Umberto Mormile: poteri forti dietro il suo omicidio

Umberto Mormile: poteri forti dietro il suo omicidio

Luca Grossi 11 Aprile 2021

Trentuno anni sono passati da quando l’educatore carcerario Umberto Mormile venne l’11 aprile 1990 a Carpiano da due killer mentre si stava recando al lavoro presso il carcere milanese di Opera.
Sembrò un giorno come gli altri ma mentre stava viaggiando a bordo della sua Alfa 33 gli si affiancò una Honda 600 con a bordo 
Nino Cuzzola Tonino Schettini, i due sicari, e per Mormile non ci fu scampo, gli furono sparati sei colpi 38 special.
Vennero avanzate molte ipotesi in riferimento alla sua morte. Alcuni dissero che morì perché dedito ad eseguire favori a beneficio dei boss mafiosi sia del carcere di Parma sia di Opera. Altri invece ipotizzarono che fu assassinato perché testimone di una versione forse ante litteram del Protocollo Farfalla, una sorta di accordo tra servizi segreti e l’amministrazione penitenziaria per poter entrare in carcere e parlare con i boss al 41 bis senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
A distanza di anni sono stati condannati
 Domenico e Antonio Papalia come mandanti e Antonio Schettini e Nino Cuzzola come esecutorii materiali. Ma ancora molte ombre sono presenti nel delitto Mormile e le reali ragioni per cui si arrivò alla sua morte non sono mai state chiarite.

La Falange Armata
Il 27 ottobre del 1990, al centralino dell’
ANSA di Bologna arrivò una telefonata con la quale una misteriosa voce rivendicò il delitto di Umberto Mormile sotto la sigla della cosiddetta Falange Armata Carceraria.
Secondo le rivelazioni dell’allora ambasciatore e diplomatico italiano (nonché ex presidente del CESIS) 
Francesco Paolo Fulci, rilascite davanti alla Corte del processo trattativa Stato-Mafia, le telefonate che giungevano all’ANSA durante gli anni novanta provenivano da cabine telefoniche, spesso adiacenti alle sedi del SISMI.
Ma un dato particolarmente significativo è che la stessa sigla venne utilizzata ad uso e consumo anche di
 Salvatore Riina, il quale la utilizzò per rivendicare le stragi e i delitti eccellenti degli anni ’90. Come ad esempio l’uccisione del Democristiano Salvo Lima, del maresciallo Giuliano Guazzelli cosi come le bombe di Capaci e via d’Amelio, per poi passare alle stragi “continentali” di Roma, Firenze e Milano del 1993.
Informazioni riguardanti la sigla arrivarono anche dal pentito
 Maurizio Avola, il quale raccontò che nelle riunioni del dicembre 1991, Cosa Nostra decise di “togliersi i sassolini dalle scarpe” e che in vista della sentenza definitiva del maxi processo che sarebbe stata loro sfavorevole, decise di organizzare azioni di tipo terroristico anche tradizionalmente estranee al modo di operare e alle finalità di Cosa Nostra. Queste azioni secondo una prassi che era già in atto da tempo dovevano essere rivendicate con la sigla Falange Armata”.
Inoltre il pentito
 Vittorio Foschini – killer legato alle cosche calabresi – dichiarò al procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo ed al sostituto procuratore nazionale antimafia Franco Curcio che l’educatore non venne ucciso perché rifiutò 30 milioni di lire per redigere una relazione favorevole in vista di un permesso di libera uscita al boss ergastolano Domenico Papalia ma perché l’educatore (“che non era un corrotto”) aveva scoperto che il boss Papalia ebbe degli incontri con agenti dei servizi segreti in carcere senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
Oltretutto Foschini sostenne anche che i Servizi deviati, informati dallo stesso Papalia, avrebbero dato una sorta di “sta bene” all’omicidio Mormile, e sempre gli apparati avrebbero raccomandato di rivendicarlo con la sigla terroristica della “Falange Armata”.
Quindi a fronte di tutto questo, perché è stato ucciso
 Umberto Mormile? E’ riuscito a scoprire qualcosa in merito ai servizi di sicurezza deviati che non doveva sapere? E se si, cosa?

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