Un commento all’affermazione di Rita Borsellino in Sicilia

UN COMMENTO ALL’AFFERMAZIONE IN SICILIA DI RITA BORSELLINO

 

Nelle primarie dell’”Unione” in Sicilia ha stravinto Rita Borsellino. Ha trionfato il simbolo della lotta al potere mafioso, alla politica dell’illegalità elevata a sistema, a quel “ventre molle” nel quale convivono criminalità, politica, massoneria, pezzi di società per i quali tutto deve restare fermo, immobile, in continuità con un passato con quale tutta la gente onesta non vorrebbe avere più nulla a che fare.

 

Rita Borsellino rappresenta, appunto, la rottura con quel passato, l’inizio di una nuova era. Ma rappresenta anche la volontà di una nuova rotta, la rottura con la mafia: un’organizzazione che si intreccia con la politica e che condiziona le istituzioni, e non solo in Sicilia….

 

Comincia finalmente l’era della riscossa. I ragazzi di Locri prima, gli studenti di Napoli poi, ora la vittoria di Rita Borsellino in Sicilia: tutte tappe di un percorso che riaccende la speranza in noi tutti. Il popolo, quello fatto di cittadini onesti, non ne può più e ricomincia a indignarsi di fronte a un sistema politico-mafioso che sta portando il nostro Paese verso il baratro.

 

Ora anche i cittadini del Lazio debbono cominciare a riflettere e ad impegnarsi perché anche da noi si realizzi il cambiamento. In tutti i sensi e su tutti i piani, a cominciare da quello politico, selezionando fra e nei partiti politici una classe politica costituita da uomini e donne onesti. La Mafia ed il malaffare non hanno “colori” politici. Essi tentano di trovare sponde in tutte le direzioni, a destra come a sinistra. L’ansia dell’affermazione, della vittoria a tutti i costi sta facendo chiudere, talvolta, gli occhi di fronte ad un processo di transumanza che sta scuotendo i partiti. Troppa gente – come è avvenuto appunto in Sicilia – pur di continuare a “contare”, a gestire il potere, cambia casacca e viene accolta senza alcuna riserva. In questo modo si dice soltanto di voler cambiare tutto, ma si finisce per non cambiare mai niente.

 

Si pone ancora una volta con forza la “questione morale”, una questione che è stata troppo precipitosamente messa da parte perché da’ fastidio a tutti. Senza nessuna esclusione: noi che viviamo quotidianamente l’impegno della lotta contro le mafie (mafie in senso lato e non solo quelle della criminalità organizzata) abbiamo, purtroppo, più di tutti cognizione del profondo stato di degrado in cui è precipitato il Paese. Dalla gerontocrazia che domina nelle istituzioni, ai patiti delle “carte a posto” che non vogliono azzardare più di tanto per……”non mettersi contro” , all’ignoranza di tanti, alla pusillanimità di altri, al silenzio e alle censure che vengono imposte al mondo dell’informazione. Tutti ostacoli ad un cambiamento vero.

 

Ma, grazie a Dio, la gente comincia a ribellarsi: in Sicilia, in Calabria, in Campania.

 

Cosa aspettano i cittadini del Lazio?

 

 

E.D.C.

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