Un appello al Ministro Severino: ecco perché il Tribunale di Cassino non va soppresso!

Nell’ambito del processo di revisione della geografia giudiziaria si è ventilata la possibilità, invero assai concreta, che il Tribunale di Cassino possa essere soppresso siccome non rientrante, alla luce dei criteri fissati nella legge delega ed elaborati da una commissione ministeriale,
nell’ambito dei tribunali che risulterebbero poter sopravvivere siccome rispondenti ad un immaginario modello di tribunale virtuale.
Il rischio di soppressione del Tribunale oltre a generare disagi, disservizi ed avvilimento per un territorio nel quale l’ufficio giudiziario aveva generato la creazione di una microeconomia che da questo traeva la propri ragion d’essere, risulta oltremodo pericolosa per il rischio di infiltrazioni della mala vita organizzata che, negli ultimi anni, ha cominciato a dare sensibili avvisaglie di esondazione nella piana del Cassinate.
I rischi di infiltrazioni risultano peraltro ancor più concreti a ragione del fatto che la zona del cassinate, siccome caratterizzata da un fitta rete commerciale ed imprenditoriale (sono moltissime le piccole aziende sorte attorno al polo industriale della Fiat), si presta ad essere utilizzato non
solo quale naturale bacino di esondazione per i reati estorsivi e legati al malaffare nelle sue più tipiche manifestazioni, ma anche e soprattutto quale piattaforma di riciclo del denaro sporco.
Da diversi anni a questa parte risulta infatti una anomala presenza di diverse attività commerciali gestite da imprenditori provenienti dal limitrofo territorio campano, che pur non mostrando di essersi commercialmente ben radicate, continuano tuttavia ad esercitare le proprie
attività nella cittadina, sopportando sensibili costi di locazione nonché
quelli per la remunerazione di personale sempre presente nei negozi ma
raramente dedito all’intrattenimento di una scarsissima clientela.
Al di là di questi aspetti che risultano essere sufficientemente avvertiti
dalla cittadinanza e dalle autorità politiche ed amministrative, ma che per
la loro peculiare connotazione non sembrano generare particolari
preoccupazioni, v’è oggettivamente la sensazione che altri settori della
imprenditoria locale siano stati attinti dagli interessi della criminalità
organizzata, senza che, tuttavia, di ciò si abbia anche la minima
percezione.
Le modalità sotterranee attraverso le quali le organizzazioni criminose si
sono radicate in altri territori del paese, lasciano pensare che anche
quello cassinate, per la sua particolare vicinanza alla culla delle
organizzazioni camorristiche e per la ricchezza dei traffici commerciali,
imprenditoriali ed anche per il discreto sviluppo edilizio che ha
caratterizzato la città, sia già stato ampiamente attenzionato dalle
organizzazioni camorristiche, senza che di ciò la società civile abbia
avuto
sufficiente consapevolezza.
Questa ormai strutturata condizione di disattenzione, se non di
disinteresse, rispetto al rischio di infiltrazioni camorristiche, rischia
di
trovare nella soppressione del locale tribunale ulteriori margini di
attecchimento, sicché riteniamo che sensibilizzare l’opinione pubblica
sulla
gravità del problema e sui rischi che dallo stesso potrebbero, anzi
inevitabilmente, deriveranno per l’intero territorio costituisca allo stato
una obiettiva necessità.
Confidiamo pertanto nella sensibilità del Ministro Severino e del Governo
centrale perché,
a fronte di una situazione già di per sè drammativca che
vede la presenza sempre più invasiva della camorra in particolare ma, più in
generale, di tutte le
altre organizzazioni criminali, anche straniere, nel Basso Lazio, voglia, con il
mantenimento dell’unico
presidio di giustizia sul territorio, quali sono appunto il Tribunale e la
Procura della
Repubblica di Cassino, risparmiarci un’ennesima resa dello Stato ad esse.

Associazione A. Caponnetto

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