapporti
sociali di una comunità.
Gli interventi apprezzatissimi del Questore di Frosinone dr. De Matteis, del
Col. Prov. le dei CC Menga e del Col. Prov. le G. d. F. Piccinini hanno
introdotto
il dibattito nel vivo delle questioni afferenti il nostro territorio. Gli
stessi hanno, senza tanti giri di parole, riferito che sul territorio del
Sud
Lazio le attività mafiose sono ad uno stadio avanzato e radicato, di talché
è
riduttivo e semplicistico parlare ancora di “infiltrazioni” a livello
istituzionale o territoriale; hanno riferito di come operativamente sia
stato
possibile portare avanti campagne di grande rilievo, riferendo dati e numeri
che hanno fatto rabbrividire la platea, ma hanno anche evidenziato i limiti
delle loro investigazioni e la mancanza di strumenti giuridici
indispensabili.
L’impostazione logica data al convegno ha previsto dopo il resoconto delle
forze dell’ordine, gli interventi dei sostituti procuratori delle Direzioni
Distrettuali Antimafia di Roma e Napoli, per la prima volta presenti a una
tavola rotonda congiuntamente. Così è emerso che svariati soggetti
malavitosi
circolanti nel comprensorio di Cassino sono stati oggetto di investigazioni
e
coinvolti in grosse operazioni partite proprio dalle DDIA limitrofe.
V’è consapevolezza del fatto che la mafia è maggiormente presente laddove il
concetto di “cittadinanza” è più diluito e dove il cittadino cede il passo
alla
clientela. Sicché la mafia non è anti-Stato, ma peggio: si fa Stato dove lo
Stato è assente, con l’espressione – che suona come monito – utilizzata dal
dr.
Maresca (Sost. Proc. DDA di Napoli).

Ma cosa fare per contrastare e debellare definitivamente il fenomeno?
Innanzitutto, la lotta alla mafia è conoscenza del fenomeno, sotto il
profilo
giuridico, economico, sociale, politico e anche antropologico.
Il primo vulnus è, purtroppo, proprio a livello legislativo: il 416 bis
c. p. c.
(delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso) fu introdotto solo
dopo le uccisioni di Pio Dalla Torre e del Gen. Dalla Chiesa e il carcere
duro
(art.41 bis) dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio. Essenziale,
quindi,
il ruolo della Giurisprudenza di legittimità impegnata anche in una funzione
nomofilattica che colmi le lacune normative in materia e detti la via
maestra
da seguire uniformemente. E’ ciò che il Presidente della II Sez. Pen. della
Suprema Corte dr. Antonio Esposito ha esposto, illustrando anche le
problematiche di conflitto tra le stesse sezioni della Corte di legittimità
e
tra queste e le pronunce di merito.
Così come affatto stringenti sono le norme che dovrebbero consentire
sequestri
cautelari dei patrimoni sempre ingentissimi dei boss e che in fase di
esecuzione non consentono velocemente e in maniera garantita la vendita dei
beni confiscati. Il giornalista Nello Trocchia ha, a tal proposito,
sottolineato come la mafia goda in Italia di una sorta di impunità accusando
apertamente la classe politica attuale di non essere capace di produrre
serie
ed adeguate norme anticorruzione. Il generico riferimento fatto ai
“politici”
ha scatenato le ire dell’on. le Formisano, la quale si è inserita nel
dibattito
rivendicando l’impegno che da decenni svolge a livello parlamentare per
l’antimafia a Cassino e nel Lazio meridionale.
Il dibattito è stato vivacizzato anche per un fraintendimento delle parole
del
Sindaco, avv. Golini Petrarcone il quale, nel prologo del suo intervento ha
dichiarato “Cassino non è un territorio di mafia e non vogliamo che nel
mondo
la nostra città venga conosciuta come città mafiosa”. Tale incipit è stato
letto, da parte dei relatori e del pubblico, come una forma di negazionismo
del
problema ma il Sindaco ha successivamente precisato che il vero senso delle
sue
parole era quello di non poter tollerare come cittadino e come “primo
cittadino” che Cassino venisse accomunata ad altre realtà queste sì
geneticamente ed ontologicamente “mafiose”. Sostanzialmente che la mafia si
sia
infiltrata anche nella città di Cassino non è in discussione ma, appunto, la
mafia è quivi giunta da altrove: non sono i cittadini cassinati da sette
generazioni ad essere mafiosi bensì eventuali soggetti ivi approdati ed
immigrati e magari naturalizzati ma che con i cassinati nulla hanno a che
vedere. Una precisazione doverosa quella del Sindaco, il quale ha
manifestato
tutta la sua preoccupazione per la realtà locale che si va modificando e il
proprio impegno a far sì che le mafie approdate a Cassino liberino il
territorio definitivamente. Per far ciò il Sindaco ha manifestato interesse
per
la proposta del prof. Elvio Di Cesare segretario nazionale dell’Associazione
Caponnetto di istituire presso il Comune un osservatorio sulla criminalità
organizzata secondo un protocollo predisposto dalla stessa che garantisca il
massimo della trasparenza e dell’efficienza.
Ma se l’evento di altissimo profilo è stato un grande successo in termini di
partecipazione, il parterre di relatori ha registrato con una nota di
disappunto l’assenza di tutta la magistratura locale e, in particolare, del
Procuratore-Capo di Cassino, dr. Mercone e desi suoi sostituti. Assenza
grave
sia per il tema trattato che nei confronti dei relatori intervenuti. Un
confronto tra la Procura di Cassino e i presenti sarebbe stato auspicabile,
essenziale oltre che un segnale positivo di attenzione al problema, anche in
vista della prossima battaglia della Caponnetto, sollecitata ed appoggiata
già
dai pochi avvocati del locale Foro presenti in sala, di instare presso il
Ministero della Giustizia per ottenere a Cassino una super-procura che operi
in autonomia sui reati associativi di stampo mafioso e si raccordi con le
DDIA
di Napoli e Roma.

