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TUTTI I DETTAGLI, I NOMI – Corruzione alla Protezione Civile, arrestati funzionario e imprenditore di Messina: tangenti chiamate “caramelle”. Al centro dell’inchiesta i lavori svolti da due società del Messinese

TUTTI I DETTAGLI, I NOMI – Corruzione alla Protezione Civile, arrestati funzionario e imprenditore di Messina: tangenti chiamate “caramelle”. Al centro dell’inchiesta i lavori svolti da due società del Messinese

4 Novembre 2022

Mazzette per velocizzare le pratiche. I finanzieri del Comando provinciale di Palermo hanno arrestato un imprenditore e un funzionario del dipartimento Protezione civile della Regione siciliana con l’accusa di corruzione. Entrambi sono finiti ai domiciliari. Si tratta del funzionario Luigi De Luca (63 anni, di Palermo) e dell’imprenditore messinese Sebastiano Grillo (69 anni, di Castroreale).

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Andrea Fusco e Chiara Capoluongo (l’ordinanza di custodia cautelare è firmata dal giudice per le indagini preliminari Paolo Magro), hanno svelato il passaggio di soldi in due date, fra il giugno e l’agosto dell’anno scorso. Ma il sospetto è che il funzionario abbia intascato soldi anche da altri imprenditori. Le intercettazioni del nucleo Pef guidato dal colonnello Gianluca Angelini hanno fatto emergere dialoghi abbastanza eloquenti. E le indagini del pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis proseguono.

‘Caramelle” per velocizzare i controlli e pagare le fatture.

Il provvedimento è stato emesso dal gip di Palermo, su richiesta della locale Procura, al termine di complesse indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria – Gruppo Tutela mercato beni e servizi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori delle Fiamme gialle nell’operazione denominata ‘Caramelle’ il funzionario, in qualità di addetto alle procedure di liquidazione, si sarebbe adoperato, in cambio di denaro, per velocizzare i controlli di propria competenza e sollecitare i colleghi a svolgere anche i propri adempimenti affinché venissero pagate celermente fatture per circa 130mila euroL’imprenditore, in qualità di referente di due società del Messinese attive nel settore edile (Nuova Tecnopolis srl e Grillo Infrastrutture srl), aveva svolto lavori di pubblico interesse commissionati da Comuni delle Province di Caltanissetta e Messina (nei comuni di Campofranco, in provincia di Caltanissetta, e Novara di Sicilia, nel Messinese).

Le mazzette erano presentate come ‘caramelle’. E’ quanto hanno scoperto i finanzieri del Comando provinciale di Palermo che hanno fatto scattare le mazzette ai polsi di un imprenditore referente di due società del Messinese attive nel settore edile e un funzionario del dipartimento Protezione civile della Regione siciliana. Per entrambi, finiti ai domiciliari, l’accusa è di corruzione. Durante le indagini, condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria – Gruppo Tutela mercato beni e servizi, è emerso come nel proprio ufficio, durante due incontri, il pubblico ufficiale abbia ottenuto somme di denaro, in cambio dei ‘servizi’ offerti all’imprenditore, consegnate in tre pacchetti lasciati sulla scrivania e presentati al momento della consegna come ‘caramelle’.

I DETTAGLI NELL’ORDINANZA.

Aziende e somme pagate

Il passaggio di “caramelle”, cioè di pacchetti con all’interno dei soldi secondo la Procura, sarebbero avvenuti il 16 giugno ed il 25 agosto dell’anno scorso, in relazione ad un pagamento da 74.163,26 euro alla “Nuova Tecnopolis”, intestata al figlio di Grillo, per dei lavori a Campofranco (in provincia di Caltanissetta), e ad un altro da 58.679,60 euro per la “Grillo Infrastrutture srl” per opere realizzate a San Basilio, frazione di Novara di Sicilia, nel Messinese.

Il primo passaggio di “caramelle”

Nel primo caso, gli inquirenti hanno registrato un incontro tra i due indagati il 16 giugno dell’anno scorso. Era l’imprenditore a dire: “Mi dica un’altra cosa c’è mio figlio e mio nipote che hanno questo lavoro a Campofranco che è pagamento Protezione Civile e hanno tutte cose a Ragusa una certa signora…”. E  De Luca individuava subito la collega, dicendo: “Ora la chiamo”. A quel punto l’imprenditore avrebbe preso un pacchetto – che lui stesso definisce “caramelle” – dalla sua tasca per darlo al funzionario.

“E’ un mio carissimo amico, dobbiamo risolvere il problema”

De Luca chiamava poi la collega, spiegandole che Grillo è “un carissimo amico, quindi premesso che è un mio carissimo amico, ma tu lo sai che io aiuto sempre, ha un intervento su Campofranco, la Nuova Tecnopolis… Quando lo dobbiamo risolvere il problema? Fai la disposizione, me lo fai sapere, perché così la guardo, io gliela voglio lasciare sopra il tavolo al direttore”. E poi, rivolgendosi all’imprenditore: “Entro domani me la fa avere” e Grillo avrebbe quindi dato un secondo pacchetto al funzionario, commentando: “Io mi pare che a lei la tratto bene”, facendo presente la sua necessità di lavorare. Al che De Luca rispondeva: “Io devo presentarle una persona” e Grillo: “Se lei mi fa fare il lavoro il comportamento sarà molto diverso”. Appena uscito l’imprenditore, il dipendente della Regione avrebbe preso i pacchetti e – come documentato dalle immagini riprese dalla guardia di finanza – ne avrebbe tirato fuori delle banconote.

“Ormai sono in dirittura…”

Il giorno dopo, il 17 giugno, De Luca richiamava la collega di Ragusa per sollecitarla, ma lei avrebbe sollevato dei problemi che ostacolavano l’emissione del decreto. L’indagato, però, avrebbe contestato i suoi argomenti, invitandola a procedere. Il 23 luglio De Luca chiedeva infine a Grillo: “Ha visto?”, riferendosi – dice la Procura – al pagamento e aggiungendo: “Vabbè però ormai in dirittura, se non sono oggi pomeriggio sono lunedì”.

“A mangiare vogliamo andare allora?”

Un’altra consegna di “caramelle” sarebbe avvenuta il 25 agosto dell’anno scorso, quando Grillo avrebbe chiesto a De Luca “di una pratica che deve firmare il direttore”, ovvero quella relativa alla Grillo Infrastrutture srl. “Vediamo – diceva il funzionario – se c’è l’impegno lo facciamo firmare al direttore”. E, dopo aver ricevuto un pacchetto, aggiungeva: “Vabbè dai ci penso io, dai. Quindi siamo ancora a ‘sto decreto… Non è fatta ancora”. Ci sarebbero state infatti delle difficoltà per la mancanza di “due passaggi” burocratici, ma poi De Luca avrebbe rassicurato: “Ci penso io, ci penso io! Però mi segue la cosa com’è, cioè che io vado là, il decreto c’è, il foglio vettore… Io devo fare quando c’è il direttore, chiamo Carmelo e ci dico: ‘Senti, ma ‘sta cosa com’è combinata’ mi dice deve essere autorizzata, perfetto, allora mando delle carte, perché se il direttore non delega, non firma l’autorizzazione il decreto non può farlo”. In una successiva telefonata tra i due, del primo ottobre, De Luca diceva all’imprenditore che era “andato tutto bene” e lui: “Va bene, dico lei in settimana a mangiare vogliamo andare allora?”.

I contatti con l’imprenditore arrestato: “Sempre a disposzione”