Parlare di mafia in convegni o seminari o scrivere libri non è molto, non è
tutto, certo, ma è importante perché se si stimolano i cittadini e si fanno
loro comprendere la pericolosità di tollerare certe situazioni e la
immoralità
di lasciare ai nostri figli un mondo totalmente corrotto, i cittadini
risponderanno.
Il dr. Maresca ha detto, riprendendo un’espressione di Falcone “pochi di noi
sono sovraesposti perché sono troppi quelli che si nascondono”. Ebbene,
quale
tributo maggiore si potrebbe fare ai nostri morti per la lotta alle mafie
ribaltando numericamente questa locuzione? Tutti dobbiamo essere
sovraesposti;
tutti dobbiamo sfidare apertamente ogni sorta di mafia ad ogni livello
percepita. Tutti non dobbiamo far altro che il nostro dovere. E’ giusto fare
le
commemorazioni ma forse i nostri “eroi” si aspetterebbero da noi
qualcos’altro.
E’ per questo che l’associazione Caponnetto invita alla denuncia, alle
segnalazioni, perché nascondersi, essere omertosi significa fortificare le
mafie. I cittadini devono essere gli anticorpi che attaccano il cancro, con
l’aiuto della politica (perché abbiamo bisogno di credere che esista ancora
una parte pura della politica!), della magistratura (in cui dobbiamo sempre
credere!) e delle forze dell’ordine (oggi già altamente specializzate ma
alla
quali occorre fornire ulteriori strumenti investigativi e legislativi per
meglio operare).
La mafia è soprattutto un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un
inizio
e può avere anche una fine: essa può essere eliminata da altri uomini,
ognuno
può nel suo piccolo dare un contributo, non lasciandosi allettare dal
raggiungimento “agevolato” di mete e obiettivi, cedendo a compromessi o
pasaando per raccomandazioni e benefici. Perché il prezzo da pagare sarà
molto
più alto del risultato ottenuto e perché le conquiste non sudate puzzano
come
il metodo attraverso il quale si sono raggiunte. E l’odore delle cose
ottenute
con apparente facilità è quello del sangue di migliaia di vittime innocenti,
spesso ragazzi giovanissimi come, con estrema maestrìa, evidenziato dalla
dr.
ssa Rita Pennarola giornalista antimafia e moderatrice dell’evento.
Patrizia Menanno

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